Gasparotto, le cadute e la catena dello stress

29.06.2021
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Ogni motivo è buono per restare davanti, perché tutti vogliono starci davanti nei finali di alcune corse o delle prime tappe dei grandi Giri. Chi ha un corridore adatto per quel traguardo – finisseur o sprinter – e si gioca la vittoria; chi invece ha l’uomo di classifica da proteggere fino ai 3 chilometri dalla fine, dove scatta la regola della neutralizzazione del tempo a causa di cadute, incidenti meccanici o forature.

Ecco, fino a quel momento è una volata continua, ormai lo stress sta toccando livelli esasperati e a farne le spese sono gli atleti stessi, a scapito dello spettacolo. Senza contare gli spettatori molesti e imprudenti (per non usare epiteti peggiori) che a bordo strada rischiano di provocare – o provocano purtroppo – pesanti ruzzoloni di buona parte del gruppo.

Le cadute al Tour sono iniziate dal primo giorno
Le cadute al Tour sono iniziate dal primo giorno

Cadute, il Giro e il Tour

Negli occhi abbiamo ancora tutto quello che è successo nelle prime tre frazioni del Tour de France: dalla incauta pseudo-tifosa col cartello a favore di telecamere della prima tappa alle cadute in successione negli ultimissimi chilometri della terza. E al recente Giro d’Italia abbiamo assistito a circostanze simili: la rovinosa caduta nella tappa di Cattolica, tamponamenti violenti tra ammiraglie o addirittura tra ammiraglie e corridore (quella subita da Pieter Serry della Deceuninck-Quick Step dall’auto del Team Bike Exchange durante l’ascesa finale della sesta tappa).

Tutte situazioni frenetiche e sempre più incontrollabili che abbiamo provato a sottoporre ad Enrico Gasparotto, ora direttore sportivo della Nippo Provence Continental (dopo essersi ritirato a fine 2020 con 11 vittorie totali tra cui il tricolore 2005 e due Amstel Gold Race) e soprattutto fresco della prova da “regolatore” in moto per Rcs Sport lo scorso maggio alla corsa rosa (in apertura con i colleghi Barbin, Velo e Longo Borgnini).

Enrico che differenza hai notato guardando la gara da un altro punto di vista?

E’ stata un’esperienza molto formativa e interessante, perché ho avuto modo di capire tante cose che da corridore non consideravo. Ho visto da dietro le quinte tutte le problematiche che hanno grandi gare come Giro o Tour, come permessi, accordi con le prefetture. Oppure le difficoltà logistiche per gli arrivi. Ho aperto le mie visioni.

Ormai in diesse devono tenere d’occhio più di un dispositivo perdendo attenzione
Ormai in diesse devono tenere d’occhio più di un dispositivo perdendo attenzione
Sempre più ex corridori ricoprono questo ruolo importante. Com’è il rapporto con il gruppo?

Devo dire che molti corridori non sanno cosa siano i regolatori, che sono presenti in tutte le gare, e glielo abbiamo dovuto spiegare. Quindi può diventare difficile far capire loro certe situazioni o certe decisioni. Purtroppo ho percepito che il gruppo non è molto sensibile a questa tematica e hanno avuto ragione Gilbert e Trentin a lamentarsi con i loro colleghi che non erano presenti alle riunioni del CPA sulla sicurezza. Viviamo in una società in cui è più facile lamentarsi che ascoltare e i social media non aiutano.

Perché secondo te c’è questo stress sempre più crescente ogni anno? Nelle prime tappe poi assistiamo a degli stillicidi.

Prendiamo ad esempio il Tour che è sempre seguitissimo in tutto il mondo e per il quale molte formazioni annunciano nuovi sponsor o marchi ad hoc. Questo porta a volere visibilità ad ogni costo, non basta più andare in fuga, ma si vuole essere davanti nei finali anche se una formazione non ha corridori per quel traguardo. Lo sponsor lo chiede al direttore sportivo, che a sua volta lo impartisce al suo corridore, che a sua volta deve eseguire. In pratica è una catena di stress.

E come si può interrompere?

Si potrebbe pensare a cambi di strade o percorsi. Magari si potrebbero fare le prime tappe per velocisti fuori dai centri abitati più importanti e poi tornare nei paesi/città più importanti in quelle successive quando lo stress è un po’ minore. Oppure si potrebbe stravolgere il classico trend inserendo salite e cronometro all’inizio in modo da delineare la classifica quasi subito. La Vuelta ha questa tendenza se vogliamo. Il mio ideale sarebbe un prologo, poi un paio di tappe dure con salite impegnative per poi riprendere con un tracciato più classico.

Finora tante, troppe cadute: perché, stress a parte?

Ci sono due fattori che incidono. La velocità ora in gruppo è altissima, è cresciuta in modo incredibile e diventa sempre più difficile controllarla in situazioni di pericolo o in cui bisogna fare attenzione. L’altro aspetto è legato alle strade che presentano sempre più intoppi o difficoltà come rotonde, spartitraffico. Non sono sempre ottimali per ricevere un gruppo di 180 corridori che viaggia forte.

Tutti vogliono stare davanti: velocisti e uomini di classifica
Tutti vogliono stare davanti: velocisti e uomini di classifica
A questo punto non sarebbe meglio modificare la regola della neutralizzazione, proponendo di portarla ai -10/12 chilometri?

