Santini festeggia 30 anni di cubetti Mapei

27.07.2023
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Sono passati esattamente trent’anni dall’ingresso nel mondo del ciclismo del marchio Mapei. Era infatti la primavera del 1993 quando, alla vigilia del Giro d’Italia, Giorgio Squinzi, titolare della Mapei, intervenne per salvare il team Eldor-Viner in grosse difficoltà economiche, consentendogli di partecipare al Giro e di concludere la stagione. Il mito ciclistico della Mapei e della sua maglia a cubetti iniziò lì e per dieci anni (1993–2022), la formazione italiana ha impresso la sua impronta nel mondo del ciclismo ottenendo oltre 600 successi.

Mapei è rimasta nel ciclismo fino al 2002, qui la vittoria di Bettini alla Liegi dello stesso anno
Mapei è rimasta nel ciclismo fino al 2002, qui la doppietta di Bettini e Garzelli alla Liegi dello stesso anno

Insieme a Santini

Per celebrare i trent’anni da quel felice debutto nel ciclismo, Mapei ha pensato di realizzare una divisa celebrativa e per farlo ha scelto di rivolgersi ad un “vecchio compagno di viaggio”. Stiamo parlando del maglificio Santini che ai tempi del team Mapei aveva realizzato la divisa della squadra caratterizzata dai famosi cubetti. 

In realtà Mapei e Santini in tutti questi anni non si sono mai persi di vista dal momento che entrambe le aziende sono da sempre legate all’Unyon Cycliste Internationale. Santini è sponsor tecnico dell’UCI dal 1998 realizzando tutte le maglie di campione del mondo. Mapei è stata dal 1998 Main Sponsor dei campionati del mondo di ciclismo su strada e da quest’anno è Official Partner della rassegna iridata di Glasgow.

La maglia celebrativa realizzata da Santini per i 30 anni di Mapei nel ciclismo
La maglia celebrativa realizzata da Santini per i 30 anni di Mapei nel ciclismo

Una maglia speciale

Come detto, per celebrare i trent’anni dal debutto di Mapei nel ciclismo e la lunga collaborazione con l’UCI, Santini ha confezionato un completo da ciclismo caratterizzato dalla presenza, a livello grafico, degli iconici cubetti colorati, rappresentativi del mondo delle costruzioni e identificativi del team Mapei.

L’idea di utilizzare come motivo decorativo della divisa dei cubetti colorati, insieme alle spatolate, tipiche dei prodotti Mapei, nasce da un’intuizione di Adriana Spazzoli, direttore Marketing e Comunicazione Mapei fino al 2019, che aveva compreso le potenzialità comunicative di questa sponsorizzazione. Grazie ai risultati eccezionali della squadra, i cubetti Mapei sono diventati ben presto iconici, ridefinendo l’estetica dell’abbigliamento ciclistico e contribuendo alla notorietà dell’azienda in Italia e nel mondo. Ancora oggi la sponsorizzazione della Mapei viene considerata un esempio di quanto il ciclismo possa ridare a livello di immagine e di ritorno economico a chi voglia investirci.

Ecco anche i pantaloncini, con gli iconici cubetti
Ecco anche i pantaloncini, con gli iconici cubetti

Ritornano i cubetti

Gli iconici cubetti Mapei sono il segno distintivo del completo celebrativo realizzato da Santini. La maglia, dalla vestibilità slim, è realizzata con tessuti estremamente leggeri. Nella parte posteriore il tessuto super traspirante è caratterizzato da piccoli canali per il rilascio del sudore. Le maniche, in tessuto liscio e con taglio al vivo, aderiscono al corpo senza costrizioni mentre l’elastico interno sul fondo della maglia la mantiene sempre in posizione.  

I pantaloncini, sono realizzati in tessuto ad azione compressiva. A fondo gamba presentano delle bande con grip interno per mantenere il pantaloncino sempre in perfetta posizione, e sono dotati di bretelle con parte anteriore in tessuto elasticizzato e con rete estremamente traspirante sul retro.

Oggi Mapei è ancora attiva nel mondo dello sport, non solo del ciclismo, grazie al Mapei Sport di Olgiate Olona, in provincia di Varese. Stiamo parlando di una struttura di riferimento a livello internazionale in materia di preparazione e di attività di ricerca scientifica.

Nel corso degli anni, oltre a proseguire l’attività nel settore ciclistico, la struttura ha allargato i propri settori di intervento dedicandosi anche ad altre discipline sportive quali calcio, pallacanestro, podismo, golf, sci alpino e sport motoristici mantenendo sempre inalterati i propri obiettivi.

Santini

Ekoi con il Tour de Pologne: i valori sono condivisi

24.06.2023
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Il brand francese Ekoi, riconosciuto ed apprezzato marchio produttore di abbigliamento ed accessori per il ciclismo, è entrato a far parte della grande famiglia del Tour de Pologne, definendo una rilevante partnership all’insegna di alcuni importanti valori che stanno particolarmente a cuore al Lang Team, quest’ultimo il comitato organizzatore dell’evento ciclistico polacco. Per oltre quindici anni Ekoi si è ben distinto all’interno del palcoscenico degli eventi UCI WorldTour e questo grazie al supporto diretto offerto a numerose squadre professionistiche e alla propria, riconosciuta esperienza nella produzione di abbigliamento, di caschi ed occhiali. Da quest’anno Ekoi sarà anche per la prima volta partner di un evento UCI WorldTour

Per la prima volta nella sua storia Ekoi sarà sponsor di un eventi del circuito UCI WorldTour
Per la prima volta nella sua storia Ekoi sarà sponsor di un eventi del circuito UCI WorldTour

Partnership “emotiva” e commerciale

«La collaborazione con Ekoi – ha dichiarato Czeslaw Lang – promette davvero molto bene. Sono particolarmente lieto che un’azienda di portata internazionale, che condivide con noi valori come la sicurezza dei corridori, si unisca alla schiera dei nostri partner. Nell’ambito della nostra collaborazione, verrà preparata una collezione speciale di caschi con il logo del Tour de Pologne. Sono fermamente convinto che questa iniziativa rafforzerà la posizione di Ekoi sul mercato polacco».

