Gravel, disciplina tecnica che punta all’agonismo

01.06.2022
5 min
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Chi ha detto che il gravel non è competizione? Le gare in Europa stanno nascendo poco alla volta, negli USA tornano alla ribalta dopo lo stop obbligato, causa Covid-19. In America le gare gravel sono una vera a propria istituzione. Vogliamo approfondire alcuni aspetti della tecnica e per questo abbiamo intervistato il vincitore della Traka 200, Ivar Slik, secondo alla Gravel Locos, con l’ambizione di primeggiare alla Unbound del 4 giugno.

Slik è un corridore olandese classe 1993, che ha corso su strada dal 2012 al 2017, vestendo anche la maglia della Rabobank Continental e del Team Rompoot, con una serie di interessanti piazzamenti. Fino allo scorso febbraio ha corso invece su strada nella continental ABLOC.

Ivar Slik vince la Traka 200 a Girona (foto Wilier)
Ivar Slik vince la Traka 200 a Girona (foto Wilier)
Quali sono gli aspetti tecnici da tenere in considerazione quando si prepara la bici per una competizione gravel?

Il primo fattore da considerare è proprio la bicicletta e questa deve offrire un feeling ottimale. Ho il privilegio di guidare una delle migliori bici gravel della scena, la Wilier Rave SLR e nel gravel il mezzo tecnico fa la differenza. La mia bicicletta combina una geometria moderna, ampi spazi per il passaggio degli pneumatici ed un peso ridotto. Soprattuto i primi due dettagli mi permettono di non avere particolari problemi nelle sezioni più complicate dei percorsi, lasciando ampio spazio alle varietà di setting. Il secondo aspetto in ordine di importanza sono le gomme.

Il forte corridore olandese, davanti a una gravel da… vestire (foto Wilier)
Il forte corridore olandese, davanti a una gravel da… vestire (foto Wilier)
Rimaniamo sugli pneumatici, quali sono i tuoi riferimenti?

Devono essere veloci, ma anche resistenti alle forature. Quindi devi trovare un equilibrio tra scorrevolezza e affidabilità. Io ho il supporto di Schwalbe. Ho sempre pensato che solo le gomme larghe potessero offrire dei vantaggi tangibili. Non è così, perché anche gli pneumatici più stretti, ad esempio da 40 millimetri, offrono delle performances eccellenti. Bisogna capire quale è il compromesso migliore e il prodotto che si adatta allo stile di guida.

E qual è questo compromesso?

Nelle parti veloci e con sezioni di ghiaia, nelle gare come Gravel Locos e Unbound, preferisco le gomme semi-slick da 40 mm. In occasione di competizioni molto tecniche, abbino due pneumatici con sezioni diverse, 45 per l’anteriore e 40 per il posteriore. Sempre i tubeless e con un buon sigillante al loro interno. Porto sempre con me le bombolette Co2 e i piccoli tamponi per chiudere la foratura.

Meglio una bici rigida, oppure una più confortevole?

Si tratta di trovare il giusto compromesso. Il giusto setting della bicicletta offre dei vantaggi notevoli. Personalmente quando devo scegliere preferisco il rigido. Sui tratti difficili ti obbliga a stare più attento, ma sulle parti veloci si può andare davvero forte.

Slik ha uno stile da stradista puro (foto Wilier)
Slik ha uno stile da stradista puro (foto Wilier)
A Girona non hai usato un manubrio specifico per il gravel? Come mai?

A Girona il percorso era piuttosto tecnico senza lunghi rettilinei e con tanti cambi di traiettoria. A mio parere la piega tradizionale offriva dei vantaggi. Ma anche in questo caso, quando si ha la possibilità, è necessario capire quale sia il compromesso ottimale. Quando la competizione prevede dei lunghi rettilinei, si può azzardare l’impiego anche di un manubrio aerodinamico e rigido.

E poi utilizzi i pedali road e non quelli mtb. Come mai?

Per me i pedali da strada sono migliori, perché ho un gioco laterale contenuto e una migliore trasmissione della potenza. L’unico svantaggio è quando devi riagganciare mentre si attraversa un tratto molto sconnesso.

Slik utilizza i pedali e le scarpe road (foto Wilier)
Slik utilizza i pedali e le scarpe road (foto Wilier)
Come ti alimenti per questa tipologia di gare che hanno dei chilometraggi davvero importanti?

L’alimentazione è fondamentale. La Unbound è di 330 km e Gravel Locos era di 255 km. In genere calcolo di assumere 90 grammi di carboidrati/ora, combinando bevande con barrette e gel. Per le bevande uso il marchio SupQ, perché hanno un buon betafuel e bevande isotoniche di qualità. Bisogna fare attenzione a combinare i betafuel in genere e le bevande isotoniche, con le giuste quantità di acqua.

