Vlasov-Roglic, alla Parigi-Nizza prime prove di convivenza

09.02.2024
4 min
Salva

Ci sentiamo alle 10 e mezza, un’ora in meno sul Teide. Vlasov è già in altura dopo l’inizio scoppiettante, preparandosi per la Parigi-Nizza in cui per la prima volta correrà accanto a Roglic. Tre podi a Mallorca e il terzo finale alla Valenciana riportano la memoria al 2022, quando proprio in avvio vinse la corsa a tappe spagnola battendo Evenepoel. La traiettoria del russo della Bora-Hansgrohe continua nel segno della crescita, con un gradino all’anno e grande costanza. Quel che c’è da capire è se l’arrivo di Roglic sarà in qualche modo di ostacolo o disegnerà per lui un uovo ruolo. I due finora non si sono mai incrociati se non in ritiro, ma li hanno tenuti in due gruppi separati, quindi in bici non c’è ancora stato grande contatto.

«Ho fatto un bell’inverno – spiega – non mi sono mai ammalato, non ho mai saltato un allenamento e questo me lo ritrovo come un vantaggio. Ho lavorato bene e mi avvicino agli obiettivi. Fra un mese c’è la Parigi-Nizza, poi il Catalunya, che da soli sono molto interessanti. E poi arriverò fino alla Freccia e la Liegi. E a quel punto si guarderà verso il Tour, con un’altra altura. Nel programma in teoria avrei anche il Romandia, ma non credo sia funzionale alla preparazione del Tour. Lo vedremo più avanti».

Vlasov, russo classe 1996, è alto 1,86 per 68 chili. E’ pro’ dal 2018
Vlasov, russo classe 1996, è alto 1,86 per 68 chili. E’ pro’ dal 2018
Tutto sul Tour e niente Giro, dunque?

Così è stato deciso. A me sta bene, proseguo nel mio cammino di crescita guardando ai miei obiettivi, che non mancano. Cresco per gradi e credo che vada bene così, meglio che sfoderare un anno sensazionale e poi sparire. In realtà non conosco ancora i miei limiti e correre accanto a Roglic sarà un vantaggio. Vedere come si allena e come corre un atleta del genere sarà un’ispirazione, il Tour sarà un’ottima scuola. Nel frattempo potrò seguire i miei obiettivi. Il prossimo è la Parigi-Nizza. Il morale è cresciuto e gli obiettivi sono più alti, si ragiona da squadra top.

Volendo continuare a crescere, hai cambiato qualcosa nella preparazione?

No, più o meno ho fatto lo stesso. Mi sono concentrato sul migliorare in salita, perché alla Vuelta alla fine mi staccavo dai migliori e quando sei lì, rassegnarsi è difficile. Nella mia testa non ci sto a cedere. Dico: «Dove cavolo volete andare?». Non ti va di lasciarli andare, però succede e devo crescere. Invece a crono credo di essere migliorato tanto.

Parigi-Nizza 2022, Vlasov e Roglic rivali: quest’anno divideranno i gradi
Parigi-Nizza 2022, Vlasov e Roglic rivali: quest’anno divideranno i gradi
Negli ultimi tre anni hai fatto quarto al Giro, quinto al Tour e settimo alla Vuelta: che differenze vedi?

Quando ho fatto quarto al Giro del 2021, era la seconda volta in una gara di tre settimane e forse mi è mancata un po di esperienza. Ho fatto un paio di grossi errori e ho perso tanto. Al Tour 2022 invece sono caduto e non so neanche io come abbia fatto a tenere duro e arrivare quinto. Infine all’ultima Vuelta, c’erano corritori fortissimi. Ho provato a stare con loro, ma l’ultima non è stata la mia stagione migliore. Non stavo benissimo e anche se le salite lunghe mi piacciono, ho pagato qualcosa. 

Alla Parigi-Nizza non sarai leader unico, ci sarà anche Roglic che l’ha già vinta: come vi gestirete?

Vedremo chi sarà messo meglio e ci regoleremo di conseguenza.

L’arrivo di un leader così forte potrebbe causare scontento in qualcuno?

In qualche caso potrebbe succedere. Lui stesso è andato via da dove era prima, perché non trovava spazio per il Tour e voleva essere capitano unico. Anche noi quest’anno andremo al Tour con tutti i migliori, come la Jumbo e la UAE che addirittura porterà cinque capitani. Ma non è detto che inizierò a tirare per Roglic dal primo chilometro e che lasci subito la classifica. Prima dobbiamo vedere come si mette la corsa.

Al Lombardia è stato uno degli ultimi a cedere a Pogacar, piazzandosi quarto
Al Lombardia è stato uno degli ultimi a cedere a Pogacar, piazzandosi quarto
Alla Bora ci sono tre italiani, è vero che sei spesso in camera con loro?

Sì è vero, forse perché parlo la lingua. Ci sono Benedetti, Sobrero, che è appena arrivato e Aleotti. Giovanni è un ragazzo motivato. Un consiglio? Gli direi di credere un po’ di più in se stesso, nella sua capacità di vincere e non limitarsi solo a tirare.

L’Etape Parma, iscrizioni aperte per la GF con le maglie del Tour

06.02.2024
4 min
Salva

Pedalare immersi nell’atmosfera unica del Tour de France, accompagnati dalle meraviglie di Parma. L’obiettivo? Oltre che vivere attivamente uno degli sport più belli al mondo, sarà quello di battagliare per vincere le iconiche maglie dei leader della Grande Boucle. Stiamo parlando dellEtape Parma by Tour de France, un evento unico per l’Italia che verrà realizzato da Extragiro, in collaborazione con ASO, con la Regione Emilia-Romagna, con il Comune di Parma e con il Comitato Organizzatore della Grand Départ.

Le iscrizioni sono aperte per il weekend che permetterà a tutti di respirare l’atmosfera della carovana gialla ospitata per la prima volta nella storia in Italia con tre tappe dal 29 giugno all’1 luglio. Un’esperienza cicloturistica unica tra le eccellenze enogastronomiche di Parma e con un ricco calendario di appuntamenti. 

Qui una partenza de l’Etape du Tour 2023 (foto ASO)
Qui una partenza de l’Etape du Tour 2023 (foto ASO)

Sabato e domenica

Il programma dell’evento si articolerà tra sabato 27 e domenica 28 aprile. Il clou de L’Etape Parma by Tour de France sarà domenica 28 aprile. In questa giornata i partecipanti potranno scegliere tra due percorsi su cui pedalare nell’atmosfera del Tour de France. La Granfondo competitiva su percorso lungo (The Race), con cronometraggio integrale, di circa 140 km con 5 Gpm e 2.800 mt di dislivello. La Granfondo con percorso corto gourmet (Gourmet), con cronometraggio parziale, di circa 74 km con 1.000 mt di dislivello.

Il giorno prima invece, si potrà pedalare alla scoperta delle specialità del territorio. Le opzioni saranno due: la Cicloturistica Food Valley Bike aperta a tutti (60 km) e il Percorso Family and kids (25 km) sulla Food Valley Bike. Un’occasione per fare visita al Caseificio e alla Reggia di Colorno, sede di Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Per entrambe le giornate a contorno, si potrà accedere al Villaggio Parma, area espositiva, con prove e test bike, meet & greet con grandi nomi del ciclismo, degustazioni, convegni e molto altro. 

