Francesca Selva, trasformazione velocista, pista, velocità (immagine Instagram)

Francesca Selva, il lavoro di sprinter e l’alimentazione

12.05.2026
3 min
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Era il 2009, quando Sir Bradley Wiggins, campione della pista, in seguito alla sua trasformazione, sfiorava il podio nella classifica generale del Tour de France e tre anni dopo lo vinse. Un cambiamento fisico netto che lo portò a perdere molta massa muscolare per aumentare la sua resistenza. Oggi raccontiamo la trasformazione inversa, quella di Francesca Selva: da ciclista su strada e protagonista nei criterium americani, ora si dedica alla pista, nelle discipline di velocità, con il sogno di entrare nella rosa olimpica. 

La carriera di Francesca Selva è stata segnata da continui passaggi tra strada, pista e criterium, alternati a stop dovuti a problemi fisici e, più recentemente, a una miocardite post-Covid. Dopo l’ingresso in nazionale nel 2023 e il ritorno alle gare attraverso i criterium americani, Francesca ha capito di non riuscire più a esprimersi al meglio nelle discipline endurance su pista. Dal confronto con Diego Bragato, responsabile performance della FCI, è così nata la decisione di puntare sulla velocità, disciplina che potrebbe offrirle nuove opportunità anche in ottica olimpica. Ma cosa comporta una trasformazione così radicale a livello alimentare? Lo abbiamo chiesto direttamente a lei.

La trasformazione di Selva in velocista passa attraverso il lavoro specifico  e l'alimentazione (immagine Instagram)
La trasformazione di Selva in velocista passa attraverso il lavoro specifico e l’alimentazione (immagine Instagram)
La trasformazione di Selva in velocista passa attraverso il lavoro specifico  e l'alimentazione (immagine Instagram)
La trasformazione di Selva in velocista passa attraverso il lavoro specifico e l’alimentazione (immagine Instagram)
Cosa è cambiato nel tuo obiettivo di allenamento e di conseguenza nell’alimentazione?

L’obiettivo è stato quello di aumentare la massa muscolare. Per gli allenamenti e la verifica dei miglioramenti, sono seguita dal preparatore della nazionale, Nicola Nasetti, che ogni mese mi fa test di potenza. A livello nutrizionale, invece, faccio misurazioni regolari con la BIA (bioimpedenziometria, ndr). Ho aumentato le calorie, abituandomi a mangiare di più, ammetto con piacere, anche se all’inizio è stato un po’ difficile. La dieta si basava su un surplus calorico di circa 500 calorie al giorno, raggiungendo quotidianamente quasi 3000 Kcal.

Di quanto hai aumentato il tuo apporto proteico?

La mia dieta era già ricca di proteine, quindi è stato sufficiente integrare con degli shake, soprattutto dopo la palestra o a volte dopo gli allenamenti in pista. Nei primi periodi usavo anche app per il conteggio delle calorie, perché avevo meno appetito e faticavo a mangiare a sufficienza per garantirmi un buon aumento di massa.

Come hai vissuto il cambiamento del tuo corpo, dal punto di vista psicologico?

Negli anni ho avuto serie difficoltà, ai limiti del disturbo alimentare e i commenti che ricevevo nelle gare su strada spesso mi influenzavano negativamente. Mi ero rivolta a una nutrizionista nel 2022 per gestire meglio questi aspetti. Con questa trasformazione, mi sento più serena: mi sono sempre piaciuta, ma ora mi sento più forte. Il peso non è più un’ossessione: l’importante è sentirmi bene e forte. E’ davvero difficile trovare una velocista con un fisico esile, quindi adesso mi sento a mio agio.

Nella gara di Trebesin, Selva si è qualificata contro l'azzurra Miriam Vece (immagine Instagram)
Nella gara di Trebesin, a Praga, Selva si è qualificata contro l’azzurra Miriam Vece (immagine Instagram)
Nella gara di Trebesin, Selva si è qualificata contro l'azzurra Miriam Vece (immagine Instagram)
Nella gara di Trebesin, a Praga, Selva si è qualificata contro l’azzurra Miriam Vece (immagine Instagram)
Quanto è stata utile la giusta alimentazione abbinata all’allenamento?

E’ stata fondamentale. Gli allenamenti da soli non sarebbero bastati, perché prima la mia dieta era instabile e non sosteneva la crescita muscolare. Ora, invece, ho capito che senza un’alimentazione adeguata non potrei raggiungere questi risultati. Me ne rendo conto soprattutto quando, magari per meno appetito, mangio meno, e il giorno successivo ho meno forza. 

Hai dovuto ricorrere a molti integratori per aumentare di massa?

No, in realtà è stato sufficiente incrementare l’apporto calorico e cambiare la tipologia di allenamento. Lo shake proteico mi ha aiutato soprattutto quando faticavo a mangiare tutto, ma oggi se ne ho la possibilità, preferisco fare un pasto normale dopo allenamento.

Se dovessi riassumere: cosa significa davvero per Francesca Selva diventare una velocista, anche a tavola?

Ho capito che i commenti alla forma fisica non contano e che bisogna vedere il cibo come un amico, non un nemico. E’ una cosa che vale un po’ in tutti gli ambiti: per pedalare hai bisogno di carburante, ma in questo caso, nella mia trasformazione, è contato ancora di più. 

Francesca Selva, palestra, 2026

Selva, la metamorfosi prosegue, la velocità cresce

22.01.2026
5 min
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Diego Bragato ha confermato di essere rimasto sorpreso per la determinazione di Francesca Selva nell’intraprendere la via della velocità. Ivan Quaranta ha raccontato che il primo test ha fatto vedere dei numeri interessanti, per cui la veneziana prosegue nel suo lavoro di trasformazione tecnica e atletica. Gli ultimi 6-7 anni di endurance hanno impresso al suo corpo una direzione ben precisa, per cui si tratta di fare un vero reset e iniziare a lavorare in modo diverso. Il fatto che Francesca abbia sempre avuto fibre più veloci che resistenti avrebbe favorito la trasformazione se la decisione fosse stata presa 5-6 anni fa.

Oltre al dato tecnico, va considerato che la sua principale fonte di reddito erano le Sei Giorni, cui nella nuova veste dovrà rinunciare. Lei scherzando ci propone di pubblicare il suo IBAN, ma è innegabile che al sacrificio tecnico corrisponderà anche un sacrificio economico. Per questo ha iniziato a spingere sul canale YouTube e a raccontare in modo competente e ironico la sua nuova sfida.

Francesca Selva, Sei Giorni di Brema (@sixdaysbremen)
La Sei Giorni di Brema, interrotta per una caduta, è stata l’ultima gara di endurance per Francesca Selva (@sixdaysbremen)
Francesca Selva, Sei Giorni di Brema (@sixdaysbremen)
La Sei Gironi di Brema, interrotta per una caduta, è stata l’ultima gara di endurance per Francesca Selva (@sixdaysbremen)

Tre giorni in palestra

La quotidianità la vede in palestra, ma anche in bicicletta per dare modo al corpo di abituarsi al nuovo modo di lavorare. Sarebbe sbagliato, abbiamo capito, passare senza gradualità alla dimensione della velocista.

«Sono in palestra per tre volte alla settimana – spiega Selva – quindi come facevo prima, perciò per me non è un gran cambiamento. Mi segue Nicola Nasetti, il tecnico per la palestra che lavora con i velocisti. Non escludo che elabori le schede con Marco Compri, facendo tutti parte del team performance della FCI. Cambiano l’intensità e i modi, perché mi hanno fatto capire che la velocità di esecuzione è uno degli elementi fondamentali dell’allenamento in palestra del velocista. E’ un aspetto che prima non avevo mai calcolato, invece adesso, grazie alle strumentazioni di cui disponiamo, ci sono dei valori da rispettare. Quello che poi serve in bici è pedalare veloce e potente, quindi non serve a niente essere un culturista fermo, praticamente piantato lì».

Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto
Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto (immagine Instagram)
Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto
Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto (immagine Instagram)

Poche ore su strada

La strada però rimane. Conclusa la stagione delle madison con la caduta che le ha impedito di arrivare in fondo alla Sei Giorni di Brema, Francesca ha iniziato a pubblicare sui suoi social foto di bilancieri, con la bicicletta ferma (malicononicamente) sullo sfondo.

