Il Giro d’Italia Women, che se si chiamasse Giro d’Italia Donne non sarebbe meno bello, ha vissuto ieri una giornata storica. Saltato per le slavine il Colle delle Finestre, su cui già per due volte il Giro degli uomini aveva vissuto dei clamorosi ribaltoni (con Froome prima e Simon Yates poi), si era pensato che la tappa di Saluzzo non avrebbe inciso in modo irreversibile. Invece la furia di Elisa Longo Borghini e la voglia di vincere di Demi Vollering hanno servito in tavola una giornata ad altissima tensione agonistica che in 86 chilometri di attacco ha riscritto la storia di tutta la corsa.
Quando a 39 chilometri dall’arrivo Demi Vollering ha attaccato a sua volta dal gruppo della maglia rosa, prima in salita e poi come un falco nella discesa della Colletta di Rossana, la trappola è scattata. Ai meno 30 l’olandese della FDJ-Suez è diventata la maglia rosa virtuale e alla fine, poco dopo aver visto vincere Longo Borghini, il primato se l’è infilato davvero. Una corsa strepitosa che sotto vari aspetti meritava probabilmente di meglio.
Demi Vollering conquista il Giro d’Italia, premiata da Giusy Virelli e Paolo Bellino (foto LaPresse)Demi Vollering conquista il Giro d’Italia, premiata da Giusy Virelli e Paolo Bellino (foto LaPresse)
In due per Vollering
Il Giro d’Italia Women è stato uno spettacolo di alto profilo vissuto a tratti e purtroppo nell’ombra. Prima nell’ombra dei pro’, che stavano scrivendo le ultime pagine quando le ragazze hanno preso il volo dalla Romagna. Poi nell’ombra dei pochi inviati che l’hanno seguito: i circa 190 accrediti sono finiti per lo più in mano alle televisioni e poi ai media locali. Magari di tutto questo le protagoniste non si sono rese conto, tuttavia osservando la scena dall’esterno, la sensazione è stata chiara. Se il giornale che fa capo alla stessa società che organizza la corsa sceglie di non mandare un inviato per raccontarlo, qualcosa che stona si suppone possa esserci.
Le conferenze stampa delle vincitrici di tappa fatte online hanno permesso a chi non c’era di essere presente nei racconti e probabilmente sono state il modo per fronteggiare l’assenza dei media. Se ci erano sembrati pochi gli 8-10 giornalisti presenti alla conferenza stampa di Vingegaard a Roma, cosa dire degli appena 2 che hanno fatto domande a Vollering?
L’abbraccio del UAE Team ADQ per Elisa Longo Borghini, vincitrice a SaluzzoL’abbraccio del UAE Team ADQ per Elisa Longo Borghini, vincitrice a Saluzzo
Qualche domanda sul Finestre
Il giorno delle slavine sul Colle delle Finestre merita una lettura a parte. Le cronache della Val Susa raccontano del grande lavoro che si è fatto per rendere transitabile lo sterrato. Lo stesso Jacopo Mosca, professionista alla Lidl-Trek, ha rischiato di non potervi salire in bicicletta nei giorni della messa a punto e lo hanno lasciato passare a fatica. Ma se tanto è stato lo spiegamento di forze per lisciare la strada, perché non si è pensato di verificare la compattezza della poca neve rimasta sui pendii?
In montagna le condizioni variano rapidamente: se di questo si è trattato, se ci sono state precipitazioni, il discorso cade e non potevano farci nulla. Come nel 1996 quando una slavina sul Colle dell’Agnello sommerse due auto del Giro e la tappa di Briancon fu fermata a Chianale.
La gente del posto però sabato continuava a dire che sarebbe bastato far brillare il ghiaccio qualche giorno prima e poi rimuoverlo con una pala, lasciando così passare la corsa. Qualcuno in gruppo ha pure sussurrato che se si fosse trattato del Giro dei pro’, questo lavoro sarebbe stato fatto. Il Giro d’Italia Women è stato preso sotto gamba dalle autorità locali? Oppure l’organizzazione, dovendo seguire i professionisti e poi le donne, non è riuscita a stare col fiato sul collo degli addetti alla strada?
Nessuna precipitazione degli ultimi giorni: sul Finestre dei cumuli che sarebbe stato semplice far scendereNessuna precipitazione degli ultimi giorni: sul Finestre dei cumuli che sarebbe stato semplice far scendere
Arriva il Giro Next Gen
Il tempo di applaudire Demi Vollering e da domenica 14 giugno prenderà il via il Giro Next Gen, che se si chiamasse ancora Giro d’Italia U23 non sarebbe meno bello. Può bastare una settimana per sistemare tutto? E’ quello che auguriamo ai ragazzi di RCS Sport, che negli ultimi due mesi sono stati chiamati a turni impegnativi e alla stessa Giusy Virelli, direttrice del Giro Women e di quello dei giovani, che ha tenuto in mano la situazione nonostante sia prossima alla nascita del secondogenito: a lei vanno i nostri più calorosi auguri.
Il Tour de France, che sostiene con sforzi titanici la gara degli uomini e quella delle donne, ha dato in gestione (pur sempre controllata) il Tour de l’Avenir. Il Giro Next Gen, al di là della percezione che ne avranno le squadre, sarà la cartina di tornasole per un’organizzazione che ha ricevuto in dono le due corse e fatica per portarle avanti: la presentazione del percorso il 12 maggio a Catanzaro è la prova evidente dell’affanno. Chiunque sarà scelto, il compito del futuro direttore del Giro d’Italia non sarà affatto semplice.
Giorgia Bronzini, ds della Human Powered Health, spiega i passi avanti di Barbara Malcotti in salita e il discesa. Il prossimo step riguarderà la forza
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SALUZZO (CN) – Una delle tappe più avvincenti mai viste nella storia del Giro Women. Quello che ci ha privato ieri la slavina del Finestre, ce lo ha regalato oggi l’ultima frazione partita e conclusa a Saluzzo con tutti i rilievi delle sue valli. Longo Borghini mette il proprio sigillo sul traguardo facendo esplodere di gioia i tifosi, mentre Vollering stravolge tutto portandosi a casa la maglia rosa sfilata a Van der Breggen.
Un percorso, quello della nona tappa, non facile, affrontato con piglio deciso dalle migliori della generale fin dalla prima asperità (Montoso, 9 chilometri al 9% medio) posizionata nel primo terzo di gara. In fondo alla discesa si ritrovano in otto e inizia la fase del tutte contro tutte. Niedermaier rompe gli indugi per prima (sarà maglia rosa virtuale per tanto tempo), seguita da Fisher-Black e Longo Borghini, mentre tra Van der Breggen e Vollering comincia una lunga guerra di nervi lasciando spazio al terzetto.
Sul “gpm” di Colletta di Brandello la leader della FDJ United Suez fiuta l’impresa, stacca la maglia rosa e piomba sulle fuggitive negli ultimi 30 chilometri. Dietro Van der Breggen affonda, vedendo svanire la vittoria del Giro all’ultima tappa proprio come un mese prima le era successo alla Vuelta.
Esplode di gioia Longo Borghini sul traguardo di Saluzzo al termine di un Giro Women complicato ma in crescitaEsplode di gioia Longo Borghini sul traguardo di Saluzzo al termine di un Giro Women complicato ma in crescita
L’emozione di Elisa
Al mattino nella zona dei bus avevamo scambiato un paio di battute con Longo Borghini e per come ormai la conosciamo l’avevamo vista concentrata, anche se non ci aveva fatto mancare né il suo solito sorriso né la sua proverbiale controbattuta. Abbiamo subito immaginato che ci avrebbe fatto divertire, che si sarebbe inventata qualcosa come nel suo stile.
Nel gabbiotto delle televisioni dopo il traguardo c’è Jacopo Mosca che, mentre osserva gli ultimi chilometri, sente che sua moglie sfreccerà davanti a noi esultando per la vittoria. Nello sprint a quattro con Vollering, Niedermaier e Fisher-Black (che le chiuderà alle spalle) non c’è storia. Elisa esce di prepotenza dalla ruota della neozelandese della Lidl-Trek e sfoga tutta la gioia e la frustrazione che ha in corpo. Il pianto liberatorio sul manubrio della bici, abbracciata da Jacopo, fa commuovere tutti assieme a lei.
«Non so cosa dire – racconta Longo Borghini in conferenza stampa ancora visibilmente emozionata dopo il lungo protocollo delle interviste – perché è un grande sogno aver vinto una tappa. Mi mancava vincere. E’ stato un periodo difficilissimo con un sacco di dubbi sulla mia forma. Vincere oggi era l’unica cosa che avevo in mente. Sul primo chilometro di Montoso ho visto Jacopo e gli ho detto che stavo bene, che volevo attaccare. Solo che farlo così presto è molto da… ignoranti (dice ridendo).
