Skjelmose è pronto a prendersi tutto. Parola di Andersen

23.06.2023
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Di Mattias Skjelmose si parla da tempo come uno degli elementi di spicco del nuovo ciclismo, uno di quei corridori capaci di entusiasmare. Al Giro della Svizzera è stato capace di dare scacco matto a gente come Evenepoel e Ayuso, ossia corridori della sua generazione, ma già capaci di prendere parte a classiche e grandi Giri vestendo il ruolo del favorito. Sarà questo il futuro del danese della Trek Segafredo?

Chi lo conosce bene è Kim Andersen, diesse di lungo corso con un lungo passato da pro’ negli anni Ottanta e Novanta. Kim lo seguiva già dalle categorie inferiori, ha fortemente insistito per portarlo alla Trek e i risultati gli stanno dando ragione.

«Ho sentito parlare di lui da chi segue il mondo delle corse juniores – racconta il dirigente danese – e mi sono fidato, ho iniziato a seguirlo e ho visto che ha grandi qualità, tali da convincermi a portarlo nel team e per certi versi a bruciare le tappe».

A destra Kim Andersen, ex pro’ di 65 anni nello staff della Trek sin dal 2012
A destra Kim Andersen, ex pro’ di 65 anni nello staff della Trek sin dal 2012
Quali sono i suoi punti di forza e i suoi punti deboli?

Innanzitutto è molto dedito al suo lavoro e fa di tutto per questo. E ovviamente fisicamente ha anche de buoni valori. Può fare bene sia a cronometro che in salita, ma soprattutto moltiplica tutto ciò perché ha la testa del corridore e questo pesa molto.

Che cosa è stato determinante per la sua vittoria in Svizzera?

Penso che il primo passo sia stato in salita perché vista la gente che c’era, le differenze erano minime tra i più forti. Nelle tre tappe di montagna, è arrivato primo, terzo e secondo, con una continuità e una costanza che a questi livelli fanno la differenza, poi nella cronometro finale ha avuto una grande prestazione meritandosi la vittoria finale.

Skjelmose è migliorato molto a cronometro. Ieri è giunto secondo ai campionati nazionali
Skjelmose è migliorato molto a cronometro. Ieri è giunto secondo ai campionati nazionali
Lo vedi più come corridore per corse a tappe o per le classiche?

Quest’anno abbiamo scoperto che in realtà è fortissimo anche nelle corse d’un giorno perché è bravissimo sia nel gestirsi, sia nella guida della bici, ma io non sono rimasto sorpreso, si era visto anche negli anni scorsi che aveva tutte le qualità per essere un corridore completo, me ne sono subito accorto e per questo l’ho voluto con noi, ora poi è cresciuto ulteriormente anche nelle cronometro e questo lo fa crescere ancora in autostima.

La sua più grande delusione è stata probabilmente il Giro d’Italia dello scorso anno: che cosa gli mancò allora?

Penso che puntando alla maglia di miglior giovane abbia fissato un obiettivo troppo alto per quel momento. Qualcosa nell’allenamento non aveva funzionato e i risultati sono stati di conseguenza. Ora ha trovato un suo equilibrio, anche con l’alimentazione, l’allenamento, la gestione dell’altura. Ha fatto tesoro di quella grande delusione. Non dimentichiamo che veniva da due anni difficili con attività ridotta a causa del Covid. Molti dicono che ha pur sempre la stessa età di Evenepoel, ma ognuno matura con i suoi tempi, quelli di Mattias sono solo un po’ più lenti, ma si vede che sta arrivando…

Il danese con Evenepoel. Alla fine Mattias ha vinto lo Svizzera con 9″ su Ayuso e 45″ sull’iridato
Il danese con Evenepoel. Alla fine Mattias ha vinto lo Svizzera con 9″ su Ayuso e 45″ sull’iridato
Come persona che tipo è?

E’ un ragazzo molto simpatico, il tipico ragazzo di città, con tutti gli interessi della sua età, ma ripeto ha una grande concentrazione per quello che fa e per certi versi ciò mi stupisce. E’ una persona con cui è molto piacevole lavorare perché è con i piedi per terra, sa cosa vuole ed è davvero dedito a fare di tutto per raggiungerlo.

In Svizzera ha battuto campioni come Evenepoel e Ayuso: secondo te è ormai ai livelli dei più forti?

Lo dice il ranking, se sei il numero dieci nella classifica mondiale significa che non ci sei arrivato in una sola gara, è quello il tuo status attuale, in questo caso i numeri non mentono. Non penso che Remco fosse comunque al top, ma anche quando non sta bene vuole sempre vincere e non c’è riuscito. Ha vinto Mattias, quindi ovviamente significa che la crescita lo sta portando a quei livelli, dove non deve temere nessuno. Ora lo cercano tutti, ma verranno anche giorni in cui avrà brutte giornate e dovrà essere bravo a superarle.

Il danese della Trek ha vinto la terza tappa finendo sul podio nelle due successive
Il danese della Trek ha vinto la terza tappa finendo sul podio nelle due successive
Al Tour de France che cosa ti aspetti da lui?

Bella domanda. Penso che in realtà possa fare abbastanza bene, ma non rimarrò deluso se un giorno dovesse perdere l’aggancio in classifica. Penso che sappiamo tutti che il Tour è qualcosa di speciale, di molto difficile. E’ tutto. E’ la gara con più stress, ma penso che possa gestirla e la stiamo affrontando con gli occhi aperti e l’obiettivo che deve essere innanzitutto quello di imparare. Lo prendiamo giorno per giorno. Non si era allenato per essere vincitore del Giro di Svizzera, probabilmente è al top della forma. Abbiamo studiato bene il percorso, lo conosciamo, ma c’è ancora molta strada per arrivarci. Quindi vedremo, ma in realtà penso che possa fare abbastanza bene.

Mattias ha ancora 22 anni: secondo te al mondiale sarebbe più utile correre fra gli Elite o fra gli Under 23?

Non correrà mai fra gli under 23, è un capitolo che abbiamo chiuso da molto tempo. Ormai deve guardare al vertice assoluto, senza discussioni.

Evenepoel e Van Aert, voci fiamminghe dalla Svizzera

18.06.2023
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Come quello che fece Lance a Limoges. Dell’americano si può dire quel che si vuole, ma in quel giorno del 1995, arrivando con le dita che indicavano Fabio Casartelli nel cielo di Francia, ci toccò i cuori come poche altre volte. Ieri Remco Evenepoel ha fatto qualcosa del genere, anche se Gino Mader non era suo compagno di squadra e Dio solo sa quanto puoi essere scosso quando hai visto morire un tuo amico. Armstrong invece partì per fare quel gesto, il campione del mondo lo ha sentito nascere da dentro e lo ha assecondato.