«Il Giro di Polonia – ha ribattuto Jean-Christophe Rattel, il fondatore di Ekoi – è per la sua storia e per i campioni che lo hanno vinto un evento imperdibile del calendario ciclistico mondiale. E l’arrivo di John Lelangue come Direttore Generale del Lang Team ha reso possibile questa partnership molto importante per noi, sia dal punto di vista emotivo che commerciale, perché la Polonia è un mercato importante e in crescita, oltre ad essere un paese con una grande cultura ciclistica».

Il brand francese di caschi e abbigliamento sportivo segue da vicino i corridori della Israel Premier Tech
Il brand francese di caschi e abbigliamento sportivo segue da vicino i corridori della Israel Premier Tech

Edizione speciale in arrivo

Durante lo svolgimento delle sette tappe del Tour de Pologne 2023, in programma lo ricordiamo dal 29 luglio al 4 agosto, tutti i caschi e gli occhiali Ekoi saranno presentati al pubblico nell’ambito del villaggio dedicato agli sponsor. Una presenza rafforzata dal fatto che squadre come Cofidis e Arkéa-Samsic saranno in corsa con prodotti simili a quelli esposti e disponibili per la vendita.

Quello tra Ekoi e il Tour de Pologne si annuncia dunque come un legame tra due realtà che promettono azioni di co-branding dalle interessanti prospettive future, anche per contribuire ad allargare la cerchia di sponsor storici del grande evento polacco rafforzando la cooperazione tra eventi e aziende.

Ekoi

EDITORIALE / Parità e ambiente fanno rima con ipocrisia

15.05.2023
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Bacchettando il ricorso agli elicotteri sul Gran Sasso e parlando di parità e ambiente, l’Unione Ciclistica Internazionale ha scritto un’altra pagina nella sua raccolta di ipocrisie.

«Questo fatto – fa sapere con un comunicato il governo centrale del ciclismo – costituisce un vantaggio che va contro i principi di fair play e le disposizioni regolamentari per garantire la parità di trattamento per il trasferimento delle squadre ai loro alberghi. Inoltre, l’uso di un elicottero da parte di alcuni corridori per questo scopo va contro il principio della riduzione dell’impronta di carbonio, come indicato nelle specifiche degli organizzatori dell’Uci WorldTour. L’Uci adotterà le misure e le sanzioni necessarie per garantire che tale pratica non si verifichi in futuro. L’Uci condanna fermamente questo comportamento che va contro i principi di fair play ed equità, valori fondamentali dello sport».

Il presidente dell’UCI Lappartient non ha dettato la svolta tecnica che ci si aspettava da lui: la politica resta al centro
Il presidente dell’UCI Lappartient non ha dettato la svolta tecnica che ci si aspettava da lui: la politica resta al centro

La parità

Cominciamo dalla parità. Ci sono parità e fair play nel fatto che ad esempio, preparando il Giro, la Jumbo Visma, la Ineos oppure la Soudal-Quick Step abbiano potuto pagarsi così tanti giorni di ritiro dall’inizio dell’anno? Ci sono squadre che i ritiri li lasciano alla discrezione e alle tasche degli atleti?

Si può considerare equo far correre i team professional nello stesso gruppo dei WorldTour, esponendoli spesso a figure barbine? C’è parità nella possibilità di mettere a punto l’assetto da crono spendendo una fortuna in galleria del vento? Ci sono corridori di squadre più piccole che a malapena ricevono la bici prima del Giro.

C’è parità nel fatto che basti avere un mucchio di soldi e si possano portare il WorldTour e il campionato del mondo in qualsiasi angolo, compreso il deserto del Qatar? E’ segno di equità il fatto che si spremano risorse ovunque, per mantenere in piedi la sede di Aigle che ha i costi di una reggia?

Giro d’Italia 2010, Zoncolan: vince Basso, Nibali settimo. I due scendono a valle in elicottero
Giro d’Italia 2010, Zoncolan: vince Basso, Nibali settimo. I due scendono a valle in elicottero

La funivia intasata

Gli elicotteri di Campo Imperatore appartengono a una società di cui si serve l’organizzazione del Giro e che, a pagamento, potevano trasportare gli atleti a valle. La storia del ciclismo è piena di leader portati via in elicottero, perché di colpo si è ritenuto di stigmatizzarne l’uso?

Dopo la deludente tappa sul Gran Sasso, le squadre hanno portato via i loro atleti con le ammiraglie. I pochi che si sono azzardati a scendere con la funivia, fra loro Bettiol, si sono fermati davanti alla fila dei tifosi. Rispetto al passato infatti non era stata prevista una corsia preferenziale per la gente del Giro. Passino i giornalisti che, come chi scrive, hanno impiegato un’ora per raggiungere il Quartier Tappa ai piedi del monte, forse nei confronti degli atleti occorreva un altro riguardo, che i team più ricchi hanno ritenuto di pagare, avendone la possibilità.

Le due squadre accusate per l’uso dell’elicottero sono state la Soudal-Quick Step (in apertura Evenepoel) e la Bahrain: qui, Caruso
Le due squadre accusate per l’uso dell’elicottero sono state la Soudal (in apertura Evenepoel) e la Bahrain: qui, Caruso

La parità dei salari

C’è parità nel fatto che con il solo stipendio di un Pogacar o di Evenepoel si possa pagare l’intera stagione di una professional? Altre leghe dello sport professionistico hanno da tempo previsto un tetto ai compensi o comunque hanno trovato il modo per distribuire diversamente i talenti più forti nelle varie squadre. Nel ciclismo della parità, i più ricchi comprano tutto e gli altri si arrangino.

