Bingoal, la fusione con la Wagner e gli italiani come intoccabili

01.11.2024
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Novità in vista per Davide Persico e Marco Tizza, due dei tre italiani (il terzo è Giacomo Villa) facenti parte della Bingoal WB, una delle principali squadre professional belghe. La formazione infatti cambia completamente faccia il prossimo anno. Tutto scaturisce dalla fusione con la Continental francese Philippe Wagner-Basin, il che, come sempre avviene in questi casi, comporta una profonda rivoluzione interna, i cui contorni si vanno definendo giorno dopo giorno.

Christophe Brandt, diesse della Bingoal, che ha spinto per la fusione con la squadra di Philippe Wagner
Christophe Brandt, diesse della Bingoal, che ha spinto per la fusione con la squadra di Philippe Wagner

Nuova legge belga

La squadra sposterà la sua affiliazione in Francia, ma è ancora top secret il suo nome, legato alla scelta del principale sponsor e Persico spiega le ragioni di questo cambio: «In Belgio è passata una legge che di fatto impedisce a Bingoal, società di scommesse sportive, di legare il suo nome a una squadra come primo sponsor. Da questo è nato il contatto con la squadra francese».

Un cambio del genere, seppur certamente molto meno appariscente di quello ventilato lo scorso anno con la fusione tra Jumbo-Visma e Soudal poi rientrato, comporta molti cambiamenti. Bisogna fondere i due roster, fare una scrematura anche fra i due staff.

Il rischio obiettivo di perdere il posto c’era: «Noi italiani però – sottolinea Tizza – avevamo il contratto già per il 2025, quindi eravamo tranquilli. Lo zoccolo duro della squadra resterà quello della Bingoal, ma so che ci sono già cambiamenti e anche nuovi acquisti come il giovane belga Van Hautegem proveniente dalla Soudal e il francese Haquin».

La seconda piazza di Persico in Colombia, non senza polemiche, aveva lanciato il suo esordio da pro’
La seconda piazza di Persico in Colombia, non senza polemiche, aveva lanciato il suo esordio da pro’

Convivenza con Barbier

Sicuramente confermato, o per meglio dire inglobato nella nuova squadra come elemento proveniente dalla Wagner, sarà Pierre Barbier, francese ventisettenne quest’anno vincitore della classifica della Ronde de l’Oise e la cosa non dispiace a Persico: «E’ un buon velocista, consentirà alla squadra di diversificare gli obiettivi e a me non dispiace, avremo opportunità di correre insieme privilegiando chi nel dato appuntamento avrà le gambe migliori. Io sono pronto a lavorare per lui e so che farà lo stesso».

Questo però significa anche rimettere mano al “treno” e su questo aspetto Persico vede una buona opportunità riavvolgendo il nastro della sua ultima stagione: «E’ stata una buona annata considerando che era il mio primo anno fra i pro’. Avevo iniziato bene il Colombia, addirittura con una piazza d’onore e quella mi ha dato la giusta motivazione. Ho avuto un po’ un calo tra maggio e giugno ma poi mi sono ripreso e in Cina ho vinto la mia prima gara. Avrei avuto la condizione per vincere ancora ma non ci sono riuscito, a conferma che bisognerà lavorare ancora duramente con il team per costruire un treno di livello».

Persico vincitore di tappa al Tour of Qinghai Lake. In stagione anche 6 Top 10, bilancio da migliorare
Persico vincitore di tappa al Tour of Qinghai Lake. In stagione anche 6 Top 10, bilancio da migliorare

Primo ritiro a dicembre

I cambiamenti in squadra impongono quasi di ripartire da zero: «Infatti inizieremo subito, già il primo ritiro di Calpe dall’8 al 17 dicembre sarà importante in tal senso. Servirà costruire un treno che funzioni e che mi porti più vicino al traguardo, ma su questo sono molto ottimista».

Anche Tizza da parte sua si avvicina alla nuova stagione con molte ambizioni non è un caso se la sua preparazione sia già iniziata: «Il mio 2024 era partito bene, avevo fatto anche buoni piazzamenti come alla Comunitat Valenciana, ma poi il citomegalovirus ha continuato a darmi problemi come lo scorso anno. Avevo una condizione fisica che andava su e giù. Nel finale di stagione finalmente sono guarito del tutto, è arrivata qualche buona prestazione ma io guardavo già al prossimo anno, non vedo l’ora che arrivi».

Per Tizza due quinti posti al Pantani e al Matteotti. Il lombardo vuole ritrovare la vittoria che manca dal 2019
Per Tizza due quinti posti al Pantani e al Matteotti. Il lombardo vuole ritrovare la vittoria che manca dal 2019

Tizza, “Cicerone” per gli italiani

Il corridore di Giussano è stato fondamentale per i suoi compagni italiani, avendo già lunga esperienza all’estero: «Facevo loro un po’ da Cicerone, ma è così un po’ con tutti, vengono da me per consigli, anche per fare da mediatore con la società. Io sono molto socievole, una battuta spesso stempera la tensione. Il cambio di team non mi spaventa, lo sapevamo già dall’estate ed eravamo consci che non rischiavamo nulla. Credo anzi che ci darà nuove opportunità, ad esempio di calendario, con corse più prestigiose».

Tizza aveva iniziato bene alla Volta a la Comunitat Valenciana, con un 7° posto
Tizza aveva iniziato bene alla Volta a la Comunitat Valenciana, con un 7° posto

Tornare a vincere

Proprio per questo il lombardo sa qualcosa di più in merito alla fusione: «Il nocciolo della squadra resta quello belga, i francesi metteranno dentro un paio di direttori sportivi, un preparatore e soprattutto corridori francesi giovani che avranno l’opportunità di farsi le ossa. Io continuerò a fare un po’ il regista in corsa, ma non nascondo di avere anche altre ambizioni. Molti ad esempio mi hanno fatto i complimenti per la Coppa Agostoni, ma alla fine sono tornato a casa con un piazzamento e qualche punto, nulla più. Alla mia età i piazzamenti contano poco, io voglio tornare a vincere perché so di poterlo fare, di averne tutte le capacità e voglio sbloccarmi. Sto lavorando per quello…».

Spiuk rinnova con la Bingoal per il biennio 2025 e 2026

23.10.2024
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Il brand spagnolo Spiuk ha recentemente annunciato che la partnership in essere con il team professionistico belga Bingoal proseguirà anche per le prossime due stagioni 2025 e 2026. La collaborazione, iniziata anni fa, ha difatti dimostrato di rappresentare un connubio vincente, capace di evolversi e crescere stagione dopo stagione.

