Juniores ed alimentazione: ce ne parla Erica Lombardi

24.10.2021
4 min
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L’alimentazione è fondamentale per gli atleti, l’abbiamo analizzata in diversi modi e sfumature per quanto riguarda i pro’. Ora tocca agli juniores, continua il nostro viaggio in questa categoria, che come disse Malori, è quella della scoperta e dell’apprendimento. Con Erica Lombardi, dietista tra i tanti team dell’Astana Premier Tech, che ci guida come Virgilio con Dante nella selva dell’alimentazione negli Juniores. Scopriamo cosa devono sapere i ragazzi e quale percorso si fa con loro, nessuna dieta: come dice Erica, ormai di casa qui a Bici.PRO.

«La grande differenza tra juniores e professionisti è che tra i ragazzi c’è di mezzo la scuola. Diventa quindi fondamentale educare i ragazzi ad una corretta alimentazione. Non parlo di una dieta, ma di un’educazione alimentare, in cui si vanno a correggere gli errori che i ragazzi fanno».

Uno degli errori più comuni nei ragazzi è bere bibite gassate già di prima mattina, diventa un problema soprattutto se fatto a stomaco vuoto
Uno degli errori più comuni nei ragazzi è bere bibite gassate già di prima mattina
Quali sono gli errori di cui parli?

Saltare la colazione, bere bibite gasate già di prima mattina, oppure mangiare merendine all’intervallo sono i più comuni.

Quale di questi è il più grave?

Saltare la colazione, sicuramente, è il pasto più importante della giornata. Spesso i ragazzi per pigrizia non la fanno. Il rischio è di arrivare digiuni a metà mattina, orario dell’intervallo o ancora peggio a pranzo e poi prendere la bici con i livelli glicemici al minimo. Così non rendono in allenamento ma soprattutto lavorano al di sotto dell’integrazione minima che il nostro corpo richiede.

Qual è la parte più complicata?

La cosa più difficile è organizzare logisticamente la giornata, un ragazzo passa molte ore a scuola, dalle 5 alle 6 ore al giorno. Spesso durante la lezione non possono bere o mangiare, invece per un corridore è fondamentale integrare costantemente cibo e liquidi. Rispetto ad un professionista i tempi sono più brevi nell’organizzazione alimentare della giornata.

Dal punto di vista dei pasti?

Dal punto di vista dei pasti quello più importanti è il pranzo. Appena tornano da scuola mangiano e dopo mezz’ora sono già in bici, di conseguenza devono mangiare cibi altamente digeribili per non appesantirsi. Bisogna mangiare alimenti con un basso contenuto di fibre e grassi, se si impegna troppo la digestione rischiano di stare male.

Come si lavora con le squadre?

Con i team juniores, prima del Covid, si organizzavano laboratori nutrizionali in cui si faceva apprendere ai ragazzi come abbinare i cibi o come un alimento va dal supermercato alla tavola. E’ un’attività fondamentale che spero torneremo a fare già dalla prossima stagione. Un’altra attività importantissima, che si faceva anche questa pre Covid, era l’allestimento di un buffet ed i ragazzi dovevano prendere il cibo autonomamente. Questa attività aveva lo scopo di far capire come abbinare il cibo e come suddividere le macro-categorie di alimenti.

I genitori vengono coinvolti?

Assolutamente, i genitori devono essere informati anche perché poi sono parte attiva nell’alimentazione dei ragazzi. Questi laboratori prevedono la partecipazione di tutti: corridori, team tecnico, genitori e soprattutto il medico sociale. Quest’ultimo è davvero importante perché i ragazzi devono essere seguiti e tutelati da una figura di riferimento.

Le zuppe di legumi e cereali vengono utilizzate come alternative a pasta e riso nel periodo invernale
Le zuppe di legumi e cereali vengono utilizzate come alternative a pasta e riso nel periodo invernale
Quali sono i rischi più grandi per un ragazzo?

Dal punto di vista dell’alimentazione il rischio di prendere integratori non adatti a loro o che possono fargli male o ancora peggio vietati, ricordiamo che anche loro hanno delle regole da seguire.

«Nell’alimentazione si ragiona per macro-obiettivi, per esempio: in inverno fa un’alimentazione che coadiuvi la difesa del sistema immunitario e muscolare. Si va a lavorare sulla parte proteica come zuppe e cereali alternativi alla pasta o riso come farro e legumi. Anche per diversificare i cibi che si ingeriscono. All’interno dei macro-obiettivi si ragiona per micro, ovvero se faccio un allenamento dedicato alla forza integrerò con il giusto carico di proteine. La cosa fondamentale che i ragazzi devono capire è che devono nutrirsi e non mangiare, le differenze sono enormi, soprattutto ne risente il metabolismo

In età adolescenziale quanto è delicato il metabolismo?

Molto delicato, i ragazzi hanno dei fabbisogni energetici differenti, cosa che abbiamo già detto, a questa età si forma l’imprinting metabolico. Se un ragazzo tende ad essere in sovrappeso da adulto sarà più facilmente soggetto a problemi legati al peso.

Intolleranze e mode: viaggio nelle trappole della nutrizione

20.10.2021
5 min
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L’idea c’è venuta due giorni fa, parlando con Battistella dopo la vittoria alla Veneto Classic. In piena euforia per il primo successo da professionista, Samuele ci disse di aver risolto la gastrite che lo aveva tormentato al Giro d’Italia (in paertura nella tappa di Canale, la peggiore per lui) e che essa derivava da intolleranze alimentari finalmente rintracciate. Ma davvero un’intolleranza alimentare può essere così invalidante?

Lo abbiamo chiesto a Erica Lombardi, dietista dell’Astana-Premier Tech che assieme agli allenatori del team ha contribuito a rimettere in sesto Battistella fino alla sospirata vittoria.

«Il caso di Samuele – spiega la toscana – è solo uno degli esempi di quello che succede nel ciclismo e nello sport in generale. C’è una grande confusione fra le allergie e le intolleranze. Le prime provocano una reazione del sistema immunitario fino anche allo shock anafilattico, le seconde danno reazioni di altro tipo e meno violente. Le prime sono legate alla semplice assunzione, le seconde al superamento di una quantità critica».

Togliere il glutine è una moda: può essere necessario, ma non tutti hanno la stessa risposta
Togliere il glutine è una moda: può essere necessario, ma non tutti hanno la stessa risposta

Il discorso è noto e insieme complesso. Le due grandi allergie sono quelle alle proteine del frumento (grano) e del latte (che sono immunomediate). Le due più grandi intolleranze sono quelle al glutine (celiachia) e al lattosio che si ricercano rispettivamente con biopsia in ultimo e breath test (test del respiro). Per le altre intolleranze la situazione è più complessa, ma si passa comunque per l’intervento del medico.

