Come sarà il Tour di Remco? L’opinione di Giuseppe Martinelli

27.06.2025
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Remco Evenepoel ha chiuso lo scorso Giro del Delfinato al quarto posto, un risultato che non è sembrato soddisfarlo del tutto. Nonostante una vittoria di tappa e una classifica migliorata rispetto alla settima piazza dell’anno scorso, il bi-campione olimpico ha dovuto cedere il terzo gradino del podio a Florian Lipowitz.

Il corridore tedesco della Red Bull-Bora ha dimostrato di essere molto brillante in salita, sarà un suo concorrente anche al Tour de France? Che tattica dovrà mettere in atto Evenepoel per provare a confermare l’ottimo risultato del 2024 alla Grande Boucle?

Abbiamo raggiunto Giuseppe Martinelli per chiedergli, alla luce della sua grande esperienza, quali sono secondo lui le prospettive del campione belga per il prossimo Tour de France.

Da DS Giuseppe Martinelli ha vinto due Tour, con Pantani nel 1998 e con Nibali nel 2014
Da DS Giuseppe Martinelli ha vinto due Tour, con Pantani nel 1998 e con Nibali nel 2014
Giuseppe, come hai visto Evenepoel al Delfinato?

Lui è uno che non si accontenta mai, anche nelle interviste, non lascia trasparire la felicità. Pensa subito al giorno dopo, alla prossima gara. Forse è andato a casa un po’ demotivato, pensava di essere più avanti con la forma, ma non è andato piano, anzi. Sono gli altri due (Pogacar e Vingegaard, ndr) che hanno volato, basti pensare che hanno fatto tutti i record di salita.

Chiaro…

Certo che pensava di arrivare davanti a Lipowitz, invece ha pagato in salita e questo l’ha deluso. Però deve calcolare che le salite del Delfinato le hanno fatte tutte a blocco e non regolari come piace a lui. Credo che veda quel 4° posto più come una sconfitta che come un normale percorso di avvicinamento.

Ed è un errore?

Secondo me sì, perché Lipowitz aveva una forma straordinaria che non è detto riesca a tenere fino a luglio, e poi il tedesco è molto più scalatore. In ogni caso si tratta di un signor corridore che aveva già dato ottimi segnali la scorsa stagione.

Evenepoel ha vinto la crono del Delfinato, che è stata anche la 1000^ vittoria della Quick-Step. Ma non gli è bastato per raggiungere il podio
Evenepoel ha vinto la crono del Delfinato, che è stata anche la 1000^ vittoria della Quick-Step. Ma non gli è bastato per raggiungere il podio
Si è parlato molto di quel chilo e mezzo che Evenepoel ha perso rispetto all’anno scorso. Un aspetto forse sopravvalutato?

Il Delfinato e il Tour sono cose molto diverse. In primis il Delfinato dura solo una settimana, mentre Remco sa che in tre settimane può cambiare tutto molte volte, e ci si gioca la classifica soprattutto nelle salite degli ultimi giorni. Non deve pensare ad arrivare per forza più magro, anche perché se al Delfinato gli mancava ancora qualcosa è anche vero che questa primavera ha perso più di un mese di preparazione per l’infortunio. E questo influisce sulla forma basale e quindi sulla resistenza. Inoltre al Tour farà molto caldo, quindi un chilo lo si può perdere in tre giorni.

Arriviamo al Tour. Ha ancora tempo per migliorare prima del via?

Credo proprio di sì. Deve arrivarci sereno e pensare giorno per giorno, iniziando dalla crono della 5^ tappa, 33 chilometri piatti in cui può già guadagnare sugli altri e magari anche prendere la maglia gialla. Però è un Tour durissimo che si vincerà sicuramente in salita, e lì appunto deve stare tranquillo e trovare il suo ritmo. Perché in una gara così impegnativa c’è sempre qualcosa che può andare storto, una foratura, o una caduta che può far perdere tempo a lui ma anche ai suoi rivali. Deve avere vicino la squadra e cercare di rimanere il più sereno possibile.

Nelle salite del Delfinato ha pagato dazio a Pogacar, Vingegaard e non solo. Sarà così anche al Tour?
Nelle salite del Delfinato ha pagato dazio a Pogacar, Vingegaard e non solo. Sarà così anche al Tour?
Ma credi possa davvero competere con Pogacar e Vingegaard?

Io credo che Remco sia uno dei più forti del panorama mondiale. Lui ha qualcosa in più nelle crono, gli altri in salita. Ma voglio dire ad alta voce che non ha nulla di meno degli altri campioni, ha solo delle caratteristiche diverse. E poi ha il carattere da vincente, sa di partire svantaggiato ma vuole comunque provare a vincere, non è persuaso di non poter competere. Ci prova e ci proverà sempre a mettere nel sacco gli altri, e questa è la mentalità del campione.

A proposito, se tu fossi in ammiraglia cosa gli diresti? Magari di cercare di fare quello che Yates ha fatto al Giro, cioè approfittare della rivalità degli avversari?

Se prendesse la maglia dopo la crono e riuscisse a tenerla per qualche giorno sarebbe una cosa bella per Pogacar e Vingegaard, che potrebbero far riposare la squadra. Poi quando arriveranno le salite vere devi solo difenderti e basta. Se gli altri due sono superiori, come credo, può provare ad inventarsi qualcosa, approfittando magari di un momento in cui si controllano. Ma la vedo dura perché hanno squadre fortissime, con 5-6 gregari che altrove sarebbero capitani. Poi è anche difficile che con la loro esperienza si guardino come Del Toro e Carapaz. Deve solo provare a stargli più vicino possibile. Forse dovrà guardarsi più dietro che davanti…

Florian Lipowitz sarà il vero capitano della Red Bull-Bora-Hansgrohe e il principale rivale di Remco alla Grande Boucle?
Florian Lipowitz sarà il vero capitano della Red Bull-Bora-Hansgrohe e il principale rivale di Remco alla Grande Boucle?
Iniziando dalla Red Bull?

Credo che con uno sponsor così vogliano puntare al massimo, essere protagonisti, al di là di chi sia il capitano.

Non credi sarà Roglic?

Se Roglic non è riuscito ad allenarsi bene, come credo, penso che faranno fare il capitano a Lipowitz. Nella mia esperienza è difficile recuperare dopo un Giro così, specie moralmente, ricominciare dopo lo stop, cambiare la preparazione… La caduta secondo me inficia tutta la preparazione al Tour, sia fisica che morale, e adesso se non arrivi al 100 per cento fai tanta, tanta fatica. Non sto dicendo che farà il gregario a Lipowitz, magari punterà alle tappe, ma non credo che punteranno su di lui per la classifica. Anche perché sono convinto che il tedesco, alla luce della crescita che ha dimostrato, farà un grande Tour.

Il podio del Tour 2024. Secondo Martinelli un bis del belga sarebbe un grandissimo risultato
Il podio del Tour 2024. Secondo Martinelli un bis del belga sarebbe un grandissimo risultato
Vedi altri corridori che potrebbero insidiare Evenepoel?

