Non si può certo dire che la campagna del Nord non sia iniziata bene per Luca Mozzato. Dopo aver preso le misure all’Omloop Nieuwsblad, il neoarrivato della Tudor porta a casa una piazza d’onore nella Kuurne-Bruxelles-Kuurne che promette bene in vista del prosieguo della stagione e delle altre classiche belghe, che per lui sono ormai casa.
Si era già visto dall’inizio stagione che le cose stavano marciando bene per il corridore di Arzignano, partito verso il Belgio con tante speranze: «In Portogallo, alla Volta ao Algarve, il risultato è stato il minimo indispensabile per essere contenti. Un piazzamento su tre volate non è il massimo, ma le sensazioni di Mozzato erano state positive. Soprattutto per il rapporto con la squadra, mi sto intendendo veramente bene, con i ragazzi con cui ho corso siamo partiti col piede giusto».
La volata vincente di Brennan a Kuurne. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverseLa volata vincente di Brennan a Kuurne. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
Si può dire che sia un work in progress adesso con la Tudor, soprattutto per quel che riguarda il Mozzato velocista, per la costruzione delle volate e del treno per effettuarle?
Sicuramente. Io penso di non essere un velocista come magari possono essere i Milan o Merlier intorno a cui si costruisce il treno intorno e rimane lo stesso tutto l’anno, qui si lavora sempre per qualcosa di nuovo e credo di essere abbastanza duttile. In Algarve i primi giorni abbiamo avuto qualche problemino e poi piano piano li abbiamo risolti e l’ultimo giorno siamo riusciti a fare una bella volata.
In Belgio com’è stato il primo approccio?
Non semplice. Sabato le cose non erano andate bene, sia come risultato sia come andamento generale con la brutta caduta di Kung costatagli la frattura del femore e l’addio alla prima parte di stagione. Domenica a Kuurne è stata dura, ma sono riuscito a rimanere sempre attaccato al gruppo fino alla volata finale, dove il secondo posto ha molto valore. Inoltre con Trentinabbiamo portato bei punti alla squadra, quindi il bilancio è positivo e ha riportato un piccolo sorriso al team che era piuttosto abbacchiato.
Il podio finale di Kuurne con Mozzato e Trentin, compagni di squadra intorno al sorprendente BrennanIl podio finale di Kuurne con Mozzato (e Trentin) intorno al sorprendente Brennan
Quali differenze stai cominciando a notare fra l’Arkea, dov’eri prima, e la Tudor?
Pur essendo una squadra professional, qui l’organizzazione, la struttura di squadra sono veramente impressionanti. Si tratta dello stesso lavoro (Mozzato è davvero colpito, ndr) ma la professionalità e l’impegno che mettono dietro ogni minimo aspetto è veramente incredibile. Non c’è differenza con le WorldTour, anzi per certi versi è superiore anche ad alcune della categoria maggiore.
Che obiettivi avete quando vi presentate a corse come la Volta ao Algarve? Avverti quell’inferiority complex che c’è sempre nei confronti delle principali squadre del WorldTour?
E’ una cosa che non percepisco, i direttori o anche il manager della squadra, quando ci parlano ci dicono sempre che dobbiamo partire con un obiettivo ben chiaro in mente, consapevoli del nostro potenziale, delle nostre armi. Per le corse che abbiamo fatto finora, l’obiettivo era sempre di fare il massimo, e il massimo vuol dire provare a vincere…
In Portogallo il lavoro di Mozzato era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finaleIn Portogallo il lavoro di Mozzato era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
Tu chiaramente hai una predisposizione particolare per le classiche belghe, visti i tuoi risultati in passato e già la prova di Kuurne dimostra che sei una delle punte…
Per il Nord siamo una squadra veramente attrezzata anche se ora ci viene a mancare un pezzo da novanta come Kung. Ma con Trentin e Haller, abbiamo un team di elementi veramente competitivi e anche di grandissima esperienza e poi abbiamo anche dei ragazzini che probabilmente faranno bene e quindi penso che la mentalità e l’occhio della squadra sia quello di arrivar là per essere protagonisti.
In ritiro avete costruito il gruppo anche dal punto di vista relazionale?
Sì, è servito molto per quello. Quasi tre settimane sul Teide sono state utili anche dal lato umano. Si passa tanto tempo coi ragazzi, ci si allena e si provano le tattiche, ma perché tutto riesca serve avere delle buone sensazioni coi compagni e legare fra di noi, l’ambiente in squadra di sicuro se ne giova.
A rovinare il weekend della Tudor c’è stata la caduta di Kung all’Omloop Nieuwsblad, con esiti pesantiPer Milan una classica giornata no a Kuurne, staccandosi molto presto dal gruppo dei miglioriA rovinare il weekend della Tudor c’è stata la caduta di Kung all’Omloop Nieuwsblad, con esiti pesantiPer Milan una classica giornata no a Kuurne, staccandosi molto presto dal gruppo dei migliori
Tra le classiche del Nord ti sei posto un obiettivo specifico su una corsa? Verrebbe facile dire il Giro delle Fiandre visto il secondo posto del 2024…
Al Nord, le grandi classiche sono tutte belle, ma quella che probabilmente è più adatta, cerchiata di rosso è la Gand-Wevelgem. Sono tanti anni che dico che quella è la classica che si adatta di più alle mie caratteristiche e per assurdo è la corsa dove sono arrivato sempre più lontano dalla vittoria o da un grande piazzamento. Mi aspetto di fare bene, perché magari se guardiamo un Fiandre o una Roubaix, sono corse talmente complicate e dove il livello è talmente alto che si fa fatica a riporre tutte le fiches solo su quei due giorni. Diciamo che ogni corsa ha il suo fascino e proviamo a viverle giorno per giorno.
E’ anche vero che Cancellara, il manager, ha un legame particolare con quelle corse. Sicuro che per il Giro delle Fiandre non ti ha chiesto niente?
Al momento no, ma una volta che arriveremo al Nord, magari faremo due parole al riguardo…
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Sportful e Cancellara, un binomio che ha regalato tanto al ciclismo, ora è di nuovo realtà grazie all’accordo pluriennale che legherà l’azienda veneta al team Tudor Pro Cycling, guidato proprio dall’ex campione svizzero. Fabian Cancellara ha indossato i kit Sportful nei momenti più iconici della sua carriera, nelle gare sul pavé nel profondo Nord delle pietre, ma anche nelle sfide contro il tempo. Per un’azienda legare il proprio nome a quello dei campioni è un modo per crescere e affermarsi, tuttavia la ricerca è reciproca. Perché anche Sportful ha tanto da offrire alla Tudor Pro Cycling.
«Il rapporto – ci spiega Federico Mele, Head of Global Marketing di Sportful – sarà tra il brand e la squadra, più che con l’ex corridore. Sicuramente nel realizzare questo accordo con Tudor il nome di Cancellara ha giocato una parte, ma la volontà era comunque quella di entrare e lavorare con un team sempre più forte e consolidato».