«La nostra partnership con Spiuk – ha dichiarato Mattijs Dachy, responsabile operativo della squadra – si basa su un lavoro congiunto che ci rende entrambi più forti per il futuro. Siamo molto felici di continuare questa collaborazione, che ci permette inoltre di partecipare attivamente allo sviluppo dei loro prodotti».

Spiuk e Bingoal continueranno la loro collaborazione anche nel biennio 2025/2026
Spiuk e Bingoal continueranno la loro collaborazione anche nel biennio 2025/2026

Fondata in Spagna, Spiuk vanta oltre venticinque anni di esperienza nella progettazione di accessori per il ciclismo. L’azienda ha sempre puntato sull’innovazione, realizzando prodotti in grado di rispondere alle esigenze sia dei ciclisti professionisti sia di quelli che coltivano la passione per il ciclismo nel tempo libero.

«La nostra esperienza – hanno fatto sapere dal quartier generale basco di Spiuk – è la nostra garanzia. Progettiamo accessori pensati per chi vive il ciclismo in tutte le sue forme: dagli appassionati che si dedicano anima e corpo al proprio sport, a coloro che trovano il tempo per pedalare e divertirsi. Per la nostra squadra ciclistica partner abbiamo selezionato un casco di fascia alta che unisce ventilazione, estetica e sicurezza. Gli occhiali Profit, con la loro lente unica e avvolgente, completano il look e garantiscono comfort e protezione durante le gare: ed in qualsiasi condizione».

I corridori della professional belga correranno con caschi e occhiali della collezione Profit
I corridori della professional belga correranno con caschi e occhiali della collezione Profit

Innovazione e qualità: i punti di forza

Spiuk è un marchio di settore affermato a livello globale. Da sempre i suoi accessori sono indossati da ciclisti di tutti i continenti, che li hanno messi alla prova nelle condizioni più diverse ed esigenti: dalle strade roventi del deserto di Marrakech alle fredde piste innevate di Tromsø, in Norvegia. I prodotti Spiuk hanno costantemente accompagnato i corridori professionisti nei più importanti eventi ciclistici, come il Tour de France, la Vuelta a España, i Giochi Olimpici e l’Ironman di Kona.

L’esperienza accumulata in questi anni ha permesso a Spiuk di diventare un brand riconosciuto nel mondo del ciclismo, offrendo soluzioni adatte ad ogni tipo di ciclista, dai giovani ai veterani, dai biker ai cicloturisti e fino ai triatleti. La qualità dei prodotti Spiuk è stata testata dai migliori atleti e confermata dal feedback di migliaia di ciclisti che ogni giorno scelgono i loro accessori per le proprie avventure su due ruote.

La collaborazione tra il team Bingoal e Spiuk rappresenta dunque un valore aggiunto per entrambe le parti, basato su una visione comune: offrire prodotti di alta qualità per garantire la migliore esperienza possibile a tutti i ciclisti.

Spiuk

Caschi e occhiali Spiuk per la Bingoal WB: partnership rinnovata!

17.07.2024
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Per la stagione professionistica in corso, il brand spagnolo Spiuk, noto produttore di caschi, scarpe, occhiali, abbigliamento e accessori per il ciclismo, ha rinnovato la propria collaborazione con il team belga Bingoal WB. Con sede nei Paesi Baschi, Spiuk vanta un’esperienza venticinquennale nel settore, durante la quale ha progettato e prodotto accessori di alta qualità per ciclisti di ogni livello.

La partnership tra Spiuk e Bingoal WB rappresenta un connubio di esperienza e innovazione, mirato a fornire al team belga l’equipaggiamento migliore per affrontare le sfide della stagione. “La nostra esperienza è la nostra garanzia”: è questo il motto di Spiuk, un’azienda che si impegna a soddisfare le esigenze di tutti i ciclisti, dai professionisti più dediti a coloro che coltivano questa passione nel tempo libero.

La partnership con la Bingoal WB proseguirà anche nella prossima stagione
La partnership con la Bingoal WB proseguirà anche nella prossima stagione

Caschi personalizzati, massime prestazioni

Per Bingoal WB, Spiuk ha scelto di fornire uno dei suoi prodotti di punta: il casco Profit in giallo neon. Questo casco “premium” è stato progettato per combinare ventilazione, estetica e sicurezza, tre elementi fondamentali per garantire performance elevate e protezione in gara. Il casco Profit è dotato di alcune delle tecnologie più avanzate disponibili sul mercato. Il sistema BOA, ad esempio, permette una regolazione micrometrica per un adattamento perfetto alla testa del ciclista, assicurando così comfort e stabilità anche nelle condizioni più impegnative.

Un’altra caratteristica distintiva del casco Profit è la chiusura magnetica, che consente una facile e veloce apertura e chiusura anche con i guanti. Questo dettaglio, sebbene possa sembrare marginale, risulta di grande utilità durante le competizioni, dove ogni secondo è prezioso. La struttura interna Intage, infine, offre una protezione aggiuntiva grazie alla sua capacità di assorbire e distribuire l’energia degli impatti, aumentando significativamente la sicurezza del ciclista.

I corridori possono contare su prodotti di alto livello, come gli occhiali Skala
I corridori possono contare su prodotti di alto livello, come gli occhiali Skala

Occhiali Skala, innovazione e stile

Per completare l’equipaggiamento dei ciclisti del team Bingoal WB, Spiuk ha scelto gli occhiali modello Skala. Questi occhiali sono caratterizzati da un design innovativo con un’unica lente avvolgente che offre un campo visivo ampio e privo di ostacoli. La lente unica non solo migliora l’aerodinamica, ma garantisce anche una protezione eccellente contro il vento, la polvere e i raggi UV.

Il modello Skala è stato progettato pensando alle esigenze dei ciclisti professionisti, offrendo una combinazione di leggerezza, resistenza e comfort. La montatura è realizzata con materiali di alta qualità che assicurano una durata eccezionale e una vestibilità perfetta. La possibilità di cambiare rapidamente le lenti consente ai ciclisti di adattarsi facilmente alle diverse condizioni di luce, migliorando la visibilità e le prestazioni in ogni situazione.

