Quando Egan si perse con la bici da crono: Ellena racconta…

21.05.2021
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L’unico sterrato che finora abbia mai respinto Egan Bernal, ricorda Giovanni Ellena, è quello che si trovò sotto le ruote con la bicicletta da cronometro in un giorno del 2016.

«Mi telefonò da un punto sperduto a 10 chilometri da casa – ricorda il direttore sportivo piemontese della Androni – dicendomi che non riusciva più a tornare a casa. In effetti aveva imboccato una strada che di colpo era diventata sterrata e che non lo avrebbe mai ricondotto all’hotel in cui viveva. Così andai a riprenderlo con la Peugeot di mia figlia. Non ricordo perché non avessi l’ammiraglia, ma ricordo benissimo il percorso di ritorno con quella macchina così piccola e la bicicletta da cronometro caricata dentro».

Nei mesi alla Androni Giocattoli, Egan ha vissuto a lungo in PIemonte
Nei mesi alla Androni Giocattoli, Egan ha vissuto a lungo in PIemonte

Il sorriso giusto

Negli ultimi mesi secondo Ellena qualcosa è cambiato. Aveva incontrato il suo ex corridore nei giorni del Trofeo Laigueglia, quando aveva approfittato del passaggio in Italia per visionare qualche tappa del Giro, e lo aveva trovato teso e incupito. Adesso invece è evidente che Egan abbia ritrovato la voglia di divertirsi, il sorriso giusto e soprattutto stia finora tenendo a bada il mal di schiena.

«Nei giorni scorsi – prosegue Ellena – è venuto qualche volta all’ammiraglia per parlare scambiare qualche battuta. Ci siamo anche scritti dei messaggi. Io credo che aver corso a marzo la Strade Bianche gli abbia dato la fiducia per fare quella tappa verso Montalcino, avendo per di più accanto una squadra così forte che gli ha permesso di gestire a proprio piacimento la tattica. Ha la faccia di quando finalmente può fare le cose a suo modo e si ha la sensazione che si stia davvero divertendo».

La coppia colombiana, Bernal-Sosa, ora entrambi alla Ineos
La coppia colombiana, Bernal-Sosa, ora entrambi alla Ineos

Istinto da biker

Neppure Ellena si è troppo meravigliato dell’ottimo comportamento del colombiano prima sullo strappo di Campo Felice e poi sugli sterrati toscani.

«Non dimentichiamoci – dice – che viene dalla mountain bike. Ha partecipato anche ai mondiali e non solo per onor di firma, ma prendendo medaglie. Al punto che quando arrivò da noi, mantenemmo per lui una posizione più alta e vicina a quella della bici da fuoristrada. Soltanto dopo il Lombardia del 2016, che lui non corse a causa della caduta al Beghelli, lo portammo da un biomeccanico e passò definitivamente alla posizione da strada, abbassandosi di quasi 2 centimetri nella parte anteriore».

Il colombiano è di ottimo umore: si vede anche dal modo di correre
Il colombiano è di ottimo umore: si vede anche dal modo di correre

Quella tacchetta

La biomeccanica è un pallino di Giovanni Ellena, così anche lui sentendo parlare di mal di schiena e degli spessori che il colombiano ha sotto la scarpa destra, ha un po’ storto il naso.

«Volendo essere puristi – dice – qualche appunto si potrebbe fare. Però la sensazione è che per ora le cose funzionino e, se sta bene lui, sta bene anche a noi. E’ nuovamente un piacere vederlo correre e credo anche che per lui si possa tirare fuori la definizione di fuoriclasse. A ben vedere, è un corridore che può vincere i tre grandi Giri e anche classiche dure come la Liegi. A questo si aggiunga la sua grande intelligenza. Aveva sempre detto di voler correre la Strade Bianche, ma sono certo che in quel giorno di marzo mentre pedalava verso il podio, si è reso conto che quel percorso gli sarebbe andato bene anche al Giro d’Italia. E per lo stesso motivo, fatte tutte le proporzioni, a marzo ci abbiamo portato anche Cepeda. Finì fuori tempo massimo, ma almeno l’altro giorno a Montalcino si è salvato alla grande».