Si potrebbe anche procedere per tentativi, come spesso accade. Ma se si ha a che fare con un atleta professionista e il problema viene fuori durante la stagione, c’è poco tempo da perdere e non si può prescindere, come accaduto per Battistella, da una diagnosi che quelle intolleranze le ha effettivamente individuate.

Sganciandoci dal caso specifico, sono discorsi che si sentono sempre più spesso. Perché di colpo salta fuori l’intolleranza?

Perché ci sono le mode. E una di queste è quella che più fuorvia i corridori che iniziano a seguire diete con prodotti artificiali e non specifici. Adesso si tende a togliere il glutine e poi magari ne parliamo. Ma tutti i prodotti senza glutine e anche quelli senza lattosio sono arricchiti con altri ingredienti. Le bevande di avena o di riso con cui viene sostituito il latte contengono sale, olio e altri ingredienti che le rendano appetibili. Quali conseguenze hanno questi ingredienti sull’organismo dell’atleta? In alimentazione bisogna cercare di costruire, l’atleta deve essere nutrito. Togliere e basta porta spesso problemi.

Nelle bevande alternative al latte vengono usati ingredienti per renderle appetibili
Nelle bevande alternative al latte vengono usati ingredienti per renderle appetibili
Si tende a togliere il glutine…

Il glutine è la parte proteica del cereale, magari può servire. Si tolgono cose che magari non sono contemplate nella tua nutrigenomica e…

Aspetta, scusa, definisci nutrigenomica per favore?

In parole semplici, ci sono due tipi di studio di cui tener conto: la nutrigenetica e la nutrigenomica. La prima è la branca scientifica che indaga su quanto la costituzione di un individuo possa influire sulla sua dieta. La nutrigenomica, invece, fa il percorso opposto. Cioè indaga su come la dieta influenzi le predisposizioni genetiche dell’individuo. Ogni persona ha risposte diverse rispetto a quello che mangia. Togliere a tutti lo stesso nutriente non ha lo stesso effetto.

Come l’allenamento?

Esatto, si deve personalizzare. Non è che se tutti vanno in altura hanno la stessa risposta, no? Il dietista serio è quello che parlando con l’atleta individua la giusta combinazione in base alle sue caratteristiche. Si devono guardare gli orari in cui mangia, il ritmo circadiano degli ormoni… Bisogna guardare cosa mangia, con cosa viene abbinato. Se mangi sempre uguale e salta fuori una reazione anomala, allora c’è un problema.

Erica Lombardi è la dietista toscana dell’Astana, ma segue anche altri atleti (foto Instagram)
Erica Lombardi è la dietista toscana dell’Astana, ma segue anche altri atleti (foto Instagram)
Ci sono dietisti meno seri?

Il corridore per tanti è un cliente e non un paziente, cui cercano di vendere qualsiasi cosa. Tolgono il latte e per compensare mettono due volte il pesce, che però potrebbe contenere mercurio. Non esiste il cibo buono che fa bene in assoluto, dipende da come viene usato. Fanno diete senza glutine e basso contenuto di carboidrati, perché così impone la moda, poi appena assumono un minimo di carboidrati si riempiono d’acqua. L’alimentazione del corridore va definita e deve essere ripetibile, perché non sempre hanno dietro il dietista e il cuoco.

Battistella si era… inceppato per un’intolleranza?

E anche per altri fattori. Le intolleranze c’erano e un medico le ha diagnosticate, si è trattato poi di verificare la quantità soglia. Non si trattava di eliminare, ma di dosare. Per un corridore, l’equilibrio gastrico è fondamentale. Il fegato e lo stomaco devono essere in perfetto ordine. Bevono tanto. Mangiano tanto. Subiscono sbalzi termici e scossoni di strade irregolari, come sul pavé. Poi c’è il fattore emotivo, perché ci sono studi anche sulle emozioni legate al cibo. Lo sfogo per un’intolleranza in questi casi sono reazioni gastro-intestinali. Infiammazioni intestinali, che rischiano di diventare croniche e sono invalidanti.

Come ci si accorge se un corridore ha questi problemi?

Serve il medico, superficialmente si può fare un’anamnesi nutrizionale, ma non arrivi alla causa esatta. Ce ne possiamo accorgere durante una corsa a tappe perché siamo sempre lì, ma poi si deve passare sempre dal medico per escludere i vari fattori e capire se le cause siano organiche o psicologiche. Purtroppo combattiamo quotidianamente con questi miti e falsi miti che nel ciclismo dilagano.

Perché?

Perché i corridori sono sempre in cerca di qualcosa che li faccia andare più forte, senza rendersi conto che la soluzione il più delle volte passa dalle cose più semplici. Vi faccio l’esempio di Marta Bastianelli. Ha solo dovuto mettere ordine nella dieta e nella distribuzione dei pasti e ha ricominciato ad andare fortissimo. Senza chissà quali accorgimenti cervellotici. La semplicità è la chiave di tutto.

Hammurabi e il ciclismo? Il binomio è vincente

18.10.2021
3 min
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Il pastificio marchigiano La Pasta di Camerino ha quest’anno affiancato, in qualità di partner ufficiale, il
plurivittorioso Team Colpack-Ballan
. L’azienda di proprietà della famiglia Maccari, che dati alla mano
produce la pasta secca all’uovo più venduta nelle Marche, Toscana e Trentino. Hanno approfittato di questo
rilevante sodalizio per promuovere ed accreditare sempre più la propria pasta di grano antico Hammurabi
:
un alimento particolarmente adatto a chi fa sport e a chi è attento al benessere.

Hammurabi è da due edizioni la pasta ufficiale della Gran Fondo Nove Colli
Hammurabi è da due edizioni la pasta ufficiale della Gran Fondo Nove Colli

La pasta ideale per gli sportivi

Pasta Hammurabi rappresenta una vera e propria eccellenza, sinonimo di un grano antico – meglio, millenario – coltivato in Italia senza uso di fitofarmaci. Questa pasta integrale viene lavorata attraverso un processo unico che esalta le naturali caratteristiche del grano. Otre a un alto contenuto di proteine (22 per cento), e ad un grande apporto in termini di fibre e nutrienti, la semola Hammurabi possiede un indice di glutine inferiore al 15 per cento, tipico dei grani antichi monococco. Un valore così basso da rendere questa pasta altamenti digeribile e dunque ideale per gli sportivi e per chi cerca il benessere a tutte le età.

