Coppie per la salita. Per Pozzovivo è già scontro fra UAE e Visma

17.02.2024
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Il livello è sempre più stellare. Se pensiamo che un corridore come Adam Yates deve fare il gregario di Pogacar in salita, ogni cosa si spiega da sola! Proprio da questo spunto e vedendo il ciclomercato di questo inverno, vogliamo fare un’analisi delle migliori coppie per la salita.

Un’analisi nella quale ci conduce Domenico Pozzovivo. Il “Pozzo” è super tecnico e soprattutto è uno scalatore che con questi grandi campioni ci corre. Adam Yates e Tadej Pogacar dunque. Ma anche Sepp Kuss e Jonas Vingegaard. Mikel Landa e Remco Evenepoel…. chi sono i più forti?

Pozzovivo e Nibali a ruota. Il lucano e il siciliano hanno formato una formidabile coppia per la salita
Pozzovivo e Nibali a ruota. Il lucano e il siciliano hanno formato una formidabile coppia per la salita
Domenico, partiamo da queste tre coppie…

Sono tutte molto forti, specie le prime due. Difficile stabilire quale sia la migliore, perché comunque presentano delle differenze.

Analizziamole queste differenze. Partiamo da Kuss e Vingegaard?

E’ la coppia migliore per le salite lunghe. La loro squadra, la Visma-Lease a Bike, è ben attrezzata per i tapponi. E loro due in particolare si esaltano su questo tipo di scalate e quando ci sono dislivelli estremi. Sono molto adatti alle pendenze più arcigne. Vediamo tutti la facilità di passo che ha Kuss in salita, come si muove in gruppo. Dal suo lavoro partono le azioni top di Vingegaard. Li vedo molto a loro agio.

Adam Yates e Pogacar…

Gli UAE Emirates in quanto a brillantezza sono la coppia killer. Forse sono anche i più completi, perché anche se sulle salite lunghissime pagano qualcosa rispetto ai Visma, sono più forti su quelle brevi. Sono entrambi due corridori più esplosivi.

Ci sono poi Remco e Landa. Come ti sembrano?

Loro costituiscono la coppia più imprevedibile. Nella giornata secca, se sta bene, Remco è il più forte di tutti. Ma entrambi non danno totale affidamento nelle tre settimane. Ogni tanto hanno degli alti e bassi, si somigliano parecchio in tal senso. Però Landa ha esperienza e potrebbero completarsi alla Soudal-Quick Step.

Algarve 2024: prime prove per Landa e Remco. A sua volta lo spagnolo è protetto da Knoxx prima di entrare in azione
Algarve 2024: prime prove per Landa e Remco. A sua volta lo spagnolo è protetto da Knoxx prima di entrare in azione
L’ultimo uomo in salita incide come l’apripista del velocista?

Conta, eccome. E’ un riferimento per il capitano e deve capire cosa vuole il suo leader. Non tutti infatti amano stare in seconda o terza posizione, altri preferiscono avere un approccio più conservativo alla salita. L’ultimo uomo per la salita deve destreggiarsi diversamente. Sono meccanismi diversi sul passo e sul proporre l’azione.

Cioè?

Ci sono leader che prima dell’attacco preferiscono gli venga impostato un passo molto forte nei 2′-3′ prima dell’affondo. E chi invece preferisce un ritmo meno intenso per poter fare un’azione più brusca. A questi meccanismi ci si abitua stando parecchio dentro la squadra, con le corse. E potrebbe essere lo svantaggio di Remco e Landa.

A tal proposito c’è anche un’altra coppia che può fare molto bene ed è quella della Bora-Hansgrohe: Alex Vlasov e Primoz Roglic. Cosa pensi di loro?

Vlasov e Roglic sono le tipiche persone che a prima vista non sono loquaci, ma quando prendono fiducia e si aprono sono invece espansive. Tecnicamente, sono la coppia che corre di rimessa, pronta a sfruttare i punti deboli degli altri. Questo soprattutto per le caratteristiche di Roglic. Primoz ama stare coperto e quasi mai è il primo a muoversi. Lui, e in questo mi ricorda molto Purito Rodriguez, sa di avere un ottimo finale. Quindi calibra il suo attacco violento in base alle energie e alla distanza. Anche io spesso ragionavo in questo modo. Nel 2012-2013 sapevo che avevo quell’autonomia, quel minutaggio per l’attacco e mi regolavo di conseguenza. Spesso vediamo Roglic attaccare negli ultimi 1.500 metri.

Veniamo in Italia: Damiano Caruso e Antonio Tiberi…

Anche tecnicamente i due della Bahrain-Victorious sono corridori simili nella capacità di esprimersi in salita. Sono due regolaristi. Vanno bene sulle scalate lunghe. Si adattano bene l’uno all’altro sotto questo punto di vista. Certo, in questa coppia c’è un grande dislivello di esperienza. C’è un maggiore flusso d’informazioni da Caruso a Tiberi. Intendo che più che in altre coppie il pallino della situazione sarà molto più spesso in mano a Damiano, anche sul posizionamento in gruppo.

Il metodo Sky: ritmi folli. Il leader attaccava alcuni minuti dopo che rano rimasti in 5-6 corridori al massimo
Il metodo Sky: ritmi folli. Il leader attaccava alcuni minuti dopo che rano rimasti in 5-6 corridori al massimo
Altre coppie di vertice? Alla Ineos-Greandiers Thomas non ha più un uomo così fidato. Ciccone e Geoghegan Hart non dovrebbero correre spesso insieme…

Io trovo interessante un’altra coppia italiana: Piganzoli e Fabbro della Polti-Kometa. Loro però hanno un focus diverso: le tappe e non la generale e l’approccio cambia parecchio. Non devono stressarsi sempre. Non devono prendersi dei rischi inutili limando anche nei finali in pianura. Possono stare lontani dalle mega cadute. Possono mollare. Credo che difficilmente li vedremo lavorare insieme, ma sono paralleli: un giorno può andare in fuga uno e un giorno l’altro. Questo può essere il loro vantaggio.

Possono risparmiare energie?

Esatto. Nel ciclismo moderno si è visto come a certi livelli si aspetta un po’ prima di mollare del tutto. Oggi l’ultimo uomo per la salita è un po’ una seconda punta. La prova l’abbiamo avuta all’ultimo Tour proprio con Yates e Pogacar. Tadej non ha vinto, ma in UAE sono riusciti a piazzare un secondo atleta sul podio. In questo caso l’uomo per la salita esce da certe dinamiche di squadra. Magari in pianura non deve coprire o badare al capitano e sprecare energie, ma può salvarsi per conto suo. Restare coperto.

Nel ruolo di ultimo uomo per la salita, la scuola Ineos ha segnato un punto: ritmi estenuanti prima dell’attacco. Anche voi capivate quando stavano per attaccare?

Quello sicuramente è il modo più “facile” per preparare un attacco, ma non era il solo. Per esempio, quando lavoravo per Nibali, lui voleva un ritmo forte ma non impossibile. Preferiva fare lui una differenza netta di passo. Quel metodo che dite voi è la scuola Ineos o Sky e l’emblema era Froome. Era il più forte e partiva quando ormai il gruppo era ridotto a 5-6 unità. Era uno scatto telefonato, ma non ci potevi fare nulla. Erano i più forti.