Questa è un’idea che ho avuto anch’io e che recentemente mi ha interessato parecchio. Potrebbe essere un disincentivo. Per la verità se ne sta parlando da qualche tempo, ma bisogna trovare il giusto modo per conformare questa normativa per evitare, ad esempio, che gli uomini di classifica una volta entrati in questo tratto portino la bici all’arrivo in modo tranquillo. Io proporrei la neutralizzazione dei tempi ai -10 ma obbligherei chi non si gioca lo sprint a restare agganciato alla coda del gruppo principale se non vuole perdere dei secondi preziosi.

Chiudendo, anche in ammiraglia sembra che ci sia più tensione del dovuto, come i tanti tamponamenti.

Visto che adesso sono anche direttore sportivo, riconosco che non è facile restare attento. Radio, assistenza ai corridori, gps e applicazioni varie, abbiamo tante cose a cui pensare e tutte cose importanti. La tecnologia è fondamentale, ma dobbiamo imparare a restare più vigili. Per quanto riguarda invece i tamponamenti tra le ammiraglie, penso che siano sempre stati ma ora con i social sono più virali.

Il punto con Basso a metà del cammino

29.06.2021
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Nei primi giorni del Giro d’Italia, quando Lorenzo Fortunato era soltanto il numero 115 nell’elenco dei partenti e la Eolo-Kometa faceva fatica a mostrare la sua identità, fra le tante voci che si rincorrevano nel gruppo – peraltro confermate dallo stesso Ivan Basso – c’erano anche quelle per cui si fosse sulle piste di Nibali e Viviani. A distanza di un mese dalla fine della corsa rosa, il punto di vista è cambiato e quella personalità latente è venuta fuori in modo inatteso e importante.

«Avevamo tre step – spiega Basso – e il primo prevedeva in effetti l’innesto di un top rider fra Elia e Vincenzo. Il secondo era continuare nella dimensione attuale, il terzo punto era tenere i gioielli di famiglia e inserire qualche rinforzo. E alla fine abbiamo scelto quest’ultimo, continuando il processo di crescita naturale previsto all’inizio del progetto».

E proprio dall’inizio vogliamo partire con il varesino, avendo vissuto al suo fianco i vari step della nuova squadra, per capire in che modo stiano andando le cose. E anche per parlare della sua voglia di ricreare l’ambiente Liquigas, tirando dentro per il prossimo anno il dottor Corsetti e probabilmente anche un ex compagno di squadra con un ruolo più vicino al marketing. Un punto della situazione dopo i primi mesi di viaggio.

Dopo la vittoria sullo Zoncolan, Fortunato nei 10 anche all’Alpe Motta
Dopo la vittoria sullo Zoncolan, Fortunato nei 10 anche all’Alpe Motta
Insomma, come va?

In proiezione, oltre ogni più rosea aspettativa. Ovvio che le analisi vanno fatte quando le cose vanno male, quando vanno bene e quando vanno più che bene e le abbiamo comunque affrontate. Così come credo che la prima valutazione positiva vada data allo staff coeso che ha messo i corridori nelle condizioni di esprimersi. 

Ecco, i corridori. Tanti dicevano non fossero poi un granché…

Abbiamo iniziato a fare mercato in agosto e abbiamo puntato su ragazzi che per diverse ragioni non si erano ancora espressi. Ma se uno è forte nelle categorie giovanili e poi sparisce, le responsabilità sono da suddividere anche con il contesto in cui si trovava. L’atleta talentuoso difficilmente sparisce. Ma ha bisogno del giusto ambiente.

E torniamo allo staff di poco fa…

Se devo prendermi un merito, è proprio quello di aver messo insieme un gruppo di altissimo livello. L’esperienza di due direttori sportivi come Zanatta e Yates si è vista e la freschezza di Jesus Hernandez ha completato il quadro. E ora la squadra si è rivalutata di parecchio. I corridori ci hanno messo del loro, il gruppo di lavoro li ha supportati.

Nel rilancio (ancora in corso) di Albanese, la mano di Zanatta
Nel rilancio (ancora in corso) di Albanese, la mano di Zanatta
Come va con il grande capo Luca Spada?

Ci assomigliamo, abbiamo lo stesso modo di buttarci nelle cose e Pedranzini, titolare di Kometa, è lo stesso. Spada vive la squadra, come dovrebbero fare i presidenti delle società sportive, per capire in che modo il team possa essere funzionale all’azienda e viceversa. Ha investito. Per la prima volta dai tempi di Pantani, tolta qualche apparizione di Nibali con il turismo delle Marche, un corridore vestito da ciclista è tornato protagonista di uno spot televisivo.

La vittoria ha cambiato la partecipazione di Eolo?

Più che vincere, che ovviamente fa piacere, gli piacciono la progettualità e la costanza. Se vincessimo una corsa e poi sparissimo, non sarebbe una gran cosa. Ma se vinciamo una corsa, siamo protagonisti e poi ne vinciamo un’altra, allora vuol dire che la struttura funziona. E la squadra è andata tanto al di sopra, per cui abbiamo cominciato a pensare al modo migliore per continuare.

Come farete?

Prima cosa, abbiamo scelto di mantenere i talenti migliori. Chiaro che il loro valore sia aumentato e non è neanche servito parlarne tanto con i nostri sponsor, che sanno benissimo che il prezzo di un atleta lo fanno i risultati e il mercato. Dove lo trovi uno scalatore italiano di 25 anni, che vince sullo Zoncolan e sul Grappa e con cui si può pensare di fare una classifica al Giro? Perdere Fortunato significherebbe rinunciare a quella progettualità, per cui siamo vicini a chiudere.