Attenzione in che senso?

Si rischia di non bere abbastanza e avere troppi carboidrati in circolo. Per le gare più lunghe è bene usare un camelback con acqua e sali minerali. Le gare gravel sono condotte in autosufficienza e questo conta molto nella programmazione di una corretta strategia di integrazione, anche nelle fasi pre gara.

Utilizzi dei riferimenti, come ad esempio il tempo di corsa, consumo di calorie e battiti cardiaci, oppure ascolti le tue sensazioni?

Ascolto le mie sensazioni e non utilizzo molto i dati. Ho iniziato ad usare un power meter solo da quest’anno e cerco di usarlo per il training, ma anche in gara. Dopo le uscite guardo i miei file di potenza e cerco di capire i margini di miglioramento. Non uso un cardiofrequenzimetro, magari in questo potrei migliorare.

La posizione in sella: bici road e bici gravel, usi la stessa posizione?

Ho due modelli di biciclette, la Wilier Rave SLR gravel e la Filante SLR. Utilizzo la stessa posizione per entrambe.

Ivar Slik su strada, al Giro di Turchia 2021
Ivar Slik su strada, al Giro di Turchia 2021
Che rapporti usi sulla gravel?

Una corona doppia anteriore, 50-34 e una scala 11-30 per la cassetta posteriore. La trasmissione è Shimano GRX Di2.

L’uso della gravel e la tecnica di guida di questa disciplina ti aiuta anche su strada?

Sì certo. Le capacità di guida migliorano quando si utilizza la bici gravel sistematicamente, specialmente quando si affrontano i percorsi tecnici.

Aerodinamica, il punto tecnico di Wilier, Pinarello e Cervélo

30.05.2022
4 min
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Tre aziende che sono un riferimento nel mondo della ricerca e sviluppo, dei materiali e delle soluzioni in fatto di aerodinamica. Cervélo da sempre investe risorse ingenti in questa categoria di prodotti, così come Pinarello. Wilier ha implementato la ricerca e in occasione della corsa rosa ha lanciato la nuova bicicletta. Vogliamo capire come le aziende affrontano l’argomento dell’aerodinamica che si sposa con il ciclismo.

La ricerca Wilier al Politecnico di Milano (foto Wilier)
La ricerca Wilier al Politecnico di Milano (foto Wilier)

L’aerodinamica è uno strumento

Abbiamo fatto quattro domande comuni alle tre aziende. Quanto costa sviluppare e produrre una bici specifica per le prove contro il tempo? E’ una fascia di mercato legata al mondo dei pro’, oppure esiste una nicchia di acquirenti? In sostanza, l’azienda ha un ritorno? Vale la pena investire in questa categoria? Lo sviluppo delle bici da crono condiziona la produzione delle bici “normali”?

Ecco i manubrio in titanio per il Team Ineos (foto Pinarello)
Ecco i manubrio in titanio per il Team Ineos (foto Pinarello)

Risponde Wilier

«Crediamo molto nella ricerca e nello sviluppo di questa categoria – ha risposto il responsabile dell’Innovation Lab Wilier Claudio Salomoni – ed è qualcosa che continueremo a spingere anche in futuro. I costi sono difficili da quantificare, perché dietro di ci sono tantissimi fattori da considerare. Test nella galleria del vento, telai prodotti in singole parti e prototipi. Se prendiamo ad esempio la nuova Turbine SLR, sfioriamo i 100.000 euro solo per la ricerca. La categoria delle bici da crono non è una parte dominante nel fatturato dell’azienda e del catalogo di Wilier.

«Lo sviluppo ha l’obiettivo primario di accontentare gli atleti professionisti, ma inevitabilmente le ricerche in merito tornano estremamente utili anche per le bici che troviamo nel mercato e pensate per l’utenza. Inoltre l’aerodinamica ad oggi è fondamentale anche per la ricerca e sviluppo dei materiali, non solo delle forme. Le innovazioni dell’aerodinamica ricadono a cascata su prodotti che hanno un bacino di utenza maggiore; i modelli Filante SLR e 0 SLR ne sono un esempio».

Un dettaglio della Pinarello Bolide di Ganna (foto Pinarello)
Un dettaglio della Pinarello Bolide di Ganna (foto Pinarello)

Il punto di vista di Pinarello

«E’ difficile – risponde Federico Sbrissa – quantificare il costo di produzione di una bicicletta da cronometro, perché i fattori in gioco sono molteplici. Si tratta di un investimento davvero importante. L’azienda non ha un ritorno economico sulle vendite di questi prodotti. Dal punto di vista commerciale, le vendite sono molto limitate e il ritorno è una questione di immagine del brand. Per Pinarello vale comunque la pena investire in questa categoria. Sviluppare dei prodotti specifici per gli atleti più forti al mondo è una sorta di obbligo.

