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Colnago C68, la nuova bici per un nuovo corso

21.04.2022
8 min
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Colnago presenta la C68, una sorta di capostipite per la maison lombarda, che vuole scrivere un’altro capitolo della sua storia. La C68 fa parte della generazione C, sinonimo di Colnago, Carbonio e Classe, di Cambiago. L’eccellenza delle biciclette in carbonio fatte a mano e di quell’estro che in pochi sono in grado di sfoggiare. La Colnago C68 è fatta a mano, come vuole la tradizione, ma dietro il mezzo meccanico c’è molto di più. La Colnago C68 non è l’evoluzione della C64.

Lo sterzo visto di fronte, con il suo design caratteristico, muscoloso e sagomato
Lo sterzo visto di fronte, con il suo design caratteristico, muscoloso e sagomato

Colnago C, la bicicletta che ha segnato il passo

La generazione C è stata la prima bicicletta con la forcella a steli dritti. La prima bicicletta ad avere una versione specifica per il pavé, ma la ricordiamo perché è stata la prima bicicletta da strada con i freni a disco. Colnago C, ovvero una famiglia di prodotti (arriveranno anche la all-road e la gravel) con una filosofia comune, ovvero quella di abbinare performances ed experience ciclistica. Una chiave di lettura attuale e proprio la C68 diventa il simbolo di questo concetto, facendo collimare storia, tradizione e futuro.

Colnago C e V, per due utenze diverse

Perché C68: il motivo è davvero semplice, ovvero si celebrano i 68 anni dalla fondazione della maison Colnago. Le bici che adottano il suffisso C, sono per molti un punto di arrivo e la massima espressione della bicicletta. La nuova C68 sfrutta nuove tecnologie produttive e di lavorazione del composito. Prima di entrare nel dettaglio è fondamentale fare un inciso. La famiglia C e quindi anche la C68, si distacca in modo netto dalla categoria V, che trova il suo apice nella V3Rs, la bici di Pogacar. La V è un’altra cosa, sinonimo di prestazioni massimizzate, dove non esiste il compromesso e la massima resa nelle competizioni è l’obiettivo principale. Le biciclette V sono in carbonio, sono costruite con la tecnologia monoscocca e fanno della rigidità un must.

La C68 non ha i foderi ribassati, soluzione invece utilizzata per la V3Rs
La C68 non ha i foderi ribassati, soluzione invece utilizzata per la V3Rs

C68, spariscono le congiunzioni esterne

La piattaforma C è sempre stata caratterizzata dalle congiunzioni esterne ai tubi. Questa soluzione non è utilizzata per la costruzione della C68. O meglio, le congiunzioni ci sono, ma sono interne ai profilati e la costruzione dell’intera bicicletta è fatta a pezzi. A tutti gli effetti si tratta di una struttura modulare, con lo stesso numero di parti della generazione C precedente. Ogni singolo profilato si innesta in quello precedente e diventa il naturale supporto del successivo. C’è solo il nodo sella che adotta una sorta di raccordo, paragonabile al passato. Il rinnovato metodo costruttivo offre maggiori possibilità di personalizzazione della geometria e al tempo stesso, con le sette taglie a catalogo (ottimizzate per l’impiego con pneumatici da 28 millimetri di sezione), si copre un range maggiore di reach e stack (facendo un accostamento con il passato). I tubi sono incollati, poi fasciati in maniera unica e specifica. Ogni telaio è fatto a mano ed è necessaria una giornata lavorativa per ogni frame, compresa la cottura del composito per consolidare la struttura e la verniciatura. Tutto hand made in Cambiago.

I vantaggi di questa costruzione

C’è un migliore controllo della della laminazione del tessuto composito, a tutto vantaggio di un prodotto finito di qualità superiore, se paragonato con il precedente. Maggiore efficienza produttiva, considerando l’elevato target e le aspettative della clientela che acquista una Colnago, fattore per nulla secondario. Dal punto di vista prestazionale c’è una maggiore rigidità della zona dello sterzo e della scatola del movimento centrale (che ora diventa T47). Tra le novità c’è anche la forcella, che torna ad avere uno stelo tondo e si abbina con un design specifico della serie sterzo, studiato per facilitare il passaggio interno dei cavi e la manutenzione. In questa zona sono impiegati i cuscinetti CeramicSpeed SLT da 1”1/4, garantiti a vita. In fatto di numeri (dichiarati), abbiamo un telaio che pesa (grezzo) 925 grammi (diventano 935 nella versione carbon-titanium) nella taglia 48,5.