Hammurabi, naturalmente ricca di tanti preziosi nutrienti, come fosforo, ferro e magnesio, favorisce anche un buon metabolismo, regolarizzando il transito intestinale e prolungando il senso di sazietà.
Nel mondo dello sport, oltre al fruttuoso rapporto con il team Colpack Ballan, La Pasta di Camerino per la linea Hammurabi si affida anche ad altri testimonial, di diverse discipline. Tra questi Jury Chechi e la squadra di pallavolo Cucine Lube Civitanova. Sempre per quanto riguarda il ciclismo, Hammurabi è da due edizioni la pasta ufficiale della Gran Fondo Nove Colli di Cesenatico!

Ci sono diversi testimonial nel mondo dello sport per La Pasta di Camerino, uno di questi è Jury Chechi
Ci sono diversi testimonial nel mondo dello sport per La Pasta di Camerino, uno di questi è Jury Chechi

Qualità espressione di un territorio

«La nostra azienda si è sempre caratterizzata per il rispetto della ricetta tipica della tradizione – ha dichiarato Federico Maccari, CEO di Entroterra spa, la società cui La Pasta di Camerino fa capo – non a caso per tutta la nostra gamma di pasta all’uovo siamo gli unici ad utilizzare ben otto uova per ciascun chilogrammo di farina. Il nostro metodo di lavorazione è artigianale, figlio dell’antica tradizione dei nostri mastri pastai ma anche dell’aria pura dei Monti Sibillini con la quale la pasta viene essiccata a basse temperature. A questo aggiungiamo la selezione dei migliori grani e uova rigorosamente italiane, un aspetto non da poco che ci consente di avere sempre chiara e disponibile la tracciatura della filiera».

Entroterra spa ha chiuso il 2020 con un fatturato di oltre 20 milioni. Impiega 75 dipendenti (per il 60 per cento donne) ed esporta in ben dodici paesi nel mondo. La produzione quotidiana è di circa 500 quintali, tutta realizzata con un ridottissimo impatto ambientale: proprio al recente Cibus di Parma, la stessa azienda ha presentato numerosi innovazioni e aggiornamenti, quali nuovi formati, nuovi prodotti, grafiche delle confezioni completamente rinnovate (queste ultime 100% riciclabili!).

LaPastadiCamerino.it

Scandolara: «Per imparare a mangiare sono finita in Australia»

17.10.2021
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«In Australia durante uno degli allenamenti prestagionali con il team Orica AIS – racconta Scandolara – alla mia prima esperienza in un team straniero, ci fermammo in un ristorantino dopo poco più di metà allenamento. Quel giorno avevamo in programma tra le cinque e le sei ore. Subito pensai fosse una trappola. Forse era un modo per capire se, cosa e quanto mangiassi, oppure mi avrebbero detto di allungare se avessi mangiato troppo. Scelsi di ordinare lo stesso delle compagne più esperte e aspettai di vedere come si comportassero.  Ad un tratto si avvicinò il tecnico che, invitandomi a mangiare, mi disse: “Forte è meglio di magro, so come ragionano in Italia».

Ecco cosa ci racconta Valentina Scandolara, veronese classe 1990, del suo battesimo australiano in casa Orica. Dopo l’oro al campionato europeo da junior nel 2007, Valentina ha ottenuto ottimi risultati già nei primi anni di professionismo, che le hanno permesso di correre nel 2014 e nel 2015 per uno dei team più professionali del ciclismo femminile di quegli anni, l’Orica AIS

Quest’anno ha corso con la Aromitalia-Basso-Vaiano: cartolina ricordo dai tricolori in Puglia (foto Instagram)
Quest’anno ha corso con la Aromitalia-Basso-Vaiano: cartolina ricordo dai tricolori in Puglia (foto Instagram)

Lo sconvolgimento

Quello stesso anno, in primavera, la squadra aveva programmato per Valentina una visita dal nutrizionista con l’idea di perfezionare la dieta ed ottimizzare la performance. 

«Mi ricordo che il nutrizionista col taccuino prendeva appunti sulle mie abitudini alimentari – ricorda – poi mi chiese cosa mangiassi durante l’allenamento. La mia risposta lo sconvolse tanto che chiuse il taccuino prima di poter trovare le parole per cominciare a spiegarmi i principi fondamentali della nutrizione».

Valentina è cresciuta, come la maggior parte d’altronde, seguendo l’esempio delle “grandi” ed era solita mangiare al massimo una banana o una barretta negli allenamenti più lunghi. 

«Ho imparato a mangiare in gara grazie all’Orica. La fiducia e il supporto di un team di professionisti, capace di rispondere a tutti i miei quesiti – ricorda – ha reso più facile il cambiamento e ben presto gli sforzi sono stati ripagati dai risultati. Inizialmente non pensavo fosse possibile mangiare tanto durante una gara, poi mi resi conto che il mio fisico aveva più energia anche nel finale. Stavo benissimo!».

Nel 2012 ha corso i mondiali di cross: Scandolara ha sempre fatto attività polivalenti
Nel 2012 ha corso i mondiali di cross: Scandolara ha sempre fatto attività polivalenti

Le pressioni sul peso

«Io sono sempre stata testarda – sorride – e per questo motivo non ho mai subito in modo particolare le pressioni che mi venivano fatte sulla perdita del peso. Ma so di essere stata fortunata sotto questo punto di vista. Ogni qualvolta che, specialmente nelle categorie giovanili, ero un po’ più sensibile all’opinione e ai commenti degli altri sul mio peso, trovavo subito la forza per reagire ed oppormi a diete drastiche ingiustificate. Ricordando due preziose verità che mi ripeteva di continuo mio padre: l’uomo è meglio di una macchina, perché invece che consumarsi, più lo alleni più va forte. Inoltre l’uomo, come la macchina, ha bisogno della benzina e quindi del cibo per stare in piedi».

Quale pensi sia l’errore commesso più spesso nelle diete dai ciclisti?

Mangiare meno di quanto si dovrebbe, demonizzando i carboidrati ed ignorando l’importanza della qualità delle calorie assunte e dell’origine degli alimenti. In Orica non riuscivo a capire come fosse possibile che mangiando di più, dimagrivo. Sembrava contro ogni logica.

Ai mondiali di Firenze 2013 con la Alé, il quinto posto nella cronosquadre
Ai mondiali di Firenze 2013 con la Alé, il quinto posto nella cronosquadre

Poco e spesso

Effettivamente quello che può sembrare un controsenso, si può ben spiegare a livello metabolico. In caso di una dieta ipocalorica, in cui non si mangia abbastanza, il fisico va in allarme e si innesca un principio di sopravvivenza. Il corpo cerca di limitare il dispendio energetico e di immagazzinare più energia possibile appena si mangia qualcosa. Al contrario piccoli spuntini, specialmente durante l’esercizio fisico prolungato, favoriscono sia la prestazione che il dimagrimento.

