CESENA – I compagni e i fan lo chiamano “The Dog”, nessuno lo avrebbe mai detto, eppure Andreas Leknessundha vestito la maglia rosa per cinque giorni. Per ricollegarsi al suo soprannome si può dire che sia stato un “underdog”, noi lo chiameremmo il meno pronosticato. Fin dal suo primo giorno in maglia rosa, indossata a Lago Laceno, non ha mai nascosto che questo sogno sarebbe dovuto finire presto e che non si sarebbe fatto illusioni. Crederci però non costa nulla e con il coltello fra i denti ha difeso il primato a Campo Imperatore e nella tappa di ieri rimanendo agganciato a pochi secondi dopo gli attacchi di Roglic.
Oggi ha dovuto alzare bandiera bianca e riconsegnare la maglia a Evenepoel. Dopo l’arrivo lo abbiamo intervistato mentre in un’area defilata, in uno dei momenti più intimi ed emblematici. Con la maglia rosa addosso solo fisicamente e non più legittimamente.
«Sono stati cinque anzi nove giorni fantastici qui al Giro d’Italia – ha detto – specialmente quelli passati in maglia rosa. Sapevo che oggi avrei perso la maglia e non ne sono sorpreso, ma ho dato comunque il massimo. Sono molto felice e fiero di aver passato queste tappe in rosa. Ora non vedo l’ora che arrivi il giorno di riposo domani».
Qui Leknessund subito dopo la sua prova mentre si riveste con i colori DSMQui Leknessund subito dopo la sua prova mentre si riveste con i colori DSM
Gli insegnamenti in rosa
Al norvegese classe ’99 va dato atto che sia stato un esempio di sorriso, rilassatezza e genuinità in queste cinque tappe da leader. A lui piace dire di essere l’attuale ciclista professionista nato più vicino al Polo Nord. Forse questo animo glaciale gli ha permesso di coronare il sogno di vivere alla sua prima partecipazione al Giro d’Italia la possibilità di vestire la maglia rosa. Gli abbiamo chiesto come sono stati questi giorni e cosa abbia imparato…
«Ho imparato molto – spiega Leknessund – da questi giorni da leader. Io in prima persona ma anche delle dinamiche del team che si hanno quando indossi questo primato. Avere tutta l’attenzione addosso. Stare sempre davanti, attenti a tutto, dal primo all’ultimo chilometro. E’ stato super speciale e mi sono goduto tutti questi giorni. Non è qualcosa a cui sono mai stato abituato».
Leknessund ha chiuso a 1’15” la prova contro il tempo di oggiLeknessund ha chiuso a 1’15” la prova contro il tempo di oggi
Le prossime due settimane
Siamo alla nona tappa, è finita la prima settimana, ne mancano due. Per Leknessund e per tutto il gruppo il Giro non è ancora arrivato il giro di boa. Dopo un’inizio così per l’atleta del Team DSM non sarà facile riabituarsi e ritrovare nuovi stimoli per proseguire la sua corsa.
«Mi aspetto – dice Andreas – che ci siano altri bei giorni a venire. Per quanto riguarda la squadra, abbiamo avuto un ottimo inizio di Giro e credo anche che continueranno a migliorare. Sono sicuro che le ultime due settimane saranno buone come la prima. Adesso la generale non è più un obbiettivo, vorrei ancora andare a cercare una vittoria di tappa. Ho passato alcuni giorni in rosa e penso che anche vincere la tappa sarebbe davvero molto bello. Quindi per ora questo è l’obiettivo per il resto del Giro».
Ora l’unico obiettivo del norvegese è la vittoria di tappaOra l’unico obiettivo del norvegese è la vittoria di tappa
I favoriti secondo lui
Dopo cinque giorni corsi in vetta alla classifica, Andreas Leknessund ha imparato cosa vuole dire stare là davanti. Ha imparato a quale attenzione mediatica e sportiva sia sottoposta la maglia rosa. Nei giorni scorsi ha guardato negli occhi gli uomini di classifica per difendere la sua maglia. Così abbiamo deciso di chiedergli chi secondo lui sarà il favorito per la vittoria finale…
«Penso che sia un Giro – conclude il norvegese – davvero molto interessante. Durante la crono ho sentito che dopo il primo intertempo Remco stava andando molto bene. Ora ho visto che ha vinto. Tutti lo vedevano come il grande favorito prima del Giro e potrebbe esserlo ancora. Ma abbiamo visto ieri e penso anche oggi che ci sono altri ragazzi che hanno una buona forma e possono dire la loro. Quindi penso che il Giro sia completamente aperto e sarà davvero eccitante».
Magnus Cort Nielsen conquista Viareggio dopo una fuga di 170 chilometri. Terzo De Marchi. Ma in gruppo si parla di Evenepoel e del suo addio strampalato
Ganna realizza il sogno e vince la seconda maglia iridata della crono. Una rimonta pazzesca su Van Aert. Il ringraziamento ai rivali. Un campione immenso
CAMPO IMPERATORE – Dopo l’arrivo sul Gran Sasso, persa per mano di Bais la maglia blu della montagna, Thibaut Pinot si è infagottato nel giubbino più pesante ed è disceso dalla montagna in bicicletta. Un’immagine nostalgica e romantica, per l’uomo che sta correndo l’ultimo Giro nella sua ultima stagione, anche se di ritiro Pinot non vuole sentir parlare. Un ritorno al bus di quasi 30 chilometri, a capo di una tappa di 218. Lassù il francese era già arrivato secondo nel 2018, battuto dall’imbattibile Simon Yates. Questa volta è arrivato sesto, terzo nella volata del gruppo, dietro Evenepoel e Roglic. Due scenari completamente differenti. Allora lottarono i migliori, questa volta la tappa se la sono giocata tre uomini coraggiosi mentre dietro si limava.
«E’ andata totalmente all’opposto di quello che è successo cinque anni fa – ha raccontato Pinot a L’Equipe una volta raggiunto il parcheggio di Fonte Cerreto – soprattutto a causa del vento. Ce l’avevamo in faccia e nessuno tra i leader oggi voleva bruciare la sua squadra. Più in generale, nessuno oserà prendere in mano la situazione, a parte la Soudal-Quick Step e la Jumbo di Roglic. A parte loro, nessuno avrà il coraggio di attaccare se alla fine sarà comunque battuto dai due. Del resto c’è Remco che controlla da solo la corsa. E se decide di non correre per la tappa, le fughe vanno fino in fondo».
Campo imperatore 2018: Simon Yates batte Pinot. Ieri uno scenario totalmente diversoPinot ha vestito fino a ieri la maglia blu: eccolo con Remco verso Lago Laceno: il belga controlla la corsaCampo imperatore 2018: Simon Yates batte Pinot. Ieri uno scenario totalmente diversoPinot ha vestito fino a ieri la maglia blu: eccolo con Remco verso Lago Laceno: il belga controlla la corsa
Il passivo della crono
E mentre Leknessund oggi è ripartito con la maglia rosa, sapendo che molto probabilmente si tratterà dell’ultimo viaggio di questo Giro con le insegne del primato, Pinot guarda più lontano, cercando di capire che piega prenderà per lui la corsa.