Il problema sorge quando qualcuno se ne accorge e sicuramente vedere andar via i primi della classe su un elicottero anziché nell’ammiraglia potrebbe aver fatto storcere il naso a qualcuno: a chi non è dato di saperlo, visto che i piccoli sono abituati ai privilegi dei grandi. Forse allora c’è da pensare che uno squadrone che non abbia fatto ricorso all’elicottero si sia lamentato con l’Unione Internazionale?

Ci sono professional dal budget inferiore allo stipendio di Pogacar: c’è parità in questo?
Ci sono professional dal budget inferiore allo stipendio di Pogacar: c’è parità in questo?

Ambiente e ciclismo

E poi l’ambiente, punto molto caldo che sta a cuore a tutti. Dopo aver stabilito multe e squalifiche per chi butta borracce e carte di barrette fuori dai luoghi preposti, adesso si parla degli scarichi degli elicotteri. Perché invece non parlare del numero sconsiderato di veicoli che seguono le corse? Quante ammiraglie? Quanti auto e mezzi che non c’entrano nulla con la corsa?

C’è parità ed è ecologico che ci siano squadre con il camion cucina, il camion officina e il camion ristorante, oltre chiaramente al pullman, mentre ce ne sono altre che hanno il camion officina e il pullman e ad averli si sentano anche ricche?

Insomma, bacchettando il ricorso agli elicotteri l’UCI non ha fatto un gesto necessariamente sbagliato, ma che stride terribilmente con la realtà dei fatti e l’evidenza di uno sport in cui i soldi hanno da tempo scavato un solco incolmabile fra i soggetti che ne fanno parte. Non prendere atto di questo e colpire una delle manifestazioni della disparità è il chiaro segno che non si abbia il minino interesse nell’appianarla. Conta solo che nessuno se ne accorga.

In casa Santini si respira già il clima mondiale

11.05.2023
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Il Giro d’Italia è appena iniziato e l’attenzione di tutti gli sportivi è giustamente catalizzata dalla lotta per la conquista della maglia rosa. In casa Santini in questi giorni si guarda sicuramente al Giro, anche grazie alla presenza in corsa della Trek-Segafredo. Uno sguardo attento è già però rivolto ai prossimi campionati del mondo di Glasgow. La rassegna iridata non è poi così lontana, anche perché dopo tantissimi anni torna a disputarsi in piena estate, per l’esattezza dal 3 al 13 agosto.

Tre completi speciali

Grazie alla collaborazione di alcuni designer scozzesi, Santini firma oggi tre completi che raccontano la bellezza di Glasgow e della Scozia, chiamata per la prima volta nella sua storia ad ospitare i mondiali di ciclismo. 

Due sono i completi dedicati al ciclismo su strada. Si tratta rispettivamente del kit Cloudscape e del completo City Grid. Il primo è stato creato dai designer scozzesi O Street e celebra i panorami mozzafiato della Scozia, con i suoi boschi verdi e i profili delle montagne che si specchiano nei laghi. Il completo City Grid, realizzato con il designer Patrick Hughes, gioca invece su varie tonalità di blu e verde e richiama alcune forme dell’architettura della città di Glasgow. Il completo Cloudscape presenta maglia, pantaloncini, baselayer e accessori, mentre City Grid include anche uno smanicato e una giacca anti-vento e anti-pioggia. 

Dal momento che quest’anno la rassegna iridata comprenderà, oltre alla strada, anche pista e mountain bike, ecco un completo specifico per il mondo off road. Si tratta del kit Rocky. E’ realizzato con i designer scozzesi Fourtwentyseven e Stuco, e si ispira alla foresta di Glentress, molto rinomata per i percorsi  MTB, con un design che richiama i boschi, nei colori verde e marrone.

Una nuova collezione UCI

La rassegna iridata scozzese è stata da spunto in Santini per realizzare una nuova collezione UCI, a conferma di un rapporto ormai fortemente consolidato fra l’azienda bergamasca e l’istituzione che governa il ciclismo a livello mondiale.

Oltre alle repliche della maglia del campione del mondo UCI di tutte le discipline e delle jersey per il Women’s World Tour, sono stati realizzati diversi capi estivi e invernali identificati dalle strisce iridate.

Santini ha inoltre creato una capsule collection chiamata Grandi Campioni, che fa parte della nuova collezione UCI. E’ composta da cinque completi che si ispirano ai poster realizzati in occasione di alcuni mondiali che hanno fatto la storia del ciclismo. Sul retro della maglia presentano una patch che racconta l’evento. I mondiali celebrati dai nuovi completi Santini sono: Salò 1962, Imola 1968, Barcellona 1973, Goodwood 1982 e Colorado Springs 1986.

«Abbiamo disegnato cinque completi per cinque Mondiali di ciclismo su strada – racconta Fergus Niland, Creative Director di Santini Cycling Wear – e per farlo ci siamo ispirati ai poster storici realizzati per questi eventi. La nuova collezione Santini Grandi Campioni vuole raccontare la storia di una vittoria mondiale, anzi di cinque vittorie mondiali!».

I completi sono formati da maglia, baselayer e pantaloncini ed è disponibile, con l’immagine del poster, anche una t-shirt in cotone per il tempo libero.

La nuova collezione UCI e la linea dedicata a Glasgow 2023 sono in vendita sul sito www.santinicycling.com e nei migliori negozi di ciclismo del mondo dallo scorso 27 aprile.

