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Paesi Baschi: Atlantico, vini, muri e campioni

09.07.2023
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E’ bastato tornare nei Paesi Baschi alcuni giorni in occasione del Tour de France per ricordarci quanto questa terra respiri ciclismo.

Tanta gente in sella, tantissimo pubblico sulle strade e un grandissimo orgoglio delle proprie gare: dal Giro dei Paesi Baschi alla Clasica de San Sebastian, fino alle più piccole, vedi il Circuito de Getxo, gara di un giorno di cui vanno veramente pazzi (in apertura foto Instagram).

Il gruppo sulle alture a ridosso dell’Atlantico, pedalare qui è un sogno
Il gruppo sulle alture a ridosso dell’Atlantico, pedalare qui è un sogno

Passione Euskadi

Una delle cose che più ci ha colpito è stato vedere tanti ragazzini sulle strade attraversate dalla Grande Boucle nei giorni precedenti. Con le loro bici sgambettavano sugli strappi, quasi tutti in squadra e quando incontravano dei “rivali” si salutavano come veterani. 

E ancora: abbiamo chiesto loro chi fossero i loro idoli e tolti Pello Bilbao e Mikel Landa, ci hanno detto dei nomi totalmente inaspettati e tutti della Euskaltel-Euskadi: Mikel Bizkarra o Xabier Mikel Azparren… per dire quanto siano esperti e al tempo stesso anche attaccati ai loro colori.

Tanti i percorsi, anche per mountain bike
Tanti i percorsi, anche per mountain bike

Tre grandi aree

Nella loro particolare posizione, a Nord Ovest della Spagna, i paesi Baschi si affacciano sull’Atlantico, ma le montagne alle spalle ne fanno una regione a sé stante, una sorta di “Svizzera” nella Penisola Iberica, per clima e in spesso anche per paesaggio: mucche, prati verdi e case col tetto spiovente.

La parte costiera è fresca, piovosa e verdissima. Quella più interna è lo stesso verde, ma somiglia già più alla Spagna che conosciamo, quindi un po’ più brulla. E’ così, per esempio, la zona della capitale basca, Vitoria Gasteiz.

Diciamo questo non per dare un compendio geografico, ma per far capire in quali contesti si pedala.

Quello che manca sia nella zona interna che in quella costiera è la pianura, pressoché un miraggio nei Paesi Baschi. Quando c’è, è davvero di breve durata e si trova soprattuto nella zona che ruota appunto attorno agli altopiani di Vitoria-Gasteiz. Siamo a circa 500-550 metri di quota. O in quella più meridionale verso i fiumi, su tutti l’Ebro, che scorrono in direzione della Spagna centrale.

La porzione centrale dei Baschi è quella più montagnosa. Le vette arrivano a 1.500 metri, ma più spesso ci si ferma sul filo dei 1.000 metri di quota. Sono monti verdissimi, colline che se non fosse per la punta ricordano molto quelle delle Ardenne – tanto per restare in temi ciclistici – anche per la tipologia delle strade.

Infine la parte più a Nord, quella atlantica, è la più verde, la più umida. Non è raro imbattersi in nebbie ed acquazzoni anche d’estate. Questa è anche la più ricca di strappi. Lo abbiamo visto anche nelle recenti tappe del Tour de France. 

Una caratteristica di questi “puertos”, come chiamano i valichi in Spagna, è che molto spesso dalla vetta si aprono vedute uniche sull’Oceano. Ed è un vero spettacolo. Uno dei passi simbolo in tal senso è lo Jaizkibel, meta di molti ciclisti. Tanti vi arrivano dalla vicina Francia.

Terreno collinare, vigneti e strappi si susseguono
Terreno collinare, vigneti e strappi si susseguono

Porta dei Pirenei

Quando si arriva all’aeroporto di Bilbao si vedono due grandi tipologie di viaggiatori sportivi: i ciclisti e i surfisti!

Per quanto riguarda i percorsi, la scelta è pressoché infinita. Non c’è una meta precisa o un tracciato definitivo. Ogni Tour operator propone i suoi. Ma se si viaggia da soli ci sono poi piattaforme come quella di Komoot che ne sottolinea ben 20.

Noi vi qui proponiamo anche la mappa ufficiale dell’ente turistico basco.

Senza contare che i Paesi Baschi, sono anche una delle porte per iniziare la cavalcata dei Pirenei, ad Irun, in direzione orientale. E sono un passaggio per il Cammino di Santiago de Compostela.

I baschi ci hanno suggerito due mete in particolare, due mete che davvero aprono le porte e la conoscenza di questa terra. E sono Gaztelugatxe e la Roja de Alavesa.

Gaztelugatxe è un isolotto sulla costa che si raggiunge attraverso un ponte nella zona Bermeo. C’è un eremo che si raggiunge dopo 241 scalini. In cima vi è una campana che, secondo la tradizione, va suonata tre volte. Solo allora si può esprimere un desiderio. Una curiosità per gli amanti delle serie tv: qui vi sono state girate molte scene del Trono di Spade.

La Rioja Alavesa, nel Sud dei Paesi Baschi, è la terra dei vini. Qui ogni strada è un percorso ciclabile naturale. Tanti vigneti, colline e borghi rurali… per certi versi una sorta di “Toscana”, ma senza cipressi!

Regione bike friendly

Noi però un paio di tracce per realizzare dei percorsi tematici ve le diamo lo stesso. La prima: seguire le zone toccate dalla Clasica de San Sebastian. In questo modo si assaporerà la costa e si pedalerà lungo le strade dei campioni. Il che è sempre un’emozione. Toccare gli stessi punti dei pro’ e poi alla tv rivedere quelle strade e dire: “le ho fatte anche io!”. 

