Le volate del Giro d’Italia alla lente di Guarnieri

26.05.2024
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L’allenamento è terminato in concomitanza con l’arrivo della 19ª tappa del Giro d’Italia, vinta da uno straordinario Vendrame. Un’uscita di sei ore per Guarnieri che si prepara per i prossimi impegni tra i quali spicca il Giro di Svizzera. 

«Al momento non c’è un programma troppo stabilito – dice Guarnieri – correrò in Belgio tra qualche giorno e poi sarò al Giro di Svizzera. La speranza è che possa tornare utile per trovare il giusto feeling con De Lie, anche se non credo che ci saranno grandi occasioni per i velocisti. Lo Svizzera però è una corsa che mi piace sempre, molto tirata ed è il miglior avvicinamento al Tour de France, sempre ammesso che ci sarò».

Per Guarnieri e De Lie (rispettivamente 2° e 3° in maglia Lotto) solo 4 gare insieme fino ad ora
Per Guarnieri e De Lie (rispettivamente 2° e 3° in maglia Lotto) solo 4 gare insieme fino ad ora

Le prime misure

De Lie dovrebbe essere l’uomo di punta della Lotto Dstny alla Grande Boucle. Il “Toro di Lecheret” sarà chiamato a continuare il grande momento di forma, da quando ha ripreso a correre a fine aprile ha messo insieme 3 vittorie e 2 podi. 

«Alla Ronde Van Limburg – racconta Guarnieri – abbiamo raccolto un bel terzo posto. Il treno ha funzionato bene nonostante sia stata la terza o quarta gara fatta insieme da inizio anno. Sicuramente non c’è quel feeling che si vede nei treni più forti, ma la prestazione di Limburg ci dà fiducia. Sono contento del lavoro fatto, sia fisico che di squadra. Personalmente sto bene, dopo tanti anni in gruppo so riconoscere le sensazioni e arrivare in forma ai momenti chiave. Vero che la mia convocazione per il Tour non dipende tanto da me ma dalle intenzioni della squadra».

Secondo Guarnieri i tre sigilli messi a segno alla corsa rosa hanno decretato la superiorità di Milan
Secondo Guarnieri i tre sigilli messi a segno alla corsa rosa hanno decretato la superiorità di Milan

Uno sguardo al Giro

Tra i treni migliori visti ultimamente in circolazione c’è quello della Lidl-Trek di Jonathan Milan. Il velocista di Buja ha inanellato tre successi di tappa e altrettanti secondi posti al Giro. Guarnieri, che da casa ha visto l’operato della Lidl-Trek però non è rimasto così sorpreso.

«Da come andava alle classiche del Nord – spiega – ce lo aspettavamo tutti che Milan potesse essere così forte. Alla prima vittoria, quella di Andora, ha fatto vedere di cosa è capace. Ha preso tanto vento, ma era talmente superiore agli altri che non si è scomposto e ha comunque messo dietro tutti. Poi se hai una squadra così forte come la Lidl-Trek, con uomini di spessore che lavorano per te, tutto viene più semplice. Loro hanno Stuyven, uno che ha vinto la Sanremo, come terzultimo uomo, dopo di lui va in azione Theuns e infine Consonni. Simone è uno che di treni ne ha fatti in carriera, si sta dimostrando un grande ultimo uomo».

Tutto semplice

Per Milan e la Lidl-Trek tutto sembra semplice. Poi ci sono delle tappe in cui qualcosa si è sbagliato, come a Fossano o a Padova, ma gli errori fanno parte del gioco. 

«Vorrei anche sottolineare – riprende Guarnieri – che gli avversari forti a questo Giro ci sono stati. Merlier, Kooij, Gaviria. Poi alla Lidl-Trek sono molto bravi, hanno le giuste tempistiche e anche quando non le hanno riescono a cavarsela. Mi ricorda un po’ il treno che avevamo con Demare, eravamo sempre noi a prendere in mano la situazione. Quando hai il velocista più forte anche se sei lungo non cambia, ne esci sempre bene. Meglio farsi trovare fuori tempo ma essere i primi a partire che rimontare e rischiare di rimanere incastrati».

I meccanismi del treno della Lidl-Trek sono stati affinati nel corso di tutta la stagione
I meccanismi del treno della Lidl-Trek sono stati affinati nel corso di tutta la stagione

Affinità

Tutto però è stato costruito giorno dopo giorno, a partire dall’inverno e passando per le diverse corse. Consonni e Milan hanno messo alle spalle, prima del Giro d’Italia, 12 giorni di corsa insieme. 

«Queste volate dominate – analizza ancora – arrivano da un lungo periodo di prove. Fanno sprint su sprint dalla Valenciana, sono passati dalla Tirreno e sono arrivati al Giro. La forza di un treno è anche l’affinità che si crea tra i vari “vagoni”. La Lidl-Trek ha investito tanto tempo su questo aspetto, al contrario nostro. Sanno perfettamente cosa fare e dove andare. Nella tappa di Cento sono stati perfetti, gli avversari possono fare poco, se non sfruttare qualche errore, come successo a Padova. Secondo me contro questa Lidl-Trek tutti partono battuti, anche la Alpecin di Philipsen».

Il Grappa si inchina a sua maestà Tadej: il Giro 2024 è suo

25.05.2024
7 min
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BASSANO DEL GRAPPA – E’ tutto un tripudio rosa, nello sventolare di bandiere slovene che ricorda le scene di Monte Lussari. La sensazione è che Roglic ne avesse richiamate di più, forse per la vicinanza del confine, ma certo oggi il Monte Grappa ha offerto uno spettacolo di folla che raramente è capitato di vedere negli ultimi anni. Solo qualche tifoso troppo irruente ha rischiato di rovinargli la festa, ma alla fine Tadej dirà grazie anche per loro. Adesso sorride nel recinto alle spalle del palco. Regala un mazzo di fiori alla figlia di Alex Carera e uno alla sua compagna Urska. Il terzo prova a lanciarlo dall’altra parte della strada dove sono assiepati i tifosi, ma il tiro è corto e i fiori finiscono per terra. Ci pensa Joseba Elguezabal, il massaggiatore basco, a raccoglierlo e tirarlo oltre la transenna.

Ha attaccato quando davanti era rimasto solo Pellizzari ed è piombato su di lui come una furia. Fra i due si è creata una sorta di legame. Giulio era al Processo alla tappa e ne è uscito quando Pogacar è uscito sul palco per ricevere la maglia rosa. Il marchigiano si è fermato con la bici dietro la schiera dei fotografi e l’ha guardato. Tadej l’ha visto, ha sorriso e l’ha salutato con il pollice in alto. Lo stesso ha fatto Giulio, che poi si è diretto verso la sua gente.

Il Veneto risponde alla grande. Dopo la folla di Padova, ecco Ca’ del Poggio sulla via per Bassano
Il Veneto risponde alla grande. Dopo la folla di Padova, ecco Ca’ del Poggio sulla via per Bassano

Umile e cannibale

Matxin si avvicina e racconta che le cose sono andate come avevano previsto. Che la squadra è stata grande e che lavorare per uno come Pogacar rende tutti dei leoni. Dice che il piano di spendere il giusto per non arrivare vuoti al Tour ha dato ottimi frutti. Ogni giorno si faceva il punto su quanto si potesse spendere e le cose sono andate come nei piani. Sulla strada invece c’è ancora Majka, che come al solito ha dato l’ultima stoccata prima dell’attacco del capitano.

