Elena Cecchini, SD Worx-Protime

Cecchini ha deciso: «Il 2026 sarà il mio ultimo anno»

06.10.2025
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Il secondo posto nel Mixed Relay dà ancora un po’ di fastidio a Elena Cecchini, come una spina che hai tolto ma ancora senti di aver infilata nella pelle. La ferita non sanguina più, ma dire che sia guarita è difficile, si sta ancora rimarginando. Ora è a casa sua, a Udine, a godersi un po’ di normalità e ritmi più tranquilli.

«Ne avevo bisogno – ci racconta – perché la stagione è stata lunga e godersi dei momenti tranquilli a casa è bello: vedere i parenti e fare una vita “normale”. Gli europei sono andati abbastanza bene alla fine, nei giorni prima del Mixed Relay avremmo firmato per una medaglia. Arrivavamo con due terzetti abbastanza nuovi, mentre altre squadre correvano insieme da più tempo. La Francia e la Svizzera erano le più rodate e le più pericolose, così è stato visto che ci siamo inseriti proprio tra queste due formazioni».

Elena Cecchini, Europei 2025, Team Relay
Elena Cecchini sul podio degli europei dopo l’argento nel Team Relay
Elena Cecchini, Europei 2025, Team Relay
Elena Cecchini sul podio degli europei dopo l’argento nel Team Relay

Sette secondi

L’Italia raccoglie un’altra ottima prestazione nel Mixed Relay, dopo la vittoria dello scorso anno agli europei è arrivato un argento che conferma quanto di buono è stato fatto. Il rammarico c’è, perché quando si è così vicini al successo vederlo sfumare crea sempre un dispiacere. Tuttavia il risultato mancato non deve nascondere quanto di buono fatto.

«Personalmente sono comunque dispiaciuta – continua Elena Cecchini – perché gli uomini hanno fatto un prestazione super e noi non siamo riuscite a tenere il vantaggio. Quando si è nel terzetto che perde si rischia di guardare il bicchiere mezzo vuoto. E’ una prestazione di squadra, forse è la disciplina nella quale si nota di più l’aspetto del correre insieme e di conoscersi».

«Ho corso insieme a due grandi specialiste – prosegue – Venturelli e Guazzini, nel tratto in cui si doveva fare velocità, hanno spinto molto e io ho fatto fatica a seguire quel ritmo. Purtroppo di cronometro a squadre ce ne sono davvero poche durante la stagione, ed è uno sforzo davvero difficile da simulare».

Per Cecchini la prossima sarà la sesta stagione in maglia SD Worx (foto Getty Sport)
Per Cecchini la prossima sarà la sesta stagione in maglia SD Worx (foto Getty Sport)
Ci sarà un’altra occasione, visto il rinnovo con la SD Worx-Protime per il 2026…

Si è trattata di una decisione maturata durante la stagione. Inizialmente mi ero detta che il 2025 sarebbe stato il mio ultimo anno, l’obiettivo erano le Olimpiadi di Parigi e poi mi sarei goduta l’ultima stagione. Invece con il passare dei mesi è cambiato qualcosa.

Quando?

Eravamo a fare la ricognizione delle tappe del Tour de France Femmes, siamo stati per dieci giorni tutti insieme tra compagne e staff. In quei momenti non è come essere alle corse, è diverso, c’è un clima più rilassato e parlando con Danny Stam, il nostro diesse, ed è venuto fuori l’argomento su cosa volessi fare a fine stagione.

Elena Cecchini, SD Worx-Protime, Lotte Kopecky
Lotte Kopecky ha manifestato a Elena Cecchini la volontà di volerla al suo fianco per un altro anno
Elena Cecchini, SD Worx-Protime, Lotte Kopecky
Lotte Kopecky ha manifestato a Elena Cecchini la volontà di volerla al suo fianco per un altro anno
Cosa gli hai risposto?

Che avrei aspettato luglio per capire se fare ancora un anno o meno. Lui mi ha rassicurato che un posto in squadra per me ci sarebbe sempre stato. Poi una volta ero in bici con Lotte (Kopecky, ndr) che mi ha detto: «Ti prego non smettere». Lei l’anno scorso aveva già perso Christine Majerus e non voleva che me ne andassi anche io. Sono tornata a casa e ne ho parlato con Elia (Viviani, ndr) e la mia famiglia.

Che ti hanno detto?

Ne volevo parlare con Elia perché sapevo che mi avrebbe detto di continuare, di fare un altro anno. Ma mi direbbe la stessa cosa se ne volessi fare altri dieci, mi supporterebbe sempre. Il fatto che il 2025 sarebbe stato il mio ultimo anno non lo avevo detto a nessuno, se non a pochi intimi. Era parte di un ragionamento interiore ma non ero sicura a riguardo. Infatti non è stato così e alla fine continuo.

Elena Cecchini, SD Worx-Protime, Paris-Roubaix Femmes
Cecchini quest’anno ha corso tutti e tre i Grandi Giri e tutta la stagione delle Classiche, qui alla Paris-Roubaix Femmes
Elena Cecchini, SD Worx-Protime, Paris-Roubaix Femmes
Cecchini quest’anno ha corso tutti e tre i Grandi Giri e tutta la stagione delle Classiche, qui alla Paris-Roubaix Femmes
Alla ricerca di cosa?

Di nulla di personale. Voglio fare questa vita e aiutare le mie compagne a vincere, sia nel team che in nazionale. Poi al Tour de France ho visto quanto è cresciuto il ciclismo femminile, sulle strade c’erano tantissime persone.

Quale aspetto ti piace di questa vita?

Voglio godermi ogni momento sapendo che sarà l’ultimo, dalle vacanze che stanno per arrivare ai ritiri invernali. Passando anche dallo stare via da casa, aspetto che negli anni diventa sempre più difficile. Il bello della vita da atleta è che sei al centro dell’attenzione, non in senso capriccioso, ma ti senti speciale. Sei coccolato e in qualche modo devi essere egoista perché al centro delle tue attenzioni ci devi essere te stesso. Ti senti una privilegiata

Elena Cecchini, gravel 2025
Elena Cecchini è uno dei punti di forza della nazionale di gravel
Elena Cecchini, gravel 2025
Elena Cecchini è uno dei punti di forza della nazionale di gravel
Hai pensato a dei piani per il futuro?

Ho voglia anche di una vita normale, non ho piani ma voglio essere di più a casa. Vorrei anche una famiglia ma è una cosa che vedo solamente una volta appesa la bici al chiodo. Parlerò anche con le Fiamme Azzurre per capire quali sono i loro piani, visto il supporto che mi hanno dato fin dall’inizio è importante sentirli. 

Ora riposo?

Manca l’ultima gara della stagione: la Binche-Chimay-Binche. Poi una meritata vacanza per ricaricare le pile e prepararmi al mio ultimo anno.

Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar

Pogacar non molla niente e si prende l’Europa. Scaroni da applausi

05.10.2025
7 min
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Stavolta di chilometri ne mancavano 75. Ormai bisogna contare questi dati per sorprendersi ancora, almeno un po’, quando si parla di Tadej Pogacar. Lo sloveno però non voleva – come a Kigali del resto – restare da solo tanto presto. Semplicemente e giustamente voleva togliersi di mezzo da una situazione tattica a dir poco fastidiosa con cinque belgi.

Il problema per Pogacar è che Remco Evenepoel ha retto la sua ruota per circa un minuto, poi si è spostato nel vero senso della parola, prima di esplodere del tutto. E forse questa è stata la decisione più giusta di giornata, quella che ha tenuto un filo di suspense per questo campionato europeo.

Momento decisivo della corsa: 75 km all’arrivo, troppi belgi per Pogacar che decide di attaccare
Momento decisivo della corsa: 75 km all’arrivo, troppi belgi per Pogacar che decide di attaccare

Difendersi attaccando

E così dopo il mondiale, Tadej Pogacar conquista anche il Campionato Europeo. Una maglia che, a parte la foto di apertura, non vedremo mai di fatto. Completano il podio appunto Remco e uno stratosferico ragazzino di 19 anni, Paul Seixas, beniamino di casa. Sarebbe stato bello che sul podio ci fosse un gradino in più. La medaglia di legno è andata a Christian Scaroni. L’azzurro è stato bravissimo, generoso, coraggioso… ma contro questi mammasantissimi cosa vuoi fare? E sì che ne ha anche staccato uno, Juan Ayuso.

