Longo fuori, Fiandre a Kopecky: finale giocato alla grande

07.04.2025
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OUDENAARDE (Belgio) – Cominciamo col dire che Longo Borghini sta bene. Sarebbe potuta stare meglio, magari a quest’ora sarebbe da qualche parte a festeggiare il terzo Fiandre, invece ai brindisi si è dedicata Lotte Kopecky. Elisa ha passato la notte in osservazione all’ospedale di Gand. La caduta l’ha sorpresa al chilometro 35, assieme a Lorena Wiebes, Marthe Truyen, Letizia Borghesi e Christina Schweinberger. Lei si è rialzata, come fanno sempre i corridori. Silvia Persico ha provato a riportarla in gruppo, ma a un certo punto si sono fermate di nuovo e la campionessa italiana, grande favorita per il Fiandre, ha abbandonato la corsa. Ed è così nato il terzo successo di Lotte Kopecky.

«Questa è una vittoria che ricorderò a lungo – dice la campionessa del mondo – più ci avvicinavamo e più sognavo di vincerlo con questa maglia indosso. Ero nervosa per lo sprint? Avevo fiducia nel mio spunto. Sapevo che Liane Lippert è veloce, ma non sapevo quasi nulla di Pauline Ferrand-Prévot. Mi aspettavo un attacco da parte di Kasia Niewiadoma, ma non è mai arrivato. Quindi ho creduto nel mio sprint e ci ho dato dentro».

Prima del via. per Longo Borghini il solito rituale di autografi e selfie
Prima del via. per Longo Borghini il solito rituale di autografi e selfie

Vento contro, zero attacchi

La campionessa del mondo del Team SD Worx-Protime ha regolato allo sprint il gruppetto di quattro con cui è sopravvissuta alla serie dei muri, in una corsa dura che ha visto l’arrivo di sole 87 ragazze. Distanza di 168,9 chilometri con 1.324 metri di dislivello, corsi a 38,304 di media.

«In realtà non sono rimasta troppo sorpresa – ha detto dopo l’arrivo – che nessuna abbia provato ad andare da sola sul Paterberg. Il vento non era favorevole, per cui potevi pure attaccare, ma con tre corridori forti che inseguono insieme, non sarebbe stata la mossa più intelligente. Io mi sono sentita bene per tutta la salita, ma affrontare uno sprint del genere è sempre rischioso. Quando Anna Van der Breggen mi ha detto che ero quella con le gambe migliori, ho trovato grande sicurezza. Per cui, si è trattato solo di sopravvivere al Qwaremont e poi al Paterberg».

Con la Longo fuori dai giochi, Borghesi è stata la miglor azzurra: sesta
Con la Longo fuori dai giochi, Borghesi è stata la miglor azzurra: sesta

I dubbi dopo Waregem

Kopecky non era la favorita del Fiandre, perché il ruolo spettava a Elisa Longo Borghini. Scendendo dal pullman per andare alla firma, la piemontese ci aveva detto di essere molto concentrata e di aver ben recuperato lo sforzo di Waregem. Peccato che poi tanta condizione sia finita su quel lembo di asfalto in cui Elisa è rimasta per istanti lunghissimi in posizione fetale.

«Solo sul Berendries – ha detto Kopecky – ho notato che Longo Borghini non c’era. Dall’ammiraglia mi hanno confermato che prima è caduta e poi si è dovuta fermare, spero davvero che stia bene. Mi sembra logico, avendola vista vincere a quel modo, che avessi dei dubbi dopo la Dwars door Vlaanderen. Però ho imparato a non farmi condizionare da certe sensazioni. L’anno scorso il Fiandre non fu la mia gara migliore, ma una settimana dopo vinsi la Roubaix. Avrei potuto farmi prendere dal panico, invece ho semplicemente accettato che non fosse andata bene, magari perché non avevo recuperato bene dagli allenamenti dei giorni precedenti. Quindi era importante riposarmi per essere più fresca possibile alla partenza del Fiandre. E ha funzionato».

Sopravvivere al Qwaremont e al Paterberg per giocarsi il Fiandre: Kopecky c’è riuscita
Sopravvivere al Qwaremont e al Paterberg per giocarsi il Fiandre: Kopecky c’è riuscita

Il podio con Pogacar

Quel gesto col bicipite (foto di apertura) non è passato inosservato e Lotte ha spiegato che risale al team building fatto lo scorso inverno in Lapponia. Era il gesto per quando si spostavano con le motoslitte e dovevano segnalare la necessità di accelerare. Un’espressione scherzosa. Poi ha ammesso di aver molto gradito il podio tutto iridato assieme a Pogacar.

«E’ speciale condividere il podio con Tadej – ha ammesso – soprattutto perché siamo entrambi campioni del mondo. Mi rendo conto di quanto sia stato unico. Di solito non appendo le foto in casa, ma questa volta guarderò le immagini migliori, per vedere se tra loro c’è un bello scatto di questo podio. Tadej è una persona molto rispettosa e mi ha fatto i complimenti. Io invece volevo sapere come ha vinto il suo Fiandre, se allo sprint o da solo. Anche se avevo pochi dubbi che avesse vinto arrivando da solo».

Sarà perché siamo in Belgio, dove il ciclismo è più prossimo a una fede che a uno sport. Sta di fatto che quando Lotte Kopecky ha tagliato il traguardo, il boato del pubblico è stato probabilmente superiore a quello per la vittoria di Pogacar. Entrambi primi al Fiandre, entrambi campioni del mondo. Lei belga, lui no.

UAE Team Adq, tutti per la Longo: domani si combatte

05.04.2025
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Un ideale dialogo a distanza fra Elisa Longo Borghini e la sua compagna Sofia Bertizzolo, che arriva al Giro delle Fiandre con un bel crescendo di forma. Nel UAE Team Adq si fanno i piani per assecondare la campionessa italiana, dopo che a Waregem la piemontese ha fatto sfoggio di una grande condizione.

«Sono arrivata con un buon morale dopo la Dwars door Vlaanderen – dice Longo Borghini – avevo bisogno di alcune conferme della mia condizione e penso di averle avute. Mentre ero da sola in testa, ho pensato alla frase detta dopo la Sanremo. Nel momento in cui sono rimasta da sola, mi sono detta: “Questa volta non mi prendono. Devo arrivare a Waregem e devo arrivarci per prima, perché me lo merito e perché il mio team se lo merita”. Quindi non ho pensato neppure per un secondo che mi sarebbero venuti a prendere.

«Però so che domani sarà un’altra gara, molto più difficile. Avrò il numero uno sulla schiena. E’ una gara in cui evitare di spendere troppa energia, specialmente all’inizio. Devi avere la squadra intorno, devi essere attento in ogni sezione, anche all’inizio della gara, perché una caduta o un guasto meccanico può costarti la corsa. E’ una gara lunga per noi donne, quindi la resistenza è qualcosa che bisogna avere».