Glivar, primo anno con Pogacar e già inizia a vincere

06.02.2024
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Di Gal Glivar avevamo già avuto modo di occuparci dopo il clamore suscitato lo scorso anno dalle sue vittorie nella prima parte di stagione. Si parlava di lui come del nuovo Pogacar, l’ennesimo talento emerso dal prolifico movimento sloveno. Da allora il 21enne ha cambiato squadra, entrando nell’universo della Uae attraverso la porta del devo team, ma sin dalle prime battute ha fatto vedere di che pasta è fatto, andandosi a prendere il Tour of Sharjah.

Miglior inizio di stagione non ci poteva essere: «Mi sono preparato bene durante l’inverno – racconta subito dopo il suo ritorno a casa – prima della partenza si era deciso che sarei stato il leader della squadra per via della mia forma. E’ stato bello arrivare con un piano alla corsa e seguirlo fino alla vittoria finale».

Seconda tappa del Tour of Sharjah, vince il francese Barbier. Alle sue spalle Bonifazio (a destra) e Glivar (a sinistra)
Seconda tappa del Tour of Sharjah, vince il francese Barbier. Alle sue spalle Bonifazio (a destra) e Glivar (a sinistra)
Che ambiente hai trovato nella corsa araba, che cosa ti ha colpito di più del Paese e della gente?

E’ un posto che sta davvero crescendo nel ciclismo ed è incredibile vedere tanti ciclisti lì tifare per noi e per la nostra squadra. Le persone erano fantastiche, ci hanno fatto sentire davvero a casa. Sono tutti così gentili ed è bellissimo correre in questo Paese. Abbiamo trovato molto pubblico alla partenza come anche alla fine delle tappe. C’erano tante persone, anche persone importanti degli Emirati Arabi Uniti, si vede che ci tengono alla gara e tengono che noi del team di casa facciamo bella figura.

Che livello di corsa era, quanta concorrenza hai trovato?

C’erano 165 corridori provenienti da molte nazioni. C’erano molte squadre asiatiche e alcune professional europee. Quindi il livello era piuttosto alto e questo mi incoraggia molto, so di aver fatto qualcosa d’importante.

Il podio finale con molti sceicchi del luogo. Glivar ha vinto con 22″ su Heidemann (GER) e 37″ su Budyak (UKR)
Il podio finale con molti sceicchi del luogo. Glivar ha vinto con 22″ su Heidemann (GER) e 37″ su Budyak (UKR)
Noi c’eravamo sentiti nello scorso giugno, tu da agosto sei alla Uae. Che cosa è cambiato?

Ho fatto qualche mese con la squadra maggiore, ora sono nel devo team. Questo è il nuovo progetto del gruppo arabo ed è un progetto straordinario, che permette di crescere e fare le proprie esperienze guardando anche ai più grandi. Io venivo dal team sloveno dell’Adria, passando in una realtà così grande sono rimasto attonito. E’ la migliore squadra del mondo con i migliori ciclisti. Ha tutto ciò di cui abbiamo bisogno, la migliore attrezzatura, la migliore alimentazione, il miglior allenatore. Non c’è situazione migliore per crescere.

In base a questi mesi e soprattutto all’ultima vittoria, continui ad essere un corridore per corse a tappe?

A dir la verità ho sì vinto la classifica generale, ma non mi vedo come un corridore da classifica generale. Le mie caratteristiche sono migliori per le classiche come le gare lunghe con salite brevi, come la Liegi-Bastogne-Liegi. Queste sono le gare che amo di più.

La gara negli Emirati ha visto la Uae Gen Z correre in protezione di Glivar (foto Tour of Sharjah)
La gara negli Emirati ha visto la Uae Gen Z correre in protezione di Glivar (foto Tour of Sharjah)
Come ti trovi a correre con Pogacar e quali sono i rapporti con lui?

E’ davvero un grande corridore, ma prima di tutto una brava persona, quindi è davvero bello allenarsi con lui. E’ rilassato e professionale ma anche molto veloce. Molto… Quindi se voglio allenarmi con lui devo dare il massimo tutto il giorno e io non sono al suo livello. Per questo non ci alleniamo molto insieme. Almeno per adesso, devo ancora crescere e migliorare.

Tutti dicono che la Uae è una squadra di campioni dove quindi è più difficile trovare spazio per un giovane. E’ vero?

Sì, la squadra ha molte stelle, ma anche molti aiutanti come il mio buon amico Domen Novak della squadra maggiore. Mi alleno molto con lui, ma la squadra è davvero ottima per lo sviluppo perché lavoriamo con le stesse persone e siamo davvero connessi con il team principale.

Lo sloveno ha capitalizzato il successo nella crono. Lo vedremo all’opera a Murcia e Almeria
Lo sloveno ha capitalizzato il successo nella crono. Lo vedremo all’opera a Murcia e Almeria
La seconda parte di 2023 non ti aveva visto protagonista come la prima. E’ stato il contraccolpo del passaggio di squadra?

Dopo i campionati nazionali ho avuto il Covid che mi ha lasciato dei problemi ai polmoni, mi allenavo ma non ritrovavo la mia forma. Essa è arrivata solo alla fine della stagione, ero di nuovo ad un buon livello al Giro della Croazia. A quel punto hanno deciso che mi avrebbero portato al devo team.

Tu sei considerato già l’erede di Pogacar anche se siete entrambi molto giovani. Ma ci sono in Slovenia altri ragazzi al vostro livello?

Non abbiamo un grande bacino di corridori come Italia, Spagna o Francia. Ma abbiamo molto potenziale in quelli che emergono e approdano fra i professionisti e penso che tra qualche anno il ciclismo sloveno salirà di livello anche dal punto di vista numerico.

Ora che cosa ti aspetti da questa stagione?

Il nostro programma prevede di vincere gare con il team Gen Z e di fare esperienza con tutti i corridori del team WT. Quindi farò metà gare con il team di sviluppo e metà con quello principale. Il tutto al fine di migliorare, fare esperienza e imparare il più possibile. Magari ripetendo quanto avvenuto negli Emirati anche un po’ più vicino a casa…

Tre elementi per Parigi 2024. Bennati fa già le sue valutazioni

29.01.2024
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I “giochi per i Giochi” sono fatti. L’Italia a Parigi avrà solamente 3 uomini in gara nella prova su strada. Una gara già di per sé di difficilissima interpretazione, con un elemento in meno lo sarà ancora di più. Per questo il cittì Daniele Bennati, ora che ha chiare sia le forze in campo che il terreno di battaglia, è già al lavoro per capire che cosa andrà fatto nella corsa più importante e dura dell’intero quadriennio.

A inizio stagione la tavola è apparecchiata, ma c’è molto sul quale ragionare e Bennati pone le basi del suo lavoro.