I francesi tirano fuori sempre qualcosa per le posizioni di rincalzo, e ora ce ne sono diversi di buoni. Poi qualcosa che stravolge i pronostici al Tour capita sempre, bisogna metterlo in preventivo. Un corridore che trova la forma della vita, una fuga che scappa via. Però il rivale più ostico per Remco credo rimanga Lipowitz. Il terzo posto secondo me se lo giocheranno loro due.

E il terzo posto sarebbe un buon risultato per il campione olimpico?

Lui vorrebbe sempre tutto e subito, ma è anche intelligente e sa che gli altri due sono fortissimi. Perciò se riuscisse a bissare il terzo posto, dopo la sorpresa dell’anno scorso, sarebbe la conferma che è davvero un grande campione. 

Tutti gli uomini di Remco. Petacchi studia la Soudal del Tour

21.06.2025
5 min
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Qualche giorno fa con Stefano Garzelli avevamo messo sotto la lente d’ingrandimento le squadre dei principali pretendenti alla prossima maglia gialla: la UAE Team Emirates di Tadej Pogacar e la Visma-Lease a Bike di Jonas Vingegaard. Oggi con Alessandro Petacchi parliamo della Soudal-Quick Step di Remco Evenepoel.

La squadra belga meritava un discorso a parte, visto che tra infortuni, assenze e una rosa meno profonda, Remco è rimasto spesso solo al Delfinato, denunciando una situazione poco entusiasmante. Anche in Belgio la “questione Soudal” ha tenuto banco sui media. Come farà Evenepoel, senza una vera squadra, a contrastare quei due?

Petacchi in ricognizione sulle strade francesi del Tour. Sarà lui la voce tecnica per la Rai
Petacchi in ricognizione sulle strade francesi del Tour. Sarà lui la voce tecnica per la Rai
Alessandro, Remco e la sua Soudal-Quick Step escono dal Delfinato senza avere dato grandi impressioni. Tu cosa ne pensi?

Anche l’anno scorso lui era indietro al Delfinato e poi è andato bene. Quest’anno alla fine ha perso meno, ha un buon peso, nonostante abbia corso di meno per via dell’incidente dello scorso inverno. Direi dunque che ha incentrato tutta la sua stagione sul Tour de France. In salita paga qualcosa a Pogacar e Vingegaard, ma a crono è più forte e quella di Caen, che ho visto, è molto adatta alle sue caratteristiche.

Perché?

Perché è una crono molto veloce, da specialisti. Peccato per lui che la seconda crono sia una cronoscalata.

Passiamo all’analisi della sua squadra in salita. Data per certa l’assenza di Landa e con la perdita di Vervaeke, per la salita avrà solo Paret-Peintre e Cattaneo…

E’ scoperto, parecchio scoperto rispetto agli altri due. Però potrà correre sulla difensiva: questo sarà un po’ il suo leitmotiv. E tutto sommato, se corri su di loro puoi difenderti bene e hai la possibilità di sprecare il meno possibile durante le tappe. Non solo, ma se Remco dovesse fare quel piccolo step in più in salita, può restare con loro là davanti più facilmente. Poi quando esplode la corsa si tratterà soprattutto di gambe.

Al Tour con Evenepoel ci sarà anche Merlier, fresco vincitore della prima tappa al Baloise Belgium Tour
Al Tour con Evenepoel ci sarà anche Merlier, fresco vincitore della prima tappa al Baloise Belgium Tour
Uno dei compagni di Evenepoel al Tour sarà Merlier, uno dei più grandi velocisti. Vista la situazione del Delfinato, ci si è chiesti se fosse corretto portare uno sprinter in una situazione simile, se si vuole puntare al podio. Tu che sei stato velocista e che hai corso in quella squadra, cosa ne pensi?

Merlier al Tour per me ci sta bene e gli potrà anche essere d’aiuto, perché sa anche tirare, si muove bene in gruppo… E poi quale scalatore forte avrebbero potuto portare al suo posto? Le altre due squadre sarebbero comunque state più forti. Non dimentichiamo che per la salita hanno anche Van Wilder, che è un ragazzo giovane, ha già fatto un Giro e se l’è cavata bene.

Quindi velocista sì al Tour?

Sì, anche perché parliamo di un grande velocista e di un ottimo passista, uno che sa affrontare i ventagli, il caos… La squadra, la Soudal, è questa. Se Remco avesse voluto una squadra più forte, dove sarebbe potuto andare? Alla Visma o alla UAE… che hanno già i loro leader. Oppure alla Red Bull-Bora o alla Ineos Grenadiers.

Chiaro…

E infatti le voci che lo vogliono verso questi due team rinascono ad ogni sessione di ciclomercato. Della Ineos se ne parla spesso. Lì avrebbe molta gente forte, anche per la salita: Arensman, De Plus… Ma ripeto, al momento la sua squadra è questa. Gli avevano preso Landa, e non è poco, ma se poi si è fatto male nessuno può farci nulla. Metti Landa, Cattaneo, Van Wilder per la salita, due o tre passisti per la pianura e sei a posto… nonostante il velocista.

Van Wilder è uno dei fidatissimo di Evenepoel e sarà chiamato a un lavoro straordinario
Van Wilder è uno dei fidatissimo di Evenepoel e sarà chiamato a un lavoro straordinario
Hai citato Mattia Cattaneo: che ruolo avrà Mattia?

Lui è un gran bel corridore, poliedrico, completo, esperto. Sa andare forte in pianura e in salita. E sa esserci nei momenti decisivi. Dovrà stargli vicino in salita. Ripeto, la squadra, al netto dei nomi che hanno in rosa, è ottima: gli manca Landa. E’ una signora squadra. Io ci sono stato ed è vero che si stanno ancora trasformando, ma serve del tempo. E’ un po’ il discorso di prima: non vinci le classiche del pavé, ma se non hai Pedersen, Van Aert o Van der Poel con chi vai? A loro è capitato Remco, che va bene per certe classiche e per i grandi Giri e su questo, piano piano, stanno costruendo il team.

L’otto che molto probabilmente vedremo al Tour dunque sarà: Evenepoel, Merlier, Van Lerberghe, Eenkhoorn, Paret-Peintre, Van Wilder, Cattaneo e uno tra Schachmann e Casper Pedersen…

Mi sembra una squadra giusta, ognuno con un ruolo ben preciso. Poi di certo, come in tutti i team, dovranno sceglierne otto, ma avranno lavorato come minimo su una base di 10-12 corridori perché poi alcuni magari non rendono, c’è quello che ha un imprevisto.

Ruoli ben definiti: quello meno definito ci sembra Pascal Eenkhoorn. Lui che tipo di corridore è?

E’ un attaccante e non ha paura di prendere vento in faccia, sia per scappare sia per tirare. E’ quel che si dice un pedalatore. In più sa anche tirare le volate e ricordo che c’è Merlier, che non è un velocista qualunque, ma uno di quelli che danno garanzie. Eenkhoorn, un po’ come Cattaneo, va bene dappertutto, anche se è più forte per le tappe veloci.