Dopo il traguardo Longo Borghini si lascia andare ad un pianto liberatorio. Suo marito Jacopo sa ciò che ha passatoDopo il traguardo Longo Borghini si lascia andare ad un pianto liberatorio. Suo marito Jacopo sa ciò che ha passato
«Quando ho visto partire Niedermaier – continua – sono partita anch’io, tanto non avevo nulla da perdere. Chiudere settima, ventesima o quarta nella generale non mi cambiava niente. Quando ho capito che stava rientrando Vollering ho pensato che era meglio aspettarla e procedere assieme fino alla fine. Lei voleva vincere il Giro, io la tappa e a volte basta saper usare il cervello».
Elisa parla al microfono facendo pause, quasi stia ripercorrendo i momenti che in primavera l’hanno turbata. Ascoltarla diventa una lezione di umanità, dove ci concede uno scampolo dei suoi pensieri personali. «Ora sono più leggera, ma ho passato giornate nei mesi scorsi nelle quali mi vestivo per uscire in bici e pensavo che sarei tornata a casa immediatamente. Nel mio piccolo faccio sacrifici ed è stato difficile arrivare fino a qui. Non voglio essere la numero uno per essere la numero uno perché i risultati restano tali. Voglio essere la numero uno perché mi esprimo in questo modo, al 100 per cento. Oggi sono felice anche di pagare da bere alle mie compagne. E ringrazio Jacopo che ha dovuto sopportare me e il mio cattivo umore per tre mesi. Anzi, meno male che è stato via tra gare e altura (sorride, ndr)».
Il podio finale del Giro Women 2026: Vollering vince davanti a Niedermaier (a 30″) e Van der Breggen (a 1’37”)Il podio finale del Giro Women 2026: Vollering vince davanti a Niedermaier (a 30″) e Van der Breggen (a 1’37”)
Vollering e la sua rosa
Spesso Vollering ha mostrato qualche lacuna tattica a fronte delle sue grandi doti tecniche e fisiche. Nella FDJ United Suez sta scoprendo qualcosa di nuovo di lei e il ribaltone che le ha consentito di vincere il Giro Women è frutto di questo aspetto. Anche lei in conferenza stampa avrà un momento in cui la voce le si strozzerà in gola, fermandosi a parlare, avendo gli occhi lucidi e asciungadosi qualche lacrima di gioia.
«Ieri sera – spiega Demi – mi ripetevo come avrei potuto conquistare la maglia rosa. Le mie compagne mi hanno detto che loro ci credevano e che dovevo crederci anch’io. Da quel momento ho cambiato idea e ho pensato che avessero ragione. Mi sono detta che avrei dovuto provarci e che dovevo essere pronta anche a perdere tutto. Ho forzato sulla prima salita, ma non facevo la differenza. Non ho seguito le prime tre perché Anna non si è mossa, volevo che lavorasse lei.
Sull’ultima salita di giornata Vollering mette in atto il piano: attaccare Van der Breggen e spingere al massimoSull’ultima salita di giornata Vollering mette in atto il piano: attaccare Van der Breggen e spingere al massimo
«Poi – va avanti – quando nel mio gruppetto di inseguitrici ci siamo avvicinate alle fuggitive ho capito che avrei dovuto attaccare, avevo solo quella possibilità sull’ultima salita. Mi sono voltata e Anna non c’era più. A quel punto ho spinto al massimo e il rischio di perdere è diventata una vittoria. Dovevo dare tutto e l’ho fatto, era l’unica cosa che dovevo fare. Sono rientrata sul terzetto davanti e abbiamo collaborato. Dovevo guadagnare tempo, anche perché il ciclismo si decide su giochi tattici e mentali.
«Ho avuto una grande squadra – riconosce Vollering – con una Lauren Dickson che ha fatto un lavoro straordinario anche oggi finché è rimasta con me. Abbiamo dimostrato di essere molto unite e questa vittoria la devo condividere con loro. Merito anche del mio allenatore che ha saputo rinfrancarmi e stimolarmi dopo la giornata di ieri. Ero sfiduciata dopo non aver guadagnato tempo su Anna. Stamattina mi sono svegliata che volevo vincere, che volevo fare l’impresa. E così è stato».
Van der Breggen sfinita al traguardo di Saluzzo ha ceduto alla superiorità di Vollering, ma con grande dignitàVan der Breggen sfinita al traguardo di Saluzzo ha ceduto alla superiorità di Vollering, ma con grande dignità
Il piano della FDJ
Mentre Vollering firma le maglie rosa e azzurre (ha vinto anche la classifica delle scalatrici), c’è Stephen Delcourt, il general manager del team francese, che mitiga la gioia immensa per il Giro Women. Probabilmente si è già lasciato andare o lo farà più tardi, ma con lui ripercorriamo il dietro le quinte delle ultime ore che hanno portato al trionfo.
«Erano le nove di sera – ci risponde – e abbiamo lavorato principalmente sui molti dettagli mentali e psicologici. Ho detto a Demi che saremmo stati contenti per il secondo posto, ma eravamo qui con un obiettivo e con una formazione come la nostra dovevamo provarci. Alla squadra ho detto che tutte assieme dovevamo essere pronte al tutto o nulla, però che saremmo dovute andare a full gas. Loro mi hanno chiesto se credevo che fossimo alla Play Station (sorride, ndr).
«Ho ricordato a loro di Liegi – continua Delcourt – e se ci crediamo possiamo replicarci perché Demi non è un’atleta come un’altra. Hanno lavorato tutte. Guazzini, Wollaston, Kraak, Van Agt, poi Gery ha messo ulteriore pressione ed infine avevamo Dickson che era nella top 10. Lauren ha fatto un Giro Women pazzesco.
«Non ho avuto paura di perdere – analizza – anche quando il terzetto delle fuggitive avevano quasi due minuti e mezzo con Niedermaier virtuale vincitrice. Tutto ciò faceva parte del piano, anche se mi dicevano che non avremmo mai più vinto. Van der Breggen è stata forte tutta la settimana, dovevamo metterle pressione.
Nel finale Vollering raggiunge Longo Borghini, Niedermaier e Fisher-Black. Dietro Van der Breggen con De Vries affondaNel finale Vollering raggiunge Longo Borghini, Niedermaier e Fisher-Black. Dietro Van der Breggen con De Vries affonda
«Sull’ultima salita, Lars Boom ha detto a Demi di spingere a fondo, era il momento decisivo. Per noi questa vittoria vale tantissimo, non tanto per la vittoria in sé, ma per come l’abbiamo conquistata. Sono contento ed emozionato. Oggi abbiamo fatto capire a Demi e le altre ragazze che lo spirito di squadra e la convinzione nei propri mezzi può fare la differenza. Demi è una leader, è cresciuta tanto, ancora di più in altre caratteristiche».
E’ stato un Giro Women che non ci ha mai annoiato fin dalla prima tappa, quando la giuria è voluta diventare, suo malgrado, cattiva protagonista decretando l’esclusione di Wiebes per un’assurdità dopo tutto il cerimoniale di premiazione. Per fortuna che ci hanno pensato le atlete a regalarci emozioni, anche le italiane dei team continental che si sono messe in luce più di tante squadre WorldTour. Adesso possiamo salutare Saluzzo e i suoi coriandoli rosa.
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SESTRIERE (TO) – Ore 14,27, l’orario che sconvolge il Giro Women vissuto in primissima persona, prima di tutti. L’ottava tappa è iniziata da meno di mezz’ora. Noi con la nostra auto accreditata per transitare sul Colle delle Finestre decidiamo di partire da Rivoli poco prima delle 13 per salire in tranquillità, scattare qualche foto e scoprire quanti tifosi (tanti) sono già sul tratto di sterrato a sostenere ed incitare le atlete.
Il sole di Meana di Susa, a piedi del totem delle Alpi Cozie, col passare dei chilometri lascia spazio alla foschia e ai 15 gradi centigradi. Più saliamo, più capiamo che il Giro Women si deciderà tra questi 18,5 chilometri di ascesa, di cui metà in sterrato, e i successivi 9 di discesa prima di prendere la strada che porta al traguardo di Sestriere. Invece no, a 600 metri dal “gpm” del Colle delle Finestre veniamo fermati su un tornante stretto da due auto di guardiaparchi. E in quel momento comincia la narrazione di una giornata che farà passare in secondo piano l’aspetto agonistico.