Tra le attrazioni, anche il Museo del Tour de France, con installazioni e memorabilia, che renderà ancora più speciale l’esperienza nella leggenda della grande corsa a tappe francese. Da segnalare in affiancamento l’allestimento speciale del Museo Digitale Diffuso del Ciclismo italiano, curato da Extragiro per salvaguardare il patrimonio immateriale del ciclismo italiano. 

In palio le iconiche maglie dei leader del Tour
In palio le iconiche maglie dei leader del Tour

Le maglie in palio

Una vera e propria evocazione del Tour De France. L’evento ufficiale per cicloturisti e amatori infatti vedrà classifiche speciali con la possibilità di indossare le maglie della corsa, sia sul percorso lungo (the Race) che sul medio (Gourmet), sia nella classifica maschile che in quella femminile. Il tutto suddiviso in un regolamento che premierà coloro che riusciranno a distinguersi nelle varie prove. Un modo per creare il legame con il ciclismo dei pro’ e quello degli appassionati praticanti.

La maglia Gialla Tour de France e quella del Tour de France Femmes avec Zwift verranno conquistate da chi taglierà il traguardo per primo (gun time) sul percorso lungo e da chi otterrà il miglior tempo nella somma dei tempi cronometrati in tre settori nel percorso medio. Quella a Pois andrà a chi otterrà il miglior tempo dato dalla somma dei tempi di percorrenza di tre tratti cronometrati in salita per il percorso lungo e in due tratti cronometrati in salita per il percorso medio. La Verde sarà ottenuta da chi otterrà il miglior tempo in un tratto cronometrato ad hoc in pianura (Sprint race), sia su percorso lungo che corto, sia maschile che femminile. La maglia Bianca dei giovani verrà assegnata al primo/a under 25 che taglierà il traguardo (gun time) sul percorso lungo e dall’U25 che otterrà il miglior tempo nella somma dei tempi cronometrati in tre settori nel percorso medio (quattro maglie Bianche assegnate in totale). 

Inoltre, i primi tre classificati (gun time) del percorso lungo, sia maschile che femminile si qualificheranno all’Etape du Tour de France 2025. Nella tappa francese si sfideranno gli altri classificati nelle varie prove L’Etape by Tour de France e potranno competere per la classifica speciale de L’Etape Championship. 

Due giornate all’insegna del divertimento e la passione per il ciclismo
Due giornate all’insegna del divertimento e la passione per il ciclismo

Iscrizioni già aperte

Iscriversi per vivere questa avventura gialla nella magnifica città di Parma è già possibile. Chiusa con successo la prima tranche partita il 5 gennaio con i primi 1.000 pettorali, è ora possibile aggiudicarsi la propria partecipazione acquistando il proprio kit. Diverse le combinazioni con differenti modalità. A partire dai 10€ per le cicloturistiche fino ai pacchetti Granfondo + hotel. Tutto è pronto per un week-end di festa dedicato al grande ciclismo.

Bottecchia: ecco il logo “storico” per i 100 anni dal primo Tour 

02.02.2024
3 min
Salva

Una data storica per il ciclismo italiano: 20 luglio 1924. Al velodromo Parc des Princes di Parigi, Ottavio Bottecchia è primo, sia in ordine di arrivo di tappa che di classifica generale, con 35 minuti e 36 secondi di vantaggio sul secondo. Quel giorno, il carrettiere veneto, che aveva esordito nel mondo del ciclismo professionistico solamente l’anno prima, mette a segno una delle più epiche vittorie della storia del ciclismo. Bottecchia è difatti il primo italiano a vincere il Tour de France ed è il primo a farlo indossando la maglia gialla dalla prima all’ultima tappa. E l’anno successivo Ottavio ripete l’impresa e vince ancora: la sua storia diventa leggenda…

Cento anni dopo quella straordinaria vittoria, l’azienda Bottecchia Cicli continua a celebrare e a tenere vivo il ricordo di questo incredibile campione senza tempo, attraverso la produzione di biciclette che portano il suo nome. La figura di Ottavio Bottecchia è difatti ben impressa nell’olimpo dei campioni del ciclismo mondiale e le sue gesta eroiche continuano ad alimentare i sogni degli sportivi di tutto il mondo. 

Il prototipo di aero bike presentato a EICMA 2023
Il prototipo di aero bike presentato a EICMA 2023

Si celebra la… storia

E per ricordare, ed al tempo stesso celebrare quel grandissimo successo, Bottecchia Cicli ha ideato uno speciale logo “Centenario Bottecchia” dedicato proprio all’anniversario dei 100 anni dalla prima vittoria italiana al Tour: un fondamentale primato italiano, destinato a restare per sempre impresso nella storia del ciclismo. Un logo che ben contraddistinguerà la comunicazione del brand per l’intera stagione 2024, dando ampio spazio al racconto stesso della storia di Ottavio. 

Lo stand Bottecchia all’Italian BiIke Festival 2024
Lo stand Bottecchia all’Italian BiIke Festival 2024

Questo originale logo pone al centro “100 years”, la longevità di una storia che continua a vivere nel tempo, più vivida che mai. Attorno, una corona d’alloro, tradizionale simbolo che cingeva la fronte dei vincitori delle celebrazioni atletiche del passato. Questa, a differenza di tutto il resto, di colore giallo, chiaro riferimento al Tour de France. Ad impreziosire il lavoro grafico è stata poi collocata una grande aquila, il simbolo di Bottecchia Cicli, che vola alta, superando i confini del tempo e dello spazio con la sua immagine riconosciuta ormai in tutto il mondo

Attorno, la frase “First Italian victory at Tour de France: 1924-2024 Anniversary” per chiudere così il cerchio e raccogliere tutti gli elementi iconici del logo Centenario Bottecchia. 

Bottecchia

Plugge e la Superlega. Un progetto che può far paura?

10.01.2024
5 min
Salva

Il progetto Superlega nel ciclismo va avanti, seppur a fari spenti. La sentenza della Corte Europea che ha di fatto legittimato quella del calcio ha certamente avuto ripercussioni anche su simili progetti in altri sport, anche se nel ciclismo non c’è quella spietata contrapposizione tra squadre e federazione che esiste nello sport più popolare al mondo. Non sarà qualcosa di immediato, ma un giorno sarà realtà tanto è vero che il progetto ha già un nome, One Cycling e un suo mentore: il patron della Visma-Lease a Bike Richard Plugge.

In un’intervista al media fiammingo De Tijd Plugge ha tracciato un po’ il futuro dell’iniziativa, partendo dal presupposto che non stiamo parlando di qualcosa di immediato: «Noi dobbiamo guardare a quel che vorremo essere fra 10 anni. Viviamo in un ambiente dove c’è una continua guerra fra squadre, con gli organizzatori, fra gli stessi corridori ma questo è sbagliato perché i nostri veri avversari sono al di fuori del nostro mondo. Sono le altre forme di intrattenimento che si contendono l’attenzione dello spettatore».

