Con grande probabilità Felix Gall è uno dei candidati a salire sul podio di Granada, meta finale della prossima Vuelta. L’austriaco della Decathlon-CMA è reduce dalla vittoria alla Vuelta a Burgos, antipasto della grande corsa a tappe spagnola.
Dopo il podio al Giro d’Italia, Gall può davvero mettere un’altra perla nella sua carriera. E la concentrazione per questo obiettivo sembra proprio essere totale. Gall è un tipo molto concreto, molto tedesco in tal senso: poche parole, tanti fatti. Pochi fronzoli e tanto lavoro.
L’austriaco ha vinto la tappa regina, balzando al comando della generale. Nell’ultima frazione si è difeso dagli attacchi di Pellizzari, Ciccone ed OnleyL’austriaco ha vinto la tappa regina, balzando al comando della generale. Nell’ultima frazione si è difeso dagli attacchi di Pellizzari, Ciccone ed Onley
Fiducia in crescita
A Burgos Gall ha compiuto forse un altro piccolo salto di qualità. Parliamo di un ragazzo che ha 28 anni e che, rispetto ai baby fenomeni dell’era attuale, è andato in crescendo. Un incremento graduale. Per certi aspetti ricorda Vincenzo Nibali. Lo Squalo si è migliorato di anno in anno. Lavoro, esperienza e una linea retta che cresceva con costanza. Ma di solito, quando l’atleta cresce così, lo fa anche con basi più solide.
«Era la prima volta che partecipavo alla Vuelta a Burgos – ha detto Gall dopo il successo nella terza frazione – e non vedevo l’ora di scoprire questa corsa. Ne avevo sentito parlare molto bene. Oggi è stata la prima tappa buona per me. Non vinco molto spesso: è solo la mia terza vittoria da professionista, quindi è fantastico (diventate quattro con la generale della Vuelta a Burgos, ndr). Venivo da un periodo di allenamento molto intenso e, tornando a correre, mi sono sentito davvero bene.
«Soprattutto nella parte centrale della corsa è stato imposto un ritmo elevato su strade tortuose e ventose. Mi sentivo bene e la mia squadra ha fatto un ottimo lavoro per tenermi al sicuro e permettermi di risparmiare energie. Inoltre, nel tratto finale, avevo sempre qualcuno della squadra vicino e ho provato ad attaccare un paio di volte. Poi sono riuscito a fare la differenza nel finale».
Il podio finale del 109° Giro d’Italia: Felix Gall è secondo dietro a Vingegaard e davanti ad HindleyIl podio finale del 109° Giro d’Italia: Felix Gall è secondo dietro a Vingegaard e davanti ad Hindley
Altro podio?
Felix è stato a lungo in ritiro in quota. Noi possiamo dirvi che già prima del Tour avevamo chiesto di fare un’intervista con lui, ma ci è stata negata perché lo stesso Gall era concentratissimo su quello che stava facendo. I risultati si sono visti. A maggio Felix disse di essere nella forma della vita. E infatti a Roma fu secondo solo a Jonas Vingegaard. Quel podio gli ha dato sicurezza e consapevolezza. In più è cresciuta la squadra attorno a lui. I risultati si vedono e non è finita qui.
«Ho acquisito molta fiducia in questa settimana – ha detto Gall dopo il finale della Vuelta Burgos – ora mi aspettano alcuni giorni di relax a casa e poi sarà già tempo di Vuelta».
In Spagna troverà sulla sua strada un certo Tadej Pogacar e contro di lui, si sa, c’è poco da fare. Ma per il resto potrebbe trovarsi a vivere tre settimane come in Italia. Cambierebbe solo che al posto di Vingegaard ci sarebbe Tadej. Di Primoz Roglic, dopo l’incidente d’auto della scorsa settimana, è addirittura in dubbio la presenza. João Almeida avrà Pogacar come capitano. Isaac Del Toro non ci sarà, così come Paul Seixas, Jonas Vingegaard e Jai Hindley.
Gall ha attorno una squadra forte. Alla Vuelta avrà una spalla come Riccitello e forse anche ProdhommeGall ha attorno una squadra forte. Alla Vuelta avrà una spalla come Riccitello e forse anche Prodhomme
Gall, stabile tra i big
In un’era così particolare, riuscire a cogliere, o anche solo avere la concreta consapevolezza di poterlo fare, due podi nella stessa stagione in altrettanti Grandi Giri disputati non è cosa da poco. Significa stabilirsi nel gotha del ciclismo che conta.
Gall, tanto per dire, era l’unico corridore della top 10 del ranking UCI a non essere stato al Tour de France (oltre a Wout Van Aert, ma non per scelta).
Si sta dunque ritagliando spazi importanti. La Decathlon, almeno per questa Vuelta, crede in lui. Sa che Gall può offrire garanzie e anche la squadra che avrà a disposizione non sarà debole. Anzi.
Abbiamo detto almeno per questa Vuelta. Dal prossimo anno, infatti, è probabile che Felix faccia rotta sulla Lidl-Trek, che ha manifestato un certo interesse nei suoi confronti. Il contratto di Gall è in scadenza a fine anno e, magari con Seixas che ancora non ha sciolto le riserve, Felix vorrebbe avere maggiore carta bianca. Anche se nella Lidl-Trek ci sarebbe comunque Juan Ayuso, altra presenza mica da poco.
Vedremo… Intanto c’è la Vuelta e Felix Gall vuol farla alla grande, come il Giro.
ROMA – Magari Felix Gall non sarà stato il corridore più appariscente del Giro d’Italia, ma a dirla tutta chi lo è stato, al di fuori di Narvaez e Vingegaard? Di certo, però, l’austriaco è stato il più solido. E anche l’unico che, seppur molto timidamente, in alcune occasioni ha messo la propria squadra a tirare prima delle salite decisive. Lo ha fatto quando la classifica era ancora tutta da costruire, come ad esempio verso Corno alle Scale.
E poi Gall è stato sempre il secondo dei big quando la strada saliva. Oppure, guardandola da un’altra prospettiva, il primo degli altri. Uno dei suoi direttori sportivi alla Decathlon-CMA, Sebastien Joly, ci aveva spiegato nei mesi scorsi come il corridore austriaco sia diventato bravissimo nella gestione dello sforzo. Difficile, dunque, vederlo andare incontro a una crisi profonda. E infatti, ogni volta che ha risposto agli attacchi di Vingegaard per poi staccarsi, lo ha fatto molto prima che si accendessero le spie rosse.