«Si faceva due volte il Monte Grappa – dice Rafal – voleva vincere. Con la bici rosa e tutto quel pubblico, lo capite. Con Pogacar è tutto bello. Io avevo già vinto la Vuelta con Contador, il Tour e adesso il Giro con lui, ma è la prima volta in vita mia che incontro un ragazzo così forte e umile. Più che un vincitore è un cannibale. Sono molto contento. Il Grappa è stato bellissimo. Quando siamo rimasti in tre o quattro corridori, mi ha detto di fare l’ultima accelerata, ma oggi tutta la UAE Emirates è andata fortissimo. Siamo partiti che pioveva, ma quando siamo arrivati qua c’era il sole. E’ stata una giornata perfetta. Non l’ho mai visto in difficoltà, per me al Tour arriverà ancora più forte. Sta crescendo, adesso recupera e poi sarà pronto per la Francia».

Questo è il momento dell’attacco: Majka dà tutto, sta per scattare l’attacco di Tadej
Questo è il momento dell’attacco: Majka dà tutto, sta per scattare l’attacco di Tadej

Tadej è rilassato e capiremo a breve che il giorno della crono era nervoso per davvero. Un attacco imprevisto di allergia lo ha preoccupato per diversi giorni. Poi col cambiamento del meteo le cose sono andate a posto e il risultato si è toccato con mano. Così adesso il Pogacar che ci troviamo davanti è sereno, felice, consapevole e in apparenza ancora fresco. Certo anche lui avrà fatto fatica e avrà avuto qualche preoccupazione, ma dando sempre la sensazione di essere in controllo. Ci fosse stato qualche avversario più solido, forse l’asticella sarebbe stata più alta.

E’ stato davvero tutto facile?

In un grande Giro non c’è mai niente di facile. Sono state tre settimane difficili, a cominciare da questo problema di allergia che a Napoli si è fatto più fastidioso e non se ne andava nemmeno con la pioggia. Non è stato tutto liscio, ma siamo arrivati fin qui con un buon margine sul secondo, per cui sono contento.

Per 18 chilometri senza soluzione di continuità: il pubblico del Grappa è stato una cornice eccezionale
Per 18 chilometri senza soluzione di continuità: il pubblico del Grappa è stato una cornice eccezionale
Difficile valutare le prestazioni senza i numeri: pensi di essere il miglior Pogacar visto finora?

Forse sì. Ho fatto un altro passo avanti, ma ogni anno è più difficile migliorare. Sono fortunato di poter ancora trovare qualche margine durante l’inverno. Sto ancora crescendo, invecchio, per cui adesso entra in gioco anche l’esperienza. Non posso dire tutto quello che ho fatto di diverso nella preparazione, ma è certo che qualcosa volevo cambiare.

Perché?

Con Inigo Sanmillan (suo preparatore fino al 2023, ndr) ci siamo lasciati in ottimi rapporti. L’allenamento con lui è stato molto positivo, ma a volte hai bisogno di un po’ di cambiamento di ritmo e di cose diverse. Un diverso metodo di lavoro. Per cui dopo cinque anni, ho voluto provare qualcosa di nuovo, anche giù dalla bici. Ho lavorato di più anche sul fisico e devo dire che è stato un bel cambiamento. Niente di troppo grande, ma sono soddisfatto del risultato e di come sono andati il mio inverno e la preparazione per le gare.

Non solo il bambino visto in tivù: Tadej ha regalato borracce anche ad altri
Non solo il bambino visto in tivù: Tadej ha regalato borracce anche ad altri
Adesso che è finito si può dire: sei mai stato in difficoltà durante il Giro?

Certo, è successo. Mi sono sentito a disagio molte volte. Sono state tre settimane di gare e ci sono molti momenti in cui ti senti a disagio sulla bici, fuori dalla bici. Hai problemi a dormire e cose del genere. E’ stata una corsa dura, ma devo dire che è stato uno dei migliori grandi Giri che abbia mai fatto nella mia carriera. Mi sono sentito benissimo con le gambe durante le tre settimane.

Potresti descrivere due momenti della tappa? Il primo, quando hai affiancato i compagni prima dell’attacco. Il secondo quando hai preso una borraccia e l’hai data a un bambino…

Sulla salita finale era impossibile parlare alla radio, perché nessuno sentiva niente a causa del baccano della gente. Quindi se vuoi comunicare, devi andare dai tuoi compagni di squadra e dire quello che vuoi dire. In quel momento volevo solo sapere come si sentissero, quanto ancora potessero spingere. Così avrei saputo dove prepararmi per attaccare e ho potuto pianificare gli ultimi chilometri. Invece quel ragazzo è stato davvero fortunato ad essere lì e correre accanto a me. Ho visto un uomo della mia squadra con la borraccia. L’ho presa e gliel’ho data. Penso di avergli rallegrato la giornata e forse non solo quella. Forse sarà una storia che racconterà per tutta la vita. Io comunque avevo ancora le borracce piene dalla cima della salita, perché in discesa non sono riuscito a bere.

Un arrivo e un inchino: nell’ultimo chilometro Tadej Pogacar ha ringraziato i tifosi che lo hanno accolto
Un arrivo e un inchino: nell’ultimo chilometro Tadej Pogacar ha ringraziato i tifosi che lo hanno accolto
Sei riuscito a finire il Giro con il serbatoio ancora pieno?

Il piano era sicuramente quello di finire il Giro con il morale alto, buone gambe e buona forma e penso di esserci riuscito. Sono felice di aver raggiunto questo obiettivo. Oggi è stata la prova finale in salita, per vedere se esco dal Giro con buone gambe e sono davvero soddisfatto della risposta che ho avuto dalle gambe.

Ci sono stati momenti di tensione con i tifosi?

Il Grappa è stato fantastico. Dal basso verso la cima, c’era un’atmosfera pazzesca. Davvero, davvero incredibile. Non potevamo nemmeno parlare alla radio, non si sentiva niente. Abbiamo pedalato così per 18 chilometri, c’era un sacco di gente. Qualcuno ha cercato di avvicinarsi troppo e ha provato a toccarmi. Qualcuno mi ha colpito in modo un po’ troppo energico, ma bisogna essere preparati anche per questo. Devi essere abbastanza stabile sulla bici per non cadere. Tutto sommato non è stato così male. A un certo punto c’era un ragazzo con una torcia in mano che mi correva accanto, forse un po’ troppo vicino. Ho avuto paura che mi bruciasse, ho sentito le scintille sul braccio. Ma dico anche che senza di loro non ci sarebbe stato questo spettacolo, per cui gli sono grato.