La seconda traccia è quella più facile e rivolta anche alle famiglie, vale a dire seguire il corso del Bidasoa, il fiume basco per eccellenza. Qui si può percorrere la Arditurri Greenway e se non si farà troppa confusione di potranno ammirare delle specie di uccelli migratori bellissime.

Ma il consiglio forse più bello, e che sempre vorremmo dare, non è tanto questo o quel percorso, ma il poter dire che ci troviamo una terra bike friendly. Il ciclista è tutelato e, come in tutta la Spagna, la legge del metro e mezzo di distanza è osservata piuttosto bene.

Turismo Paesi Baschi

La sfida di Welsford e il ciclismo trasversale della DSM

03.07.2023
6 min
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Sam Welsford ha bruciato le tappe. Dopo le vittorie alla Vuelta a San Juan, i suoi allenatori avevano drizzato le orecchie, anche se nelle parole di Roy Curvers che lo prepara, l’entusiasmo era pari alla cautela. Poi i lavori sono andati avanti. L’australiano (in apertura nella foto di Patrick Brunt) ha vinto il GP Criquielion e ottenuto il podio in tutte le classiche per velocisti. A quel punto il piano è cambiato e il pistard dell’australiana Subiaco, 1,80 per 79 chili, è stato schierato al Tour de France.

A Bilbao, la presentazione del Team DSM-Firmenich ai piedi del Guggenheim Museum
A Bilbao, la presentazione del Team DSM-Firmenich ai piedi del Guggenheim Museum

La sorpresa Tour

Il problema di partenza è che fino al 2021, Welsford era “solo” un pistard, con due medaglie olimpiche, quattro titoli mondiali fra quartetto e scratch e due ori ai Giochi del Commonwealth. Quando però il Team DSM gli ha proposto di passare su strada, lui ha accettato di buon grado. Prima stagione su strada nel 2022, con 56 giorni di corsa, una vittoria e qualche piazzamento. Seconda stagione quest’anno, con risultati ben più solidi.

«Quello che è successo dalle prime corse dell’anno – racconta in una videochiamata – è stato folle, se ci penso, imprevedibile. In poco tempo mi sono state offerte molte opportunità come top sprinter e per me continuare a questo livello è stato molto utile. Il Tour è stato una sorpresa. A un certo punto, in primavera, il team mi ha detto che poteva essere un’opzione, che saremmo potuti andare con una squadra per le volate e io potevo essere il velocista. Fino a quel momento avevamo lavorato con grande continuità per costruire un treno. Lo abbiamo dimostrato durante la primavera anche nelle classiche. Abbiamo avuto davvero un buon inizio di stagione con una buona consistenza. E questo è uno dei motivi per cui sono stato selezionato».

Dopo le vittorie alla Vuelta a San Juan, a marzo per Welsford arriva il GP Criquielion
Dopo le vittorie alla Vuelta a San Juan, a marzo per Welsford arriva il GP Criquielion
Che cosa intendi?

E’ cambiato parecchio. Probabilmente c’entra anche il modo in cui abbiamo lavorato, la preparazione è un fattore importante. Ma penso soprattutto al fatto che abbiamo lavorato costantemente come squadra per gli sprint, con dei livelli molto alti di comunicazione. E’ importante riuscire a stare insieme e lavorare nella stessa direzione. Riuscire a essere costantemente sul podio non è facile. In questi mesi abbiamo visto molti vincitori diversi, essere sempre lì ad alto livello non è semplice ed è un buon segno di come stiamo lavorando e di come sto crescendo.

Avrai un treno qui al Tour?

Sì, avrò al mio fianco John Degenkolb, Nils Eekoff e Alex Edmondson come ultimi tre uomini per lanciare la volata. Sono ragazzi davvero incredibili per il lavoro che sanno fare. John è nel giro da molti anni, quindi è davvero bello avere la sua regia e l’esperienza come velocista e come ultimo uomo. Sono davvero contento di questi ragazzi. Hanno fatto molte ore di lavoro con me durante tutto l’anno, specialmente con Alex, che ha sempre fatto parte del mio treno.

Il cambio di sponsor, con l’unione fra DSM e Firmenich (gigante di nutrizione e profumeria) ha dato nuova linfa al team
Il cambio di sponsor, con l’unione fra DSM e Firmenich (gigante di nutrizione e profumeria) ha dato nuova linfa al team
Gli uomini di classifica daranno una mano?

Anche loro possono fare un ottimo lavoro. In alcune occasioni, anche Bardet ha tirato tantissimo. Non vedo davvero l’ora di capire cosa potrà fare e lo stesso vale per Kevin Vermarke. Lui ha fatto parte del mio treno già da San Juan. Si muoveva bene negli ultimi 500 metri pur essendo uno scalatore per la classifica generale. E’ la conferma della bella cultura di questo team. Possiamo avere aiuto reciproco fra gli uomini di classifica e quelli dello sprint, per arrivare al successo su entrambi i fronti.

Quindi tu aiuterai gli scalatori nelle tappe di montagna?

E’ un lavoro che va nelle due direzioni. Cercheremo di aiutarli nelle tappe di montagna. Possiamo guidarli bene attraverso il gruppo perché prendano davanti le salite e poi possano svolgere il loro lavoro.

Hai già studiato i finali delle tappe veloci?