«Sapevamo – ha raccontato Pogacar – che la gara sarebbe stata molto difficile dal terzo giro con la salita lunga in poi, ma il Belgio ha attaccato dal secondo e ho iniziato a perdere compagni di squadra. Al terzo giro, appunto, mi sono accorto di essere solo, mentre i belgi erano in quattro o cinque (a tratti anche in sei vista la generosità dello slovacco Martin Svrcek, compagno di club di Evenepoel, ndr). Così mi sono detto che era meglio attaccare io piuttosto che avere troppi avversari che avrebbero potuto mettermi in mezzo».

L’arrivo di Pogacar, cannibale dell’era moderna. La Slovenia, che lo ha scortato bene nella prima metà della gara, lo attendeva dopo la lineaa
L’arrivo di Pogacar, cannibale dell’era moderna. La Slovenia, che lo ha scortato bene nella prima metà della gara, lo attendeva dopo la lineaa

Tadej il ragioniere

A quel punto è iniziata la sua lunga cronometro. Quasi due ore da solo faccia al vento. Non solo, ma per quasi 30 chilometri Pogacar aveva solo due rifornimenti fissi, quello dei box e quello in cima allo strappo, in quanto l’ammiraglia non era stata fatta passare.

«Mi sono trovato davanti – ha ripreso Tadej – e ho cercato di mantenere il mio vantaggio intorno al minuto perché sapevo che il distacco era buono. Non ritengo di aver dominato totalmente la gara perché Evenepoel era molto forte e mi inseguiva sempre. Non ho potuto mollare fino al traguardo e sono stato costretto a dare il massimo. Sono contento di aver conquistato un altro titolo».

Come ormai ci ha abituato a fare dal mondiale dell’anno scorso, quando si trova in queste situazioni Pogacar cerca di costruirsi un margine di sicurezza e poi si attesta su quel distacco, in modalità “velocità crociera”. Centellina energie e controlla. Alla fine in questo modo non è mai a rischio di saltare. E ci riesce molto bene anche senza radioline.

Non solo, ma modula la velocità anche in base a chi segue. Lo stesso Pogacar ha detto che, una volta saputo che ad inseguirlo era Remco da solo, ha aumentato un po’. Quel po’ che ha fatto sì che il belga non recuperasse troppo e restasse attorno al minuto o poco più.

«Ogni volta – ha concluso il neo campione europeo – voglio dare il massimo e acquisire esperienza provando gare diverse. Sono fortunato a vincere tutte queste corse e devo sfruttare al meglio tutto ciò finché posso». Ormai questo senso di consapevolezza che più su non può andare lo ripete ogni volta.

Lo strano tris di Evenepoel

Ancora secondo, come sette giorni fa. Quasi una gara “copia e incolla”, anche se non è stato affatto così.
«E’ stata una delle prime volte in cui sono riuscito a rispondere all’attacco di Pogacar – ha spiegato Evenepoel – ma è durato un po’ troppo a lungo per me. Ho dovuto mollare la presa sull’ultimo tratto ripido prima di riprendermi dallo sforzo. Sono poi riuscito a trovare un buon ritmo. In cima, il distacco era di soli 30”, quindi non eravamo stati completamente spazzati via. Purtroppo, la collaborazione nel nostro gruppetto non è stata ottimale».

E ancora Remco: «Serge Pauwels dall’ammiraglia è venuto a dirmi che dovevo attaccare, che potevo guadagnare qualcosa, ma il distacco è rimasto complessivamente lo stesso. Pogacar ha meritato la vittoria e io ho fatto la mia gara. Nel complesso, sono contento di aver resistito bene e di essere riuscito a mettergli un po’ di pressione. Ho lottato bene, è il posto che meritavo. Mi spiace solo che nelle gare dei titoli quest’anno sia finito sempre secondo: europei, mondiali e campionato nazionale».

Christian Scaroni è arrivato quarto, ma è stato assoluto protagonista dell’europeo. Impegno massimo per il bresciano
Christian Scaroni è arrivato quarto, ma è stato assoluto protagonista dell’europeo. Impegno massimo per il bresciano

Applausi a Scaroni

Ma in questa giornata francese il giusto spazio lo deve avere Christian Scaroni. L’azzurro è stato bravissimo. Ha mostrato gambe e coraggio. Gli è mancato davvero poco per un bronzo che sarebbe stato tanto, tanto per la sua stagione e anche per la sua carriera, che comunque è in piena luce.

«Mi hanno tolto diversi anni di vita – ci racconta scherzando Scaroni – penso che passerò un po’ di giorni a letto!». E in effetti glielo abbiamo fatto notare: dalla tv si vedeva quanto fosse impegnato nel gesto della pedalata per seguire Ayuso, Seixas e soprattutto Evenepoel. Questo vuol dire che ce ne metti più degli altri e che non ti spaventi di fronte a chi ne ha più di te. Davide contro Golia, per questo va applaudito.

«Mi è scappato Seixas proprio nel finale, su quel falsopiano dopo la Cote de Val d’Enfer. Ma proprio non ne avevo più. Paul ha dato una botta secca, violenta. Ho perso quei dieci metri, un po’ di vento e non ho più chiuso. Da questo punto di vista non posso proprio rammaricarmi di niente. Certo, dispiace per il podio. E dire che quando si era staccato Ayuso avevo iniziato a crederci per davvero, ma l’altro aveva una buonissima gamba. E dalla sua, questo talentuosissimo ragazzino, aveva anche il tifo. Un pubblico pazzesco per lui… com’era normale che fosse, visto che eravamo in Francia».

Quello che diceva Scaroni in una foto. Su ogni strappo e ad ogni sua tirata, Remco allungava il quartetto e tirando il collo a tutti. Non certo la mossa ideale per creare collaborazione
Quello che diceva Scaroni in una foto. Su ogni strappo e ad ogni sua tirata, Remco allungava il quartetto e tirando il collo a tutti. Non certo la mossa ideale per creare collaborazione

I nervi di Remco

Con “Scaro” si continua a parlare del suo sforzo e di come fosse impressionante vedere Remco in pianura filare stabile e quasi pacato, mentre gli altri dietro “sventolassero” alla sua ruota, come si dice in gergo.
«Vero – spiega il bresciano – Remco è devastante in pianura. Magari da fuori non ci si rende conto di quanto va forte. Però magari non ne capisce troppo di certe cose, di tattiche. Si arrabbiava con noi perché tiravamo poco. Ci richiamava, parlava. Ma dico: se sugli strappi acceleri e ci metti in croce, se in pianura vai il doppio cosa chiedi i cambi? E soprattutto non puoi pretendere che andiamo come te… vista quanta ne hai. Vi dico: è stato un bene quando se n’è andato. Almeno noi tre abbiamo potuto collaborare e prendere il nostro passo».

Un altro pregio della corsa odierna di Scaroni è l’aver tenuto il punto, quando la scorsa settimana per un po’ sembrava dovesse partire al volo per il Rwanda in sostituzione di Pellizzari. Christian aveva impostato un programma, ci credeva, e ha detto di no. Aveva le idee chiare.
«Sapevo che il percorso era adatto alle mie caratteristiche. Lo avevo già fatto a febbraio, quando quel giorno ci fecero sbagliare strada alla rotatoria. Conoscevo bene sia la salita lunga che lo strappo. Con il cittì Marco Villa se ne era iniziato a parlare già a giugno di questo europeo. Ho solo tremato un po’ la scorsa settimana quando ho avuto un po’ d’influenza, ma essendo la condizione buona tutto è andato bene.

Ora Scaroni cercherà di sfruttare la gamba per queste ultime gare. «Dal Gran Piemonte le farò tutte fino alla Veneto Classic. Sto bene, speriamo di divertirci».

