UAE Team Emirates, allenamento gennaio (foto Fizza)

“Low carb”: come farlo, quando farlo e quando no

16.04.2026
4 min
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L’allenamento low carb, quello cioè svolto con ridotte scorte di glicogeno, è sicuramente tra le strategie di allenamento e nutrizione più discusse negli ultimi tempi. Inizialmente sostenuto da chi sperava di poter così ottenere un dimagrimento, l’allenamento low carb ha trovato negli studi un razionale scientifico metabolico per cui può essere inserito nella programmazione di certi atleti. Grazie al webinar organizzato dalla Equipe Enervit con la partecipazione di Gorka Prieto-Bellver, responsabile della nutrizione del UAE Team Emirates XRG e consulente del gruppo Enervit, abbiamo fatto luce sull’allenamento low carb e sulle possibili conseguenze quando si esagera (in apertura, un’immagine Fizza/UAE Emirates). 

Secondo gli studi scientifici, l’allenamento low carb permetterebbe di attivare una serie di processi adattivi utili alla performance di resistenza. In particolare, questa strategia promuoverebbe la biogenesi mitocondriale, aumentando il numero e l’efficienza dei mitocondri, le centrali energetiche del nostro corpo. Inoltre, allenarsi con basse riserve di glicogeno, stimola l’angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni, consentendo un migliore afflusso di sangue ai muscoli. Infine, in queste condizioni, incrementerebbe la capacità di ossidazione dei grassi, un adattamento prezioso per migliorare la resistenza atletica.

La doppia X indica la presenza di 60 grammi di carboidrati: va bene l'allenamento low carb, ma senza eliminarli del tutto
La doppia X indica la presenza di 60 grammi di carboidrati: va bene l’allenamento low carb, ma senza eliminarli del tutto
La doppia X indica la presenza di 60 grammi di carboidrati: va bene l'allenamento low carb, ma senza eliminarli del tutto
La doppia X indica la presenza di 60 grammi di carboidrati: va bene l’allenamento low carb, ma senza eliminarli del tutto

Allenamento “low carb’, 3 schemi

Le modalità pratiche per inserire l’allenamento a bassa disponibilità di carboidrati nella routine non sono improvvisate, ma seguono schemi ben precisi.

Una delle strategie più utilizzate sfrutta il doppio allenamento. Una prima sessione al mattino ad alta intensità, seguita da una seconda sessione nel pomeriggio o sera, che inizia senza un adeguato reintegro di carboidrati a pranzo, in modo da sfruttare le scorte di glicogeno già parzialmente depletate.

Un secondo modello è l’approccio sleep low- train low, che combina proprio questi due elementi. Prima si stimola il consumo di glicogeno con una sessione intensa, poi si limita l’introito di carboidrati nelle ore successive e si svolge un allenamento a bassa intensità il giorno seguente.

Infine, il più semplice che prevede di allenarsi a digiuno. In tutti questi casi, l’obiettivo non è allenarsi sempre in carenza, ma creare uno stimolo mirato e temporaneo che induca adattamenti metabolici, mantenendo però altre sedute con adeguata disponibilità di carboidrati per sostenere qualità e intensità dell’allenamento.

Martina Fidanza, passata dallo scorso anno alla Visma-Lese a Bike, ha raccontato di ricorrere al doppio allenamento
Martina Fidanza, passata dallo scorso anno alla Visma-Lese a Bike, ha raccontato di ricorrere spesso al doppio allenamento su strada
Martina Fidanza, passata dallo scorso anno alla Visma-Lese a Bike, ha raccontato di ricorrere al doppio allenamento
Martina Fidanza, passata dallo scorso anno alla Visma-Lese a Bike, ha raccontato di ricorrere spesso al doppio allenamento su strada

Assenza di carboidrati: un errore

Non tutti sanno che, quando ci si allena costantemente con un basso apporto di carboidrati, si può incorrere in un rischio concreto. Gli atleti che non assumono sufficienti carboidrati, infatti, iniziano a perdere flessibilità metabolica, cioè la capacità del corpo di usare sia i grassi che i carboidrati nelle performance a seconda dell’intensità.

Questo errore è molto frequente tra i ciclisti, che spesso credono che riducendo i carboidrati possano perdere peso o ottenere un vantaggio. In realtà, come evidenziano numerosi studi, l’assenza prolungata di carboidrati riduce la capacità e l’efficienza nello svolgere un esercizio intenso, in quanto si inibisce un enzima chiave per l’utilizzo dei carboidrati e si riduce il numero di trasportatori di glucosio presenti a livello cellulare.

Tsgabu Grmay (ETH - Bahrain - Merida) - Janez Brajkovic (SLO - Bahrain - Merida)
Diete troppo spinte hanno portato spesso a evidenti cali nelle prestazioni. Qui Brajkovic al Tour del 2017
Diete troppo spinte hanno portato spesso a evidenti cali nelle prestazioni. Qui Brajkovic al Tour del 2017

I rischi per la salute

Un aspetto da considerare, e non sottovalutare, è che questa strategia di allenamento, se mal interpretata, può anche portare a un progressivo peggioramento della salute. Infatti, capita spesso che chi teme i carboidrati perché li associa all’aumento di peso, finisce per ridurli drasticamente, senza aumentare gli altri macronutrienti.

L’atleta si impone così una diminuzione dell’apporto calorico totale che nel cronico compromette la flessibilità metabolica e porta a un progressivo peggioramento non solo della performance, ma anche della propria salute.

