Ciclo Promo Components e Bardiani, l’intesa si rafforza

09.02.2022
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Nei giorni scorsi Ciclo Promo Components e Bardiani CSF Faizanè hanno ufficializzato la conferma della loro partnership iniziata la scorsa stagione. Anche per il 2022 la formazione guidata da Roberto Reverberi potrà contare sull’affidabilità dei prodotti distribuiti in esclusiva in Italia dalla commerciale veneta. La collaborazione riguarderà in particolare i brand Bryton e Eleven.

I meccanici del team al lavoro con i prodotti a marchio Eleven
I meccanici del team al lavoro con i prodotti a marchio Eleven

Novità Bryton Rider S500

Il marchio Bryton è sicuramente uno dei brand di maggiore prestigio presenti all’interno del catalogo 2022 di Ciclo Promo Components. In questa stagione gli atleti della Bardiani CSF Faizanè potranno in particolare contare sul nuovissimo Rider S500 (foto di apertura). Si tratta di un ciclocomputer dalle tantissime funzioni al cui sviluppo hanno dato il loro contributo gli atleti della Intermarché-Wanty-Gobert Matériaux

Il Rider S500 nasce con un hardware dal design efficiente ed elegante, con un nitido schermo da 2,4″ e 4 semplici pulsanti. Tra le nuove funzionalità avanzate vanno segnalate il Live Tracking, il Climb Challange, il sensore di luce ambientale e la possibilità di effettuare registrazioni senza interruzioni. Sono stati potenziati software e hardware. E’ stata inoltre migliorata l’interfaccia utente e sono state aggiornate le funzioni di percorso e allenamento.

Le luci di posizione a marchio Eleven utilizzate dagli atleti del team in allenamento
Le luci di posizione a marchio Eleven utilizzate dagli atleti del team in allenamento

Per i meccanici c’è Eleven

Per la stagione 2022 lo staff tecnico della Bardiani CSF Faizanè potrà contare ancora una volta sulla qualità dei prodotti Eleven. Stiamo parlando di un marchio di proprietà di Ciclo Promo Components che ha voluto mettere a disposizione dei praticanti gli stessi prodotti utilizzati dai professionisti. 

Nel loro lavoro i meccanici della Bardiani CSF Faizanè avranno a disposizione un’ampia dotazione di chiavi da lavoro. La fornitura alla squadra è completata dai sistemi di illuminazione anteriori e posteriori, che accompagneranno i ragazzi del team nei loro allenamenti contribuendo alla loro sicurezza.

Ogni prodotto Eleven è curato nei minimi dettagli per essere funzionale al suo utilizzo.

Avanti insieme

Azienda e team hanno confermato la loro rispettiva soddisfazione per un accordo che li vedrà ancora insieme anche per la stagione 2022.

Loris Campagnolo, socio-fondatore e responsabile marketing Ciclo Promo Components, ha così commentato la conferma della partnership con la Bardiani CSF Faizanè.

«Siamo estremamente soddisfatti – esordisce – che il team diretto da Roberto Reverberi abbia ufficializzato anche per la stagione 2022 l’utilizzo dei Ciclo Computer Bryton, come pure dei prodotti del marchio di nostra proprietà Eleven per quanto riguarda gli attrezzi officina e le luci».

I meccanici del team al lavoro con le forniture a marchio Eleven
I meccanici del team al lavoro con le forniture a marchio Eleven

Il punto con Reverberi

Roberto Reverberi, team manager della Bardiani CSF Faizanè, ha voluto ringraziare la famiglia Campagnolo con queste parole.

«Ringrazio Loris Campagnolo – ha detto – per la fiducia accordataci anche per questa stagione. Siamo felici di continuare in una partnership tecnica che si sta sviluppando in maniera molto positiva. Abbiamo avuto il piacere di testare in anteprima il nuovo Bryton Rider S500, sviluppato sulle esigenze dei ciclisti professionisti. Altrettanto importante – ha voluto concludere – la fornitura di componenti tecniche a marchio Eleven per i nostri meccanici, senza dimenticare le luci di posizione, che i nostri atleti utilizzano in allenamento. Uno strumento oggi fondamentale per la sicurezza stradale, un tema che ci sta molto a cuore».

Ciclo Promo

Baroncini, il primo ritiro e grandi ambizioni

18.12.2021
4 min
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Gli hanno consegnato le due scatole con il vestiario appena è arrivato in hotel e a quel punto Filippo Baroncini si è reso conto di essere entrato in un mondo più grande di quello che aveva immaginato. Poi la cena. Il tentativo di mandare a mente tutti i nomi. Le foto. Le bici. Solo quel piccolo dolore al ginocchio di tanto in tanto lo richiamava alla realtà.

«Sembra tutto molto grande – dice – impossibile conoscere già tutti. Sto capendo i meccanismi, i ruoli di ognuno. E proprio il problema al ginocchio mi ha fatto capire quanto siano competenti. L’osteopata mi ha trattato la schiena ricorrendo anche all’agopuntura e ha detto di avermi trovato un po’ bloccato. Dovrebbe passare. Ho fatto una risonanza, mi hanno suggerito di stare per tre giorni senza uscire».

Al mondiale U23, Baroncini ha corso pensando solo a questa azione. E ha vinto…
Al mondiale U23 ha corso pensando solo a questa azione. E ha vinto…

Con Aru e con Mosca

Ultimi giorni ad Altea per la Trek-Segafredo. La squadra e lo staff marketing ad essa collegato hanno monopolizzato l’hotel. Da capire che al campione del mondo degli under 23 sia sembrato tutto immenso e per certi versi anche un po’ confuso. Dei primi passi nel professionismo aveva parlato con Fabio Aru in quella pedalata sui Monti Sibillini, portando la maglia iridata fra le terre del terremoto 2016. Questa volta invece si è ritrovato in stanza con Jacopo Mosca, che nei dieci giorni spagnoli non ha fatto che fornirgli riferimenti e coordinate.