Pogacar è il ciclista più pagato al mondo, 6 milioni a stagione. Poco in confronto ad altri sport
Pogacar è il ciclista più pagato al mondo, 6 milioni a stagione. Poco in confronto ad altri sport

Gli sportivi più ricchi al mondo

Il discorso di Plugge è legato all’appetibilità televisiva e mediatica del ciclismo che genera grandi introiti. Nella sua analisi non è un caso se cita Champions League di calcio, golf, football americano, basket: tutti eventi e discipline che hanno venduto a caro prezzo la loro immagine generando un clamoroso giro d’affari. Secondo la classifica stilata da Forbes dei primi 50 sportivi più pagati al mondo, dove comanda Cristiano Ronaldo con 46 milioni annui provenienti dai contratti di gioco e 90 dall’indotto extra, non c’è un ciclista e questo la dice lunga…

«Voglio farvi un esempio – riprende Plugge – prendete Jake Paul, il campione di arti marziali fidanzato con la pattinatrice olandese Jutta Leerdam: è osannato dalle folle, i ragazzini si affollano intorno a lui, anche chi non s’interessa di sport sa chi è. A Vingegaard tutto questo non succede: sta a noi fare in modo che le cose cambino, trovare nuove prospettive».

Quanto è popolare Vingegaard fuori dall’ambiente? Tutto il ciclismo ha bisogno di farsi vedere di più
Quanto è popolare Vingegaard fuori dall’ambiente? Tutto il ciclismo ha bisogno di farsi vedere di più

Un calendario da rivoluzionare

L’idea di Plugge è che One Cycling vada a incidere pesantemente sul calendario, rivoluzionandolo di fatto: «Serve un profondo cambiamento del nostro mondo. Un calendario chiaro, con un numero limitato di eventi dove i migliori siano chiamati sempre a confrontarsi. Attualmente abbiamo 180 giorni di gare solo per il calendario WorldTour, sono obiettivamente troppi con un continuo afflusso e deflusso di corridori che non li rende immediatamente riconoscibili».

Il manager olandese intende rifarsi all’esperienza della Formula 1: «Le stelle devono essere popolari al 100 per cento, identificabili anche da chi non segue abitualmente il ciclismo. Un calendario strutturato in maniera chiara, uniforme permetterà anche di avere maggiormente sotto controllo il tema della sicurezza. Ci serve un calendario unificato che convogli e attiri grandi sponsor esterni al mondo delle due ruote».

Il Tour de France potrebbe risentire dell’inserimento in un circuito strutturato e altrimenti gestito
Il Tour de France potrebbe risentire dell’inserimento in un circuito strutturato e altrimenti gestito

Coinvolgere grandi sponsor

Plugge nella sua analisi prende ad esempio il coinvolgimento della Heineken, che ha prima investito tanto sulle coppe europee di rugby e poi sulla Champions League di calcio, oppure Aranco diventato sponsor del mondiale di Formula 1: «Noi dobbiamo fare lo stesso, coinvolgere grandissime aziende che non investano su un singolo team, ma sull’attività nel suo complesso, sviluppando un merchandising proprio, separato da quello delle squadre».

Idee rivoluzionarie, che non solo vanno un po’ contro la tradizione ultrasecolare di questo sport ma destano timore in tutto l’establishment: «L’ASO, ad esempio, teme di vedere il Tour de France perdere di valore. Non è improbabile che ciò avvenga – ammette Plugge – ma solamente in un primo tempo. Se guardiamo alla cosa con uno sguardo più ampio, sono certo che a lungo termine ne trarrà beneficio perché sarà tutto il ciclismo che sarà cresciuto. Altre gare, entrando nel circuito, guadagneranno un valore enorme».

John Malone, presidente di Liberty Media che gestisce gli enormi interessi e introiti della Formula 1 (foto Gentleman’s Journal)
John Malone, presidente di Liberty Media che gestisce gli enormi interessi e introiti della Formula 1 (foto Gentleman’s Journal)

Un manager super partes

A proposito invece degli eventuali dissidi con l’Uci, l’olandese non ha dubbi: «La federazione mondiale non è un’organizzazione commerciale e non credo che starebbe peggio di fronte a un circuito unificato. Guardate quel che è successo alla Fia: ha forse perso denaro quando ha affidato l’organizzazione commerciale prima all’azienda di Bernie Ecclestone e poi a quella di John Malone? Noi dobbiamo seguire la stessa strada».

Parole dette in un periodo ancora di relativa calma. Ora l’attività riprende e si riprenderà a parlare di vittorie e sconfitte, di programmi e ambizioni. Ma il progetto è lì e piano piano va avanti, destinato sicuramente ad avere un’evoluzione. Resta però da capire che cosa ne pensano gli altri attori di questo mondo, se al di là della mera attualità sono in grado di guardare più lontano e soprattutto se sono d’accordo su un’evoluzione che forse porterà più denaro nelle casse, ma sicuramente ridisegnerà la tradizione e le abitudini di questo sport.

Vent’anni dopo il Panta, il tentativo sfumato di Froome

31.12.2023
5 min
Salva

Dopo Pantani, esattamente vent’anni dopo, l’infallibile Chris Froome tentò l’accoppiata Giro-Tour e ne fu respinto. Vinse il Giro, poi arrivò terzo al Tour, dietro il compagno Thomas e Dumoulin. Il britannico veniva da un filotto sensazionale, avendo vinto il Tour e la Vuelta del 2017 e poi il Giro del 2018. Già dall’inizio della stagione, l’idea di vincere il quinto Tour dopo aver vinto il primo Giro stuzzicava i tecnici del Team Sky. Froome sembrava imbattibile, chi avrebbe potuto impedirglielo? Ci riuscirono la sfortuna e la presenza del compagno in maglia gialla. Se anche avesse voluto riaprire la corsa come al Giro con l’impresa di Bardonecchia, con quale faccia avrebbe potuto disarcionare Thomas?

«Anche il Giro inizialmente non andò troppo bene – ricorda Dario Cioni, che guidò Froome in Italia – nel senso che per vincerlo gli toccò fare quell’impresa sul Colle delle Finestre. Nei primi dieci giorni non era stato brillantissimo. In Israele era caduto e poi nelle prime tappe aveva accumulato ritardi anche su salite non impossibile. Aveva perso 26 secondi sull’Etna e poi un minuto sul Gran Sasso. Fece un bel numero sullo Zoncolan, mentre la crono andò così e così. Insomma, alla vigilia delle Alpi era lontano in classifica…».

L’altura di giugno

L’idea di fare la doppietta era il filo conduttore della primavera, in un Team Sky che sarebbe andato al Tour anche con il giovanissimo Bernal e con Geraint Thomas. Al momento di disegnare il programma di Froome, che avrebbe comunque voluto correre due grandi Giri, fu individuato il Giro d’Italia.