Pensavi che sarebbe sbocciato in questo modo?

Quando è arrivato siamo partiti da zero. Gli ho detto che non credevamo che il suo valore fosse quello che aveva espresso. Gli ho detto quello che mi aspettavo da lui. Lo abbiamo resettato. E i risultati sono venuti.

Il talento a volte si perde anche per l’aspetto psicologico.

Infatti l’allenamento mentale viene prima di tutto il resto, è il primo punto Quando guardi i file dei corridori, a meno che non sei davanti a un lazzarone seriale, hanno sempre numeri buoni. Poi vanno in corsa e non rendono. Il blocco è nella testa. Non puoi essere costantemente 4 chili sopra il peso forma, c’è qualcosa che non va. E’ un corto circuito. Ti sfiduci e si mette in moto un circolo vizioso da cui è difficile venir fuori.

Ottimo Gavazzi, con il secondo posto a Guardia Sanframondi e il ruolo di regista
Ottimo Gavazzi, con il secondo posto a Guardia Sanframondi e il ruolo di regista
Quindi non vedremo grossi nomi?

Vedremo qualche rinforzo, ma nessuno che dia un’accelerazione troppo violenta al gruppo. Non eravamo pronti per supportare uno come Viviani, per fare un esempio. La squadra sarà strutturata allo stesso modo.

E il team under 23?

Ecco, questo è un bel punto e una bella novità. Il team migliorerà: diventerà per metà italiano e per metà spagnolo. Montoli e Piganzoli sono i due fiori all’occhiello. Entrambi hanno fatto la maturità e Piganzoli ugualmente ha fatto un ottimo Giro d’Italia.

Tutto secondo i piani?

Anche meglio. La squadra si è rivalutata di un 30 per cento e faremo di tutto per proseguire così. E poi la stagione non è mica finita…

Elicotteri, moto, tifosi, auricolari: cosa sentono i corridori?

29.06.2021
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A ben guardare, i soli a fare festa ieri al Tour sono stati i ragazzi della Alpecin-Fenix, mentre tutti gli altri hanno passato la serata a leccarsi le ferite e confrontarsi sul tema della sicurezza, che questa volta è arrivato anche al Tour. Caleb Ewan oggi non ripartirà per una clavicola rotta, Roglic invece non ha fratture e prenderà il via. Ma la domanda che ci si pone oggi nel gruppo dei tecnici più accorti riguarda la capacità stessa dei corridori di essere lucidi, nel frastuono degli elicotteri, delle moto attorno, degli auricolari nelle orecchie, dei tifosi che urlano e si sporgono…

Secondo giorno di brindisi per Vdp e i suoi compagni
Secondo giorno di brindisi per Vdp e i suoi compagni

«Gli ultimi 50 chilometri sono stati pericolosi – ha commentato Van der Poel, primo sul traguardo di domenicaero davanti per evitare di cadere. Mi sentivo molto bene. Avevo detto che se avessi potuto avrei aiutato i miei compagni, ma dovevo stare attento a non dare tutto perché sapevo che Alaphilippe avrebbe potuto approfittarne. Il primo giorno con la maglia gialla è stato speciale e speciale è anche quello che abbiamo fatto con la nostra squadra».

Merlier sogna

Merlier al settimo cielo lo ha ringraziato per non aver tirato come l’anno scorso alla Tirreno-Adriatico nella tappa di Senigallia, quando Mathieu lanciò lo sprint con così tanta veemenza, che passarlo fu davvero difficile. E considerando che nel 2019 ebbe problemi nel trovare squadra, al punto da passare per un anno in una continental (la Pauwels), si capisce la sua leggerezza nel raccontare la vittoria e nello stare alla larga dal tema sicurezza che finalmente è diventata motivo di discussione anche in Francia.

Transenne basse e cellulari ad altezza testa: altro fattore di rischio
Transenne basse e cellulari ad altezza testa: altro fattore di rischio

«Avevo già vinto al Giro quest’anno – ha detto – ma il Tour de France è la corsa più grande del mondo e sono molto felice. E’ incredibile quanto nervosismo ci fosse, pensavo che visti i primi giorni e le prime cadute, sarebbe stato tutto più tranquillo, ma alla fine no. Con due tappe vinte, qualunque cosa accada d’ora in avanti, il nostro Tour è già positivo. Sto vivendo un sogno di cui forse non mi rendo ancora conto, ma non credo che lotterò per la maglia verde».

Gouvenou spiega

Chi non ha passato un bella serata è Thierry Gouvenou, 52 anni, professionista dal 1990 al 2002, che dal 2004 lavora con Aso ed è l’incaricato al percorso del Tour de France.

Marc Madiot ha sollevato un allarme molto importante: bisogna cambiare
Marc Madiot ha sollevato un allarme molto importante: bisogna cambiare

«E’ facile dire che il finale fosse pericoloso – ha detto – ma bisogna rendersi conto che è sempre più difficile trovare punti di arrivo. Per questa tappa abbiamo dovuto togliere dalla lista le città di Lorient, Lanester, Hennebont e Plouay, che ci sembravano troppo pericolose. Non abbiamo più una città di medie dimensioni senza rotonde o restringimenti. Nel Tour de France di 10 anni fa, contammo 1.100 punti pericolosi, quest’anno siamo a 2.300».