Santini

Manubri e crono: la riforma Rogers riletta con Pinotti

11.03.2023
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Durante l’inverno parecchi atleti di taglia alta, fra cui Kung (foto di apertura) e Ganna, hanno dovuto rimettere mano alla posizione da crono. La riscrittura del regolamento tecnico da parte dell’UCI ha infatti permesso a diversi corridori di ottenere una miglior posizione aerodinamica. Redditizia almeno quanto quella degli atleti più bassi. Il grosso problema infatti lo avevano quelli alti fra 1,80 e 1,90 e la rilettura delle regole da parte di Michael Rogers ha in parte sanato il difetto. Lo sa bene Marco Pinotti, con cui abbiamo provato a sviscerare l’argomento.

Marco Pinotti è uno dei tecnici del Team Jayco AlUla, con un occhio in più per le crono
Marco Pinotti è uno dei tecnici del Team Jayco AlUla, con un occhio in più per le crono

Il punto con Pinotti

Il bergamasco ha seguito la storia con interesse, avendo sotto mano i cronoman del Team Jayco-AlUla. E dato che alle squadre le novità sono arrivate prima che fossero ufficializzate, il lavoro di revisione è iniziato da dicembre.

«La sensazione che ho avuto io – spiega Pinotti – è che il cambiamento ci sia stato da quando Michael Rogers ha preso in carico questo settore. Mi pare che stia mettendo un po’ di ordine, portando l’esperienza da corridore e quelle che sono le esigenze degli atleti. La regola di prima penalizzava proprio la categoria da 180-190, soprattutto i corridori alti da 185 a 190. Hanno creato una categoria intermedia e come interpretazione mi pare corretta».

Durbridge è alto 1,87 e grazie alle nuove regole riesce a essere più aerodinamico
Durbridge è alto 1,87 e grazie alle nuove regole riesce a essere più aerodinamico

Tre categorie

L’UCI ha diviso il gruppo in categorie determinate dall’altezza: Categoria 1 fino a 179,9; Categoria 2 fino a 189,9; Categoria 3 oltre 190. Per ciascuna di esse ha poi riscritto le misure della bicicletta da cronometro.

Per quelli più alti di 190 centimetri ha disposto che la distanza fra la punta della sella e quella delle protesi possa arrivare fino a 850 millimetri e che la punta delle stesse protesi possa innalzarsi fino a 140 millimetri rispetto al piano orizzontale.

I ciclisti alti fino a 1,79 possono arrivare a 800 millimetri di lunghezza e altezza di 100.

Quelli fino a 189,9 avranno invece il limite di lunghezza a 830 millimetri e altezza di 120 millimetri.

In questo modo Ganna, che grazie alla nuova posizione ha appena vinto la crono della Tirreno-Adriatico, ha potuto inclinare le protesi di 30° rispetto all’orizzontale (nel 2022 il massimo consentito era invece di 15°). Di conseguenza, Pippo ha potuto allungarsi e contemporaneamente chiudere lo spazio fra mani e testa

«Sapevamo già di questa modifica a giugno – spiega Pinotti – ma è stata annunciata tardi. Abbiamo saputo da dicembre del cambio di inclinazione da 15 a 30 gradi e a dicembre abbiamo potuto metterci mano. Intendiamoci, quei 15° non incidono tantissimo, però ad esempio consenti a quelli più alti di arrivare con le punte del manubrio a 140 di altezza senza bisogno di allungarsi per forza fino a 85. L’obiettivo è chiudere al meglio la superficie fra le mani, la testa e il tronco. Che è un po’ la posizione che portò Landis per la prima volta nel giro di California 2006 e poi Leipheimer. Diciamo che i veri precursori di quel tipo di filosofia sono loro due, secondo me. Ma adesso quelli che sono vicini al limite, tipo quelli alti 1,88, hanno la possibilità di stare bene in bici. Prima invece erano tanto penalizzati».

Dai poggioli al manubrio

Fra i cambiamenti dettati dall’UCI, è stata regolamentata anche la distanza fra i poggioli per gli avambracci e la punta delle protesi: minimo 180 millimetri. Non è un caso che nessuno vi poggi ormai i gomiti, ma siano diventati punto di contatto per gli avambracci.

Fu Landis al California del 2006 a inclinare le protesi marcatamente verso l’alto
Fu Landis al California del 2006 a inclinare le protesi marcatamente verso l’alto

«La vera differenza per i più alti – conferma Pinotti – è la variazione nella distanza fra l’appoggio dei gomiti e la fine del manubrio. Diciamo che forse per Ganna, che ha inclinato di più le protesi, non è cambiato molto, perché lui aveva già intelligentemente messo gli appoggi molto alti. Adesso c’è un limite anche lì, visto che oggi devono stare almeno a 18 centimetri. Nella nostra squadra, Sobrero non ha dovuto rivedere nulla. Invece è toccato a Durbridge, Scotson, Hamilton…

«A dicembre, i medici hanno raccolto le misure dei corridori e sono state messe in un modulo. L’ho firmato io e l’ha firmato il medico. Poi è stato mandato all’UCI, affinché alla verifica delle misure della bici, si sappia a quale categoria di altezza si appartiene. Non ho mai visto i giudici misurare gli atleti alla partenza di una crono, diciamo che basta l’autocertificazione».

EDITORIALE / Il ciclismo non ha ricette complicate

06.02.2023
4 min
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Una volta sulla cima di Guzet Neige, nel lontano Tour del 1995 (foto di apertura), chiedemmo a Marco Pantani se non trovasse strano correre e vincere così all’antica, con quegli attacchi da lontano che sembravano giungere da un ciclismo precedente. E Marco, cui certo non mancava una visione di ciò che avrebbe potuto rendere spettacolare questo sport, rispose in modo chiaro.