Hai mai avuto dubbi sulla scelta della squadra?

Nemmeno uno. Vedevo come lavorano con i giovani e mi è subito piaciuta la proposta. Mi hanno seguito, sia pure a distanza, anche negli ultimi mesi della stagione. AI mondiali, prima della crono, mi hanno aiutato a tenere la motivazione. Un giorno prima della prova su strada, scherzando sono venuti a dirmi di vincere il mondiale. Sono cose che mi piacciono.

Che cosa pensi di poter ottenere da questo primo anno da pro’?

Esperienza. Mi piacerebbe andare subito a provare le corse del Belgio, che si corrono su percorsi simili a quelli del mondiale di Leuven. Se devo guardare in casa nostra, un bel riferimento potrebbe essere Stuyven. Altrimenti vado matto per Van Aert, mi vedo nel suo modo di correre.

Baroncini è l’ultimo arrivato nella sede di Trek-Segafredo
Baroncini è l’ultimo arrivato nella sede di Trek-Segafredo
Se avessi trovato da passare prima, lo avresti fatto?

Nel 2020 ho vinto due corse, Vicenza-Bionde e Memorial Polese, e sono venute a cercarmi due professional. Ma io volevo una WorldTour e non volevo bruciare le tappe. Ci avrei pensato anche se fosse venuto subito uno squadrone e penso che non avrei accettato, perché non mi sentivo sicuro.

Quando invece ti sei sentito davvero forte?

Di sicuro al mondiale, ma anche prima, quando ho vinto all’Etoile d’Or e ho trovato la sicurezza per fare bene a Leuven.

Traduci sicurezza…

Ho scoperto la calma nel gestire appuntamenti e tensione. E’ come se non la senta più. Diciamo quantomeno che non sento la tensione che possono mettermi gli altri, semmai sento di più la mia. Prima mi davano ansia anche i campionati italiani, adesso è il contrario. Se l’appuntamento è grande, sento meno pressione.

Che inverno è stato finora?

Per certi versi abbastanza stressante, avendo dovuto fare parecchie volte avanti e indietro fra casa, Bergamo e Milano. E poi, quando finalmente ho ripreso gli allenamenti, mi sono dovuto fermare sul più bello.

L’amicizia con Hellenmose risale alla scorsa stagione fra gli U23
L’amicizia con Hellenmose risale alla scorsa stagione fra gli U23
Come va in camera con Mosca?

Jacopo lo avevo già conosciuto al Gran Piemonte. E’ una persona solare ed esperta, mi sta dando tanti consigli giusti.

Consigli per fare cosa?

La mia ambizione è sempre stata ed è ancora quella di vincere. E’ quello che mi serve per andare avanti. Chi mi conosce però sa che non mi sono mai tirato indietro se c’è da aiutare un compagno. Perciò ora sistemiamo questo ginocchio e poi ripartiamo. Intanto dovrò trovare il modo per portare a casa tanto materiale. Ho visto che ci sono in giro i ragazzi di #InEmiliaRomagna, chiederò a loro se mi aiutano a portare via qualcosa…

Ruote Bora Ultra WTO Disc Brake, due ali sotto la bici

15.10.2021
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Velocità, prontezza di risposta, comfort: nelle Campagnolo Bora Ultra WTO Disk Brake ogni sensazione è esaltata al massimo. La casa veneta ha migliorato ancora di più la sua storica ruota aero. E lo ha fatto intervenendo sui particolari, come l’attacco delle niplles e la larghezza del cerchio.

Per la prima volta le abbiamo viste in gara alla Milano-Sanremo. Erano sulla bici di alcuni corridori della UAE. Ma altri pro’ le stavano utilizzando sin dai ritiri invernali, come Matteo Trentin che a quanto pare è uno dei corridori più sensibili. Proprio a lui è stato affidato uno dei primissimi set.

Canale largo

Ma veniamo alle ruote. Queste sono disponibili in tre misure: 33, 45 e 60 millimetri. La sigla WTO è l’acronimo di Wind Tunnel Optimized, vale a dire che sono state studiate partendo dalla galleria del vento, ma ottimizzate per la realtà dove l’impatto con l’aria non è mai perfettamente frontale e stabile. Si tratta di un cerchio in carbonio ad alto modulo unidirezionale. Il canale interno è da 19 millimetri (abbastanza largo) e questo agevola l’utilizzo delle coperture odierne che sono più larghe. Si può montare fino ad un 28 millimetri.

Ma una vera chicca è lo stampo “preforato” per il passaggio dei raggi e l’alloggio delle niplles. Questa soluzione conferisce al cerchio una elevatissima compattezza. In poche parole non è indebolito da un foro fatto in un secondo momento. Si ha la sensazione che la ruota sia un “blocco unico” in tutti i suoi componenti.

 

Mozzi e raggi

Per quanto riguarda il mozzo, questo è il classico e collaudato Cult di Campagnolo: quindi cuscinetti USB ceramici ad alta resistenza all’usura e alla temperatura. Il cuscinetto raggiungendo temperature meno elevate si dilata meno e non fa troppo attrito. La sua struttura è in alluminio, con la la forma a clessidra che, in galleria del vento, si è visto ridurre le turbolenze. Mozzo che, chiaramente, è compatibile con il perno passante, ormai “imposto” dal freno a disco.

E poi ci sono i raggi. Questi sono 24 sia all’anteriore che al posteriore, entrambi con la raggiatura G3, ma la loro disposizione è differente. Davanti sono radiali, dietro due raggi sono incrociati e uno è radiale per ciascun “distretto”. Inoltre, all’anteriore i raggi a sinistra sono il doppio di quelli a destra. E questo garantisce una frenata bilanciata e sicura in ogni condizione.

Ma la vera perla, come accennavamo, è l’innesto delle niplles nel cerchio. Questo avviene tramite la tecnologia Aero Mo-Mag. Il raggio s’innesta nel cerchio con un rinforzo e ne consegue che la ruota è molto pulita, aerodinamica e anche molto rigida.