Di recente la Bingoal WB ha vinto una tappa al Tour of Qinghai Lake, con Davide Persico
Di recente la Bingoal WB ha vinto una tappa al Tour of Qinghai Lake, con Davide Persico

Collaborazione di successo

La rinnovata collaborazione tra Spiuk e Bingoal WB non è solo un accordo commerciale, ma una vera e propria alleanza strategica che riflette l’impegno di entrambe le parti verso l’eccellenza nel ciclismo professionistico. Spiuk, con la sua lunga tradizione e la sua costante ricerca di innovazione, si conferma un partner ideale per Bingoal WB, un team che ha dimostrato di avere ambizioni e potenziale per competere ai massimi livelli.

L’equipaggiamento fornito da Spiuk non è solo un insieme di accessori, ma rappresenta una componente fondamentale della preparazione atletica e della sicurezza dei ciclisti. Grazie a soluzioni tecnologiche all’avanguardia e a un design accurato, Spiuk contribuisce a migliorare le prestazioni del team belga, offrendo prodotti che combinano funzionalità, comfort e stile. Con i suoi caschi Profit e gli occhiali Skala, Spiuk equipaggia Bingoal WB per affrontare con successo le competizioni più importanti, dimostrando ancora una volta come l’innovazione e la qualità siano i pilastri su cui si fonda il successo nel mondo del ciclismo professionistico.

Spiuk

Spezialetti e la squadra juniores, con il sogno della Liegi

29.03.2024
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La Fabio Aru Academy chiude il cerchio della carriera del campione: aprendo la sua scuola di ciclismo in Sardegna, Fabio ha iniziato a restituire al ciclismo ciò che ne ottenne quando era un ragazzo. All’estero è abbastanza frequente che degli ex atleti mettano il loro bagaglio a disposizione dei più giovani, in Italia ciò non accade così spesso. Per questo è interessante farsi raccontare da Alessandro Spezialetti il suo progetto abruzzese, il Team Mario De Cecco-Logistica Ambientale, che da quest’anno è salito di livello e lo vede accanto a una realtà che dagli esordienti arriva fino agli juniores. Il tecnico di Chieti al momento è in Francia per la Route Adelie, alla guida della Bingoal WB. Con lui c’è anche Marco Tizza, mentre il resto della squadra è in Belgio sulle strade del Nord.

«Non è una scuola come quella di Moreno Di Biase – inizia Spezialetti – ed è nata quando ho conosciuto Marco Caruso. Lui aveva già una squadretta, da lì è nata l’amicizia e dall’anno scorso abbiamo iniziato a collaborare. Quest’anno, con l’ingresso di alcuni sponsor abruzzesi come Mario De Cecco, una SPA che produce divise da lavoro, abbiamo deciso di fare anche una squadra con 8 juniores. In Abruzzo ci sono 3-4 squadre, mi vengono in mente Fantini e la Gulp, per cui avevamo voglia di offrire un altro sbocco a questi ragazzi».

Spezialetti, abruzzese di 49 anni, è da due stagioni un diesse della Bingoal WB
Spezialetti, abruzzese di 49 anni, è da due stagioni un diesse della Bingoal WB
Avete fatto gli juniores perché avevate degli allievi che sono cresciuti?

Un po’ per questo e un po’ prendendo qualche elemento promettente. Avevamo dei buoni allievi, in più è arrivato Attolini, che correva alla CPS Professional ed è un altro bel corridorino. E’ voluto venire con noi e così siamo partiti. Il nostro scopo innanzitutto è aiutare la categoria. E avendo un po’ di conoscenze, un po’ di amici che hanno aziende, cercheremo di dare una mano a questi ragazzi. L’idea è di portarli non tanto al professionismo, ma a fare un buon dilettantismo con lo spirito giusto. 

Quali sono le difficoltà di avere una squadra così?

La difficoltà è soprattutto reperire i fondi, anche perché per fare una squadra di juniores servono parecchi soldi. Quanti? Diciamo 70-80 mila euro, per andare alle corse e tutto il resto si spende così. Inizia a prendere le bici, fare le trasferte. Inizia ad andare negli hotel, pagare l’autostrada e il carburante e alla fine si spendono quelle cifre.

Le bici avete dovuto comprarle o avete trovato uno sponsor?

No, le ho comprate da De Rosa. Ho parlato con Cristiano e ci è venuto incontro con i pagamenti. Sempre grazie a qualche conoscenza, caschi e occhiali sono Salice e con l’aiuto di Moreno Nicoletti sono arrivate le scarpe Fizik. Il mio impegno nella quotidianità non può esserci, cerco di aiutare come posso nel reperire fondi e dare sempre il mio sostegno dove posso. Quest’anno ad esempio andiamo a fare anche la Liegi-Bastogne-Liegi.

La squadra juniores è composta da otto atleti
La squadra juniores è composta da otto atleti
Il focus maggiore è concentrato sugli juniores o alla pari sui più piccoli?

Oltre a Marco Caruso e al sottoscritto, abbiamo altri tecnici come Gildo Pagliaroli e anche altri. Ciascuno segue il suo settore, dai giovanissimi, agli juniores, passando per esordienti e allievi. Il referente centrale è Caruso e poi a volte facciamo delle riunioni tutti insieme.

Ti capita mai di parlare con questi ragazzi? La tua esperienza da pro’ in qualche modo potrebbe ispirarli.

Certo. Ogni venti giorni facciamo una videoconferenza e abbiamo anche preso un appartamento in affitto per tutto l’anno e lo usiamo come punto di ritrovo. Durante il ritiro questo inverno ci sono andato e ho parlato con loro. Quando sono a casa, mi faccio vedere.

Quali differenze vedi fra loro e lo Spezialetti junior? Anche tu eri un bel cagnaccio…

Prima differenza: la bici. Quella di “Spezia” junior pesava 11-12 chili, con questa siamo sui 7,5. Ed è vero che ero un cagnaccio, ma ce ne sono un paio che non scherzano. C’è chi parla poco al di fuori della bici e invece è cattivo agonisticamente. E c’è chi è estroverso e meno determinato. Abbiamo messo insieme un bel gruppetto, che ha in Attolini il punto di riferimento. L’anno scorso ha vinto tre gare, speriamo che da qui a qualche settimana si sblocchi.

Uno così, al secondo anno da junior, fa già vita da atleta al 100 per cento?

Come prima cosa va ancora a scuola, però fa il corridore in modo serio. Anche perché ha la possibilità di fare bene.

Selfie di Luca Attolini con Fabio Cannavaro, campione del mondo di calcio nel 2006
Selfie di Luca Attolini con Fabio Cannavaro, campione del mondo di calcio nel 2006
Il 6 maggio andrete alla Liegi: come gliela state raccontando?

