Dopo una lunga gestazione, prende finalmente il volo la Eolo-Kometa, il progetto fortemente voluto da due grandi campioni del recente passato, Ivan Basso e Alberto Contador. Una squadra la loro che unisce corridori esperti a giovani speranze e che già nel suo primo anno di vita vuole mettersi in grande evidenza, anche se le due stelle hanno già detto che gli obiettivi del team sono molto alti e potranno essere raggiunti solo dopo almeno tre anni.
Eolo-Kometa, foto di gruppo al ritiro di inizio stagioneEolo-Kometa, foto di gruppo al ritiro di inizio stagione
Vecchio “Gava”
La campagna acquisti è stata ricca, andando alla ricerca di corridori che hanno voglia di sacrificarsi per emergere, alcuni anche con un palmarés già importante a cominciare dal “nonno” della squadra, quel Francesco Gavazziche non ha assolutamente voglia di appendere la bici al classico chiodo e che molto potrà insegnare ai suoi compagni più giovani.
La squadra ha due anime proprio come i due campioni che vi hanno posto sopra il loro imprimatur, una forte componente italiana che si unisce perfettamente a quella iberica, con qualche aggiunta britannica e ungherese. A corridori come Belletti e Wackermann si chiede di raccogliere subito gioie in giro per il mondo, anche nelle ultimissime stagioni i due hanno dimostrato di sapere come si fa. La formazione è adatta soprattutto alle classiche d’un giorno, ma anche nelle brevi corse a tappe proverà a dire la sua.
Nuovi stimoli per Belletti e il fascino di avere accanto Basso e ContadorNuovi stimoli per Belletti e il fascino di avere accanto Basso e Contador
Fancellu, classe 2000
Il più giovane del gruppo è Alessandro Fancellu, un “millennial” del quale si dice un gran bene: a lui si chiede di imparare il più possibile per proseguire nella sua costruzione in vista di un futuro che potrebbe essere radioso, come quello dei suoi due mentori.
L’ORGANICO
Nome Cognome
Nato a
Naz.
Nato il
Pro’
Vincenzo Albanese
Oliveto Citra
Ita
12.11.1996
2017
John Archibald
Edimburgo
Gbr
14.11.1990
2019
Davide Bais
Rovereto
Ita
02.04.1998
2019
Manuel Belletti
Cesena
Ita
14.10.1985
2008
Mark Christian
Douglas
Gbr
20.11.1990
2012
Marton Dina
Budapest
Hun
11.04.1996
2018
Alessandro Fancellu
Como
Ita
24.04.2000
2020
Erik Fetter
Budapest
Hun
05.04.2000
2019
Lorenzo Fortunato
Bologna
Ita
09.05.1996
2019
Mattia Frapporti
Gavardo
Ita
02.07.1994
2014
Sergio Garcia Gonzalez
Ronda
Esp
11.06.1999
2020
Francesco Gavazzi
Morbegno
Ita
01.08.1984
2007
Arturo Gravalos Lopez
Saragozza
Esp
02.03.1998
2020
Luca Pacioni
Gatteo
Ita
13.08.1993
2016
Edward Ravasi
Besnate
Ita
05.06.1994
2017
Samuele Rivi
Trento
Ita
11.05.1998
2019
Alejandro Ropero Molina
Granada
Esp
17.04.1998
2019
Diego P.Sevilla Lopez
Madrid
Por
04.03.1996
2018
Daniel Viegas
Faro
Ita
05.01.1998
2019
Luca Wackermann
Rho
Ita
13.03.1992
2016
DIRIGENTI
Francisco J.Contador Velasco
Esp
General Manager
Sean Yates
Gbr
Direttore Sportivo
Felix Garcia Casas
Esp
Direttore Sportivo
Jesus Hernandez Blazquez
Esp
Direttore Sportivo
Jesus Hernandez Garcia
Esp
Direttore Sportivo
Stefano Zanatta
Ita
Direttore Sportivo
DOTAZIONI TECNICHE
La Magma della Eolo-Kometa è montata con il gruppo Shimano Dura Ace Di2, ma con la guarnitura fornita da Rotor. Per quanto riguarda le ruote, i manubri e i reggisella troviamo i prodotti marchiatiEnve. Per le selle sono state scelte lePrologo che offre un’ampia scelta di modelli. Come pneumatici Frapporti e compagni possono sfruttare la tecnologia di Vittoria, mentre per i pedali ci sono i sempre affidabiliLook.
Alberto Contador e Ivan Basso hanno creato il loro marchio di biciclette: Aurum. L’obiettivo dei due campioni è quello di realizzare le migliori biciclette da corsa combinando: aerodinamica, rigidità, comfort, peso e maneggevolezza. Il primo modello è la Magma, che è in dotazione al team professional Eolo-Kometa.
Geometria equilibrata
Contador e Basso hanno voluto che la Magma fosse una bicicletta completa, dalle ottime prestazioni su tutti i terreni. Per fare questo i due campioni si sono confrontati da subito con gli ingegneri e i progettisti descrivendogli la loro idea di bicicletta perfetta, quella sulla quale avrebbero da sempre voluto gareggiare. Il primo elemento per ottenere una bicicletta equilibrata è la geometria. L’esperienza di Contador e Basso nei migliori WorldTour del mondo, li ha portati a conoscere l’importanza di un corretto adattamento sulla bici e la necessità di dover cambiare la posizione anche più volte durante l’anno. Proprio per questo Magma è stata realizzata usando componenti standard. Il reggisella e il manubrio di matrice tradizionale permettono una maggiore semplicità delle regolazioni e di cambi di alcuni componenti, tipo l’attacco manubrio.
