Laboral Kutxa, a casa del team basco sempre più tricolore

07.11.2024
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Gli arrivi di Alice Maria Arzuffi e Arianna Fidanza alla Laboral Kutxa hanno fatto scalpore. Il contingente italiano nel team basco sale a 5 atlete (si aggiungono a Debora Silvestri, Laura Tomasi e Cristina Tonetti riconfermate nel team) e fa della squadra una delle formazioni estere a più alta conformazione tricolore. Anche perché le due atlete in questione aggiungono ambizioni alla formazione iberica, che nel medio-lungo periodo vuole fare il grande salto nel WorldTour.

Ion Lazkano, 35 anni, al timone del team femminile basco dal 2021
Ion Lazkano, 35 anni, al timone del team femminile basco dal 2021

Le due azzurre non sono gli unici acquisti della Laboral Kutxa, che ha pescato con profitto anche nei Paesi dell’Ex Unione Sovietica, ma il gruppo tricolore è il più numeroso, quasi quanto quello delle padrone di casa e questo solleva curiosità. Che il direttore sportivo, il giovane Ion Lazkano, in carica dal 2021, è pronto a soddisfare.

Come giudichi la stagione vissuta dalla squadra?

E’ stata sicuramente una buona annata, con 6 vittorie (tra cui l’ultima della Silvestri alla Pionera Race, ndr) e con due titoli nazionali vinti con la Ostolaza in Spagna e la Yonamine in Giappone. Lottare per le wilcard era uno degli obiettivi della squadra ed è stato positivo alla fine perché abbiamo lottato duramente fino all’ultimo e anche se non ci siamo riusciti, siamo andati vicini ai 3.000 punti e questo è un grande risultato. Io sono molto soddisfatto del lavoro svolto e soprattutto dei passi avanti che la squadra sta facendo.

L’ultima vittoria del team nell’anno, grazie a Debora Silvestri alla Pionera Race davanti alla compagna Soto
L’ultima vittoria del team nell’anno, grazie a Debora Silvestri alla Pionera Race davanti alla compagna Soto
Il prossimo anno ci saranno 8 straniere su 14 atlete: la squadra ha ancora un’anima legata ai Paesi Baschi?

Io direi di sì. Il progetto è che per quanto possibile abbiamo il numero massimo di corridori baschi, il prossimo anno saranno 5 le atlete che vengono dai Paesi Baschi in aggiunta a un’altra spagnola. Per noi è importante avere questo segno distintivo. Noi siamo un po’ il riferimento di tutta la nostra terra, dobbiamo prendercene cura, ovviamente. E lavorare per questo senza alcun dubbio.

Ci sono ben 5 italiane: come mai avete tanta fiducia nelle cicliste del nostro Paese?

Nei nostri anni di esperienza, lavorando con cicliste italiane ci siamo sempre trovati molto bene. Diciamo che la mentalità o la cultura ciclistica che possiamo avere in Spagna come in Italia sono molto simili, d’altronde fa parte un po’ della nostra storia il legame stretto fra i nostri due Paesi. Alla fine è una miscela che abbiamo visto funzionare bene e siamo andati avanti su quella strada con gli ingaggi di Arzuffi e Fidanza perché crediamo che daranno un contributo decisivo alla crescita di tutta la squadra.

Usoa Ostolaza, per lei 3 successi in stagione e buone prove al Giro e al Tour
Usoa Ostolaza, per lei 3 successi in stagione e buone prove al Giro e al Tour
Alla Arzuffi chiederete un ruolo più da leader?

Sì, vediamo che Alice viene da una bella stagione, quest’anno si è visto un suo deciso salto di qualità, sia nelle gare WorldTour che in altri appuntamenti. Credo che anche nel nostro team potrà avere quello spazio per continuare a sviluppare quelle capacità. Cercheremo ovviamente di coprire tutte le esigenze e di darle quella fiducia affinché possa continuare a fare passi avanti nella sua carriera sportiva.

Perché avete scelto Arianna Fidanza?

Noi dobbiamo anche guardare al discorso legato ai punti Uci, al ranking. Arianna è molto quotata ma al tempo stesso può darci un contributo importante per raggiungere bottini significativi di punti. Sarà importante nel suo caso scegliere un buon calendario, che possa garantire un buon carico di punti grazie alle sue doti di velocista, quindi guarderemo al livello delle competizioni ma anche ai percorsi più adatti alle sue caratteristiche. Lei può essere un’arma in più nel cammino verso la licenza World Tour che speriamo di ottenere nel 2026.

Ci sono altre cicliste italiane che seguite, magari anche fra le più giovani?

Sì, noi guardiamo sempre con molto interesse al mercato italiano, visioniamo un sacco di gare. Non abbiamo una squadra di riferimento, né pensiamo di stabilire un legame particolare, andiamo random e se capita una buona occasione, un posto disponibile per un nuovo talento saremo pronti a valutare la cosa.

Tra il vostro e un team WorldTour ci sono tante differenze?

Molte. D’altro canto vediamo che ci sono differenze anche tra le stesse squadre del massimo circuito, legate alla forza economica di ogni team. Se parliamo del paragone fra noi e loro è chiaro che la prima discriminante è il calendario. Noi dobbiamo guadagnarci l’opportunità di essere nelle grandi gare che per loro è garantita. Poi c’è il discorso relativo agli stipendi, nel WT ci sono dei minimi. Oggi non possiamo raggiungere quei livelli di budget e questo influisce molto. Noi dobbiamo ragionare su quel che possiamo fare, sul massimizzare i risultati in relazione ai nostri sforzi e le nostre possibilità.

Laura Tomasi, riconfermata nel team iberico dopo una buona seconda parte di stagione
Laura Tomasi, riconfermata nel team iberico dopo una buona seconda parte di stagione
Che ambizioni avete per la prossima stagione?

Soprattutto fare ancora meglio di quanto ottenuto nel 2024, ma non parlo solo di risultati, quanto anche di dinamiche di gruppo, di crescita nella gestione. La stagione appena chiusa è stata anche difficile perché non avevamo preventivamente le garanzie per andare avanti secondo i nostri progetti. Ora possiamo pianificare meglio in modo che alla fine la prestazione sia ottimale.

One-to-One di Fizik, la sella su misura esiste davvero

07.11.2024
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CESENATICO – Abbiamo avuto modo di fare l’esperienza One-to-One di Fizik presso il negozio Sport Bike. One-to-One è un programma rivoluzionario di Fizik per la creazione di selle su misura che, attraverso la collaborazione con gebioMized e Carbon 3D, permette di creare pezzi unici, che si adattano alle esigenze specifiche di ogni singolo ciclista. One-to-One è presente in soli 25 punti vendita in tutti il mondo, di cui 3 in Italia. Fra questi c’è Sport Bike a Cesenatico.

Il kit Fizik

La rilevazione dei dati biomeccanici della sella è possibile grazie a un kit presente nei punti vendita. Esso è composto da diversi oggetti. Un espositore dei vari modelli di selle Fizik, su cui si eseguono la rilevazione e la mappatura delle zone di pressione nella fase finale del test. Il tappetino gebioMized caratterizzato da 64 sensori di pressione, che comunicano i dati da remoto attraverso l’app One-to-One. I rulli KICKR ROLLR SMART di Wahoo.

