Lotte Kopecky non se l’è presa troppo o forse sì? Il Trofeo Binda non rientrava nei suoi piani, resta però il fatto che quando indossi la maglia iridata, fare seconda non è mai una gran cosa. Soprattutto se chi ti batte è stata a sua volta campionessa del mondo e rischi di ritrovartela fra i piedi già domenica prossima alla Gand-Wevelgem.
A Cittiglio domenica c’era anche Guy Van Langenbergh, giornalista del belga Het Nieuwsblad, che ha lasciato casa per l’Italia con la sua auto alla vigilia della Tirreno-Adriatico e, passando per la Sanremo, è ripartito dopo la corsa vinta da Elisa Balsamo. Alla piemontese, il giornalista ha rivolto una sola domanda: che cosa significa aver battuto la campionessa del mondo?
«Il fatto di poter battere Lotte qui oggi – ha risposto Balsamo – dà ulteriore lustro alla mia vittoria. Essere sul palco con la campionessa del mondo è sempre qualcosa di speciale».
Kopecky è stata inserita in extremis nella squadra per il Trofeo BindaKopecky è stata inserita in extremis nella squadra per il Trofeo Binda
Volata troppo lunga
In realtà, se alla Sanremo del giorno prima poteva sussistere qualche dubbio sull’esito dello sprint tra Philipsen e Matthews, a Cittiglio non c’è stato bisogno neppure di rivederlo, dato che Kopecky è partita lunga e Balsamo l’ha saltata. Come ha spiegato ottimamente la stessa Elisa, sul rettilineo del Trofeo Binda bisogna scegliere il giusto tempo, altrimenti ci si pianta.
«Eppure io – ha spiegato a caldo Kopecky proprio al giornalista belga – non avevo altra scelta che prendere l’iniziativa. Forse sono partita un po’ troppo presto, ma Balsamo è velocissima. Forse avrei dovuto fare come lei e partire in rimonta, ma probabilmente in quel caso non sarei riuscita a superarla. Uno sprint in salita del genere è perfetto per lei. Ho dato il massimo, non c’è niente di sbagliato in questo secondo posto. Non ho perso contro l’ultima arrivata».
Prima del via, l’organizzatore Mario Minervino le ha consegnato la rana mascotte della corsaPrima del via, l’organizzatore Mario Minervino le ha consegnato la rana mascotte della corsa
La volpe e l’uva
La sua espressione subito dopo il traguardo e anche nel momento in cui lo tagliava non sembrava esattamente così conciliante e forse per questo la campionessa del mondo poco dopo ha corretto il tiro, raccontandola ai tifosi belgi come fece la volpe con l’uva. La convocazione tardiva di Kopecky è stata dovuta alla cancellazione del suo viaggio per la Coppa del mondo su pista a Hong Kong, dove sarebbe dovuta andare per la qualificazione olimpica. Quando tuttavia ha capito di avere già i punti necessari, la belga ha preferito risparmiarsi lo sballottamento e si è offerta di correre se qualche ragazza fosse stata indisponibile.
«E così venerdì mattina – ha raccontato al collega belga – mi hanno proposto di partire per l’Italia. Certo che volevo vincere, ma sono stata inserita nella selezione solo all’ultimo minuto e non sono venuta qui pensando che avrei vinto facilmente. Sapevo però che con tutte le salite che c’erano lungo il percorso, questa gara sarebbe stata l’ideale come preparazione. Il programma prevedeva un allenamento difficile, il tempo era bello e la sera stessa sono tornata a casa».
Dopo il secondo posto in volata, la doccia di spumante per mano di Elisa BalsamoDopo il secondo posto in volata, la doccia di spumante per mano di Elisa Balsamo
Una condizione super
Il racconto rilasciato nell’articolo per il pubblico belga non convince troppo. Il Trofeo Binda è una corsa WorldTour e se hai addosso quella maglia e la condizione che nelle ultime tre settimane ti ha permesso di fare seconda alla Omloop Het Nieuwsblad e poi di vincere Strade Bianche e Nokere Koerse, non attacchi il numero solo per allenarti. Se così fosse stato, sul traguardo Kopecky avrebbe sorriso senza tradire la smorfia contrariata che invece tutti hanno visto. Ma si sa, i campioni corrono sempre per vincere. Il problema è che l’arrivo di Cittiglio l’ha tradita e forse Lotte l’ha sottovalutato. E contro una (altrettanto) campionessa come Elisa Balsamo, se non fai tutto al 100 per cento, rischi di lasciarci le penne.
Splendida azione della giovane Bradbury sul Blockhaus. Lotta intensa fra Kopecky e Longo Borghini. Ora la belga è solo ad 1". Ci si gioca tutto a L'Aquila
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E’ interessante analizzare l’evoluzione di uno degli allievi 2° anno più in luce in questo periodo, Patrick Pezzo Rosola, sulla base di quanto hanno fatto i suoi genitori. Lei, Paola Pezzo, la signora della mountain bike con due ori olimpici al collo. Lui, Paolo Rosola, funambolo delle volate negli anni Ottanta e poi sempre nell’ambiente svariando fra mtb e strada. Senza poi dimenticare Kevin, suo fratello, oggi alla General Store-Essegibi-F.lli Curia con il papà a guidarlo.
Che Patrick Pezzo Rosola sia uno dei talenti più in crescita è evidente: lo stesso Pontoni al termine della stagione di ciclocross lo ha sottolineato come uno dei più attesi al passaggio di categoria. D’altronde il veneto è, come tanti ragazzi di oggi, uno che passa indifferentemente da una specialità all’altra, tanto è vero che si dedica sì alla strada, senza però dimenticare il grande amore della mamma, la mountain bike.
Kevin, il fratello fra mamma Paola e papà Paolo. Una famiglia legata al ciclismo a filo doppioKevin, il fratello con papà Paolo. L’esperienza del più grande si sta rivelando importante per Patrick
Il tipico adolescente moderno
Tempo fa papà Paolo raccontava mirabilie di suo figlio Patrick, sottolineando però come il ciclismo non fosse uno dei suoi richiami principali, quella sorta di religione senza la quale è difficile emergere. Com’è oggi la situazione?
«Diciamo che si sta avvicinando – risponde Paolo – ma non è ancora pienamente convinto. Se devo dire, Patrick è il perfetto prototipo dell’adolescente di oggi, con il quale non è facile relazionarsi, men che meno nel ciclismo. Io provo a dargli consigli, ma lui è capoccione e fa di testa sua. D’altronde i risultati per ora gli danno ragione…».
Parlando di Patrick viene subito da chiedere un paragone con mamma e papà: «Lui come tipo di corridore è più vicino a Paola. Longilineo, magro, potente e al contempo resistente. Kevin ricorda più me per la sua esplosività. Devo dire che i due sono molto vicini e Kevin gli sta insegnando tanto, in questo senso un po’ supplisce al mio ruolo, visto che riesce a farsi ascoltare di più grazie alla vicinanza d’età».
Il rampollo di casa Pezzo Rosola si divide fra tre discipline, sempre con ottimi risultati (foto Instagram)Il rampollo di casa Pezzo Rosola si divide fra tre discipline, sempre con ottimi risultati (foto Instagram)
Vittorie legate al talento
La vicinanza con la mamma, Patrick la mostra anche dal punto di vista caratteriale: «Bisogna saperlo prendere. E’ introverso, ha le sue idee e va avanti seguendo quelle senza tentennamenti. Papà e mamma non possono dire niente, si arrabbia perché sa quel che fa, questa è sempre la sua risposta. Si allena ma non troppo e quando gli dico qualcosa mi risponde: “Ma perché devo farlo? Tanto vinco lo stesso…”. Lui vince grazie al suo talento, battendo ragazzi che si allenano molto più di lui, ma questo però pian piano sta cambiando, perché comincia a capire che, essendo al secondo anno, ci si avvicina a quando si faranno le corse davvero sul serio».