Sindacato respinto

Ma questa volta il problema non sono state rotonde e spartitraffico, ma il disegno stesso del finale di tappa, con la discesa che catapultava il gruppo a velocità folle in un toboga di stradine strette. Tanto che il Cpa, il sindacato dei corridori, ha provato a dire qualcosa, ma è stato rimandato al mittente.

Nella caduta in cui si è infortunato Haig, anche Demare e Clarke
Nella caduta in cui si è infortunato Haig, anche Demare e Clarke

«Vista la pericolosità del finale – ha spiegato il vicepresidente Chanteur – e a seguito della richiesta di un certo numero di corridori, abbiamo chiesto che la neutralizzazione venisse ampliata fino ai 5 chilometri dall’arrivo. L’ho proposto a Gouvenou che è parso favorevole, ma quando al mattino sono andato a parlare con i commissari della Giuria, loro si sono impuntati. Hanno che la regola era la regola e che non potevano esserci deroghe».

L’allarme di Madiot

Il più netto di tutti è Marc Madiot, team manager della Groupama-Fdj. Perché è vero che le strade sono strette, ma va anche considerato che è ormai sparito dal vocabolario dei corridori il termine prudenza. Si legge che non sono pagati per vincere e che un solo secondo perso può essere decisivo, ma se sommiamo questa determinazione… satanica ai rumori ambientali (elicottero, moto, pubblico che urla e auricolari nelle orecchie) si capisce che per un corridore non è affatto facile mantenere la necessaria lucidità nei finali.

Vincenzo Nibali in salvo al traguardo, nel giorno della convocazione olimpica
Vincenzo Nibali in salvo al traguardo, nel giorno della convocazione olimpica

«Capisco che le famiglie che guardano il Tour in televisione – ha detto Madiot – non vogliono che i loro figli vadano in bicicletta. Sono un padre e non vorrei vedere mio figlio fare il ciclista professionista dopo quello che abbiamo visto ieri. Non è più ciclismo, non possiamo continuare così. Dobbiamo cambiare le cose, sia in termini di attrezzature, di formazione, uso degli auricolari. Dobbiamo cambiare, perché le cose non stanno andando bene. Se non lo facciamo, avremo delle morti e questo non è degno del nostro sport. La responsabilità è di tutti. Il ciclismo sta cambiando, sta a noi decidere fino a dove vogliamo spingerci».

Roche, le bici veloci e i corridori che non frenano

25.05.2021
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Nicholas Roche ha la testa che gira più veloce delle parole. E così quando, nel giorno di riposo del Giro d’Italia, in un discorso a proposito della sua bici si finisce a parlare di quanto siano migliorati i mezzi meccanici e quali conseguenze ciò abbia sulla sicurezza in corsa, davanti a noi si apre il mondo affascinante e un po’ folle di ciò che c’è in realtà nella testa dei corridori.

«Ci hanno venduto i freni a disco parlando della sicurezza – ride l’irlandese – omettendo di dire che grazie ai dischi, ai telai sempre più aerodinamici e alle ruote velocissime, ci si spinge ancora più vicini al limite. Le discese sono pazzesche. In pianura si vola. Negli ultimi due o tre anni, c’è stato un salto di qualità pazzesco».

La cadute non sempre dipendono dagli ostacoli, ma dai corridori che non frenano
La cadute non sempre dipendono dagli ostacoli, ma dai corridori che non frenano
Anche in salita?

Anche in salita. Bernal è Bernal, ma i nuovi materiali hanno alzato le velocità anche sulle montagne e sugli strappi e ovviamente in pianura. Le bici perdonano meno errori e questo secondo me è la causa di tante cadute. Okay, le regole dell’Uci sono a volte pazzesche, ma non è sempre colpa degli altri. Gli organizzatori cercano tutte le situazioni che possano produrre spettacolo. Il ponte con il vento, messo proprio per fare i ventagli. Il tratto di strada flagellato dal vento, per lo stesso motivo. Gli organizzatori fanno la loro parte, il resto lo fanno i corridori.

Che cosa significa?

Che non freniamo. Che il livello è così alto, che anche per prendere una salita di 15 chilometri fai la volata. Devi stare in posizione, usare la squadra, non c’è posto per la prudenza. Vi racconto un aneddoto.

Prego…

Anni fa andammo da uno psicologo dello sport in Danimarca. Ci portò Riis e siccome non avevamo dietro le bici, durante il giorno facevamo palestra. Un giorno il tipo venne e ci chiese di immaginare che cosa avremmo fatto se avessimo trovato davanti un tunnel buio. Io gli risposi che avrei accelerato, lui mi rispose che la normalità sarebbe stato frenare. Deve aver pensato che fossi pazzo, ma è un fatto che ad ogni curva pericolosa, tunnel o strettoia, il corridore accelera. In gruppo c’è tanto stress che produce cadute inutili. Se la radio annuncia che dopo il Gpm c’è una discesa pericolosa, ci sono almeno 8 squadre che fanno la volata per prenderla davanti. La colpa è dei corridori che non frenano.

Quando il gruppo vede una galleria buia, secondo Roche, di solito accelera
Quando il gruppo vede una galleria buia, secondo Roche, di solito accelera
Quando dovrebbero frenare?