Cancellara ritrova Sportful, marchio con il quale ha scritto pagine importanti della sua carriera, qui al Tour del 2010 in maglia giallaIn quello stesso anno la “Locomotiva di Berna” conquistò la sua seconda Parigi-Roubaix con la maglia di campione svizzeroUna settimana prima Cancellara vinse anche il Fiandre, eccolo in azione sul Muro di GrammontCancellara ritrova Sportful, marchio con il quale ha scritto pagine importanti della sua carriera, qui al Tour del 2010 in maglia giallaIn quello stesso anno la “Locomotiva di Berna” conquistò la sua seconda Parigi-Roubaix con la maglia di campione svizzeroUna settimana prima Cancellara vinse anche il Fiandre, eccolo in azione sul Muro di Grammont
Non si può però negare il passato tra Sportful e Cancellara…
Assolutamente no. Insieme abbiamo scritto pagine importanti del ciclismo. Ci sono delle maglie iconiche, come quella gialla al Tour de France, ma insieme abbiamo scritto anche la storia della Parigi-Roubaix, del Fiandre e nelle prove contro il tempo. Un body iridato firmato da Sportful è qualcosa di unico e importante. Ma come detto nel rapporto con la Tudor Pro Cycling non c’è solo il passato.
Ma anche il futuro, cosa vi ha spinto a lavorare con loro?
I valori e l’approccio che hanno verso il ciclismo. E’ una squadra che ha molto a cuore il lato umano, allo stesso tempo l’attenzione alla performance e alla precisione è davvero… svizzera. Però è una squadra che ha davvero a cuore tutto ciò che sta dietro all’atleta.
I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a CalpeI corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
Che progetto sarà?
A lungo termine, hanno le idee chiare e un cammino in testa altrettanto limpido e cristallino. A settembre hanno posato la prima pietra del nuovo quartier generale che nascerà in Svizzera. Qualcosa di davvero innovativo.
Quanto c’è di Cancellara in questa squadra?
Tanto. Più che in termini sportivi c’è un aspetto umano tipico di Cancellara. Ogni anno la squadra fa due tipologie di innesti, da una parte entrano dei giovani che vengono introdotti nel mondo professionistico. Dall’altro arrivano dei corridori esperti, gli anni scorsi è toccato a Trentin e Alaphilippe, mentre per il 2026 il profilo sarà quello di Kung.
Il Team Tudor Pro Cycling sta crescendo anno dopo anno e Sportful sarà parte di questo percorsoSulle divise realizzate da Sportful tornano i bordi iridati, segno distintivo del kit usato da AlaphilippeIl Team Tudor Pro Cycling sta crescendo anno dopo anno e Sportful sarà parte di questo percorsoSulle divise realizzate da Sportful tornano i bordi iridati, segno distintivo del kit usato da Alaphilippe
A livello tecnico?
C’è un grande orientamento allo sviluppo e una collaborazione stretta tra il nostro reparto di ricerca e sviluppo e quello del team. La Tudor è una formazione che ha al suo interno degli ingegneri con i quali lavoriamo a stretto contatto per trovare soluzioni tecniche innovative.
Continuerete a vestire diversi campioni…
Un’immagine che mi viene in mente è quella di Cancellara con la maglia crociata di campione nazionale svizzero. Ad oggi il team ha solamente un campione nazionale, ma ci sono corridori del calibro di Alaphilippe che ha vinto due mondiali, Trentin che è stato campione europeo e il due volte campione europeo a cronometro Kung. Insomma, avremo un po’ di maniche con dei simboli importanti.
I reparti di ricerca e sviluppo continuano a lavorare a stretto contatto per migliorare e progredire insiemeI reparti di ricerca e sviluppo continuano a lavorare a stretto contatto per migliorare e progredire insieme
Tornerete anche nelle gare che per anni sono state il vostro centro, quelle del pavé.
Quando si arriva in determinati palcoscenici con certi corridori e i loro palmares lo si fa con la voglia di lavorare e di ottenere certi risultati. Una cosa che mi ha colpito in maniera particolare della Tudor è la capacità di guardare al futuro passo dopo passo. E’ una formazione che in termini economici potrebbe essere già tra le migliori al mondo, ma hanno in testa un percorso di crescita netto e consapevole. Si stanno strutturando per entrare al meglio nel massimo livello del ciclismo: il WorldTour. E poi per noi di Sportful essere con loro è un onore e motivo di orgoglio.
La squadra userà kit particolari?
No, per quanto riguarda le corse su strada verranno utilizzati quelli che trovate in commercio. Mentre per i body da crono stiamo lavorando a delle soluzioni esclusive e stiamo già facendo numerosi test per rinnovare e innovare la performance.
Dopo la tappa di ieri, guardando il dolore di Sbaragli è nato il piano per vincere e conquistare la maglia gialla. L'impresa di Van der Poel è nata così...
Gli acciacchi. I capelli bianchi. La voglia di soffrire su una bicicletta. La famiglia a casa. Senti quello che viene chiesto e le risposte di Julian Alaphilippe e ti chiedi se sia giusto. Il tempo non è leale, ma se non altro è uguale per tutti. Quello che non è giusto è semmai scavare nelle risposte di un campione cercando i segni di un possibile cedimento.
E’ quello che è successo nei giorni scorsi in Spagna, quando il francese si è trovato davanti a domande sulla sua voglia di far ancora parte del gruppo e appena qualcuna sulle sue ambizioni al via del secondo anno con la Tudor Pro Cycling.
«Quest’anno vincerà molto di più – ha detto Cancellara, proprietario del team, a L’Equipe – ha concluso bene la sua stagione, dal Tour of Britain al Lombardia. Questo è Loulou. E quest’anno ha tirato su tutti, i corridori e lo staff».
La vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran pesoLa vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran peso
Un solo successo
Lo hanno preso per dare un segnale e grazie a lui sono arrivati inviti importanti: il Tour de France su tutti. E alla fine è arrivata anche la vittoria di peso, sia pure una soltanto, al GP Cycliste de Quebec. Quel giorno forse la notizia è stata più la resa di Pogacar al rientro in gara dopo il Tour, mentre l’indomani andando verso la prova di Montreal, Alaphilippe è stato male. E mentre la squadra cresce forte, con l’inaugurazione di un quartier generale da vera corazzata e il cambio di alcuni sponsor tecnici, il piccolo francese è riuscito a fare il suo punto della strada, senza lasciarsi condizionare da una certa ironia.
«Il 2025 – ha detto – è stato una buona stagione di integrazione, per me è stato un grande cambiamento. Purtroppo mi sono ammalato spesso e in momenti cruciali della preparazione. Al Tour de France ho sofferto molto e non è stata la prova che mi aspettavo. Al di là dei piazzamenti (miglior risultato il terzo posto nella tappa di Carcassonne, ndr), non mi è piaciuto dal punto di vista puramente fisico. Ho faticato molto perché non ero al livello che volevo».
I 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverseI 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverse
A patti con la salute
Sarà perché è sempre troppo magro? Le ultime stagioni di Alaphilippe sono state uno stillicidio di piccoli intoppi, successivi all’incidente nella Liegi del 2022 che lo ha costretto a una rincorsa quotidiana, mentre il resto del gruppo progrediva alla velocità della luce.
«Negli ultimi anni – ha spiegato – sono stato spesso malato. L’anno scorso non ho terminato i due ritiri, a dicembre e gennaio. Ora invece, toccando ferro, va tutto secondo i piani e mi sento bene. Quindi mi dico che almeno l’inverno è stato buono e ho costruito una solida base. Sono agli ultimi due anni del contratto, ma non penso a quello che succederà dopo. Se vuoi raggiungere questo livello, devi impegnarti al massimo, altrimenti è finita».
Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?