Una qualità che gli ha consentito di costruire il proprio Giro giorno dopo giorno, senza grandi acuti ma anche senza passaggi a vuoto. Così facendo è salito sul podio finale di Roma, conquistando il primo piazzamento tra i migliori tre della sua carriera in un Grande Giro.
Felix Gall a Roma: l’austriaco dopo il podio si è sciolto un po’. Su di lui, in scadenza di contratto, ci sono già molte voci di mercatoFelix Gall a Roma: l’austriaco dopo il podio si è sciolto un po’. Su di lui, in scadenza di contratto, ci sono già molte voci di mercato
Obiettivo podio
Il podio era l’obiettivo dichiarato già dallo scorso novembre e Felix Gall non ha mai nascosto le proprie ambizioni.
«Quando abbiamo deciso di puntare sul Giro d’Italia – ha detto Gall nel post premiazione – sono stato super motivato. Era novembre e tutta la preparazione è stata fatta con un unico traguardo in mente: arrivare tra i primi tre a Roma. Un obiettivo importante, raggiunto grazie a una dedizione quasi maniacale per l’allenamento. Credo di essermi allenato di più e più duramente che mai. Ho fatto tre stage in altura. Ho spostato i miei limiti».
E questo aspetto un po’ ci ha colpito. Chi lo conosce da anni racconta infatti di un corridore sempre estremamente preciso, attento a ogni dettaglio e disposto a sperimentare soluzioni nuove pur di migliorarsi. Non è un caso che già diversi anni fa utilizzasse metodologie che oggi sono diventate comuni nel gruppo, come le sedute sui rulli in ambienti molto caldi per stimolare specifici adattamenti fisiologici. Insomma l’hot training. Sentirgli dire che è andato oltre non ce lo aspettavamo.
«Ora mi sento maturo – va avanti Gall – conosco perfettamente il mio corpo e non ho più timore di spingermi vicino al limite durante gli allenamenti. In passato ero più prudente, quasi timoroso di esagerare con l’intensità. Oggi invece riesco a sostenere carichi maggiori e a recuperare meglio. Il risultato è stato evidente lungo le tre settimane del Giro: continuità di rendimento, assenza di giornate negative e la sensazione di avere finalmente raggiunto il livello che cercavo da tempo».
La corsa rosa di Gall in una foto. Vingegaard scattava, lui provava a tenere, poi saliva del suo passo staccando però gli altriLa corsa rosa di Gall in una foto. Vingegaard scattava, lui provava a tenere, poi saliva del suo passo staccando però gli altri
Il Giro di Gall
Se Jonas Vingegaard è stato l’uomo che ha dominato il Giro d’Italia, Felix Gall è stato il migliore tra tutti gli altri, come dicevamo. Non solo lo certifica la classifica finale, ma ancora di più lo raccontano le grandi montagne. L’austriaco è stato uno dei pochissimi corridori capaci di reggere, almeno inizialmente, gli attacchi del danese.
Riusciva a rispondere al primo scatto, salvo poi perdere terreno qualche centinaio di metri più tardi, conscio dei suoi valori. In questo è davvero tedesco, tra virgolette. Anche con la stampa e nel dopo tappa era sempre molto lucido e con cognizione di causa.
Per dire: dopo l’arrivo di Piani di Pezzé, mentre recuperava sull’ormai celebre seggiolina, un massaggiatore gli spiegava dove fossero i bus (posizionati 9 chilometri più a valle). Lui gli rispondeva che non c’era bisogno che gli dicesse nulla perché aveva già pronto il file GPX per raggiungerli.
E così tappa dopo tappa la sua fiducia è cresciuta. Anche la squadra ha acquisito sicurezza. «Siamo migliorati nel corso del Giro anche con la squadra. Abbiamo trovato sempre maggiore convinzione nel lavorare per la classifica generale. Tutti hanno dato il massimo per sostenermi. Nei momenti decisivi avevo sempre due o tre uomini attorno».
Gall ha parlato anche di margini. E a crono ha detto che può crescere ancora moltoGall ha parlato anche di margini. E a crono ha detto che può crescere ancora molto
Maturità e consapevolezza
Quando gli chiediamo quale sia, secondo lui, la sua qualità migliore, Gall non ci ha detto di watt o valori fisiologici, ma ha parlato di mentalità: «Io credo che il salto di livello degli ultimi anni nasca soprattutto da lì da una questione mentale. Dalla capacità di interpretare un Grande Giro con maturità, evitando gli errori che possono compromettere settimane di lavoro. In un Grande Giro la cosa più importante è non sbagliare. Non ho mai avuto una giornata storta. Anche nelle tappe meno favorevoli, come la cronometro. Sono rimasto concentrato sul risultato complessivo».
E’ questo equilibrio tra preparazione fisica e forza mentale che lo ha consacrato definitivamente in un uomo da classifica generale. «Sono convinto – prosegue Gall, più disponibile della sua espressione seria – che io possa avere ancora margini di miglioramento, soprattutto nelle prove contro il tempo. Intanto questo Giro è una conferma importante». Non più soltanto un ottimo scalatore capace di vincere una tappa di montagna, bensì un corridore completo in grado di lottare per le posizioni che contano davvero.
Felix Gall (classe 1998) è arrivato secondo al Giro. E’ il suo primo podio in un Grande GiroFelix Gall (classe 1998) è arrivato secondo al Giro. E’ il suo primo podio in un Grande Giro
Tour no, Vuelta sì
Dopo tre settimane vissute sempre ai massimi livelli, la priorità di Gall è una sola: recuperare. Quando gli chiediamo del suo programma lui ribatte così.
«Ora voglio staccare completamente per qualche settimana prima di tornare a pensare agli obiettivi della seconda parte di stagione. No, non farò il Tour de France. E’ una scelta precisa, condivisa con la squadra già da tempo. Dopo gli sforzi sostenuti al Giro sarebbe stato difficile presentarsi alla Grande Boucle nelle migliori condizioni. Molto meglio ricaricare le energie e costruire un nuovo percorso di avvicinamento verso l’ultimo Grande Giro dell’anno».
Il suo obiettivo sarà dunque la Vuelta. «Prima farò ancora un training camp in altura e poi alcune gare di preparazione come San Sebastian e Burgos».
Insomma, anche in Spagna, Gall vuole presentarsi determinato e pronto come al Giro. E se questa è la solidità che ha acquisito, anche Madrid potrebbe riservargli un posto sul podio. Il Giro d’Italia gli ha dato fiducia. Fiducia nelle proprie capacità, nel lavoro svolto con la squadra e nella possibilità di competere stabilmente ai vertici delle grandi corse a tappe. Per questo il podio di Roma suona più non come un punto d’arrivo, ma di partenza.