In conclusione, se da un lato l’allenamento low carb può avere senso in una strategia studiata e periodizzata, dall’altro i carboidrati restano il carburante principale per l’atleta di endurance. E’ quindi fondamentale saper bilanciare questi approcci, integrando gli allenamenti low carb solo se possono portare a un vantaggio atletico e comunque sempre come parte integrante di un piano più ampio, ben calibrato, evitando qualsiasi effetto dannoso sulla performance e sulla salute.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training

La migliore strategia d’integrazione alla ripresa (seria) del training

10.01.2026
4 min
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Torniamo a parlare ed argomentare l’integrazione di qualità e nell’ottica di ottenere sempre il massimo in termini di resa. La stessa integrazione gioca un ruolo importante anche nel momento in cui l’atleta è lontano dalle competizioni ed approccia nuovamente la preparazione atletica?

Ne abbiamo parlato con Martijn Redegeld, che oggi occupa il ruolo di responsabile della nutrizione in Amacx Sport Nutrition, in passato ha collaborato in modo importante con il Team Visma Lease a Bike.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Il freddo è uno dei nemici giurati dei ciclisti (foto Amacx)
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Il freddo è uno dei nemici giurati dei ciclisti (foto Amacx)
Esiste una strategia di integrazione alla ripresa degli allenamenti? Se sì, su cosa si fonda?

Diciamo che esiste sempre una strategia di integrazione, viene adattata ai diversi periodi dell’anno, esigenze e necessità. Alla base si considera sempre un corretto bilancio energetico. In questo periodo dell’anno, in senso generale l’inverno e la ripresa della preparazione in vista della futura stagione di competizione, è importante ristabilire i giusti equilibri dell’alimentazione. Gli integratori vengono aggiunti quando è necessario.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Martijn Redegeld responsabile della nutrizione in Amacx
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Martijn Redegeld responsabile della nutrizione in Amacx
Potremmo dire che è una questione di supporto?

Esatto, sì è corretto. Non di rado l’integrazione in questi periodi ha come focus primario il supporto al recupero ed eventuale adattamento, dovuti magari all’aumento progressivo dei carichi di lavoro. Proteine e carboidrati, ma consideriamo anche la vitamina D, la creatina e lo zinco, un multivitaminico. Si dovrebbe sempre partire dal presupposto che, quando l’alimentazione di un atleta è ben bilanciata e l’apporto energetico è sufficiente, integratori come ad esempio i multivitaminici non offrono benefici aggiuntivi. Tutto parte da una alimentazione adeguata, corretta ed in linea con le esigenze personali dell’atleta.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Carboidrati e recupero, gamechanger dell’integrazione moderna (foto Amacx)
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Carboidrati e recupero, gamechanger dell’integrazione moderna (foto Amacx)
Alla ripresa della preparazione c’è una sorta di conteggio delle calorie?

Direi che non esiste un unico apporto calorico, il delta di ragionamento è troppo ampio. Il fabbisogno deve essere calcolato in base al metabolismo basale di ogni singolo atleta ed in base alle sue esigenze.

Esiste un carburante migliore in questi momenti/periodi dell’anno?

I carboidrati restano il carburante principale. Supportano allenamenti strutturati, l’aumento progressivo del volume e dell’intensità. L’integrazione dei carboidrati è essenziale, lo è sempre. Quando ci si allena si usano anche i grassi, ma per sessioni di training differenti, addirittura personalizzate. Nei momenti di ripresa del training giocano un ruolo importante anche le proteine, ma come nutriente di supporto. Queste ultime non sono il carburante principale.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Barrette compatte, morbide, gel e liquidi, conta anche la preferenza personale (foto AlexFaedda)
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Barrette compatte, morbide, gel e liquidi, conta anche la preferenza personale (foto AlexFaedda)
Il clima freddo influisce in qualche modo sul rapporto tra alimentazione/integrazione/preparazione atletica?

Certamente, il freddo aumenta sempre il dispendio energetico. Il corpo lavora costantemente per mantenere la temperatura corporea a 37° e questo lavoro ha un costo in termini di energie. Con il freddo aumenta il fabbisogno di carboidrati. Come accennato in precedenza, per un atleta è sempre importante anche l’eventuale integrazione di vitamina D nei momenti invernali, quando la luce solare è scarsa.

Per quanto concerne l’eventuale perdita di peso in questi periodi dell’anno, esiste una connessione con l’integrazione?

No. In questi momenti dell’anno e non solo, si perde peso perché l’apporto energetico totale è inferiore al dispendio energetico totale. In altre parole, il corpo utilizza più energia di quanta ne riceve dal cibo.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Il quantitativo di carboidrati è “personalizzato” è anche funzionale al training e momenti di gara (foto Amacx)
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Il quantitativo di carboidrati è “personalizzato” è anche funzionale al training e momenti di gara (foto Amacx)
Durante la ripresa del training vero e proprio, di solito gli atleti preferiscono un’integrazione liquida oppure solida?

Il freddo, l’inverno, ma anche la semplice ripresa degli allenamenti specifici, comportano delle sfide pratiche e talvolta l’integrazione è influenzata anche da questi fattori. Pensiamo ad esempio allo spessore dei guanti invernali ed a quanto questo fattore così banale influisce sulla facilità di raggiungere le tasche del giubbotto. Funzionano sia l’integrazione liquida che quella solida, ma la scelta dipende dal contesto, tolleranza e praticità. Talvolta l’integrazione liquida è più complicata in ambienti molto freddi, quella solida può essere difficoltosa per via della masticazione. Buona parte degli atleti combina le due categorie.