Obiettivi speciali
Intanto però Alaphilippe ha lasciato capire che i prossimi mondiali di Montreal potrebbero essere gli ultimi della carriera, dato che quelli di Sallanches del 2027 potrebbero essere troppo duri per lui. E se da un lato è inevitabile il pensiero alla fine del viaggio, dall’altro è palese che per un combattente come lui è difficile dover chinare il capo dopo il primo scatto. Quante volte lo abbiamo visto attaccare e poi staccarsi quando altri hanno rilanciato?
«In gara – ha detto – ho sicuramente la capacità di soffrire. In allenamento ci riesco ugualmente, però ammetto che a volte lo trovo più difficile. Devo farlo e lo faccio, però mi rendo conto che qualche anno fa riuscivo più facilmente ad andare oltre. Se mi sento ancora in grado di vincere gare importanti? Sì, certo. Se perdo quella sensazione, è finita: non posso correre solo per il gusto di correre. Ho bisogno di obiettivi speciali. La Freccia Vallone che ho vinto per tre volte, La Strade Bianche. E la Sanremo, che quando arrivi in finale, è elettrizzante. Sono i momenti in cui amo ancora quello che faccio e mi motivano ad allenarmi».
Il Tudor Pro Cycling Team ha recentemente ufficializzato una nuova partnership strategica con Sportful, storico brand italiano produttore di abbigliamento tecnico per il ciclismo. A partire dal prossimo mese di gennaio, Sportful diventerà Official Partner del team svizzero, dando vita a una collaborazione orientata all’eccellenza, alla ricerca e allo sviluppo delle prestazioni ai massimi livelli del ciclismo professionistico.
L’accordo nasce da una visione condivisa. Performance, innovazione, comfort e design sono i pilastri su cui si fonda il progetto. Due realtà con una forte identità sportiva uniscono così competenze ed esperienza per spingere ancora più in alto gli standard dell’abbigliamento racing.
Per Fabian Cancellara, fondatore di Tudor Pro Cycling e leggenda del ciclismo svizzero e mondiale, il ritorno di Sportful ha anche un valore personale. Il brand italiano ha difatti accompagnato alcuni dei momenti più iconici della sua carriera, in particolare la stagione 2010. Ritrovare oggi quella stessa eccellenza tecnica all’interno di un progetto proiettato al futuro rappresenta una continuità naturale fatta di fiducia e conoscenza reciproca.
Dal 2026 i corridore del Tudor Pro Cycling Team correranno con abbigliamento SportfulPer Cancellara è un ritorno al passato, negli anni in cui da corridore ha conquistato diversi successi vestendo SportfulDal 2026 i corridore del Tudor Pro Cycling Team correranno con abbigliamento SportfulPer Cancellara è un ritorno al passato, negli anni in cui da corridore ha conquistato diversi successi vestendo Sportful
Ricerca & Sviluppo
Il cuore della partnership è il lavoro congiunto tra i reparti di ricerca e sviluppo. Designer, ingegneri e atleti collaborano fianco a fianco per creare capi da gara di nuova generazione. Ogni dettaglio viene studiato per rispondere alle esigenze reali della competizione di alto livello. Aerodinamica avanzata, termoregolazione ottimizzata e materiali innovativi sono al centro del processo di sviluppo. L’obiettivo è chiaro: offrire il massimo rendimento nelle condizioni più estreme.
Dal lato Sportful, l’entusiasmo è evidente. Alessio Cremonese, Executive Chairman del brand (MVC Group), definisce la partnership un progetto di lungo periodo, pensato per trasformare un potenziale illimitato in risultati concreti. L’innovazione continua rimane il motore principale, con l’ambizione di ispirare l’intero mondo del ciclismo, dai professionisti agli appassionati.
Il risultato sarà una collezione Sportful su misura, co-progettata con Tudor Pro Cycling e pronta al debutto nella stagione 2026. Una linea sviluppata grazie al contributo diretto dei corridori del team, pensata per velocità, comfort e prestazioni senza compromessi. Tecnologia e design si incontrano in capi progettati per vincere.
Team professionistico svizzero, Tudor Pro Cycling ha sede a Sursee. Fondata nel 2022 da Fabian Cancellara, la squadra adotta un approccio innovativo e umano al ciclismo professionistico. Comprende squadre professionisti, devo team e gravel. Nel 2025 conta 47 atleti di 11 nazionalità, tra cui 15 svizzeri, impegnati ai massimi livelli delle competizioni internazionali.
Nato tra le Dolomiti Bellunesi nel 1972, Sportful è un punto di riferimento globale nell’abbigliamento tecnico per ciclismo e sci di fondo. Profondamente legato al mondo delle competizioni, il brand sviluppa i propri prodotti in collaborazione con i migliori atleti e team professionistici. L’innovazione testata in gara diventa così patrimonio anche dei ciclisti di ogni giorno.
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Un post su Instagram non basta per descrivere le potenzialità di un corridore. Ma se a scriverlo è un tecnico di esperienza come Gianluca Geremia, allora probabilmente vale la pena approfondire. E la settimana scorsa il tecnico regionale del Veneto ha scritto delle parole molto importanti sul trentino Magagnotti.
«Senza ombra di dubbio – ha scritto – questo è il ciclista junior più forte di che io abbia mai visto da quando sono tecnico regionale di categoria. Non mi ha stupito per le sue vittorie, ma per quanto forte andava sui percorsi meno adatti alle sue caratteristiche, facendo soffrire gli altri, non ultimo al giro della Lunigiana. Un vero fenomeno della categoria, (per me) con un unico difetto: per 5 km è trentino e non veneto! A parte la battuta, gli auguro davvero di affermarsi nei prossimi anni mantenendo l’umiltà e la determinazione che ha, sempre divertendosi! Forza @ale_magagnotti».
Un incontro della settimana passata e questa foto hanno dato a Geremia l’occasione per parlare di MagagnottiUn incontro della settimana passata e questa foto hanno dato a Geremia l’occasione per parlare di Magagnotti
Per chi non fosse sul pezzo, Magagnotti è un ragazzo trentino del 2007, arrivato fra gli juniores nel 2024 dopo una splendida carriera negli allievi: 6 vittorie al primo anno e 18 al secondo, fra cui la Coppa d’Oro. Un metro e 81 per 73 chili, con la maglia della Autozai-Contri ha vinto 7 volte lo scorso anno, raddoppiandole quest’anno, fra volate e cronometro (in apertura, la Coppa San Vito in un’immagine Autozai-Contri). In pista ha vinto l’europeo dell’inseguimento a squadre, doppiandolo ai mondiali e aggiungendo l’oro nella prova individuale. Di lui si è accorta la Red Bull che l’ha fatto firmare nel suo devo team.
Che cosa ha visto in lui Gianluca Geremia?
Era l’atleta che arrivava dalla categoria allievi con dei risultati pesanti ed è riuscito a mantenere le aspettative. E’ forte perché fisicamente è dotato, non lo dico io: lo dicono i test, lo dice la nazionale. A livello fisico è un fenomeno, uno che fa più notizia quando non vince. Ma quest’anno l’ho scoperto un po’ di più. Ci ho parlato in qualche occasione e ho avuto modo di osservarlo.
Hai scritto del Giro della Lunigiana…
Non tanto per la tappa che ha vinto, ma per quando si è messo a tirare il gruppo nella tappa di Fivizzano e ha fatto sfracelli. Lo ricordo malvolentieri, perché davanti avevamo Davide Frigo, però è stato Alessio a chiudere sulla fuga. E mi sono chiesto: come ha fatto uno come lui, che ha un fisico possente, a esprimere certi numeri su quel percorso che era tutto fuorché veloce?