Abbiamo cominciato a raccontargliela quest’inverno, quando è partita l’idea. Lavorando in una squadra belga, ho parlato con il mio capo, Christophe Brandt, e gli ho chiesto una mano per parlare con l’organizzatore. Abbiamo fatto la richiesta e quello è stato contentissimo di invitarci alla Liegi. Anche per loro, è bello avere una squadra straniera. Quando è stato ufficiale, abbiamo iniziato a parlarne in ritiro. E se riesco, andrò su anche io. Per questi ragazzi sarà certamente una bella esperienza.

Farete tanta attività fuori regione?

Per forza. Domenica siamo stati a Calenzano, si va dove serve. Quando le gare sono in casa, siamo contenti di non dover viaggiare, altrimenti sappiamo dove si prende l’autostrada. Chi corre nel Centro Italia oppure al Sud sa che c’è un solo percorso da seguire. Questo rispetto ai miei tempi non è cambiato davvero…

Villa al Tour du Rwanda, qualcosa di davvero inaspettato

03.03.2024
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Nove ore di viaggio. Non verso l’altra parte dell’Atlantico, ma scendendo sempre più il Pianeta in senso longitudinale, giù giù fino al Rwanda. Per Giacomo Villa la partecipazione al Tour locale è stata un’autentica esperienza: la prima fuori dall’Europa, ma anche la prima gara a tappe nel nuovo team, la Bingoal WB, che ne ha subito fatto uno dei suoi alfieri.

La corsa africana aveva alla partenza 4 team professional, 6 nazionali e diverse continental (foto Tour du Rwanda)
La corsa africana aveva alla partenza 4 team professional, 6 nazionali e diverse continental (foto Tour du Rwanda)

Una trasferta difficile, in un Paese che si sta sempre più abituando alle due ruote agonistiche e che il prossimo anno arriverà addirittura ad ospitare i campionati mondiali. Il racconto di Villa parte proprio da questa constatazione, il confronto tra quel che sarà e la realtà attuale: «Non è facile organizzarsi, non è una gara come quelle a cui siamo abituati. La trasferta intanto è lunga e non si assorbe facilmente. Poi bisogna partire dal presupposto che si gareggia in un luogo molto diverso dai soliti, dove bisogna abituarsi allo stile di vita del posto, dove i ritmi sono più compassati, dove bisogna anche sapersi adattare. Se dovessi dire a mente fredda, è una bellissima esperienza, ma anche difficile».

Che cosa ti ha colpito di più?

Il grande calore del pubblico. Me ne sono accorto sin dalla prima tappa: a un certo punto ai bordi della strada trovavamo tanta gente festante e continuava così per 2 chilometri fino al passaggio nel paese e così ancora per altri 2 chilometri. Non capita così spesso da noi, se non per le grandi tappe di Giro e Tour. Ma il bello era che la gente si arrampicava sui pali o sui muri per assistere al nostro passaggio. Poi le scuole: 200-300 bambini che urlavano entusiasti. E’ qualcosa che mi è rimasto nel cuore.

Villa con i compagni di team, i belgi Meens, Teugels e Van Poppel e il danese Salby
Villa con i compagni di team, i belgi Meens, Teugels e Van Poppel e il danese Salby
I percorsi come ti sono sembrati?

Già quando si è nella Capitale, si sta a 1.500 metri di altezza e tutti i percorsi sono contraddistinti dall’altura, si toccano anche i 2.500 metri. Nella terza tappa ad esempio non si è mai scesi sotto i 1.800 metri. Di pianura ce n’è davvero poca, sono tutti saliscendi per lo più con pendenze molto morbide, 4-5 per cento.

Di gente in bici ne avete vista?

Tantissimi, nel senso che la bici è vista come il principale mezzo di spostamento, utilizzata addirittura come taxi o anche per trasportare tante materie prime. Tanto che ci chiedevamo come facessero a portare quei carichi… Dal punto di vista sportivo ho l’impressione che il ciclismo sia ancora considerato uno sport di nicchia: c’era la nazionale e un team locale, ma non c’è ancora quello sviluppo che ci si attenderebbe. Ogni tanto però si vedeva qualche ragazzino con la bici e una maglia di qualche vecchia squadra.

Tantissima gente ai bordi delle strade, il Paese si sta sempre più sensibilizzando verso il ciclismo (foto Tour du Rwanda)
Tantissima gente ai bordi delle strade, il Paese si sta sempre più sensibilizzando verso il ciclismo (foto Tour du Rwanda)
Veniamo all’aspetto agonistico: per te era la prima esperienza con la squadra belga?

Avevo già gareggiato a La Marseillaise, ma questa era la prima corsa a tappe con loro. Mi sono trovato bene, con i compagni stiamo legando molto superando anche il problema della comunicazione, con un misto di inglese e francese ci intendiamo bene tutti quanti. E’ un team professional che quindi deve fare i conti con il ranking Uci, c’è una caccia ai punti che contraddistingue tutta la nostra attività e credo di aver dato il mio contributo con qualche buon piazzamento.

L’inizio non è stato semplice, con l’11° posto nella cronosquadre.

Lì si vede la differenza di mezzi a disposizione. Ci siamo trovati ad affrontare formazioni che avevano potuto portare con sé anche le bici da crono, noi invece avevamo solamente quelle da strada e quindi eravamo svantaggiati. Per fortuna la cronosquadre contava solamente per la classifica dei team, il Tour vero e proprio è iniziato il giorno dopo.

La volata della quarta tappa vinta da Lecerf, Villa (in giallo) è quarto (foto Tour du Rwanda)
La volata della quarta tappa vinta da Lecerf, Villa (in giallo) è quarto (foto Tour du Rwanda)
Per buona parte della corsa sei stato anche in predicato di dare l’assalto alla Top 10…

Fino alla quarta tappa sono sempre stato nei primi 10, poi è arrivata la cronometro di 13 chilometri, ma tutta fra i 1.800 e i 2.300 metri di altitudine: bella tosta proprio per questo aspetto. Era come gareggiare a Livigno, se non sei abituato paghi. Io comunque ho chiuso 27°, ma il giorno dopo ho avuto problemi di stomaco e arrivato sull’ultima salita sentivo le gambe vuote. A quel punto la classifica è andata.

Dopo questa lunga trasferta che cosa ti attende?