Accelerazione istantanea

Noi abbiamo provato la versione da 45 millimetri, la più versatile e quella più richiesta dai corridori, visto che la 33 millimetri si usa ormai solo per tappe con salite estremamente dure. E visto che il suo peso è di 1.520 grammi (660 grammi l’anteriore; 765 grammi il posteriore) è piuttosto contenuto se si pensa che si parla di tubeless e freno a disco.

La prima cosa che ci ha colpito è la loro capacità di accelerare: sia quando si parte, che nei rilanci. Non è tanto la famosa reattività ad averci colpito quanto la facilità che si ha di fare velocità. Si ha una sensazione di leggerezza nell’aumentare il ritmo. Tuttavia, quando si è poi lanciati queste Bora non perdono impulso. Se si molla un po’ continuano a scorrere bene. Il prezzo indicato da Campagnolo parte da 2.292 euro la coppia.

Ma per apprezzare a fondo una ruota, contano anche le coperture. Noi avevamo dei tubeless Vittoria Corsa Graphene 2.0 da 25 millimetri. Gonfiati anche abbastanza bene (circa 7,5 bar) considerato il nostro peso (appena sopra ai 60 chili) e la tenuta è sempre stata ottimale. Idem il comfort. Ma in tal senso contano anche il perno passante… e la bici.

Testate su una Basso

Abbiamo testato le Campagnolo Bora WTO Disc Brake su una Basso Diamante Sv, una vera fuoriserie del made in Italy. SV è l’ormai nota sigla del marchio veneto e sta per Super Veloce, ma anche super versatile. Linee pulite, ma al tempo stesso un telaio molto robusto con sezioni relativamente “triangolari” che la rendono molto rigida.

Anche qui l’aerodinamica regna sovrana, sia per il disegno dei tubi stessi che per l’assenza totale di cavi esterni. Inoltre la piccola “carenatura” che sporge dietro al piantone e da cui partono i pendenti del carro, aiuta a scaricare l’aria. 

Curatissimo l’avantreno: la forcella ha un rake molto raccolto e anche questo contribuisce a rendere la Diamante un fulmine. Si potrebbe pensare però ad una difficoltà in discesa, invece il pacchetto ruote, bici e gomme è pressoché perfetto. Noi siamo sgusciati via bene sia nelle curve veloci che in quelle più strette.

Montaggio top level: gruppo Campagnolo Super Record Eps, sella Selle Italia Flite, manubrio, attacco e reggisella made in Basso. Prezzo della Diamante SV così allestita è di 12.388 euro.

Eclipse S ed Escape, la risposta di Guerciotti ai cambiamenti

10.09.2021
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Guerciotti, azienda milanese da quasi 50 anni nel mondo del ciclismo, coglie al volo i cambiamenti imposti dalle nuove tendenze e lancia due nuovi modelli: Escape, per il gravel e Eclipse S per la strada. Abbiamo visto queste bici brillare sotto il sole di Rimini all’Italian Bike Festival, preso d’assalto nella sua prima giornata di questa edizione 2021.

L’Eclipse è un monoscocca in carbonio. Può essere equipaggiato con i gruppi top di gamma di Sram, Shimano e Campagnolo
Il telaio della Eclipse è un monoscocca in carbonio. Può essere equipaggiato con i gruppi top di gamma di Sram, Shimano e Campagnolo

Peso piuma Eclipse

Il modello Eclipse S è lo sviluppo del vecchio telaio già utilizzato dalla Caja Rural in questa stagione. È stata resa più leggera e scattante per essere ancora più performante su tutti i tipi di terreno. Il peso del telaio scende sotto i 900 grammi, 890 per la precisione. E’ realizzato in carbonio monoscocca, con possibilità di dotazione di tutti i gruppi top di gamma di Sram, Shimano e Campagnolo.

Passaggio dei cavi totalmente integrato per rendere la nuova Eclipse S ancora più aerodinamica e pulita nel suo design. Il carro posteriore è studiato dal reparto G-Lab e rende la bici scattante e rigida, viene aumentato il grip al terreno senza però inficiare sul comfort.

Il manubrio della Escape è integrato ed è studiato per le esigenze del gravel
Il manubrio della Escape è integrato ed è studiato per le esigenze del gravel


Escape, l’evasione sullo sterrato

Escape è, invece, la nuova arrivata per il mondo gravel con delle novità molto interessanti. Il telaio è lo stesso della versione ciclocross, ma con geometrie sviluppate per essere performante nel mondo delle strade bianche. Il marchio milanese ha pensato ad una bici duttile per poterla utilizzare anche su strada, il telaio infatti, ha una risposta pronta sul rilancio della pedalata. Il manubrio è integrato QTC è studiato per il mondo gravel.

La Escape è in dotazione con due gruppi in versione monocorona e due con la doppia corona. Per il monocorona è disponibile in versione: Sram Force Axs con corone da 48 e 33, e Shimano Grx 812 con corone da 46 e 30.

Invece, le due possibilità di scelta tra la versione mono corona sono: Campagnolo Ekar con corona da 42 e
Sram Rival Explorer sempre con corona da 42.

Guerciotti

Nei segreti della Bolide d’oro con mastro Buttarelli

14.08.2021
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Dettagli, meccanica e meccanico. Se le Pinarello Bolide Hr a Tokyo sono andate così forte il merito è anche del meccanico che era in Giappone. Anzi i meccanici: Carlo Buttarelli e Giovanni Carini. Ebbene con Buttarelli, ci tuffiamo nei segreti di queste bici. Come sono state preparate, come sono scese in pista…

Se a Tokyo tutto è filato liscio, il merito è anche dei meccanici che hanno svolto un lavoro certosino
Se a Tokyo tutto è filato liscio, il merito è anche dei meccanici che hanno svolto un lavoro certosino

Una Bolide già d’oro

Partiamo dalla Bolide in generale. Alla fine il set completo (manubrio, ruote…) che abbiamo visto a Tokyo lo si è avuto meno di un mese prima delle Olimpiadi.