«Dopo il Giro – ricorda Cioni – Chris andò in altura. La decisione fu presa perché il Tour era slittato avanti di una settimana, quindi c’era quasi un mese e mezzo fra le due corse (il Giro finì il 27 maggio, il Tour sarebbe cominciato il 7 luglio, ndr). Non si valutò mai di correre nel mezzo. Ugualmente al Tour ci arrivò meno centrato di quanto si sperasse, un po’ stanco. E si ritrovò in squadra un Thomas molto forte, che ci puntava da anni. Se questo lo ha condizionato? Potrebbe anche darsi, abbiamo visto con la Jumbo-Visma alla Vuelta che problemi ci sono quando hai davanti in classifica un compagno di squadra. Comunque ci fu subito una caduta e perse 51 secondi, poi Chris si ritrovò a perderne 8 sul Mur de Bretagne. Poca cosa, ma comunque un primo segnale. Fino alle Alpi era lì, anche se già staccato di 1’39” da Thomas».

Froome va al Tour dopo aver vinto il Giro: c’è attesa per la doppietta
Froome va al Tour dopo aver vinto il Giro: c’è attesa per la doppietta

Quale condizione

La doppietta è una sfida particolare, condizionata da fattori ambientali e dal calendario. Le annate non sono mai uguali fra loro e i giorni che dividono Giro e Tour sono spesso la parentesi in cui si gioca tutto.

«Trovare il bilanciamento migliore fra Giro e Tour – spiega Cioni – è quello che fa la differenza. Fra il Giro e il Tour del prossimo anno ci sono 34 giorni, nel 2018 erano 40. La differenza vera si fa cercando di capire se uno vuole fare la doppietta tenendo la stessa condizione oppure scaricando e poi tornando su. Se il tempo è poco, finisci il Giro, fai una settimana di recupero, un po’ lavori ed è già tempo di partire per il Tour. In questo caso è facile mantenere la condizione. In caso contrario, può essere difficile gestire le cinque settimane. Sono poche per staccare e poi riattaccare, che fu quello che cercò di fare Chris».

L’approccio light

Probabilmente nel valutare il diverso approccio con la doppietta tra Pogacar e Froome c’è da tenere anche conto della diversità fra i due atleti: un fatto di psicologia e caratteristiche tecniche.

«Il prossimo anno – dice Cioni – c’è una settimana in meno e Pogacar ha il vantaggio di saper tenere la condizione molto a lungo. E poi, da quello che si può capire osservandolo da fuori, Tadej ha un approccio più light di Chris, che era molto perfezionista nell’approccio. Pogacar sembra che viva la gara quasi come un gioco, quindi sente poco la pressione ed è un vantaggio, perché non avrà niente da perdere».

Alla fine il Tour 2018 va a Thomas, chissà se Froome senza di lui avrebbe provato altro
Alla fine il Tour 2018 va a Thomas, chissà se Froome senza di lui avrebbe provato altro

L’insidia di Oropa

Tra le variabili va ovviamente considerato il disegno dei due percorsi. E il Giro d’Italia che parte subito duro potrebbe complicare la vita a chi cercasse di restare in forma tanto a lungo.

«Anche nel 2018 l’Etna arrivava abbastanza presto – ricorda Cioni – ma dover fare i conti con la tappa di Torino e ancora più con quella di Oropa potrebbe esporre al rischio di perdere terreno se non ci arrivi già pronto. Per cui non puoi permetterti di arrivare alla partenza sperando di crescere di condizione con il passare dei giorni. Anche perché dopo il secondo riposo ci saranno ancora giornate molto pesanti, come ad esempio la doppia scalata del Monte Grappa, in cui stare molto attenti. Sono cambiati i percorsi e il modo di correre. La prima settimana del Tour in cui l’uomo di classifica spariva nel festival delle volate non esiste più. Per questo fare la doppietta è diventata così difficile».

Il genio di Cavendish, la lucidità di Morkov: non manca nulla

21.12.2023
5 min
Salva

ALTEA (Spagna) – Era il 29 giugno del 2021 quando sul traguardo di Fougeres Mark Cavendish vinse la quarta tappa del Tour. Erano passati cinque anni dall’ultima volta e in mezzo il velocista ne aveva passate i tutti i colori. Neanche doveva andarci a quel Tour: riprendendolo come per fargli un favore, Lefevere lo aveva escluso categoricamente. Poi Sam Bennett ebbe problemi a un ginocchio, mentre Mark continuava a vincere corse, così il manager belga decise di dargli fiducia, riaprendo il libro della storia. Fra le prime braccia in cui Cavendish si perse dopo quella prima tappa, ci furono quelle di Michael Morkov, il suo ultimo uomo. Dopo Fougeres, Mark vinse altre tre tappe, ugualmente pilotato dal danese che a Tokyo di lì a poco avrebbe vinto l’oro olimpico della madison.

Perciò, quando si è trattato di affrontare la sfida del record del Tour (avendo già appaiato Merckx a quota 34 vittorie a Carcassonne, foto di apertura con Morkov che lo lancia), Cavendish ha chiesto che l’Astana prendesse proprio il danese. La sua permanenza alla Soudal-Quick Step rischiava di perdere interesse, data la partenza di Jakobsen. E alla fine Vinokourov ha avuto la meglio anche rispetto all’offerta della Ineos Grenadiers, scesa in campo in sostegno di Viviani. I due correranno insieme fino al Tour, partendo da un ritiro e dal Tour Colombia che nel 2019 fu a dir poco balsamico per Alaphilippe.

In ritiro si parla di materiali: qui Morkov con Francesco Sergio, parlando del passaggio da Shimano alle scarpe Nibmb
In ritiro si parla di materiali: qui Morkov con Francesco Sergio, parlando del passaggio da Shimano alle scarpe Nibmb

Morkov ci raggiunge al piano rialzato della hall. Scherzando, dice che parla anche un discreto italiano, ma preferirebbe l’inglese, a meno che il nostro danese non sia migliorato fino a livelli accettabili. Si ride e poi si parte. Morkov ha 38 anni. Gli stessi di Cavendish.

Che cosa significa per te tornare con Mark?

Beh, è emozionante. E’ uno dei migliori velocisti con cui abbia lavorato. L’Astana sta facendo davvero un grande lavoro per sostenere lui e il gruppo di cui faccio parte. Avere un team intero entusiasta del fatto che “Cav” vinca un’altra tappa fa bene a tutti.

E’ solo un ottimo sprinter o anche un buon amico?

A volte è difficile dividere le due sfere. Si può dire che siamo amici, perché lui si è fidato di me al 100 per cento ed è per questo che sono entusiasta di correre di nuovo con lui. Un progetto così non lo vedi spesso nel ciclismo. Il più delle volte, pensando al Tour, le squadre si concentrano sugli scalatori e il velocista deve lottare per trovare posto in squadra. Invece l’Astana sta davvero supportando Mark al 100 per cento e questo vale anche per me.

UAE Tour del 2022, Cavendish ha già saputo che Lefevere non lo porterà al Tour. Morkov è dalla sua parte
UAE Tour del 2022, Cavendish ha già saputo che Lefevere non lo porterà al Tour. Morkov è dalla sua parte
In che modo vi sta sostenendo?

Abbiamo un ottimo calendario, con ritiri e programmi di gara. Ho la sensazione che gli sponsor tecnici spingano al limite per fornirci i migliori materiali. Mi sento davvero fortunato a far parte di questo gruppo.