Il telaio Magma nel colore Glacial BlueIl telaio Magma nel colore Glacial Blue
Guidabilità perfetta
Un punto chiave della Magma è l’avantreno, infatti questa parte è fondamentale per la qualità di guida del mezzo. La forcella ha due offset differenti in base alla misura del telaio. In questo modo sia le misure più piccole che le più grandi beneficeranno della migliore guidabilità possibile. Anche i valori di Stack e Reach dimostrano che la Magma è stata pensata sia per la ricerca delle performance, ma con un occhio particolare al comfort. Infatti, Contador e Basso affermano che sulle lunghe distanze non basta solo la rigidità, ma un buon comfort in sella porta a migliori prestazioni. A conferma di questo concetto basta pensare che la Magma è stata ottimizzata per montare coperture da 25 o da 28 millimetri, anche se è possibile arrivare fino a 30 millimetri.
Per quanto riguarda il carro posteriore i foderi orizzontali oversize corti contribuiscono ad avere una maggiore reattività, soprattutto in salita, mentre il movimento centrale con un baricentro più basso e un passo della bici abbastanza generoso, portano a un assetto migliore e a una stabilità maggiore nei tratti veloci, soprattutto in discesa.
Erik Fetter impegnato sulla sua Magma Erik Fetter impegnato sulla sua Aurum Magma alla Coppi e Bartali 2021
Aerodinamica
Anche l’aerodinamica ha avuto il suo peso nella progettazione della Magma, infatti è stata progettata usando un software CFD avanzato e testato in galleria del vento. In questo modo gli ingegneri hanno adattato le forme dei tubi generate dal computer alle condizioni reali. Una caratteristica aerodinamica è l’Head Tunnel, che canalizza i cavi dei freni attraverso il telaio, direttamente dal manubrio. Questa soluzione è stata scelta per favorire l’aerodinamica frontale e anche per facilitare il montaggio e le regolazioni della posizione.
Ben visibile l’Head Tunnel che canalizza i cavi nel telaioBen visibile l’Head Tunnel che canalizza i cavi direttamente nel telaio
Carbonio giusto nei punti giusti
La rigidità torsionale è un altro punto chiave sul quale Contador e Basso hanno puntato molto. Per arrivare ad un ottimo risultato sono stati selezionati una serie di fibre di carbonio diverse e tecniche di stampaggio avanzate. Gli stampi in acciaio di alta precisione hanno consentito pressioni di stampaggio più elevate del normale, spremendo più resina dalla fibra. Le anime in schiuma rivestite in lattice hanno creato un interno pulito e senza imperfezioni. Aurum ha così sviluppato la tecnologia ECT: Experience Carbon Technology. Questa tecnologia utilizza sei diversi tipi di fibra di carbonio che vengono applicate in maniera diversa nelle zone varie parti del telaio. In pratica si è cercato di mettere le fibre giuste nei posti giusti per un equilibrio tra peso, rigidità e comfort. Grazie all’ECT ogni dimensione del Magma è stata progettata e sviluppata individualmente, con un programma di laminazione e gradi di fibra di carbonio specifici. Il risultato è un telaio che in taglia 54 pesa 805 grammi.
In fase di sviluppo
Per le prove contro il tempo Aurum sta ancora sviluppando il suo telaio, che proprio Alberto Contador sta provando per mettere a punto gli ultimi dettagli.
Vincenzo Albanese nella cronometro di San Benedetto del TrontoVincenzo Albanese nella cronometro di San Benedetto del Tronto della Tirreno Adriatico
La scheda tecnica
Gruppo
Shimano Dura Ace Di2
Ruote
Enve
Pneumatici
Vittoria
Manubrio
Enve
Sella
Prologo
Reggisella
Enve
Pedali
Look
Componentistica
La Magma della Eolo-Kometa è montata con il gruppo Shimano Dura Ace Di2, ma con la guarnitura fornita da Rotor. Per quanto riguarda le ruote, i manubri e i reggisella troviamo i prodotti marchiatiEnve. Per le selle sono state scelte lePrologo che offre un’ampia scelta di modelli. Come pneumatici Frapporti e compagni possono sfruttare la tecnologia di Vittoria, mentre per i pedali ci sono i sempre affidabiliLook.
La Pinarello Crossista F di Pidcock, la bici che vedremo in azione al Mondiale di ciclocross di Fayteville. Il campione britannico ha contribuito allo sviluppo del progetto, che ha iniziato a prendere forma nella primavera 2021
Ivan Basso ricorda perfettamente che quando arrivò in Liquigas, il giovane Nibali era un cavallo di razza difficile da domare. Ricorda le fughe in apparenza dissennate e anche lo stile di vita da affinare per raggiungere i risultati migliori.
«Perciò quando lo sento raccontare di certe abitudini prese osservando me – sorride Basso che ora guida la Eolo-Kometa – mi sento un po’ orgoglioso di aver avuto un ruolo nella sua crescita».
Progressi e cadute
E la crescita c’è stata, facendo di Nibali uno degli italiani più forti di sempre. Con i due Giri, il Tour, i Lombardia e la Sanremo, le maglie tricolori e tutti gli attacchi che ci hanno fatto sognare, anche quelli vanificati dalle cadute. Hanno tanto da dire i suoi detrattori di una carriera costruita sulle cadute degli altri, senza tenere conto che proprio a causa di cadute Nibali ha perso occasioni che avrebbero dato al suo palmares i tratti della leggenda. Il mondiale di Firenze, le Olimpiadi di Rio, una grande chance al Tour del 2018 e di conseguenza la possibilità di giocarsi il mondiale di Innsbruck.
Gli ultimi anni però hanno mostrato il calo dovuto all’età. Il siciliano non appare più al livello dei contendenti nei grandi Giri, ma continua a seguire la preparazione di sempre, facendo delle sue stagioni lunghe attese di appuntamenti sempre più difficili da cogliere. Perché non sperimentarsi in classiche come il Fiandre o corse a tappe più brevi puntando alla vittoria? Proprio di questo vogliamo parlare con Basso, che quel calo fisico lo visse a sua volta e lo gestì mettendosi al fianco di Alberto Contador.