Anche con i raccordi in titanio

Dal punto di vista dell’impatto estetico abbiamo un mezzo elegante e moderno al tempo stesso, raffinato e mai troppo esile, con quel tocco aerodinamico della tubazione obliqua. E’ in linea con le richieste attuali del mercato ed è da considerare una bicicletta per gli appassionati, ma che non lascia nulla al caso quando si tratta di spingere sui pedali. Le versioni disponibili sono due, quella carbon (con sette taglie a catalogo ed a richiesta disponibile con misure personalizzate) e quella super esclusiva carbon-titanium (con il suffisso Ti). Quest’ultima ha delle parti in titanio stampate 3D e si orienta principalmente alla customizzazione della taglia.

Ci sono due kit telaio, uno “tradizionale” carbon (5650 euro) e uno carbon-titanium (6600 euro), con la possibilità di personalizzare la colorazione tramite il configuratore (1200 euro in aggiunta). Le C68 carbon complete sono tre e tutte con allestimenti top level, Campagnolo (15770 euro), Shimano (14065 euro) e Sram (13260 euro), alle quali sono abbinati i set di ruote dei rispettivi portfolio. E poi i tre allestimenti per le C60Ti: 16780, 15225 e 14205 euro. La C68 sarà disponibile anche per rim brake.

Nuovo manubrio CC.01

Il nuovo manubrio integrato è prima di tutto il sinonimo di un’ampia compatibilità che accomuna l’ultima generazione delle Colnago e ne fa parte anche il reggisella con forma a D. La Colnago C68 è disponibile con un cockpit full carbon, completamente monoscocca. Collima perfettamente con la battuta superiore del tubo sterzo, compatibile anche con gli stem ACR. Disponibile in 16 combinazioni, tra lunghezza dello stem e larghezza della piega, ha la particolarità di avere un flair leggermente pronunciato nella parte bassa della piega, ovvero una sorta di svasatura verso l’esterno della bici.

Tradotto in numeri, se nella parte alta il valore della larghezza corrisponde a 41 centimetri, in quella bassa si arriva a 43. Ne guadagna la stabilità della bici, nelle fasi di guida tecnica ed aggressiva. Le quote della piega ci dicono di un reach leggermente più lungo (rispetto alla media del mercato attuale) e un drop compatto. Infine l’angolo dello stem di 84°. Il valore alla bilancia dichiarato è di 310 grammi nella combinazione 410/110 millimetri. Ha un valore aggiunto non da poco che è legato al mini-tool inserito nel cap della serie sterzo e si innesta nello stelo della forcella. La C68 è comunque compatibile con gli stem cha hanno un diametro del collarino di 31,8 millimetri.

C’è la tecnologia Blockchain

Al di sotto del portaborraccia, quello del tubo obliquo, è posizionato un tag di matrice NFC, scansionabile con il telefonino. Il passaporto digitale della bicicletta, che permette di tracciare il prodotto dalla sua nascita e lungo tutto il suo percorso e non si può modificare. Fondamentale per eliminare il problema delle contraffazioni e per tenere una memoria precisa delle specifiche tecniche. E’ utile per mantenere inalterato nel tempo il valore della bicicletta, considerando che una bici Colnago è per molti anche un oggetto da collezione. E’ un’applicazione che troveremo sempre più spesso in futuro e che permette in un certo senso di sancire il valore della bicicletta, grazie ad una vera e propria notarizzazione.

Colnago

Pogacar e i freni: facciamoci spiegare come li sceglie

12.10.2021
4 min
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Quando anche le scelte tecniche diventano guerre di religione, si rischia di perdere l’obiettività. Con i freni a disco ormai è così. Perciò quando ci si rende conto che Pogacar vince il Lombardia con i freni di una volta, le fazioni si rianimano. Eppure, andando a vedere, Tadej usa bici montate con entrambi i sistemi frenanti (rim-brakes e appunto disc-brakes: freni sul cerchio e freni a disco) e vince lo stesso. Allora chi meglio del vincitore di due Tour può spiegarci il perché della sua scelta?