Training camp, ritiro Soudal-Quick Step 2026 (foto Wout Beel)

Ciclismo e integratori: quali hanno davvero un senso?

02.01.2026
4 min
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Chiarito che l’integrazione occupa l’ultimo gradino alla sommità della piramide per la performance dello sportivo, resta una domanda legittima: quali integratori hanno davvero senso nel ciclismo? Affrontare il tema in modo razionale significa abbandonare l’idea dell’integratore come scorciatoia per andare più forte e ragionare invece per funzioni, distinguendo tra supporto alla salute, prevenzione e reale effetto sulla performance.

Gli integratori sono importanti, a patto che vengano assunti seguendo criteri scientifici
L’integrazione e la supplementazione, sempre più specifiche e per diverse esigenze (foto Enervit)
Gli integratori sono importanti, a patto che vengano assunti seguendo criteri scientifici
L’integrazione e la supplementazione, sempre più specifiche e per diverse esigenze (foto Enervit)

Il valore dell’allenamento

Nel ciclismo, la continuità dell’allenamento, senza interruzioni per infortuni o malanni di stagione, è uno dei fattori più determinanti per una buona stagione. In questo contesto, alcuni integratori non migliorano direttamente la prestazione, ma possono contribuire a ridurre il rischio di stop forzati. Gli Omega-3, ad esempio, sono studiati per il loro ruolo nella modulazione dell’infiammazione e nel supporto al recupero muscolare. I benefici emergono soprattutto in soggetti con un basso consumo di pesce, mentre in chi segue già una dieta equilibrata l’effetto è più sfumato.

La vitamina D rientra nello stesso ambito: livelli insufficienti sono associati a una maggiore incidenza di infortuni e infezioni, ma la supplementazione è utile solo in caso di deficit documentato. Anche la vitamina C, spesso abusata, può avere un senso in periodi di stress elevato o di aumentato rischio infettivo, ma non esistono prove solide che migliori direttamente la performance.

La caffeina è probabilmente la sostanza con le evidenze più robuste nel ciclismo
La caffeina è probabilmente la sostanza con le evidenze più robuste nel ciclismo

Caffeina, creatina e ciclismo

Quando si parla di integratori che migliorano l’efficienza sui pedali, il numero si riduce drasticamente. La caffeina è probabilmente la sostanza con le evidenze più robuste nel ciclismo. Agisce sulla percezione della fatica, sull’attenzione e sulla capacità di sostenere intensità elevate, ma la risposta è altamente individuale. Dosaggio, timing e tolleranza personale fanno la differenza tra percepirne beneficio o solamente gli effetti collaterali come tachicardia o disturbi gastrointestinali.

Esistono poi integratori come la creatina, ad esempio, la cui integrazione è ben documentata negli sport di forza. Nel ciclismo può avere un ruolo solo in contesti specifici, come in fasi di potenziamento o se si fanno sprint ripetuti o gare con frequenti cambi di ritmo. L’aumento di peso corporeo che talvolta si presenta, determinato da una maggiore ritenzione idrica, rappresenta un limite evidente per chi assume creatina, soprattutto in atleti dove il rapporto peso-potenza è cruciale.

La beta-alanina (un amminoacido che aiuta a tamponare l’acido lattico nei muscoli, ritardando l’affaticamento) segue una logica simile. Grazie all’azione tampone intracellulare, rallenta l’acidosi muscolare e migliora la resistenza negli sforzi ad alta intensità, ma il suo effetto nelle prove lunghe di endurance può essere meno rilevante.

La creatina è un composto organico che contiene gli aminoacidi arginina, glicina e metionina: ecco la sua formula (depositphotos.com)
La creatina ha un ruolo nelle fasi di potenziamento o se si fanno sprint ripetuti o gare con frequenti cambi di ritmo (depositphotos.com)
La creatina è un composto organico che contiene gli aminoacidi arginina, glicina e metionina: ecco la sua formula (depositphotos.com)
La creatina ha un ruolo nelle fasi di potenziamento o se si fanno sprint ripetuti o gare con frequenti cambi di ritmo (depositphotos.com)

Lo studio dei bicarbonato

Un altro degli integratori più studiati e attualmente usati è il bicarbonato di sodio. La sua capacità di tamponare l’acidosi, agendo a livello extracellulare, può migliorare la performance in sforzi intensi e brevi, ma l’applicabilità pratica nel ciclismo è delicata, soprattutto per la frequenza di disturbi gastrointestinali. 

Infine, gli antiossidanti meritano una riflessione particolare. Se assunti in modo indiscriminato, possono interferire con gli adattamenti all’allenamento, riducendo gli stimoli fisiologici indotti dallo stress ossidativo e se in eccesso possono diventare persino controproducenti. Per questo è meglio rivolgersi ai dottori per valutare la necessità di integrare. Nel frattempo, preoccupatevi di mangiare frutta e verdura di stagione, colorata, fresca e preparata con diversi metodi di cottura o consumata cruda. 

Un altro degli integratori più studiati e attualmente usati è il bicarbonato di sodio
Un altro degli integratori più studiati e attualmente usati è il bicarbonato di sodio

Solo su basi scientifiche

Una considerazione di dovere è quella sulla qualità degli integratori. A differenza dei farmaci, la loro regolamentazione è meno stringente e sono sottoposti a meno controlli prima di essere immessi nel mercato. Questo espone l’atleta al rischio di prodotti inefficaci, contaminati o con dosaggi non dichiarati, oltre a possibili interazioni con altri farmaci assunti o con il sistema endocrino.