«Non era questo il piano stamattina – ha detto Evenepoel – volevo aiutare i nostri velocisti Merlier e Van Lerberghe, ma sono stati loro a chiedermi di provare. E’ stata una bella vittoria, ma non è questa la cosa più importante oggi. Era più importante onorare Gino e penso che questo sia stato il modo migliore per farlo. La mia mente non era sulla vittoria quando ho tagliato il traguardo. Ho pensato solo a Gino, alla sua famiglia e ai suoi cari».

Come per Jakobsen

La tappa di Weinfelden è iniziata con un toccante minuto di silenzio in memoria di Gino Mader. I corridori si sono tolti i caschi e una colomba bianca è stata fatta volare verso il cielo. Il Team Bahrain Victorious, la Intermarché e la Tudor Pro Cycling non erano al via, mentre altri 37 corridori si sono ritirati non sopportando il dolore. Il mattino infatti aveva ancora il sapore della morte. Il dio dei ciclisti, che in tante occasioni ha tenuto una mano sul capo dei suoi figli, l’altro giorno non c’era: Evenepoel lo sa bene. A lui ha salvato la vita quando volò giù dal ponte al Giro di Lombardia.

«Questa vittoria – ha detto Evenepoel – mi ricorda quando al Giro di Polonia vinsi per Jakobsen dopo il suo incidente. Questo però è stato molto peggio ovviamente. Fabio può ancora fare quello che gli piace fare con la sua famiglia, purtroppo Gino non può più. Preferisco dare tutti i premi che ho ricevuto per la mia vittoria alla famiglia di Mader. Cercherò di fare il massimo per sostenerli, ma so anche che questo non lo riporterà indietro».

La lettura di Van Aert

Anche Wout Van Aert, giunto secondo all’arrivo, ha raccontato di aver pedalato per tutto il giorno con uno strano senso di disagio addosso.

«E’ stato un po’ strano – ha detto – ma d’altra parte credo fosse giusto ricominciare a correre. Ho pensato che sia stata una decisione giusta e penso che tutti abbiano rispettato il modo in cui l’abbiamo gestita. Ho trovato positivo che non ci sia stata una vera battaglia, ma ho sentito molto rispetto nel gruppo. Alcune squadre non volevano continuare, altre hanno pensato che fosse una buona decisione. Bene che abbiamo rispettato l’opinione di tutti e che non ci sono stati attacchi subito dopo l’inizio. E’ stato più giusto andare di nuovo a tutto gas su una salita e per me è stato il modo giusto per affrontare la giornata. In questo modo abbiamo rispettato anche gli spettatori».

Evenepoel non aveva in programma di attaccare, sono stati i compagni a spingerlo
Evenepoel non aveva in programma di attaccare, sono stati i compagni a spingerlo

Tutto nella crono

E così il Giro di Svizzera è arrivato faticosamente all’ultima tappa: la cronometro di Abtwil, che in 25,7 chilometri metterà ordine fra le ambizioni dei contendenti. La prima, di soli 12,7 chilometri a Einsiedeln, ha visto la vittoria di Kung su Remco e Van Aert. La maglia di leader la indossa ancora Skjelmose, con 8 secondi di vantaggio su Gall, 18 su Ayuso, 46 su Evenepoel.

«Domani cercherò ovviamente di puntare alla vittoria finale – ha detto Remco a Het Nieuwsblad – ma voglio soprattutto avere buone gambe e vincere la tappa. E poi vedremo dove finirò in classifica. Mi rendo conto che sarà difficile rubare la maglia gialla a Skjelmose, ma alla fine siamo davvero vicini».

Malori sulla crono dello Svizzera. Kung favorito naturale

14.06.2023
5 min
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Il Giro di Svizzera ha già archiviato tre frazioni. Ieri il successo di Skjelmose, l’altroieri quello di Girmay, ma sin qui è stata la prima tappa a destare non poco interesse visto l’ordine di arrivo. Nella crono inaugurale, primo Stefan Kung. Secondo Remco Evenepoel. Terzo Wout Van Aert… un podio del genere non è sfuggito alle considerazioni di Adriano Malori.

L’ex campione italiano a cronometro e oggi preparatore affermato, ha le idee chiare su quella prima frazione: l’anello di Einsiedeln di 12,7 chilometri. E tutto sommato non è rimasto poi così colpito dalla vittoria di Kung.

Adriano Malori (classe 1988) è stato pro’ dal 2009 al 2016. Ora gestisce il suo centro di preparazione 58×11
Adriano Malori (classe 1988) è stato pro’ dal 2009 al 2016. Ora gestisce il suo centro di preparazione 58×11

Kung da pronostico

Ci si aspettava una crono di 14′-15′, invece è stata vinta in 13’31” alla media di 56,375 all’ora.

«Si è trattato di una prova molto veloce – ha affermato Malori – c’erano diversi tratti che scendevano anche un po’ e su percorsi così Kung era favorito. Ma cosa non secondaria, dei tre è stato l’unico che probabilmente l’aveva preparata in modo certosino».

In effetti Kung è svizzero e ci teneva, puntava forte su questo appuntamento casalingo. Non dimentichiamo neanche il suo abbandono del Giro d’Italia proprio in corrispondenza della seconda crono pensando ad altri impegni.

«Lo stesso Evenepoel – va avanti Malori – veniva dalla spossatezza post Covid, da una preparazione importante… E Van Aert più o meno era sulla sua stessa linea, essendo sceso poco prima dall’altura, quindi non ancora in piena forma».

Dubbi gialli su Remco

Ma in merito alle prestazioni di Remco, Malori si dichiara stupito dal buon rendimento del belga della Soudal-Quick Step. Una brillantezza inaspettata a detta del “Malo”, che induce a pensieri che hanno un loro perché.

«Io non me lo aspettavo così forte, specie dopo il Covid. Lui che deve puntare ai mondiali, che ci sono a metà agosto, se va già così… è troppo avanti. Non ha senso quella condizione. E allora non escluderei che possa essere al via del Tour de France. Il che avvalorerebbe la mia tesi. E cioè che al Giro la storia del Covid non era vera (la sua squadra ha già dichiarato più volte che il Tour non rientri nei piani del belga e così ha fatto lo stesso campione del mondo, ndr).

«E’ un pensiero che ho già espresso. E che si lega anche al modo in cui ha corso il Catalunya e vinto la Liegi, conquistata praticamente col sigaro in bocca. Ha fatto sembrare Pidcock un amatore». Insomma sarebbe stato un po’ troppo’ in forma per arrivare forte a fine Giro. Magari in mente c’erano già altri obiettivi: questa la sintesi del discorso di Malori. «Poi okay, è fantaciclismo… me ne rendo conto». 

Per il campione belga curve non perfette, specie l’ultima sui sampietrini e il rilancio in leggera salita (foto Instagram)
Per il campione belga curve non perfette, specie l’ultima sui sampietrini e il rilancio in leggera salita (foto Instagram)

Obiettivi incrociati

Per il resto anche sul fronte dei materiali non c’è stato un granché da segnalare da parte di Malori sui tre “tenori”. 