Mastro Ellena, pensieri sul Giro negato e poi ripreso

23.04.2021
5 min
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Quando venne fuori che la Androni Giocattoli-Sidermec non era stata invitata al Giro d’Italia e Giovanni Ellena fornì il suo commento, Gianni Savio insorse perché avrebbe preteso dal suo direttore sportivo dichiarazioni più dure e si mise a parlare di «infamia sportiva». Ellena non avrebbe mai usato simili parole e forse aveva capito che se anche lo avesse fatto (contro una scelta purtroppo legittima) non avrebbe cambiato il corso degli eventi. Giovanni pensò a gestire i suoi ragazzi e non fu facile. I corridori si erano guardati in faccia e si erano resi conto di quel che era accaduto, non era compito loro e tantomeno del direttore sportivo scagliarsi contro gli organizzatori del Giro d’Italia. Sarebbe stato persino più facile usare parole di fuoco che mettere la faccia e spiegare ai corridori in che modo sarebbero ripartiti.

Giovanni Ellena, piemontese, è nato nel 1966. In apertura Cepeda, miglior giovane al Tour of the Alps
Ellena, piemontese, è nato nel 1966. In apertura Cepeda, miglior giovane al Tour of the Alps

«Non ci sono stati conflitti interni – racconta – ma ho avuto un conflitto con me stesso. Lo abbiamo saputo come una sorpresa il 10 febbraio alla vigilia del ritiro. Quindi mi sono trovato ad Alassio, dove eravamo in ritiro, a dovermi confrontare con 35 persone. Non c’era Gianni (Savio, ndr) perché è arrivato dopo, quindi ero io il riferimento per tutti su questa valanga che ci aveva investito. Uscivamo da Caporetto, bisognava organizzare la truppa e ripartire. In quel momento ricordo di aver pensato: “Io credo di lavorare bene, nei miei limiti. Credo anche di comportarmi bene. Le decisioni che sono state prese magari non erano giuste, però erano legali. Se non ci hanno preso, forse sbaglio qualcosa nel mio lavoro. Non puoi trasmettere una grossa energia in quei momenti lì. Però dopo due giorni Caporetto l’avevamo dimenticata e avevamo iniziato a organizzarci sull’altra sponda del Piave».

Poco fumo

Giovanni è della classe 1966 ed è stato corridore. La sensazione, parlandoci, è che ogni cosa abbia dovuto guadagnarsela e abbia perciò costruito la sua storia senza troppo fumo intorno. Ogni sua parola è improntata alla concretezza. Ed è una persona troppo garbata per lasciarsi andare a dichiarazioni che farebbero a cazzotti col suo modo di essere.

Sepulveda, terzo in Turchia, sarà leader al Giro d’Italia
Sepulveda, terzo in Turchia, sarà leader al Giro d’Italia

«Abbiamo saputo che avrebbero riaperto le porte del Giro – dice – come quando le chiusero. Esattamente quando lo hanno saputo tutti. Nessuna anticipazione. C’era stata qualche supposizione, qualche ragionamento. La terza wild card era diretta a una squadra italiana, se dovevano inserirne un’altra, toccava a noi. Ma potevano anche decidere di rimanere a 22 e ci sarebbe stato poco da protestare. Quando è venuto fuori il problema della Vini Zabù, ho pensato che per noi ci fosse una possibilità. Non tanto quando è uscita la notizia di De Bonis, ma quando sono venute fuori le altre. Ho pensato che le cose non sarebbero state così facili per loro.

«Non voglio fare il giudice perché non lo sono, ma la situazione non era chiara e facile da gestire. E ho pensato: “E’ difficile che facciano il Giro. Poi se metteranno un’altra squadra, sarà Rcs a decidere”. Senza il Giro? Sarei andato a fare tutte le corse all’estero. Non mi piango addosso. Il Giro d’Italia è una corsa che amo. Ma il mio lavoro è seguire le corse e i ragazzi. Per cui se non fossi stato sul fronte occidentale, sarei andato sul fronte orientale».

Cambio di piani

Che cosa significa doversi reinventare un Giro è motivo di curiosità, anche se magari i materiali sono quelli a prescindere e semmai ci sarà stato da riprogrammare gli uomini.