La loro scelta non è casuale. Essi permettono la rilevazione della pressione delle ossa ischiatiche non solo durante la pedalata, ma anche in una condizione il più simile possibile alla realtà. Infatti, quando si pedala indoor sui rulli fissi, manca l’attivazione degli addominali, cambiando conseguentemente le zone di pressione e l’appoggio sulla sella. D’altro canto i rulli liberi sarebbero più realistici, però solo in pochi sono in grado di usarli e non si “irrigidiscono” per paura di cadere. I rulli KICKR ROLLR SMART risultano perciò un giusto compromesso. Permettono alla bici di “ondeggiare” mentre si pedala. Allo stesso tempo però garantiscono un supporto costante, che fa evitare un eccessivo irrigidimento dei muscoli nei meno esperti.

Pronta in 14 giorni

La rilevazione dei dati da mandare alla stampante 3D avviene in due fasi. La prima è volta all’individuazione del modello di sella Fizik e alla larghezza più consona al cliente. La seconda, è dedicata alla rilevazione delle zone di pressione e alla trama personalizzata dell’imbottitura da far stampare sulla sella stessa. Inizialmente infatti si monta il tappetino gebioMized sulla sella che si utilizza abitualmente e successivamente, sul modello Fizik indicato più consono dall’app One-to-One.

Entrambe le rilevazioni vengono fatte pedalando con le mani sul manubrio in presa bassa, presa alta e in posizione sulla “barra orizzontale”. L’obiettivo è di avere una mappatura di pressione il più completa possibile di tutte le dinamiche e posizioni che si assumono pedalando. Il test richiede circa mezz’ora e la consegna della sella è prevista entro i 14 giorni. E’ possibile ritirare il pezzo in negozio o farselo spedire direttamente alla propria abitazione. Ed è un piacere ricevere la scatola, dove oltre alla splendida sella, solo ed esclusivamente per te, c’è anche la mappa delle zone di pressione delle proprie ossa ischiatiche, da cui poi è partita la progettazione del prodotto.

Trovata la posizione, si inizia a far girare le gambe ad andature variabili
Trovata la posizione, si inizia a far girare le gambe ad andature variabili

Rilevazione puntualissima

Siamo stati accolti da Davide Morelli titolare del negozio Sport Bike di Cesenatico, che ha condotto personalmente il test biomeccanico. Inoltre da Marco Toselli, Alex Locatelli e Andrea Molteni: rispettivamente responsabile marketing, product manager e sales area manager di Fizik, che ci hanno presentato il prodotto, introducendoci a questa nuova esperienza. La sella ci è stata recapitata dopo solo 8 giorni!

Per quanto riguarda l’esperienza del test e delle misurazioni, hanno stupito l’accuratezza e la precisione con cui si mappa la pressione delle ossa ischiatiche. Con i normali metodi biomeccanici non è infatti possibile apprezzare uno scompenso che si verifica pedalando, in quanto le misurazioni avvengono da fermi su un tappetino in gel. La mappatura effettuata con i sensori gebioMized invece ha rilevato subito la presenza di un infortunio pregresso su un osso iliaco. Quindi la sella che si è realizzata, è stata progettata per eliminare questa specifica disomogeneità, permettendo di riequilibrare tutto il corpo.

Meno affaticamento

Sono necessarie poche uscite per abituarcisi, in quanto la sella che si va a creare è un pezzo unico e specifico per il ciclista che la commissiona e le geometrie del telaio con cui pedala. Tra i principali benefici abbiamo riscontrato subito una riduzione dell’affaticamento muscolare soprattutto nelle lunghe uscite, oltre ovviamente ad un notevole incremento del comfort anche nei giri più tranquilli.

Inoltre la trama stampata in 3D sulla sella ne aumenta “l’arieggiamento”, un fattore particolarmente importante per le sedute indoor ed il benessere generale nei mesi estivi. Il risultato è che una volta provata è impossibile tornare indietro. Al lusso ci si abitua subito… I prezzi della sella su misura vanno da 459 euro con rail in lega a 499 con rail in carbonio.

Froome e l’ultimo Tour: utopia o premio alla carriera?

07.11.2024
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Chris Froome non si è mai arreso. L’animo è rimasto indomito, ma il suo corpo ha smesso di essere l’arma letale che dal 2013 al 2018 gli permise di vincere quattro Tour, una Vuelta e un Giro d’Italia. A dirla tutta ci sarebbe anche la seconda Vuelta (la prima in ordine cronologico) ottenuta dopo la squalifica di Cobo che la vinse su strada nel 2011 e ne fu privato nel 2019 dall’antidoping. Come da lunga tradizione, per il nome che porta e per la sua grande popolarità, dopo la presentazione del Tour il britannico è volato in Giappone per il Criterium di Saitama e parlando con l’inviato di Marca, ha fatto il punto della situazione.

Froome ha chiuso il 2024 al Tour of Guangxi, a capo di un anno con appena 35 corse e zero punti UCI
Froome ha chiuso il 2024 al Tour of Guangxi, a capo di un anno con appena 35 corse e zero punti UCI

Nulla come prima

Nel leggere le sue parole, saltano in mente quelle pronunciate due giorni fa da Moreno Moser sul cambio di generazione. «Lo stesso Froome – ha detto Moreno – con i valori che aveva quando vinse il Tour, oggi sarebbe ventesimo». Se a questo si aggiunge che nella caduta del 2019 Froome perse l’integrità fisica, si capisce perché per lui sia drammaticamente difficile risalire la china. E rendersi conto, anche nel momento in cui tutto ha ripreso a funzionare discretamente, che il suo livello migliore non sia più schiacciante come prima non lo aiuta di certo.

«Eppure – ha detto – mi piace fare la vita del professionista. Allenarmi, lavorare sulla bici e lottare per gli obiettivi. E’ qualcosa che mi motiva e mi tiene sveglio. Devo essere onesto e ammettere che non posso più affrontare le stesse sfide che avevo prima dell’incidente del 2019, ma mi diverto comunque molto. Continuo a sognare di tornare al Tour. Non so ancora quale sarà il mio programma per il prossimo anno, lo vedremo nel primo ritiro. Però la mia sfida è provare a correre di nuovo in un Grande Giro. Non lo vedo come una follia».

Per un solo giorno dal rientro si è rivisto un lampo di Froome: terzo sull’Alpe d’Huez al Tour 2022
Per un solo giorno dal rientro si è rivisto un lampo di Froome: terzo sull’Alpe d’Huez al Tour 2022

Mai così forte

Froome compirà 40 anni il prossimo 20 maggio e il 2025 sarà l’ultima stagione di contratto con la Israel che lo prese dopo il 2020 del faticoso rientro, reso ancora più duro dalle folli andature nell’anno del Covid. La squadra è cresciuta. Lo hanno portato al Tour nel 2021, ma senza alcun lampo da parte sua. C’è tornato nel 2022 ed è arrivato terzo sull’Alpe d’Huez, poi si è fermato. E ancora nel 2022 è andato alla Vuelta, concludendola nelle retrovie, in cambio di immense fatiche. E’ immaginabile che in questa fase di caccia ai punti, la Israel-Premier Tech decida di schierarlo nella corsa delle corse con la (quasi) certezza che la attraverserà senza lasciare traccia?