Tanta Francia al Delfinato: vince Martinez, saluta Bardet

15.06.2025
5 min
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Romain Bardet arriva al 43° posto nell’ultima tappa del Delfinato e quando taglia il traguardo, le sue prime parole danno la misura del peso interiore che deve essere stato per il ragazzo di Brioude disputare la corsa sapendo che fosse l’ultima.

«Non vedevo l’ora che finisse – ha detto a caldo –  sono esausto, sinceramente. Ho resistito fino in cima all’ultima salita, per avere il piacere di farla con Chris Hamilton e godermela un’ultima volta. Non sopporto più di soffrire per il 15° posto. Ho dato tutto e ora sento che il serbatoio è vuoto. Sarò felice di essere di nuovo con la mia squadra e di non dover pensare alla prossima gara domani o dopodomani».

La fuga dei delusi

Per un grande francese che se ne va, eccone un altro piccolino di statura ma dalle grandi prospettive. Lenny Martinez ha resistito infatti sull’ultima salita e ha vinto la tappa sul Plateau del Moncenisio, a due passi dall’Italia.

Il giovane figlio d’arte della Bahrain Victorious si era infilato di mattino in una fuga di delusi, dopo aver perso più di 35 minuti nella tappa di ieri. Con lui all’attacco si sono ritrovati alcuni nomi importanti e forse questo ha permesso al tentativo di arrivare avanti quanto bastava. Van Gils, Kuss, Foss, Valentin Paret-Peintre, Armirail, Healy, Mas, Ivan Romeo, Lutsenko e persino Van der Poel. Con un gruppo di gente così forte e la tappa piuttosto corta ancorché severa (3.531 i metri di dislivello), Martinez ha giocato ottimamente le sue carte.

«Non mi aspettavo molto oggi – ha detto – e solo alla fine della tappa ho creduto davvero di poter vincere. Pensavo davvero che mi avrebbero raggiunto».

Evenepoel all’attacco

Va così quando alle tue spalle si danno battaglia Vingegaard e Pogacar, ma questa volta i duellanti non sono riusciti a riprendere l’ultimo attaccante

Il campione del mondo e il danese sono presto rimasti da soli, mentre era stato Evenepoel in precedenza il primo a sferrare un attacco deciso nel gruppo maglia gialla. Il belga, seguito solo dai primi due della classifica generale e da Johannessen, non è però riuscito a guadagnare abbastanza per superare Lipowitz in classifica generale, lasciandogli il terzo posto.

Dopo il duro lavoro di Evenepoel, Vingegaard ha cercato di staccare Pogacar, ma lo sloveno ha tenuto facilmente il passo fino al traguardo, dove il danese ha accelerato per conquistare il secondo posto di tappa.

Una scena dal Delfinato cui dovremo prepararci per il Tour: Vingegaard attacca, Pogacar non lo molla
Una scena dal Delfinato cui dovremo prepararci per il Tour: Vingegaard attacca, Pogacar non lo molla

Le lacrime di Martinez

La brutta notizia per i francesi è la caduta di Seixas, coinvolto in un incidente di gruppo a 10 chilometri dall’arrivo. Nonostante il forte colpo al braccio e la rottura del manubrio, il ragazzino ha concluso 13° di tappa e 8° nella generale. La sua caduta non ha però guastato la festa ai francesi, in festa con Martinez, che sul traguardo non ha trattenuto le lacrime.

«Ieri non mi sentivo proprio bene – ha raccontato – e anche i giorni precedenti non erano andati benissimo. Però alla partenza ho avuto sensazioni migliori, quindi mi sono detto che avrei provato a unirmi alla fuga. Quando è partito Van der Poel a 50 chilometri dall’arrivo, ho pensato che potesse vincere lui e che il gruppo avrebbe ripreso tutti noi. Ero venuto al Delfinato per lottare per la classifica generale, ma non ha funzionato: con questa vittoria ho salvato la settimana. La prossima corsa sarà il Tour de France, ma non punto alla classifica generale. Vorrei però vincere una tappa».

Una vittoria che dà grande morale a Martinez, al primo anno con la Bahrain Victorious
Una vittoria che dà grande morale a Martinez, al primo anno con la Bahrain Victorious

Pogacar e la crono

C’è il Tour che bussa forte alla porta. E mentre dal Giro di Svizzera arriva la notizia di un altro francese sugli scudi, con Romain Gregoire arrivato da solo davanti a Vauquelin, Pogacar si guarda intorno e fa la sintesi della settimana trionfale appena conclusa. E ancora una volta si conferma che il passo a vuoto nella crono lo ha infastidito non poco.

«Mi ricordavo questa corsa dal 2020 – ha detto – e tornare dopo così tanti anni in questa forma poco prima del Tour de France mi rende davvero felice. E’ importante soprattutto per il morale, dato che il Tour è l’obiettivo più grande della stagione. E’ una spinta mentale per me e per la squadra, per convincerci che possiamo fare altri progressi. Non andrò ai campionati nazionali, perché mi costringerebbero a scendere troppo presto dall’altura. Per cui ora faremo un buon riposo e poi forse dovremmo puntare un po’ sulla cronometro, perché il distacco dell’altro giorno mi è parso troppo grande. E’ vero che poi c’erano le salite per recuperare, ma comunque non bisogna mai dare certe cose per scontate».

Pogacar attacca, Vingegaard cresce. E Remco cosa fa?

14.06.2025
5 min
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Se ieri il titolo giusto per Pogacar poteva essere su cosa succede a farlo arrabbiare battendolo a crono, oggi che la rabbia gliel’hanno fatta scattare davvero cosa si potrebbe dire? La Visma-Lease a Bike è in modalità offensiva dal primo giorno del Delfinato e oggi ha attaccato allo scollinamento della Croix de Fer tirando la discesa con il coltello fra i denti. Forse un atteggiamento troppo aggressivo, forse il tentativo neanche troppo velato di mettere pressione sul campione del mondo. E allora lui, da par suo, ha attaccato e lasciato tutti sul posto.

«Avrei voluto essere più difensivo – spiega Pogacar – ma la Visma ha attaccato in cima alla Croix de Fer e anche in discesa. Hanno dato il massimo, credo che abbiano cercato di fare qualcosa. Non so cosa, ma è stato pazzesco. Il fatto che mi abbiano attaccato in discesa mi ha dato un po’ più di motivazione. Ho preferito lasciare un piccolo margine prima delle curve, perché andavamo davvero forte. Forse per loro non era così veloce, ma io mi sono ritrovato più volte al limite, quindi ho preso precauzioni per non avvicinarmi troppo. Non era necessario andare così, secondo me, avrei lasciato spazio alla fuga. Ma queste sono le corse, lo accetto, questo è il ciclismo moderno. Hanno gettato benzina sul fuoco e per me ha funzionato».

Nostalgia di Almeida e Yates

Tappa breve di 131,6 chilometri da Grand-Algueblanche a Valmeinier 1800, con la Madeleine dopo il via, poi la Croix de Fer, infine l’arrivo in salita. L’azione della Visma-Lease a Bike ha sortito l’effetto di isolare il leader in maglia gialla, che però ha sempre pedalato con ampi margini di sicurezza.