Bertizzolo, 27 anni, correrà il Fiandre in appoggio a Longo Borghini
Bertizzolo, 27 anni, correrà il Fiandre in appoggio a Longo Borghini

L’incognita Kopecky

Sofia Bertizzolo ha 27 anni e nel 2019, quando ne aveva 22, si piazzò quarta nel Fiandre vinto da Marta Bastianelli e conquistò la gara delle under 23. A Oetingen a metà marzo è arrivata seconda dietro Julie De Wilde, dopo il quinto posto di inizio anno in Australia.

«Il Fiandre sarà sicuramente una gara diversa – spiega la veneta – perché la lista di partenti sarà diversa. Le atlete che hanno fatto fatica a Waregem probabilmente faranno fatica anche al Fiandre, perché il livello di quattro giorni fa non può cambiare troppo radicalmente, a meno che qualcuna non abbia avuto un problema. Elisa è sicuramente in uno stato di forma fantastico. Non voglio sbilanciarmi, ma Lotte Kopecky non sembra al livello dell’anno scorso. Però andrà sicuramente forte, perché sappiamo che è un corridore di classe che in queste gare c’è nata. E’ belga, queste corse le sa fare. Eravamo curiosi di vederla l’altro giorno. Sapevamo che voleva assolutamente provare la gamba su qualsiasi salita e così ha fatto finché non si è staccata. Ma non ci dimentichiamo che Waregem era la terza gara che faceva».

Kopecky si è messa alla prova sugli strappi della Gand e di Waregem, ma non sembra ancora al top
Kopecky si è messa alla prova sugli strappi della Gand e di Waregem, ma non sembra ancora al top

Scontro fra squadre

Lo scenario del Fiandre sarà certamente ben più complesso rispetto alla gara di Waregem, su un percorso ben più selettivo anche rispetto alla Gand-Wevelgem. La Longo lo sa bene, ma non ha paura. La vittoria di Waregem è stata, a suo dire, una prova di sana “ignoranza”: una di quelle situazioni di battaglia e polvere che tanto le piace.

«Abbiamo una squadra che mi può aiutare nelle diverse fasi di gara – spiega – l’obiettivo è stare unite e tenermi al coperto, fino a che non si accenderà la corsa. Non sono convinta che le avversarie saranno contente di farmi fare la mia mossa, so che dovrò combattere duro perché il campo delle partenti sarà qualificato. La Canyon-Sram è una squadra molto forte. Penso che Marianne Vos sarà di nuovo in condizione. Van der Breggen tornerà dall’altura, quindi sarà sicuramente forte. Ci sono diverse squadre che possono dire la loro e non lasciarmi andare da sola. Avrò bisogno di correre in modo intelligente, ma anche di seguire il mio istinto».

Dopo Strade Bianche e Trofeo Binda, al Fiandre torna in gara Anna Van der Breggen
Dopo Strade Bianche e Trofeo Binda, al Fiandre torna in gara Anna Van der Breggen

L’effetto Longo Borghini

Ci sarà Silvia Persico, al rientro dopo la caduta del Trofeo Binda. Ci sarà Eleonora Gasparrini, sfortunata alla Sanremo. Poi ci saranno Elynor Backstedt ed Elizabeth Holden. Sull’ammiraglia le guideranno Cristina San Emetrio e Alejandro Gonzalez Tablas: un gruppo di atlete di alto livello, schierate per supportare una delle leader più forti al mondo.

«Ci sono stati tanti cambiamenti – dice Bertizzolo – tanti miglioramenti. Sicuramente Elisa fa bene sia a livello sportivo che a livello personale. E’ arrivata con la coscienza di essere un’atleta matura con degli obiettivi chiari e questo rende più semplice e più chiaro il lavoro di tutti. Ci sono meno dubbi, che sono stati forse il grande problema dell’anno scorso. Avevamo due o tre semi leader comunque forti, che nell’anno olimpico non erano al livello che serviva. Invece quest’anno abbiamo una leader di altissimo livello e questo premia anche le altre. Il ciclismo è bello perché è uno sport tattico e avere una leader di primo livello concede più chance anche alle altre. La storia del ciclismo è piena di indecisioni di cui hanno approfittati anche degli outsider. Io sarò a disposizione. La condizione è cresciuta molto negli ultimi dieci giorni, con il passare delle corse, anche perché rimango una che ha bisogno di correre prima di arrivare alla miglior versione di me».

La vittoria di Waregem ha dato a Longo Borghini le conferme che cercava
La vittoria di Waregem ha dato a Longo Borghini le conferme che cercava

Il peso della storia

L’ultimo pensiero di Elisa Longo Borghini, l’ultima risposta di questo incontro virtuale, è rivolto alle ragazze che hanno percorso le stesse strade tanti anni fa, quando il ciclismo femminile non aveva la dignità di oggi. La sua capacità di vedere un filo fra storie tanto diverse le rende merito ed è conferma del suo spessore.

«Sentiamo molto l’attenzione dei media – dice – per questa nuova fase. Il ciclismo femminile ha sempre avuto delle bellissime corse. Ho sentito tanto parlare della prima Milano-Sanremo, ma non era la prima Milano-Sanremo. E’ stata semplicemente la reintroduzione della Milano-Sanremo, perché è stata corsa per tanti anni e ci sono state tante ragazze di spessore che l’hanno vinto. C’è stata solo un’italiana (Sara Felloni, ndr) che ha vinto quella corsa, di cui ovviamente nessuno si ricorda, però c’è stata. A me piace sempre guardare indietro e sono molto grata alle donne che hanno corso prima di noi, magari lavorando, magari non avendo uno stipendio. Se siamo qua adesso e abbiamo tutta questa attenzione, è anche grazie a tutte le ragazze che si sono spese per noi negli anni passati e hanno cercato di rendere questo ciclismo un posto migliore. Noi stiamo semplicemente beneficiando di quello che loro hanno fatto prima nell’ombra».

Longo Borghini, lo splendido assolo e la squadra in costruzione

03.04.2025
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Un assolo stupendo. Quel tricolore sul pavé, che scappava via al sole del Belgio, brillava ancora di più. Era il tricolore di Elisa Longo Borghini. La campionessa del UAE Team ADQ deve sentire l’aria del Fiandre per davvero e, dopo un anno, eccola con gli artigli di fuori, pronta a difendere il titolo nella Ronde di domenica.

Ieri a Waregem ha vinto la “Attraverso le Fiandre”, antipasto di quel che sarà domenica. Una vittoria importante che arriva dopo i guai della Strade Bianche, il colpaccio sfiorato alla Sanremo, la faticaccia della Gand. Elisa c’è sempre. Anche quando si trova in inferiorità numerica a lottare contro le grandi. Anche se di fronte ha dei mostri sacri, a partire da chi oggi le è arrivata a 29” con indosso la maglia iridata. Di tutto questo ne parliamo con Giada Borgato, ex pro’ e oggi commentatrice tecnica per Rai Sport.

Giada Borgato: dalla bici alle postazioni di commento tecnico per la Rai (foto Instagram)
Borgato: dalla bici alle postazioni di commento tecnico per la Rai (foto Instagram)
Giada, più che partire da ieri, partiamo da domenica scorsa alla Gand, la prima al Nord per Elisa Longo Borghini in questo 2025. Come la vedi?