A causa della caduta di Montalcino nel 2010, Nibali perse la rosa e la chance di lottare per il Giro, poi vinto da BassoA causa della caduta di Montalcino nel 2010, Nibali perse la rosa
Secondo Basso, Nibali sta gestendo bene questa fase della sua carriera?
Diciamo che Vincenzo ha raggiunto la maturità e si conosce molto bene. Io ho visto la sua evoluzione da giovane portentoso a grande campione e, anche se avevo meno talento rispetto a lui, posso fare questo ragionamento partendo dalla mia esperienza.
Partiamo pure…
Arrivi a un momento in cui non puoi più fare confronti con il te stesso di qualche anno prima. Ci sono i numeri, ma ci sono anche decine di variabili e perderesti troppo tempo ad analizzarle. Arrivi al punto in cui i numeri in effetti non danno più indicazioni che ti fanno effettivamente capire come stai. Prima facevi tre giorni di carico e il corpo rispondeva in un certo modo, a 37 anni però risponde diversamente. Prima facevi delle triplette e andavi meglio il terzo giorno, ora dopo il primo ti senti stanco. Subentrano problemi fisici legati all’età, ma anche alla capacità di soffrire e alla testa intesa come determinazione. Ma questo non vuol dire che Vincenzo non possa più fare risultato.
Nella vittoria al Tour del 2014, le sue prove di forza furono sorrette da un grande ScarponiVince il Tour 2014 con la forza, lanciato da un grande Scaproni
Serve un cambio di atteggiamento?
Serve tornare alle cose semplici, ai sacrifici basilari che sa che funzionano. Deve tornare a fidarsi della sua capacità di leggere la corsa. Ha vinto il Giro e il Tour con delle prove di forza, ma anche con tattiche azzeccate. Ha vinto la Sanremo con un colpo di genio. Deve partire da quel Nibali e smettere di fare i confronti, perché a questo punto è impossibile che i numeri tornino.
Fa bene a pensare ai grandi Giri?
Non deve immaginare la classifica generale come in passato. Può ancora vincere il Giro con un colpo alla Nibali e non come faceva cinque anni fa. Lo dico ricercando nella memoria le mie sensazioni. Nel testa a testa, quando gli altri decidono di dare gas, non ne hai. In una tappa di quattro salite, non puoi pensare di mettere la squadra a tirare sulle prime tre, poi di attaccare forte con l’aiuto di Scarponi, stancando i rivali e andando via da solo a metà dell’ultima. Questo tipo di scenario ora non hai la certezza che funzioni.
Al Giro del 2016, Scarponi fu invece colui che permise di attuare una tattica vincenteAl Giro del 2016, Scarponi permise di attuare la tattica vincente
E allora che cosa dovrebbe fare?
Ha senso studiare un piano simile a quando c’era il Vincenzo che sbagliava gli attacchi, solo che adesso saprebbe come farli senza sbagliare. Tutti sanno l’affetto che mi lega a lui, siamo stati per 8 anni nella stessa squadra. E se vincesse il Giro renderebbe felice l’Italia intera, perché è il campione che più ci ha fatto sognare negli ultimi anni.
Quindi secondo Basso dovrebbe tornare al Nibali dei primi tempi?
Togliersi dalla testa che il solo modo di vincere sia il testa a testa, perché in quel caso vedrei complicate le sue chance. Deve correre spensierato, perché ha i mezzi e il diritto di farlo. Questo almeno gli direi. Ma per correre a questo modo devi avere in squadra almeno altri 3-4 atleti in grado di entrare fra i primi 10 del Giro. Non dimentichiamo che il nostro compianto Michele era un vincitore di Giro che decise di mettersi al suo servizio.
Torniamo alla crono di Milano e alla ruota bucata di Ganna. Il racconto del meccanico Matteo Cornacchione svela quanto lavoro ci sia dietro un cambio bici
Roberto Reverberi ha capito bene quali siano ora le difficoltà tattiche di Ciccone. «Fatica più a ruota che ad attaccare». Ma il podio è alla sua portata
Tempo fa, parlando di come sia possibile allenarsi per essere vincenti già al debutto, Andrea Morelli citò come esempio l’esperienza di Ivan Basso con Aldo Sassi. Il varesino, fermato per 24 mesi, si era messo nelle mani dello scienziato di Como, direttore del Centro Mapei, per tornare competitivo alla fine della sospensione. E fu così che da aprile 2007 a ottobre 2008 la sua attività simulò quella che avrebbe svolto se fosse stato in gruppo.
Tutto il cammino di Basso fino al ritorno in gruppo fu seguito da Aldo SassiTutto il cammino di Basso fino al ritorno in gruppo fu seguito da Aldo Sassi
«Ricordo benissimo quel periodo – dice Basso – fu una parentesi importantissima per la mia vita di atleta e di uomo. Servì tanta testa, abbinata a qualità molto particolari. Fu necessario fare in allenamento quello che avrei fatto in gara. Per questo individuammo degli obiettivi, abbinando alla preparazione fisica anche quella mentale».
Come si svolse il tutto?
Cominciammo da aprile 2007, mettendo in atto (ovviamente in ritardo) la tipica preparazione invernale. Fu necessario anche concentrarsi sulla ripresa psicofisica, perché comunque le tensioni vissute durante le udienze e tutti i mesi precedenti erano state pesanti. Dal Lombardia e fino al 20 novembre feci il classico riposo invernale. E poi, a partire dal mio compleanno, iniziai alla pari con i futuri compagni che a quel punto erano in ritiro. Organizzammo la prima simulazione di corsa a tappe durante la Tirreno-Adriatico, facendo tappe della stessa lunghezza. Subito dopo simulammo il Catalogna. Mentre durante il Giro andai sullo Stelvio.
Per quasi due anni, allenamenti impegnativi, simulando la stagionePer quasi due anni, allenamenti impegnativi, simulando la stagione
Che cosa significa simulare una gara?