«Non credo di correre all’antica – disse – forse sono semplicemente troppo moderno».

Negli anni in cui si limavano i secondi in salita e si distribuivano minuti a crono, il ciclismo era più un esercizio di equilibri. Pertanto l’avvento di quello scalatore così… sovversivo ebbe lo stesso effetto che si osserva oggi quando nel gruppo ci sono Van der Poel e Van Aert, Pogacar ed Evenepoel. Nessuno si sognerebbe di fargli la stessa domanda, tutt’altro. Si elogia il ciclismo moderno che in certi giorni manda in malora i calcoli e fa esplodere il gruppo. Pantani faceva lo stesso.

Van Aert e Van der Poel concordi sull’importanza della loro rivalità: per lo sport e per se stessi
Van Aert e Van der Poel concordi sull’importanza della loro rivalità: per lo sport e per se stessi

La meraviglia di Hoogerheide

Non tutti sono capaci e non sempre le imprese sono possibili se non si ha un rivale che le renda necessarie. Il campionato del mondo di ciclocross corso ieri a Hoogerheide ne è stato la prova lampante. E le parole finali del vincitore Van der Poel davanti allo sconfitto Van Aert hanno ottimamente sintetizzato il concetto.

«Sono felicissimo per questa vittoria – ha detto l’olandese – che considero una delle tre più importanti. Incredibile, perché ottenuta a due passi da casa e scaturita al termine di una lotta leale ed appassionante con Wout. Vi assicuro che la nostra è una sana rivalità che fa bene a questo movimento e che ci migliora in modo reciproco. Certo quando si perde brucia, ma se manca uno di noi alla partenza, la gara non ha lo stesso sapore».

Il fatto che Van Aert, seduto accanto, gli abbia dato prontamente ragione fa capire che gli stessi campioni siano consapevoli di quale sia l’ambiente ideale per rendere lo sport davvero appassionante e una vittoria memorabile.

Il Tour del 2020 fu super avvincente per il duello fra Pogacar e Roglic
Il Tour del 2020 fu super avvincente per il duello fra Pogacar e Roglic

Il gioco delle coppie

Gli ingredienti sono sempre gli stessi e una sana rivalità è forse il principale. I monologhi di uno o dell’altro alla lunga stancano, i duelli all’ultimo colpo di pedale infiammano il pubblico. Coppi e Bartali. Gimondi e Merckx. Moser e Saronni. Hinault e Lemond. Bugno e Chiappucci. Cunego e Simoni. Pantani e Indurain, Tonkov oppure Ullrich.

La più grande sfortuna per un campione è non avere qualcuno contro cui lottare per la gloria. E’ stato ben più spettacolare il primo Tour di Pogacar vinto in extremis su Roglic, rispetto al secondo, corso senza veri avversari. Per lo stesso motivo è stato elettrizzante il Tour di Vingegaard, capace di disarcionare lo stesso Pogacar.

La differenza fra questi campioni e tutti gli altri, oltre alla dotazione naturale da cui non si può prescindere, sta nell’aver capito che per vincere bisogna rischiare di perdere. Per questo sono felici quando vincono e non fanno drammi eccessivi quando non ci riescono: se te la giochi a viso aperto, perdere fa parte del gioco. Le formule perfette e tutti i calcoli di questo mondo vanno bene quando ci si allena, poi però bisogna essere capaci di accettare il dolore che viaggia con la fatica, spingendosi sempre più a fondo. E questo a ben vedere è mancato troppo a lungo nel ciclismo degli ultimi anni.

Quintana ha corso i campionati colombiani da isolato: può correre, ma nessuno lo prende
Quintana ha corso i campionati colombiani da isolato: può correre, ma nessuno lo prende

Una grande primavera

Pensare che rivedremo presto Van der Poel e Van Aert contrapposti alla Strade Bianche, poi alla Sanremo e sulle stradine del Nord è già un buon motivo per augurarsi che la primavera arrivi in fretta. Aspettare Pogacar ed Evenepoel al UAE Tour sarà il primo momento per vedere contrapposti due che non si accontentano mai semplicemente di esserci. Il danno degli squadroni che fanno incetta di campioni sta proprio nell’impoverimento del gruppo. Sarebbe stato interessante vedere Evenepoel alla Liegi contro Alaphilippe, invece il francese è stato dirottato sul Fiandre.

Per lo stesso motivo Pantani rifiutò a suo tempo di infilarsi nella Mapei, pagando alla lunga di tasca propria. A ben vedere il mondo non è poi così diverso. Ci sono i campioni. Ci sono le grandi squadre. E c’è chi governa il ciclismo, esercitando il potere come meglio ritiene, spesso senza metterci la faccia. E così, dopo aver azzerato la Gazprom senza offrire una via d’uscita, adesso ha deciso di fermare Quintana e Lopez, facendo però in modo che la scelta ricada sugli altri. I due possono correre, hanno licenza e passaporto biologico. Che colpa ne hanno quelli che governano (e dispensano consigli: richiesti e non) se nessuno vuole più tesserarli? Squalificateli, se ci sono gli elementi, oppure lasciateli in pace. Che colpa avevano se il Tour smise di invitare Pantani, aprendo la strada al nuovo dominatore? Visto come finì la storia, peccato che dalle lezioni del passato non si riesca quasi mai ad imparare.

Punti UCI 2023-2025, più peso ai grandi Giri

16.01.2023
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Lo scorso anno più volte abbiamo trattato della questione dei punti UCI. Un aspetto che ha creato anche diverse polemiche nell’anno in cui si chiudeva il primo triennio per la classifica delle squadre e quindi delle retrocessioni-promozioni (in apertura, foto MyVaud).