«Partiamo dal fatto che sarà una gara con 90 partecipanti – dice – e già questo elemento fa capire che sarà una corsa unica nel suo genere. Nel calendario non ci sono eventi simili e non parlo solo di WorldTour. Si rischia che la corsa possa esplodere da un momento all’altro, ben prima che si arrivi sul circuito finale».

Il cittì azzurro Bennati ha una decina di nomi sulla sua lista, ma aspetta indicazioni dalle Classiche
Il cittì azzurro Bennati ha una decina di nomi sulla sua lista, ma aspetta indicazioni dalle Classiche
E’ vero quindi che non si può pensare di controllarla…

Anche se hai il massimo del contingente, 4 corridori, puoi al massimo cercare di inserirti nelle azioni, ma un controllo vero e proprio non ci può essere. Non dimentichiamo che stiamo parlando di una corsa della lunghezza di una Sanremo e questo è un altro elemento da considerare. Ce n’è poi un terzo, poco messo in luce finora: si correrà senza le radioline, il che significa che i corridori dovranno essere bravi a valutare la situazione all’istante.

Tutto ciò come influenza le tue scelte?

Io ho bisogno di tre corridori che siano in grado di portare a casa il risultato, ma che al contempo siano anche a disposizione dei compagni. Capitano e gregario allo stesso tempo, per dirla tutta. La corsa con 3 soli elementi lo richiede, per questo guarderò con particolare attenzione quel che avverrà nella primavera delle classiche. Intanto però sto prendendo appunti sulla programmazione di ogni singolo corridore, per capire anche come sarà il cammino di avvicinamento alla gara olimpica d’inizio agosto.

La volata vincente di Casartelli a Barcellona 1992, battendo Dekker (NED) e Ozols (LET)
La volata vincente di Casartelli a Barcellona 1992, battendo Dekker (NED) e Ozols (LET)
Con tre elementi a disposizione si torna ai tempi delle Olimpiadi per dilettanti, ultima delle quali fu quella di Barcellona 1992 vinta da Casartelli con Rebellin e Gualdi al suo fianco…

Io ero ragazzino, avevo 12 anni – rammenta Bennati – ricordo quella gara anche se chiaramente non nei particolari. Quell’evento però a ben guardare dà delle indicazioni. Erano tre corridori tutti in grado di vincere. Anzi alla fine la spuntò quello che prima della gara olimpica aveva un palmares inferiore a quello dei due compagni. Per questo penso a gente che mi dia garanzie di rendimento.

Il Coni richiede i nomi con un certo anticipo, già a giugno. Questo è un problema?

Dipende da come si guarda la situazione. Chiaramente non è come per europei e mondiali per i quali si arriva quasi sotto l’evento, qui bisogna scegliere con corposo anticipo. Si può però poi lavorare con i prescelti in maniera razionale, mirata. Per questo è fondamentale per me conoscere la programmazione di ogni corridore inserito nella mia lista. Sapere chi andrà al Giro e chi al Tour per esempio è un fattore molto importante, perché significa che seguiranno strade diverse di approccio alla corsa olimpica.

Proviamo a fare i provocatori: il Cio valuta il contingente per nazione nel suo complesso, quindi non solo per le gare su strada ma anche per quelle su pista. Considerando il numero esiguo di corridori a nostra disposizione e le ambizioni che abbiamo su pista, non si può allora pensare a elementi che possano doppiare?

Se questo significa sacrificare del tutto le nostre ambizioni su strada no, se invece significa pensare a un lavoro di concerto con gli altri tecnici per le scelte, questo avviene già. Con Velo, tecnico delle crono, ci sentiamo spesso e sa già che uno dei miei corridori farà anche la crono al fianco di Ganna, quindi dovrà essere un corridore con spiccate capacità di passista, per puntare a un buon piazzamento.

Per Ganna il calendario è ideale per la crono, ma non per la gara in linea, come per Milan
Per Ganna il calendario è ideale per la crono, ma non per la gara in linea, come per Milan
A proposito di Ganna: pensarlo fra i tre della gara in linea è davvero impossibile?

Con il calendario che abbiamo, sì. L’inseguimento a squadre c’è due giorni dopo, uno sforzo come quello richiesto per la gara su strada non lo smaltisci in poche ore. Se il calendario fosse stato invertito, con la pista nella prima settimana e la strada nella seconda, ci si poteva anche pensare. Sappiamo bene che Filippo ha scelto di puntare alla crono e al quartetto. Da valutare invece la presenza su strada di Milan che, non facendo la crono, potrebbe rientrare nella rosa per la corsa su strada.

Hai saputo delle polemiche destate dai pronostici omnisportivi d’inizio anno, che escludono Pogacar dal podio…

Ho letto la reazione di Hauptman e mi sento di dargli ragione. Tadej non è un corridore qualsiasi, pensare che la doppietta Giro-Tour possa preventivamente inficiare le sue prestazioni a Parigi è una cosa stupida. Rispetto al passato lo sloveno avrà un inizio stagione più soft, quindi si sta pensando di portarlo al meglio proprio per l’estate. Io non credo che pagherà dazio in termini di condizione fisica. Guardate quel che ha fatto Kuss nel 2023: ha corso Giro, Tour e alla Vuelta ha vinto. Con la giusta programmazione si può fare.

Hauptman e Pogacar, il tecnico sloveno ha poco gradito lo scetticismo intorno alle scelte del suo pupillo
Hauptman e Pogacar, il tecnico sloveno ha poco gradito lo scetticismo intorno alle scelte del suo pupillo
Sei d’accordo nel pensare che la formula di gara si addica molto a Pogacar?

Sì, è un mago nell’uno contro uno e la gara olimpica sarà davvero una sfida individuale. Il motore farà la differenza. La Slovenia avrà un elemento in più insieme a noi e questo conta, perché magari nella prima parte di gara ci potrà essere chi si sacrificherà di più. Il circuito finale, con la salita di un chilometro su pavé a Montmartre, sembra disegnato apposta per lo sloveno.

Dì la verità: quanti elementi hai segnati sul tuo taccuino?

Sono almeno una decina, ma siamo a inizio stagione: qualcuno potrà essere cancellato e qualcun altro aggiunto. Valuterò per ciascuno i risultati ottenuti e la competitività in ogni gara, con particolare attenzione a quelle che – e mi riferisco alle classiche – sono più attinenti alla prova olimpica. E se devo dire la verità, vorrei tanto che qualcuno con le sue prestazioni stravolgesse i miei pensieri e mi mettesse in difficoltà nelle scelte. Allora sì che saremmo a buon punto…

Pogacar tra Giro, Tour, mondiale e la nostalgia di casa

26.01.2024
4 min
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ABU DHABI (Emirati Arabi Uniti) – Trovarsi di fronte Tadej Pogacar per caso e rubare 3 minuti del suo tempo. A volte capita anche questo e come è facile immaginare, non ci siamo fatti scappare l’occasione.

Il Giro d’Italia, la passione per la bici, ma senza essere maniaco. La tripletta dei tre grandi Giri? Per ora non è neppure un sogno nel cassetto.