Per bruciare i grassi infatti il fisico ha bisogno di una piccola dose di carboidrati e poi dopo un allenamento in cui abbiamo mangiato adeguatamente, saremo meno affamati ed eviteremo un’abbuffata eccessiva. Durante un allenamento superiore all’ora bisognerebbe assumere 30 grammi di carboidrati a medio-alto indice glicemico. Invece per sforzi prolungati oltre le 3 ore si può arrivare addirittura a 90 g/h. Ovviamente questa è un’indicazione generica a cui deve seguire un’attenta valutazione da parte di un professionista della nutrizione che terrà conto anche dello stato di salute generale dell’atleta.

Scandolara correrà anche nel 2022, ma è anche direttore sportivo (foto Instagram)
Scandolara correrà anche nel 2022, ma è anche direttore sportivo (foto Instagram)

Il consiglio

Oggi Valentina oltre ad essere atleta è anche direttore sportivo, così le abbiamo chiesto un consiglio per una giovane ciclista. 

«Bisogna imparare a chiedere il perché delle cose. Solo i veri professionisti – dice – siano preparatori, nutrizionisti o psicologi dello sport, riusciranno a dare delle risposte plausibili nel loro campo specifico. Inoltre così facendo, si impara ad essere almeno parzialmente autonomi. Bisogna stare particolarmente attenti a non affidarsi ai sempre più frequenti “finti professionisti”, che sottovalutano le conseguenze del loro operare approssimativo e promettono risultati straordinari. Ho sentito addirittura dire che l’interruzione del ciclo mestruale è una fortuna, ma in realtà è un grave campanello di allarme. Bisogna affidarsi a professionisti qualificati ed abilitati, capaci di personalizzare la dieta a seconda delle proprie necessità fisiche».

Lo stacco è anche alimentare. Assalto ai cibi proibiti

15.10.2021
5 min
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Fra 48 ore la stagione dei professionisti sarà definitivamente conclusa. Dopo la Veneto Classic davvero sarà fatta. Ma per moltissimi corridori e “corridore” lo stacco è già iniziato. Ed è quello vero. Quello di fine anno e non quello che serve a recuperare energie nel bel mezzo della stagione. Uno stacco totale, anche dal punto di vista dell’alimentazione.

Con Erica Lombardi, dietista dell’Astana Premier Tech, proviamo fare un articolo, a tratti anche divertente sulle “zozzerie” che possono mangiare gli atleti. Quali e quanti cibi proibiti?

Durante l’anno i corridori mangiano soprattutto carboidrati, ma conditi in modo leggero
Durante l’anno i corridori mangiano soprattutto carboidrati, ma conditi in modo leggero

Assalto a McDonald!

Elisa Balsamo preferisce le lasagne, gli hamburger e il sushi. Marta Bastianelli va di pizza, gelato e cioccolato. Il russo Vlasov si butta su patatine fritte, hamburger e pizza. Matteo Sobrero invece è più tradizionalista e si tuffa sulle tagliatelle. Mentre Davide Martinelli vota per pizza, hamburger e sushi. E come loro tanti altri… 

«Quei bei panini imbottiti con hamburger, salse e bacon, ma anche patatine fritte e pizza sono le cose che più vogliono mangiare i miei ragazzi in questo periodo – dice la Lombardi – Però bisogna anche starci un filo attenti, per due motivi: il primo, perché okay lo stacco ma tra meno di un mese già riprendono i ritiri. E il secondo, perché siamo in autunno e i cibi golosi messi a disposizione da madre natura sono più pesanti rispetto a quelli dell’estate. In poche parole, d’estate c’è l’anguria, d’inverno le castagne».

«La cosa che ho notato è che non chiedono molto i dolci, perché tutto sommato i carboidrati li mangiano tutto l’anno. Forse chiedono un po’ di più la cioccolata, ma tutto sommato i dolci li mangiano. Per dire, il Mars in certi allenamenti se lo portano dietro. Invece il salame, la patatina fritta e questi cibi più conditi e saporiti no».

Dal nutrirsi al mangiare

La Lombardi fa una differenza semplice ma sostanziale. Fino a pochi giorni fa gli atleti si nutrivano, adesso mangiano. La differenza è il gusto.

«Fino a qualche giorno fa mangiavano patate lesse. Adesso le mangiano fritte. Se ci si pensa, un panino anche se grasso non è la fine del mondo. Si abitua anche l’organismo a digerire questi cibi più pensanti, senza contare che la stessa digestione fa bruciare di più in quanto più difficile. Si chiama termogenesi indotta. In pratica più mangi leggero e meno sprechi. Se invece mangi più grassi e proteine consumi di più per scinderli».

«Ma questo stacco è importante. E’ importante soprattutto per la testa. Una ragazza che seguo, nelle ultime gare davanti all’ennesimo piatto di riso e patate lesse mi ha detto: io non ce la faccio più a mangiare. L’atleta – dice la Lombardi – deve essere felice. A volte anche durante un Giro se un corridore è un po’ giù sono io che gli dico: senti, ma perché stasera non prendi un dolce? Per dire… Alla fine una piccola concessione fa bene all’umore e comunque produce endorfine. Staccare è importante, ma è anche importante non distruggersi. Oggi non capita più di vedere corridori irriconoscibili dopo un mese di stacco. Anzi, c’è quasi il problema opposto. Hanno paura d’ingrassare».

E questo è un qualcosa ben diverso da quanto accadeva un tempo. Ma c’è un perché…

«Il perché è che, almeno io in Astana, in qualche modo li faccio “sgarrare” anche durante l’anno. Gli dò delle concessioni e non sono sempre solo privazioni. Per esempio la pasta al pesto. E’ pesante, ma fatta in un certo modo col nostro chef ecco che è buona lo stesso ma meno pesante. E questo alla lunga incide eccome».

alimentazione
Per la Lombardi dopo lo stacco invernale il corridore non dovrebbe aver preso più di 2-3 chili
alimentazione
Per la Lombardi dopo lo stacco invernale il corridore non dovrebbe aver preso più di 2-3 chili

Ma occhio ai chili

Si mangia e ci si “sfoga”. Non è più come una volta è vero, durante la stagione, qualcosina la si concede, ma è anche vero che vengono concessi meno chili durante lo stacco. E non è tanto la dietista o la squadra ad imporre questi limiti, ma il ciclismo moderno che vuole sempre tutti più al limite.