Il bacio a Urska, arrivata sul traguardo pochi minuti dopo il trionfo
Il bacio a Urska, arrivata sul traguardo pochi minuti dopo il trionfo

Nessun rimpianto

Il discorso va avanti fra le motivazioni per cui secondo lui gli sloveni brillano in così tanti sport. Poi con la domanda se ci tenesse ad arrivare con 10 minuti sul secondo, che Tadej ha rispedito al mittente dicendo che è bello vincere anche con un solo secondo di vantaggio. E a chi gli chiede se non aver preso la maglia rosa il primo giorno gli abbia rovinato la festa, risponde con le parole che chiudono degnamente questa sua giornata tutto rosa.

«Non ho rimpianti – sorride – penso che abbiamo corso davvero bene. Ci manca una sola cosa, provare a vincere domani a Roma con Molano. Se ci riusciamo, sarà un Giro più che perfetto. Ma se anche non si riuscisse, posso dice che è andato tutto alla grande, non ci sono stati brutti momenti. Sono felicissimo di come è andata, non potevo chiedere di meglio».

Per due ore Pellizzari ha fatto sognare gli italiani

25.05.2024
5 min
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BASSANO DEL GRAPPA – «Quando mi ha ripreso mi ha detto di mettermi a ruota. Io ci ho provato ma andava troppo forte e mancavano ancora tre chilometri alla vetta. Era una volata per me quel ritmo. Sono passato da 350 a 600 watt». Tadej Pogacar che riprende Giulio Pellizzari. E’ questa “la foto” di oggi e, forse, dell’intero Giro d’Italia. Di certo lo è per il marchigiano.

Era già successo sul Monte Pana che Pogacar rintuzzasse Pellizzari, ma stavolta questo recupero ha un valore gigantesco. Stavolta Pellizzari era in fuga da solo. Stavolta era una tappa lunga.

E in tutto ciò la folla impazzisce. Quella a bordo strada. Quella all’arrivo di Bassano e quella alla televisione.

Qualche attimo di stanchezza, ma un minuto dopo Pellizzari era già pronto per le interviste
Qualche attimo di stanchezza, ma un minuto dopo Pellizzari era già pronto per le interviste

Per sé e per la gente

Appena arriva, il corridore della VF Group-Bardiani si appoggia alle transenne. Si siede. Ha il fiatone, ma poco dopo è già pronto a raccontare. Un recupero impressionante. Aspetto non secondario. Vuol dire che sta bene.

Pellizzari è un fiume in piena di emozioni: «Volevo assolutamente prendere quel Gpm, perché volevo indossare la maglia blu a Roma domani, anche se non è mia. Non pensavo di aver guadagnato così tanto quando sono partito».

«Sull’ultima salita ho dato tutto. E forse ad un certo punto ci ho anche creduto. C’era tanta gente sulla strada che urlava il mio nome e mi diceva di crederci. “Vai che è tua”. Io facevo le corna! Ma quel tifo è servito. E’ stato come avere una gamba in più. Ero qui nel 2014 da bambino a vedere Quintana e oggi c’ero io: un’emozione assurda».

Lo spettacolo del Grappa. «Mio padre è di queste parti. Ci tenevo a fare bene per tutta questa gente»
Lo spettacolo del Grappa. «Mio padre è di queste parti. Ci tenevo a fare bene per tutta questa gente»

Sguardo avanti

Quel ragazzino, under 23 di primo anno, che incontrammo al Giro della Valle d’Aosta, guarda caso in lotta per la maglia dei Gpm, sembra lontanissimo. E invece è storia di appena due estati fa. Condividevamo l’albergo e ogni sera si parlava un po’. Ma in quanto a spontaneità è lo stesso.

«Tutto il Grappa – va avanti Giulio – è stata una grande emozione, poi quando ho visto Pogacar che potevo fare? Ho pensato solo ad andare a tutta e di provare a tenerlo ma lui andava troppo, troppo forte. Speravo solo di arrivargli il più vicino possibile. Probabilmente se non ci fosse stato Tadej ora avrei due vittorie al Giro».

Prima abbiamo accennato al recupero di Giulio, qualità fondamentale per chi punta ai grandi Giri. L’aver concluso bene il Giro, essere stato così protagonista nella terza settimana, dopo aver persino superato dei malanni, ha un significato gigantesco in ottica futura.

«Il mio Giro non era iniziato proprio nel modo che volevo – riprende il corridore – Qualcuno addirittura mi aveva detto che non ero pronto a questo e al salto nel WorldTour: io volevo solo dimostrare il contrario, quindi sono contento anche per questo.
«Questa mattina ho sentito Massimiliano Gentili (il suo diesse tra gli juniores, ndr) e lui mi ha detto: “Dimostra che al ventesimo giorno sei questo”».

Tonelli sta tagliando il traguardo, Pellizzari al Processo alla Tappa si volta e lo cerca con lo sguardo
Tonelli sta tagliando il traguardo, Pellizzari al Processo alla Tappa si volta e lo cerca con lo sguardo

Tonelli, che guida

Ma oggi è stata brava anche la sua squadra, come del resto per tutto il Giro. La VF Group-Bardiani ci ha sempre provato e verso Bassano sono riusciti ad imbastire un gioco di squadra tra i giganti. L’aiuto di Alessandro Tonelli è stato funzionale… e bello.

«Stamattina – ha raccontato Tonelli – l’idea era di portare Giulio in fuga con uno tra me, Fiorelli o Tarozzi. Poi invece sono entrato io e Giulio si è mosso solo al primo passaggio sul Grappa. Io sono rimasto davanti ma senza forzare troppo. Anche perché hanno preso la salita come se il traguardo fosse a lì a tre chilometri. Io mi sono gestito. Poi quando è uscito Giulio ho pensato solo ad aiutarlo.

«Certo, nello strappo in discesa è stato un po’ frenetico. Mi ha fatto spendere tanto, magari senza quello sforzo sarei riuscito ad aiutarlo un pelo di più dopo».

Tonelli non solo ha tirato, e si è preso l’Intergiro, ma ha pensato a Pellizzari anche dopo che lui lo avrebbe lasciato.

«Nel breve tratto in pianura tra i due Grappa gli ho detto di mangiare, d’idratarsi e soprattutto di gestirsi in salita, perché la scalata sarebbe durata un’ora. Per due terzi di salita Roberto (Reverberi, ndr) mi teneva aggiornato. Sentivo che Giulio teneva bene. Poi è uscito Pogacar. Ma si sapeva…».

Tonelli (qui al podio per l’Intergiro) e la squadra hanno dato a Pellizzari un ottimo supporto
Tonelli (qui al podio per l’Intergiro) e la squadra hanno dato a Pellizzari un ottimo supporto

Futuro Pellizzari

Il ciclismo può diventare tecnico e futuristico quanto vuole, ma il nocciolo resta questo: il ragazzo che attacca in salita. E’ l’emozione, il sogno.

E non si può non insistere sul coraggio di Pellizzari e su quella manciata scarsa di chilometri con Pogacar.

«Quando Tadej mi ha ripreso – continua il marchigiano – ho pensato proprio a lui l’anno scorso al Tour, quando andando in crisi disse: “I’m gone, I’m dead”. Pensavo a come oggi questa frase la dicano gli altri… ed anche io». 