Simone Ravanelli è uno degli italiani sicuri del Giro
Simone Ravanelli è uno degli italiani sicuri del Giro

«Vi dico la verità – prosegue – come squadra siamo sempre stati strutturati per fare il Giro. Da ottobre si ragionava in quel senso. Si è trattato solo di cambiare obiettivi. A maggio abbiamo sempre fatto doppia attività, questa volta abbiamo semplicemente dovuto dire di no all’organizzatore del Tro-Bro-Leon. Anche se semplice non è stato affatto. Lui ha capito, perché in passato siamo andati là a vincere con Vendrame. Non sarebbe stato rispettoso presentarsi con corridori non all’altezza.

«Al Giro punteremo sui giovani, ormai è la nostra dimensione. Santiago Umba è veramente un ragazzino. Non è detto che lo porteremo, sarebbe un azzardo, ma di certo avremo una squadra giovane. Tesfatsion per me è dentro al 100 per cento. Cepeda è un altro sicuro. Sepulveda non è giovanissimo, ma ci sarà. Ravanelli è sicuro, stiamo valutando Chirico. Purtroppo Mattia Bais non ci sarà per problemi di salute, non è al 100 per cento. E poi valutiamo un altro giovane che potrebbe essere inserito, come Venchiarutti, che sta bene. Ha corso un buon Turchia, poi è andato in Serbia. Vediamo come si comporta, però è uno dei papabili.

Il gruppo c’è

E così, terminato il Tour of the Alps, gli uomini dell’Androni Giocattoli torneranno a casa per fare le valigie. I meccanici faranno l’inventario del magazzino, i massaggiatori riforniranno le loro borse. Ma resta strano conoscere il proprio calendario con questi tempi così stretti.

Con Ivan Sosa e Vendrame, Giovanni Ellena è un riferimento anche per i suoi ex corridori
Con Ivan Sosa, Giovanni Ellena è un riferimento anche per i suoi ex corridori

«Tocchiamo un punto dolente – dice Ellena – e non è solo per il Giro d’Italia, ma per tutte le corse. Non è possibile che siamo nel 2021 e facendo il paragone con il calcio, non sai ancora dove giocherai domenica prossima e in quale campionato. Questa è una cosa di cui si sta discutendo da anni. Dal punto di vista dell’impostazione del calendario però, è andata bene così. Abbiamo inserito il Turchia e partecipato al Tour of the Alps, due corse che ben si prestavano per costruire il Giro d’Italia. Per cui abbiamo fatto lo stesso avvicinamento che avremmo fatto a cose normali.

«Quando lo abbiamo saputo, i gruppi Whatsapp sono esplosi, quello del personale e quello degli atleti. Io mi immedesimo nei ragazzi. Certi sapevano che difficilmente sarebbe stato il loro Giro, per caratteristiche, perché in squadra sono appena arrivati o perché non sono andati abbastanza bene, eppure erano tutti felici. Il gruppo c’è. Il Giro è importante per un discorso di visibilità, ma fa parte della storia italiana. E il fatto di farne parte è davvero un bel pensiero».

Androni Giocattoli Sidermec, squadra sempre all’attacco

19.04.2021
3 min
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Quando a capo della squadra, in questo caso la Androni Giocattoli-Sidermec, c’è un signore di nome Gianni Savio, sai già che squadra è: un team di pirati pronto a scorrazzare per le strade di tutto il mondo per mettere in difficoltà i più grandi. Se vuoi far parte del suo team devi essere pronto a tutto, andare sempre all’attacco come un vero Don Chisciotte sapendo che andrà bene solo ogni tanto. Per questo i corridori di Savio si distinguono sempre e non è un caso se dalle sue parti siano cresciuti autentici campioni, uno su tutti Egan Bernal.

La maglia dell’Androni Giocattoli-Sidermec 2021 è realizzata da Rosti
La maglia dell’Androni Giocattoli-Sidermec 2021 è realizzata da Rosti

Giovani ed esperti

La squadra di quest’anno tiene perfettamente fede alla tradizione: tanti ragazzi nuovi, al loro primo approccio con il mondo professionistico ma anche gente esperta come l’argentino Sepulveda proveniente dalla Movistar o Malucelli (nella foto di apertura) prelevato dalla Caja Rural. I corridori ambiziosi non mancano, si dice ad esempio un gran bene dei colombiani Umba e Restrepo Valencia, pronti a stupire in salita, come anche dell’ecuadoriano Cepeda pronto a ripetere la parabola di Carapaz.