Riprodurre situazioni di corsa, con gli alti wattaggi e le velocità che si fanno in gara. Quando si faceva la crono, i rituali erano gli stessi di sempre, compreso il riscaldamento prima e il defaticamento poi. Solo che le crono su strada erano rischiose per il traffico, quindi andavo in velodromo.
E le tappe in linea?
L’importante era arrivare ai watt di gara, cercando di concentrare le fasi alla massima intensità nel finale degli allenamenti. E poi si simulava l’andamento di una tappa. Quindi la partenza a tutta, poi una fase di calma e il finale a tutta. Simulavamo corse a tappe da un minimo di 2 a un massimo di 5 giorni. Ricordo che pubblicammo tutti i dati su internet, giorno per giorno.
Ottobre 2008, la Liquigas presenta Ivan BassoOttobre 2008, la Liquigas presenta Ivan Basso
E’ difficile riuscire a tirar fuori vere prestazioni in simili condizioni?
Determinati valori di quell’anno, poi non li ho più avuti in tutta la carriera. Il mio record sul Cuvignone risale al quel periodo. Per questo credo che corridori come Roglic siano bravi a trovare la condizione solo allenandosi.
Pare che sia molto logorante psicologicamente…
Fermi, per favore. Io sono malato di ciclismo e penso che le cose logoranti, probabilmente per averle vissute, siano altre. Un corridore che non ha piacere ad allenarsi o non è in grado di dare il meglio di sé in allenamento, non riesce a darlo neppure in corsa. Devi saper andare oltre, la testa e la determinazione ti permettono di farlo.
Il 30 maggio 2020, basso vince il Giro d’Italia: Sassi è con lui, ma se ne andrà il dicembre successivoIl 30 maggio 2020, basso vince il Giro d’Italia: Sassi è con lui
Se fossi oggi un corridore, prepareresti la Tirreno correndo oppure allenandoti?
Andrei sul Teide e poi farei la Tirreno. Ancora il Teide e poi l’obiettivo seguente. A me piaceva e mi piace ancora allenarmi. Non avrei dubbi.
Al termine di quel periodo di allenamento, Basso rientrò alle gare cogliendo il terzo posto al Giro d’Italia e il quarto alla Vuelta, per poi ripresentarsi nel 2010 vincendo il Giro. Alle fine di quell’anno, Sassi si spense. Il suo risultato era stato raggiunto, come spiegò in una lettera che nella sua lungimiranza rivide anni di intransigenza Mapei. Grazie a Basso, Aldo aveva colto finalmente appieno la vulnerabilità dell’atleta e il suo bisogno di essere supportato.
Un plebiscito di voti su Facebook a favore della maglia di Eolo-Kometa e di colpo la divisa del team di Basso e Contador si è ritrovata sul gradino più alto del podio. Il concorso era nato per far vedere i bellissimi disegni di Jeroen Annaert e in breve si è trasformato in un fiume di commenti. Perciò, essendo di parola, ecco la storia della maglia vincitrice, disegnata e realizzata dalla spagnola Gobik con il contributo decisivo di tutti gli sponsor coinvolti. A farci da guida in questo progetto azzurro, con tratti di rosso, verde e bianco è Gino Donà, madrileno di padre ligure che nell’azienda spagnola è responsabile dell’area commerciale.
Ecco il bozzetto realizzato da Jeroen Annaert, vincitore del nostro concorsoEcco il bozzetto realizzato da Jeroen Annaert, vincitore del nostro concorso
Una maglia spagnola su un team italiano…
Il nostro rapporto con la Fundacion Contador, quindi con Alberto e suo fratello Fran, e con Ivan Basso è molto stretto. Si può parlare di vera amicizia, per cui c’è voluto poco per trovare un’identità forte. L’anno scorso, quando la squadra era Kometa, avevamo lavorato per un look che garantisse la miglior visibilità, ma in genere la nostra filosofia è produrre divise belle, visibili ed eleganti, anche seguendo le tendenze della moda.
La maglia di Eolo è insolitamente pulita.
C’è stata da subito grande affinità. Quando si devono mettere d’accordo più marchi, è importante che tutti concedano qualcosa per conciliare i vari loghi. Vedere che la nostra maglia ha vinto il vostro contest con tanto vantaggio su Bora e Trek è emozionante e gratificante.
Anche il colore della bici Aurum è coordinato con la magliaAnche il colore della bici Aurum è coordinato con la maglia
Domina l’azzurro.
Un colore legato più a Eolo che a Kometa. L’idea ora è di mantenere la linea senza grossi cambiamenti. L’azzurro, il bianco, il rosso e il verde per una squadra che si è rinforzata con tanti corridori italiani sono la scelta più giusta. Ma non è mai facile, perché fino all’ultimo i team lottano per inserire nuovi sponsor e questa è la sfida più forte. Insieme a quella di coordinare tutto.
Coordinare cosa?
Non ci sono solo le maglie. Vanno abbinate alle ammiraglie, al pullman e a tutto ciò che è grafico, per creare l’identità della squadra, anche facendo leva sulla visibilità di due testimonial come Alberto e Ivan.
La linea Gobik va coordinata con le auto, il bus e le ammiraglieLa linea Gobik va estesa alle auto, al bus e alle ammiraglie
La maglia deve essere visibile.
Ti devi vedere dall’alto, per quando ti riprende l’elicottero, dalla moto, sull’arrivo e sul podio. E’ importante avere un colore riconoscibile da lontano e per questo è necessario capire come si muovono le altre squadre. Che brutto quando ci sono più squadre con lo stesso colore. Poi bisogna sapere che dall’elicottero non riuscirai a leggere il logo, ma deve in qualche modo diventare riconoscibile per la sua forma. Mentre deve essere perfettamente leggibile nell’inquadratura frontale, al traguardo e sul podio. Per cui una delle nostre attenzioni è dare delle raccomandazioni sulla misura dei loghi sulla maglia.