«Era una crono dello Svizzera, i materiali sono quelli collaudati e non ci hanno perso troppo tempo. Non era neanche il momento. 

«Ho notato però un paio di aspetti tecnico-tattici. Il primo è che Van Aert era eccessivamente agile, al suo rapporto mancava un dente o due e secondo me se lo avesse avuto lo avrebbe messo e spinto volentieri. Ma torniamo al discorso di prima: era una crono importante sì, ma alla quale è stato dato il giusto peso in fase di preparazione anche dal punto di vista dei materiali.

«L’altro aspetto che ho notato è che nonostante fosse una crono veloce, aveva parecchie curve. Era tutto un destra-sinistra e ho visto i due belgi non sfruttare bene tutta la strada. Non tagliavano a dovere le curve. Loro due restavano al centro, mentre Kung sfruttava tutta la carreggiata.

«Credo che solo nell’ultima curva Evenepoel abbia perso 3”-4” dallo svizzero. Anche perché ne è uscito più lento e poi iniziava il pavé, quindi non poteva risollevare la velocità più di tanto».

Altre motivazioni per Kung. Basta confrontare questa foto di Van Aert con quella in apertura di Stefan. Prestazione e rischi di guida ponderati per il belga
Altre motivazioni per Kung. Basta confrontare questa foto di Van Aert con quella in apertura di Stefan

Ancora Kung?

Kung, Evenepoel e Van Aert: hanno dominato la scena. Si sono mostrati i migliori ed era anche auspicabile. Adesso sarà interessante vedere come saranno i valori in campo con l’evolversi della corsa elvetica e a quello che spetta agli atleti successivamente. Kung non dovrebbe essere al Tour e in teoria neanche Evenepoel. Van Aert è invece presente in funzione della Grande Boucle.

Senza contare che sul piatto Kung ha gettato fuorigiri (all’arrivo aveva la bava alla bocca), rischi di guida e una conoscenza delle strade che gli altri due non avevano.

«Credo – conclude Malori – che nella crono finale (la St. Gallen-Abtwil di 25,7 chilometri, ndr) Stefan sia ancora il favorito. Ci punta molto, ha altre motivazioni rispetto ai due belgi e soprattutto lui potrà arrivarci più fresco in quanto non dovrà fare classifica come Remco, né lavorare in ottica Tour come Van Aert».

Remco torna in gruppo. Cosa farà al Tour de Suisse?

10.06.2023
4 min
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«Remco, sai che Pogacar ti ha invitato al Tour? Cosa gli rispondi?», abbiamo chiesto a Remco Evenepoel. E lui: «Lo ringrazio, ma non quest’anno! Mi sono scambiato qualche messaggio con lui, ma deve capire che già sono stato tanto tempo su una montagna deserta e spesso è stato noioso. Ci ho messo mesi per preparare il Giro mettendo quell’obiettivo davanti a tutto e solo così, con tanto lavoro, ci sono arrivato in ottima forma. Per il Tour deve essere la stessa cosa. Devi essere al 150% . Non lo puoi preparare, cambiando un programma due o tre mesi prima».

Il corridore della Soudal-Quick Step è pronto a tornare in gara dopo l’abbandono del Giro d’Italia per Covid. Il buonumore sembra non venire meno e la convinzione… beh, quella neanche a dirlo. Sappiamo bene quanto Remco conti su stesso. E a ben ragione.

Lunedì 15 maggio, Remco lascia il Giro. Già nella serata precedente la news della positività al Covid e il conseguente ritiro (foto @woutbeel)
Lunedì 15 maggio, Remco lascia il Giro. Già nella serata precedente la news della positività al Covid e il conseguente ritiro (foto @woutbeel)

Coda polemica…

La call con il campione del mondo si apre giusto con la coda di polemiche con cui ha lasciato il Giro. Il perché se ne sia venuto via cosa di corsa. C’è persino chi gli ripropone “l’attacco” di Pier Bergonzi sulla Gazzetta dello Sport.

«Io – spiega Remco – non riservo odio per nessuno. So come stavo e come è andata. Già durante la crono di Cesena non riuscivo a spingere come faccio normalmente. Non erano quelli i miei valori. E nella prima settimana dopo il ritiro ogni giorno stavo peggio. Non avrei reso che al 50%. Se avessi lasciato dopo la prima tappa di montagna sarebbe stato peggio… anche sui giornali.

«Quando ho fatto il test, la T si è colorata subito e in modo intenso. Sono stato davvero fermo per diversi giorni. E per me non è stato facile rinunciare al tanto lavoro fatto e andato in fumo in un attimo.

«Per fortuna la mia famiglia, mia moglie, gli amici, il mio cane mi sono stati vicino. Abbiamo fatto un barbecue…».

Remco ha ripreso a pedalare un paio di settimane scarse dopo lo stop per Covid. Tuttavia ci ha messo un po’ per ritrovare le sensazioni migliori, quelle lui ha chiamato di normalità. «Per fare bene le 6-7 ore di allenamento».

Allenamento monster giovedì scorso per Remco: 231 km, 4.335 metri di dislivello sulle cotes delle Ardenne (foto Instagram)
Allenamento monster giovedì scorso per Remco: 231 km, 4.335 metri di dislivello sulle cotes delle Ardenne (foto Instagram)

Ripartenza svizzera

«La stagione va avanti. Non è finita e credo che ripartire dal Giro di Svizzera sia la cosa migliore. E’ una corsa WorldTour. E’ importante, con grandi salite e due cronometro. Già domani ci saranno da fare 14′-15′ a tutta. Una crono da fare “full gas” sin dalla partenza. In generale è un percorso molto bello.

«Non sono al livello del Giro chiaramente, per il quale lavoravo da mesi, ma se non stessi in forma, se non avessi una condizione adatta ad una gara WorldTour non partirei».

Un’altra piccola polemica, chiamata in causa a dire il vero più dalla stampa belga, ha riguardato la scelta di Evenepoel di fare il Tour de Suisse (11-18 giugno) anziché il Giro del Belgio (14-18 giugno), tanto più che faceva tappa nei pressi del suo paese (pare che anche il re del Belgio sarebbe rimasto male sulla sua non-presenza). Polemiche che tra l’altro seguono quelle di Lefevere il quale aveva detto che lo Svizzera pagava poco la presenza del campione del mondo…

«Ho già vinto due volte il Giro del Belgio – ha detto Remco – e mi sembrava carino provare a vincere altro. Inoltre è importante sfoggiare la maglia iridata in giro nel mondo. In Belgio già ho corso quest’anno… e non è finita. In più il Giro di Svizzera è anche una gara WorldTour ed è importante per me e per il team pendervi parte».

Crono fondamentale per Remco che punta al campionato nazionale e ai mondiali. In Svizzera avrà due crono
Crono fondamentale per Remco che punta al campionato nazionale e ai mondiali. In Svizzera avrà due crono

Verso i mondiali

Il Giro di Svizzera è un crocevia cruciale per la stagione di Evenepoel. Dopo questa “apparizione” l’asso della Soudal-Quick Step infatti correrà il campionato nazionale a crono e poi tornerà in Italia. 