Giulio Pellizzari (classe 2003) in azione sul Grappa. Alla fine ha chiuso 6° con il drappello dei big
Giulio Pellizzari (classe 2003) in azione sul Grappa. Alla fine ha chiuso 6° con il drappello dei big

E ora Roma

Il fatto di aver tenuto il ritmo dei migliori, stando già fuori da oltre un’ora, nel secondo passaggio sul Grappa non è una cosa banale.

«La resistenza – prosegue Pellizzari – è un po’ il mio punto di forza. Ho cercato di procedere con regolarità. L’ho scalato entrambe le volte con lo stesso ritmo. Il Grappa è davvero duro, ma è il tipo di salita che piace a me».

«Sono contento del mio Giro d’Italia. Tanti tifosi mi chiedevano una tappa, ma ora sono anche contento che sia finito perché sono veramente stanco».

Giulio Pellizzari alle 21:45, come tutta la carovana, volerà verso Roma. La valigia che caricherà sull’aereo conterrà un’esperienza in più… e ovviamente gli occhiali e la maglia rosa che Pogacar gli ha dato sul Monte Pana.

Bardet e la sua Foil RC: un bel… mostro da competizione

25.05.2024
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ALPAGO – Le strade del Grappa saranno l’ultima occasione di questo Giro per vedere all’opera in salita Romain Bardet. Il francese classe 1990 corre dal 2021 al Team DSM Firmenich e come tutti i corridori della squadra olandese è passato dall’avere a disposizione due tipi di bici – aero e da salita– al fare tutto con lo stesso modello. Scott infatti ha spinto affinché i team sponsorizzati utilizzino unicamente la Foil RC. In DSM è scelta comune per i team WorldTour maschile e femminile e per i devo team. Stessa scelta per la Q36.5 in Svizzera.

Si può dire senza troppi dubbi che la scelta di Scott sia stata avveniristica e abbia convinto altri marchi a creare una bici leggera che fosse anche aerodinamica. A ben guardare ormai tutti i team puntano a ridurre al minimo la scelta di bici, traendone vantaggi logistici ed economici.

Una bici standard

Felipe Ennes Houdjakoff, il cui soprannome è Capo e ha una vera venerazione per Ayrton Senna, è brasiliano, fa il meccanico e lavora con DSM da dieci anni. E’ lui a condurci nelle specifiche della bicicletta di Bardet, prendendo la scorta dal tetto dell’ammiraglia, perché quella da gara è già montata sui rulli in previsione di una partenza veloce.

«In realtà – dice guardandola – nessuno dei nostri corridori usa qualcosa di particolare. Ne parlano con i vari esperti e già prima del Giro predispongono il materiale, quello che serve per eventuali situazioni più o meno delicate. Poi per il resto, niente di speciale. E Bardet non fa eccezione. Usa ruote da 35 per le tappe di montagna e più alte per quelle veloci. Il telaio ha misura standard, una L. La posizione l’ha rivista a inizio stagione, ma lui è qui già da qualche anno, per cui non ha dovuto cambiare misure. Ricordo che venne con le sue schede, fece il bike fitting con i biomeccanici e da allora non s’è più spostato».

Bardet pedala in salita in posizione non troppo avanzata e con ruote Dura Ace C35
Bardet pedala in salita in posizione non troppo avanzata e con ruote Dura Ace C35

Aerodinamica e regole

Scott e la squadra hanno fatto un ragionamento piuttosto ampio, considerando un solo sistema quello composto dall’uomo, la bici e i componenti. Solo in questo modo si possono valutare, a loro avviso, gli effettivi vantaggi aerodinamici. Perciò, quando nel 2021 l’UCI ha varato le nuove regole in termini di geometrie e misure, avendo la Foil come punto di partenza, il team ha iniziato a rielaborare la bicicletta che voleva dare ai suoi atleti.

Il primo step conseguito da Scott è stato quello di ridurre la resistenza aerodinamica di ciascun tubo. Per questo sono stati ridotti al minimo gli incroci fra i vari segmenti. Inoltre per ciascun atleta si è messa a punto una posizione in linea con i valori di avanzamento imposti dall’UCI e in grado di produrre un sensibile guadagno. A questo scopo concorre anche il tubo di sterzo, evidentemente sovradimensionato. Oltre a consentire il passaggio interno di ogni cablaggio, funge anche da carenatura, tagliando l’aria in abbinamento con la forcella dai foderi larghi e sottili.

La cura dei dettagli

Il tubo obliquo e il piantone si integrano nel sistema. I foderi obliqui sono stati abbassati, aumentando il comfort, ma riducendo la resistenza all’aria. A ciò concorre anche una rotazione di 10 gradi verso l’interno favorendo l’espulsione dell’aria che passa attraverso i raggi mentre girano. Inoltre grazie all’abbassamento dei foderi, è stato possibile “nascondere” le pinze dei freni a disco, riducendo la resistenza aerodinamica e donando alla Foil una superiore pulizia estetica.

«La bici è veloce – spiega Felipe – a maggior ragione quando si fa la giusta scelta di ruote. Anche nelle tappe di salita, il cerchio Dura Ace C35 di Shimano tiene basso il peso complessivo, dà rigidità in discesa e negli scatti e non compromette la velocità della bici in discesa. Nelle corse veloci invece la ruota C50 esalta la velocità di questa bici, che trova così il massimo della sua aerodinamica. Sulle ruote per tutti ci sono dei tubeless che variano in base al percorso e alle condizioni della strada. Quanto ai rapporti, Romain usa una scala piuttosto standard. Anche oggi una guarnitura 40-54 e pacco pignoni 11-34.

Veloce e leggera

L’ultima annotazione del meccanico riguarda proprio la scelta dei componenti, considerati appunto tutt’uno con la bici.

«Esiste un equilibrio tra aerodinamica e peso – dice – la bici aerodinamica di solito è più pesante, invece questa Foil è leggera e i corridori se ne sono accorti e sono contenti. Con la stessa Foil RC lo scorso anno il vostro Dainese faceva le volate, quindi è veloce, leggera e anche rigida. Sono stati disposti meglio i fogli del carbonio, non ci sono tante giunzioni, i collarini sono minimali per forme e peso. Abbiamo ridotto il peso senza rinunciare a sicurezza e rigidità. Il manubrio è una delle parti che Romain preferisce. E’ nato per la bici come il reggisella. Forse non hanno bisogno di personalizzazioni perché va già tutto bene così com’è…».

Cherry Juice: il succo rosso che bevono dopo l’arrivo

25.05.2024
4 min
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SAPPADA – La novità da quest’anno è contenuta nelle bottigliette da mezzo litro che vengono passate ai corridori dopo l’arrivo. Tutti le vedono, tutti chiedono di cosa si tratti: contengono un liquido rosso scuro. Dei nitrati e della barbabietola abbiamo già parlato, ma la sensazione è che si tratti d’altro: infatti è il Cherry Juice. Per questo ci siamo rivolti a Laura Martinelli, nutrizionista della Jayco-AlUla, per avere lumi in merito. Che cosa c’è dentro quelle bottigliette?