Gobik lo sa bene: la maglia deve esser visibile da ogni inquadraturaLa maglia deve esser visibile da ogni inquadratura
Hai parlato dell’idea di mantenere la linea.
Se continueremo a lavorare insieme anche nei prossimi anni, lo sviluppo della grafica del team deve essere coerente alle idee da cui è nato. Ridisegnare ogni anno tutto quanto disperde l’identità della stessa squadra.
A Besozzo c’è il sole e Casa Eolo si stacca contro l’azzurro, risultando anche più imponente. Quando il cancello finisce di scorrere, il saluto di Ivan Basso è pieno di orgoglio e buon umore. Siamo nella sede del Team Eolo-Kometa che lui per primo e poi Luca Spada hanno voluto, proprio nel luogo da cui è iniziata la fortuna di Eolo. C’è del simbolismo positivo anche in questo, assieme alla sensazione di un progetto che sta mettendo solide radici. Conosciamo Ivan sin dagli juniores, l’ambizione non è mai stata un problema. Gli anni e le esperienze hanno portato anche un’interessante visione da manager.
Il cartello campeggia accanto alla porta d’entrata di Casa EoloIl cartello accanto alla porta di Casa Eolo
Siamo i primi, ammette mentre fa gli onori di casa, a varcare questa porta. Il colpo d’occhio è intrigante. Si vedono le postazioni per i computer, dove l’addetto stampa Francesco Caielli è già al lavoro assieme a Carmine Magliaro che segue la logistica delle prime corse. La cucina. Alcune stanze con il nome sulla porta. La sala interviste: Eolo on Air. La sala riunioni: Cuvignone. L’ufficio di Ivan: Zoncolan. La sala più grande, per i meeting con il team: Stelvio. E mentre Basso spiega, si ha la sensazione che l’obiettivo sia aggiungere altri pezzi. Un deposito per i mezzi, ad esempio, come pure una foresteria per gli atleti.
Ne parlavi da anni, ce l’hai fatta…
Ce l’ho in testa da sempre (sorride, ndr) perché la casa dà un senso di appartenenza. Nel tempo le squadre si sono evolute. Qui nei dintorni ci sono le basi degli australiani e della Uae, con centri molto belli. La nostra idea sin dall’inizio era quella di creare un posto dove l’allenatore, l’addetto alle pubbliche relazioni, gli sponsor e i manager possano lavorare insieme, perché così nascono le idee. Vogliamo che Casa Eolo diventi un riferimento per la nostra regione. Io sono di Varese, ho cominciato qui e qui ci sono i miei tifosi. Eolo è nata proprio in queste stanze e Spada abita qualche chilometro più in là. C’è l’orgoglio varesino e questa casa era il primo tassello, poi sono venuti i materiali, le bici e tutto il resto. La prima cosa è il progetto, poi vengono gli uomini.
Che cosa intendi?
Si è discusso anche del valore tecnico del team, ma si è fatto il mercato alla fine. La priorità era fare una squadra italiana, c’erano 14 corridori liberi e ne abbiamo presi 10. La parte importante è essere partiti da un’idea e nell’idea c’era di trovare dei direttori sportivi come Stefano Zanatta e Sean Yates con cui si può costruire qualcosa di importante, aiutando Jesus Hernandez a maturare. Per migliorare questa squadra serve gente esperta. Prima il progetto, appunto, poi gli uomini.
Basso con l’addetto stampa Francesco CaielliBasso con l’addetto stampa Francesco Caielli
Come stanno i ragazzi?
Ho visto un costante miglioramento, sin dal primo ritiro. Abbiamo lavorato cercando di curare ogni area. Era un gruppo da amalgamare, anche se molti si conoscevano. Si dice che sia una squadra nuova, ma in realtà ha già tre anni di vita comecontinental, già strutturata come una professional e con un budget consistente. Tanti nostri corridori sono nel WorldTour. Moschetti, Oldani e Ries. Ma credo di aver preso ragazzi che riusciranno a rilanciarsi. Albanese può tornare al livello di quando all’Hopplà i più forti erano lui e Ballerini. Anche Ravasi ha ancora tanto da dire. Tiriamo tutti nella stessa direzione.
Tutti?
Pedranzini, il signor Kometa, si sente il papà di tutti. Del resto se trovi un imprenditore che ha speso così tanto in una continental, visto il tipo di ritorno, è evidente che lo facesse soprattutto per passione. Poi è arrivato Spada, che ha messo il 53×11. E sì che dopo il Covid rischiavamo persino di non ripartire. Spada è arrivato e adesso quasi non riescono più a trattenerlo in ufficio. L’altro giorno era qui in Casa Eolo a montare i mobili…
Carmine Magliaro al lavoro per la logisticaCarmine Magliaro al lavoro per la logistica
Sembra che tu stia parlando di Paolo Zani ai tempi della Liquigas.
Me lo ricorda molto per la passione, nonostante fosse alla guida dell’azienda era sempre con noi. Spada è coinvolto al 100 per cento, chiede cosa facciano i ragazzi, vuole il calendario, chiama quando sente che c’è stata una caduta. Pedranzini è lo stesso e parliamo di uno che lavora dalle 4 del mattino fino alle 21. Le telefonate con lui si svolgono fra le 5,30 e le 6 del mattino. La famiglia viene dalla campagna, i fratelli sono in malga. Hanno disponibilità economica importanti e una vasta tipologia di aziende. Sono grandi lavoratori, ma vivono la squadra con un entusiasmo incredibile. E la cosa bella è che i due, Spada e Pedranzini, parlano spesso insieme.
