Team Bahrain Victorious, la livrea per il Tour de France

31.05.2023
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Il Team Bahrain Victorious ed i suoi partner presentano ufficialmente una nuova livrea cromatica che verrà utilizzata al prossimo Tour de France (1-23 Luglio 2023). Si chiama Pearl-Inspired e vuole celebrare la regione che viene anche definita la perla del golfo arabo.

Merida con le biciclette, Rudy Project con i caschi e gli occhiali, Alè Cycling per l’abbigliamento ed Elite che fornisce le borracce, hanno collaborato in modo attivo per disegnare e produrre i nuovi equipaggiamenti.

Mohoric posa per la presentazione ufficiale della nuova livrea (foto Team Bahrain Victorious)
Mohoric posa per la presentazione ufficiale della nuova livrea (foto Team Bahrain Victorious)

L’iniziativa del team

Forse non tutti sanno che lo sviluppo industriale e turistico del Regno del Bahrain, quello dei tempi moderni, pone le basi del successo in un’epoca passata, dove l’economia della regione araba si fondava sul mercato delle perle. Oggi il cuore pulsante della regione del Bahrain è molto diverso, grazie ad un’industria petrolifera e di produzione di risorse energetiche molto attiva, ma che al tempo stesso non dimentica le sue origini.

Ed ecco che The Oil and Gas Company-Bapco Energies, in capo alla Holding di cui fa parte integrante anche il team di ciclismo, vuole celebrare questa sorta di Brand Identity rivolto al futuro. Le sostenibilità e l’ambiente non possono più passare in secondo piano.

Il colore perlato

La colorazione con la finitura perlata è il punto di unione che ha coinvolto i diversi partner del Team Bahrain Victorious, così come l’azzurro e la colorazione oro. Per celebrare l’iniziativa Merida ha preparato i due modelli di bici usate dai corridori, Scultura e Reacto, con la livrea bianco-perla che adotta dei richiami azzurri ed il logo rappresentativo. Le scritte sono di colore oro e l’allestimento non prevede variazioni, con la trasmissione Shimano, le ruote ed il cockpit Vision, oltre alle selle Prologo. Allo stesso modo anche Elite ha prodotto le borracce che si intonano alle biciclette ed al kit di Alè Cycling.

L’abbigliamento Alè è della categoria PR.s, ovvero il massimo disponibile ad oggi, in termini applicazioni tecnologiche dei tessuti e vestibilità. Il nuovo logo prende il suo spazio al centro della maglia, con un chiaro richiamo ad un futuro più sostenibile. La stessa combinazione di colori richiama la natura più da vicino.

Rudy Project ha disegnato per l’occasione una serie di caschi ed occhiali che verrano utilizzati dagli atleti. I caschi con una livrea perlata mescolano l’azzurro ed il dorato, con le peculiarità tecniche dei materiali che rimangono invariate. Gli occhiali avranno le lenti con una “specchiatura gold”.

Si sono giocati la maglia rosa su bici molto speciali

29.05.2023
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Dopo aver analizzato le curiosità viste al Giro d’Italia 2023, entriamo nel dettaglio delle scelte di alcuni protagonisti sulle bici che si sono date battaglia sulle salite. Inoltre, la vittoria di Roglic in cima al Monte Lussari, sdogana la monocorona in un grande Giro e in una frazione con arrivo in salita. Vince Roglic, vincono le sue gambe ed il suo team, ma anche la scelta tecnica non passa inosservata.

La Pinarello di Thomas e le scelte di Caruso per la sua Merida Scultura. Le preferenze di Almeida per la sua Colnago e le combinazioni usate da Roglic. Entriamo nel dettaglio.

Stessi rapporti, ruote diverse

La Pinarello Dogma di Thomas e la Merida Scultura di Damiano Caruso hanno in comune la trasmissione Shimano Dura Ace a 12 rapporti. Per le grandi salite i due campioni hanno scelto le medesime combinazioni dei rapporti, ovvero 54-40 anteriore e 11-34 posteriore (esclusa la cronometro del Monte Lussari, dove entrambi hanno utilizzato la combinazione 50/34 e 11/34). Però le ruote usate dai due corridori sono molto diverse, una questione di marchio, ma anche per costruzione e profilo. Abbiamo chiesto una battuta ai loro meccanici, Matteo Cornacchione del Team Ineos-Grenadiers e Ronny Baron del Team Bahrain Victorious. Interessante inoltre l’utilizzo dai tubeless Continental 5000 TT da 28, montati sulle ruote di Thomas, più leggeri (e veloci) rispetto alla versione tradizionale.