«Ho parlato con Sivakov nel finale – prosegue Pogacar – e abbiamo detto che se ci fossimo trovati con gli stessi avversari sull’ultima salita, sarebbe stato meglio anticipare, in modo da non doverci preoccupare dei contrattacchi. Ha funzionato, ma non vedo l’ora di avere Almeida e Yates al Tour con me, in modo da non dover vivere altre avventure come questa. E’ stata un’eccezione, ma è stato un attacco per difendermi. Ho controllato fino in cima e nel frattempo ho vinto la tappa, quindi sono più che contento. Sono riuscito a raggiungere il traguardo da solo e nessuno mi ha infastidito negli ultimi 10 chilometri».

Un colpo a Vingegaard e uno ai media

Vingegaard si è avvicinato nel finale, con la sensazione che però sia stato lo sloveno a calare il ritmo. Lo ha fatto perché appagato o perché anche lui ha iniziato ad accusare la fatica di quell’azione così lunga?

«Non avevo bisogno di aumentare il distacco – dice ancora Pogacar – avevo già accumulato un vantaggio sufficiente e oggi era più importante che gli altri non mi attaccassero. Sono riuscito a gestire lo sforzo e negli ultimi chilometri ho potuto rilassarmi. Così ho potuto fare le interviste più facilmente perché non ho più dovuto fare un recupero troppo lungo sui rulli dopo l’arrivo. E’ tutta una questione di efficienza, è stata una buona giornata».

Il ragazzo sta attento e deve aver capito che le interviste flash fatte ieri sui rulli davanti al backdrop della corsa non siano andate giù. E anche l’aver puntualizzato di aver rallentato è un’abile mossa per raffreddare l’entusiasmo di Vingegaard, che questa volta tuttavia non ha ceduto. E’ arrivato a 14 secondi dando l’idea di essere in crescita. Mancano due settimane abbondanti all’inizio del Tour, quante cose possono ancora cambiare? E in che modo hanno lavorato i tre contendenti in altura?

Evenepoel al traguardo ancora con un ritardo pesante: ci sta tutto, se in altura ha lavorato soprattutto sul fondo
Evenepoel al traguardo ancora con un ritardo pesante: ci sta tutto, se in altura ha lavorato soprattutto sul fondo

Remco fa il filosofo

Chi deve sperare che le settimane rimaste gli diano la brillantezza che serve è Remco Evenepoel. Lui sicuramente ha curato la brillantezza nella crono e il risultato lo ha confermato. Ma se in altura ha lavorato soprattutto sul fondo, si spiega il cedimento sui cambi di ritmo, che oggi gli hanno fatto perdere l’enormità di 2’39”.

«E’ stata durissima – ha detto dopo l’arrivo – con la partenza già in salita. Alla fine ero davanti, ma le gambe hanno iniziato a cedere man mano che ci avvicinavamo al traguardo. Un po’ la stessa storia di ieri. L’anno scorso ero ugualmente qui contro avversari meno forti e ho subito dei distacchi superiori. Rispetto ad allora sono più avanti. Al momento mi sto concentrando su me stesso e affrontiamo le cose giorno per giorno. Ora mi faccio una bella doccia e spero di riprendermi un po’. Anche l’anno scorso c’erano corridori che hanno fatto bene qui e sono arrivati dietro di me al Tour. Prendiamo tutto quello che vediamo con le molle».

Il re si è già ripreso lo scettro. Pogacar devastante a Combloux

13.06.2025
5 min
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Mirco Maestri aveva sbagliato di 24 ore. «Domani Tadej dirà: oggi gliela faccio vedere io». “Quell’oggi” è arrivato appunto un giorno dopo. Il portacolori della Polti-Kometa aveva commentato la corsa per noi e quel giorno Pogacar le prese da Remco Evenepoel, ma soprattutto dal suo rivale numero uno: Jonas Vingegaard.

Oggi, al primo tappone del Critérium du Dauphiné, con la sua innata cattiveria agonistica, il campione del mondo è tornato a imporre la sua legge. Tappa e maglia e soprattutto una netta prova di forza. Ora la classifica dice: primo Pogacar, secondo a 43″ Vingegaard, terzo Lipowitz a 54″ e quarto Remco a 1’22”.

Il re è già tornato

Analizziamo la corsa di Pogacar e della sua UAE Emirates. La squadra corre compatta attorno al suo leader, lascia addirittura l’onere della corsa alla Visma-Lease a Bike che tira sulla penultima salita. L’attenzione da parte di Pogacar è massima e addirittura manda Narvaez a rosicchiare il secondo d’abbuono rimasto al traguardo volante. Dettagli che parlano di una concentrazione massima, quasi feroce, famelica.

Sulla Cote de Domacy ha messo la squadra a tirare. Ha frammentato il gruppo e in una curva particolare, quella in cui Vingegaard nel 2021 saliva volando e lui invece “arrancava” (con due virgolette grosse così visto che finì secondo), ha affondato ancora più forte.

Quel conto aperto col passato

Sullo strappo di Domancy, Pogacar al Tour de France di due anni fa, appunto le prese dal danese. Da quel giorno Tadej ha lavorato come non mai. Al termine di quel Tour cambiò coach e preparazione. E oggi ha servito questa vendetta cucinata a fuoco lento.

«Avevamo il nostro piano – spiega Pogacar mentre era sui rulli per il defaticamento – ma la Visma ha deciso di dare il massimo sulla salita prima del finale. Questa salita mi ha riportato alla mente dei “bei” ricordi (il riferimento è al Tour de France 2023, appunto, ndr). Devo ringraziare ed elogiare Tim Wellens, Jhonatan Narvaez e Pavel Sivakov, sono stati incredibili. Mi sentivo bene, abbiamo deciso di prendere il controllo fin dai primi metri della salita, non avevo nulla da perdere».

«Mi sentivo davvero bene e mi dovevo sbrigare perché volevo vedere l’arrivo di mia moglie al Tour de Suisse – scherza da guascone lo sloveno – quando ho attaccato, sapevo di dover dare il massimo e che mancavano 15 minuti di sforzo alla fine. La sensazione era buona, le gambe giravano bene, è stato fantastico essere davanti».

E qui emerge tutta la ferocia agonistica di Pogacar. “E’ stato fantastico essere davanti”, come se non gli succedesse da un secolo… Non si accontenta mai e infatti è lui stesso a tornare sulla crono.

«Vorrei sapere dove ho perso tempo. E’ una sfida per me e per la squadra cercare di migliorare ulteriormente a crono. La nostra forma è buona, ma dobbiamo anche conservare un po’ di energia per il Tour».

Vingegaard all’arrivo si è subito bagnato con tanta acqua addosso.
Vingegaard all’arrivo si è subito bagnato con tanta acqua addosso.

Jonas e Remco…

Vingegaard dal canto suo sembra abbia controllato più che altro di non fare fuorigiri enormi. Alla fine non è mai andato in crisi e il fatto che Pogacar lo abbia staccato in un momento in cui non era sui pedali, ma di passo, vuol dire che il limitatore c’era. Bisogna vedere quanto ha staccato la spina prima del fuorigiri. Quello è il punto chiave.