«Per fare un primo punto – ha detto ieri Thibaut – bisognerà aspettare la cronometro. Domani (oggi) la tappa è dura, potrebbe essere favorevole per un velocista che riesce a superare le salite, ma domenica di sicuro perderò molto tempo. Nella prima crono, Remco mi ha rifilato 1’43” in meno di 20 chilometri, non mi faccio troppe illusioni su quello che potrò fare domenica. Il Giro è ancora molto lungo, bisognerà aspettare anche la prima tappa di alta montagna a Crans Montana. Fino ad allora, nulla sarà molto preciso nella classifica generale, soprattutto perché nella seconda settimana è prevista molta pioggia».
Nella cronometro di Ortona, Pinot ha subito 1’43” da Evenepoel: pensa che domani andrà ben peggioPinot sta vivendo il Giro 2023, l’ultimo della sua carriera, senza pressione: si percepisce chiaramenteNella cronometro di Ortona, Pinot ha subito 1’43” da Evenepoel: pensa che domani andrà ben peggioPinot sta vivendo il Giro 2023, l’ultimo della sua carriera, senza pressione: si percepisce chiaramente
La pressione non fa crescere
Al di là di quello che potrà fare, del piazzamento finale o dell’eventuale vittoria di tappa, sorprende vedere Pinot che corre in modo rilassato, rincorrendo i gran premi della montagna e mostrandosi molto disteso alle partenze.
«Conosco il Giro d’Italia – ha detto – ad ora la mia preoccupazione principale è salvarmi dal freddo e dalle cadute. Non penso mai che sia l’ultimo anno, sono in corsa e voglio arrivare a Roma senza rimpianti. Faccio davvero fatica quando sono in bici a realizzare che questa è l’ultima volta che corro qui, anche se ho ancora molta meno pressione rispetto al 2018. E questo forse è il più grande rimpianto della mia carriera. Mi rendo conto che non è la pressione che accelera i progressi, invece ho sempre voluto fare troppo bene, essere all’altezza delle aspettative e alla fine ho corso più per gli altri che per me stesso».
Pogacar è imbattibile e il Giro è già chiuso? Crediamo di no, così come forse si erano immaginati altri scenari. Forse si puntava alla sfida Tadej-Remco
Remco Evenepoel va a casa dopo la caduta di Sega di Ala, ma la scelta di portarlo al Giro fa acqua da dovunque la si guardi. Ne abbiamo parlato con Damiani
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CAMPO IMPERATORE – Una spiegazione c’è e sta nel vento contro, anche se il gruppo ha corso in modo rinunciatario sin dall’inizio, lasciando andare la fuga in modo incontrollato. In una tappa così importante non avrebbero potuto provare anche altri team e altri uomini? Vedere poi il gruppo appallato lungo tutta la salita finale verso il traguardo non è stato lo spettacolo più avvincente. Sul traguardo e nei messaggi continuano ad arrivare note critiche. Il vento è gelido, l’albergo rosso è in ristrutturazione da anni, ma nelle stanze al pian terreno le squadre possono cambiarsi. Fuori si servono centinaia di arrosticini, mentre la gente comincia a sfollare.
«La salita come avete visto aveva tanto vento contro – dice Caruso con le labbra che tremano per il freddo – quindi fare un’andatura alta era difficile. Piuttosto non so perché chi poteva vincere oggi abbia lasciato tanto tempo a questa fuga. Qualcuno avrebbe potuto tirare, io no di sicuro. Se qualcuno si voleva prendere la briga di tirare per 220 chilometri per provare a vincere e non l’ha fatto, magari adesso si starà mangiando le mani.
«Domani c’è una tappa duretta – prosegue il siciliano della Bahrain Victorious cercando di spiegare il finale – domenica una lunga crono piatta, dove sicuramente pagherò ancora un po’, poi cominciano le Alpi e da lì se ne vedranno delle belle. Mi piace come si punzecchiano Roglic ed Evenepoel, però è un peccato. Forse questa tappa meritava di più».
Caruso aspetta l’elicottero: i primi della classifica sono stati portati in basso in modo più rapidoCaruso aspetta l’elicottero: i primi della classifica sono stati portati in basso in modo più rapido
Vento e nuvole
Campo Imperatore è nuovamente inghiottito dalla nuvola, il vento è ostinato, per cui i corridori arrivano, si coprono, scambiano poche parole e poi prendono la discesa verso le ammiraglie. I big vanno in elicottero, gli altri in ammiraglia. Dipende chiaramente dai punti di vista, ma ricordando quel che quassù accadde nel 1999, quando Pantani scrisse un pezzetto della sua storia, la tattica rinunciataria del gruppo ha sconcertato chi a vario titolo li aspettava in cima.
«Ma è dipeso solo dal vento contrario – ammette Matteo Tosatto, che con la sua Ineos avrebbe provato ad attaccare nel finale – c’erano folate contrarie a 15-20 chilometri orari, a ruota si stava bene, mentre davanti si faceva una faticaccia. Avremmo provato di certo, non c’è altra spiegazione per lo spettacolo di questa tappa».
La condotta rinunciataria del gruppo è iniziata sin da subito, non solo per il ventoLa condotta rinunciataria del gruppo è iniziata sin da subito, non solo per il vento
Remco soddisfatto
Le stesse parole le pronuncia Evenepoel, uno che non ha paura di prendere vento in faccia, ma che stavolta evidentemente ha dovuto alzare bandiera bianca.
«Il cessate il fuoco – spiega prima di avviarsi verso valle in elicottero – è stato dovuto principalmente al vento contrario. Non si poteva fare molto. Qual è stata la mia sensazione? Bene. Ho vinto lo sprint e sono rimasto fuori dai guai, da qualche buco. Fare primo è meglio che ultimo. Col senno di poi, è un peccato che quei tre fossero ancora avanti. E’ stata una lunga giornata, siamo stati in bici per sei ore. Ha fatto anche molto freddo in cima, ma è stata una giornata perfetta per noi».
Evenepoel ha spiegato che il vento nel finale era davvero proibitivoRoglic ha provato a rubare pochi secondi con una lunga volata: tentativo vanoEvenepoel ha spiegato che il vento nel finale era davvero proibitivoRoglic ha provato a rubare pochi secondi con una lunga volata: tentativo vano
Basso al settimo cielo
Ai piedi del podio c’è uno che il Giro l’ha vinto per due volte e che da un lato si gode la vittoria di Bais e dall’altro cerca di spiegare quel che si è visto.
«Non potevamo aspettarci un inizio di Giro migliore – dice Ivan Basso – veniamo da una settimana ricca di risultati. Albanese è stato fantastico, anche Fortunato ha dimostrato in salita di andare molto forte, quindi cercheremo di continuare a interpretarlo così. Ci lamentiamo che non ci sono squadre, non ci sono giovani… Noi cerchiamo di guardare invece quello che c’è. Una cosa voglio dirla: guai a chi tocca la mia squadra e i miei ragazzi. Questa vittoria vuol dire che lavoriamo bene, che è una squadra con una credibilità e un’identità e che è destinata a fare una strada molto lunga
Basso gongola per la vittoria di Bais: ossigeno per la squadraBasso gongola per la vittoria di Bais: ossigeno per la squadra
«Bais arriva dal Ct Friuli – prosegue il manager della Eolo-Kometa – una delle migliori scuole di ciclismo per la categoria giovanile. Lo abbiamo preso e con il mio staff, che proviene per la maggior parte dalla Liquigas, abbiamo cercato di fare quello che abbiamo fatto a suo tempo con Sagan e con Nibali, con Viviani e con Caruso. Questo è quello che noi facciamo e continueremo a fare».