Avete presente le rotonde in Italia, che hanno quella specie di rientranza del marciapiede, fatta per costringere le auto a fare una semicurva e rallentare? Se sei sulla destra e ti allarghi per fare segno del pericolo, in quel poco spazio di sicuro si infila qualcuno. Se la discesa è veloce e lasci spazio davanti per sicurezza, ne trovi almeno due che si infilano e si buttano dentro.

Sempre stato così?

Diciamo che la mentalità del corridore è sempre stata questa, ma ultimamente è peggiorata. E’ l’evoluzione della gara e di chi impara dagli errori e diventa a sua volta più cattivo, stressato preciso. Se perdi una corsa perché mentre eri a centro gruppo qualcuno ti è andato via da davanti, stai sicuro che la volta dopo vorrai stare davanti anche tu. E cosa succede se 180 corridori vogliono stare davanti? Si cade. Rischiare fa parte del mestiere, basta solo essere consapevoli che tante volte ce la cerchiamo con manovre da matti.

EDITORIALE / Se il tema è la sicurezza, noi stiamo col Giro

24.05.2021
3 min
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Era nell’aria e sembrava strano che si continuasse a sostenere che la 16ª tappa non sarebbe cambiata. Quando in mattinata si è capito che le condizioni meteo non consentivano lo svolgimento della corsa in sicurezza, gli organizzatori hanno tirato fuori dal cassetto il nuovo percorso cui evidentemente avevano lavorato nella notte. Partenza da Sacile, eliminati Pordoi e Fedaia, scalata del Giau e arrivo a Cortina. Rispetto all’osceno giorno di Morbegno dello scorso anno, un importante passo in avanti.

Questa la muova altimetria della tappa, ridotta a 153 chilometri
Questa la muova altimetria della tappa, ridotta a 153 chilometri

Per la sicurezza

L’associazione dei corridori ha posto il problema per tempo. Già ieri mattina al via da Grado si era notato un intenso andirivieni, anche se la risposta di Rcs Sport era stata la stessa difesa fino a sera: si parte e non si cambia. Gli organizzatori hanno aspettato sino all’ultimo prima di intervenire sul tracciato, ma il tema della sicurezza messo sul tappeto si è rivelato convincente. Se non si fosse agito in modo poco chiaro alle sue spalle, probabilmente Vegni avrebbe mostrato la stessa ragionevolezza lo scorso anno: quel brutto giorno se non altro è servito di lezione. A Morbegno infatti prevalse la voglia di non prendere acqua, in una tappa di pianura neanche troppo fredda. Oggi il tema era la poca sicurezza del correre in alta quota con la pioggia e temperature prossime allo zero, affrontando in queste condizioni tre lunghe discese. Valeva la pena correre il rischio?

Al via da Sacile, in ricordo di Silvia Piccini, uccisa sulla strada a 17 anni
Al via da Sacile, in ricordo di Silvia Piccini, uccisa sulla strada a 17 anni

Il Gavia 88? Una sola salita

«Ci sono tre possibilità – questo il senso delle parole di Cristian Salvato, delegato del Cpa – possiamo correre sul percorso per com’è e sperare che vada bene. Partire e ritrovarsi come alla Sanremo del 2013, ma dove li fermi in mezzo a quelle montagne? Oppure si può scegliere di ridurre i chilometri e avere comunque una tappa vera, perché il Giau resta comunque una grande salita. Io sceglierei la terza, ma la decisione è vostra. I corridori faranno qualsiasi cosa venga decisa».

Alla riunione era presente anche Stefano Allocchio e anche lui ha dovuto ammettere di non aver mai corso una tappa del genere. E che quella del Gavia, spesso indicata ad esempio, prevedeva una sola salita e una sola discesa, non tre come oggi. E finì in un vero macello. Così alla fine il dado è stato tratto.

Pioggia dal primo chilometro: voi li chiamate rammolliti?
Pioggia dal primo chilometro: voi li chiamate rammolliti?

Giro ancora lungo

I social non perdonano. Parecchi tifosi si sono scagliati contro i corridori, che non sarebbero più come quelli di una volta. Qualcuno ha parlato di Giro rovinato, ma forse il Giro sarebbe stato rovinato davvero se, correndo sul tracciato originale, le prevedibili cadute e il rischio di assideramento avessero tolto di mezzo attori importanti alla vigilia dell’ultima settimana che presenta ancora tre tappe di montagna e una crono. Tanto fummo duri l’anno scorso per quanto ci sentiamo di non criticare questa scelta. I corridori sarebbero partiti e sono tutti pronti a testimoniarlo. Gli organizzatori hanno agito nel segno della sicurezza. Saremo anche noi indegni dei cronisti di una volta, ma non riusciamo a vederci la vergogna.

VIDEO / Dombrowski, il ritiro e l’amore per l’Italia

18.05.2021
2 min
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Il giorno dopo il ritiro dal Giro d'Italia per la caduta di Cattolica, Joe Dombrowski, il vincitore della tappa di Sestola, fa un passaggio nella sede di Nimbl nelle Marche. L'americano risponde alle domande di bici.PRO mentre viene presa la forma del suo piede per realizzare degli scarpini su misura. Lo rivedremo in corsa al Delfinato.