La dimensione continental vi andava stretta…
Non aveva neanche tanto senso continuare in quel modo, per il tipo di impegno e di mezzi non ci sentivamo più troppo a nostro agio. Con Alberto e suo fratello Fran c’era condivisione anche su questo. Ma Spada non è arrivato dalla sera alla mattina, c’è dietro un lavoro di due anni e mezzo. Sono orgoglioso di aver cercato sponsor dove gli altri non sono andati. Non è vero che in Italia non ci sono i soldi, ma quanto tempo ho perso…
Alla Clasica de Almeria, la Eolo-Kometa guidata da Gavazzi e BellettiAlla Clasica de Almeria, Eolo-Kometa guidata da Gavazzi e Belletti
A fare cosa?
A spiegare in senso generico ciò che il ciclismo potesse fare in generale, mentre ogni azienda ha i suoi valori. Ho imparato da ogni rifiuto. Un imprenditore non sei tu a convincerlo, deve convincersi da solo. Tu puoi fargli vedere che cosa il ciclismo può fare per la sua azienda, ma se ti metti a tirarlo per la manica, è certo che ti mostra la porta.
Ci sono stati giorni in cui parlavi dei tuoi progetti come un visionario…
Me lo dicono ancora (ride, ndr). Mi accorgo che ho tante idee, ma le vedo solo io e magari sono irrealizzabili. A volte le dico e mi prendono per matto. A volte mi sveglio nel cuore della notte e devo comunicarle a qualcuno. Mi piace ascoltare le storie dei grandi imprenditori, c’è tanto da imparare. Questa squadra si evolverà perché tutti vogliamo che accada. Spada vive la squadra. Pedranzini è il nostro riferimento in Valtellina, un approdo sicuro dopo il Giro d’Italia.
Sembri contento?
Sono felice, è vero. Non è stato semplice, ma la vera soddisfazione è vedere che tutti si sentono coinvolti e che tante volte nemmeno serve parlare. Io seguo tutto, ma non mi occupo di tutto. Ho scelto delle persone per come le ho viste lavorare e so che faranno bene quel che devono.
Un orgoglioso padrone di casa all’inizio della nuova stagioneUn orgoglioso padrone di casa
Che cosa vuol dire andare al Giro d’Italia?
E’ importantissimo, è il sogno di ogni ragazzino che comincia a correre. Ho detto ai corridori che per noi saranno 21 campionati del mondo. Ci saranno le solite 5-6 squadre che lo monopolizzeranno e noi dovremo essere fra le altre 15-16 che lotteranno per vincere una tappa. Dovranno avere il fuoco dentro. In più confido nei direttori sportivi che abbiamo, che hanno vinto Giri e Tour.
Quanto sei presente con i ragazzi?
Non amo intromettermi. Magari in ritiro faccio tardi la notte a parlare con Zanatta e Yates: abbiamo scelto loro, è giusto che siano loro ad avere il rapporto e la responsabilità. Io cerco di dire il mio nel modo giusto, quando serve. Lo stesso fa Alberto. C’è una suddivisione dei ruoli che funziona. A Laigueglia inizieremo questa avventura. E davvero non vedo l’ora…
Ivan Basso crede che Nibali possa ancora vincere il Giro, ma cambiando atteggiamento. Il testa a testa non funziona. Puntare sulla tattica è il solo modo
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Al penultimo giorno di ritiro spagnolo, Stefano Zanatta si è messo a guardare i ragazzi che pedalavano davanti all’ammiraglia (in apertura, Gavazzi e Albanese) e sotto sotto ha provato un moto di soddisfazione. Si può cominciare col passo giusto, ha pensato. Poi è tornato a concentrarsi sulla guida. La Eolo-Kometa concluderà il primo training camp a Oliva con le ultime cinque ore di allenamento previste per oggi. E nel quaderno degli appunti del tecnico veneto sono finiti alcuni spunti su cui ragionare.
«Ci siamo allenati bene – dice – con tranquillità ed entusiasmo. Abbiamo sempre trovato bel tempo. Giusto ieri 16 gradi, ma è stato il giorno più freddo. Altrimenti siamo stati sempre sui 21 gradi, per cui i ragazzi sono usciti sempre con maglietta e pantaloncini».
Ivan Basso ha partecipato al ritiro per una settimana, uscendo in bici con i ragazziBasso ha partecipato al ritiro per una settimana
Adesso che li hai un po’… annusati, che gruppo hai tra le mani?
Un bel mix, fra giovani ed esperti. Abbiamo impostato il lavoro per tutti con Carlos Barredo e Giuseppe De Maria, i nostri preparatori. L’obiettivo di adesso è entrare bene in sintonia, per stabilire e confermare le linee guida della stagione. Siamo un gruppo ben strutturato, in cui io sono l’ultimo arrivato.
Con quali di questi corridori avevi già lavorato?
In pratica solo con Albanese e Wackerman, che ho avuto alla Bardiani. E’ passato del tempo, ma è certamente utile conoscersi, perché se non altro parliamo la stessa lingua. Altri due, Gavazzi e Belletti, li conosco ma li ho sempre avuti come avversari.
Quattro corridori dalla Androni alla Eolo-Kometa: Frapporti, Pacioni, Gavazzi e Belletti (foto)Belletti (sopra), Pacioni, Frapporti e Gavazzi dalla Androni alla Eolo
Quale sarà il loro ruolo in un team così giovane?
Hanno avuto entrambi l’opportunità di continuare. Di fatto, non avendoli portati al Giro d’Italia, nel 2020 hanno corso per una settimana e la loro motivazione è dimostrare che ci sono ancora. Da parte nostra, li stimoliamo perché siano di esempio al gruppo dei più giovani. Il loro aiuto potrebbe aiutarli ad abbreviare i tempi. Poi, fatto questo, hanno davanti un anno. Se il fisico regge, si tolgono l’ultima soddisfazione della carriera. Altrimenti smetteranno, sapendo però di essersi giocati le loro carte.
A cosa serve soprattutto il primo ritiro?
A entrare in sintonia con corridori che magari non si conoscono, dando loro l’opportunità di conoscersi. Ci si confronta, si parla, si cerca di capire le ambizioni dei singoli e di conoscere le persone. A tutti loro voglio portare la mia esperienza.