Ma dal primo gennaio la corsa è ripartita. Il nuovo triennio si chiuderà nel 2025. E per questo nuovo “giro di ruota”, alcune cose sono cambiate. Merito anche delle rimostranze delle squadre.

Arnaud De Lie tra maggio e giugno scorso ha portato a casa 3 vittorie in corse più piccole accumulando molti punti
Arnaud De Lie tra maggio e giugno scorso ha portato a casa 3 vittorie in corse più piccole accumulando molti punti

Più peso ai GT

Cosa è cambiato? Il nocciolo più importante riguarda l’assegnazione dei punti nelle corse a tappe. Queste assumono più importanza, soprattutto i grandi Giri, ma crescono di peso anche le classiche monumento e i maggiori eventi (mondiali e Olimpiadi).

L’obiettivo è quello d’incentivare i migliori corridori a partecipare alle gare più importanti. Ma bisognerà vedere se poi sarà così. La Lotto-Dstny, per esempio, ha detto che non verrà al Giro d’Italia. Anche se proprio in virtù di queste nuove norme sembra ci stia ripensando.

E proprio un corridore della Lotto che lo scorso anno non era al Giro ha contribuito più di tutti al alzare la questione. Parliamo di De Lie che a maggio 2022, vincendo delle piccole (se non piccolissime) corse tra Belgio e Olanda, conquistò più punti di molti colleghi che fecero bene o addirittura vinsero tappe nella corsa rosa. Un bell’inghippo.

E così per ovviare a questo problema o quantomeno per ridurlo, l’UCI ha deciso di aumentare il fattore di moltiplicazione dei punteggi nei grandi giri: 1,6 nelle corse a tappe WT, nei monumenti, nel mondiale e nella gara olimpica. E di un fattore 1,3 per le crono iridata e olimpica.

Più peso ai grandi Giri, ma con il fattore di moltiplicazione uguale per tutti il Tour (che già assegnava qualche punto in più) ci guadagna ulteriormente
Più peso ai grandi Giri, ma il Tour (che già assegnava qualche punto in più) ci guadagna ulteriormente

Sempre più WT 

Sempre in merito ai grandi Giri, fino a quest’anno prendevano i punti solo i primi cinque classificati di ogni frazione. Da adesso in poi li prenderanno i primi 15 nelle tappe delle gare WT e i primi 10 nelle tappe delle altre corse a fronte dei primi tre come era stato fino all’anno scorso.

Non solo aumentano i corridori che andranno a punti, ma anche i punti stessi. E di parecchio. In pratica vengono quasi raddoppiati. Una tappa del Giro ne assegnava 100, ora ne assegna 180. Una del Tour ne assegnava 120, ora ne assegna 210 (la corsa francese guadagna un po’ in scala assoluta). E gli stessi punti aumentano anche per i conquistatori delle maglie a fine grande Giro.

In questo modo però il WT diventa ancora più importante. E guadagna ancora margine rispetto ai circuiti ProSeries e continentali. I punteggi in ballo sono cresciuti quasi del 30% mentre quelli degli altri circuiti sono rimasti pressoché invariati se non si sono ridotti. Il baratro tra WT e resto del mondo potrebbe allargarsi ulteriormente.

Valverde e Mas da soli (o quasi) hanno tenuto in piedi la Movistar che prima della Vuelta rischiava di retrocedere
Valverde e Mas da soli (o quasi) hanno tenuto in piedi la Movistar che prima della Vuelta rischiava di retrocedere

La rosa, più del singolo

Altro intervento non da poco è l’estensione dei punteggi ai primi 20 atleti di ogni squadra anziché ai primi 10. In pratica portano “acqua al mulino” più persone e nel suo insieme conta molto di più la rosa che il singolo corridore. Casi emblematici, in tal senso, sono stati quelli della Alpecin-Deceuninck e della Movistar rispettivamente con Van der Poel e Philipsen, e Valverde e Mas, che contribuivano al grosso della torta. Tolti loro, gli altri uomini e in particolare gli ultimi 4-5 corridori fornivano davvero pochi punti.

E infatti facendo una proiezione dei vecchi risultati col nuovo regolamento, le due squadre sono quelle che avrebbero un incremento minore. Mentre al contrario, la Soudal-Quick Step con tutti i buoni corridori che ha in rosa esploderebbe.

Piuttosto sorge un dubbio ancora più forte. Ma se come diceva Cimolai sin qui i punti hanno inciso non poco, cosa succederà ora che in ballo nel WorldTour ce ne sono ancora di più? Questa nuova metodologia di assegnazione dei punti inciderà anche sulle tattiche di gara?

Canola (a cuore aperto) si racconta tra delusioni e futuro

23.12.2022
5 min
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Certi capitoli quando si chiudono fanno male, non si è pronti ad affrontare la fine, soprattutto se non lo si era preventivato. Per Canola questo inverno ha il sapore di qualcosa che è terminato e non si sa bene il perché. Anzi, il motivo è presto detto, la Gazprom non c’è più ed il veneto non ha trovato una sistemazione consona al suo livello. 

Le motivazioni che hanno portato a questo momento della carriera di Canola sono l’insegnamento che nella vita, purtroppo, non è possibile controllare tutto quello che ci circonda

L’ultima uscita del veneto con la maglia Gazprom RusVelo, al Tour of Oman
L’ultima uscita del veneto con la maglia Gazprom RusVelo, al Tour of Oman

La fine

«Si tratta di un periodo particolare – racconta Canola dalla sua macchina – non è una mia abitudine non avere squadra. Ma alla fine, ero stanco di aspettare una situazione che a fatica mi avrebbe soddisfatto. Non avevo voglia di svalutare la mia carriera, ero fiducioso di trovare un progetto valido al quale portare la mia esperienza. Mi ero dato una scadenza e questa è poi arrivata. Ora mi guardo intorno e cerco di capire quale strada potrò percorrere in futuro. Ho parlato con delle aziende per eventuali idee da sviluppare nel mio post carriera».