«Come accennato, fra meno di un mese ci sono i ritiri e a gennaio già si corre, non tutti, ma per qualcuno è così. Io dico che il limite sia di due, massimo tre chili. Oltre si fa fatica a ritirarli giù. Posto poi che non c’è una regola univoca. E il rischio maggiore non arriva tanto dallo sgarro a tavola, ma dalle calorie bianche: spuntini e alcool. Quando noi beviamo una Coca Cola, noi stiamo mangiando zuccheri. Se prendiamo una birra, stiamo mangiando carboidrati. Quando si è a casa, si è più portati allo “spizzichino”: una fetta di salame, un cioccolatino, un biscotto… ».

«E poi ripeto, un bel po’ di sfortuna per quel che riguarda i chili dipende dalla stagione. Sia perché il fisico tende a mantenere di più i grassi, sia perché ci sono cibi più calorici. Quando uno dice: è autunno, mi sono fatto un piatto stagionale. Quindi ci si prepara una zuppa di zucca, delle castagne e magari si chiude con un kaki o dell’uva, ecco che si è fatto un enorme carico di calorie. D’estate con anguria e cibi freschi è molto più difficile ingrassare. Gli sciatori di sicuro sono più avvantaggiati dei ciclisti per lo stacco!»

Pedalando con il peso in testa, fra diete empiriche e falsi miti

29.09.2021
5 min
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Con questo articolo, basato sul peso e sulla sua esperienza personale, inizia la nostra collaborazione con Rossella Ratto, Dottoressa in Nutrizione, che ha interrotto da poco l’attività agonistica.

«Il sogno ha raccontato due settimane fa a bici.PRO – sarebbe lavorare con i giovani ed insegnare loro come alimentarsi a dovere. C’è troppa esasperazione sul peso dei ragazzi che corrono, l’ho vissuto sulla mia pelle. Per questo ho scelto quelle facoltà e ora vorrei diventare una linea guida per loro».

Durante il ritiro di febbraio 2016, sulla base del peso e del colpo d’occhio, mi fu detto che non ero ancora abbastanza magra. Così io che già dal 2015 mi affidavo ad un nutrizionista per raggiungere l’obiettivo olimpico, al ritorno andai subito per una visita di controllo. Il responso scientifico fu sconvolgente. Non solo ero magrissima ma addirittura dovevo fare in modo di metter su un po’ di grasso perché non ne avevo a sufficienza e un misero 8% di grasso totale per una donna era davvero estremo. Ciononostante nella cronologia di WhatsApp conservo ancora i messaggi di qualche giorno dopo, in cui mi rattristavo all’idea di aver compromesso quell’incredibile 8% di grasso, sgarrando con dello strudel, fatto in casa e con poco zucchero ovviamente.

Ai mondiali di Richmond nel 2015 si lavora per Bronzini, che rompe la bici. Arriva 4ª Longo Borghini
Ai mondiali di Richmond nel 2015 si lavora per Bronzini, che rompe la bici. Arriva 4ª Longo Borghini

Il rapporto watt/kg

In uno sport come il ciclismo, in cui gli atleti devono combattere ad ogni colpo di pedale per vincere una resistenza, sia essa la gravità o il vento, il rapporto Watt/Kg è fondamentale. Lo è sempre stato e sempre lo sarà. Ma proprio grazie alle tecnologie degli ultimi anni, per monitorare la forza impressa sui pedali e la composizione corporea degli atleti, questo rapporto ha acquisito ancora più importanza.

La percentuale di grasso

Bisogna distinguere tra grasso essenziale e di deposito e ovviamente tra uomo e donna, perché se un uomo può arrivare al 4-6% di grasso, una donna deve mantenere almeno il 10-13%, valori pari al grasso essenziale, per assicurarsi che il proprio organismo svolga le normali funzioni senza incorrere in alterazioni ormonali, che quasi inevitabilmente nella donna inducono l’interruzione del ciclo mestruale.

Come si raggiungono percentuali tanto basse di grasso? Ecco dove casca l’asino. Da anni è credenza comune che sia sufficiente aumentare il carico di allenamenti, in termini di frequenze e quantità, riducendo l’apporto calorico attraverso l’esclusione quasi completa di carboidrati e grassi. 

Oltre alla plicometria (foto di apertura) la percentuale di grasso si misura anche con l’impedenza bioelettrica
Oltre alla plicometria (foto di apertura) la percentuale di grasso si misura anche con l’impedenza bioelettrica

L’ossessione del peso

Il peso in sé non è un indice puro di grasso corporeo. Ed ora, in seguito ai miei studi in Nutrizione, inorridisco al ricordo di quelle sveglie in ritiro quando, ancora minorenne, ero sottoposta ai controlli rigidi sul peso. Se la sera mangiavo il minestrone cercavo di svegliarmi prima per andare in bagno, per evitare anche il minimo incremento di peso.  Le uniche variazioni ben accette erano infatti quelle in negativo, ad eccezione di chi ad occhio era magro e quindi poteva permettersi di mantenere il peso iniziale.

E’ senz’altro corretto pensare di controllare lo stato fisico e di salute di ogni atleta per ottimizzare la performance. Ed è ancora più prezioso sensibilizzare i giovani in campo alimentare, ma non si può imporre una dieta approssimata, univoca e sbilanciata. Ad ognuno la sua professione, perché determinate routine, come quella accennata in precedenza, possono determinare un cambiamento del rapporto col cibo e della visione della propria immagine negli atleti, specialmente se giovani e donne. 

Nel 2014 Rossella vince il Giro dell’Emilia, davanti a Pitel, Bronzini e Muccioli
Nel 2014 Rossella vince il Giro dell’Emilia, davanti a Pitel, Bronzini e Muccioli

La fase più critica

L’età di maggior insorgenza di anoressia e bulimia coincide con le categorie allievi e juniores. Un momento delicato nello sport, in quanto ci si affaccia al mondo, allontanandosi dalla famiglia per raggiungere obiettivi sempre più importanti. I ragazzi a quell’età si affidano incoscientemente ai direttori sportivi o ai preparatori. I quali, la maggior parte delle volte senza alcuna formazione in materia di nutrizione, pretendono di definire le diete dei ragazzi, valutandone la composizione corporea ad occhio.

L’ansia di magrezza estrema nel ciclismo può portare all’anoressia?
L’ansia di magrezza estrema nel ciclismo può portare all’anoressia?

Allenarsi per smaltire

In seguito agli ottimi risultati dei primi anni di professionismo, con la pressione delle gare e senza un valido riferimento alimentare, non mi vergogno ad ammettere che per me il peso era diventato un’ossessione. Non mangiavo per recuperare, ma mi allenavo per smaltire. Oggi so che questo tipo di comportamento è del tutto simile all’anoressia. Con la differenza che si compensa l’introito di cibo con l’attività fisica esagerata, convivendo col risentimento di ciò che si è mangiato. E nella convinzione che quel boccone in più sia la ragione del calo di performance in gara. Questo pensiero trovava poi conferma nei commenti di molti, tecnici e non. Che non mancavano l’occasione per paragonare, sempre ad occhio, le dimensioni fisiche tra atlete con commenti spesso troppo schietti.