Il primo arrivo in salita del Giro premia Ayuso e sorprende Roglic. Bene Bernal. Ma la salita viene percorsa a velocità così elevata che non fa selezione
PIANCAVALLO (PN) – «Volevo vincere la tappa – dice Vingegaard – e coronare l’ottimo lavoro svolto dai miei compagni di squadra. E’ stato speciale aver corso indossando questa maglia, perché è stato bello onorare tutte le vittime del terremoto di cinquant’anni fa. Non avevo in programma di attaccare così presto, ma Kuss non aveva grandi gambe e allora abbiamo rivisto i piani».
,“Il Friuli ringrazia e non dimentica”. Indossando la maglia rosa con questa scritta sul petto e sulla schiena, Jonas Vingegaard ha messo il sigillo sul suo primo Giro d’Italia, attaccando a una decina di chilometri dall’arrivo di Piancavallo. Ha ripreso facilmente i fuggitivi, con Crescioli che per qualche metro ha provato a resistergli, come quando nel 2024 Pellizzari fu ripreso e staccato da Pogacar.
A Piancavallo, Vingegaard conquista la quinta tappa: tutte per distaccoA Piancavallo, Vingegaard conquista la quinta tappa: tutte per distacco
L’occhio sul Tour
La maglia rosa ammette che passando sul traguardo di Piancavallo, ha provato grande soddisfazione. Poi spiega di non uscire dal Giro particolarmente provato e di avere, anzi, la sensazione di essere migliorato. Non avrà bisogno di due settimane per recuperare e per questo il pensiero del Tour lo stimola. Su Piganzoli che avrebbe potuto lottare per la maglia bianca, dice che oggi lo hanno lasciato libero da compiti di gregariato affinché avesse la possibilità di provarci: ha avuto carta bianca, ma non le gambe.
«Non posso dire di essere stato incredulo passando sul traguardo – dice – ma ho provato una sensazione di vero piacere e di sorpresa. A Roma sarà diverso, a Roma proverò pura felicità. Ritroverò la mia famiglia, che non vedo da quattro settimane. E’ sempre speciale entrare in una grande città con la propria squadra. L’ho già provato a Parigi e a Madrid solo per mezza tappa (il riferimento va alle proteste che lo scorso anno fermarono l’ultima tappa della Vuelta, ndr) ed è sempre speciale».
Quinto al Tour 2025, a Piancavallo Gall è secondo sulla riga e nella generaleQuinto al Tour 2025, a Piancavallo Gall è secondo sulla riga e nella generale
Hindley ritrova il podio
Mentre lui racconta, il resto del Giro si asciuga il sudore su facce stralunate. Alle sue spalle si è combattuta la lotta degli altri, appesi al filo e svuotati cercando di guadagnare una posizione migliore. Gall è riuscito a tenersi il secondo posto, conquistandolo anche sul traguardo. Hindley, terzo al traguardo e anche sul podio. E poi Derek Gee, che ha attaccato e ha subito staccato Arensman, soffiandogli per qualche chilometro la quarta piazza. Nulla però ha potuto quando poi l’olandese si è fatto nuovamente sotto grazie a Bernal e si è ripreso la sua classifica.
«E’ stata una giornata davvero dura – racconta Hindley, che un Giro l’ha vinto – ero piuttosto stanco dopo ieri, a dire il vero, e credo di non essere stato l’unico. C’erano molti corridori stanchi là fuori, ma sono riuscito a conquistare il podio, anche se manca ancora un giorno. E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho ottenuto un bel risultato in un Grande Giro e lottare per il podio è stato davvero bello.
«Per me, i Grandi Giri sono l’apice del ciclismo ed essere competitivi in queste gare è il vero motivo per cui corro in bici. Avevo anche pensato di poter staccare Gall – sorride, sfinito – ma le gambe hanno preso una piega diversa. In effetti ora sono piuttosto stanco».
Terzo sul traguardo di Piancavallo, Hindley è sul podio del GiroTerzo sul traguardo di Piancavallo, Hindley è sul podio del Giro
La resurrezione di Bernal
La coppia formata da Bernal e Arensman ha risalito la fatica e la montagna di Piancavallo con una tenacia rara a vedersi. Il colombiano si è messo nei panni che nel 2021 furono di Dani Martinez che lo incitò in un momento difficile in salita verso Sega di Ala. Se oggi non ci fosse stato lui, Arensman non avrebbe salvato il quarto posto. E se l’olandese è impenetrabile, Egan mostra il sorriso per una giornata all’altezza del vecchio Bernal, arrivata nel momento più opportuno.
«Abbiamo fatto una bella scalata – racconta nella sua maglia variopinta – sapevamo che sarebbe stata decisiva e ho cercato di gestire lo sforzo. Ho cercato di rimanere con i compagni di squadra il più possibile e penso sia andata bene. Ho pensato anche io a quel giorno con Martinez, quando ho visto che Thymen stava attraversando un momento difficile in salita. Sapevo esattamente cosa dovevo fare.
«Ho iniziato a dirgli che avremmo dovuto rallentare un po’ nel tratto più ripido e che poi nella parte pianeggiante avrei accelerato per recuperare terreno sugli altri ed è quello che abbiamo fatto. Penso che sia stata una buona corsa, per la squadra e anche per me. Vogliamo sempre di più e ci stiamo avvicinando al podio. Dobbiamo solo continuare ad allenarci e a migliorare ed essere pronti per la prossima volta».
Bernal ha preso per mano Arensman e l’ha rimesso al 4° posto che Gee gli stava soffiandoBernal ha preso per mano Arensman e l’ha rimesso al 4° posto che Gee gli stava soffiando
La filosofia di Derek Gee
Derek Gee e la sua maglia di campione canadese hanno fatto le spese del lavoro di Bernal. Il torace si gonfia e si sgonfia come un mantice, mentre il corridore sta seduto su una sedia pieghevole presa dall’addetta stampa nell’area riservata ai giornalisti. Con la maglia dei GPM conquistata da Ciccone, il quinto posto di Gee sembra ancora più beffardo. Nella seconda tappa a Veliko Tarnovo, infatti, il canadese ha perso 1’01” per una caduta, senza i quali oggi sarebbe comodamente al quarto posto.