«La storia di Pinarello è segnata dalle bici più veloci di sempre, dalla mitica Espada di Indurain alla Parigina di Collinelli/Ullrich fino alla Bolide per Wiggins e Ganna. E poi c’è quel filo diretto che lega le soluzioni moderne alle bici di altissima gamma. Alcune soluzioni di sviluppo si intersecano in maniera importante».

Cervélo, parola al product manager

«Le bici da cronometro hanno una complessità elevata – dice Maria Benson – maggiore rispetto a qualsiasi altra bicicletta. Si parte dall’attrezzatura e si parla di diverse migliaia di dollari, potenzialmente a sei cifre. Poi ci sono da aggiungere la progettazione e il costo degli ingegneri, ma anche i tempi di commercializzazione. Ad esempio per la Cervèlo P5 sono trascorsi 3 anni, per la P2 due anni. Una bici da cronometro è il risultato di più pezzi e componenti che devono collimare alla perfezione e per ognuno di questi ci sono degli investimenti elevati. Nell’ottica del mercato invece, le biciclette da cronometro sono da considerare una nicchia. Ma pur rispettando le norme che richiede l’UCI, si può sviluppare un prodotto per le gare TT e che sia in grado di accontentare i triatleti: la P5 ne è un esempio, un punto fermo per gli atleti del Team Jumbo-Visma, ambita dai triatleti.

«Per noi di Cervélo il triathlon gioca un ruolo di primaria importanza. Progettare e sviluppare una bicicletta TT è un insegnamento e un banco di prova. Un progetto del genere obbliga a trovare soluzioni intelligenti, non solo specifiche per l’aerodinamica pura, ma ad esempio anche in fatto di integrazione. Molte di queste soluzioni le ritroviamo anche sulle bici standard, la Cervélo S5 ad esempio. Noi come azienda, ad oggi, assegnamo le medesime risorse in fatto di investimenti, alle bici TT e a quelle tradizionali».

Wilier Filante SLR, molto più che una bici aero

25.05.2022
7 min
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Il test della Wilier Filante SLR, non solo una bici aero concept.

La Wilier Filante SLR non è solo l’evoluzione della bicicletta aerodinamica, ma è un concentrato di soluzioni di design, di eleganza e del binomio perfetto che si può ottenere tra la leggerezza e l’aero concept. Questa è una bici da corridore, senza se e senza ma, una delle poche aero che in salita spinge tanto quanto una una bicicletta da scalatore. E’ briosa e decisa nelle traiettorie, con un’agilità non comune a questa categoria di prodotti.

Una colorazione cangiante e una tubazione obliqua non eccessiva
Una colorazione cangiante e una tubazione obliqua non eccessiva

Wilier Filante e l’evoluzione della specie

Il progetto Filante è la naturale evoluzione della piattaforma Air e Cento10, ovvero la famiglia di biciclette aerodinamiche di casa Wilier. Un aspetto facile da comprendere, ormai ben noto, eppure ci troviamo di fronte una bicicletta completamente stravolta, che non ha nulla in comune con le aerodinamiche delle generazioni precedenti.

La Filante SLR è leggera, con un telaio da 870 grammi (dichiarati e la bicicletta test nella sua totalità ha un peso rilevato di 7,1), è moderna e sfrutta a pieno l’integrazione dei componenti, ma anche un design votato a far collimare efficienza e stile. E l’aerodinamica? C’è e non è nascosta, ma anche in questo caso sfrutta uno step superiore, con quelle tubazioni che non sono mai eccessive e “non stancano l’occhio”.

I tubi non sono tutti uguali

La Wilier Filante SLR è un monoscocca in carbonio e per la sua costruzione è stata utilizzata la stessa fibra composita della 0 SLR. Inoltre, solo nei punti strategici, è stata inserita la resina Liquid Cristal Polymer, con l’obiettivo di irrobustire i comparti senza gravare sul valore alla bilancia. Le sei taglie disponibili hanno delle tubazioni dedicate, in modo da offrire le risposte e doti di rigidità adeguate taglia per taglia. Per questo motivo anche l’orientamento delle fibre è dedicato e specifico.

E poi c’è quel passaggio ampio nella forcella e nel carro posteriore, un altro dettaglio che fa aumentare il valore tecnico della Filante SLR e non comune a questa categoria di biciclette. I due passi ruote sono ampi e lasciano parecchia luce tra pneumatico e profilati (obliqui e foderi della forcella).

Il piantone cambia volume più volte
Il piantone cambia volume più volte

Due componenti fanno la differenza

La bicicletta in test è quella che prevede la trasmissione Shimano Dura Ace a 12 velocità, ma ci sono due comparti che si abbinano alla perfezione. Il primo è quello che si riferisce alle ruote, con le Wilier SLR42, belle da vedere e gratificanti in fatto di performance. Sono un buon compromesso tra rigidità, scorrevolezza, comfort e “vestono” la bicicletta. Sono un ottimo prodotto anche per i macinatori di chilometri e sono adatte a differenti tipologie di utenza.