«Più o meno in bici andrò tutti i giorni – sorride – anche se ce ne sono due di riposo previsti dalla scheda. Però anche Diego (Bragato, ndr) mi consigliava di tenere un po’ più di endurance rispetto a un velocista puro, almeno per questo primo anno di transizione. L’idea è di non dare uno shock troppo grande al corpo. E poi perché torna sempre utile avere un po’ di base, pur parlando di base veramente minima: non parliamo delle 5-6 ore dello stradista, ma dell’oretta che faccio quando dovrei fare riposo totale. E’ un volume molto ridotto in bici perché ovviamente il monte di ore è bassissimo».

Francesca Selva, rulli, pista
Da velocisti, si sta in velodromo anche per due ore e mezza, spiega Selva, e magari solo per fare due volate massimali (immagine Instagram)
Francesca Selva, rulli, pista
Da velocisti, si sta in velodromo anche per due ore e mezza, spiega Selva, e magari solo per fare due volate massimali (immagine Instagram)

Eliminata la parte aerobica

Su pista invece i lavori in bici saranno molto meno dolci. Come spiegava la stessa Selva nell’articolo precedente, mentalmente dovrà passare dal performare per 10 minuti a 45 orari, al farlo sotto il minuto. Anche se capiterà che in un giorno di allenamento dovrà fare solo due volate massimali: di quelle che, appena concluse, non devi essere in grado di parlare.

«Tutti i giorni che sei in bici in pista – spiega – fai lavori a tutta, è un lavoro massacrante. Su strada, ci possono volere due ore e mezza per fare un allenamento. In velodromo magari ci stai per lo stesso tempo, però giri in pista solo per 15 minuti. In quel quarto d’ora però sei più che a tutta, quindi è proprio un lavoro diverso. Praticamente, togli tutta la parte aerobica».

Come il gatto col topo

Il suo compagno Oscar Winkler, di cui Selva è anche allenatrice, pare abbia preso la metamorfosi di Francesca con grande entusiasmo.

«Lui è contento – ride la veneziana di Marcon – perché tra l’altro la velocità è il mondo in cui ha iniziato, per poi passare all’endurance. Qualche giorno fa abbiamo fatto una prova di team sprint, sapendo che i tempi che fanno le donne in gara è più o meno quello che lui fa come lanciatore del quartetto. Quindi mi va bene fare come il gatto col topo. La sfida è provare a vedere quanto riesco a stargli dietro. Se non mi stacca troppo, allora vuol dire che stiamo andando nella direzione giusta. Il cronometro parla, non ci sono dubbi. Ma lui non deve andare a tutta, perché sennò io resto al vento».

Europei di Konya, Quaranta fa i suoi conti sulla velocità

Europei di Konya, Quaranta stavolta punta in alto

20.01.2026
6 min
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Ivan Quaranta è già pronto e carico. La prossima settimana si parte per Konya, sede turca dei campionati europei e il tecnico, che ha in mano la responsabilità del settore velocità su pista, attende l’evento con curiosità, perché la sua posizione nel calendario gli darà importanti indicazioni in vista dell’inizio del cammino di qualificazione olimpica, che avverrà con i mondiali di fine stagione.

Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno

A differenza di quanto avviene per i colleghi dell’endurance Salvoldi e Villa, chiamati a fare i conti con le scelte dei vari team della strada, Quaranta ha mano libera, quindi porterà a Konya tutti i migliori: «Hanno ripreso tutti da tempo, siamo riusciti a lavorare bene, abbiamo fatto tutto quello che era in programma di fare dal punto di vista funzionale. Siamo fiduciosi per quello che potremmo ottenere, ma non guardo tanto al risultato finale, quanto alle prestazioni tecniche».

Che cosa sai del velodromo turco?

E’ abbastanza veloce, questo è sicuro. Noi l’anno scorso abbiamo fatto 9”6 non con la formazione tipo con Del Medico e con Moro abbiamo fatto registrare il nuovo record italiano dei 200 metri, quindi il velodromo si presta, è nuovo, riscaldato bene, a 1.000 metri di altitudine, quindi anche la pressione atmosferica è abbastanza favorevole per registrare tempi comunque interessanti. E’ lì che Richardson ha fatto il record del mondo sui 200 metri scendendo sotto i 9”, primo uomo della storia. Poi bisogna vedere sempre tanti fattori: la pressione, l’umidità, la temperatura interna, se è tanto tempo che lo scaldano o se hanno acceso il riscaldamento il giorno prima delle gare…

Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest'anno passano U23 e sulle quali si conta per LA28
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest’anno passano U23 e sulle quali si conta per Los Angeles 2028
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest'anno passano U23 e sulle quali si conta per LA28
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest’anno passano U23 e sulle quali si conta per Los Angeles 2028
E’ il primo passo in questa stagione che culminerà con i mondiali che saranno la prima prova di qualificazione per le Olimpiadi. Quanto cambia nella tua percezione dell’evento?

La qualificazione olimpica, salvo un paio di nazioni, è una lotta interna europea. A me serve vedere quanta differenza c’è ancora da colmare con i big. Poi il piazzamento è relativo, dopo i positivi mondiali di Santiago dobbiamo capire come siamo messi rispetto agli altri e per questo ci serviranno anche le tappe di Coppa del mondo per vedere anche le nazioni al di fuori del nostro continente.

La qualificazione, considerando gli avversari e la situazione interna, è più raggiungibile in campo maschile o femminile?

E’ una delle domande con cui parto verso Konya. Con le donne aspetterei proprio l’europeo per capire perché l’anno scorso non eravamo lontane dal podio, ma anche qui non è tanto il piazzamento che conta, bisogna vedere proprio il tempo perché qui ci sono più terzetti extraeuropei, quindi la concorrenza continentale dice meno rispetto ai maschi. Son curioso anche io, so che c’è meno concorrenza con le donne, perché fai più fatica a trovarne tre di livello nella stessa nazione. Un altro fattore, comune fra i due sessi, è che anche altre nazioni stanno investendo sulla velocità, come Belgio, Svizzera, quindi stanno investendo su elementi più veloci che su strada hanno poco futuro.

Campionati italiani pista 2028, Keirin, velodromo Vigorelli, Francesca Selva, Miriam Vece
Francesca Selva torna all’antico: qui nel keirin ai tricolori 2018 del Vigorelli, in cui colse il bronzo
Campionati italiani pista 2028, Keirin, velodromo Vigorelli, Francesca Selva, Miriam Vece
Francesca Selva torna all’antico: qui nel keirin ai tricolori 2018 del Vigorelli, in cui colse il bronzo
L’entrata di Francesca Selva nel tuo gruppo è una risorsa in più?

Diciamo che lo spero. Lei vorrebbe iniziare a praticare le discipline veloci, le ho fatto fare un test in palestra col nostro preparatore e sono usciti dei buoni riscontri, ma è chiaro che rispetto a ragazzine che iniziano direttamente con la velocità, ha un gap difficile da colmare. Dopo dieci anni di endurance sarà sicuramente molto più difficile trasformare le fibre, lo stesso Stefano Moro è arrivato a buoni livelli, ma ha fatto una grande fatica, ci ha messo due anni. Lei mi ha contattato, le stiamo dando indicazioni su come allenarsi in palestra, in un modo completamente nuovo rispetto a quello che faceva prima.

Quindi per un suo ingresso in nazionale?

Entrare nel gruppo è qualcosa per ora non ipotizzabile, dobbiamo essere super concentrati sugli elementi che abbiamo per preparare la qualificazione olimpica. Non dimentichiamo che abbiamo vinto tre mondiali l’anno scorso su quattro con la Cenci e la Trevisan, dobbiamo investire su di loro. Le vedremo a Konya fare esperienza, poi ci saranno gli europei U23 come vero obiettivo. Sono due ragazzine promettenti che assieme alla Vece possono fare un team sprint competitivo. Ma non è blindata la squadra, ben venga che ci sia un’altra ragazza che va forte, non dimentichiamo che due anni fa al campionato europeo ha gareggiato la Barbieri.

Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Chi viene dall’endurance che cosa può dare in più alla velocità a squadre?