«Il telaio è in pratica lo stesso da 4-5 anni – afferma Buttarelli – è quello del primo mondiale di Ganna e lo stesso che aveva utilizzato Viviani a Rio. Ruote e manubri sono arrivati ad un mese dal via (anche meno). Le bici complete del quartetto pesavano 7,2 chili, 7,3 quelle degli atleti più grandi. Ma il peso non è fondamentale in pista. Quelle dei velocisti fanno anche 8 chili».

Le bici quindi avevano telaio Pinarello, manubrio Most sempre di matrice Pinarello ma realizzato in collaborazione con Hardskin, movimenti CeramicSpeed, ruote Campagnolo e gruppo Miche.

Nonostante sia vincente, a Parigi 2024 si avrà una nuova Bolide. Qui i lavori a Montichiari prima di partire per Tokyo
Nonostante sia vincente, a Parigi 2024 si avrà una nuova Bolide. Qui i lavori a Montichiari prima di partire per Tokyo

Movimenti super scorrevoli

«I movimenti CeramicSpeed – spiega Buttarelli – li abbiamo montati direttamente a Tokyo ed erano già stati trattati da loro. Poi c’era il movimento centrale, Miche. Questo è un componente molto importante. Di solito noi lo apriamo, gli togliamo le calotte, o-ring e ogni altra guarnizione o paratia che possa creare frizioni. Con delle presse particolari rimontiamo il tutto. La parte a sinistra va a battuta, quella destra è serrata forte (mettiamo anche una goccia di frenafiletti), ma senza che “tiri” troppo, altrimenti come si dice in gergo si “impacchettano” i cuscinetti e gira meno. Prima però, Giovanni ed io con la benzina ripuliamo i cuscinetti all’interno e poi aggiungiamo un solvente specifico che li rende completamente puliti e secchi. A quel punto aggiungiamo un olio particolare, un olio per armi, ne bastano due o tre gocce, e il gioco è fatto. Noi con l’occhio clinico del meccanico ormai vediamo quando sono apposto.

«Sistemata la parte del movimento, montiamo le pedivelle. Queste vengono serrate al massimo. A quel punto le si fanno girare un po’, a Tokyo li abbiamo fatti girare un po’ un paio di giorni prima delle gare. Affinché l’olio messo faccesse il suo lavoro. Questo scaldandosi va dappertutto e vedi proprio che non si fermano più».

I due meccanici azzurri: Giovanni Carini (a sinistra) e Carlo Buttarelli (a destra)
I due meccanici azzurri: Giovanni Carini (a sinistra) e Carlo Buttarelli (a destra)

La catena

Uno dei componenti che più viene messo sotto stress dai pistard è la catena. E infatti quella che abbiamo visto era decisamente “corposa”. Non è di certo la catena che si usa sulle bici da strada!

«La catena – riprende Buttarelli – l’abbiamo trattata con una polvere ceramica che sembra più “dura” rispetto all’olio tradizionale, ma che invece a detta dei ragazzi sembra più scorrevole. Dà un leggero vantaggio. Questa catena è stata sviluppata con Miche, anche su indicazione di noi meccanici. E’ stata sigillata in un certo modo e la “rotellina” che va a contatto con la corona s’ingaggia meglio trasmettendo di più la forza. Si tratta di una catena molto rigida. Se la si guarda da davanti (o dietro) si vede che è molto più dritta rispetto alle altre».

Il lavoro svolto da Miche è stato davvero certosino. Maglie interne, esterne e perno hanno una lavorazione particolare. E quando si parla di “fiumi di watt”, scaricati tra l’altro con una certa violenza, si capisce facilmente quanto sia importante questo componente che poi di fatto è quello che trasmette la forza alle ruote.

Rapporti e gomme

Magari sembrerà un po’ strano, ma la scelta dei rapporti va a riguardare anche quella delle gomme. E adesso vedremo come. Ma andiamo con ordine.

«I ragazzi hanno usato il 63×14 (che sviluppa 9,40 metri) ad eccezione di Milan che ha preferito il 64×14. La scelta è fatta dal tecnico e dai ragazzi stessi. Questa piccola differenza di un dente e di cadenza si “aggiusta” con la scelta del tubolare. Avevano il Vittoria Speed Oro. La sezione era di 19 millimetri all’anteriore e di 23 al posteriore, ma Milan aveva il 19 anche dietro. Questo infatti sviluppa 1-1,5 centimetri in meno rispetto al 23. Sono piccoli dettagli…

«Abbiamo visto, in galleria del vento, che il 19 all’anteriore ci dava dei piccoli vantaggi aerodinamici. La pressione delle gomme era di 20 bar all’anteriore e di 16 bar al posteriore. Il velodromo ci ha messo a disposizione un compressore Makita che spingeva fino a 32 bar. Le gomme vengono gonfiate circa 40′ prima del via e di fatto le gonfiamo leggermente di più di quanto detto perché con la camera d’aria del tubolare in lattice e non in butile ci sta che si perda qualcosina. Ma è importante gonfiarle prima perché si ha il tempo di vedere se la gomma perde pressione, di controllare la spalla. Insomma che tutto sia okay ed eventualmente poter intervenire».

Milan ha scelto un dente in più: si è giocato con tubolare e regolazione della ruota nel forcellino per limare le differenze coi compagni
Milan ha scelto un dente in più: si è giocato con tubolare e regolazione della ruota nel forcellino per limare le differenze coi compagni

Ma la bici di Milan…

Tornando al 64 di Milan, si è intervenuti sul numero delle maglie per colmare la differenza del rapporto?

«No, la differenza è talmente poca – spiega Buttarelli – che ci si regola con il serraggio della ruota lungo il forcellino. L’importante è che tra il battistrada e il telaio ci sia luce, che la ruota non sia carenata: questo dice il regolamento, altrimenti ci sarebbero dei vantaggi aerodinamici non consentiti. Basta ci sia spazio per una carta di credito».