Tattica prudente
Basso ha vinto per due volte il Giro, si diceva, ma la seconda volta, nel 2010, gli toccò sudarselo oltre ogni immaginazione, per una fuga bidone verso L’Aquila: che cosa gli è parso della tappa dei migliori e di questa fuga lasciata andare così a cuor leggero?
«Io ero molto concentrato sulla corsa – dice con la consueta diplomazia – non ho seguito la corsa del gruppo. Però è stata una settimana dura, con il brutto tempo. Domani ci sarà una tappa difficile, con un inizio complicato. Io credo che la cronometro metterà un po’ di ordine alla classifica e poi se la giocheranno in montagna. Ci sono state delle cadute e magari noi non sappiamo dall’esterno come stia chi è andato giù. Se magari Evenepoel ha ancora qualche fastidio e preferisce rinviare».
Al piano terra dell’hotel ancora chiuso, i corridori possono scaldarsi e defaticareLeknessund ha conservato la maglia: la DSM ha tirato tanto, ma l’impegno è stato sopportabileAl piano terra dell’hotel ancora chiuso, i corridori possono scaldarsi e defaticareLeknessund ha conservato la maglia: la DSM ha tirato tanto, ma l’impegno è stato sopportabile
La discesa dal Gran Sasso è un continuo pigiarsi con i turisti sulla stessa funivia. Scambiamo due parole con Fabio Genovesi e con la famiglia di Domenico Pozzovivo: serve un’ora per andare giù. L’attesa per la prima tappa in salita è stata presa a schiaffidal vento e dal gruppo. Le cose certe sono due: in quella fuga potevano e dovevano entrare ben altri corridori, mentre questo Giro non ha la foga degli ultimi anni, quando ogni traguardo parziale era il pretesto per duelli e attacchi. Sarà la normalizzazione dopo il Covid, sarà il vento, sarà la stanchezza. Comunque sia, la crono di Cesena inizierà un’altra storia.
Domenica sarà nuovamente crono e questa volta, su un percorso totalmente piatto, bisognerà capire se gli equilibri che si sono delineati a Ortona saranno invariati o se fra specialisti e uomini di classifica sarà cambiato qualcosa. Nella prima sfida, lunga 19,6 chilometri, Evenepoel… ha legnato pesantemente i rivali della classifica e piegato anche la resistenza di Ganna. Gli altri hanno mostrato ciascuno punti di forza e criticità, che abbiamo pensato di analizzare con Adriano Malori, il nostro guru per le crono.
Evenepoel ha vinto la crono di Ortona, coprendo i 19,6 chilometri a 55,211 di mediaEvenepoel ha vinto la crono di Ortona, coprendo i 19,6 chilometri a 55,211 di media
Che cosa ti ha stupito di Ortona?
Immaginavo che vista la salita finale, anche se non era dura, Evenepoel potesse battere Ganna. Però mi aspettavo che sarebbero arrivati alla fine del tratto in pianura con Pippo in testa o quantomeno a pari merito. Però una superiorità così schiacciante anche in pianura, su un percorso tutto piatto e lineare dove in teoria Pippo doveva volare, non l’avrei mai immaginata. Se guardiamo, in quel primo tratto ha dato poco anche ad Almeida.
Come te lo spieghi, considerando che lui ha dichiarato di essere andato fortissimo?
Non so cosa sia cambiato, però io Pippo a crono non lo vedo più quello che era alla fine dell’anno scorso. Mi spiego: si muove tanto di più. Ogni 30 secondi si butta indietro, fa il saltino per andare indietro sulla sella. E poi notavo un’altra cosa. Un cronoman cerca sempre la parte più coperta dal vento, è istintivo. Però questo spostamento lo fai sempre gradualmente, perché se lo fai repentinamente perdi velocità, fai uno zig zag. Invece ho visto che lui continuava a passare una parte all’altra in modo repentino, stilisticamente non è quello che ci siamo abituati a vedere.
Ganna, secondo, non è parso troppo a suo agio: problema di posizione?Ganna, secondo, non è parso troppo a suo agio: problema di posizione?
Può essere dipeso dal fatto che fosse davvero al limite?
No, perché l’ho visto così fin da subito. Quello che a me faceva impazzire di Ganna era che, anche se era a 70 all’ora, era un fuso sulla bicicletta. Non so come mai, non so se hanno inciso le nuove regole dell’UCI e Pippo non si trova più bene sulla bici o se hanno provato a cambiare qualcosa. Però stilisticamente non è quello di prima. Se invece guardavate Evenepoel, che sulla carta non è a livello di Pippo come cronoman, se gli mettevi un bicchiere sulle spalle, l’acqua rimaneva ferma.
Il fatto che Evenepoel sia così più piccolo migliora la sua penetrazione aerodinamica?
Questa è la verità. In una situazione di vento contrario, il vantaggio è esponenziale per uno come lui, idem in assenza di vento. Se invece il vento è a favore come c’era, è favorito Ganna, perché fa più effetto vela rispetto a Evenepoel. E poi comunque resta il fatto che in pianura il rapporto potenza/peso conta praticamente niente e un cronoman più alto e più forte fa molti più watt.
Roglic forse è arrivato al Giro senza essere al top, ha pagato nella crono e ora rischia sul Gran SassoRoglic forse è arrivato al Giro senza essere al top, ha pagato nella crono e ora rischia sul Gran Sasso
Si notava che Evenepoel era in vantaggio anche al primo intermedio, è sceso dalla ciclabile senza neanche frenare ed è arrivato in vantaggio all’inizio della salita…
Faccio una considerazione, magari mi sbaglio. Per essere alla prima tappa, Evenepoel ha già mostrato una condizione già troppo avanti secondo me. Vista l’ultima settimana e, specialmente gli ultimi tre giorni, con due tappe come le Tre Cime di Lavaredo e la cronoscalata, vedendo anche quello che è successo nel 2018 tra Froome e Yates, mi sarei tenuto un po’ più di riserva. Il Giro non è la Vuelta…
Cioè?
Ci sono tappe più dure. Qui basta salire due gradini e sei già sopra quota 2.000. Secondo me, questo è il ragionamento che invece ha fatto Roglic. Con lo spauracchio della crono della Planche des Belles Filles del 2020, Primoz è però un altro che a Ortona ha avuto una prestazione totalmente insufficiente. Non è normale che il campione olimpico a cronometro, che a Tokyo ha dato un minuto e mezzo a tutti, arrivi dopo Vine e Geoghegan Hart. Va bene essere in ritardo, ma non tanto da toppare la cronometro. Aveva una cadenza che non era da lui. Duro, piantato, gonfio. Sarei preoccupato…
Tao Geoghegan Hart, re del Giro 2020, fa una grande crono: 4° a 40 secondiTao Geoghegan Hart, re del Giro 2020, fa una grande crono: 4° a 40 secondi
Per cosa?
Okay che sono in ritardo di condizione per venir fuori nell’ultima settimana, però in mezzo c’è Campo Imperatore, dove da un Remco così avrei paura di prendere subito un minuto. Comunque tornando al discorso della cronometro, mi ha sorpreso tantissimo Tao Geoghegan Hart, che ha finito in crescendo, è arrivato in spinta. Prima dicevo che il rivale numero uno era Almeida, ma se non capita niente potrebbe essere lui l’outsider del Giro.