Le volate non stupiscono (qui al Lunigiana): altro quando Magagnotti si esprime in tappe vallonate (foto Giro della Lunigiana)Le volate non stupiscono (qui al Lunigiana): altro quando Magagnotti si esprime in tappe vallonate (foto Giro della Lunigiana)
Ti sei dato una risposta?
Ha grandi numeri. Ho corso insieme a Cunego e Pozzato, ma fisicamente Magagnotti mi ricorda tanto Cancellara. Dopo Fabian, non avevo più visto un fisico del genere. Questo vuol dire tutto e non vuol dire nulla, salvo che in questo momento, con i valori che ha e per la categoria in cui si trova, Alessio è un fenomeno. D’altra parte vedo anche un ragazzo con tanta determinazione, che non si accontenta mai.
In base a cosa lo dici?
Ad esempio vedi che ha trasformato in impresa la vittoria di una gara regionale come Codognè. Ha attaccato in partenza e nessuno è più andato a prenderlo, quindi lì motore c’è. Poi ci vuole la testa, ci vuole la volontà di farlo, quindi diciamo che sta facendo vedere tante piccole cose che servono per diventare corridori.
Facciamo gli avvocati del diavolo: può essere così vincente perché è fisicamente più avanti degli altri?
Giusta domanda che ci permette di approfondire. Secondo me, sa che la strada è ancora lunga. L’ho trovato in alcune premiazioni e devo dire che tutte queste celebrazioni mi hanno sempre fatto paura. Sei davanti a un ragazzo che ha vinto in ogni categoria, ma tante premiazioni diventano dei pesi. Diventano quasi dei fastidi, se poi le cose non vanno bene. Per questo gli auguro veramente di avere intorno delle persone che non gli facciano sentire questo peso, perché a mio modo di vedere è un ragazzo proprio umile e tranquillo. Siamo noi che lo stiamo facendo volare tanto alto.
Per Magagnotti il doppio oro ai mondiali su pista: nell’inseguimento a squadre e in quello individuale (foto UCI)Per Magagnotti il doppio oro ai mondiali su pista: nell’inseguimento a squadre e in quello individuale (foto UCI)
Lui sta con i piedi per terra?
Quando sai di essere forte, quando hai certi valori, la possibilità di vincere il campionato del mondo è la normalità. Doveva farlo. E se non lo avesse fatto, poteva significare che non aveva voglia di allenarsi. Che mentalmente non è stabile per quel tipo di impegni, invece ha dimostrato l’esatto contrario. E’ l’aspetto che mi piace maggiormente, la consapevolezza che per diventare corridore devi avere voglia di fare sacrifici e la capacità di gestire la pressione. E lui secondo me le ha entrambe.
Hai detto di averci parlato più volte: ti dà l’impressione di essere un ragazzo che ascolta?
Quando parli, ti guarda fisso e ascolta. Poi elabora i suoi pensieri, ma vedi che assorbe qualsiasi cosa. Non è per caso che vada forte. Okay le gambe, però soffermandosi sulle altre sfaccettature, capisci che c’è qualcos’altro. C’è anche la testa, secondo me ce le ha tutte, è un ragazzo da far crescere nel modo giusto. Lo dissi anche su Lorenzo Finn, il talento che ha margine, che ha vinto due mondiali di seguito: uno che quando colpisce, lo fa in modo secco.
Magagnotti è uguale?
Alessio è un fenomeno. Arrivava dalla categoria allievi come fenomeno e ha dovuto dimostrarlo sul campo tra gli juniores. Bisognerà vedere quando il fisico maturerà ancora, se valori come il rapporto potenza/peso rimarrà vantaggioso. Ma se il prossimo anno lo vedessimo vincere qualche volata, non mi stupirei. Anzi, glielo auguro e sarebbe giusto, perché il motore c’è. Spero che sfrutti il dono che madre natura gli ha dato, che capisca di essere fortunato ad aver ricevuto questa dote.
Alessio Magagnotti ha chiuso il suo primo anno da juniores con tante vittorie, compresi gli ori europei e mondiali col quartetto. Ecco cosa ci ha detto
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Le cronometro possono diventare una prigione? Le parole di Michael Rogers e poi quelle di Pinotti hanno aperto uno squarcio interessante. Grandi campioni a lungo dominatori, costretti ad aumentare un lavoro già asfissiante per l’arrivo di nuovi avversari. Abbiamo pensato a Ganna, costretto da Evenepoel a cercare forza e ispirazione nei dettagli più estremi. Ma abbiamo pensato anche a Cancellara, protagonista 10 anni fa di un finale che pochi sarebbero stati in grado di pronosticare.
Due volte iridato a crono da junior. Poi un filotto impressionante dal 2006 al 2010. Salisburgo 2006, campione del mondo. Stoccarda 2007, campione del mondo. Pechino 2008, campione olimpico. Mendrisio 2009, campione del mondo. Melbourne 2010, campione del mondo. Poi iniziò l’inversione di tendenza. Bronzo nel 2011 e nel 2013, in entrambi i casi dietro Tony Martin e Bradley Wiggins. Nel mezzo, nel 2012, il deludente settimo posto alle Olimpiadi di Londra, staccato di 2’14” dallo stesso britannico, vincitore in quell’anno del Tour.
E quando si pensava ormai alla fine della storia, ecco il colpo di scena con l’oro nella crono alle Olimpiadi di Rio 2016: ultima gara della carriera. Un ritorno su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Nessuno, tranne Luca Guercilena, che aveva già allenato Michael Rogers e in quel fantastico viaggio del 2016 accompagnò Cancellara giorno dopo giorno.
Guercilena incontrò per la prima volta Cancellara nella Mapei Giovani e lo ha poi ritrovato nel 2011 a partire dalla Leopard-TrekGuercilena incontrò per la prima volta Cancellara nella Mapei Giovani e lo ha poi ritrovato nel 2011 a partire dalla Leopard-Trek
Si può dire davvero che dopo un po’ la crono ti svuota?
La differenza sostanziale è tra preparare la cronometro all’interno di una gara a tappe, rispetto a quelle di un solo giorno come il mondiale, in cui il volume di lavoro specifico che devi fare è altissimo e devi prepararle facendo salire la condizione al massimo. A un certo punto con Fabian saltammo dei mondiali perché si era deciso di non investire più nel preparare la gara di un giorno.
Quanto c’era di fatica fisica e quanto di fatica mentale?
L’intensità psicologica è altissima. Il volume di lavoro specifico che fai ogni giorno dietro motore è di alta intensità, quindi è veramente pesante. Quando preparavamo i vari appuntamenti con Rogers e anche con Cancellara, per 3-4 volte a settimana si facevano sedute dietro motore di tre ore con media/alta intensità. Con ripetute fuori scia, brevi e prolungate. Un lavoro veramente esaustivo, in cui devi essere sempre molto concentrato, perché lavori su blocchi di 30 secondi/un minuto e questo richiede un livello di attenzione elevatissimo. Lo stress psicologico aumenta al pari di quello fisico, perché devi sostenere tutto quel carico.
Come nacque l’idea di tornare alle Olimpiadi, visto tutto questo?
Tutti avevano dipinto la cronometro di Rio come durissima. Io ero andato a vederla l’anno prima con il test-event e sinceramente, nonostante ci fossero due strappi importanti, sul volume totale della cronometro che era lunga 54,6 chilometri, non raggiungevi neanche i 4 chilometri di salita. Quindi sebbene Fabian in quel momento pagasse dazio ai vari Dumoulin e Froome, dichiarammo un doppio obiettivo.