Il secondo è il cockpit integrato, il Filante Bar e questo può fare la differenza sul comparto anteriore. E’ rigido, si integra perfettamente al design della bici e nasconde al suo interno le guaine. Si adatta allo sterzo di matrice ACR, dove al suo interno non sono previsti blocchi: il manubrio ruota da parte a parte. La curva del manubrio è compact, con lo stem che ha dei gradi negativi che variano in base alle misure. La sezione dritta è piatta, ma non ingombrante e anche in salita è ampiamente sfruttabile. Wilier Filante Bar è un gran bel manubrio.

Le nostre considerazioni

Quando si utilizzano biciclette del genere è sempre necessario e fondamentale entrare nell’ottica che sono mezzi da agonista. Sono capaci di esprimere tutto il loro potenziale quando si spinge a fondo sull’acceleratore. Non è solo una questione di rigidità, di reattività e di agilità della bicicletta, o di “quanta gamba” si ha a disposizione, perché anche la geometria gioca un ruolo fondamentale.

La Wilier Filante SLR non è una bicicletta estrema, “non ti butta giù di sella”, anzi, è piuttosto versatile e capace di adattarsi. Il binomio con le ruote SLR42 ne è un esempio, pacchetto che rende il mezzo ampiamente sfruttabile anche per i giri più lunghi e con tanti metri di dislivello. Però c’è da considerare la geometria e non è un dettaglio.

Una bici aero gratificante anche in salita (foto Sara Carena)
Una bici aero gratificante anche in salita (foto Sara Carena)

Il triangolo principale è il protagonista

Gambe e zona lombare sul piantone, sguardo perpendicolare al mozzo della ruota anteriore: la geometria endurance è un’altra cosa. L’assetto è quello preferito dai corridori, che vogliono “sentire” la bicicletta in ogni sua parte, alla minima accelerazione e capace di cambiare traiettoria al minimo spostamento del corpo.

Senza (o con un numero ridotto) spessori tra l’attacco manubrio e la serie sterzo è davvero bella da vedere, perché l’integrato in carbonio sembra un tutt’uno con il telaio, ma il design degli spacers ha il vantaggio di non smorzare l’effetto racing. Questo è un aiuto a chi vuole questa bicicletta e “deve” usare qualche spaziatore in aggiunta.

Salita e discesa, non sembra una bici aerodinamica

Lo abbiamo sottolineato più volte: la Wilier Filante SLR, a tratti, sembra una bici votata alla salita. Quello che ci ha colpito maggiormente però, è la sua vocazione ad essere “trattata male” in discesa. Velocissima e precisa, dove si possono montare pneumatici anche da 28 (quelli da 30 ci stanno alla grande) per andare ancora più forte ed azzardare pieghe degne di nota.

La bicicletta è bilanciata in maniera ottimale e la forcella non è così rigida da “obbligare” ad essere sempre sulla corda con le braccia. Permette qualche correzione e anche il carro posteriore segue fedele.

Molto gratificante anche in discesa
Molto gratificante anche in discesa

In conclusione

Una gran bicicletta, per palati fini e dedicata soprattutto agli agonisti. La Wilier Filante SLR è, sotto molti punti di vista, il risultato di un’ulteriore evoluzione dell’aerodinamica applicata alle bici di alta gamma, meno estremizzata rispetto al passato, più versatile ed efficiente, sfruttabile un po’ da tutti.

Non è una bicicletta da usare “solo” con le ruote ad alto profilo, fattore che diventa un vantaggio in termini di valore alla bilancia, comodità e anche in fatto di reattività: perché sfruttare a pieno una bici aero con le ruote alte, è cosa per pochi.

Wilier

Wilier Filante Hybrid, ambiziosa e molto road

20.04.2022
5 min
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Il futuro delle e-road passa anche dalle nuove biciclette che si avvicinano sempre più a quelle tradizionali, per design e forme. La Wilier Filante Hybrid ne è un esempio

La Wilier Filante Hybrid non è solo una e-road, ma il nuovo progetto destinato a cambiare la categoria delle bici stradali con assistenza alla pedalata. Le sue forme e il design sono accostabili a quella Filante SLR utilizzata nel World Tour, così come la fibra di carbonio che è quella di altissima gamma. C’è però una geometria endurance e l’ultima unità di supporto X20 sviluppata da Mahle. L’abbiamo vista e fotografata alle giornate BCA di Massa Marittima.