Remco infatti verrà al Passo San Pellegrino, in Val di Fassa. Ci resterà con molti compagni per almeno due settimane, poi andrà verso i lidi spagnoli della Clasica de San Sebastian e quindi ecco far capolino i mondiali di Glasgow.

Già da domani aspettiamoci dunque un Remco agguerrito come sempre. Pronto a puntare alla vittoria. La squadra è per lui. «Siamo qui per fare il massimo – ha detto Evenepoel – il programma è questo. Già vincere domani non sarebbe male, anche se con corridori come Van Aert, Kung, Bisseger… il mio obiettivo è guadagnare terreno sugli uomini di classifica».

Infine una battuta da ex calciare sull’imminente finale di Champions League che vedrà contrapposti due calciatori belgi di spicco: Kevin De Bruyne, del Manchester City, e Romelu Lukaku, dell’Inter.

«Sono due grandi giocatori, in due grandi squadre. Ed è importante per la nostra Nazionale. Credo che il Manchester City sia favorito».

Van Wilder e le salite, un altro giorno di (quasi) solitudine

25.05.2023
4 min
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ODERZO – Oggi ancora montagna. L’arrivo a Val di Zoldo anticipa il tappone dolomitico che domani porterà il gruppo alle Tre Cime di Lavaredo. Sul pullman della Soudal-Quick Step c’è spazio da vendere per i due corridori rimasti. La squadra belga che doveva sbancare il Giro con Evenepoel è arrivata alla fine con Serry e Van Wilder, dato che la tracheite ha tolto di mezzo Ballerini. Eppure martedì, una di quelle due maglie ha brillato sulla cima del Bondone, grazie al sesto posto di Van Wilder, l’alter ego di Remco: quello deputato a cedergli la bici in caso di problemi meccanici e a stargli accanto nelle tappe più importanti.

Dopo il ritiro di Ballerini, Van Wilder sul pullman con Serry, Bramati e il personale rimasto (foto Soudal-Quick Step)
Dopo il ritiro di Ballerini, Van Wilder sul pullman con Serry, Bramati e il personale rimasto (foto Soudal-Quick Step)

Il giorno del Bondone

Sul traguardo trentino siamo riusciti a scambiarci appena poche parole, fradicio com’era sotto la pioggia che in qualche modo è stata provvidenziale, perché ha risparmiato al gruppo la salita ai 28 gradi che avrebbero fatto peggio della salita stessa.

«E’ stata una giornata difficile – ha detto – ma avevo buone gambe. Nel momento in cui la UAE Emirates ha accelerato con Vine e Ulissi, ho capito che dovevo lasciar perdere e tenere il mio ritmo. L’ho imparato nelle ultime due stagioni e funziona davvero bene, perché molti davanti a me sono scoppiati nel tener duro e dopo un po’ li ho ripresi. Ho un po’ di raffreddore, cerco di divertirmi, anche se non è facile. Sono contento di avere delle buone gambe. Mi viene solo da pensare che se Remco fosse stato ancora qui, avrebbe avuto un grande aiuto da parte mia. Ma ormai possiamo farci poco…».

Con Evenepoel al via verso Lago Laceno, nel giorno in cui Remco lascerà la maglia rosa
Con Evenepoel al via verso Lago Laceno, nel giorno in cui Remco lascerà la maglia rosa

Senza Remco

Quando lo incontriamo alla partenza, il tono di voce è già più severo, spia della concentrazione necessaria al via di una tappa così importante. Intendiamoci, nessuno nella squadra gli ha chiesto nulla, ma se il corridore ha carattere, difficilmente va alla sfida con sufficienza.

«Ho lavorato tanto – spiega – per avere questa forma nella terza settimana. Negli ultimi giorni sentivo che le gambe stavano migliorando e ora sto bene, quindi sono contento del risultato del Bondone. Non è stato facile entrare nell’idea di non avere più Remco da aiutare. C’è voluto qualche giorno, diciamo fino alla fuga nella dodicesima tappa (il giorno di Rivoli, Ilan è stato sesto, ndr), quando ho fatto il cambio nella mia testa».

Tre giorni dopo il ritiro di Evenepoel, in fuga verso Rivoli: inizia così il nuovo Giro di Van Wilder
Tre giorni dopo il ritiro di Evenepoel, in fuga verso Rivoli: inizia così il nuovo Giro di Van Wilder

Obiettivo Roma

Ma a che punto arriva un simile cambio? Cosa può succedere nella consapevolezza di un atleta, che ha la stessa età del suo capitano e in tutte le classifiche, sin da quando erano bambini, gli è arrivato alle spalle? Quando Remco vinse l’oro nella crono juniores di Innsbruck, Ilan arrivò settimo. Agli europei di Zilin dello stesso anno, Evenepoel vinse e Van Wilder si piazzò secondo davanti a Tiberi.

«Arrivare a Roma con una bella classifica – dice – sarebbe bello, ma voglio solo fare del mio meglio ogni giorno. So che in salita posso difendermi bene, se poi mi riuscirà di farlo anche nella crono, allora la buona classifica seguirà da sé. Per il resto – ammette abbassando lo sguardo – non è una bella sensazione essere rimasti in due, ma dobbiamo andare avanti perché Roma è ormai alle porte. Allargando un po’ lo sguardo, non credo che questi giorni segneranno un nuovo inizio nella mia carriera. Non è la prima volta che dimostro di poter essere un buono scalatore. Quella del Bondone è stata una bella esibizione, ma sapevo di poterla fare». 

Ieri all’arrivo di Caorle con Serry, ma da oggi si torna a salire
Ieri all’arrivo di Caorle con Serry, ma da oggi si torna a salire

I complimenti di Remco

Proprio dopo la tappa trentina, Joao Almeida ha raccontato di aver scambiato dei messaggi con Pogacar, che gli ha consigliato di attaccare e prendersi la maglia. Nei giorni precedenti Thomas si è detto dispiaciuto per i compagni persi lungo la strada, ma che Ganna gli scrive ogni giorno nella chat di squadra e nella tappa di Cassano Magnago si è fatto trovare sulla strada per incitarli. Che rapporti ci sono dunque fra Evenepoel e due compagni rimasti?

«Non ci sentiamo tanto spesso – spiega Van Wilder prima di andare verso la partenza – ma ovviamente sta seguendo il Giro. Dopo il Bondone mi ha detto che ho fatto una bella prestazione».