Perché?
Almeida ha fatto una bella crono, ma dei due Tao è quello che ha già vinto un Giro, invece Almeida è sempre stato “un comprimario”, uno che arrancava dietro i big. Tao ha vinto il Giro, sa cosa vuol dire andare forte nell’ultima crono con la maglia e addosso tutte le pressioni del mondo. Insomma, per come l’ho visto in Trentino, potrebbe essere lui il vero outsider.
Almeida ha disputato una grande crono, chiudendo 3° a 29 secondiAlmeida ha disputato una grande crono, chiudendo 3° a 29 secondi
Proiettando tutto questo sulla crono di Cesena, che è sicuramente più lunga, cosa possiamo aspettarci?
Secondo me la crono di Cesena la vince Ganna. Ha il percorso più piatto e Pippo ci ha fatto vedere quanto va forte quando è incazzato. Come quando l’anno scorso ha toppato il mondiale e poi ha fatto il buono e il cattivo tempo in pista col record dell’Ora e il record del mondo dell’inseguimento. Quindi secondo me domenica sarà il suo giorno, anche se sicuramente non vincerà di un minuto, quello è chiaro. Secondo me sarà comunque un fatto di secondi…
Evenepoel ha girato la bici e se ne è andato infuriato verso il pullman. La seconda caduta a due passi dal traguardo di Salerno lo ha mandato fuori dai gangheri. Il campione del mondo ha pedalato nell’ultimo chilometro smoccolando rabbia con l’ammiraglia, spiegando e gesticolando, mentre sotto le ruote scorreva un asfalto infido e pieno di acqua e salsedine.
La scivolata l’ha provocata una spallata contro Kirsch della Trek-Segafredo, che nei momenti successi all’arrivo è andato a spiegarsi con Remco, anche se la colpa probabilmente non è stata sua, ma del belga. Avuta la certezza di esser nel tratto neutralizzato, il campione del mondo infatti si è voltato verso sinistra deviando la linea sulla destra e per questo toccando il lussemburghese.
La Soudal-Quick Step si mette Evenepoel nel taschino: il rientro è agevole, il gruppo lo aspettaLa Soudal-Quick Step si mette Evenepoel nel taschino: il rientro è agevole, il gruppo lo aspetta
Pochi velocisti rimasti
Il pomeriggio è tetro, in barba al sole del golfo di Salerno che di solito conquista per il brillare del mare e gli scenari struggenti. Oggi il Giro d’Italia è stato duro e alla fine la vittoria di Kaden Groves nobilita i pochi velocisti rimasti in piedi malgrado le righe verniciate sull’asfalto che sembrano saponette. Se ne accorge Cavendish, che perde la ruota posteriore al momento di accelerare. Se ne accorge Milan. E se ne accorge Vendrame che ne fa le spese e finisce all’ospedale.
«E’ stata davvero una volata particolare – racconta Groves – con una grossa caduta proprio alla fine. Ho cercato di rientrare davanti grazie ai miei compagni di squadra, che poi hanno fatto un ottimo lavoro per posizionarmi bene per la volata. Devo dire che dopo la seconda tappa che non è andata bene, è davvero straordinario aver vinto a capo di una giornata così dura. La prima vittoria al Giro d’Italia è un bel risultato e la squadra se lo merita».
Groves anticipa Milan e vince la tappa di Salerno: prima vittoria al GiroGroves vince la volata, Milan arriva secondo: la rimonta questa volta non funzionaCavendish finisce sull’asfalto dopo l’arrivo: se non altro questa volta Mark ha provato lo sprintGroves anticipa Milan e vince la tappa di Salerno: prima vittoria al GiroGroves vince la volata, Milan arriva secondo: la rimonta questa volta non funzionaCavendish finisce sull’asfalto dopo l’arrivo: se non altro questa volta Mark ha provato lo sprint
Il cambio di Zoccarato
Piove e questa volta la fuga va lontano. Si ritrovano in testa Zoccarato, Gandin e Champion, che si contendono i traguardi di giornata. La giornata è scura, la nebbia rende ancora più insidiose le traiettorie quando la corsa affronta l’Appennino, trasformando le discese in rischiosi toboga.
La prima caduta di Evenepoel l’ha provocata un allegro cagnolino che ricorda ai più il gatto nero di Pantani sul Chiunzi. Uscito dal giardino in cui probabilmente vive, ha deciso di buttarsi in strada. Lo sguardo con cui Evenepoel lo fulmina capendo la causa dello scivolone lo incenerisce, ma ormai la frittata è fatta.
Proprio approfittando di una rotonda più viscida di altre e della scivolata di una moto, Zoccarato prende il coraggio a quattro mani e prende il largo. La maglia bianca e verde buca l’oscurità e il sogno resta vivo fino al momento in cui il cambio elettronico della sua bici decide di averne avuto abbastanza e si blocca. Il veneto smanetta sulla leva, ma non succede nulla. Poi sgancia il piede e molla un paio di pedate al cambio, poi deve rassegnarsi a pedalare con il 53×14, che lo mette dritto nel mirino del gruppo.
Lo raggiungono a 6,7 chilometri dall’arrivo. E quando Zoccarato si volta e vede che il gruppo è tutto spaccato, maledice ancora di più il guasto meccanico (elettronico), senza il quale approfittando della caduta alle sue spalle avrebbe potuto sognare più a lungo.
Zoccarato si arrende a 6,7 chilometri dall’arrivo, anche a causa di problemi meccaniciGandin, Zoccarato e Champion: i tre fuggitivi hanno venduto carissima la pelleZoccarato si arrende a 6,7 chilometri dall’arrivo, anche a causa di problemi meccaniciGandin, Zoccarato e Champion: i tre fuggitivi hanno venduto carissima la pelle
Le strisce bianche
Cavendish si alza sui pedali, cambia ritmo e nel momento della massima accelerazione, la ruota posteriore sbanda. Stessa cosa per Jonathan Milan, che arriva secondo e sfiora seriamente la doppietta. Chi sbaglia il corridoio per uscire è forse Dainese, che prima di lanciarsi deve girare attorno a Cavendish.
«Abbiamo cercato di stare davanti – spiega Milan – di stare più coperti fino al finale. I compagni hanno fatto un lavoro perfetto, poi Andrea Pasqualon mi ha lasciato nel punto migliore per fare la volata. Sapevo che il finale un po’ chiudeva, perché lo avevamo visto su internet. Ho iniziato lo sprint, ho preso una delle righe bianche e mi è scivolata la ruota. Non dico che questo abbia influito sulla mia prestazione, ma sono contento di questo secondo posto. E’ la conferma che ci sono».
Leknessund forse sperava in un battesimo di sole per la sua maglia rosa, invece pioveLeknessund forse sperava in un battesimo di sole per la sua maglia rosa, invece piove
La rosa da difendere
E’ un Giro che si avvia verso il primo arrivo in salita di venerdì sul Gran Sasso, con una vena di nervosismo che lo scuote. E’ nervoso Evenepoel. E’ nervoso Roglic, che è caduto ed è arrivato al traguardo con la bici di Bouwman. Gli unici che in apparenza sembrano calmi sono i ragazzi di Tosatto, che pur nel finale di oggi, sono sempre rimasti davanti e al riparo dalle sorprese.