Un 2024 parecchio intenso per Pogacar, che debutterà alla Strade Bianche
Un 2024 parecchio intenso per Pogacar, che debutterà alla Strade Bianche
Finalmente ti vedremo al Giro d’Italia! Hai già puntato qualche tappa in particolare?

In realtà ho sempre desiderato di fare il Giro e questo è il momento giusto per esserci. Per quanto riguarda le tappe, abbiamo iniziato adesso ad entrare nel dettaglio del percorso. Quindi è difficile essere precisi in questo momento. Quello che posso dire è che ci saranno diverse frazioni impegnative e in diversi momenti, dall’inizio alla fine.

La scelta di essere al Giro potrebbe condizionare la tua prestazione al prossimo mondiale?

Per il mondiale è necessario capire come andrà la stagione. L’accoppiata Giro e Tour deve essere gestita e saranno anche le mie gambe a parlare. Vorrei esserci, questo è sicuro, ma prima di tutto voglio fare bene al Giro.

Pogacar tra i vertici dello sport di Abu Dhabi e dell’UCI
Pogacar tra i vertici dello sport di Abu Dhabi e dell’UCI
E invece in ottica Olimpiadi?

Non è il tracciato più adeguato alle mie caratteristiche. Il calendario di gare che abbiamo costruito non ruota attorno alle Olimpiadi. Nel 2024 gli obiettivi saranno Giro, Tour e mondiale.

Hai mai pensato alla tripletta Giro, Tour e Vuelta?

Ad oggi no, mai dire mai, ma non è tra le priorità.

Come sarà guardare gli altri competere nella prima parte di stagione?

Devo entrare nell’ottica e di sicuro è una cosa nuova per me, anche se l’inizio del mio programma di gare non è poi così lontano. Sarò comunque molto impegnato con una preparazione diversa dagli altri anni e con le ricognizioni.

Ti piace allenarti simulando la gara?

Si, mi piace la simulazione della gara durante l’allenamento e la sfida con i miei compagni. Se fatto nella giusta maniera è uno step che ti aiuta anche nell’approccio alla competizione vera e propria.

Lo sloveno, sempre attento alla sua bicicletta
Lo sloveno, sempre attento alla sua bicicletta
Nei giorni scorsi ti sei allenato con Van Der Poel? Una coincidenza?

Siamo buoni amici, ci scriviamo spesso, ma l’incontro durante il training camp è stato pura coincidenza, ci siamo incontrati per strada.

Quanto sei maniaco con la bici e con il materiale in genere?

Mi piace la bici, sono un appassionato di tecnica e di tutto quello che utilizziamo. Non mi definisco un maniaco, però mi piace provare e pensare a cose nuove, a soluzioni che possono dare quel qualcosa in più.

A tuo parere i materiali di oggi portano dei vantaggi?

Portano dei vantaggi per quanto riguarda un incremento e un miglioramento generale delle prestazioni, ma ritengo che nel World Tour siamo tutti ad un livello simile. Qualche team ha un abbigliamento più performante, altri hanno delle ruote più veloci, ma la realtà è che siamo tutti ad un livello altissimo.

Un ragazzino, difficile vedere Pogacar senza il sorriso
Un ragazzino, difficile vedere Pogacar senza il sorriso
Hai mai utilizzato i rulli per fare degli allenamenti indoor?

Sì certo, nel periodo del Covid era l’unico modo possibile di allenarsi in modo adeguato con l’obiettivo di mantenere uno stato di forma ottimale. Uno dei nostri sponsor è MyWhoosh e in quel periodo abbiamo provato anche diverse soluzioni poi utilizzate in seguito per la piattaforma.

Quale è la parte più difficile del mestiere del corridore?

Siamo fortunati e mi ritengo molto fortunato, ma come tutti i lavori dei sogni anche il ciclismo professionistico ha i suoi lati discutibili. Talvolta mi pesa stare lontano da casa e dalla famiglia per lunghi periodi. Questa è la parte del mio lavoro che mi pesa di più.

Pissei Kit UAE Team Emirates, l’abbigliamento dei pro’

19.01.2024
3 min
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Pissei presenta il nuovo kit UAE Team Emirates per la stagione 2024, nel segno di un nuovo concetto di tecnicità e design grafico pronto ad esaltarsi con i pro’. Una linea di capi estremamente performante senza compromessi, che punta alla migliore aerodinamica, alla leggerezza e alla traspirabilità. Realizzato nel reparto Custom Lab dell’azienda italiana, l’abbigliamento tecnico che verrà indossato da Tadej Pogacar e dalla squadra è ora alla portata di un clic con acquisto diretto sul sito

Massima tecnicità

Ricerca della massima performance e delle prestazioni per poter competere ai massimi livelli: la richiesta del UAE Team Emirates era chiara e con un’aspettativa alta. Il Custom Lab ha risposto partendo dalla gamma Magistrale, creando una selezione di capi su misura per gli atleti grazie alla sessione di fitting effettuata dallo staff durante il meeting annuale di Abu Dhabi. La scelta è stata eseguita con l’obiettivo di ottenere il massimo delle prestazioni e liberare tutto il potenziale degli atleti, nella massima aerodinamicità e nel massimo comfort, anche nelle giornate di gara più lunghe e impegnative.

La nuova Magistrale Jersey sviluppata per i Pro Team è stata infatti notevolmente alleggerita e realizzata con tre diversi tessuti per una migliore traspirabilità. La migliore aerodinamicità è garantita dalla costruzione senza fianchetti, che rende la maglia ancora più semplice e confortevole. La nuova manica Aero Pro non presenta cuciture e l’estremità è stata nastrata per garantire una migliore aerodinamica e per mantenere il tessuto nella corretta posizione sul braccio. La sottile cerniera a spirale made in Switzerland con tecnologia Camlock ne impedisce l’apertura involontaria. Questo è solo un esempio dei capi presenti nel kit. 

Realizzati in Italia

Disegnati dal reparto grafico del Custom Lab, i capi hanno preso vita con i colori del team partendo dai campioni per lo sviluppo taglie. Una costruzione certosina che si è concentrata prima sulla realizzazione tecnica e poi sul fitting mirato

Tutti gli articoli sono interamente realizzati in Italia, a garanzia del pieno controllo di ogni step produttivo e del raggiungimento dei target qualitativi tipici di Pissei. Gli atleti adesso possono contare su una selezione di capi senza compromessi per allenamenti e gare, che garantiscono loro di pedalare in pieno comfort anche nelle giornate più lunghe. Esigenze e prestazioni che sono da ora alla portata di tutti sul sito di Pissei e presso i migliori rivenditori.

Pissei

Pronostici olimpici: Pogacar non c’è e Hauptman esplode…

13.01.2024
5 min
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L’anno olimpico ha sempre un sapore speciale e lo si capisce dal continuo arrivo di pronostici, più o meno qualificati, riguardanti la più grande kermesse sportiva del mondo. Ci sono analisti che addirittura ne confrontano numeri spropositati attraverso i computer, per estrapolare una previsione il più possibile veritiera. Queste analisi vengono aggiornate quasi ogni mese e l’ultima, annunciata subito dopo Capodanno, ha avuto per indiretto protagonista Tadej Pogacar.