Quasi in vetta arriva la foschia, si accumulano tifosi in bici e mezzi dei team mentre si sta decidendo l’accorciamento della tappaQuasi in vetta arriva la foschia, si accumulano tifosi in bici e mezzi dei team mentre si sta decidendo l’accorciamento della tappa
Alt Finestre, slavina in atto
Stiamo affrontando il tornante stretto a destra con la nostra auto quando due guardiaparco ci intimano lo stop in modo brusco vicino alle loro auto una in fila all’altra per bloccare il passaggio. Scioccamente pensiamo all’ennesimo controllo vista la particolarità della salita all’interno del Parco Naturale dell’Osiera-Rocciavrè.
«Non potete più andare avanti – le parole del guardiaparco – perché è scesa una slavina dieci minuti fa. Anzi, è una seconda slavina perché la prima l’abbiamo rimossa spostando neve e ghiaccio, ma adesso il fronte è un po’ più grande e stiamo aspettando disposizioni. Per adesso siete bloccati qua».
Ancora prima di parcheggiare meglio l’auto, la nostra prima domanda è se abbiano avvisato o meno i direttori di gara visto che dietro di noi stanno salendo le terze ammiraglie dei team, oltre agli altri mezzi già posizionati lungo la salita per l’assistenza e i rifornimenti. La risposta del guardiaparco è negativa. Stando alle sue dichiarazioni non è compito loro, anche per la mancanza di contatti telefonici. I tifosi che sono lì attorno sono attoniti, giustamente. Il clima non meteorologico diventa surreale.
Attorno alle 14,20 cade la prima slavina a 300 metri dal GPM del Finestre. Verrà rimossa, ma condizionerà la tappaAttorno alle 14,20 cade la prima slavina a 300 metri dal GPM del Finestre. Verrà rimossa, ma condizionerà la tappa
Tam tam di chiamate
Il nostro primo pensiero è stato quello di telefonare Marco Della Vedova, uno degli ispettori di percorso di RCS Sport, e verificare se lui e i suoi colleghi avessero saputo qualcosa da altre fonti. Niente, nessuno li ha avvertiti. Dall’alto del “gpm” dove c’è il responsabile dei guardiaparco accanto alla slavina evidentemente non è partita alcuna comunicazione verso la corsa. E non è un dettaglio trascurabile. Passano velocemente i minuti e continuano ad arrivare le auto delle squadre che vengono fermate poco dopo l’ultimo chilometro dalle due pattuglie di guardiaparco che nel frattempo sono scese.
Da una parte abbiamo l’impressione di essere nel bel mezzo di un guaio che si poteva prevedere e risolvere per tempo, dall’altra c’è la sensazione che si possa risolvere la situazione in tempo utile per far transitare le atlete. Tanti tifosi si propongono di aiutare a liberare la strada e rimuovere alcuni blocchi di neve e ghiaccio. L’amore per il ciclismo è anche questo. Tutti col cuore del gregario per sostenere il proprio capitano.
Conciliabolo tra Soccorso Alpino, guardiaparco e direzione del Giro Women. Il “gpm” è sullo sfondo, ma ci si fermerà primaConciliabolo tra Soccorso Alpino, guardiaparco e direzione del Giro Women. Il “gpm” è sullo sfondo, ma ci si fermerà prima
Gara in arrivo
Altri tifosi invece che frequentano la zona si chiedono come i curatori del parco non siano intervenuti nei giorni precedenti per “far brillare” quel blocco di neve e ghiaccio. Ad un quarto guardiaparco incontrato sul posto abbiamo girato pari pari il quesito: è possibile scoprire solo oggi che poteva esserci un pericolo frana? La risposta molto articolata e diplomatica non convince troppo ad essere onesti: «Fino all’altro giorno non avevamo riscontrato instabilità in questi fronti innevati. Abbiamo pensato che potessero reggere come l’anno scorso al Giro e ai Tour de l’Avenir (maschili e femminili) del 2024».
Non siamo esperti di alta montagna, però è ovvio che da chi controlla questi pendii ci possa essere una maggiore lungimiranza. Pure al traguardo di Sestriere incontreremo persone che lavorano in bike park della zona e che avrebbero agito in modo preventivo. Forse ragioniamo in questo modo perché ci stiamo rendendo conto che la gara sta per subire una grande variazione. Forse servirebbe più lucidità e pazienza per comprendere meglio la circostanza, ma intanto il tempo passa e le fuggitive hanno già imboccato la salita a Meana di Susa.
Sul traguardo improvvisato del Finestre la sfida è sempre a 4: Van der Breggen, Vollering, Niedermaier e HolmgrenSul traguardo improvvisato del Finestre la sfida è sempre a 4: Van der Breggen, Vollering, Niedermaier e Holmgren
Via libera
Arrivano i responsabili della direzione di corsa che iniziano un conciliabolo con i vertici dei guardiaparco. L’intenzione è quella di trovare una soluzione che possa andare bene a tutti, usando il buon senso. Il “piano B” è già stato studiato dai direttori di corsa, che tuttavia chiedono ed ottengono di far partire i mezzi bloccati per evitare l’ennesimo tappo e altri momenti di tensione.
Alle 15,49 sia a noi che a tutti i mezzi arrivati a 300 metri dallo scollinamento (dove c’è appunto questa slavina rimossa) viene dato il via libera per proseguire verso Sestriere, ma mentre scendiamo viene comunicato il nuovo ed improvviso traguardo ad un chilometro dal “gpm”. L’instabilità di quel blocco di neve e ghiaccio non garantisce la sicurezza alle atlete, alle ammiraglie e ai tifosi. Decisione giusta, sacrosanta, anche perché non si può fare altrimenti. Resta però l’interrogativo di prima, da profani e senza voler accusare nessuno: giovedì quando i guardiaparco hanno compattato e sistemato lo sterrato come fanno sempre in queste occasioni, non potevano tenere conto di quei fronti innevati?
Vollering vince la sua seconda tappa al Giro Women conquistando il premio dedicato ad Alfonsina StradaVollering vince la sua seconda tappa al Giro Women conquistando il premio dedicato ad Alfonsina Strada
Vollering-Van der Breggen, sfida nella nebbia
Alla fine, con tanto rammarico, il lato agonistico passa in secondo piano. Ciò che poteva essere questa tappa tanto attesa per il Giro Women e ciò che è stato. Sarebbe stato bello vedere come si sarebbero mosse le formazioni delle big della generale e come invece si è dovuto adattare la tattica quando le ragazze hanno saputo dell’accorciamento. Per la cronaca, Vollering ha vinto di un’inezia davanti a Holmgren, Niedermaier e Van der Breggen, mentre Longo Borghini ha chiuso ottava a 1’38”.
«E’ stata strana l’ultima salita – dice Vollering in conferenza stampa al Sestriere dopo essere arrivata in ammiraglia – perché improvvisamente è diventata l’ultima. Noi pensavamo alla discesa e al Sestriere e ieri non immaginavamo che sarebbe andata così. Sono felice della vittoria perché il Colle delle Finestre è bellissimo e mi è piaciuto molto. Mi fa piacere anche aver conquistato la Cima Alfonsina Strada, di cui ho letto la storia e mi ha dato un’ulteriore ispirazione per oggi. Sono orgogliosa del premio dedicato alla sua memoria.
«Non ho idea – prosegue – di come vincere il Giro Women. A dire il vero dopo oggi speravamo di essere più vicine o addirittura in maglia rosa. L’ultima tappa non è così difficile, quindi dobbiamo pianificare bene la tattica. Sono alla mia seconda vittoria al Giro, però sono contenta che l’Olanda ora sia la nazione plurivittoriosa della corsa. Per il Tour Femmes, che resta sempre importante per me e nei miei pensieri, è ancora presto. Ora guardo al finale del Giro Women, poi organizzerò altura e avvicinamento per la Francia».
A 3 chilometri da Sestriere c’era Jacopo Mosco col suo fans club per sostenere Longo Borghini. Hanno visto il finale in televisioneA 3 chilometri da Sestriere c’era Jacopo Mosco col suo fans club per sostenere Longo Borghini. Hanno visto il finale in televisione
«E’ andata meglio di quanto mi aspettassi – racconta Van der Breggen – però i distacchi sono minimi tra le prime quattro. Naturalmente sono felice di aver conservato la maglia rosa. Quando ho saputo che la tappa sarebbe stata accorciata la tattica è stata semplice: seguire e restare con Demi e le altre. Non si poteva fare altrimenti e credo sia stata presa la decisione giusta. L’unica cosa che è cambiata è stata l’alimentazione tra bere e mangiare tenendo conto che l’arrivo era ad un chilometro dalla vetta.
«Mi sono fatta trovare pronta – continua – devo dire che una tappa più corta è stata più facile da gestire anche dopo la caduta di ieri. Nel finale ho anche accelerato per mettere pressione alle altre. Al Tour non sto pensando. Dopo il Giro avrò bisogno di recuperare bene, però resto concentrata su domani e poi si vedrà».