«La giornata è stata fredda – racconta Leknessund al primo giorno in maglia rosa – non è stata divertentissima. Ho cercato di godermi la maglia nei momenti in cui eravamo tutti insieme ed è stato davvero bellissimo. Il finale invece è stato davvero convulso, ma alla fine è andato tutto bene e ho salvato la maglia. Quando c’è stata la caduta a 7 chilometri dall’arrivo, ero nel secondo gruppo, però i miei compagni hanno fatto un ottimo lavoro e poi le squadre dei velocisti hanno lavorato per la volata. Siamo rientrati sul primo gruppo, cercando di stare al coperto. E adesso questa maglia voglio tenerla il più possibile. Non sarà facile, sarei sorpreso magari se l’avrò dopo la crono di Cesena, ma comunque lotterò ogni giorno. Anche sul Gran Sasso».
Due corse in una ma con un elemento comune: la maglia rosa. La frazione di Lago Laceno ha visto il trionfo di Aurelien Paret-Peintre e il passaggio del simbolo del primato dalle spalle di Remco Evenepoel al norvegese Andreas Leknessund.
«Aurelien sta bene. E’ qui per fare bene e per la classifica», ci aveva detto il suo compagno Andrea Vendrame alla vigilia della crono della Costa dei Trabocchi. E il corridore della Ag2R-Citroen se l’è giocata bene.
Sgambettava da scalatore, agile. Ha colto l’occasione del compagno di fuga in cerca della maglia rosa, più generoso nel tirare, e si è portato a casa il successo più importante della sua carriera.
Aurelien Paret-Peintre (classe 1996) alza le braccia al cielo sull’arrivo di Lago LacenoLeknessund (classe 1999) indossa la maglia rosa, sfilandola ad EvenepoelNella fuga di giornata anche Albanese (in primo piano) e Conci (in blu sullo sfondo)Aurelien Paret-Peintre (classe 1996) alza le braccia al cielo sull’arrivo di Lago LacenoLeknessund (classe 1999) indossa la maglia rosa, sfilandola ad EvenepoelNella fuga di giornata anche Albanese (in primo piano) e Conci (in blu sullo sfondo)
Soudal scricchiola
Ma Lago Laceno ci ha detto soprattutto una cosa: Remco Evenepoel c’è, la sua squadra un po’ meno. E’ vero che c’era pioggia. E’ vero che all’inizio la tappa è stata incredibilmente dura e incerta, ma sta di fatto che nel finale (e non solo) il campione del mondo è rimasto da solo.
Ad uno ad uno i suoi compagni si sono staccati: alcuni prima dell’ultima salita, il che era anche lecito perché avevano tirato parecchio, altri in precedenza.
«E’ stata una giornata durissima – ci racconta Giada Borgato che ha seguito la corsa in moto per la Rai – hanno fatto due ore “pancia a terra”. La prima parte era tutta un su e giù. Ho visto facce che non vi dico.
«Mi auguro che crescano i ragazzi della Soudal – va avanti Borgato – ma ho seri dubbi. Già sulla prima salita Van Wilder ed altri compagni erano in difficoltà. Ballerini è stato tra i primissimi corridori a saltare. Faceva fatica vera. Probabilmente ha pagato le due tappe precedenti, che comunque per loro sono state stressanti. Ma per assurdo ci sta che lui, più velocista, si stacchi presto anche se è strano. Magari era in giornata no. Il problema è che si sono staccati subito gli altri.
«Si è staccata gente come Cerny, Serry, Hirt e poi anche Van Wilder che dovrebbe essere l’ultimo uomo di Remco in salita e che, da quel che ho visto, lo avevano anche preservato. Fortuna per loro che è andata via la fuga, hanno rallentato e sono rientrati dopo il primo Gpm».
La Soudal schierata. Dopo che la fuga è partita, la squadra di Evenepoel si è ricompattata, ma nel finale si è sfaldata di nuovoLa Soudal schierata. Dopo che la fuga è partita, la squadra di Evenepoel si è ricompattata, ma nel finale si è sfaldata di nuovo
Serrare i ranghi
Il problema è che queste non sono ancora salite dure. Cosa accadrà quando ci saranno le scalate vere? Cosa succederà già fra tre giorni a Campo Imperatore? I dubbi di Lago Laceno sono ampi. E tutto sommato alimentano l’incertezza del Giro d’Italia.
Viene da pensare a Davide Bramati, diesse della Soudal-Quick Step, a quel che dirà questa sera ai suoi ragazzi nel “giro delle camere”. A come mantenere la calma.
“Brama” ha parlato di una giornata no da parte dei suoi. Nulla è perduto sia chiaro. Anche perché se c’è un corridore forte e tranquillo in gruppo quello è proprio Evenepoel. Ma qualcosa va fatto.
Bisogna serrare i ranghi. Correre compatti e nascosti. In casa Soudal-Quick Step devono prendere atto della situazione. Cosa che hanno fatto le altre squadre. Hanno visto che qualcosa si può fare. Che Remco può restare solo.
«Penso – va avanti Giada – che Brama abbia poco da dire ai suoi ragazzi. Alla fine hanno fatto il loro. Seppur faticando, hanno controllato la corsa nella prima parte. Hanno fatto andare via la fuga giusta. Poi sono le gambe che contano e se non ne hanno, non ne hanno….
«Brama era tranquillo. E lui lo conosciamo com’è quando è nervoso! Ma sa bene che corridori ha in mano. Per me oggi ha fatto bene a perdere la maglia».
E questo ormai è appurato. Il rischio è che a Campo Imperatore la maglia rosa gli ricaschi addosso, ma intanto è così. E un po’ di stress in meno non fa male.
Inoltre non va dimenticato – e questo lo ha saggiamente ribadito anche Borgato stessa in diretta tv – che la Soudal-Quick Step è storicamente una squadra per le classiche. Solo da un paio di stagioni sta virando sui grandi Giri. Ci vuole tempo per questa metamorfosi. Pensiamo solo alla UAE Emirates di Pogacar due anni fa…
Giada Borgato (ex professionista) commenta il Giro d’Italia dalla moto per la Rai (foto Mirror Media)Giada Borgato (ex professionista) commenta il Giro d’Italia dalla moto per la Rai (foto Mirror Media)
Remco sereno
In tutto ciò viene da chiedersi come sta Evenepoel. Lui ci è sembrato rilassato. Attento. Prima del Gpm finale si è chiuso la maglia con la semplicità di chi non era a tutta.
«Remco è tranquillissimo – prosegue Borgato – aveva il viso disteso ed era bello in faccia. L’ho visto sereno, anche quando è venuto indietro alla macchina per cambiare le ruote e fare la pipì. Ha fatto tutto con i suoi tempi, con calma. Non aveva gli occhi sbarrati di chi stava perdendo tempo. E lo stesso quando è rientrato. Lo ha fatto senza stress. Sarebbe potuto rientrare da solo.
«Remco parla in gruppo, scherza con gli altri. Anche oggi, quando era venuto dietro all’ammiraglia, ha scambiato due battute col mio pilota che è belga. Gli ha detto qualcosa del tipo: “Mamma mia che tappa”. Un po’ come Caruso: “Finito il trasferimento? Quando parte la fuga?».