Per quanto riguarda le pedivelle invece: Milan e Ganna, i più alti, avevano quelle da 175 millimetri, mentre Consonni e Lamon quelle da 172,5. Chiaramente erano sempre di Miche, così come i pignoni.

La Campagnolo Ghibli degli azzurri era leggermente diversa da quelle in commercio
La Campagnolo Ghibli degli azzurri era leggermente diversa da quelle in commercio

I siluri di Campagnolo

E dalle gomme passiamo alla ruote. Anche in questo caso il lavoro corale e l’investimento fatto è stato eccezionale. Segno ulteriore di quanto si credeva in questo quartetto. Sentiamo Buttarelli.

«Campagnolo ci ha fornito delle vere “bombe”. All’anteriore c’era la Ghibli ottimizzata per la nostra forcella, leggermente più stretta. Ha una struttura un po’ diversa da quella in produzione standard e dava più stabilità. La struttura del cerchio è diversa tra i due lati. Anche la lenticolare posteriore era un po’ più stretta. Inoltre avevano un sistema di aggancio tramite una chiave da 5 che potevamo regolare al millimetro, proprio per non compromettere lo scorrimento dei mozzi. E’ lo stesso discorso “dell’impacchettamento” dei cuscinetti fatto prima.

«Avevamo due tipologie di ruote, una più rigida e una più morbida. Parliamo di differenze impercettibili, che solo un atleta di vertice è in grado di cogliere: parliamo, di differenze di tensionamento (numeri a caso) di 15 Nm contro 15,2. Campagnolo ha sviluppato un tensionamento segreto. Alla fine i ragazzi si sono trovati meglio con la ruota più rigida. Il set dell’intera bici è rimasto lo stesso per tutte le sessioni».

Per la bici di Lamon niente cera nei punti in cui viene agganciata al blocco (lo strumento rosso)
Per la bici di Lamon niente cera nei punti in cui viene agganciata al blocco (lo strumento rosso)

Dettagli e millesimi

Passione, dettagli, millimetri, sfumature… tutto conta e niente è marginale quando c’è da spaccare il decimo di secondo. Persino la pulizia della bici.

«Noi laviamo le bici con del normale sgrassatore, ma poi ci passiamo una cera di Muc-Off il cui risultato è stupefacente. La bici oltre che essere bellissima e luccicante, è molto scorrevole. Lo senti proprio quando ci passi il dito. La passiamo dappertutto tranne che su sella, manubrio e pedali. Chiaramente lì del grip deve esserci. E neanche nella parte del telaio che va a contatto con il blocco di partenza (la bici di Lamon): perché è così scorrevole che in fase di lancio la bici potrebbe muoversi quel mezzo centimetro e dare un contraccolpo inaspettato. Si passa un diluente diverso anche sulle ruote».

«Il grosso del nostro lavoro – conclude Buttarelli – è avvenuto ben prima di Tokyo. Laggiù sapevamo cosa serviva. Si trattava solo di scegliere cosa montare e fare piccoli ritocchi. Per esempio con la dima potevamo vedere se l’inclinazione di un pad cambiava di mezzo grado perché magari la spugnetta di appoggio si era un po’ consumata con l’uso».

Pogacar, la crono del Tour con ruote Campagnolo

26.07.2021
3 min
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Tadej Pogacar, sempre più forte anche nelle prove contro il tempo. Nel Tour appena conquistato, il fuoriclasse sloveno ha vinto 3 tappe, tra cui la numero 5, la Changè–Laval Espace Mayenne: cronometro di 27,2 chilometri. Mentre nella prova del penultimo giorno ha preferito non rischiare e ha corso col freno a mano tirato.

Posteriore lenticolare

Campagnolo, che fornisce ruote e gruppi al UAE Team Emirates, è da sempre attenta ai dettagli. Così per le ruote lenticolari, nonostante il grande dislivello e i continui saliscendi, le nuove Bora Ultra TT di Campagnolo forniscono un’elevata resistenza all’aria con un guadagno di peso di ben 111 grammi. Una differenza notevole se si pensa al fatto che un guadagno di peso sulla massa rotante influisce di più rispetto allo stesso su una parte differente della bicicletta. Il prezzo di questa ruota lenticolare è di 3.433 euro.

Anteriore da 77

La ruota anteriore per Tadej sarà la Bora WTO 77 di Campagnolo, un profilo da 77 millimetri che permette il distacco del flusso d’aria. Con questa scelta tecnica si garantisce una maggiore velocità al corridore, il suo design studiato nei minimi dettagli permette di mantenere un livello di guidabilità del mezzo estremamente elevato.

Nonostante i tanti metri da scalare Campagnolo ha escluso l’utilizzo di ruote con un profilo minore, i tratti in salita, infatti, sono per lo più dolci. La ruota è in vendita al prezzo di 2.114 euro.

Al Tour de France, Pogacar a crono ha usato pneumatici da 25 (foto Campagnolo-Getty Images)
Al Tour de France, Pogacar a crono ha usato pneumatici da 25 (foto Campagnolo-Getty Images)

Occhio ai pneumatici

Altro dettaglio da non sottovalutare, la scelta di Campagnolo per il suo pupillo è presto fatta, coperture da 25 millimetri. Questo tipo di pneumatici rendono il sistema cerchio-copertura un tutt’uno.

E’ stato studiato come questa misura di copertoncino abbassi al minimo la resistenza da rotolamento grazie alla sua minor flessione.

campagnolo.com

Campagnolo Bora Ultra WTO, le preferite di Pogacar

09.07.2021
4 min
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Il successo del campionissimo sloveno Tadej Pogacar, attuale maglia gialla al Tour in forza al UAE Team Emirates è dovuto anche ai componenti con cui è equipaggiata la sua Colnago V3Rs. Oggi vi parliamo delle Campagnolo Bora Ultra WTO (Wind Tunnel Optimized) che Pogacar sta utilizzando sulle strade francesi, alternandole con le Campagnolo Bora One.