La nona tappa che si svilupperà attorno a Saluzzo presenta il terreno per inventarsi qualcosa, anche se bisognerà fare i conti con la stanchezza mentale e fisica. Tre “gpm” non semplici e tanti mangia e bevi distribuiti su 145 chilometri ci diranno chi sarà la regina del Giro Women.
Con Giada Borgato nel mercato del WorldTour delle donne. I colpi di mercato più importanti (Vollering e Longo Borghini) con l'obiettivo di vincere il Tour
Quasi quattro ore e mezzo di scorribande e attacchi sulle Dolomiti per colmare un piccolo grande vuoto. Sul traguardo di Santo Stefano di Cadore, Demi Vollering esulta in modo liberatorio per aver centrato alla terza partecipazione la sua prima vittoria di tappa al Giro Women, altro suo dichiarato obiettivo di questa stagione che finora l’ha vista imporsi in altre sette occasioni.
La campionessa europea della FDJ United-Suez ha regolato in uno sprint ristretto la maglia rosa (e sua ex compagna e diesse) Van der Breggen, Niedermaier e Holmgren, mentre Longo Borghini ha chiuso a 15” rimediando con grande esperienza ad una frazione che ad un certo punto stava per mettersi piuttosto male. Chi invece paga un dazio salato è Reusser che ora scende nella generale in quinta posizione, davanti a Longo Borghini.
Van der Breggen, Vollering, Niedermaier e Holmgren sono state protagoniste in Cadore e ora sono in questo ordine nella generaleVan der Breggen, Vollering, Niedermaier e Holmgren sono state protagoniste in Cadore e ora sono in questo ordine nella generale
Il primo timbro rosa
Se la cronoscalata del Nevegal aveva espresso alcuni verdetti, la frazione odierna in Cadore si prestava ad una possibile rivincita personale o verso le più dirette avversarie. I 146 chilometri e i 3.400 metri di dislivello non potevano restare indifferenti alle donne di classifica. C’era voglia di assestare un altro colpo prima del tutto per tutto di sabato al Colle delle Finestre.
L’iniziale fuga di giornata aveva fatto capire le intenzioni di ognuna delle big che avevano posizionato una propria compagna in avanscoperta, ma alla fine sono state le leader ad affrontarsi nell’uno contro uno. Vollering attendeva questo momento.
«L’obiettivo – dice la vincitrice in conferenza stampa – era quello di partire presto e avere alcune compagne davanti come punti di riferimento. Abbiamo avuto Amber e Lauren (rispettivamente Kraak e Dickson, ndr) e fino a quel punto è stato tutto perfetto. Non appena sono riuscita a ritrovare Lauren, lei ha fatto ancora un grandissimo lavoro per me. E’ incredibile vedere cosa ha saputo fare nella sua prima grande gara a tappe. E’ impressionante come sta andando finora, devo ringraziarla tanto.
«Quando Trinca Colonel ha allungato nella penultima discesa – prosegue Vollering nell’analisi – è stato importante per me perché ho potuto rilassarmi un po’ e concentrarmi su ciò che sarebbe avvenuto sull’ultima salita e su ciò che avrebbe detto. Nel finale sapevo che Anna (Van der Breggen, ndr) e le altre avrebbero tentato un allungo, così sono rimasta attenta senza farmi prendere in contropiede. Naturalmente sono molto felice della mia prima vittoria al Giro. E’ una stagione molto bella fino ad ora».
Longo Borghini ha chiuso quinta a 15″ (davanti a Fisher-Black) limitando i danni con grande esperienzaLongo Borghini ha chiuso quinta a 15″ (davanti a Fisher-Black) limitando i danni con grande esperienza
Orizzonte… sul Finestre
L’impressione è che il Giro Women sia ancora tanto lungo. Se la frazione di domani a Brescello può apparire come una frenetica giornata di trasferimento, non bisogna sottovalutare il finale di venerdì e di conseguenza nemmeno le tante salite dure che ci saranno nelle ultime due tappe. Il Colle delle Finestre si preannuncia come giudice supremo prima del traguardo di Sestriere, però anche le severe rampe di domenica possono ancora stimolare l’appetito di chi sarà rimasta a bocca asciutta fino a quel momento.
«C’è ancora tempo per pensare a sabato – puntualizza Vollering – piuttosto penso solo a godermi l’importanza di questa giornata e di questa vittoria. Ci prepariamo giorno per giorno. Oggi ad esempio non ho aspettato che Longo Borghini e Reusser restassero con me ed è bello sapere di avere un po’ più di vantaggio su di loro. Contemporaneamente penso anche che Anna ha ancora un minuto di margine su di me e quindi dobbiamo trovare un modo di guadagnare tempo su di lei, magari sfruttando eventuali suoi punti deboli».
Van der Breggen ha difeso la maglia rosa gestendo gli attacchi di Vollering e chiudendo seconda al traguardoVan der Breggen ha difeso la maglia rosa gestendo gli attacchi di Vollering e chiudendo seconda al traguardo
La resistenza di Anna
Dovessimo sintetizzare la quinta tappa del Giro Women, potremmo quasi dire “tanto rumore per nulla”. Vollering ci ha provato più volte per cogliere in castagna Van der Breggen, che invece ha gestito la situazione come faceva quando vinceva tutto prima di ritirarsi. Anzi, nell’ultima discesa verso Santo Stefano di Cadore ha fatto lei l’andatura, allungando e mettendo in soggezione le sue compagne di avventura.
«Mi sono difesa – dichiara la maglia rosa della SD Worx Protime – e sono felice di essere sopravvissuta a questa battaglia. Qui abbiamo una piccola squadra (per la squalifica di Wiebes ed il ritiro di Harvey, ndr) e siamo state sotto attacco fin da subito, come ha fatto la Movistar. Non potevo inseguire ogni atleta, così ho dovuto scegliere cosa fare senza sfinirmi. E’ stato fantastico avere Valentina (Cavallar, ndr) in fuga e poi come supporto quando ci siamo mosse con le altre leader.
«Mi hanno messo sotto pressione – conclude Van der Breggen – e poi ne ho messa io in discesa. Sono soddisfatta di oggi, anche perché sono orgogliosa di essere una delle maglie rosa più anziane di sempre. Le nuove generazioni stanno ottenendo grandi risultati e nei tre anni in cui sono stata diesse ho visto bene questo cambiamento. Sento di essere tornata al mio livello, anche se mi ci è voluto tempo. Adesso so gestire meglio gli allenamenti sia fisicamente che mentalmente. Spero di conservare questa maglia fino alla fine, però so che ci sono ancora giorni difficili da affrontare».
Ora Van der Breggen guida la generale con un minuto su Vollering, 1’24” su Niedermaier, mentre Holmgren, Reusser e Longo Borghini sono nell’ordine oltre i due minuti. Anna ci ha salutato ridendo e dicendo che verso Brescello non avrà problemi a lasciare andare in porto la fuga, ma da venerdì in poi avrà occhi su tutte quante.
LIEGI (Belgio) – Il Fiandre, la Freccia Vallone e ora la Liegi. Demi Vollering appare quasi incredula, ma in fondo il bottino di quest’anno serve per compensare i piazzamenti dello scorso anno, quando l’intesa con la nuova FDJ United Suez non era ancora perfetta e accanto alle undici vittorie vennero tredici piazzamenti sul podio. Quest’anno invece la magia sembra non avere sosta ed è per questo che quando le chiediamo che cosa provi ad aver vinto un’altra volta la Liegi, la bionda olandese quasi balbetta.
«Credo di aver bisogno di un po’ di tempo per riflettere – dice – era già stata una stagione incredibile, ma aggiungere questa vittoria, per giunta ottenuta in questo modo, è ancora più speciale. Quindi penso che se domani sarò a casa e avrò un po’ di tempo per pensarci, spero che riuscirò a realizzarlo appieno».
Il gruppo delle donne è partito alle 13,25 da Bastogne: gara di 156 chilometriIl gruppo delle donne è partito alle 13,25 da Bastogne: gara di 156 chilometri
Una cicloturista sulla Redoute
Vollering e la Liegi significa raccontare di un rapporto speciale, che prese forma nel 2019 quando ad appena 19 anni e alla prima stagione con una squadra di categoria UCI, Demi ottenne il terzo posto.