In definitiva, l’integrazione nel ciclismo ha senso solo se inserita in un contesto già ben strutturato e se guidata da evidenze scientifiche. Non esistono scorciatoie, ma strumenti che, se usati con criterio, possono rifinire una performance costruita dalla base. Anche in questo caso, la consapevolezza resta l’integratore più efficace.

Nazionale, Enervit, integrazione (foto Enervit)

Integrazione: la scala delle priorità nello sportivo

27.12.2025
4 min
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Nel mondo del ciclismo e dello sport in generale si parla sempre più spesso di integratori. Basta scorrere i social per rendersi conto di quanto l’attenzione sia spesso focalizzata su polveri, capsule e bevande funzionali, presentate come la chiave per fare un salto di qualità. Il rischio, però, è quello di attribuire all’integrazione un ruolo che la scienza dello sport non le riconosce, alimentando aspettative sproporzionate rispetto ai reali benefici.

La performance degli atleti nasce da un mix ben bilanciato di fattori: l’integrazione è una parte
La performance degli atleti nasce da un mix ben bilanciato di fattori: l’integrazione è una parte

L’integrazione non basta

La performance di un atleta non nasce da un singolo fattore, ma dall’interazione di più elementi che si costruiscono nel tempo. Alla base c’è l’allenamento, inteso come stimolo metodico e progressivo capace di indurre adattamenti cardiovascolari, metabolici e neuromuscolari. Subito dopo troviamo la nutrizione quotidiana, che fornisce l’energia e i nutrienti necessari per sostenere quei carichi di lavoro e per recuperare. Senza una dieta adeguata per quantità, qualità e distribuzione dei pasti, nessun integratore può compensare le carenze.

Il riposo e il sonno rappresentano un altro pilastro spesso sottovalutato, ma fondamentale per consolidare gli adattamenti all’allenamento. A questi si aggiungono le doti fisiche individuali, che determinano il potenziale di partenza di ciascun atleta, e la componente mentale, ovvero la capacità di tollerare la fatica, di gestire lo sforzo e controllare le emozioni.

Gli effetti dell’integrazione sulla performance sono tangibili a condizione che si realizzino tutte le altre condizioni
Gli effetti dell’integrazione sulla performance sono tangibili a condizione che si realizzino tutte le altre condizioni

Fra agonisti e amatori

Solo alla punta di questa piramide si colloca l’integrazione. Non perché sia inutile, ma perché il suo impatto è marginale rispetto a tutto ciò che viene prima. Questo concetto è ribadito con chiarezza anche nei documenti ufficiali di enti come il Comitato Olimpico Internazionale, che nella sua dichiarazione di consenso del 2018, ha sottolineato come pochissimi integratori abbiano reali evidenze sulla performance e come il loro effetto sia comunque limitato.

Un altro aspetto cruciale riguarda l’interpretazione degli studi scientifici. Molti sono condotti su soggetti poco allenati e quasi mai atlete o giovani sportivi. Spesso si leggono titoli che parlano di miglioramenti della performance, ma raramente si riflette su cosa significhi concretamente quel dato. Un aumento dell’1–2% può fare la differenza tra un podio e un quarto posto nel professionismo, ma per un ciclista amatoriale è poco rilevante, soprattutto se allenamento, alimentazione o recupero non sono costantemente ottimizzati. Inoltre, i miglioramenti più evidenti che si osservano nei soggetti studiati si riducono drasticamente negli atleti agonisti. 

Juniores a tavola: imparare a mangiare nel modo corretto fa sì che l’integrazione si sommi a una nutrizione efficace per performance e recupero
Juniores a tavola: imparare a mangiare nel modo corretto fa sì che l’integrazione si sommi a una nutrizione efficace per performance e recupero

L’effetto placebo

Il problema nasce quando l’integrazione viene utilizzata come scorciatoia. Se l’alimentazione quotidiana è sbilanciata, il carico di allenamento è mal gestito o il sonno è insufficiente, l’integratore diventa al massimo un palliativo. In alcuni casi, può persino creare più problemi che benefici, soprattutto se assunto senza criterio o in combinazione con farmaci.

Questo non significa demonizzare l’integrazione, ma ricondurla al suo reale significato: un supplemento che può avere senso in presenza di carenze documentate, in periodi di carichi elevati o in situazioni specifiche, ma non può rivoluzionare la performance di un atleta. Il vero miglioramento nasce dalla fatica, dal sacrificio e dalla nostra quotidianità. Negli altri casi, spesso, è più l’inganno della nostra mente a farci percepire il miglioramento dato da un integratore, per il cosiddetto “effetto placebo”, che comunque può essere sfruttato con strategia.

Prima di chiedersi quale integratore assumere, vale la pena chiedersi se si sta mangiando abbastanza, se si recupera adeguatamente, se l’allenamento è strutturato e se si dorme a sufficienza. Solo quando queste basi sono solide, l’integrazione può diventare uno strumento utile, e non un’illusione. Diverso è ovviamente il caso di conclamate carenze nutrizionali specifiche, che nonostante una dieta adeguata non riusciamo a colmare. In questi casi, è sempre opportuna un’attenta valutazione medica, per impostare un corretto piano di supplementazione.