Viareggio a Cort, ma tiene banco lo sgarbo di Remco

16.05.2023
6 min
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«Era la tappa perfetta – dice De Marchi, meno afflitto di qualche giorno fa – il finale verso Viareggio era un po’ troppo pianeggiante, ma io volevo provarci e siamo riusciti a mettere in fila tutte le cose. Sapevo che rispetto a Napoli potevamo essere più tranquilli, perché avevo due ottimi compagni di viaggio. Eravamo forti e uniti, ma purtroppo quando siamo arrivati alla fine, sapevo che ero il più lento. Quindi se non si fosse creata la situazione per anticiparli, sarei stato perdente e così è stato. Ma ci riprovo. E’ solo la decima tappa, quindi ce n’è di strada, prima o poi dovrò provarci ancora».

Bordate dal Belgio

Oggi il Giro d’Italia ha la faccia annerita e sfinita di Alessandro De Marchi, Magnus Cort Nielsen e Derek Gee, usciti dal gruppo quando mancavano 170 chilometri all’arrivo, in una tappa che in tutto ne misurava 196 e varcava l’Appennino dalla provincia di Reggio Emilia al Tirreno. E’ il giorno della ripartenza dopo l’addio scombinato di Evenepoel, che per la forma scelta ha reso tutto più caotico e incomprensibile. Il più delle volte per fare la differenza basta avere i modi giusti, invece la fuga del campione del mondo ha offeso il pubblico e ferito la lunga storia del Giro.

Quel che ha reso tutto ancor più sgradevole è stata la serie dei commenti arrivati dal Belgio. Dalla madre che si chiede se suo figlio correrà mai più in Italia, agli attacchi di Yvan Van Mol, storico medico della Soudal-Quick Step, che ha parlato di una morte annunciata, a causa dell’incompetenza degli organizzatori del Giro.

Intendiamoci, tutti i presenti alla conferenza stampa della presentazione delle squadre a Pescara sono rimasti perplessi per il piccolo locale dove hanno sfilato i corridori davanti ai giornalisti ammassati. Ma fatto salvo quel caso, la corsa stava andando avanti secondo un copione ben collaudato, in Italia, come all’estero. Semmai alcune squadre farebbero meglio a vigilare sul proprio personale che la sera, finite le tappe, va a fare baldoria alle feste della carovana pubblicitaria.

Mentre in testa Cort si giocava la tappa, Bettiol è finito per terra dopo lo scontro con un autista che stava soccorrendo un altro corridore caduto
Mentre in testa Cort si giocava la tappa, Bettiol cade dopo lo scontro con un autista

La scelta giusta

Ma Remco doveva andare a casa: i medici sono tutti concordi. Con due settimane di Giro ancora da affrontare, nessuno avrebbe autorizzato la sua permanenza. Non in osservanza a protocolli Covid vecchi di almeno 15 mesi, ma nel rispetto della sua salute e per i danni che correre in quello stato avrebbe potuto creare nell’atleta.

Toon Cruyt è il medico della Soudal-Quick Step al Giro: lo conosciamo da anni e sappiamo che ne ha viste di tutti i colori.

«Per me – racconta a Het Nieuwsblad – è stato un momento difficile, molto stressante. Ci sono volute due ore per avere un quadro chiaro della situazione. Fortunatamente il solo positivo era Remco, che sabato mattina si era già alzato con delle brutte sensazioni. All’inizio abbiamo creduto che fossero ancora le conseguenze delle cadute, quindi non ho pensato di fare un tampone, perché erano previsti nel giorno di riposo. Ma dopo la cronometro in calando e i sintomi che manifestava, ho deciso di provare domenica sera e la riga “positiva” è stata visibile dopo tre secondi.

«Non ho esitato – prosegue Cruytho chiamato prima Lefevere, che è stato subito d’accordo. Poi mi sono consultato con Philip Jansen, capo della nostra struttura medica, ma la decisione finale spettava a me. E non ho pensato neanche per un secondo di lasciarlo continuare. Non voglio rischiare la salute di nessuno, altrimenti non vale la pena fare il medico. Ho già avuto l’esperienza di Tim Declercq che ha contratto la pericardite poco dopo un’infezione da Covid. Ho sentito abbastanza storie di persone che hanno fibrosi polmonare o problemi cardiaci. Quindi ho deciso: Remco doveva tornare a casa».

Verso Viareggio, primo giorno in rosa per Thomas, emozionato e determinato a tenere duro
Primo giorno in rosa per Thomas, emozionato e determinato a tenere duro

Se solo l’avessero spiegata così prima di mandarlo a casa, forse tanto baccano non ci sarebbe stato. Resta intanto l’anomalia del Giro che richiede le mascherine per gli addetti ai lavori, in controtendenza rispetto al vivere quotidiano. Ma il Covid non è scomparso e se è agevole conviverci nella vita di tutti i giorni, non così è per atleti che devono sfidare montagne alte fino al cielo.

Primo giorno in rosa

Intanto Viareggio ha salutato il primo giorno in maglia rosa di Geraint Thomas, che da queste parti ha vissuto prima assieme a Max Sciandri, quando il toscano gestiva la nazionale U23 della Gran Bretagna, e poi da professionista, una volta passato con la Barloworld.

«Sono successe tante cose fra ieri e oggi – ha detto il gallese dopo le premiazioni – dall’addio di Remco alla grande lotta per far partire la fuga. Eppure, nonostante la pioggia, sono riuscito a godermi questa maglia. Ho vissuto da queste parti, per me significa molto aver attraversato queste zone in testa al Giro d’Italia. La tattica del gruppo inevitabilmente senza Evenepoel cambierà, ma ciò non toglie che io voglia tenere la maglia rosa il più a lungo possibile. So che non tutti ci credono, ma in tutta la mia carriera ho sempre convissuto con un certo scetticismo, non mi fa paura».

Nella volata per il quarto posto a Viareggio, Milan parte ai 400 metri e viene rimontato da Pedersen: c’è da lavorare sui tempi
Nella volata per il quarto posto, Milan parte ai 400 metri e viene rimontato da Pedersen: c’è da lavorare sui tempi

«Spero che il tempo migliori – ha chiuso Thomas – ma è davvero un onore indossarla, a prescindere da tutto il resto. Quando ero un ragazzino e poi da più grande quando sono venuto a vivere in Toscana, l’idea di vestire la maglia rosa era un sogno molto lontano…».

Domani la tappa più lunga porterà il Giro a Tortona, sulle strade dei Campionissimi: Girardengo e Fausto Coppi. Venerdì la neve renderà impossibile il transito sul Gran San Bernardo, per cui il gruppo passerà in Svizzera attraverso il tunnel. Ciò fa sì che la Cima Coppi saranno le Tre Cime di Lavaredo. Il Giro in qualche misura è appena iniziato, immaginando tutto quello che potrà accadere, abbiamo la sensazione che sarà una corsa pazzesca.

Primo giorno di riposo. Il medico e il Covid di Remco

15.05.2023
6 min
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REGGIO EMILIA – Covid, protagonista in questo giorno di riposo al Giro d’Italia. La notizia di Remco Evenepoel (foto Wout Beel in apertura), arrivata ieri sera dopo le 22,30, ha sconquassato la corsa rosa e dato un pugno forte al ciclismo. Dopo quello con Pogacar alla Liegi, perdiamo un altro duello. Si chiude il sipario dunque per Evenepoel. Il lupetto in rosa resta da solo sul bus della squadra belga.