«Thomas – spiega Cornacchione – è un corridore che non ama sperimentare le soluzioni dell’ultimo minuto. E’ molto preparato e intelligente sotto diversi aspetti, ma considerando anche la sua esperienza e il fatto che non è più un ragazzino, non ama provare le soluzioni tecniche che non ha mai testato in precedenza. Nelle tappe più dure, oltre ai pignoni con il 34 posteriore, ha chiesto anche le ruote dal profilo medio/basso: le C36 di Shimano con una valvola superleggera in ergal e sempre con i tubeless».

«Rispetto al Giro d’Italia 2022 – dice invece Baron – le scelte di Caruso non sono cambiate in merito ai rapporti, con il 54-40 anteriore e 11-34 posteriore. Sono cambiate invece le ruote, perché ora abbiamo ufficialmente in dotazione l’ultima versione delle Vision, la SL45, sviluppata anche grazie ai feedback dei nostri corridori e di noi meccanici. Il prodotto è stato alleggerito, la forma del cerchio è ottimizzata per alloggiare e sfruttare tubeless da 28 e 30 millimetri, oltre ad un mozzo posteriore che è stato reso ancor più veloce e senza spazi vuoti nel meccanismo d’ingaggio».

La Cervélo R5 di Roglic

Lo sloveno ha la trasmissione Sram, fattore che comporta anche una rapportatura completamente differente. L’accoppiata delle corone anteriori scelta da Roglic è 52-39, soluzione usata anche sulla Cervélo S5. La variazione da sottolineare è legata alla scelta dei pignoni, preferendo la combinazione 10-33 usata in salita, invece della 10-28 usata in tappe “standard”. Ma nel corso delle ultime due frazioni di salita (escludendo la scalata alle Tre Cime di Lavaredo e la salita al Monte Lussari), Roglic dietro ha chiesto e fatto montare il 36.

Durante l’ascesa alle Tre Cime e nel corso della cronoscalata alla cima Lussari, Roglic ha usato una Cervélo R5 con la trasmissione Sram XPLR, sviluppata in origine per un contesto gravel. Monocorona anteriore da 42 denti e pedivelle lunghe 170 millimetri e una scala pignoni 10-44. La scelta ha obbligato l’impiego di un bilanciere posteriore XPLR specifico, con una gabbia più lunga rispetto al classico Sram Red e un fermacatena Wolf Tooth (usato anche da Van Aert nel ciclocross).

Le ruote Reserve, profilo da 34 per l’anteriore e 37 per il retrotreno (montate anche sulla bici con il monocorona, ma con i tubeless Vittoria da cronometro con sezione da 25). Il mozzo è un DT Swiss Spline 180. I cerchi full carbon di queste ruote hanno un canale interno con una larghezza differenziata, 23 millimetri davanti e 22 dietro. Roglic è solito utilizzare i tubeless Vittoria Corsa da 28. Il corridore sloveno utilizza anche l’ultima versione della Fizik Antares con foro centrale. Sul manubrio Vision Metron 5D è stato applicato un inserto adesivo per aumentare il grip quando lo svolveno ha appoggiato gli avambracci.

La Colnago V4Rs di Almeida

E’ del tutto paragonabile a quella normalmente usata da Pogacar. Il kit telaio è un Colnago V4Rs, la sella è una Prologo Scratch M5, mentre il manubrio è Enve integrato. Enve sono anche le ruote, della serie SES 4.5 con i tubeless Continental da 28 millimetri.

L’atleta portoghese continua ad utilizzare le corone della Carbon-Ti sulla bici numero 1, mentre su quella di scorta la guarnitura supporta quelle standard Shimano. A prescindere da questo particolare, Almeida è solito utilizzare la combo 54-40 e 11-34.

La Colnago numero 1 di Almeida è stata modificata nella rapportatura e per quanto concerne le ruote in vista della scalata al Lussari. Tutta diversa, rispetto ai colleghi, la scelta delle corone anteriori: 54/36 leggerissime della Carbon-Ti, pignoni posteriori 11/34 e ruote Enve SES 2.3 con tubeless Continental TT da 28.

Milan e la Reacto: assetto e dotazioni da sprinter

18.05.2023
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VIGNOLA – Il primo riposo di questo Giro d’Italia è stato in maniera anomala un giorno soleggiato con temperature decisamente primaverili. Non siamo distanti da Maranello, dove i cavalli nascosti da carbonio e uno strato di vernice rossa ogni giorno ringhiano e urlano sulle strade modenesi. Arrivati all’albergo di Vignola dove alloggia la Bahrain Victorious, all’ombra dei bus, abbiamo incontrato la giovane maglia ciclamino Jonathan Milan.