«Per me questa gara – ricorda Vollering – è dove tutto è iniziato. Ero ancora una ciclista amatoriale e un giorno, insieme ai miei amici, salimmo fino alla Redoute. Eravamo in cima e uno di loro disse: “Riesci a immaginare i ragazzi che affrontano questa salita in gara?”. E io ho pensato: “Wow!”. Mi immaginai a gareggiare su quella salita e fu divertente perché all’epoca la gara femminile non c’era ancora. Si tenne solo nel 2017, quindi penso che questa storia sia anche un buon promemoria di quanta strada abbiamo fatto nel ciclismo femminile e di quanta ne dobbiamo ancora fare.
«Perché non tutti hanno visto il mio attacco sulla Redoute – annota Vollering con un pizzico di stizza – dato che lo streaming non era ancora cominciato. Ma la corsa era stata interessante anche prima di allora, quindi penso che dobbiamo continuare a lottare per ottenere di più in futuro».
Attacco sulla Redoute: la terza Liegi di Demi Vollering è venuta dopo una fuga solitaria di 35 chilometriAttacco sulla Redoute: la terza Liegi di Demi Vollering è venuta dopo una fuga solitaria di 35 chilometri
Un attacco alla Pogacar
Racconta di aver avuto sempre paura di attaccare troppo da lontano. Pensava che muoversi dopo la Redoute fosse più prudente, anche se in cuor suo l’idea di un azzardo c’era sempre stata.
«Quest’anno – sorride – la mia squadra mi ha sfidato e mi ha detto: “Ok, abbiamo fatto un piano per puntare alla doppia vittoria”. In realtà quando me l’hanno detto, ero super entusiasta perché ci pensavo già da qualche anno. E quando ho capito che dicevano sul serio, ho pensato: “Ok, sì, facciamolo!”. Le mie compagne volevano essere certe che fossi d’accordo perché il piano era un po’ folle. E quando ho detto che andava bene, hanno detto che sarei stata davvero coraggiosa. E questo mi ha dato ancora più motivazione per farlo, anche per dare loro un esempio di come gareggiamo.
«E’ il secondo anno che corriamo insieme. Ora ci conosciamo meglio – annuisce Vollering – e si vede chiaramente in gara, dove ognuno conosce i punti di forza e di debolezza degli altri, ci motiviamo a vicenda e ci sproniamo un po’. Ci sentiamo una squadra forte e siamo super motivate a dare il massimo. Anche le ragazze si divertono a fare progetti, a metterli in pratica e a ottenere una vittoria dopo l’altra. E’ per questo che pratichiamo sport ad alto livello. Vogliamo metterci alla prova e migliorare ogni giorno. Questo è stato un motivo in più per cui ho voluto attaccare sulla Redoute».
Alle spalle di Vollering, Pieterse e Niewiadoma hanno tentato a lungo l’inseguimentoAlle spalle di Vollering, Pieterse e Niewiadoma hanno tentato a lungo l’inseguimento
Il Giro viene dopo
La sfida contro la programmazione. Viene in mente la scelta di Evenepoel di saltare la Freccia per correre la Liegi e che stasera sarà tornato a casa con un terzo posto che dice ben poco a uno ambizioso come lui. Vollering ha rischiato e portato a casa il bottino pieno: al Giro d’Italia penserà poi.
«Avrò il tempo per andare in altura e pensare al Giro – dice Vollering – ho abbastanza spazio per prepararmi e non avrebbe avuto senso rinunciare a queste corse. Il primo obiettivo dell’anno erano le classiche di primavera, ovviamente, e abbiamo fatto benissimo. Quindi penso che prima di tutto abbiamo bisogno di una pausa e di goderci appieno quello che abbiamo fatto in questa primavera. Poi andrò in ritiro e mi preparerò al meglio per il Giro d’Italia».
Pieterse seconda come alla Freccia Vallone e terza è Kasia NiewiadomaDecimo anno di Liegi Femmes, la cui prima edizione risale appena al 2017Pieterse seconda come alla Freccia Vallone e terza è Kasia NiewiadomaDecimo anno di Liegi Femmes, la cui prima edizione risale appena al 2017
Il valore dello sport
Questa volta Vollering non è solo una ciclista che ha vinto una delle gare più prestigiose. E così quando le viene chiesto di riprendere il discorso sul ciclismo femminile e i suoi margini, non si fa pregare.
«Ho molti sogni, oltre al ciclismo – dice – e uno di questi è ricordare alle persone quanto sia importante muoversi e stare all’aria aperta. Sto pianificando delle cose piuttosto interessanti per il futuro in questo ambito, anche con l’aiuto di Nike. Questa è una delle mie priorità: ispirare le persone per la salute fisica, certo, ma soprattutto per la salute mentale.
«Purtroppo vedo troppi giovani che lottano con problemi di salute mentale. I social media sui cellulari sono diventati troppo importanti. Ne siamo così distratti che le persone dimenticano l’importanza di uscire, di fare attività fisica. Credo davvero che fare sport, sentirsi bene nel proprio corpo aiuti in tantissimi aspetti della vita. Allenarsi per un obiettivo, ad esempio, dà molta fiducia: fa capire che se ti impegni a fondo, sei in grado di raggiungere i tuoi obiettivi. E questa è una grande lezione di vita.
«Oggi si vedono molti ragazzi che faticano a trovare uno scopo, qualcosa che vogliano fare. Abbandonano il lavoro o gli studi con molta facilità perché non riescono più a sopportare la fatica. Il cervello diventa pigro. Quindi, fare sport, stare all’aria aperta, restituisce la forza mentale di cui si ha veramente bisogno per il resto della vita, per costruire la fiducia in se stessi, per trovare uno scopo e sì, per realizzare cose belle e importanti nella vita».
Monica Trinca Colonel è stata la miglior italiana: 16ª a 2’52” da Demi VolleringMonica Trinca Colonel è stata la miglior italiana: 16ª a 2’52” da Demi Vollering
Le diretta delle donne
L’ultimo concetto, dando per scontata la grandezza della sua impresa sportiva, Demi Vollering lo dedica nuovamente alla parità fra ciclismo femminile e ciclismo maschile. Troviamo triste che nel momento in cui si dovrebbe e potrebbe parlare di come abbia lavorato con la squadra e delle sensazioni di quella fuga così coraggiosa, alla campionessa europea si chieda di usare la sua risonanza per cause di cui nessuno sembra interessarsi.
«Corriamo queste grandi corse – dice – nello stesso giorno degli uomini. E’ difficile dire se vada bene, ma di certo credevo che la diretta streaming durasse di più. Invece è stata piuttosto breve perché penso che sia iniziata quando è finita la gara maschile. Se mantenessimo gli orari di inizio attuali e prevedessimo, ad esempio, due schermi, con la gara maschile in uno e la femminile nell’altro, si potrebbero alternare e dare modo al pubblico di seguire anche la nostra corsa.
«Anche perché, per come vanno le gare maschili – sorride – appena Pogacar se ne va, credo che tutti sappiano cosa succederà. Quindi, perché non alternare le due gare? E’ importante continuare a parlarne. Ho sentito tantissime persone deluse dalla scarsità di dirette streaming. Mi limito a ripetere quello che ho sentito: i nostri fan vorrebbero dirette più lunghe e spero che in futuro ce ne saranno».
HUY (Belgio) – Due olandesi sul Muro d’Huy: una con i capelli biondi e una con i capelli rossi. Appena Demi Vollering si è accorta di avere accanto Puck Pieterse, davanti agli occhi le è passato come un incubo la Freccia Vallone 2025, quando il cambio di ritmo della ragazzina l’aveva inchiodata sui pedali, relegandola al secondo posto. Un brutto ricordo da spazzare via con il solo modo che le è venuto in mente.
Così la campionessa europea si è alzata sui pedali e ha attaccato, forse senza rendersi conto che l’altra da dietro ha iniziato a risalire e per poco non le combinava un altro scherzetto. Prima Vollering, già vincitrice del Fiandre. Seconda Pieterse, che al Fiandre invece è arrivata terza. E terza Paula Blasi, vincitrice dell’Amstel. Sul podio della Freccia Vallone c’è tanta nobiltà. E fra le ragazze che l’hanno occupato una profonda stima reciproca.
«Sapevo che la sua volata dell’anno scorso era stata fortissima – sorride Vollering – quindi ho pensato: “Oh no, devo assolutamente alzarmi sui pedali e spingermi al massimo fino al traguardo”. E così ho fatto, ho dato il massimo. L’ultimo tratto, quando ti alzi e inizi ad accelerare, non è certo piacevole da vivere. Ma il Muro d’Huy è questo. Basta trovarsi in una buona posizione in fondo alla salita e dare il massimo. In realtà, non c’è molto altro da dire. Sono solo quattro minuti di sofferenza».