Possono sembrare parole negative sul conto del figlio, ma Paolo dall’alto del suo amore paterno sa bene come le cose possano cambiare: «Alla sua età, non avevo quella determinazione in gara, quella voglia di emergere, è tutto successo dopo nel mio caso quindi Patrick parte avvantaggiato. Sa quello che vuole. In corsa non vuole lasciare niente, infatti cerca subito le prime posizioni, in qualsiasi disciplina. Io sono convinto che le cose cambieranno e quella voglia di emergere si tradurrà anche nella voglia di allenarsi, lo stesso Kevin me lo dice».
Patrick è profondamente diverso dal padre anche come caratteristiche: «Io dico che può essere il classico passista-scalatore, che ama i percorsi impegnativi e può davvero andar forte nelle cronoscalate. Le corse in pianura proprio non gli piacciono…».
Per il giovanissimo anche il bronzo europeo esordienti mtb nel 2021 a PilaPer il giovanissimo anche il bronzo europeo esordienti mtb nel 2021 a Pila
«Passo per primo e mi ritiro…»
«Per far capire che adorabile testone c’è un episodio, relativo a una gara su strada. Gli dico che verrò a vederlo ma lui mi dice di no. “E’ inutile che ti fai 200 chilometri, tanto mi ritiro…”. “Come ti ritiri, lo sai già?”. “Sì, perché mi dedico ai traguardi volanti: vinco quelli, mi metto in tasca qualche euro e mi ritiro”. Più avanti mi richiama e mi dice “Che fai, vieni?”. Io ci vado e il giorno dopo che fa? Vince i traguardi volanti, è in fuga e si ritira davvero…».
Certe volte gli aneddoti sono come le ciliegie, uno tira l’altro: «All’ultimo Giro d’Italia di ciclocross, ultima tappa, lui è secondo in classifica perché a Osoppo aveva rotto la bici. In viaggio gli dico: “Guarda, lo so che non ami i consigli, ma domani io aspetterei ad attaccare. Non portarti dietro il primo in classifica che poi ti beffa, tieni unito il gruppetto”. “Papà, lasciami fare, lo so io…”. Alla domenica, va via e il leader lo segue, proprio come gli avevo detto di non fare… Solo che poi lo sfianca, finisce che Patrick vince, quello finisce dietro, sono appaiati in classifica ma per le vittorie in più la maglia rosa è di Patrick. E lui mi fa “Hai visto che avevo ragione?”».
Patrick impegnato al Giro d’Italia CX a Tarvisio. 4 le sue vittorie nella challenge (foto Billiani)Patrick impegnato al Giro d’Italia CX a Tarvisio. 4 le sue vittorie nella challenge (foto Billiani)
Futuro? Ipotesi team estero
Che cosa farà l’anno prossimo? Su questo papà e mamma stanno già ragionando e la sensazione è che stavolta Patrick starà a sentire. «Viste le nuove prospettive, stiamo pensando di indirizzarlo verso una squadra estera. Non abbiamo ambizioni di vittorie, ma che faccia esperienza, ciclisticamente e non solo. Considerando anche la scuola, Patrick ha scelto di fare il triennio invece dei regolari cinque anni. Insomma ci dobbiamo ragionare».
Resta un ultimo tema da affrontare: sulle sue spalle sente il peso di essere un figlio d’arte? «Meno di quanto lo abbia percepito Kevin, che ancora un po’ ne risente. Patrick no: conosce quel che io e Paola abbiamo fatto, ma è figlio di un altro tempo. Guarda i corridori contemporanei, si documenta. Magari se gli chiedete a chi vuol somigliare vi risponde “Van der Poel”. Altro che Rosola o Pezzo…».
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Il miglior italiano in classifica generale alla Tirreno-Adriatico è stato Lorenzo Fortunato con la sua 14ª posizione finale. Il folletto dello Zoncolan era al suo primo vero impegno di rilievo con la maglia dell’Astana Qazaqstan Team. Doveva esordire alla Vuelta a Andalucia, ma la protesta degli agricoltori ha rallentato il tutto e dei 450 e più chilometri previsti ne ha corsi solamente 5. Così il primo appuntamento è stato il Trofeo Laigueglia, terminato in 25ª posizione.
Dopo la cancellazione della Vuelta Andalucia l’esordio di Fortunato è arrivato al Trofeo Laigueglia Dopo la cancellazione della Vuelta Andalucia l’esordio di Fortunato è arrivato al Trofeo Laigueglia
L’esordio tra i due mari
Quando sentiamo Lorenzo Fortunato è appena partito verso la Spagna, direzione Catalunya per disputare la corsa a tappe spagnola.
«Ho fatto l’ultimo allenamento venerdì – ci racconta – poi sono andato da un amico a fare dei massaggi e ora mi trovo qui al Catalunya. Quella scorsa è stata una settimana di recupero dopo le fatiche della Tirreno. L’unico allenamento lungo è stato quello di venerdì con 4 ore, insieme al “Ballero” (Davide Ballerini, ndr).
«Ho recuperato bene dalle fatiche – continua – la Tirreno è stata la prima corsa importante della stagione, ma non era in programma. Solo che dopo la cancellazione dell’Andalucia sono stato chiamato in causa: non ero al top della condizione, ma non è andata male. Alla fine in salita ero davanti, più o meno. Nella prima tappa impegnativa, quella di Valle Castellana, ho pagato quasi tre minuti. Nelle altre ho tenuto di più il ritmo dei primi».
La Tirreno-Adriatico non era in programma, ma il risultato è stato positivoLa Tirreno-Adriatico non era in programma, ma il risultato è stato positivo
Di fatto la Tirreno-Adriatico ha stabilito l’esordio in maglia Astana, come lo giudichi?
Positivo tutto sommato. Ci tenevo a fare bene vista la nuova maglia, infatti mi sono fatto trovare discretamente pronto.
Un esordio tardivo, come hai tenuto il ritmo alto?
In altura sul Teide e poi con tanti allenamenti a casa, l’obiettivo non era essere al 100 per cento fin da subito. Mi sono messo a fare tanto dietro moto e con quello ho tenuto alto il ritmo in vista della Tirreno. I grandi obiettivi saranno più avanti, diciamo con i Grandi Giri e la stagione calda in generale.
Fortunato correrà il Giro con l’obiettivo di vincere una tappa, come nel 2021 sullo ZoncolanFortunato correrà il Giro con l’obiettivo di vincere una tappa, come nel 2021 sullo Zoncolan
Sì. Finito il Catalunya andrò in altura per preparare la corsa rosa. Correrò meno rispetto al 2023, ma è una scelta presa di comune accordo con la squadra, in particolare con Mazzoleni. Nel ciclismo moderno correre un pochino meno aiuta a essere più brillanti. La scelta di non fare tante gare, ma molta preparazione, è dovuta anche al fatto che al Giro dovrò essere al top nella seconda e terza settimana, quando ci saranno le salite importanti.
Quindi niente classifica generale?
Voglio fare come nel 2021, quando ho vinto sullo Zoncolan. Puntare alle tappe, senza stress. La classifica verrà fuori pian piano, ma non è un obiettivo. Alla fine il mio miglior risultato al Giro è un 15° posto finale: meglio una vittoria di tappa.