Partiamo dal fatto che ora trovi sprinter che fanno tre giri a tutta, non ci si gioca più tutto all’ultimo giro. Sono 40, 45 secondi di sforzo intenso, poi vince sempre il velocista puro come Lavreysen o Richardson, ma il cambiamento è reale. Si sta lavorando anche sulla resistenza. Un elemento come Francesca potrebbe servire per esempio come terza posizione, quindi il velocista più resistente, come è Bianchi che ha delle doti da sprinter, ma ha anche resistenza maggiore rispetto a uno sprinter puro come Minuta o Napolitano. Ma devi innanzitutto stare dietro ai compagni, avere un buon picco di battito iniziale e tanta forza massima perché si parte da fermo.

Dopo gli europei farete tutta la stagione di Coppa del mondo col gruppo della velocità?

Cercheremo di risparmiare e spendere al meglio. La Federazione non ci limita niente, anzi ci ha sempre messo in condizioni di lavorare al meglio. Ma assieme a Viviani, abbiamo stilato il programma per i prossimi due anni e mezzo e cerchiamo di risparmiare il più possibile adesso per poi avere possibilità di fare tutto quello che ci serve da ottobre in poi nel biennio olimpico.

Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8"857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8″857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8"857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8″857
Quindi?

Quindi in Coppa non andremo in piena presenza. In Australia mancherà la Vece e ci saranno solo due ragazzi, nelle altre due a Hong Kong e in Malaysia allargheremo un po’ la presenza, ma Miriam correrà da sola, perché le due ragazze si concentreranno sulla preparazione degli europei di categoria.

Sei ottimista in vista di Konya?

Sono già due volte che entriamo nei primi 8 al mondo. Questo significa che la qualifica olimpica è alla nostra portata, quindi siamo lì, iniziamo ad abituarci. Io dico che stanno crescendo tutti e io credo che in questo europeo ci toglieremo delle belle soddisfazioni, sia con gli uomini che con le donne.

Francesca Selva, allenamento, velodromo di Copenhagen

Il sogno olimpico di Selva che riscopre la velocità

14.01.2026
6 min
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Ha annunciato il cambiamento sui social. Ha scandito l’attesa da… influencer navigata e poi Francesca Selva ha rivelato che il prossimo step nella sua carriera di pistard passerà per la velocità. Dato che il terzetto della velocità olimpica che tenterà la qualifica per Los Angeles si sta ancora formando, il suo arrivo potrebbe diventare motivo di interesse.

Tuttavia non è (solo) questa la motivazione che ha spinto la veneziana al cambio di pelle. Alla base della decisione c’è stata un’importante presa di coscienza. I problemi fisici degli ultimi tempi hanno cambiato il suo motore, impedendole di tornare ai livelli migliori. La velocità le è sempre piaciuta e quelle intensità, per periodi ovviamente brevi, sono alla sua portata. Il cittì Ivan Quaranta non si è opposto, per cui il tentativo ha preso il via.

Francesca Selva ha pubblicato due post su Instagram il 2 e 3 gennaio per annunciare il cambiamento
Francesca Selva ha pubblicato due post su Instagram il 2 e 3 gennaio per annunciare il cambiamento
Dall’endurance alla velocità: un ritorno alle origini?

Ho sempre scherzato sul fatto di tornare velocista, perché mi è sempre piaciuto: in gara e in allenamento. La mia unica medaglia agli italiani in pista fu un secondo posto da junior nel keirin, al Vigorelli. Miriam Vece ancora se lo ricorda, perché lei fece terza. Quando però sono salita di categoria e ho deciso di lasciare la strada, le sole gare in pista erano quelle di endurance. La velocità non c’era, Miriam viveva al centro UCI di Aigle e le gare erano poche.

Sei soddisfatta della tua carriera finora?

I miei risultati li ho avuti, non avrei mai pensato di vestire la maglia azzurra e prendere una medaglia in Nations Cup (argento con Paternoster nella madison a Cali, in Colombia, nel 2022, ndr). Non ho rimpianti, ma oramai il mio corpo fa fatica a reggere i carichi di allenamento. Il livello si sta alzando tantissimo. Quello che tre anni fa mi ha fatto arrivare a una medaglia in Coppa adesso non basta nemmeno per provare a vincere una gara normale. Era arrivato il momento di prendere una decisione.

Questo calo si può attribuire alla miocardite post Covid che ti ha fermato nello scorso inverno?

Non lo so. Devo considerare che sin da quando ero esordiente di secondo anno, non ho mai fatto una stagione senza fermarmi. Forse un anno, non di più. Il continuo ripartire per problemi di salute influisce sulla base atletica generale che costruisci anno dopo anno. Arrivi a un livello, devi fermarti e poi ricostruisci da zero. Per anni la mia carriera è stata un continuo tira e molla e ho letto il problema dello scorso anno come l’ultima avvisaglia del mio corpo.

Nella madison di Nations Cup di Cali (Colombia) del 2022, Selva e Paternoster presero l'argento dietro Gulich-Valente. Terze Drummond-Wyllie
Nella madison di Nations Cup di Cali (Colombia) del 2022, Selva e Paternoster presero l’argento dietro Gulich-Valente. Terze Drummond-Wyllie
Nella madison di Nations Cup di Cali (Colombia) del 2022, Selva e Paternoster presero l'argento dietro Gulich-Valente
Nella madison di Nations Cup di Cali (Colombia) del 2022, Selva e Paternoster presero l’argento dietro Gulich-Valente
Come dire che il corpo ha ceduto e ti ha suggerito di fermarti?

Per fare endurance, ti serve… l’endurance, ma con questa continua necessità di ricostruirmi non ho mai potuto lavorarci. Ogni volta si cerca di tornare competitivi in pochi mesi e non avendo mai avuto dietro una grande struttura che mi desse tranquillità e dovendo pagare sempre tutto da me, ho sempre cercato di bruciare i tempi. Il corpo rispondeva, correre mi è sempre piaciuto, ma alla fine ho pagato il conto tutto insieme. E mi rendo conto che anche di testa non sono più disposta a giocarmi tutto per tornare al livello in cui ero, sapendo che comunque non sarebbe abbastanza per essere competitiva.

Durante l’estate hai corso e vinto nei Criterium in America, questo non ti ha incoraggiato a continuare?

Il Criterium è una cosa diversa, proprio per il livello di sforzo. Sono andata bene, mi sono divertita, però in tutte le gare che ho fatto in pista quest’anno, mi sono resa conto che non riesco neanche a tenere le ruote. E ovviamente non mi diverto più, soprattutto se devo spendere soldi e rimetterci in salute. Così ho chiesto a Diego Bragato se potevamo vederci e parlare. Volevo capire se valesse la pena insistere o tirare fuori questa idea che tenevo ben nascosta di dedicarmi alla velocità. Per il mio corpo sarebbe stato più facile arrivare a un buon livello atletico come velocista, perché sono sforzi che mi sono sempre venuti più naturali e più facili.

Bragato in quanto persona di fiducia o per il suo ruolo in Federazione?

Una via di mezzo, ma con l’ago della bilancia sulla persona di fiducia. Conosco Diego da prima che avesse un ruolo importante in Federazione, perché correvo con sua sorella. Al tempo stesso avevo bisogno di parlare con qualcuno che potesse darmi un consiglio onesto. Sei finita, lascia perdere. Oppure si può provare una carta diversa, con la consapevolezza di quello che accade sotto il cielo della nazionale. Ho pensato che fosse la persona giusta per capire se le mie fossero idee folli.

Selva sfinita a terra dopo un allenamento nel velodromo di Copenhagen
Selva sfinita a terra dopo un allenamento nel velodromo di Copenhagen
Selva sfinita a terra dopo un allenamento nel velodromo di Copenhagen
Selva sfinita a terra dopo un allenamento nel velodromo di Copenhagen
E cosa ti ha detto Bragato?

Secondo lui anche quando facevo il quartetto, mi ha sempre visto più con una nota veloce. Mi ha fatto capire che le atlete di endurance sono grandi campionesse e ce ne sono tante che valgono un titolo mondiale. Mentre con la velocità c’è una nuova storia da scrivere. Dopo averlo fatto con gli uomini, stanno cercando di creare un bel gruppo con le donne. Mi ha detto che non sarà mai la Federazione a chiedermi di cambiare pelle in modo così netto. Ma ha aggiunto che se ho voglia di mettermi in gioco, mi conviene farlo subito per non sprecare altro tempo. Così è iniziata la nuova avventura.

Si può dire che la prospettiva olimpica sia un ottimo incentivo?