Canola (a destra) ha speso tutto se stesso per questa battaglia, non avendo mai paura di esporsi
Canola (a destra) ha speso tutto se stesso per questa battaglia, non avendo mai paura di esporsi
Nel tuo futuro vedi ancora la bici?

Mi piacerebbe, nonostante tutto, rimanere in questo mondo. Non so se dal punto di vista amatoriale o cicloturistico. Siamo in un momento nel quale la bici è di tendenza ed il movimento degli amatori è in continua crescita. Quest’ultimi hanno voglia di fare esperienze sempre più simili a quelle dei professionisti e io potrei fornire loro la mia esperienza, i miei insegnamenti.

Questa esperienza avresti potuto metterla anche al servizio di un team…

Certamente, ma non c’è stata occasione. Nella mia carriera ho sempre cercato di imparare dai più grandi, apprendendo tante piccole sfumature che fanno parte di questo mondo. Nel tempo la situazione si è capovolta, sono diventato io quello che dava consigli, l’esperto. 

Con una voce forte, come quella usata contro l’ingiustizia che vi ha colpito.

La situazione Gazprom è stata anomala. Ci siamo trovati in mezzo ad un discorso politico. Mi sono battuto tanto, l’ho fatto per un interesse comune. Il mio può essere l’esempio che se si sta in silenzio si possono ottenere compromessi, ma io di stare zitto non ne avevo voglia

David Lappartient, presidente dell’UCI non ha mai risposto agli appelli lanciati
David Lappartient, presidente dell’UCI non ha mai risposto agli appelli lanciati
Il silenzio è arrivato da parte di chi avrebbe dovuto sostenervi: l’UCI in primis.

L’UCI ha preso una linea sbagliata e senza pensare alle conseguenze, la loro preoccupazione principale è stata chiudere la squadra. Sarebbe bastato incontrarsi e parlare, un’idea sarebbe venuta fuori. Io ne ho avute alcune, ma non ho mai avuto modo di discuterle con chi di dovere. Il presidente Lappartient non l’ho mai incontrato, abbiamo avuto qualche scambio di mail, ma appena domandavo di vederci spariva. 

Del tipo?

Per salvare la squadra sarebbe bastato cercare un nuovo sponsor o portarne di privati. Anche correre in maglia neutra sarebbe bastato, insomma, farci correre era doveroso. Hanno lasciato a casa e senza tutela delle persone e delle famiglie. Ho scoperto anche una cosa che mi ha fatto poco piacere.

Quale?

Sono venuto a sapere che l’UCI negli anni passati ha messo mano al fondo per gli ex professionisti, usando quei soldi per una causa contro un diverso esponente. Hanno usato i soldi per gli atleti per motivi differenti, avrebbero potuto usarli per noi, per non farci sparire. 

Nel dicembre 2021 Canola era in ritiro con la Gazprom pronto a rilanciarsi, un anno dopo è finito tutto
Nel dicembre 2021 Canola era in ritiro con la Gazprom pronto a rilanciarsi, un anno dopo è finito tutto
La bici la stai usando ancora?

Faccio qualche giretto, mi serve per sbloccare la mente, per pensare.

Cosa pensi?

E’ difficile – la voce di Canola si fa sempre più pesante – molte volte ho pensato “perché doveva capitarmi”. Mi sono trovato a prendere decisioni difficili che mi hanno complicato la vita, ma dai momenti duri impari sempre qualcosa. Un giorno, voltandomi, spero di poter dire che tutto questo è servito a qualcosa.

Abbiamo saputo che stai facendo il corso da diesse, magari questa esperienza potrà esserti utile in questo campo…

Il diesse è una figura che deve dare serenità e carica, deve portare coesione all’interno del team. Nel ciclismo moderno al corridore si chiede sempre di più, ma bisogna ricordare che dietro i numeri ci sono le persone. L’aspetto umano è un aspetto di cui ci si sta dimenticando sempre di più. Mi piacerebbe riportarlo al centro di questo mondo.

Il veneto ha provato altre discipline: eccolo in una gara di mtb a Recoaro Terme (foto organizzatori)
Il veneto ha provato altre discipline: eccolo in una gara di mtb a Recoaro Terme (foto organizzatori)
Ne sei stata una prova, visto quanto hai speso per questa battaglia.

Ho parlato con estrema sincerità, lo si deve fare sempre, non bisogna aver paura di dire la verità. Il ciclismo ha avuto la possibilità di dimostrarsi famiglia e così non è stato, anzi, alcuni ci hanno voltato le spalle. Sono stati pochi a combattere questa battaglia con noi e quando sei solo in un mare grande trovi sempre un pesce più grosso di te. 

Dieci anni nel professionismo non si cancellano così facilmente.

Pensate, dieci anni e sono stato trattato così. Nel mio piccolo mi sono battuto per rendere questo sport migliore. Ho contribuito a mandare avanti il circo del ciclismo per anni e poi appena ha potuto mi ha voltato le spalle.

EDITORIALE / I ritiri di dicembre e le foto segrete

19.12.2022
5 min
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Una foto segreta, camuffata, sfocata di proposito. L’altro giorno nell’hotel che ospita la Jumbo Visma fra le campagne di Denia, un tipo di origine imprecisata, forse in meccanico, ci ha redarguito in modo molto energico perché stavamo per scattare delle foto a Roglic che si accingeva a uscire per l’allenamento. Era chiaro che il motivo fossero le nuove dotazioni tecniche di scarpe e gruppi, che non possono essere mostrate fino al primo gennaio e a nulla è valso spiegargli che avremmo utilizzato le immagini solo nel 2023. Nel parcheggio dello stesso hotel, ragazzi della Cofidis che si stavano preparando per uscire, hanno lasciato scattare le foto e fare interviste, chiedendo con garbo di pubblicarle nel nuovo anno.