«Sono ciliegie – risponde – anzi, amarene. Sono particolarmente ricche di antiossidanti che favoriscono il recupero. E quello prima inizia e meglio è ed è il motivo per cui lo bevono sulla linea d’arrivo. Inoltre lo stesso prodotto, se viene assunto nel dopocena, dato che contiene naturalmente della melatonina, favorisce anche l’addormentamento. Ha lo stesso colore del nitrato, ma non c’entra nulla con la barbabietola».

Nelle borse dei massaggiatori all’arrivo, bibite e bottigliette con il succo di ciliegia
Nelle borse dei massaggiatori all’arrivo, bibite e bottigliette con il succo di ciliegia

Le preziose amarene

Succo di ciliegia. Ne avevamo già parlato su bici.STYLE quando Rossella Ratto ci ha descritto i benefici delle ciliegie e ora i tasselli compongono un mosaico più chiaro e dai contorni definiti.

«Alcuni studi preliminari – ha scritto la nostra esperta di nutrizione – suggeriscono che le ciliegie di Montmorency, note anche come amarene, si differenziano per un maggiore contenuto di melatonina, ormone che regola il ciclo sonno-veglia e il loro consumo potrebbe favorire il sonno migliorandone la qualità ed aumentandone la durata. Le amarene più sono scure più contengono antociani e hanno quindi un miglior potere antinfiammatorio. Sembrerebbero inoltre capaci di ridurre il dolore muscolare e la fatica durante l’esercizio prolungato.

«Con queste proprietà le ciliegie possono essere quindi un frutto di prima scelta per i ciclisti, da consumare quotidianamente in questo periodo, al fine di sostenere anche gli allenamenti più impegnativi e migliorare il recupero durante il sonno».

Il Cherry Juice viene disciolto in acqua nella concentrazione voluta
Il Cherry Juice viene disciolto in acqua nella concentrazione voluta

Gel disciolti in acqua

Tolta la prima parte di curiosità, ancora con Laura Martinelli quel che ci preme capire è il dosaggio di questo succo di ciliegie e il quantitativo che ciascun corridore manda giù per avere l’effetto voluto sul recupero.

«Sembra tanto liquido – risponde – ma in realtà è perché si tratta di succo concentrato che si vende in forma di gel e si schiaccia dentro la bottiglia da mezzo litro. Parliamo di un prodotto molto concentrato da 40 ml disciolto in mezzo litro d’acqua. Contiene anche 25 grammi di zucchero, però penso che i corridori preferirebbero bersi mezza Coca Cola o mezza Fanta. Non so se altre squadre abbiano bevande già pronte, noi abbiamo i gel e li sciogliamo in acqua. Sono molto dolci e i corridori farebbero fatica a prenderli così, anche se qualcuno lo fa, ma è davvero molto stucchevole».

Questo il Cherry Juice in dotazione alla Jayco-AlUla, prodotto da 6D Sport Nutrition
Questo il Cherry Juice in dotazione alla Jayco-AlUla, prodotto da 6D Sport Nutrition

Il protocollo del recupero

Interessante anche la parte legata al quantitativo di melatonina contenuto nelle amarene. Non tanto perché il gel diventi un sonnifero, ma perché assumendolo il riposo notturno diventa un momento di miglior recupero.

«Mentre dopo l’arrivo si dà a tutti – spiega Martinelli – dopo cena lo prende solo chi magari fa fatica a dormire. Per cui si parla di un prodotto che si prende principalmente per il recupero nell’immediato dopo corsa, dopo che hanno bevuto qualcosa di fresco, ma c’è anche chi per questo usa i chetoni. Una volta nel bus, diamo il recupero con le proteine disciolte in acqua oppure latte. Quindi fanno la doccia e poi mangiano la pasta o il riso. Diciamo che la novità di quest’anno è il Cherry Juice. C’è chi lo usa già dall’anno scorso, ma nel nostro protocollo è la novità del 2024».

Tra orgoglio e rivincita, la firma di Vendrame su Sappada

24.05.2024
5 min
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SAPPADA – Nel giorno della battaglia del Piave, Andrea Vendrame porta a casa la battaglia sportiva di questo arrivo infradiciato dalla pioggia che cade da ore. 147 chilometri di fuga dal mattino, 28 da solo. Il corridore della Decathlon-Ag2R, nato a Santa Lucia di Piave, aveva annunciato dal mattino che avrebbe provato a cercare la fuga. E quando finalmente si è trovato nel gruppo al comando della corsa, ha iniziato a pensare a come portare a casa la vittoria.

Andrea Vendrame ha 29 anni, è professionista dal 2017 e con questa il conteggio delle sue vittorie passa a sei. Basta guardarlo in faccia per capire che la sua non è una storia banale. Le cicatrici sul volto gli ricordano ogni giorno che in questo mestiere non c’è nulla di facile. Un’auto gli tagliò la strada e lo travolse in allenamento a Vittorio Veneto. Era da solo, sfondò il vetro con il volto e fu lui a chiamare i soccorsi. Gli ricucirono la faccia con sessanta punti, ma Andrea non si diede per vinto. Dal Trofeo Piva di aprile passò direttamente al Val d’Aosta di luglio. E appena ritrovò una forma di condizione accettabile, arrivò terzo al campionato europeo e poi quarto in un assaggio di professionismo alla Coppa Sabatini. La sua carriera tra i grandi iniziò in questo modo, guarendo da un incidente. Per questo quando Vendrame vince, è sempre qualcosa di speciale e sudato.

«E’ da anni che cercavo la vittoria – dice – ho fatto tanti piazzamenti. Dicono che non sono un corridore molto vittorioso, ma sempre piazzato. Oggi penso di aver fatto vedere un po’ di che pasta sono. Sono felice per come è uscita la corsa, come si è messa la tappa e per come ho vinto. Ho fatto vedere che non sono un corridore da sprint, non sono un corridore da montagna, ma posso giocarmela in diversi terreni. Sono un corridore mix…».

Sin dalla partenza, Vendrame aveva detto di voler entrare nella fuga giusto. E’ stato di parola
Sin dalla partenza, Vendrame aveva detto di voler entrare nella fuga giusto. E’ stato di parola

Lacrime a San Martino

Ride, è contento e se la merita tutta. La sua precedente e unica vittoria al Giro risale al 2021, quando andò in fuga verso Bagno di Romagna e battè Chris Hamilton nello sprint a due. Nel 2019, quando correva ancora con la Androni Giocattoli-Sidermec, la vittoria gli sfuggì a San Martino di Castrozza, quando era abbondantemente solo in testa alla tappa. Come oggi, praticamente all’ultimo chilometro. Invece la sua bici si ruppe, Chaves lo superò e a lui non rimase che un amarissimo secondo posto.

