L’Astana al Giro U23 con un solo italiano: l’apprendista Toneatti

11.06.2022
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L’avventura è qualcosa che ha sempre intrigato gli esseri umani nel corso dei secoli. Il gusto della scoperta, la voglia di mettersi alla prova in qualcosa di nuovo. Queste emozioni, inevitabilmente, toccano anche il mondo dello sport. L’ebbrezza di ripartire da zero, in una nuova disciplina, e vedere fino a che punto si riesce ad arrivare, a crescere e maturare. Davide Toneatti ha deciso di intraprendere questa strada: quella dell’avventura.

Così a inizio anno è cominciata la sua esperienza con il team Astana Development. Il friulano arrivava dal mondo del fuoristrada, del fango e dei sentieri impervi. I dubbi che circondavano il suo approdo nella squadra kazaka era molti, ma evidentemente lui e lo staff del team erano convinti di poter fare qualcosa di buono insieme.

Davide Toneatti ha corso molto nel fuoristrada, qui ai campionati italiani ciclocross under 23 del 2022
Davide Toneatti ha corso molto nel fuoristrada, qui ai campionati italiani ciclocross under 23 del 2022

La nuova avventura

Così Davide ha cominciato la sua prima stagione su strada a 21 anni. Ha iniziato a correre in Croazia ed alla sua seconda gara – il Porec Trofej – è arrivato 16°. Un bel risultato se si pensa che era una corsa 1.2, dove il livello non era alto, ma c’erano tanti corridori di esperienza. La sua crescita è stata costante, ha corso anche qualche gara internazionale under 23.

«L’ultima gara – ci spiega Davide – l’ho fatta a Meldola (conclusa al 9° posto, ndr), poi con la squadra siamo venuti direttamente a Riccione per la partenza del Giro Under 23 (avvenuta oggi, ndr). Ad inizio stagione insieme al team avevamo l’obiettivo di capire quali potessero essere le mie caratteristiche e come mi sarei adattato al nuovo modo di correre. Fino ad ora il mio adattamento lo ritengo soddisfacente, anche la squadra è contenta di come sono andate le cose.

«Anche la convocazione per il Giro è una grande soddisfazione,  mi hanno avvisato che lo avrei fatto all’inizio di maggio. Poi insieme alla squadra siamo andati in ritiro tre settimane a Sierra Nevada, una volta tornati ho corso le tre gare internazionali che mi dividevano dal Giro (Strade Bianche, Coppa della Pace e Meldola, ndr).

Al Trofeo Piva, a inizio aprile, Toneatti ha iniziato a sentire il colpo di pedale giusto
Al Trofeo Piva, a inizio aprile, Toneatti ha iniziato a sentire il colpo di pedale giusto

Un adattamento graduale

Quando si affronta un qualcosa di nuovo la prima domanda che ci si pone è: quanto impiegherò per adattarmi? La stessa domanda se l’è fatta anche il giovane friulano.

«Insieme a Cucinotta, nel primo periodo di preparazione, ho iniziato a lavorare per adattarmi bene alla distanza ed ai volumi di allenamento. Il primo blocco di gare l’ho fatto in Croazia, due gare di un giorno e poi una breve corsa a tappe: l’Istrian Spring Trophy, quella gara mi ha dato un qualcosa in più per quanto riguarda il ritmo gara. In quell’occasione ho avuto modo di imparare come lavora la squadra e come si sta in gruppo. Una cosa che devo ancora imparare bene sono le dinamiche di corsa: capire quando un’azione può risultare decisiva o quando farmi trovare davanti. Un esempio in questo senso può essere stato il Trofeo Piva, nel momento clou stavo bene ma sullo strappo mi sono fatto trovare indietro ed i primi dieci sono andati via».

La cosa più difficile per Davide è stata adattarsi ai ritmi ed al correre frenetico di alcune situazioni di corsa (foto Valentina Barzi)
La cosa più difficile è stata adattarsi al correre frenetico di alcune situazioni di corsa (foto Valentina Barzi)

L’alimentazione

Se si è sempre corso in discipline di breve durata e con sforzi ad alta intensità, non è mai sorta la necessità di alimentarsi in corsa. Con il cambio di disciplina Toneatti ha dovuto aggiungere anche questo tassello, con un supporto di qualità: la dietista Erica Lombardi.

«L’alimentazione in corsa – racconta – è stata una cosa rivoluzionaria. Pensavo si trattasse semplicemente di dover mangiare ad ogni ora. Poi mi sono confrontato con i compagni e con la nutrizionista, imparando a curare tutti gli aspetti. Sono uno a cui piace capire cosa fa, quindi mi sono interessato e ho “studiato” un po’. In gara non ero abituato a mangiare spesso, quindi le prime volte dovevo fare uno sforzo di memoria e ricordarmi di farlo, poi è diventato via via più automatico».

Anche l’alimentazione in corsa è stato un momento di grande insegnamento (foto Valentina Barzi)
Anche l’alimentazione in corsa è stato un momento di grande insegnamento (foto Valentina Barzi)

Prime batoste e primi insegnamenti

Non può essere sempre tutto bello e tutto facile: la vita e lo sport non sono così. Quando si fa qualcosa di nuovo, bisogna mettere in conto che si sbatterà il muso per terra, e Davide lo ha fatto, in tutti i sensi.

«Il primo insegnamento – ammette – l’ho ricevuto direttamente dalla strada durante l’Istrian Trophy. Nel corso della prima tappa sono caduto, ma nell’alzarmi e riprendere la corsa non ho fatto tanta fatica, anzi. Una volta arrivato al traguardo però, medici e massaggiatori mi guardavano con una faccia non tranquillissima. Ci ho messo poco a capire il perché. Il giorno dopo ho sofferto tantissimo, mi faceva male tutto e non riuscivo a pedalare bene. E così ho appreso il primo insegnamento: le cadute si pagano il giorno dopo.

«In quella tappa ho scoperto anche un’altra cosa – dice con continuità – ovvero la crisi di fame. Nei primi chilometri della tappa avevo forato ed ero rimasto attardato, era un momento non buono. Il gruppo andava forte e ho fatto tanta fatica a rientrare. Solamente quando mi sono agganciato al gruppo, ho realizzato di aver fatto un’ora e mezza senza aver mangiato o bevuto. E dopo 3 ore, buio, crisi di fame. Ma crisi vera, eh! Non andavo avanti. In quella tappa tra caduta e crisi di fame ho tagliato il traguardo per ultimo, in compenso ho imparato molte cose».

Qui Davide in ritiro a Sierra Nevada con la squadra dopo la convocazione per il Giro d’Italia under 23
Qui Davide in ritiro a Sierra Nevada con la squadra dopo la convocazione per il Giro d’Italia under 23

Compagni e staff

Nella sua nuova avventura in Astana, Toneatti ha trovato un po’ di Italia. Nel team c’è, anche se fermo a causa della miocardite, Gianmarco Garofoli. Mentre nello staff Cucinotta e Maini sono i fari cui affidarsi in qualsiasi momento.