Coppa Agostoni 2025, Adam Yates, UAE Team Emirates

Yates fa 90 e giura fedeltà alla UAE: «Ognuno ha il suo spazio»

05.10.2025
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LISSONE – Mentre Tadej Pogacar disegnava il suo ennesimo capolavoro è stato Adam Yates a mettere il sigillo con la novantesima vittoria stagionale per il UAE Team Emirates – XRG con la vittoria alla Coppa Agostoni. Sui Colli Briantei il britannico ha fatto valere le sue qualità da scalatore, attaccando e imponendo un ritmo elevato sulle salite di un circuito impegnativo da ripetere quattro volte. L’unico a resistere all’andatura di Adam Yates è stato lo spagnolo Carlos Canal, ci ha pensato però la sfortuna a mettere fuorigioco il corridore del Team Movistar. Al traguardo i due si scambiano una stretta di mano, con lo sconfitto che pregustava la prima vittoria da professionista e invece si è trovato con l’amaro in bocca.  

«E’ stata una gara davvero difficile – racconta il vincitore di oggi, che per ripararsi dal vento freddo si è messo un cappello di lana – all’inizio c’erano tre dei nostri compagni di squadra in fuga, sapevamo sarebbe stata difficile da controllare visto il percorso nervoso. Una volta che la corsa si è accesa mi sono mosso e ho trovato l’azione giusta per vincere».

Podio Agostoni 2025: Adam Yates, Carlos Canal Blanco, Simone Velasco
Ecco il podio della Coppa Agostoni 2025: con Adam Yates che precede Carlos Canal Blanco e Simone Velasco
Podio Agostoni 2025: Adam Yates, Carlos Canal Blanco, Simone Velasco
Ecco il podio della Coppa Agostoni 2025: con Adam Yates che precede Carlos Canal Blanco e Simone Velasco

La seconda in stagione

Nonostante le novanta vittorie in stagione del UAE Team Emirates quella di oggi è solamente la seconda per Adam Yates, il primo successo è arrivato con la classifica generale del Tour of Oman. Un passo indietro rispetto agli scorsi anni dove il britannico ha raccolto qualcosa in più. 

«Questa stagione – continua Yates – è stata piuttosto difficile. Perché durante gli allenamenti mi sentivo bene e ogni volta miglioravo i valori, ma una volta in corsa non riuscivo a raccogliere quanto seminato. La squadra è andata benissimo, però è bello tornare a vincere di nuovo. Devo ammettere di avere avuto anche una buona dose di fortuna, perché Canal è molto veloce in volata e la foratura lo ha messo fuori dai giochi. Mi spiace per lui, naturalmente».

Si alza l’asticella

Nel parlare delle difficoltà di quest’anno Adam Yates torna su un tema che spesso abbiamo affrontato, il livello è sempre più alto. I valori migliorano ma a volte non bastano per riuscire a vincere.

«Ieri al Giro dell’Emilia – analizza Yates – ho fatto registrare numeri davvero ottimi, tuttavia c’erano davanti a me altri dieci corridori che andavano più forte. Ogni stagione la qualità di tutto il gruppo aumenta, questa cosa vale anche per me. E’ difficile rimanere sempre ai massimi livelli».

«Vero, la squadra ha vinto tanto quest’anno e tutti noi siamo molto motivati e vogliamo continuare a raccogliere successi. Però è normale, perché quando un corridore è in forma, ed è così motivato, vuole provare a vincere sempre. Tuttavia il team non ci mette sotto pressione per questo, sanno quanto è difficile vincere e ci godiamo il momento». 

Competizione anche in casa

Juan Ayuso lascerà il UAE Team Emirates, è il primo atleta che esce dallo squadrone emiratino per cercare più spazio. Nel corso degli anni la forza economica messa in campo dalla UAE Emirates ha portato molti campioni a sposare il progetto emiratino. Non è sempre facile trovare spazio per emergere, il dominio di Pogacar ha chiuso ancora di più le porte. 

«Personalmente non ho mai pensato di cambiare squadra – dice con gli occhi quasi spalancati – ho un contratto ancora per tre anni (l’esempio di Ayuso ha dimostrato che il valore dei contratti arriva fino a un certo punto, ndr). Sono contento di correre in questo team, ci sono dei grandi campioni e conosco il mio ruolo che è quello di lavorare per i capitani. E’ come dicevo prima, se sei motivato e ben allenato hai il tuo spazio per emergere. Ad esempio dopo le corse in Canada non avrei dovuto fare molte altre gare, sono stato io stesso a dire al team che mi sentivo bene e che avrei potuto fare ancora qualcosa, come si è visto oggi».

Gianluca Valoti, Antonio Tiberi ricognizione Lombardia

Tiberi e una giornata con Valoti sulle strade del Lombardia

05.10.2025
5 min
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Antonio Tiberi è ripartito dal Giro dell’Emilia, è vero siamo a fine stagione e le corse in programma sono ancora due: Tre Valli Varesine e Il Lombardia, ma per il corridore della Bahrain Victorious si può davvero parlare di ripartenza. Lo raggiungiamo al telefono mentre era in stazione a Milano Centrale, destinazione Bologna. Il viaggio davanti non è lungo e così per una breve parte lo abbiamo affrontato insieme, il tono è quello solito: leggero, ma serio e determinato. Antonio Tiberi ha ritrovato l’equilibrio dopo una Vuelta che lo ha scombussolato parecchio, tanto da rinunciare alla trasferta iridata di Kigali.

«Ho passato questi ultimi giorni sul lago di Como – racconta – per questo sto raggiungendo Bologna da Milano. Sono stato insieme alla mia fidanzata, che è originaria di un paese che si affaccia proprio sulle sponde del lago, sulla sponda di Lecco. Torno in corsa e le sensazioni sono buone, mi piacciono. Durante i giorni di allenamento avevo un buon feeling, ho voglia di provare a chiudere al meglio questa stagione».

Durante i duri giorni della Vuelta Tiberi ha parlato con il cittì Villa e ha rinunciato ai mondiali di Kigali
Durante i duri giorni della Vuelta Tiberi ha parlato con il cittì Villa e ha rinunciato ai mondiali di Kigali
Dopo i giorni difficili della Vuelta ti sentiamo di nuovo allegro e convinto…

Vero, i giorni successivi alla Vuelta avevo il pensiero e il pallino di arrivare pronto a queste ultime gare dell’anno. Penso di aver lavorato nel miglior modo possibile e per fortuna il fisico ha risposto ottimamente. 

Come mai questo cambio d’aria?

Sono venuto sul lago di Como per restare insieme alla mia fidanzata e la sua famiglia. Qui sto tranquillo e stare insieme a lei mi fa sentire sereno, posso concentrarmi bene su quel che devo fare. Ho anche avuto modo di provare il percorso del Lombardia.

Antonio Tiberi, Bahrain Victorious, Giro dell'Emilia 2025
Tiberi è tornato in corsa ieri al Giro dell’Emilia dopo un periodo di stacco
Antonio Tiberi, Bahrain Victorious, Giro dell'Emilia 2025
Tiberi è tornato in corsa ieri al Giro dell’Emilia dopo un periodo di stacco
Abbiamo visto che per un tratto di ha accompagnato Gianluca Valoti

E’ stato gentilissimo perché gli avevo chiesto solamente il giorno prima se fosse disponibile a farmi fare un po’ di dietro moto per le fasi finali dell’allenamento. Mi ha fatto piacere condividere un po’ di tempo anche con lui, mi ha ricordato i tempi della Colpack quando ci accompagnava con lo scooter in allenamento. 

Quali parti del percorso hai visto?

Gli ultimi 170 chilometri, ho preso il percorso da Lecco e l’ho fatto tutto. Alla fine è venuto fuori un bell’allenamento da 250 chilometri perché da casa della mia ragazza a Lecco sono una quindicina di chilometri, ai quali c’erano da aggiungere quelli da Bergamo fino a casa. Nella parte iniziale mi ha fatto compagnia il fratello della mia fidanzata che fa triathlon, poi sono andato avanti da solo fino a quando non ho trovato Valoti. Devo dire che mi sono goduto la giornata, pedalare da quelle parti mi piace, le strade e i panorami sono davvero unici. 

Cosa ne pensi di questo Lombardia?

Il fatto che si parte da Como e si arriva a Bergamo mi piace. L’arrivo in Città Bassa mi fa dire che sia il vero Lombardia. 