«Mi resta un anno – ha detto – e poi vedremo cosa farò in futuro. E’ troppo presto per parlare di questi argomenti. Una caduta ha cambiato la mia carriera, ma non tutte le cadute sono uguali. La mia fu in allenamento, altri sono caduti in gara. Penso però che qualcosa stia cambiando. Non credo che la colpa sia solo dei ciclisti o degli organizzatori. Ci sono diversi fattori. Adesso c’è molto stress nel gruppo e le corse vanno più veloci che mai. Ognuno cerca il proprio posto e questo causa altri problemi. Bisogna fare qualcosa. Il giorno in cui caddi, avevo appena finito di pensare che non mi fossi mai sentito così forte. Pensavo che il Tour 2019 sarebbe stato mio».

In azione a Saitama: alle spalle di Froome, O’Connor, Campenaerts e Philipsen
In azione a Saitama: alle spalle di Froome, O’Connor e Campenaerts

Tutto più veloce

Di tutto quel mondo non c’è più molto, se non la consapevolezza che i loro studi al Team Sky abbiano aperto la porta a questo nuovo ciclismo che ha preso la loro lezione e l’ha portata fino alle stelle. La Jumbo-Visma dei primi prodigi e la UAE Emirates hanno attinto all’esperienza di allora e hanno approfondito internamente la nutrizione, la preparazione, la meccanica, l’aerodinamica, il recupero. Il Team Sky schiacciò tutti perché prima di tutti scovò vantaggi da ogni aspetto possibile.

«Ci sono Pogacar e Vingegaard – ha detto – che negli ultimi anni sono stati capaci di dominare al Tour e anche in altre corse. Anche Evenepoel è ad alto livello. Se vincono così tanto, al di là di avere alle spalle delle squadre eccezionali, evidentemente per loro il ciclismo è uno sport divertente. Ma le cose cambiano molto in fretta e chi vince oggi domani potrebbe non farlo più. Il ciclismo è cambiato molto, va molto più veloce di 5-10 anni fa. E’ molto più esplosivo ed evoluto in termini di materiali, alimentazione, allenamento… E’ uno sport bellissimo e divertente. Per questo quando avrò smesso, continuerò a godermelo con un occhio alla vita quotidiana. L’incidente mi ha fatto cambiare prospettiva, si può godere lo sport anche dopo un grande dolore. E io voglio continuare ad amare il ciclismo».

Il Premio Cesarini si rinnova: sfida indoor e chi vince va da Pogacar

07.11.2024
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Da sempre promotrice del ciclismo giovanile, la famiglia Cesarini si prepara a rinnovare il prestigioso Premio Francesco Cesarini, dedicato alla memoria di un atleta simbolo e alla passione per le due ruote. Questo premio, tradizionalmente conferito al miglior ciclista juniores dell’Umbria, quest’anno si evolve in una competizione di indoor-cycling. Francesca Cesarini, figlia dell’ex corridore degli anni ’80 nonché gregario di Saronni, ha ideato questa competizione aprendola a giovani atleti di tutta Italia.

L’obiettivo è selezionare i migliori talenti con un criterio meritocratico e misurabile, grazie a una gara live di ciclismo virtuale, prevista per l’8 dicembre a Spoleto. Un’esperienza unica, supportata anche dal team UAE Emirates che, udite udite, offrirà al vincitore la possibilità di partecipare a uno dei suoi stage invernali. Pensate che esperienza per il ragazzo vincitore: pedalare con Pogacar!

Paolo Alberati, ex ciclista e oggi preparatore e procuratore, segue sia la parte tecnica di questo progetto che quella organizzativa, al fianco di Francesca Cesarini.

I ragazzi pedaleranno sui rulli Elite (foto Elite)
I ragazzi pedaleranno sui rulli Elite (foto Elite)
Paolo, un progetto innovativo

È un po’ come tornare ai tempi del Covid, ma applicato ai giovani. Un’occasione del genere non si presenta tutti i giorni: è un’opportunità concreta che motiva questi giovani talenti e li incoraggia a dare il meglio. Il tutto in una location suggestiva. La gara, infatti, si svolgerà in una chiesa sconsacrata di Spoleto, allestita per ospitare un evento che coniuga il fascino del passato con la modernità della tecnologia attuale.

Come funziona questo Premio Francesco Cesarini?

I ragazzi correranno su rulli certificati Elite collegati alla piattaforma MyWoosh, partner ufficiale della manifestazione. L’evento si svolgerà su un circuito virtuale di circa 8-12 chilometri, da completare in un tempo stimato di 15-20 minuti. Le batterie eliminatorie del mattino coinvolgeranno 40 atleti suddivisi in gruppi da 10. I migliori due di ogni batteria accederanno alla finale pomeridiana. La sfida sarà visibile al pubblico su un maxi schermo. In ogni caso a breve uscirà il regolamento definitivo.

Chi può partecipare?

Abbiamo fatto una selezione tra i migliori juniores d’Italia. La partecipazione è riservata a juniores e allievi di secondo anno che si posizionano tra i primi 10 delle rispettive classifiche regionali nelle varie discipline ciclistiche: strada, ciclocross e mtb. I primi 40 atleti che si iscriveranno potranno prendere parte alla gara.

Una schermata della piattaforma MyWhoosh
Una schermata della piattaforma MyWhoosh
Cosa ci si aspetta in termini di dati?

Il periodo dell’anno favorisce probabilmente i ciclocrossisti, che sono in piena stagione, ma la selezione premierà chi sarà in grado di esprimere i migliori watt per chilo. Prima della gara, infatti, ogni atleta verrà pesato e potrà riscaldarsi per circa 20 minuti, per poi cimentarsi nella prova, che alla fine è una prova di pura potenza. Cosa aspettarsi: io dico che chi andrà forte farà circa 6,5 watt/chilo.

Numeri da capogiro…

Sì, sì. Qui, scherzando, più che di un cambiamento generazionale, bisognerebbe parlare di un mutamento genetico! Sono numeri incredibili. Certo, non saranno all’altezza dei pro’ in termini di quella che oggi è chiamata durability, cioè il ripetere certi valori dopo 4-5 ore, ma sono convinto che non ci andrebbero troppo lontani.

Chiaro…

Io credo che sia una cosa moderna. Ci stiamo lavorando. Io stesso da qualche giorno sto testando questa piattaforma. Giusto un paio di sere fa tutto si è collegato bene, ma per l’occasione ogni cosa dovrà funzionare al meglio. Per esempio, ci hanno detto che serve una linea wi-fi molto potente. Francesca ha chiamato Eolo che porterà due ripetitori. Noi, sin dal giorno prima, testeremo ogni rullo e ogni computer che farà da schermo ai ragazzi.