«Ogni tanto ci penso ancora – sorride amaramente – ci siamo passati l’altro giorno in discesa e sinceramente mi è venuta giù una lacrima. Per fortuna pioveva, così nessuno l’ha vista. Quella di oggi era una tappa in cui avevo messo un bollino rosso. L’importante era essere nella fuga di giornata perché si sapeva che sarebbe andata a giocarsi la vittoria. Quindi entrandoci, il primo obiettivo l’ho centrato. A quel punto stava a me gestire al meglio la situazione. Ero arrivato al Giro con una condizione già buona, però ho dovuto fare i conti con una bronchite che mi ha messo fuori gioco dalla tappa di Rapolano, quella con le strade bianche. Ho dovuto lottare con questo piccolo problema fisico, ma alla fine ne sono venuto fuori».

Infiniti piazzamenti, ma la vittoria a Vendrame mancava da giugno 2021
Infiniti piazzamenti, ma la vittoria a Vendrame mancava da giugno 2021

L’oro di Decathlon

La sua squadra è in testa alla classifica a tempi. Le tappe vinte sono due, dopo quella di Paret-Peintre. O’Connor è ancora quarto in classifica generale a 1’43” dal podio. Rosario Cozzolino, responsabile del ciclismo di Decathon Italia, dice che le bici Van Rysel di alta gamma, che erano già introvabili in Francia, sono esaurite anche in Italia. Attorno al team si respira certamente un’aria nuova.

«Fin dall’inizio del Giro – dice Vendrame – stiamo andando veramente forte. O’Connor è in classifica generale, domani si deciderà il risultato finale di questo Giro. Siamo a un passo dal podio, ci proveremo. Per il resto, sono cambiati i materiali, è cambiato il clima all’interno della squadra. Tra noi c’è più unione, si scherza, si ride, c’è più collaborazione. Questo lo dimostrano tutti i risultati che abbiamo ottenuto finora. Sono contentissimo di questo cambiamento e per l’entrata dei nuovi sponsor. Speriamo che sia così anche per il prosieguo».

La fuga più dura

Quando nella stanza entra Pogacar, si capisce che il tempo per il vincitore sia finito. Perché puoi anche aver vinto una tappa al Giro, ma devi sempre stare un passo indietro rispetto al padrone della corsa. Andrea si alza, lo accompagnano l’addetto stampa della squadra e lo chaperon che lo scorterà fino all’antidoping. L’ultima domanda, ricordando il video del mattino, gliela facciamo su quanto sia stato davvero difficile entrare nella fuga giusta.

«Secondo me è stato più difficile prendere la fuga che vincere – riflette Vendrame – perché c’era una battaglia veramente ardua. Ero presente fin dall’inizio, nella prima fuga, ma ci hanno ripresi. Poi siamo riusciti a portare via un altro drappello a San Daniele del Friuli. L’importante era essere dentro, quindi il primo obiettivo era quello. Poi lo sapete, sono un po’ matto, mi chiamano Joker. Ho attaccato in discesa ed è andata bene. Ho tenuto un ritmo regolare e sono arrivato in solitaria all’arrivo. Non potete neppure immaginare quanto sia importante per me questa giornata…».

Maguire ci presenta il Pogacar che non conosciamo

24.05.2024
4 min
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SAPPADA – Oggi Tadej Pogacar ha vissuto una giornata tranquilla, specialmente in bici. Poi per lui sono iniziate le solite pratiche: interviste, controlli, conferenza stampa… e in questo frangente interviene il suo “angelo custode”, Luke Maguire, addetto stampa della UAE Emirates (al suo fianco nella foto di apertura).

Mentre si attende l’arrivo della maglia rosa, oggi un quarto d’ora più indietro di Vendrame, è proprio Maguire che ci porta a scoprire un Tadej diverso. Quello dietro le quinte, nel vero senso della parola. E ci apre uno spiraglio anche sul suo lavoro, quello di assistere al corridore più forte del mondo. E di come Tadej abbia trovato il suo equilibrio con il Giro d’Italia.

Un Giro che lo ha visto praticamente sempre con il microfono in bocca. In quanto vincitore di tappa o portatore della maglia rosa, cosa che fa ininterrottamente dal 5 maggio, “Pogi” era in mix zone, alle interviste flash dopo il traguardo o alle conferenze stampa post tappa. In un paio di occasioni è parso nervoso, ma molto più spesso è stato solare.

Luke Maguire con Tadej Pogacar in mix zone
Luke Maguire con Tadej Pogacar in mix zone
Come fai a capire quando lui sta bene, è nervoso, è tranquillo, insomma, il suo stato d’animo?

Tadej è un ragazzo molto calmo, direi. E il suo stato d’animo lo si capisce molto bene anche dal suo linguaggio del corpo. solitamente è sorridente. Si trova bene con le persone intorno a lui. Trasmette ottimismo. E anche per questo c’è una buona atmosfera. In più è un grande motivatore.

Sa fare gruppo dunque…

Nella nostra squadra l’atmosfera è ideale. Lui è sempre molto propositivo con tutto lo staff, con tutti coloro che sono sull’autobus e noi lo vogliamo vedere così… E’ un esempio. Fa lavorare al meglio tutti, dai massaggiatori ai meccanici. E questo suo modo di essere sorridente ed ottimista è una spinta in più.

Dopo la gara solitamente cosa chiede prima di tutto? 

La prima cosa quando attraversa la linea d’arrivo è il suo telefono per mandare messaggi o chiamare Urska (Zigart, la sua compagna, ndr). Questa è la cosa più importante per lui. Poi sì, si concentra molto anche sul recupero, gli integratori, assume le sue bevande e il suo cibo. Non ne è ossessionato, ma è certamente molto professionale. Dal suo modo di fare fa sembrare tutto molto naturale e facile, ma in realtà in quello che fa ci pensa molto.

Pogacar spesso è salito sul podio anche tre volte: vittoria di tappa, maglia rosa e maglia blu di miglior scalatore. In queste fasi Maguire è cruciale
Pogacar spesso è salito sul podio anche tre volte: vittoria di tappa, maglia rosa e maglia blu. In queste fasi Maguire è cruciale
Luke, veniamo al tuo lavoro: che differenze hai notato nel seguire Tadej fra Giro d’Italia e Tour de France?

La mia giornata è abbastanza simile, con gli obblighi del podio e le conferenze stampa, sia al Tour che al Giro. Penso che qui al Giro con lui si sia fatto un passo in avanti per i tanti tifosi che si sono visti a bordo strada. E penso anche che sia stata una gara fantastica per Tadej, ma anche per noi e per gli italiani: si sono entusiasmati in un modo diverso dal solito. Okay, lui è sloveno ma passa molto tempo in Italia. Vive vicino all’Italia, quindi credo che il vostro Paese sia un posto speciale per lui.

Quando siete in macchina per tornare in hotel di cosa parlate? Quali sono gli argomenti?

Prima di tutto controlliamo se è un bell’albergo! Poi, visto anche che gran parte del nostro staff è italiano, magari chiediamo loro qual è il piatto tipico della regione. O cosa potremmo trovare a cena. Anche se questo riguarda più noi dello staff che Pogacar o i corridori.

Possiamo immaginare…

Loro devono seguire tutti gli aspetti della dieta che gli indica il nutrizionista. Quindi Tadej non mangia sempre le specialità locali, ma noi sì! E si scherza su queste cose. Fa alcune battute in merito. E anche se è stanco ha sempre una bella energia.

