17 anni alla guida, ma per Bramati è come il primo…

Da vent’anni alla guida, ma per Bramati è come il primo…

21.01.2026
6 min
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Ultimi giorni a casa, fra conference call e lavoro, per Davide Bramati che a fine settimana partirà verso la penisola araba per l’Alula Tour. Allora inizierà, la sua stagione numero 20 da direttore sportivo, il che rappresenta quasi un primato a livello di WorldTour considerando il fatto che non ha mai cambiato squadra, rimanendo fedele alla Quick-Step attraverso i suoi cambi di colori, di roster, di obiettivi. In tanti sono passati, lui è sempre rimasto al suo posto.

Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure

Molti immaginerebbero fatica, quasi noia, invece a pochi giorni dalla partenza, le emozioni sono quelle che si vivevano non solo agli inizi della sua avventura da diesse, ma ancora prima, nel corso del 17 anni da corridore.

«Ho smesso al Giro d’Italia nel 2006 ma già l’anno prima, sapendo che il ritiro era dietro l’angolo, in squadra mi avevano paventato quest’idea. Un po’ per scommessa con Lefevere pensai che fosse un’opportunità. Ho avuto grandi maestri, come Alvaro Crespi ma anche Guercilena, Parsani, tutta gente che è ancora nel giro, un patrimonio di esperienza a disposizione. Che devo dire, mi piace questo mondo, è la mia vita, praticamente da quando avevo 8 anni…».

Quanto sei cambiato rispetto a quando sei salito sull’ammiraglia per la prima volta?

Tanto, perché giorno per giorno metti da parte esperienza, impari, lo faccio ancora oggi. Fino a quando corri, pensi a te stesso, a fare il meglio. Tutte le mattine ti devi allenare, cerchi di fare le cose fatte bene anche attraverso qualcosa di ripetitivo. Da diesse è diverso, c’è da dirigere il gruppo, i corridori, è un altro lavoro che cambia di continuo.

Con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Rispetto a quando hai iniziato a fare il direttore sportivo, adesso che cosa provi?

Posso dire una cosa: non so che cosa sia la noia. Il lavoro tutti gli anni cambia, c’è sempre da fare per migliorarsi. Ho ancora tanta passione, tutti coloro che mi conoscono sanno come vivo, dentro e fuori la macchina. Tutti gli anni arrivano corridori nuovi, c’è da conoscerli e farsi conoscere, ogni anno si cancella tutto e si ricomincia, con la stessa emozione, impazienza, voglia di far bene. E questo mi dà sempre entusiasmo.

Il lavoro però è cambiato…

E’ cambiato perché la tecnologia è andata avanti in tutto e anche il nostro lavoro è diverso. Adesso per preparare le gare ci vuole tempo. Una volta i GPX non esistevano e la presentazione di una tappa o di una gara di un giorno ai corridori si faceva su carta, si studiava e basta. Oggi no, si analizza sul pullman fino all’estremo, i percorsi bisogna quasi impararli come piste di sci. E’ cambiato veramente tanto. Una volta poi con l’italiano riuscivi a comunicare con tutti, oggi conoscere le lingue è indispensabile per stare all’avanguardia perché i corridori arrivano da tutte le parti del mondo.

Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Adesso non ci si può distrarre un attimo, perché siete in contatto con i corridori in ogni momento…

Sì, è un altro fattore che è cambiato anche se le radioline c’erano già ai miei tempi. Io lo dico sempre, penso che il nostro lavoro sia fatto anche di comunicazione. Ma non siamo tutti uguali, ognuno usa la radio col suo carattere. Su questo voglio essere molto chiaro: è come se metti un allenatore di calcio, di basket, di volley a bordo campo e non può comunicare con i propri giocatori. Dare indicazioni ai propri ragazzi mi sembra del tutto normale.

In due decenni sono passati tanti corridori sotto le tue mani. Chi è che ti è rimasto nel cuore?

Sono passati veramente in tanti corridori e non vorrei fare torto a nessuno – risponde Bramati – ma sono legato a Bettini perché fa parte dei miei inizi, le gioie che ho vissuto insieme a lui e a Boonen, un altro col quale ho condiviso tante campagne del Nord ricche di momenti epici. Poi devo dire le emozioni vissute grazie ad Alaphilippe, le grandi soddisfazioni in Italia, alle gare che per me hanno un valore particolare come la Sanremo, il Giro, la Tirreno-Adriatico. Infine non si può dimenticare Remco (Evenepoel, ndr), anche lui m’ha dato tante soddisfazioni.

La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull'ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull'ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
Di momenti importanti ne hai vissuti tantissimi. Quale ti viene in mente vissuto nella tua ammiraglia?

Sono davvero tanti, è chiaro che quelli vissuti quando a vincere era un italiano hanno un sapore particolare ed è giusto che sia così, vale per tutti. Sono stato anzi fortunato ad averne tanti capaci di trionfare. Sicuramente vivo tutte le vittorie con una passione forte, fa parte del mio carattere, questo è la mia voglia di fare. Se devo citarne una, forse sorprenderò ma cito il successo di Valentin Paret-Peintre all’ultimo Tour perché ha vinto contro ogni pronostico su una montagna storica come il Ventoux, senza dimenticare tutte le altre, prestigiose, che ho avuto con dei grandi corridori.

Tu hai vissuto tutta l’epopea del Wolfpack. Può tornare tale?

Io penso che il Wolfpack sia tale tutt’ora. Forse qualcuno si dimentica che vinciamo sempre il nostro numero di gare, nel 2025 sono state ben 54 e sicuramente continueremo a lavorare per far sì che questo gruppo migliori anno dopo anno, sapendo che anche le altre squadre sono cresciute tanto e tutti sono alla ricerca delle nuove tecnologie, ma sicuramente non siamo fermi e lo spirito del Wolfpack è sempre là.

Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d'oro del Wolfpack nelle classiche d'un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d'oro del Wolfpack nelle classiche d'un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Ti manca un po’ di avere grandi italiani vincenti a tua disposizione?