La scelta della data è stata fatta tenendo conto anche del calendario del cross. Così ogni specialità è messa alla pari in quanto a partecipazione (foto Lisa Paletti)
La scelta della data è stata fatta tenendo conto anche del calendario del cross. Così ogni specialità è messa alla pari in quanto a partecipazione (foto Lisa Paletti)
Come funziona in termini pratici?

Abbiamo dei rulli Elite sui quali ogni ragazzo monterà la sua bici. Al mattino ci sarà uno slot di un’ora per le cinque sessioni, durante il quale si dovrà posizionare il tutto, fare riscaldamento, la pesa e quindi la prova. Alla fine, abbiamo visto che un’ora dovrebbe bastare. È una prima edizione, magari ci sarà da mettere a punto qualcosa, ma allo stesso tempo potrebbe offrire nuovi spunti.

Chiaro…

Io, tra le altre cose, sono procuratore di Luca Vergallito. Sappiamo la sua storia. E come lui anche altri corridori, penso a Jay Vine per esempio, proprio della UAE Emirates. È il futuro, anzi il presente, e ci si adegua. Si scoprono nuovi orizzonti. Poi qui i ragazzi potrebbero venire anche da mtb e ciclocross, oltre ad aver fatto le corse su strada, quindi neanche ci potranno dire che non sanno guidare o che vanno forte solo sui rulli.

Certo che l’idea di poter pedalare con Pogacar è allettante…

Non è tanto una promessa di contratto, ma un’opportunità per i ragazzi di conoscere un mondo professionale. Lasciatemi aggiungere che questo evento davvero onora la memoria di Francesco Cesarini, un campione che ha rappresentato l’Umbria con fierezza e che oggi ispira le nuove generazioni e che anche per me da giovane ragazzino umbro che pedalava era un mito. Francesca Cesarini si è attivata moltissimo per realizzarlo.

Castelli Gabba R: sei è il numero perfetto

07.11.2024
4 min
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Castelli Gabba R, questa è la sesta generazione della giacca che ha fatto la storia dei capi tecnici per le condizioni impossibili. Non è un capo tecnico semplice e per tutti. Meglio, è la giacca anti-pioggia per eccellenza da usare in gara e sviluppata appositamente per i professionisti.

Il ciclismo agonistico e professionale che vediamo oggi viene spesso accostato alla F1, per ricerca, tecnologia e soluzioni tecniche. Però la F1 non è disponibile, mentre tutto quello che riguarda il ciclismo è disponibile anche a chi non è professionista di mestiere. E’ così anche per la Castelli Gabba R.

Elisa Longo Borghini prima dello start alla prova di Zurigo
Elisa Longo Borghini prima dello start alla prova di Zurigo

Usata dall’Italia a Zurigo

L’ultima versione della giacca Castelli è stata utilizzata anche ai mondiali di Zurigo, dalla nazionale di ciclismo e soprattutto in ambito femminile, per via della pioggia battente lungo tutta la gara. Sono disponibili due versioni, a manica lunga e con una sorta di manica ¾ (magari da abbinare ai manicotti NanoFlex).

Utilizza una nuova tecnologia legata al tessuto esterno totalmente impermeabile, al tempo stesso traspirante, aderente mai come prima d’ora e anche per questo motivo aerodinamica. Rimanere asciutti e caldi, essere performanti a lungo e senza costrizioni, ma una giacca che offre anche un’immagine da corridore senza mezzi termini.

Come è fatta

Esternamente si presenta con un tessuto dove tutto scivola via grazie alla membrana microporosa che comprende anche il poliuretano. I numeri di Castelli dicono che questo tessuto pesa solo 125 grammi per metro quadrato (un’inezia), dotato di una grandissima elasticità che non influisce in alcun modo sulla “scomposizione della membrana”. Resta omogenea. Quest’ultima rimane tale e quale una volta indossata, fattore che va a vantaggio della protezione ed impermeabilità.

C’è una grande zip con un cursore bello generoso e facile da azionare anche quando le mani sono fredde. Ci sono tre tasche posteriori in tessuto (per non bloccare l’acqua) ed il posteriore è disegnato come una sorta di coda per proteggere i glutei e tutta la zona lombare. Tutte le cuciture sono nastrate ed impermeabili. Castelli Gabba R è disponibile in sette taglie, con un prezzo di listino di 259,95 euro ed ha un valore (dichiarato) alla bilancia di 218 grammi. Il range ottimale di temperatura è compreso tra i 10°C e 18°C in condizioni di pioggia.

Bello pedalare anche con la pioggia

Bello perché il torace, la pancia e l’addome, così come la schiena restano caldi ed asciutti. Bello perché la Gabba R dimostra un’efficienza pazzesca in condizioni meteo al limite e una pioggia che obbliga a togliere gli occhiali. Veste come un guanto e si abbina perfettamente alle forme del corpo, senza modificare la sua ergonomia e qualità. Non è necessario indossare uno scaldacollo, non è necessario indossare una maglia più pesante al di sotto della Gabba R. Sì è vero, la temperatura è al di sopra dei 12°C, ma con la pioggia che non smette di cadere tutto cambia. Eppure il comfort resta buono, resta “solo” da pensare alla gara. La Gabba R non limita i movimenti, non crea l’effetto sacco e sottovuoto. Sembra di indossare una maglietta.

Finalmente una giacca protettiva pensata come una jersey da gara, con le tasche facilmente accessibili e tanto capienti. Nelle tasche, oggi come oggi ci metti un po’ di tutto, tante cose da mangiare quando sei in gara, o devi uscire per forza ad allenarti (anche se il meteo invita a fare tutt’altro), così come uno smartphone (e le dimensioni di quelli attuali sono più simili a tablet). Castelli Gabba R è un capo tecnico e uno strumento di lavoro per l’agonista, disegnato, sviluppato e confezionato da chi il ciclismo lo vive per davvero.

Castelli

Callovi, raccontaci la tua nuova vita nella Polizia di Dubai

06.11.2024
7 min
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L’avevamo lasciata in uscita sia dall’Esercito sia dal ruolo di vice-cittì di Paolo Sangalli nella nazionale femminile e pronta ad immergersi in una nuova avventura. Un anno fa di questi giorni, tra deserto e grattacieli, Rossella Callovi stava assaggiando ciò che sarebbe diventata la sua attuale vita. Ed ora la troviamo consulente dello Sport Excellent Center del Dipartimento degli Affari Sportivi della Dubai Police.

Un lavoro tosto, intenso e soddisfacente come ci racconta al telefono con entusiasmo la 33enne trentina ex campionessa del mondo juniores su strada, che ora si sta godendo un clima molto più sopportabile per il caldo. Da novembre 2023 ad oggi Callovi ha sviluppato un percorso lavorativo particolare che l’ha portata ad allargare il ventaglio degli sport da monitorare. Compreso il “suo” ciclismo, segue un totale di 28 discipline facenti capo al corpo militare della metropoli degli Emirati Arabi Uniti. Rossella in poco tempo è già diventata un punto di riferimento per tutte le squadre sportive della polizia locale, ma non mancano le occasioni per restare in contatto con l’Italia e con il mondo del pedale. Ecco cosa ci ha detto sulle mansioni del suo ruolo.