Ricognizione fatta il giorno del Mondiale, un caso?

Sì, dovevo fare l’allenamento lungo quel giorno. Però è anche vero che non mi sono concentrato molto sulle prove iridate, ho guardato le cronometro ma il resto meno perché coincideva con gli allenamenti. Il giorno della ricognizione quando ho visto Valoti gli ho chiesto come fosse andata la corsa

Antonio Tiberi, Giro dell'Emilia 2025, Bahrain Victorious
Dopo una Vuelta complicata il ciociaro aveva bisogno di recuperare energie mentali, ora vuole provare a fare un bel finale di stagione
Antonio Tiberi, Giro dell'Emilia 2025, Bahrain Victorious
Dopo una Vuelta complicata il ciociaro aveva bisogno di recuperare energie mentali, ora vuole provare a fare un bel finale di stagione
Ti sei pentito di non essere andato a Kigali?

No, è stata una mia decisione, mi serviva fermarmi un attimo per ricaricarmi sia fisicamente che mentalmente. 

Come si ricarica la mente a fine stagione?

E’ stato un qualcosa che è tornato in automatico, da solo. Staccare mi ha dato modo di recuperare dai ritmi serrati delle corse. In queste settimane mi sono preparato in maniera diversa, con maggiore libertà negli allenamenti. Non un’autogestione ma quasi. Seguivo tanto la testa e quello che mi chiedeva, se sentivo di aver bisogno di riposare e stare più tranquillo cambiavo programma. Così ho ritrovato la voglia di fare ancora fatica. 

Antonio Tiberi, Giro dell'Emilia 2025, Bahrain Victorious
Tiberi correrà ancora alla Tre Valli Varesine il 7 ottobre e poi finirà la stagione con Il Lombardia sabato 11 ottobre
Antonio Tiberi, Giro dell'Emilia 2025, Bahrain Victorious
Tiberi correrà ancora alla Tre Valli Varesine il 7 ottobre e poi finirà la stagione con Il Lombardia sabato 11 ottobre
Non un qualcosa che si può fare sempre, ma ogni tanto fa bene…

Sicuramente, sono convinto che le cose si devono fare con metodo e sono un corridore a cui piace avere delle tabelle precise che mi permettono di arrivare ad alti livelli. La maggior parte dell’anno è importante seguire un metodo e dei programmi ben definiti, ogni tanto però restare più leggeri è bello. Soprattutto in certi momenti dell’anno. 

Se ti chiedessimo quali sono i tuoi obiettivi per queste ultime gare?

Non saprei a cosa posso ambire, non conosco esattamente il mio livello per le gare di un giorno. So di avere buone sensazioni e di essere sereno, carico e con la voglia di fare il massimo in quest’ultima settimana di gare.

Campionati europei, Francia 2025, Tadej Pogacar, allenamento sul percorso

Il giorno dei giorni: scontro fra giganti agli europei

05.10.2025
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Ci siamo, è il giorno dei giorni. Gli europei francesi vedono al via un bel gruppo di corridori in condizione, ma soprattutto i tre più attesi. Vingegaard, che non corre con la nazionale dal 2018. Pogacar, che arriva dall’impresa dei mondiali e sfoggerà la fresca maglia iridata. Evenepoel, che ha già ribadito la sua condizione vincendo la crono e magari vorrà rifarsi dello smacco di Kigali.

Attorno alla loro voglia di soffrire a fine stagione e dare spettacolo ruoterà la riuscita di un campionato europeo che raramente ha avuto al via così tanti nomi di grido e in condizione. Lo hanno fatto rilevare anche loro nella conferenza stampa di vigilia.

Campionati europei, Francia 2025, Jonas Vingegaard, allenamento sul percorso
Vingegaard non ha mai corso una gara di campionato da quando è professionista
Campionati europei, Francia 2025, Jonas Vingegaard, allenamento sul percorso
Vingegaard non ha mai corso una gara di campionato da quando è professionista

Jonas e le classiche

Vingegaard parteciperà oggi alla prima gara di campionato dall’inizio della sua carriera professionistica. Il solo mondiale in precedenza fu quello di Innsbruck 2018 da under 23, che chiuse al 63° posto. L’ultima classica che ha concluso fu il Lombardia del 2022, in cui arrivò sedicesimo.

«Ho deciso di correre gli europei – ha detto Vingegaard, vincitore della Vuelta – perché è un buon momento per riprovarci. Altrimenti, la mia stagione sarebbe comunque finita. Ho sempre detto che mi piacerebbe fare più corse di un giorno, ma non ho mai trovato la ricetta per ottenere buoni risultati. Se dovesse andare bene, potrei dare più spazio alle corse con la nazionale (i prossimi due mondiali saranno ugualmente molto duri, ndr), perché si inseriscono meglio nel mio programma annuale rispetto, ad esempio, alla Liegi-Bastogne-Liegi. I mondiali e gli europei sono a fine anno, quindi potrei fare la mia preparazione per il Tour e alla fine pensare alla nazionale. Questo è un percorso che mi si addice, ma non sono sicuro della mia forma dopo un’estate con due Grandi Giri. Pogacar che dice che non parteciperei se non fossi in forma? Se sapessi che verrei staccato per primo, non lo farei. Quindi non succederà. Ma se non sono in forma per competere e vincere, voglio aiutare Skjelmose».

Campionati europei, Francia 2025, Tadej Pogacar nella conferenza stampa
Gli europei avranno uno sviluppo diverso rispetto ai mondiali: secondo Pogacar sarà difficile andare via da tanto lontano
Campionati europei, Francia 2025, Tadej Pogacar nella conferenza stampa
Gli europei avranno uno sviluppo diverso rispetto ai mondiali: secondo Pogacar sarà difficile andare via da tanto lontano

Tadej e i calendari

Fasciato della seconda maglia iridata, Pogacar vive con leggerezza il momento. Ha provato il percorso con Urska Zigart, la sua compagna che ieri ha chiuso all’undicesimo posto nella gara vinta da Demi Vollering. Lo sloveno ha ammesso più volte che se potesse correre tutte le gare cui partecipa anche lei, sarebbe molto contento. E’ consapevole delle attese, ma ormai c’è abituato e ci scherza.

«Mi sento abbastanza bene – ha detto Tadej – anche dopo il lungo viaggio di ritorno dal Rwanda e poi fino a qui. Le salite sono davvero dure, ma più brevi, quindi sarà una corsa più esplosiva, molto incalzante. Ci saranno più corridori in lotta per la vittoria, anche perché la gara è più corta di 70 chilometri, quindi richiederà un diverso stile di corsa. Per vincere da soli, bisognerà davvero volare, avere una potenza enorme. Non credo che succederà, ma vedremo: mai dire di no. Ovviamente l’europeo non è l’obiettivo principale della stagione o della carriera. Non è un bene che si corra negli stessi giorni del Giro d’Emilia (vinto ieri dal suo compagno Del Toro, ndr), perché alcuni corridori hanno dovuto scegliere tra correre per la squadra o per la nazionale… La perfezione non esiste, ma se me lo chiedessero, cambierei molte cose nel calendario ciclistico. Intanto però siamo qui. Spero che la gente sia contenta che siamo qui tanti e così forti. Non parlo solo di Remco e Jonas (Evenepoel e Vingegaard, dr), molti corridori sono in ottima forma! Sarà una grande giornata di ciclismo».

Campionati europei, Francia 2025, Remco Evenepoel, allenamento sul percorso
La Val d’Enfer ricorda davvero la Redoute: Evenepoel è già arrivato secondo agli europei del 2021. Ora vuole vincere
Campionati europei, Francia 2025, Remco Evenepoel, allenamento sul percorso
La Val d’Enfer ricorda davvero la Redoute: Evenepoel è già arrivato secondo agli europei del 2021. Ora vuole vincere

Remco e la Redoute

E poi c’è Evenepoel. Nella crono ha piegato Ganna, imponendogli un distacco ben più pesante di quando fossimo abituati a subire negli ultimi anni. Questo ha fatto capire che il belga è in grande condizione. Al pari di quanto è accaduto in Africa, ci sarà da vedere se basterà per contrastare Pogacar.