Domenica (oggi, ndr) sarò al GP Jean Pierre Monseré in Belgio, poi dovrei seguire la stagione italiana con Milano-Torino, la Settimana Coppi e Bartali, il neonato Giro dell’Abruzzo. La mia speranza è di ricavarmi un posto per una delle Classiche, se vado forte potrei entrare nel roster per Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi e per me sarebbe un grande successo. Infatti sto puntando la Coppi e Bartali dove voglio fare risultato.

Il britannico della Israel Premier Tech Joseph Blackmore, vincitore della corsa africana (foto Tour du Rwanda)
Il britannico della Israel Premier Tech Joseph Blackmore, vincitore della corsa africana (foto Tour du Rwanda)
Come ti stai trovando avendo dovuto cambiare tutto?

Sì, è un cambiamento profondo e me ne sto accorgendo sempre di più. Prima alla Biesse Carrera avevo tutto a portata di mano, ad esempio il diesse Nicoletti abita proprio vicino a me ed era un costante punto di riferimento. Ora mi muovo sempre da solo, gli spostamenti sono con l’aereo. Inoltre bisogna ragionare molto come squadra, inquadrando gli obiettivi del team che sono incentrati sull’ottenimento di più punti possibile. Per la Bingoal poi il target, anche per i rapporti con gli sponsor, sono le classiche e bisogna lavorare per quelle. Per questo per me esserci significherebbe tantissimo in questo primo anno.

Villa e Persico, diteci tutto della Bingoal

19.01.2024
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Davide Persico e Giacomo Villa sono i volti nuovi, giovani e italiani della Bingoal WB. I due neo professionisti si sono affacciati al mondo dei grandi e lo hanno fatto dalla finestra della professional belga. Sicuramente il mondo è ormai più globalizzato che mai, ma le forti tinte nere, gialle e rosse, in questa enclave del Nord, rimangono. Entrare in una squadra straniera porta tanta curiosità e richiede una buona dose di adattamento. Persico e Villa arrivano da due continental italiane, qualche ragazzo straniero c’era, ma la lingua parlata era la nostra. 

I due ragazzi sono rientrati dal primo ritiro fatto con la squadra, in Spagna, hanno indossato le nuove divise e messo insieme tanti chilometri. Persico e Villa, insieme, ci raccontano questi giorni e cosa hanno visto e imparato. 

Dal 9 al 18 gennaio la Bingoal è stata a Calpe per il secondo ritiro stagionale (photonews)
Dal 9 al 18 gennaio la Bingoal è stata a Calpe per il secondo ritiro stagionale (photonews)

Primi passi

VILLA: «Siamo stati in ritiro dal 13 al 21 dicembre. Abbiamo fatto sei giorni di allenamento intenso e uno di riposo. Prima di questo ritiro ci eravamo trovati, insieme alla squadra, un paio di giorni in Belgio, a novembre, avevamo conosciuto compagni e staff. La squadra ha noleggiato il velodromo di Zolder e ci siamo allenati lì».

PERSICO: «Io avevo già fatto l’esperienza da stagista, ad agosto, quindi avevo già assaggiato l’ambiente. La differenza maggiore che ho notato è che qui ci si deve arrangiare da soli. In Italia sei più coccolato. Il team è davvero organizzato, non ci manca nulla. Vero che non siamo una squadra WT ma non possiamo lamentarci». 

Il gruppo italiano della Bingoal, da sinistra: Tizza, il diesse Spezialetti, Persico e Villa (photonews)
Alessandro Spezialetti, diesse del team, insieme ai due nuovi arrivati Persico e Villa (photonews)

Due fari italiani

Al fianco di Villa e Persico, all’interno della Bingoal ci sono due punti di riferimento: il diesse Spezialetti e il loro compagno Marco Tizza

VILLA: «Lo staff e l’ambiente sono molto tranquilli, non c’è assillo. Bisogna imparare ad esprimersi bene in inglese, entrambi lo parliamo, ma viverci è diverso. Dobbiamo essere più espliciti nelle domande e permetterci di chiedere due o tre volte la stessa cosa. Nessuno ci giudica o rimprovera per questo, come non ci dicono nulla se facciamo errori nel modo di esprimerci».

PERSICO: «Confermo quello che dice Villa. Ma avere al nostro fianco Spezialetti e Tizza è altrettanto importante. Spezialetti, essendo un diesse, conosce meglio tutte le dinamiche di gara e organizzazione. Mentre Tizza rimane il punto di riferimento tra i vari compagni».

Allenamenti e preparatori

Una prima settimana di ritiro ha permesso di prendere le misure anche sul modo di lavorare e di allenarsi. Le differenze ci sono, ma non spaventano. 

VILLA: «Non ho sofferto tanto la quantità di ore fatte, ma più il carico complessivo di lavoro. Abbiamo già inserito dei lavori specifici come forza e qualche sprint, non ancora salite e cambi di ritmo. C’è un preparatore della squadra che durante i ritiri ci dà i lavori da fare, ma poi giorno per giorno sceglie sei corridori da seguire».

PERSICO: «A casa ci segue il nostro preparatore, mentre in ritiro c’è quello della squadra. Siamo noi corridori che facciamo da tramite tra l’uno e l’altro. La squadra è sponsorizzata da Training Peaks quindi usiamo questa piattaforma per gestire tutto. Vi faccio un esempio: prima del ritiro il preparatore della squadra ci carica il piano, poi noi insieme al nostro preparatore, a casa, decidiamo come allenarci nel periodo precedente».

Bici De Rosa

L’altra parte italiana della squadra riguarda le bici, che per la Bingoal WB sono fornite da De Rosa. Come si sono adattati i due ragazzi al nuovo modello?

VILLA: «Le geometrie sono simili alla Carrera che usavo l’anno scorso. Il manubrio, ad esempio, è esattamente lo stesso. Ho trovato subito la posizione precisa e non mi sono mai dovuto fermare a cambiare misure. L’unica difficoltà l’ho avuta con la sella, perché Repente fa modelli diversi rispetto alla struttura e al buco centrale. In questo caso ho dovuto provare due o tre modelli prima di avere riscontro positivo».

PERSICO: «Era la prima volta anche per me con De Rosa. Durante lo stage avevo usato la Cinelli della Colpack. I primi 1.000 chilometri servono per abituarsi al nuovo modello, poi ci si prende la mano. Io ho avuto qualche difficoltà con il manubrio, ne avevo uno standard, ma l’attacco era troppo corto. Però per il resto è andato tutto bene».

Pronti via e si corre

Ma dopo i due ritiri (con il secondo che sta avvenendo in questi giorni) sarà il momento di mettere il numero sulla schiena. Arrivano i primi esordi, e non propriamente dietro casa.