In questo ciclismo, devi studiare i finali metro per metro. L’abbiamo fatto con VeloViewer e poi con il libro della corsa. Bisogna studiare il modo migliore per interpretarli, perché non hai modo di vederli, non è come fare giri di un circuito. Hai una sola occasione, quindi devi essere sicuro di quale lato della strada prenderai, quando inizierai a risalire il gruppo, quando pensi che si aprirà. Servono tempismo ed esperienza per gestire situazioni in cui si va a 65-70 all’ora. Non c’è molto tempo per prendere decisioni, quindi più pianifichi nei giorni precedenti e meglio sarai preparato per fare le scelte giuste.

Hai già vissuto vigilie importanti, qual è stato il tuo approccio col Tour de France?

Ho vissuto molti grandi eventi in pista e penso che si debba trattarli tutti allo stesso modo. Il Tour probabilmente è la gara più importante dell’anno, ma ci sono gli stessi corridori di ogni giorno. E’ sempre lo stesso terreno, ma non lo stesso livello, perché qui ogni cosa è pazzesca. Ci sono 160 corridori tutti al top e questo aggiunge un altro elemento di tensione. Per questo è importante affrontarlo giorno per giorno. Se cominci a guardare troppo avanti e pensi che avrai un solo sprint nei prossimi 10 giorni, rischi di farti coinvolgere dall’importanza dell’evento. Se invece ragioni di tappa in tappa, ogni giorno cercherai il modo per passare il traguardo nel miglior modo possibile.

Con Philipsen e Cavendish sul podio della Scheldeprijs: «Mark è un rivale, voglio batterlo. Ma tifo perché superi il record di Merckx»
Con Philipsen e Cavendish alla Scheldeprijs: «Mark è un rivale, voglio batterlo. Ma tifo perché superi il record»
Guardavi il Tour quando eri piccolo?

Era ed è ancora la gara che sognavo di fare. La guardavo da bambino e ricordo di aver ammirato Cavendish e Mark Renshaw quando correvano e vincevano insieme. Dicevo sempre che un giorno avrei voluto esserci e vincere anche io, ma nel tempo mi sono reso conto di quanto fosse difficile arrivarci.

Ci sei riuscito nell’anno in cui Cavendish proverà a battere il record di Merckx con la regia di Renshaw…

Sono un suo tifoso, vorrei davvero che ci riuscisse. Sarà fantastico per lo sport e per lui. E’ il suo ultimo anno, la gente vuole che lui faccia il record e sono davvero curioso ed eccitato per la possibilità che ci riesca. Allo stesso tempo, Mark è un rivale e farò di tutto per batterlo. Così, se non dovessi vincere io, sarei contento che ci riuscisse lui. Penso sia stato il miglior sprinter di tutti i tempi, quindi essere al suo fianco in quest’ultimo Tour sarà un onore.

Paesi Baschi: orgoglio, calore e colore. “Aupa Tour”

02.07.2023
6 min
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BILBAO – «In città non si parla d’altro. Anche a casa», ha detto Mikel Landa riferendosi al Tour de France nei Paesi Baschi. Il fermento c’è. E’ palpabile. Qualcosa del genere lo avevamo visto e vissuto lo scorso anno a Budapest al via del Giro d’Italia. In quell’occasione si parlò di un milione e passa di persone lungo le strade per uscire dalla capitale ungherese per accompagnare la corsa rosa. 

Qui, al netto che Bilbao è più piccola di Budapest (350.000 abitanti contro 1,7 milioni), siamo sulla stessa intensità di folla. Lungo la prima tappa si stima ci sia stato un milione di persone. E per San Sebastian hanno varcato il confine anche molti francesi, specie dalla vicina Tolosa.

Bilbao freme

I baschi hanno investito svariati milioni di euro, ma sono consapevoli che ci sarà un ritorno. E queste sono consapevolezze della gente normale.

Per fare un esempio: siamo entrati in una farmacia per acquistare un collirio. Vedendoci col pass al collo, il farmacista ci ha detto di quanto la gente sia contenta del Tour e in qualche modo abbia collaborato (un dato curioso: nei preparativi delle strade e i vari blocchi: sono state rimosse solo 40 auto).

«Un grande movimento in questi giorni. Sono rimasto stupito dalla gente che c’era alla presentazione dei team. E vedrete con Landa e Bilbao che succederà quando ci sarà la corsa», ha detto il farmacista.

Festa e folklore alla presentazione delle squadre, nonostante un meteo poco favorevole
Festa e folklore alla presentazione delle squadre, nonostante un meteo poco favorevole

Dna ciclistico 

Bandiere basche e del Tour insieme su quasi tutti i lampioni della città, non solo in centro. Bilbao ha sfoggiato i suoi pezzi migliori. Il BEC, il Bilbao Exibition Center, per la sala stampa e il quartier generale. Il Museo Guggenheim per la presentazione dei team. Il Paseo del’Arenal per il “Fan Park”, vale a dire l’area Expo. Lo stadio San Mames per la partenza.

Qui il ciclismo è sentito. Ci sono molte corse e tantissimi praticanti. Il tutto con un meteo che non invita certo a pedalare. E anche l’orografia non è da meno. Chi sceglie di andare in bici quindi è ben motivato. 

Alla presentazione dei team la gente era tanta, ma quel che ci ha colpito non è stato tanto il numero, quanto la passione e la competenza dei tifosi. Lungo i 1.350 metri che dalla zona dei bus portavano al palco, un percorso che è stato ribattezzato “il cammino delle stelle”, la gente conosceva i nomi di almeno l’80 per cento degli atleti. Se poi erano spagnoli… apriti cielo. E ancora di più se erano baschi. Pello Bilabo, Landa e Fraile i più acclamati.