Come Mohoric in Abruzzo, ma una settimana prima, Joe Dombrowski si è ritrovato sull’asfalto a 4 chilometri dall’arrivo di Cattolica. Mentre in testa al gruppo si volava verso la prima vittoria di Caleb Ewan, alcuni leader si erano lasciati sfilare, attendendo con ansia la neutralizzazione dei tre chilometri, dato che gli ultimi 25 erano stati un continuo schivare ostacoli. Purtroppo per Dombrowski e per Landa (che l’americano ha trascinato nella stessa caduta), l’ultimo spartitraffico e il motociclista che lo segnalava sono stati fatali. Non si capisce se perché distratto o se perché il corridore davanti si è spostato di colpo, il vincitore della tappa di Sestola ha travolto il malcapitato segnalatore e ha finito col travolgere anche Landa.

«Sono ripartito – dice – ma d’accordo con i medici, abbiamo stabilito di interrompere il mio Giro d’Italia. Per fortuna ho vinto e me ne sono andato con un buon sapore in bocca. Nel ciclismo è come nella vita: serve anche avere fortuna».

Il giorno dopo la caduta di Cattolica, Dombrowski in visita alla sede di Nimbl
Il giorno dopo la caduta di Cattolica, Dombrowski in visita alla sede di Nimbl

Ai piedi di Dombrowski

Il mattino successivo al ritiro, Dombrowski ha accettato l’invito di Francesco Sergio, Sport Marketing di Nimbl, e ha viaggiato con lui fino alla sede marchigiana dell’azienda calzaturiera. Scopo della visita, realizzare il calco con cui realizzare i suoi scarpini su misura.

«Offriamo un prodotto che è stato realizzato con passione – ci aveva già spiegato Sergio – impegno e dedizione. Ecco perché i corridori si dimostrano entusiasti. Se c’è la necessità di fare uno scarpino su misura fissiamo un appuntamento. Ci incontriamo di solito in laboratorio oppure alle corse. Prendiamo le misure necessarie per la realizzazione. E’ un metodo di lavoro che trasmette fiducia».

Verso il Delfinato

Dopo la visita nelle Marche, Dombrowski è stato raggiunto dalla moglie che lo ha riaccompagnato a casa. L’americano del Team Uae Emirates riprenderà presto la preparazione in vista del Delfinato. Dovendo fare il Giro, il suo nome non era fra quelli previsti per il Tour, ma chissà che il contrattempo e la sua ottima condizione non spingano la squadra a rimescolare le carte.

Con Salvato continuiamo a parlare di transenne

17.04.2021
3 min
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Cristian Salvato ha letto il pezzo di ieri sulle transenne del Belgio e si è ricordato di quando un’idea simile venne anche all’Accpi, che la passò al Cpa . A sua volta l’Associazione mondiale dei corridori se ne fece interprete nelle tante riunioni con l’Uci, inserendo l’argomento transenne nella dettagliata serie di richieste, purtroppo rimaste in parte disattese.

«I belgi sono stati più bravi a farle – dice il presidente del sindacato italiano dei corridori – come quelle di Boplan non le avevo mai viste. Però ricordo che ho fatto vari studi, per capire come siano fatte le transenne negli altri sport di velocità. Francamente trovo assurdo che nel 2021 ancora non ci sia un regolamento tecnico omogeneo per queste protezioni».

Cristian Salvato è presidente dell’Associazione italiana corridori professionisti
Cristian Salvato è il presidente dell’Accpi

Matteo Trentin lo ha scritto su Twitter, parlando dell’iniziativa di Harelbeke e Flanders Classics e rilanciando il nostro servizio: «I primi e finora unici organizzatori a pensare ad un miglioramento per la nostra sicurezza senza che a loro venisse chiesto. Dovrebbe essere sempre così, ma purtroppo la realtà è diversa!».

Ogni corsa ha i suoi standard. Gli organizzatori piuttosto che accogliere la novità, vanno in cerca del difetto. Qualcuno ha tenuto a dire che ad Harelbeke quelle transenne non iniziavano 300 metri prima…

Il Giro ha transenne verticali su cui si appoggiano pannelli inclinati
Il Giro ha transenne verticalil su cui si appoggiano pannelli inclinati
Salvato, cosa fanno negli altri sport?

Il pattinaggio di velocità ha un documento di tre pagine che spiega come vadano fatte transenne e protezioni. Idem lo sci alpino. Da noi si dice solo, appunto, che devono essere inclinate e iniziare 300 metri prima dell’arrivo e finire 100 metri dopo, senza interruzioni.

Le transenne di Boplan assorbono l’urto.

Questa dovrebbe essere la prima caratteristica. Nel pattinaggio usano una sorta di gomma piuma, che però non è immaginabile per il ciclismo, non fosse altro per il numero di camion necessari per il trasporto. E allora mi ero messo a lavorare con Jonny Mole, socio di Pozzato, immaginando una soluzione pneumatica. Ma qualunque sia la ricetta finale, sarebbe necessario un protocollo Uci che costringa gli organizzatori ad adottare lo stesso standard. Quelle del Tour sono le peggiori. Sono fatte a blocchi che ogni tot si interrompono, motivo per cui prima mettevano il poliziotto in piedi sull’arrivo. Poliziotti che facevano foto o provocavano cadute. Non ci può essere uno in piedi sul rettilineo. Così adesso ci mettono un cuscino (foto di apertura, sulla destra di Bennett, ndr), ma le transenne restano quelle di quando correvo io.

E queste invece sono le transenne utilizzate ad aprile in Belgio
E queste invece sono le transenne utilizzate ad aprile in Belgio
In Italia come siamo messi?