Anche Pogacar però non sembrava andare oltre certi limiti. Forse davvero oggi la differenza l’ha fatta la motivazione, la voglia di rivalsa. O anche il caldo. All’arrivo il danese è parso essere quello più colpito dalla calura estiva. C’erano oltre 30 gradi, nonostante le zone di montagna.

 «Pogacar è stato il più forte oggi – ha detto il direttore sportivo Grischa Niermann – i distacchi all’arrivo sono stati significativi. Certo, speravamo che Jonas potesse rimanere più vicino sulla salita finale. Essendo così breve ed esplosiva, questa tappa si adattava perfettamente a Tadej ed è stato chiaro fin dall’inizio che la UAE avesse un piano. Quando qualcuno è più forte, non puoi fare altro che accettarlo e congratularti con lui per la vittoria. Ma mi tengo il mio spirito di gruppo».

E Remco? Forse Evenepoel anche lui si aspettava qualcosina di più. Invece si è staccato da tre uomini della Visma-Lease a Bike e da tre della UAE Emirates. E proprio la squadra è forse il capitolo più nero per Remco.

Nei trenta che hanno approcciato la salita finale era l’unico della Soudal-Quick Step. Ha lottato, ha provato a gestirsi, forse aveva anche qualche oggettivo impedimento per la caduta, però resta il fatto che alla fine anche Lipowitz lo ha ripreso e staccato.

«Mi sentivo benissimo sulla penultima salita – ha detto senza cercare scuse il campione olimpico – ma forse poi in vista del finale non mi ero ancora ripreso abbastanza da quello sforzo. Non so… Hanno iniziato l’ultima rampa come se il traguardo fosse dopo due chilometri». E infine, laconico, ha aggiunto: «Io ad ogni chilometro diventavo sempre più lento».

Nonostante sia più magro dell’anno scorso. Remco paga ancora dazio sulle salite rispetto a “quei due”
Nonostante sia più magro dell’anno scorso. Remco paga ancora dazio sulle salite rispetto a “quei due”

Soudal da rivedere

Vero, mancavano Landa e Cattaneo, e Louis Vervaeke si è ritirato (e molto probabilmente non sarà abile per la Grande Boucle), ma contro questi giganti serve di più. Tra l’altro anche Landa non è detto che possa essere subito al top dopo la cadutaccia nella frazione inaugurale del Giro. Mi sa proprio che in casa Soudal dovranno rivedere qualche priorità. E magari chiedersi se Merlier, al quale servono non meno di due uomini, sarà poi così necessario alla Grande Boucle.

«Ci aspettavamo di essere un po’ più avanti – ha commentato il diesse Tom Steels a WielerFlitsE’ un po’ la stessa situazione dell’anno scorso. Dobbiamo ancora recuperare quelle piccole percentuali in salita, ma la strada fino all’ultima settimana del Tour è ancora lunga. Abbiamo ancora del lavoro da fare, ma non è certo un’impresa drammatica. Dobbiamo mantenere la calma e continuare a lavorare». Tuttavia, nessun accenno sulla squadra. In Belgio, e sono parole della TV di Bruxelles, è un tema che è già forte.

Remco vola, Vingegaard morde, Pogacar trema. Parola a Maestri

11.06.2025
7 min
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Perché alla fine la notizia è la sconfitta di Tadej Pogacar. Inutile girarci intorno. Forse è anche esagerato dire così: alla fine lo sloveno ha perso 28” dal suo rivale numero uno. Ma questo è quello che succede agli Dei. Tuttavia la crono di Saint-Péray, quarta tappa del Critérium du Dauphiné, ha detto molto di più.

Ci ha detto che Remco Evenepoel sta raggiungendo livelli sempre più siderali in questa disciplina, che Jonas Vingegaard fa paura ed è già in ottima condizione, e che Pogacar forse aveva il sentore che gli mancasse qualcosa a cronometro. Nella conferenza stampa dell’altro giorno infatti aveva detto che avrebbe voluto lavorare un po’ di più in questa specialità.

Mirco Maestri (classe 1991) lo scorso anno si è laureato campione europeo nella mix relay
Mirco Maestri (classe 1991) lo scorso anno si è laureato campione europeo nella mix relay

L’occhio di Maestri

Tutto questo lo commentiamo con un cronoman italiano, uno degli eroi dell’europeo 2024: Mirco Maestri. Il portacolori della Polti-VisitMalta è in partenza per il GP Aargau e la Copenhagen Sprint. E mentre faceva le valigie si è fermato a studiare i tre tenori.

«Sto bene nel complesso – racconta Maestri – ma è stato un Giro d’Italia duro e ancora vado a giornate alterne. Però c’è da tenere duro fino agli italiani, dove cercherò nella crono di migliorare il sesto posto dell’anno scorso. Per questo devo ringraziare la squadra che ha creduto in me per questa sfida e mi ha permesso di migliorare e di lavorarci su».

Mirco, insomma cosa ti è sembrato di questa crono?

Che quei tre volano! Remco è stato spaventoso…

Su cosa ti sei concentrato guardandolo?

Sulla posizione dei top player, dai corridori che vincono le cronometro, specialisti, che poi tante volte ormai sono gli scalatori quelli che vanno forte a crono, a parte qualcuno. Mi piace molto la posizione e lo stile che ha Remco a cronometro, perché è un piccolo missile, bello dritto, spianato. Guardi più che altro quello, non essendoci il nostro Ganna si guardano gli avversari. Studiamo gli avversari soprattutto. Esatto, esatto.

E riguardo alla gestione dello sforzo, ti aspettavi un finale ancora devastante da parte sua?

No, ma penso che come fa le crono lui è molto costante. Non è mai uno che parte forte e poi perde o il contrario, parte piano e poi guadagna: fa una crono molto lineare. Mi piace soprattutto come sta fermo in bici, questa potenza che ha. Se guardiamo anche la salitella: l’ha fatta tutta di potenza, seduto. Infatti quando ho visto che Pogacar si alzava, avevo già annusato che secondo me non era brillantissimo. A cronometro più sei fermo, più riesci a spingere forza bruta. Devi avere quella forza in quella giornata lì: il che fa tutta la differenza.

Hai introdotto tu Pogacar: cosa ci dici di lui? Hai notato qualcosa di diverso rispetto alle sue ultime crono?

Come ho detto prima, Tadej l’ho visto un po’ meno potente del solito, ma può essere anche la giornata. Una giornata no per lui. Se guardate altre cronometro che ha fatto, la salita l’ha sempre affrontata in spinta da seduto. E’ vero che era un nove per cento, ma da quello che mi ricordo l’ha sempre affrontata di forza, rimanendo addirittura in posizione. Secondo me, ripeto, può essere anche stata una giornata storta. Non era una gran giornata, e a cronometro se non sei perfetto paghi. Ricordiamoci che lui deve essere in condizione al Tour e ancora di più nel finale del Tour. E al via della Grande Boucle mancano ancora tre settimane.