«Prima che Gianmarco  avesse quel problema – racconta Davide – ho passato un po’ di tempo con lui. Essendo gli unici due italiani, eravamo in stanza insieme e mi ha raccontato tante cose. Mi ha spiegato molto anche della vita fuori gara, dell’alimentazione e di come stare in gruppo. 

«Maini e Cucinotta – riprende il giovane corridore – mi hanno sempre dato una mano e con loro parlo molto, soprattutto con Orlando (Maini, ndr). Lui è sempre disponibile, ci ascolta senza problemi, qualsiasi cosa tu abbia da chiedergli. Spesso, dopo le gare, mi fermavo a parlare con lui e chiedevo cosa fosse andato bene o meno. Una cosa che mi ha fatto notare tante volte è la mancanza di lettura della gara e di tattica. In alcune occasioni, si capiva che stessi bene, ma non riuscivo a cogliere l’attimo giusto. Però ci ha sempre tenuto a tranquillizzarmi, dicendomi che è normale e prima o poi imparerò».

Garofoli: «Era il mio Giro U23. E la tappa di Santa Caterina…»

23.04.2022
5 min
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“Era il mio Giro d’Italia U23” deve aver pensato Gianmarco Garofoli. La miocardite ha fermato il talento della Astana Qazaqstan Development Team. Uno stop di tre mesi. Uno stop che di fatto gli fa dire addio ai sogni rosa. 

Ci eravamo lasciati con un post del corridore marchigiano su Instagram. Un post in cui era in ospedale e spiegava il perché del suo stop. A distanza di qualche settimana, eccoci di nuovo con lui, mentre è a casa nella sua Castelfidardo e si “gode” il riposo.

Quest’anno Garofoli (a destra) aveva esordito al Tour of Oman. Lo stop dopo il Trofeo Città di San Vendemiano
Quest’anno Garofoli aveva esordito al Tour of Oman. Lo stop dopo il Trofeo Città di San Vendemiano
Gianmarco, prima di tutto come stai?

Ah, io sto bene. Mi sembra tutto normale, ma di fatto sto fermo e passo le mie giornate in tranquillità.

Zero attività fisica dunque, neanche un po’ di rulli blandi, blandi?

Niente. Una vita normale. Qualche “passeggiata” andando magari a fare shopping. Oppure qualche volta vado con papà in azienda (infissi e mobili per arredamento da interno, ndr). Lo seguo nei vari reparti, ogni volta cambio postazione e imparo un po’ i vari aspetti del mestiere.

Come è andata invece da quel giorno in cui non sei stato bene? E qual è adesso l’iter per il recupero?

Ho passato una settimana in ospedale e poi sono tornato a casa. Giusto pochi giorni fa ho riparlato con il cardiologo e anche con il dottore della squadra. Devo fare delle analisi particolari per verificare a che punto è lo stato infiammatorio del cuore. Per fare al meglio queste analisi dovrò stare tre giorni a letto: riposo totale. Mi hanno detto che lo stop sarebbe durato tre mesi, ma essendo giovane e con un fisico da atleta magari si può limare qualcosa. Quaranta giorni però passeranno di sicuro. Successivamente se tutto andrà bene dovrò fare una risonanza e da lì si valuterà l’eventuale rientro in modo concreto.

Cambiamo discorso, Gianmarco. Era il tuo Giro?

Eh sì – sorride – era il mio Giro. Il percorso è stato presentato poche settimane dopo che ero uscito dall’ospedale e lo guardavo, rivedevo le tappe. Ho visto che sono solo sette. Da quel che so è stato cancellato qualcosa nelle Marche. Però era… è comunque un bel percorso. Le tappe dure non mancano. E quella da quasi 180 chilometri…

La terza tappa, la Pinzolo – Santa Caterina Valfurva di 177,1 chilometri, era la favorita di Garofoli
La terza tappa, la Pinzolo – Santa Caterina Valfurva di 177,1 chilometri, era la favorita di Garofoli
Quella di Santa Caterina Valfurva. Immaginavamo che ti sarebbe piaciuta quella…

Esatto quella. Ma anche quella del Fauniera sembra molto bella. Però credo che quella più adatta a me sarebbe stata proprio quella di Santa Caterina Valfurva: lunga e con tante salite.

Tipo quella di Cervinia che hai vinto lo scorso anno al Val d’Aosta: che impresa quel giorno!

Esatto. Adesso che ci penso non mi sono mai sentito come quel giorno, quest’anno. Sentivo che qualcosa non era al 100%. Però io non sono uno che sta lì a farsi troppi pensieri, pensavo che invece mi sarei dovuto allenare più forte. Invece…

Il Giro d’Italia U23 era l’obiettivo della stagione?

Sì, era l’obiettivo dell’anno. Avevamo programmato tutto. Anche l’altura con il team. Dopo il Giro di Sicilia sarei rimasto tre settimane sull’Etna, poi ne avrei fatte altre due a Sierra Nevada, in pratica un mese in quota. Successivamente, prima del Giro avrei fatto qualche gara. Con Marino (Amadori, ndr) pensavamo alla Corsa della Pace.

Amadori lo abbiamo sentito qualche giorno fa e ci ha detto che è dispiaciuto per te…

Eh lo so. Ci sentiamo. Anche l’altro giorno mi ha telefonato e mi ha detto: «Hai visto come sta andando forte il francesino, Romain Gregoire?». 

L’azione potente di Garofoli sul Saint Pantaleon al Giro della Valle d’Aosta 2021. Una fuga solitaria di 55 chilometri
L’azione potente di Garofoli sul Saint Pantaleon al Giro della Valle d’Aosta 2021. Una fuga solitaria di 55 chilometri
Ecco, parliamo di favoriti. Cian Uijtdebroeks, essendo in una WorldTour (la Bora-Hansgrohe), non ci potrà essere, ma Gregoire sì. Chi saranno per te i favoriti?

Sicuramente lui è uno dei favoriti. Anche se è giovane (è un primo anno, ndr) ha attorno a sé una squadra molto forte. E in seconda battuta ci sarà Lorenzo Germani, sempre dell’Equipe Continentale Groupama-FDJ. Per quanto riguarda Cian, è vero: non potrà fare il Giro, ma potrà correre il Tour de l’Avenir.

Cosa ti piaceva di questo Giro U23?

Sicuramente la partenza dalle mie Marche. Sarebbe stato un qualcosa in più con i tifosi e gli amici più vicini a me. Peccato che non ci sia una crono. Con una tappa contro il tempo sarebbe stato più completo. E poi a me la crono piace, anche se non sono super forte, non vado male. Una crono va fatta, dai! Però, non sono un organizzatore. So che anche gli altri ragazzi sono dispiaciuti, perché con la crono sarebbe stato come quello dei grandi.

Senti, ma un Garofoli versione Cervinia 2021 nella tappa di Santa Caterina dove avrebbe attaccato?

Ah – risponde con brio Gianmarco – all’inizio del Passo Guspessa (che poi sarebbe uno dei tanti versanti del Mortirolo, ndr). O addirittura nella discesa dell’Aprica, a sorpresa. Quelle strade le conosco bene. E poi dall’inizio della salita a tutta fino alla fine. Come feci sul Saint Pantaleon nel giorno di Cervinia. Quella salita la spianai!