Callovi a giugno ha portato il Dubai Police Cycling Team in ritiro a Baselga di Pinè. I test sono stati fatti al CeRiSM di Rovereto
Callovi a giugno ha portato il Dubai Police Cycling Team in ritiro a Baselga di Pinè. I test sono stati fatti al CeRiSM di Rovereto
Rossella partiamo da come sei finita a Dubai?

Risale tutto ad agosto 2023. In quel periodo ero stata contattata dall’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti in Italia che avevano in mano il mio profilo e volevano parlare con me. Mi aveva chiamato il Dipartimento Affari Sportivi chiedendomi inizialmente di lavorare per la loro squadra di ciclismo, il Dubai Police Cycling Team. Da quella telefonata abbiamo fatto tre colloqui ravvicinati dove, parlando di altri aspetti, mi hanno proposto di seguire anche gli altri sport.

In quanto tempo hai dovuto decidere?

Avevo ancora un po’ di cose in ballo da sistemare in Italia, così mi hanno proposto un mese di prova proprio a novembre di un anno fa. Mi sarebbe servito per capire di cosa avrei dovuto occuparmi. Nel frattempo, dal report sul ciclismo che mi avevano chiesto di compilare, ne ho fatti altri due in generale sull’accademia militare e sullo stesso dipartimento sportivo. D’altronde qua a Dubai sono ambiziosi e corrono veloci. A me sembrava di essere in una centrifuga di una lavatrice (sorride, ndr). Alla fine di questa prova ho accettato la loro offerta che si è materializzata a gennaio.

E’ uno dei classici treni da prendere al volo?

Diciamo di sì, nel senso che ho l’età e le condizioni giuste per salirci sopra. Sono arrivata a Dubai a marzo, ma nei mesi prima con quelli che sono adesso i miei capi c’è stato subito un buon feeling, anche perché hanno gradito il mio riscontro sincero sul loro dipartimento sportivo. E’ stato un bel confronto. Ad oggi ho un contratto annuale che si rinnova in automatico se una delle due parti non chiede di svincolarsi per validi motivi. E’ la forma contrattuale più alta che c’è qua per gli stranieri e loro la reputano a tempo indeterminato. Devo dirvi che è dura perché sono arrivata in un momento di forte ristrutturazione interna del Dipartimento Sportivo della Polizia, ma sono davvero contenta.

Quali sono stati i tuoi primi compiti?

Come anticipavo prima, ho iniziato subito con l’acceleratore a mille. Appena mi sono insediata, ho dovuto creare una banca dati dei 28 sport della Dubai Police. Ho raccolto tutte le informazioni delle relative squadre, tra atleti, staff, calendari non definiti e altri strumenti per monitorarle. Ho fatto 28 incontri con i rispettivi dirigenti delle squadre per sistemare tutto. E’ stato una sfacchinata incredibile che ho portato a termine in un mese. Con tutte queste informazioni ho fatto la reale fotografia dello stato attuale dello sport a Dubai e di conseguenza anche delle varie federazioni degli Emirati. Poi ho fatto anche altro.

Racconta pure.

In questa ristrutturazione del Dipartimento degli Affari Sportivi della Polizia di Dubai c’era anche un “progetto talenti” che non esisteva. Per questo era stato commissionato a tre multinazionali esterne di studiare una strategia sportiva per una nuova riforma delle squadre della polizia. Parallelamente il direttore dello Sport Excellent Center, il colonnello Abdulbasit Ali, aveva chiesto di fare altrettanto a me, come eventuale “piano B” (in apertura assieme ad Abdullah Khalifa Al Marri, comandante della Dubai Police). Le voleva pronte per giugno. Anche in questo caso abbiamo fatto tutti un grande studio e alla fine il capo ha approvato la mia strategia. Mi hanno fatto un enorme piacere naturalmente.

Callovi adesso è la consulente dello Sport Excellent Center del Dipartimento della Dubai Police. Segue 28 squadre di altrettanti sport
Callovi adesso è la consulente dello Sport Excellent Center del Dipartimento della Dubai Police. Segue 28 squadre di altrettanti sport
Ora di cosa ti occupi?

Adesso seguo la parte più agonistica e competitiva delle 28 squadre sportive della Dubai Police. Si va dal management per avere una struttura organizzativa sostenibile fino agli aspetti legali in cui rivediamo i codici disciplinari e comportamentali di ogni atleta. Curiamo anche il marketing e lo sviluppo accademico e dei giovani. In ogni sport abbiamo applicato una propria regolamentazione. La nostra intenzione è quella di trovare un equilibrio tra sport e lavoro.

Hai avuto difficoltà nello sviluppo di questo progetto?

No, non particolarmente. Molti mi conoscono solo per il mio trascorso ciclistico, ma in Italia avevo fatto tante esperienze diverse. Mi ero laureata a Verona con la tesi sulla doppia carriera di alto livello tra sport e studio, poi avevo fatto un master in management con più competenze in altri sport. Grazie ad una borsa di studio vinta, avevo fatto tre mesi in Inghilterra lavorando per un ente governativo (il Tass, ndr) che si occupava di gestire il sistema di supporto e servizi che ruota attorno agli atleti di alto livello. Devo dire però che aver lavorato accanto a Broccardo, Salvoldi e Sangalli mi ha aiutato tanto. Ognuno di loro mi ha trasmesso molto relativamente alle parti prestative e gestionali di un atleta. Ma anche altre persone sono state preziose per ciò che sto facendo adesso.

Chi sono?

Penso a Maurizio Evangelista (il direttore del Tour of the Alps, ndr) che mi ha insegnato ad organizzare gli eventi. Penso alla professoressa Francesca Vitali, psicologa dello sport e molto attiva nella doppia carriera. E penso anche al professor Federico Schena, vicerettore dell’università di Verona che è anche a capo del CeRiSM (il Centro di Ricerca Sport Montagna e Salute, ndr), con cui collaboravo prima. Lui l’ho rivisto questa estate perché, durante il ritiro a Baselga di Pinè della nostra squadra di ciclismo, ho portato alcuni atleti nel centro di Rovereto a fare dei test incrementali. E’ stato il mio secondo rientro in Italia dopo quello per il congedo dall’Esercito.

Anche se la sede dei team della UAE Emirates sono ad Abu Dhabi, quanto incidono le imprese di Pogacar nel territorio di Dubai?

Il ciclismo è senza dubbio uno degli sport emergenti. Qua vogliono l’eccellenza e le gare della UAE sono molto seguite, così come i corridori sono presi come modelli. Con l’arrivo di Longo Borghini, anche la formazione femminile ha fatto un grandissimo salto in avanti rispetto a prima. Però a Dubai e dintorni vogliono crescere anche con gli eventi ciclistici sia in quantità che in qualità. Basti pensare che nel 2028 ad Abu Dhabi ci saranno i mondiali su strada, mentre nel 2029 quelli in pista. E i lavori della costruzione del nuovo velodromo sono già iniziati.

Quanto manca il solo ciclismo a Rossella Callovi?