Ballerini ci ha detto che avete ricreato una sorta di Wolfpack alla kazaka. Ci sono corridori che vengono dalla Quick Step e anche l’allenatore Anastopulos.

E’ importante soprattutto per me che cambio squadra. Vasilis è un grande riferimento, con lui ho già lavorato e anche con Ballerini, che ha contribuito alle vittorie del 2021. Ma ancora più importante è stato capire la vera disponibilità nel prendere nuovi corridori e sposare nuove idee per supportare uno sprinter come Mark

Cosa ricordi dell’ultimo Tour con lui?

Nessuno poteva credere a quello che stava succedendo. E’ stata un’avventura estrema, perché dovevamo andare con Sam Bennett che poi si è infortunato. Mark è arrivato all’ultimo momento e penso che nemmeno lui credesse di poter vincere una tappa. Poi arrivammo al quarto giorno e vinse in modo molto netto. E’ andata avanti così per tre settimane, come in una sorta di sogno che, vincendo gli sprint intermedi, lo ha portato a Parigi con quattro tappe e la maglia verde. Che si faccia la storia oppure no, vincere al Tour è il livello più alto ed è una grande gioia.

Morkov con Lasse Norman Leth nella madison di Glasgow 2023: un quinto posto sulla strada di Parigi
Morkov con Lasse Norman Leth nella madison di Glasgow 2023: un quinto posto sulla strada di Parigi
Che differenze ci sono tra Mark e Jakobsen secondo te?

A essere sincero, sono un po’ deluso dagli ultimi due anni di lavoro con Fabio. Lui mi piace davvero e ho provato a farlo funzionare, ma non ci siamo mai riusciti. Se guardo al passato, Viviani è stato un grande velocista per me, sapeva davvero come utilizzarmi nel miglior modo possibile e abbiamo raggiunto dei grandi successi. Lo stesso con Bennett e Cavendish, il cui talento più grande è la capacità e l’intelligenza nell’usare la sua squadra. Lo ha fatto per tutta la sua carriera, prima con Renshaw. So che lo renderò migliore, ma che lui renderà migliore me.

Dopo il Tour tornerà l’obiettivo olimpico?

Certamente. Lottare per la madison è un grande obiettivo. Il 2021 fu magico anche per questo. Prima vincemmo al Tour, poi andai alle Olimpiadi e vinsi quella medaglia d’oro. Sarebbe un sogno ripetersi, per questo già dalla scorsa stagione lavoro sodo anche in pista. Finito il Tour, ci saranno quasi tre settimane. Ricordo che nel 2021 ero così concentrato sulla pista che il passaggio dalla strada funzionò benissimo e il Tour si rivelò per me la migliore preparazione.

Cavendish agli occhi di Morkov è sereno e molto determinato nella rincorsa al Tour (foto Astana)
Cavendish agli occhi di Morkov è sereno e molto determinato nella rincorsa al Tour (foto Astana)
Che differenze vedi fra il Cavendish di oggi e quello nello stesso periodo nel 2020?

La coincidenza è che anche allora eravamo in questo hotel, perché il Suitopia Suites in cui la Quick Step va da anni, era chiuso per il Covid. Anche allora dividevamo la camera ed è proprio la stessa di adesso. Perciò stare qui mi porta alcuni bei ricordi. Lo vedo meglio oggi, soprattutto sul piano psicologico. Sembra stare molto bene e sembra felice. Penso che ci stiamo godendo il momento con la squadra, non ci sono le pressioni di quella volta e percepiamo il sostegno. In più lo vedo pedalare davvero bene e questo mi dà fiducia.

Ayuso e il Tour, un viaggio fra sogno e ambizione

21.12.2023
5 min
Salva

LA NUCIA (Spagna) – A margine delle parole di Pogacar lanciato verso la doppietta Giro-Tour, Juan Ayuso ha osservato curioso la scena, cercando di capire cosa si provi ad essere al centro del mirino. Questi posti li conosce a menadito, perché qui è cresciuto. Il quarto posto dell’ultima Vuelta ha seguito il podio del 2022, in seguito al quale però lo spagnolo si era dovuto fermare per una tendinite che non voleva passare. Forse anche per questo è partito al rallentatore, avendo nel programma il debutto al Tour de France. Assieme a Yates, Almeida e Soler farà parte della guardia scelta per il capitano sloveno.

«Penso che il prossimo anno sia il momento giusto per provare il cambiamento – dice – anche se il risultato della Vuelta non è stato eccezionale. L’ultima è stata peggiore della prima, ma credo che ugualmente sia stata un passo avanti. Spero e credo che quest’anno migliorerò ancora e questo mi fa pensare che io sia pronto per debuttare al Tour. Quando ho iniziato ad andare in bici, il sogno è sempre stato il Tour, guardando Contador, Valverde e Purito. Essere lì come loro e lottare per tirare fuori il meglio senza dubbio è una grande motivazione e una speranza».

Ayuso ha chiuso la Vuelta 2023 al quarto posto, il primo dietro i tre della Jumbo Visma
Ayuso ha chiuso la Vuelta 2023 al quarto posto, il primo dietro i tre della Jumbo Visma
Come procede la preparazione?

Sono indietro, ho iniziato con 3 settimane di ritardo, ma nonostante questo mi sento meglio dello scorso anno, quindi sono davvero felice. Se tutto va come nei piani, inizierò la stagione a Jaen e poi farò l’Andalucia.

Che cosa accadrà se Pogacar dopo il Giro avrà un calo e al Tour non sarà performante?

Non credo che succederà, ma se ne avrò l’opportunità, è chiaro che non mi tirerò indietro. Sarebbe una grande opportunità, mi preparerò al meglio per essere nella migliore condizione.

Che cos’è il Tour per te, che ricordi hai? 

Ricordo alcune estati che andavamo sulle Alpi e sui Pirenei. Viaggiavamo con una roulotte e andavamo nelle tappe di montagna per vederli passare. Da bambino avevo le varie maglie di classifica, ma erano troppo grandi perché non c’erano della mia misura. Provare a lottare per loro è il sogno più grande. Ovviamente, cercherò di vincere una tappa, se le circostanze lo consentiranno. Sarebbe un’emozione grandissima. Ho visto con sana invidia la vittoria di Carlos Rodriguez.

La vittoria di Carlos Rodriguez a Morzine ha ingolosito Ayuso: i due sono rivali sin da piccolini
La vittoria di Carlos Rodriguez a Morzine ha ingolosito Ayuso: i due sono rivali sin da piccolini
Hai parlato degli spagnoli più forti degli ultimi anni: com’è doverli sostituire?

Ci hanno lasciato un compito difficile. Abbiamo avuto delle vere leggende come Valverde, Purito e Contador, un divario difficile da colmare. Però sarà bello provarci con Carlos e con Arrieta, che è qui con noi alla UAE Emirates, e con diversi giovani che stanno uscendo ultimamente.

Cosa ti pare di questi juniores che passano e sono già così professionisti?

