TRENTO (Tn) – Il Tour of the Alps ha rappresentato la corsa d’esordio per la nazionale di Roberto Amadio, il nuovo cittì ha avuto modo di riprendere dimestichezza con l’ammiraglia e vivere il gruppo da dentro. Osservare e prendere appunti, con l’obiettivo di costruire una nazionale forte per affrontare al meglio gli impegni futuri che ci porteranno prima in Canada e poi in Slovenia.
Ma la presenza dell’Italia alla corsa dell’Euregio era anche un primo passo verso il progetto di cui Marino Amadori ci parla da qualche mese. Aprire le porte della nazionale agli atleti under 23, in modo da permettere loro di fare un’attività di rilievo per preparare i vari obiettivi stagionali. Il primo di questi sarà il Giro Next Gen, del quale non si conosce ancora nulla.



Qualcosa di nuovo
Dei sette atleti portati in corsa tra i professionisti sei di loro erano per l’appunto under 23, tutti ragazzi delle formazioni continental che hanno avuto modo di confrontarsi con i professionisti in una delle corse a tappe più impegnative del calendario.
«Sapevamo di trovare un livello molto alto – ci ha detto Marino Amadori nell’ultima tappa – ma l’intento con il quale siamo venuti qui era chiaro: permettere a questi atleti di fare esperienza su certi percorsi. Durante la stagione under 23, in particolare in Italia, è difficile trovare gare con salite di questo genere. C’è il Giro della Valle d’Aosta o il Giro Next Gen, ma altrimenti non si trovano da nessuna parte».








Fatica e test
Per arrivare pronti agli appuntamenti appena citati dal cittì della nazionale under 23 serve però mettere chilometri nelle gambe e fare un certo tipo di attività. E se è vero che i devo team hanno modo di far correre i loro atleti in queste corse grazie alla regola che permette loro di portarli tra i professionisti, è altrettanto importante dare agli atleti delle formazioni continental la stessa occasione.
«Permettere a questi atleti – continua Amadori – di mettersi alla prova su salite da 15 o 20 chilometri penso sia utile per la loro crescita futura e la programmazione dei prossimi impegni. Sapevamo che avremmo trovato squadre WorldTour con atleti che stanno preparando il Giro d’Italia, diciamo che i nostri giovani hanno fatto un po’ di dietro motore (ride, ndr). Alcuni di loro hanno fatto registrare i migliori valori sui venti, trenta e quaranta minuti».


Costruire
Nell’unica tappa che si è poi dimostrata aperta a diversi scenari, la prima a Innsbruck, i ragazzi della nazionale si sono fatti trovare pronti. L’obiettivo poi era quello di continuare e di portare a termine la settimana di gara, macinando quei chilometri utili per costruire e migliorare ancora in chiave futura.
«Questi sforzi – spiega il cittì – torneranno utili per le prossime gare e in prospettiva Giro Next Gen. Qualcuno di loro correrà ancora, altri invece ora riposeranno per metabolizzare il lavoro fatto e poi andranno in altura. Per Giro Next Gen e Tour de l’Avenir vedremo come programmare il lavoro della nazionale».
«Ma sento di poter dire – dice ancora – di aver avuto ottime risposte anche in chiave mondiale ed europeo. Per me era importante vedere come questi ragazzi si sarebbero comportati in un contesto di alto livello, e ne sono soddisfatto. Su certi percorsi misti, come nella prima tappa, eravamo presenti e ho avuto ottimi riscontri».


Replicare
Il Tour of the Alps si è poi chiuso con la vittoria di Giulio Pellizzari, che nel corso degli anni da under 23 ha avuto modo di crescere e imparare grazie al lavoro fatto con la nazionale e il cittì Amadori. Un segno che con programmazione, lavoro e i giusti passi, si può arrivare ovunque.
«Ai ragazzi in questi giorni – conclude – ho detto che tanti dei corridori con i quali si sono confrontati in queste tappe sono passati dalla nazionale, facendo ottimi risultati anche in maglia azzurra. Ora sono nel WorldTour, e mi auguro che anche quelli che hanno corso con me qui al Tour of the Alps possano un giorno arrivare nel professionismo e giocarsi le loro chance».