Wilier Filante Hybrid con trasmissione Shimano Ultegra (@mirror_media BCA)
Wilier Filante Hybrid con trasmissione Shimano Ultegra (@mirror_media BCA)

Strada ed e-road, mai così vicine

Che piaccia oppure no, la categoria delle e-bike, nello specifico quelle delle e-road, sono una realtà consolidata. Queste biciclette hanno aperto la categoria a molti utilizzatori, rimasti lontani dal mondo delle due ruote a pedali per troppo tempo. Le biciclette che integrano una batteria e un motore, non sono da considerare alla stregua di un motorino, pur avendo uno strumento di erogazione che aiuta durante la profusione dello sforzo. Il concetto da metabolizzare e fare proprio è che una bicicletta dotata di unità di supporto, dà la possibilità di gestire lo sforzo fisico, anche nelle situazioni più impegnative, ad esempio in salita. La Wilier Filante Hybrid, oltre all’efficienza fa collimare anche un’estetica ricercata, che avvicina questa e-road di ultima generazione ad una bici da corsa tradizionale.

L’inserzione dei foderi obliqui al piantone, tipico del progetto Filante (@mirror_media BCA)
L’inserzione dei foderi obliqui al piantone, tipico del progetto Filante (@mirror_media BCA)

Filante Hybrid, come è allestita

Il kit telaio è costruito con la stessa fibra composita della sorella Filante SLR, si, proprio quella utilizzata da pro. Per la Wilier Filante Hybrid c’è un’applicazione differente delle pelli di tessuto composito, per ottimizzare dei carichi diversi che si generano sulla struttura e per via del suo DNA endurance. Concetto endurance che si riflette proprio sulla geometria, meno esigente e più adatta a chi non approccia la bicicletta con intento agonistico.

Il progetto può sfruttare la componentistica tradizionale, per trasmissioni (anche Sram) e per le ruote. Ci sono i freni a disco con i relativi perni passanti, ma in particolare quella dietro non è avvitata con dei bulloni. Un vantaggio, perché si può montare una ruota tradizionale (ovviamente viene meno il suo essere e-road). Il carro posteriore e la forcella non adottano la soluzione SpeedRelease, mentre il diametro dei perni è classico: 12×100 anteriore, 12×142 posteriore. Scompaiono i fili esterni.

Il pacchetto Mahle

Wilier Filante Hybrid utilizza l’unità Mahle, con la batteria integrata (250Wh) nel profilato obliquo e il motore nel mozzo della ruota posteriore. E’ completamente nuovo e possiamo considerare definire questo pacchetto come “miniaturizzato”. Ha un valore alla bilancia (dichiarato) di 3,5 chilogrammi ed eroga 60Nm di coppia. Inoltre è possibile usare una batteria supplementare, tramite il secondo portaborraccia e in grado di fornire 185Wh in aggiunta a quelli standard. La presa di ricarica è sopra alla scatola del movimento centrale. In questo punto il piantone ha un’inclinazione e un disegno particolari, pensati per evitare l’accumulo di acqua e umidità vicino alla presa elettrica.

Un altro dettaglio di primaria importanza è legato al sensore di torsione. Questo è posizionato nel movimento centrale a favore di un’efficienza maggiore, a prescindere dal numero di pedalate e forza impressa sui pedali. C’è un dialogo migliore e maggiormente sfruttabile, proprio tra l’unità elettrica, i suoi vari componenti e l’utilizzatore.

C’è anche il display Pulsar One

Il pacchetto elettrico prevede anche il display Pulsar One da 2,1”, da montare frontalmente al manubrio. Anche in questo caso abbiamo un accostamento ad una vera bicicletta stradale “normale”, con il device gps montato frontalmente al manubrio. L’accensione (iWoc) è sull’attacco manubrio integrato, full carbon e monoscocca; molto più che un valore aggiunto, ma un completamento del progetto che non tralascia nulla in termini di integrazione.

Sotto i 10 chili? Si può fare

Prima di tutto le taglie, che sono 6 in totale, dalla xs, fino ad arrivare alla xxl. Quattro è il numero degli allestimenti disponibili (due Shimano, Dura Ace Di2 e Ultegra Di2 2×12, due Sram, Red AXS e Force AXS 2×12, tutte con ruote Wilier), per due combinazioni cromatiche. I prezzi hanno un range compreso tra i 9400 euro e i 12300 euro. La versione al top del listino ha un peso dichiarato di 10,3 chilogrammi, un valore impensabile da raggiungere fino a qualche stagione a dietro.

Wilier

Brave, la maglia estiva e versatile di Wilier

06.04.2022
3 min
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Brave è la nuova maglia estiva di Wilier pensata per gli amanti del cicloturismo, per coloro che vogliono godersi la bici con un approccio meno severo rispetto alla pura performance. Ideata principalmente per il mondo gravel, il più avvezzo al cicloturismo, è comunque un ottimo prodotto anche per tutte le altre discipline: dalla strada alla Mtb.

