Decathlon-CMA tira per il leader Seixas

Leader vincente, gregari leoni. Ce lo spiega Dario Cataldo

03.05.2026
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In questo scorcio di primavera, analizzando i vari ordini d’arrivo abbiamo notato che i corridori della Decathlon-CMA sono più presenti nelle posizioni di vertice rispetto all’anno scorso. O comunque nella prima metà delle varie graduatorie. Ma non è stato tanto questo aspetto a colpirci, quanto piuttosto il fatto che, quando c’è in corsa il giovane leader Paul Seixas, i portacolori del team francese siano più presenti nell’economia della corsa stessa. Più protagonisti, più attivi. In una parola: più forti.

Alla Liegi hanno contribuito moltissimo a chiudere sulla fuga con Remco. Alla Freccia hanno controllato tutto il giorno e ai Paesi Baschi hanno sempre avuto tutto sotto controllo.

Eppure quei corridori sono più o meno gli stessi di un anno fa. Quel che è cambiato è il leader. E che leader: Paul Seixas è cresciuto a dismisura. Così abbiamo chiamato in causa Dario Cataldo, oggi direttore sportivo della XDS-Astana, che in carriera di capitani ne ha visti parecchi. E per loro ha anche lavorato. Magari anche nella stessa squadra che, di punto in bianco o da una corsa all’altra, si ritrovava con un super leader.

Dario Cataldo, diesse XDS-Astana, leader
Dario Cataldo (classe 1985): da Nibali a Valverde, passando per Froome e Wiggins ha sempre avuto dei leader vincenti
Dario Cataldo, diesse XDS-Astana, leader
Dario Cataldo (classe 1985): da Nibali a Valverde, passando per Froome e Wiggins ha sempre avuto dei leader vincenti
Dario, cosa cambia nella mente di un gregario, o forse meglio dire di una squadra, quando c’è un leader così forte che dà queste garanzie?

Cambia tutto, perché l’approccio alla gara è completamente diverso. Sai che la posizione in gruppo che devi mantenere è diversa: non si corre in difesa, ma si sta sempre nelle prime posizioni. Sai che comunque il resto del gruppo conosce quella posizione che prenderà la tua squadra e quindi c’è anche una sorta di rispetto automatico. Quando quel team va davanti a schierarsi, gli altri sanno che lo fanno per un motivo ben preciso. E soprattutto sei consapevole che il tuo leader, il tuo capitano può finalizzare… non solo fare bene.

Questo approccio diverso, vale per tutti i gregari?

Ci sono corridori che hanno fatto tutta la loro carriera così, lo sanno fare bene a prescindere. Ma con un leader super trovano una motivazione, una responsabilità, extra. Poi ci sono anche altri corridori che spesso cercano il risultato per se stessi o provano comunque a fare qualcosa di diverso. Perché, se non hai un leader che dà garanzie, cerchi un pochettino il tuo spazio. Se sei consapevole che altri sono più forti di te devi gestirti molto di più, devi stare molto più attento e quindi corri in modo diverso. Nel momento in cui hai un leader forte, che sai che può vincere, parti per raggiungere il successo con lui. Senti una responsabilità: non puoi sbagliare, non puoi permetterti che il piano del team venga rovinato perché, nella catena di lavoro e dei compiti assegnati, manchi tu. Tutti sono molto più responsabilizzati, molto più motivati per il risultato.

La Sky ha dominato la scena negli anni 2010 grazie a super leader e squadroni compatti
La Sky ha dominato la scena schierando formazioni monster tra il 2012 e il 2019. Solo Nibali nel 2014 ha rotto il loro dominio
Ti è capitato in carriera uno switch così? Magari quando sei passato a tirare per Nibali che all’epoca dava garanzie di successo…

Sì, ovviamente mi è capitato tantissime volte e in diverse squadre. Quando correvo in Sky, ad esempio, per le gare a tappe eravamo sempre molto preparati. Però c’erano situazioni in cui non avevamo il leader assoluto per la classifica come potevano essere Wiggins o Froome, e quindi diventava tutto un po’ disorganizzato. In quel caso non era più lo squadrone che eravamo abituati a vedere. Quando c’è un leader che fa la differenza, la squadra è molto più unita. Penso anche ai tempi della Movistar, quando nelle corse c’era Valverde: Alejandro era un leader indiscusso. Direttamente o indirettamente dava più ordine.