Garofoli, la miocardite, gli esami e le difficoltà dei medici

13.04.2022
5 min
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Con il cuore non si scherza e mai come in questo periodo ce ne stiamo rendendo conto. Quello che sta succedendo non è normale e forse alla fine l’atteggiamento più onesto è ammettere che le conseguenze del Covid sulle carriere degli atleti sono ancora da studiare. E’ quello che si capisce alla fine del confronto con Emilio Magni, medico della Astana Qazaqstan Team e sin dall’inizio nel gruppo ristretto di Vincenzo Nibali, che nel ciclismo c’è dalla fine degli anni 90. Con lui abbiamo parlato della miocardite.

Il miocardio è la componente muscolare del cuore: la sua infiammazione può avere gravi conseguenze (foto Newence)
Il miocardio è la componente muscolare del cuore: la sua infiammazione può avere gravi conseguenze (foto Newence)

Il caso Garofoli

Lo spunto per questo approfondimento è stata infatti la diagnosi che ha fermato per tre mesi Gianmarco Garofoli, corridore marchigiano della continental kazaka. Lo avevamo incontrato alla Coppi e Bartali, trovandolo ambizioso e in forma. Eppure dopo pochi giorni, mentre correva l’internazionale di San Vendemiano, il problema è venuto a galla.

«Garofoli – conferma Magni – è stato poco bene a San Vendemiano. Alla Coppi e Bartali era brillantissimo, si è fermato dopo tre tappe perché così era previsto, dovendo poi correre in Veneto con gli under 23. Eppure in quei pochi giorni è stato bene accanto a Vincenzo, cedendo soltanto nel finale della tappa di San Marino. A San Vendemiano invece, mentre faceva uno sforzo importante anche se non massimale, ha avvertito difficoltà respiratoria e ha dovuto mollare. Alla fine stava anche bene, tanto che fra le svariate volte che ci siamo sentiti quella sera, l’ultima era al ristorante con i genitori sulla via di casa. In ogni caso gli ho consigliato un controllo cardiologico per il giorno dopo. E siccome il suo medico non c’era, è andato dritto in ospedale e dai vari esami è venuta fuori l’infiammazione del miocardio».

Con questa immagine su Instagram Garofoli ha comunicato ai suoi tifosi di stare bene, ma di doversi fermare per tre mesi
Con questa foto su Instagram Garofoli ha comunicato ai tifosi lo stop di tre mesi

Il miocardio è la componente muscolare del cuore, ne compone le pareti e lo fa funzionare come una pompa. E’ composto per il 70% da fibre muscolari, mentre il restante 30% è costituito principalmente da tessuto connettivo e da vasi. La miocardite è la sua infiammazione.

Di cosa si tratta?

La miocardite è un quadro clinico datato nel tempo, non la scopriamo ora. E’ sempre un bruttissimo cliente, che si può manifestare all’improvviso. Essendo il Covid un virus aggressivo, il cuore è diventato il suo organo bersaglio favorito. Quando si parla di miocardite, si accende la spia rossa per chiunque, ma soprattutto per gli atleti. E’ uno dei motivi per cui per riprendere dopo il Covid c’è da mettere in atto il protocollo Return to Play, che prevede anche vari controlli del cuore.

Quindi permette di rintracciare anche la miocardite?

No, perché se non si manifesta in modo particolarmente grave, non viene evidenziata dall’ecocardiogramma. Per scoprirla serve una risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto, che non rientra fra gli esami di routine. Non può essere un esame di screening primario (a questo punto ci chiediamo se non sia il caso di introdurla invece nel protocollo di esami per il ritorno alle gare, ndr).

Il solo modo per diagnosticare la miocardite è una risonanza magnetica cardiaca con contrasto (foto GVM)
Il solo modo per diagnosticare la miocardite è una risonanza magnetica cardiaca con contrasto (foto GVM)
Quindi ci si deve affidare ai sintomi?

Che di solito sono la difficoltà respiratoria, che è la sensazione più sgradevole. A volte un po’ di palpitazione. Oppure un senso generale di affaticamento, che però rientra anche tra i sintomi del post influenza, per cui è difficile rintracciarla.

Una volta trovata, scatta il riposo obbligatorio?

Tre mesi, come per Garofoli. Non bisogna sottoporre il cuore a sforzi. Non servono antibiotici, perché si tratta di un virus e non di una comune infiammazione. Semmai si danno antinfiammatori. Dire se tre mesi sia il tempo giusto è complicato. In molti casi magari è un eccesso di prudenza, forse quando sapremo di più del Covid e delle sue conseguenze, magari basterà meno. Ad ora è tutto molto nuovo.

Durante i tre mesi si fanno altri esami?

No, il protocollo è ripeterli dopo tre mesi per valutare se i segni dell’infiammazione sono ancora presenti. Se non ci sono, allora riparti con carichi graduali, fino al momento in cui puoi tornare a lavorare come un professionista. Non si fanno esami prima, perché di certo dopo un mese non vedresti miglioramenti. E poi dare tre mesi serve anche per ridurre l’ansia nell’atleta, che altrimenti sarebbe sempre con la testa a voler bruciare le tappe.

Il dottor Magni è nel ciclismo dal 1996. Fa parte da 16 anni del gruppo di lavoro di Nibali
Il dottor Magni è nel ciclismo dal 1996. Fa parte da 16 anni del gruppo di lavoro di Nibali
Questo problema riguarda tutti, anche il cicloturista che dopo il Covid si rimette a macinare chilometri?

Certamente, con tutta la difficoltà del caso nel riconoscere i sintomi. Per cui non vorrei che passasse il messaggio che siamo tutti a rischio. L’affaticamento nel fare le cose o il fiato corto appartengono anche a una normale convalescenza.

Ecco, appunto. Che cosa si prova da medico nel non riuscire a fare distinzioni e diagnosi subito esatte?

Sono situazioni che ci mettono in grande difficoltà. Il Covid è una bestiaccia, perché non esiste una casistica ancora completa, non c’è letteratura medica. E le continue mutazioni non rendono certo le cose più facili.

Tre giorni di Garofoli alla scuola di Nibali. E Maini dice che…

23.03.2022
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A Gianmarco Garofoli la faccia tosta non manca. Eppure quando ha scoperto che avrebbe vissuto la Coppi e Bartali in camera con Vincenzo Nibali, per un po’ anche lui ha vacillato.

«L’altro giorno – racconta col sorriso – gli ho ricordato di quando avevo 13 anni ed ero andato a vedere la partenza di una Sanremo. Ero sotto al bus, di là dalla transenna e gridavo con tutti gli altri “Vi-nce-nzo, Vi-nce-nzo”. Ero in mezzo a tutto questo pubblico che lo acclamava, quando la porta si è aperta ed è uscito Michele Scarponi. “Eccomi!”, ha detto. E giù tutti a ridere».

Alla Coppi e Bartali, Garofoli ha diviso la stanza con Nibali
Alla Coppi e Bartali, Garofoli ha diviso la stanza con Nibali

Tre tappe e stop

Il marchigiano ha gli occhi che ridono, tutto intorno si parcheggiano le ammiraglie e i pullman per la prima tappa alla Coppi e Bartali, con un venticello gelido dal mare che suggerisce di non aprire troppo la giacca.