Ne sono passati tanti da queste parti, da Trentin a Viviani, a Brambilla che aveva messo la maglia rosa e poi Cattaneo, Bagioli, Ballerini, Masnada. Voglio dire che di italiani di valore in maglia Quick Step ci sono sempre stati. Questo momento non è facile, ma sono sicuro che abbiamo dei giovani italiani che stanno crescendo bene e penso che nel futuro si potranno avere ancora dei buoni corridori e, perché no, magari verranno alla mia corte nei prossimi anni…

Michael Storer, Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026

Sportful e Tudor: il passato con Cancellara e il focus sul futuro

17.01.2026
5 min
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Sportful e Cancellara, un binomio che ha regalato tanto al ciclismo, ora è di nuovo realtà grazie all’accordo pluriennale che legherà l’azienda veneta al team Tudor Pro Cycling, guidato proprio dall’ex campione svizzero. Fabian Cancellara ha indossato i kit Sportful nei momenti più iconici della sua carriera, nelle gare sul pavé nel profondo Nord delle pietre, ma anche nelle sfide contro il tempo. Per un’azienda legare il proprio nome a quello dei campioni è un modo per crescere e affermarsi, tuttavia la ricerca è reciproca. Perché anche Sportful ha tanto da offrire alla Tudor Pro Cycling.

«Il rapporto – ci spiega Federico Mele, Head of Global Marketing di Sportful – sarà tra il brand e la squadra, più che con l’ex corridore. Sicuramente nel realizzare questo accordo con Tudor il nome di Cancellara ha giocato una parte, ma la volontà era comunque quella di entrare e lavorare con un team sempre più forte e consolidato».

Non si può però negare il passato tra Sportful e Cancellara…

Assolutamente no. Insieme abbiamo scritto pagine importanti del ciclismo. Ci sono delle maglie iconiche, come quella gialla al Tour de France, ma insieme abbiamo scritto anche la storia della Parigi-Roubaix, del Fiandre e nelle prove contro il tempo. Un body iridato firmato da Sportful è qualcosa di unico e importante. Ma come detto nel rapporto con la Tudor Pro Cycling non c’è solo il passato. 

Ma anche il futuro, cosa vi ha spinto a lavorare con loro?

I valori e l’approccio che hanno verso il ciclismo. E’ una squadra che ha molto a cuore il lato umano, allo stesso tempo l’attenzione alla performance e alla precisione è davvero… svizzera. Però è una squadra che ha davvero a cuore tutto ciò che sta dietro all’atleta.

I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
Che progetto sarà?

A lungo termine, hanno le idee chiare e un cammino in testa altrettanto limpido e cristallino. A settembre hanno posato la prima pietra del nuovo quartier generale che nascerà in Svizzera. Qualcosa di davvero innovativo. 

Quanto c’è di Cancellara in questa squadra?

Tanto. Più che in termini sportivi c’è un aspetto umano tipico di Cancellara. Ogni anno la squadra fa due tipologie di innesti, da una parte entrano dei giovani che vengono introdotti nel mondo professionistico. Dall’altro arrivano dei corridori esperti, gli anni scorsi è toccato a Trentin e Alaphilippe, mentre per il 2026 il profilo sarà quello di Kung. 

A livello tecnico?

C’è un grande orientamento allo sviluppo e una collaborazione stretta tra il nostro reparto di ricerca e sviluppo e quello del team. La Tudor è una formazione che ha al suo interno degli ingegneri con i quali lavoriamo a stretto contatto per trovare soluzioni tecniche innovative. 

Continuerete a vestire diversi campioni…

Un’immagine che mi viene in mente è quella di Cancellara con la maglia crociata di campione nazionale svizzero. Ad oggi il team ha solamente un campione nazionale, ma ci sono corridori del calibro di Alaphilippe che ha vinto due mondiali, Trentin che è stato campione europeo e il due volte campione europeo a cronometro Kung. Insomma, avremo un po’ di maniche con dei simboli importanti. 

Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026
I reparti di ricerca e sviluppo continuano a lavorare a stretto contatto per migliorare e progredire insieme
Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026
I reparti di ricerca e sviluppo continuano a lavorare a stretto contatto per migliorare e progredire insieme
Tornerete anche nelle gare che per anni sono state il vostro centro, quelle del pavé.

Quando si arriva in determinati palcoscenici con certi corridori e i loro palmares lo si fa con la voglia di lavorare e di ottenere certi risultati. Una cosa che mi ha colpito in maniera particolare della Tudor è la capacità di guardare al futuro passo dopo passo. E’ una formazione che in termini economici potrebbe essere già tra le migliori al mondo, ma hanno in testa un percorso di crescita netto e consapevole. Si stanno strutturando per entrare al meglio nel massimo livello del ciclismo: il WorldTour. E poi per noi di Sportful essere con loro è un onore e motivo di orgoglio. 

La squadra userà kit particolari?

No, per quanto riguarda le corse su strada verranno utilizzati quelli che trovate in commercio. Mentre per i body da crono stiamo lavorando a delle soluzioni esclusive e stiamo già facendo numerosi test per rinnovare e innovare la performance. 

Julian Alaphilippe, Tudor Pro Cycling 2026

Alaphilippe allo specchio, fra sogni e acciacchi

10.01.2026
4 min
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Gli acciacchi. I capelli bianchi. La voglia di soffrire su una bicicletta. La famiglia a casa. Senti quello che viene chiesto e le risposte di Julian Alaphilippe e ti chiedi se sia giusto. Il tempo non è leale, ma se non altro è uguale per tutti. Quello che non è giusto è semmai scavare nelle risposte di un campione cercando i segni di un possibile cedimento.

E’ quello che è successo nei giorni scorsi in Spagna, quando il francese si è trovato davanti a domande sulla sua voglia di far ancora parte del gruppo e appena qualcuna sulle sue ambizioni al via del secondo anno con la Tudor Pro Cycling.

«Quest’anno vincerà molto di più – ha detto Cancellara, proprietario del team, a L’Equipe – ha concluso bene la sua stagione, dal Tour of Britain al Lombardia. Questo è Loulou. E quest’anno ha tirato su tutti, i corridori e lo staff».

Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran peso
Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran peso

Un solo successo

Lo hanno preso per dare un segnale e grazie a lui sono arrivati inviti importanti: il Tour de France su tutti. E alla fine è arrivata anche la vittoria di peso, sia pure una soltanto, al GP Cycliste de Quebec. Quel giorno forse la notizia è stata più la resa di Pogacar al rientro in gara dopo il Tour, mentre l’indomani andando verso la prova di Montreal, Alaphilippe è stato male. E mentre la squadra cresce forte, con l’inaugurazione di un quartier generale da vera corazzata e il cambio di alcuni sponsor tecnici, il piccolo francese è riuscito a fare il suo punto della strada, senza lasciarsi condizionare da una certa ironia.