Al momento devo dirvi che non ho molto tempo per pensarci troppo con tutto il lavoro che c’è (risponde divertita, ndr). Tuttavia resto aggiornata e sono sempre in contatto con quel mondo, specie per le vacanze di fine stagione. Qualche settimana fa ho conosciuto Lorena Wiebes durante una cena col mio capo ed altre persone. Mentre è venuta qua in vacanza Letizia Paternoster. Sono stato stata felice, le ho fatto da guida uscendo prima dal lavoro. Abbiamo passato un po’ di tempo assieme tra safari, escursioni e giri al mercato. Per il resto qua vogliamo perseguire il nostro obiettivo di promuovere lo sport tra i dipendenti della polizia per portarli agli eventi internazionali.

Serangeli dimentica l’azzurro vincendo al Regioni

06.11.2024
5 min
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Sepolta nell’attenzione dai contemporanei campionati europei, domenica San Colombano Certenoli ha ospitato la quarta tappa del Giro delle Regioni di ciclocross, chiaramente senza molti dei protagonisti delle prove precedenti, ma questo ha permesso ad altri elementi di mettersi in evidenza. Ad esempio Giacomo Serangeli, corridore della DP66, vincitore della gara junior e per certi versi il grande assente della rassegna continentale di Pontevedra.

Il crossista umbro, protagonista anche delle altre prove della stagione, ha scaricato sui pedali la sua delusione: «Quello ligure è un percorso che conoscevo già, anche se è cambiato un po’ è salito il fiume e ha costretto gli organizzatori a ridisegnarlo. Ma è molto tecnico, da spingere. Io ho trovato in Ivan Colombo (Sc Alfredo Binda) un rivale inatteso ma molto coriaceo. A due giri dalla fine ho guadagnato una manciata di secondi, ma non mi sono mai sentito al sicuro».

L’arrivo in terra ligure di Serangeli, condiviso con la sua compagna di team Petris, terza fra le pari età
L’arrivo in terra ligure di Serangeli, condiviso con la sua compagna di team Petris, terza fra le pari età
Quanto valore ha questo successo?

Molto e la cosa bella è stata che ho potuto tagliare il traguardo insieme alla mia compagna di squadra, Carlotta Petris che da parte sua andava a guadagnare la terza piazza fra le junior. E’ stata la ciliegina sulla torta.

Dì la verità: domenica però speravi di non esserci…

Non posso negare che non essere stato convocato per gli europei mi è dispiaciuto perché era l’obiettivo della prima parte di stagione. Mi dispiace soprattutto che non siano stati apprezzati i miei veri valori, che quello che ho fatto in questa prima parte dell’anno non sia stato sufficiente. Con Pontoni ho parlato, ma non metto in discussione le sue scelte perché è lui il responsabile e se ha preso quella strada lo ha fatto consapevolmente. Io non posso far altro che impegnarmi ancora di più per convincerlo a  prendermi in considerazione.

Dopo due podi e un 4° posto, serangeli vincendo sale in testa alla classifica del Regioni
Dopo due podi e un 4° posto, Serangeli vincendo sale in testa alla classifica del Regioni
Ti ha preannunciato un coinvolgimento per la Coppa del Mondo?

No, non ne abbiamo parlato. Io spero comunque di guadagnarmi una chance per correre all’estero, per far vedere quel che so fare. Sarebbe bellissimo poter fare della challenge il mio obiettivo stagionale, per ora so che il cittì pensa di convocare 4-5 corridori, spero di essere fra quelli.

La vittoria di Mattia Agostinacchio che cosa ti ha fatto pensare?

Intanto che se l’è meritata e che è stato bravissimo, poi che conferma che in quel contesto potevo anch’io dire la mia. Mattia ha vinto quasi sempre, ma a Brugherio dov’è arrivato quarto io ero davanti e anche nelle altre gare sono arrivato vicino a lui come a Fabbro che ha chiuso sesto. Io un posto nella Top 10 penso che sarei riuscito a ottenerlo e mi tengo basso.

La vittoria dell’umbro ad agosto al Trofeo dell’Aglianico, perla di un’ottima chiusura stagionale
La vittoria dell’umbro ad agosto al Trofeo dell’Aglianico, perla di un’ottima chiusura stagionale
Tu però vieni anche da una stagione su strada veramente buona, dove si è parlato di te come di un ottimo prospetto per le gare con molta salita…

Ho un fisico leggero e mi piace la salita, ma non mi ritengo uno scalatore puro. A me piacciono anche le volate in gruppi ristretti e la pianura non mi fa paura. Voglio diventare un corridore completo, capace di vincere su più fronti.

Tra l’altro non è stata una stagione semplice, visto che è iniziata con molto ritardo.

Alla prova di Coppa del Mondo di ciclocross a Hoogerheide mi sono rotto lo sterno: addio mondiali e oltre 40 giorni di completo stop. Sono dovuto ripartire da zero, la mia prima corsa è stata il Liberazione a Massa a fine aprile. Piano piano mi sono rimesso in carreggiata e ad agosto ho colto la mia prima vittoria, al Trofeo dell’Aglianico del Vulture in Basilicata.

Tra strada e ciclocross?

Dico la verità, spero di non dover scegliere, almeno non nei prossimi anni. Vorrei affrontare la categoria U23 potendo competere in entrambe le discipline perché credo che siano utili l’una all’altra. Poi so bene che la strada è quella principale, quella che dà le maggiori chance di crescita, anche economica. Io comunque spero di trovare un team che sia accondiscendente a questa richiesta.

Come concili l’attività con la scuola?

Non è facile, anche perché d’inverno abbino un paio di sedute in palestra a lavori tecnici sul ciclocross su un percorso vicino casa e anche quando esco su strada lo faccio con la bici da cross. Mi piace molto simulare gli sprint, è un lavoro tecnico sul quale ultimamente mi sto impegnando molto. Sono al quarto anno di Ragioneria Sportiva, abbinare gli allenamenti con la scuola con le poche ore di luce che ci sono non è semplice, ma questo sport richiede sacrifici e sono ben felice di farli.

Buda un anno dopo. Miglior dilettante italiano, ma non passa pro’

06.11.2024
6 min
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Con Simone Buda un anno dopo. Il corridore romagnolo è stato il miglior dilettante dell’anno. Per il corridore della Solme-Olmo, 30 top 10, 20 top 5 e ben cinque vittorie. Questo lo ha portato ad avere il miglior punteggio in graduatoria. Eppure, per Buda tutto ciò non basta per passare professionista. Come mai?

A quanto pare la “colpa” è di essere del 1999, pertanto, è considerato “vecchio” per questo ciclismo. Un anno fa, lo stesso Simone ci disse che era difficile migliorare e che si trovava di fronte a un bivio. Ha tenuto duro ed è migliorato ancora. Ma, sul filo dei 25 anni, la strada verso il professionismo non è in salita: è verticale per lui. Ora si sente definitivamente maturo e si percepisce, e non poco, anche da come parla.