«Credo che alla fine non si tratti tanto di tattica – le fa eco Pieterse – quanto piuttosto di avere le gambe e di osare davvero e dare il massimo, perché può sempre fare un po’ paura. Non bisogna crollare, perché quando si crolla su questa salita, ci si ferma e si scivola indietro. In passato è successo che negli ultimi 100 metri i corridori abbiano cambiato posizione molto rapidamente. Ho conquistato dei podi facendo così, recuperando anche quattro atlete negli ultimi 100 metri. E’ davvero una scalata che non mente mai».
Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering. Le resterà il rimpiantoPieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering. Le resterà il rimpianto
La corsa vinta in partenza
Se la sono giocata tanto con la squadra e la FDJ United Suez ha dimostrato che la sua costruzione è stata efficace. Le atlete hanno supportato molto bene Vollering, mettendola nella condizione di vincere la Fraccia Vallone che il team francese aveva già centrato nel 2022 con Marta Cavalli.
«Non è mai facile vincere – dice Vollering, facendo risuonare le stesse parole di Seixas – ma di sicuro aiuta sapere che la sensazione della vittoria la condividi con una compagna di squadra. Sono davvero motivate a dare il massimo ogni volta, ancora e ancora. E sanno che, soprattutto all’inizio di una gara, si devono creare le condizioni per vincerla. Quindi sanno che il lavoro che fanno nei primi chilometri è fondamentale per assicurarsi la vittoria alla fine.
«E’ davvero importante per le mie compagne di squadra – ancora Vollering – sentire che il loro lavoro all’inizio di una gara, ad esempio, viene visto e apprezzato. Anche oggi le ho spinte al massimo, a volte persino oltre il limite, ma sono davvero orgogliosa di loro».
Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Vollering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutteUn grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Vollering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte
L’anticipo sul Muro d’Huy
Alla fine si tratta anche di gestire le proprie energie, non importa cosa facciano gli altri. Se alla fine le avversarie sono più forti, come l’anno scorso, allora c’è poco da fare, ma conoscendo le sue caratteristiche, Vollering ha capito di dover partire prima.
«Ho bisogno di ogni metro disponibile per fare la differenza – dice – è quello che ho cercato di fare quest’anno: partire presto e andare subito a tutta velocità perché, più a lungo ci si sforza, meglio è per me. Ecco cosa ho fatto, certi sforzi non mi fanno paura.
«Invece mi sono impaurita quando mi sono voltata e l’ho vista in piedi sui pedali e ho pensato: “Oh mio Dio!”. Anche l’anno scorso diede una stoccata fortissima alla fine. Così ho pensato: “Ok, devo alzarmi anch’io”. Non è stato facile, ma sì, sono contenta di essere rimasta davanti a lei. Credo però che adesso – Vollering adesso scoppia a ridere – abbia già in mente come battermi l’anno prossimo».
Paula Blasi, prima nell’Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la LiegiPaula Blasi, prima nell’Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi
L’agenda sempre piena
Puck Pieterse corre su tutte le bici che possiede: dal cross alla strada e la mountain bike, senza apparenti interruzioni. In realtà, la Fenix-Premier Tech ha capito che la ragazzina (23 anni) ha dei grandi numeri dovunque e ha fatto un lavoro certosino di organizzazione dell’agenda.
«La squadra è bravissima a organizzare il mio calendario – sorride – per cui decidiamo tutti insieme dove correre. In questa campagna di primavera, ad esempio, ho corso un po’ meno per essere più fresca e finora ha funzionato. Oggi stavo bene, ugualmente però, quando ho visto Demi partire così presto, ho pensato “Ahi!”. Ho accelerato subito molto forte, poi ho dovuto rallentare perché non volevo piantarmi a metà salita. Quindi ho ripreso il mio ritmo, proprio come ha fatto lei, ma più veloce di me.
«Ho esitato al momento di lanciare lo sprint – riflette – poi mi sono messa con più impegno e ammetto che ci sono andata molto vicino. Ho pensato che ci fosse ancora un po’ di margine, ma la delusione è arrivata troppo presto. Diciamo che sono soddisfatta, perché oggi sul Muro mi sono spinta al massimo, quindi posso portare con me queste buone sensazioni fino a domenica».
L’iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14″ da Demi Vollering. La Liegi le si addice di più per lunghezza e dislivelloL’iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14″ da Demi Vollering. La Liegi le si addice di più per lunghezza e dislivello
La testa sulla Liegi
Demi Vollering è di ottimo umore e il pensiero della Liegi che ha già vinto per due volte le suggerisce di riguadagnare la via del pullman, parcheggiato ai piedi del Muro. La serata sarà riservata ai brindisi dopo aver regolato i conti con Puck Pieterse dai capelli rossi, da giovedì o più probabilmente da venerdì si comincerà a pedalare sulle strade della Doyenne.
«Sono davvero contenta che quest’anno sia andata bene – ammette Vollering – e di non avere rimpianti. Dopo il traguardo dell’anno scorso, pensavo che forse sarei dovuta partire prima, come se avessi aspettato un po’ troppo. E’ sempre una seccatura quando torno a casa con dei rimpianti, ma quest’anno credo di essere andata dritta al punto non appena ho sentito il bisogno di farlo. Sono molto contenta di averlo fatto e sono orgogliosa della squadra. Adesso scusate, ma devo andare. C’è da recuperare per la Liegi».
Kasia Niewiadoma vince la Freccia delle donne. Un attacco ai 150 metri e per Vollering e Longo Borghini si spegne la luce. Nel finale si rivede Cavalli
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OUDENAARDE (Belgio) – Indica la testa Demi Vollering, come se vincere un Giro delle Fiandre Women non fosse anche una questione di gambe. E oggi lei di gambe ne aveva davvero tante. Quasi troppe. Ma Demi è così: o tutto, tutto. O niente, niente.
La gara femminile scivola via secondo il copione più classico, con una fuga che parte abbastanza presto e nella quale c’è anche un bel po’ d’Italia, merito di Letizia Borghesi. E questa forse è la notizia più bella della giornata per i colori italiani.
Le ragazze si sono date battaglia sin da subito stabilendo, seppur di poco, la media più alta di sempre: 38,369 km/hLe ragazze si sono date battaglia sin da subito stabilendo, seppur di poco, la media più alta di sempre: 38,369 km/h
Determinazione Vollering
Dopo aver lasciato Anversa per la partenza degli uomini, ci siamo spostati a Oudenaarde, dove invece prendevano il via le donne. E guarda caso la prima atleta che abbiamo visto sfilare verso il foglio firma è stata proprio Demi Vollering. La campionessa europea non è mai particolarmente sorridente, a dire il vero, ma oggi appariva più cupa che mai.
Forse era solo iper concentrata, determinata. E con una voglia enorme di tornare a ruggire nelle corse più importanti, come qualche stagione fa. E soprattutto di farlo anche sulle pietre, quelle che contano di più.
Alla fine ci è riuscita. Ha corso “alla Pogacar”, tanto per fare un paragone, ma lei, rispetto allo sloveno, oggi è stata ancora più devastante.
«E’ andata diversamente da come ci aspettavamo – ha detto Vollering subito dopo il traguardo – sono davvero felice e molto orgogliosa di tutte le ragazze della squadra. Tutte si sono impegnate al massimo e sono grata a ognuna di loro».
Piccola riflessione: le sue parole sono state quasi un copia-incolla di quelle pronunciate proprio da Pogacar un’oretta prima.
La potenza di Demi Vollering, a nostro avvisa tornata muscolosa come un tempoSecondo Silvia Persico la FDJ-Suez ha scortato ottimamente VolleringIl podio finale del Fiandre Women 2026: 1ª Demi Vollering, 2ª Pauline Ferrand-Prevot a 42″, 3ª Puck Pieterse s.t.La potenza di Demi Vollering, a nostro avvisa tornata muscolosa come un tempoSecondo Silvia Persico la FDJ-Suez ha scortato ottimamente VolleringIl podio finale del Fiandre Women 2026: 1ª Demi Vollering, 2ª Pauline Ferrand-Prevot a 42″, 3ª Puck Pieterse s.t.
Finale pancia a terra
Secondo copione per certi aspetti, ma molto più movimentata per altri, è stata questa corsa femminile, visto che diverse protagoniste attese sono finite a terra. Tra queste una delle super favorite, Marlen Reusser, ma anche a Kim Le Court e Lorena Wiebes, cadute nelle prime fasi di gara e acciaccate nel finale.
La capitana della FDJ-Suez ha sferrato il suo attacco sull’Oude Kwaremont. «Sapevo che il Kwaremont mi si addiceva di più, perché era la salita più lunga. Ho dato il massimo nella prima parte, pensando: ora spingo più forte che posso fino alla fine e poi vediamo. Quando mi sono voltata ho capito di essere da sola. Da lì in poi ho sofferto moltissimo… ma ce l’ho fatta».