VILLA: «Io inizierò in Francia a La Marseillaise il 28 gennaio e poi andrò a Besseges. La trasferta più lunga sarà a metà febbraio quando andrò al Tour of Rwanda. Non ci sono necessità di risultato, soprattutto nelle prime uscite, ma poi entrerà in ballo anche per noi il discorso dei punti. Quindi meglio farsi trovare pronti.

PERSICO: «Partirò più avanti, dal Tour Colombia. Ci sono due tappe adatte alle mie caratteristiche e magari mi butterò in qualche sprint. La cosa migliore sarà unire i benefici dell’altura a quelli della gara».

Al Tour Colombia ci sarà anche Cavendish. Che sensazioni hanno pensando di incontrarlo. Villa fa un sorriso divertito, gliene chiediamo il motivo. 

VILLA: «Ho sorriso perché Cavendish ha più di quindici anni di carriera. Noi, quando lui esordiva, eravamo dei bambini. Penso che per Persico sia un obiettivo che si è concretizzato, sono questi i casi in cui ti rendi conto di avercela fatta».

PERSICO: «Sono contento. Vedremo cosa succederà, ma sono contento anche solo di scontrarmi con lui. Poi magari torno a casa con una vittoria (conclude ridendo, ndr)».

Malucelli riparte dal Giappone: un reset totale per rinascere

10.11.2023
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Come quando sbagli il primo bottone e tutto il resto si storce, la carriera di Matteo Malucelli si è inceppata sulla chiusura della Gazprom. Quei pochi mesi di ciclismo ad alto livello sono stati la sua fortuna e la sua condanna, perché nulla di tutto quello che è venuto in seguito gli è parso all’altezza. Per cui al momento di ripartire e ritenendo chiuso il suo periodo alla Bingoal, l’ingegnere romagnolo si è trovato davanti a un bivio. Da un lato, la scelta di smettere. Dall’altro la possibilità di un reset totale, andando a correte nel JCL Team Ukyo di Alberto Volpi. Una continental che farà prevalentemente attività in Oriente.

«Il paragone del primo bottone – riflette Malucelli , in apertura con la compagna Martina durante le recenti vacanze – calza a pennello. Vengo da due anni di camicie storte. Adesso che l’ho sbottonata tutta, proverò a chiuderla dritta. La sfortuna più grande che ho avuto non è stato che abbiano fermato la Gazprom, ma il fatto che io abbia toccato con mano che cos’è una squadra che funziona. Da lì, dovunque andassi, vedevo solo le cose negative e quando entri in quel vortice, è finita. Sono convinto che se non avessi fatto quei due mesi con loro, probabilmente sarei rimasto in piccole squadre senza avere metri di paragone così diversi. E’ stato come avere fra le mani un’auto di lusso e poi farsela portare via senza averla usata davvero».

Il 10 febbraio 2022, Malucelli debutta ad Antalya in maglia Gazprom e vince
E’ il 10 febbraio 2022: Malucelli debutta ad Antalya in maglia Gazprom e vince
Come è arrivato il Team Ukyo?

Moreno Nicoletti, il mio procuratore, me ne aveva parlato già a settembre. Io avevo capito che alla Bingoal non sarei andato avanti, per cui sapeva che avrei voluto cambiare. Abbiamo sentito altre squadre, ma alla fine quella è stata la proposta rimasta nel piatto. Ho voluto parlare con Volpi per togliermi tutti i dubbi e lui mi ha illustrato il progetto, che mi è piaciuto.

Che cosa ti ha convinto?

E’ un progetto nuovo e io ho voglia di rimettermi in gioco, perché secondo me valgo più di quello che ho dimostrato. In vita mia ho avuto due mesi per provare ad essere a un certo livello e mi sembra di averlo dimostrato. Volpi non lo conoscevo tanto. Ci eravamo salutati qualche volta in giro per aeroporti, ma nulla di più. Mi ha convinto perché è stato molto trasparente.

In azione sul Muro di Grammont al Renewi Tour, accanto a Martinelli: la parentesi belga si è chiusa
In azione sul Muro di Grammont al Renewi Tour, accanto a Martinelli: la parentesi belga si è chiusa
Che cosa ti ha detto?

Intanto mi ha ringraziato per avergli voluto parlare. Poi mi ha detto: abbiamo questi materiali, questo è il budget, queste le corse che possiamo fare, anche se cercheremo di farne anche in Europa. Non mi ha raccontato favole. La squadra è continental, ha il progetto di diventare professional, ma non si sa in che tempi. E’ stato molto chiaro e a me, da ingegnere, questa cosa piace.

Di quali materiali ti ha parlato?

Le bici Factor montate in tutto e per tutto con Shimano, ruote, caschi e scarpe compresi. Avremo pneumatici Vittoria. Mi ha parlato dei pedali e dei direttori sportivi. Ha detto tutto quello che mi doveva dire e mi ha fatto sentire importante. Non che ne avessi bisogno, non mi devo sentire una prima donna. Sono stato in squadre con gente molto più forte di me e questo tante volte è stato uno stimolo. Ma è gratificante che un direttore sportivo che nemmeno conosci dimostri che si era davvero accorto di te, parlando di questa o quella volata. E poi non mi ha chiesto niente, vittorie o altro. E devo dire che il suo peso nella decisione di accettare l’ha avuta anche la presenza di Boaro.

Nel 2023 la squadra giapponese ha corso su bici Factor montate 100 per cento Shimano: così anche il prossimo anno (foto Team Ukyo)
Nel 2023 la squadra giapponese ha corso su Factor montate 100 per cento Shimano: così anche nel 2024 (foto Team Ukyo)
Che cosa significa che correrai prevalentemente in Oriente?

Da quello che mi hanno detto, non dovremmo correre in Cina, perché fra i giapponesi e i cinesi non c’è un grande feeling. Quest’anno, hanno corso in Corea, Taiwan, Giappone, Langkawi, Filippine, poi Saudi Tour e Oman. Cercheranno di inserire qualche corsa in Europa, ma alla fine devi averne 60 adatte alle tue caratteristiche, non c’è bisogno che ce ne siano 120. In ogni caso, dopo aver parlato con Volpi, un po’ sono stato titubante. Per cui ho detto a Moreno che sarei andato in vacanza e avrei deciso quando fossi tornato, perché con la mente fresca si decide meglio. E alla fine ho deciso di fare questo vero reset. Guadagnerò meno, ma penso che solo ripartendo dal basso potrò tornare al livello migliore. Ho pensato a Finetto, che era con me alla Trevigiani e aveva già 30 anni. Poi è passato ancora e ne ha fatti altri quattro alla Delko, vincendo corse.