I pronostici per Parigi assegnano alla Slovenia 3 medaglie, di ogni colore. Quasi scontato l’oro per Anja Garnbret nell’arrampicata sportiva, si aggiungono gli allori per Krjstian Ceh nel lancio del disco di atletica e per la squadra di canoa slalom, che ha una solida tradizione in questo sport. Niente dal ciclismo, invece, niente dal plurivincitore del Tour de France, che pure era considerato fino allo scorso anno come papabile per il podio nella prova in linea. E’ stato così, infatti, finché non è arrivato l’annuncio della doppietta Giro-Tour.

Lo sloveno punta alla doppietta Giro-Tour, ma non perde di vista gli obiettivi delle corse d’un giorno
Lo sloveno punta alla doppietta Giro-Tour, ma non perde di vista gli obiettivi delle corse d’un giorno

E’ evidente che gli analisti non vedano di buon occhio la scelta del capitano della Uae e l’argomento solletica la curiosità nostra, ma stuzzica anche Andrej Hauptman (in apertura nella foto Sportida) il suo diesse e guida tecnica da tanti anni, fino a non molto tempo fa cittì della nazionale slovena, che poco gradisce questo voltafaccia.

«Ognuno è libero di pensare quel che vuole – dice – noi abbiamo fatto questa scelta pensando anche alle Olimpiadi, è chiaro. Tadej ci tiene particolarmente e la programmazione così diversa rispetto al passato tiene conto sì della doppia grande corsa a tappe, ma anche dei Giochi».

In che cosa avete cambiato?

E’ un programma molto più asciutto. Tadej non inizierà prima di marzo ed esordirà direttamente alla Strade Bianche, poi Sanremo e Liegi, una sola corsa a tappe breve quando invece fino al 2023 ne affrontava di più, poi Giro, l’unico periodo di altura, Tour e Parigi 2024. Abbiamo cambiato tantissimo, ci abbiamo ragionato sopra molto.

Hauptman e Pogacar, un sodalizio che va avanti da anni, nella Uae e prima anche in nazionale
Hauptman e Pogacar, un sodalizio che va avanti da anni, nella Uae e prima anche in nazionale
Molti analisti però pensano che, vista la delicatezza dell’anno olimpico, un progetto del genere poteva anche essere rinviato di una stagione…

Perché? Tadej è maturo oggi per tentare la doppietta, perché aspettare? Non nego che in fase di programmazione ce lo siamo chiesto anche noi, i dubbi li abbiamo affrontati e dissipati. E’ il momento ottimale per lui senza per questo trascurare in alcun modo l’obiettivo olimpico. Tanto è vero che si è visto a Tokyo come il Tour sia anche molto propedeutico per la gara a cinque cerchi.

Guardando il percorso di Parigi, che impressioni ne avete tratto?

E’ un tracciato difficile da interpretare, come d’altronde lo sono sempre le corse di un giorno. Abbiamo dovuto pensare anche a questo: posticipare l’obiettivo poteva significare perdere un anno in funzione di una gara che, per la sua conformazione e per l’impossibilità di tenerla sotto controllo con così pochi compagni di squadra, non dava alcuna certezza, è un vero terno al lotto. Quella di Parigi sarà una corsa diversa da ogni altra, una specie di sfida uno contro uno…

La gara maschile su strada di Parigi 2024 si correrà il 3 agosto, 13 giorni dopo la conclusione del Tour
La gara maschile su strada di Parigi 2024 si correrà il 3 agosto, 13 giorni dopo la conclusione del Tour
Avete intenzione di visionare il percorso?

Già ne abbiamo parlato appena è stato ufficializzato, ma con Tadej pensiamo di andarlo a vedere quando sarà possibile. Se guardiamo alle sue caratteristiche, dovremmo dire che non è un percorso per lui. Tuttavia Tadej è molto bravo tatticamente, sa leggere la corsa e penso che proprio considerando quella formula così strana, possa giocarsi le sue carte. Quel che è certo è che concentrerà tutto sulla corsa in linea, niente cronometro.

In un percorso simile chi vedi più a suo agio, mettendo da parte Pogacar?

Io credo che Van Aert e Van der Poel siano i corridori più indicati per quel tracciato, ma molto dipenderà da come arriveranno all’appuntamento, per l’olandese oltretutto ci saranno da smaltire le fatiche della gara di mountain bike. Non dimentichiamo poi che siamo a quasi sette mesi dalla gara con la stagione che deve ancora iniziare: è tutto in divenire.

Pogacar, bronzo a Tokyo 2020 pochi giorni dopo il trionfo al Tour. Quella medaglia fu una gioia
Pogacar, bronzo a Tokyo 2020 pochi giorni dopo il trionfo al Tour. Quella medaglia fu una gioia
C’è un altro fattore da considerare: a differenza di ogni altra gara, anche di un mondiale, ai Giochi Olimpici vincono in tre…

E’ verissimo e Pogacar lo sa bene. Quel bronzo a Tokyo per lui è preziosissimo. Tadej è fatto così, ci tiene tantissimo a gareggiare per la sua Nazione, a indossare la maglia della Slovenia e onorarla come meglio non si potrebbe. Poi è un appuntamento unico, dopo devi aspettare quattro anni… Diteglielo ai fantomatici analisti: Pogacar a Parigi ci sarà e vuole tanto prendersi la soddisfazione di smentirli tutti… Oppure la pensate anche voi così?

Il Grande Slam? Per Gilbert c’è chi può riuscire nell’impresa

09.01.2024
5 min
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In questi giorni si torna a parlare di Grande Slam, visto che la prossima settimana partono gli Australian Open di tennis. Qualcuno dirà: «Che cosa c’entra questo con bici.PRO? Ho sbagliato sito?». No, perché anche il ciclismo ha il suo Grande Slam, anche se se ne parla poco. Troppo poco vista la sua importanza e soprattutto la sua difficoltà. Quasi ogni sport ha la sua “serie imperiale” di vittorie, il traguardo precluso a quasi tutti e nel ciclismo esso consiste nella collezione delle 5 Classiche Monumento.

Nella storia del ciclismo solo in tre sono riusciti nell’impresa del Grande Slam: il più grande vincitutto dell’intera storia sportiva, Eddy Merckx e gi altri belgi Rik Van Looy e Roger De Vlaeminck, campione forse troppo trascurato per quel che ha fatto. Chi ci è andato davvero vicino è stato Philippe Gilbert, altro corridore belga al quale la grande impresa è sfuggita davvero di poco, arenandosi contro la Milano-Sanremo corsa per ben 18 volte con due presenze sul podio.