Il Tour non aveva dato grandi risposte, tutt’altro. Nella crono del 13° giorno, vinta da Dumoulin su Froome, Cancellara arrivò 23° a 3’15”Il Tour non aveva dato grandi risposte, tutt’altro. Nella crono del 13° giorno, vinta da Dumoulin su Froome, Cancellara arrivò 23° a 3’15”
Doppio?
Obiettivi paralleli. Il primo era il suo desiderio di finire la carriera con un bel risultato alle Olimpiadi, per non dover tenere duro per tutta la stagione. Dall’altro lato, ero io che insistevo, perché sebbene tutti dicessero che fosse durissima, secondo me c’era un volume di chilometri di discesa tecnica e di pianura che lo avrebbero favorito. Così ci dicemmo di andare e puntare al miglior risultato possibile. All’inizio pensavamo a una medaglia, poi col passare del tempo e degli allenamenti, i dati iniziarono a dirci che si potesse puntare al grande risultato.
Quanto è durata la preparazione per Rio?
Eravamo già stati in ritiro fra il Giro di Svizzera e il campionato nazionale. Ero andato da lui e avevamo fatto quasi 20 giorni sempre insieme. Poi andammo al Tour de France, ma non c’era una cronometro all’inizio, quindi preparare la prova secca era piuttosto complicato. Arrivammo alla vigilia del secondo giorno di riposo e ci fermammo. Quindi tornai da lui e iniziammo a lavorare per le Olimpiadi, diciamo dal 22-23 luglio per altri 10-15 giorni di lavoro specifico. Neanche più una distanza su strada, tutti i giorni dietro motore per 3-4 ore alla volta.
Più difficile del solito?
Gli ultimi lavori prima di partire per Rio furono veramente impegnativi. Allenamenti di 50 chilometri facendo un chilometro in scia della moto a 60 all’ora e poi 500 metri fuori scia. E’ pesantissimo per la testa eppure Fabian l’ha fatto e anche con la pioggia. Simulavamo anche le salite del percorso. Nel circuito che usavamo, c’era una strada in salita con il birillo in cima, lui arrivava su, ci girava intorno e poi io con la moto lo riportavo subito in velocità. Devi avere veramente gli attributi per fare una roba del genere, tanti altri avrebbero girato e sarebbero tornati a casa.
Fra il 2006 e il 2014, Cancellara vinse anche 3 Fiandre e 3 Roubaix: questa l’ultima nel 2013Fra il 2006 e il 2014, Cancellara vinse anche 3 Fiandre e 3 Roubaix: questa l’ultima nel 2013
Quindi subito con la motivazione al massimo?
All’inizio era dubbioso, perché Dumoulin e gli altri gli avevano dato delle belle batoste, per cui il morale non era dei migliori. Sapevamo che con il suo peso, nelle crono di un Grande Giro faceva fatica ad esprimersi. Ma tornato a casa e recuperato lo sforzo del Tour, con il lavoro specifico iniziammo a vedere i numeri salire in modo lineare e cominciò ad arrivare anche il morale. E’ stato anche un lavoro di convincimento, ripetendo che il percorso gli sarebbe piaciuto, ma gli ultimi dubbi se ne sono andati quando finalmente il percorso l’ha visto. Ha fatto un paio di giri un po’ brillanti e ha cambiato sguardo: una medaglia era possibile. E dopo, con gli ultimi allenamenti e vedendo anche le facce degli altri, abbiamo capito che si poteva giocare per l’obiettivo grosso.
Aver preso legnate da Dumoulin o Froome poteva incidere così tanto sulla preparazione?
In quel ciclismo si guardavano già tanto i numeri, più che altro la critical power. Però c’era ancora uno scontro abbastanza forte dell’uomo contro l’uomo. Contava anche il discorso di sfidare l’altro. Mi ricordo che il giorno prima stavamo facendo la sgambata dietro moto e Dumoulin, che probabilmente stava facendo una ripetuta per sbloccarsi, ci passò a doppia velocità e subito la reazione di Fabian fu quella di andargli a ruota. Forse adesso, con la miriade di numeri che riusciamo ad analizzare nel dettaglio, il discorso è più su se stessi e basta.
C’è meno agonismo?
Ci sono altri riferimenti. Un atleta può avere la giornata no, ma quando parte per una cronometro ha tutta una serie di informazioni su se stesso, sul tempo, la temperatura, il pacing e quant’altro, che se è in grado di seguire le indicazioni, al 99 per cento fa la massima prestazione possibile. Poi diventa importante la tecnica, perché se ci sono due o tre curve che ti mettono in difficoltà, vince quello più bravo a guidare la bici. Però se sei su un percorso dritto e piatto, si fa fatica a pensare che vinca uno non pronosticato.
A Rio cambiò tutto e dopo quei 54,6 chilometri (e con una posizione oggi improponibile) arrivò l’oro con 47″ su Dumoulin, 1’02” su Froome.A Rio cambiò tutto e dopo quei 54,6 chilometri (e con una posizione oggi improponibile) arrivò l’oro con 47″ su Dumoulin, 1’02” su Froome.
Come dire che battere Evenepoel nelle condizioni a lui favorevoli sia impossibile?
Esatto. Forse prima c’era un discreto livellamento. C’è stato Michael Rogers, poi Fabian, però c’erano anche Dumoulin, Wiggins, Tony Martin, Phinney… C’erano parecchi cronomen competitivi, poi gradualmente si è arrivati allo strapotere assoluto dei singoli. Per cui quando si va in partenza, è difficilissimo che ci siano sorprese, chiaramente in base al percorso.
Tutto il lavoro che ha fatto per la crono, ha inciso sulla carriera di stradista di Fabian?
Sì, per com’era lui, senza dubbio. Per vincere le Roubaix o le classiche del pavé, escludiamo Pogacar che ovviamente è un caso sui generis, è importante essere in grado di fare sforzi intensi e costanti per quasi un’ora. Poi ci sono le varie declinazioni. Boonen era più forte nelle volate, quindi molto esplosivo, ma per brevi tratti riusciva a tenere determinate intensità. Per cui Fabian doveva trovare l’occasione per attaccare e prendergli 10-15 secondi costringendolo a uno sforzo superiore per andarlo a prendere. Indubbiamente avere delle caratteristiche di quel tipo, è stato un vantaggio.
Perdona la domanda scomoda, perché riferita a un atleta non tuo. Visto lo strapotere di Evenepoel, di cui hai parlato, consiglieresti a Ganna di mollare per un po’ le crono per dedicarsi alle classiche?
Bè, considerando tutto quello che ha vinto Ganna a cronometro, potrebbe valerne la pena e forse poteva valerla anche prima. Dobbiamo tutti eterna gratitudine a Pippo per il lustro che ci ha dato, però è ovvio che per il ciclismo in senso assoluto, il Sagan che vince Fiandre e Roubaix ha un impatto maggiore delle tante crono che puoi aver vinto in carriera. Visto quanto Ganna è già andato vicino alla Sanremo, secondo me potrebbe rischiare e lavorare per migliorare nelle classiche o provare a farle un paio d’anni a tutta e basta.