Nonostante i suoi 22 anni e un’indole degna dei motori ruggenti di queste parti, il friulano a questo Giro ci ha fatto già saltare sulla sedia con le sue volate rigogliose di watt e strattoni alla bici. Ed è proprio della sua Merida Reacto che ci siamo fatti raccontare, tra aneddoti, posizioni e accorgimenti. 

La più grande

A vedere le sue volate, la potenza è uno degli elementi che più si notano in ogni pedalata. Per questo approfondimento abbiamo chiesto a Jonathan ogni dettaglio. A partire dalla taglia: quale utilizza?

«La più grande – dice Milan – una L, non ho mai provato telai più piccoli. Anche se qualche velocista preferisce usare una misura più piccola per essere più aerodinamico, per avere il telaio più reattivo e disperdere meno energia. Però io questa necessità con questa bici non l’ho mai avuta. Sono tre anni che ho le stesse misure, magari c’è stata qualche piccola variazione su manubrio, posizione, levette alzate o abbassate, sella avanti e indietro, però il telaio è sempre rimasto lo stesso. 

«Ho sempre avuto un manubrio da 40 centimetri – spiega – alla fine per fare le volate, penso che sia l’ideale. Se è troppo stretto, i gomiti si allargano e si vanno a sbilanciare le cose. Poi vabbè l’aerodinamica mia personale è un’altra cosa che bisogna rivedere sicuramente (ride, ndr). Non ne userò uno più stretto. Avevo pensato addirittura di allargarlo per aprire la gabbia toracica quando sono giù, però alla fine ho deciso di restare così, perché mi trovo bene. A inizio anno volevo fare un paio di modifiche, almeno provarci, però mi sono detto: perché farlo? Se mi trovo bene, meglio mantenere questo assetto».

Posizione e aerodinamica

Un altro aspetto che in queste volate fatte con la maglia ciclamino indosso non è passato inosservato è la sua posizione “anomala“. Quando tutti i velocisti tendono a portare il naso più vicino alla ruota anteriore, per Jonny l’unica priorità è sembrata quella di erogare più potenza possibile. 

«Il primo anno – ricorda Milan – ero di mezzo centimetro più alto e poi piano piano sono andato un po’ più in giù per cercare di essere più aerodinamico. Le modifiche non sono state tante. L’anno scorso sono stato un sacco fermo. Ho finito l’annata che mi sentivo veramente bene e ho detto: “Bene adesso possiamo fare qualche prova, è il momento giusto“.  Perché se si aspettava magari l’inizio di quest’anno con un qualche chiletto in più e magari un po’ più di rigidità, non mi sarei sentito tanto bene e avrei messo mano alla bicicletta non essendo al top. Quindi l’anno scorso ho alzato di pochissimo la sella, è stata tirata un po’ più avanti per far sì che la pedalata traesse più spinta dal pedale. 

«Avevo fatto – dice – delle piccole modifiche, millimetriche, sui pedali e sulle tacchette, con cui mi sono veramente trovato bene. Ho cambiato anche scarpe. Sono uno molto precisino. Sono bello delicato, queste cose qua riesco a sentirle subito: sella avanti, indietro, alta, bassa, manubrio, leve…».

Una linea aero per questa Merida Reacto
Una linea aero per questa Merida Reacto

Comfort, rigidità e peso

La Merida Reacto ha un telaio aero che però riesce ad accomunare varie caratteristiche. Così siamo partiti da una domanda base per farci raccontare questo telaio. In che ordine metteresti, comfort, rigidità e peso?

«Essendo un sprinter – spiega – ed essendo fisicamente grande, la rigidità deve essere al top. Poi ci metto il comfort perché noi stiamo molte ore in sella. Infine il peso perché magari è una caratteristica su cui si può chiudere un occhio. Avendo una bici grande, sono sempre stato abituato a non farci troppo caso. In questa Reacto trovo assolutamente queste tre caratteristiche. Però dico che, nonostante le dimensioni e la sua grandezza, il peso è anche molto basso. 

«Sono io che che devo costruirmi meglio fisicamente, perché più dritta è la bici, meno disperdi e più scarichi potenza sui pedali. Di solito punto sempre a cercare di tenerla più ferma possibile, perché tagli meglio l’aria».

Ruote e rapporti

La qualità costruttiva di Merida è fuori discussione, perciò con Milan abbiamo approfondito anche gli allestimenti, a partire dalle ruote Vision 60 SL, i copertoncini Continental Gran Prix 5000s Tr e i rapporti del suo Shimano Dura Ace Di2 disc.