Quest’estate sono stata a fare una perlustrazione del velodromo olimpico. Per il resto, io sono quella che non ha mai sognato di diventare una professionista, però uno scenario del genere mi rende ancora più motivata. Può essere tutto o niente. Chiaro che se tutto funziona, quello è l’obiettivo. E se non funziona, anche solo l’idea di aver pensato che poteva succedere, è già tanta roba. Il 90 per cento degli sportivi nel mondo non riuscirà mai neppure a pensare di potersi guadagnare quel posto, per cui è una molla importante.

A quali cambiamenti vai incontro, di cui sei già consapevole?

Sicuramente vivrò un cambiamento fisico, dovrò avere più massa muscolare. Mentalmente dovrò passare dal performare per 10 minuti a 45 orari, al farlo sotto il minuto. Questo aspetto, anche mentalmente, mi viene abbastanza bene, perché mi è sempre piaciuto. E’ complicato pensare che in un giorno di allenamento si tratterà di fare solo due volate. Saranno volate massimali: appena fatte, non devi essere in grado di parlare. Finora invece capitava di fare cinque ore con tre volate dentro, per cui difficilmente si dava tutto.

La Sei Giorni di Brema doveva essere l'ultima di Selva, ma una caduta in allenamento (travolta da una collega) ha anticipato i tempi  del cambiamento
La Sei Giorni di Brema doveva essere l’ultima di Selva, ma una caduta in allenamento (travolta da una collega) ha anticipato i tempi del cambiamento
La Sei Giorni di Brema doveva essere l'ultima di Selva, ma una caduta in allenamento (travolta da una collega) ha anticipato i tempi  del cambiamento
La Sei Giorni di Brema doveva essere l’ultima di Selva, ma una caduta in allenamento (travolta da una collega) ha anticipato i tempi del cambiamento
E’ il cambiamento più grosso?

Riuscire a dare il 150 per cento in dieci secondi sarà la sfida più grande. I velocisti si allenano tantissimo per andare a una gara, fare una qualifica di 10 secondi e poi è tutto finito, perché magari non l’hai fatta bene. Quindi in quei 10 secondi devi essere in grado di performare al massimo. Mentre se sei un atleta di endurance in una corsa a punti, se sbagli la prima volata, poi ne hai altre 12.

Hai parlato con le altre ragazze? Non temi di invadere il loro… orticello?

Con Miriam Vece sono in contatto da sempre, anche con lei ho sempre scherzato sul fatto che sarei arrivata per farle compagnia. Penso sia contenta che io abbia preso questa decisione, anche perché siamo amiche da 10 anni. Poi ci sono le altre ragazze che faranno con lei l’europeo e sono la Trevisan e Matilde Cenci. Con loro non ho parlato, so solo che faranno l’europeo a febbraio. Ma non mi sento di definirmi una minaccia. Per adesso non sono ancora né carne né pesce. Sto iniziando una cosa nuova, come ho detto anche a Ivan (Quaranta, ndr) quando gli ho parlato e mi ha chiesto: «Ma sei sicura?».

Francesca Selva, allenamento sui rulli

Pista e rulli, quale integrazione? Francesca Selva risponde

01.12.2025
5 min
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Non integrare nel modo corretto quando si pedala al chiuso è un grande errore. Lo è quando ci si allena sui rulli e quando per le gare in pista si resta in ballo per ore. Chi si allena tutti i giorni, con la bici in esterno oppure con le diverse possibilità del ciclismo indoor, deve avere energie (buone) sempre a disposizione.

Abbiamo affrontato l’argomento con Francesca Selva, sempre sul pezzo quando si trattano approfondimenti tecnici. La vita delle gare in velodromo, ma anche tante sedute di rulli per i training specifici e di qualità, soprattutto quando si trasferisce in Danimarca dal compagno Oskar Winkler, senza mai dimenticare le sessioni in palestra.

Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Il carburante non deve mai mancare. Francesca utilizza integratori Nduranz (foto Selva)
Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Il carburante non deve mai mancare. Francesca utilizza integratori Nduranz (foto Selva)
Sui rulli, quando e quanto?

Li faccio molto spesso ed ormai ricoprono quasi il 90% dell’attività di training. Sono un alleato perfetto per combattere il freddo, il brutto tempo, ma soprattutto per gli allenamenti specifici dove è fondamentale limitare il più possibile le variabili dell’ambiente esterno. L’allenamento sui rulli inoltre, è ottimale con la bici classica e anche quella da pista. Tendenzialmente con la bici tradizionale uso dei rulli smart, in pista e con la bici dedicata quelli liberi, senza elettronica.

Ti è mai capitato di fare una seduta indoor endurance?

, anche oltre le 3 ore e mezza, in Z2, simulando una distanza con andatura tranquilla. Configurazione virtual, una serie televisiva e tanta dedizione, il gioco è fatto.

Quando si spinge anche sui rulli, l'acqua da sola non basta (foto Selva)
Quando si spinge anche sui rulli, l’acqua da sola non basta (foto Selva)
Quando si spinge anche sui rulli, l'acqua da sola non basta (foto Selva)
Quando si spinge anche sui rulli, l’acqua da sola non basta (foto Selva)
Integrazione anche per l’attività indoor e pista, sì oppure no?

Assolutamente sì, sempre. L’integrazione di qualità è un sostegno, soprattutto quando l’attività indoor prevede sedute specifiche, magari con intensità elevate, quando è combinato alla palestra e quando è un allenamento continuativo. Quando ci si allena tutti i giorni non bisogna mai andare in deficit di energia. Avere del carburante a disposizione da assumere nelle giornate di velodromo, magari tra una gara e la successiva, tra una seduta e l’altra, permette di non restare a secco di energie.

Nella borraccia solo acqua oppure anche un integratore?

Partiamo dal presupposto che nella borraccia metto sempre qualcosa, non fosse altro per una questione di gusto. Poi calibro il quantitativo in base alle esigenze, all’allenamento e se faccio un lungo in esterno porto una seconda borraccia con acqua.

Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Ai bordi della pista integratori di energia sempre a portata di mano
Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Ai bordi della pista integratori di energia sempre a portata di mano
Ci puoi dare qualche riferimento?

Per me il prodotto di riferimento è l’Nduranz NRGY Drink in polvere solubile, quello al gusto pesca è anche ghiotto. Tengo con me sempre la borraccia da litro, che indicativamente copre le mie esigenze per due ore. Per un allenamento tranquillo tengo come riferimento 45 grammi di carboidrati diluiti nella borraccia, man mano a salire, 60, 100 grammi e poco oltre. Come detto in precedenza, dipende dall’intensità e dalla durata. Quando ti alleni tutti i giorni, Acqua e sali non bastano, i carboidrati sono il carburante che non deve mancare, anche quando si parla di rulli.

Anche durante le sessioni di palestra?

Quasi mai, ma a volte capita, dipende da quello che c’è da fare dopo la palestra. Generalmente è uno strumento di riattivazione muscolare, di ripresa della forza e non di rado mi piace farla anche a digiuno, prima di fare colazione.

Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Il “borraccione” capiente da litro, indoor e anche outdoor
Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Il “borraccione” capiente da litro, indoor e anche outdoor
Problemi intestinali legati all’eccesso di carboidrati?

Per fortuna mai avuti. Oltre a quella che può essere una predisposizione, credo che gli integratori che utilizzo sono di ottima qualità e ben equilibrati nelle proporzioni, non sbilanciati. Aggiungo inoltre, io non bevo caffè nella vita quotidiana e questo ai fini di una corretta assimilazione può dare dei vantaggi.

Integrazione con gel, liquidi o solidi?

Vedo il supplemento in gel o con la soluzione liquida maggiormente pratica e pronta, adeguata a chi ha sempre necessità nell’avere calorie da bruciare subito disponibili. L’integrazione solida quando si fanno tante ore consecutive in bici e si ha bisogno anche di gratificazione, oltre alle energie. In questo ambito credo sia da rispettare anche una certa soggettività di interpretazione. Aggiungo però, durante le giornate intere passate in velodromo, ovviamente l’integrazione solida gioca un ruolo importante.

Prima e dopo l’allenamento?