«Il 2025 – ha detto – è stato una buona stagione di integrazione, per me è stato un grande cambiamento. Purtroppo mi sono ammalato spesso e in momenti cruciali della preparazione. Al Tour de France ho sofferto molto e non è stata la prova che mi aspettavo. Al di là dei piazzamenti (miglior risultato il terzo posto nella tappa di Carcassonne, ndr), non mi è piaciuto dal punto di vista puramente fisico. Ho faticato molto perché non ero al livello che volevo».

I 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverse
I 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverse

A patti con la salute

Sarà perché è sempre troppo magro? Le ultime stagioni di Alaphilippe sono state uno stillicidio di piccoli intoppi, successivi all’incidente nella Liegi del 2022 che lo ha costretto a una rincorsa quotidiana, mentre il resto del gruppo progrediva alla velocità della luce.

«Negli ultimi anni – ha spiegato – sono stato spesso malato. L’anno scorso non ho terminato i due ritiri, a dicembre e gennaio. Ora invece, toccando ferro, va tutto secondo i piani e mi sento bene. Quindi mi dico che almeno l’inverno è stato buono e ho costruito una solida base. Sono agli ultimi due anni del contratto, ma non penso a quello che succederà dopo. Se vuoi raggiungere questo livello, devi impegnarti al massimo, altrimenti è finita».

Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?
Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?

Obiettivi speciali

Intanto però Alaphilippe ha lasciato capire che i prossimi mondiali di Montreal potrebbero essere gli ultimi della carriera, dato che quelli di Sallanches del 2027 potrebbero essere troppo duri per lui. E se da un lato è inevitabile il pensiero alla fine del viaggio, dall’altro è palese che per un combattente come lui è difficile dover chinare il capo dopo il primo scatto. Quante volte lo abbiamo visto attaccare e poi staccarsi quando altri hanno rilanciato?

«In gara – ha detto – ho sicuramente la capacità di soffrire. In allenamento ci riesco ugualmente, però ammetto che a volte lo trovo più difficile. Devo farlo e lo faccio, però mi rendo conto che qualche anno fa riuscivo più facilmente ad andare oltre. Se mi sento ancora in grado di vincere gare importanti? Sì, certo. Se perdo quella sensazione, è finita: non posso correre solo per il gusto di correre. Ho bisogno di obiettivi speciali. La Freccia Vallone che ho vinto per tre volte, La Strade Bianche. E la Sanremo, che quando arrivi in finale, è elettrizzante. Sono i momenti in cui amo ancora quello che faccio e mi motivano ad allenarmi».

Julian Alaphilippe, Marc Hirschi, Tudor Pro Cycling 2025

Che impatto hanno avuto Hirschi e Alaphilippe alla Tudor?

08.12.2025
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La Tudor Pro Cycling sta vivendo quel momento in cui si guarda alla stagione conclusa con la curiosità di capire cosa ne sarà del futuro. Per gli atleti e lo staff della formazione professional svizzera la grande novità è rappresentata dalla certezza di avere le wildcard per tutte le grandi corse del prossimo anno. Un traguardo raggiunto grazie al duro lavoro fatto in queste stagioni, con la ciliegina sulla torta del 2025, anno in cui si sono tolti molte soddisfazioni. 

Il team ha visto entrare due corridori di spessore, dai quali ci si aspettava un impatto importante: Marc Hirschi e Julian Alaphilippe. In qualche modo l’impatto c’è stato, e se non è arrivato con i risultati è questione di dettagli. Ma alla prima stagione in una nuova squadra si deve anche lasciare lo spazio per ambientarsi e capire come cambia tutto. 

Da comprimario a leader

Hirschi e Alaphilippe sono stati in grado di dimostrare le loro capacità, lo sa bene Matteo Tosatto, diesse della Tudor Pro Cycling. Il tecnico veneto è consapevole anche che da due figure di questo spessore ci si aspetti sempre qualcosa in più, soprattutto se i risultati non sono stati sempre all’altezza delle aspettative. 

«Partiamo da Marc Hirschi – ci dice Tosatto una volta intercettato al telefono – per lui è stato un anno di grandi cambiamenti. Arrivava dal UAE Team Emirates dove era un corridore di riferimento, ma sicuramente non era leader unico. In Tudor si è trovato a ricoprire questo ruolo e magari si è sentito un po’ sotto pressione. Noi non gliene abbiamo mai messa, però è un segnale importante: vuole essere leader. Hirschi ha fatto registrare grandi valori, che non sempre sono andati di pari passo con i risultati come nel 2024. Quando in gara sei l’uomo di riferimento di una squadra gli avversari non ti lasciano così tanto spazio». 

Marc Hirschi, Tour de France 2025, Tudor Pro Cycling
Hirschi è tornato a correre in un Grande Giro tre anni dopo l’ultima volta
Marc Hirschi, Tour de France 2025, Tudor Pro Cycling
Hirschi è tornato a correre in un Grande Giro tre anni dopo l’ultima volta

Qualche cambiamento

Matteo Tosatto lo sa che se si guarda alla casella delle vittorie il bilancio della stagione per Hirschi può essere considerato fin troppo negativamente. Per questo nel parlare sottolinea i diversi piazzamenti portati a casa dal corridore svizzero

«Una prima stagione del genere può essere considerata discreta – continua il diesse – perché Hirschi è giovane e sappiamo quanto vale. E’ uno a cui piace correre e a volte forse sarebbe stato meglio fermarsi un attimo, come dopo San Sebastian. Arrivava da un Tour de France tosto, nel quale si è anche ammalato. A proposito, la Grande Boucle ha rappresentato il suo ritorno in un Grande Giro dopo due anni, anche questo va considerato. Aveva in programma il Giro d’Italia ma le due cadute di inizio stagione lo hanno rallentato e abbiamo preferito preservarlo. Con due o tre vittorie in più sarebbe stata una stagione ottima. Diciamo che nel 2025 sono state prese le misure, ora sappiamo come muoverci».

Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La stagione di Alaphilippe è stato un crescendo, fino alla vittoria ll GP Québec
Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La stagione di Alaphilippe è stato un crescendo, fino alla vittoria ll GP Québec

“LouLou”

L’arrivo di Julian Alaphilippe era avvolto da alcuni dubbi sul corridore francese, le cui qualità non sono mai state in discussione ma dal quale ci si sarebbe aspettato di più nelle passate stagioni. Il passaggio alla Tudor ha dato nuova linfa al francese, capace di tornare al successo in una corsa WorldTour

«La cosa che più mi ha impressionato – analizza Tosatto – è che nonostante la sfortuna e i diversi stop Alaphilippe è arrivato al Tour con una fame e una voglia incredibile. Al settanta per cento delle sue potenzialità, durante la prima settimana, ha dimostrato di poter stare con i primi. Nei momenti in cui stava bene ha fatto quello che ci si aspetta da un corridore del suo calibro. Al Tour of Britain, alla Tre Valli e in altre gare era gomito a gomito con i più forti. Sono convito sia ancora a quel livello, la classe certamente non gli manca».

Riferimento

Il due volte campione del mondo ha portato all’interno della Tudor un palmarès invidiabile, con Classiche Monumento, tappe nei Grandi Giri, per un totale di quarantacinque vittorie. 

«La sua caratteristica che colpisce è l’umiltà – ci racconta Matteo Tosatto – e la voglia di mettersi a disposizione degli altri. A inizio stagione all’Algarve ha dato una mano a Dainese per le volate, alla Sanremo ha dato un contributo ottimo a Trentin (poi nono al traguardo, ndr). Per non parlare del supporto dato a Storer sia alla Parigi-Nizza, nei ventagli e in salita, che al Lombardia nel restare sempre davanti.

«Sapevamo che Alaphilippe fosse un personaggio mediatico incredibile – conclude Tosatto – ma il suo impatto sportivo sul team è stato unico. I giovani si sono trovati davanti un modello e un esempio da seguire, sempre propositivo e gentile. E poi vede la corsa in maniera incredibile, parla tanto per radio e ti dice cosa sta accadendo in gruppo e ti dà una lettura del momento perfetta. Avere un corridore così in squadra ci rende tranquilli anche in ammiraglia». 

Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince

La zampata di Alaphilippe è un’idea per i mondiali?

20.09.2025
5 min
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Adesso il mondiale. Il cielo ha cambiato colore ed è come se ora Julian Alaphilippe si fosse fermato sulla cima del colle con il tempo finalmente per guardarsi indietro. Il passaggio alla Tudor sembrava non aver prodotto i risultati che sperava. Il Tour era andato avanti con più bassi che alti, al punto da aver richiesto un recupero più lungo e la rinuncia a San Sebastian. La vittoria di Quebec City è stata una scarica elettrica auspicata e inattesa, probabilmente l’eccezione che finirà con il confermare la regola del ciclismo dei giovani cannibali. Solo che questa volta il ragazzo di 31 anni ha trovato il modo di far scattare la trappola ed è tornato a casa con il bottino pieno.

«Volevo davvero finire la stagione nel miglior modo possibile – ha raccontato – ho lavorato tanto per la squadra, ma come leader, era importante che riuscissi a vincere. E arrivarci in questo modo è stato ancora meglio. Abbiamo dovuto giocare d’astuzia. Mi è stato ordinato di mantenere la calma, è stato un po’ innaturale, ma fa parte del gioco saper gestire le proprie riserve di energia».

Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe in coda al gruppo di fuga
Dosare le energie: per questo a Quebec, Alaphilippe è stato spesso a ruota, ma non gli è piaciuto
Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe in coda al gruppo di fuga
Dosare le energie: per questo a Quebec, Alaphilippe è stato spesso a ruota, ma non gli è piaciuto

Prendi e porta a casa

Ha fatto il furbo, c’è forse qualcosa di male? Per una volta non è stato lui quello che ha acceso la miccia, ma ha lasciato che a sfinirsi fossero i compagni di un’avventura iniziata a 73 chilometri dall’arrivo. Come si usa adesso, come anche lui aveva mostrato di saper fare prima che l’incidente della Liegi del 2022 lo costringesse al lungo stop dal quale tutto è cambiato.

«Sono generoso nei miei sforzi – ha raccontato Alaphilippe nella conferenza stampa dopo la vittoria – ma visto il livello del gruppo attuale, se avessi collaborato fin dall’inizio, sicuramente non avrei avuto l’energia per impormi. Per anni non ho contato le mie pedalate. A volte sono stato troppo generoso e non ho ottenuto risultati. Non era previsto che fossi in testa così lontano dal traguardo, mi hanno chiesto perché non tirassi e ho dovuto rispondere che stavo eseguendo gli ordini. Non l’avevo mai fatto prima, non posso dire che mi sia piaciuto. Ma alla fine, anche i corridori che mi avevano detto qualcosa, sono venuti a congratularsi con me. Non ripeterò più una scena del genere».

LIegi-Bastogne-Liegi 2022, Alejandro Valverde, Julian Alaphilippe
Partenza della Liegi 2022, con Valverde c’è Alaphilippe campione del mondo. Di qui a poco una caduta minerà il seguito della sua carriera
LIegi-Bastogne-Liegi 2022, Alejandro Valverde, Julian Alaphilippe
Partenza della Liegi 2022, con Valverde c’è Alaphilippe campione del mondo. Di qui a poco una caduta minerà il seguito della sua carriera

Il gruppo non aspetta

Il copione è lo stesso di altri che hanno detto basta. Il livello del gruppo si è alzato così tanto che il tempo per recuperare da un brutto infortunio diventa un intervallo irrecuperabile. E quando torni, ti accorgi che tutto è cambiato, che nessuno ti aspetta. Che non hai più il passo di prima e la testa va giù. Marta Cavalli per questo ha smesso di correre, Alaphilippe lotta ancora.

«Volevo dimostrare che sono ancora qui – ha raccontato – che posso ancora vincere una delle corse più dure. Ho visto la gioia dei miei compagni di squadra e del mio staff. E’ per questo che continuo ad andare in bici. Se avessi pensato di essere finito, avrei smesso e non avrei firmato per una nuova squadra. Sentivo di avere ancora qualcosa da dare e ora voglio concludere la stagione alla grande. I miei due mondiali non sono così lontani, ma sembrano di un’altra epoca. Sono uno degli ultimi corridori ad aver vissuto il ciclismo pre Covid. I giovani corridori sono robotizzati in termini di allenamento, alimentazione, sonno e allenamento in quota. Tutto è più preciso e calcolato. E per loro è normale. Anche se sono molto professionale, non aspiro a questo. In squadra, con Matteo Trentin, siamo gli ultimi due rappresentanti di questa generazione».