Scelte diverse

Basta voltarsi indietro di poche corse e ci si accorge che alla Tre Valli Varesine, sulla Colnago V3RS dello sloveno facevano bella mostra di sé i freni a disco. Pioveva e il percorso non presentava salite particolarmente impegnative (secondo i suoi standard, ovviamente). Nel giro di pochi giorni invece, proprio al Giro di Lombardia, la sua bici era tornata indietro ai freni di una volta. Al Tour stessa storia. Nella tappa vinta sotto la pioggia a Le Grand Bornand i freni a disco, in quella sul col du Portet i freni tradizionali.

Alla Liegi, ripida e asciutta, corre e vince con freni a disco
Alla Liegi, ripida e asciutta, corre e vince con freni a disco

Quasi 300 grammi

Sembra che la cosa lo diverta e probabilmente ha ragione lui. Il rapporto fra Pogacar e la bici è improntato a una sola regola: deve essere leggera.

«Il peso è molto importante per me – ci ha detto ieri – perché sulle salite il valore che comanda è il rapporto watt/chilo e io non sono di sicuro il corridore più leggero del gruppo (Tadej pesa 66 chili, ndr). Fra le due bici montate diversamente, la differenza è di 300 grammi. Molto, se pensate che per abitudine mi concentro molto sui dettagli. Anche la scelta delle scarpe con i lacci, ad esempio, che alla Vuelta del 2019 usavo solo io mentre ora in gruppo se ne vede già una decina, sono certamente molto belle, ma anche superleggere».

Al Tour, sul Col du Portet, usa freni tradizionali e vince
Al Tour, sul Col du Portet, usa freni tradizionali e vince

Ruote leggere

Torniamo però ai freni, punto caldo della storia, per capire se esista un criterio in base al quale Tadej scelga l’uno o l’altro. Se preferisca un sistema o l’altro quando piove, se ci sono discese difficili…

«In alcune corse – ha spiegato – abbiamo l’opzione di usare una bici o l’altra. A me piacciono entrambe e così prima del Lombardia mi sono lasciato guidare dall’istinto. Ho pensato che soprattutto nel finale c’erano due salite molto ripide e nel finale magari avrei potuto provare un’azione. Così ho pensato che sarebbero servite le ruote più leggere e quelle le hai soltanto con i freni normali. Non mi faccio condizionare dal meteo, i due sistemi per me vanno bene anche se piove. Comanda il peso. Per questo ho scelto di lasciare sul camion la bici con i dischi».

Tour 2021, Le Grand Bornand: piove, attacca da lontano, guadagna quasi 4 minuti con freni a disco
Tour 2021, Le Grand Bornand: piove, attacca da lontano, guadagna quasi 4 minuti con freni a disco

Un fatto di testa

A questo punto però la curiosità da utente ci porta a chiedergli se per lui sia così facile passare da una frenata all’altra, dato che la risposta della bici all’azione frenante è piuttosto diversa. La sua risposta fa pensare a quanto tutto gli riesca facile e la naturalezza con cui vive il suo feeling con la bici e con lo sport.

«La differenza c’è – ha risposto – ma non trovo che cambiare sia tanto difficile. Ne ho una montata con i dischi in Slovenia e una con i freni normali a Monaco, così mi alleno indistintamente con l’una e con l’altra. L’importante è avere la concentrazione di ricordarsi quale sto usando. Bastano due pinzate per riprendere le misure e poi si va tranquilli».

Potendo scegliere, i freni sono come le gomme: si cambiano a seconda dei percorsi e tutto sommato il discorso ha la sua logica. Aveva freni a disco alla Liegi, ad esempio, dove le pendenze estreme non mancano. Ha usato un sistema e l’altro, assecondando le sue sensazioni e a tratti le esigenze dello sponsor. Con estrema naturalezza, come fanno i campioni.