Festa fino alla fine

E’ stato curioso come la pioggia non abbia poi mandato a casa tanta gente durante la presentazione della squadre. E il perché è presto detto: qui ci convivono con la pioggia. L’ombrello è a portata di mano, altrimenti ci sono i poncho, che distribuivano anche a pois, come la maglia del miglior scalatore della Grande Boucle.

Le ultime squadre a salire sul palco chiaramente sono state la Jumbo-Visma di Vingegaard (e Van Aert) e la UAE Emirates di Pogacar. Le interviste nella mixed zone sono state interminabili per loro. Alle nostre spalle c’erano parecchi tifosi. Quando è passato Tadej hanno fatto una bolgia incredibile. 

Ma di fatto la festa era finita. Anche sul palco si erano spenti i microfoni. Sfilato anche Vingegaard, i tifosi erano ancora lì. Non si muovevano perché erano passati 175 dei 176 partenti. Ne mancava uno, trattenuto dalla stampa più di altri, Wout Van Aert. E anche per lui cori, applausi e persino gli auguri per il figlio in arrivo.

L’immancabile diavolo, tra le star più ricercate… non solo nei Paesi Baschi
L’immancabile diavolo, tra le star più ricercate… non solo nei Paesi Baschi

“Aupa” Tour!

Anche i negozi non sono da meno. Molte vetrine sono addobbate di giallo, come in Italia quando c’è il Giro che si tingono di rosa.

I volumi sono aumentati, specie per ristoranti, bar e hotel. Spiuk, nel suo store in centro, ha praticamente svuotato il magazzino! «La maglia commemorativa è andata a ruba e gli sconti del 30 per cento hanno fatto il resto», ci hanno detto Miriam GaldamesJulen Martinez Gomez.

Altra cosa che abbiamo notato è stato il grande viavai di gruppi ciclistici, molti dei quali americani. Tour operator che seguono la corsa e che portano alla scoperta del percorso e dei luoghi che batte il Tour. Per tutti questi ciclisti non è mancato un “Aupa”, una sorta di saluto di incoraggiamento. E Aupa Tour ha aperto ufficialmente la Grande Boucle 2023.

La palla in qualche modo passa a Firenze e all’Italia. Le Grand Depart 2024 tocca a noi. Sappiamo che si sta già lavorando sodo. Sarà una grande festa anche a “casa di Gino Bartali”, come ha detto il direttore del Tour, Christian Prudhomme.

Gemelli contro a Bilbao. Adam Yates infila Simon

01.07.2023
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BILBAO – Certe volte il destino è davvero incredibile. Ci sono delle storie che persino il miglior scrittore farebbe fatica a pensare. Ma se non sei né l’uno, né l’altro, fai il preparatore e ti chiami Maurizio Mazzoleni (sotto nel video, ndr), allora hai qualche chances in più.

Il coach dell’Astana-Qazaqstan questa mattina in un’intervista a 360° parlando dei “terzi incomodi” aveva detto proprio di stare attenti ai gemelli Yates: perché vanno forte, se ne parla poco e sanno vincere. Non poteva essere più preciso.

Tra l’altro non è la prima volta che Simon e Adam arrivano in parata. Era successo dieci anni fa. Al Tour de l’Avenir… quella volta ci fu un accordo e vinse Simon.

Vento decisivo?

Forcing micidiale di Adam Yates sul Muro del Pike. Gli restano attaccati “quei due” e il sorprendente Lafay. Adam si defila, rientra e scappa. 

Simon lo vede e lo bracca. Innanzitutto sa come sta il fratello e poi intuisce subito che tatticamente l’azione può essere favorevole. In quel momento la Jumbo-Visma non si era compattata.

Ieri avevamo percorso gli ultimi 10 chilometri e dentro di noi ci siamo detti: “Se al tornantone verso sinistra sono ancora davanti, arrivano”. Lì infatti il vento girava e diventava favorevole. E così è andata. I gemelli sono riusciti a fare una grande velocità. In più tra le curve cittadine hanno guidato benissimo.

I due gemelli scappano via. E in effetti Simon tira un po’ più di Adam
I due gemelli scappano via. E in effetti Simon tira un po’ più di Adam

Simon c’è

Il finale poi era tutto di gambe: 500 metri al 4-6 per cento. E lì le gambe Simon non le aveva più.

«Ha avuto dei crampi nel finale, così mi ha detto Simon – ha rivelato Brent Copeland, general manager della Jayco-AlulaUna storia bellissima oggi. Poteva essere meglio per noi! Potevamo vincere noi la tappa e prendere la maglia gialla, ma se proprio doveva vincere qualcun altro, bene così che lo abbia fatto Adam».

«Vero, ha tirato più di Adam, ma ci poteva stare: lui dietro aveva Pogacar e poteva anche non tirare per niente. Sì, sono gemelli, ma in gara sono rivali e professionisti».

Simon sui rulli, spalle alla strada. Non correva dal 26 aprile, probabilmente i crampi sono il frutto di questa lunga assenza dalle gare
Simon sui rulli, spalle alla strada. Non correva dal 26 aprile, probabilmente i crampi sono il frutto di questa lunga assenza dalle gare

Sorriso amaro

Copeland li avuti entrambi e li conosce. Sono molto simili. Adam forse è un filo più adatto per le corse di un giorno, più esplosive, tipo una “classica come quella di oggi” (era la prima tappa). Simon più per le tre settimane, e infatti ha vinto una Vuelta.

«Ma questo risultato – continua Copeland – è importante anche perché ora sappiamo che Simon sta bene. Non correva da aprile (una sola tappa del Romandia, ndr) e per noi era un punto di domanda. E’ bravissimo a prepararsi a casa, però le corse sono un’altra corsa.