Ma oltre la delusione, e se vogliamo anche la rabbia, questo discorso va approfondito. E noi lo abbiamo fatto con il dottor Emilio Magni, medico in forza all’Astana Qazaqstan. Di fronte a queste situazioni si alza un vespaio. Un vespaio le cui tante tesi spesso non si basano su fondamenta solide. E per questo diventano polemiche da bar.

E’ vero: il Giro perde parecchio. C’è delusione. E’ stato il sentimento comune che in questa giornata abbiamo saggiato nei vari hotel visitati, su tutti quello della Soudal-Quick Step chiaramente, e non si può che prenderne atto. Però si può cercare di capire meglio come stanno le cose. Perché c’è un Covid per tutti e un Covid per gli atleti.

Il dottore dell’Astana-Qazaqstan, Emilio Magni…
Il dottore dell’Astana-Qazaqstan, Emilio Magni…
Dottor Magni, il Covid ancora gira a quanto pare…

Sì, gira nel nostro mondo e anche in quello delle persone normali. La situazione pertanto è da monitorare con attenzione pur sapendo che la pandemia, almeno in termini numerici, si è esaurita e la sintomatologia ora è abbastanza controllabile. 

E allora perché si fermano i corridori?

Perché la tutela della salute dei ragazzi resta primaria e prendere delle precauzioni è una cosa doverosa da parte nostra.

Lei con Ciccone, ha saggiato per primo gli effetti del rientro post Covid. Un rientro forse un po’ troppo veloce, ma all’epoca non si sapeva molto…

Esatto all’epoca era una situazione nuova che ci trovò tutti impreparati, anche noi medici. Mi ricordo di Ciccone, era l’estate del 2020, quindi all’inizio del Covid e lui ebbe dei problemi di salute abbastanza importanti. Poi, nel mondo agonistico pur nel rispetto dei parametri clinici, si cerca sempre di non perdere tempo, di velocizzare il tutto. Poi però ci siamo dovuti scontrare con le conseguenze che il Covid ha apportato sul piano della performance. Un prezzo alto è stato pagato… da tanti ragazzi.

Sul pullman della Soudal-Quick Step rimane il lupetto rosa: Remco è andato via
Sul pullman della Soudal-Quick Step rimane il lupetto rosa: Remco è andato via
E questo è il quid più grande: il prezzo e la performance. Stiamo vivendo il caso di Evenepoel. Nei due giorni prima del ritiro non era al top, anche se sostanzialmente stava bene, ma lo si ferma perché poi non si hanno certezze sulla salute. E’ così?

In alcuni casi si tratta anche di un eccesso di prudenza, però, come dicono i medici: meglio eccedere che non essere poi in difetto. Per quanto riguarda la tutela della salute del ragazzo, anche se non conosco eventuali sintomi, resta sempre il discorso di un contatto virale e i casi del passato ci hanno dimostrato che le localizzazioni virali poi possono colpire anche organi vitali importanti che a loro volta possono dare conseguenze anche gravi. Come miocarditi, problemi cardiorespiratori…

Voi avete in casa l’esempio di Garofoli

La miocardite inizialmente spaventava veramente. Poi per fortuna i dati hanno ridimensionato un po’ questo problema. Ho parlato con tanti colleghi che fanno la risonanza miocardica, l’unico vero esame che riesce a individuare eventuali focolai di infiammazione miocardica, e anche loro hanno detto che effettivamente questo pericolo esiste, ma non è numericamente importante. Tuttavia anche di fronte a un caso devi prendere le precauzioni. Se poi non ti va bene?

Il tifoso, e anche noi, ci poniamo delle domande. Perché Remco si ferma e Aysuo invece termina la Vuelta da positivo al Covid?

Cosa dire: sono anche dei regolamenti interni. Magari in quella squadra ci sono protocolli stabiliti da tempo nel caso in cui si verifichi qualche positività al virus e vengono prese determinate decisioni. Da un punto di vista medico però questo aspetto interessa poco e in tal senso capisco benissimo i colleghi della Soudal-Quick Step che hanno preso la difficile decisione di mandarlo a casa. Io avrei fatto la stessa cosa.

Già a Fossombrone, qui sulla salita dei Cappuccini, Evenepoel (in maglia iridata) non era al meglio. Il Covid cominciava a fare effetto
Già a Fossombrone, qui sulla salita dei Cappuccini, Evenepoel (in maglia iridata) non era al meglio. Il Covid cominciava a fare effetto
Perché allora gli sport, tipo il calcio, non fanno tamponi o comunque non hanno più positivi al Covid?

Sono due realtà completamente diverse.

Quando dice due realtà, intende anche due sforzi differenti?

Sì, due sforzi, ma anche due mondi differenti, con due approcci diversi anche a livello di cultura, di provvedimenti da prendere. Io non ho esperienza nel calcio e non ci voglio mettere bocca, ma so quel che succede nel ciclismo. E credo che nel nostro mondo ci si stia muovendo bene. Certo, dispiace perdere una maglia rosa. Dispiace per i colleghi, per il corridore, per lo spettacolo. Mandare a casa una maglia rosa, che tra l’altro ha vinto la tappa il giorno stesso, sembra un ossimoro, una cosa contraria a sé stessa. Però se faccio un discorso esclusivamente medico sposo, come ripeto, la decisone dei colleghi belgi.

Cosa può portare dunque il Covid in un ragazzo, un atleta intendiamo, anche se non ha grossi sintomi?

Lo spauracchio principale è questa localizzazione miocardica del virus. Poi, ma è un ambito meno importante per me – medico – che devo salvaguardare la saluta del corridore, c’è sempre una riduzione della performance. Viene meno il recupero tra uno sforzo e l’altro, sia tra una tappa e la successiva, ma anche all’interno della stessa giornata.

In casa Soudal-Quick Step ci hanno detto che uno dei motivi che ha spinto i dottori a fare il tampone a Remco ieri sera sia stato il fatto che non sia riuscito ad esprimere i suoi valori durante la crono. Visto che anche il giorno prima a Fossombrone aveva scricchiolato, hanno fatto due più due…

Tanti ragazzi, anche nostri, che hanno preso il Covid, pur stando bene hanno riferito per mesi e mesi che dopo un paio di sforzi intensi, come succede durante una corsa, hanno faticato veramente tanto fino all’arrivo. Non riuscivano a recuperare sul momento e a tornare sui loro livelli nel lungo periodo.

Verso le 12 i compagni di Remco si apprestano ad uscire. Hanno avuto la notizia durante la cena di ieri sera. Il morale? Bassino…
Verso le 12 i compagni di Remco si apprestano ad uscire. Hanno avuto la notizia durante la cena di ieri sera. Il morale? Bassino…
Il Covid, o comunque i suoi strascichi, sono anche il motivo per cui i corridori si ammalano più spesso?