Vari profili

Le Bora Ultra WTO, per freni a disco, sintetizzano tutto ciò che Campagnolo rappresenta per il ciclismo mondiale: passione, amore e massima professionalità. Per dare un’idea dello studio e della dedizione che c’è dentro basti pensare che il lavoro per realizzare le Bora Ultra WTO (disponibili con profili da 33, 45 e 60 millimetri) è durato tre lunghi anni.

Campagnolo Bora Ultra WTO
Campagnolo Bora Ultra WTO

Tecnica innovativa

Tra le tecnologie utilizzate per realizzarle troviamo la H.U.L.C.(Hand Made Ultra-Light Carbon) grazie alla quale è stato possibile ottimizzare l’uso di fibre e resina da parte degli ingegneri Campagnolo (che hanno elaborato il progetto nella sede centrale di Vicenza) ottenendo ruote notevolmente leggere. Prendendo in considerazione i vari profili il loro peso è di: 1,385 kg per quanto riguarda il profilo da 33 millimetri, passando per i 1,530 kg del profilo da 60 millimetri fino ai 1.425 grammi del profilo da 45 millimetri. Le Bora Ultra WTO inoltre sono pensate per i tubeless, per cui Campagnolo ha realizzato la finitura Luxury a specchio (C-Lux) che migliora il posizionamento del pneumatico, rendendolo più sicuro. Quest’ultima finitura, presente anche sul mozzo anteriore, è perfettamente liscia e non richiede l’utilizzo di verniciatura. Riesce infine a ridurre il peso e a migliorare l’estetica delle ruote

Aerodinamiche e performanti, scelte dal UAE Team Emirates
Aerodinamiche e performanti, scelte dal UAE Team Emirates

Lavorazione attenta

L’attenzione degli ingegneri Campagnolo è ricaduta anche sull’aerodinamica, migliorata con i nipples interni Aero Mo-Mag. Questo sistema garantisce un flusso d’aria più fluido ed efficiente oltre alla possibilità di ricavare i fori dei nipples e delle valvole direttamente dallo stampo del cerchio, senza dover forare il carbonio… Un ulteriore vantaggio è il migliore montaggio dei tubeless grazie alla totale assenza del nastro. Anche i raggi ellittici hanno permesso di migliorare l’aerodinamica delle Bora Ultra WTO, che grazie al comportamento su strada e a queste accortezze tecniche hanno conquistato la fiducia dello sloveno Pogacar.

Mozzi e raggi

Il sistema di raggiatura è il G3, timbro di riconoscimento dell’azienda vicentina. Quest’ultimo offre un ottimo trasferimento della potenza, aspetto utilissimo per Pogacar, e migliora la frenata. I mozzi sono realizzati con materiali diversi: quello anteriore in carbonio e quello posteriore in alluminio. Questa scelta permette di equilibrare le differenti forze che agiscono sul sistema ciclico delle ruote dato che quella anteriore presenta il freno a disco e quella posteriore anche il corpetto integrato. I cuscinetti all’interno dei mozzi invece si avvalgono della Ceramic Ultimate Level Technology (CULT) e presentano una flangia più stretta in grado di migliorarne la scorrevolezza.

Il mozzo in carbonio della ruota anteriore
Il mozzo in carbonio della ruota anteriore

Il canale interno delle Bora Ultra WTO cambia in base ai profili. Quelle da 33 millimetri hanno una larghezza del canale interno di 21 millimetri. Mentre le ruote da 45 e 60 millimetri presentano una larghezza di 19 millimetri. Ricordiamo infine che le Bora Ultra WTO utilizzano il corpetto ruota libera Next 3Ways (N3W) che può ospitare cassette Campagnolo fino a 11, 12 e 13 velocità. Le nuove ruote sono inoltre disponibili con corpetto ruota libera Shimano HG e Sram XDR.

Il prezzo consigliato al pubblico è a partire da 3150 euro.

campagnolo.com

Moreno Moser con Colombo da Campagnolo

Campagnolo e Cinelli insieme per il gravel

23.04.2021
3 min
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La storica sede Campagnolo – via della Chimica numero 4 a Vicenza, per noi addetti ai lavori un indirizzo oramai ben impresso nella mente – ha ospitato la presentazione ufficiale del Team Cinelli Smith. Due eccellenze italiane del settore colgono così l’occasione per ritrovarsi e per supportarsi.

Anche Moreno Moser

Le atlete e gli atleti del Team Cinelli Smith, tra i quali c’è anche Moreno Moser (nella foto di apertura con Antonio Colombo, Titolare di Cinelli), rappresentano senz’ombra di dubbio il ciclismo contemporaneo nel suo essere plurale e multidisciplinare. Nato nel 2014 come autentico interprete della disciplina scatto fisso, con la condivisione dei suoi valori creativi, anticonformisti e di contro-cultura, il Team Cinelli Smith ha vissuto negli ultimi anni una progressiva evoluzione intercettando i nuovi trend all’interno del mondo outdoor come appunto il gravel. Un fenomeno letteralmente esploso negli ultimi anni. E quale miglior brand se non Cinelli per rendere “race” questa disciplina? Un agonismo che si svolge fuoristrada, dove la polvere e lo sterrato rappresentano lo scenario ideale per emergere, ma anche per respirare l’atmosfera del ciclismo eroico.

Team Cinelli Smith
Il Team Cinelli Smith si cimenterà anche nel gravel
Tema Cinelli Smith
Nato nel 2014 il Tema Cinelli Smith si dedica a diverse discipline fra le quali il gravel

Due riferimenti culturali

Come già anticipato, Cinelli e Campagnolo rappresentano due brand che hanno fatto e che tutt’ora fanno la storia del ciclismo italiano, affermandosi anche nel tempo come riferimenti culturali di un certo modo di andare in bicicletta. Quello appena presentato a Vicenza è dunque un team con un’identità unica e molto forte nel suo genere. Anzi, più che un team è una vera e propria piattaforma di comunicazione per continuare a raccontare questa storia, rendendola però il più possibile contemporanea.