Anche perché la squadra ha bisogno di punti e le tappe ne portano di più…
La classifica qualche punto lo porta, vedremo, chiaro che una tappa fa più gola. In Astana però non ho mai sentito questi discorsi. Noi corriamo per vincere, non per raccogliere punti, come fanno anche tanti altri team. In questo ciclismo molte squadre preferiscono piazzamenti sicuri.
Fortunato correrà due Grandi Giri nel 2024, prima il Giro e poi la Vuelta a fine stagioneFortunato correrà due Grandi Giri nel 2024, prima il Giro e poi la Vuelta a fine stagione
Tu sei stato preso per far bene nei Grandi Giri e provare a vincere, senti questa pressione, in virtù della situazione della squadra nel ranking UCI?
Responsabilità sì, pressione no. In squadra non si respira un’aria diversa. E’ un tema sentito, non siamo messi benissimo, ma non c’è stress a riguardo, soprattutto su noi corridori. Ai piani alti indubbiamente si parlerà di questo, ma noi atleti ne siamo fuori. Dobbiamo fare del nostro meglio, come sempre.
Alla Tirreno hai detto di non essere arrivato al 100 per cento, pensi di riuscire ad avvicinarti ai migliori? Alla top 5, ad esempio?
Penso che quando io migliorerò, durante la stagione, lo faranno anche loro. Alla Tirreno c’erano corridori che hanno vinto Giro e Tour, insomma il livello era alto. Arrivare nei primi cinque la vedo difficile, avvicinarmi di più assolutamente sì.
Indossare la maglia di un team WorldTour ha cambiato qualcosa in gara?
Si riesce a correre un pelo più davanti, ma se non hai gambe serve a poco. Rispetto alla Eolo, dove arrivavo comunque con i primi, non sono mai da solo. Questa cosa mi dà una sicurezza maggiore, nel caso di problemi sai che hai qualcuno al tuo fianco. Essere più d’uno nei finali di corsa è utile, al Laigueglia, ad esempio, ero lì in appoggio a Scaroni e Velasco.
Essere in una WorldTour apre le porte anche ad altri Grandi Giri: farai solo il Giro o ne hai altri in programma?
Dovrei farne due, l’altro dovrebbe essere la Vuelta. Due Grandi Giri in una stagione è un bel cambiamento, il calendario è stato modificato rispetto alle passate stagioni. Anche per questo ho iniziato più tardi del solito. Ora però andiamo verso il Giro, a piccoli passi.
«I miei metodi di allenamento sono moderni, ma per certi approcci sono all’antica. Non puoi fare il corridore, inseguire il sogno – perché di sogno si tratta – se poi fai tardi la sera, esci, mangi male. Certe regole valgono sempre. Specialmente oggi che la categoria juniores è la più importante», parole di Fabio Sabatini, parole da direttore sportivo.
L’ex professionista è infatti un diesse del GS Stabbia – Iperfinish, squadra juniores toscana. Appena smesso di correre, lo avevamo incontrato nello staff della Cofidis. Poi però sono cambiate alcune regole UCI e Fabio non ha potuto proseguire subito la carriera di direttore sportivo nel team professionistico.
«Qui – racconta Sabatini – ho tanti ricordi. Ci sono le persone che mi vogliono bene, mi hanno messo in bici e mi hanno consentito di fare 16 anni da pro’. Se dovessi scegliere un ricordo solo non saprei, ma certo mi vengono in mente i tanti momenti in cui alle corse o in bici c’era anche mio padre, Loretto».
I ragazzi del GS Stabia: Picchianti, Matteoli, Del Fiorentino, Martinelli, Giusti, Simonetti e SimoniI ragazzi del GS Stabia: Picchianti, Matteoli, Del Fiorentino, Martinelli, Giusti, Simonetti e Simoni
Fabio, raccontaci come è andata?
E’ andata che dallo scorso inverno avevoiniziato a collaborare con il Valdinievole, la squadra dove sono cresciuto. Già gli ero vicino quando avevo appena smesso di correre. Poi alle parole a me piace dare un seguito con i fatti e così ho deciso di fare un passo in più e quindi di dare una mano concretamente. Ci siamo fusi anche con il GS Stabbia. Parlando con il presidente mi sono convinto. Mi diceva: «Dai, Fabio, vieni: ci dai una mano! Non ti impegnerà tanto…». Poi però quando fai una cosa, la fai per bene ed ora eccomi qui a tempo pieno.
Chi è il presidente?
Luciano Benvenuti. Una brava persona davvero. Un super appassionato di ciclismo: oggi è in pensione, ma è sempre molto attivo.
Quando hai iniziato in modo pratico?
Con i ragazzi ho iniziato la preparazione a gennaio. Li seguo io nei programmi, ma come dicevo non si tratta solo di tabelle. Andare in bici lo devi sentire dentro, serve subito la mentalità giusta. La categoria juniores è oggi la più importante per certi aspetti sulla via del professionismo: rapporti liberi, preparazione…
Un allenamento settimanale in comune, poi tutti con le tabelle e il controllo da remoto a casaUn allenamento settimanale in comune, poi tutti con le tabelle e il controllo da remoto a casa
Di certo è una categoria delicata…
Certe attitudini e certi sacrifici, se li fai adesso poi te li ritrovi. Tanti ragazzi lo capiscono, altri no. Se hai qualità e le vuoi tirare fuori devi fare così. Sono due anni e ne trarrai beneficio al terzo, sulla via di quel sogno che dicevo.
Com’è dunque la tua settimana dei tuoi ragazzi?
In base alla scuola, cerchiamo di fare un allenamento a settimana tutti insieme. Poi in estate magari ne faremo due o anche dei piccoli ritiri. I ragazzi hanno il power meter e le tabelle e poi verifico quanto hanno fatto.
Si allenano tutti i giorni?
Sì, tutti i giorni con uno di recupero totale. Di solito si corre la domenica. Lunedì scarico. Martedì allenamento e mercoledì la distanza tutti insieme. Il riposo totale di solito è il giovedì. Al sabato fanno la sgambata. Io consiglio il riposo assoluto, ma se un ragazzo vuole proprio uscire, non glielo nego. Però un’ora o 45 minuti nei quali ti fermi sudato al bar a cosa servono? Meglio un riposo totale, che tra l’altro è un giorno di allenamento a tutti gli effetti.
Fabio hai corso tanti anni nel WorldTour e come i ragazzi che alleni sei stato uno juniores: quanto è cambiata questa categoria rispetto ai tuoi tempi?
Moltissimo. E’ tutto diverso, a partire dai rapporti. Io ero figlio del 52×14, da quell’epoca c’è una differenza come il giorno e la notte. In gara, nello sviluppo, nella preparazione… E’ cambiato anche il fatto che all’epoca noi italiani eravamo i primi o comunque sul podio per quel che riguarda l’evoluzione. Oggi invece inseguiamo sempre. Nei rapporti liberi ci siamo arrivati dopo. E anche tra i pro’, basta vedere la camera ipobarica…
La squadra GS Stabbia vanta 50 anni di attività. Oltre a Sabatini nello staff tecnico ci sono Michele Corradini ed Etelbo Arzilli (foto @asia.photoss_)La squadra GS Stabbia vanta 50 anni di attività. Oltre a Sabatini nello staff tecnico ci sono Michele Corradini ed Etelbo Arzilli (foto @asia.photoss_)
E i ragazzi, sono diversi?
Sicuramente sono più avanti tecnicamente, ma tra i social e la tv sono anche più ammaliati dalle immagini. Vedono la televisione e vogliono copiare i pro’ in tutto e per tutto. Ma ci sono dei gradini da salire se vogliono realizzare il loro sogno. Ed è quello che gli dico sempre: non basta imitare.
E tu Fabio? Questa categoria è una scuola anche per te?