Casa Colnago, tre giorni dopo la fine del Tour. Nasce tutto qui

22.07.2021
7 min
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Tre giorni dopo la fine del Tour, mentre Pogacar aveva appena messo piede sul suolo giapponese per la sfida delle Olimpiadi, le bici della conquista francese varcavano nuovamente i cancelli di Cambiago da cui erano partite circa un mese prima. Che cosa rappresenti per Colnago la conquista di quel simbolo giallo è il motivo della nostra visita, in un misto di curiosità professionale e stupore infantile nella fabbrica dei balocchi. E così, in una mattina torrida come ogni santo giorno da qualche settimana a questa parte, anche noi abbiamo varcato quell’uscio di metallo che immette direttamente nell’officina dell’azienda lombarda.

Ad accoglierci, Alessandro Turci, che da anni lavora in Colnago nel settore delle comunicazioni, e il Brand Manager Alessandro Colnago. Manolo Bertocchi, Direttore Marketing dell’azienda, arriva con un fantastico cappellino da ciclista ben calzato sul capo, mentre poco più tardi ci raggiungerà Nicola Rosin, il nuovo Amministratore Delegato.

Le tre bici di Tadej

La possibilità di… giocare con le tre bici rientrate da Parigi è un privilegio cui non rinunciamo, per cui la prima parte della visita se ne va toccandole, inquadrandole, respirandole, ammirandone i dettagli. Sono tre V3Rs, la bici con cui stanno correndo tutti i corridori del Team Uae Emirates, di cui vi abbiamo già raccontato in varie occasioni, anche chiedendo un parere a Matteo Trentin che l’ha usata e la userà ancora per le battaglie d’un giorno. Ma queste portano i colori delle maglie del Tour indossate dal principe sloveno. La bianca, la gialla e quella a pois, realizzata ma mai utilizzata a causa della sovrapposizione dei primati.

Nell’officina, in un angolo dedicato, stanno prendendo forma invece le V3Rs ufficiali del Tour, nere, gialle e con le grafiche della Grande Boucle. Pare che appena sia uscita la news che le annunciava, le prenotazioni siano esplose. Ne saranno realizzate soltanto 108, avrebbero potute farne ben di più.

Poche ore dopo la fine del Tour a Parigi, lo sloveno era sulla via di Tokyo
Poche ore dopo la fine del Tour a Parigi, lo sloveno era sulla via di Tokyo

Progetti e scaramanzie

Questa volta era tutto pronto. La previsione che Pogacar potesse farlo ancora era nell’aria, di conseguenza Colnago ha chiesto uno sforzo ai partner tecnici affinché fornissero i loro componenti per allestire bici con livree diverse. Anche per mettere in produzione la V3Rs Capsule Collection, la raccolta delle tre bici che abbiamo avuto il piacere di incontrare venendo in azienda e che saranno in vendita per i tifosi del campione sloveno, prodotte prima ma svelate soltanto a fine Tour: non poteva essere altrimenti.

«L’anno scorso – dice Bertocchi – la vittoria fu inaspettata. Noi non c’eravamo ancora, ma il fatto che Tadej prese la maglia alla fine, nell’ultima crono, impedì di studiare chissà quali strategie. Quest’anno dopo la prima settimana invece si è capita l’aria e abbiamo iniziato a programmare le nostre strategie, pur facendo le dovute scaramanzie. Se al posto di Roglic fosse caduto Tadej, saremmo qui a parlare di niente. E volendo fare un’annotazione su di lui, è incredibile quanto fosse calmo, nonostante avesse vinto il Tour. Era lui che versava da bere agli altri. Avendo vissuto gli anni di Armstrong e dei suoi comportamenti, Pogacar è davvero un altro mondo».

Un ciclo di interesse

Rosin entra e viene a sedersi. Proviene dal mondo delle selle, la sua nomina in Colnago circolava, ma è stata a lungo tenuta riservata, in quella fase di acquisizione dell’azienda a parte del Fondo Chimera, per evitare speculazioni e permettere alla nuova dirigenza di entrare bene nel ruolo. Nei primi minuti osserva, lascia parlare, poi si unisce al discorso con il piglio del dirigente e la passione del tifoso che anima o dovrebbe animare chiunque faccia parte di questo mondo fantastico che è il ciclismo.