La vittoria di ieri sicuramente le fa bene al morale. Era partita forte vincendo il UAE Tour. C’è da dire che lì non c’erano tutti i grandi rivali, però la vittoria le ha dato subito una bella iniezione di fiducia. Dopo ha avuto i problemi alla Strade Bianche, ma anche lì si è visto il carattere della Longo Borghini, perché ha voluto finire la corsa. Alla Sanremo ha dato spettacolo e per un pelo non le è andata bene. Ieri la vittoria, quindi sta andando forte. Anche al Binda era andata forte. Quando è sul suo terreno, lei ci prova. Ha sempre il carattere di sempre. Cresce di condizione e il suo modo di correre aggressivo lo mantiene. E’ quello il bello di Elisa.

Il marchio di fabbrica…

E penso che arrivi alle classiche più importanti con una grande condizione e una grande testa, soprattutto dopo la vittoria di ieri.

Abbiamo visto il caso di Van Aert che sicuramente non lo aiuta dal punto di vista del morale. Invece arrivare con questa vittoria e da campionessa in carica, quanto conta in vista del Fiandre? Da una parte c’è il buon morale, ma dall’altra anche le responsabilità aumentano.

Si sono accorte tutte che è una Longo Borghini fortissima. Arriverà col morale alto, quindi sarà sicuramente una delle grandi protagoniste, una di quelle che farà paura anche per il modo in cui corre. Ieri è partita a 30 dall’arrivo, mica è cosa da poco… Longo Borghini parte, non ha paura, può essere imprevedibile. E’ una di quelle che fa paura per il Fiandre, ma anche per la Roubaix e per tutte le corse che arriveranno. Ieri comunque c’erano anche Kopecky e altre atlete forti. Se le ha messe tutte dietro, significa che va.

Elisa Longo Borghini vince la Dwars door Vlaanderen dopo un attacco a 30 chilometri dall’arrivo. E’ il terzo successo stagionale
Elisa Longo Borghini vince la Dwars door Vlaanderen dopo un attacco a 30 chilometri dall’arrivo. E’ il terzo successo stagionale
Parliamo invece di squadre. Senza dubbio la SD Worx, quando mette giù la formazione top, è davvero imbattibile. La UAE Adq, la squadra di Elisa, non sembra essere così forte, anche alla Gand nei momenti clou Longo Borghini era sola. Che ne pensi?

C’è da dire una cosa. Elisa ha sicuramente rinforzato la UAE Adq, una squadra che vedo più pronta per i grandi Giri, mentre non lo è ancora per le corse di un giorno, specie così grandi. Io credo che Elisa ne fosse consapevole. Sapeva che si sarebbe dovuta un po’ arrangiare. Ora non so chi schiereranno domenica al Fiandre, ma lei si è portata Backstedt, che è una pedina importante. Sofia Bertizzolo ha fatto bene nelle classiche, anche al Fiandre in passato. Chapman e altre (Magnaldi, Persico, ndr) sono più scalatrici. La UAE ha dei limiti nelle classiche, cosa che non ha invece la SD Worx, che è fortissima anche nelle gare di un giorno.

La SD Worx ieri ha schierato una grande formazione, ma non iper come alla Gand e Kopecky è sembrata più vulnerabile. Magari c’è stata anche della pretattica?

Forse le sono mancate un po’ le gambe e non so quanta pretattica fosse. E comunque rivedendo la formazione non mi sembrava affatto una squadra debole, anzi. Se Kopecky comunque nel gruppetto inseguitore aveva Bredewold con lei. Secondo me è andata proprio forte Longo Borghini.

Dovendo lottare con uno squadrone quale la SD Worx, piena di campionesse, come dovrà fare Elisa nelle prossime classiche? Meglio tenersi vicine Backstedt e Bertizzolo, o rispondere di squadra?

Nel ciclismo femminile, quando c’è la selezione, alla fine rimangono sempre le solite. Anche la stessa Kopecky deve avere compagne che quel giorno hanno la giornata super per stare con lei. Se corrono insieme Wiebes e Kopecky, è più facile che siano davanti entrambe. Ma stiamo parlando di due fuoriclasse (e non abbiamo citato Van der Breggen, ndr).

Bertizzolo sarà un grande aiuto per Longo Borghini. Sofia quest’anno in Belgio è già stata seconda al GP Oetingen
Bertizzolo sarà un grande aiuto per Longo Borghini. Sofia quest’anno in Belgio è già stata seconda al GP Oetingen
Chiaro…

Elisa non ha due compagne forti come loro, quindi probabilmente si troverà da sola. Lì dovrà essere furba, dovrà correre con astuzia, provare ad anticipare. Se la SD Worx si troverà in tre davanti, proveranno ad attaccare. Non dimentichiamo che ci sarà anche Vollering. Elisa dovrà giocarsela bene e correre con intelligenza. E’ quindi importante che le stiano vicino il più possibile quando possono.

Torniamo alla vittoria di ieri. Questo è un bel segnale ed è ovvio, tanto più che domenica ha faticato nei primi muri, probabilmente anche per via della caduta, ma ora Elisa sa di esserci…

Sicuramente sa di esserci e di aver lavorato bene. Elisa non ha sbagliato niente nella preparazione. Ha portato il suo coach, Paolo Slongo, in squadra per dare continuità al lavoro degli anni scorsi. Ha fatto tanta altura, è molto motivata e serena. Ho sentito che è molto contenta alla UAE. Il fatto che sia capitana unica le dà morale. I gradi da capitano non le pesano, li sa portare bene. Se dovesse trovarsi da sola nel finale del Fiandre, penso l’abbia già messo in conto e saprà gestirlo con intelligenza.

20 marzo 1999, quando Sara Felloni incendiò via Roma

28.03.2025
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L’avvocato Sara Felloni di Fiorenzuola d’Arda, classe 1972, è ancora l’unica italiana ad aver vinto la Milano-Sanremo Donne, che al tempo si chiamava Primavera Rosa. Lo fece nel 1999, arrivando poi terza nel 2001. Correva con la maglia della Acca Due O di Maurizio Fabretto che aveva sull’ammiraglia Marino Amadori, ex pro’ e attuale cittì degli under 23, che aveva guidato Fabiana Luperini alle vittorie del Giro e del Tour.

Sara non era una velocista qualunque. Era stata seconda ai mondiali della velocità su pista, l’anno dopo la vittoria di Sanremo avrebbe vinto una tappa al Giro d’Italia, mentre l’anno prima aveva già indossato la maglia rosa. Ha partecipato a quattro edizioni dei mondiali su strada, il migliore quello di Zolder nel 2002 chiuso al decimo posto, prima del ritiro a fine stagione.

Nel 2001 in maglia Alfa Lum, di nuovo sul podio della Primavera Rosa, terza dietro Ljungskog e Melchers
Nel 2001 in maglia Alfa Lum, di nuovo sul podio della Primavera Rosa, terza dietro Ljungskog e Melchers

Terza prova di Coppa del mondo

Ora che l’assalto di Longo Borghini è stato vanificato solo nel finale e che nessun’altra azzurra è riuscita a opporsi alla potenza di Lorena Wiebes, il primato di Sara Felloni resta intatto e per questo abbiamo pensato di chiamarla, riconoscendole il merito che si guadagnò sulla strada il 20 marzo di 26 anni fa.