«Il fatto che io sia qui – ha detto Evenepoel – ha sicuramente a che fare con la natura del percorso. Tuttavia, penso che quest’anno stiamo esagerando un po’. Sarebbe meglio se i mondiali e gli europei si completassero a vicenda. Uno per gli scalatori o gli attaccanti, uno per i velocisti. Sarà dura, molto dura. Dal momento in cui si arriva al circuito, la corsa diventa difficile. Tre volte la salita lunga di Saint Romain des Lerps, poi sei volte la Val d’Enfer: per me è più duro del Rwanda. Se sommi la lunghezza delle tre salite, arrivi a un vero passo di montagna, seguito da sei volte la Val d’Enfer. Non credo che ci sarà molta esplosività nelle gambe su quell’ultima salita. La Val d’Enfer mi ricorda La Redoute, ma con un fondo peggiore. Mi ispira. Mi aspetto che le cose si muovano solo sull’ultima salita, che è quella lunga. Non credo che il percorso si presti a un attacco da lontano, è più probabile un corpo a corpo nell’ultimo giro».

Ci sono tutti gli ingredienti per una super domenica sul divano, il giusto antipasto per Il Lombardia che bussa alle porte. L’Equipe scrive scherzando che in Drome e Ardeche, la regione in cui si corrono questi europei, non passa un treno passeggeri dal 1973. Ma quello che passerà oggi sarà certo indimenticabile.

Matteo Malucelli, sprint, XDS-Astana, Langkawi 2025

Meno watt, più aerodinamica. Il nuovo setup di Malucelli in volata

05.10.2025
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Oggi si conclude il Tour de Langkawi e anche se si è ritirato, uno dei protagonisti assoluti è stato Matteo Malucelli. L’atleta della XDS-Astana, purtroppo ha dovuto alzare bandiera bianca a seguito di una caduta avvenuta nel corso della sesta tappa. Una caduta che sul momento sembrava aver avuto conseguenze tremende.

«Ho sbattuto fortissimo la tibia sul manubrio – racconta Malucelli – e si è subito gonfiata tantissimo, non riuscivo ad appoggiarla. Credevo, e me lo diceva anche il medico della corsa, che la gamba fosse spezzata. Invece poi le lastre non hanno evidenziato fratture, ma solo un’enorme contusione. In ogni caso non sarei stato in grado di completare la tappa».

Detto questo, quel che ci ha colpito di Malucelli è stato il suo modo di sprintare: schiacciatissimo e uscendo all’ultimo dalla scia. Il “Malu” è da sempre un corridore molto tecnico, attento ai dettagli (e come potrebbe essere altrimenti, visto che è anche un ingegnere?) e durante questo Langkawi, ma anche in quello dell’anno scorso, non ha vinto tre tappe (e in una ha fatto secondo) per caso. Magari senza il ritiro stavolta il bottino sarebbe stato anche maggiore.

Matteo a terra, assistito dal diesse Renshaw, durante la 6ª tappa del Langkawi (foto Instagram Petronas TdL)
Matteo a terra, assistito dal diesse Renshaw, durante la 6ª tappa del Langkawi (foto Instagram Petronas TdL)
Dunque Matteo, al netto della caduta che fortunatamente è stata meno grave di quanto sembrava, parliamo dei tuoi sprint. Hai cambiato qualcosa nella posizione? Ci sei parso più schiacciato del solito…

Se parliamo di setup della bici non ho cambiato nulla, la bici e le misure sono le stesse che avevo ad inizio anno, però è vero che ho rivisto qualcosina nella posizione della volata. Mi sono accorto che l’aerodinamica vince anche sui watt.

Spiegaci bene, ingegnere!

Ho trovato, anzi ho sperimentato una posizione più aerodinamica con la quale, pur facendo qualche watt in meno, riesco ad essere un po’ più veloce. E alla fine in uno sprint quel che conta è la velocità. Sono consapevole che questa posizione non mi consente di esprimere i miei valori massimi, anche se comunque ci siamo vicini, ma è più efficiente. In poche parole, meglio perdere 20 watt ma andare a 71 all’ora anziché a 70.

E come ci sei arrivato?

Tutto nasce dalle sensazioni che avevo in allenamento. Provando piccole variazioni di posizione, mi sembrava di essere più veloce. Così ho provato più volte, ho iniziato a guardare meglio gli strumenti e stare più schiacciato con le spalle e buttato più avanti in effetti mi dava qualcosa in più in termini di velocità. Invece stando più alto riuscivo a fare più forza, a spingere di più anche in trazione con le braccia, ma perdevo qualcosa ai fini della velocità di punta.

In questa volata si nota come Malucelli sia nettamente più schiacciato rispetto agli altri. Qui la testa era relativamente alta
In questa volata si nota come Malucelli sia nettamente più schiacciato rispetto agli altri. Qui la testa era relativamente alta
Vai avanti…

Ho notato un’altra cosa: la posizione della testa. Appena la abbasso sembra proprio di accelerare, di essere risucchiati dall’aria.

Secondo te di che percentuali di miglioramento parliamo?

Difficile, se non impossibile dirlo. Potrei dire che siamo nell’ordine di un chilometro orario in più, forse anche meno, ma è quello che ti fa vincere o perdere una volata. E’ soprattutto una sensazione di velocità. Al Langkawi per esempio, quando avevo la maglia di leader o quella della classifica a punti, sentivo che era meno aero, che sventolava a certe velocità, e così provi ogni cosa per cercare di migliorare, limare, guadagnare quel mezzo chilometro orario in più. Per esempio metto la radio sul petto e non sulle spalle perché così è più aero.

Noi in effetti, soprattutto nel secondo sprint ti abbiamo visto davvero schiacciato. Come il Cavendish dei tempi migliori. Abbiamo pensato che ne avessi parlato con Anatsopoulos, il tecnico che seguiva Cav e che da qualche tempo è alla XDS-Astana…

No, no… Ho fatto io. A dire il vero già qualche tempo fa avevo provato a fare dei test con il sensore CdA, quello che usano i cronoman, per capirci. Solo che loro eliminano tante variabili facendolo in pista e potendosi mettere su watt prestabiliti. Mi spiego: si mettono a 300 watt con una posizione e vedono a quanto vanno. Poi cambiano qualcosa, si rimettono a 300 watt e se prima andavano a 49 all’ora e poi a 50 vuol dire che quella modifica, che sia di posizione, di materiali o di misure della bici, è giusta. Per noi velocisti è diverso. Ogni sprint richiede uno sforzo massimale e ognuno varia. Magari nel primo faccio 1.312 watt, nel secondo 1.380, nel terzo 1.360… e fare certe valutazioni diventa più complicato. Tanto più che non ho la possibilità di andare in pista.

Un’immagine che ritrae Malucelli durante uno sprint in allenamento. Si nota bene la sua posizione bassa e compattissima
Un’immagine che ritrae Malucelli durante uno sprint in allenamento. Si nota bene la sua posizione bassa e compattissima
Altra cosa che abbiamo notato in questi tuoi sprint malesi è il fatto che sei stato parecchio in piedi. Anche prima di lanciare lo sprint finale vero e proprio. E’ così?

Sì, questo perché ho notato che col tempo ho perso un po’ di esplosività. Ho 32 anni, non che sia vecchio, però qualcosa cambia in termini di forza veloce. Stando già in piedi quando ancora sono a ruota fa sì che possa accelerare prima ed essere più pronto anche in termini di riflessi. Però attenzione…

A cosa?

Questa tattica dello stare in piedi prima e più a lungo è possibile attuarla magari in gare come Malesia, Taihu Lake… dove i percorsi sono molto facili. In Belgio o in Europa è molto più complicato se non impossibile. Lì arrivi nel finale che sei già stanco, a tutta. E allora devi risparmiare al massimo ogni grammo di energia e alzarti proprio alla fine.