«Vincere il Tour – dice – avrà una ricaduta importante, anche se almeno per i prossimi 12 mesi il business sarà limitato dal Covid. Questo non ci impedirà di mettere in atto strategie di branding, perché ci siamo resi conto che questo personaggio acqua e sapone piace e costituisce un trend molto interessante. La stagione finora è veramente piaciuta a tutti. C’è gente che è tornata a seguire le corse grazie a questi giovani portentosi. Io per primo, che magari prima seguivo nelle occasioni principali, mi sono ritrovato a segnarmi gli orari della Tirreno-Adriatico, per osservarli all’opera. Si è aperto un ciclo di interesse e noi siamo avvantaggiati».

Made in Italy, ecco come

Con Manolo si era già parlato di quanto si volesse far passare il concetto di biciclette Made in Italy, ma ora il passo è ulteriore: «C’è tanta Italia in queste biciclette – dice – la visione del progetto è italiana al 100 per cento e non starei a parlare di rivincita del Made in Italy, semmai di riaffermazione. E quando da dicembre vedranno la luce i nuovi prodotti, si vedrà quello di cui parliamo da un po’».

Il concetto viene ripreso da Rosin, con un’annotazione che spazza via provvidenzialmente un certo modo di fare affari e apre la porta sul nuovo che necessariamente avanza.

«Siamo in un business molto esigente – dice – in cui il prodotto deve essere di alta qualità. Ci sono stati anni in cui in nome del Made in Italy sono state vendute produzioni che non ne erano assolutamente all’altezza. Il tempo dello “story telling” è stato sostituito dalla necessità dello “story being”: più sostanza che forma. E sopra all’alta qualità, ci appoggiamo il fatto che sia Made in Italy. E a quel punto queste tre parole assumono il significato di un lusso aggiunto».

Ricerca di verità

La chiusura è con Manolo Bertocchi, che ribadisce parole che sentirete anche nella video intervista di Rosin: la ricerca di verità.

«Dobbiamo raccontare le cose come stanno – dice – far capire che è nato tutto fra queste mura. I prodotti di Cambiago sono studiati e realizzati o assemblati a Cambiago. Questo Tour e ogni altra conquista sono il frutto del lavoro di tutti, dalla segretaria che risponde al telefono per finire sul gradino più alto del podio di Parigi con Pogacar. Per questo ieri sera siamo stati a cena tutti insieme. C’erano tutti gli uomini della Colnago. Il Tour lo abbiamo vinto tutti. Tutti abbiamo fatto i salti mortali. E quella bici gialla, che è proprio quella di Parigi, alla fine della stagione andrà a casa di Tadej. E’ giusto che alla fine un pezzetto di questa storia rimanga con lui per sempre».

Colnago celebra Pogacar con la V3Rs Capsule Collection

19.07.2021
4 min
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L’edizione 2021 del Tour de France ha visto il trionfo di Tadej Pogacar capace di conquistare per il secondo anno di fila non solo la maglia gialla, simbolo del vincitore del Tour, ma anche la maglia bianca di miglior giovane e quella a pois di leader degli scalatori. E lo ha fatto in sella ad una Colnago V3Rs.

Con Pogacar vince anche Colnago

Come detto, con lo sloveno sugli Champs-Élysées ha trionfato per il secondo anno di fila anche Colnago, eccellenza italiana conosciuta in tutto il mondo. Per celebrare questo nuovo prestigioso trionfo, l’azienda di Cambiago ha presentato proprio oggi la V3Rs Capsule Collection formata da tre biciclette ispirate alle tre maglie conquistate da Tadej Pogačar al Tour de France.

Da oggi è possibile acquistare la stessa bicicletta utilizzata sulle strade di Francia dall’ultimo vincitore della Grand Boucle scegliendo fra una delle seguenti tre versioni: con livrea giallo-nera dedicata alla maglia gialla simbolo del leader della classifica generale e vincitore della corsa; con livrea bianca a pois-nera, ispirata alla maglia a pois di miglior scalatore della Grand Boucle; con livrea bianco-nera, ispirata alla maglia bianca di miglior giovane della corsa a tappe francese.