In Italia la maggior parte delle situazioni le gestisce Italtelo. Ha transenne verticali alte 1,50 su cui si applicano i pannelli inclinati. L’altezza è giusta, per impedire a qualsiasi tifoso, anche alto, di sporgersi per fare foto e toccare il corridore.

L’Uci cosa risponde?

Per ora nulla. Feci notare che le transenne dei mondiali di Harrogate erano pericolosissime. Basse, alte da terra che sotto poteva passarci chiunque. Per fortuna l’arrivo era in salita e non ci sarebbe mai stata una volatona, ma ugualmente andrebbe previsto un protocollo. Sono tanto precisi per le cose che riguardano i corridori, le borracce e la posizione in sella, ma sul resto sembra quasi che non vogliano vedere.

Sicurezza: in Belgio le transenne le fanno così

16.04.2021
4 min
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Le abbiamo scoperte nei giorni del Fiandre. Le nuove transenne adottate per le classiche di primavera nelle Fiandre sono una svolta notevole sul fronte della sicurezza. La risposta migliore, fino ad ora, perché non si ripetano incidenti drammatici come quello di Jakobsen del 2020. Basta barriere di metallo, si sono adottate quelle realizzate da Boplan con un polimero ad alto assorbimento. Sono alte 1,40 e hanno inclinazione di 70 gradi, per impedire al pubblico di sporgersi, garantendo la sicurezza di tutti.

La storia si è ripetuta, fortunatamente senza troppi danni, sul traguardo della 4ª tappa del Presidential Tour of Turkey. Mentre davanti a tutti Cavendish sprintava per la terza vittoria in tre giorni, alle sue spalle una bici ha impattato con le transenne, le ha fatte volare e il gruppo si è fermato in un grande mucchio. Si pensava (e si sperava) che l’incidente dello scorso anno a Jakobsen avesse aperto gli occhi, ma così non è stato. Per fortuna però qualcuno si è mosso e dal Belgio arriva per tutti un interessante spunto, di quelli che cogli soltanto andando alle corse.

Nella 4ª tappa del Turchia, a Kemer, maxi caduta alle spalle di Cavendish
Nella 4ª tappa del Turchia, a Kemer, maxi caduta alle spalle di Cavendish

Modello Fiandre

Ci hanno pensato gli organizzatori di Flanders Classics, proprietari di quasi tutte le corse di primavera in Belgio. A febbraio, per Omloop Het Nieuwsblad e Kuurne, si era ancora con le vecchie transenne di metallo. Invece a partire dal Gp E3-Saxo Bank e poi nelle corse a seguire, le barriere nelle zone di arrivo hanno cambiato faccia e colore.

Abbiamo avuto tempo di farne la conoscenza all’arrivo di Scheldeprijs e abbiamo avuto anche il tempo di fermarci per osservarle, fare foto e anche video. Le nuove barriere sono state progettate appositamente per gli arrivi delle corse di ciclismo e sono realizzate in materiale plastico. Sono alte 1,40 e l’inclinazione di 70 gradi impedisce ai tifosi di sporgersi verso la strada e ai corridori di volare dall’altra parte.

Alto assorbimento

Il materiale impiegato è un polimero ad alto assorbimento, che si deforma in caso di impatto, senza trasformarsi in un trampolino o una catapulta. Viste dal punto di vista dei corridori, quindi dalla strada, le transenne mostrano una faccia liscia e omogenea, impossibile da penetrare per ruote e manubri. Gli elementi che le compongono si legano fra loro con un sistema maschio-femmina e riempiendole d’acqua si dà alla barriera la consistenza giusta.

Gli striscioni pubblicitari di cui sono rivestiti gli arrivi si infilano in un doppio binario – superiore e inferiore – conferendo alla… parete l’omogeneità giusta. Forse, ma siamo nel campo delle intuizioni personali, si potrebbe lavorare ancora sul raccordo dei pannelli sul lato corto. In ogni caso, il distacco del cartello in caso di caduta non comporta l’apertura delle barriere. Se il corridore si appoggia contro la transenna, non corre il rischio che la ruota o il manubrio si fermi bruscamente, sbalzandolo via.

I totem di Boplan riparano i corridori da sporgenze e altri ostacoli sulla strada
I totem di Boplan riparano i corridori da sporgenze e altri ostacoli sulla strada

Made in Boplan

Le produce Boplan, un’azienda belga che ha filiali anche in Gran Bretagna negli Usa e nel resto d’Europa. Oltre alle transenne, per quanto riguarda il ciclismo, produce anche totem da collocare a bordo strada o agli incroci per salvaguardare i corridori in gara da spartitraffico e ostacoli sulla strada. Per il resto delle sue attività, Boplan produce protezioni per magazzini, per spazi di lavoro e persino elementi per guardrail: tutto ciò che potrebbe andare incontro a urti e può trarre vantaggio dall’impatto con un materiale assorbente ed elastico.

Con questo tipo di transenne, probabilmente Jakobsen non avrebbe rischiato di morire. E anche se tutto è perfettibile e soluzioni diverse possono essere certamente trovate, è interessante rendersi conto di come l’urgenza del problema venga recepita diversamente nei vari Paesi. Nel Belgio che ha nel ciclismo lo sport nazionale, non hanno voluto correre altri rischi.