Se ho la possibilità preferisco un pasto classico e un recupero con i cibi tradizionali, ma ci sono delle eccezioni. Ad esempio quando siamo a gareggiare in pista e siamo in ballo per 5/6 ore e oltre ed è complicato accedere alla mensa. In quei casi è importante avere sempre carboidrati al proprio fianco e magari utilizzare degli integratori specifici per il recupero nell’immediato post gara. Mi viene in mente Nduranz Regen, che oltre ai carboidrati ha anche una giusta quantità di proteine.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già

06.11.2025
4 min
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Iniziano a girare in rete le prime immagini e video spoiler (anche noi di bici.PRO abbiamo pubblicato qualcosa in merito) relativi ad un nuovo sistema pedale sviluppato da SRM.

Siamo certi che il nuovo pedale, o sistema, è stato fornito fornito ad alcuni atleti per avere i primi feedback di utilizzo reale e di messa alla frusta. Non abbiamo notizie di chi potrebbe usare i pedali SRM su strada, ma in pista è il danese Oskar Winkler (compagno della nostra Francesca Selva) a fare da tester. E proprio a lui abbiamo chiesto di raccontarci i primi feedback e sensazioni.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Oskar Winkler durante la London3 (foto Selva)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Oskar Winkler durante la London3 (foto Selva)
Quando hai iniziato ad usare i pedali SRM?

Mi hanno fornito i pedali circa due mesi fa. Da quel momento ho cercato di combinare il più possibile l’attività in pista e quella su strada, usando lo stesso pedale per entrambe le attività.

Cosa ci puoi raccontare dei nuovi pedali?

Hanno un corpo tutto in alluminio. La base di appoggio è molto ampia, la più larga che visto fino ad oggi e la sezione relativa all’aggancio e leggermente spostata verso il retro, paragonandola ai sistemi conosciuti oggi. La tacchetta è differente, ha due fori, uno anteriore e uno posteriore ed è sottilissima nella sezione centrale. Per avvitare le tacchette alle scarpe è stato necessario adattare la stessa suola.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Si nota il corpo allungato verso il retro (foto Selva)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Si nota il corpo allungato verso il retro (foto Selva)
Nulla a che vedere con il sistema SpeedPlay?

Assolutamente no. Come dicevo i fori della tacchetta sono due in totale, davanti e dietro. In questo caso è possibile montarli su una scarpa con i tre fori standard, ai quali però è necessario aggiungerne un quarto. Noi lo abbiamo fatto in modo un po’ artigianale, ma prendendo dei riferimenti corretti per lavorare nel modo giusto.

In sostanza avete forato la suola con i tre fori tradizionali?

Esatto. Direi che SRM starà lavorando anche per sviluppare suole dedicate in modo specifico.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Grande differenza tra una tacchetta Shimano e quella SRM (foto Selva)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Grande differenza tra una tacchetta Shimano e quella SRM (foto Selva)
Prima di SRM che sistema pedali usavi?

Pedali con piattaforma Shimano, combinando le tacchette blu e rosse. Con le tacchette SRM attuali ho una libertà angolare di 1,2°.

Passando a SRM sei stato obbligato a rifare la posizione in sella?

Mi sono abbassato di 1 centimetro e ho dovuto abbassare anche lo stem togliendo 1 centimetro agli spessori. Ho lasciato invariato l’arretramento sella.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Nuovo pedale (nero), rispetto al modello precedente che era rosso (foto Selva)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Nuovo pedale (nero), rispetto al modello precedente che era rosso (foto Selva)
Hai cambiato la lunghezza delle pedivelle?

No, uso le 165 in pista e su strada già da tempo.

In merito alle sensazioni?

Una maggiore connessione al pedale, più forza nella pedalata ed anche un maggiore sfruttamento della parte centrale del pedale. La stessa sensazione di essere super centrato è riferita a tutto il gesto di rotazione della pedalata, pienezza nella spinta e zero spazi vuoti. Non in ultima una sensazione di una rigidità più elevata rispetto al passato.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
La bici usata da Winkler durante la London3. Ci sono i nuovi pedali SRM (foto Winkler)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
La bici usata da Winkler durante la London3. Ci sono i nuovi pedali SRM (foto Winkler)
Sei riuscito ad avvalorare le tue sensazioni con dati ed analisi?

Non ancora, o diciamo solo in parte. Ho notato che riesco ad essere più veloce con i medesimi watt erogati e riesco a sfruttare un migliore coefficiente aerodinamico, fattore legato anche all’abbassamento di sella e manubrio.

Selva, diario dagli USA, parte 2ª: il test del velodromo olimpico

16.07.2025
9 min
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Avevamo lasciato Francesca Selva in partenza per il Wisconsin, dopo la serie di circuiti in Texas in cui aveva rotto il ghiaccio con il ciclismo americano. Ricordate il racconto dell’atleta padovana che quest’anno ha deciso di passare l’estate a correre negli USA? Qualche giorno fa ci ha mandato una foto dal velodromo olimpico di Los Angeles ed è stato chiaro che il suo diario americano andasse aggiornato. Per questo ci siamo sentiti nuovamente, tenendo conto del suo essere indietro di 9 ore, e il racconto ancora una volta è stato ricco di dettagli e adrenalina.

Era nei programmi di andare a girare in pista in California oppure è venuto fuori in corso d’opera?

In corso d’opera (sorride, ndr). La squadra per cui corro ha il mio stesso sponsor di bici, per cui ci siamo detti che se ci fosse stata l’opportunità, avrei potuto prendere una loro bici e usarla. Ho portato sella e manubrio per questo, però non era nei programmi. Diciamo che nel mio calendario c’era tutto e niente, avrei visto strada facendo. Ed è venuta fuori l’occasione di fare tre gare in pista.

Di che gare si tratta?

C’è un bel calendario, sono gare UCI classe 2 e io ne ho fatte tre. Mercoledì scorso, sabato e poi oggi. Ho sempre detto che stavo andando in America per correre, ma se posso vedere anche qualcosa di diverso, perché no? Diciamo che venire a Los Angeles è servito anche a questo. Poi visto che si tratta di un velodromo olimpico, ho accettato a maggior ragione.

C’è una bella partecipazione?

In realtà il livello è molto più alto di quanto mi aspettassi. C’è ad esempio anche Anita Stenberg, che è leader del ranking mondiale. E poi ci sono principalmente americane, messicane, colombiane. C’è anche qualche velocista tedesco, quindi il livello è alto e stanno venendo fuori dalle gare tirate. Io con la mia preparazione riesco a stare a galla, però tornare al chiuso dopo così tanti mesi, è stato sicuramente uno shock. L’ultima gara che ho fatto in pista è stata a Capodanno, però l’ultima fatta davvero prima di avere la miocardite è di ottobre. Erano nove mesi che non correvo in pista, sono andata una volta a girare con la nazionale prima di venir via, però in un giorno a fare quartetti non prendi quel che serve per correre.

Quindi?

Il primo giorno è stato abbastanza scioccante, anche perché secondo me la pista è molto veloce. Avevo solo un rapporto troppo agile, poi ne ho messo uno più duro, ma le mie gambe ovviamente non sono pronte per quel tipo di sforzo. Già il secondo giorno sono riuscita a stare un po’ meglio nella mischia. Ho fatto entrambe le volte scratch, corsa a punti e madison.

Si muore di caldo anche lì?

In realtà, secondo me, state peggio in Italia. Difficilmente in California ci sono più di 30 gradi, oggi ce ne sono 25. 

Ti avevamo lasciata in partenza dal Texas per il Wisconsin per andare a fare un criterium del Tour of America Dairyland, come è andata?

Devo farne un altro fra 10 giorni, un altro di questi cinque eventi più importanti. Ho visto tanta gente, tanto pubblico, tanta partecipazione. Anche perché, come vi ho scritto nei messaggi, c’è anche qualche ragazza WorldTour di qui che viene a fare un po’ di show. Non è detto che vincano, perché sono gare completamente diverse rispetto al normale ciclismo su strada, però il livello è superiore rispetto ai circuiti del Texas.

Sempre circuiti cittadini?

Il più corto era un circuito di 600 metri a giro, come fare una gara su pista, all’interno di un centro commerciale. Il più lungo era un chilometro e mezzo, ma purtroppo non piatto. Ogni tanto c’è anche qualche strappetto e quelli diventano veramente letali. Nell’ultima settimana di gare, il primo e l’ultimo giorno sono stati quelli per me più duri, perché gli strappi di solito li mettono dopo una curva a U o dopo una ripartenza. Per cui ci entri piano e poi devi fare lo strappo a blocco quasi da fermo. E quando inizi a farlo 30-40-50 volte, dopo un po’ si inizia a sentirlo.