Trentin e Alaphilippe, i due corridori più esperti della Tudor in un ciclismo di ragazzini terribili
Tour de France 2025, Parigi, Campi Elisi, Matteo Trentin abbraccia Julian Alaphilippe
Trentin e Alaphilippe, i due corridori più esperti della Tudor in un ciclismo di ragazzini terribili

Lo spirito francese

Adesso il mondiale, con la suggestione di un viaggio esotico per sfidare quel tiranno spietato e simpatico di nome Pogacar, che da cinque anni monopolizza le cose del ciclismo.

«Dobbiamo tenere conto della sua superiorità – ha spiegato il tecnico francese Thomas Voeckler – ma lo spirito della nostra squadra non è per questo diminuito. Ho formato il gruppo con corridori che sanno capire l’orgoglio di essere francesi. Non posso fare a meno di dire che punteremo alla vittoria, che correremo per diventare campioni del mondo. Potreste pensare che io non sia lucido, eppure lo dico con la massima umiltà. Sono convinto che ci sia una finestra di tempo molto limitata che possiamo sfruttare. Non siamo nel 2020 o nel 2021, dove avevamo il miglior attaccante del mondo su percorsi per attaccanti. Eppure preferisco provare a fare qualcosa rischiando anche di finire al 45° posto, piuttosto che aspettare di entrare nella top 10, cercando di sopravvivere».

Alaphilippe, qui con il ct Voeckler, era arrivato ai mondiali di Zurigo 2024 forte del terzo posto a Montreal dietro Pogacar
Alaphilippe, qui con il ct Voeckler, era arrivato ai mondiali di Zurigo 2024 forte del terzo posto a Montreal dietro Pogacar

L’orgoglio del campione

Battuti da uno che è più vicino alla fine che all’inizio. Chissà se la battuta nella conferenza stampa lo ha fatto davvero sorridere. Ma certo l’ultima riflessione di Julian Alaphilippe, che due giorni dopo si è fermato nella gara di Montreal, è quasi l’invito (purtroppo vano) lanciato ai più giovani perché si fermino finché sono in tempo.

«Il ciclismo di vecchia scuola – ha detto – non è finito. Sono ancora in grado di vincere senza seguire un piano preciso. Mi alleno duramente, ma non potrei condurre la vita di questi ragazzi. Ho bisogno della libertà e della gioia di vivere, che per me è una delle forze trainanti. Sono papà da quattro anni e questo mi ha cambiato la vita. Voglio mantenere questo lato semplice, pur continuando a essere un corridore. Devi vivere, non dimenticare mai che stai solo andando in bicicletta e che c’è una vita anche fuori di qui».

ASSOS e Tudor Pro Cycling: al via la terza stagione insieme

11.01.2025
3 min
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ASSOS e il team Tudor Pro Cycling celebrano il terzo anno della reciproca partnership, ribadendo il propria impegno condiviso per l’eccellenza nel ciclismo professionistico. L’annata 2025 si prospetta come un momento cruciale per la squadra, grazie all’arrivo di due fuoriclasse del ciclismo mondiale: Julian Alaphilippe, due volte campione del mondo, e Marc Hirschi, considerato uno dei talenti più promettenti a livello internazionale. L’inserimento di questi atleti apporta un’enorme esperienza e una nuova energia a una formazione già in crescita. A completare questo quadro di entusiasmo, il team accoglie anche Red Bull come nuovo partner ufficiale.

ASSOS vestirà per il terzo anno consecutivo i corridori della Tudor Pro Cycling
ASSOS vestirà per il terzo anno consecutivo i corridori della Tudor Pro Cycling

Basandosi sui design distintivi delle stagioni precedenti, il kit 2025 realizzato da ASSOS per il team Tudor Pro Cycling si distingue per un’estetica raffinata che onora le radici svizzere della squadra, ma al tempo stesso spinge i confini delle prestazioni e dello stile. Questo kit rappresenta difatti il perfetto equilibrio tra innovazione tecnologica e dedizione artigianale, incarnando la missione di ASSOS di fornire abbigliamento all’avanguardia per il ciclismo professionistico.

Per ASSOS, la partnership con una squadra di alto livello come Tudor Pro Cycling è molto più di una semplice collaborazione commerciale: rappresenta un banco di prova essenziale. Il feedback diretto di atleti d’elite come Alaphilippe e Hirschi si rivela così fondamentale per perfezionare ogni singolo e più specifico aspetto dell’abbigliamento, garantendo agli sportivi strumenti di prim’ordine per affrontare le competizioni più impegnative. Questo processo contribuisce non solo a migliorare le prestazioni dei professionisti, ma anche a sviluppare prodotti disponibili per l’intera comunità ciclistica.

Edwin Navez, Ceo ASSOS
Edwin Navez, Ceo ASSOS

Innovazione e visione condivisa

Il ruolo degli atleti del team è stato cruciale nello sviluppo di capi tecnici rivoluzionari, come la tuta LE HOUDINI Roadsuit e la RAPIDFIRE Chronosuit. Questi prodotti di punta, insieme ad altre novità che saranno svelate con la collezione FW25, testimoniano l’impegno di ASSOS nell’innovazione continua.

«Questa partnership con Tudor Pro Cycling – ha dichiarato Edwin Navez, CEO di ASSOS – è fondamentale per il nostro brand. Unisce la precisione svizzera a una visione innovativa per il futuro del ciclismo. L’arrivo di Alaphilippe e Hirschi, insieme al supporto di Red Bull, rispecchia perfettamente i nostri valori di prestazioni, innovazione e ambizione. Siamo orgogliosi di accompagnare questa squadra nel suo percorso e pronti a cogliere le sfide future».

Anche Fabian Cancellara, leggenda del ciclismo mondiale e proprietario di Tudor Pro Cycling, ha espresso grande entusiasmo per questa collaborazione: «ASSOS è stato un partner prezioso sin dal primo giorno – ha dichiarato l’ex professionista svizzero – e siamo felici di proseguire insieme verso nuovi successi, unendo le nostre forze per raggiungere obiettivi condivisi».