Ad ottobre farò il corso da direttore sportivo per i pro’, poi vediamo. A me questa categoria piace. Mi diverte, mi stimola. E magari ci sarà anche l’idea di allargarsi con questi colori.
Ultima domanda: da quanti corridori è composto il GS Stabbia di Fabio Sabatini?
Siamo partiti con 10 ragazzi e poi due hanno smesso, quindi siamo in otto. Quello più in vista è Francesco Matteoli, un primo anno. Lui è nel giro della nazionale della pista. Quest’inverno ci ha dato un bel da fare con l’avanti e indietro fra Montecatini e Montichiari. Poi un giorno lo hanno investito. Si è rotto la clavicola ed è fermo. Per fortuna si trattava di una frattura composta e i tempi di recupero sono brevi. E ancora, ne abbiamo un altro con la mononucleosi, uno che è caduto e si è fatto male ad un gomito.
Insomma avete già dato! Siete in credito con la fortuna…
Esatto! E’ quello che gli ripeto. La ruota gira e nei momenti più difficili si risale.
Dopo le prime riflessioni sullo... sblocco dei rapporti fra gli juniores e l'analisi di Andrea Morelli e Malori, ecco la prima voce di un diesse: Di Fresco
Il VC Orsago aveva chiuso. Ma quando il presidente Zussa si è trovato davanti a 30 allievi senza squadra, ha deciso di ripartire. Una storia su cui riflettere
Elisa Balsamo che vince il Trofeo Binda, tiene un piede su strada e intanto con la coda dell’occhio guarda alla pista. Saranno pure coincidenze, eppure quando prima del via della corsa di ieri ci siamo fermati a parlare con lei, seduta sui gradini del pullman della Lidl-Trek, l’idea era proprio quella di capire in che modo sia strutturata la sua stagione. La vittoria ci ha brevemente distratto, ma rieccoci sul pezzo. Già a dicembre, in occasione dell’incontro nel ritiro di Calpe, il tema era stato messo sul tappeto, ma era troppo presto per approfondirlo.
Si è capito ad esempio che Milan e Ganna non potranno correre la prova su strada, vista la vicinanza della corsa con le qualificazioni del quartetto: 3 agosto la prima, 5 agosto la pista. Diventa pertanto motivo di interesse capire in che modo verrà gestito il settore femminile, che correrà su strada il 4 agosto e inizierà con la pista ugualmente due giorni dopo (6 agosto).
Elisa Balsamo è uno dei… vagoni di pregio del trenino azzurro: oro a Roubaix nel 2021 e agli ultimi europeiElisa Balsamo è uno dei… vagoni di pregio del trenino azzurro: oro a Roubaix nel 2021 e agli ultimi europei
Le medaglie sicure
Bennati ha giustamente dichiarato che in quanto tecnico azzurro deve tenere conto dell’economia delle medaglie. Quella dell’inseguimento a squadre maschile è una delle più probabili, mentre Ganna e Milan non hanno mai vinto una classica su strada e non è detto che a Parigi sarebbero in grado di fare risultato.
Nel caso di Balsamo il discorso si complica parecchio. E’ vero che il quartetto femminile potrebbe correre per l’oro, ma è altrettanto vero che le chance della piemontese di arrivare all’oro su strada sono sotto gli occhi di tutti. Elisa ha vinto il mondiale di Leuven e per ammissione dello stesso cittì Sangalli, il finale del percorso di Parigi ricorda molto quello di Cittiglio. E’ una questione difficile da affrontare e si è stabilito di farlo dopo le classiche di aprile, con grande collaborazione fra lo stesso Sangalli e Marco Villa. Ma prima o poi bisognerà parlarne, con la sensazione che nessuno abbia voglia di privarsi della piemontese.
Elisa Balsamo è stata iridata nel quartetto, ma ha vinto anche il mondiale su strada del 2021 a LeuvenElisa Balsamo è stata iridata nel quartetto, ma ha vinto anche il mondiale su strada del 2021 a Leuven
Un giorno per volta
Balsamo è un’atleta che ha fatto della disciplina il suo punto di forza. E se ha deciso di ragionare per momenti distinti, forse è anche perché non serve a niente fasciarsi la testa prima del tempo. L’infortunio dello scorso anno le ha insegnato che basta davvero poco perché i piani cambino senza poterci fare nulla. E questo tutto sommato si è trasformato anche in una lezione da cui apprendere a non guardare troppo lontano. Programmare va bene ed è necessario, vivere il presente al proprio meglio è decisivo.
«Diciamo che sto cercando di lavorare a blocchi – ha spiegato – quindi per adesso le Olimpiadi sono ancora molto lontane. Riprendersi dall’infortunio è stato difficile e comunque quasi tutto il finale di stagione dell’anno scorso è stato compromesso. Ho ripreso la preparazione dopo un bel periodo di vacanza e l’inizio non è stato semplice, perché comunque ho dovuto ricostruire la base che avevo perso con la caduta. Però è stato un inverno positivo, quindi per ora sono contenta del lavoro fatto.
«Ora mi concentro sulla primavera e penso che sia importante per me cercare di fare delle buone prestazioni. Siamo già nel vivo, adesso iniziano le gare che mi piacciono di più. La Ronde van Drenthe (seconda alle spalle di Lorena Wiebes, ndr) della settimana scorsa è stata un primo appuntamento di un certo valore. Ci sto arrivando bene, ho lavorato tanto e quindi spero di raccogliere buoni risultati».
A Cittiglio, battuta Lotte Kopecky, con uno sprint di forza ed esperienzaLorena Wiebes è un osso duro per Balsamo: qui la batte alla Ronde Van Drenthe della scorsa settimanaA Cittiglio, battuta Lotte Kopecky, con uno sprint di forza ed esperienzaLorena Wiebes è un osso duro per Balsamo: qui la batte alla Ronde Van Drenthe della scorsa settimana
Due clienti speciali
Al Trofeo Binda ha battuto Lotte Kopecky, campionessa del mondo in carica e riferimento anche in pista. E se questo può essere un punto di contatto, le affinità tecniche sono esigue, dato che la belga è un concentrato di potenza fuori dal comune. A parità di altezza (Elisa con 1,71 è un centimetro più alta), Kopecky porta con sé 11 chili di muscoli in più che la rendono una gran brutta cliente e di fatto la sottraggono a confronti troppo frequenti. Nel mezzo c’è Lorena Wiebes (stessa altezza e 5 chili più di Elisa: 60): la velocista dello stesso Team SD Worx, che per la piemontese è una sorta di bestia nera. L’ultimo scontro diretto c’è stato domenica scorsa alla Ronde Van Drenthe: prima l’olandese, seconda l’azzurra.
«Domenica Wiebes ha dimostrato di essere più forte – ha commentato Elisa – e quando qualcuno è più forte, non si può fare altro che togliersi il cappello. Però comunque sono soddisfatta di come sto lavorando. Nessuno è imbattibile, quindi prima o poi riusciremo a metterle la ruota davanti. E’ veramente forte, quindi se uno non fa tutto alla perfezione, è difficile batterla. Penso che sia importante cercare di coglierla di sorpresa, magari provando ad anticipare le sue prime pedalate, che sono davvero micidiali.
«Ho cambiato un po’ i lavori in palestra per diventare un po’ più potente ed esplosiva, però anche quello è un equilibrio delicato. Se carico troppo con i pesi o per raggiungere un picco più alto di watt, finisco col perdere in salita e quindi devo trovare il giusto bilanciamento. Anche perché lei alla fine non è solo una velocista. Tiene sugli strappi e sulle salite brevi, quindi è completa».