Per Gilbert l’unico ostacolo rivelatosi insormontabile è stata la Sanremo: per lui, due terzi posti
Per Gilbert l’unico ostacolo rivelatosi insormontabile è stata la Sanremo: per lui, due terzi posti

Gilbert ha sempre avuto ben presente l’importanza e soprattutto la difficoltà di una simile collezione e vede oggi due corridori in grado di riuscire dove lui ha fallito: «Pogacar e Van Der Poel sono i più vicini, mancano ad ognuno di loro due tasselli per completare il mosaico, ma non è assolutamente semplice metterli insieme. Quello ciclistico è il Grande Slam forse più difficile da ottenere perché ogni gara ha caratteristiche proprie ed è davvero difficile riuscire a essere competitivo in tutte. Serve una completezza che quasi nessuno ha».

Fra i due chi ritieni abbia più possibilità?

Credo che Pogacar abbia tutto per realizzare il sogno, ma non subito. Lo sloveno ha già dimostrato di saper andare sul pavé, ma sa bene che gareggiare alla Roubaix è pericoloso e incide sulla stagione. Potrà riuscirci fra qualche anno, focalizzando questo impegno, preparandosi a dovere per esso. D’altro canto non è un caso se a vincerla sono per lo più corridori vicini o che hanno superato i 30 anni. Serve esperienza, è la caratteristica fondamentale per vincerla.

A Pogacar mancano Sanremo e Roubaix. centrare l’obiettivo il 16 marzo potrebbe voler dire tentare sul pavé nel 2025
A Pogacar mancano Sanremo e Roubaix. centrare l’obiettivo il 16 marzo potrebbe voler dire tentare sul pavé nel 2025
Per Pogacar ritieni che la Roubaix sia più difficile da vincere che la Milano-Sanremo?

No, al contrario. La Milano-Sanremo è difficile per tutti perché è impronosticabile. Non è una corsa dove si fa selezione, si arriva alla Cipressa tutti insieme e all’imbocco del Poggio tutti i favoriti sono ancora lì. Se guardate, avranno perso contatto solo i 2-3 con qualche acciacco fisico e un paio di pretendenti presentatisi all’appuntamento ancora in eccesso di peso, gli altri ci saranno tutti. Certo, dipende da che posizione si prende, ma poi fare selezione su quelle poche rampe è complicato, si lavora sul filo dei secondi. Alla fine è una corsa lunghissima, dove i tanti chilometri provocano tanta fatica ma senza grandi difficoltà.

Van der Poel può riuscire nell’impresa?

Per l’olandese è più difficile l’impresa. Io penso che la Liegi possa anche essere fattibile, se una serie di condizioni coincidono e non gli rendono la gara troppo dura. Il Lombardia però mi sembra troppo almeno nella sua forma attuale: il Muro di Sormano è una scalata sulla quale uno del suo peso (75 chili, ndr) paga pegno. Non è un caso se io ho vinto il Lombardia prima che introducessero questa nuova difficoltà. Per lui credo proprio che sia troppo.

Van der Poel deve vincere Liegi e Lombardia. La prima è già difficile, il Sormano resta forse troppo arduo
Van der Poel deve vincere Liegi e Lombardia. La prima è già difficile, il Sormano resta forse troppo arduo
Nel tennis solo Rod Laver è riuscito a completare il Grande Slam nello stesso anno, Djokovic ha sfiorato l’impresa per due volte. Nel ciclismo è possibile vincere tutte e 5 le classiche nello stesso anno?

Per me no, ci sono troppe varianti. Anche un fuoriclasse nella condizione ideale si troverà ad affrontare corse che richiedono caratteristiche lontane fra loro: potrai trovare la formula perfetta per la Sanremo, ma avrai il peso giusto per la Roubaix? E nel caso come riuscirai ad affrontare le salite della Liegi? E’ davvero impossibile. Io parlo per la mia esperienza: ho vinto Liegi e Lombardia che pesavo 69 chili, quando ho trionfato a Fiandre e Roubaix avevo un peso forma di 74 chili. E cambia tutto…

Proviamo a vedere se c’è qualcun altro che potrebbe riuscirci, ad esempio Van Aert…

Ha 29 anni e finora ha vinto solo la Sanremo, mi pare difficile. Le stagioni sono passate e Wout ha collezionato tanti piazzamenti, ma pochi centri. Uno che secondo me poteva riuscirci per le sue caratteristiche era Kwiatowski, se non avesse deciso di mettersi a disposizione degli altri. Se lo avesse programmato, credo che in qualche anno avrebbe anche potuto farcela, soprattutto dopo che nel 2017 aveva centrato la Sanremo che è un po’ il terno al lotto dell’intera collezione.

Per Gilbert Kwiatkowski aveva tutto per riuscirci, ma ha fatto scelte diverse
Per Gilbert Kwiatkowski aveva tutto per riuscirci, ma ha fatto scelte diverse
E tra i più giovani?

Uno che potrebbe è Evenepoel perché va bene su ogni terreno. Ha vinto due volte la Liegi, al Fiandre ha dimostrato di potercela fare. Certo, dovrebbe centrare la Sanremo e preparare la Roubaix, che sarebbe per lui la corsa più ostica. Sicuramente per la corsa francese è ancora un po’ acerbo, ma può davvero completare la raccolta.

Tu sei arrivato a un passo: la Sanremo era diventata un’ossessione?

Non direi. Il Grande Slam è stato invece uno stimolo, la motivazione per andare avanti. Mi ha dato modo di sognare e questo è già un grande risultato. Io sono contento di quel che ho fatto, so che ci sono andato vicino e non è da tutti.

Evenepoel ha le caratteristiche per centrare il pokerissimo. Fiandre e Lombardia sono i primi passi
Evenepoel ha le caratteristiche per centrare il pokerissimo. Fiandre e Lombardia sono i primi passi
E’ più difficile collezionare le Classiche Monumento o i Grandi Giri?

Le prime, non c’è dubbio. In un grande Giro devi essere a tutta per tre settimane e superare indenne quelle 2-3 tappe fondamentali, poi è cosa fatta. Non è un caso se ad aver realizzato la tripletta nel corso degli anni siano stati molti più corridori che per le classiche. Il Grande Slam è quello, non ci sono dubbi né discussione…

Quali sono i cinque corridori più seguiti su Instagram?

03.01.2024
7 min
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Oggi i social media contano moltissimo. Spesso sembra quasi che una cosa valga la pena farla solo se è “postabile”. Emblematica una foto del capodanno a Parigi, con più gente intenta a riprendere la scena sui Campi Elisi che a godersi il momento. 

Questo però di riflesso ci dice quanto siano importanti i social per i personaggi pubblici e dunque anche per gli atleti. Ormai certi atleti sono “aziende”. Cristiano Ronaldo (616 milioni di follower) ne è l’esempio più calzante. Si stima che un suo post su Instagram, due anni fa, valesse circa 700.000 euro, in termini di ritorno economico per i brand che il portoghese metteva in mostra e il ritorno che ne aveva lui stesso da parte di quei brand.

A Parigi in vista dell’anno olimpico grande festa sotto l’Arco di Trionfo. Uno show vissuto dal monitor dello smartphone
A Parigi in vista dell’anno olimpico grande festa sotto l’Arco di Trionfo. Uno show vissuto dal monitor dello smartphone

Social e ciclismo

E nel ciclismo, il nostro giardino, come siamo messi? Chi sono i cinque corridori più seguiti? Spinti dalla curiosità abbiamo fatto una ricerca e in effetti qualche sorpresa c’è stata. 