I social mostrano una grande cornice di pubblico…

Sì, confermo, tantissima gente. Poi più vai verso il finale, diciamo negli ultimi giorni, più gente c’è a guardare. Sono dei veri e propri festival, si svolgono in cittadine belle vivaci. Quindi ci sono i ristoranti nei viali dove fanno le gare, oppure passi nei giardini della gente seduta fuori che ti guarda per tutto il giorno. Le gare iniziano la mattina e finiscono la sera, ci sono tutte le categorie. Sono degli eventi classici, si ripetono ogni anno. E poi ci sono tanti soldi come premi e quindi diventa molto avvincente da guardare perché c’è gente che si fa pezzi per vincere i traguardi volanti.

Quindi il sistema è sempre quello dei traguardi a premi annunciati di volta in volta?

Il traguardo volante è annunciato con la campana e quindi chiaramente se non sei nelle prime 3-4 posizioni, è quasi impossibile partecipare. Specialmente quando il giro è di 600 metri, con 4-5-6 curve, non hai proprio lo spazio fisico per avanzare. E comunque ci sono stati dei giorni in cui c’erano anche 1.600-2.000 dollari a traguardo volante. La cosa che rende le gare molto difficili e molto veloci è che magari hai 3-4 giri senza niente, poi per i 3-4 giri successivi fanno una volata per ogni passaggio, ma ti informano mentre stai già facendo la prima volata.

Sei riuscita a vincerne qualcuno?

Non ci ho neanche provato (sorride, ndr). Correndo da sola, è difficile. Avevo una compagna, ma perdeva le ruote e avevamo contro delle squadre organizzate, in cui c’erano corridori addetti a fare i traguardi volanti, senza preoccuparsi di altro. Spesso attaccano e fanno gioco di squadra. Una attacca, le altre fanno il buco e quindi chiaramente ci sono delle dinamiche per cui loro guadagnano più soldi di chi invece deve concentrarsi sulla volata finale. E se con la condizione che ho adesso, faccio un traguardo volante, cioè una volata massimale, non riesco neanche a vedere la volata finale.

Sul canale YouTube “Ride with Franci” ci sono i video delle gare complete con dati live e i ruzzoloni…
Sul canale YouTube “Ride with Franci” ci sono i video delle gare complete con dati live e i ruzzoloni…
Come ci si scalda per gare così frenetiche?

Alcuni hanno i rulli, ma io per motivi logistici non li ho portati. Nei giorni in cui sono vicino alla zona di gara, diciamo 15 chilometri, vado in bici. Altrimenti, se devo guidare per arrivare, come ora che sono ospite di una famiglia trovata dagli organizzatori, magari esco prima per fare una pedalata e poi prima di partire faccio una ventina di minuti con un paio di accelerazioni. Serve tenere caldo il motore, per questo faccio il riscaldamento tipo pista. Quindi una progressione che va da zona 1 fino a 300 watt e un paio di volate in progressione da seduta, proprio per accendere bene il motore. Perché tante volte questi benedetti traguardi volanti te li mettono anche al primo giro.

Si parte subito forte?

Un giorno sono arrivata tardi per il traffico e non ho fatto in tempo a scaldarmi. Così ho pensato di partire un po’ sfilata, di prendermi qualche giro per scaldarmi e respirare e poi sarei andata davanti. Non l’avessi mai fatto! Il circuito era pieno di curve e c’era gente che saltava dal primo giro, perché intanto mettevano tantissimi soldi a ogni passaggio e non c’era tempo per respirare. Ho fatto un’ora di gara a chiudere buchi cercando di guadagnare posizioni, è stato un incubo. Poi sono riuscito ad andare davanti e fare la volata, ma ci ho messo veramente tutta la gara per risalire.

Com’è vivere in una famiglia americana?

Le famiglie che mi hanno ospitato in tutto questo periodo sono composte da gente di ciclismo, persone appassionate per cui è difficile considerarli solo come americani. Voglio dire che la comunità del ciclismo è abbastanza universale. Quel che posso dire è che tutti tendono a essere disponibili per aiutarti, sia con il cibo sia con darti un passaggio e altre mille cose. Ho sempre trovato disponibilità, ma come dicevo sono persone che vengono dal mio stesso ambiente. Ho provato a fare domande su temi come l’Ucrain, Gaza, il confine con il Messico, perché anche da casa mi fanno spesso domande…

E che cosa hai capito?

Quando ero in Texas, uscivo per strada e non vedevo niente. La gente ne parla poco. Ho guardato i notiziari e sono tutti abbastanza tranquilli. E quando glielo chiedo, non si esprimono più di tanto. Forse è la distanza e vivono tutto di riflesso, non saprei.

Cosa ti pare degli americani?

In California sono tutti un po’ fricchettoni, se posso dire così. In spiaggia vedi l’immagine classica che avevo in mente anche prima di venire, di gente che cerca di sembrare giovane e va con lo skateboard a ritmo di musica. L’altro giorno ho visto una signora con il cane, poverino, tutto tinto di rosa con le macchie di leopardo. In Texas sono più normali, anche se nell’immaginario dovrebbero essere tutti pazzi. A parte che girano davvero con gli stivali e con i cappelli da cowboy e a parte che nei supermercati trovi le armi da fuoco. Per fortuna ho trovato persone cui appoggiarmi, che mi stanno permettendo di vivere l’America anche extra ciclismo. Sto girando posti diversi ed ho avuto il tempo per guardarmi un po’ attorno.

Il programma prevede oggi l’ultima gara in pista e poi?

Domani volo a Chicago e da venerdì fino alla domenica successiva corro per dieci giorni di fila nella Chicago Grit, con la “g” al posto della “c”. Poi torno a Dallas per due giorni e per fare l’ultima gara del mio capo, quella del martedì. Quindi torno in Italia per correre a Fiorenzuola, sperando che tanto girare mi dia anche un po’ di condizione e cercando di capire a quali gare partecipare. Ma a fine agosto probabilmente tornerò qui per partecipare alle ultime gare. Ma appena lo scopre mio padre, stavolta mi butta davvero fuori casa…

Traguardi a sorpresa e cowboy: l’avventura di Selva in Texas

21.06.2025
8 min
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Fra le storie di questa estate che aspetta soltanto il Tour, dopo il rocambolesco finale del Giro, quella di Francesca Selva che sta correndo dei circuiti in Texas e da domani nel Wisconsin potrà sembrare poca cosa. Invece racconta la passione di una ragazza che ha messo la bici al centro della sua vita e non vuole privarsi di alcuna esperienza.

Quando la raggiungiamo, a Dallas è quasi l’ora di pranzo. Francesca è appena rientrata dall’allenamento e ha il timbro sicuro di chi non ha paura di mettere tutto in un trolley e partire. Anche se la trasferta americana ha una logistica complessa e l’aiuto di un suo vecchio team manager si è rivelato provvidenziale.

«Negli ultimi due anni – racconta Selva, 26 anni – sono stata tesserata per una squadra UCI pista americana, parallelamente a quella della strada. I regolamenti sono cambiati e la squadra non ha più lo stesso nome, ma Ryan Crissey, il team manager, mi sta ospitando a casa sua e mi sta portando alle gare. Era l’unico contatto che avessi. Quest’inverno gli avevo scritto per chiedergli indicazione su dove andare e quali gare ci fossero, perché non avevo idea da che parte iniziare. E lui in tutta risposta mi ha proposto di correre per lui e si sarebbe fatto carico delle spese. Avevo già messo in preventivo di tirar fuori i soldi per il viaggio della vita, quindi è andata meglio del previsto. Perciò sto correndo per il suo team nuovo che si chiama Turbo Velo Pickle Juice».

Non male avere un appoggio così…

Fa la differenza, soprattutto quando si viaggia da soli. Le conoscenze poi si fanno, ma avere una base è molto importante. Per questo sono sbarcata a Dallas, in Texas: è qui che vive Ryan.

Com’è il ciclismo in Texas?

Inclusivo, nel senso che da noi sei uomo o sei donna e corri nel gruppo dedicato. Sei FCI, oppure sei ACSI, Master oppure Elite e non ci sono commistioni possibili. Qui invece funziona a livelli e poi ci sono i Master. Se sei Master, puoi correre sia con i Master che con il livello che ti compete in base alla graduatoria. Però nelle gare più piccole, posso correre sia nella gara PRO che in quella delle donne. Finora ho partecipato a corse locali. Non posso correre con i Master, perché sono troppo giovane, ma posso correre nelle altre categorie maschili.