«Ero dall’altra parte delle transenne – dice – e l’anno prima lo avevo visto vincere il Tour in televisione. Avevo 12 anni nel 2014. E adesso è fantastico ritrovarmi a correre insieme a lui. Quando Martinelli mi ha detto che c’era questa possibilità, sono stato contentissimo. Spero solo di riuscire ad aiutarlo al meglio in queste prime tappe. Non credo che finirò la corsa. Domenica c’è San Vendemiano, per cui mi fermerò un paio di giorni prima della fine».

Gianmarco ha trascorso il primo anno da U23 nella DSM Development (foto Team Dsm)
Gianmarco ha trascorso il primo anno da U23 nella DSM Development (foto Team Dsm)

Un anno in Olanda

La storia è nota. Dopo i primi mesi al Team DSM, Gianmarco aveva già deciso di lasciare l’Olanda. Poi a onor del vero le cose hanno cominciato a girare meglio e la stagione scorsa si è conclusa con una serie di ottimi piazzamenti. Però ormai il dado era tratto e il marchigiano si è accasato alla Astana Development Team.

«Ho visto subito che è tutto un altro ambiente – spiega – un po’ per la lingua e anche per il clima. Mi sento quasi a casa. Vorrei dire che mi sento coccolato, ma poi si potrebbe pensare che non si lavori in modo professionale, invece il livello è molto alto. Come direttore sportivo di riferimento mi è stato assegnato Maini, con la supervisione di Martinelli. Con Orlando si è creato subito un ottimo rapporto».

Garofoli correrà tre tappe alla Coppi e Bartali, poi farà rotta su San Vendemiano
Garofoli correrà tre tappe alla Coppi e Bartali, poi farà rotta su San Vendemiano

Scoperto da “Martino”

Maini ne parla con entusiasmo e già questo vuol dire tanto: Orlando coi giovani ci sa fare. Anche se, con grande correttezza, riconosce a Martinelli il merito di averlo seguito sin dai primi tempi.

«L’ha tirato su lui da bambino – dice – lo ha visto crescere. Gianmarco ha una motivazione fortissima, vuole diventare grande, è un vero professionista. Questo per lui sarà un anno importante e il fatto che sia già competitivo, nonostante abbia perso del tempo per il Covid, dimostra che le qualità ci sono. Siamo stati insieme a fare le internazionali in Croazia, l’ho visto molto determinato e propositivo e con un cuore grande verso gli amici. Uno dei migliori è Gidas Umbri, della Colpack. Si farebbe in cinque per lui».

Al Val d’Aosta del 2021, Garofoli ha vinto la seconda tappa a Cervinia
Al Val d’Aosta del 2021, Garofoli ha vinto la seconda tappa a Cervinia

Obiettivo Giro d’Italia

L’ambiente giusto e gli obiettivi giusti. Lo scorso anno non doveva fare il Giro d’Italia U23, ma lo infilarono all’ultimo per sostituire un compagno ammalato. A 18 anni, centrò il settimo posto a San Pellegrino Terme e per il resto strinse i denti. Al Val d’Aosta, classifica dei giovani, tappa vinta a Cervinia e secondo posto finale dietro Thompson. E poi il Tour de l’Avenir con due piazzamenti nei dieci.

«Il primo obiettivo di quest’anno – dice – sarà il Giro d’Italia con la squadra. Poi il Tour de l’Avenir con la nazionale e altre corse come mondiale oppure gli europei, dipenderà dai programmi. Dopo Coppi e Bartali e San Vendemiano, andrò al Giro della Sicilia, ancora con Nibali…».

Tiene sui percorsi duri e non va male a crono: un bel talento su cui lavorare
Tiene sui percorsi duri e non va male a crono: un bel talento su cui lavorare

Le cose per gradi

Quando si parla di programmi, Maini ha le idee chiarissime. Perciò quando Gianmarco gli ha chiesto di finire la Coppi e Bartali, il bolognese l’ha subito fermato.

«Gli ho detto chiaramente – spiega – che è un bimbo e non deve perdere la misura. Se sta bene, in salita non lo staccano e a crono se la cava, è un bel ragazzino con cui lavorare. Deve avere un preciso programma di crescita e noi dobbiamo essere bravi da un lato a stimolarlo e dall’altro a frenarlo. Ad ora sta facendo una scuola bellissima, stando in camera con Nibali. Come fai a non imparare semplicemente standogli accanto? E’ tutto anticipato. A 19 anni sta correndo accanto a Vincenzo e Van der Poel. Magari è vero che non vedremo un altro Valverde di 40 anni in gruppo, ma sia pure nell’ambito di carriere più brevi, c’è bisogno comunque di fare le cose per gradi».

Garofoli, consigli a Ursella e Milesi passati al Team Dsm

30.01.2022
5 min
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«La scorsa stagione, la mia prima tra gli under 23, è stato un bell’anno alla fine, però già all’Avenir ho iniziato a pensare di cambiare. C’erano delle distanze culturali tra me e la squadra, se così si può dire. La scuola italiana è molto diversa dalla loro». Questa la frase che Gianmarco Garofoli ci ha detto nella sua prima intervista in maglia Astana Qazaqstan Development Team (foto Getty in apertura).

Allora ci è venuto in mente di capire cosa ci sia effettivamente di diverso tra Olanda e Italia. Gianmarco è stato un apripista. La sua avventura nel Team DSM Development, anche se durata solamente per un anno, è stata intensa e piena anche di bei momenti. Dopo di lui, altri due ragazzi italiani sono andati a correre in Olanda: Ursella e Milesi. Quali consigli può dargli il giovane marchigiano?

I primi mesi al Team DSM sono stati i più difficili per Gianmarco (foto Team Dsm)
I primi mesi al Team DSM sono stati i più difficili per Gianmarco (foto Team Dsm)

Un anno di maturazione

«Penso che alla fine sia stata una bellissima stagione, dal punto di vista umano e sportivo – dice Gianmarco – il Team DSM mi ha dato tanto. E’ stata un’esperienza che mi ha permesso di conoscere tutti i lati della mia personalità e mi ha fatto confrontare con un modo di vedere le cose differente dal mio».

Qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato?

Tre mesi senza mai tornare a casa, più gran parte della stagione. All’inizio pensavo: «Perchè sto qui ad allenarmi? Fa freddo, ci sono zero gradi, a casa ce ne sono 12». Io sono uno che se la squadra gli chiede di fare qualcosa lo fa e devo dire con il senno di poi che tutto ciò che ho fatto mi è servito tantissimo.

Andrea Garofoli ha vinto la seconda tappa al Giro Val d’Aosta 2021 con arrivo a Cervinia
Andrea Garofoli ha vinto la seconda tappa al Giro Val d’Aosta 2021 con arrivo a Cervinia
E’ un’esperienza che consiglieresti di fare?

Assolutamente sì, anche per uscire dalla propria routine, stare lontani da casa aiuta a crescere e maturare da diversi punti di vista. Il più importante è quello dell’approccio alle gare, io fino alla scorsa stagione mi ero rapportato con un solo modo di correre. Alla DSM ho imparato ad essere più metodico, non rinunciando alla mia vena creativa.