Tattica ideale per una scalatrice come lei, per chi ama salite più lunghe che richiedono sforzi prolungati.
Però la vittoria non era ancora in cassaforte. Vollering non aveva un vantaggio enorme, tuttavia si vedeva che aveva studiato il percorso alla perfezione. Nella breve discesa dal Paterberg ha pennellato le curve e sfruttato ogni millimetro di strada.
«Ho spinto forte fino alla fine. Avevo un po’ paura del tratto pianeggiante con tutto quel vento. Solo negli ultimi due chilometri, quando l’ammiraglia era dietro di me e ho visto Lars Boom (il suo direttore sportivo, ndr), ho capito che il distacco era buono e che potevo farcela. Ho lavorato per questo, inseguivo un sogno».
Dietro, Elisa Longo Borghini e Silvia Persico cercavano di chiudere su Pauline Ferrand-Prévot e Puck Pieterse per provare ad agganciare il podio con la loro compagna Karlijn Swinkels. Ma Backstedt e Kopecky hanno poi avuto la meglio.
Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini stremate all’arrivo. Hanno chiuso rispettivamente al settimo e ottavo postoSilvia Persico ed Elisa Longo Borghini stremate all’arrivo. Hanno chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto
Persico e Longo, che leonesse
Tuttavia, tornando ai colori italiani, non è tutto da buttare. Le due atlete della UAE Adq hanno dato tutto. Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini hanno lottato come due leonesse, ma non è arrivato il piazzamento sul podio.
«Purtroppo non è andata come speravamo, però abbiamo dato il massimo – ha detto Persico dopo l’arrivo – Elisa arrivava da due settimane non semplici, quindi va bene così e guardiamo alle prossime gare. Io alla fine non stavo male ed essere riuscita a dare tutto mi fa piacere». Ricordiamo che proprio a causa di un malanno stagionale, Longo Borghini aveva dovuto saltare la Sanremo, non certo l’avvicinamento migliore per una gara esigente come il Fiandre.
Mentre parla in zona mista, Silvia viene distratta da un monitor alle nostre spalle. «Stavo guardando il distacco da Demi. Si vedeva che pedalava bene. Tra l’altro le FDJ hanno corso molto bene: onore a loro».
Abbiamo dato tutto, ha detto Persico. Ed è inconfutabile. Mentre parliamo con lei, alle sue spalle passa proprio Elisa Longo Borghini. La campionessa italiana per un attimo si appoggia agli striscioni degli sponsor: è piegata in due e tossisce fortissimo. A quel punto con la stessa Persico ci guardiamo. Basta un cenno, un’intesa: «Ora vado con lei, credo abbia bisogno di aiuto», ci dice Silvia.
Si chiude così questo Giro delle Fiandre, con l’immagine delle due italiane che si allontanano insieme, mentre in sottofondo la voce dello speaker richiama a gran voce Demi Vollering, oggi davvero la numero uno. La speranza è che questo “sforzone” possa tornare utile per la Roubaix.
Un destino segnato? Forse, ma la bravura sta anche nel saperlo modellare. Celia Gery difficilmente avrebbe potuto fare qualcosa di diverso da quello che fa: correre in bicicletta. Ha iniziato a 8 anni, seguendo le orme di papà Pascal e di suo fratello Loris, che corre nello SCO Digione. Ma corrono anche la sua gemella Evan e sua sorella Perrine, nel VC Rambertois. Il nome Gery compare spesso negli ordini di partenza delle gare francesi. Ma a Celia non basta correre, lei vuole vincere. E lo fa spesso…
La Gery, qui all’Appennino, è nata il 4 gennaio 2006 a Talencieux, nell’ArdecheLa Gery, qui all’Appennino, è nata il 4 gennaio 2006 a Talencieux, nell’Ardeche
Due discipline amate allo stesso modo
Alla Gery piace il suo lavoro, è sempre piaciuto. Ha iniziato nell’offroad, all’AS Peaugres, correva in mountain bike e nel ciclocross, ma la prima ben presto l’ha messa da parte, quando ormai aveva appreso le giuste nozioni di guida, per dedicarsi alla strada, al ciclismo che conta e che vale una professione. Ma il ciclocross, quello non l’ha mai mollato: «Non chiedetemi di scegliere, non potrei farlo – ha dichiarato un giorno ai giornalisti sulla solita domanda di qual era il suo vero amore – amo entrambe le discipline in egual modo, anche se, a essere sinceri, il mio grande sogno è conquistare il titolo mondiale fra le elite del ciclocross».
I giornalisti. Celia non li ama molto, questo va detto. Le interviste la mettono a disagio, si sente sotto pressione molto più di quando è in sella, in un grande evento. Alcuni articoli usciti in passato non le sono piaciuti e anche quando è nella zona mista, nei grandi eventi dove la vittoria ha in questo senso un prezzo da pagare, fatica a rispondere. Un po’ per timidezza endemica, un po’ perché l’afflusso dei media per lei è pesante.
La Gery vanta nel ciclocross 2 titoli mondiali e 3 europei di categoria. E’ campionessa nazionale eliteLa Gery vanta nel ciclocross 2 titoli mondiali e 3 europei di categoria. E’ campionessa nazionale elite
In bici diventa una furia…
Vorrebbe passare invisibile, sotto silenzio, ma non è così facile quando collezioni maglie titolate una dopo l’altra e vinci corse in serie come tre tappe al Tour de l’Avenir oppure dai scacco matto a tutte ai mondiali in Rwanda, con l’aiuto delle sole due compagne di squadra inviate così lontano, senza neanche troppe illusioni. Nel descriverla, la miglior fotografia arriva dalla sua ex allenatrice Camille Chauvrin: «Una leonessa in bici, ma timida appena scesa». Ma quella timidezza non deve trarre in inganno perché nasconde una forza d’animo clamorosa e lo hanno capito molto presto, nel suo Paese.
Sin da quel giorno del 2024. Campionato francese juniores, la Gery è in fuga con Amandine Muller. Mancano 31 chilometri al traguardo, una vettura della carovana si muove senza la dovuta avvedutezza. Un urto, le due ragazze sono a terra. Celia neanche sta a pensare ai danni, alle botte. Vuole solo una bici per ripartire e quando lo fa, è una furia. Va a velocità doppia, le riprende tutte, vincerà con 3 minuti di vantaggio su tutte. Sinceramente, non vi ricorda qualcuno?…
In Rwanda ha sfruttato al meglio il lavoro della Bunel, vincendo pur con sole 2 compagne in garaLa Gery sul podio mondiale 2025, con la Chladonova sua rivale anche nel ciclocrossIn Rwanda ha sfruttato al meglio il lavoro della Bunel, vincendo pur con sole 2 compagne in garaLa Gery sul podio mondiale 2025, con la Chladonova sua rivale anche nel ciclocross
Neanche il dolore è riiscito a fermarla
Oppure quell’altro giorno. Ciclocross, Coupe de France a Pierric, dove la Gery vince nonostante una frattura al polso. Perché per lei è così, il dolore? Un ostacolo da superare, da non ascoltare, se c’è altro, così tanto altro in gioco: «Il ciclismo è stato la mia passione sin da subito, mi ha permesso di essere davvero me stessa. Fatico molto di più a stare ferma al banco di scuola che a farmi oltre 100 chilometri pedalando, è sempre stato così…».
Per questo non le pesa essere sempre sul pezzo. Tra ciclocross e strada, praticamente non si ferma mai. Il suo 2026 è iniziato con una grande sorpresa, la vittoria forse più inaspettata per lei, quella al campionato francese di ciclocross, gareggiando fra le elite, dando una severa lezione a una specialista di primo piano come Amandine Fouquenet, grande favorita della vigilia, staccata di 33” ricavati grazie alla sua pulizia nella guida perché i numeri dicono che la velocità era la stessa. All’arrivo il suo sguardo diceva tutto: «Mi sono sorpresa da sola” raccontava al suo entourage.
Al Tour de l’Avenir la Gery aveva vinto 3 tappe, finendo settima, dopo aver corso anche il Giro donneAl Tour de l’Avenir la Gery aveva vinto 3 tappe, finendo settima, dopo aver corso anche il Giro donne
A scuola dalla Vollering
Neanche il tempo di archiviare il bronzo mondiale U23, una medaglia con un fondo amaro, che si è tuffata nella stagione su strada e lo ha fatto senza paura, cogliendo subito una Top 10 ma soprattutto risultando protagonista in tutte le prove, soprattutto quelle WorldTour, anche al Giro dell’Appennino dove anzi il suo 4° posto nella volata vinta dalla Persico non appaga le sue ambizioni. Ora ha tutte le classiche nel mirino.