L’hai già fatto?

Sì, un paio di giorni fa. La gara donne era corta e per allenarmi mi sono buttata nel gruppo dei maschi. E’ bello perché in corsa ci sono atleti di tutti i livelli e tutte le età, da quello di 25 anni a quello di 60 e non è detto che il più giovane vada anche più forte.

Francesca Selva ha iniziato la trasferta americana in Texas, con la maglia della Turbo Velo Pickle Juice
Francesca Selva ha iniziato la trasferta americana in Texas, con la maglia della Turbo Velo Pickle Juice
C’è tanto pubblico?

Qui in Texas sono gare minori, quindi c’è pubblico solo all’arrivo. Ma da domenica farò una serie di prove che si chiamano Tour of America’s Dairyland in Wisconsin che durano per 11 giorni. Sono iniziate giovedì, io inizierò da domenica. Mi hanno detto che nel giro dei criterium è una delle cinque gare più grandi che ci sono negli USA: lì ci sarà una vera folla.

Sono tifosi di ciclismo?

L’approccio è diverso. Non vengono solo per la gara, ma per passare una giornata di festa al cui interno c’è una gara.

In Wisconsin vai con il tuo team manager?

Questa volta parto da sola. Mi sono organizzata con la gente di lì, devo capire se ci sono degli shuttle per arrivare dall’hotel alla gara o se devo scoccare i passaggi di qua e di là. Invece se le gare sono vicine, andrò in bicicletta.

Le gare che Selva andrà a disputare da domani in Wisconsin hanno una grande cornice di pubblico (foto Tour of America’s Dairyland)
Le gare che Selva andrà a disputare da domani in Wisconsin hanno una grande cornice di pubblico (foto Tour of America’s Dairyland)
Le strade sono transennate?

Solo dove c’è gente. Finora si è trattato di correre in circuiti di 1,5-2 chilometri, anche in un kartodromo. Mercoledì abbiamo corso nel paese del mio team manager, che organizzava la gara. Eravamo in un circuito ciclabile, come se fosse un ciclodromo di un miglio all’interno di un parco totalmente chiuso al traffico.

Ci sono premi in denaro per chi vince?

Le poche gare che ho fatto finora erano locali, quindi c’era il premio in denaro. Quello che c’è di diverso rispetto all’Italia è la gestione dei traguardi volanti, in cui i premi sono anche di “mila” dollari per chi vince. Fanno una colletta tra il pubblico che scommette e quello diventa il premio. E poi la cosa bella è che i traguardi volanti sono a sorpresa…

Cioè?

Non sai quando ci sono. La distanza di gara è misurata in base al tempo, come nel cross. Per cui inizi a correre e quando stimano che manchino 5-10 giri al termine, iniziano a contarli. Per cui quando senti la campana, sai che il giro dopo c’è il traguardo volante. A quel punto, i tifosi puntano i soldi sullo sprint del giro dopo. Può capitare che urlino mille dollari per il primo e quindi c’è molta più gente che lotta per i traguardi volanti che per la vittoria finale. Magari nelle squadre più numerose, c’è chi si dedica prettamente a fare le volate intermedie, mentre altri si dedicano alla volata finale.

Prima della gara con Ryan Crissey, il team manager che organizza e si diverte a correre
Prima della gara con Ryan Crissey, il team manager che organizza e si diverte a correre
Vuoi dire che durante la corsa, sentite la campana e viene detto anche l’ammontare del premio?

A volte sì, a volte no. Di solito lo dicono gli speaker quando passi sotto l’arrivo. Se non dicono nulla, invece dei soldi potrebbe esserci un gadget o premi di altro tipo.

Non c’è la mortadella come al Giro dell’Emilia?

Può essere (ride, ndr). L’altro giorno c’erano quattro traguardi volanti e li ho vinti tutti, più la volata finale. Di solito in quasi tutti i criterium, l’ultimo traguardo volante è alla campana, quindi quando chiamano l’ultimo giro, c’è anche il traguardo volante. E’ letale perché fai due volate di fila. Però considerando che il giro è lungo circa un chilometro, per chi fa pista è più o meno la distanza tra una volata e l’altra nella corsa a punti.

Che cosa hai vinto?

Con il primo traguardo volante, mi hanno dato i buoni per comprare i gelati. Con il secondo, avevo dei buoni per il caffè. Mentre con il terzo ho preso dei soldi. Con il quarto è arrivato un box pieno di oggetti da cui potevo scegliere delle cose da portare a casa. Fa molto fiera di paese, però è bello.

Francesca Selva, padovana di 26 anni, corre prevalentemente su pista
Francesca Selva, padovana di 26 anni, corre prevalentemente su pista
Nelle gare grandi cambia qualcosa?

Ve lo dico settimana prossima. Queste qua in Texas non erano grandi, ma erano comunque partecipate. Non hanno dietro la grande organizzazione, sono le Driveway Series, gare del martedì e del giovedì: martedì a Dallas, giovedì a Austin per tutto l’anno. In Wisconsin farò una gara al giorno. Quelle delle donne durano circa un’ora e alla fine ci sarà la classifica di tutti i giorni, che suppongo sarà a punti, dato che nessuno prende nota dei tempi.

Come ti presentano al foglio firma?

Non c’è il rituale come da noi, almeno finora era così. Però diciamo che quando vieni da fuori confine, hai gli occhi addosso. La gente sa che sono io l’italiana e quindi mi guardano sempre con un occhio di riguardo. Nel mondo del ciclismo gli italiani sono famosi per essere competitivi, perciò non me la faranno sicuramente facile. Zero favori. Agli organizzatori fa piacere avere gente che arriva da lontano, dà lustro alle loro gare.

Ci sono tanti stranieri?

Più di qualcuno, ma sono tutti ragazzi e ragazze che vengono da questa parte del mondo. Argentini, messicani, da Trinidad e Tobago. Pochi dall’Europa. C’è Alina Seitz, una ragazza svizzera che fatto le ultime Olimpiadi e ha il compagno americano, per cui si sta facendo qui l’estate. Lei l’avevo incontrata anche in pista a Brno a metà maggio.

Il 29 giugno, gran finale in Wisconsin al Cafè Hollander Tosa Village Classic (foto Tour of America’s Dairyland)
Il 29 giugno, gran finale in Wisconsin al Cafè Hollander Tosa Village Classic (foto Tour of America’s Dairyland)
Quando torni a casa?

Il primo agosto perché devo andare a Fiorenzuola, sennò Claudio Santi si arrabbia. Però mi hanno già chiesto se voglio tornare a settembre per fare uno degli altri grandi eventi per cui vediamo. Volevo fare più di un mese, ma non più di due, per tutto il discorso della miocardite. Quando ho preso i voli, non sapevo in che condizione sarei arrivata. Però l’esperienza merita. Sto quasi per due mesi. Con quello che è successo quest’inverno, non ho voluto fare il passo troppo lungo.

Selva, il Covid, il grosso rischio e il pericolo scampato

15.02.2025
7 min
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Avevamo lasciato Francesca Selva alla fine di dicembre nei panni di coach per il compagno Oscar Winkler e dopo l’idoneità agonistica ricevuta dopo un allarme fisico. In realtà poi, era stata lei su Instagram a raccontare in maniera più approfondita la natura del problema, parlando di una miocardite da Covid. Uno dei mali tipici del nostro tempo che si è portato via ben più di un corridore e ha costretto altri a chiudere la carriera.

Francesca l’ha vista brutta e deve la vita all’intervento del suo cardiologo. Questo l’ha prevedibilmente spaventata. Si è presa un lungo periodo di stop. E adesso che ha ricominciato ad allenarsi, chiederle di parlarne è il modo per esorcizzare quel che è accaduto e far riflettere chi potrebbe trovarsi o essersi trovato inconsapevolmente nella stessa situazione. Il punto di partenza è il Covid, asintomatico e sottovalutato.

Francesca Selva, veneziana di 25 anni, al momento di trova a Noto per allenarsi su strada e in pista. Ha iniziato a frequentare la pista siciliana dal 2018 e vi è di casa. Al punto che essendo occupata la casa in cui era solita fare i soliti ritiri invernali, ha scelto di alloggiare nella foresteria del velodromo Paolo Pilone. Nel momento in cui l’Italia è sotto un rigurgito d’inverno, il sole e gli oltre 20 gradi di Sicilia sono un bel modo per farsi venire la voglia di pedalare.

