Felice Gimondi, Marco Pantani, Tour 1998

Tour, una corsa poco italiana? Guardiamo i numeri

24.06.2021
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Il Tour del ritorno all’estate, il Tour della rivincita slovena Pogacar-Roglic, il Tour del minimo di presenze italiane da anni a questa parte. A due giorni dal via la Grande Boucle si sofferma a contare i suoi numeri, in attesa che le ruote inizino a dare i loro verdetti in un’estate infuocata che avrà un’appendice destinata a pesare, visto che solo 6 giorni dopo l’arrivo a Parigi ci si giocherà l’oro olimpico dall’altra parte del mondo.

Andiamo per ordine: Tadej Pogacar va a caccia del bis consecutivo, un’impresa che al Tour non è certo infrequente. Il primo a riuscirci fu Lucien Petit Breton, nel 1907 e 1908. Da allora ben 11 corridori hanno compiuto lo stesso iter, qualcuno come Bernard Hinault riuscendoci due volte (1978-79 e 1981-82), qualcun altro andando anche oltre, come Chris Froome autore di un tris e Jacques Anquetil, Eddy Merckx e Miguel Indurain arrivati al poker consecutivo. Armstrong andò anche oltre, ma sulla sua carriera come noto è stato passato un deciso colpo di spugna…

Chiappucci Tour 1992
Chiappucci pur senza vincere il Tour è rimasto nel cuore dei francesi, per la doppia maglia a pois
Chiappucci Tour 1992
Chiappucci pur senza vincere il Tour è rimasto nel cuore dei francesi, per la doppia maglia a pois

Da Bottecchia a Pantani, 10 grandi colpi

Uno della “magnifica dozzina” era italiano, Ottavio Bottecchia, primo nel 1924 e 1925 e soprattutto primo italiano a vincere la Grande Boucle. Bottecchia era un corridore che agiva in Francia, era quasi ritenuto uno di casa, ben diverso il discorso quando iniziarono ad arrivare i campioni da questa parte delle Alpi, come Bartali (1938-48), Coppi (1949-52), Nencini (1960), Gimondi (1965) fino ai più recenti trionfi di Pantani nel ’98 e Nibali nel 2014, ultimo italiano a salire sul podio agli Champs Elysees.

Proprio considerando il podio, le 10 vittorie si uniscono ai 15 secondi e 15 terzi posti, quindi i successi rientrano in una congrua media matematica.

Il Tour non è fra le manifestazioni sportive francesi più favorevoli ai nostri colori, considerando che in altri sport vige da quelle parti il detto “la course des italiens”. Molto dipende anche dalla partecipazione.

Petacchi Tour 2010
Due sole vittorie italiane nella classifica a punti: una per Petacchi, trionfatore nel 2010
Petacchi Tour 2010
Due sole vittorie italiane nella classifica a punti: una per Petacchi, trionfatore nel 2010

Le firme di Bitossi e Petacchi

Con 9 presenze italiane sparse per vari team, torniamo a contingenti nazionali che ricordano fortemente gli anni Ottanta, quando squadre e corridori nostrani privilegiavano il Giro e le partecipazioni in Francia erano ridotte al minimo. Nel nuovo secolo mai si era scesi alla singola cifra, ma non essendo presenti team italiani la cosa ha un suo perché.

Abbiamo detto che il Tour è sempre stato poco italiano, ma è davvero così? la maglia verde della classifica a punti è stata vinta solo da due italiani, Franco Bitossi nel 1968 e Alessandro Petacchi nel 2010. Quella a pois del miglior scalatore ha registrato 14 successi azzurri, da Bottecchia negli anni dei suoi trionfi a Claudio Chiappucci nel 1991 e ’92.

Gli italiani più combattivi

Quella bianca di miglior giovane ha visto 5 successi italiani (Moser nel ’75, Pantani nel ’94 e ’95, Basso nel 2002, Cunego nel 2006), ma non vanno dimenticati i 6 premi alla combattività conquistati da Gimondi nel ’65, Ghirotto nel ’93 seguito l’anno dopo da Poli, Chiappucci sempre nel ’91 e ’92 fino ad Alessandro De Marchi che mise la sua firma nel 2014.