La Venosa-Lago Laceno è stata dura anche per le condizioni del meteoLa Venosa-Lago Laceno è stata dura anche per le condizioni del meteo
Ineos più forte
Lago Laceno ci ha anche detto che la Ineos-Grenadiers è la squadra più forte. Oltre ai due capitani, Thomas e Geoghegan Hart, nella scalata finale c’erano tre gregari e un altro si era staccato solo a 4 chilometri dalla vetta. Mentre Puccio e Ganna si erano spostati ai piedi dell’ascesa e solo dopo aver concluso il loro lavoro.
Stando alle parole di Giada – Remco è rimasto solo già dopo la prima salita – viene da chiedersi perché non lo abbiano attaccato. Che sia stata un’occasione persa?
«Non lo hanno attaccato per più motivi secondo me – spiega Borgato – primo perché si era lontani dal traguardo. E poi anche la Jumbo-Visma traballa. Ma per loro il discorso è un po’ diverso. Hanno perso gente come Gesink e Foss per Covid, Tratink per incidente alla vigilia del Giro. Oggi ho visto benino Kuss, ma Oomen è rimasto attaccato per un pelo. Magari loro, che sono stati chiamati all’ultimo e sono scalatori, potranno crescere strada facendo.
«E non lo hanno attaccato perché siamo ad inizio Giro e per me fare certi sforzi può essere rischioso».
Con la Soudal in queste condizioni se corridori come Sam Oomen (in foto) troveranno una buona gamba sarà un doppio colpo per RoglicCon la Soudal in queste condizioni se corridori come Oomen (in foto) troveranno una buona gamba sarà un doppio colpo per Roglic
Assalto sfumato?
In effetti per un colpo “alla Torino 2022” servivano squadre forti e compatte e al di fuori della Ineos sembra non ce ne siano in gruppo per ora. La stessa Bora-Hansgrohe, che tutto sommato si è mostrata in buona condizione, per fare un attacco del genere avrebbe dovuto sacrificare il suo secondo leader, Kamna.
«Konrad va bene, ma cerchi di preservarlo. Mentre Jungles l’ho visto spesso in difficoltà. Denz come arriva una salita si stacca e anche Benedetti è più per la pianura. E ancora: le salite di oggi erano pedalabili, salivano fortissimo. Credo serva qualcosa di più per staccare Remco».
SAN SALVO – «Ieri sera Remco ha tenuto un piccolo discorso, ma quel che ha detto è top secret», inizia così il racconto Patrick Lefevere patron della Soudal-Quick Step di Evenepoel. La prima giornata in maglia rosa del belga e del suo clan sembra essere stata tranquilla. Quasi un proseguimento della festa di ieri.
Tappa tranquilla, salvo quel brivido a 3,7 chilometri dall’arrivo. Lo scarto improvviso di un corridore e di Davide Ballerini, alla cui ruota c’era proprio Evenepoel, e tutto era già passato. Ma che spavento. In quel frangente c’è stato giusto il tempo di “fare la conta”. «Ci siamo tutti. Remco sta bene». E’ questo quel che si saranno di certo detti i ragazzi di Lefevere.
Patrick Lefevere è il team manager della Soudal-Quick Step (a destra Alessandro Tegner). Lo abbiamo incontrato dopo l’arrivo di San SalvoPatrick Lefevere è il team manager della Soudal-Quick Step. Lo abbiamo incontrato dopo l’arrivo di San Salvo
Volare bassi
«C’è una bella atmosfera nel nostro clan – dice Lefevere – ma questo è normale quando si vince. Eravamo concentrati tutti per la crono di ieri e tutti siamo venuti consapevoli qui in Italia. Sappiamo quanti sacrifici ha fatto Remco e quanti ne hanno fatti i suoi compagni. E’ stato fatto un lungo lavoro per preparare questo goal. E quando si riesce a vincere è un piacere ulteriore».
Un piacere ulteriore. Gioia, euforia, ma anche grande serietà. Nonostante la maglia rosa, nonostante la Liegi, ma forse sarebbe più facile dire, nonostante Remco, si vola bassi.
Lefevere sa che il viaggio è solo all’inizio e lui in oltre 40 anni di ciclismo ha l’esperienza e il sangue freddo per capire che nulla è ancora fatto.
Poco dopo il via Remco ha salutato sua moglie Oumaima, anche lei in rosaPoco dopo il via Remco ha salutato sua moglie Oumaima, anche lei in rosa
Calici sì, maglia no?
Giusto però festeggiare. Giusto godersi un trionfo, quello di ieri, che è stato schiacciante e maggiore delle aspettative.
«Vero – va avanti Lefevere – ieri sera i ragazzi hanno fatto festa ma io non ho dovuto frenare nessuno. Sono dei professionisti. Tra l’altro Remco neanche beve. Ha versato il Prosecco nei calici dei compagni e dello staff. Poi ha fatto questo discorso di un minuto. Quel che ha detto resta tra noi, ma posso dire che ha ringraziato i compagni e tutto lo staff.
«Perché questa è una vittoria di tutta la squadra. Remco stesso si è reso conto che questa crono è stata preparata da tempo, già solo per la scelta dei rapporti, per dire».
Intanto i compagni di Evenepoel rientrano al bus alla spicciolata. Remco invece non c’è. Lui è alle premiazioni e alle interviste. E’ l’onere della maglia rosa. E forse anche per questo la Soudal-Quick Step vorrebbe perderla momentaneamente.
Ma è anche vero che giusto dopo l’arrivo, Evenepoel ha dichiarato che: «Lungo il percorso ho sentito che la maglia rosa è davvero speciale in Italia. Tutti ti chiamano, ti salutano. Per me significa molto indossarla». Vedremo come andrà questa storia…
Per il campione belga una giornata tranquilla. Era sorridente in gruppo. Poi un po’ di tensione nel finalePer il campione belga una giornata tranquilla. Era sorridente in gruppo. Poi un po’ di tensione nel finale
Tranquilli ma non troppo
«E’ stata una giornata tranquilla, almeno fino agli ultimi 7 chilometri – ha proseguito Lefevere – poi sono arrivati davanti i velocisti e noi abbiamo pregato che andasse tutto bene, almeno fino ai -3. Lì sei fuori dal pericolo – Lefevere fa una pausa – che poi non sei fuori pericolo, ma certo se c’è una caduta ai 3,7 chilometri come oggi può essere un problema. Tanto più che è stato il corridore davanti a Remco a fare la manovra sbagliata».
«Per fortuna – ha commentato lo stesso Evenepoel – è andato tutto bene. Siamo rimasti davanti per evitare guai. Ma quella è stata una caduta abbastanza seria. Ho visto sbandare quel corridore. Siamo riusciti a stare fuori dai pericoli grazie alla squadra. Nell’immediato è stato uno shock, ma poi sono tornato subito a concentrarmi».
Una cosa è certa: questa caduta un po’ di tensione l’ha creata in casa Soudal. Davide Bramati, si affaccia un secondo dal bus e ci fa una smorfia, come a dire “che rischio”. Ma fa parte del gioco: serenità e, se vogliamo anche ottimismo, sono fondamentali in questi casi.
«Come detto le cose vanno bene, l’atmosfera è buona e il leader è tranquillo – conclude Lefevere – e poi io vedo dei ragazzi molto motivati. Sanno bene di cosa è capace Remco dopo due Liegi, dopo la Vuelta e per questo hanno fiducia in lui. E lui li ripaga con le vittorie».