«Siamo andati vicinissimi a vincere un paio di tappe – dice – ed è frustrante averle mancate, ma oggi Cicco si è assicurato la classifica degli scalatori e speriamo di poter aggiungere una vittoria di tappa domani a Roma con Milan. Abbiamo costruito il gruppo giusto giusta e l’atmosfera è stata ottima per tutto il tempo, quindi è stato davvero un piacere correre con questo gruppo di corridori. Penso che ci riproveremo e cercheremo di chiudere in bellezza a Roma».
A Piancavallo Geee ha dato l’assalto al quarto posto, ma Arensman lo ha respintoA Piancavallo Geee ha dato l’assalto al quarto posto, ma Arensman lo ha respinto
«Io sono davvero contento – ammette Gee – è frustrante perdere una posizione in classifica generale rispetto all’anno scorso, ma onestamente penso che il mio livello sia più alto di allora. Ho lottato duramente e penso che questo sia davvero positivo in termini di fiducia nel futuro. Spero di poter tornare e provare a salire sul podio. Negli ultimi due Giri, la prima settimana è stata solo una questione di limitare i danni, mentre nella terza sono sempre riuscito a fare la differenza. Sembra che sia proprio in quella settimana che le mie gambe reggano meglio di altri. Quindi ora mi piacerebbe che reggessero bene già nella prima settimana, ma alla fine… meglio tardi che mai».
I corridori hanno fatto la doccia in un hotel di Piancavallo e poi sono stati portati a valle con dei pullman dell’organizzazione. Li aspettano l’aeroporto di Venezia e il volo verso Roma, dove troveranno i bus partiti stamattina dai rispettivi hotel. La carovana si ricomporrà domani per l’ultima tappa. Noi firmeremo questi ultimi articoli e poi ci metteremo in strada.
Anche verso Pila Félix Gall si è confermato quale seconda forza di questo Giro d’Italia.L’austriaco della Decathlon-CMA è protagonista di una maturità e di una consapevolezza che mai gli avevamo visto. Come la sua squadra del resto. Anche sulla salita aostana, quando la corsa è entrata nel vivo, ne aveva ancora tre davanti.
Ed è proprio del suo team che vogliamo parlare. In parte è un argomento che avevamo già toccato, ma dall’esterno. Adesso lo facciamo con Sebastien Joly, uno dei direttori sportivi della squadra francese al Giro. Perché okay Gall, Paul Seixas… ma qui vanno forte in tanti. Si è visto nelle classiche, per dire…. La squadra del Giro d’Italia magari, oltre a Gall, non avrà nomi altisonanti, ma è stata costruita con profondo criterio: gente forte e soprattutto motivata. E si vede.
Il lavoro è capillare e davvero da squadrone. Luca Guercilena, team manager esperto come pochi, già tre anni fa ci disse: «Vedrete che loro – e indicò col mento il bus dell’allora Ag2R – tra qualche tempo diventeranno forti». Caso strano, l’anno dopo, nel 2024, vinsero la classifica a squadre proprio al Giro.
Nel giorno di riposo a Viareggio, per dire, c’erano i tecnici di Deda (e altri) arrivati per parlare di alcuni materiali specifici per Seixas in vista del Tour. Il lavoro, dunque, non si ferma.
Sebastien Joly (classe 1979), dopo 12 stagioni da pro’ è diventato direttore sportivo. E’ sull’ammiraglia della Decathlon da tre stagioniSebastien Joly (classe 1979), dopo 12 stagioni da pro’ è diventato direttore sportivo. E’ sull’ammiraglia della Decathlon da tre stagioni
Sebastien, partiamo da un aspetto. Questa Decathlon CMA CGM è in continua crescita…
Vero, stiamo crescendo. La grande rivoluzione è arrivata con l’avvento di Decathlon e di Van Rysel nel 2024 e con un nuovo patron, Dominique Serieys. Penso che l’aspetto generale di questi tre elementi, appunto Decathlon, Van Rysel e il nuovo management, abbia avuto un grande impatto. E con CMA CGM abbiamo altri finanziamenti e supporto. Questi sono i quattro elementi che rendono la squadra più grande e le danno stabilità. Il budget ci permette di lavorare bene rispetto all’allenamento e alla preparazione. Questa è una parte che non si vede molto in gara, ma c’è un grande lavoro a casa, nei training camp e nei ritiri in quota.
E si vede…
Prendiamo Felix, per esempio. Gall è stato in quota in Sierra Nevada a gennaio, sul Teide a marzo e poi in Sicilia, sull’Etna, ad aprile. Tre allenamenti in altitudine non sono pochi. C’è molta organizzazione, molta logistica.
Qual è dunque il segreto di questo nuovo gruppo?
Un punto che per me è molto importante, e che non si vede molto, è che abbiamo un polo logistico-sportivo a Chambéry estremamente efficace, con tre persone che lavorano fisse lì e curano tutta la parte logistica sportiva. E questo aspetto oggi è molto importante con team così grandi. Vi faccio un altro esempio.
Nel dietro le quinte oggi più che mai si parla dei materiali. Si dice che Van Rysel e Decathlon vi investano molto…. E Joly ha confermatoNel dietro le quinte oggi più che mai si parla dei materiali. Si dice che Van Rysel e Decathlon vi investano molto…. E Joly ha confermato
Prego…
Per la Grande Partenza dalla Bulgaria, la società CMA CGM ha anche una filiale che si chiama SEVA, che lavora con la Scuderia Ferrari per la logistica. Tutte le nostre macchine non sono andate in Bulgaria via autostrada, ma vi sono arrivate tramite un camion. Anche dettagli così portano molta serenità, calma. Lo staff è meno sotto stress.
E dall’esterno si percepisce. Così come si percepisce che non sia soltanto una questione di budget, ma di mentalità. E’ così?
Esattamente. Chiaramente il budget serve per essere ben organizzati e competitivi. Anche sul piano dei materiali. I nostri meccanici fanno continuamente aggiornamento, persino sulle gomme… un po’ come la Formula 1.
Quello che stiamo vedendo, Sebastien, è che non ci sono solo Félix Gall o Paul Seixas, ma anche tutti gli altri sono cresciuti. E non solo nelle corse a tappe…
Alla Roubaix abbiamo fatto una top 10 con Stefan Bissegger. E in quel momento eravamo presenti su tre fronti. Questo perché ci sono stati molti rinforzi, come Cees Bol, che è molto solido, o Dan Hoole, che è arrivato proprio per le classiche. Senza contare le assenze di Tiesj Benoot e Olav Kooij, che erano infortunati. Ora che sono prossimi al rientro saranno altri corridori importanti per noi. Altre punte.