Sì, ma facciamo chiarezza. Per quanto riguarda il discorso dell’influenza nella sua forma classica, il fatto di essere stati un paio d’anni con le mascherine ha ridotto notevolmente i casi, perché il virus trovava questa barriera che negli anni precedenti non c’era. In più chi ha avuto il Covid sicuramente ha un’alterazione del patrimonio immunocompetente. Quindi si può anche pensare che i successivi problemi di salute si possano imputare ad un deficit immunitario conseguente al Covid.

E’ possibile standardizzare e quindi ipotizzare un recupero? Oppure ogni soggetto ha sue tempistiche?

Difficile da dire. Per il momento stiamo ancora raccogliendo i dati. Nel nostro piccolo, nella nostra squadra, abbiamo notato che è un discorso soggettivo. Per dire, c’è chi addirittura sul piano della prestazione, e non della salute sia chiaro, ha perso un anno. E chi invece dopo un paio di mesi già aveva di nuovo ottime sensazioni ed esprimeva oggettivamente delle prestazioni decorose.

Quindi se Evenepoel fra una settimana dovesse stare bene, potrebbe puntare al Tour de France?

Tra una settimana non lo so, ma se i sintomi non sono forti, non mi sentirei di escluderlo. Poi starà al suo staff medico valutarlo di settimana in settimana.

Tampone positivo, Evenepoel a casa. Spiegata la crono

15.05.2023
5 min
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«E’ con il cuore pesante che annuncio che devo lasciare il Giro dopo essere risultato positivo al Covid-19 in un test di routine», scrive Remco Evenepoel in un comunicato sui social. «La mia esperienza qui è stata molto speciale e non vedevo l’ora di continuare la battaglia nelle prossime due settimane. Non posso ringraziare abbastanza il personale. Anche i miei compagni di squadra, che si sono sacrificati tanto in preparazione a questo Giro. Sono ancora molto orgoglioso perché posso lasciare il Giro con due vittorie di tappa e quattro maglie rosa».

A Cesena è arrivata anche sua madre Agna, che indossa la mascherina (foto LaPresse)
A Cesena è arrivata anche sua madre Agna, che indossa la mascherina (foto LaPresse)

Segnali inconfondibili

Qualcosa in realtà si poteva sospettare. «Ho il naso chiuso – ha detto nella conferenza stampa dopo la crono – devo stare attento a non ammalarmi o prendere un virus che non voglio nominare, perché porterebbe solo sfortuna».

Poi come spiegazione per la crono al di sotto delle attese ha indicato di aver scelto un ritmo sbagliato, la partenza troppo veloce per la quale al primo intermedio aveva 31 secondi di vantaggio su Roglic, poi era calato. Poi ha parlato dei postumi delle cadute nella tappa di Salerno, dato che dalle ferite continuava a uscire del liquido sporco. Ma non era per questo e dopo il test è stato tutto più chiaro.

Inizialmente il calo di Evenepoel nella crono di ieri è stato letto come conseguenza di una partenza troppo veloce
Inizialmente il calo di Evenepoel nella crono di ieri è stato letto come conseguenza di una partenza troppo veloce

Come Ganna e Aleotti

Il calo del belga era stato troppo netto per non pensare che ci fosse un problema, ma la voglia di scorgere qualche crepa nella sua presunta invulnerabilità aveva fatto pensare ad altro. Come spiegarsi che di colpo il suo rendimento a cronometro fosse diventato così… normale? Infatti era Covid, null’altro che il maledetto virus che negli ultimi giorni aveva causato il ritiro di Ganna e Aleotti, Conci e Uran.

Remco negli ultimi giorni aveva parzialmente abbassato la guardia, usando sempre meno la mascherina e forse la disinvoltura può essergli costata cara. I test di routine si sono svolti ieri sera sul pullman della squadra. Evenepoel è risultato positivo, il resto della Soudal-Quick-Step per ora è a posto.

In crisi a Fossombrone, ma non era normale che il campione della Liegi subisse certe pendenze
In crisi a Fossombrone, ma non era normale che il campione della Liegi subisse certe pendenze

L’occhio del padre

Sabato dal Belgio sono arrivati la moglie, che già si era vista a Pescara, il padre e la madre, per seguirlo nella seconda cronometro del Giro. E forse non avendolo visto per qualche giorno, a loro per primi la difficoltà di Fossombrone e la crono vinta per un solo secondo sono parsi ancora più strani.

«Abbiamo saputo del test – ha detto a Het Nieuwsblad il padre Patrick – solo dopo il comunicato della squadra e un messaggio dallo stesso Remco. Il tampone positivo è stato una sorpresa, ma anche la conferma di quello che avevamo visto. Ci eravamo accorti sabato nella tappa di Fossombrone che qualcosa non andasse. Inizialmente avevamo pensato che la crisi potesse dipendere dalla caduta di giovedì, ma da piccoli dettagli della pedalata e dalle sue parole di capiva che qualcosa non andasse.

«E’ stato chiaro proprio nella crono – prosegue – se non avesse avuto il Covid avrebbe guadagnato molto di più. L’aveva preparata con metodo. Il risultato non è stato normale. Subito dopo l’arrivo sono andato da lui. Mi ha subito detto: “Papà, non sto bene”».

Ieri con suo padre Patrick, Evenepoel ha ammesso per la prima volta di non sentirsi bene (foto Belga)
Ieri con suo padre Patrick, Evenepoel ha ammesso per la prima volta di non sentirsi bene (foto Belga)

Prima la salute

In attesa di farci spiegare meglio da un medico come mai soltanto nel ciclismo si verifichino casi che portano al ritiro, mentre altrove sembra che il Covid sia sparito o non abbia conseguenze, suo padre è andato avanti nel discorso, portandolo forse all’estremo, ma facendo capire che la prudenza non è mai troppa.

«Supponiamo che non avessero fatto il controllo – ha detto ancora a Het Nieuwsblad – e che Remco avesse corso ancora per qualche giorno. Siamo sicuri che non avremmo rischiato di trovarci in una situazione simile a quella di Colbrelli? (Il paragone può essere chiaramente una forzatura, ma di fatto non ci sono certezze né una letteratura medica che spieghi gli effetti del Covid sul cuore degli atleti, ndr). Non vale assolutamente la pena di rischiare. Il Covid è molto pericoloso per un atleta di alto livello. Supponiamo che il virus colpisca il suo muscolo cardiaco. Per questo ogni medico di squadra allontana immediatamente e giustamente il proprio corridore dalla gara se il test è positivo. Tutti i corridori hanno moglie o addirittura dei figli. Ma alla fine questa è una corsa e la salute viene prima di tutto. Remco lavorava per il Giro da ottobre. Ma se ad un certo momento la salute è in pericolo, la scelta è rapida. Il medico avrà preso la decisione per tutelare la salute di Remco e anche quella dei suoi compagni di squadra».