Enervit, Tadej Pogacar

Nutrizione e allenamento over 35: il webinar dell’Equipe Enervit

21.10.2025
3 min
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Il ciclismo è una passione che non ha età. Tuttavia, superata la soglia dei trentacinque anni, il corpo di un ciclista affronta fisiologiche modificazioni. Il metabolismo e la composizione corporea iniziano a mutare. Anche il benessere cognitivo ed emotivo può subire cambiamenti. Mantenere l’alto livello di performance e la salute richiede un approccio metodico. Non basta pedalare di più. Serve una strategia che combini esercizio fisico mirato e nutrizione ottimizzata. L’obiettivo è contrastare il naturale declino.

Molti atleti Over 35 non riescono a mantenere la forma fisica ottimale. Spesso, il problema risiede in un allenamento non più adeguato e in errori nutrizionali. Dopo i trentacinque anni, si verifica una riduzione della sintesi ormonale. Questo processo fisiologico, presente in entrambi i sessi, impatta direttamente sul corpo. Si può assistere a una progressiva perdita di massa muscolare (sarcopenia) e a un aumento della massa grassa.

Elena Casiraghi, divulgatrice scientifica e membro dell'Equipe Enervit
Elena Casiraghi, divulgatrice scientifica e membro dell’Equipe Enervit
Elena Casiraghi, divulgatrice scientifica e membro dell'Equipe Enervit
Elena Casiraghi, divulgatrice scientifica e membro dell’Equipe Enervit

Il ruolo di alimentazione ed esercizio consapevole

In questo contesto, l’attività fisica non può limitarsi al solo “bruciare calorie”. L’esercizio fisico deve essere consapevole. È fondamentale concentrarsi su allenamenti che stimolino la crescita muscolare e la forza. Mantenere la massa magra è cruciale. Un’alta percentuale di muscolo favorisce un metabolismo più attivo. Parallelamente, la nutrizione sportiva assume un ruolo di primo piano. Una dieta bilanciata per il ciclista over 35 deve supportare l’aumentato fabbisogno proteico per il recupero muscolare. Si raccomanda inoltre di bilanciare attentamente l’apporto di carboidrati, essenziali per le prestazioni di endurance, e di grassi sani (Omega-3, antiossidanti) per la salute cardiovascolare e per ridurre l’infiammazione. L’idratazione e l’integrazione di elettroliti rimangono aspetti vitali, specialmente nelle uscite più lunghe o intense.

Enervit, webinar, allenamento over 35
Questi sono gli argomenti che verranno affrontati nel webinar di Enervit il prossimo 30 ottobre
Enervit, webinar, allenamento over 35
Questi sono gli argomenti che verranno affrontati nel webinar di Enervit il prossimo 30 ottobre

Il webinar dell’Equipe Enervit

Per esplorare queste strategie in dettaglio, l’Equipe Enervit organizza un importante webinar. L’evento si intitola: “Il ruolo dell’esercizio fisico e della nutrizione negli Over 35: benefici e metodologia”. Nello specifico, si tratta di un’occasione imperdibile per tutti i ciclisti Master che puntano a massimizzare la loro longevità sportiva. Saranno affrontati temi scientifici e pratici fondamentali per la salute e la performance.

Elena Casiraghi, divulgatrice scientifica e membro dell’Equipe Enervit, guiderà l’analisi. Moderatore dell’incontro sarà l’ex triatleta e coach Daniel Fontana.

Durante l’incontro verranno discussi argomenti cruciali, tra cui:

– le modificazioni fisiologiche maschili e femminili dopo i 35 anni

– la gestione della Dislipidemia (le alterazioni dei grassi nel sangue) e della riduzione del controllo glicemico

– la prevenzione dell’Osteosarcopenia, ovvero la perdita congiunta di massa ossea e muscolare

– le strategie per il miglioramento del benessere globale attraverso la corretta metodologia di esercizio

L’Equipe Enervit, attiva nella ricerca scientifica e nel ”healthy aging”, fornisce soluzioni nutrizionali innovative con un approccio integrato che è propriamente pensato per sostenere non solo la performance degli atleti, ma anche la qualità della vita nel tempo.

Il webinar si terrà il prossimo giovedì 30 ottobre dalle ore 13 alle 14. Per iscriversi all’evento, e ricevere subito le chiavi per una preparazione Over 35 efficace, è sufficiente cliccare qui: Iscrizione Webinar Equipe Enervit.

EthicSport, integrare la creatina: ecco alcuni consigli pratici

07.08.2025
3 min
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La creatina è una delle sostanze più gettonate dagli atleti quando si parla di integrazione e nutrizione sportiva. Il suo utilizzo è ormai all’ordine del giorno e si trova anche in alimenti che sono entrati di diritto nella dieta dei ciclisti come carne e pesce. A volte però non bastano le quantità contenute nei cibi consumati tutti i giorni ed è necessario integrarla al fine di sostenere sforzi e allenamenti ad alta intensità. 

Il suo ruolo principale è quello di partecipare alla rigenerazione dell’ATP (adenosina trifosfato), la principale fonte di energia immediata per le cellule muscolari.

EthicSport, marchio che studia e produce integratori che vanno poi a sostegno degli sportivi nelle loro attività, ha realizzato Creatina monoidrato SupraCREA, un integratore ad altissima purezza selezionato per le sue caratteristiche analitiche e tecnologiche. Come si riconosce una creatina di alta qualità? Si parte dall’elevata solubilità e dall’assenza di odori o retrogusti sgradevoli. 