Simone Buda (classe 1999) quest’anno ha ottenuto 5 vittorie
Simone Buda (classe 1999) quest’anno ha ottenuto 5 vittorie
Allora Simone, partiamo da questa tua stagione: il miglior dilettante italiano…

Direi che come è andata lo dicono i numeri. Sinceramente, ad oggi sono deluso e stanco di parlarne. Quel che ho fatto è sotto gli occhi di tutti. Lo scorso anno, nonostante la mia buona stagione, mi fu chiesto di migliorare ancora. Ho accettato, nonostante lo scetticismo di molti, increduli che a 23 anni si potesse migliorare ancora. Ci sono riuscito.

Cosa non ha funzionato secondo te?

Io i miei problemi li ho avuti. Di fatto ho perso le mie stagioni migliori con il Covid. Il terzo e quarto anno da dilettante, quando s’inizia davvero ad andare forte, in pratica non ho corso. Nei due anni precedenti ero al servizio dei compagni. Mettiamoci anche l’accelerata da parte dei giovani ed ecco che di colpo le cose per quelli come me sono peggiorate.

Per assurdo, ti sarebbe convenuto essere del 1998: in quel caso la Federazione tese una mano ai ragazzi nel periodo del Covid…

Vero, però siamo di nuovo ai “se e ai ma”. A quel punto cosa potevo fare? Ci credevo e sono andato avanti fino a diventare élite. Ho lavorato tanto, sapevo dove potevo arrivare. Quando dico una cosa la mantengo. Lo scorso anno di questo periodo ero lì, lì per smettere. Mi fu detto di provare ancora. Se dovevo farlo però avrei dovuto dare il 101 per cento. Al team manager Forcolin dissi che avrei vinto cinque gare. Mi prese per matto. Ma io sono così: determinato. Se faccio una promessa la mantengo.

Grande affiatamento nella Solme-Olmo di Forcolin, al centro con i suoi ragazzi (Avigh Foto)
Grande affiatamento nella Solme-Olmo di Forcolin, al centro con i suoi ragazzi (Avigh Foto)
Ora come sei messo?

Ambire ai pro’ è difficile, ma io ho fatto tutto quello che potevo e dovevo. Mi è stato chiesto di migliorare e l’ho fatto. Di vincere più gare e l’ho fatto. Mi sono stati chiesti dei test di un certo livello ed ho risposto alle aspettative. Mi è stato chiesto di migliorare nelle corse più dure e ho fatto anche quello. Davvero, non so più cosa potrei fare. Se non trovo una squadra, chiuderò da numero uno. Poi rifletto anche su una cosa.

Quale?

Se il ciclismo italiano è così ben messo da perdere il suo dilettante migliore, allora mi faccio da parte. Certo, correre mi piace, potrei farlo fino a 35 anni, ma non ne varrebbe la pena. Bisogna guardare in faccia la realtà. Con certi risultati devi fare il salto di categoria; se non lo faccio, dico basta. Poi magari potrei essere il peggior professionista del mondo, anche se non credo, ma a quel punto lascerei tutto. Ma una risposta l’avrei avuta. Quel che mi spettava l’avrei ottenuto.

Veniamo ad aspetti più tecnici: hai parlato di migliorare nelle corse più dure. Come sei migliorato?

Per il corridore che sono (un passista molto veloce, ndr) non andavo piano, ma insieme al mio coach Giovanni Pedretti e al supporto della squadra ho aumentato la tenuta nelle corse più mosse e importanti. Ero stato accusato sulla qualità delle mie vittorie. Ebbene, quest’anno, nelle internazionali, ho sempre fatto bene. Ho vinto in Ungheria, ho fatto secondo al Circuito del Porto e alla Popolarissima. La squadra mi ha supportato al 100 per cento. Ha creduto in me, i compagni hanno creduto in me. Nonostante corressi, e corressimo, con il dito puntato, visto che avevo già più di 23 anni.

Solo nelle ultime due stagioni Buda ha vinto 9 corse, ottenendo 36 top 5 (foto AV)
Solo nelle ultime due stagioni Buda ha vinto 9 corse, ottenendo 36 top 5 (foto AV)
Al Porto ha vinto un certo Jakub Mareczko

Se devo dirla tutta, quel giorno sono caduto a 6 chilometri dall’arrivo e ho fatto la volata col 14. Alla Popolarissima in volata c’è stato un problema con delle transenne spostate… Non ho la prova per dire che sarebbe andata diversamente, quindi sto zitto. Ma è successo anche questo. Lo accetto: certe cose accadono correndo in bici. Ma tutto il resto?

Possibile, Simone, che davvero non ci sia stata neanche una trattativa, un interessamento di qualche team?

Tante parole, ma poi nulla di fatto. Contatti con dei procuratori, anche importanti, che poi sono spariti.

Perché secondo te?

Sinceramente non lo so ed è quello che mi chiedo. Da parte mia, ho sempre voluto far parlare la strada, tenendomi lontano dalle polemiche. Dal management della mia squadra ho cercato di farmi proteggere il più possibile, facendomi stare lontano da eventuali trattative, voci… Volevo avere la serenità e la mente libera: un atleta per rendere ne ha bisogno, non gli bastano solo le gambe. Poi è chiaro che qualche notizia me la davano. Però, per dire, anche in questo caso volevo tenermi lontano dalle polemiche e restare concentrato solo sul ciclismo. Ma pongo io una domanda.

Vai…

Okay i giovani, ma una squadra prende chi va forte o chi potrebbe andare forte? Chi vince o chi potrebbe vincere? Se così fosse, i Ballan, i De Marchi e in qualche modo anche Vingegaard… per dire, non ci sarebbero.

Buda, sprinter, è migliorato anche nelle corse più mosse
Buda, sprinter, è migliorato anche nelle corse più mosse
O anche Tarozzi per restare ad esempi più concreti e vicini…

Tarozzi è praticamente un fratello. Usciamo sempre insieme. Siamo stati anche compagni. Ci siamo visti anche ieri sera. Pensate che gente come lui, ma soprattutto coetanei di altre squadre, rivali, se così possiamo dire, mi chiamano e mi chiedono: «Allora, novità?». Io rispondo: niente. E questo credo sia spaventoso anche per loro. Anche loro sono increduli. Immagino si domandino: «Ma come, se lui che è stato il numero uno della stagione non passa, noi cosa facciamo?».

Prima ti abbiamo chiesto delle trattative e poi ti abbiamo interrotto…

Qualche team continental, italiano e straniero, si è fatto avanti. Mi davano anche dei buoni soldi, ma non accetto questa via, non mi accontento dopo quel che ho fatto. Io voglio diventare professionista. Vorrei che la mia esperienza fosse un insegnamento. Che senso avrebbe se il prossimo anno mi ripresento alla San Geo (una delle prime gare stagionali, ndr)? Cosa direi al Simone Buda ragazzino del 2013?

Chiaro…

Ci pensavo proprio qualche giorno fa. Anche da esordiente vinsi la classifica dell’anno. Ho sempre vinto molto. Quel ragazzino aveva il sogno di migliorarsi, la gioia di andare in bici e di passare professionista. E ora? Cos’è il ciclismo italiano? Se uno vince la Serie B, l’anno dopo passa in Serie A. Idem con la Formula 2 e il passaggio in Formula 1. Perché noi no? Cosa dimostra il ciclismo italiano? Davvero, non so più cosa dire e cosa pensare… Perché non ho un procuratore? Perché non ho soldi?