Vittoria lancia l’Air-Liner per i tubeless da strada

02.04.2021
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Con il lancio da parte di Vittoria dell'Air-Liner Road, i pneumatici tubeless fanno un ulteriore salto di qualità. I vantaggi che dà questo inserto sono molteplici, a partire da un livello di sicurezza più alto in caso di brusco abbassamento della pressione della gomma. Altri punti vantaggiosi sono una scorrevolezza migliore e una comodità più elevata, senza avere un aggravio di peso particolare. Anche il montaggio e lo smontaggio risultano semplici ed intuitivi, anche grazie alle clip e alla pinza inclusi nel Road Tubeless Tool-Kit creato da Vittoria.

Come più volte abbiamo avuto modo di dire il pneumatico tubeless si sta facendo strada anche tra i professionisti. I vantaggi di questo tipo di copertura sono quantificati in una minore resistenza al rotolamento e un comfort maggiore. Ora Vittoria introduce l’Air-Liner Road, una tecnologia volta a migliorare anche l’aspetto della sicurezza e incrementare il comfort.

Frutto dell’evoluzione

Le biciclette si evolvono, così come i freni, le ruote e tutti i componenti, fornendo prestazioni sempre maggiori. Negli ultimi anni è arrivato nel mondo strada il tubeless, che è frutto dell’evoluzione che si è avuta in precedenza sulla mountain bike. Ora con l’inserto Air-Liner Road di Vittoria si sta introducendo un altro elemento, che è già presente da alcune stagioni nell’off road. Una storia che potremo dire abbiamo già visto con altri componenti.

Vittoria Air-Liner Road
Il montaggio dell’Air-Liner Road è simile a quello di una camera d’aria
Vittoria Air-Liner Road
Il montaggio dell’Air-Liner Road è simile a quello di una camera d’aria

Anche in run-flat

Il Vittoria Air-Liner Road è una parte integrante del sistema tubeless, fornendo protezione, assorbimento dagli urti e garantendo un livello di sicurezza più elevato nel caso di forature improvvise. Infatti, in caso di perdita di pressione, l’inserto Air-Liner Road permette di continuare a pedalare in modalità run-flat e tornare tranquillamente verso casa. Da sottolineare il funzionamento di questo inserto che si stringe con l’aumentare della pressione nel pneumatico e riprende la sua forma originale con il diminuire della stessa.

Valvola Multiway per Air-Liner Road
La valvola Multiway con i fori maggiorati
Valvola Multiway per Air-Liner Road
La valvola Multiway con i fori più grandi per far passare meglio l’aria e il sigillante

Valvola apposita

Questo nuovo prodotto è stato pensato per i sistemi tubeless, ma è compatibile con tutte le marche di copertoni disponibili sul mercato. Il materiale è molto leggero e non assorbe il liquido sigillante. Inoltre, Vittoria ha ideato la valvola tubeless Multiway Valve che ha dei fori più larghi del normale per facilitare l’afflusso d’aria e del sigillante.

Tre misure

L’Air-Liner Road è disponibile in tre misure: small, medium e large. Il primo è adatto a copertoni da 25 millimetri e pesa 24 grammi, il medium è per i pneumatici da 28 millimetri e pesa 31 grammi, mentre il più grande è adatto per gomme da 30 millimetri e pesa 39 grammi. Il prezzo è di 35 euro.

Pinza Air-Liner Road
La pinza ideata da Vittoria per rimuovere l’Air-Liner
Pinza Air-Liner Road
La pinza ideata da Vittoria per facilitare la rimozione dell’Air-Liner

Il Kit e il sigillante

Vittoria ha ideato anche il Road Tubeless Tool-Kit composto da una pinza e sei clip realizzate per consentire il montaggio e lo smontaggio dell’inserto. La pinza è stata ideata per rimuovere in modo sicuro il copertone. Inoltre, i manici sono stati disegnati per essere usati come leva-gomme.
Anche per il liquido sigillante, Vittoria ha sviluppato il nuovo Universal Tubeless Tire Sealant adatto a tutte le discipline, dalla mountain bike, fino alla strada passando per il gravel. E’ un prodotto senza ammoniaca, a base liquida che durante i test ha riparato istantaneamente forature fino a 7 millimetri, mantenendo la pressione fino a 1200 chilometri di autonomia.

Universal Tubeless Tire Sealant
Il liquido sigillante Vittoria è adatto a tutti i tipi di pneumatici
Universal Tubeless Tire Sealant
Il liquido sigillante Vittoria può essere usato per tutti i tipi di pneumatici

Comfort maggiorato

Abbiamo avuto modo di provare l’Air-Liner Road per diverse uscite. Per prima cosa diciamo che il montaggio è molto semplice, quasi come fosse una camera d’aria, con l’aggiunta del liquido sigillante.

A livello di sensazioni, si nota subito un comfort maggiorato, nel senso che la capacità di assorbire i colpi che derivano da buche o asfalto rovinato è molto maggiore rispetto al copertoncino e anche rispetto alla configurazione standard del tubeless. Se è vero che l’Air-Liner si rimpicciolisce con l’aumentare della pressione, è anche vero che un piccolo contributo ad un effetto ammortizzante maggiore c’è e si sente.

Scorrevolezza e sicurezza

La scorrevolezza è molto elevata e in certi momenti si ha quasi la sensazione di galleggiare sull’asfalto. Sapere di avere un inserto interno che in caso di perdita di pressione tiene il tubeless nella sua sede, aumenta anche la sensazione di sicurezza. Nel complesso l’Air-Liner Road non comporta un aggravio di peso eccessivo e migliora notevolmente la comodità, la scorrevolezza e la sicurezza.

vittoria.com