Felix Gall verso Pila. Ancora un’ottima prestazione. Ora è terzo nella generale e il podio appare come un obiettivo concretoFelix Gall verso Pila. Ancora un’ottima prestazione. Ora è terzo nella generale e il podio appare come un obiettivo concreto
Settore giovanile. Il gioiello della corona è Seixas, ma state andando avanti. Una volta siamo stati in Francia per seguire delle gare juniores e abbiamo notato team vostri diretti e altri satellite. Cosa ci puoi dire in merito?
Certamente andiamo avanti con il settore giovanile, con gli juniores e la Continental. Faccio ancora un esempio. Nel 2023 non ero ancora in squadra e all’epoca si chiamava ancora AG2R Citroen Team. Non c’era la possibilità di avere una squadra di riserva e ricordo che il team aveva dovuto chiedere un permesso all’UCI per non fare il Circuit de la Vallée de la Loire. C’era un effettivo di 30 atleti. Troppo corto per correre su più fronti. Oggi il vantaggio della nostra squadra di sviluppo è che possiamo far correre i nostri ragazzi, ma nel frattempo far recuperare gli altri, perché non abbiamo 28-30 corridori, ma oltre 40: 28 nel WorldTour e 13 nella Continental. E per l’Europe Tour sono tutti disponibili. Questo significa maggior rotazione. Non solo, ma permette ai nostri leader di poter riposare di più e di allenarsi come si deve. E senza stress.
Parliamo di Félix Gall, sempre più solido. Davvero ha aumentato il suo livello?
Sta crescendo sempre. Se lo comparo, anche quest’anno, rispetto a Vingegaard in Catalogna, era a 45-50 secondi da Vingegaard. Ora corre un po’ diversamente, rimane più nascosto, sfrutta di più il lavoro dei suoi colleghi, come Gregor Muhlberger e Callum Scotson. Adesso quando attacca… attacca davvero. E se va troppo velocemente, ha l’intelligenza di correre e di gestire il suo sforzo, come si è visto nella prima tappa di montagna sul Blockhaus. Quindi, se confrontiamo quei 50” in Catalogna e quelli del Giro, per me va bene, visto che anche Vingegaard è cresciuto da allora.
Domanda banale, ma adesso il vostro obiettivo concreto è il podio?
Sì, chiaramente l’obiettivo è il podio. Sul podio ci sono il terzo, il secondo e il primo…
Budget, materiali, passione e l’entusiasmo di un leader quale Seixas: così Decathlon sta diventando uno squadrone e i suoi corridori stanno alzando il proprio livelloBudget, materiali, passione e l’entusiasmo di un leader quale Seixas: così Decathlon sta diventando uno squadrone e i singoli corridori stanno alzando il proprio livello
Insomma, sognare non è del tutto impossibile. Sebastien, non possiamo non chiederti anche della vostra stella: Paul Seixas. Abbiamo parlato del budget dell’equipe, del metodo di lavoro, ma la presenza di un campione francese in un team francese quanto entusiasmo porta? Questo può essere il quinto elemento?
Vero, come dite è il quinto elemento… Chiaramente un corridore come Seixas dà tanto, porta entusiasmo. Voglia di fare. Siamo una squadra francese, ma io direi che adesso siamo una squadra internazionale basata sulle Alpi francesi. Per me siamo un bel mix. Stiamo tra la cultura latina di italiani e spagnoli, ma siamo francesi e adesso abbiamo un grande apporto dell’esperienza degli anglosassoni. Una squadra al 100 per cento francese, come un tempo, oggi non può funzionare.
Visto che al Tour ci sarà Seixas, che in salita dovrà essere supportato al meglio, vedremo anche Gall alla Grande Boucle?
Ad oggi non è previsto che Felix sia al Tourde France, ma posso dire che ci sono ancora delle possibilità. Però, ripeto: nel suo programma non è previsto il Tour.
Il 2023 di Decathlon batte tutti i record e diventa l'anno della continua crescita di numeri e di attenzione all'ambiente con il progetto di decarbonizzazione
BLOCKHAUS (CH) – A ben rileggere la tappa, ora che la montagna si è svuotata e sulla cima restano soltanto la neve e le luci delle finestre, Felix Gall ha fatto quello che al momento dell’attacco di Vingegaard avrebbe potuto (e dovuto) fare anche Pellizzari. Giulio l’ha capito quasi subito e poi ha avuto quattro chilometri di salita per convincersene, l’austriaco si è ritrovato nella parte per necessità e dopo l’arrivo ha benedetto la scelta.
Felix Gall ha 28 anni ed è pro’ dal 2020: 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d’ItaliaFelix Gall ha 28 anni ed è pro’ dal 2020: 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d’Italia
Il ritmo giusto
Quando la Visma-Lease a Bike ha messo davanti Piganzoli e Kuss con il chiaro intento di fiaccare la resistenza altrui preparando l’attacco di Vingegaard, Gall si è subito portato nelle prime posizioni del gruppo. E non appena Jonas ha portato il primo scatto ha maledetto l’incapacità di seguirlo come invece ha fatto Pellizzari: una fortuna tuttavia non aver avuto le gambe per il cambio di ritmo, come dimostrano quei pochi secondi (tredici) pagati sulla cima dopo 6 ore 9’15”.
«All’inizio ero un po’ infastidito dal non aver potuto seguire Pellizzari e Jonas – ha detto dopo il traguardo – ma alla fine è stata la scelta giusta. E’ stato positivo aver continuato con il mio ritmo».
Infatti mentre dopo un chilometro Pellizzari ha pagato il conto all’inesperienza, Gall che ha 28 anni e alle spalle un Giro, tre Tour e due Vuelta, ha iniziato a risalire. Ha ripreso e staccato l’italiano e ha messo nel mirino Vingegaard. Letta in questo modo, la tappa del danese non è stata poi così devastante.
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finaleNel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Il dubbio della crono
Per la Decathlon-CMA che si sta abituando ai piani alti del gruppo grazie a Seixas, la prestazione di Gall vale come una grande iniezione di fiducia: il francesino che ha vinto la Freccia Vallone ha alle spalle una genetica da campione, ma evidentemente il lavoro impostato sta dando buoni frutti anche con gli altri. Con Andresen, che non manca di misurarsi in ogni volata. Con Staune-Mittet che cresce e con Muhlberger che si sta dimostrando uno dei gregari più forti.
«So bene che Vingegaard mi sia molto superiore – dice Gall, cui il danese ha tributato grande onore con le sue parole – in salita e soprattutto a cronometro. Dopo Pogacar, è il miglior corridore da Grandi Giri al mondo, quindi per ora non sto certo pensando a come batterlo, ma sono solo contento della mia prestazione».