«Partiamo per curare la classifica, poi vediamo… Perché correre per un quinto posto non ha molto senso per noi. A quel punto meglio puntare a qualche tappa».

Simon Yates intanto scioglie la gamba. Ha chiesto al meccanico di girarli i rulli verso il bus e non verso la strada. E’ un modo per evitare anche la stampa. Non è deluso, perché ai compagni spiega le cose con lucidità e ogni tanto sorride, ma chiaramente qualche pensiero gli frulla nella testa.

Quello che si sono detti col gemello lo sanno, e probabilmente lo sapranno, sempre e solo loro. Ma sono dei professionisti. E questo lo ha ribadito anche Adam nella conferenza stampa.

Primo e terzo

E poi c’è la sponda del vincitore. La UAE Emirates esplode in un urlo di gioia. L’altro team manager, Mauro Gianetti, esce dal bus con le braccia al cielo, perdendo la sua proverbiale compostezza, per qualche secondo.

«Primo Adam, terzo Tadej, maglia gialla – dice il manager svizzero – meglio di così non potevamo iniziare. Tadej sta bene e questa è l’altra notizia importante».

«Abbiamo giocato alla Play Station? No, però era prevista questa azione – ha detto il diesse Hauptman – . Era previsto che Grosschartner facesse quel forcing per stare davanti sul Pike. Volevamo vedere come stavamo noi e come stavano gli altri. Poi ci dovevamo provare anche con Adam, che sta attraversando un ottimo periodo di forma. E’ stata importante questa tappa per noi. Ed è stato anche importante vincere».

Tour de l’Avenir 2013, tappa di Morzine. Simon precede Adam… dieci anni dopo ancora una fuga tra gemelli (foto James Startt)
Tour de l’Avenir 2013, tappa di Morzine. Simon precede Adam… dieci anni dopo ancora una fuga tra gemelli (foto James Startt)

Destini incrociati

Adam e Simon hanno fatto una carriera parallela. Da piccoli erano sempre il primo rivale l’uno dell’altro. E oggi, nella corsa più grande, è stato come tornare alle corse di paese che facevano da bambini.

Chissà cosa è passato nella testa e nel cuore dei loro genitori, dei loro compaesani. In particolare in quella di papà John che li ha messi in bici. Lui aveva una piccola squadra, la Bury Clarion, e li portava a girare nel velodromo di Manchester. Le prime gare, i primi successi.

Anche se tra i due chi ha fatto da “testa di ponte” è stato Adam. E’ stato lui a battere il primo grosso colpo. Era l’Avenir del 2013 e fu secondo. Proprio lì, arrivarono in parata davanti al grande pubblico per la prima volta.

Come ci disse Vittorio Algeri, il diesse che meglio li conosce: «Se uno ottiene un risultato, l’altro si sbriga a coglierne un altro».

Scortato dal suo addetto stampa, Luke Rowe, Adam Yates si gode la maglia gialla… oltre alla vittoria
Scortato dal suo addetto stampa, Luke Rowe, Adam Yates si gode la maglia gialla… oltre alla vittoria

Adam incredulo

«Non ci credevo di essere davanti con mio fratello – ha detto Adam Yates nella sua fresca maglia gialla – è incredibile. Un’esperienza super. Cosa ci siamo detti? Che dovevamo spingere e ancora spingere… Sapevamo che dietro c’era un po’ di confusione. Tadej mi ha detto di andare».

«Io avevo speso tanto nella salita finale e così ho cercato di risparmiare qualcosa. Quando ai 450 metri Tadej per radio mi ha detto che era tutto okay, ho spinto al massimo e sono riuscito a vincere».

Adam e Simon Yates vivono vicini. Parlano spesso e ogni tanto escono anche insieme, ma ultimamente si sono frequentati meno di quanto si possa pensare. «Ho passato molto più tempo con la squadra che non a casa, però sono contento di condividere questa gioia con lui (i due si sono abbracciati dopo l’arrivo, ndr). Sarà un ricordo indelebile».

Quando hanno aperto il gas per davvero sono rimasti Pogacar e Vingegaard, con Lafay (a destra). Il duello è servito
Quando hanno aperto il gas per davvero sono rimasti Pogacar e Vingegaard, con Lafay (a destra). Il duello è servito

Ma comandano loro

Questa prima frazione però è stata anche il primo confronto fra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard. I due si sono punzecchiati, o almeno lo hanno fatto con le rispettive squadre. Ora l’una, ora l’altra erano in testa a fare trenate per prendere le salite e i punti critici davanti.

L’arrivo in volata del drappello inseguitore, premia lo spunto veloce dello sloveno, ma sono davvero lì. E se queste sono le premesse… buon Tour de France a tutti.

Merida in Francia con biciclette per… collezionisti

01.07.2023
3 min
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Il Tour de France è oramai in rampa di lancio, e le Merida Reacto e Scultura Team della Bahrain Victorious si presenteranno al via da Bilbao in una versione estremamente originale caratterizzata da design cromatico unico e ispirato alla tradizione millenaria della pesca e del commercio di perle nel Bahrain.

Risalente a oltre 4.000 anni fa, la pesca e il commercio delle perle ha rappresentato l’economia del Bahrain una fiorente attività economica: per molti secoli una vera e propria spina dorsale dell’economia del paese arabo che si affaccia sul Golfo Persico. Con questa “limited edition” Merida ha voluto celebrare questa pratica millenaria. Il design Pearl Edition intende catturare la bellezza naturale di queste gemme marine, con dettagli verde acqua che richiamano le trasparenze del Golfo Persico e sottili tocchi dorati a rappresentare il bagliore delle perle. La nuova colorazione interesserà anche le divise, i caschi, le borracce e le auto della squadra, e sarà ammirabile esclusivamente durante il Tour de France in procinto di partire dai Paesi Baschi.