La chiamata al podio ed esplode la gioia dopo quattro mesi di lavoro tiratissimo: secondo oro dopo 8 anniLa chiamata al podio ed esplode la gioia dopo quattro mesi di lavoro tiratissimo: secondo oro dopo 8 anni
E poi magari tornare a Los Angeles e vincere la crono come Cancellara a Rio?
Sì, senza dubbio. Comunque un cronoman di quel livello non perde le sue caratteristiche. Nel momento in cui ti rifocalizzi a fare un determinato tipo di lavoro, la memoria muscolare ce l’hai e quindi una volta che ci sono la condizione e la salute, riesci lo stesso a fare performance.
Quando capiste che era fatta?
Eravamo tutti sorpresi. Quando passò all’ultimo intertempo, che era a sette chilometri dall’arrivo, aveva 48 secondi di vantaggio e in quel momento capimmo che il bel risultato si stava concretizzando in una medaglia d’oro. Non era il favorito, nessuno lo dava neppure nei primi cinque. Non arrivava da una stagione brillantissima. Ma dimostrò una grande forza psicologica. E chiuse la carriera a Rio con l’oro al collo.
Mads Pedersen centra la prima vittoria di tappa al Tour. Decisiva la fuga inventata di forza da Ganna. Un Tour frenetico. E domani la grande sfida di Mende
Luca Guercilena è al settimo cielo. Stuyven ha vinto. Nibali sta ritrovando la condizione. Conci è stato bravissimo nella fuga. Il futuro è più rassicurante
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Il team Tudor Pro Cycling ha stretto una nuova e prestigiosa collaborazione con Andermatt Swiss Alps AG, la realtà che sta trasformando la località svizzerain una destinazione alpina d’eccellenza, attiva 365 giorni l’anno. Immersa tra otto iconici passi di montagna, Andermatt rappresenta oggi una delle mete più ambite per il ciclismo su strada e diventerà la nuova base d’allenamento per gli atleti della squadra fondata da Fabian Cancellara.
Questa sinergia nasce da valori comuni: passione per lo sport, dedizione alla qualità e un profondo orgoglio per l’identità svizzera. L’annuncio della partnership è stato celebrato con un evento esclusivo ad Andermatt, alla presenza di due leggende dello sport elvetico: Fabian Cancellara, fondatore del team Tudor, e Bernhard Russi, campione olimpico e ambasciatore della località alpina.
Fabian Cancellara e il suo team avranno in Andermatt il luogo di riferimento nelle prossime stagioniFabian Cancellara e il suo team avranno in Andermatt il luogo di riferimento nelle prossime stagioni
Un territorio da sogno
Andermatt si trova in una posizione strategica per gli amanti del ciclismo: dal piccolo borgo è possibile raggiungere otto dei più celebri passi montani delle Alpi svizzere, tra cui Furka, Susten, Nufenen, Grimsel, Klausen, Lukmanier, Oberalp e l’intramontabile Gotthard, protagonista ricorrente del Tour de Suisse. Molti di questi percorsi possono essere affrontati in anello, rendendo Andermatt un punto di partenza ideale per ciclisti di ogni livello, con temperature ideali da maggio a ottobre.
La nuova collaborazione permetterà agli atleti di Tudor Pro Cycling di allenarsi in uno degli scenari più affascinanti d’Europa, beneficiando al contempo dell’elevata qualità dell’ospitalità locale. La squadra, oggi composta da 47 corridori, compreso anche il team U23, (di cui ben 15 svizzeri), gareggia ai massimi livelli sia nel ciclismo su strada che nel gravel, e nel 2025 affronterà per la prima volta il Tour de France.
Andermatt non è solo una località alpina d’eccellenza, ma è anche strettamente legata alla storia e alla visione di Fabian Cancellara. Dal 2021, Andermatt Swiss Alps AG è sponsor ufficiale di Chasing Cancellara, il format che porta gli appassionati di ciclismo a pedalare lungo i tracciati più celebri della Svizzera. Uno degli appuntamenti più attesi del 2025 sarà proprio la tratta Zurigo–Andermatt, in programma il 16 agosto: 194 km di pura sfida attraverso paesaggi mozzafiato.
Oltre a Chasing Cancellara, la località ospita ogni anno l’Alpenbrevet, una maratona ciclistica tra le più apprezzate in Europa, con diverse opzioni di percorso: la più impegnativa supera i 6.800 metri di dislivello e un fascino che richiama centinaia di appassionati da tutto il mondo.
Le Alpi Svizzere sono un teatro pazzesco per allenarsi e andare in biciLe Alpi Svizzere sono un teatro pazzesco per allenarsi e andare in bici
Servizi su misura
Andermatt offre tutto ciò che un ciclista può desiderare: dagli hotel di lusso come The Chedi (5 stelle) e il Radisson Blu Reussen (4 stelle), fino agli appartamenti Andermatt Alpine Apartments, perfetti per soggiorni in autonomia. Non mancano servizi dedicati come officine specializzate, bike shop, aree per il lavaggio bici e depositi sicuri.
«Siamo entusiasti di accogliere Tudor Pro Cycling – ha dichiarato Tom Rendell, il Chief Marketing Officer di Andermatt Swiss Alps – la loro filosofia Born To Dare si sposa perfettamente con la nostra visione dinamica e innovativa. Questa collaborazione rafforza ulteriormente la posizione di Andermatt come destinazione leader per il ciclismo su strada in Svizzera».
«Andermatt occupa un posto speciale nel mio cuore ha ribattuto Fabian Cancellara – considerando che è stato il quartier generale di Chasing Cancellara e oggi, grazie a questo nuovo capitolo con Tudor Pro Cycling, si chiude un cerchio fatto di passione, prestazione e orgoglio svizzero».
Parliamo con Ricardo Scheidecker del mercato della Tudor Pro Cycling. Alaphilippe e Hirschi sono il sintomo di un gruppo che lavora per diventare grande
Pare che quando Alaphilippe ha incontrato all’aeroporto di Alicante la Soudal-Quick Step, in Spagna per il ritiro di gennaio, abbia avuto un tuffo al cuore. Il francese ha ammesso di aver trovato strano di non essere vestito come loro, il che è comprensibile dopo undici stagioni nello stesso gruppo. Tuttavia subito dopo, Julian ha raccontato di essere orgoglioso di aver scelto la Tudor Pro Cycling. Semmai gli è dispiaciuto non aver chiuso il suo percorso nello squadrone belga con una gara di addio. La caduta dei mondiali lo ha tolto di mezzo per tutto il resto della stagione, così che la sua ultima corsa con quei colori è stata la Super 8 Classic del 21 settembre, vissuta tuttavia senza averne consapevolezza.
«Da quando ho saputo che a fine anno sarei partito – racconta il francese, ritratto in apertura in una foto del Tudor Pro Cycling Team – ho cercato di godermi ogni momento il più possibile. Perché quando ero fuori con la squadra ero sempre felice. Mi mancheranno le persone, tutti sanno che attribuisco grande importanza alle relazioni personali. Con alcuni di loro lavoro da anni, avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Quando li ho visti all’aeroporto, è stato bello rivederli e fare due chiacchiere».
A Zurigo, prima del via, parlando con Evenepoel. Poi la caduta ha messo fine al suo 2024A Zurigo, prima del via, parlando con Evenepoel. Poi la caduta ha messo fine al suo 2024
Senza pensare al Tour
Quando nei giorni scorsi è stato chiesto a Fabian Cancellara se lo abbia ingaggiato per giocarsi l’invito al Tour, lo svizzero si è affrettato a dire di no. Ha spiegato che quando si è messo a ragionare con Ricardo Scheidecker e Raphael Meyer di quale fosse un corridore in grado di far crescere il livello tecnico della squadra, il nome del francese sia venuto fuori quasi subito. Ricardo lo conosceva da anni e sapeva bene quello che avrebbe potuto dare.