Per questa graduatoria abbiamo preso in considerazione i corridori in attività fino al 31 dicembre 2023. Ci siamo basati su Instagram, il social che abbraccia una fascia d’età piuttosto ampia e che più lega con i brand al tempo stesso. Ma in fondo all’articolo vi daremo conto anche degli altri due social maggiori: Twitter e Facebook. 

Twitter, è ormai più un social di “lavoro”, di servizio, che non di intrattenimento. Mentre Facebook forse è quello un pelo più “attempato”. Anche gli atleti non insistono più tantissimo su FB. Senza considerare che bisogna fare distinzioni fra pagine pubbliche e profili privati.

Ma scopriamo chi guida questa classifica su Instagram, appunto il social più rappresentativo in quanto a seguito.

Rigoberto Uran ha chiuso la sua carriera da pro’, ma non è uscito dal ciclismo. Sui social è una “macchina da guerra”
Rigoberto Uran ha chiuso la sua carriera da pro’, ma non è uscito dal ciclismo. Sui social è una “macchina da guerra”

Primo: Re Uran

Vince la classifica Rigoberto Uran. Rispettatissimo in gruppo da tutti i suoi colleghi, stimato da tutti coloro (massaggiatori, manager, direttori sportivi…) che ci hanno lavorato, il colombiano è il corridore più seguito in assoluto.  

Rigoberto è stato tra i primi a capire l’importanza di una certa comunicazione. In Sud America e in Colombia in particolare è una vera forza. El Giro de Rigo è una granfondo che attira migliaia di ciclisti da tutto il mondo. Un evento mediatico dove non mancano molti colleghi pro’. Uran ha dei negozi di bici e anche dei bike cafè. Il solo mercato sudamericano, dove il ciclismo è seguitissimo, lo porta ad avere numeri imponenti.

I suoi numeri su Instagram: 2 milioni 289.713 followers. Solo nell’ultimo anno ne ha guadagnati oltre 700.000. E molto buoni sono anche i “numeri tecnici”. Per ogni suo post seguono mediamente 722 commenti e 68.224 like. L’engagement rate (cioè il rapporto tra numero di follower e interazioni sui post) è del 3,01 per cento.

E’ il 2010 e Peter Sagan diventa sempre “più social”: vittorie di successo e rottura di schemi
E’ il 2010 e Peter Sagan diventa sempre “più social”: vittorie di successo e rottura di schemi

Secondo: Sagan il pioniere

Peter Sagan è stato il primo in assoluto a modificare la comunicazione, andando oltre gli aspetti verbali. Istrionico in corsa e fuori, le bravate, i peli non tagliati fino alla prima vittoria della stagione, le impennate, i brindisi in corsa col pubblico e chiaramente i suoi risultati, lo hanno proiettato ad essere il primo grande fenomeno mediatico di nuova generazione del ciclismo. E forse se il ciclismo si è “svecchiato”, una fetta del merito è proprio sua e del suo staff. Peter ha catturato schiere di giovani. E non solo.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 932.949 follower. Rispetto ad Uran, lui nel corso dell’ultimo anno ne ha persi un migliaio. Forse erano tifosi troppo delusi e addolorati dal suo addio alle gare su strada, chissà. La media dei suoi post: 23.893 like, 106 commenti e un engagement rate del 1,24 per cento.

Come Uran, anche Nairo Quintana ha delle granfondo a lui dedicate dove interagisce con i tifosi, una di queste è in Messico
Come Uran, anche Nairo Quintana ha delle granfondo a lui dedicate dove interagisce con i tifosi, una di queste è in Messico

Terzo: Quintana non molla

Le questioni di doping, il non gareggiare per tutto il 2023 non hanno scalfito l’amore dei tifosi nei confronti della maglia rosa 2014. Nairo Quintana, si conferma tra i corridori più amati. Lui è esploso nel boom dei social. E’ partito col botto, accaparrandosi un grossa fetta di ragazzi un decina di anni fa. Un po’ come Uran, anche lui è molto attivo sul fronte del merchandising. Quintana ha una sua linea di abbigliamento, dei bike hotel, due granfondo.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 410.797 follower, dato che nel corso del 2023 è cresciuto di 2.100 unità circa. Ha una media di 7.509 like e 75 commenti per post. Il suo engagement rate è dello 0,58 per cento.

Dopo l’incidente l’amore per Bernal non è diminuito, anzi…
Dopo l’incidente l’amore per Bernal non è diminuito, anzi…

Quarto: Bernal c’è

Ancora Sud America. E stavolta il marketing c’entra poco. Egan Bernal si prende il quarto posto dei più seguiti su Instagram. Il re del Tour 2019 sfrutta la sua grande popolarità non solo nella sua Colombia, ma in tutto il “continente” sudamericano. La vittoria del Tour de France e il successivo suggello al Giro d’Italia gli hanno dato una popolarità pazzesca. E’ stato il primo colombiano ad aver vinto la Grande Boucle. 

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 399.496 follower che nel corso del 2023 sono aumentati di circa 2.000 unità. Una media di 22.115 like e 146 commenti per post. Engagement rate dell’1,66 per cento.

Spontaneo, semplice, diretto, campione: Pogacar è colui che cresce di più su Instagram e i social in generale
Spontaneo, semplice, diretto, campione: Pogacar è colui che cresce di più su Instagram e i social in generale

Quinto: Pogacar in rampa

Dite la verità, ve lo aspettavate al primo posto, eh? Anche noi! Tadej Pogacar non poteva non entrare in questa top five. Amato da ogni fascia d’età e ad ogni latitudine, il fuoriclasse sloveno è quello che più è cresciuto negli ultimi anni e in particolare nel 2023. Tadej, ha quasi raddoppiato i suoi seguaci. Segno che le vittorie piacciono, ma le “sconfitte” (serve coraggio a definire sconfitta un secondo posto al Tour) di un campione piacciono ancora di più. In tal senso il duello con Vingegaard ha giocato a suo favore.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 359.500 follower. Ad inizio 2023 erano 755.619. Ogni suo post ha una media di 65.874 like e ben 624 commenti. Elevatissimo il suo engagement rate: 4,89 per cento. E pensate che quelli VdP (10,4%) e Van Aert (10,02%) sono più alti. Segno che i follower di questi fenomeni sono attivi, passionali. Con loro modo spettacolare di correre riescono a smuovere i fans.

Il mondiale del 2011, il record di vittorie al Tour: Mark Cavendish va forte sui social come in volata, soprattutto su Twitter
Il mondiale del 2011, il record di vittorie al Tour: Mark Cavendish va forte sui social come in volata, soprattutto su Twitter

Qualche numero

Come avrete notato, mancano nomi grossi. Tanti dei campioni attuali sono giovani, sono da pochi anni sulla scena e forse hanno bisogno di tempo per crescere ancora. E magari sono più forti su piattaforme come TikTok.