Santiago Umba con Nairo Quintana e suo fratello Dayer: i tre sono compaesani e amici
Santiago Umba con Nairo Quintana e suo fratello Dayer: i tre sono compaesani e amici

Italiani in rampa

Sul fronte italiano sono pronti a stupire i giovani Marchiori e Venchiarutti, ma qualche azione importante la si attende anche da Ravanelli, ogni occasione sarà comunque buona per mettersi in mostra ed è un vero peccato che la squadra non sia stata invitata al Giro d’Italia, che salterà dopo quattro anni di presenze ininterrotte contraddistinte da tante azioni da lontano. Senza i ragazzi di Savio mancherà un po’ di spettacolo.

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Mattia BaisRoveretoIta19.10.19962016
Alessandro BisoltiGavardoIta07.03.19852009
Jefferson CepedaSucumbìos C.Ecu16.06.19982020
Luca ChiricoVareseIta16.07.19922014
Ziga JermanSujicaSlo26.06.19982017
Matteo MalucelliForlìIta20.10.19932015
Leonardo MarchioriMilanoIta13.06.19982020
Daniel Munoz GiraldoSan RafaelCol21.11.19962019
Janos Z.PelikanBudapestHun19.04.19952014
Simon PellaudLocarnoSui06.11.19922014
Andrii PonomarUkr05.09.20022021
Simone RavanelliAlmenno S.Salv.Ita04.07.19952016
J. Restrepo ValenciaPacoraCol28.11.19942016
Josip RumacFiumeCro26.10.19942012
Eduardo SepulvedaRawsonArg13.06.19912016
Filippo TaglianiGavardoIta14.08.19952019
Natnael TesfatsionAsmaraEri23.05.19992019
Abner S.Umba LopezArcabucoCol20.11.20022021
Nicola VenchiaruttiTolmezzoIta07.10.19982020
Mattia VielTorinoIta22.04.19952016
Marti Vigo Del ArcoSesuéEsp22.12.19972021

DIRIGENTI

Gianni SavioItaGeneral Manager
Giovanni EllenaItaDirettore Sportivo
Giampaolo CheulaItaDirettore Sportivo
Alessandro SpezialettiItaDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

I corridori della compagine italiana corrono su Bottecchia e possono contare su diversi modelli di bici, una su tutte la versatile Emme4 Squadra, ma se ci fosse bisogno della ricerca della velocità c’è l’Aerospace. Per quanto riguarda le prove contro il tempo c’è la Cronothlon. Le bici sono montate con il gruppo Shimano dura Acer Di2, ruote Miche e coperture Vittoria.

CONTATTI

TEAM ANDRONI GIOCATTOLI-SIDERMEC (Italia)

1 Castlewood Avenue Rathmines, 6 Dublin 6 (IRL)

info@azcyclingmbh.chhttps://teamandronisidermec.com/

Facebook: @Team-Androni-Giocattoli

Twitter: @andronigiocatto

Instagram: androni_sidermec

Savio duro: «Ingiustizia sportiva. Perché Vini Zabù?»

10.02.2021
3 min
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Una grande ingiustizia: Gianni Savio non usa mezzi termini e punta il dito. L’ufficializzazione delle Wild Card per il Giro d’Italia vede l’Androni Giocattoli fuori dai giochi. E la tempestività della chiamata fa sì che il manager piemontese venga a sapere da noi della sua esclusione.

Davvero, Savio, non venite informati prima?

Davvero. Ed ero anche fiducioso. Da quattro anni siamo la miglior professional italiana, nel ranking Uci e nella Ciclismo Cup. Ogni commento sotto il profilo sportivo è superfluo. A chi hanno dato le Wild Card?

Eolo, Bardiani, Vini Zabù.

Eolo è sponsor del Giro, poco da dire. Bardiani non so se abbia sponsorizzato, ma ha Visconti e Battaglin e lo stesso poco da dire. Nei confronti di Vini Zabù, non so cosa pensare… Hanno perso i migliori elementi, non vedo la consistenza tecnica. Un corridore che abbiamo lasciato libero prima del Giro 2020 lo hanno preso loro ed è stato trovato positivo. Che notizia…

Nel 2020 Pellaud ha vinto la classifica dei traguardi volanti
Nel 2020 Pellaud ha vinto la classifica dei traguardi volanti
Davvero non sapevi?