Restando a Seixas e alla Decathlon, nel caso il francese dovesse restare, come ci diceva Roche qualche giorno fa, sarà più facile far arrivare altri buoni corridori, ma disposti ad aiutare?

Un leader così forte fa aumentare automaticamente il livello della squadra, perché si concatenano una serie di eventi. Avere un capitano così in vista aumenta l’appetibilità per gli sponsor, di conseguenza cresce il budget e il potere per ingaggiare corridori, offrendo anche contratti importanti. Quindi quel team può prendere atleti di spessore maggiore, che siano loro stessi leader o fortissimi gregari. E tutto questo fa sicuramente crescere la squadra. Il discorso è un filo più borderline quando devi trovare un gregario di lusso per un leader così forte.

Lo stesso discorso vale anche per i velocisti o i leader per le classiche. Pensiamo al treno della Saeco per Cipollini. O ai ragazzi della Alpecin quando c’è VdP
Lo stesso discorso vale anche per i velocisti o i leader per le classiche. Pensiamo al treno della Saeco per Cipollini. O ai ragazzi della Alpecin quando c’è VdP
Cioè? Spiegaci meglio…

Facciamo l’esempio massimo: Tadej Pogacar e i suoi gregari. Quando corridori che potrebbero conquistare Grandi Giri diventano gregari, subentra anche un discorso psicologico. Quel corridore deve essere capace di capire qual è il suo posto, qual è il suo spazio in quel momento. Deve uscire dall’ottica del leader ed essere consapevole che ci sono occasioni in cui deve correre in appoggio e altre in cui può avere spazio per sé. Ma è difficile per qualcuno accettare quel tipo di ruolo: diventa un discorso personale, soggettivo, legato a quello specifico individuo e al suo modo di affrontare la carriera.

E si smussa questo aspetto del carattere? Ci deve lavorare di ago e filo il direttore sportivo oppure tocca al corridore adattarsi?

Direi entrambe le cose. A prescindere, bisogna lavorarci, perché per quanto uno possa essere una persona disponibile, l’istinto, specialmente quando si è abituati a stare in prima fila, ti porta a voler cercare di esprimerti. Con alcuni serve lavorarci di più, con altri è sufficiente qualche parola giusta. Ma con altri ancora diventa quasi impossibile: diventa una lotta, qualcosa che sembra iniziare a funzionare dopo tanto lavoro e invece poi emerge quell’indole ribelle che non vuole piegarsi. Mi viene in mente l’Ayuso di turnoIn questi casi il carattere del gregario può fare la differenza tra far funzionare quel meccanismo oppure no.

Dario Cataldo, Miguel Angel Lopez.Vuelta Espana 2018
Dario Cataldo fu costretto a rinunciare al suo sogno per aiutare Miguel Angel Lopez. Un leader si tutela anche così
Dario Cataldo, Miguel Angel Lopez.Vuelta Espana 2018
Dario Cataldo fu costretto a rinunciare al suo sogno per aiutare Miguel Angel Lopez. Un leader si tutela anche così
Chiudiamola con un aneddoto, Dario. Raccontaci di una volta in cui magari sei riuscito a dare un extra per il tuo leader. Magari un gregario è venuto meno e ti sei sobbarcato anche il suo lavoro…

L’aneddoto che mi viene in mente non è legato tanto uno sforzo extra, quanto ad un ordine che ho dovuto eseguire in un momento particolare.

Vai, racconta…

Giro d’Italia del 2019. Ero in fuga, avevamo 13 minuti di vantaggio e c’erano le condizioni per arrivare fino in fondo. Finalmente avevo una chance concreta per vincere una tappa, dopo tanti anni che ci provavo. Dietro però aveva attaccato il nostro leader, Miguel Angel Lopez. Ebbene, mi sono dovuto fermare, rinunciare a quell’obiettivo per poter dare una mano a lui, per quanto potessi oltretutto. Perché poi è stato un aiuto anche abbastanza breve. Però ho rinunciato a un obiettivo personale perché ero consapevole che avevo un leader che potenzialmente poteva vincere o comunque fare podio al Giro d’Italia. Un po’ come fecero con Scarponi che fu stoppato per aspettare Nibali.