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all’occhiello nel palmares di GallLa vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all’occhiello nel palmares di Gall
Grazie al vento e alla squadra
Il quinto posto al Tour dello scorso anno e la vittoria di Courchevel del 2023 fanno di Gall uno dei nomi da tenere ora sotto osservazione. E anche in squadra devono essersi accorti della sua buona condizione, tanto che proprio Muhlberger lo ha tenuto al coperto nelle fasi più scomode della tappa, prendendo il vento al suo posto e lasciandolo in testa alla corsa quando la corsa è esplosa.
«Devo ringraziarlo – ha detto Gall indicandolo con lo sguardo mentre il compagno si cambiava poco distante – perché ha fatto un lavoro straordinario per proteggermi dal vento. Tutta la squadra è stata fortissima. Nel finale c’erano parecchie raffiche laterali, che hanno fatto la differenza, ma alla fine penso di dover ringraziare il vento a favore che ci ha spinto per quasi tutto il giorno, rendendo questa tappa anche più rapida e questo è stato un bel vantaggio. Ricordo bene il Blockhaus dal mio primo Giro. Era il 2022, rimasi in fuga per oltre 130 chilometri, ma arrivare in cima fu un’esperienza terribile. Quindi è bello essere tornato oggi ed essere arrivato secondo».
Jay Hindley, che quel giorno vinse la tappa gettando le basi per la conquista della maglia rosa, questa volta è arrivato terzo e si sta cambiando qualche metro più indietro, accanto a Pellizzari.
Il Giro è appena entrato nel vivo e nessun verdetto appare per ora inappellabile. Vingegaard è stato padrone, ma non è ancora un despota. Tuttavia per buttarlo giù dal trono servirà inventarsi qualcosa di speciale. Lo sanno tutti e lo sa bene anche Gall che uno così non molla facilmente l’osso.
Come si instaura un rapporto di fiducia e di lavoro tra preparatore e ciclista? Quali aspetti sono importanti? Uno su tutti è la fiducia, che passa attraverso la comunicazione
BLOCKHAUS (CH) – A 4,4 chilometri dalla cima, mentre le raffiche di vento schiaffeggiavano le nuvole facendo dondolare i mezzi sul traguardo, Vingegaard ha affondato il colpo e Pellizzari si è arreso. Si sapeva che la montagna d’Abruzzo, su cui il Giro è arrivato per l’ottava volta, avrebbe dato la prima svolta alla classifica ed eravamo tutti in attesa di capire se le ambizioni del giovane marchigiano potessero reggere l’impatto del danese.
Per certe sfide si deve essere pronti con le gambe e con la testa e di certo Pellizzari era ansioso di mettersi alla prova accanto al secondo corridore al mondo per i Grandi Giri. Per questo, quando Vingegaard ha attaccato, la risposta di Giulio non si è fatta attendere e in quel momento forse l’impulsività e l’istinto gli hanno teso la trappola fatale.
«Ho fatto l’errore di seguirlo – dice mentre ancora non è riuscito a infilarsi la mantellina – e mi dispiace perché stavo bene. Ne farò tesoro per il prossimo arrivo in salita. Non è andata così male, abbiamo detto di essere qui per il podio e siamo ancora messi bene (Giulio è a 54″ dal terzo posto, ndr). Sono stanco, è stata una salita lunga. Sapevo che Jonas ha uno scatto molto forte. Io l’ho seguito e ho esagerato, tutto qui. Stavo anche bene, mi spiace di aver buttato tutto per la voglia di seguirlo».
Per qualche istante è parso in controllo, poi ha ceduto di colpo, voltandosi per capire chi ci fosse alle spalle. Gall lo ha preso e lo ha staccato, Hindley (vincitore dell’ultima volta sul Blockhaus) lo ha raggiunto e insieme a O’Connor sono andati all’arrivo. Le parole di Artuso alla vigilia del Giro, sulla sua abilità di affrontare le salite in progressione, si sono rivelate profetiche: il cambio di ritmo è stato galeotto, probabilmente nel suo dire di aver imparato per il prossimo arrivo in salita, Giulio si riferiva proprio a questo.
Il distacco di Pellizzari da Vingegaard al traguardo è stato di 1’05”, ma il Giro è ancora lungoPellizzari ha risposto al forcing di Vingegaard, finendo però fuori giriIl distacco di Pellizzari da Vingegaard al traguardo è stato di 1’05”, ma il Giro è ancora lungoPellizzari ha risposto al forcing di Vingegaard, finendo però fuori giri
Piganzoli e Kuss, poi Vingegaard
L’opera di demolizione della Visma-Lease a Bike si è fatta subito pesante. Uno dopo l’altro, i corridori hanno iniziato a staccarsi sotto la guida di Piganzoli e Kuss. A 5 chilometri dal traguardo, anche Eulalio ha dovuto cedere terreno, ma la sua difesa è andata probabilmente oltre le aspettative. Sulla cima intanto i tifosi avevano i piedi nella neve e battevano i denti per il freddo. Dopo essere stati assiepati per tutto il giorno nei rifugi della zona, si sono riversati in strada per assistere al finale.
Rimasto nascosto per giorni nella coda del gruppo, Jonas non aspettava altro. Il suo avvicinamento al Giro è stato tutto fuorché faticoso. Non ha provato tappe, non ha fatto altro che allenarsi in altura, accontentandosi di arrivare alla partenza dalla Bulgaria con 15 giorni di gara. Quando ce lo troviamo davanti per farci raccontare la giornata, ha la flemma di chi non aspettava altro e pensava che sarebbe andata esattamente così.
«Aspettavo questo giorno da molto tempo – dice – esattamente da quando ho visto il percorso. Vincere ha reso questa una bella giornata, perché ora ho conquistato una tappa in ciascuno dei tre Grandi Giri ed è qualcosa di speciale. Mi aspettavo che Pellizzari e anche gli altri cercassero di venire con me quando avessi deciso di attaccare e Giulio in effetti mi ha seguito per un po’, poi ha ceduto e da quel punto sono potuto andare da solo fino al traguardo».