La stagione 2025 promette quindi non solo grandi prestazioni in gara, ma anche un contributo significativo all’evoluzione dell’abbigliamento ciclistico, grazie a una sinergia tra atleti e… innovatori che guardano al futuro del ciclismo con ambizione e grande determinazione.

ASSOS

Alaphilippe: nuovo look e lo spirito di sempre

09.01.2025
4 min
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Pare che quando Alaphilippe ha incontrato all’aeroporto di Alicante la Soudal-Quick Step, in Spagna per il ritiro di gennaio, abbia avuto un tuffo al cuore. Il francese ha ammesso di aver trovato strano di non essere vestito come loro, il che è comprensibile dopo undici stagioni nello stesso gruppo. Tuttavia subito dopo, Julian ha raccontato di essere orgoglioso di aver scelto la Tudor Pro Cycling. Semmai gli è dispiaciuto non aver chiuso il suo percorso nello squadrone belga con una gara di addio. La caduta dei mondiali lo ha tolto di mezzo per tutto il resto della stagione, così che la sua ultima corsa con quei colori è stata la Super 8 Classic del 21 settembre, vissuta tuttavia senza averne consapevolezza.

«Da quando ho saputo che a fine anno sarei partito – racconta il francese, ritratto in apertura in una foto del Tudor Pro Cycling Team – ho cercato di godermi ogni momento il più possibile. Perché quando ero fuori con la squadra ero sempre felice. Mi mancheranno le persone, tutti sanno che attribuisco grande importanza alle relazioni personali. Con alcuni di loro lavoro da anni, avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Quando li ho visti all’aeroporto, è stato bello rivederli e fare due chiacchiere».

A Zurigo, prima del via, parlando con Evenepoel. Poi la caduta ha messo fine al suo 2024
A Zurigo, prima del via, parlando con Evenepoel. Poi la caduta ha messo fine al suo 2024

Senza pensare al Tour

Quando nei giorni scorsi è stato chiesto a Fabian Cancellara se lo abbia ingaggiato per giocarsi l’invito al Tour, lo svizzero si è affrettato a dire di no. Ha spiegato che quando si è messo a ragionare con Ricardo Scheidecker e Raphael Meyer di quale fosse un corridore in grado di far crescere il livello tecnico della squadra, il nome del francese sia venuto fuori quasi subito. Ricardo lo conosceva da anni e sapeva bene quello che avrebbe potuto dare.

«La sola cosa che mi interessava – ha detto Cancellara – era chi fosse e quale fosse la sua motivazione. Non mi interessava un corridore capace di aprirmi le porte o con un grande palmares. Prendendo lui, non avevamo in mente il Tour, ma il modo in cui avremmo costruito la squadra e il livello a cui aspiriamo. Ovviamente la sua immagine aiuta, è positiva, ma se ci fermiamo a questi aspetti, non andremo lontano».

Alaphilippe, classe 1992, ha lasciato la Soudal-Quick Step in cui passò professionista nel 2014 (foto Tudor Pro Cycling)
Alaphilippe, classe 1992, ha lasciato la Soudal-Quick Step in cui passò nel 2014 (foto Tudor Pro Cycling)

Il ciclismo degli inviti

Alaphilippe alla Tudor scoprirà una nuova dimensione del ciclismo: quella degli inviti. Per un corridore abituato a scegliere le corse come ciliegie potrebbe essere uno scoglio difficile da scavalcare, tuttavia la sua leggerezza fa capire che per ora il problema non è percepito in quanto tale.

«Nella mia mente non l’ho mai vista in questi termini – dice Alaphilippe – ho seguito completamente i miei sentimenti. Mi sono chiesto cosa volessi e la risposta è stata la possibilità di divertirmi ancora a fare ciclismo in una buona struttura. E la Tudor incarna perfettamente questo ideale. E’ chiaro che ci siano delle differenze fra le due squadre, ma non sono venuto qui per fare confronti. Tutti lavorano molto duramente per darci il meglio possibile, per ora va tutto bene e sono felice. Sono convinto che fosse arrivato il momento giusto per fare questo passo. Avevo bisogno di nuove motivazioni».

Tirreno 2022, il campione del mondo era Alaphilippe, ma Pogacar vincerà la corsa
Tirreno 2022, il campione del mondo era Alaphilippe, ma Pogacar vincerà la corsa

Contro i mulini a vento

Le corse dei sogni restano le stesse e non potrebbe essere altrimenti. Amstel, Liegi, Lombardia, il Fiandre che è quasi un sogno, le tappe del Tour. E poi il mondiale, perché quando l’hai vinto per due volte, fatichi a pensare di non poterlo fare ancora. Il grosso dubbio è se ci sia ancora spazio in questo ciclismo di grandissimi motori per una zanzara scaltra e fantasiosa come il francese.

«Continuo a vivere il ciclismo della vecchia scuola – dice – lo faccio nello stesso modo in cui lo facevo dieci anni fa. Non cambierò. Oggi è sempre più una questione di numeri, ma io amo ancora correre seguendo l’istinto. E lo farò finché non mi fermerò. Puoi battere tutti i tipi di record, ma la cosa più importante è comunque come ti senti sulla bicicletta. E ovviamente i risultati che ottieni. A volte vedo i corridori guardare immediatamente il proprio computer dopo una gara, quasi non gli importa sapere quanto distacco hanno preso o come sia andata la gara. Guardano se hanno battuto i record di wattaggio e sono felici. Per me il ciclismo non è questo. La stagione di Pogacar è stata spettacolare. È un fenomeno e ho sentito che è solo al 20 per cento del suo potenziale. Ma per fare il corridore a questo livello, devi continuare a credere che puoi battere certi corridori e lavorare sodo per riuscirci. So anche io che sarà molto difficile, ma se non ci credi non troverai la motivazione per continuare a lavorare».