X-Lab AD9
La X-Lab AD9 di Malucelli. Misure e quote molto ridotte per essere super reattivo
X-Lab AD9
La X-Lab AD9 di Malucelli. Misure e quote molto ridotte per essere super reattivo
Chi era il tuo ultimo uomo in Malesia, perché anche la squadra conta…

Assolutamente conta. In Malesia il leadout era Aaron Gate. Lui ha una buona accelerata, da vero pistard, ma gli serve spazio. Però devo dire che in generale quest’anno ho avuto dei compagni che nel peggiore dei casi mi hanno consentito di arrivare bene all’ultimo chilometro, nei migliori addirittura ai 150 metri. E vuol dire molto. Almeno fin lì ti sei stressato meno, hai sprecato meno energie. Gli altri anni restavo spesso solo ai -4 o -5…

Ultima domanda, Matteo: prima hai detto che le misure della tua X-Lab sono identiche. Ci ricordi la tua taglia?

Uso una bici molto piccola, una 49, una XS (Malucelli è alto 171 centimenti, ndr). E’ rigidissima e attacco da 110 millimetri. Sono compattissimo. Per il resto: ruote da 60 millimetri e 54×11.

Isaac Del Toro conquista il Giro dell'Emilia. 14a vittoria stagionale, 88a della UAE nel 2025

Del Toro indomabile a San Luca. A Le Court l’Emilia Women

04.10.2025
7 min
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BOLOGNA – Aveva una cartuccia a sua disposizione e ha fatto centro, ancora una volta. Forse Isaac Del Toro non ha la “gamba” di un mese fa, ma per come si è preso il Giro dell’Emilia nessuno ci ha fatto caso. Quello in cima al Santuario di San Luca è il suo quattordicesimo bersaglio stagionale, il quinto negli ultimi trenta giorni.

Quando è entrato nei mille metri finali, Del Toro ha visto rosso diventando indomabile. Ha messo nel mirino Pidcock che aveva fatto il vuoto appena iniziata l’ascesa conclusiva, poi appena passata la chicane al 18% delle Orfanelle, il messicano della UAE Team Emirates XRG ha salutato la compagnia degli inseguitori. In poco più di un amen si è riportato sull’inglese della Q36.5 che nel frattempo aveva già iniziato a zigzagare. Il tempo di rifiatare e Del Toro è arrivato a braccia larghe. A Pidcock resta indigesta la presenza degli atleti UAE raccogliendo il secondo posto come l’anno scorso (dietro Pogacar), mentre un redivivo Martinez completa il podio di giornata regolando il resto della concorrenza.

Pidcock fa il vuoto sul San Luca, ma nell'ultimo chilometro Del Toro si riporta su di lui battendolo allo sprint
Pidcock fa il vuoto sul San Luca, ma nell’ultimo chilometro Del Toro si riporta su di lui battendolo allo sprint
Pidcock fa il vuoto sul San Luca, ma nell'ultimo chilometro Del Toro si riporta su di lui battendolo allo sprint
Pidcock fa il vuoto sul San Luca, ma nell’ultimo chilometro Del Toro si riporta su di lui battendolo allo sprint

Eroe nazionale

Si disseta dopo il traguardo Del Toro che abbraccia prima Adam Yates per il lavoro svolto per lui nel finale e poi la fidanzata Romina Hinojosa, che corre con la Lotto Ladies. Mentre andiamo verso il palco delle premiazioni scambiamo una chiacchiera con Giorgina Ruiz Sandoval di BiciGoga, web magazine messicano. Nel Paese centroamericano sono otto ore indietro rispetto all’Italia e il Giro dell’Emilia è andato in diretta televisiva.

Le imprese di Del Toro hanno obbligato la tv nazionale a prendere i diritti di tutte le gare in cui lui partecipa e laggiù hanno aperto il proprio sabato col sorriso. Non solo. Da quattro giorni, e dopo quattro anni di “nulla”, la federazione messicana ha riconosciuto una persona in qualità di responsabile. Una sorta di presidente pro-tempore prima che avvengano delle vere elezioni. Tutto ciò grazie ad Isaac.

«Non penso di essere un eroe nazionale – ci dice Del Toro dopo la celebrazione del podio – io penso solo a giocarmi le mie carte in ogni gara. Tuttavia so di avere un po’ più di responsabilità e cerco di fare il meglio per me e per il mio Paese. Sono in una posizione bellissima ora come ora. Sono orgoglioso di essere me stesso».

Martinez completa il podio del Giro dell'Emilia, mentre per la UAE è il successo numero 88 in stagione
Martinez completa il podio del Giro dell’Emilia, mentre per la UAE è il successo numero 88 in stagione
Martinez completa il podio del Giro dell'Emilia, mentre per la UAE è il successo numero 88 in stagione
Martinez completa il podio del Giro dell’Emilia, mentre per la UAE è il successo numero 88 in stagione

Lombardia per Tadej

Al mondiale aveva trovato la compagnia di Pogacar, ma qualcosa non è andato per il verso giusto. Adesso sembra tutto dimenticato e Del Toro guarda avanti.

«A Kigali ho avuto problemi di stomaco – spiega – ma credo di aver fatto una bella gara, come ne avevo fatte in precedenza. Sono contento nonostante tutto non fossi al 100 per cento. Non è una scusa perché finché mi sono sentito bene ero davanti e volevo fare una grande corsa. Ora mi concentro per le prossime gare».

In totale dovrebbe avere ancora sei gare in programma. Già domani dovrebbe correre la Agostoni, poi Tre Valli e Gran Piemonte prima di fare rotta sul Lombardia.

«No, non parto al pari di Tadej – risponde in maniera pronta e decisa – lui è il capitano e ovviamente lo aiuterò a vincere. Sono pronto».

Del Toro abbraccia la fidanzata Romina Hinojosa (che corre con la Lotto Ladies). La vittoria è dedicata a lei
Del Toro abbraccia la fidanzata Romina Hinojosa (che corre con la Lotto Ladies). La vittoria è dedicata a lei
Del Toro abbraccia la fidanzata Romina Hinojosa (che corre con la Lotto Ladies). La vittoria è dedicata a lei
Del Toro abbraccia la fidanzata Romina Hinojosa (che corre con la Lotto Ladies). La vittoria è dedicata a lei

Tra Emilia e Romagna

Il San Luca è la collina simbolo di Bologna dalla quale buttiamo lo sguardo verso l’orizzonte romagnolo o più precisamente verso San Marino dove Del Toro ha abitato ai tempi della Monex. Lo proviamo a stuzzicare scherzosamente.

«No no – replica sorridendo – mi sento messicano. Certo, guardando indietro, non posso dire che mi senta di qualche altra parte visto che sono cresciuto a San Marino e in Romagna. Mi è piaciuta tantissimo la zona e sono contento di esserci stato, tant’è che ho ancora molti amici. Però non posso sentirmi un poco italiano. Sono un messicano che abita in Italia e che rompe… le scatole ai miei amici italiani.

«Piuttosto – conclude ritornando sulla gara – vorrei ringraziare tutte le persone che mi aiutano ogni giorno, dai compagni allo staff fino alla mia famiglia che mi segue sempre. La dedica però la faccio ad una persona importante che oggi era accanto a me (riferendosi alla fidanzata, ndr)».

Per Agostini (CFO della UAE) con Del Toro non si ripeterà un "caso Ayuso"
Per Agostini (CFO della UAE) con Del Toro non si ripeterà un “caso Ayuso”
Per Agostini (CFO della UAE) con Del Toro non si ripeterà un "caso Ayuso"
Per Agostini (CFO della UAE) con Del Toro non si ripeterà un “caso Ayuso”

Agostini su Isaac

L’anno scorso ci eravamo trovati a San Luca a parlare con Gianetti su cosa rappresentasse Pogacar per la UAE. Questa volta ci imbattiamo con Andrea Agostini e gli chiediamo la stessa cosa su Del Toro.

«Isaac – sottolinea il direttore operativo della UAE – per noi è una realtà importante della squadra. Dopo il secondo posto al Giro la sua dimensione è cambiata totalmente. E’ arrivato da noi con grandissime prospettive, con un processo di maturazione che sta bruciando, tenendo conto che farà 22 anni a novembre. E’ ancora nella fase di crescita, anche se ha dimostrato di saper reggere la pressione quando ricopre un ruolo importante.