Primi test anche per Edward Ravasi, chiamato a un anno di riscattoIl momento dei test per Ravasi, chiamato al riscatto
Come avete gestito l’aspetto della sicurezza Covid?
Abbiamo fatto i tamponi prima di partire. Tutte le mattine il dottore misura la temperatura e l’hotel è comunque solo per noi. I rapporti con l’esterno sono ridotti praticamente a zero e sempre con la mascherina, anche quando andiamo fuori per mangiare. E poi faremo l’ultimo tampone prima di partire, che è obbligatorio per rientrare in Italia. Io l’ho fatto ieri. Abbiamo fatto tutto nella norma, per tutelarci e perché sarebbe stato un peccato rischiare. La paura c’è, per cui abbiamo vissuto questi giorni con serenità, ma non con leggerezza.
Abbiamo dedicato loro i primi due giorni del ritiro. Prima Alberto le ha illustrate e siccome è pignolo, ha controllato tutto. Poi abbiamo fatto il posizionamento. Quindi i test sui rulli, le visite, i test in salita e parecchie ore di sella.
Il ritiro della Eolo-Kometa si è svolta a Oliva, in SpagnaIl ritiro della Eolo-Kometa si è svolto a Oliva, in Spagna
Basso e Contador si sono visti?
Sono stati con noi fino a domenica, poi li abbiamo mandati via. Scherzando gli ho detto che noi pensiamo a pedalare, loro a trovare i soldi. Si sono allenati per una settimana con i ragazzi e nel weekend si è unito anche Spada, il presidente di Eolo. Quando è arrivato Alberto, i giovani hanno smesso di parlare. Penso a Rivi e Bais, soprattutto. La sua presenza è stata un valore aggiunto. E soprattutto si sono resi conto di cosa sia un campione. Perché è vero che ha preso qualche chilo e per questo lo abbiamo preso un po’ in giro, ma in bici va ancora molto forte. Per cui la riverenza dovuta al nome è diventata rispetto per il corridore…
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Quando vedi sbocciare e poi appassire un giovane, resti sempre con l’amaro in bocca, per questo la notizia che Vincenzo Albanese ha firmato con la Eolo-Kometa ha portato il sorriso. Il miglior risultato 2020 del campano è stato il 5° posto al Matteotti, che curiosamente vinse all’ultimo anno da under 23. Qualcosa è cambiato, non c’è dubbio. Ma siccome le battute dicevano che la prima causa dei problemi fossero lui e la poca voglia di lavorare, siamo andati direttamente alla fonte. A Reggello, paesino di 16.000 anime, a mille metri sul mare, dove vive con la sua famiglia.
Nella casa di Reggello, cogliendo le olive a novembreReggello, a novembre si colgono le olive
«In Campania torno poco – dice – a Natale e semmai ad agosto. Quest’anno sono rimasto fuori dal Giro d’Italia e ho cominciato già da un mesetto a lavorare bene. Non faccio tante ore. Esco in bici 4 volte a settimana. Poi palestra, camminate e attenzione alla tavola. Il peso è a posto, perché sto molto meglio psicologicamente. Ormai tutti sanno come allenarsi, la differenza la fa la testa».
Squadra nuova, testa nuova?
Quello che mi intriga di correre per Basso e Contador è che hanno fatto la storia di questo sport e sanno che ambiente creare per far rendere bene i corridori. Non ci siamo mai incrociati alle corse, ma hanno già l’esperienza della continental. Credo molto in questo progetto.
Curioso il raffronto fra i due Matteotti a quattro anni di distanza, non trovi?
Non voglio mettere le mani avanti, ma il Covid ci ha messo lo zampino. Nel 2016 partimmo con 80 corridori, fra continental e professional. Quest’anno eravamo 180 con quattro squadre WorldTour. Non voglio sminuire la vittoria di allora né allontanare le mie responsabilità in tante cose, ma il 2020 ha preso tante corse minori e le ha trasformate in campionati del mondo.
Da U23, ai campionati europei di Plumelec 2016: andava forte con qualche chilo di piùPlumelec 2016, agli europei under 23
Che cosa è successo in questi anni?
Alti e bassi, fisici e di testa. Qualche infortunio. E quasi non mi sono reso conto di essere arrivato alla quinta stagione. Vedo tanti corridori che hanno vissuto gli stessi problemi, poi sono rinati.
Può darsi che tu sia passato pensando che fosse tutto facile?
Non facile, ma certo l’ho presa sotto gamba. Ero abituato a vincere con poco lavoro, ma ho capito che qua per vincere a volte non basta il 110 per cento. E poi le continental stanno cambiando la storia.
Da quale punto di vista?
Quando sono passato io alla Bardiani-Csf, erano davvero pochi i neopro’ che arrivavano alle squadre WorldTour. Invece adesso vanno a cercarli persino negli juniores. Sono convinto che con il sistema di adesso e visti i miei risultati da giovane, sarei approdato in una WorldTour. Ma è andata così. Non posso rimpiangere il fatto di essere nato cinque anni prima.
Ha ripreso la preparazione: bici 4 volte a settimana e camminateCamminate e bici per ripartire bene
Per quale motivo Contador e Basso, parlando al bar con gli amici, dovrebbero essere contenti di averti ingaggiato?
Perché porto esperienza e sono un corridore da rilanciare. Anzi, sono un corridore da scoprire. In questi quattro anni non ero al mio posto, io non sono quel Vincenzo lì. Ho sbagliato molto e mi assumo le mie responsabilità. Ognuno deve adattarsi all’ambiente che trova, alcuni ci riescono e altri no. Non dico che la colpa sia della squadra, come detto mi prendo la mia fetta, ma mi sono sentito poco considerato, lasciato senza consigli, allo stato brado. Colpa mia probabilmente che non ho saputo gestire quella fase.