Al termine delle mie due stagioni peggiori dal punto di vista della salute, a settembre 2016 cominciavo il mio percorso universitario. E ben presto questo mi ha aperto gli occhi sulla mia esperienza ciclistica. E proprio durante il tirocinio, visitando una paziente definita anoressica, ho realizzato uno dei problemi più gravi del ciclismo. In particolare quello femminile: il rapporto Watt/Kg è più importante della salute fisica e mentale dell’atleta.

Disponibile in Italia la grande qualità di Santa Madre

18.09.2021
3 min
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Da pochi giorni, la commerciale reggiana Beltrami TSA ha ufficializzato un interessante accordo di distribuzione esclusiva sul mercato italiano di Santa Madre, azienda che opera nell’integrazione alimentare sportiva.

Si tratta di un giovanissimo brand spagnolo (attivo sul mercato da appena tre anni), coordinato da un team di professionalità altamente qualificate e “forti” di una lunga esperienza nello sviluppo di prodotti e marchi legati al mondo della nutrizione sportiva. Un gruppo di persone altresì focalizzato sulla progettazione, sulla produzione e sulla commercializzazione di prodotti innovativi, oltre alla creazione, gestione e internazionalizzazione di grandi imprese. 

Santa Madre nello stand di Beltrami TSA all’Italian Bike Festival
Santa Madre nello stand di Beltrami TSA all’Italian Bike Festival

Alimenti funzionali e naturali

Gli integratori alimentari Santa Madre si distinguono per essere progettati utilizzando solo ed esclusivamente alimenti funzionali. Realizzati con cura come prodotti sostenibili e utilizzando le risorse naturali in modo responsabile, Santa Madre produce i propri prodotti evitando composizioni artificiali. Il focus di questa azienda iberica è quello di partire proprio dalla sensazione di insicurezza che hanno i consumatori quando si approcciano al mondo degli integratori alimentari.

Qual è l’integratore giusto da scegliere? Qual è il migliore integratore in termini di qualità ed effettiva resa? Per rispondere a queste domande, Santa Madre ha sviluppato i propri prodotti destinati ad un pubblico di sportivi che vuole aumentare le prestazioni e il recupero in modo sano.

Tra le migliori proteine al mondo

I valori su cui poggia l’attività di Santa Madre sono cinque: la sostenibilità, l’innovazione, lo sviluppo e la ricerca, l’utilizzo di risorse naturali e la realizzazione di prodotti adatti anche ai vegani (e senza glutine e lattosio). Una referenza che rappresenta una sintesi perfetta di questa attenzione per la ricerca e la qualità? La Santa Madre Pure Protein, tra le migliori proteine al mondo. Ha un contenuto proteico del 93%-95% (a seconda del sapore) ottenute dal prestigioso brevetto Pronativ 95, dall’altissimo valore biologico e dalla grande biodisponibilità.

Le Pure Protein di Santa Madre sono uniche per la loro purezza, poiché non contengono leticine e addensanti, ma solo le proteine del brevetto Pronativ 95 e aromi naturali nei formati aromatizzati. Pronativ 95 è l’unica proteina ottenuta prima del processo di fermentazione, non aumentando la temperatura del latte per la sua estrazione. Raggiunge un amminogramma e una biodisponibilità senza pari. Pronativ 95 viene estratto da allevamenti perfettamente curati e nutriti con erba naturale, ottenendo il sigillo “Vegeratian Friendly”. Il produttore garantisce che il prodotto è privo di OGM, poiché gli ingredienti non contengono organismi geneticamente modificati e, come tali, non sono soggetti ad obbligo di etichettatura. 

Santa Madre

Beltrami TSA

Europei e mondiali: distanze differenti. Come si mangia?

10.09.2021
5 min
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Entriamo nel vivo dei grandi appuntamenti di questo finale di stagione: il campionato europeo e quello mondiale. La prova di trentina ha un tracciato un po’ più lineare (circa 180 chilometri), ma nel complesso è altimetricamente “più duro”, quella belga (circa 268) è molto più nervosa con tantissimi strappi. Ebbene, come si mangia per queste due gare?

Percorsi a confronto

A risolvere i nostri dubbi è lei, Erica Lombardi, dietista dell’Astana che ormai abbiamo imparato a conoscere bene in questi mesi. 

«Partiamo da prima del via: le scorte di glicogeno che andranno fatte nei giorni precedenti saranno importanti, ma va anche ricordato che il nostro “serbatoio” è limitato e alla fine oltre una certa dose di grammi di carboidrati non posso metterci, pertanto è inutile ingolfarsi. La vecchia teoria del carico dei carboidrati va in parte sfatata. Non è che se si mangia tantissimo, si avranno altrettante scorte. Questo è il senso».

Davide Cimolai, rifornimento, Giro d'Italia 2020
Davide Cimolai, al rifornimento, Giro d’Italia 2020. La strategia alimentare in corsa sarà determinante
Davide Cimolai, rifornimento, Giro d'Italia 2020
Davide Cimolai, al rifornimento, Giro d’Italia 2020. La strategia alimentare in corsa sarà determinante

Adattarsi alle situazioni

«Quindi la vera differenza sta nella strategia di alimentazione in corsa: cioè come distribuirò l’assunzione di paninetti, gel, liquidi, rice cake… e questa varia anche in base al ruolo del corridore. Se un atleta deve andare in fuga subito mangerà più zuccheri, magari anche dei gel all’inizio. Se invece deve andare forte nel finale, nelle prime fasi manderà giù degli alimenti più proteici.

«Un altro elemento che conta è il fattore meteo, che può variare – dice la Lombardi – E’ vero che oggi abbiamo App e sistemi con i quali possiamo ben prevedere che tempo farà, ma l’incognita resta. Noi ci interfacciamo sempre con i nostri preparatori e diesse per meteo e tattiche che riguarderanno i singoli atleti, ma proprio perché appunto il meteo e la tattica possono variare è importante che i ragazzi sappiamo adattarsi alle situazioni da soli.

«Si chiama coaching alimentare: in pratica gli insegniamo come si mangia. Faccio un esempio. Si pensa di adottare un certa tattica, invece si parte fortissimo ed ecco che magari si manda giù subito un gel perché non si ha tempo per mangiare un panino più proteico. Solo che poi si deve evitare il rebound di zuccheri iniziale e non si può mangiare solo gel. Pertanto, appena possibile, dovrebbero mangiare un paninetto salato. Idem se ci sono dei ventagli: anche se il percorso è piatto il dispendio energetico è molto simile a quello che si fa in salita. Per questo è importante che i ragazzi sappiamo poi adattarsi alle situazioni in corsa».