Quando la Visma ha preso in mano la corsa, il forcing di Piganzoli e Kuss ha spianato la strada per VingegaardIl freddo e il vento fuori hanno riempito i locali del Blockhaus: questo il celebre Albergo Mamma RosaQuando la Visma ha preso in mano la corsa, il forcing di Piganzoli e Kuss ha spianato la strada per VingegaardIl freddo e il vento fuori hanno riempito i locali del Blockhaus: questo il celebre Albergo Mamma Rosa
Fra vento contrario e salita
Era il 13 gennaio quando la Visma-Lease a Bike annunciò che Vingegaard avrebbe preso parte al Giro d’Italia. La rincorsa a Pogacar negli ultimi anni non si è rivelata il miglior affare e la vittoria della Vuelta 2025 probabilmente gli ha fatto capire che oltre il Tour c’è altro. Ovviamente Jonas non ha mai detto che andrà in Francia con ambizioni ridotte, semplicemente tenterà un diverso approccio: secondo i tecnici, correre il Giro prima del Tour potrebbe dargli la base che finora gli è mancata. Il fatto è che Pogacar continua a migliorare ed è diverso dal giovane che Vingegaard strapazzò nel 2022 e nel 2023.
Quando si è ritrovato da solo a 4 chilometri dall’arrivo, il capitano della Visma non ha fatto altro che continuare con il suo passo composto e potente. Non ha guadagnato manciate di minuti, Gall è arrivato dopo appena 13 secondi, mentre il passivo di Hindley e Pellizzari è stato rispettivamente di 1’02” e 1’05”.
«Gall è un super scalatore – spiega Vingegaard – lo ha dimostrato molte volte. Non mi sorprende che sia arrivato così vicino alla vittoria, perché ha dimostrato di saper andare molto forte. Felix sarà sicuramente un avversario importante, lo sapevo già prima della partenza. Ma noi oggi volevamo vincere e sono estremamente contento di esserci riuscito. I miei compagni di squadra hanno fatto un lavoro fantastico. Sono felice di poterli ripagare con la vittoria. Sono certamente soddisfatto di essere riuscito a recuperare terreno sulla maglia rosa e a guadagnare tempo sui miei avversari».
Secondo all’arrivo a 13″ da Vingegaard, Gall è ora terzo nella generaleSecondo all’arrivo a 13″ da Vingegaard, Gall è ora terzo nella generale
«Sull’ultima salita è stato difficile seguire qualsiasi piano, abbiamo tutti dovuto improvvisare perché c’era davvero tanto vento contrario e anche a favore. Quindi si trattava di cogliere il momento giusto, quando c’era più vento a favore. Con il vento contrario, ho cercato di risparmiare restando a ruota. L’attacco non era pianificato. Ci eravamo tenuti un po’ aperti per vedere quando si fosse presentata l’occasione giusta. C’era molto vento, è stata una salita davvero dura».
La maglia rosa e il body da crono
La sensazione, guardandolo in viso mentre si racconta, è che in realtà il piano ci sia e si stia svolgendo nel modo desiderato. Ci sono dietro ragionamenti complessi, come si fa nelle grandi squadre quando si cerca di non lasciare nulla al caso.
Ad esempio Campenaerts ha appena confidato che Vingegaard sia contento di non aver preso la maglia rosa, per poter correre la crono con il suo body e non quello dello sponsor Castelli. Del resto, senza nulla togliere all’eccellenza di Castelli, visto il budget riservato ai test in galleria del vento, qual è il senso di giocarsi le corse più importanti con il body di un altro brand non cucito sulle tue misure? Da quanto tempo Pogacar al Tour non corre una crono vestito con i suoi capi Pissei? Aver preso la maglia blu dei GPM sarà un danno in questo senso?
«Oh no – sorride Vingegaard – sono contento di avere la maglia blu. La cronometro non è domani e nella prossima tappa ci sono altri punti per gli scalatori. Considerato che sono in testa per un solo punto, penso che dovremo aspettare e vedere. E poi vedremo come sarò vestito per la crono, se con il mio body o un altro. Però non direi che avere una maglia di classifica si possa definire un problema».
Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la VueltaUn Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta
«Non credo che questa vittoria cambierà la nostra strategia verso Roma – prosegue – sappiamo di dover guardare solo a noi stessi. Abbiamo fatto un piano prima della gara e lo seguiremo. Oggi la cosa più importante è aver vinto sul Blockhaus, che in Italia è una salita molto importante. Riuscire a vincere qui è stato speciale per me e anche per la squadra, per tutto il lavoro che ha fatto».
Arrivano i muri marchigiani
Eulalio ha risposto a poche domande per Eurosport e poi è filato via. La gente assiepata nella neve sulla scarpata continua ad aspettare gli ultimi velocisti, chiedendo a tutti la borraccia. E quando un corridore della Groupama decide di accontentarne uno, la borraccia vuota lanciata verso la gente viene fatta volare dal vento dalla parte opposta. Risate di tutti, malcontento per lo sfortunato.
I corridori sono dovuti scendere in bici per 5 chilometri fino al parcheggio dei pullman, poi avranno il trasferimento fino agli hotel di Chieti. Noi ci fermiamo a scrivere in cima nei locali dell’Albergo Mamma Rosa. Domani nella tappa di Fermo ci sarà ancora da mandare giù alcuni dei più iconici muri marchigiani: Massignano, Montefiore, Monterubbiano, Muro del Ferro e Capodarco. La fatica inizia a sommarsi nelle gambe, la prima settimana si avvia a chiusura. Il Giro ha trovato il primo padrone. Resterà da vedere se Vingegaard correrà per dare spettacolo come Pogacar nel 2024 o se piuttosto si limiterà ai margini necessari, correndo da ragioniere, per vincere il Giro senza spendere tutto sulla strada del Tour.
La Decathlon AG2R La Mondiale sta raccogliendo i frutti del suo lavoro alla base del ciclismo transalpino. Finora sono arrivate ben 14 vittorie, davvero niente male per un team del WorldTour che non ha nelle sue fila uno dei “magnifici sei”, ma che di corridori validi ne sta sfornando in continuazione, attingendo soprattutto a un bacino maturato nelle sue fila nelle categorie inferiori. Paul Lapeira è la perfetta sintesi della politica del team: inserito nella sua filiera sin dal 2018, quest’anno ha già colto 3 vittorie di peso e si è ben distinto anche nelle classiche.
A 23 anni Lapeira non è più identificabile come un prospetto, ma come un corridore bell’e fatto, punta del team per le corse d’un giorno e uno dei nuovi francesi sui quali puntare per vivere il ciclismo dei vertici, in attesa che emerga qualcuno in grado di competere anche per la classifica di un grande giro. E mentre i suoi compagni competono al Giro, lui prepara i prossimi eventi di casa, facendo l’occhiolino al Tour dopo aver esordito lo scorso anno (a dir la verità senza grande fortuna) nelle altre due grandi prove.