Ritrovi Zanatta, un problema alla luce di quello che hai appena detto?
No, un lusso! Sono contento, perché finché ha potuto gestire noi giovani, l’aria era diversa. Poi si è reso conto di non avere autonomia e ha lasciato. Con Zanatta non scappa una virgola, abbiamo tutto organizzato. I programmi giorno per giorno per i tre mesi successivi, come nelle WorldTour.
Siete già in contatto?
Sì, sento di essere nelle mani giuste. E’ un ambiente propositivo che mi mette grinta. Sento lui e il preparatore, Carlos Barredo, anche lui un ex professionista. Faremo un ritiro in Spagna fra 15 giorni, non vedo l’ora. Ripeto, la differenza si fa con la testa. Io l’avevo un po’ persa, ma adesso sto a mille.
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«Non potevo dire di no a Basso e Contador – dice Zanatta ridendo – ho provato a fare un sondaggio in famiglia e ho capito che i figli mi avrebbero ammazzato. Ci ho provato a stare a casa, ma li tiravo tutti matti. E a quel punto ho accettato».
Stefano è di buon umore. Basso aveva fatto il suo nome sin dall’inizio, pregando di non scriverlo. C’era solo da aspettare che Zanatta si decidesse, contento com’era della pensione raggiunta da un anno e scottato dall’incredibile storia del Team Monti in cui aveva messo comunque la faccia. Al punto che, avendolo incontrato alla partenza di Mileto al Giro d’Italia, aveva detto che mai e poi mai sarebbe tornato a guidare un’ammiraglia. E non mentiva, non del tutto almeno. Infatti l’affondo davvero deciso Basso con lui l’ha fatto due giorni dopo la fine del Giro, di martedì.
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Però ti girava intorno da un po’…
Ogni tanto ci sentivamo, sin dai tempi della continental. Mi ha sempre dato stima, tutto quello che abbiamo fatto in Liquigas è rimasto. Così quando è stato sicuro di fare la squadra, mi ha chiamato. Cercava una figura di riferimento, ma io ero perplesso…
Perché?
Non morivo dalla voglia di partire nuovamente e fare 300 giorni via da casa, perché un direttore sportivo campa così. Ma Ivan mi ha spiegato la struttura e allora ho intravisto la possibilità, assieme a Yates ed Hernandez e con Andriotto a fare lo scouting. Insomma, al Giro abbiamo parlato un po’ nelle rare volte in cui è venuto e al martedì mi ha chiamato e mi ha chiesto se volessi diventare la figura di riferimento del team in Italia.
E tu?
Lavorare con i giovani mi è sempre piaciuto, far crescere una squadra è un grande stimolo. Avevo messo da parte certe velleità, ma obiettivamente non avevo più un solo motivo per dire di no. E alla fine ho detto di sì.
In due parole, chi è stato Ivan Basso per Stefano Zanatta?
L’ho conosciuto da giovane, alla Fassa Bortolo. Ha vinto con me le sue prime tre corse. Poi ci siamo ritrovati in Liquigas. Cercavamo un corridore adatto a richiamare l’attenzione dei media e lui era perfetto. Amadio mi ha dato fiducia e ho cominciato a lavorarci io. Si è creato un bel rapporto. Ivan è andato verso grandi risultati e intanto diventava un riferimento per giovani come Nibali e Caruso, che intanto crescevano accanto a lui.
Un grande campione?
Ha tirato fuori il meglio da se stesso, facendo tutto il necessario per arrivare ai grandi risultati. Il suo talento è stato capire di non avere la brillantezza di Nibali e Sagan, che si alzavano dal letto e vincevano senza fare colazione. Lui ha dovuto sudarsi ogni risultato. Ha puntato sull’autostima e sul lavoro che paga.
Sembra che stia facendo lo stesso con la Eolo-Kometa.
Da quando ha smesso, ha cominciato a lavorare a questo progetto. Ha trovato in Contador un ottimo compagno di avventura. Ha creato un bel gruppo di giovani e li ha plasmati secondo la sua mentalità. E lui ha competenze e conoscenze.
Tra Stefano e Ivan si è subito creato un rapporto di grande fiduciaTra Basso e Stefano, subito grande fiducia
Per parecchie cose dice di ispirarsi alla Liquigas.
Quel gruppo è stato un esempio di ottimo ciclismo in cui i grandi vincevano, lasciando ai giovani il tempo di crescere. Un budget non eccessivo, eppure una famiglia in cui ciascuno portava il suo mattoncino fino a completare la costruzione. Ci si divertiva. Tutti quelli che ci sono passati la ricordano volentieri. Abbiamo ancora un gruppo whatsapp in tutti scrivono. Alle corse ci ritroviamo sempre, come avendo un filo conduttore. E una volta l’anno ci si ritrova sempre a cena, tranne quest’anno ma per colpa del Covid.
Quanto ha inciso l’esperienza Monti sulla tua ritrosia ad accettare?
Ero legato a Scirea e Magrini, c’erano bei giovani che restano validi, perché ovunque siano andati hanno fatto bene. Il fatto di essere riusciti a sistemare tutti ha reso la cosa meno spiacevole. Mi ha dato fastidio non mantenere le promesse, ma pesa meno perché non è dipeso da me. Era una squadra di dilettanti, avremmo lavorato per farli crescere. Mi sarebbe pesato di più essere coinvolto nel flop della squadra ungherese (il progetto teoricamente finanziato dal governo ungherese in cui erano stati coinvolti parecchi corridori, sfumato nel nulla a novembre 2019, ndr) di cui hanno fatto le spese dei professionisti.
Quali i programmi imminenti della Eolo-Kometa?
Per ora incontri in videoconferenza. I preparatori hanno già iniziato a lavorare dando le loro indicazioni e intanto aspettiamo di capire se e come potremo muoverci. Il primo passo l’ho fatto, sono tornato. Adesso studiamo con calma e tutti insieme quale sarà il prossimo.