La mentalità che avevo da junior di primo anno non era ancora da corridore. L’anno dopo, quando ho firmato il contratto, ho cominciato a rendermene conto. Quando ho vinto il campionato spagnolo ho cominciato a pensare che sarei potuto diventare un corridore. Qui ci sono tanti giovanissimi e hanno un modo di lavorare che anni fa non c’era. I ragazzi della generazione Z fanno le stesse cose di noi professionisti. Ma sto bene come sono, non mi lamento.

La voglia di vincere è passata?

Quando ero piccolo, volevo vincere sempre e quando perdevo la prendevo male e facevo i capricci. Per quello sono migliorato un po’, anche perché adesso perdo più volte di quante vinca, perciò non mi arrabbio più così tanto. D’altra parte, ho un approccio più maturo con il lavoro. Sto sacrificando la mia vita cercando di dare sempre il massimo. Cerco di spingermi oltre il limite, poi una volta fatti tanti sforzi, l’ambizione ovviamente è essere il migliore. Lo otterrò? Non lo so, ma è la motivazione per fare tutti questi sacrifici.

Ayuso ha 21 anni: è passato pro’ a giugno 2021. E’ alto 1,83 e pesa 65 chili
Ayuso ha 21 anni: è passato pro’ a giugno 2021. E’ alto 1,83 e pesa 65 chili
E se un domani ti rendessi conto di non poter essere il migliore?

Sinceramente adesso che ho 21 anni, non mi passa nemmeno per la testa l’ipotesi di non riuscire. Penso solo a una cosa che è vincere ed è chiaro che se fra cinque anni vedrò che gli obiettivi che mi ero prefissato sono irreali e non riesco a raggiungerli, allora ovviamente dovrò cambiare il chip e vedere dove voglio arrivare.

A parte il Tour, quali sono i tuoi obiettivi 2024?

Vincere tutte le gare cui prenderò parte. Speriamo di iniziare la stagione senza problemi e poi qualunque sia la gara che verrà fuori, ci proverò, perché cercare di vincere è quello che faccio meglio.

Che effetto fa pensare che il tuo primo Tour non finirà a Parigi?

Ci ho pensato un po’ ed è un po’ strano. Non proverò la sensazione di pedalare sugli Champs Elysées, ma è anche bello pensare che sarà la prima volta che si finisce a Nizza. Se riuscirò a finirlo, cosa niente affatto scontata, la sensazione sarà comunque enorme. Avrò altre occasioni per arrivare a Parigi, magari proprio con le Olimpiadi (ride e spiega di averle ben chiare nel mirino, ndr).

Il programma 2024 prevedeva il debutto al Giro, ma la scelta di Pogacar ha fatto rivedere i piani
Il programma 2024 prevedeva il debutto al Giro, ma la scelta di Pogacar ha fatto rivedere i piani
Sei nel ciclismo professionistico da poco, sapresti scegliere qual è il meglio e quale la cosa peggiore dell’essere un ciclista?

Bella domanda. Penso che la parte migliore sia tutto quello che viviamo, il fatto che il sacrificio corrisponda a una passione e non lo senta come un lavoro. La cosa migliore è vivere dei tuoi sogni, di ciò che desideri da quando avevi 7 anni. Alla pari con questo, è bellissimo anche alzare le braccia in qualsiasi gara. La parte peggiore, guardando il calendario, è che starò per 4-5 mesi senza mettere piede in casa, tra il Tour e altri ritiri. Stare lontano dalla famiglia e dai tuoi cari è la cosa più difficile.

Sei arrivato terzo e quarto alla Vuelta. Ti rimane la sensazione che tornandoci potresti fare meglio?

Ho fatto la Vuelta per due anni di fila e quando ho firmato per la squadra, il piano è sempre stato quello di debuttare al Tour. Quest’anno si era pensato di fare il Giro, ma visto come sono andate le cose e come mi sentivo, ho detto alla squadra che volevo andare direttamente al Tour. Quest’anno si va al Tour, ormai nella mia testa c’è solo quello.

EDITORIALE / Le tante domande per Pogacar al Giro

18.12.2023
5 min
Salva

LA NUCIA (Spagna) – Il giornalista belga guarda, sorride e dice che il prossimo anno gli toccherà sicuramente venire al Giro. Sono le 19 di una domenica di interviste nell’hotel dell’Astana Qazaqstan Team, il video con cui RCS Sport ha annunciato la presenza di Tadej Pogacar al Giro ha già fatto il giro del modo del ciclismo. «Con Wout, Uijtdebroeks e adesso Tadej – sorride – ne abbiamo abbastanza per lavorare bene». Poi chiude lo zaino e se ne va. Manca poco per finire l’intervista con Cavendish, poi lo seguiremo.

Uno screenshot del video Instagram con cui Pogacar annuncia la sua presenza al Giro, dicendo: «Andiamo!»
Uno screenshot del video Instagram con cui Pogacar annuncia la sua presenza al Giro, dicendo: «Andiamo!»

Regalo di Natale

Pogacar ha fatto un bel regalo al Giro d’Italia e anche il Giro d’Italia si è fatto un bel regalo. Sarà l’aria del Natale, la notizia suona grandiosa, ma lascia un’infinità di punti di domanda che proprio mentre starete leggendo ci accingeremo a porre al diretto interessato.

Oggi nell’hotel che ospita il UAE Team Emirates si terrà il media day in cui potremo toglierci le prime soddisfazioni, incontrando Tadej e tutti i suoi compagni per i quali abbiamo dovuto presentare richiesta ai primi del mese.

E’ il 2018. Froome ha già vinto quattro Tour e due Vuelta. Viene al Giro e a Bardonecchia arriva il capolavoro
E’ il 2018. Froome ha già vinto quattro Tour e due Vuelta. Viene al Giro e a Bardonecchia arriva il capolavoro

Quelli del Tour

Pogacar al Giro farà spettacolo, ma fa già paura. Gli ultimi anni hanno offerto alcuni esempi di corridori da Tour che sono venuti al Giro e che hanno mostrato un livello davvero più alto rispetto ai concorrenti locali.

Il primo degli anni moderni fu Indurain, in Italia dopo aver vinto il Tour del 1991: si pappò due Giri, giocando contro Bugno, Chiappucci e Chioccioli. Restando in anni più recenti, quando nel 2005 arrivò Basso, reduce dal podio francese dell’anno precedente, il divario rispetto a Cunego e Simoni fu disarmante. Quel Giro lo vinse Savoldelli perché Ivan stette male nella tappa di Livigno, ma tornò l’anno dopo e vinse.

Poco dopo, era il 2008, toccò a Contador, richiamato in extremis. Aveva vinto il Tour dell’anno precedente, arrivò in Italia ed ebbe vita piuttosto facile contro Riccò, Bruseghin e Pellizotti. Tornò e vinse anche nel 2011 (vittoria revocata) e nel 2015.

Gli ultimi ad essere venuti sono stati Froome, Bernal e Roglic. Il primo ribaltò la classifica a Bardonecchia, con un solo giorno da vincitore di Tour. Il secondo fece fatica, ma era reduce da problemi alla schiena e varie vicissitudini. Il terzo è il vincitore in carica e nel 2024 riproverà l’assalto al Tour.