«Oggi – va avanti Agostini – era l’uomo che doveva fare la corsa. Sapeva dove doveva partire se avesse avuto le gambe. Ed è partito esattamente in quel punto che aveva dichiarato, sapendo essere freddo. Oltre alle grandi capacità fisiche, ha una mentalità da vincente. Al mondiale ha dovuto fare i conti con problemi intestinali, tanto che a quattro chilometri dalla fine voleva entrare in uno dei bagni chimici posizionati sul circuito. Ma visto che mancava così poco alla fine, ha tirato dritto. Forse dopo i 200 chilometri gli manca ancora qualcosa, ma fa parte di quel processo di cui parlavo prima. Deve imparare ad alimentarsi bene in gara.

«Con Pogacar – continua nella analisi – ha un rapporto bellissimo di amicizia. Tadej stravede per Isaac e viceversa. Ovvio che quando Tadej va così, è Tadej per tutti e tutti si mettono a sua disposizione. Però Tadej ha dimostrato di saper restituire i favori ai propri compagni come con McNulty in Canada. Non ci sono problemi di convivenza fra loro due. E non credo che succederà ciò che è capitato con Ayuso. E’ una questione di personalità. Un campione deve avere un ego importante, ma nelle caratteristiche del campione c’è chi ha voglia di aspettare e chi meno. Isaac è un ragazzo totalmente integrato nel nostro gruppo».

Il trionfo di Kim

Prima dell’arrivo dei maschi, la scena è tutta per le donne. La concomitanza con la prova dell’europeo rovina un po’ la lista delle partenti, che tuttavia è di alto livello. La canadese Vallieres sfoggia per la prima volta la sua maglia di campionessa del mondo conquistata con coraggio sette giorni fa a Kigali. Stavolta però il canovaccio della gara prende la piega più classica alle latitudini dell’Emilia.

Evade la fuga di giornata con cinque atlete che accumula un vantaggio gestibile dal gruppo in qualsiasi momento. Proprio all’imbocco della prima delle due scalate a San Luca, sono tutte compatte e la selezione avviene sia naturalmente sia per effetto di qualche accelerazione. Scollinano in un drappello di una decina scarsa di atlete che si giocheranno il successo. Risalendo verso il traguardo si avvantaggiano in cinque: Swinkels (UAE Team Adq), Isabella Holmgren e Fisher-Black (Lidl-Trek), Le Court (AG Insurance), Kastelijn (Fenix-Deceuninck).

Le pendenze più severe favoriscono Le Court e Fisher-Black. La mauriziana allunga nuovamente andando a trionfare, mentre la neozelandese raccoglie un altro secondo posto dopo l’argento mondiale. Arrivano tutte alla spicciolata, con Kastelijn che trova l’ultimo gradino del podio.

«L’Italia mi porta bene – racconta Le Court dopo le premiazioni – dopo la tappa al Giro Women dell’anno scorso, ho vinto un’altra bella gara. Il vostro è un Paese che mi piace, potrei venirci a fare le vacanze, magari scoprendolo meglio pedalando con più calma. Oggi ringrazio tutte le mie compagne che hanno fatto un gran lavoro andando a ricucire prima delle due salite finali. Mi sentivo bene e quando mi si è presentata l’occasione ho piazzato l’affondo decisivo».

Podio Lombardia U23 2025: Callum Thornley, Elliot Rowe, Antoine l'Hote

Nel giorno dell’europeo U23, Thornley si prende il Lombardia

04.10.2025
5 min
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OGGIONO – Le nuvole grigie e il cielo che sembra sfiorare le teste dei corridori hanno portato un vero clima autunnale sulle strade del Lombardia U23. Ha vinto Callum Thornley, cronoman scozzese della Red Bull-BORA-Hansgrohe Rookies, con una volata dove contava avere testa e lucidità. Ha battuto gli altri tre contendenti alla vittoria: Elliot Rowe, Antoine l’Hote (i due sono insieme al vincitore nella foto di apertura) e Mattia Negrente .Una volta appoggiata la bici al muro giallo pastello di una casa qualunque Thornley non sta più fermo, cammina a destra e sinistra, esulta, urla e sorride felice. La sua prima vittoria in linea da under 23 coincide con una classica della categoria, arrivata alla sua 97ª edizione e che ha lanciato grandi nomi del ciclismo professionistico.

«Vincere qui è davvero speciale – dice con un sorriso largo così dall’alto dei suoi 190 centimetri – lunedì ho parlato con il diesse del team e abbiamo deciso che sarei venuto qui con l’obiettivo di vincere. Riuscirci è davvero surreale, anche perché è la prima vittoria su strada in una gara difficilissima. La Federazione della Gran Bretagna non ha partecipato agli europei U23, quindi sono venuto qui in una gara di grandissima importanza per questa categoria».

Un cronoman sul Ghisallo 

La giornata è stata caratterizzata da una fuga uscita quando all’arrivo mancavano oltre cento chilometri. Tanti per pensare di arrivare fino alla fine, ma i quattordici corridori che si sono avvantaggiati durante i giri iniziali hanno trovato l’accordo giusto e da dietro il gruppo ha potuto solamente guardare la corsa scivolare via. Per tutti il momento cruciale sarebbe stata la salita del Ghisallo. In un certo modo lo è stata, perché da dietro nessuno si è mosso e così la gara davanti è continuata. Si trattava di resistere, stare davanti e non sprecare troppe energie e così Thornley ha fatto.

«Quando siamo entrati sui fuggitivi – continua a raccontare il corridore della Red Bull-BORA-Hansgrohe nel retro podio – ho guardato il computerino e ho visto che mancavano ancora 110 chilometri all’arrivo. Ho capito subito che sarebbe stata una giornata lunga. La penultima salita (Colle Brianza, ndr) era durissima, molto più del Ghisallo, lì ero ancora in controllo».

«E’ un bel modo per salutare la categoria U23 – dice Thornely – l’anno prossimo sarò promosso nel WorldTour. Questa vittoria era l’ultima cosa che dovevo fare prima di diventare professionista. Molti pensano sia un cronoman, ma non so nemmeno io che corridore posso diventare, spero solo di lavorare bene per il team il prossimo anno». 

La generosità di Negrente

Il più attivo nella giornata di oggi è stato sicuramente Mattia Negrente, il veneto della XDS Astana Development Team ha corso in maniera generosa, forse troppo in certi momenti. Ha rischiato, poi si è staccato ed è rientrato con uno sforzo incredibile. Quando ha lanciato la volata finale ha però sbagliato il momento cui alzarsi sui pedali, e questo è il suo unico rammarico di oggi. 

«Dopo cinquanta chilometri io e un ragazzo del team Tirol – racconta all’arrivo – abbiamo lanciato la fuga giusta. E’ stata un’azione nata per caso, perché non mi sentivo benissimo e volevo provare a sbloccare le gambe. Poi quando sono rientrati anche gli altri abbiamo trovato l’accordo, ci siamo guardati quasi ridendo e siamo andati».

«Nel finale, su uno strappo, mi sono staccato – continua – ma perché pensavo che la salita fosse più lunga e volevo gestire le forze. Una volta rientrato, insieme a due ragazzi della Decathlon AG2R LA Mondiale, non c’era un grande accordo. Ho tirato tanto, e ho tentato anche un allungo, ma evidentemente li ho pagati. Allo sprint sono arrivato poco lucido, penso di non aver mai sbagliato una volata in questo modo. Ho visto l’arrivo e sono partito, quando ho alzato gli occhi sui cartelli ero ai 300 metri e mi sono detto: «Basta, l’ho persa».

L’europeo della discordia

Il Lombardia U23, così come la Coppa Agostoni domani, e oggi il Giro dell’Emilia Donne, si svolgono in concomitanza con le prove su strada degli europei. In Francia i migliori atleti sono in lotta per il titolo continentale, un danno non da poco per alcune delle corse di riferimento del calendario italiano e non solo. 

«Le squadre non sono mancate – racconta a fine corsa Daniele Fumagalli, Presidente del Velo Club Oggiono, società organizzatrice del Lombardia U23 – anche i nomi. Thornley era uno dei favoriti e non ha deluso, purtroppo la sovrapposizione di date ci ha in qualche modo penalizzati. Abbiamo parlato con la Federciclismo ma ci hanno detto che non potevano fare nulla, sono decisioni che spettano all’UCI e al UEC. In settimana ho anche chiesto alla Federazione di lasciare Lorenzo Finn libero dal campionato europeo per farlo correre qui in maglia iridata. Ci hanno detto che non sarebbe stato possibile, è stato un altro schiaffo che abbiamo preso ma noi andiamo avanti e cerchiamo di fare sempre tutto al meglio».