Perché ripartire da un team più piccolo ti dà motivazione?

Ho il desiderio di rimettermi in discussione, come da neoprofessionista. Sono all’anno zero, tutto quello che ho fatto finora mi ha portato in Giappone, evidentemente non è stato così grande. Perciò riparto da una piccola squadra. Se va bene, potrò correre ancora. Se va male, andrò a lavorare un anno più tardi.

Malucelli ha preso la decisione di firmare con il Team Ukyo al ritorno dalle vacanze, a mente fresca
Malucelli ha preso la decisione di firmare con il Team Ukyo al ritorno dalle vacanze, a mente fresca
La nuova bici è arrivata?

Dovrebbe arrivare in settimana, non vedo l’ora. E’ questo che mi dà morale, la voglia di quando sei giovane che negli ultimi anni era un po’ calata.

Ci saranno altri italiani in squadra?

Oltre a Volpi e Boaro qualcuno dello staff e anche un corridore giovane, che è stato inserito nel gruppo Whatsapp, ma ancora non è stato annunciato. Sono appena tornato dalle vacanze e anche se ho trent’anni e per qualcuno potrei essere vecchio, non vedo l’ora di ripartire. Ho fatto sette anni da pro’, chi dice che non potrò farne altri sette?

Tizza apre le porte della Bingoal a Persico e Villa: «Vi divertirete»

21.10.2023
5 min
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BIASSONO – Mentre alla Coppa d’Inverno i corridori sfilano sul traguardo, inanellando giri e macinando chilometri, a bordo strada troviamo Marco Tizza. In Brianza il corridore della Bingoal WB è di casa, ci sono tanti amici e il clima è quello tipico di fine stagione. Ci racconta com’è andato questo suo secondo anno nella professional belga, che da tempo ha aperto le porte all’Italia

«Proprio durante le corse di casa – racconta Tizza appoggiato alle transenne del traguardo – ho scoperto di aver preso il citomegalovirus. Alle gare avevo sensazioni brutte, ma gli esami li ho fatti solamente alla fine, a calendario ultimato. Mi sentivo strano, perché un conto è la fatica, staccarsi o altro, un altro è non resistere per più di due ore in gara. Così dopo la Tre Valli Varesine mi sono fermato, sarei dovuto andare in Turchia o alla Parigi-Tours, ma non ero in condizione».

Per Tizza una stagione iniziata bene ma interrotta anticipatamente a causa del citomegalovirus
Per Tizza una stagione iniziata bene ma interrotta anticipatamente a causa del citomegalovirus
Al di là di questo intoppo finale che stagione è stata?

Era partita benissimo, con tanti piazzamenti e molti risultati importanti. Dopo che sono andato in altura a luglio, per preparare la seconda parte del calendario, vedevo che non stavo bene, non raccoglievo il lavoro fatto. Poi sono andato in Norvegia all’Arctic Race of Norway dove faceva freddo, pioveva spesso, probabilmente lì ho preso il colpo finale. Ho sentito anche altri amici in gruppo che dopo la Norvegia si sono ammalati. 

Come li vedi i due nuovi italiani che arrivano in Belgio?

Li vedo bene, il passista (Villa, ndr) si salva un po’ di più. Il velocista (Persico, ndr) dovrà tenere parecchio duro per arrivare allo sprint, mentre Villa avendo fatto tanti risultati in corse importanti tra gli under 23 secondo me sarà un po’ più avvantaggiato. Poi la nostra fortuna è che passiamo dal fare le corse importanti a quelle di secondo piano, il tempo di crescere c’è tutto. 

Il gruppo della Bingoal è molto aperto e unito, è facile familiarizzare
Il gruppo della Bingoal è molto aperto e unito, è facile familiarizzare
Chiuso il tuo secondo anno come vedi la squadra per due giovani come loro?

Si ha tanta libertà e molta fiducia, addirittura ti fanno scegliere le gare che vorresti fare. Non sempre è possibile accontentare tutti, ma c’è molto confronto. Ormai considero questo team una famiglia, sto benissimo e non ho mai avuto problemi. Secondo me si troveranno molto bene. Dovranno imparare la lingua, spero sappiano almeno l’inglese. 

Come gestione dei ritiri e delle trasferte come fate? Si va spesso in Belgio?

Io, per esempio, sto molto in Italia, anche perché non facendo la campagna del Nord non ho motivo di andare in Belgio per un periodo prolungato, al massimo una settimana. Chiaramente chi fa tutto il calendario belga sta là un mese e mezzo abbondante, però non manca mai nulla. 

Allenarsi e correre in una professional belga è tanto diverso?

In Nippo ero in mezzo ai giapponesi, ora sono in mezzo ai belgi, a me non cambia nulla! Poi alla fine i compagni si divertono, mi piace fare gruppo e scherzare con tutti. I belgi hanno un carattere molto aperto e amichevole. 

Allora toccherà a te introdurre Persico e Villa…

Sì, sì! Ci togliamo subito il pensiero e li faremo trovare immediatamente a loro agio. 

Come organizzazione alla Bingoal come ti trovi?

Bene, sapete, magari quando si viene a correre in Italia non c’è il bus ma si usa il camper. Però è normale, visto che la squadra fa tre o quattro attività. Però il parco macchine è grande e gli altri mezzi sono tanti. Dal punto di vista lavorativo sono efficienti, si impegnano al massimo. Si vede che sono appassionati. In Belgio mettono la passione prima del lavoro. 

Con i periodi di preparazione come lavorate?

Ora faremo un ritiro a Zolder di cinque giorni per conoscerci. Poi faremo due settimane prima di Natale a Calpe e poi a inizio gennaio altre due settimane. Anche perché la stagione inizia a fine gennaio tra chi va in Arabia, Oman, Africa…

Come professional viaggiate davvero molto…

Io ho finito la stagione con 60 giorni di corsa, sarebbero dovuti essere 70. Ma alcuni compagni ne hanno fatti addirittura 90: praticamente hanno corso da tutte le parti. 

Persico e Villa dovranno anche imparare a fare quasi 70 giorni di corsa, al primo anno non sarà semplice…

No, non sarà facile – ride Tizza – a volte correre tanto non fa benissimo, però quando sei giovane serve per fare esperienza. Poi da lì capisci come reagisce il tuo corpo e puoi organizzare i calendari futuri. In squadra abbiamo un totale di sei direttori sportivi ed ognuno di loro prende in carico 5 o 6 corridori i quali si rapportano direttamente con lui. Per il resto c’è una chat di gruppo in cui si scrive e ci si confronta normalmente.