Un plauso al giovane Ivan Romeo che si è trovato a duellare coi giganti. Ha chiuso la sua prova 15° a 1’25” da Evenepoel (foto Instagram)
Un plauso al giovane Ivan Romeo che si è trovato a duellare coi giganti. Ha chiuso la sua prova 15° a 1’25” da Evenepoel (foto Instagram)
Quanto è importante questa crono ai fini del Tour? Che dati si acquisiscono? Ed eventualmente c’è margine per lavorare?

Per me questa crono è più un indicatore di come si sta tre settimane prima del Tour. E’ il primo vero test. Si può testare la posizione, la brillantezza, come si è lavorato. Poi dipende anche dall’approccio: se uno vuole impostare un Tour in crescendo ci sta che sia ancora lontano dal top della forma. Diciamo che adesso io non vorrei essere al top, a tre settimane dal Tour.

Conoscendolo, stasera Pogacar è tranquillo del suo cammino o ha qualche certezza in meno?

Lo conosco da dentro il gruppo e comunque da quello che vedo è uno a cui non piace perdere, indipendentemente dallo stato di forma. Però ormai lo standard si è livellato (in alto) anche per loro. Può essere che gli altri siano stati un po’ più pimpanti, un po’ più preparati. Tuttavia per me è comunque tranquillo.

Certo Pogacar non è “morto” oggi, anzi… forse sarà ancora più cattivo?

Esatto, ribadisco il fatto che mancano tre settimane. Sarei ben sereno. Lui è abituato a dar spettacolo, a far vedere che è forte. E giustamente dimostra sempre di avere qualcosa in più rispetto ai diretti avversari.

Al Delfinato (Sud Ovest della Francia) c’erano 32 gradi: una giornata torrida specie con quei bodi aero (foto Instagram Soudal-Quick Step)
Al Delfinato (Sud Ovest della Francia) c’erano 32 gradi: una giornata torrida specie con quei bodi aero (foto Instagram Soudal-Quick Step)
Ha perso 48 secondi da Evenepoel e 28 da Vingegaard.

Da Remco comunque ci può stare, anche perché non era particolarmente dura. Certo, per lui può essere tanto, anche considerando la batosta dal diretto avversario, ma penso che dormirà tranquillo stanotte. Anzi, dirà: «Domani glielo faccio vedere io».

Passiamo a Vingegaard: questa partenza a tutta è un modo per mettere pressione ai rivali?

Penso che anche Vingegaard nel complesso la viva abbastanza bene. Sì, fa vedere che c’è. Magari c’erano dei dubbi, l’avevano visto un po’ strano, con tutte quelle voci che girano prima del Tour, la caduta alla Parigi-Nizza… Invece si è visto che c’è eccome. Ora Pogacar sa che dovrà dare battaglia per vincere.

E da un punto di vista tecnico, come ti è sembrato il danese?

Lui è molto meticoloso. Vedi come prepara gli appuntamenti, le cronometro, è molto preciso anche sulle curve, molto concentrato. Nel finale mi ha colpito il fatto che su una curva ha tolto solo una mano dalle appendici perché c’era un dosso, poi si è rimesso subito in posizione: quello è un segno di lucidità. E poi so che alla Visma-Lease a Bike preparano ogni crono al dettaglio. Io conosco bene Affini e so come lavorano. Quindi sono sicuro che Jonas sapeva cosa doveva fare per perdere il meno tempo possibile. Sono meticolosi. E lui, per quello che vedo da fuori, è uno molto quadrato, studia il dettaglio.

In maglia gialla ora c’è Remco con 4″ su Lipowitz e 9″ su Romeo
In maglia gialla ora c’è Remco con 4″ su Lipowitz e 9″ su Romeo
Prima hai parlato della potenza di Vingegaard. A noi ha colpito quell’agilità estrema sulla salita. Sarà andato a 110 rpm…

Dipende da come l’hanno preparata. Perché alla fine avere troppa cadenza ti penalizza in termini di aerodinamicità. Se sei agile perché stai facendo girare un rapporto lungo va bene, altrimenti non è redditizia quella scelta a crono. Però credo che quando riesci a fare potenza in agilità vuol dire che la forma è buona. Non vai a ricercare il rapporto: hai potenza per far girare le gambe.

Quanto conta invece la prestazione di Jorgenson, sia dal punto di vista fisico che dei materiali e delle metodologie?

Di sicuro vanno forte e lavorano bene. Pensiero mio: magari servirebbero alcune regole che livellassero un po’ certi aspetti, come quello dei caschi. Mi sembrano un po’ esagerati. Detto questo, Jorgenson non è l’ultimo arrivato. Anche lui è andato forte perché molto probabilmente l’hanno preparata al dettaglio. E lui con ogni probabilità ha fatto da apripista per Vingegaard, fornendogli poi i dati su gestione, curve…

Ultima domanda, Mirco. Pogacar è stato l’unico che ha bevuto: magari c’era un goccio di maltodestrine in quella borraccia. Questo può essere indicativo per i tecnici o anche per te?

La questione è delicata perché non sappiamo cosa c’era in quella borraccia. Non dimentichiamo che Tadej soffre il caldo e voleva idratarsi. Quindi potrei ipotizzare anche solo acqua per inumidire la bocca, perché vai in secchezza. Anche io preferisco bagnarla, anche se è uno sforzo di venti minuti. Arrivare con la bocca asciutta non dà buone sensazioni. Quindi può essere che sia stato per quello. Mi sembra difficile che usino maltodestrine in uno sforzo così breve. Anche se le hai prese a metà gara, qualcosa entra forse nel finale, ma non va a influire davvero.

Delfinato in vista: come lo affrontano i tre big. Parla professor Nibali

02.06.2025
5 min
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Il Giro d’Italia si è concluso da meno di 24 ore ed è già tempo di guardare avanti al Tour de France. Ma per farlo bisogna passare dal Critérium du Dauphiné, per tutti il Delfinato, l’antipasto storico della Grande Boucle, che scatterà l’8 giugno da Domerat. Quest’anno sarà un antipasto ancora più gustoso, in quanto saranno presenti i tre maggiori contendenti alla maglia gialla: Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel

Ma come si affronta un Delfinato quando poi il grande obiettivo termina un mese abbondante dopo? E soprattutto, come lo si affronta quando ci sono tutti i tuoi rivali? Ne abbiamo parlato con un ex corridore che di Tour se ne intende: Vincenzo Nibali. 

Il Delfinato è ricco di salite dure. Salite che spesso si affrontano al Tour che verrà
Il Delfinato è ricco di salite dure. Salite che spesso si affrontano al Tour che verrà
Cosa significa per uno che, ovviamente come te, doveva vincerlo il Tour, andare al Delfinato? Come ci si va?

Il Delfinato è un passaggio. Un passaggio quasi obbligato per andare verso il Tour de France, un po’ perché a volte ricalca il percorso del Tour stesso e quindi hai anche modo di studiare in corsa le strade, e poi soprattutto perché vedi come sono messi i tuoi rivali dal punto di vista della condizione. Vedi quello che è un pochino più indietro, quello che è con i tempi giusti, quello che invece è già in super condizione e forse è un po’ troppo avanti. 

Che ricordi hai dei tuoi Delfinato?