L’occasione mancata: Giro a Rapolano, Alaphilippe beffato

28.11.2024
5 min
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Mancano 180 metri quando Julian Alaphilippe lancia la volata. Luke Plapp si siede, Pelayo Sanchez invece gli si attacca alla ruota. Sul muro a 5 chilometri dall’arrivo, il francese ha tenuto un bel ritmo, ma non ha mai dato la sensazione di voler attaccare. E’ la sesta tappa del Giro d’Italia, arrivo a Rapolano Terme, i tre sono in fuga da 105 chilometri. Il giorno prima a Lucca ha vinto Benjamin Thomas (nel giorno in cui a mangiarsi le mani è stato Zanatta), questa volta l’arrivo sembra perfetto per Loulou. Bramati ricorda, questa per lui è la giornata del 2024 in cui s’è davvero mangiato le mani, anche se ha dato la carica per i giorni successivi.

Alaphilippe scatta e lo spagnolo della Movistar gli prende la ruota e lo affianca negli ultimi 30 metri. Il francese dà la sensazione di farcela, invece a pochissimi metri dalla linea si siede. Vince Pelayo, per Alaphilippe un secondo posto che brucia: poteva essere la prima vittoria dell’anno, la prima dal Delfinato dell’anno precedente.

«Julian è un corridore che dà sempre tutto – ricorda Bramati – ma si sapeva che Sanchez era veloce. Per questo forse è partito un po’ troppo presto. Se torniamo a vedere la volata, penso che forse l’ingenuità è stata quella, ma guardando anche l’altro da dietro, si è visto che è partito bene. Penso che in quel frangente avesse più gambe, anche se lo ha passato veramente sulla riga».

La collaborazione tra Alaphilippe e Bramati è iniziata nel 2014 e in 10 anni ha portato risultati pazzeschi
La collaborazione tra Alaphilippe e Bramati è iniziata nel 2014 e in 10 anni ha portato risultati pazzeschi

Il gruppo alle spalle

La giornata è nervosa. Gli ultimi 100 chilometri sono un continuo salire e poi scendere senza pianura né soluzione di continuità. Il francese è in ripresa. A marzo avrebbe potuto giocarsi diversamente la Milano-Sanremo, ma non ha potuto fare la sua volata perché ha pedalato per l’ultimo chilometro con la ruota posteriore bucata. Ha chiuso al nono posto. Magari non avrebbe vinto, fa notare Bramati, perché contro Philipsen forse poteva poco, ma di certo sarebbe arrivato più avanti.

«A Rapolano ero sulla prima ammiraglia – ricorda Bramati – e mi ricordo che gli dicevo di stare lucido, di essere concentrato, che poteva essere la sua tappa. Non ricordo bene le parole, ma dicevo cose del genere. Non puoi fare tanto quando è così, a quel punto la tattica non conta più, è un testa a testa. C’era il gruppo veramente vicino e a 5 chilometri dall’arrivo sull’ultimo strappo si era tutto frammentato. A un certo punto abbiamo iniziato a dirgli che si stavano avvicinando, ma con la macchina eravamo un po’ indietro e non era facile saltare tutti i gruppetti e capire le cose in tempo reale. Penso che sia stata l’occasione perduta dell’anno, che però ci ha permesso di crearne altre, fino a vincere la tappa di Fano».

Il forcing di Alaphilippe sull’ultimo muro non è stato per andare via, ma per fiaccare i rivali
Il forcing di Alaphilippe sull’ultimo muro non è stato per andare via, ma per fiaccare i rivali

889 chilometri di fuga

E’ un Alaphilippe diverso, sano e motivato. Sa già che cambierà squadra e questo forse gli dà una leggerezza differente. Il suo primo Giro d’Italia si convertirà alla fine in un inno alla fuga, con 105 chilometri a Rapolano, 119 a Prati di Tivo, 56 a Bocca della Selva, 136 a Fano, 167 al Mottolino, 93 a Monte Pana, 88 chilometri al Brocon e 125 a Sappada. Un totale di 889 chilometri al comando, per ritrovare le sensazioni e ribadire il proprio valore.

«Senza la foratura della Sanremo – riprende Bramati – sarebbe stato con i migliori e avrebbe fatto un altro risultato. Al Giro invece c’è venuto motivato, molto grintoso. Ci ha provato più di una volta e alla fine penso che noi come squadra, ma soprattutto lui e tutti i tifosi che ha in Italia, siamo stati contenti che Julian alla fine abbia vinto quella bella tappa a capo della fuga con Maestri».

Mandato giù il rospo, Alaphilippe si congratula con Sanchez: la gamba c’è!
Mandato giù il rospo, Alaphilippe si congratula con Sanchez: la gamba c’è!

L’antipasto di Fano

A Rapolano, Alaphilippe non è tutto sommato troppo abbattuto, di certo non si sente al centro di una tempesta di sfortuna. Va ad abbracciare Pelayo Sanchez e se è furibondo, si guarda bene dal farlo vedere. La prima parte dell’anno è stata pesante, con le bordate di Lefevere che a un certo punto si è messo a parlare anche della sua vita privata. Forse proprio questo ha persuaso il francese ad accettare la corte della Tudor Pro Cycling. Mentre la sconfitta toscana, venuta per un soffio, è il segnale che manca poco al vero ritorno.

«Sappiamo tutti che la corsa finisce sulla riga – ricorda Bramati – abbiamo trovato Pelayo Sanchez che in quel momento è stato più veloce, ma abbiamo guardato avanti e cercato di capire quali altre tappe facessero al caso nostro. E alla fine c’è riuscito. Quando è partito verso Fano, forse era troppo presto, ma alla fine ha avuto anche ragione lui. Ha fatto veramente un grande numero e ha dimostrato di essere tornato quello di prima. Sono curioso di vedere come si troverà alla Tudor. Mi sembra una squadra con un’impronta e che ha fatto un bel mercato. Sicuramente penso che dovranno fare ancora degli innesti, ma sono convinto che se avranno la forza di farlo, cresceranno ancora. Se poi arriva l’invito per il Tour e ci sono le classiche, fanno tutti bingo. Loro e anche il mio Julian».

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

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Baldato e la rincorsa al Giro del Veneto

I 50 metri di Dainese a Padova, parla Tosatto

Piva e la Sanremo 2024 di Matthews

Trentin: Beking Monaco, il punto sul 2024 e il futuro della Tudor

13.11.2024
6 min
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Le fatiche di Matteo Trentin sono ricominciate da pochi giorni, la bici è tornata fuori dal garage ed è ora di riprenderci dimestichezza. «Mi sono fermato un mese intero – racconta – da ieri (lunedì per chi legge, ndr) ho ripreso a fare qualcosa. Quest’anno mi sono concesso un po’ di riposo in più, è stata una stagione lunga e dura».