La maglia Brave è adatta per chi ama fare lunghe uscite
La maglia Brave è adatta per chi ama fare lunghe uscite

Fresca e versatile

Cucita con un mix di pregiata lana Merinos e poliestere, la maglia è allo stesso tempo comoda come una t-shirt e tecnica. Grazie alla lana il tessuto ha delle proprietà antibatteriche e termoregolatrici oltre ad una grande resistenza agli odori. L’aggiunta del poliestere rende la maglia elastica aumentando così anche la vestibilità.

La forma del collo è leggermente a “v”, questo per unire comodità e una buona protezione dall’aria. La cucitura delle maniche viene fatta in maniera leggera per non avere fastidio in nessuna posizione durante la pedalata.

Dettagli tecnici

La maglia è dotata di una fascia grip di due centimetri sul fondo, per mantenere la vestibilità sempre stabile. La chiusura avviene con zip modello YKK a spirale con 3 camlock. Le tasche posteriori sono 3 bordate con elastico da un centimetro, inoltre sono presenti altre 3 tasche aggiuntive in tessuto rete.

La maglia è disponibile in due colorazioni: Brave verde e Brave sabbia, il prezzo è di 109 euro. Le taglie vanno dalla XS alla XXL.

Wilier

Wilier Infinitamente: Bennati disegna la Filante dei suoi sogni

04.03.2022
3 min
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«Sin da quando ero piccolo nei miei sogni c’è sempre stato quello di poter partecipare al Tour de France. E nel 2007, quando subito dopo la linea d’arrivo ho alzato le braccia al cielo sui Campi Elisi, al termine dell’ultima volata del Tour di quella stagione, ed ho visto sullo sfondo l’Arco di Trionfo, è stato come sognare ad occhi aperti… Credetemi».

Con queste parole, il ct della Nazionale Daniele Bennati ricorda lucidamente le emozioni vissute in occasione di quello straordinario successo, colto a Parigi in maglia Lampre-Fondital. Un trionfo al quale contribuì in maniera determinante anche Wilier Triestina, che a quella squadra forniva le bici. Il modello era il leggendario Le Roi, una bicicletta che oggi orgogliosamente Bennati custodisce in casa. Proprio per non dimenticare quanto il ciclismo sia emozione, ma anche storia…

Design & allestimento

Per celebrare al meglio quella vittoriosa volata al Tour de France, uno sprint che è davvero difficile non ricordare, Bennati – che di Wilier Triestina è oggi global ambassador – ha recentemente avuto occasione di personalizzare in modo assolutamente esclusivo un nuovo modello Filante SLR.

Come? Semplicemente sfruttando appieno tutte le funzionalità del configuratore online di Wilier Infinitamente.

Si tratta di un servizio esclusivo che consente a tutti i clienti Wilier di realizzare e personalizzare al massimo, rendendola così davvero unica, la propria bicicletta alto di gamma (i modelli sui quali si può… “agire” sono appunto la Filante SLR ma anche la Wilier 0 SLR).

Grazie a Infinitamente, Bennati ha potuto letteralmente trasformare il ricordo di quella esperienza indelebile in un design speciale. E questo sfruttando uno schema di colori unico nel suo genere che, una volta scelto e combinato assieme al montaggio e all’allestimento di componenti preferiti, è in grado di trasformarsi in una vera e propria impronta.

Unica e insostituibile

Unica e insostituibile: è questo in sintesi lo slogan che potrebbe meglio descrivere il risultato di una bicicletta Wilier personalizzata attraverso il configuratore Infinitamente. Il ciclista moderno è difatti sempre più esigente e sempre più attento al dettaglio del design della propria bici. Attraverso Infinitamente, Wilier Triestina è in grado di soddisfare le richieste di ciascun cliente, in tutto il mondo, creando un prodotto realmente esclusivo… proprio come un vero artigiano è in grado di poter fare.

Nella teca costruita dal cognato, Bennati custodisce la bici con cui vinse a Parigi nel 2007
Nella teca costruita dal cognato, Bennati custodisce la bici di Parigi 2007

«Tecnologia al top e nessun limite alla creatività – dichiarano con orgoglio dall’azienda – la tradizione del nostro custom-made continua a crescere anche grazie a questo importante servizio online. Una soluzione in grado di rendere oggi una Filante SLR, oppure una 0 SLR, una vera e propria estensione dell’anima di chi ha scelto di cucire su di sé la storica alabarda…».

Wilier

Infinitamente Wilier

Wilier e Ride The Dreamland: uniti si fa del bene

29.12.2021
3 min
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Wilier Triestina e Ride The Dreamland: storia di una collaborazione e di una partnership molto attiva che ha visto la luce quest’anno. Proprio questo binomio ha generato un progetto molto importante, ovvero quello di sostenere la Fondazione Città della Speranza. L’obiettivo è quello di sensibilizzare tutti gli appassionati di ciclismo, e non solo, sull’importanza della ricerca scientifica.