«La sola cosa che mi interessava – ha detto Cancellara – era chi fosse e quale fosse la sua motivazione. Non mi interessava un corridore capace di aprirmi le porte o con un grande palmares. Prendendo lui, non avevamo in mente il Tour, ma il modo in cui avremmo costruito la squadra e il livello a cui aspiriamo. Ovviamente la sua immagine aiuta, è positiva, ma se ci fermiamo a questi aspetti, non andremo lontano».
Alaphilippe, classe 1992, ha lasciato la Soudal-Quick Step in cui passò professionista nel 2014 (foto Tudor Pro Cycling)Alaphilippe, classe 1992, ha lasciato la Soudal-Quick Step in cui passò nel 2014 (foto Tudor Pro Cycling)
Il ciclismo degli inviti
Alaphilippe alla Tudor scoprirà una nuova dimensione del ciclismo: quella degli inviti. Per un corridore abituato a scegliere le corse come ciliegie potrebbe essere uno scoglio difficile da scavalcare, tuttavia la sua leggerezza fa capire che per ora il problema non è percepito in quanto tale.
«Nella mia mente non l’ho mai vista in questi termini – dice Alaphilippe – ho seguito completamente i miei sentimenti. Mi sono chiesto cosa volessi e la risposta è stata la possibilità di divertirmi ancora a fare ciclismo in una buona struttura. E la Tudor incarna perfettamente questo ideale. E’ chiaro che ci siano delle differenze fra le due squadre, ma non sono venuto qui per fare confronti. Tutti lavorano molto duramente per darci il meglio possibile, per ora va tutto bene e sono felice. Sono convinto che fosse arrivato il momento giusto per fare questo passo. Avevo bisogno di nuove motivazioni».
Tirreno 2022, il campione del mondo era Alaphilippe, ma Pogacar vincerà la corsaTirreno 2022, il campione del mondo era Alaphilippe, ma Pogacar vincerà la corsa
Contro i mulini a vento
Le corse dei sogni restano le stesse e non potrebbe essere altrimenti. Amstel, Liegi, Lombardia, il Fiandre che è quasi un sogno, le tappe del Tour. E poi il mondiale, perché quando l’hai vinto per due volte, fatichi a pensare di non poterlo fare ancora. Il grosso dubbio è se ci sia ancora spazio in questo ciclismo di grandissimi motori per una zanzara scaltra e fantasiosa come il francese.
«Continuo a vivere il ciclismo della vecchia scuola – dice – lo faccio nello stesso modo in cui lo facevo dieci anni fa. Non cambierò. Oggi è sempre più una questione di numeri, ma io amo ancora correre seguendo l’istinto. E lo farò finché non mi fermerò. Puoi battere tutti i tipi di record, ma la cosa più importante è comunque come ti senti sulla bicicletta. E ovviamente i risultati che ottieni. A volte vedo i corridori guardare immediatamente il proprio computer dopo una gara, quasi non gli importa sapere quanto distacco hanno preso o come sia andata la gara. Guardano se hanno battuto i record di wattaggio e sono felici. Per me il ciclismo non è questo. La stagione di Pogacar è stata spettacolare. È un fenomeno e ho sentito che è solo al 20 per cento del suo potenziale. Ma per fare il corridore a questo livello, devi continuare a credere che puoi battere certi corridori e lavorare sodo per riuscirci. So anche io che sarà molto difficile, ma se non ci credi non troverai la motivazione per continuare a lavorare».
ZURIGO (Svizzera) – Il truck del Tudor Pro Cycling Team è il riparo perfetto dalla pioggia. Siamo qui per la presentazione della nuova BMC Teammachine R Mpc. La sigla identifica la tecnologia Mpc, acronimo di Masterpiece. Sugli sgabelli per presentarla, il padrone di casa Fabian Cancellara, ma anche Stefan Christ, responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo. E’ una sorta di talk, in cui si gira intorno alla bicicletta e alla filosofia che l’ha creata.
Quattro punti chiave
«Penso che in sostanza – dice Stefan – siano quattro le cose che rendono MPC molto speciale. La prima è la precisione del layup e questa è davvero la chiave. Essere precisi al 100 per cento con ogni patch in fibra di carbonio che inserisci. Questo ci consente di dare a ogni porzione di fibra una funzione in modo che possa davvero sopportare il carico. E questo è il motivo principale per cui il telaio può essere effettivamente più leggero.
Stefam Christ è responsabile della ricerca e lo sviluppo di BMCStefam Christ è responsabile della ricerca e lo sviluppo di BMC
«La seconda cosa, che in qualche modo dimentichiamo sempre ma è ancora molto speciale, è che con la tecnologia Mpc abbiamo degli strumenti che ci consentono di produrre l’intero telaio in un unico pezzo. Non ci sono incollaggi, non c’è nessuna congiunzione sul telaio. E questo, ancora una volta, ci consente di risparmiare peso.
«La terza cosa è che possiamo saltare tutti i passaggi di finitura – prosegue Stefan – che si tratti di levigatura o verniciatura. Quello che vedete qui è il prodotto, come esce dallo stampo. Quindi non c’è bisogno di alcun trucco, perché non dobbiamo truccare nulla. E naturalmente, non dover applicare la finitura fa anche risparmiare peso.
«Infine la quarta cosa è che questo telaio viene prodotto in un posto abbastanza vicino alla Svizzera e per questo torniamo al nome Masterpiece. Per realizzare un telaio del genere, servono persone con un know-how e un set di competenze molto specifici, persino la loro manualità. In ogni fase di lavoro ci sforziamo di raggiungere la perfezione e questo non sarebbe possibile in un contesto di produzione di massa. Il telaio è realizzato in un posto dove la mentalità è molto vicina alla nostra. Intendo dire: persone che conoscono la Svizzera e ciò per cui la Svizzera è famosa».
Non ci sono incollaggi o giunzioni: il telaio esce dallo stampo in un solo pezzoIl difficile nella costruzione Masterpiece è la disposizone delle pelli di carbonio nello stampo. Qui il tubo di sterzoLe punte della forcella sono rinforzate per accogliere il filetto del perno passanteIl manubrio è BMC integrato: non si vede un solo cavo esternoNon ci sono incollaggi o giunzioni: il telaio esce dallo stampo in un solo pezzoIl difficile nella costruzione Masterpiece è la disposizone delle pelli di carbonio nello stampo. Qui il tubo di sterzoLe punte della forcella sono rinforzate per accogliere il filetto del perno passanteIl manubrio è BMC integrato: non si vede un solo cavo esterno
Zero vernice
La bici è nera e priva di verniciatura e fa bella mostra di sé. Siamo riusciti a guardarla da vicino e fotografarla in attesa che arrivasse Cancellara, che ha avuto il privilegio di svilupparla con i tecnici di BMC. Solo che poi ha dovuto restituire tutti i campioni e nel dirlo ride disperato. Si capisce che Fabian e la sua squadra siano diventati partner privilegiati dello sviluppo dei nuovi prodotti.