«Parto per la campagna del Nord con delle idee – ha affermato – ma non mi pongo troppi obiettivi se non dare sempre il meglio di me stessa. Quel che conta per me è il feeling con la FDJ-Suez che è ottimo. Ho in squadra un esempio come Demi Vollering e posso imparare molto da lei, anzi mi aiuta anche con l’inglese: all’inizio faticavo molto ma ora va sempre meglio e riesco a esprimermi».
Domenica la francese sarà in gara al Giro delle Fiandre, vinto nella sua versione per juniores nel 2023Domenica la francese sarà in gara al Giro delle Fiandre, vinto nella sua versione per juniores nel 2023
Barra puntata sul 2028 e l’America…
Il suo modello però è tutto tricolore, quella Pauline Ferrand Prevot della quale vuole ripercorrere le gesta, magari raccoglierne l’eredità a Los Angeles 2028 a cui non fa mistero di puntare con decisione, come anche al Tour de France: «Ma per poterlo fare devo crescere molto a cronometro. Il ciclocross mi ha reso più pungente, battagliera, ma devo migliorare in altre caratteristiche come ad esempio la resistenza alla velocità nelle corse contro il tempo. Ora faccio fatica a gestire quello sforzo che in una grande corsa a tappe ha un peso non indifferente. Ma datemi tempo, solo quello». E considerando i suoi 20 anni da poco compiuti, ne ha tutto il diritto…
Demi Vollering torna al Giro Women dopo 5 anni con l'obiettivo di vincerlo. Ne abbiamo parlato con Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez
Demi Vollering ha vinto il Giro d'Italia Women. La corsa ha ricevuto tutta l'attenzione che meritava, tecnicamente di informazione? Secondo noi no. Ecco perché
Due giorni fa, Ferrand Prevot è stata accolta in trionfo nel quartier generale della Visma. L'occasione per festeggiare e tornare anche sulla sua magrezza
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Quello alla Strade Bianche per Demi Vollering, reduce in questo avvio di stagione da quattro vittorie in quattro giorni di gara, si può considerare serenamente (e quasi letteralmente) un incidente di percorso. La strada imboccata per sbaglio nella classica senese seguendo una moto dell’assistenza neutra, che ha portato il gruppetto inseguitore in cui viaggiava la campionessa europea in una proprietà privata, non ha lasciato strascichi in casa FDJ United-Suez, che ha festeggiato ugualmente con la vittoria di Elise Chabbey.
Per Vollering è stato comunque un assaggio di ciò che troverà quando ritornerà in Italia per il Giro Womendopo aver corso tra le tante Fiandre, Amstel, Freccia Vallone e Liegi. Dell’argomento abbiamo parlato bussando alla porta diStephen Delcourt, general manager della formazione francese, avvalendoci della sua solita disponibilità.
Vollering vuole mettere la firma sul Giro Women per arricchire il suo palmares, poi punterà alla doppietta al Tour FemmesDelcourt attorno a Vollering prevede una formazione capace anche di animare la corsa in ogni tappaVollering vuole mettere la firma sul Giro Women per arricchire il suo palmares, poi punterà alla doppietta al Tour FemmesDelcourt attorno a Vollering prevede una formazione capace anche di animare la corsa in ogni tappa
Vollering avrà un calendario importante prima del Giro Women. Avete preso in considerazione anche la possibilità di partecipare a un numero minore di gare prima di partire per l’Italia?
Il programma di Demi è stato elaborato con molta attenzione. L’intenzione non è mai stata quella di accumulare il maggior numero possibile di gare, quanto piuttosto di migliorare progressivamente la forma fisica e la fiducia. Alcune gare servono a migliorare la condizione fisica, altre a sviluppare l’affiatamento e gli automatismi all’interno della squadra. L’obiettivo è semplice: arrivare al Giro con le giuste sensazioni e il giusto slancio collettivo.
Cosa prevede il programma di avvicinamento tra l’ultima gara e l’inizio del Giro? Altura o rifinitura a casa?
Tra l’ultima gara e il Giro, l’attenzione sarà rivolta alla messa a punto dei dettagli. Demi continuerà il suo lavoro specifico con il suo allenatore, che molto probabilmente includerà un periodo di lavoro in altura, al fine di arrivare al Giro con la massima freschezza possibile. A questo livello, spesso sono i piccoli dettagli a fare la differenza: il recupero, la precisione nell’allenamento, ma anche la mentalità con cui ti presenti alla linea di partenza.
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l’avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l’avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Il Giro Women si svolge un mese prima rispetto al passato. Questo ha influito sulla preparazione di Demi?
Sì, certo che ha un impatto. Quando una gara come il Giro Women cambia posto nel calendario, bisogna ripensare parte della pianificazione della stagione. Tuttavia abbiamo anticipato questo cambiamento abbastanza presto e adattato il programma in modo che Demi possa arrivare pronta al momento giusto.
Che tipo di squadra avrete al Giro Women? Saranno tutte al servizio di Vollering o porterete, ad esempio, anche Ally Wollaston per gli sprint?
Arriveremo al Giro con una squadra molto forte ed equilibrata attorno a Demi. Lei sarà la nostra leader per la classifica generale, ma vogliamo anche rimanere una squadra in grado di animare la gara. Elise Chabbey sarà con noi e ha già dimostrato di poter vincere, di poter creare pericolo in testa al gruppo e di essere una compagna fondamentale attorno a Demi nei momenti decisivi. In un Grande Giro, avere cicliste capaci di attaccare e creare movimento in gara è spesso importante quanto la pura forza.
Nel 2021 l’unica partecipazione di Vollering al Giro femminile: chiuse terza dietro le compagne Van der Breggen e MoolmanDemi al Giro ha ottenuto solo podi di tappa. Quest’anno punta a vittorie parziali e finaliNel 2021 l’unica partecipazione di Vollering al Giro femminile: chiuse terza dietro le compagne Van der Breggen e MoolmanDemi al Giro ha ottenuto solo podi di tappa. Quest’anno punta a vittorie parziali e finali
Quali avversarie temi di più e perché?
Elisa Longo Borghini è ovviamente una rivale formidabile e lo è ancora di più quando corre in casa, in Italia. Conosce perfettamente queste strade e riesce sempre ad alzare il suo livello nelle gare più importanti. Questo però è anche ciò che rende la sfida ancora più emozionante per noi. Gareggiare in Italia, contro le migliori cicliste del mondo, su strade che hanno tanta storia, conferisce sempre alla gara una dimensione molto speciale.
Vollering ha partecipato al Giro Women solo una volta nel 2021, classificandosi terza. E’ la favorita numero uno per la vittoria finale?
Demi è attualmente la numero uno al mondo, quindi naturalmente sarà tra le favorite, ma nel ciclismo moderno nulla è mai scritto in anticipo. Un Grand Tour è sempre un’avventura ricca di emozioni, strategia e momenti a volte inaspettati. Aggiungere il Giro Women al palmares di Demi sarebbe qualcosa di molto speciale per lei e per la squadra. Le nostre rivali avranno le stesse ambizioni e spero che questo Giro sia come l’ultima Strade Bianche: bello, imprevedibile e spettacolare.
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest’annoNel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest’anno
Il Tour Femmes resta il suo obiettivo principale?
Ovviamente è uno degli obiettivi principali della stagione. E’ diventato un evento incredibile che sta plasmando la storia del ciclismo femminile. Ma anche il Giro Women ha una storia, una cultura e un’identità uniche in questo sport. Per noi entrambe le gare sono davvero iconiche e correre per vincere entrambi questi Grandi Giri è una motivazione enorme.
Ritieni che Vollering sia cambiata rispetto all’anno scorso? Se sì, in che modo?
Sì, Demi continua a evolversi. Ha acquisito maturità, calma e leadership, ma ciò che è bello vedere è anche come la squadra cresca con lei. Ha un’aura incredibile all’interno del gruppo e trascina tutti quelli che la circondano. In un Grande Giro, questo tipo di energia collettiva può fare un’enorme differenza.
Per Delcourt l’avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionantePer Delcourt l’avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Vollering ha mostrato di apprezzare il fatto di correre in Italia. E’ così anche per la vostra squadra?
Per noi correre in Italia è sempre speciale. Il ciclismo è profondamente radicato nella cultura di questo Paese e queste strade sono ricche di storia. La grande partenza dall’Emilia-Romagna, regione che personalmente amo, creerà già di per sé un’atmosfera unica. E concludere con una salita mitica come il Colle delle Finestre promette un finale straordinario. Sono questi paesaggi, questa passione e questa cultura che rendono il Giro Women una gara così unica.
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