Al momento dell’acquisto, a seconda della versione scelta, si riceverà in dono la maglia originale corrispondente autografata da Tadej Pogacar, completa di loghi UAE Team Emirates e degli altri sponsor della squadra. 

Un binomio vincente

Tadej Pogačar, fresco vincitore per il secondo anno di fila del Tour, ha voluto sottolineare il forte legame che lo lega a Colnago: «Una delle cose che mi piace di più quando ottengo buoni risultati al Tour sono le bici speciali che Colnago prepara per me. L’attenzione ai dettagli è davvero unica. Corro in sella a Colnago da quando sono passato professionista. Quando ripenso ad alcune delle mie più grandi vittorie mi vedo sempre in sella a una Colnago. Sono felice di far parte della straordinaria storia di questo marchio e che altri ciclisti possano condividere la mia esperienza con queste tre bici speciali che celebrano tre maglie altrettanto speciali».

Nicola Rosin, amministratore delegato Colnago, esprime così la sua soddisfazione per il recente trionfo al Tour: «Quale occasione migliore che la celebrazione di un trionfo come quello di Tadej e della UAE Team Emirates al Tour de France per il lancio di una collezione esclusiva e unica di biciclette bellissime. La chicca della maglia autografata rende l’esperienza dell’acquisto di queste Colnago ancora più speciale».

Pogacar in maglia a pois sui Campi Elisi. Lo sloveno è stato anche il re della montagna
Pogacar in maglia a pois sui Campi Elisi. Lo sloveno è stato anche il re della montagna

V3Rs, il top Colnago

Effettuando l’acquisto si potrà entrare in possesso di una versione davvero unica della V3Rs, top di gamma firmato Colnago. Si tratta di un monoscocca ultraleggero e aerodinamico dal peso di appena 790 grammi in taglia 50s versione disc grezza (con le parti metalliche collocate e incollate). L’integrazione totale dei cavi, che passano all’interno dell’attacco manubrio e del pivot della forcella, conferisce all’intera bicicletta un look esteticamente impeccabile.

Come ogni Colnago che si rispetti, anche la V3Rs si caratterizza per un montaggio di assoluta qualità a partire dal gruppo Campagnolo Super Record Eps Disc a 12 velocità. Sempre di Campagnolo sono anche le ruote Bora Ultra WTO db con finitura C-LUX abbinate al copertoncino Vittoria Corsa. Deda Elementi firma la piega manubrio con il modello Alanera, un monoscocca in fibra di carbonio. Chiude la componentistica tutta made in Italy la sella Prologo Scratch M5 Nack. Chicca finale il portaborraccia in carbonio firmato Colnago.

Il prezzo suggerito al pubblico è di 14.090 euro.

Colnago

Bici di Pogacar a dieta: il manubrio Alanera perde 30 grammi

27.06.2021
4 min
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Anche se manca ancora la prova, cioè manca il riscontro delle tappe di montagna, pare che nel momento in cui il Uae Team Emirates avrebbe deciso di spostare tutti i corridori sulle bici con freni a disco, in Colnago si sia svolta una riunione fra tutti i fornitori di componenti, dal gruppo al manubrio, perché il peso finale della bici fosse il più vicino possibile a quello della bici con rim brakes.

Doppi freni

Una delle caratteristiche dello squadrone di Gianetti è infatti da alcuni mesi la possibilità per i corridori di adottare bici con entrambi i tipi di freno, in funzione del percorso. Il tema era saltato fuori al Tour of the Alps e poi anche al Giro d’Italia, con la necessità tuttavia per i meccanici di portare via il doppio delle ruote. Al Tour in apparenza si è optato per i freni a disco. Per cui se da Colnago fanno sapere che il telaio non è stato toccato, fra i componenti che di sicuro hanno subito una cura dimagrante (per la bici di Pogacar, il più fissato col peso) c’è il manubrio integrato Deda Alanera.

«Avevamo già in mente di fare qualcosa del genere – spiega Gianluca Cattaneo, direttore commerciale di Deda – ma facendolo prima del Tour siamo andati anche incontro alle esigenze della squadra. Abbiamo fatto ricorso a una fibra di carbonio ugualmente ad alto modulo, ma diversa, con una resina speciale che permette di compattare lo spessore. Dall’altra parte, abbiamo studiato una laminazione che potesse portare all’obiettivo di ridurre ogni grammo in eccesso».