Ieri Hirt ha compiuto 32 anni e quest'anno aiuterà Evenepoel al Giro. E' stupito da Remco. E' il vincitore di Aprica 2022. E in testa ha solo la maglia rosa
ORTONA – Cattaneo gli ha fatto da cavia. I meccanici della Soudal-Quick Step hanno montato sulla sua bici l’anteriore da 100 millimetri. E quando il bergamasco ha confermato che il vento stava calando, Evenepoel ha lasciato che montassero anche a lui la stessa ruota ed è andato alla partenza. Poco meno di 22 minuti dopo, il belga ha tagliato il traguardo davanti a tutti, rifilando distacchi pesanti in proporzione alla lunghezza della crono. Ganna, secondo, era contrariato ma anche arreso: più di così non poteva fare. E anzi, nel tratto di salita ha perso meno che in pianura.
Scelta la bici per la crono, ecco quella di scorta. Ruota da 100 all’anterioreScelta la bici per la crono, ecco quella di scorta. Ruota da 100 all’anteriore
Corona da 60
Remco arriva da noi dopo aver esaurito le interviste fiamminghe nella zona mista. I giornalisti belgi sono arrivati in massa, come pure i tifosi del piccolo belga. Per l’arrivo di Roma, se tutto va come sperano, ne arriveranno 600. Desta interesse la scelta da noi annunciata stamattina della guarnitura da 60 denti, che accoppiata alla ruotona anteriore lasciano capire che il campione del mondo volesse fare una gara d’attacco.
«Ogni crono che ho fatto negli ultimi tempi – spiega – l’ho fatta con il 60, mi ci trovo bene. Non è una rapporto facile da sostenere, ma alla Vuelta ho capito che posso girarlo bene e che può darmi un bel vantaggio. Con il 60 ho vinto in Spagna e sono arrivato terzo al mondiale, poi abbiamo vinto la cronosquadre al UAE Tour. Insomma, mi sento a mio agio».
Nel tratto pianeggiante della ciclabile, con il 60 e le ruote da 100, Remco ha scavato un bel solcoNel tratto pianeggiante della ciclabile, con il 60 e le ruote da 100, Remco ha scavato un bel solco
Respinto Roglic
E’ calmo: di buon umore, ma calmo. Sa che il Giro è ancora lungo, ma sentirsi dare il benvenuto al momento del suo ingresso lo ha rimesso in pace con una corsa che l’ultima volta lo aveva respinto malamente.
«Era una prova abbastanza piatta – va avanti a spiegare Evenepoel – volevo andare con un bel ritmo dall’inizio fino della salita, poi fare il massimo nella scalata, recuperare il possibile dallo scollinamento all’ultimo chilometro e poi dare tutto nel finale. Saremmo stati contenti di guadagnare 15 secondi sui rivali diretti. Sarebbe stato già un ottimo inizio, invece ne abbiamo più di 30 ed è fantastico. Sarà banale, ma è meglio cominciare con un bel vantaggio che essere costretto a inseguire.
«In realtà però sono sorpreso del margine e che soltanto Ganna e Almeida siano stati sotto i 30 secondi. Su Roglic ho guadagnato più o meno come alla Vuelta (nella crono di Alicante gli prese 48”, ndr), ma questa era più breve. Il piano era di andare il più veloci possibile fin dall’inizio ed è andata davvero bene».
Appena arrivato, deve ancora togliere il casco. Tappa vinta, presa la maglia rosaDopo essersi rinfrescato, inizia il protocollo. Via al podio, poi interviste: la strada è ancora lugaAppena arrivato, deve ancora togliere il casco. Tappa vinta, presa la maglia rosaDopo essersi rinfrescato, inizia il protocollo. Via al podio, poi interviste: la strada è ancora luga
Rosa a orologeria
Nei giorni scorsi ha raccontato che il primo Giro di cui ha memoria è quello del 2008, vinto da Contador con la magia dell’Astana. Ora che lo stesso simbolo fascia lui, a tratti lo tocca col palmo della mano. E se non fosse per la mascherina con cui si protegge da ogni possibile insidia, siamo certi che sarebbe lì a sorridere.
«E’ un grande onore – dice – ma non penso che la maglia rosa fosse l’obiettivo più grande per oggi. Volevo guadagnare tempo, ma ovviamente è un bell’extra venuto con la vittoria di tappa. Ho già detto che è più importante per me averla a Roma, quindi adesso provo una bella sensazione, ma penso che non la terrò troppo a lungo, forse sarà meglio provare a cederla per non sfinire la squadra. Dipenderà dalla gara. Le prossime due tappe saranno per velocisti, la quarta è lunga e si presta a fughe e imboscate. Martedì potrebbe essere il giorno giusto per lasciarla andare. Ma prima per un paio di giorni voglio godermela.
La bocca era mascherata, ma gli occhi ridevano in modo inconfondibile: la rosa non era belga dal 2001 con VerbruggeLa bocca era mascherata, ma gli occhi ridevano in modo inconfondibile: la rosa non era belga dal 2001 con Verbrugge
Un chilo di muscoli
Il bilancio è importante e l’occhio si sofferma su un aspetto che non è sfuggito in queste ultime settimane. Evenepoel è molto tirato nella parte superiore del corpo, ma le gambe sembrano toniche e più potenti. In precedenti interviste si è parlato di 2 chili di massa magra in più.
«In realtà – precisa lui – sono più pesante di un chilo rispetto alla Vuelta, ma ho la stessa percentuale di grasso. Quindi significa che è tutto peso funzionale. E’ solo il mio metabolismo, ci siamo accorti che sono uscito dall’inverno con più muscoli che durante la stagione. Quindi sono ai minimi quanto a percentuale di grasso e non posso scendere oltre, perché significherebbe perdere muscolo. Per cui d’ora in avanti si tratterà di portare questo livello fino all’ultima settimana, ovviamente cercando di stare in piedi sulla bici e di non ammalarmi. Questo è l’obiettivo».
Sua moglie Oumi è in carovana per queste prime tappe: per lei i primi fiori del GiroL’Abruzzo è stato preso d’assalto di tifosi dal Belgio, nulla al confronto a quelli che verranno a Roma se Remco vincerà il GiroSua moglie Oumi è in carovana per queste prime tappe: per lei i primi fiori del GiroL’Abruzzo è stato preso d’assalto di tifosi dal Belgio, nulla al confronto a quelli che verranno a Roma se Remco vincerà il Giro
Strane ricorrenze
Sua moglie Oumi lo aspetta sui gradini, con il cappello da pescatore in testa, i jeans e il mazzo di fiori. La maglia rosa si allontana al piccolo trotto, specificando che se e quando perderà il primato, sarà contento di indossare nuovamente la sua maglia iridata.
