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Daniel Oss di nuovo in gruppo, da ambassador del TOTA

06.02.2024
5 min
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Qualche giorno fa il Tour of the Alps ha annunciato la collaborazione con Daniel Oss. «Sarà il nostro ambassador», tanto per sintetizzare il tutto. E ci sta. Oss è un ragazzo brillante, è un freschissimo ex pro’, è trentino… Insomma c’erano, e ci sono, tutti i presupposti per una storia che è già interessante (in apertura Daniel Oss, foto di Giacomo Podetti).

Quest’anno il TOTA, abbreviazione Tour of the Alps, andrà in scena dal 15 al 19 aprile. Cinque tappe nell’Euroregio, vale a dire quella zona a cavallo fra Austria e Italia, puntinata dalle cime forse più belle del mondo e solcata dalle valli più affascinanti. E in questo contesto, fra squadre WorldTour, professional e continental, e tappe stuzzicanti, ci sarà anche Daniel Oss appunto.

Dal Sud Africa, dove si trova ora con il team Specialized per provare i modelli gravel in vista del nuovo scorcio di carriera, Oss ci spiega meglio questa avventura.

Daniel Oss (classe 1987) fra il general manager del Tour of the Alps, Maurizio Evangelista, e il presidente del GS Alto Garda, Giacomo Santini (foto Giacomo Podetti)
Daniel Oss fra il general manager Evangelista, e il presidente del GS Alto Garda, Santini (foto Giacomo Podetti)
Daniel, come nasce dunque questa collaborazione con il GS Alto Garda, società organizzatrice del TOTA?

Mi ha contattato il GS Alto Garda, la società organizzatrice del TOTA, tramite Maurizio e David Evangelista (che con la loro Vitesse curano il coordinamento organizzativo e la comunicazione della corsa, ndr). Siamo vicini di casa e mi hanno fatto questa proposta che io sposato subito con naturalezza per diverse ragioni. Innanzitutto perché è il nostro territorio e in generale perché c’è una certa empatia per questa gara. Io ho dedicato del tempo al mio territorio. Ho sempre vissuto in Italia. Durante le uscite valorizzavo “casa mia” facendone la palestra di allenamento e mostrandolo sui social… e tutto ciò rispecchia anche i valori del TOTA. Senza contare gli aspetti legati al turismo e all’organizzazione stessa della gara.

Insomma c’era una certa affinità…

Esatto, io poi continuo a pedalare ma lo faccio da un punto di vista diverso, un punto che tuttavia può essere comunque affine al TOTA. Anche perché io tecnicamente non lo ero, visto che è una corsa per scalatori. Anche se ai tempi della BMC aiutai Cadel Evans a conquistare la maglia ciclamino.

Quale sarà il tuo ruolo? Cosa ti vedremo fare?

Quello di far parlare della corsa e di raccontarla. Stare con gli ospiti, i giornalisti e i corridori. E tutto ciò mi entusiasma e mi lusinga. Raccontare il pre e post tappa. In più sono previste delle social ride. Credo sia importante essere presente sul posto.

Nel 2014 grazie alla cronosquadre di apertura, Oss indossò il simbolo del primato dell’allora Giro del Trentino poi divenuto TOTA
Nel 2014 grazie alla cronosquadre di apertura, Oss indossò il simbolo del primato dell’allora Giro del Trentino poi divenuto TOTA
Prima si è detto da un punto di vista diverso. Anche Nibali al Giro ha assaporato questa situazione…

Stare vicino a David e Maurizio mi consentirà di vedere tante cose che da atleta ti sfuggono e mi piace imparare questi dettagli, scoprire queste cose. Potrebbe essere anche l’inizio di qualcosa di nuovo.

Seguirai i social ufficiali?

Vediamo, di sicuro sarò presente sui social. Miei o della corsa, sono un canale molto importante.

Daniel, hai parlato di valori. Spiegaci meglio…

Il TOTA è una corsa che offre spettacolo. Ha percorsi belli, scenografici e la corsa stessa è dinamica grazie ai suoi tracciati mai troppo lunghi. Io stesso ho fatto delle ricognizioni e posso dire che sono percorsi perfetti per lo show.

Sei un corridore, conosci quelle strade, che Tour of the Alps ci possiamo aspettare da un punto di vista tecnico?

Come sempre sarà duro. E su questo non ci sono dubbi. Sarà un banco di prova per coloro che puntano a fare bene al Giro d’Italia, ma c’è anche chi viene per vincere la corsa. E il valore dell’evento lo si nota anche perché c’è proprio chi non viene, perché sa che non può fare bene, non può vincere o non è in condizione. Segno dunque che è una gara importante.

Ci saranno da fare un totale di 709 chilometri in 5 tappe, con 13.250 metri di dislivello: c’è un passaggio o un momento chiave?

Credo che tutto sia collegato allo show. Mi spiego: non ci sono salite super lunghe di 10-15 chilometri che potrebbero ammazzare la corsa e che poi in quel periodo si rischierebbe di non affrontare per questioni meteo. E poi ci sono i circuiti finali, nei paesi, dove c’è la gente. Il tutto per rendere la corsa interessante e spettacolare appunto. 

Quindi gara aperta fino alla fine?

Salvo azioni particolari, non ci sarà un vincitore con minuti di vantaggio. Le prime frazioni sono più da studio, mentre le ultime due, in Valsugana e nella Valle dei Mocheni, saranno decisive. Sono tappe in cui la squadra è molto importante per quei tratti di transizione. Tratti in cui se un uomo di classifica resta solo rischia di pagare molto.