Come conferma questa sua su Instagram, i pesi fanno parte della routine di Elisa BalsamoCome conferma questa foto su Instagram, i pesi fanno parte della routine di Elisa Balsamo
Rotta sul Nord
Ora l’attenzione si sposta alle corse del Belgio. Uno dei primi ricordi, sin dal nascere di bici.PRO, è un pomeriggio trascorso nelle Fiandre con l’allora Valcar-Travel&Service in una villa sperduta nel nulla. C’erano tutte le ragazze. C’era Arzeni con il suo staff che le portava a correre e a scoprire i percorsi. E c’era Dalia Muccioli che cucinava per loro. Elisa aveva con sé un grosso libro e studiava per l’esame successivo: le mancava poco alla laurea in lettere, conseguita il 31 marzo dello scorso anno.
«Conoscere i percorsi è importante – spiegava ieri mattina – ormai sono un po’ di anni che bazzico in questo mondo, conosco abbastanza bene le strade, però ripassarle è fondamentale. Non stravedo per fare le recon, non mi fanno impazzire, però per alcune gare sono sicuramente importanti. Quando vai su quelle strade, anche in allenamento, senti sempre un po’ di tensione. Sei sul percorso della gara, non riesci a staccare completamente la testa. Correrò De Panne giovedì prossimo (21 aprile, ndr), Gand-Wevelgem, Fiandre e Roubaix.
«Il Fiandre per me è la più bella, sogno di essere lì davanti a giocarmela. So che tenere certi atleti su quegli strappi è veramente difficile, però anche a livello tattico essere nel primo gruppetto alle loro spalle potrebbe essere importante per la squadra. Poi vado a Milton per la Coppa del mondo su pista. Sicuramente si pensa anche già all’estate, dopo la primavera farò una piccola pausa per cercare di recuperare energie e ricominciare la preparazione in vista di altri appuntamenti importanti».
La famiglia (compreso il nonno) erano presenti anche ieri a Cittiglio. Qui i genitori alla ValencianaLa famiglia (compreso il nonno) erano presenti anche ieri a Cittiglio. Qui i genitori alla Valenciana
Nodo da sciogliere
Sembra quasi che le Olimpiadi non voglia nominarle. La sensazione è che, sia pure non ammesso da alcuno, ci sia in corso un braccio di ferro col sorriso sulle labbra. I risultati di aprile saranno decisivi per le scelte? Anche questo sarebbe un modo singolare di prendere la decisione. Il ciclismo femminile ammette il doppio impegno, vista anche la ricchezza di atlete a disposizione di Villa?
Quello che per ora è dato di sapere è che Lotte Kopecky, battuta ieri da Balsamo a Cittiglio, correrà la prova olimpica su strada e poi su pista sarà presente nell’omnium e forse nella madison. Aspettiamo le corse di aprile, ma la matassa sembra già ben ingarbugliata.
La nazionale azzurra di Coppa del mondo di ciclocross, relativamente agli juniores, per un terzo era composta da elementi provenienti dall’Uc Foligno, con Mattia Proietti Gagliardoni e Giacomo Serangeli. Nella sua disamina delle nuove forze multidisciplinari della categoria, il cittì Daniele Pontoni non ha mancato di far notare come il sodalizio umbro sia importante nella crescita dei ragazzi, un riferimento che va al di là dei confini regionali.
Parlando con Sandro Settimi, diesse degli juniores, è facile cogliere come il lavoro che viene svolto con i ragazzi sia molto profondo e vada ben al di là dei puri risultati.
«Noi siamo una società che agisce a ogni livello, dai giovanissimi agli juniores. Per i primi c’è anzi un sodalizio specifico, l’Uc Foligno Start. Poi abbiamo 5 esordienti, 8 allievi e 8 juniores. I ragazzi delle due categorie inferiori sono tutti della zona, fra Terni e Spoleto, invece fra gli juniores abbiamo 3 laziali e 2 toscani e il fatto che anche da fuori regione si uniscano a noi dimostra che in fin dei conti lavoriamo bene».
Il team junior 2024 con a destra il diesse Sandro Settimi. 8 i ragazzi a sua disposizioneIl team junior 2024 con a destra il diesse Sandro Settimi. 8 i ragazzi a sua disposizione
C’è un segreto dietro a tanti apprezzamenti?
Noi lavoriamo come una squadra, con collaborazione diretta fra i responsabili delle varie categorie e questo lo insegniamo anche ai ragazzi. I valori del team sono un grande fattore propulsivo. Dietro a questo c’è però una società che agisce come una famiglia, non estremizzando mai l’aspetto agonistico, perché sappiamo di aver a che fare con ragazzi giovanissimi, che hanno il ciclismo sì come fattore importante ma che devono dargli il giusto peso, privilegiando sempre la scuola dove costruire il loro futuro.
I ragazzi si allenano insieme?
Per quanto riguarda esordienti e allievi sì, 2-3 volte a settimana. I miei invece non hanno la possibilità, essendo tutti di estrazione geografica diversa. Ci teniamo in stretto contatto, seguono i loro lavori ma so che si collegano anche con altri ragazzi delle loro zone e fanno anche lavori di gruppo. Noi comunque ci stiamo impegnando per mettere a loro disposizione il meglio che possiamo anche a livello di strutture societarie.
L’Uc Foligno ha due team, uno dedicato alle categorie agonistiche e l’altro riservato ai giovanissimiL’Uc Foligno ha due team, uno dedicato alle categorie agonistiche e l’altro riservato ai giovanissimi
In che senso?
Ad esempio siamo tra i pochi team che hanno a disposizione una fisioterapista, la dottoressa Silvia Baronci e avere una donna a contatto con i ragazzi è anche utile come supporto, magari a loro raccontano cose che un diesse non vede… Poi c’è Riccardo Ridolfi, ex nostro atleta con il quale i ragazzi fanno test d’impostazione e di postura. Cerchiamo di curare ogni aspetto e anche questo contribuisce a costruire un bel team. Infine c’è un valore aggiunto di collegamento fra i due team dall’alto della sua esperienza: è l’ex professionista Fortunato Baliani.
Proviamo a presentare i vari ragazzi della vostra squadra…
E’ chiaro che il primo nome che viene in mente è quello di Giacomo Serangeli ed è un vero peccato che ci sarà da aspettare qualche mese per vederlo all’opera. E’ un corridore pressoché completo, che in salita va molto bene, è veloce ma soprattutto è molto scaltro nella lettura delle corse. Questo è quello che mi hanno detto, visto che ancora non ho avuto il piacere di guidarlo in corsa. Credo comunque che possa emergere sia come corridore d’attacco, capace di portare la fuga solitaria in porto, sia in piccoli gruppi dove far valere il suo spunto.
Luca Laudi, uno dei ragazzi del team junior, lo scorso anno 3 volte nella Top 10 fra gli junioresLuca Laudi, uno dei ragazzi del team junior, lo scorso anno 3 volte nella Top 10 fra gli juniores
Andiamo avanti…
C’è Luca Laudi, al secondo anno, tipico passista che ha chiuso il 2023 con un paio di top 10. Poi Lorenzo Polise, appena salito di categoria ma che dalle prime gare vedo che si muove bene in gruppo e può dire la sua in arrivi ristretti. Alessandro Caon, laziale, ha corso poco lo scorso anno ma già vedo dei miglioramenti in lui. Filippo Scelfo è un aretino tutto da scoprire. Francesco Giotto Banti viene da Firenze, la stagione passata ha fatto fatica, ma sa muoversi come pochi in gruppo. Poi c’è Luca Scorzoni che sarebbe già U23 ma l’abbiamo tenuto perché è veloce e ha solo bisogno di più tempo per maturare. Resta Riccardo Turchetti, anche lui fermo al palo per la rottura di un tendine del polso.