EthicSport ha studiato una formulazione ideale per gli sportivi e chi ha uno stile di vita attivo
EthicSport ha studiato una formulazione ideale per gli sportivi e chi ha uno stile di vita attivo

Funzioni principali

L’utilizzo della creatina al fine di sostenere un’attività sportiva ad alta intensità e prolungata, all’interno di una dieta sana ed equilibrata, è consigliato dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). I principali motivi per integrare la creatina è che questa contribuisce a ridare energia alle cellule e che incrementa le prestazioni fisiche in caso di attività ripetitive. 

La dose generalmente consigliata per adulti è di 3 grammi al giorno, l’utilizzo della creatina inoltre non deve essere per forza legato all’attività sportiva. Infatti può essere assunta anche durante i giorni di riposo. 

Utilizzo

La creatina può essere utilizzata, ai fini di un’integrazione, dagli sportivi che cercano dei miglioramenti e una maggiore reattività muscolare nei lavori brevi e con intensità elevate. Inoltre può essere assunta anche dagli over 55 impegnati in programmi di mantenimento muscolare. 

Nelle diete vegane o vegetariane che hanno un basso apporto di creatina dal punto di vista alimentare. In questo caso il consumo non deve per forza essere legato all’attività sportiva.  

La creatina monoidrato ha delle dosi leggermente diverse: 3 grammi di creatina pura equivalgono a 3,4 grammi di creatina monoidrato. Nel caso di uso intensivo i 6 grammi di dose massima consigliata diventano 6,4 per un consumo che non deve andare oltre un mese. 

EthicSport distribuisce questo prodotto in confezioni da 300 grammi al prezzo di 23,90 euro,o da 500 grammi al prezzo di 29,90 euro. 

EthicSport

Ballerini come Bartoli, un muro per amico

19.01.2025
3 min
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A volte i social prendono l’idea e te la tirano in faccia. Ed è così che scrollando Instagram senza una precisa destinazione, siamo finiti accanto a Davide Ballerini lungo le rampe di un muro in pavè. Lo inquadrano davanti, di lato e da dietro: l’ha postato il 3 gennaio. C’è del lavoro in quel video – nel pedalare in salita e nel montaggio di chi l’ha realizzato – che alla fine vede il corridore di Como poggiarsi a una cancellata col fiato molto grosso.

Bartoli e San Gennaro

Avendo qualche anno nelle tasche, la memoria è andata a quando certe cose le faceva anche un ragazzino di belle speranze, conosciuto quando era ancora dilettante: un certo Michele Bartoli. Il toscano che poi al Nord ne vinse tante da togliersi la voglia (mai del tutto) aveva un muro del genere vicino casa, dove andava per mettersi alla prova.

«Il mio muro si chiama San Gennaro – ricorda sorridendo – il tratto in pavé è lungo 700-800 metri, poi prosegue, si scollina, fai il giro della collina e puoi riprenderlo quasi subito. Quando mi allenavo per quelle corse, facevo 4-5 giri di fila e riuscivo anche a capire la mia condizione. Un’altra cosa mi lega a Ballerini: ho lavorato con lui l’ultimo anno che era all’Androni, ne vinse parecchie. Lui è uno che potenzialmente potrebbe vincere molto di più».

Michele Bartoli Giro delle Fiandre 99
Michele Bartoli e il Giro delle Fiandre, un grande amore. Qui nel 1999, tre anni dopo la vittoria del 1996
Michele Bartoli Giro delle Fiandre 99
Michele Bartoli e il Giro delle Fiandre, un grande amore. Qui nel 1999, tre anni dopo la vittoria del 1996

Il muro di Ballerini

Ballerini in questi giorni è in Spagna e vi rimarrà fino al 25 gennaio, quando inizierà la stagione alla Ruta de la Ceramica-Gran Premio Castellon. Poi proseguirà con la Valenciana e da lì andrà ad assaggiare il vero pavé del Nord, quello della Omloop Het Nieuwsblad che nel 2021 lo vide vincere in maglia Deceuninck-Quick Step.

«Uso spesso quel muro – sorride Ballerini – e un altro ce l’ho nella zona di Mendrisio. Non è come un muro del Fiandre, il Nord è un altro mondo, ma registro i tempi su Strava e lo uso di solito per fare lavori specifici. E’ lungo 150 metri più o meno. Di solito ci faccio ripetute da un minuto e mezzo a bassa frequenza di pedalata, esprimendo la massima potenza».

Il pavé è amico di Ballerini. Qui agli europei di Hasselt lo scorso anno
Il pavé è amico di Ballerini. Qui agli europei di Hasselt lo scorso anno

Il Teide a febbraio

Fra la Valenciana e il debutto del Nord, come abbiamo già raccontato all’inizio dell’anno, Ballerini salirà sul Teide proprio per preparare al meglio le prime sfide sul pavé.

«Lo scorso anno – spiega non ci andai – perché avevo ancora il problema al ginocchio. La recon sui percorsi di lassù l’abbiamo già fatta a dicembre, soprattutto per capire le pressioni delle gomme per Roubaix, mentre il resto lo vedremo quando saremo su. La nuova bici per ora posso dire che è molto rigida, ma finché non saremo in gara, sarà difficile fare una vera valutazione».

Quelle immagini continuano a scorrere in loop. E’ bello immaginare la stessa azione sul Paterberg all’ultimo giro del Fiandre, avendo grande stima nelle valutazioni di Bartoli e grande fiducia nei mezzi del Ballero. Mostrano la forza e la grinta di un’atleta forte e molto generoso, forse troppo? Un grande leadout per gli uomini veloci, uno che ci piacerà veder correre anche per se stesso.