Jakob Omrzel, Bahrain Victorious, CRO Race 2025

Borgo e Omrzel: due cammini diversi e ora la sfida del WT

04.10.2025
6 min
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Prima l’annuncio di Alessandro Borgo, poi quello di Jakob Omrzel, così la Bahrain Victorious ha comunicato che i due atleti del devo team sono stati promossi nella formazione WorldTour. Il tutto è avvenuto nei giorni del mondiale africano, al quale entrambi hanno preso parte. Da un lato Borgo ha corso da protagonista aiutando Lorenzo Finn a conquistare il titolo iridato under 23. Mentre, dall’altra parte, Jakob Omrzel si è giocato le sue carte chiudendo la corsa al quattordicesimo posto. 

Alessandro Borgo, Italia, mondiali under 23, Kigali 2025
Borgo ha corso un mondiale da protagonista confermando i grandi progressi fatti durante il 2025
Alessandro Borgo, Italia, mondiali under 23, Kigali 2025
Borgo ha corso un mondiale da protagonista confermando i grandi progressi fatti durante il 2025

Stesso destino

Due volti giovani e promettenti si stanno per affacciare nel mondo dei grandi, con due cammini e storie altrettanto differenti. Insieme ad Alessio Mattiussi, diesse del team Bahrain Victorious Development abbiamo parlato del percorso fatto da entrambi, analizzandone similitudini e differenze.

«Alessandro Borgo – racconta Mattiussi – ha fatto un percorso più canonico all’interno della categoria under 23, dimostrando progressi costanti all’interno delle due stagioni. Ha ottenuto ottimi risultati e anche quando è andato a correre con i professionisti ha dimostrato di poter stare in quel gruppo. Su Jakob Omrzel vi faccio una domanda: «Come fai a tenere under 23 uno che ha vinto il Giro Next Gen e che, a valori e risultati, ha fatto vedere ottime cose anche tra i professionisti?».

Borgo insieme a Mattiussi (a destra) in questa stagione si è tolto tante soddisfazioni tra cui la vittoria alla Gent U23, ora vuole mettersi alla prova tra i pro’
Borgo insieme a Mattiussi (a destra) in questa stagione si è tolto tante soddisfazioni tra cui la vittoria alla Gent U23, ora vuole mettersi alla prova tra i pro’
Partiamo da Borgo? 

Credo che la performance al Tour de l’Avenir ci abbia dimostrato una crescita impressionante dal punto di vista fisico e atletico. Il salto nel WorldTour per lui arriva nel momento giusto, è pronto per andare alla ricerca di quel qualcosa in più. Di qualche sfida.

Quale?

Borgo ama le sfide. Vi faccio un esempio: quando ha vinto la Gent U23 quest’anno, la prima cosa che ci siamo detti era che si deve puntare a quella dei grandi. Nella categoria under 23 avrebbe ancora qualche sfida da cogliere, come cercare di vincere una tappa al Giro Next Gen o all’Avenir, ma quelle che può trovare dall’altra parte fanno più gola

La consacrazione per Borgo è arrivata con la vittoria del titolo italiano under 23 a Darfo Boario Terme
La consacrazione per Borgo è arrivata con la vittoria del titolo italiano under 23 a Darfo Boario Terme
Dove vorresti vederlo all’opera?

In Belgio. Non è un caso che appena arrivato nel nostro devo team, lo scorso anno, sia andato forte proprio in quelle gare. Vento, pavé, fango, fatica, insomma dove c’era da lottare è emerso il suo talento. Borgo si alza l’asticella delle sfide da solo, tra i professionisti potrà trovarne di davvero appetibili.

Passiamo a Omrzel? 

Lui è un corridore da corse a tappe, ama le salite lunghe e si trova bene su quelle distanze. Poi arrivano le gare di un giorno come Capodarco, dove il percorso esigente fa emergere comunque le sue qualità. Al Val d’Aosta ha fatto fatica, ma è stato più un discorso mentale dopo quello che è successo (la scomparsa di Samuele Privitera, ndr). 

Jakob Omrzel, Bahrain Victorious Development, Giro Next Gen 2025, Prato Nevoso (foto La Presse)
Le prestazioni fatte registrare da Omrzel hanno fatto capire che lo sloveno è un corridore da corse a tappe (foto La Presse)
Jakob Omrzel, Bahrain Victorious Development, Giro Next Gen 2025, Prato Nevoso (foto La Presse)
Le prestazioni fatte registrare da Omrzel hanno fatto capire che lo sloveno è un corridore da corse a tappe (foto La Presse)
Che corridore è lo sloveno?

Intelligente e sveglio. Non è uno scalatore con caratteristiche esplosive come Widar, però basta ricordare l’azione che gli ha permesso di vincere il Giro Next Gen. L’ha vinto l’ultimo giorno a Pinerolo, ma le basi le ha gettate nella quinta tappa (a Gavi, ndr) quando è entrato nell’azione con Tuckwell e ha guadagnato due minuti. 

Hai fatto l’esempio di Widar, per Omrzel non sarebbe stato meglio fare come il belga? Vincere e poi affermarsi tra gli under 23?

Per lui vale lo stesso discorso di Borgo, tra i professionisti le sfide sono più grandi e una corsa a tappe di categoria WorldTour è stimolante per un ragazzo come lui. Senza dimenticare che al Giro di Slovenia (corsa 2.1, ndr) è arrivato quarto nella generale. Personalmente mi ha stupito il suo miglioramento tra il Giro di Slovenia e il Giro Next Gen. 

La vittoria del Giro Next Gen ha proiettato in alto il nome di Omrzel, che dopo un solo anno nel devo team ora passa nel WT (foto La Presse)
La vittoria del Giro Next Gen ha proiettato in alto il nome di Omrzel, che dopo un solo anno nel devo team ora passa nel WT (foto La Presse)
Quali sono i suoi margini?

Il 2025 è stato il primo anno nel quale ha inserito dei ritiri in altura e ha iniziato a curare gli allenamenti al massimo. Comunque non dimentichiamoci che può sempre fare come ha fatto Nordhagen, ovvero venire a fare qualche gara tra gli under. 

Omrzel sembra essere mentalmente più sensibile, visti anche alcune situazioni che ha vissuto

E’ un ragazzo con i piedi per terra e che ascolta molto, conosce i passi da fare e sa dove vuole arrivare. Lo scorso anno, da junior, aveva fatto una stagione di grande livello ma non si era montato la testa. Il 2025 lo ha affrontato con la voglia di mettersi alla prova e con la giusta sicurezza. 

Jakob Omrzel, Bahrain Victorious, Giro di Slovenia 2025
Jakob Omrzel nelle gare con i professionisti ha fatto vedere di potersi giocare le sue chance, qui al Giro di Slovenia dove ha vinto anche la maglia di miglior giovane
Jakob Omrzel, Bahrain Victorious, Giro di Slovenia 2025
Jakob Omrzel nelle gare con i professionisti ha fatto vedere di potersi giocare le sue chance, qui al Giro di Slovenia dove ha vinto anche la maglia di miglior giovane
Anche lui è molto determinato, gli ultimi due giorni del Giro Next Gen sapeva di poter vincere.

Il momento in cui mi ha impressionato maggiormente è stato alla partenza dell’ultima tappa, a Pinerolo. Sul van mi ha guardato e ha detto: «Oggi vinciamo». Ha le idee veramente chiare su quello che vuole ottenere. Sarà comunque un cammino ponderato. 

Può ambire a vincere una Grande Giro in futuro?

Le corse a tappe di tre settimane sono il sogno di tutti i corridori, ma fare ventuno giorni a quel livello è difficile anche solo per la mente. Omrzel ha quella mentalità e le gambe possono seguirlo, a mio modo di vedere al Giro Next Gen se fossimo andati avanti ancora qualche giorno sarebbe emerso ancora di più.