Azzini Tour 1910
Una foto-documento: al centro Ernesto Azzini dopo la sua vittoria alla 15esima tappa del Tour, a Parigi
Azzini Tour 1910
Una foto-documento: a destra Ernesto Azzini dopo la sua vittoria alla 15esima tappa del Tour, a Parigi

Vittorie di tappa

Capitolo vittorie di tappa: si resta quasi stupiti vedendo che l’Italia è al terzo posto nella classifica per nazioni con 268 centri, certamente lontana dai 710 della Francia e 477 del Belgio, ma ben protetta dal ritorno dell’Olanda, ferma a 177. Se le ultime vittorie risalgono al 2019 con Viviani, Trentin e Nibali, la prima è datata addirittura 1910, per merito di Ernesto Azzini, un gigante di quasi due metri che fu anche il primo ad abbinare una vittoria di tappa al Tour a una al Giro. Scomparso a soli 38 anni per una forma di tisi, il suo nome resta comunque una pietra miliare nella storia italiana del Tour.

Chiappucci: «Forza Nibali e lasciamo in pace Ganna»

Giada Gambino
29.03.2021
3 min
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Il ciclismo moderno fa sorgere tante domande, dubbi e perplessità. Claudio Chiappucci, che di questo mondo ne sa davvero tanto, ha accettato di rispondere a cinque domande su cinque temi di attualità e ci ha dato la sua visione… 

Le nuove metodiche di preparazione hanno riscritto l’approccio con le corse
L’approccio con le corse è cambiato radicalmete

Come sta cambiando il ciclismo? 

«C’è stata una grande crescita tecnologica – dice Chiappucci – è mutato molto il mondo attuale sia per la programmazione che per la preparazione. C’è sicuramente in atto un cambiamento». 

Nibali per ora resta il fulcro del ciclismo italiano, in attesa che crescano Ciccone e gli altri
Nibali per ora resta il fulcro del ciclismo italiano

Italia sempre Nibali dipendente? 

«Attualmente – risponde Chiappucci – non abbiamo un giovane che lo possa sostituire. Aspettiamo che alcuni, come ad esempio Ciccone, riescano a crescere da questo punto di vista e farsi valere in un grande Giro. Trovare altri nomi non è impossibile, ma attualmente è difficile; dobbiamo solo aspettare e, nel frattempo, Nibali rimane la nostra grande punta».

Filippo Ganna, Giro d'Italia 2020, Camigliatello Silano
Ganna nei grandi Giri? Basta mettergli pressioni, ha bisogno di crescere e capire
Filippo Ganna, Giro d'Italia 2020, Camigliatello Silano
Ganna nei grandi Giri? Basta mettergli pressioni

Ganna può vincere i grandi Giri?

«E’ presto per dire cosa potrebbe fare lui. E’ un corridore che sta emergendo e che sta subendo un po’ di pressioni. Va molto bene a cronometro – suggerisce Chiappucci – ma bisogna dargli il tempo di crescere e maturare per affrontare anche la salita, che è centrale nelle corse a tappe. Un conto è correre fuori gara per quanto riguarda la classifica generale e vincere una tappa anche abbastanza dura, come ha fatto lui nello scorso Giro d’Italia. Un altro è correre per far classifica, con i migliori ti controllano e non ti fanno andare via così facilmente».

Trek Segafredo donne, Elisa Longo Borghini
Le donne nel WorldTour hanno lo stesso materiale degli uomini
Le donne nel WorldTour hanno lo stesso materiale degli uomini

Come vedi il ciclismo femminile?

«C’è stato un salto di qualità per quanto riguarda tutto ciò che riguarda gli aspetti tecnici e pratici del mondo femminile. Le squadre ci tengono ad avere il meglio per le loro atlete e di fatto le più grandi nel WorldTour hanno lo stesso equipaggiamento dei team maschili corrispondenti. E soprattutto, noi italiani – dice Chiappucci – dovremmo essere orgogliosi di avere atlete di un certo livello che in campo internazionale riescono a farsi valere e ad avere la meglio». 

Inizio stagione 1996, Chiappucci e Pantani con il team manager Boifava, senza procuratori
Inizio 1996, Chiappucci e Pantani con Boifava, senza procuratori

Atleti di ieri e di oggi: le differenze?

«Gli atleti di un tempo – riflette Chiappucci – avevano caratteristiche diverse rispetto agli attuali. Avevano la capacità di farsi da soli, erano grandi atleti. Oggi i ciclisti di grande livello hanno tutto a disposizione grazie alla tecnologia e hanno uno staff ben composto e articolato che li aiuta in vari ambiti. Uno come me è stato capace di fare tutto da sé. Non ho avuto bisogno di manager o altre figure a sostegno della mia immagine, ci pensavo io».