Considerate che nella tabella che segue, l’undicesimo della lista è Remco Evenepoel: con circa 758.000 follower su Instagram, 311.000 su Facebook e 160.000 su Twitter. Il belga è seguito, a non troppa distanza, da Primoz Roglic e Jonas Vingegaard. Per lo sloveno 700.274 follower su Instagram, 20.502 su Twitter e quasi 400.000 su Facebook. Per il danese quasi 682.000 follower su Instagram, 11.000 su Twitter e 39.500 su Facebook.

E’ fuori dalla classifica dei top cinque di Instagram, ma è fortissimo Mark Cavendish. Guardate com’è messo nella tabella che segue! Tra le altre cose, questi dati ci dicono anche quanto incidano la tradizione ciclistica nel Paese di provenienza del corridore e il social utilizzato in una determinata aerea linguistica.

ATLETAINSTAGRAMFACEBOOKTWITTERTOTALE
1Rigoberto Uran2 .289.7131.144.2901.487.2414.921.244
2Peter Sagan1.932.9491.591.485934.1884.458.622
3Nairo Quintana1.410.7971.222.3751 .293.7503 926.922
4Chris Froome1.113.344594.7261.504.8223.212.892
5Mark Cavendish814.934556.4091.329.1332.700.476
6Egan Bernal1.399.49610.288461.3751.871.132
7Richard Carapaz753.690742.800315.9721.812.462
8Mathieu Van der Poel1.115.088390.285220.5701.725.943
9Tadej Pogacar1.359.50095.818 250.9521.706.270
10Wout Van Aert1.071.020165.725292.8231.529.568
Dati aggiornati al 2 gennaio 2024 (chiaramente possono esserci piccole oscillazioni quotidiane) riferiti alle pagine pubbliche dei corridori. In neretto i migliori dati per social.

In Italia il ciclista più seguito è Vincenzo Nibali. Nonostante abbia smesso da un anno, il siciliano conta circa 450.000 follower su Instagram. Mentre Filippo Ganna con i suoi 334.000 follower è di gran lunga il primo tra gli italiani in attività.

Altra curiosità: tra coloro che sono super seguiti ma non sono più in attività da molto tempo, ci sono Lance Armstrong, che su Facebook batterebbe tutti, e Alberto Contador. Lo spagnolo balla sul milione di seguaci sia su Facebook che su Instagram.

Continental e Giro d’Italia 2024, collaborazione vincente

02.01.2024
3 min
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Nei giorni in cui Tadej Pogacar ufficializzava a sorpresa la propria presenza al prossimo Giro d’Italia, la Corsa Rosa si arricchiva di un importante e prestigioso tassello. Continental sarà infatti partner dell’edizione numero 107 del Giro d’Italia in qualità di Top Sponsor e Official Tyre. Il brand tedesco sarà presente anche al Giro-E come sponsor di maglia e soprattutto con un proprio team, così come avvenuto nel 2023.

Continental ha firmato la divisa di una delle squadre del Giro-E 2023
Continental ha firmato la divisa di una delle squadre del Giro-E 2023

Qualche numero

Continental nasce nel 1871 ed oggi sviluppa tecnologie intelligenti, connesse e sostenibili per il trasporto di beni e di persone. Nel 2022 il gruppo ha generato un volume di affari pari a 39,4 miliardi di euro, impiegando più di 200.000 dipendenti distribuiti in 57 paesi in tutto il mondo. L’8 ottobre 2021 Continental ha celebrato il 150° anniversario dalla sua fondazione.

La divisione pneumatici conta oggi 24 siti di produzione e sviluppo ed impiega complessivamente 57.000 dipendenti. Numeri questi che collocano Continental tra i principali produttori di pneumatici a livello mondiale. Nel 2022 la divisione pneumatici ha registrato un fatturato di 14 miliardi. Oggi Continental si colloca tra i leader delle tecnologie di produzione con un’ampia gamma di prodotti per autovetture, veicoli commerciali e a due ruote. Grazie ai continui investimenti in ricerca e sviluppo, l’azienda tedesca garantisce un importante contributo alla mobilità sicura, economica ed ecologicamente efficiente. Il portafoglio della divisione pneumatici include servizi per il commercio di pneumatici e per le applicazioni per flotte, nonché sistemi di gestione digitale di pneumatici per veicoli commerciali.

Ecco il Giro

Come dicevamo, nel 2024 la presenza del marchio Continental al Giro d’Italia sarà davvero importante. Da una parte il ruolo di top sponsor e di pneumatico ufficiale della Corsa Rosa, dall’altra la rinnovata presenza di un team “firmato” Continental al Giro-E.

Giorgio Cattaneo PR, Communication & Event Manager di Continental Italia si è espresso con queste parole in merito alla prossima collaborazione con RCS Sport e quindi con il Giro d’Italia.

«Partiamo per questa avventura con grande entusiasmo (ha dichiarato Cattaneo, ndr). Sarà una grande occasione di incontro con le tante persone che condividono l’entusiasmo per questo sport. Siamo orgogliosi di poter partecipare da protagonisti al Giro, un’eccellenza italiana che alimenta passioni e crea valore, generando importanti ricadute economiche ed esaltando le bellezze del nostro paese. Per noi significa comunicare l’essenza del brand Continental. Lavoreremo con impegno per sensibilizzare sui temi della sicurezza sulle strade e sulla visione di una mobilità che, grazie alla ricerca tecnologica, sia in grado di rispondere alle crescenti esigenze di oggi e che sia sempre più legata ai temi della sostenibilità».

Il brand tedesco offre un perfetto mix tra performance, velocità, comfort e resistenza alle forature
Il brand tedesco offre un perfetto mix tra performance, velocità, comfort e resistenza alle forature

Alle parole di Giorgio Cattaneo hanno fatto seguito quelle di Matteo Mursia, Chief Revenue Officer di RCS Sport.

«Con Continental ritroviamo un partner di livello internazionale sul Giro d’Italia e con cui condividiamo obiettivi comuni (spiega Matteo Mursia, ndr). L’organizzazione di eventi come la Corsa Rosa e il Giro-E non possono prescindere da temi fondamentali come la sicurezza, la sostenibilità, l’innovazione e la performance. Tutti questi elementi si sposano perfettamente con quelli che sono gli obiettivi dichiarati di Continental. Il Giro d’Italia è un viaggio lungo tre settimane sul nostro bellissimo territorio e siamo certi di non avere partner migliore di Continental per intraprenderlo».

Ricordiamo che il Giro d’Italia scatterà da Venaria Reale il prossimo 4 maggio e approderà a Roma il 26 maggio dopo aver percorso ben 3321 chilometri. Un percorso lungo e impegnativo, ideale per essere affrontato con pneumatici Continental. Con la sua esperienza nella produzione di pneumatici e tecnologie avanzate per ogni mezzo, il brand tedesco offre un perfetto mix tra performance, velocità, comfort e resistenza alle forature. Caratteristiche queste tali da renderlo il partner ideale per affrontare al meglio anche le competizioni più dure e insidiose, come è appunto il Giro d’Italia.

Continental