Avevi detto che la difficoltà più grande era legata alla lingua…

Sì, non parlando inglese mi sono dovuto adattare ed ambientare. E’ stato molto difficile all’inizio, con i diesse ed i compagni era complicato comunicare. Una difficoltà in più è quella del nutrizionista, avendo una dieta differente da quella mediterranea è stato complicato trovare un equilibrio. Loro basano la dieta su alimenti differenti, al posto della pasta mangiano le patate.

Hanno un carattere diverso dal nostro…

Sono più introversi, ma non bisogna farsi abbattere. Capiscono le esigenze e sono sempre aperti al confronto, anche se da alcune loro espressioni non sembrerebbe.

E per mangiare? Cucinavi da solo?

Non ho avuto problemi, anzi, appena i miei compagni hanno capito che ero bravo a cucinare venivano a bussare alla mia porta (ride di nuovo, ndr). Da bravo italiano ho esportato la nostra cucina in Olanda e loro hanno apprezzato molto.

Hai trovato qualche supermercato o ristorante italiano da consigliare a Ursella e Milesi?

No no, macché! Dai ristoranti “italiani” meglio stare alla larga, mi sono fatto la scorta di cibo prima di partire: pasta, passata di pomodoro, grana… Insomma le cose essenziali. Poi guardavo i tutorial su internet per imparare a cucinare gli alimenti che non sapevo fare. Direi che la tecnologia potrà dar loro una grande mano.

Come hai imparato l’inglese?

Imparato con tanta forza di volontà e voglia di mettermi in gioco, l’inglese scolastico non aiuta molto per affrontare un discorso. La cosa migliore è la pratica, essere curiosi, ed usare anche il correttore quando non ci si capisce (ride, ndr).

Gianmarco Garofoli ha corso il Tour de l’Avenir con la maglia azzurra, oltre a europei e mondiali
Gianmarco Garofoli ha corso il Tour de l’Avenir con la maglia azzurra, oltre a europei e mondiali
Cosa gli consiglieresti per combattere la solitudine?

Non la sconfiggi, impari a conviverci. Anche se sei con gli altri e sei in compagnia ti senti solo perché ti manca casa, ti mancano gli amici. E’ normale sentirsi solo, ma tutti i sacrifici ti danno maggiore motivazione, tutta la fatica che fai poi la trasformi in forza agonistica alle corse.

Alla fine di tutto sembrerebbe essere stata un’esperienza positiva…

Sì, se devo dare qualche consiglio a Milesi e Ursella è quello di non mollare e di resistere, devono mettersi in gioco e provare. Sicuramente ne trarranno dei benefici, i sacrifici da fare non sono pochi, ma valgono la pena. Penso sia parte di un cammino di crescita umana e sportiva. Io mi sento una persona ed un corridore diverso.

Garofoli, purosangue nelle mani di “Martino” e dell’Astana

23.11.2021
4 min
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Gianmarco Garofoli ha appena 19 anni, ma è già una “vecchia” gloria. Il marchigiano di Castelfidardo lo abbiamo imparato a conoscere in questa stagione: dal Giro U23 all’Avenir, dal Val d’Aosta agli assaggi di professionismo con la sua (allora) Development Team Dsm.

Già, allora. Garofoli infatti passerà nella fila della neonata Astana Qazaqstan Development Team. A volerlo, e non con poca voglia, è stato Giuseppe Martinelli. Ma forse sarebbe meglio dire che si sono incontrati.

Garofoli ha esordito con la Dsm quest’anno. Spesso si è messo a disposizione della squadra, soprattutto al Giro U23 (foto Team Dsm)
Garofoli ha esordito con la Dsm quest’anno. Spesso si è messo a disposizione della squadra, soprattutto al Giro U23 (foto Team Dsm)

Astana nel destino

«Con Martinelli – racconta Garofoli – ho un buonissimo rapporto. Ci conosciamo sin da quando ero uno juniores tanto che già a quei tempi feci un ritiro con l’Astana a Calpe. Ma poi optai per il Development Team Dsm.

«Questa stagione, la mia prima tra gli under 23, è stato un bell’anno alla fine, però già all’Avenir ho iniziato a pensare di cambiare. C’erano delle distanze culturali tra me e la squadra, se così si può dire. La scuola italiana è molto diversa dalla loro. E così ho chiesto aiuto anche a Martino. Si è presentata l’occasione della loro continental e ne ho approfittato».

Secondo al Val d’Aosta, Garofoli festeggia con suo fratello Gabriele
Secondo al Val d’Aosta, Garofoli festeggia con suo fratello Gabriele

Investimento all’estero

Garofoli non rinnega l’anno passato all’estero. Anzi… Soprattutto per chi come lui vuole fare il corridore di alto livello è stato un vero investimento. Al pari di uno studente universitario che fa l’Erasmus. Oggi un’esperienza così è quasi imprescindibile.

«Vero – riprende Garofoli – mi ha fatto bene. Ho imparato l’inglese, ho imparato ad essere più autonomo e in generale a svolgere il mio lavoro da ciclista professionista. Comunque è un bell’ambiente per crescere».

 

«Sono stato più io che da italiano ho avuto qualche difficoltà. Pensandola in ottica futura, queste incompatibilità potevano emergere più spesso: allenamenti, gare da fare… Tanto che anche loro, in Dsm, alla fine sono stati d’accordo nel cambio di squadra».

Ancora Giro della Valle d’Aosta: il marchigiano ormai stremato in prossimità di Cervinia. Una vera impresa d’altri tempi
Ancora Giro della Valle d’Aosta: il marchigiano ormai stremato in prossimità di Cervinia. Una vera impresa d’altri tempi

Giro e Tour

Martinelli non vede l’ora di lavorare con Garofoli. Martino e i giovani sono un connubio sempre più imprescindibile. Il tecnico bresciano prima di altri ci aveva parlato dell’importanza di avere un vivaio. Di ragazzi da “plasmare”. Di Garofoli Martinelli conosce anche la famiglia e sa bene i valori extra ciclistici del ragazzo. Valori sui quali poter lavorare con una certa serenità.

«A 18 anni – dice Garofoli – scelsi a scatola chiusa la Dsm Development. Vedevo questo team straniero come un’opportunità grandiosa, una motivazione… come di fatto è stata. Firmai per due anni pensando ad un certo periodo di maturazione. Me ne è bastato uno, ne sono convinto».

«Adesso con l’Astana è come tornare un po’ a casa. Un altro ambiente. C’è Mazzoleni con il quale ho lavorato in passato e molti italiani. Farò qualche gara WorldTour. Magari quelle meno importanti e farò con la Development le corse maggiori. E poi ho un sogno. Fare Giro e Tour. E farli bene…

«A me piace correre in un certo modo. Nella tappa che ho vinto a Cervinia (noi c’eravamo, ndr) ho faticato tantissimo nel finale. Mi dicevano: “se fossi partito nell’ultima salita anziché a 70 chilometri dall’arrivo avresti guadagnato di più”. Ma a me non importava. Io volevo dare spettacolo. Per me il ciclismo è anche questo».