«Viviamo insieme – dice Fabian – collaboriamo e non perdiamo tempo in stupidaggini. Andiamo davvero avanti e osiamo quando siamo in corsa. Penso che sul fronte della performance ci impegniamo e ci sosteniamo a vicenda. Nella famiglia BMC ci sono brave persone, che ci sostengono e che si sfidano a vicenda e poi trovano la strada giusta per permetterci di vincere le gare di ciclismo. BMC è sinonimo di performance e penso che Masterpiece sia il punto in cui prestazioni, ingegneria e produzione si fondono nel migliore dei modi. Utilizzano un metodo di produzione davvero unico, che permette di aumentare le prestazioni a livelli davvero estremi.
Prima della presentazione, Cancellara ha osservato a lungo la biciPrima della presentazione, Cancellara ha osservato a lungo la bici
«Ovviamente quando l’ho provata, ho sentito delle differenze, anche ora che ho un po’ più di chili addosso. Ma credo che alla fine la sensibilità sia ancora lì e credo di averla ancora. Per questo, quando mi chiamano e mi chiedono se avrei voglia di provare una bici, rispondo sempre di sì. Perché mi piace e mi entusiasma. Naturalmente dare dei feedback è una responsabilità».
Quattro giorni di lavoro
Stefan riprende la parola. Le domande si susseguono e questa volta la curiosità di chi conduce l’incontro verte sulle tecniche di produzione che fanno di questa bicicletta, realizzata in collaborazione con Red Bull Advanced Technologies, qualcosa di raro. Sarà prodotta in poche centinaia all’anno, perché ogni cosa che la riguardi richiede tempi più lunghi.
«Nel complesso – dice – abbiamo visto l’opportunità di creare qualcosa di eccezionale. Siamo stati in grado di eliminare i vincoli che si hanno nella normale produzione del carbonio. Il fatto di non guardare alla produzione di massa, ma di concentrarsi sulla perfezione, ha rappresentato un grande passo e un nuovo punto di partenza. Siamo stati in grado di fare cose molto diverse perché sapevamo che non ne avremmo fatte molte, ma ognuna di esse doveva essere perfetta.
Il reggisella è in sé una piccola opera d’arte: sottile, leggero, aeroLa sella è ovviamente regolabile in avanzamento e arretramentoLa testa del reggisella ospita il filetto per i due bulloncini di serraggioIl nodo di sella, senza finitura come tutto il telaio MpcLa svasatura del tubo obliquo risponde a esigenze aerodinamiche e di rigiditàLa sagomatura del tubo obliqui nella zona preposta al montaggio del portaborracciaLa parte inferiore del tubo di sterzo è svasata per accogliere e dare continuità alla testa della forcellaUno sguardo da vicino alla forcella Halo, innovativa e riconoscibileIl reggisella è in sé una piccola opera d’arte: sottile, leggero, aeroLa sella è ovviamente regolabile in avanzamento e arretramentoLa testa del reggisella ospita il filetto per i due bulloncini di serraggioIl nodo di sella, senza finitura come tutto il telaio MpcLa svasatura del tubo obliquo risponde a esigenze aerodinamiche e di rigiditàLa sagomatura del tubo obliqui nella zona preposta al montaggio del portaborracciaLa parte inferiore del tubo di sterzo è svasata per accogliere e dare continuità alla testa della forcellaUno sguardo da vicino alla forcella Halo, innovativa e riconoscibile
«Per darvi un’idea, produrre un telaio così comporta circa due giorni di lavoro di un solo operaio. In questi due giorni, uno intero viene dedicato solo a mettere le fibre al posto giusto. Nella produzione tradizionale, questo avviene in circa quattro o sei ore e viene fatto da più mani diverse. Quindi il lavoro viene suddiviso tra diversi operatori. Inoltre nella produzione standard, si dedica molto tempo per realizzare la finitura e rendere il telaio un prodotto gradevole. Naturalmente qui è un po’ diverso».
Rigidità, peso, comfort, aerodinamica
E allora Christ va avanti a dire che in BMC dedicano più tempo all’accuratezza e alla precisione della stratificazione del carbonio, risparmiando così molto tempo nella finitura. E poi si passa agli obiettivi di questa realizzazione, che deve conciliare più esigenze in una sola bici.
I forcellini posteriori non hanno lavorazioni particolari: accolgono il perno passante e sono essenzialiIl passaggio ruota posteriore e l’innesto del carro sul piantone, molto bassoNel montaggio visto a Zurigo, la bici ha ruote Swiss Side con mozzi DT SwissCerchi Swiss Side, come si diceva, in una dotazione 100% svizzeraLa bici è montata con il nuovo Sram Red: assieme alla leggerezza del telaio fa scendere il peso di 300 grammiI forcellini posteriori non hanno lavorazioni particolari: accolgono il perno passante e sono essenzialiIl passaggio ruota posteriore e l’innesto del carro sul piantone, molto bassoNel montaggio visto a Zurigo, la bici ha ruote Swiss Side con mozzi DT SwissCerchi Swiss Side, come si diceva, in una dotazione 100% svizzeraLa bici è montata con il nuovo Sram Red: assieme alla leggerezza del telaio fa scendere il peso di 300 grammi
«La sfida – spiega Stefan Christ – è quella di realizzare una bicicletta che abbia un alto punteggio in tutti tipi di prestazione. Intendo rigidità, peso, comfort e aerodinamica. Quattro aspetti che in qualche modo sono in lotta tra loro perché non è facile combinarle. Credo che tutti sappiamo quanto sia facile realizzare una bicicletta superleggera, scendendo a compromessi altrove. Idem se si vuole realizzare una bicicletta molto aerodinamica, ma con un peso di 7,5 chili. Noi abbiamo cercato di ottenere un punteggio altissimo in tutte le prestazioni. Ci sono voluti molti dati di simulazione per combinare leggerezza e aerodinamica. Penso che sia questo il punto in cui abbiamo fatto il più grande passo avanti.
«La rigidità invece è qualcosa che nel ciclismo professionistico tutti vogliono per il trasferimento di potenza e per la precisione di guida. Essa è sempre stata parte integrante della ricetta delle nostre bici da corsa, su questo non scendiamo mai a compromessi. La vera sfida è stata l’ottimizzazione fra leggerezza e aerodinamica, che abbiamo raggiunto grazie a molte simulazioni. Quindi direi che Teammachine R si distingue davvero dalla massa ed è eccellente su ogni terreno».
La presentazione si è svolta sul truck del Tudor Pro Cycling TeamLa presentazione si è svolta sul truck del Tudor Pro Cycling Team
Il limite è nel peso
Cancellara racconta le sue sensazioni sui vari prototipi provati. Dice che non si stupirebbe se i suoi corridori un giorno dovessero chiedergliela e viene da immaginare che per un Alaphilippe o lo stesso Hirschi una bici del genere potrebbe essere lo zuccherino che stimola l’ambizione. La bici arriva facilmente a 6,8 chili e lo svizzero sottolinea che i limiti di peso e la bontà delle bici già in loro possesso fa sì che i corridori debbano solo preoccuparsi di andare forte. L’incontro volge al termine, quella bici è bellissima e ci resta addosso solo la voglia di provarla. E’ disponibile presso i rivenditori proprio da settembre e il prezzo del kit telaio è di 8.999 euro. Fuori continua a piovere. La gara degli juniores nel frattempo è entrata nel vivo.
Mondiali scossi dalla scomparsa di Muriel Furrer, la junior svizzera caduta ieri durante la gara su strada. Alle 17 una conferenza stampa proverà a spiegare