In verde l’adesivo di Hulk che Pogacar ha sul manubrio della sua bici
In verde l’adesivo di Hulk che Pogacar ha sul manubrio della sua bici
Durante questo Giro hai avuto qualche richiesta particolare o strana da parte di noi giornalisti?

Una richiesta particolare, forse potrebbe riguardare il piccolo logo sul manubrio, Hulk. Questa è probabilmente la richiesta più insolita. E neanche io so bene perché lo chiedano.

E per Roma Pogacar vi ha fatto qualche domanda? Si è informato? Magari avete previsto una passeggiata in centro la sera per vedere il Colosseo o Fontana di Trevi?

Penso che per quella sera il nostro hotel sia abbastanza lontano dal centro di Roma, quindi non sono sicuro di quanto potremmo godercela. Prima dovremmo sbrigare le cose principali,  successivamente ci riuniremo tutti in gruppo e ceneremo in un ristorante vicino all’hotel. Dopodiché, penso che Tadej abbia degli obblighi con la gara. Obblighi che avranno anche le altre maglie di leader. Ma la verità è che tornare a casa sarà una priorità per lui.

Luke, più che una domanda chiudiamo con un consiglio. Visto che non sempre Pogacar si è potuto gustare le specialità locali, una pasta molto romana, forse ancora più tipica della carbonara che lui ama tanto, è la cacio e pepe…

Va bene. Glielo dirò e penso che gli piacerebbe provarla.

Il Giro a Peonis, nella leggenda di Ottavio Bottecchia

24.05.2024
5 min
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Il primo traguardo volante di oggi, dopo 56 chilometri dalla partenza, è piazzato a Peonis, frazione di Trasaghis in provincia di Udine. Un paesino di duemila anime tra le sponde del Tagliamento e le prime propaggini montuose della Carnia. Perché RCS Sport ha scelto proprio Peonis? Forse perché lì, il 3 giugno 1927, fu trovato agonizzante Ottavio Bottecchia: il primo italiano a vincere il Tour de France, giusto cent’anni fa. Ma chi era davvero Ottavio Bottecchia, perché è stato così importante nella storia del ciclismo e perché, nonostante questo, è stato a lungo dimenticato?

Poche settimane fa ho avuto la fortuna di presentare ad una serata “Il corno di Orlando. Vita, morte e misteri di Ottavio Bottecchia” la monumentale biografia scritta nel 2017 da quello che è forse l’ultimo grande aedo del ciclismo italiano, Claudio Gregori. Quindi ho alzato il telefono e l’ho chiamato, per farmi raccontare direttamente da lui.

Claudio, perché Bottecchia è stato così importante?

Per questo basta ricordare tre numeri. Ha vinto due Tour de France come Coppi e Bartali, ma Bartali ha portato la maglia gialla 23 giorni, Coppi – il più grande corridore di sempre – 19. Bottecchia in maglia gialla ci è rimasto per 34 giorni! E nel 1924, anno della sua prima vittoria, dalla prima all’ultima tappa. Questo significa che al Tour non è stato solo l’italiano più vincente, ma anche il migliore.

E questo nonostante abbia gareggiato da professionista per pochissimi anni, dal 1922 al 1927.

Esatto, questo è fondamentale per capire il livello della sua grandezza. La carriera di Bartali è durata vent’anni, quella di Coppi quasi altrettanto, pur dovendo fare i conti con la Seconda Guerra Mondiale. Bottecchia invece ha corso davvero solo per quattro anni.

La sua vita è stata sempre segnata dal dolore, dalla miseria e dalla tragedia.

Veniva da un mondo umile, dove prima di tutto si doveva trovare il modo di guadagnare “schei” per andare avanti. E’ stato eroe di guerra, catturato tre volte e tre volte fuggito. Durante la rotta di Caporetto, si trovava vicino al Tagliamento a difendere la ritirata dei suoi commilitoni quando il suo battaglione è stato attaccato con l’iprite, il terribile gas usato in quegli anni. Lui è rimasto al suo posto, si è caricato la mitragliatrice da 50 chili sulle spalle e con quella teneva occupati i tedeschi.

Bottecchia rimase in maglia gialla per 34 giorni: 11 più di Bartali, 15 più di Coppi
Bottecchia rimase in maglia gialla per 34 giorni: 11 più di Bartali, 15 più di Coppi
Come è finita?

Quando ha sparato l’ultima pallottola, l’hanno catturato. Lui durante una marcia ha finto di cadere in un burrone e l’hanno lasciato lì. Così la mattina dopo si è ripresentato dai suoi compagni, riportando anche la mitragliatrice dicendo: «Ciò, l’è roba del Governo, no poteva miga lasarla là». Dopo la guerra è stato ricoverato per la malaria e per le conseguenze dell’esposizione all’iprite. Poi si è rotto la clavicola, ha dovuto affrontare la morte della primogenita… Insomma, Bottecchia ha sempre dovuto duellare con il dolore, ancora prima che con gli avversari. Basti pensare che portava a casa alla moglie il rifornimento che gli davano alle corse.

E in tutto questo è stato il primo corridore italiano a vincere il Tour de France. Come ci è riuscito?

Con la perseveranza e la fame. Dopo il Giro del 1923, in cui corse da “isolato” e si fece notare arrivando 5° in classifica generale, fu ingaggiato dalla squadra francese Automoto per il Tour dello stesso anno. Doveva aiutare il suo capitano Henri Pélissier, ma si trovò in maglia gialla. Prima della 10ª tappa aveva oltre 12’ di vantaggio sul secondo, Alavoine, e quasi mezz’ora sul terzo, proprio Pélissier. Ma in quella frazione, la Nizza-Briançon, fu vittima di una congiura. Gli misero del lassativo nella borraccia. Così Bottecchia visse una via crucis che al traguardo gli costò 41’ di ritardo sul vincitore e, naturalmente, la maglia gialla.

E chi fu il vincitore quel giorno?

Henri Pélissier, il suo capitano. In questo modo Automoto al termine del Tour fece 1° e 2° in classifica generale. I francesi erano contenti e, tutto sommato, anche Bottecchia. Perché tornò dalla Francia con un contratto principesco per i tre anni successivi, che pose fine ai famosi problemi di schei. E in più la promessa di poter correre da capitano unico. Infatti nel 1924 indossò la maglia gialla dalla prima all’ultima tappa, poi vinse anche il Tour del 1925.

Nell’antica mola della frazione di San Martino, dove Bottecchia nacque nel 1894, sorge ora un museo a lui dedicato
Nell’antica mola della frazione di San Martino, dove Bottecchia nacque nel 1894, sorge ora un museo a lui dedicato
Bottecchia è rimasto famoso anche per la sua morte, un mistero tuttora irrisolto. Cosa successe quella mattina a Peonis?