Al contrario, tolti Bugno, Chiappucci e Pantani, nessuno dei protagonisti dei Giri degli ultimi 30 anni è andato al Tour per giocarselo. Di loro tre, soltanto Marco è riuscito a conquistare la maglia gialla finale, facendo anche l’accoppiata che si sta già tentando di cucire sulle spalle di Tadej.

Gli ultimi due Tour hanno visto Tadej arrendersi a Vingegaard, il cambio di programma è dovuto anche a questo?
Gli ultimi due Tour hanno visto Tadej arrendersi a Vingegaard, il cambio di programma è dovuto anche a questo?

Le ragioni tecniche

E qui iniziano le domande per lo sloveno. Viene in Italia per tentare davvero l’accoppiata Giro-Tour? Viene in Italia perché, come ha sempre detto, per lui il ciclismo è un divertimento e dopo quattro anni di Tour, è arrivato il momento di cambiare? Oppure dopo due anni di bocconi amari, la scelta del Giro è un’implicita resa, sfuggendo allo strapotere della Jumbo?

Per mesi negli scorsi anni abbiamo sentito ragionamenti sulla necessità di arginare gli sforzi di primavera per arrivare più fresco al Tour, correre il Giro rientra in questa logica? Pogacar partirà più piano lasciando il Fiandre e magari concentrandosi sulle Ardenne? Come gestirà i 34 giorni che dividono le due corse? Il Tour sarà per lui anche una preparazione olimpica? Con quale criterio la squadra dividerà i corridori? 

Il Giro d’Italia si presta ogni giorno a un’impresa, come lo affronterà Pogacar? Qui da solo al Lombardia 2023
Il Giro d’Italia si presta ogni giorno a un’impresa, come lo affronterà Pogacar? Qui da solo al Lombardia 2023

Il Giro e le trappole

In un’intervista fatta oggi sulla Gazzetta, Nibali dice che Pogacar potrebbe conquistare il margine necessario nelle prime due settimane e gestirlo poi con la squadra nella terza. La cosa è assolutamente credibile, come è credibile che il livello dello sloveno sarà molto più alto rispetto agli altri pretendenti alla maglia rosa. Potrebbe davvero limitarsi a entrare in azione quando ci sarà da guadagnare, restando… dormiente e in guardia nel resto del tempo. Siamo certi però che Pogacar sia capace di addormentarsi in corsa?

Se vorrà correre alla Pogacar, come tutti si augurano, il Giro gli offrirà certamente trampolini e spazi per giocare, ma la troppa esuberanza potrebbe trasformarsi in una trappola. Ci sono oceani di differenze tra Pogacar e Van der Poel, ma l’ultima volta che l’olandese venne al Giro ed ebbe la sfrontatezza di correre ogni giorno all’attacco, portò a casa una vittoria il primo giorno, bei piazzamenti e una lunga serie di lezioni ben più aspre.

Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…
Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…

Lo spirito del Pirata

Insomma, in attesa di parlare con Pogacar e di raccontarvi cosa ci dirà, speriamo con ardore che presto il campo dei partenti si arricchisca di altri nomi di alto livello (fermo restando che a nostro avviso Van Aert non abbia il livello e la testa per vincere il Giro). Ci eravamo quasi abituati all’idea di un Giro che premiasse la linea verde del ciclismo mondiale, adesso prenderemo le misure al Giro di Pogacar. E speriamo che chiunque si troverà fra i piedi abbia il coraggio e le gambe per mettersi di traverso.

Non è per caso che il mito di Pantani si inizio a costruire quando Marco sfidò e piegò il gigante Indurain, ritenuto imbattibile. Per i giovani in cerca di gloria, il prossimo Giro sarà un’occasione d’oro, purché abbiano davvero il carattere necessario. Sarebbe monotono, per avere occasione di applaudirne la vittoria, ritrovarsi con una corsa rosa che ricalchi le dinamiche dell’ultima Vuelta.

Cavendish e il ciclismo, tanta grinta e vero amore

18.12.2023
7 min
Salva

ALTEA (Spagna) – Lo stesso hotel dello scorso anno. Bianco, imponente, affacciato sul mare. Casa Astana è silenziosa ed elegante, nel soffitto della gigantesca hall galleggiano a mezz’aria enormi decorazioni natalizie. L’unica brutta sensazione è legata al fatto che qui morì Umberto Inselvini, ma è meglio non pensarci e piuttosto ricordarsi di lui. Cavendish è rientrato da poco con il suo gruppo di lavoro. Qualcuno maligna che arriverà tardi all’intervista, invece lui salta fuori dal nulla con la tuta e il cappello calzato sulla testa.

Una volta visto su Netflix il film che lo riguarda, abbiamo iniziato a guardarlo in altro modo. E forse aver raccontato a quel modo le sue difficoltà è stato catartico. Il Cavendish che oggi ci viene descritto come un compagnone capace di fare gruppo è diverso dall’immagine che tanti avevano di lui, eppure in fondo a quel digrignare degli occhi arde il fuoco dei grandi.

Doveva ritirarsi, così almeno aveva annunciato. Invece Vinokourov è stato bravo a fare il suo mestiere e l’ha convinto a restare, prendendo per lui Morkov, il miglior pilota delle volate, e per direttore sportivo quel Mark Renshaw che lo guidò nei primi sprint. Quindi ha aggiunto al pacchetto Vasilis Anastopoulos, allenatore d’oro della Soudal-Quick Step e Cav si è lasciato convincere. Anche perché forse l’idea di smettere non ce l’ha mai avuta davvero. Chi si fermerebbe a una sola tappa dal record di vittorie al Tour de France?

Cavendish ha incontrato ieri la stampa nell’hotel di Altea, ritiro dell’Astana
Cavendish ha incontrato ieri la stampa nell’hotel di Altea, ritiro dell’Astana
Come stai, Mark?

Sto bene, grazie. E grazie per avermelo chiesto.

Stai vivendo un vero inverno da corridore, l’anno scorso non fu così. Pensi che darà buoni frutti?

Mi stavo allenando anche l’anno scorso, ma questa volta è diverso. Ho un obiettivo, so dove sto andando veramente. Sono stato costretto a ripartire da un infortunio, non mi sono mai preso troppo tempo libero. Man mano che invecchi, non hai bisogno di una pausa lunga, perché poi è difficile far ripartire il motore. Quindi ho sempre continuato a pedalare, ma ovviamente non per allenarmi. Semplicemente sono andato in bicicletta e quando sono arrivato qui non stavo benissimo. Ma abbiamo avuto bel tempo, ci siamo allenati davvero bene e siamo molto felici. Parto per il nuovo anno con tutte le cose a posto e mi piace molto. Grazie.

Un’interruzione si impone. Non crediate che Mark abbia detto le 108 parole della risposta precedente tutte d’un fiato. Ha quel suo modo di parlare a bassa voce, smozzicando le lettere. A volte si ferma. Si capisce che stia seguendo un ragionamento, per cui è bene non fare la domanda successiva, finché non ti fa capire che ha detto tutto. E questo di solito si capisce perché dice: «Grazie».

Al Giro d’Italia del 2023, Cavendish ha vinto la tappa di Roma: un successo commovente
Al Giro d’Italia del 2023, Cavendish ha vinto la tappa di Roma: un successo commovente
Inizi dalla Colombia, anche per avere i vantaggi della quota. Non potevate cercare posti in giro per l’Europa?