E se ci dovesse riuscire anche nei pro’… Una cosa è certa, Martinelli avrà pane per i suoi denti con questo ragazzo, un vero purosangue.

Germani, il vento è girato. Ora si può pensare in grande

07.09.2021
4 min
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Lorenzo Germani inizia a vedere la luce, dopo una prima metà di stagione a dir poco pesante. Anche se alla Groupama-Fdj Continental con i primi anni ci vanno piano, le cinque corse a tappe fino ad agosto erano rimaste nelle gambe. Il suo allenatore continuava a ripetergli che presto il vento sarebbe girato, ma fino al Tour du Pays de Montbéliard credergli era davvero un atto di fede. Eppure la svolta c’è stata davvero.

«In realtà – sorride il laziale, di ritorno verso casa – già ad inizio agosto avevo cominciato a sentirmi meglio. Solo che in Estonia (al Baltic Chain Tour, ndr) il percorso era troppo facile e sono finito indietro. Invece alla vigilia della corsa in Francia mio sentivo bene. Pronto e motivato, convinto di poter fare risultato».

In azione agli europei juniores 2020, quest’anno ha avuto piccole apparizioni in nazionale
In azione agli europei juniores 2020, quest’anno ha avuto piccole apparizioni in nazionale

Squadra contenta

Era la svolta annunciata, quella che in un colpo solo fa capire di aver preso la strada giusta. Lorenzo ha chiuso a 8 secondi nel prologo. Si è piazzato secondo nella prima tappa, battuto in volata da Van Belle. E ha chiuso nel gruppo dei migliori nella terza, portando a casa il secondo posto finale. Il vincitore, maglia Jumbo-Visma, non è l’ultimo arrivato. Lo scorso anno è stato campione europeo juniores nello scratch e nell’omnium a Fiorenzuola. Perciò in salita un po’ paga, ma se rientra vince facile in volata. Così infatti è andata nel secondo giorno di corsa.

«E’ un bel passistone – ride Germani – ma lo stesso la squadra è soddisfatta e avevano ragione gli allenatori quando dicevano che presto sarebbe girato il vento. Adesso che la condizione è buona, anche le prossime corse le guardo con più ottimismo. Dovrei tornare in Francia il 18 settembre per il Tour de Bretagne e poi dal 29 si va alla Ronde de l’Isard».

Al Baltic Chain Tour un percorso troppo facile, ma le gambe giravano
Al Baltic Chain Tour un percorso troppo facile, ma le gambe giravano

Italiani con la valigia

Storie di italiani con la valigia, in un ciclismo che offre esperienze di vita forti a ragazzini poco più che maggiorenni che scelgono di mettersi alla prova. E’ stata la scelta di Germani, lo è stata di Gianmarco Garofoli al Team Dsm e lo sarà di Francesca Barale che dal prossimo anno correrà nella stessa squadra olandese. Ma non tutti i posti sono uguali.

«Con Gianmarco parliamo spesso – ammette Lorenzo – di come vanno le cose, dei programmi. Ci siamo visti al Val d’Aosta e finalmente è riuscito a dimostrare quel che vale. So che all’inizio non è stato facile, ma gli ha fatto vedere con delle belle prestazioni che facevano bene a credere in lui. Io al confronto ho avuto vita più facile. E devo dire che a parte la stanchezza delle corse a tappe, mi accorgo che si corre tanto, ma in allenamento con noi più giovani vanno piano. Se quelli di secondo e terzo anno fanno un lavoro per otto volte, a noi giovani dicono di fermarci a cinque. Piuttosto, avete presente Martinez che ha vinto il Lunigiana? E’ uno dei nostri junior, settimane fa è venuto a fare un test con noi e ha strappato un tempo eccezionale…».

Al Tour du Pays de Montbéliar, chiuso al 2° posto, chiari segnali di ripresa. Il vento è ormai girato (foto Coulon)
Al Tour du Pays de Montbéliar, chiuso al 2° posto, chiari segnali di ripresa. Il vento è ormai girato (foto Coulon)

Tre anni under

E così lentamente prende forma un’idea di carriera, con la costruzione della base atletica e psicologica su cui poggiare i piani più alti.

«Mi ha cercato Amadori per fare delle corse a settembre – dice – niente a che vedere con europei o mondiali, ma ho già degli impegni con la squadra e per questa volta ho passato la mano. Ho messo nelle gambe la fatica giusta e adesso sento di aver recuperato e di poter andare alle corse non solo per subire il passo degli altri. Sento che se anche al secondo anno andassi più forte di così e mi cercassero per passare, chiederei lo stesso di fare un altro anno da under 23. Ne ho 19, passando a 21 sarei più solido perché un anno di esperienza e lavoro in più fa una bella differenza. Avrei meno possibilità di sbagliare. Se penso che ci sono ragazzi che dagli juniores vanno già in squadre professional, mi viene da dire che non li invidio. Ma ognuno fa la sua strada, chiaramente, io comincio a capire dove porta la mia».

La settimana tipo di un giovane. Sentiamo Garofoli…

25.07.2021
6 min
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Tre tipologie di allenamento, una dieta equilibrata nella quale l’olio d’oliva resta centrale e la palestra ogni quattro giorni: andiamo a scoprire la settimana tipo di Gianmarco Garofoli. Di solito lo facciamo con i pro’ più esperti, ma trovavamo curioso vedere come si gestisce anche un under 23. Tra l’altro un U23 di primo anno e molto giovane, visto che il marchigiano della Dsm Development deve ancora compiere 19 anni.

Gianmarco Garofoli, 19 anni da compiere ad ottobre
Gianmarco Garofoli, 19 anni da compiere ad ottobre: nella sua dieta non manca mai l’olio d’oliva

Gianmarco a tavola

La prima domanda: tu vivi anche in Olanda con il team?

Quest’inverno è stato così, ma da diversi mesi sono a casa.

Partiamo dalla sveglia: a che ora ti alzi?

Di solito verso le 7,30, le 8 al massimo. Mi sveglio da solo, senza sveglia. Sono abbastanza puntuale. Alla fine mi porto dietro il ritmo della scuola. Ho studiato da geometra e ho finito giusto questa estate. Mi sono presentato alla maturità due giorni dopo la fine del Giro under.

Colazione: cosa mangi?

Ho tre tipi di colazione, ma di base già posso dirvi che preferisco quella con il salato. La prima: pane tostato, olio d’oliva, rigorosamente marchigiano, e una fonte proteica che può essere un uovo, fesa di tacchino o affettato. La seconda: latte di riso, cereali e fette biscottate con nocciolata Novi. La terza: gallette di riso con ricotta o nocciolata. Poi a sensazione a tutte queste tipologie posso aggiungere un succo o una spremuta.

E il caffè?

Mai – -dice senza indugio Garofoli – preferisco non prenderlo e tenermi per buono l’effetto della caffeina per la gara. Mi capiterà, forse, una volta al mese di prenderlo durante l’arco della giornata.

In squadra ti hanno dato una dieta? Si sentono le influenze tedesco-olandesi?