«Sono nato in Bretagna, ma sono cresciuto in Normandia, con i miei genitori che sono di lì e mio nonno che andava sempre in bicicletta e così seguendo il suo esempio ho iniziato a pedalare all’età di 7 anni. Anche mio padre amava pedalare, quindi sono stati loro due a motivarmi».
Il francese è stato protagonista all’Amstel Gold Race di Pidcock, chiudendo 5°Il francese è stato protagonista all’Amstel Gold Race di Pidcock, chiudendo 5°
Quest’anno, sin dalla Faun Drome Classic hai mostrato un grande miglioramento, a che cosa pensi sia dovuto?
I miei primi 2 anni tra i professionisti mi hanno permesso di progredire nei giusti tempi. Soprattutto l’anno scorso l’aver partecipato alla Vuelta mi ha fatto fare un vero salto di qualità. Tre settimane di corsa sono servite per farmi maturare, mi sento più forte e sicuro di me.
Tu hai sempre corso nell’AG2R, quanto pensi sia importante nella crescita di un corridore essere sempre nello stesso team cambiando di categoria?
E’ qualcosa che ti dà stabilità e fiducia. Nel senso che conosco l’ambiente, conosco lo staff, c’è una crescita costante, monitorata e in piena sinergia con lo staff. Chiaramente cambiando di categoria cambiano anche le persone di riferimento, ma la struttura è quella, è davvero importante poter rimanere nello stesso ambiente.
Alla Vuelta 2023 non ci sono stati grandi picchi, ma tanta esperienza messa da parteAlla Vuelta 2023 non ci sono stati grandi picchi, ma tanta esperienza messa da parte
I tuoi risultati all’Amstel e anche alla Liegi hanno sorpreso: sei rimasto sorpreso anche tu?
Ero felice ma non sorpreso perché l’Amstel Gold Race (dove il transalpino ha chiuso 5°, ndr) è davvero una gara che mi si addice molto. E’ fatta di tante salite, tutte molto brevi, quindi sapevo di essere capace di un grande risultato. A Liegi ero più sicuro di me, in un’edizione che è stata davvero molto veloce. Forse un 11° posto finale non sembra molto, ma in quel contesto ha un valore, soprattutto perché ora so che anche in una classica così importante posso dire la mia. Era importante per me sentirmi bene, a mio agio, dimostrare di aver fatto il salto di qualità ed essere pronto per quel contesto.
Hai notato maggiore attenzione da parte dei media nei tuoi confronti?
Sì, decisamente, soprattutto da quando ho iniziato a vincere. I media locali hanno cominciato a interessarsi e anche all’estero ora mi conoscono – la nostra chiacchierata lo testimonia… – Mi fa piacere soprattutto di essere un po’ più popolare nella regione dei miei genitori, so che i miei risultati al Giro dei Paesi Baschi e ancor più il seguito avuto nelle classiche hanno avuto scalpore da quelle parti.
Lo scorso anno Lapeira è stato al Giro d’Italia, portando a termine tre sole tappeLo scorso anno Lapeira è stato al Giro d’Italia, portando a termine tre sole tappe
Che caratteristiche hai e su quali percorsi ti trovi meglio?
Sono davvero un fighter, uno che ama attaccare. Potremmo dire che io e Benoît Cosnefroy abbiamo davvero lo stesso profilo, ci integriamo bene. L’Amstel ha il tracciato perfetto con brevi salite da 2 a 3 minuti. E questo può estendersi a gare come la Liegi dove lo sforzo rimane intorno ai 5 minuti.
Qual è finora la vittoria che ti ha dato più soddisfazione?
La tappa al Giro dei Paesi Baschi, perché è stata la mia prima in una prova del WorldTour. C’è stata anche la doppietta alla Coupe de France, le vittorie di metà marzo, due nello spazio di 24 ore, mi hanno dato molta fiducia e mi hanno permesso di fare tutto quello che ho fatto nelle ultime settimane.
La vittoria di Lapeira alla Cholet Agglo Tour, dopo aver vinto per distacco il giorno prima a La Haie-FouassiereLa vittoria di Lapeira alla Cholet Agglo Tour, dopo aver vinto per distacco il giorno prima a La Haie-Fouassiere
Quanto è importante avere un gruppo così numeroso dei colori francesi nella propria squadra?
Non penso che conti così tanto avere un numero prevalente di corridori della stessa nazione. Rimaniamo ovviamente una squadra francese, ma oggi il ciclismo sta diventando internazionale e vediamo ancora che ci sono sempre più stranieri nei team. Per l’evoluzione è una buona cosa, è importante che ci sia un’identità e che chi arriva da fuori impari la nostra lingua, ma non penso che sia di fondamentale importanza avere molti francesi in squadra.
Tu hai corso e vinto spesso in Italia, che cosa ricordi delle tue vittorie giovanili al Lombardia, San Vendemiano, Giro del Friuli?
Sì, mi piace molto l’Italia, la cultura, la cucina. È davvero un Paese che mi piace molto, sono sempre contento di venire a correre in Italia. Ci sono gare fantastiche e lì si sente davvero la passione per il ciclismo, quindi è un Paese che amo davvero. Vincere il Piccolo Lombardia per me è stato qualcosa di molto importante perché prima avevo avuto un’estate complicata ed è sempre una gara che fa sognare tra gli espoirs e riuscire a vincerla per me è stato qualcosa di molto emozionante. Quindi ho un bellissimo ricordo.
La vittoria al Piccolo Lombardia 2021, battendo nello sprint a tre Petrucci e il tedesco Steinhauser (foto Dario Riva)La vittoria al Piccolo Lombardia 2021, battendo nello sprint a tre Petrucci e il tedesco Steinhauser (foto Dario Riva)
Che gare ti aspettano ora e con quali obiettivi?
Non farò gare a maggio, andrò a un raduno di allenamento in quota in Sierra Nevada e poi a giugno farò il Critérium du Dauphiné, il campionato francese e se tutto va bene potrò esordire al Tour de France, dove l’obiettivo del team sarà aiutare a fare classifica a Felix Gall.
Tu hai 23 anni, che cosa rappresenta il Tour de France per un corridore come te?
E’ come il Giro d’Italia per gli italiani. E’ la gara che sogniamo di fare fin da quando eravamo bambini, quindi lo voglio davvero, aspetto la partenza da Firenze con trepidazione, anche se non ho proprio le caratteristiche per un grande giro, sono più uomo da corse di un giorno, ma partecipare al Tour de France è qualcosa di grande, soprattutto quando in squadra ne hai uno come Felix che ha grandi motivazione e sai che è capace di fare grandi cose quindi sì, la motivazione è molto grande.
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