Verso l’esordio in Australia: la settimana tipo di Busatto

07.01.2025
6 min
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Mancano due settimane esatte all’inizio della stagione, come ogni anno il gruppo partirà ufficialmente dall’Australia, con il Santos Tour Down Under. La prima prova WorldTour del 2025 porta con sé parecchi pensieri. Innanzitutto si deve riallacciare il filo dopo la pausa invernale, inoltre il parterre sarà subito agguerrito. Una delle difficoltà maggiori, come abbiamo visto anche negli ultimi anni, è il caldo estivo che i corridori troveranno nella terra dei canguri. Temperature che vanno dai 28 ai 32 gradi centigradi, nettamente superiori alle medie che troviamo in Europa. 

Francesco Busatto è pronto a iniziare il suo secondo anno nel WT con la Intermarché-Wanty (foto cycling media agency)
Francesco Busatto è pronto a iniziare il suo secondo anno nel WT con la Intermarché-Wanty (foto cycling media agency)

Il peso? Non è un’ossessione

I corridori che faranno il loro esordio in Australia saranno quindi chiamati a fare uno sforzo ulteriore, ovvero quello di acclimatarsi al caldo soffocante. Ma come si arriva pronti a questo appuntamento? Ne parliamo con Francesco Busatto, che ci descrive la sua settimana tipo prima di partire per un lungo viaggio, che lo porterà ad Adelaide. Pronto per iniziare la sua stagione (in apertura foto cycling media agency). Partiamo dal peso, che in questo periodo dell’anno non deve essere un’ossessione.

«In questo inverno – racconta Busatto appena uscito dalla palestra – sono riuscito a prendere quei tre chili che avevo perso in estate a causa di un malanno. Anzi, a essere onesto, ne ho presi cinque. Ma va benissimo. Peso 65 chili e sto bene, ho visto che rendo al massimo quando peso 60 chili. Di questi cinque chili che ho preso ce ne sono tre di muscolo, uno e mezzo di grasso e mezzo di liquidi. Durante la stagione perdo peso abbastanza facilmente, ma vorrei restare intorno ai 62 chili. Vedremo, tanto dipende dal rapporto peso/potenza che riuscirò ad avere».

Durante la scorsa stagione Busatto aveva perso tre chili a causa di un malanno, li ha recuperati durante l’inverno
Durante la scorsa stagione Busatto aveva perso tre chili a causa di un malanno, li ha recuperati durante l’inverno
Partiamo con il descrivere la tua settimana tipo di allenamento in vista del Tour Down Under…

Allora parliamo dei giorni dal 30 dicembre al 5 gennaio, che è stata l’ultima settimana piena di allenamento. Anche perché partiremo il 9 gennaio per l’Australia. 

Allora vai, ti ascoltiamo.

Il lunedì ho fatto un’ora e mezza di scarico perché la domenica arrivavo da un lungo. Quando faccio scarico in bici non guardo mai i watt, vado a spasso. In questi giorni che ero a casa dei miei per le feste ho fatto un giro che conosco bene: su per la Valsugana e poi verso Bassano del Grappa. Se sono solo non mi fermo al bar, invece se ho compagnia un coffee break non manca mai. 

Il veneto ha iniziato ad allenarsi ad alti ritmi fin da subito in vista del debutto al Santos Tour Down Under (foto cycling media agency)
Il veneto ha iniziato ad allenarsi ad alti ritmi fin da subito in vista del debutto al Santos Tour Down Under (foto cycling media agency)
I lavori iniziano il martedì?

Esatto. Sono stato in bici due ore e mezza con dei lavori di SFR e qualche volata. Le SFR erano tre ripetute da dodici minuti così divise: due minuti in Z4 a 55 rpm e un minuto in Z2 a 100 rpm. Tra una ripetuta e l’altra avevo 10 minuti di pausa in Z2. Le volate, invece, erano cinque alla massima potenza. Una volta tornato a casa ho fatto un’ora di heat training sui rulli.

In cosa consiste?

E’ un modo per adattarsi al caldo. Pedalare al chiuso per alzare la temperatura corporea e abituarsi alle temperature australiane. Per farlo una volta mi sono messo con i rulli davanti alla stufa. Un po’ estremo forse, ma rispetto ai 35 gradi che troverò là non penso sia esagerato. Di solito non faccio lavori particolari, mi metto a far girare le gambe e basta. 

Per Busatto il martedì una serie di lavori a bassa frequenza di pedalata
Per Busatto il martedì una serie di lavori a bassa frequenza di pedalata
Mercoledì?

Avevo riposo, che settimana scorsa corrispondeva all’1 gennaio. Così ho deciso, insieme al mio preparatore, di fare riposo totale, anche per godermi l’ultimo dell’anno senza stress. 

Allora passiamo direttamente a giovedì.

Al mattino ho fatto tre ore su strada con lavori fuorisoglia. Quattro serie da nove minuti: 30 secondi in Z6 per simulare un attacco, poi due minuti in Z5 e 30 secondi di recupero. Così per tre volte, in modo da arrivare a nove minuti. Tra una serie e l’altra avevo 10 minuti di pausa in Z1. Tornato a casa ancora un’ora di heat training sui rulli. 

Per adattarsi al caldo che troverà in Australia Busatto ha fatto sessioni sui rulli a casa
Per adattarsi al caldo che troverà in Australia Busatto ha fatto sessioni sui rulli a casa
Il giorno dopo?