Lo giuro.

Quanto incide questo sulla vita della tua squadra?

Ovviamente incide molto. Sotto il profilo sportivo è una grande ingiustizia. Dispiace fare nomi, ma è inevitabile. Ci fosse stata l’Arkea, non avrei avuto niente da dire, ma così…

Le motivazioni

Il problema è tenere motivati i corridori, semmai. E qui la palla passa da Gianni Savio a Giovanni Ellena che la notizia nel frattempo l’ha appresa e rimuginata.

«Qualche sentore – dice – avevo cominciato ad averlo nei giorni scorsi, ma io sono un Povero direttore sportivo, scritto proprio con la lettera maiuscola, perché sono davvero l’ultima ruota».

Che idea ti sei fatto?

Ci saranno motivazioni valide, ma certo non sportive e comunque non intuibili. Sai come diceva mio padre?

Come diceva?

«Sa di più un inetto a casa sua, che un intelligente a casa d’altri». Non ho mai considerato i suoi detti prima, ma comincio a ritrovarmici sempre di più. Ognuno a casa sua fa come vuole, è giusto che sia così.

La Androni Giocattoli al Giro 2020, protagonista di tutte le fuge
La Androni Giocattoli al Giro 2020, protagonista delle fuge
Farete tante altre corse…

Abbiamo tanti giovani per cui il Giro sarebbe stata una bella esperienza per crescere. Ma devono permetterci di fari crescere, altrimenti squadre come la nostra chiudono.

Come si fa a tenerli motivati?

Le motivazioni si trovano. Avranno tante corse per crescere e forse senza lo stress di doversi meritare un posto al Giro, riusciranno a lavorare meglio. La domanda è chi motiverà gli sponsor? E’ inutile nascondersi, certi accordi sono legati al Giro e questa è la terza volta in pochi anni che ci fanno fuori. Le due volte precedenti? Entrambi gli anni in cui avevamo un certo Egan Bernal, bella prova di lungimiranza…

Simone Ravanelli, Giro d'Italia 2020

E l’Androni si inventa il ritiro virtuale

14.12.2020
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Se qualche anno fa avessero detto a Giovanni Ellena, tecnico della Androni-Sidermec, che il solo modo per comunicare con i corridori sarebbero state le videochiamate di whatsapp, non ci avrebbe creduto o avrebbe minacciato di cambiare mestiere. Poi la glaciazione del Covid ha costretto lui, come molti altri, a rivedere prospettive e strumenti. E oggi anche il roccioso piemontese di vecchia scuola si trova a fare i conti con i limiti che la prudenza ha imposto alla squadra.

«Avevo anche prenotato l’hotel in Toscana per il ritiro di dicembre – ammette con una punta di nostalgia il tecnico della Androni – poi ci siamo chiesti se davvero valesse la pena di rischiare, come la Deceuninck-Quick Step e la Eolo-Kometa. Se ci scappa un positivo, fermi tutta la squadra per due settimane. Meglio i piccoli gruppi come la Cofidis, semmai. Ma noi abbiamo deciso di spostare tutto a gennaio. Sono giusto passati in magazzino Sepulveda e Vigo per ritirare i materiali. Mentre Umba a casa si è ritrovato la bici, perché ha le stesse misure di Flores e per ora si è adattato a quella. Da ieri e fino al 22 dicembre i ragazzi vivranno un training camp virtuale. Dieci giorni di lavoro concordati assieme ai rispettivi preparatori, con la possibilità da parte nostra di verificare ogni cosa, facendo videochiamate nei vari gruppi di lavoro».

Luca Chirico, Giro d'Italia 2020
Luca Chirico al Giro d’Italia 2020, sarà una possibile rivelazione come fu Vendrame?
Luca Chirico, Giro d'Italia 2020
Luca Chirico seguirà il percorso di Vendrame?