Stessa cosa alla Trek-Segafredo e al UAE Team Emirates di Tadej Pogacar. Qui un manager si è accorto che un corridore nuovo si stava facendo intervistare con un video, usando i nuovi materiali e ha chiesto subito all’addetto stampa di farglielo presente, ma il corridore ha proseguito, avendo forse una liberatoria. Il problema non sono le squadre, ma le regole.

Ci si allena vestiti con i capi 2023 perché è la prima occasione per avere riscontri: non sempre sono ammesse le foto
Ci si allena vestiti con i capi 2023 perché è la prima occasione per avere riscontri

Calendari sovrapposti

Poco prima, parlando con un atleta azzurro, il discorso era finito sul calendario 2023 di coloro che fanno strada e pista. La sua osservazione non era peregrina.

«Si spinge tanto – diceva – verso la multidisciplina e poi scopri che le Coppe del mondo di pista le fanno durante le classiche del Nord, mentre fare i mondiali tutti insieme a Glasgow finirà col penalizzare proprio gli atleti polivalenti. Quelli che dovranno scegliere oppure proveranno ugualmente il doppio impegno fra strada, pista o mountain bike e rischieranno di non riuscire a recuperare bene».

Campioni e pista

Terzo spunto di osservazione: la Track Champions League, carosello organizzato dall’UCI in prima persona, cercando di sintetizzare lo spettacolo delle Sei Giorni con i valori tecnici dei mondiali su pista. Il risultato della seconda edizione è stato quasi un flop, con Eurosport che l’ha trasmessa essendo coinvolta direttamente nell’organizzazione, ma poco pubblico, pochissima attenzione da parte dei media e un campo partenti mutilato dal fatto che i più forti fossero in vacanza dopo la stagione su strada e i mondiali su pista.

In proporzione e in barba al nome, c’erano più campioni nelle Sei Giorni di Gand e di Rotterdam di quelli impegnati nel circo messo in piedi dall’UCI.

La Champions League si è da poco conclusa, con tiepido ritorno d’immagine per il ciclismo
La Champions League si è da poco conclusa, con tiepido ritorno d’immagine per il ciclismo

Il paradosso dei contratti

C’è qualche conto che non torna e a farne le spese è come al solito il movimento nel suo complesso. La scadenza dei contratti al 31 dicembre è un controsenso dal momento in cui a dicembre nei primi ritiri, gli atleti hanno il diritto/dovere di provare i nuovi materiali. Possono utilizzare, ma non pubblicare, grazie a una deroga agli stessi contratti, tenendo dunque lontani i media (laddove necessario) affinché non realizzino le immagini di corridori che stanno usando materiale… illegale.

Il paradosso è che con quel materiale i corridori si allenano per tutto il giorno, per cui basta che qualcuno li riprenda lungo la strada e condivida foto o video su un social, perché le immagini diventino pubbliche e il segreto di Pulcinella venga svelato, come puntualmente accade. Non sarebbe più logico e funzionale che i contratti iniziassero e scadessero il 31 ottobre, dando modo agli atleti di terminare la stagione, iniziando da novembre con la nuova squadra?

Alla Trek-Segafredo nuovi corridori fra uomini e donne e nuovi materiali da non mostrare nelle foto
Alla Trek-Segafredo nuovi corridori fra uomini e donne e nuovi materiali da non mostrare nelle foto

Confusione UCI

Altro punto: i calendari troppo fitti. Infarcirli a questo modo ha una sola finalità, che è quella di incrementare le entrate di chi dagli eventi trae ricchezza: l’UCI. Per cui avendo una struttura imponente da mantenere, gli amici svizzeri cospargono di tasse gli eventi e di eventi il calendario.

Per come era strutturata un tempo, l’attività aveva un senso anche sul piano tecnico. Ora invece si pensa poco alle esigenze dei corridori e delle squadre. Per cui le nazionali sono costrette a schierare alcuni atleti per inseguire la qualificazione, sapendo già che non li porteranno ai mondiali o alle Olimpiadi, dove torneranno sulla scena i protagonisti. Il risultato è che agli ultimi mondiali Viviani non ha potuto correre la corsa a punti perché, non avendo partecipato alle varie qualificazioni, non aveva i punti necessari. Si può essere d’accordo o anche no, è un lavoro sporco e qualcuno deve pur farlo, ma è impossibile pretendere che corridori come Milan, Ganna e Consonni corrano la Roubaix e poi salgano su un aereo per andare a correre in Canada dopo sei giorni la Coppa di Milton.

Il quartetto iridato di St Quentin en Yvelines parteciperà alle qualificazioni olimpiche? Molto difficile che accada
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Eccezioni alla regola

L’UCI ha deciso di decidere non per il bene del ciclismo, ma sempre in favore del tornaconto. Non hanno mosso un dito per aiutare i ragazzi della Gazprom-RusVelo, ma hanno agevolato il passaggio di Dylan Teuns alla Israel-Premier Tech nel cuore dell’estate, trovando una via d’uscita per la conta dei punti che, stando alla versione ufficiale, impediva di far accasare i corridori del team russo.

L’Unione che dovrebbe essere la casa madre del ciclismo appare invero piuttosto fuori fase. Al suo interno si susseguono avvicendamenti e si annunciano dimissioni, in una dimensione confusa ottimamente rappresentata dal sito istituzionale. Assai difficile da consultare e fatto apposta perché sia (quasi) impossibile districarsi nei suoi meandri.