«Si partiva da Varazze – ricorda – non si facevano le distanze di oggi. La corsa misurava 118 chilometri, in Italia era la seconda gara stagionale. Io ero alla partenza in buona condizione, perché per noi che facevamo attività internazionale, l’anno era cominciato già da un po’. Venivo dall’apertura di Coppa del mondo in Australia e Nuova Zelanda (due gare, a Canberra e Hamilton, della lunghezza di 102 e 102,6 chilometri, ndr), la Primavera Rosa era la terza prova. Laggiù avevamo fatto anche una breve corsa a tappe, stavo bene».

Nel 2000, da vincitrice uscente, Felloni riceve a Varazze un quadro da Piero Coppi, cugino di Fausto
Nel 2000, da vincitrice uscente, Felloni riceve a Varazze un quadro da Piero Coppi, cugino di Fausto
Eravate stati a vedere il percorso oppure era una novità?

Amadori ci aveva portato a fare gli ultimi chilometri, aveva questa formazione che gli veniva dai professionisti. Ero concentratissima, era fondamentale tenere duro sui Capi, la Cipressa e poi il Poggio, ma non sapevo in che modo li avrebbero affrontati. Sapevo che avrei dato l’anima per restare davanti e così feci.

Come finì?

Arrivammo sull’Aurelia, sapevo che me la sarei giocata. Ricordo che mi tirò la volata Zulfia Zabirova, che poi la Primavera Rosa l’avrebbe vinta per due anni di seguito. Mi lasciò ai 300 metri e io feci la mia bella volata (foto di apertura, ndr).

Probabilmente chi ha seguito la vittoria di Lorena Wiebes non sa chi fossi come atleta…

Nessuno si ricorda più di niente. Ma io ho messo la maglia rosa e vinto una tappa al Giro e varie altre corse. Ero veloce perché venivo dalla velocità su pista, dove ho vinto dei campionati italiani e fui anche vicecampione del mondo nel 1989. Ho corso e vinto il Tour aiutando Joane Somarriba nel 2001. Non ho vinto la Primavera per caso, anzi. Era un bel ciclismo anche quello, invece sabato ho sentito dei commenti un po’ a vanvera durante la telecronaca…

Nel 2001, Felloni è nell’Alfa Lum che scorta Somarriba alla vittoria del secondo Tour (foto Pete Geyer)
Nel 2001, Felloni è nell’Alfa Lum che scorta Somarriba alla vittoria del secondo Tour (foto Pete Geyer)
Hai seguito la corsa?

Certo. Avevo puntato su Longo Borghini e Balsamo se fossero arrivate in volata, peccato che ci sia sfuggita di poco.

Parliamo un po’ di te: il ciclismo è uscito dalla tua vita o c’è ancora?

Non è mai uscito. Quando ho smesso mi sono dedicata alla Scuola Ciclismo Fiorenzuola, prima con un ruolo tecnico e poi sul piano dei documenti. Sono stata anche 10 anni consigliere regionale FCI con delega al settore femminile quando il presidente era Giorgio Dattaro. E poi ho fatto anche politica, come Consigliere Comunale e 5 anni da Assessore all’ambiente e pari opportunità a Fiorenzuola.

Vai ancora in bici?

Non più, ho poco tempo. Sono avvocato, faccio civile e penale. La base resta Fiorenzuola, poi mi sposto dove mi porta il lavoro.

Smesso di correre, Sara Felloni si è dedicata alla Scuola Ciclismo Fiorenzuola nel giovanissimi
Smesso di correre, Sara Felloni si è dedicata alla Scuola Ciclismo Fiorenzuola nel giovanissimi
Ti sei laureata dopo la carriera o studiavi anche quando correvi?

Avevo iniziato, ma avevo poco tempo. Negli anni in cui correvo, il clima era diverso e gli inverni qui in Pianura Padana erano davvero rigidi, per cui dovevo spostarmi spesso. Lo studio non era la cosa più semplice da seguire, in più lavoravo per pagarmi l’università. Diciamo che fra le altre cose, ho imparato a tenere duro.

Ti sarebbe piaciuto correre in questo ciclismo, che è arrivato al professionismo e sembra così diverso rispetto a quello dei primi anni duemila?

Davvero tanto (ora la voce un po’ si incrina, ndr). Le ragazze oggi hanno possibilità che noi ci sognavamo. Hanno tecnologie e metodologie di allenamento che mi sarebbe piaciuto sperimentare. Chissà se sarei potuta arrivare anche a risultati migliori…

Intanto resta la sola italiana ad aver vinto la Milano-Sanremo su via Roma e non è poco. E’ vero che certe volte si tende a dimenticare, invece è utile guardarsi indietro e ricordarsi di chi a vario titolo, con la sua fatica e le sue intuizione, ci ha permesso di arrivare dove siamo ora.

Il Turchino e altri 40 chilometri: la ricetta di Magnaldi per Sanremo

28.03.2025
4 min
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In attesa che la Gand-Wevelgem di domenica riaccenda i riflettori sulle grandi classiche del WorldTour, avendo appena visto Lorena Wiebes dominare anche a De Panne, torniamo sulla Milano-Sanremo con Erica Magnaldi.

C’era grande confusione attorno alla prima edizione della Classicissima di Primavera al femminile. Il percorso era illeggibile e questo ha portato alle scelte più disparate. Alcune squadre hanno lasciato a casa le velociste e altre, al contrario, hanno puntato su atlete di grande potenza, certe che Cipressa e Poggio non avrebbero fatto la differenza. Non avendo una velocista del livello di Wiebes e Balsamo, il UAE Team Adq ha scelto di puntare tutto su Elisa Longo Borghini e le ha costruito attorno una squadra per fare la selezione in salita. Erica Magnaldi doveva essere l’ago della bilancia sulla Cipressa.

«Solo che alla Cipressa – sottolinea da Sierra Nevada, dove sta preparando il resto della primavera – si arrivava soltanto dopo circa 120 chilometri quasi completamente pianeggianti, quindi non era la stessa cosa che vivono gli uomini, che la iniziano quando ne hanno già 250-260. Il gruppo era in buona parte ancora fresco, eravamo tante, per cui una ragazza da sola non bastava per fare la selezione».

Erica Magnaldi, cuneese di 32 anni, è laureata in medicina ed è pro’ dal 2018
Erica Magnaldi, cuneese di 32 anni, è laureata in medicina ed è pro’ dal 2018
Però ci hai provato…

Sì e sicuramente abbiamo un po’ ridotto il gruppo. Però le velociste più forti erano difficili da staccare su quelle pendenze e delle salite non lunghe, in una gara così breve. Per noi donne 156 chilometri non sono una distanza proibitiva. Quello che abbiamo appurato a posteriori, analizzando la corsa, è che se davvero si vuole fare corsa dura sulla Cipressa bisogna impegnare metà della squadra, altrimenti diventa una gara per velociste.

Ricordi quale sia stato lo svolgimento della tua Cipressa?