Una via di mezzo fra un lockdown ciclistico e una sorta di cautela preventiva. Tanto più che i sudamericani sono tornati a casa da un pezzo e non avrebbero comunque partecipato ad alcun ritiro. Così sarà come averli qua, nei limiti imposti dal fuso orario.

Ti mancherà la possibilità di guardarli negli occhi?

Mancherà la parte della confidenza, che si costruisce proprio in ritiro. Ci lavoreremo meglio a gennaio, ma devo dire che anche una videochiamata ben fatta ti permette di capire qualcosa. Sarà che ormai ci siamo abituati…

Sicuro?

Telefono molto più del solito. Io ero quello che, avendo i colombiani in albergo vicino casa, andavo a trovarli dopo pranzo per un caffè e per fare due chiacchiere. Ho imparato a creare qualcosa anche al telefono, a fare due risate. Siamo quattro direttori sportivi, ognuno ha il suo gruppo di lavoro. A me sono toccati i sudamericani e Natnael Tesfatsion, l’eritreo appena arrivato. Però siccome sono il più anziano, ho facoltà di spaziare.

Simon Pellaud è uno dei punti di forza della Androni-Sidermec
Pellaud, uno dei punti di forza del team
Hai parlato di lavoro a distanza concordato con i preparatori.

Sì, noi diamo la linea e loro la calano sul lavoro dei ragazzi, ricordando che l’ultima parola è della squadra. Si lavora bene così. Uno di loro è Michele Bartoli, che segue Chirico, Bisolti, Muñoz, Cepeda, Restrepo e Umba e a suo tempo aveva seguito anche Bernal. Mi ha stupito l’umiltà di questo ragazzo. Poteva dire «Io sono quello che ha vinto il Fiandre e tu sei soltanto Giovanni Ellena», invece ascolta, accoglie, ci pensa e condivide ogni cosa.

Si può dire che la Androni ad ora sia una squadra che deve ritrovare identità?

Abbiamo fatto un ragionamento. Quando iniziavamo la stagione con Vendrame, Masnada e Ballerini si faceva lo stesso tipo di analisi. Pochi li volevano, Masnada ha faticato per passare, non lo dimentichiamo. Il primo anno non fece il Giro. Il secondo anno lo portammo e al terzo vinse una tappa. Il suo terzo Giro lo avete visto tutti poche settimane fa, giusto? Adesso ripartiamo con ragazzi come Ravanelli, Bais, Venchiarutti, Restrepo, Pellaud, Muñoz e Sepulveda che porterà tanta esperienza. Siamo certi che non accadrà di nuovo?

Fausto Masnada, San Giovanni Rotondo, Giro d'Italia 2019
Anche Masnada partì da questa maglia e ora è uno dei punti di forza della Deceuninck
Fausto Masnada, San Giovanni Rotondo, Giro d'Italia 2019
Anche Masnada partì dalla Androni
E poi ci sono i giovani…

C’è Umba, che ha 18 anni e già da junior era un bel corridorino. Ci ho parlato tre volte e culturalmente mi è sembrato più vicino al primo Egan Bernal. E poi c’è Vigo, che viene dallo sci di fondo e come prima cosa dovrà perdere un po’ di spalle, perché è tanto possente e portarsele in salita non sarà semplice.

Sa stare in gruppo?

Era e in parte è ancora il mio punto di domanda. Così un paio di giorni fa, quando è venuto qua, l’ho portato a fare una salita di 10 chilometri con relativa discesa. Devo dire che in bici non è male. E comunque è un atleta di vertice, avendo partecipato alle Olimpiadi Invernali del 2018 e sa come ci si rapporta con i problemi tecnici. Ne parla, fa le sue analisi. Non è uno sprovveduto. E il fatto di poter essere inizialmente a disagio in gruppo è tra le voci.

Speriamo si riparta presto…

Alla Vuelta al Tachira, in Venezuela, il Governo ha messo a disposizione l’Esercito e un enorme hotel a San Cristobal in cui far dormire tutte le squadre in una gigantesca bolla. L’Argentina di San Juan pare stia organizzando tutta la logistica in un autodromo. La Colombia avrebbe tutto pronto, ma non c’è certezza della data. E poi credo che da marzo in Europa si partirà come al solito. Manca poco, anche ai vaccini. Ormai bisogna solo lavorare e tener duro.