La colorazione bianca è pensata per omaggiare la tradizione della pesca nello stato del Bahrain
La colorazione bianca è pensata per omaggiare la tradizione della pesca nello stato del Bahrain

Sei esemplari in vendita

Sotto la scintillante verniciatura bianco perla, blu e oro, le biciclette della squadra mantengono però le proprie caratteristiche… La Reacto Team si conferma come la prima scelta per le tappe veloci e pianeggianti, andando a giocare un ruolo decisivo in testa al gruppo nelle volate finali. La Scultura Team, invece, mette in campo le sue eccezionali doti di bicicletta da salita grazie ad un comfort da leader di categoria unito ad una maneggevolezza estremamente precisa.

Le Scultura Team e le Reacto Team Pearl Edition Bahrain Victorious Tour de France 2023 saranno disponibili in edizione limitata in soli tre pezzi ciascuna (dunque appena sei complessive) per gli appassionati e collezionisti italiani che desidereranno possedere una bicicletta davvero più unica che rara.

La novità riguarda tutti gli accessori: divise, caschi e borracce
La novità riguarda tutti gli accessori: divise, caschi e borracce

Ricordiamo che il marchio taiwanese Merida è stato fondato nel 1972 nella città di Yuanlin, e che il nome dell’azienda nasce dalla traduzione delle tre sillabe “Me-Ri-Da” che indicano l’obiettivo di realizzare soltanto prodotti di alta qualità, consentendo a chiunque di raggiungere i propri traguardi nel modo più piacevole possibile.

Produzione a Taiwan e centro di ricerca e sviluppo dei prodotti Merida in Germania, rappresentano un binomio perfetto e di successo che rende Merida uno dei brand di riferimento nel settore, anche in virtù di una offerta che spazia dalle biciclette da strada alle Mtb, dalle bici elettriche a quelle per bambino.

Merida

Landa e Pello, patto fra baschi per il podio e per Mader

01.07.2023
4 min
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BILBAO – Sono i padroni di casa, i corridori più attesi su queste strade, le loro. Parliamo di Mikel Landa e Pello Bilbao. Davanti al loro hotel c’è più gente che negli altri. Nei Paesi Baschi il ciclismo è tradizione vera, inoltre i baschi sono molto campanilisti. Solo qualche lustro fa lottavano per l’indipendenza dalla corona di Madrid, tanto per rendere l’idea.

Addirittura Landa stesso nel 2018 aveva di fatto “comprato” la Euskaltel-Euskadi, in crisi finanziaria, pur di salvare la squadra di casa, quella dove era cresciuto. Poi l’Uci aveva decretato incompatibile questa manovra con l’essere un corridore professionista e lui aveva dovuto lasciare la presidenza. Ma questo ci dice quanto i baschi siano attaccati ai loro valori e al loro territorio.

Sul Pike quante scritte per Landa (e a fianco anche per Pello Bilbao)
Sul Pike quante scritte per Landa (e a fianco anche per Pello Bilbao)

Un vittoria per Gino

Pello e Mikel, Mikel e Pello, carriere incrociate sin da bambini per questi due formidabili atleti della Bahrain-Victorious. Ieri alcuni ragazzini del team giovanile Zorri Bike li aspettavano sul Pike, il muro che con ogni probabilità deciderà la frazione inaugurale del Tour de France.

I due non arrivano col morale alto a questo appuntamento. La morte del compagno Gino Mader è stata una vera pugnalata, specie per Pello Bilbao, che era in corsa con lui. «Per alcuni giorni tutto aveva perso senso – ha detto Pello – poi siamo tornati a casa e con il calore della famiglia le cose sono migliorate.

«Stare qui, con tutta questa gente è incredibile. Neanche in un sogno avrei pensato di avere questa possibilità».

Pello non lo dice apertamente, ma darebbe l’anima pur di vincere oggi. Anche più di Landa. Lui è veramente di casa. Il Pike era la sua palestra naturale quando era bambino. «Ci sono tanti motivi per vincere domani (oggi, ndr), uno più importante dell’altro».

Pello Bilbao (classe 1990) ha accusato non poco la morte di Mader. Per lui ha avviato una raccolta fondi al Tour
Pello Bilbao (classe 1990) ha accusato non poco la morte di Mader. Per lui ha avviato una raccolta fondi al Tour

Troppo realismo?

I due si aiuteranno, come del resto fanno da anni. Si spartiscono i ruoli alla bisogna. Generalmente Landa, il più solido, è leader nelle corse maggiori e anche stavolta sarà così.

I due però nella conferenza stampa di ieri sono stati (forse) sin troppo realistici. «Sappiamo che è dura e che ci sono due corridori nettamente favoriti. Noi proveremo a puntare al podio», queste in sintesi le loro parole. Al che, abbiamo provato ad incalzarli mettendogli sul piatto l’ipotesi di un attacco a sorpresa, magari anche in tappe inaspettate, proprio perché “quei due” sono più forti.

«Vediamo, magari proverò ad inserirmi in qualche attacco, ma le imboscate vanno fatte sempre nel rispetto del fair play», ha detto Landa. Ancora più categorico Bilbao. «Attacchi a sorpresa? Difficile ipotizzarli in questo ciclismo, soprattutto nelle prime tappe». 