Il naso chiuso degli ultimi giorni era stato attribuito al freddo patito a Campo Imperatore
Il naso chiuso degli ultimi giorni era stato attribuito al freddo patito a Campo Imperatore

Nel giorno di riposo non si parlerà d’altro. Domani Geraint Thomas partirà verso Viareggio vestendo la maglia rosa, in un Giro che cambia faccia e forma. E’ la settimana che introduce le grandi montagne, ma Evenepoel non ci sarà. Chissà che a questo punto, se il decorso del Covid sarà breve come gli auguriamo, non si aprano per lui le porte del Tour.

Remco vince, ma non ride: Roglic e gli Ineos sono lì…

14.05.2023
6 min
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CESENA – C’è chi vince e non ride. E c’è chi non vince ed è il ritratto della felicità. Oggi la crono di Cesena ha riscritto la classifica generale. Ha gettato verdetti e infiammato ulteriormente il duello fra Remco Evenepoel, colui che ha vinto e non ride, e Primoz Roglic, colui che non ha vinto e ride.

Il Giro d’Italia va così al primo giorno di riposo con Remco che torna maglia rosa. Alle sue spalle a qualche decina di secondi ci sono, Geraint Thomas, Roglic appunto e Tao Geoghegan Hart, tutti raccolti in 5”.

Remco Evenepoel (classe 2000) conquista la crono di Cesena e torna anche in rosa
Remco Evenepoel (classe 2000) conquista la crono di Cesena e torna anche in rosa

Giorni difficili

Remco parte a razzo. Sembra possa bissare quanto mostrato a Ortona. Una superiorità schiacciante. Poi però qualcosa cambia. Evenepoel va forte ma non è il solito schiacciasassi. Fa fatica e qualcuno gli recupera persino qualcosa. Alla fine vince, ma per un solo secondo su Thomas.

«Credo di non essermi gestito al meglio – ha detto il belga a fine tappa – sono partito troppo forte e la seconda parte non è stata buona per niente».

E qui merita l’inciso di Damiano Caruso, oggi ottimo decimo. Il siciliano ha detto subito che si trattava di una crono di non facile interpretazione. Una prova in cui bisognava giocare con il limite del fuorisoglia. Dello stare a tutta sempre, ma mai mezzo watt sopra. Si era anche fatto i complimenti per questa sua gestione.

«Quando ho trovato il vento contrario non mi sono sentito bene. Di certo non è il momento migliore di forma della mia carriera – ha proseguito Evenepoel, forse esagerando anche un po’ – oggi possiamo essere soddisfatti giusto della vittoria di tappa. Ora mi godo il riposo. Gli ultimi due, sono stati i miei giorni peggiori qui al Giro».

Remco è stato l’unico tra i big ad utilizzare una ruota anteriore super alta (100 mm). Che abbia pagato sul tecnico anche per questo motivo?
Remco è stato l’unico tra i big ad utilizzare una ruota anteriore super alta (100 mm). Sarà stata la scelta giusta?

Scelte giuste?

Stamattina c’era qualche incertezza sulla scelta della ruota anteriore in casa Soudal-Quick Step, si era persino ipotizzato di usare la Rapid da 64 millimetri per i rilanci dentro Cesena. E anche perché consentiva di montare una copertura ideale per il bagnato. Poi Remco ha optato per la ruota da 100 millimetri. I suoi rivali avevano profili leggermente più snelli.

Restando in tema di ruote va detto anche che ieri, verso Fossombrone, il belga ha utilizzato delle gomme per la pioggia. Pioggia che poi non c’è stata. Dagli studi fatti, queste coperture non scorrono moltissimo, fanno sprecare qualche watt. Magari, visto che si parla di marginal gains, avrà inciso anche questo elemento?

Ma anche se così fosse, il Remco di questo weekend non è lo stesso di quello passato e tutto sommato questo giorno di riposo capita nel momento migliore per lui. Se la crono fosse arrivata martedì, dopo il riposo appunto, magari avrebbe massacrato tutti di nuovo. Impossibile dirlo.

Roglic vola

E andiamo in casa di colui che ride, Roglic. Primoz ha disputato una gara intelligente. Ha rischiato il giusto nelle curve. Ed è andato in crescendo. Lo sloveno non ha detto una parola, ma ha parlato col sorriso. Le sensazioni evidentemente sono quelle giuste.

«Primoz – ha detto il suo diesse Marc Reef – sta migliorando giorno dopo giorno e il fatto che abbia fatto una crono in crescendo è molto importante. Siamo arrivati al Giro dall’altura e sapevamo che all’inizio avrebbe fatica un po’. Siamo sicuri di quello che abbiamo fatto. 

«E’ importante osservare un buon giorno di recupero domani – ha proseguito il tecnico della Jumbo-Visma – perché la prossima tappa, quella di martedì, propone un avvio molto insidioso. Per i primi 80 chilometri praticamente si sale sempre e può essere complicato dopo il giorno di riposo. Bisognerà stare davanti.

«Il nostro obiettivo è la terza settimana. E sappiamo che qui al Giro è molto dura. Nel 2019 Primoz aveva corso il Romandia prima del Giro e l’aveva pagata un po’, stavolta veniamo da un camp in altura. E comunque è anche più maturo rispetto a quattro anni fa».

Infine sdrammatizza sul presunto Covid di Roglic. Da qualche che giorno infatti c’era questa voce: «Ah, ah – ride Reef – io non so perché siano nati questo rumors. In effetti l’ho sentito anche io qui in gruppo. No, no… Primoz sta bene. E credo si veda».

Frecce Ineos…

Anche Matteo Tosatto, direttore sportivo della Ineos-Grenadiers gongola. E tanto. Un po’ perché è il suo compleanno e soprattutto perché i suoi ragazzi sono andati fortissimo. Thomas ha perso per un soffio e Tao lo ha seguito ad un nulla. Senza contare le ottime prestazioni di De Plus e di Arensmans.

«Ho detto – spiega Tosatto – sin da Pescara ai ragazzi di stare tranquilli, che il Giro era ancora lunghissimo. Qualcuno ha detto che era già finito ad Ortona, ma non è così… Bisogna ragionare passo dopo passo. Remco sta bene, perché è primo, ma noi ci avvinciamo alle montagne ben messi».

Questa mattina avevamo visto gli Ineos in ricognizione. Le altre squadre l’avevano fatta con un atleta o due. Loro invece erano in parecchi. Segno che la crono resta un dogma per questo team. In una S, tra i canali romagnoli, ad un certo punto, Tao ha fermato la bici. E’ tornato indietro. Si è lanciato e ha riprovato l’ingresso nella S con una buona velocità. 

«Sapete che lavoriamo molto sulla crono – va avanti Tosatto – Abbiamo materiali importanti e tanto studio alle spalle, ma ci vogliono i ragazzi prima di tutto. E loro ci sono». E a proposito di materiali: la corona grande di Tao e Geraint era da 64 denti…