Bingoal WB sempre più italiana. Ora c’è anche Villa

20.10.2023
5 min
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La Bingoal WB è sempre più a trazione italiana e soprattutto ha deciso d’investire sui giovani corridori del nostro Paese in grado di trovare spazi importanti fra i pro’. Dopo l’arrivo di Davide Persico che ha già fatto molto bene come stagista, soprattutto al Tour of Britain, è la volta di Giacomo Villa che proprio nella squadra belga ha trovato l’approdo per la massima serie, completando il suo cammino di crescita.

Una promozione che arriva al termine di una stagione buona, anche se dopo il successo al Trofeo Piva d’inizio anno non sono più arrivate grandi vittorie (a parte il Trofeo Sportivi Briga di agosto), ma Villa è stato sempre lì sul pezzo, con piazzamenti e contributi importanti ai successi altrui, con un comportamento complessivo che faceva capire come fosse ormai maturo per passare.

«E’ vero, vittorie di quel livello non ne sono arrivate – ammette il ventunenne monzese – ma io sono soddisfatto di quel che ho fatto perché se guardate l’andamento della mia stagione, sono andato forte sempre, non ho avuto cali di condizione».

La vittoria di Villa al Trofeo Sportivi Briga, battendo Simone Piccolo e Manuel Oioli (foto Rodella)
La vittoria di Villa al Trofeo Sportivi Briga, battendo Simone Piccolo e Manuel Oioli (foto Rodella)
Hai ormai chiaro che tipo di corridore sei e quindi che ambizioni puoi avere nella categoria superiore?

Io so di essere un corridore che va forte sul passo, ma anche, anzi soprattutto, nei percorsi nervosi, con strappi veri ma non troppo lunghi. Credo di averlo dimostrato quest’anno, anche se certamente si poteva fare qualcosa di più.

Hai comunque fatto vedere di essere molto adatto a lavorare per gli altri, pensi che questo sia stato l’elemento che ha portato i dirigenti del team a investire su di te?

Sono un corridore che se ne ha la possibilità, cerca sempre di vincere, questo sia chiaro. Se però devo aiutare un compagno, perché quel dato percorso non è adatto a me o perché non sono nella giusta giornata non mi tiro certo indietro. Penso comunque che effettivamente questo particolare sia emerso durante la stagione. So che è un aspetto sul quale i direttori sportivi pongono l’accento, ma io ho comunque delle ambizioni, passo di categoria per farmi vedere il più possibile anche fra i grandi.

Villa impegnato al Tour de l’Avenir nella prima tappa, chiusa al secondo posto (foto Instagram)
Villa impegnato al Tour de l’Avenir nella prima tappa, chiusa al secondo posto (foto Instagram)
Se guardi indietro c’è qualche gara che ti è rimasta sul gozzo, nella quale potevi ottenere di più?

Di occasioni sfumate la mia stagione è stata abbastanza densa. Ad esempio ad agosto, quando ho vinto a Briga Novarese, era un periodo nel quale mi sentivo davvero bene e avrei sperato di continuare con altri successi, sono arrivato anche 2° a Poggiana. Era il periodo dei mondiali, sentivo che avrei potuto far bene anche lì. In fin dei conti, considerando che sono stato in nazionale all’Avenir e gli europei, mi è mancata solo quell’esperienza. Il percorso scozzese era nelle mie corde, con strappi brevi dove comunque non potevi risparmiarti mai. Avrei fatto la mia figura.

Quando è nato il contatto con la Bingoal?

Verso la fine dell’estate. C’era un’altra squadra che era interessata a me ma la tirava un po’ per le lunghe, invece con la Bingoal tutto si è svolto velocemente, prima degli Europei avevo siglato l’accordo. La squadra la conoscevo abbastanza, lì c’è Tizza che abita a una trentina di chilometri da me. So poi che il mio diesse Milesi aveva parlato con il suo collega del team al Giro Next Gen, eravamo nello stesso hotel.

Per il monzese l’esperienza di 3 anni alla Biesse Carrera è stata fondamentale (foto Instagram)
Per il monzese l’esperienza di 3 anni alla Biesse Carrera è stata fondamentale (foto Instagram)
Troverai altri corridori che parlano italiano…

Sarà utile, ma non è per questo che ho scelto la Bingoal. Parlo abbastanza bene inglese, quindi non avevo problemi da quel punto di vista. La cosa che mi incuriosisce di più e che ha influito sulla mia scelta è che lì c’è un ciclismo molto diverso dal nostro, si vede che da quelle parti è quasi una religione, te ne accorgi a ogni gara e fare quel calendario mi ispira molto.

Hai già gareggiato in Belgio?

La mia prima esperienza è stata alla Liegi-Bastogne-Liegi U23 di quest’anno (ha chiuso 17°, ndr). Era la mia prima con la nazionale, è stata un’esperienza esaltante sia per la maglia che portavo, sia per l’entusiasmo che si respirava. E’ stato davvero bello.

Potrai comunque allenarti a casa…

Sì, anche se mi hanno già avvertito che ci saranno periodi abbastanza lunghi in cui soggiornerò lassù, ad esempio per tutta la durata della stagione delle classiche. Bisogna invece ancora vedere che cosa fare come preparazione, se continuerò ad essere seguito qui o mi daranno un riferimento loro, ma è difficile perché non riescono a seguire tutti, soprattutto gli stranieri.

Il lombardo è stato spesso in nazionale. Qui agli europei, chiusi al 34° posto
Il lombardo è stato spesso in nazionale. Qui agli europei, chiusi al 34° posto
Che cosa ti proponi?

Spero di poter fare le gare più importanti già nella prima stagione, intanto per dare una mano agli altri, ma vorrei anche avere qualche opportunità per me, per mettermi in luce.

Alla Veneto Classic hai concluso la tua stagione, ma anche la tua esperienza alla Biesse Carrera: che cosa ti lasci indietro?

Tre anni davvero importanti, fondamentali per raggiungere il mio obiettivo. Mi dispiace soprattutto per i compagni, anche perché da giugno in poi ci siamo visti abbastanza poco, tra il ritiro al Sestriere e le trasferte con la nazionale. E’ un bel gruppo, dove tutti hanno la possibilità di emergere e di vincere. Se sono qui lo devo alla crescita che ho potuto fare con loro.