Sì, è stato abbastanza semplice. L’ho presa a tutta da sotto e ho continuato a tutta finché ce l’ho fatta. Mi hanno detto che a ruota, soprattutto finché c’è stato un gruppo di una trentina di persone, si stava bene. Si risparmiavano tanti watt rispetto al prendere il vento davanti. Però è stato comunque un bel momento. Siamo state protagoniste come squadra, perché siamo state forse le uniche a cercare la selezione. In più è stato emozionante essere in testa, alla prima edizione della Sanremo, su quella salita che avevo visto tante volte in televisione con gli uomini e sentire tanta gente che mi incitava. Sicuramente è un momento che ricorderò.

Pensi che le vostre corse dovrebbero essere allungate?

Dipende, non ha senso generalizzare. Ci sono gare che mantengono la loro peculiarità e la loro difficoltà anche se non sono lunghissime. Dalla Sanremo sinceramente mi aspettavo che, così come per gli uomini è la gara più lunga del calendario, lo fosse anche per noi. Una gara sui 200 chilometri, che per noi sarebbe la più lunga e aggiungerebbe qualcosa che forse è mancato in questa edizione. Per carità è stata molto avvincente, l’ho riguardata e il finale è stato molto bello da vedere, spettacolare anche così. Però, visto che il percorso non è dei più selettivi o dei più particolari, forse la lunghezza sarebbe una caratteristica che avrei aggiunto.

Il forcing di Magnaldi non ha eliminato le velociste più forti: Longo Borghini si volta, Kopecky l’ha già messa nel mirino
Il forcing di Magnaldi non ha eliminato le velociste più forti: Longo Borghini si volta, Kopecky l’ha già messa nel mirino
I 200 chilometri non fanno paura?

In realtà più di una volta al Tour abbiamo fatto tappe di 160-170 chilometri, quindi ci stiamo già avvicinando a delle lunghezze notevoli. Per cui visto che il nostro livello aumenta di anno in anno, forse è giusto intervenire anche sulle distanze. Le ragazze che si allenano come delle professioniste fortunatamente sono sempre di più, per cui in certe corse come la Sanremo allungherei il percorso, anche perché altrimenti diventa veramente difficile fare la selezione.

Fra le nostre ipotesi ci sarebbe la partenza da Novi Ligure, che permetterebbe di fare anche il Turchino…

Esatto, più o meno quello che mi aspettavo. Avere anche noi il Turchino sarebbe stato diverso, perché avrebbe dato l’occasione a qualche fuga di prendere il largo, cosa che è un po’ mancata in questa edizione. Una delle caratteristiche della Sanremo maschile, che per noi non c’è stata, è la possibilità che parta una fuga da lontano, impossibile su un percorso veloce e corto come il nostro. Da noi la fuga che prende vantaggio non viene ripresa di certo come per i professionisti e questo avrebbe aggiunto un po’ di spettacolo e di incognita.

Sei a Sierra Nevada preparando i prossimi obiettivi?

Esatto. Il 20 aprile, lo stesso giorno dell’Amstel, farò una gara in Francia, a Chambéry. Poi rientro nel WorldTour con la Freccia Vallone e da lì il focus principale sarà sulla Vuelta Espana, che inizia dieci giorni dopo e dove vorrei arrivare tirata a lucido.

EDITORIALE / Bentornata Sanremo, ma c’è tanto da fare

24.03.2025
4 min
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SANREMO – C’erano anche loro, oltre l’angolino in alto in cui sono state relegate dal giornale organizzatore e dagli approfondimenti dei giorni successivi. La Milano-Sanremo delle donne è stata un utile esperimento: crediamo il primo sorso di una degustazione che darà maggiori soddisfazioni in futuro. Quello che abbiamo visto, infatti, non può assolutamente bastare.

Al via da Genova, la campionessa italiana Longo Borghini era convinta si potesse fare la differenza in salita
Al via da Genova, la campionessa italiana Longo Borghini era convinta si potesse fare la differenza in salita

Logistica complicata

Non è facile infilare due corse nell’angusta geometria di Sanremo, che sabato ha accolto la carovana con un inedito mercato nel piazzale riservato ai pullman. Così gli uomini sono rimasti alle spalle della vecchia stazione, mentre le donne sono finite in un centro sportivo 2 chilometri dopo l’arrivo.

Non è facile neppure trovare pagine e spazi per due corse all’indomani di una Classicissima monumentale come quella di Van der Poel, Ganna e Pogacar. Tantomeno è semplice gestire la viabilità dei veicoli accreditati, che seguendo i cartelli dell’organizzazione si sono trovati davanti a strade chiuse e vigili giustamente irremovibili. La prima volta richiede tolleranza, che volentieri concediamo.

La corsa è partita da Genova: i 128 chilometri fino alla Cipressa, Capi compresi, hanno inciso poco
La corsa è partita da Genova: i 128 chilometri fino alla Cipressa, Capi compresi, hanno inciso poco

Percorso insufficiente

Si può invece ragionare sul percorso della gara, che purtroppo ha detto davvero poco. La caratteristica fondamentale della Milano-Sanremo è la sua lunghezza che rende selettive due salitelle come Cipressa e Poggio. Gli appena 128 chilometri lungo il mare, da Genova all’inizio della Cipressa, sono stati un antipasto inconsistente per atlete che per preparazione e mezzi atletici hanno davvero poco da invidiare ai colleghi uomini.

Ne è venuta fuori una gara insipida, con le scalatrici che nulla hanno potuto in salita e il solo attacco di giornata a 2 chilometri dall’arrivo da parte di Elisa Longo Borghini. Un solo attacco in una classica WorldTour, tolto un tentato allungo sul Poggio: qualcosa non ha funzionato. Lorena Wiebes ha salutato ed è passata all’incasso con una facilità disarmante.

Il forcing di Labous e Niewiadoma sul Poggio non ha portato una selezione incisiva
Il forcing di Labous e Niewiadoma sul Poggio non ha portato una selezione incisiva

Sanremo, quale Sanremo?

Genova capitale 2024 dello Sport ha stanziato i soldi per avere il via della Sanremo Donne e tagliando i fondi al Giro del Ponente in Rosa, ma l’accoglienza non è stata certo degna del WorldTour.

Nessuna presentazione delle squadre alla vigilia, come l’evento avrebbe meritato e richiesto. Poca cartellonistica per richiamare i genovesi al grande evento. Lo stesso staff di RCS Sport non è parso sovradimensionato per gestire le fasi di partenza. Al punto di sentirci dire che per avere atlete con cui parlare nella zona mista di partenza, avremmo dovuto fare richiesta all’addetta che si trovava a Pavia per gestire la stessa fase fra gli uomini.

E’ solo una suggestione: anticipando il via a Novi Ligure, si avrebbe un percorso più credibile?
E’ solo una suggestione: anticipando il via a Novi Ligure, si avrebbe un percorso più credibile?

Il via da Novi Ligure

La Milano-Sanremo Donne merita di più. E merita anche un percorso coerente con quello degli uomini. «Sogno di veder correre su queste strade le mie nipoti – ha detto Elisa Longo Borghini dopo l’arrivo – finalmente in una gara di 200 chilometri».