La Cinelli Nemo Tig Gravel con il Campagnolo Ekar
La Cinelli Nemo Tig Gravel con il Campagnolo Ekar
La Cinelli Nemo Tig Gravel con il Campagnolo Ekar
La Cinelli Nemo Tig Gravel è equipaggiata con il Campagnolo Ekar specifico per il gravel

Incontro tra stile e italianità

Un racconto moderno, centrato sulla passione per la bicicletta in ogni sua declinazione e sull’utilizzo di prodotti innovativi e tutti rigorosamente italiani. Non a caso le bici Cinelli della squadra montano il gruppo completo Campagnolo Ekar, a testimonianza di valori unici e di una meticolosa ricerca tecnologica che poi è anche stile, leggerezza e affidabilità.

Cinelli Nemo Tig Gravel
Cura dei dettagli e stile italiano uniscono Cinelli e Campagnolo

Cinelli Nemo Tig Gravel
Cura dei dettagli e stile italiano sono qualità comuni ai prodotti Cinelli e Campagnolo

Campagnolo Ekar… ovviamente!

Nato sul Monte Ekar, la zona è quella dell’Altipiano di Asiago, il gruppo Campagnolo Ekar a 13 velocità non è un gruppo convenzionale. Ekar è una trasmissione gravel leggerissima, affidabile e performante. Con un’ampia gamma di combinazioni specifiche per il gravel. Ekar è stato progettato per garantire a chi lo utilizza prestazioni ottimali, la migliore esperienza di guida e la massima affidabilità sui terreni più difficili.

Oltre Cinelli e Campagnolo, sono partner tecnici della squadra anche i brand Fulcrum, Selle San Marco, Northwave, Compex e Columbus.

campagnolo.com

cinelli.it

Campagnolo Bora Ultra WTO 45

Campagnolo Bora Ultra WTO, vincenti da subito

21.04.2021
6 min
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Le ruote Bora sono un simbolo dell’eccellenza di Campagnolo, infatti è facile associare queste ruote a numerose vittorie conseguite ai più alti livelli. Il marchio italiano presenta la nuova serie Bora Ultra WTO con tre profili del cerchio disponibili da 33, 45 e 60 millimetri.

Sviluppate con i pro’

Le nuove Bora Ultra WTO, dove ricordiamo che l’acronimo WTO sta per Wind Tunnel Optimized, sono frutto di un intenso lavoro di ricerca e sviluppo che è avvenuto nella sede centrale di Campagnolo a Vicenza e che ha portato una serie di novità che hanno migliorato l’aerodinamica, il peso e la rigidezza. I risultati si sono già avuti, infatti le nuove ruote sono state portate alla vittoria da Caleb Ewan nella settima tappa dell’UAE Tour e sono già diventate le preferite di Tadej Pogacar. Anche il campione olimpico Greg Van Avermaet le ha utilizzate durante le classiche di inizio stagione. Questo è un ulteriore segnale di come Campagnolo abbia sviluppato le nuove Bora Ultra WTO in stretta collaborazione con i professionisti.

Tim Wellens e Caleb Ewan con le nuove Campagnolo Bora Ultra WTO
Tim Wellens e Caleb Ewan con le nuove Bora Ultra WTO
Tim Wellens e Caleb Ewan con le nuove Campagnolo Bora Ultra WTO
Tim Wellens e Caleb Ewan impegnati con le nuove Bora Ultra WTO

Nuova costruzione

Le nuove ruote hanno richiesto quasi tre anni di ricerca e sviluppo e sono dotate di diverse tecnologie innovative di Campagnolo che le rendono più veloci migliorando l’aerodinamica e il peso. Fra le varie tecnologie utilizzate c’è la costruzione dei cerchi con tecnologia H.U.L.C.(Hand Made Ultra-Light Carbon). I nuovi cerchi sono aerodinamicamente concepiti per pneumatici da 25 millimetri e grazie alla tecnologia H.U.L.C. è stato possibile agli ingegneri Campagnolo ottimizzare l’uso di fibre e resina. In questo modo si è arrivati ad un peso delle ruote che va dai 1.385 grammi del profilo da 33 millimetri fino ai 1.530 grammi del profilo da 60 millimetri passando per i 1.425 grammi del profilo da 45 millimetri. Bisogna considerare che il risultato in termini di peso è notevole, in quanto stiamo parlando di ruote per freni a disco e già pronte per essere montate con i tubeless.

Le nuove Campagnolo Bora Ultra WTO 45
Le nuove Campagnolo Bora Ultra WTO 45
Le nuove Campagnolo Bora Ultra WTO 45
Le nuove Campagnolo Bora Ultra WTO 45 con raggiatura G3

Finitura Luxury

A proposito di tubeless, Campagnolo ha ideato una bella finitura Campagnolo Luxury a specchio (C-LUX). Questa finitura presente sui cerchi e sul mozzo anteriore è perfettamente liscia e non richiede l’utilizzo di verniciatura. In questo modo, oltre all’aspetto estetico, si hanno dei vantaggi in termini di peso e di maggiore garanzia nel posizionamento più sicuro dei tubeless, diminuendo i rischi di eventuali danneggiamenti ai talloni delle coperture.