L’Alanera di Pogacar pesa 30 grammi in meno nella misura 42 c/f (attacco da 12)
L’Alanera di Pogacar pesa 30 grammi in meno nella misura 42 c/f (attacco da 12)

Distribuzione dei pesi

Non si riduce il peso e basta, anche se il corridore in oggetto è leggerissimo e in tempi remoti, quelli in cui si bucavano i reggisella per risparmiare qualche grammo, si sarebbero messe a punto soluzioni anche più estreme.

«Il ragionamento – prosegue Cattaneo – è partito dalla distribuzione dei pesi e dalle parti in cui c’erano margini di miglioramento. Non è stato un percorso rapidissimo. La squadra sarebbe stata contenta di riceverlo prima, ma abbiamo voluto essere certi dell’affidabilità. In pratica il 7 giugno, che era di lunedì, è venuto Archetti a prendere il manubrio. Ha viaggiato. Il martedì lo ha montato sulla bici e Tadej ha cominciato così (e vinto) il Giro di Slovenia».

Orgoglio italiano

Cattaneo lo dice chiaramente e ne va fiero: s’è voluto fare un lavoro di questo tipo anche per dimostrare che il Made in Italy è ancora un valore aggiunto.

«Si sente dire che soltanto certi marchi americani – ammette – siano capaci di interventi del genere, abbiamo tenuto a farlo perché questa spinta del mercato non sia effimera e si traduca in una bella iniezione anche per le aziende italiane. Il fatto di prenderci il tempo per le verifiche era necessario, anche se di solito ci teniamo un 25 per cento sopra gli standard ISO, quindi i 30 grammi che abbiamo risparmiato su Alanera non inficiano minimamente la sicurezza e semmai accrescono il comfort, dato che il manubrio risulta essere leggermente più flessibile».

Nove esemplari

Per vedere in produzione il manubrio Alanera nella versione più… magra ci sarà da aspettare ancora un po’.

«Difficile dire quando – dice  Cattaneo – le attuali richieste di Alanera dal mercato eccedono di due volte la nostra capacità produttiva e non ci permettono a breve di introdurre in produzione la nuova versione. Ovviamente l’investimento e lo sviluppo fatti per il team porteranno benefici anche alla produzione di serie dei prossimi anni. Per ora sono stati realizzati 9 pezzi, tutti per Pogacar. Un manubrio dalle misure abbastanza standard, con attacco da 12 e larghezza da 42, che trattandosi di Deda è come avere un 40 centro/centro. La bici completa è di poco superiore ai 6,8 chili. Nel 2020 il Tour è andato alla grande. Vediamo come andrà a finire quest’anno».

Matteo Trentin Giro delle Fiandre 2021

Colnago V3Rs alla prova di Trentin: andiamo a vedere

01.06.2021
4 min
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Uno dei corridori che ha cambiato squadra rispetto al 2020 è Matteo Trentin, che sta preparando in sella alla sua Colnago V3Rs la seconda parte di stagione. Lo abbiamo contattato per farci raccontare come si trova con la sua nuova bicicletta e quali sono le sue scelte tecniche.

Una sola bici

Una cosa che abbiamo notato è che l’UAE Team Emirates fino allo scorso anno aveva in dotazione due modelli di bici Colnago: il V3Rs e il C64. Ma nella stagione in corso non abbiamo più visto i corridori della formazione degli Emirati Arabi usare il C64.
«Quest’anno usiamo solo il V3Rs – ci risponde subito Matteo Trentin – abbiamo visto che è una bicicletta molto prestazionale, che piace a tutti e allora si è optato per tenere solo questo modello».