Questa volta una proposta la facciamo. Si stabilisca la partenza da Novi Ligure, di fronte al Museo dei Campionissimi. Si avrebbe una Sanremo di 198,5 chilometri: 100 meno degli uomini, esattamente come accade al Fiandre. Basterebbe per fare della Sanremo Donne la classica più lunga del calendario, al pari degli uomini. Le ragazze scalerebbero il Turchino e vivrebbero quel senso di arrivo della primavera che sabato è mancato. E magari anche la Cipressa e il Poggio ritroverebbero la dignità che sfortunatamente non hanno avuto.

Longo Borghini, resa amara a 200 metri dall’arrivo

22.03.2025
5 min
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SANREMO – «Ho visto il finale di Stuyven circa 100 volte – dice Elisa Longo Borghini – e sapevo che potevano guardarsi. Però purtroppo c’erano troppe SD Worx e soprattutto c’era la campionessa del mondo che di solito non sbaglia mai. E Lorena Wiebes, che chiaramente in questo momento è la migliore velocista al mondo. Ci ho sperato come al mondiale, però mi tornerà…».

La Cipressa non ha fatto male. Sul Poggio erano poche, ma sempre più di quanto sarebbe servito. Così Elisa ha attaccato nel solo punto rimasto per inventare qualcosa, non appena la Sanremo Donne è atterrata sull’Aurelia. Un colpo da cronoman, che davvero ha ricordato l’attacco vincente di Stuyven nel 2021. Quell’anno, all’indomani la Longo vinse il Trofeo Binda, completando un weekend eccezionale per l’allora Trek-Segafredo.

Sfinita dopo l’arrivo, Longo Borghini cerca di mettere in ordine i pensieri prima di raccontare il suo finale
Sfinita dopo l’arrivo, Longo Borghini cerca di mettere in ordine i pensieri prima di raccontare il suo finale

Colpo secco sull’Aurelia

L’hanno ripresa a 250 metri dal traguardo con precisione scientifica. Lotte Kopecky ha atteso per capire se si muovesse un’altra, poi ha calato la testa e il rapporto e si è messa in caccia. La campionessa del mondo non sbaglia mai, dice Elisa, e il ricordo del mondiale affiora e fa ancora storcere la bocca. Adesso è ferma sulla destra della strada. Ha risposto alle domande in inglese di Andrea Berton per Eurosport, poi ha tolto gli occhiali e puntato lo sguardo.

«Sul Poggio non si poteva andar via, era troppo veloce e c’era tanto vento a favore. Ho provato a restare calma, perché un attacco sul Poggio per me non avrebbe fatto la differenza. Sono rimasta tranquilla fino agli ultimi due chilometri e mezzo, ho giocato le mie carte e oggi non sono bastate. Ho delle buone gambe, però è il ciclismo: cosa vi devo dire?!».

Voglia di correre e voglia di vincere

Stamattina al via gelido della Sanremo Donne da Genova, Longo Borghini era molto più seria e concentrata di quanto fosse parsa a Siena due settimane fa, coperta di tutto punto, con guanti e copriscarpe per scacciare il freddo e l’acqua che aveva ripreso a cadere. Il malessere alla Strade Bianche, la prova quasi rabbiosa del Trofeo Binda, tutto sembrava alle spalle e adesso la sua maglia tricolore reclamava una vittoria in terra italiana.

«Ero concentrata – ammette – avevo voglia di correre. Volevo fare bene e volevo vincere. Per me è stato qualcosa di incredibile, perché ho portato nel mio cuore le mie nipoti, Anna e Marta. Per me è stata più di una corsa ciclistica, è stata una storia. E spero dopo la mia carriera di riuscire a venire sul Poggio a guardare le ragazze passare, le mie nipoti, magari dopo una gara di 200 chilometri».

Erica Magnaldi ha fatto il passo per la UAE ADQ sulla Cipressa: la selezione è iniziata da lì
Erica Magnaldi ha fatto il passo per la UAE ADQ sulla Cipressa: la selezione è iniziata da lì

Distanza breve: un tema

Il tema dei pochi chilometri torna e spacca il gruppo. Per una Balsamo che si è detta contraria all’aumento generalizzato delle distanze, Elisa Longo Borghini non perde l’occasione per ribadire la necessità di corse più lunghe e di conseguenza selettive. La Sanremo Donne a vent’anni dall’ultima edizione si è corsa a 41,783 di media, ben altro livello rispetto ai 38,480 di Trixi Worrack nella Primavera Rosa del 2005 sulla distanza di 118 chilometri. Il livello si è alzato, forse davvero i 156 chilometri di gara non sono abbastanza per dare a tutte le possibilità di fare risultato.

«Mi sono voltata solo due volte – dice prima di andare dalle compagne e abbracciarle – ed è comprensibile. Se pensavo di riuscire? Certo, non attacchi mai se non credi di riuscire a farlo e io oggi ci ho creduto fino alla linea».

L’abbraccio con Amaliusik e Magnaldi dopo l’arrivo. La squadra è parsa molto unita
L’abbraccio con Amaliusik e Magnaldi dopo l’arrivo. La squadra è parsa molto unita

Appuntamento al Nord

Si volta. C’è Erica Magnaldi che ha tirato sulla Cipressa, poi una per volta arrivano le altre ragazze del UAE Team ADQ. La abbracciano, bisbigliano parole che restano fra loro, mentre tutto intorno il gruppo si disperde e gli addetti al percorso iniziano a rimettere in ordine in attesa della gara degli uomini.

«Ovvio che Kopecky abbia tirato a quel modo – dice salutandoci – aveva dietro Lorena Wiebes». Le ragazze dalla Sd Worx, le diciamo ridendo, non litigano più come un tempo. Alza lo sguardo e sorride. «E’ la storia della mia vita, ma tutto torna. E tornerà anche questa. Settimana prossima c’è la Gand e poi tiro dritta fino al Fiandre. Ci vediamo in Belgio?». Certo che sì, ci vediamo in Belgio…

Sanremo Women. Tattiche a confronto per sprinter e scalatrici

19.03.2025
6 min
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Cresce l’attesa per la prima edizione della Milano-Sanremo Women, che porta con sé tante domande e aspettative. Sarà una corsa per velociste, che terranno tutto chiuso aspettando la volata, o favorirà le scalatrici, che dovranno sfruttare le poche salite? Queste le principali incertezze che aleggeranno sulla corsa, ma anche sulle strategie delle squadre e degli atleti, pronti ad affrontare la storica Classicissima (in apertura, Arianna Fidanza e due compagne della Laboral Kutxa sull’iconico scollinamento della Cipressa).

In questo articolo, abbiamo avuto modo di ascoltare le opinioni di due tecnici di alto livello, Marco Pinotti della Jayco-AlUla, e Paolo Slongo della UAE-ADQ, che ci offrono un’analisi approfondita su come si prepareranno alla corsa e le prospettive per le rispettive atlete. L’approccio e la visione di due tecnici, alle prese con un evento che si preannuncia già ricco di emozioni e con due atlete agli antipodi: Longo Borghini, scalatrice (e non solo) per Slongo. Letizia Paternoster, donna veloce, per Pinotti.