E allora si parte così: con tanta voglia di fare – Landa ha detto chiaramente che proveranno a vincere con Bilbao… a Bilbao – ma anche con tanta consapevolezza che si lotterà per un piazzamento e non per la vittoria.

Un vero boato ha accolto i due beniamini di casa durante la presentazione delle squadre
Un vero boato ha accolto i due beniamini di casa durante la presentazione delle squadre

Landa determinato

«Io sto bene e darò il massimo. Per me, che spesso mi sono concentrato sul Giro d’Italia, quest’anno è stato diverso. Ho corso poco e quindi ho fatto una preparazione differente, ma credo di essere pronto a questa sfida. Sul duello con Vingegaard e Pogacar… proverò a seguirli in salita.

«Sono tanti che vogliono il podio, noi – ha proseguito Mikel – dobbiamo essere bravi a non commettere errori e soprattutto a salvarci nei giorni storti».

E a proposito di preparazione, Landa quest’anno ha davvero cambiato le carte in tavola. Ha corso molto nella prima parte di stagione. Poi si è fermato del tutto. Ha ripreso al Delfinato, ma non è andata bene. Ha incassato quasi 13′ da Vingegaard.

«Sapevo di non stare ancora bene – aveva detto Landa dopo la gara francese – non correvo da mesi e mi serviva quel tipo di fatica. E’ stata una settimana dura ma necessaria in vista del Tour».

Infine si è parlato di cronometro, in particolare dei pochi chilometri contro il tempo che ci sono in questo Tour de France.

Giusto due giorni fa, il suo grande connazionale Miguel Indurain ospite d’onore qui a Bilbao, aveva detto che non va bene che ci siano ormai crono così corte e così poche per numero. Queste servono per lo spettacolo.

Ebbene ieri Landa è andato nella parte opposta: «Sono contento che di crono ce ne sia poca e tra l’altro quella che c’è in questo Tour è anche dura. Questo può essere un vantaggio davvero importante per me pensando al podio». Insomma, ognuno tira l’acqua al suo mulino. Vedremo come andrà questa ennesima occasione per Mikel. Il patto con il suo alleato basco è saldo.

La valigia di Ciccone: computer, cuscino e tanti sogni

28.06.2023
5 min
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Che cosa c’è nella valigia di Giulio Ciccone, che ieri sera è partito per Bilbao e il terzo Tour della carriera? Per l’abruzzese fresco sposo e per i compagni della ex Trek-Segafredo, nella valigia c’è sicuramente un grande spazio vuoto. Le nuove maglie della Lidl-Trek hanno infatti viaggiato a bordo di un furgone, guidato da Stefano Devicenzi, del marketing Santini. Oggi è il giorno della presentazione ufficiale, che si svolgerà in un negozio Lidl di Bilbao.

«Conoscendo la mia paura per il volo – scherza Ciccone – ci sarei andato anche io in macchina fino ai Paesi Baschi. Comunque ormai si parte. Mi sono ripreso dal caldo del campionato italiano e da tutta la settimana. Sposarsi è stato bellissimo e anche un bell’impegno…».

Giulio e Annabruna si sono sposati il 21 giugno, quattro giorni prima del campionato italiano (foto Facebook)
Giulio e Annabruna si sono sposati il 21 giugno, quattro giorni prima del campionato italiano (foto Facebook)
Che cosa non manca mai dalla valigia di Ciccone che parte per il Tour?

Come detto, il momento è un po’ particolare. Arriva il nuovo sponsor, quindi dobbiamo avere praticamente tutto. In realtà, non siamo i soli. Per tanti ci sono divise che cambiano colore, ormai il Tour è il momento dell’anno in cui ti ritrovi un’altra valigia con tutte le divise nuove. Per cui riceveremo presto tutto il kit da gara.

Cos’altro c’è nella valigia?

Il mio cuscino c’è sempre e anche il tappetino per fare stretching. E’ un cuscino in “memory”, lo uso tutti i giorni a casa e quando vado via, lo porto con me, per dormire sempre comodo. Penso che anche al Tour cambieremo i materassi ogni giorno, per cui almeno il sonno è al sicuro (ride, ndr).

Hai parlato del tappetino per fare stretching, si riesce a farlo ogni giorno?

Porto il tappetino, la pallina e il rullo, in modo da fare tutti gli esercizi. Capitano delle giornate in cui hai gli orari super tirati, sia dopo la tappa che la mattina prima del via. In quei giorni non riesci a fare niente di più. Però su 21 tappe, ce ne sono 15-16 in cui riesco a fare stretching.

Ai tricolori di Comano, ha protetto la fuga di Baroncini
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Per il resto cosa c’è in valigia?

Cose normalissime, abbigliamento da riposo e anche un completo non ufficiale per l’ultima sera a Parigi. Quello non può mancare.

Computer per vedere film?

Lo porto, ma non ho una serie che sto seguendo. Apro Netflix e scelgo quello che di volta in volta mi ispira. Ho iniziato a guardare la serie del Tour, credo di averne visti solo due episodi, dico la verità, poi ho smesso. Non perché non mi piacesse, ma solo perché sono iniziati i preparativi del matrimonio e mille altre cose, quindi non ho avuto più tempo.

Nella valigia hai messo anche dei buoni propositi?