Okay il riso, ma le fibre a ridosso di eventi tanto importanti sarebbero da evitare secondo la Lombardi
Okay il riso, ma le fibre a ridosso di eventi tanto importanti sarebbero da evitare secondo la Lombardi

Carboidrati prima del via…

Dicevamo di una differenza di circa 85 chilometri e tutti questi fattori da valutare (meteo, tattica, tipologia di corridore…), ebbene proviamo a fare una stima di quel che si mangia: prima e durante la corsa. Immaginiamo delle gare con andamento lineare (un ritmo regolare all’inizio, con fuga di alcuni outsider e un finale da fare forte) e meteo buono: sole, né caldo, né freddo.

«Con il mio collaboratore, Giacomo Garabello – spiega la dietista – facciamo un prospetto per due atleti: uno che pesa sui 65 chili e uno sui 75. E cerchiamo di capire quale sarà il loro dispendio energetico nelle due corse e cosa dovrà mangiare.

«Partiamo dalla cena. Si potrebbe ipotizzare 180 grammi di carboidrati nel contesto di una cena così: 320 grammi di pasta (peso dopo la cottura), 150 grammi di patate, 15 grammi di gallette, 60 grammi di crostata, 150 grammi di ananas. Stessa quantità di carboidrati anche a colazione: 150 millilitri di uno smoothie, 200 grammi di porridge + 40 di muesli, 20 grammi di marmellata (o 10 grammi di miele) e 50 grammi di banana. E poi 150 grammi di riso bianco, 80 grammi di pane, 10 grammi di miele. Anche per porridge e riso ci si riferisce al peso dopo la loro cottura».

Alimentarsi in corsa sarà determinante nelle tempistiche e nelle quantità degli zuccheri da assumere
Alimentarsi in corsa sarà determinante nelle tempistiche e nelle quantità degli zuccheri da assumere

E in corsa…

Poi cambierà la la strategia alimentare in corsa: sia in base al ruolo del corridore che alla sua struttura. Un atleta di 65 chili agli europei si stima possa consumare dalle 3.000 alle 3.500 Kcal, uno di 75 dalle 4.000 alle 4.500. Il tutto aumenta un bel po’ ai mondiali che sono più lunghi. Il corridore da 65 chili spenderà circa 6.000 kcal, quello di 75 chili circa 6.500 kcal.

«Il rifornimento in gara poi è molto individuale, ma il consiglio che vale per tutti è quello di alternare la tipologia di carboidrati: rice cake, barrette, panini. Al mondiale, che è più lungo, bisognerebbe optare per alimenti dal maggior volume bromatologico, come più panini salati o comunque cibi solidi. 

«Inoltre le temperature non sono più così calde e un eccesso di zuccheri non fa così bene. Aumenta il rischio di avere poi dei problemi gastrointestinali, quindi meglio evitare soluzioni troppo concentrate. E poi torniamo al discorso sul “serbatoio” fatto in apertura. Un atleta non può assimilare oltre 120 grammi di carboidrati l’ora. Quindi se si mangia troppo non si assumeranno più “carbo”. Per questo è importante, e resta valida, la regola del poco ma spesso. Il timing è ogni 15′ almeno un sorso dalla borraccia, ogni 30′ un bocconcino solido». 

Benelux Tour, a tavola con Sobrero: riso bianco e patate

03.09.2021
7 min
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Andare a tavola al Giro d’Italia, con la squadra che porta lo chef e lo chef che coccola i corridori, è uno dei momenti top della giornata. Ma se finisci a correre al Benelux Tour e il cuoco non c’è, prima rimpiangi la cucina del Giro e poi pensi a quella di casa. Come dicono spesso i nutrizionisti dei team, la tavola deve essere anche un momento di allegria.

Matteo Sobrero, guarda caso, è al Benelux Tour e piuttosto che parlare di tempi, watt e ordini di arrivo, ci è venuto in mente di chiedergli come si mangi in una corsa del Nord al confronto di quel che si farebbe a casa. Anche per capire se i consigli dei nutrizionisti, in questo caso la nostra amica Erica Lombardi, siano applicabili quando in tavola ti trovi ogni giorno riso in bianco, una fetta di carne e due patate lesse.

«In questi anni – sorride il campione italiano della crono – ho imparato che quando si corre quassù, anche la tappa più piatta e in apparenza innocua si può trasformare in un calvario per un corridore di 63 chili come me se quelli di 80 chili decidono di accelerare. Per cui anche a tavola bisogna comportarsi di conseguenza. Guai farsi trovare vuoti, non torni più a casa».

Di solito si dice che la base del giorno dopo si cominci a fare con la cena.

Io invece inizio dalla merenda. Se la tappa finisce presto, dopo i massaggi si riesce a mangiare qualcosa per non arrivare a cena con una fame da lupi. Mangio in base a quanto hai speso durante il giorno e soprattutto mi permette di mangiare meno a cena e di dormire più leggero.

Che cosa hai mangiato oggi (ieri per chi legge, ndr)?

Uno yogurt con muesli e un po’ di mandorle. Poi qualche biscotto con il cioccolato, perché siamo in Belgio e il morale ha bisogno di essere sostenuto. Queste non sono esattamente le mie corse…

Dove trovi questi alimenti?

In hotel abbiamo una food room gestita dai massaggiatori e assortita in base alle indicazioni dei nutrizionisti. Vado lì, sento se ci sono indicazioni particolari oppure faccio da me. Trovi di tutto. Anche a casa la merenda è un momento importante, serve per spezzare il pomeriggio e non arrivare a cena troppo affamato. Diciamo che lo schema alimentare a casa riprende quello in corsa, ma con differenze di alimenti.

Il Benelux Tour ha tappe velocissime e dispendiose per un atleta di 63 chili
Il Benelux Tour ha tappe velocissime e dispendiose per un atleta di 63 chili
Cambia tanto senza cuoco?

E’ diverso. Il cuoco, soprattutto il cuoco italiano, sente il nutrizionista e poi fa lui, aggiungendo qualche tocco di colore e sapore agli alimenti necessari. Al Giro abbiamo sempre mangiato bene, con qualche sugo, il risotto alle verdure. Qua invece si va avanti con riso o pasta in bianco, patate e un paio di secondi a scelta: il classico menù concordato fra hotel e organizzatori. Mangiare così per una settimana diventa pesante, andare a tavola al Giro invece è piacevole.