In Europa non ci sono condizioni simili, a meno che non decidiamo di allenarci sulla neve o cose del genere. In realtà non ho mai fatto tanta altura nella mia carriera, ma ora forse è necessario. Non so che tipo di vantaggio otterrò, non so se non facendolo sarei a un livello più basso. Però stavamo cercando un posto per provare e abbiamo trovato la coincidenza con il Tour Colombia. L’accoppiata fra ritiro e corsa potrebbe funzionare bene.

La tua stagione si fermerà se dovessi vincere quella tappa o andrai avanti?

Non ci ho davvero pensato, semplicemente.

Vasilis Anastopoulos ha detto che l’anno prossimo ridurrai il tuo calendario di gare, facendo più allenamenti. Questo esclude la possibilità di fare il Giro prima del Tour o ti piacerebbe provarci?

Quest’anno ho trascorso molti giorni in gara. Ho la fortuna che non mi pesi molto, ci sono sempre riuscito, ma il prossimo anno potrebbe essere un ostacolo. Il Giro è veramente bello, ma credo che come già nel 2023 vivrò la stagione gara per gara. Quest’anno non l’ho fatto per mettermi alla prova, per ottenere la selezione per il Tour de France. L’ho fatto perché sentivo di poterlo fare e potrei riprovarci, perché è una corsa molto bella in cui vestire la maglia Astana. Vedremo.

Mancano 60 chilometri all’arrivo della tappa di Limoges, una distrazione e Cavendish finisce sull’asfalto. Il Tour 2023 finisce qui
Mancano 60 chilometri all’arrivo di Limoges, Cavendish finisce sull’asfalto. Il Tour 2023 finisce qui
La sensazione è che avrai attorno compagni forti e più esperti…

Sai, quando ero alla Quick Step non dovevo trovare i giorni di gara in anticipo per sapere a che livello fosse la squadra. Non dovevo scegliere le corse in cui fare le prove. Avere compagni esperti sarà sicuramente un vantaggio. Ma non è che io qui sia il capo, ovviamente posso avere voce in capitolo su cosa funzionerebbe e cosa no, su cosa ha dimostrato di funzionare in passato o cosa no. Tuttavia per il resto, sono solo un corridore.

Però intanto l’Astana è diventata una delle squadre migliori per lo sprint…

Sono fortunato. Storicamente la squadra non si è mai concentrata su questo, ma abbiamo un manager come Alex (Vinokourov, ndr) che ha corso in bicicletta, quindi è consapevole di quello che stiamo facendo. Ho grande fiducia e finora sembra che tutto stia andando come deve.

L’anno scorso avevi detto che il 2023 sarebbe stato l’ultimo, poi hai cambiato idea. E’ successo dopo la caduta del Tour?

Penso che il fattore più importante sia stato sapere di essere apprezzato. Non mi sentivo così da tanti anni. Apprezzato come corridore, per la mia immagine, come compagno di squadra e cose del genere. Ero felice, sono felice e ho trovato che fosse ironico doversi fermare proprio nel momento in cui ero felice e riuscivo a godermi la vita da corridore. Ho scoperto di amare questo sport come quando ho iniziato, quindi non c’è voluto molto per decidere.

Nessun dubbio?

Il punto era soprattutto capire come sarei tornato dall’infortunio. A quel punto, subito dopo il mio ritorno dall’ospedale, Alex mi ha chiesto se volevo continuare e l’ho trovato gentile. Sentire il capo di una squadra parlarmi così mi ha fatto capire che è stato un vero campione in sella a una bicicletta. Ha capito il mio stato. Al riguardo non penso di avere altro da dire. Amo il mio lavoro e voglio semplicemente godermelo, perché è davvero un bell’ambiente.

Per Cavendish, WIlier Triestina ha realizzato una Filante customizzata
Per Cavendish, WIlier Triestina ha realizzato una Filante customizzata
L’intervento di Vinokourov è stato decisivo?

Il suo e quello dei ragazzi: quello forse è stato ancora più decisivo. Quando ho detto loro che stavo per ritirarmi e che non sarei più stato un corridore, tutti mi hanno detto: «Non puoi farlo». Ed è stato davvero un grande fattore. Ho capito di dover dare l’esempio. E del resto la mia filosofia è sempre stata di non mollare mai. Potevo farlo io?

L’ultima volta che hai vinto una tappa al Tour, avevi accanto Morkov. Cosa rappresenta per te?

E’ il miglior leadout al mondo. Chiunque abbia Michael Morkov ha maggiori possibilità di vincere una tappa del Tour de France. E’ così, è grandioso. Corriamo insieme da 14 anni, abbiamo passato di tutto, in corsa e giù dalla bici. Proprio come è stato con Mark Renshaw, lui per me è la calma… Oddio, non è poi così calmo, ma mi permette di restare in equilibrio, mettiamola così (ride, ndr).

Che ruolo ha avuto il pubblico in questa decisione?

E’ stato travolgente. Il sostegno che ho avuto non solo quest’anno, ma anche negli anni scorsi è stato davvero meraviglioso. Sono fortunato a praticare uno sport in cui i fan possono farsi sentire così da vicino e così bene. Puoi sentire l’emozione che vivono. Ne ho già parlato altre volte in precedenza, vivono il loro viaggio al tuo fianco e ti guardano mentre lo fai. Mi piace pensare che la mia storia possa avere risonanza a qualsiasi livello e per tante persone. E mi piace pensarlo, perché non so quanti altri abbiano lottato per un obiettivo come questo.

Quarta tappa del Tour 2021, Cavendish torna a vincere. C’è lo zampino di Morkov, ora passato all’Astana
Quarta tappa del Tour 2021, Cavendish torna a vincere. C’è lo zampino di Morkov, ora passato all’Astana
Mark, lo sport è cambiato tantissimo da quando hai iniziato, fra tecnologia, nutrizione e allenamento. Quanto è diverso questo sport da quando hai iniziato? Ti ha costretto a cambiare molto?

Sì, ma non tanto quanto si potrebbe pensare. Si è sempre evoluto, pratico questo sport da quasi 20 anni come professionista e non sarò l’unico che ha dovuto evolversi in 20 anni. Sono molto fortunato ad aver avuto una carriera così lunga e capisco anche che esserci riuscito significa essersi adattato e sono grato per essere stato in grado di farlo.

Cosa pensi quando dicono che sei il più grande velocista di tutti i tempi?

Se ci pensi, sono belle parole da sentire. E’ imbarazzante. Sono cresciuto guardando questo sport e ho sempre sognato che un giorno, se mai ci sarà un libro sui grandi del ciclismo, il mio nome possa essere fra quelli. E’ sempre stato più di un lavoro per me, ma ugualmente penso che sentirmi dipingere a quel modo sia davvero molto imbarazzante.

Il tuo film è molto commovente…

Sono contento che ti sia piaciuto. Grazie.

Firma un libro e prende la via della stanza. Mark Cavendish, signori, meglio di un buon vino. Verrebbe da trattenerlo e non lasciarlo più andare.