Sono state occasioni che ho sofferto maledettamente, perché comunque lo affrontavo dopo un periodo di altura. Avevo bisogno di metabolizzare il lavoro e quindi facevo fatica. In alcune occasioni invece sono andato molto bene. Però diciamo che, a prescindere da come va, non c’è da fasciarsi troppo la testa perché poi l’appuntamento clou rimane comunque il Tour de France. 

Chiaro…

Prima ho parlato delle strade. Un aspetto molto importante è prendere confidenza con quel tipo di percorsi e di tattiche. Con quello che troverai lungo le strade, abituarsi al modo di correre francese… sempre un po’ particolare e… scattoso. E’ un antipasto del Tour, insomma. 

Bisogna arrivarci in condizione oppure si può anche non essere al top?

Oggi è molto importante arrivare in condizione in una gara che sicuramente potrebbe essere meno importante, ma che poi meno importante non è. Mi spiego: al Delfinato capita molte volte che si vada più forte del Tour de France. 

Non sei il primo che lo dice…

Davvero si va più forte. Qualcuno deve guadagnarsi il posto… E’ dunque un riferimento importante. Si cominciano a vedere un po’ di numeri importanti sul computerino. E quelli sono molto indicativi, si prendono dati importanti. Perché se trovi corridori che vanno fortissimo già dal Delfinato, è normale che poi prima o poi caleranno. Almeno si spera… Ci sono invece squadre che hanno già programmato tutto il team per il Tour e prendono davvero il Delfinato come un avvicinamento. E questo è stato spesso il mio caso. 

Raccontaci…

Sapevo da tempo cosa dovevo fare e con chi. Pertanto lo affrontavo per migliorare la condizione, tanto è vero che dopo il Delfinato inserivo un altro blocco di lavoro in altura. Magari media altura, ma era un completamento di preparazione, di un programma. 

Tra pochi giorni vedremo tutti e tre i maggiori contendenti del Tour impegnati al Delfinato: cosa ti aspetti da loro? Ognuno seguirà il proprio programma o si punzecchieranno?

Non è facile da dire. Loro sono stati tantissimo fuori gara. Quello che più di tutti è rimasto fuori gara è stato Remco per i suoi problemi legati all’infortunio. Pogacar, lo sappiamo, può rientrare anche il giorno prima senza aver mai corso e andare forte. Vingegaard invece per me è da valutare e per me è quello più pericoloso, se non altro per capire come arriverà a questo appuntamento. 

Lo scorso anno vinse Roglic (in giallo), sembrava dominasse ma nell’ultima tappa rischiò di saltare
Lo scorso anno vinse Roglic (in giallo), sembrava dominasse ma nell’ultima tappa rischiò di saltare
Questo ciclismo corre tantissimo e, anche se sono passati pochi anni, è diverso dai tuoi tempi il Delfinato attuale?

Oggi è diverso il modo di correre, perché sono state affinate le tecniche di allenamento. Ormai sappiamo tutti che i carboidrati, l’alimentazione, i materiali fanno una grandissima differenza. Se ne parlava anche al Giro con gli stessi corridori. Abbiamo visto le medie altissime, specialmente nelle prime ore. Basti pensare che nella tappa del Mortirolo, a fine discesa, avevano 38 di media, una media altissima. È vero che le bici sono più veloci, è vero che l’abbinamento è molto più tecnico, però alla fine la devi spingere, devi pedalare. Resta dunque valida l’idea che non ci si debba arrivare troppo in forma.

Lo vince uno dei tre? E chi secondo te?

Non lo so, perché a volte vengono fuori anche degli outsider, ma credo che Pogacar vorrà far vedere sin da subito chi comanda. 

Qual è il tuo aneddoto del Delfinato, Vincenzo?

Difficile ricordare! Forse non c’è un aneddoto particolare, ma dire tutto il mio primo Delfinato. Lì mi sono reso conto che era qualcosa di diverso: era duro, era difficile ed ero mi trovavo sempre staccato. Ero giovane e avevo un mal di gambe pazzesco. Vedevo i campioni vicino a me che lottavano e prendevano, come ho detto, i vari riferimenti per il Tour de France, su grandi salite come Croix de Fer, Télégraphe… E io facevo tanta, tanta fatica!

Che fatica stare a ruota di Remco. Effetto scia ridotto al minimo

08.05.2025
4 min
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«Dietro Tadej un po’ di scia la senti, ma dietro Remco, è pazzesco… Ha un corpo fatto per il ciclismo, la sua aerodinamica è semplicemente pazzesca. Penso a Skjelmose all’Amstel Gold Race o a Madouas alle Olimpiadi: è davvero un supplizio stargli a ruota. Al Brabante ha “ucciso” lentamente Wout. Mentre lui, a ruota, recuperava».

Parole forti quelle di Benoit Cosnefroy, rilasciate alla TV belga nei giorni delle classiche. Un tema tecnico interessante che abbiamo girato, così com’è, a Mattia Cattaneo, compagno di squadra di Remco Evenepoel alla Soudal-Quick Step e atleta da sempre molto attento alle dinamiche aerodinamiche, vista anche la sua vocazione da cronoman. I due si allenano spesso insieme: Cattaneo sa bene di cosa parlava Cosnefroy.

Mattia Cattaneo è uno dei compagni più esperti di Remco e anche uno dei suoi uomini di fiducia
Cattaneo è uno dei compagni più esperti di Remco e anche uno dei suoi uomini di fiducia
Mattia, insomma è vero quel che dice Cosnefroy?

E’ vero, è vero… Lui è l’estrema espressione di questa esposizione aerodinamica di livello. Quando gli sei a ruota ti chiedi come faccia ad andare così forte e in quella posizione.

Già, come fa?

Io credo sia principalmente una questione di spalle, strette (e con la testa incassata, ndr). Quando gli sei a ruota vedi proprio che lui sparisce sulla bici.

Okay, ma è studiata?

Chiaramente è studiata, ma è qualcosa che a lui viene naturalmente. Remco ci è proprio predisposto. Io per esempio ho una posizione discretamente aerodinamica, ma non riuscirei a stare in quella postura che ha lui.

E qual è?

Spianato sulla bici, con la schiena giù, le spalle strette e la testa in mezzo, i gomiti piegati… Madre natura gli ha dato davvero tanto in termini di impatto aerodinamico. Senza contare che è anche piccolo.

Mattia, immaginiamo che certi dati non siano né facili da stabilire né divulgabili, ma se dovessimo dare una stima, anche grossolana: quanto si spende in più stando a ruota di Remco rispetto ad altri corridori?

Certi numeri non li posso dire, sennò mi licenziano! Se uno potesse vedere i suoi valori di CDA in galleria del vento direbbe che non è possibile. Se dovessi stimare quanto si spende in più alla sua ruota, direi dai 35 ai 50 watt in più rispetto ad un altro corridore. Poi dipende…

Da cosa?

Velocità, altezza degli atleti… Faccio un esempio: Remco è alto 172 centimetri. Magari un Lenny Martinez, il primo dei “piccoli” che mi viene in mente, spende appena 15 watt in più della media. Io che sono più alto sprecherei già parecchio di più.