Come si… sopravvive a una settimana di riso e patate?

Sono tanti anni ormai che lavoro con Erica Lombardi (dietista dell’Astana, ndr) e ho imparato qualcosa, anche se non si smette mai di farlo. Cerco sempre di gestirmi un po’. Se devo avvicinarmi a un appuntamento importante, sono solito sentirla. Oppure quando si tratta di andare in altura, dove si lavora tanto e l’alimentazione è decisiva per non buttare a mare il lavoro fatto.

L’Astana al Giro e nelle grandi corse ha con sé Daniele Zanieri, lo chef dei corridori
L’Astana al Giro e nelle grandi corse ha con sé Daniele Zanieri, lo chef dei corridori
Lassù cucina il cuoco dell’hotel, a casa chi lo fa?

A casa, cucina mia mamma, oppure la mia compagna quando sono da lei. E’ diverso, come avere il cuoco alle corse. E’ un mangiare più normale, con prodotti freschi in base alla stagione e sempre in base a quello che si è fatto nella giornata e cosa si farà il giorno dopo. In genere però la strategia alimentare riguarda anche periodi più lunghi. Ad esempio al Polonia ero stanco, probabilmente non avevo assimilato bene il lavoro in altura, e nelle due settimane successive ho ricaricato le batterie dando la precedenza a carboidrati e zuccheri. Ci sono tante varianti, puoi pianificare quello che vuoi. Ma basta che qualcosa vada di traverso e devi passare alla guida manuale, ascoltando il tuo corpo.

Alle corse a anche a casa, il bicchiere di vino a tavola c’è sempre?

Sembrerà strano, ma nonostante i miei siano viticultori, a tavola non beviamo vino. Magari alle cene importanti o alle feste o se si va a cena fuori, altrimenti nella quotidianità il vino non c’è. Per cui anche alle corse non è un problema non bere, sono fuori per lavoro: giusto fare tutto al meglio.

Il riso a colazione si mescola con quello che capita: dalle verdure alle uova, fino anche all’avocado
Il riso a colazione si mescola con quello che capita: dalle verdure alle uova, fino anche all’avocado
Colazione in corsa: cosa mangi?

La pasta o il riso li uso spesso, ma dipende anche dalla gara. Al Giro mangiavo più spesso il riso, perché la pasta si mangiava a cena. Mi siedo a tavola e prendo subito il riso. Se cominciassi con porridge o pane, avrei subito il senso di essere pieno, ma dopo poco so che mi sentirei vuoto. Poi però ci sono giorni che mangi solo porridge, magari se la tappa è corta.

Come condisci il riso o la pasta?

Con tutto quello che capita. Se la pasta è al dente e buona, vanno bene olio e parmigiano. Altrimenti nel riso metti anche le uova strapazzate, oppure il parmigiano e la bresaola. Quello che trovi al buffet. A volte anche l’avocado.

Mangi così anche a casa?

No, si va più sul semplice e sempre in base a quel che si deve fare. Di solito ci sono pane, fette biscottate, cereali come muesli o avena o semplici corn flakes soffiati. E qualcosa di proteico. Se faccio distanza, arrivano porridge e pane. Se devo fare lavori di intensità, fette biscottate spalmate.

In corsa, panini o barrette e gel?

Preferisco i panini, almeno nelle prime fasi. Sono buone anche le ricecake, che preparano con pistacchio o frutti rossi. Però il panino con prosciutto e filadelfia è sempre il mio preferito, oppure quello con banana e marmellata. Poi arriva il momento delle barrette, dei gel e delle borracce con maltodestrine o sali.

alimentazione
La merenda dopo la tappa serve a spezzare il pomeriggio e arrivare a tavola senza il senso della fame
alimentazione
La merenda dopo la tappa serve a spezzare il pomeriggio e arrivare a tavola senza il senso della fame
A casa ti fermi al bar?

Non sono un amante delle soste, ma certo capita di farle, soprattutto nelle distanze più lunghe. Quando faccio lavori specifici, cerco di simulare l’alimentazione di corsa, con lo stesso dosaggio di carboidrati per ora. Anche quello è un aspetto da allenare. Se non ti abitui, rischi di non riuscire a stare nei tempi giusti e la paghi cara. Se fossi un amatore, la pausa panino al bar non me la toglierebbe nessuno.

Cosa metti nelle borracce, a casa e in corsa?

Le maltodestrine non mancano mai, ormai si va così forte e non sempre si ha il tempo per mangiare, che i carboidrati in qualche modo devi mandarli giù. Ma solo malto è troppo pesante, per cui devo sempre avere anche una borraccia di sali o d’acqua. Viaggio sempre con due borracce, tranne che nel finale. Anche se alcuni velocisti…

Che cosa fanno?

Per stare leggeri e superare meglio le salite, partono con una sola borraccia e niente nelle tasche, lasciando che siano i compagni a portare tutto per loro.

Si mangia anche dopo l’arrivo, prima della merenda?

Appena arrivati beviamo. Acqua, Fanta, quello che troviamo. Poi il massaggiatore ci dà una borraccia di carboidrati per velocizzare il recupero. Sul bus troviamo invece quella con le proteine e aminoacidi. Quindi facciamo la doccia e durante il trasferimento si mangiano riso e patate. Se si finisce tardi, non si ha il tempo di fare poi la merenda. Altrimenti si fa come abbiamo detto all’inizio.

Se la pasta è buona, non serve neanche condirla: bastano olio e parmigiano
Se la pasta è buona, non serve neanche condirla: bastano olio e parmigiano
Al Giro c’è la pesatura quotidiana, al Benelux?

No, ti regoli da solo, non è una cosa ossessiva. Comunque tra il Giro 2020 che era il primo e quello del 2021 ho visto delle differenze. L’anno scorso perdevo peso anche se mangiavo, quest’anno ho perso poco e ne sono uscito bene. E’ difficile gestirsi in tre settimane e con la giusta strategia alimentare cambia tutto. Mi dicevano che siccome sono giovane, mangiare di più cambia poco perché bricio tutto alla svelta. Al contrario, se vai sotto peso, finisci kappaò.

Manca il pranzo a casa dopo l’allenamento…

Normale, un primo e un secondo, in base a quello che ho fatto. Erica ci raccomanda di abbinare sempre primo e secondo. Anche se ovviamente c’è primo e primo…

E’ arrivata l’ora di cena, Matteo ride e dice di pregustare già il riso bollito e le patate. Per fortuna la convocazione ai mondiali della crono gli ha messo davanti un bell’obiettivo per cui lavorare. E anche quel riso e quelle patate diventeranno parte della stessa grande costruzione. Buon appetito e buon lavoro a tutti i corridori del gruppo.