Di certo c’è solo che la mattina del 3 giugno 1927 fu trovato ferito e incosciente da un gruppo di contadini sulla strada di Peonis, zona in cui si allenava abitualmente. Lo caricarono su un carro e lo portarono all’ospedale di Gemona, dove i medici riscontrarono due fratture al cranio oltre ad altre ferite meno gravi. Morì il 15 giugno dopo 12 giorni di agonia. Ci sono almeno venti versioni diverse e io nel mio libro le vaglio tutte. Dall’aggressione fascista ad una vendetta legata a giri di scommesse, dal malore alla caduta accidentale. La mia tesi è questa: il mistero si accompagna bene a Bottecchia, lo ingigantisce, lo esalta. Perché lui non appartiene alla storia, ma alla leggenda.

Come ti salvo il velocista in montagna. Parola a Bramati

24.05.2024
5 min
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PADOVA – E adesso sono tre a due per Milan. Dopo la vittoria di ieri Tim Merlier accorcia le distanze nello scontro diretto con il friulano. E sarà la volata di Roma a dirci chi sarà il miglior velocista del Giro d’Italia 2024. Già, ma a Roma bisogna arrivarci. E se tante salite sono ormai alle spalle, parecchie ne restano. A cominciare da quelle di oggi verso Sappada.

Come ti porto il velocista a Roma? E’ questa la summa dell’articolo. Non si tratta solo di tenere duro e arrivare entro il tempo massimo. Ne parliamo con Davide Bramati, direttore sportivo esperto, che ha proprio in Merlier lo sprinter di punta.

Tra l’altro in casa Soudal-Quick Step non è la prima volta che si ritrovano a lottare con il proprio uomo veloce sulle montagne. Memorabile fu l’arrivo di Fabio Jakobsen due anni fa al Tour de France. Lo sprinter fu aiutato dalla squadra. Squadra che per il velocista non è importante solo in vista della volata in pianura, ma anche nelle tappe dure per aiutarlo a portare su i suoi tanti chili.

Davide Bramati, è uno dei direttori sportivi della Soudal-Quick Step
Davide Bramati, è uno dei direttori sportivi della Soudal-Quick Step
Come sta Merlier, “Brama”, lo abbiamo visto anche ieri..

Sta bene, siamo a pochi giorni dalla fine di questo Giro e penso che ha fatto veramente bene.
Prima di Padova, venivamo da due giorni non facili. Quella verso il Passo Brocon è stata veramente una tappa dura. Però con i compagni di squadra Tim è arrivato abbondantemente in tempo. C’era ancora un po’ di margine rispetto al tempo massimo. Tutto sotto controllo.

Sei andato dritto al cuore dell’articolo: “con i compagni di squadra”. Spesso si pensa che il velocista se la debba cavare da solo, invece come si organizza il treno “al contrario” del velocista? Quello che lo deve aiutare a salvarsi dal tempo massimo?

Stando vicini in primis. Facciamo l’esempio del Brocon. In partenza c’era da fare subito il Passo Sella. Si sapeva che tante squadre volevano andare in fuga e questo per i velocisti sarebbe stato un bel problema. Si sarebbero staccati… come poi di fatto è successo. Ma già dall’inizio del Giro quando Tim sarebbe stato in difficoltà avrebbe sempre avuto al fianco Cerny, Van Lemberg e Lamperti. Tre uomini per non perdere troppo e, se possibile, rientrare. Nelle tappe durissime il nostro obiettivo era arrivare in tempo massimo.

Quindi si stabilisce la tattica in base all’altimetria? Del tipo: qui si può andare più forte. Qui si recupera. Di qua possiamo perdere tot…

Certo. Ne abbiamo parlato anche ieri mattina nel bus nell’andare alla partenza. Ad un certo punto Merlier ed altri velocisti nella prima valle, quella che portava al Passo Rolle avevano recuperato. Era un gruppo di 30-35 corridori e girando tutti hanno ripreso un minuto e mezzo al gruppo della maglia rosa. Quando dietro c’è un bel gruppo che collabora le cose diventano più facili. E questo gli consente anche di andare un po’ più piano sulle salite.

Tim Merlier ha una squadra “tutta sua” che lo scorta in salita
Tim Merlier ha una squadra “tutta sua” che lo scorta in salita
E risparmiare energie preziose in vista di tappe come quella di ieri o quella di Roma…

Esatto. Verso il Brocon, la tappa che abbiamo preso ad esempio, era tutto sotto controllo, tanto che sono arrivati in cima al Rolle, la seconda salita di giornata, con 10 minuti e mezzo. Mancavano circa 90 chilometri, 30 dei quali in salita. Vista la media oraria che avevano, sui 36 all’ora, il tempo massimo sarebbe stato sui 57 minuti. E infatti alla fine è stato di 58′. Sono arrivati con 48′ di ritardo: quindi tutto sotto controllo.

Sempre in relazione al tempo massimo e alle frazioni di montagna: sono peggio le tappe corte o  quelle più lunghe?

Sicuramente nelle tappe più lunghe c’è più tempo e anche più margine per gestirsi. Ma in generale devo dire che qui al Giro d’Italia in una tappa come quella del Brocon, il tempo massimo era fissato al 22 per cento in più rispetto al tempo del vincitore… un bel po’. 

Una volta forse era più dura restare nel tempo massimo…

Si, lo devo dire: oggi è più facile rispetto al passato. Tre giorni fa, proprio in vista della tappa di Selva di Val Gardena, ho ricordato ai ragazzi di una frazione che arrivava a Selva. Che poi fu quella famosa che vinse Guerini su Pantani che prese la maglia rosa. Io ero in Mapei ed ero nell’ultimo gruppo, sul Pordoi riuscii ad entrare sul penultimo gruppo. L’ultimo gruppo andò fuori tempo massimo. E il tempo massimo era 36-37 minuti su 6 ore e un quarto di gara. Adesso è più ampio e credo sia anche giusto.

Le scale posteriori con ingranaggi molto corti come il 34 aiutano non poco i velocisti in salita, specie se queste sono molto pendenti
Le scale posteriori con ingranaggi molto corti come il 34 aiutano non poco i velocisti in salita, specie se queste sono molto pendenti
Perché?

Perché adesso il ciclismo è di altissimo livello, si va veramente forte. Un velocista farebbe tanta fatica e queste percentuali sono corrette.

I rapporti moderni, ben più corti che in passato, aiutano il velocista?

Sì, li aiutano. In salita ormai si spingono ingranaggi davvero corti e riescono a sfruttare un po’ meglio la loro potenza, ma se poi guardiamo che rapporti spingono in pianura fanno paura. Velocità pazzesche. I materiali sono all’avanguardia e anche l’un per cento di differenza oggi è già tantissimo.

Quando analizzate i file delle tappe di montagna notate mai il velocista andare a tutta?

Certo, trovi sempre qualcuno nel gruppetto che magari neanche è un velocista puro, e per restarci attaccato sprigiona dei watt impressionanti. E lì gli sprinter soffrono molto. E anche per questo verso Padova c’era un po’ di timore dello sprint.

Cioè?

Siamo alla 18ª tappa, velocisti e uomini veloci avevano speso molto e richiudere su un’eventuale fuga non sarebbe stato scontato. Ricordiamoci quanto accaduto a Lucca quando ha vinto Thomas.