Venerdì avrei avuto quattro ore in bici ma pioveva, così mi sono allenato a casa: due ore e un quarto sui rulli. In questi casi però i lavori si adattano al fatto che pedalo sui rulli, quindi ho abbassato il tutto di 15 watt. 

Che allenamento hai fatto? 

Simile al giovedì ma con qualche variazione. Sempre quattro serie con: 30 secondi in Z6, sempre a simulare un attacco. Invece che fare una ripetuta in Z5 per due minuti l’ho fatta in Z4 per sei minuti e mezzo. Per concludere una sparata da 20 secondi a 700/800 watt. Il recupero tra le varie serie era di cinque minuti. Infine, la sera, sono andato in palestra per un’ora per fare degli allenamenti sull’esplosività: stacchi, squat, pressa e lavori a corpo libero. Ho fatto meno ripetute ma con carichi più pesanti, apposta per andare a migliorare l’esplosività. 

Gli ultimi due giorni?

Sabato un lungo da cinque ore senza lavori. Mentre domenica scarico di un’ora e mezza. Prima di partire (oggi, ndr) ho messo nelle gambe ancora un lungo di cinque ore. Anche perché tra una cosa e l’altra tornerò in bici l’11 gennaio, quando sarò in Australia. E prima di fare ancora lavori intensi avremo da smaltire il jet lag e il caldo. 

Per quanto riguarda l’alimentazione hai fatto qualcosa di specifico, considerando che in questo periodo c’erano anche le feste?

Proprio perché mi sto allenando abbastanza in vista dell’esordio al Down Under sto mangiando tanto. In particolare tanti carboidrati per mantenere alta la qualità degli allenamenti. L’obiettivo è non perdere muscolo. Tra Natale e Capodanno non ho fatto cenoni ma ho mangiato tutto, chiaramente in quantità limitate. 

Glutammina? Insieme a EthicSport scopriamo a cosa serve

13.06.2024
3 min
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Il giusto recupero dallo sforzo è la miglior base di partenza per ricercare il massimo delle prestazioni in allenamento o in gara. La ricerca, da parte delle aziende che realizzano integratori, parte anche da questo particolare ormai. A tal proposito EthicSport ha portato avanti una comprensione continua e sempre più approfondita su quali siano i nutrienti essenziali per il corpo umano. Uno di questi è la glutammina, essenziale per la riparazione e il recupero muscolare. 

La glutammina va assunta nei primi 30 minuti dopo l’allenamento e riduce i tempi di recupero
La glutammina va assunta nei primi 30 minuti dopo l’allenamento e riduce i tempi di recupero

I benefici

La glutammina è un aminoacido non essenziale, infatti il nostro corpo può sintetizzarlo in perfetta autonomia. Il problema sorge quando si vivono dei momenti intensi di stress fisico, come in gara o periodi di allenamenti. In questo caso la glutammina richiesta dal corpo diventa superiore rispetto a quella prodotta ed è quindi il caso di integrarla. 

Ma a cosa serve la gluttamina? Si tratta di un elemento fondamentale per diversi processi metabolici, se si riduce tutto al contesto sportivo i suoi benefici sono evidenti nel recupero muscolare. Aiuta a ripristinare i livelli di glicogeno post-allenamento, riduce il dolore muscolare indotto dall’esercizio (DOMS) e promuove la sintesi proteica, essenziale per la riparazione dei tessuti danneggiati. Siccome chi pratica un’attività sportiva ha diverse necessità, è giusto sottolineare che la glutammina offre un apporto anche al sistema immunitario e alle funzionalità intestinali. All’interno dell’attività sportiva la glutammina serve a ridurre il processo di catabolismo muscolare. Una situazione in cui il tessuto del muscolo si degrada in maniera continua. Un dettaglio da non trascurare, soprattutto per chi pratica sport di endurance come il ciclismo.

Il metodo di assunzione indicato è sciogliere un misurino in 150 millilitri d’acqua
Il metodo di assunzione indicato è sciogliere un misurino in 150 millilitri d’acqua

L’integrazione di EthicSport

E’ importante quindi aiutare il corpo ad integrare glutammina nei momenti di maggiore stress fisico. Per fare ciò EthicSport ha realizzato un prodotto con una base di glutammina al 100 per cento, è micronizzata ed estremamente solubile. Il corretto metodo di assunzione di questo prodotto è dopo l’allenamento, indicativamente nell’arco di 30 minuti dalla conclusione dell’attività. Si tratta del periodo migliore in quanto il corpo è più ricettivo ai nutrienti e il bisogno di riparazione muscolare è elevato. Un’altra finestra ottimale per assumere la gluttamina può essere prima di andare a letto, momento in cui il corpo entra in uno stato di riparazione e recupero.

Il metodo d’utilizzo migliore è sciogliere un misurino di prodotto, corrispondente a 5 grammi, in 150 millilitri d’acqua. EthicSport consiglia un ciclo massimo di 2 mesi, la confezione è sufficiente per terminare un ciclo completo.  

E’ possibile anche integrare la glutammina con altri prodotti al fine di migliorarne l’efficacia. EthicSport consiglia di utilizzare le proteine del siero del latte, contenute nel prodotto XTR Protein. Queste forniscono una fonte di aminoacidi essenziali che aiutano a ricostruire il muscolo. Un altro prodotto che si consiglia di abbinare è il Ramtech 2:1:1 che ha al suo interno aminoacidi a catena ramificata (BCAA). I benefici sono diversi, il più importante è il supporto fornito alla sintesi proteica che riduce la fatica durante gli esercizi prolungati.

EthicSport