Tre top di gamma uniche

Sin dalla propria nascita Ride the Dreamland e Regione Veneto hanno lavorato per la predisposizione di un progetto a sostegno della Fondazione Città della Speranza. Un sostegno concreto per omaggiare il fondamentale operato svolto dalla Fondazione stessa per regalare un sorriso ai più piccoli meno fortunati.

Wilier Triestina non si è tirata indietro, producendo tre dei suoi modelli top di gamma disegnati e “vestiti” con una speciale livrea Ride The Dreamland. La grafica è stata ideata dallo studio di design Jonny Mole.

Queste tre biciclette (0 SLR, Jena e Filante SLR) sono in questo momento all’asta sui quattro siti web degli eventi che hanno costituito il progetto Ride the Dremaland 2021. Facendo un’offerta è dunque possibile realizzare i sogni di tantissimi bambini, aiutare l’opera della Città della Speranza. Con l’opportunità di potersi aggiudicare uno di questi tre gioielli Wilier Triestina donati per un’opera davvero giusta.

Alexey Lutsenko vince Serenissima Gravel in sella alla Wilier Rave SLR
Alexey Lutsenko vince Serenissima Gravel

Una Fondazione, un’eccellenza…

La Fondazione “Città della Speranza” è nata il 16 dicembre 1994 in ricordo di Massimo, un bambino scomparso a causa della leucemia. L’obiettivo primario della Fondazione era raccogliere fondi per costruire un nuovo e moderno reparto di oncoematologia pediatrica a Padova. Quello esistente all’epoca era del tutto insufficiente e inadatto a ospitare in modo dignitoso i bambini ammalati e le loro famiglie.

Il nome “Città della Speranza” si ispira ad una analoga fondazione americana: “City of Hope” della quale si è voluto prendere spunto per le modalità operative. In particolare per quanto concerne trasparenza, gestione del denaro e concretezza.

Si è voluto immaginare che anche i bambini potessero vivere la loro quotidianità in una città felice, in grado di dare speranza al loro futuro. E così fu: il reparto, concepito secondo criteri modernissimi, diede una svolta nella qualità della cura e dell’assistenza ai piccoli pazienti. Consentendo anche ai medici e agli operatori di svolgere al meglio il loro compito.

Samuele Battistella vince la Veneto Classic 2021
Samuele Battistella vince la Veneto Classic 2021

Tanti nuovi progetti

Dopo aver realizzato la Clinica di Oncoematologia pediatrica di Padova, la Fondazione continuò il suo impegno e nel 1998 costruì il nuovo Day Hospital e i Laboratori di Ricerca. Nel 2003, invece, nacque il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico di Padova.

Nel 2004 venne inaugurato il Day Hospital Pediatrico e nel 2010 il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico di Vicenza. L’8 giugno del 2012 venne inaugurata a Padova l’ultima grande opera: l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza. Struttura che con i suoi 17.500 mq è il più grande centro di ricerca sulle malattie infantili d’Europa.

Oggi la Clinica di Oncoematologia pediatrica è collegata ai più importanti centri italiani e mondiali. In più, grazie ai finanziamenti erogati dalla Città della Speranza, è Centro di riferimento nazionale per la diagnosi delle leucemie acute e per la caratterizzazione molecolare di linfomi e sarcomi. E’ anche centro di coordinamento di protocolli nazionale ed europei di diagnosi e cura di linfomi, sarcomi, tumori cerebrali ed epatici, tumori rari.

Wilier

VenturoSport

CeramicSpeed si aggiorna e migliora la performance

10.11.2021
3 min
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Dopo l’attesissimo lancio dello Shimano 9200, CeramicSpeed presenta il proprio sistema di pulegge pensato per il nuovo cambio della casa nipponica.

Il sistema oversized pulley wheel lo avevamo già visto sulle bici Wilier del team Astana nella stagione 2020. Nella stagione appena conclusa ci sono stati altri marchi che hanno deciso di adoperare questo accessorio: Factor e BMC (con il Team Qhubeka, ndr). Un sistema nato dalla necessità di avere un miglior scorrimento della catena si è rivelato molto utile ed efficace. Lo Shimano 9200 ha la novità di avere 12 velocità, un dettaglio non indifferente. CeramicSpeed ha sviluppato e perfezionato il suo sistema adattandolo al nuovo gruppo di casa Shimano.