Il profilo della Sanremo Women: 156 km. Sia Pinotti che Slongo si aspettavano qualche chilometro in più
Il profilo della Sanremo Women: 156 km. Sia Pinotti che Slongo si aspettavano qualche chilometro in più

Parola a Slongo

Il tecnico della UAE ADQ va dritto al sodo. Spiega che la scalatrice ha un passo tale da creare fatica a tutte le avversarie e quindi ha interesse a tenere un ritmo forte per tutta la gara, specie sulle salite. Un’altra opzione è che, se non questa situazione non dovesse verificarsi, bisognerà creare delle circostanze che rendano la corsa dura. I Capi rispetto agli uomini saranno più incisivi…

Quindi per la scalatrice sarà corsa dura sin dai Capi?

Direi di sì, ma non solo lì. Come abbiamo detto più volte ormai le ragazze sono tutte ad un buon livello, ma di certo i Capi faranno più selezione rispetto alla gara degli uomini. Tuttavia, secondo me, le favorite saranno in condizione e quindi, che siano scalatrici o velociste, a loro i Capi non creeranno grossi problemi. Creerà più problemi sicuramente la Cipressa o al limite il Poggio, se fatti in una certa maniera.

Hai detto Cipressa, un punto chiave: è possibile andare via lì per le donne?

Da sole è un po’ difficile, però se si crea un gruppetto di 4 o 5 ragazze con Vollering, Kopecky, Longo Borghini… sicuramente c’è la possibilità. Anche perché, oltre ad essere le più forti, rappresentano più squadre e quelle che poi possono controllare sono pochissime. Quindi, a differenza degli uomini, un attacco di leader da lontano è più facile. O più verosimile. Negli uomini diventa davvero complicato farlo sulla Cipressa, perché le squadre possono controllare anche per gli altri capitani.

Longo Borghini al Binda. Prove di accelerazioni brutali in salita. Lei di sicuro preferirà la corsa dura
Longo Borghini al Binda. Prove di accelerazioni brutali in salita. Lei di sicuro preferirà la corsa dura
Paolo hai tirato in ballo gli uomini: da un punto di vista tattico qual è la cosa più simile tra la Sanremo maschile e quella femminile?

Direi in generale la bellezza della Sanremo, che fino alla fine non sai mai chi può vincere. E’ una corsa talmente facile, ma allo stesso tempo diventa difficilissima da interpretare: questo aspetto penso sia uguale per uomini e donne.

E la differenza?

La differenza è che se le leader, specie le scalatrici o comunque quelle che sanno andare forte in salita, decideranno di attaccare da lontano, si potrebbe fare una corsa già selettiva con le leader che restano davanti. Una cosa è certa: tra le donne la corsa dura che ovviamente va meglio per le scalatrici, può fare più selezione. Certo, portarsi in volata una Kopecky, che su quelle salite va benissimo, è sempre una cosa rischiosa. Quindi, secondo me le altre avversarie, tra cui anche Elisa, dovranno comunque provare o pensare a qualcosa anche sulle salite precedenti al Poggio.

Sempre al Binda, Parternoster cerca invece di difendersi in salita. Letizia preferirà una corsa più lineare
Sempre al Binda, Parternoster cerca invece di difendersi in salita. Letizia preferirà una corsa più lineare

Parola a Pinotti

In relazione alla corsa di Letizia Paternoster, Pinotti analizza le dinamiche che porterebbero alla volata e la volata stessa, che vedrà comunque un gruppo ristretto. Come nelle classiche, la velocista che voglia arrivare in finale dovrà aver lavorato tanto sulla resistenza. I Capi arrivano dopo 110-115 chilometri e tanto dipenderà dalla situazione di gara in quel momento.

«La Sanremo – dice Pinotti – non è una corsa lunghissima come ci si poteva aspettare, ma per le donne le prime salite arrivano dopo oltre tre ore di gara e potranno già dire qualcosina».

Quando dici che la sprinter deve aumentare la resistenza intendi quei lavori di 3′-5′?

Quelli, ma anche la resistenza in generale, quella che si fa a gennaio. E’ chiaro che certi lavori, certe rifiniture si fanno con l’avvicinarsi dell’evento. E poi quei minuti vanno bene per i Capi e il Poggio, ma la Cipressa per le donne dorerà almeno 12′.

Fra i Capi quale sarà quello più duro per una sprinter come Letizia?

Il Berta, sicuramente, è il più selettivo. Gli altri due non troppo.

L’ostacolo principale per Letizia, secondo te, sarà la Cipressa o il Poggio?

Secondo me, sarà la Cipressa, non tanto per le pendenze, ma perché è più lunga. Su questa salita la posizione conta meno. Il Poggio è più facile, anche per le donne, e la pendenza è meno impegnativa. La velocità però conta molto e ci si può staccare di più. Il problema del Poggio è che arriva dopo 145 chilometri, quindi dopo parecchie ore e il posizionamento conta moltissimo.

Letizia Paternoster ha un grande spunto veloce. Per Pinotti il suo ostacolo maggiore sarà la Cipressa
Letizia Paternoster ha un grande spunto veloce. Per Pinotti il suo ostacolo maggiore sarà la Cipressa
Ecco il posizionamento: quanto è importante, specie per una velocista che deve risparmiare il più possibile, e quanto conta il ruolo della squadra?

Il posizionamento è fondamentale. Bisogna stare davanti, ma questo è importante anche nelle salite minori come il Berta. Sulle salite più dure, la squadra aiuta a prendere la posizione e a stare coperti, soprattutto per evitare danni durante le salite e per fronteggiare eventuali problemi meccanici. Dopo la Cipressa e il Poggio, se ci sono atlete con buone gambe, la squadra dovrà intervenire per ridurre i distacchi (gli attacchi delle big che paventava Slongo, ndr). Per il resto Paternoster è molto brava a anche a districarsi nel gruppo e sa stare coperta… merito della pista.

C’è la concreta possibilità di una volata con parecchie velociste?

Sì, una volata tra velociste è possibile, ma a questo punto diventa una questione di gambe più che di velocità pura. Se arriva giù dalla salita un gruppo più folto, una velocista potrebbe avere un vantaggio maggiore: una Wiebes, tanto per dire, potrebbe arrivarci e sarebbe dura da battere. Ma se l’arrivo avviene in un gruppo selezionato, anche se ci fossero le velociste più forti queste potrebbero avere più difficoltà.

Chiaro…

Lo abbiamo visto anche al Binda. Alla fine dopo una gara di oltre 2.300 metri di dislivello ha vinto la Balsamo, che è una velocista. Letizia è arrivata quinta (e la Longo decima, ndr). Tra le donne oggi il livello è elevato anche tra le sprinter. Vero che le salite erano diverse e nessuna superava un certo minutaggio, ma non sarà facile eliminarle alla Sanremo Women.

La discesa del Poggio può fare la differenza?