Loro mi hanno dato le percentuali dei macronutrienti (proteine, carboidrati, grassi, ndr) poi io mio sono gestito con i cibi italiani. Vedevo che la nutrizionista non metteva l’olio. Tra me e me dicevo: qui c’è qualcosa che non va! L’olio d’oliva è il mio principale nutriente.

Dopo quanto esci in allenamento?

Un’oretta dopo aver fatto colazione, magari in piena estate anche un po’ prima. In generale parto sempre abbastanza presto. A pranzo voglio essere a casa e non voglio che poi mi saltino tutti gli orari.

La Nocciolata: a volte è presente nella sua colazione
La Nocciolata: a volte è presente nella sua colazione
E a pranzo, appunto, cosa mangi?

O riso o pasta. Durante il periodo invernale in settimana alterno anche pasta integrale, di farro, di ceci, vari tipi di riso… Mentre nel pieno della stagione riso e pasta normale perché non vado molto d’accordo con le troppe fibre: mi gonfiano un po’. Alla pasta (o in bianco o al pomodoro) associo sempre una proteina. A rotazione: carne bianca, rossa, uova, pesce, tonno (a volte lo metto direttamente nella pasta)… il tutto condito con l’olio. Poco pane. Se lo prendo è perché ho mangiato poca pasta o poco riso.

A cena?

Di nuovo un pasto completo: mi i piace che sia così. Quindi i soliti riso o pasta o anche patate. E una proteina diversa da quella presa a pranzo.

Hai delle quantità stabilite?

Sì, le quantità variano in base all’allenamento. Se ho fatto recupero sono 120 grammi di pasta. Se ho fatto una seduta intensa 180 grammi. Se ho fatto un lungo i grammi di pasta arrivano anche a 250. Metto sempre una fonte proteica, ma dopo il lungo anche una di grassi che può essere un avocado o un po’ di Parmigiano. E poi una serata a settimana, sempre, vado a cena fuori con la mia ragazza Chiara. Non sono tanto per la pizza e quindi prendo una bella “bisteccona”, ne ho mangiata anche una da un chilo e mezzo, o un bel primo a base di pesce seguito da un pesce arrosto.

Sei goloso?

Sì, infatti ho un “problema” con la Nutella – scherza Garofoli – devo starci attento. Da bambino non mangiavo quasi nulla, né a pranzo, né a cena. Mi dicevano: ma questo bambino “campa d’aria”. Altroché, campavo con le meole (dolce marchigiano, ndr) che faceva nonna e le riempivo di Nutella. Per questo prima ho detto che a colazione la Nocciolata: ha un po’ meno zuccheri e un altro sapore!

Garofoli ama stare in solitudine. «Mi trovo molto bene da solo», ha detto il marchigiano (foto Team Dsm)
Garofoli ama stare in solitudine. «Mi trovo molto bene da solo», ha detto il marchigiano (foto Team Dsm)

Gianmarco in sella

Garofoli è giovane, ma sa già bene come regolarsi. Lo notammo sia al Giro che al Valle d’Aosta. La nuova generazione è molto informata. In più l’appartenere ad una squadra straniera, tra l’altro così importante, gli ha dato nuove influenze e chiarito ancora di più le idee.

Vista la parte alimentare, passiamo ad analizzare la sua settimana di allenamento.

Gianmarco, vediamo adesso la tua “settimana tipo” in bici…

La squadra ci ha abituato a non ragionare con il classico schema della gara alla domenica. E questo vale soprattutto per me che corro poco. I miei allenamenti sono cadenzati da triplette e un recupero. Viene inserita una doppietta se bisogna far combaciare il recupero con una gara.

E come sono strutturate queste triplette?

Il primo giorno faccio intensità, il secondo della velocizzazione, il terzo la distanza. Quindi la seduta di scarico. E ricomincia la mia “settimana” da quattro giorni.

Partiamo dall’intensità…

Sono 4 ore, massimo 5 in cui inserisco varie tipologie di lavoro: 40”-20”; 30”30”; 10′ di medio, 2′ a tutta… Lavori specifici che variano sia in base allo stato di forma che alla distanza dalla gara, anche se poi a me il giorno prima della gara piace spingere. Se non sento un filo di stanchezza poi in corsa vado piano.

Il secondo giorno: la velocizzazione…

Faccio 3-4 ore e inserisco lavori di agilizzazione. Si tende a fare più pianura. Magari inserisco del dietro motore non forte o lavori ad alte cadenze. Non faccio moltissimo anche perché poi il pomeriggio vado in palestra: ogni quattro giorni, sempre. E faccio pesi, non corpo libero. Tra riscaldamento e defaticamento ci sto un’oretta. Faccio stacchi e alzate con 60 chili, che è più o meno i mio peso e squat bulgaro (cioè su una gamba sola) con 24 chili.

Infine la distanza…

Sono 5 ore, ma quest’anno sono arrivato anche a 6. Vado via regolare e sempre a ritmi abbastanza bassi. Al massimo arrivo al medio: quindi è vero fondo lungo. In questa seduta non faccio mai un dislivello inferiore ai 2.500 metri.

Riesci a tenere buone medie?

Per esempio quando ero in ritiro sulle Dolomiti, con dislivelli anche 3.500 metri tornavo in hotel con 26-27 di media, a casa, dove il dislivello è inferiore, faccio anche 32 di media.

La festa dei suoi 18 anni: con la fidanzata e il cane Nadine
La festa dei suoi 18 anni: con la fidanzata e il cane Nadine
E il recupero?

Nel giorno di riposo di solito faccio un’ora, un’ora e mezza. Di rado capita che faccio riposo totale. Se capita è il giorno dopo la gara, ma non sempre.

La “sosta Coca-Cola” la fai o tiri via a testa bassa?

Non sono un super amante della Coca Cola, preferisco e di molto il thè al limone. Lo prendo magari mentre faccio la distanza o come premio quando torno a casa. Infatti in frigo c’è sempre.

E nel pomeriggio cosa fai?

Quando sono a casa nei giorni della settimana passo molto tempo con la mia ragazza: magari andiamo a fare una passeggiata al mare, se è brutto andiamo a fare shopping e poi abbiamo un cane che ci porta via molto tempo. Si chiama Nadine e ormai pesa 40 chili! Portiamo a spasso lei. Inoltre abbiamo preso un husky che ha fatto cinque cuccioli. Sono molto impegnativi, ma devo dire che fa molto di più Chiara. Io mi limito a fare le foto!

Il Gran Paradiso è di Steinhauser, il Valle d’Aosta di Thompson

18.07.2021
6 min
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Ancora sulle strade del Giro della Valle d’Aosta. E ancora emozioni. Nel giorno del tedesco Georg Steinhauser, bellissimo il suo attacco nella salita finale, gioisce Reuben Thompson, 20 anni dalla Nuova Zelanda, che si porta a casa la classifica generale.

Oggi si è vista una corsa diversa da quella dei giorni precedenti. Una gara molto più da pro’ che non da under 23. Più regolare, più “controllata” se vogliamo. Forse è stata la fatica ad aver placato un po’ gli animi dei corridori, di quegli 86 che erano rimasti in gara.