La vittoria di tappa rimane sempre la ciliegina che mi manca. Sarebbe il proposito migliore. Poi c’è la maglia a pois, ma andrebbe bene anche… solo vincere una tappa, perché al Tour la concorrenza per la maglia a pois è altissima, per cui bisogna programmare dove prenderla, come difenderla. Non ho ancora studiato le tappe, il grosso si vedrà giorno per giorno. A prima vista non ce n’è una in particolare su cui ho puntato l’attenzione…

Al via dei campionati italiani, due chiacchiere fra il cittì Bennati e Ciccone
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Volendo sognare in grande, la prima tappa ha 3.000 metri di dislivello e assegna la maglia gialla.

Sicuramente è dura. Dovrebbe arrivare un gruppettino ristretto, ma non mi va di espormi e dire cose esagerate (sorride, ndr).

Arrivi al Tour con la forma che volevi?

Parto con una buona condizione, che però può ancora migliorare. Ci arrivo bene, ho dei bei margini nell’immediato e ancora degli anni buoni per fare grandi cose. Quest’anno abbiamo iniziato bene, siamo sulla strada giusta. Ho cambiato il modo di allenarmi, sia per qualità che per quantità. Sostanzialmente faccio molta più fatica, mi alleno di più. Ma non ho modificato solo la preparazione fisica, abbiamo messo mano anche nell’alimentazione. E’ tutto diverso.

Quale il ricordo più bello del matrimonio che ti porti in Francia, a parte la fede?

Sicuramente l’attesa, perché la sposina si è fatta aspettare più di mezz’ora, poi lo stupore quando l’ho vista entrare in chiesa.

Ciccone ha dovuto saltare il Giro per Covid, ma nel 2023 ha vinto alla Valenciana, al Catalunya e al Delfinato (nella foto)
Ciccone ha dovuto saltare il Giro per Covid, ma nel 2023 ha vinto alla Valenciana, al Catalunya e al Delfinato (nella foto)
Che cosa dice adesso Annabruna, visto che le toccherà aspettarti per le prossime tre settimane?

Sa da un pezzo che lavoro e che vita faccio, conosce il mio programma ed è felice. E poi mi raggiungerà per il giorno di riposo.

Perché ti sei sposato a giugno e non a novembre o dicembre come fanno di solito i corridori?

Perché novembre per me è il mese più brutto dell’anno. Fa freddo, il cielo è grigio e brutto, mi mette tristezza. Invece io mi volevo sposare in un mese bello, felice, col sole, l’allegria e il mare meraviglioso. In realtà, il programma originale prevedeva che facessi il Giro e poi avrei staccato per preparare la Vuelta, quindi c’era tutto il tempo per il matrimonio. Invece il Giro non l’ho fatto e sono saltati fuori il Tour e prima il Delfinato e l’italiano. Insomma, ho avuto una piccola deviazione di percorso, ma niente che non abbia potuto gestire.

A Bilbao nasce (per il Tour) uno Spiuk Concept Store

20.06.2023
3 min
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Il Tour de France fa rotta sui Paesi Baschi, con la bellissima città di Bilbao eletta luogo e punto di partenza di un’edizione – quella 2023 – che si annuncia davvero combattutissima. E proprio per celebrare al meglio la grande partenza del Tour dalla propria terra, il brand spagnolo (e basco) Spiuk inaugurerà nel centro della città affacciata sull’Oceano Atlantico un originale Concept Store.

Dal prossimo 29 giugno e fino al 6 luglio, lo Spiuk Cycling Concept Store di Bilbao aprirà i battenti rappresentando – per chiunque avrà modo di visitarlo – un’occasione unica per conoscere in prima persona tutti i prodotti (caschi, occhiali, scarpe e abbigliamento) che Spiuk stessa produce ed offre quotidianamente agli appassionati ciclisti in tutto il mondo. Questo negozio temporaneo sarà inaugurato in Iparraguirre Kalea 31, nel cuore antico di Bilbao, e rimarrà aperto solamente per una settimana. L’area dove si troverà Il Concept Store è inoltre facilmente raggiungibile, sia con la metropolitana oppure con l’autobus: la linea Bilbobus 18 ha la propria fermata giusto davanti alla porta d’ingresso del locale…

Dal 29 giugno al 7 luglio aprirà il Concept Store di Spiuk al Bilbao
Dal 29 giugno al 7 luglio aprirà il Concept Store di Spiuk al Bilbao

Giochi, incontri & promo

Un invito, quello a visitare lo Spiuk Cycling Concept Store di Bilbao, rivolto anche a tutti gli appassionati di ciclismo italiani che passeranno in città nei giorni coincidenti con la prossima grande partenza del Tour de France. Partenza che ricordiamo avverrà sabato 1 luglio, con una tappa che partirà ed arriverà nella stessa Bilbao, lungo un percorso di 182 chilometri tutti pedalati nel cuore dei Paesi Baschi: una regione ed un territorio che da sempre rappresenta una vera e propria patria ciclistica mondiale!

Igor Astarloa, testimonial Spiuk
Igor Astarloa, testimonial Spiuk

Grandi testimonial

E nella settimana di apertura, presso lo Spiuk Cycling Concept Store di Bilbao non mancheranno di certo grandi sorprese e prezzi a dir poco speciali. Verranno organizzate speciali lotterie e promozioni esclusive, oltre ad una speciale iniziativa per cambiare il proprio casco. Come? Semplicissimo… portando in negozio il vecchio casco – di qualsiasi marca esso sia – si avrà diritto ad uno sconto del 30% sull’acquisto di un nuovo casco Spiuk. Inoltre, sarà previsto anche un incontro speciale – questo il 4 luglio alle ore 15 – quando, attraverso una diretta radiofonica con l’emittente Cadena Ser, sarà possibile discutere di Tour de France con gli ambassador del marchio spagnolo: Igor Astarloa, Joane Somarriba e Iban Mayo.

Spiuk