La Colnago V3Rs in dotazione all'UAE Team Emirates
La Colnago V3Rs in dotazione all’UAE Team Emirates
La Colnago V3Rs in dotazione all'UAE Team Emirates
La Colnago V3Rs in dotazione all’UAE Team Emirates

La migliore per le classiche

In effetti la Colnago V3Rs è un telaio monoscocca in carbonio dal peso di 790 grammi in taglia 50s con delle geometrie pensate per massimizzare le prestazioni di chi ci pedala. Ma come ci si è trovato un corridore da classiche come Trentin?
«Mi sono trovato subito molto bene, è una bella bicicletta – ci dice il campione trentino – devo dire che la trovo molto comoda ed è la bici con cui mi sono trovato meglio per affrontare gare come le classiche del Nord».

Matteo Trentin in azione alla E3 Saxo Bank
Matteo Trentin in azione alla E3 Saxo Bank
Matteo Trentin in azione alla E3 Saxo Bank
Matteo Trentin in azione sul Paterberg alla E3 Saxo Bank

Trentin e i tubolari

Le parole di Matteo Trentin confermano la validità del lavoro fatto dai tecnici Colnago che hanno abbassato il movimento centrale in modo da avere un baricentro più basso e favorire la stabilità e la guidabilità della bicicletta. Inoltre, sulla V3Rs è possibile montare pneumatici fino a 28 millimetri di larghezza. E a proposito di pneumatici abbiamo chiesto a Trentin cosa usa.
«Io preferisco i tubolari – ci dice – perché secondo me sono più performanti, mi danno una sensazione migliore in termini di guidabilità, però devo dire che è soggettivo. In squadra eravamo in due con i tubolari e tutti gli altri con i tubeless».

Freni a disco

E se i tubeless sono una nuova tendenza che si sta affermando nel mondo strada, i freni a disco sono ormai una realtà, anche se nell’UAE Team Emirates è ancora possibile scegliere quali freni usare.
«La questione dei freni è solo legata al peso. A me, che non sono uno scalatore, non interessa molto e nonostante io sia uno affezionato ai freni tradizionali – ci spiega Trentin – avere tutti lo stesso tipo di freni è importante in caso di cambio ruota. In squadra sono prevalsi i freni a disco e io ho battezzato questa scelta – e poi aggiunge – devo dire che Campagnolo ha un’ottima frenata con i dischi».

Il manubrio e l'attacco Vinci usati da Trentin
Il manubrio e l’attacco Vinci usati da Trentin
Il manubrio e l'attacco Vinci usati da Trentin
Il manubrio e l’attacco Vinci di Deda Elementi utilizzati da Matteo Trentin

Attacco e manubrio separati

Spesso vediamo i corridori dell’UAE Team Emirates con il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi, ma Trentin ha effettuato una scelta diversa.
«Ho preferito montare il manubrio e l’attacco Vinci, sempre di Deda Elementi. I motivi sono due. Il primo è che il telaio della V3Rs nella mia misura ha un tubo sterzo un po’ alto e con l’Alanera rimanevo 2 centimetri più alto. Mentre con un attacco Vinci negativo sono riuscito a trovare la posizione corretta. L’altro motivo è che la curva del manubrio Vinci ha delle misure più tradizionali che io preferisco». Ricordiamo che il manubrio Vinci Shallow, la versione che monta Trentin, è in carbonio con l’attacco in alluminio e permettono la completa integrazione dei cavi grazie al sistema dcr (deda internal cable routing).

Campagnolo Bora One
Le Bora One di Campagnolo
Campagnolo Bora One
Le ruote Bora One di Campagnolo

Sella larga e corta

Per quanto riguarda la sella, l’UAE Team Emirates viene equipaggiato da Prologo e Matteo Trentin ha optato per un modello nuovo.
«Sto usando la nuova sella che ha una larghezza di 147 millimetri ed è un po’ più corta. A dire la verità mi sono meravigliato di essermi trovato bene con una sella corta, anche se questa non è come altre selle corte che sono derivate da discipline diverse, tipo il triathlon o le cronometro. Questa è frutto di un progetto che è nato specificatamente per la bici da strada e mi sono trovato subito a mio agio». La sella a cui si riferisce il corridore dell’UAE Team Emirates è la nuova Scratch M5 Space che ha una lunghezza di 250 millimetri.

Ruote Campagnolo, una garanzia

Per finire un’occhiata alle ruote.

«Uso le Bora One che sono davvero ottime, d’altronde le ruote Campagnolo sono una garanzia, sono sempre state fra le migliori».