Bravissimo Steinhauser, il tedesco della Tirol Ktm ha volato nella salita finale
Bravissimo Steinhauser, il tedesco della Tirol Ktm ha volato nella salita finale

Duello italo-neozelandese

Dopo l’impresa di ieri, l’attenzione era concentrata tutta sul duello tra Thompson e Gianmarco Garofoli. Ci si aspettava un grande scontro non solo tra loro due ma anche tra i rispettivi team. La Groupama-FDJ era schierata tutta davanti già sotto l’arco di partenza. I ragazzi bianco-rosso-blu non volevano lasciare nulla ai giovani colleghi della Dsm Development, neanche un possibile attacco a sorpresa, visto che il chilometro zero era appena 500 metri dopo il via, avvenuto dal bellissimo castello di Fénis.

Però questi attacchi non arrivano. E succede che: «Che ci ho provato – racconta Garofoli – sulla penultima salita ma ho capito subito che le gambe non erano le stesse di ieri. A quel punto non ho voluto rischiare e ho pensato di portare a casa il podio. E poi sono rimasto solo molto presto. Infatti Vandenabeele non stava bene (stamattina ci è sembrato molto provato in volto, ndr) e si è fermato, un’altro ragazzo si è ritirato poco dopo e un altro ancora si è staccato sulla penultima salita. Comunque va bene così. Un bel risultato».

La guardia di Thompson 

Chi è stato attentissimo per tutta la tappa è stato proprio il leader, Thompson. Lo avevamo visto scaldarsi prima del via, sulla sua Lapierre con tanto di richiami gialli in onore della sua maglia. Per molti chilometri nella salita finale ha pedalato guardando all’indietro. Era spostato su un lato della strada e controllava in continuazione gli uomini alle sue spalle proprio come avrebbe fatto un pistard.

Jerome Gannat, il diesse della Groupama ci ha detto che Thompson è al secondo anno, ma è come se fosse al primo. «Thompson ha avuto un’esperienza sfortunata con una squadra al suo primo anno. Non aveva fatto tante gare internazionali. Di fatto questa è la sua vera prima stagione completa tra gli under 23. E’ un ragazzo serio, dà molta importanza al misuratore di potenza e spesso lavora anche troppo. In gara non rendeva quello che faceva in allenamento – cosa che ci ha confermato anche Lorenzo Germani – ma adesso finalmente sta andando bene ed è dimagrito.

«Oggi abbiamo controllato la corsa. Ci hanno attaccato nel punto in cui immaginavamo. La Dsm è una squadra ben attrezzata ma avevamo l’obbligo di provarci. Faceva caldo oggi e in Nuova Zelanda non ci sono mai temperature sopra ai 25° ma abbiamo visto che Reuben le sopporta tutto sommato. Stanotte ha riposato bene, ma certo un po’ stress addosso ce lo aveva». 

Il suo diesse dice che il neozelandese è dimagrito ma a noi non sembra essere così “tirato”. «Eh ma guardate le sue gambe», esclama Germani.

Groupama prontissima al via. Lorenzo Germani (appoggiato al gonfiabile) pedina fondamentale per Thompson
Groupama prontissima al via. Lorenzo Germani (appoggiato al gonfiabile) pedina fondamentale per Thompson

Ex triathleta

Thompson che non è magrissimo, Thompson che va forte in allenamento e poco in gara. Come mai? Chiarisce tutto Manuel Quinziato, procuratore del neozelandese.

«Reuben viene dal triatlon – spiega il manager altoatesino – è stato secondo in un mondiale juniores. Poi un giorno ha voluto provare a correre su strada ed eccolo qui. Aveva ottenuto delle vittorie in Francia da juniores. Me lo aveva segnalato Alessandro Mazzurana, mio amico ed esperto di ciclismo giovanile. Lo scorso anno era stato coinvolto nel Team Monti, poi la squadra non andò a buon fine e l’ho portato in Spagna. A marzo, era a casa, ed è stato cinque giorni ricoverato per Covid. L’estate è voluto tornare in Europa a tutti i costi e alla fine ha fatto secondo nella Coppa di Spagna. E’ un bravo ragazzo. Serio, meticoloso, educato…».

Adesso capiamo perché Reuben abbia una struttura così “massiccia”. O comunque diversa e meno filiforme rispetto ai suoi colleghi che invece sono cresciuti in bici. Nuoto e corsa incidono parecchio, specie se fatti nell’età dello sviluppo fisico. Ma sta cambiando. E per questo ha margini enormi.

Thompson ha gestito la situazione con sangue freddo
Thompson ha gestito la situazione con sangue freddo

Groupama compatta

Anche oggi il Giro della Valle d’Aosta ha regalato scenari unici. La terza ed ultima tappa arriva a Cogne, più precisamente nella frazione Valnontey, ultimo avamposto verso le alte quote: poi solo sterrati di montagna, boschi, prati e il Gran Paradiso sullo sfondo.

«Ah Manuel (Quinziato, ndr) – dice Thompson seduto ad una stazione di ricarica per ebike in attesa di salire sul podio – uno splendido ragazzo che mi aiuta molto, mi dà consigli… Se oggi è stato facile? Non direi proprio facile. Garofoli ed altri hanno provato attaccarmi sulla penultima salita ma devo ringraziare la mia squadra. I ragazzi hanno fatto un lavoro fantastico e hanno controllato benissimo la corsa. 

«Vero guardavo dietro, ma è successo solo nei chilometri finali quando ero solo e volevo controllare. Ma io stavo bene e alla fine ero tranquillo. Avrei inseguito eventuali attacchi. Sono davvero soddisfatto. E’ il mia prima vittoria internazionale, ma ho lavorato duro nelle scorse settimane. A Tignes ho fatto tante ore di sella, tanti chilometri. Non mi aspettavo di vincere, per me è stata un’esperienza fantastica che voglio dedicare a tantissime persone. Alla mia famiglia, alla mia squadra e a tutti quelli che mi sono vicini».
Thompson racconta che anche dove abita lui in Nuova Zelanda ci sono salite importanti, montagne dove si scia e tutto sommato è abituato “a fare su e giù”, come ha detto lui.

Colpack e l’Italia presenti

Quello che ancora non vi abbiamo detto è che oggi per oltre 100 chilometri a condurre la corsa da solo c’è stato Alessandro Verre. Sì, proprio lui. Il lucano voleva riscattare la brutta prova di ieri quando era giunto al traguardo con quasi mezz’ora di ritardo e aveva perso la maglia gialla.

«Il mio attacco non era programmato – dice con la sua consueta calma a fine tappa – Non avevo neanche la mappa sul computerino, non sapevo nulla delle salite. Mi è dispiaciuto molto per quello che è successo ieri e oggi volevo dare un segnale. Ho provato a conquistare la maglia dei Gpm, ma credo di averla persa per un paio di punti».

La squadra diretta da Gianluca Valoti è riuscita comunque a salire sul podio generale con Mattia Petrucci, terzo, e a sfiorare il premio della classifica a squadre.

Un plauso anche a Davide De Cassan del Ctf, un primo anno, in grado di tenere le ruote del forte danese Asbjorn Hellemose nella scalata finale e di staccare i big della generale.