Sì, la discesa può essere cruciale, anche se non ci si pensa troppo. La differenza tecnica tra le atlete potrebbe essere maggiore rispetto agli uomini, con alcune che potrebbero avere più difficoltà nelle curve. Ciò potrebbe causare dei buchi. Bastano 10″ e si può andare all’arrivo.

Sarà interessante vedere quanto i capi incideranno nella Sanremo Women
Sarà interessante vedere quanto i capi incideranno nella Sanremo Women

Quanta curiosità

In conclusione, la Milano-Sanremo Women si preannuncia una corsa incerta e ricca di potenziali sorprese. Le risposte dei due tecnici, Pinotti e Slongo, mostrano come le strategie siano legate tanto alla preparazione fisica e alle caratteristiche tecniche, quanto alla capacità di affrontare i momenti più cruciali della corsa. Insomma, all’intersecarsi di varie tattiche.

E’ tutto da scoprire: il dilemma e lo spettacolo al tempo stesso sono tutti qua. Scalatrici contro velociste e non solo. Andamenti tattici. Poggio o Cipressa? Via Roma o i Capi? Questa prima edizione della Classicissima donne segnerà una traccia importante anche per i prossimi anni. La Sanremo Women si prepara a regalare grandi emozioni.

Da un’Elisa all’altra: il riscatto della Longo, la freddezza di Balsamo

16.03.2025
6 min
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CITTIGLIO – Ci si aspettava uno spettacolo in grado di dirci cosa ci potremo aspettare settimana prossima alla Sanremo Women e così è stato. Le nuvole grigie che ieri hanno cancellato la presentazione delle squadre a Luino oggi sono state spettatrici minacciose di una corsa bella ed entusiasmante. Sul traguardo del Trofeo Binda fa freddo, con un’aria gelida che scende dalle montagne appena spolverate di neve. La giornata è partita con tanto entusiasmo, il pubblico accorso numeroso alla partenza per abbracciare le atlete ha lasciato loro la consapevolezza che oggi sarebbe servito un grande spettacolo. L’organizzazione, guidata da Mario Minervino, ci ha messo del suo per mettere ancora più pepe. Nonostante tutto, il verdetto finale non cambia rispetto allo scorso anno, il Binda lo vince Elisa Balsamo in volata

Arriviamo in sala stampa, accanto alla stazione di Cittiglio, con le ombre lunghe e il cielo ancora luminoso negli sprazzi liberi da nuvole. Il pensiero che ci rimane in testa è di aver vissuto l’anticipazione di quello che sarà il copione alla Sanremo Women, l’augurio è che possa essere così. Lo stupore però ce lo ha lasciato lo sprint con cui Elisa Balsamo ha messo in fila il terzo successo negli ultimi quattro anni al Binda. Una volata su un rettilineo in leggera salita fatta in controllo e senza far intravedere una smorfia. Le altre pretendenti alla Sanremo sono state avvisate. 

«Sicuramente oggi è stata una conferma del lavoro fatto e della nostra condizione – racconta Balsamo mentre ci guarda dall’alto sul palchetto della conferenza stampa – questo sicuramente mi rende molto felice. Penso però che la Sanremo sarà una gara diversa perché il dislivello è concentrato tutto nel finale».

Tutta la concentrazione della velocista della Lidl-Trek prima del via
Tutta la concentrazione della velocista della Lidl-Trek prima del via

A occhi chiusi

Per la prima volta nella sua storia il Trofeo Binda superava i 150 chilometri, del temibile circuito finale era previsto un giro in più e questo ha cambiato le carte in tavola. Le velociste hanno dovuto resistere a una serie di attacchi e stringere i denti per non perdere terreno da chi ha provato a fare la differenza in salita. 

«Devo dire che abbiamo usato la migliore tattica possibile – continua la campionessa iridata di Leuven 2021 – Lizzie (Deignan, ndr) era nella fuga quindi non abbiamo mai dovuto tirare. Sono sempre stata coperta, le mie compagne mi hanno sempre fatto prendere i punti strategici in una buona posizione per cercare di salvare le energie. Negli ultimi due giri sono semplicemente andata a tutta. Non potevo fare altro».

Antipasto di Sanremo

La bagarre degli ultimi trenta chilometri ha aperto le porte alle idee e al dibattito su quello che sarà lo svolgimento della Sanremo. La salita di Orino, con i suoi 2,5 chilometri al 5 per cento di pendenza media era un bell’assaggio degli scenari che si apriranno sulla Cipressa e sul Poggio. Elisa Longo Borghini e Demi Vollering hanno cercato di fare il vuoto più volte. Mentre in discesa è stata Van Der Breggen ad allungare per un momento. 

«Oggi è stato un ottimo passaggio prima della Sanremo – spiega la velocista della Lidl-Trek – per avere le conferme che cercavo. Il percorso sarà diverso da quello di oggi, però ho capito che la condizione è buona, questo mi incoraggia. Dopo l’esordio al UAE Tour e alla Valenciana (nella quale ha colto due vittorie di tappa, ndr) ho lavorato tanto a casa. Ho concluso un periodo di tre settimane di grandi allenamenti e tutto quello che ho fatto, soffrendo, mi ha ripagata».

«Sapevo di non poter seguire gli attacchi di Vollering e Longo Borghini – dice ancora Balsamo – ma potevo tenere il mio passo e rimanere il più vicina possibile. Poi quando una velocista vede l’arrivo resuscita sempre e su quei 200 metri ho dato tutto».

«Sabato prossimo – conclude Balsamo – ci saranno degli attacchi sulla sua parte del Poggio, sono sicura. Oggi sono state le prove generali però alla Sanremo le salite decisive saranno due, quindi non credo ci sarà tanto attendismo».

Dopo l’arrivo la campionessa italiana si è detta contenta dell’atteggiamento avuto oggi in corsa
Dopo l’arrivo la campionessa italiana si è detta contenta dell’atteggiamento avuto oggi in corsa

L’analisi della Longo

La grande condizione di Elisa Balsamo le ha permesso di rimanere insieme alle migliori, tuttavia il pensiero che sia mancato l’attacco nel momento giusto ci rimane dentro e ci accompagna ancora mentre scriviamo. Vollering e Longo Borghini hanno dato fuoco alle polveri presto e forse è mancata la gamba per fare lo scatto giusto nel giro finale. Elisa Longo Borghini sembrava avere un diavolo per capello, la campionessa italiana non riusciva a stare seduta, sembrava avere la sella che scottasse. A un certo punto abbiamo smesso di contare gli attacchi, ma siamo sicuri che non sarebbero bastate le dita di una mano. 

«Volevamo fare una gara d’attacco – conferma la Longo una volta scesa dal bus – e avevo anche un po’ voglia di riscatto dopo la Strade Bianche. Sapevo di essere in condizione e volevo dimostrarlo. Oggi è stato un ultimo test prima della Sanremo e sono molto soddisfatta. Penso che anche l’atteggiamento in corsa sia stato quello giusto, verrà fuori una corsa dura. Anche se a mio avviso uscirà una gara molto difficile, già oggi nonostante le più forti abbiano provato a fare la differenza siamo comunque arrivate con una volata ristretta. Sarà bella da vedere e molto emozionante».