Francesca Selva ha 25 anni e svolge la preparazione invernale in Sicilia sin dal 2018
Francesca Selva ha 25 anni e svolge la preparazione invernale in Sicilia sin dal 2018
Racconta, Francesca: che cosa ti è capitato?

Ho sempre sofferto di aritmie quindi sapevo già cosa volesse dire averne una, perché quelle più forti riesci a percepirle. E’ successo però che a inizio ottobre ho preso il Covid, ma senza saperlo. L’ho capito dopo tutta questa storia, perché ho riconosciuto i sintomi. Quei 2-3 giorni di febbre poco sopra i 37 gradi. Non gli avevo dato peso perché un paio di giorni prima avevo fatto per due volte cinque ore sotto la pioggia, quindi pensavo di aver preso freddo. Classico dell’autunno, no?

Invece cosa stava succedendo?

Il giorno in cui mi sono svegliata con quella poca febbre, avevo da fare ancora cinque ore, con dei lavori neanche particolari in zona 3, un po’ più del medio. Ho provato a farne uno in salita e mi sono fermata dopo una trentina di secondi perché non riuscivo a respirare. Sono andata in affanno, però era umido, pioveva e mi sono detta che potesse dipendere da quello. Era il terzo o quarto giorno di carico, quindi ho continuato.

E hai fatto le cinque ore?

Più di cinque ore, da sola. Un bell’allenamento, solo che non riuscivo a fare i lavori perché se spingevo, andavo in affanno. Come se uno mi stesse tenendo la gola e mi impedisse di respirare. Non gli ho dato peso, ma il giorno dopo mi è venuta ancora la febbre e ho ricollegato quella difficoltà al fatto che stessi incubando l’influenza. Mancava una decina di giorni ai mondiali in pista. Sono andata in Danimarca, poi mi sono spostata a Londra per correre la Tre Giorni e lì davvero mi sono accorta che qualcosa non andava. Nella normalità stavo bene, però appena abbiamo iniziato a correre la prima madison, non riuscivo neanche a tenere le ruote di quelle che si staccavano. Ero completamente in affanno, una sensazione stranissima.

Selva ha concluso la stagione invernale alla Sei Girni di Brema insieme a Veronika Bartonikova (foto Instagram/Frontalvision)
Selva ha concluso la stagione invernale alla Sei Girni di Brema insieme a Veronika Bartonikova (foto Instagram/Frontalvision)
Poteva dipendere da una condizione non buona?

Il livello non era astronomico, c’erano la Guazzini e la Consonni, però a ruota ci potevo stare senza problemi. Invece faticavo e non capivo perché. La cosa strana è che le altre scendevano di bici con 160-170 battiti medi e io invece ne avevo 190, con picchi di 210 che non ho mai avuto in vita mia. Finché una settimana dopo, mentre mi allenavo su strada in un tratto di discesa, mi è sembrato di sentire un’aritmia. Ho guardato per vedere i valori e il cardio segnava zero, come se si fosse scollegato. Poi, appena si è ricollegato, segnava 195 battiti, nonostante non stessi neppure pedalando.

Sei andata da un medico?

No, ho continuato a correre, anche perché la stagione invernale è quella degli ingaggi migliori. Ho pensato che il mio corpo avesse bisogno di riposo. Non avendo pensato che quella febbre potesse essere Covid, ma fosse solo un’influenza: non dicono tutti questo? Così sono andata a correre a Copenhagen. Andavo meglio che a Londra, però ugualmente non recuperavo, tanto da chiedere alla mia compagna di fare i doppi turni nella madison. E alla fine, era novembre, sono andata dal mio cardiologo, che si chiama Marco Moretti, per fare la visita di idoneità, che in ogni caso mi sarebbe scaduta a gennaio.

Dicevi di avere familiarità con le aritmie?

Esattamente. Infatti da quando mi segue lui, tutti gli anni facciamo l’holter, l’ecografia e tutto quello che serve. E per fortuna questa volta, nella fase di recupero dopo la prova da sforzo, mi sono venute in serie delle extrasistole doppie e triple. Lui si è allarmato e io con lui, anche se da un lato mi sono sentita sollevata perché voleva dire che c’era un problema e non che fossi diventata di colpo la più scarsa di tutte. Però il sollievo è durato poco…

In questi giorni siciliani, con Francesca c’è il compagno Oscar che a breve volerà in Turchia per la Nations Cup
In questi giorni siciliani, con Francesca c’è il compagno Oscar che a breve volerà in Turchia per la Nations Cup
Che cosa ti ha detto il medico?

Mi ha spiegato che una cosa simile era già successa ad altri atleti, ciclisti e calciatori, che non hanno fatto una bellissima fine. Ho rischiato e non so cosa sarebbe successo se avessi continuato, ma sono contenta di non saperlo. Secondo lui si è trattato della classica miocardite da post-covid e la conferma l’abbiamo avuta ricostruendo i vari passaggi di quella febbre che ho sottovalutato, allenandomi e poi andando a correre. Io mi sono fermata, altri sono stati spinti a correre dalle loro squadre e hanno chiuso la carriera. Per fortuna, il cardiologo mi ha detto che il modo più sicuro di guarire fosse riposare e da lì mi sono fermata.

Riposo assoluto?

Ho continuato solo con un po’ di palestra, perché nella mia testa c’era l’idea di fare le Sei Giorni, ma c’è voluto un mese di stop per riavere l’idoneità. Poi per fortuna qualche gara l’ho fatta, ma dicendo sempre con grande sincerità alle mie compagne, che il mio livello non sarebbe stato quello di prima. Fra l’altro ho dovuto lasciare libera Amalie Winther Olsen, la mia compagna di sempre, che quest’inverno ha chiuso la carriera e mi sarebbe piaciuto scortarla. Ci tenevo tanto, ma non sarei stata in grado.

Come si fa a ripartire e scacciare la paura?

Cerco di stare con i battiti bassi, perché non ha senso stressare il cuore. Appena mi alzo sui pedali per fare un cavalcavia, la fatica è tanta, perché dopo un mese ferma a livello aerobico sono praticamente a zero. Adesso mi sto riabituando, però nelle prime uscite sentivo che il battito era pesante e mi chiedevo se fosse così anche prima. Ho passato un mese di transizione, in cui cercavo di non stancarmi neppure a salire le scale. Un po’ di paranoia, comunque di paura. L’ansia di riposare, di stare ferma, di non fare niente perché non volevo assolutamente che succedesse qualcosa di irreparabile.

Nel 2023, Francesca Selva ha preso parte alla Champions League, anche quella volta con qualche problema di salute (foto SWpix.com)
Nel 2023, Selva ha preso parte alla Champions League, anche quella volta con qualche problema di salute (foto SWpix.com)
Hai mai pensato di mollare il ciclismo?

Diciamo di no. All’inizio ero arrabbiata. Pensavo: “Sono un’atleta e ho rischiato di fare un infarto, dovrei essere l’esempio di persona che fa la vita attiva, mangia bene e si allena e invece stava per succedere anche a me”. Quando ho parlato col dottore, fra le ipotesi che mi sono vista davanti c’era anche che non avrei potuto fare più alcuno sport. Per me sarebbe stato ancora più pesante, perché fin da bambina non sono mai stata ferma. Per questo ho accettato di fermarmi. Ho fatto un mese completo di stop per fare un reset del corpo, sperando che questo poi mi permetta anche di migliorare il mio livello. E così riparto dalla Sicilia, pensando a cosa sarebbe potuto accadere se non fossi andata dal medico e avessi insistito a correre pensando di aver avuto soltanto un’influenza. Insomma, l’ho davvero scampata bella…

Abbiamo perso il conto degli atleti e degli ex atleti che sono morti inspiegabilmente per problemi cardiaci. Alcuni, come Sonny Colbrelli, sono arrivati a un passo dal farlo. Altri, come Francesca Selva, sono stati fermati prima che il problema divenisse irreparabile. Con la solita superficialità adesso qualcuno dirà di smetterla con la favoletta del Covid, pensiamo che invece sia acclarata la necessità di approfondire le visite di idoneità. Perché la superficialità con cui si può spiegare qualche linea di febbre negando l’esistenza del virus potrebbe portare diritti al campo santo.