Lorenzo Polise protagonista al Jova Beach Party. Per lui ciclismo e ambiente vanno di pari passo (foto Repubblica)Lorenzo Polise protagonista al Jova Beach Party. Per lui ciclismo e ambiente vanno di pari passo (foto Repubblica)
Quanto impegno c’è dietro una squadra simile?
Tantissimo e non solo economico, anche se ormai per rimanere a galla devi investire tantissimo e noi abbiamo la fortuna di avere un presidente che ci crede tanto e ci mette del suo, non solo come denaro. Per noi è importante come detto che si faccia squadra e in questo fondamentali sono anche i genitori, che ci aiutano nelle trasferte.
Giacomo Serangeli e Mattia Proietti Gagliardoni si sono contraddistinti nella scorsa stagione allieviGiacomo Serangeli e Mattia Proietti Gagliardoni si sono contraddistinti nella scorsa stagione allievi
Che cosa ci vorrebbe perché a fine stagione tu ti ritenga soddisfatto?
Paradossalmente non ci sono gare o risultati specifici. M’interessa che nel team ci sia sempre armonia, che ci sia per ognuno la possibilità di raggiungere i risultati che si prefigge. Non tutti ci riusciranno, ma almeno sapranno di averci potuto provare davvero. Poi i casi come Serangeli e Proietti Gagliardoni sono il nostro premio, significa che si è lavorato bene..
I soldi fanno la felicità e rendono possibili vittorie altrimenti impensabili. Se un corridore lascia uno squadrone perché capisce di non avere abbastanza spazio, difficilmente andrà in una squadra dal budget inferiore: andrà a cercare un ingaggio quantomeno paragonabile e sperimenterà un altro modo di essere felice. In altre parole, volendo vincere il Tour e avendo strade chiuse alla Visma-Lease a Bike, Roglic è andato alla Bora e non alla Corratec.
Roglic ha lasciato la Visma per passare alla Bora, certo senza grosse rinunce economicheRoglic ha lasciato la Visma per passare alla Bora, certo senza grosse rinunce economiche
Dominio di pochi
E’ un’evidenza persino banale, così come è sotto gli occhi di tutti che i primi posti di ogni classifica e ordine di arrivo sono monopolizzati dagli atleti di pochissime squadre, con… l’intrusione occasionale della Alpecin-Deceuninck, che magari ha meno soldi, ma li distribuisce a favore di pochi nomi di spicco capaci di fare la differenza. Il resto è dominio di UAE Emirates, Visma e Ineos, con la Lidl-Trek e la Bora che hanno fatto un passo in avanti in questo ranking della ricchezza.
«C’è chi spende 45 milioni di euro all’anno – diceva qualche giorno fa Giuseppe Martinelli – e chi ne spende 15 e non può prendere i campioni e tantomeno i giovani talenti».
Come e perché sia accaduto, anche l’UCI ne ha preso coscienza e ha deliberato di metterci mano. Forse per limare il gradino dell’ipocrisia. Forse per coerenza con le regole sui materiali speciali, vietati per dare anche ai Paesi poveri la possibilità di utilizzare gli stessi dei più ricchi.
La Ineos ha dominato i grandi Giri per un decennio, grazie ai campioni e al suo budgetLa Ineos ha dominato i grandi Giri per un decennio, grazie ai campioni e al suo budget
Limite al bilancio
E’ stato di recente rilasciato un comunicato successivo al primo incontro del PCC (Professional Cycling Council) che si è tenuto a Montreux, includendo per la prima volta la rappresentanza del ciclismo femminile su strada. Tra gli svariati punti discussi e approvati, uno riguarda un limite ai bilanci delle squadre.
«Sul fronte finanziario – si legge – nell’ambito della riforma dell’organizzazione del ciclismo professionistico su strada del 2018, è stato approvato il principio dell’attuazione di un tetto massimo di bilancio per le squadre. Ciò mira a preservare l’equità sportiva evitando eccessive disparità tra le squadre in termini di budget. Sarà istituito rapidamente un gruppo di lavoro per presentare le misure al Comitato Direttivo dell’UCI in vista della loro applicazione a partire dal prossimo rinnovo delle licenze UCI Women’s WorldTour e UCI WorldTour delle squadre (per la stagione 2026)».
Il UAE Team Emirates ha alle spalle grandi compagnie e lo stesso Governo emiratinoIl UAE Team Emirates ha alle spalle grandi compagnie e lo stesso Governo emiratino
Fra Madiot e Gianetti
Il tema era stato discusso e anche su queste pagine lo abbiamo abbondantemente approfondito, a seguito di un’accusa piuttosto secca di Marc Madiot verso i team che più possono spendere. E siccome nel mirino era finito Mauro Gianetti con la sua UAE, la risposta dello svizzero non si era fatta attendere.
«Lesquadre giganti controllano tutto – aveva detto Madiot – nelle corse a tappe e nelle classiche. Noi non vinciamo e non vinceremo. Non possiamo».
La risposta di Gianetti, ovviamente parte in causa e con una posizione dominante da difendere, verteva sull’inutilità di mettere mano ai regolamenti in questa fase del ciclismo, sul fatto che proprio l’organizzazione del WorldTour ha persuaso grandi aziende e Governi nazionali a investire e che non c’è una struttura che permetta al ciclismo di adottare un salary cap: il tetto al monte degli stipendi, che probabilmente sarebbe più incisivo del tetto al budget.
Se puoi permetterti un numero limitato di atleti super pagati, gli altri andranno in altre squadre. Il budget con cui investire in tecnologia e innovazione non è necessariamente da limitare.
Il presidente dell’UCI, David Lappartient, in occasione della protesta ecologista al mondiale di GlasgowIl presidente dell’UCI, David Lappartient, in occasione della protesta ecologista al mondiale di Glasgow
Si parte nel 2026
La modifica, stando a quello che dichiara l’UCI, si inserisce nella riforma varata in occasione dei mondiali di Innsbruck 2018, quando si approvò il sistema delle promozioni e retrocessioni dal WorldTour in base ai punteggi conseguiti. E’ chiaro che se la differenza la fa il budget, ci saranno squadre che non rischieranno mai di andare giù (e non ci andranno mai ugualmente).
La nuova via sarà inaugurata dal 2026 e siamo curiosi di vedere in quale forma sarà declinata. E mentre ricordiamo che i team si accorsero delle imminenti retrocessioni e le relative promozioni solo nell’anno che le precedeva, siamo certi che questa volta la loro attenzione sarà massima. I soldi fanno la felicità, averne meno da spendere può mettere in crisi gli attuali modelli vincenti.
Con una lettera inviata ai corridori della Gazprom e al CPA, l'UCI spiega che la situazione resterà immobile fino alle sentenza del TAS. Che ancora tace
Cinque tappe che animeranno questo marzo fino alla vigilia della campagna del Nord. Stiamo parlando della Settimana Internazionale Coppi e Bartali, la storica corsa organizzata dal GS Emilia. In programma dal 19 al 23 marzo, la prova dedicata ai due campionissimi italiani partirà domani da Pesaro per concludersi sabato a Forlì. Una partenza da Grande Giro e un arrivo di altrettanta bellezza con quel sapore di ciclismo d’altri tempi che solo un teatro come il Velodromo Glauco Servadei è in grado di regalare. Scopriamo il percorso e le insidie di questa Coppi e Bartali 2024 insieme all’organizzatore Adriano Amici(in apertura il podio dell’edizione 2023, vinta da Mauro Schmid su Shaw ed Healy).