Per le gare più veloci ecco le Bora Ultra WTO 60
Per le gare più veloci ecco le Bora Ultra WTO 60
Per le gare più veloci ecco le Bora Ultra WTO 60
Per le gare più veloci ecco le Bora Ultra WTO 60

Nipples aerodinamici

A livello aerodinamico sono state apportate notevoli migliorie fra cui spiccano i nipples interni Aero Mo-Mag. Si tratta dell’ultima evoluzione della tecnologia Mo-Mag di Campagnolo, che permette di avere un flusso d’aria più pulito ed efficiente. Ad incrementare la capacità aerodinamica delle ruote ci sono anche i raggi ellittici di Campagnolo. Oltre al vantaggio aerodinamico la tecnologia Mo-Mag permette di ricavare i fori dei nipples e delle valvole direttamente dallo stampo del cerchio, senza dover forare la fibra di carbonio. Il vantaggio si traduce in una migliore resistenza interna e riduzione dello stress localizzato, andando così ad allungare la vita a fatica della ruota. Un ulteriore vantaggio è che i nipples interni garantiscono un allineamento perfetto risultando in una costruzione della ruota più precisa.

Campagnolo Bora Ultra WTO tubeless
Con la finitura C-LUX è più semplice inserire i tubeless
Campagnolo Bora Ultra WTO tubeless
Grazie alla finitura C-LUX è più semplice inserire far tallonare i tubeless

Niente nastri per tubeless

Grazie alla tecnologia Aero Mo-Mag si ha anche il vantaggio di non avere fori nel canale del cerchio 2-Way Fit. Così si evita di applicare un nastro per il montaggio dei tubeless o dei copertoncini. Il montaggio risulta essere così più veloce. La regolazione della tensione dei raggi avviene in maniera semplice grazie ad uno strumento apposito, che viene fornito in dotazione. Inoltre, permette di diminuire o aumentare la tensione anche con il pneumatico montato.

Raggiatura G3

Per quanto riguarda lo schema di raggiatura, le Bora Ultra WTO sono dotate dell’iconica raggiatura G3 tipica del marchio vicentino. Il sistema G3 asimmetrico ottimizzato per i freni a disco permette di trasferire al meglio la potenza riducendo lo stress durante gli sprint e nelle frenate brusche. Questa tecnologia combinata con un sistema integrato, mozzo, raggi, nipples e cerchio, rende le Bora Ultra WTO molto rigide e facili da guidare.

Strumento tensione raggi
Lo strumento per regolare la tensione dei raggi
Lo strumento per regolare la tensione dei raggi
Lo strumento che viene dato in dotazione con le ruote per regolare la tensione dei raggi

Guadagno con il vento laterale

L’insieme di tutte le tecnologie applicate alle Bora Ultra WTO ha portato a un guadagno in termini di watt, soprattutto con la presenza di vento fra i 10 e i 20 gradi. Non a caso questa è la condizione più comune nell’ambiente reale.

Mozzi tutti nuovi

A livello di mozzi troviamo un’altra novità, infatti il mozzo anteriore è stato totalmente riprogettato ed è realizzato in carbonio, mentre il mozzo posteriore è in alluminio. Questa scelta è stata fatta perché le forze in gioco nelle due ruote, anteriore e posteriore, sono diverse. Nella ruota posteriore il mozzo in alluminio permette di mantenere la raggiatura G3 e trasferire in maniera ottimale la tensione delle diverse forze senza portare a degli squilibri. Nella ruota anteriore le forze in gioco sono diverse, in quanto c’è solo la presenza del freno a disco. Per questo motivo è stato possibile costruire un mozzo in carbonio con flangia integrata.

Mozzo anteriore Campagnolo Bora Ultra WTO
Il mozzo anteriore completamente in carbonio
Mozzo anteriore Campagnolo Bora Ultra WTO
Il mozzo anteriore completamente in carbonio e con la flangia integrata

Cuscinetti ceramici

Per assicurare la massima scorrevolezza sono stati usati i cuscinetti Campagnolo Ceramic Ultimate Level Technology (CULT) che sono stati ottimizzati aerodinamicamente con una flangia più stretta. I cuscinetti CULT sono più durevoli di quelli in acciaio e offrono 5 volte e mezzo in meno di attrito rispetto a cuscinetti standard sigillati in acciaio.

Compatibili con tutti i marchi

Le Bora Ultra WTO utilizzano il corpetto ruota libera Next 3Ways (N3W) che può ospitare cassette Campagnolo a 11, 12 e 13 velocità. Inoltre, le nuove ruote sono disponibili con corpetto ruota libera Shimano HG e Sram XDR.

Il mozzo posteriore è in alluminio
Il mozzo posteriore è in alluminio
Il mozzo posteriore è in alluminio per trasferire meglio le tensioni a cui è sottoposta la ruota

Canali diversi

Una curiosità che è emersa durante la presentazione delle nuove ruote è che il modello con profilo da 33 millimetri ha una larghezza del canale interno di 21 millimetri. Mentre le ruote da 45 e 60 millimetri hanno una larghezza di 19 millimetri. Questa scelta, come ci ha spiegato Nicolò Martinello che è il Product Manager delle ruote Campagnolo, è voluta per mantenere il peso basso delle ruote da 33 millimetri, che sono state pensate per dare il meglio in salita. Avere un cerchio più largo aiuta mantenere il peso più basso. Più l’area del cerchio è ampia e maggiore sarà la rigidità, quindi con un cerchio più stretto per mantenere la stessa rigidità bisogna aumentare i fogli di carbonio andando ad aggiungere peso. I 2 millimetri in più di larghezza delle ruote da 33 millimetri hanno permesso di avere un alto livello di rigidità senza aggiungere fogli di carbonio e quindi senza aggiungere grammi.

La Bora Ultra WTO 33 con canale interno da 21 millimetri
La Bora Ultra WTO 33 con canale interno da 21 millimetri
La Bora Ultra WTO 33 con canale interno da 21 millimetri
La Bora Ultra WTO 33 con canale interno da 21 millimetri

Stesso prezzo

Per finire forniamo il prezzo delle Bora Ultra WTO, che è lo stesso per qualunque tipo di profilo ma cambia in base al corpetto montato. Nella versione con il corpetto N3W il prezzo è di 3.150 euro, con il corpetto HG di 3.155 euro, mentre con il corpetto XDR di 3.160 euro.

campagnolo.com