Nel frattempo si lavora anche in vista della prossima edizione dell’evento Beking Monaco, la quarta. Il progetto, partito da Trentin e sua moglie Claudia Morandini, è cresciuto parecchio arrivando ad avere una caratura internazionale.

«In questo caso – spiega Trentin – siamo allo sprint finale. Nei prossimi dieci giorni vediamo cosa riusciremo a tirare insieme e poi tra dodici sapremo cosa abbiamo creato».

Nel 2023 il Criterium della Beking Monaco dedicato ai pro’ lo ha vinto Peter Sagan
Nel 2023 il Criterium della Beking Monaco dedicato ai pro’ lo ha vinto Peter Sagan

Qualche difficoltà

Raccogliere fondi per organizzare un evento non è mai semplice, soprattutto se c’è il ciclismo di mezzo. Anche in caso di eventi come Beking le difficoltà non mancano, nonostante i valori e i soggetti coinvolti. 

«Mi sarei aspettato, magari – prosegue – una maggiore facilità nel raccogliere i fondi necessari, ma ormai è sempre più difficile per il ciclismo essere appetibile. Nonostante il nostro sia un evento di beneficenza, non è mai facile e ogni anno si è alla ricerca di partner nuovi o aziende interessate. I soldi a quest’ultime non mancano, basti vedere quanto si investe sul fenomeno Sinner. Il problema è che il ciclismo fa fatica e lo stesso andazzo lo si trova nel WorldTour. Siamo vittime del nostro passato e da un lato non capisco il perché. Anche altri sport hanno avuto i loro momenti difficili eppure sono ritornati in alto. Dopo la parentesi delle scommesse nel calcio tutto è tornato alla normalità. Il ciclismo fa fatica a liberarsi di certi stereotipi».

In attesa di capire meglio diciamo che Beking si farà…

Ci siamo e il format è ormai collaudato. Gli eventi principali saranno la pedalata con i bambini e il criterium dei professionisti alle 14. Il supporto dei personaggi esterni e di chi crede nel progetto è elevato. Nella cena di gala a conclusione del tutto avremo molti pezzi pregiati all’asta. Ci sarà un casco firmato da Charles Leclerc, la bici di Pogacar e le sue tre maglie conquistate quest’anno: rosa, gialla e iridata. Per quanto riguarda la gara avremo Pogacar, la new entry Pedersen, Mohoric, Viviani, Matthews e tanti altri. 

Torniamo a te, hai definito la stagione 2024 come lunga e dura. Descrivicela.

Lunga perché ho iniziato a correre a fine gennaio e mi sono fermato dopo il Giro d’Italia. Una volta recuperato, mi sono fiondato nella seconda parte di stagione. Rispetto agli anni in cui facevo il Tour de France è stata divisa in due tronconi, ma la cosa non ha portato a grandi cambiamenti. Se dovessi darmi un giudizio direi sufficiente. 

A fine stagione Trentin ha raccolto un 11° posto alla Parigi-Tours, segnale di una buona condizione
A fine stagione Trentin ha raccolto un 11° posto alla Parigi-Tours, segnale di una buona condizione
Come mai?

Sono riuscito a vincere sia una gara che la mia prima corsa a tappe, ma ho lasciato qualcosina per strada a causa di diverse cose. Non sono mai stato al 100 per cento, se mi guardo indietro non trovo un periodo in cui ho messo in fila quattro o cinque appuntamenti in cui avevo una condizione super

Cosa senti di aver lasciato per strada?

Al Fiandre non stavo benissimo, quindi ho raccolto quanto più possibile. Dall’inizio alla fine dell’anno sento di essere stato vicino ai primi ma senza l’acuto o il piazzamento serio. Questo un po’ va a intaccare il giudizio finale. Sono stato costante, vero. Non è stata tuttavia la stagione che stravolge la linea.

In primavera nella campagna del Nord ha ottenuto buoni piazzamenti, ma è mancato l’acuto
In primavera nella campagna del Nord ha ottenuto buoni piazzamenti, ma è mancato l’acuto
A livello di squadra?

La Tudor ha fatto un bel passo in avanti. Non dal punto di vista dei numeri perché abbiamo vinto solamente due gare in più rispetto al 2023. Però sono arrivati due successi in appuntamenti WorldTour: alla Parigi-Nizza e al Romandia. 

Dopo 12 anni non sei più in una squadra WorldTour, senti la differenza?

A dire il vero no. A livello di calendario è un po’ più difficile perché devi aspettare gli inviti. Quest’anno non abbiamo corso la Roubaix o il Tour de France, ma anche in UAE non era scontato correre certe gare vista la rosa tanto ampia. Ho fatto più o meno le stesse corse del 2023, è cambiato un po’ il modo di correre. 

Trentin non aveva mai vinto una classifica generale, c’è riuscito al Tour de Wallonie
Trentin non aveva mai vinto una classifica generale, c’è riuscito al Tour de Wallonie
In che senso?

In UAE quando c’è Pogacar si corre per lui. Mentre qui in Tudor spesso si viene chiamati in causa, questo accade più nelle gare di un giorno che nelle grandi corse a tappe. Alla fine al Giro lavoravamo per Dainese nelle tappe piane e per Storer in quelle di montagna. Le due frazioni in cui ho avuto maggiore libertà ho cercato la fuga per giocarmi le mie chance. 

Nel 2025 arriveranno due corridori nuovi e di alto profilo: Hirschi e Alaphilippe

Penso sia una cosa bella che due corridori di questo calibro arrivino a correre in un team professional, vuol dire che credono molto nel progetto

Hirschi già lo conosci bene e in questo finale di 2024 ha fatto vedere grandi cose.

Da noi potrà trovare maggior spazio, in più la squadra sarà più a sua disposizione rispetto a quanto visto in UAE. Anche senza Pogacar è un team pieno di campioni dove c’è una grande battaglia per capire chi è il secondo in comando. 

E infine arriva un due volte campione del mondo…

Alaphilippe ha fatto vedere di essere in ripresa dopo due stagioni complicate. Quest’anno è tornato a vincere in appuntamenti di spessore come al Giro d’Italia. Arriva in un team dove ci sarà grande fiducia in lui e questo lo aiuterà molto a mio modo di vedere.