Esempio di fuga a due con l’ex iridato: Remco a ruota di Van Aert e viceversa. Van Aert si schiaccia molto per prendere meno aria quando è a ruota
Facciamo un esempio restando in casa Soudal-Quick Step, prendiamo un Vansevenant, alto 176 centimetri?

Se alla sua ruota risparmi 100 watt, a quella di Remco arrivi a 60-50… forse. Di conseguenza l’impatto è maggiore. E poi questo conta moltissimo se si è in due. Perché se si è in tre o più le cose cambiano.

Cioè? Spiegaci meglio…

Ipotizzando di stare sempre in linea, chi è in terza posizione prende meno, in quarta ancora meno. Solitamente dalla terza alla quinta posizione sono quelle in cui si spende meno, perché dopo subentrano le turbolenze. E’ un po’ come stare dietro a un camion: se gli sei a due metri è una cosa, se sei a 6-7 è un’altra.

Quindi se si sta da soli con Remco è un bello spreco di energie!

Esatto, se sei piccolo ti puoi salvare, ma se ci dovesse capitare un Jonathan Milan… farebbe una gran faticaccia!

La terza Liegi di Tadej. Si chiude così la campagna del Nord

27.04.2025
6 min
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LIEGI (Belgio) – Da dove iniziare? Un bel punto di domanda per questa Liegi, la terza dominata da Tadej Pogacar. Il campionissimo della UAE Team Emirates ha messo tutti in riga sulla Redoute come da programma. Se ne è andato che mancavano 35 chilometri all’arrivo.

Se non fosse per la buona tenuta degli italiani, la Liegi-Bastogne-Liegi 2025 sarebbe condensata in poche frasi. Ma come avevamo anticipato ieri, c’è un’Italia che non molla: secondo Giulio Ciccone, quarto Simone Velasco e sesto Andrea Bagioli.

(Quasi) tutto facile

E’ vero, tutto sembrava semplice. Ma «in realtà poi facile non lo è – come ci spiegava Andrej Hauptman, direttore sportivo della UAE – anche all’Amstel Gold Race sembrava tutto facile, ma abbiamo visto come è andata. Le cose nel ciclismo cambiano velocemente. Quel giorno abbiamo trovato Remco in giornata di grazia e tanto vento contrario che si è alzato più forte del previsto. Oggi per fortuna non è andata così».

Intanto nel clan della UAE, come nelle altre squadre, c’è il fuggi-fuggi generale. La Liegi chiude la campagna del Nord e anche per gli staff è tempo di tornare a casa. I meccanici lavorano, i massaggiatori aprono i frigo con le borracce e si lanciano all’assalto dei tifosi. Si caricano i mezzi. Chi scappa in aeroporto…

Ancora Hauptman: «Avete avuto la sensazione che sulla Redoute avesse controllato prima di aprire tutto il gas? Sì, è vero. Voleva vedere chi c’era con lui e a quel punto avrebbe deciso cosa fare: se tirare dritto oppure aspettare qualcuno. In fondo alla discesa ha deciso di andare. Comunque, come ripeto, fare tanti chilometri da solo non è mai facile. Io voglio fare i complimenti alla squadra perché i ragazzi sono stati eccezionali. Tutti hanno svolto alla perfezione il proprio lavoro. Ai 150 chilometri dovevano entrare in azione e hanno controllato ogni metro del percorso».

Come detto da Hauptman, in fondo alla discesa della Redoute, Tadej decide di andare. Prende il suo vantaggio, si mette nella sua velocità di crociera – che ovviamente è ben diversa da quella degli altri – porta il margine a un minuto, un minuto e 15. Dopodiché si stabilizza e trova persino il tempo di parlare via radio. «Cosa mi chiedeva alla radio? Mi diceva che i ragazzi dietro dovevano stare tranquilli e pensare alla volata», conclude Hauptman.

E Remco?

Quello che è mancato in questa giornata è stato l’attesissimo duello con Remco Evenepoel. Ancora una volta il testa a testa col coltello tra i denti è venuto meno. Remco è naufragato sulla Redoute. Ha provato a tenere duro, era rientrato sul gruppo giusto ai piedi della Roche-aux-Faucons, ma poi nulla ha potuto, se non chinare la testa e onorare la sua Doyenne fino in fondo. E dire che sullo Stockeu pedalava a bocca chiusa…

La sensazione, non solo nostra, è che il doppio campione olimpico stia vivendo una fase di “rebound”, di rimbalzo, dopo il ritorno dal suo incidente. Ci sono due considerazioni da fare.

La prima è fisica: ci sta che appena si rientra si stia bene, “leggeri” e pimpanti, specie se si ha uno dei super motori di questo ciclismo. Ma poi la resistenza, il recupero e il ritmo gara protratto su quattro gare in dieci giorni si fanno sentire.

La seconda motivazione, forse più incisiva della prima, è mentale. Remco lo abbiamo osservato in questi giorni e di certo era meno spensierato di Pogacar. Senza Van Aert, è il faro del Belgio. Il doppio titolo olimpico lo ha lanciato in un’altra dimensione, con pressioni di cui un po’, forse, risente. Alla Freccia del Brabante nessuno gli chiedeva nulla: era solo il rientro dopo cinque mesi. Ma dopo quella prestazione, il suo approccio alle gare è immediatamente cambiato. In ogni caso è tornato. Ora potrà iniziare davvero a lavorare per il Tour. Iniziare: si badi bene a questo termine.

Liegi, ma anche Roubaix

Finalmente Pogacar arriva in conferenza stampa. E’ sereno, come se nulla fosse successo. Ripete tante volte: «Sono felice». E come non esserlo?

«Sono felice per la squadra – racconta Tadej – per questa vittoria, sapete quanto ami la Liegi, per come è andata la corsa. Io non potevo immaginare una primavera migliore».

E poi interviene sulla gara: «Ho visto spesso la Soudal-Quick Step di Remco davanti, poi all’inizio della Redoute non li ho visti più. Ho immaginato fosse successo qualcosa (forse è per questo che si voltava così spesso, ndr). Non immaginavo non avesse le gambe. Dopo un po’ sono partito, ma volevo vedere se qualcuno potesse seguirmi. Poi lo sapete, quando ho le gambe e c’è la possibilità, io voglio sempre vincere».

Il resto è storia. Quel che colpisce invece è la sua risposta quando un giornalista gli chiede quale sia il ricordo più bello di questa sua campagna di classiche.

«Chiaramente le vittorie sono sempre bellissime, ma se chiudo gli occhi, il ricordo di questa mia primavera di classiche è la Parigi-Roubaix. Non credevo fossi capace di fare certe cose in quella corsa. E’ stato qualcosa di speciale». Mauro Gianetti non ne sarà felicissimo!

Intanto però nel bus della UAE Team Emirates si fa festa. Quel bus che, non appena Pogacar ha tagliato il traguardo, ha iniziato a suonare il clacson, facendo un rimbombo incredibile in tutto il vialone d’arrivo. E’ il genio di Federico Borselli, l’autista che tra l’altro aveva posteggiato il bestione subito dopo la linea d’arrivo, staccato da tutti gli altri. Lui già sapeva tutto!