La prima tappa da Pesaro a PesaroLa prima tappa da Pesaro a Pesaro
Da Pesaro a Pesaro
La partenza come detto avverrà in terra marchigiana, per la prima volta nella storia della corsa. La Coppi e Bartali sarà infatti ospitata da Pesaro, Capitale della Cultura italiana 2024. La tappa si snoderà dopo aver varcato il confine regionale, tra le città romagnole. Un percorso nervoso che sale su e giù incontrando nel finale il Mar Adriatico: 109 chilometri, con 1.450 metri di dislivello.
«E’ una tappa un po’ strana – spiega Adriano Amici, organizzatore storico – perché è abbastanza difficile. Pochi chilometri, 109, pertanto sembra facile invece non è così, perché lungo il percorsoci sono dei dislivellinotevoli. Quella che potrebbe fare la differenza, dal mio punto di vista, è la parte finale quando si farà la Panoramica da Gabicce Monte a Pesaro, quindi già una prima tappa movimentata».
Jonas Vingegaard vinse la Coppi e Bartali 2021Seconda tappa, iconica della Coppi e BartaliJonas Vingegaard vince la Coppi e Bartali 2021Seconda tappa, iconica della Coppi e Bartali
Da Riccione a Sogliano
Nella seconda tappa si riparte dalla Romagna, con una tappa iconica della Coppi e Bartali. Da Riccione a Sogliano al Rubicone sono in programma 140 chilometri con 2.900 metri di dislivello che si sviluppano su e giù per le colline ripide e per nulla banali dell’Appennino riminese. Una frazione che tre anni fa consacrò un giovane Jonas Vingegaard al successo.
«E’ una tappa – afferma Amici – che stiamo verificando perché è franata una strada e forse saremo costretti a cambiare leggermente il percorso, se non riescono a ripristinarla in tempo. Questa però rispecchia quella che vinse Vingegaard nel 2021, pertanto con la salita che porta a Sogliano sul Rubicone, diventa una giornata secondo me abbastanza severa. Anzi, sono sicuro che lo sarà».
Riccione il teatro della terza tappaRiccione il teatro della terza tappa
Da Riccione a Riccione
Da Riccione a Riccione, si rimane nei dintorni della tappa precedente, ma con un copione diverso e un finale tutto da scrivere. Una partenza e un arrivo di rito per questa frazione: non a caso la città marittima ospita la Settimana Internazionale Coppi e Bartali per il quinto anno consecutivo. 134 chilometri con 2.630 metri di dislivello vedono nel Passo San Marco e nella salita di San Marino le due insidie regine dalla terza frazione.
«Riccione-Riccione – dice Amici – con il Passo San Marco esattamente come l’anno scorso, forse è la più difficile per il chilometraggio e anche per le salite che ci sono, come quella fino a San Leo e lo sconfinamento a San Marino. Sarà il giorno per chi vuole farsi valere quando la strada sale e una bella scossa per la classifica».
Cinque volte il Monticino su e giù da BrisighellaCinque volte il Monticino su e giù da Brisighella
Da Brisighella a Brisighella
Il giorno degli attaccanti. Non che gli altri non lo siano, ma la tappa Brisighella-Brisighella vede un vortice di giri (cinque complessivi) con un passaggio costante sul GPM del Monticino. Una salita che sarà protagonista anche del passaggio del Tour de France a luglio. 150 chilometri con 2.350 metri di dislivello che vedono partenza e arrivo in uno dei borghi storici più belli d’Italia e legati da sempre al ciclismo.
«Una tappa molto bella con la partenza dal fantastico borgo di Brisighella – spiega Amici – che con la sua Rocca ha un fascino davvero importante. E’ una frazione adatta forse ai colpi di mano quindi ad attacchi. Chi vuole giocare il jolly ha il terreno giusto. Non è che sia durissima però è comunque insidiosa. La tappa è stata fatta in collaborazione con Davide Cassani. Abbiamo ragionato di non renderla così severa in funzione del giorno dopo».
L’anno scorso a spuntarla a Forlì fu Healy su PozzovivoUltima tappa con arrivo al velodromo di ForlìL’anno scorso a spuntarla a Forlì fu Healy su PozzovivoUltima tappa con arrivo al velodromo di Forlì
Da Forlì a Forlì
L’epilogo della Settimana Internazionale Coppi e Bartali avrà, come detto, nel teatro del velodromo Glauco Servadei di Forlì. Un arrivo d’altri tempi, con i corridori che, dopo aver scalato la Rocca delle Caminate e fatto cinque volte i “muri” di Polenta e Bertinoro, arriveranno nelle curve ripidissime della pista in cemento per consacrare il vincitore di tappa e quello della classifica generale. Da Forlì a Forlì in 157 chilometri con 2.750 metri di dislivello.
«La corsa arriva a Forlì – conclude Amici – si farà cinque volte la salita di Bertinoro e Polenta. A differenza dell’anno scorso che terminammo la corsa con la cronometro vinta da Cavagna, che fu molto bella, quest’anno niente corsa contro il tempo. Sarà una frazione che non lascia respiro e si concluderà nel bellissimo velodromo Glauco Servadei che l’anno scorso ha ospitato l’arrivo della terza tappa. Abbiamo sei squadre WorldTour con corridori importanti, speriamo che si diano battaglia. Avremo sicuramente un nuovo vincitore che si aggiungerà all’albo d’oro di prestigio che la Coppi e Bartali vanta».
La frattura dello scafoide è una delle più ricorrenti in caso di caduta. Si tratta di un piccolo osso del polso. Per riprendere prima, di solito si opera
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SANREMO – Vederli a bordo strada divorare la Cipressa in quel modo è stato un cazzotto nello stomaco. Okay, noi stessi scriviamo sempre che i corridori vanno sempre più forte, che sprigionano “chili” di watt, ma quando poi tocchiamo con mano, quando li vediamo dal vivo a pochi centimetri di distanza, cambia tutto.
Questa emozione è stata possibile grazie ad Orbea e al team Lotto-Dstny. Siamo saliti in una delle loro auto, una di quelle che segue la corsa parallelamente. Un’auto che ci ha portato dentro la Sanremo nel vero senso della parola.
S’inizia con la firma delle squadre. La Lotto-Dstny è pronta. Tutti corrono con le Orbea OrcaAlle 11,30 si ammazza l’attesa con una birra nelle pianure pavesiDopo un’ora ecco sfilare il gruppo compatto, apparentemente lento. Invece filava a 45 all’oraS’inizia con la firma delle squadre. La Lotto-Dstny è pronta. Tutti corrono con le Orbea OrcaAlle 11,30 si ammazza l’attesa con una birra nelle pianure pavesiDopo un’ora ecco sfilare il gruppo compatto, apparentemente lento. Invece filava a 45 all’ora
Setup e birra
Ecco dunque la cronaca di una giornata particolare… che non è il programma di Aldo Cazzullo su La7! Ritrovo a Pavia. Arriva il bus della squadra belga e, come da prassi, i meccanici mettono le bici sui cavalletti.
Scrutiamo incuriositi i setup. Per tutti il telaio “aero” di Orbea, l’Orca: qualcuno ha scelto ruote altissime, le Zipp 858, qualcuno quelle medie, le 454, che una volta sarebbero state loro stesse quelle alte.
Jacopo Guarnieri è felice perché non piove, ma fa anche una previsione pensando al suo leader di giornata, Maxim Van Gils. «Sono contento che ci sia il sole, però è anche vero che se questa gara ha una possibilità di non finire in volata o di vedere un arrivo solitario è proprio con la pioggia».
Si parte. Vedere sfilare il gruppo nelle pianure dell’Oltrepò è un’immagine più iconica che vibrante. Ormai il gruppo pedala a 45-46 all’ora con una scioltezza disarmante. Sembrava che i corridori stessero passeggiando.