Come stai passando questi giorni?

Anche se non so cosa farò, come andranno le cose, ho ripreso ad allenarmi. Ho fatto 20 giorni di stacco. Ho corso dal 27 febbraio all’8 ottobre. Adesso magari non faccio sei ore di bici, ma ho ripreso con la corsa a piedi, la palestra…

Le emozioni di papà Franco: il primo tifoso della figlia Giorgia

06.11.2024
5 min
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Il sorriso che Giorgia Pellizotti ha strappato a suo padre Franco attraversa potente anche il telefono ed è come se lo avessimo davanti agli occhi. L’incredulità della giovane azzurra che è tornata dalla sua prima spedizione continentale con due medaglie in altrettante gare ve l’abbiamo raccontata. Ora tocca a Franco Pellizotti, suo padre e primo tifoso. La famiglia intera ha seguito Giorgia fino a Pontevedra, in Spagna, per la gara continentale.

«Noi siamo partiti da Venezia sabato mattina – racconta Franco – per atterrare a Madrid e prendere la macchina e arrivare fino al campo di gara. Giorgia, invece, ha viaggiato con la nazionale e sono volati prima a La Coruna e poi si sono spostati a Pontevedra. Lei e la figlia di Bramati hanno viaggiato insieme, noi l’abbiamo recuperata solamente ieri a casa del “Brama”. Nell’ora di macchina per tornare a casa, Giorgia non ha fatto altro che parlare dei giorni passati con la nazionale».

Qual è stato il primo argomento toccato?

Il gruppo. Per lei era tutto nuovo e la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la felicità che ha provato nello stare con il team azzurro. Sia con le ragazze che con i ragazzi. Sinceramente sentirla parlare così era la cosa cui tenevo di più. I risultati sono stati sorprendenti, non me li aspettavo. Ma da genitore sono ancora più contento di averla sentita felice e divertita dall’esperienza. 

Davvero non ti aspettavi queste medaglie?

A essere onesto dal team relay credevo sarebbero usciti con un podio, ma battere la Francia la vedevo complicata. Era la squadra più forte a mio modo di vedere, c’erano Célia Gery, Aubin Sparfel… Insomma tutte le prime linee. L’Italia aveva una squadra forte, ma mancava la Casasola. Invece hanno dimostrato di essere i più forti di tutti. 

Franco Pellizotti insieme agli altri due figli: Giacomo e Mia
Franco Pellizotti insieme agli altri due figli: Giacomo e Mia
Nella gara di domenica?

Non nascondo che da tempo la vedevo andare forte, ma scontrarsi in un contesto internazionale con ragazze di un anno più grandi non è facile. La prima corsa fatta nel 2024 è stata in Svizzera a fine settembre e lì c’era Anja Grossman, che poi ha vinto anche il titolo europeo. In quell’occasione Giorgia da lei aveva pagato più di un minuto, ma in un mese l’ho vista crescere tanto. Quando parlavamo dell’europeo sapevamo che fosse un appuntamento difficile, ma credevo in lei. Sapevo che non l’avrebbero staccata. 

Invece non era partita benissimo.

Nel primo giro e mezzo ha pagato una decina di secondi dal gruppo di testa, lì ci ero rimasto un attimo. Ho pensato: «Cavolo, siamo già fuori dai giochi». Giorgia al contrario non si è demoralizzata, è rimasta fredda ed ha avuto la grande capacità di tornare in corsa e giocarsi la medaglia. Con un atteggiamento più cattivo, in senso agonistico, magari sarebbe rimasta più fresca nel finale. E’ vero che la cattiveria agonistica ti viene anche dalla consapevolezza che acquisisci in questi contesti. 

Giorgia si scioglie nell’abbraccio del fratello Giacomo dopo la vittoria nel team relay
Giorgia si scioglie nell’abbraccio del fratello Giacomo dopo la vittoria nel team relay
Dove ti ha sorpreso?

Nella gestione della corsa. E’ sempre rimasta lucida e non si è mai fatta prendere dal panico. Sono arrivate due medaglie che erano distanti da quanto ci saremmo aspettati, diciamo che è riuscita a salire un bel gradino. 

Sei stato più genitore o tifoso?

Sono uno abbastanza silenzioso, di solito cerco di appartarmi e guardare la corsa da solo. Sapete se sto in mezzo alla folla poi la gente arriva, ti chiede. Preferisco mettermi in un punto tattico e isolato dove vedere bene la gara in più passaggi. Sto lì e incito Giorgia, senza darle consigli. Da questo punto di vista me ne guardo bene, c’è chi fa il suo lavoro e sa farlo: il cittì Pontoni e tutto lo staff, anche quello del team. Quando siamo via con la squadra, do una mano come qualsiasi genitore, lavo le bici, e me no sto in disparte. A Giorgia pensano i suoi tecnici. 

Pronti, via! La più piccola dei fratelli Pellizotti, Mia, pronta a sostenere sua sorella Giorgia
Pronti, via! La più piccola dei fratelli Pellizotti, Mia, pronta a sostenere sua sorella Giorgia
Com’è stato vivere quei due giorni di gara? 

Innanzitutto è stato bello perché siamo stati tutti insieme. Un anno fa abbiamo fatto la scelta di comprare un camper per seguire Giorgia nelle varie gare. Il mio off season è il ciclocross e mi piace davvero molto. Le nostre ferie sono condite dal fango dei tracciati. E’ davvero un’esperienza bellissima, che viviamo con molta serenità. Riusciamo anche a fare i turisti. Coincidenza vuole che sia stato a Pontevedra anche in un giorno di riposo della Vuelta quest’estate, solo che non ero riuscito a vederla. Nei giorni scorsi la sera siamo andati a visitare la cittadina, abbiamo mangiato fuori. Insomma, ci siamo divertiti.

Ripensa a quando avete preso il camper per seguire Giorgia ad ora, come rivivi questo anno?

E’ stata fantastico. A dicembre del 2023, come le avevo promesso, siamo andati a fare dieci giorni in Belgio, nella terra del ciclocross. Ha disputato due gare e poi siamo stati a vedere la corsa in notturna a Diegem. Sono state delle ferie atipiche, ma davvero molto belle per tutti noi. A gennaio eravamo andati anche a vedere i mondiali di Tabor, durante le premiazioni Giorgia mi ha detto: «Chissà se un giorno salirò su un podio così». 

Un anno dopo lo ha fatto…

Per due volte! E in una di queste ha anche sentito l’inno di Mameli. Mi ha confessato che è stata la prima volta in cui ha pianto per una vittoria. Il gruppo è stato incredibile, con un legame davvero forte. Ogni volta che qualcuno di loro saliva sul podio, gli altri erano sotto a festeggiare. Da genitore, ma anche da diesse, quella del gruppo è la soddisfazione più grande che mi porto a casa, senza ombra di dubbio.