Nel 1990 del precedente scudetto del Napoli, Gianni Bugno indossò la rosa il primo giorno nella crono di Bari e non la perse più. Remco dice che la lascerà andare ed è possibile. Gli sfugge forse il fatto che al posto della rosa, indosserà certamente la bianca. Potrebbe essere davvero un Giro in cui non vedremo mai la maglia iridata. Ma per ora non glielo diciamo…
Bennati aveva fatto l'ipotesi di Bettiol con Evenepoel, ma il toscano non è convinto. E spiega perché quando è stato il momento non hanno seguito Remco
Il podio dell’edizione 2019 del Giro d’Italia ce lo ricordiamo tutti. Carapaz davanti a Nibali e Roglic. Una sfida a tre iniziata fin dalle prime tappe con gerarchie che si sono poi chiarite nei tapponi alpini. Quell’anno abbiamo visto un Primoz pimpante e in rosa fin dalla prima tappa, com’è suo solito fare. Successivamente si è creata la sfida fra i tre senza esclusioni di colpi. Una battaglia di nervi che Valerio Agnoli ha vissuto al fianco dello Squalo. Arrivi a bocca chiusa, abbuoni, cambi non dati. Dettagli che nel 2019 hanno incoronato Carapaz e lasciato l’amaro in bocca agli altri due litiganti.
Siamo alla vigilia dell’edizione 106 della corsa rosa e con Valerio riavvolgiamo il nastro fino a quattro anni fa, per capire quale Primoz Roglic ci dobbiamo aspettare nelle prossime tre settimane.
Primoz Roglic è spesso un corridore difficile da leggere in corsaPrimoz Roglic è spesso un corridore difficile da leggere in corsa
Partiamo con un identikit del Roglic che hai conosciuto…
Roglic è un calcolatore, un top rider. E’ una persona che non lascia trasparire la fatica. Anche guardandolo in viso non ti rendi conto se sta male o se sta bene. Questo è segno di grande maturità atletica. E’ anche un killer nei momenti determinanti della corsa.
Un profilo indecifrabile…
Quando un corridore è illeggibile e non ti permette di fare supposizioni, diventa difficile. Roglic è un corridore duro, testardo. Non alza quasi mai bandiera bianca se non perché allo stremo. E’ un atleta che muore sulla bici, pur di raggiungere il risultato.
Un lato meno forte di Primoz?
Onestamente faccio fatica. Quando si parla di top rider è difficile trovare punti deboli. Sono campioni che si fanno trovare sempre pronti al posto giusto al momento giusto. Normalmente quando un corridore è stanco e un po’ giù di concentrazione, magari perde l’attimo e incappa in qualche buco. Invece Roglic è un matematico, in tutte le varie avversità di una corsa è lì sempre attento. Quando poi ci aggiungi una squadra come la Jumbo-Visma di livello top, con compagni di squadra di cui ti puoi fidare le cose poi vengono tutte facili. Lo posso affermare per esperienza personale.
Agnoli un gregario di lusso per NibaliAgnoli un gregario di lusso per Nibali
Tornando a quel Giro del 2019, Roglic, Carapaz e Nibali partivano come favoriti. Era così che avevate previsto la corsa?
Richard e Primoz erano i corridori “scomodi”. Ogni giorno quando facevamo la riunione, erano i nomi da attenzione in ogni fase della corsa. Dalle fermate fisiologiche ai vari movimenti in gruppo. Era una marcatura a uomo. In gara ci sono delle dinamiche che non sono solo limitiate al correre davanti. In momenti come la presa del sacchetto al rifornimento si doveva stare attenti a come si muovevano i compagni di squadra per non rimanere mai sorpresi.
Roglic partì subito vestendo la maglia rosa alla partenza di Bologna…
Io credo che sia proprio una caratteristica di Roglic. Non dico dettare legge, ma far capire come sta. Nel ciclismo moderno in generale è il lato emotivo che premia la performance. Dietro ogni grande corridore si nasconde la psicologia sportiva. Questa può influenzare ed essere determinante quanto un attacco. Far vedere di essere là davanti ad un traguardo volante, prendere un abbuono, arrivare a bocca chiusa. Sono tutti dettagli che se poi vengono notati fanno la differenza.
Tu e Vincenzo li notavate questi particolari nelle prestazioni di Roglic?
Dopo la tappa, quando si era sul bus, si faceva qualche piccola annotazione. Vincenzo però era un corridore che la maggior parte delle cose, quando gliele facevi notare, le stava già metabolizzando e ragionava sul come avrebbe potuto rifarsi. A volte ci parlavo e a posteriori mi raccontava che in quel momento stava pensando già alla tappa successiva, a come avrebbe dovuto attaccare e prendere quella determinata salita.
Nel 2019, Primoz indossò la maglia per cinque tappeNel 2019, Primoz indossò la maglia per cinque tappe
Vi è capitato di giocarci su questi aspetti?
Si agiva con piccole azioni. Arrivare davanti in una volata di gruppo, chiudendo ventesimo, con il tuo avversario più indietro. Questo poteva causare anche nervosismi preziosi.
Dal tuo punto di vista hai sempre visto una sfida a tre oppure Carapaz si è infilato tra i due litiganti?
Vincere un Giro non è una casualità. Quando vinci queste corse ti metti a confronto con un’infintà di variabili. Carapaz era uno di quelli da attenzionare e ha sempre fatto parte della battaglia per la maglia rosa.
Il neo di quel Giro fu la tappa di Courmayeur, dove ci fu lo stallo tra lui e NIbali. Pensi che potrebbe essere un limite anche oggi il suo essere calcolatore e non impulsivo?
No. In quel caso penso anche che fu un po’ fuorviata la dichiarazione di Vincenzo all’arrivo. Quando due grandi campioni si scontrano, è normale che uno dei due prevalga sull’altro. In quel caso Carapaz sfruttò l’occasione e ne fece un vantaggio.
Qui Nibali e Roglic nel duello che è costato a entrambi ogni sogno di gloriaQui Nibali e Roglic nel duello che è costato a entrambi ogni sogno di gloria
Attualizzando a questa vigilia, Evenepoel arriva come super favorito. Roglic su che piano lo metti?
Io credo che le tre settimane sono dure e si gestiscono molto con l’esperienza. Io vedo Primoz come favorito, ma esclusivamente per l’esperienza che ha, tra duelli e situazione come quella che abbiamo appena citato. C’è da dire che Remco è un fenomeno. E’ un opportunità che Dio ci ha mandato insieme a questa nuova generazione di campioni. Sarà veramente un bel Giro già dalla crono. Evenepoel è arrivato perfetto a questo appuntamento. Mi sono allenato per anni anche io sul Teide e so come si prepara una corsa lassù. Lo seguo sui social e ho visto e notato che lui e i suoi compagni avevano tutti il sorriso. Quando si arriva con questo clima ad una corsa a tappe si fa la differenza. Noi nel 2010 con Ivan Basso e poi con Vincenzo in Astana eravamo dei gruppi ben amalgamati e ho un po’ rivisto quel clima.
L’ultima crono di Roglic, nonostante sia un suo punto forte, non andò bene e arrivo terzo dei tre favoriti anche in quella frazione. L’incubo di La Planche des Belles Filles è sempre lì. Pensi che sia un punto a suo favore o sfavore?
Nella prima settimana e mezza ci sono tanti corridori freschi. La seconda metà invece si vedono i grandi corridori. Le differenze si fanno sui dettagli, quanto riesci a integrare bene, non guardare il telefono per dedicarti alle attività di recupero. Andare sempre a letto 10 minuti primadel solito… A fine Giro ti fanno guadagnare un giorno. Sono tutti dettagli che non vediamo e che in una cronometro o un finale possono determinare il risultato, che tu sia cronoman oppure no.