Nell’attesa, Eric De Clercq, il nostro accompagnatore di giornata, apre una delle borse frigo ed estrae delle lattine di birra. Naturalmente Stella Artois. Insomma, benvenuti in Belgio! E sono solo le 11,30 del mattino.
Come cavallette risaliamo sulla mastodontica Bmw X7. E’ incredibile come dalla calma assoluta, si passi alla modalità “Flash Gordon”.
Eric De Clercq è stata la nostra guida. Anche se “fuori gara” dava comunque supporto logistico distribuendo borracce d’acquaIl monumento dedicato a Costante Girardengo, il primo Campionissimo della storia del ciclismo. Per lui ben 6 Sanremo in bachecaIl gruppo imbocca la mitica galleria del TurchinoEric De Clreq è stata la nostra guida. Anche se “fuori gara” dava comunque supporto logistico distribuendo borracce d’acquaIl monumento dedicato a Costante Girardengo, il primo Campionissimo della storia del ciclismo. Per lui ben 6 Sanremo in bachecaIl gruppo imbocca la mitica galleria del Turchino
Sul Turchino
La prossima sosta è un vero totem della Milano-Sanremo: il Passo del Turchino. Lasciamo l’autostrada ad Ovada. La risalita verso il valico è una processione continua di ciclisti. Il popolo dei pedalatori si riunisce.
La salita è estremamente dolce e irregolare. Spesso scende anche un po’. Poi concede piccole strappate al 5-6 per cento al massimo.
Una lunga curva verso destra porta alla famosa galleria del Turchino. Asfalto perfetto per questi 283 metri che separano il Piemonte dalla Liguria. La luce in fondo al tunnel è quella calda del tepore della Riviera.
All’imbocco della galleria, Eric estrae dalle solite borse frigo dei sacchetti. C’è della pasta con pollo. Sembra di stare in una curva da stadio. Tanta gente e tante bici appoggiate ai guardrail. Tutti col cellulare in mano. Noi anche ce lo abbiamo, ma dobbiamo documentare. E’ il nostro lavoro. Nell’attesa pensiamo che forse sarebbe meglio godersi il momento dal vivo e non tramite lo schermo.
Mentre ci perdiamo in queste congetture, all’improvviso dalla curva sbuca la fuga. I primi impostano una piccola accelerata. Passare in testa al Turchino fa piacere evidentemente, anche se non c’è un Gpm. Sanno di non avere possibilità di vittoria. Il gruppo non gli ha mai lasciato più di 2’40”. Si prendono un po’ di gloria.
Poi ecco il gruppo. Le urla sono quasi tutte per Pogacar. La Lidl-Trek risale abbastanza compatta nelle retrovie sul lato sinistro della strada. Probabilmente Pedersen o Milan avevano fatto una sosta fisiologica o avevano avuto un problema meccanico.
Intanto noi tenevamo tutto sotto controllo con i monitor di questa ammiraglia-fuoriseriePercorrere l’Aurelia ci ha fatto rendere conto di quanto pubblico ci fosse lungo la strada (e anche delle tante rotatorie)Maxim Van Gils era il più atteso della Lotto-Dstny. Alla fine era nel drappello di testa. Ha chiuso 7°Intanto noi tenevamo tutto sotto controllo con i monitor di questa ammiraglia-fuoriseriePercorrere l’Aurelia ci ha fatto rendere conto di quanto pubblico ci fosse lungo la strada (e anche delle tante rotatorie)Maxim Van Gils era il più atteso della Lotto-Dstny. Alla fine era nel drappello di testa. Ha chiuso 7°
Jet sulla Cipressa
Stessa scena di prima. Saltiamo nella Bmw come cavallette. Per qualche chilometro procediamo in direzione opposta. Riprendiamo l’autostrada e rientriamo sull’Aurelia una cinquantina di chilometri prima della Cipressa. E’ un colpo da maestri. Ci godiamo il pubblico a bordo strada. La loro attesa diventa la nostra attesa. E poi gli scorci delle scogliere a picco, il blu del mare, il sole e i tre Capi.
Il Capo Berta è tosto davvero. Le pendenze toccano per un secondo anche il 10 per cento. Capiamo dunque il detto: “Sui Capi il corridore capisce se sta bene”.
L’attacco della Cipressa è mistico. La prima parte tira al 4-6 per cento. E’ una curva continua. L’asfalto è perfetto. Si va nell’entroterra. Poi un tornante riporta sul lato del mare. Lì la pendenza diminuisce. Alcuni bambini ci chiedono delle borracce. Come non dargliele! Tifano Van der Poel e Pogacar. Però lo striscione sul tornante è tutto per Matteo Sobrero.
Ecco la fuga. Pochi secondi dopo piomba il gruppo. Davanti Del Toro, Wellens e Pogacar. Fanno paura. Volano. La corona grande è d’obbligo. Qualcuno deve persino accarezzare il freno in uscita di curva per non prendere il parapetto. Così facendo deve rilanciare ancora più forte. Distinguere i corridori dalla decima posizione in poi è complicato. Sono seminascosti e davvero volano!
Davanti sono una trentina. Il resto del gruppo è letteralmente esploso. Stavolta con la Bmw ci mettiamo in corsa. Seguiamo le seconde e terze ammiraglie.
Che trepidazione! L’attesa sulla Cipressa…Ed ecco piombare il gruppo, tirato dalla UAE Emirates, ad una velocità che da bordo strada ci è sembrata surrealeLa corsa è finita. I meccanici già lavano le OrbeaChe trepidazione! L’attesa sulla Cipressa…Ed ecco piombare il gruppo, tirato dalla UAE Emirates, ad una velocità che da bordo strada ci è sembrata surrealeLa corsa è finita. I meccanici già lavano le Orbea
Adrenalina Sanremo
La discesa della Cipressa sembra infinita. Il mal di stomaco è in arrivo. Per fortuna arriva prima l’Aurelia. Adesso si punta il Poggio. E’ curioso come il drappello che ci precede, e parliamo dell’ottantesima o forse anche centesima posizione, proceda apparentemente piano. In realtà fila via a 46-48 all’ora. E sul Poggio gli stessi componenti toccano i 28 all’ora. E mentre salgono dal tornante sotto vediamo che osservano il mare.
In cima c’è una folla pazzesca. Riconosciamo colleghi fotografi ad ogni angolo. Arroccati sui muretti o incastrati sotto i guardrail. Intanto la corsa è in Via Roma. Da uno dei tablet dell’ammiraglia Lotto-Dstny osserviamo la volata. Per la squadra belga c’è Van Gils, ma Eric dice che non è velocissimo. Gli chiediamo allora perché non abbiano portato Arnaud De Lie.«Perché non è al cento per cento. E per queste corse devi essere al top», replica lui.
Si entra a Sanremo. Il drappello che seguivamo in discesa ci ha seminato. A 600 metri dall’arrivo c’è la deviazione delle ammiraglie. La imbocchiamo e arriviamo al parcheggio dei bus.
La giostra sembra rallentare all’improvviso. A passo d’uomo ci apriamo un varco tra la folla e finalmente raggiungiamo i mezzi della Lotto-Dstny.
Le Orbea sono già sotto le lance dei meccanici. Anche i corridori sono sotto l’acqua. E’ quella della doccia del bus.
E’ stato un viaggio folle, intenso. Un viaggio nel cuore della Sanremo. Un viaggio che ci ha fatto vivere quello che sapevamo, vale a dire “la corsa nella corsa”, ma che non immaginavamo quanto fosse folle. E’ stata adrenalina pura.
Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen
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