Un sistema eccellente

Dotato di una torre di arresto integrata, per facilitare l’installazione e prolungarne la durata, il sistema di pulegge di CeramicSpeed è adatto a tutti. I cuscinetti sono installati a mano in ogni puleggia e sono garantiti per 4 anni, la garanzia diventa a vita quando si scelgono i cuscinetti rivestiti. La puleggia superiore ha 13 denti, mentre quella inferiore 19. I tecnici hanno studiato e capito come questo sia il numero ideale di denti per far funzionare al meglio il deragliatore posteriore.

La puleggia inferiore da 19 denti rende la curva della catena più dolce e permette al deragliatore di lavorare al meglio
La puleggia inferiore da 19 denti rende la curva della catena più dolce e permette al deragliatore di lavorare al meglio

Il motivo di questa scelta è legato anche ad un risparmio in termini di watt, grazie alle “curve” più morbide che la catena ha nel passaggio in queste pulegge. Si parla di un guadagno di 5 watt, uno scarto che può sembrare minimo ma che nel ciclismo moderno può davvero fare la differenza. Il sistema vecchio, CeramicSpeed 9100/9150 non è compatibile con il nuovo gruppo Shimano.

Il prezzo per acquistare il nuovo OSPW per Shimano 9200 è di 499 euro.

CeramicSpeed

Wilier Rave SLR: competitiva su tutti i terreni

13.10.2021
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Wilier presenta la nuova Rave SLR, un telaio perfetto per l’all-road performance, le geometrie sono quelle racing. Un telaio leggero, reattivo con dei punti più rigidi per ottenere la massima risposta su tutti i terreni. La cosa più importante per chi entra nel mondo del gravel è la prestazione anche su strada, per questo la nuova Wilier Rave SLR è stata costruita con lo stesso mix di carbonio di Filante SLR e Wilier 0 SLR.

Trovare il punto di incontro tra la strada e l’off road è complicato, ma portarlo su un solo telaio lo è ancora di più. I tecnici Wilier si sono superati ed hanno mixato con maestria le necessità di questi due mondi, hanno mischiato il carbonio a speciali fibre viscoelastiche ed hanno così garantito una reattività del telaio incredibile.

La Wilier Rave SLR è maneggevole e performante su tutti i terreni, grazie ad una geometria da strada perfezionata anche per l’offroad
La Wilier Rave SLR è performante su tutti i terreni, grazie ad una geometria da strada perfezionata per l’offroad

Più facile da guidare

La guidabilità non è un fattore da sottovalutare, soprattutto se si considera la tipologia di terreno su cui la Rave SLR dovrà sfrecciare. Un reach leggermente più corto ed uno stack rialzato permettono alla bici di essere più maneggevole. Ma cosa sono reach e stack?

Il reach è la distanza orizzontale tra il centro del movimento centrale e la parte superiore del tubo di sterzo. Un reach più lungo obbliga il corridore ad assumere una posizione più “racing”, questa caratteristica si estremizza su strada dove si richiede una maggiore penetrazione aerodinamica.

Lo stack è la distanza tra il centro del movimento centrale e la linea di mezzeria della parte superiore del tubo di sterzo. Quel che fa maggiormente la differenza è l’altezza del tubo di sterzo, più è alto più si avrà stabilità sull’avantreno ed una maggiore precisione nella guida della bici.

La Rave SLR può essere equipaggiata con tutti i migliori gruppi da strada e da gravel per una adattabilità massima alle esigenze del ciclista
La Rave SLR può essere equipaggiata con tutti i migliori gruppi da strada e da gravel

I dettagli fanno la differenza

I manubri monoscocca 0-bar e J-bar, disponibili nei vari equipaggiamenti della Rave SLR, permettono il passaggio integrato dei cavi. Un dettaglio che però rende l’idea del lavoro meticoloso che i tecnici di Wilier hanno fatto nello studio della bici. L’integrazione dei cavi innanzitutto permette un guadagno aerodinamico, e questo fa la differenza su strada. Per quanto riguarda il garvel, invece, i cavi integrati sono coperti dagli agenti esterni e sono meno soggetti ad usura o rottura.

Per rimanere fedele alla sua natura di all-road la Rave SLR può essere equipaggiata con tutti i gruppi di maggior livello, da strada e gravel: Dura Ace Di2 9270, Ultegra Di2 8170 e Sram Force AXS per la strada, Campagnolo Ekar, Shimano GRX e Sram Force AXS XPLR per il gravel. Le coperture montabili sono fino alla misura estrema dei 42 millimetri, sia da strada che da off-road.

I prezzi della Rave SLR nella verisione con i gruppi gravel vanno dagli 8.300 euro con il gruppo Campagnolo Ekar agli 8.400 con i gruppi Shimano GRX e Sram Force AXS XPLR.

Per la versione con i gruppi da strada i prezzi invece sono: 9.000 euro per la bici con i gruppi Sram Force AXS e Shimano Ultegra 8170, mentre 11.000 euro per la versione con lo Shimano Dura Ace 9270.

Wilier