«Le ruote da 45 millimetri che vedete – dice Jonathan – le abbiamo montate nelle ultime tappe per alleggerirla. Di solito uso le 60, mentre le pressioni andiamo a concordarle di volta in volta. A me piace tenerle un po’ più altine. Non mi piace più di tanto guidare col bagnato, ma siamo fortunati perché con Continental siamo molto ben attrezzati. Abbiamo i 28, però al Giro di Croazia lo scorso anno ho provato anche i 30 e i 32 e devo dire che non si hanno problemi a guidare in condizioni anche stressanti. Nella prima tappa che ho vinto c’era una discesa molto tecnica e insidiosa, bagnata e con le foglie per terra. Ero dietro a Matej (Mohoric, ndr) ed era la prima volta che provavo a seguirlo. Mi sono detto: “O mi fido e vado con lui, oppure tiro i freni e vado giù alla Jonny”. Alla fine ci ho provato, mi sono fidato e sono rimasto stupito per la tenuta. 

«Per quanto riguarda i rapporti – conclude – nelle prime tappe in volata ho sempre usato il 55. Nella prima penso di essere riuscito a tirare il 12 e montavo una cassetta con il 30. Invece, per le ultime tappe con più salita ho montato il 34, con il 54 davanti. Preferisco andare su un po’ più agilino che impallarmi la gamba, ma di solito lascio che a comandare siano le sensazioni. Se per caso non mi sento molto bene fisicamente, faccio le volate con un rapporto più agile. Quando a Napoli ha vinto Pedersen credo di aver sprintato con il 54×13, sicuramente troppo agile».

M.O.R.E. SAFE by Merida Italy: 100% sicurezza in bici

08.04.2023
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E’ stato presentato presso gli ampi spazi della sede italiana di Merida a Reggio Emilia il sistema “scan for emergency” M.O.R.E SAFE, progettato per rendere più sicure le uscite in bicicletta. Grazie ad esso, in caso di incidente i primi soccorritori avranno accesso a tutte le informazioni essenziali del ciclista. M.O.R.E. SAFE si basa su un’applicazione gratuita e su un “set” di adesivi con QR Code da applicare sia sul casco che sulla bici.

La sicurezza di chi pedala in strada si fonda su più aspetti e, nel caso di incidenti, la tempestività nell’avere informazioni sul malcapitato protagonista è spesso determinante ai fini del successo stesso del soccorso. Ecco perché la sede italiana di Merida, consapevole del valore di questo aspetto, ha sviluppato M.O.R.E. SAFE: un sistema composto da un’app scaricabile gratuitamente su tutte le piattaforme di dispositivi mobili e da un kit di adesivi con QR Code. Una soluzione semplice ma quanto mai utile affinché le operazioni di assistenza in caso di emergenza si svolgano nella maniera più efficiente e veloce possibile.

Attivazione con QR Code

Il kit M.O.R.E. SAFE viene consegnato come omaggio in fase di acquisto oppure di revisione della propria bicicletta Merida. Nello specifico, è composto da un pacchetto di quattro QR Code adesivi da applicare sulla bicicletta e sul casco. Scaricando la app ufficiale Merida M.O.R.E. SAFE, e seguendo le istruzioni di registrazione, i propri dati verranno associati al QR Code presente sugli adesivi. In questo modo, all’interno dell’applicazione vengono salvate le coordinate anagrafiche e sanitarie dell’utente nonché i suoi contatti di emergenza. Il codice, una volta scansionato dai soccorritori durante il soccorso, fornirà loro una panoramica esaustiva di informazioni sanitarie relativamente il ciclista in difficoltà.

Accelerare le operazioni di intervento e sapere quali procedure poter effettuare, aiuterà così ciascun soccorritore ad operare al meglio e ogni ciclista ad affrontare con maggiore serenità le proprie uscite in sella. Merida M.O.R.E. SAFE, inoltre, offre anche altri vantaggi… Un esempio? La registrazione del telaio della bicicletta Merida, all’applicazione dell’adesivo, consente di attivare la garanzia della bici stessa, oltre ad essere un utile strumento in caso di denuncia per furto.

Colbrelli è ambassador di Merida: nelgi ultimi tempi si sta spendendo sul tema della sicurezza
Colbrelli è ambassador di Merida: nelgi ultimi tempi si sta spendendo sul tema della sicurezza

Soccorso facilitato

«Cadute o altri infortuni sono eventi che purtroppo possono capitare quando si pratica ciclismo, sia su strada che in Mtb – ha sottolineato Paolo Ferretti, Founder & CEO di Merida Italy – e con M.O.R.E. SAFE un’equipe medica, oppure anche solo chi, per pura fatalità, si dovesse trovare a fornire operazioni di primo intervento, ha adesso la possibilità di avere immediatamente accesso all’identikit anagrafico e sanitario della vittima incidentata. Un aspetto quest’ultimo che può fare la differenza nell’evolversi degli eventi legati all’incidente stesso. Così come sapere quali numeri telefonici di emergenza dover contattare in quelle situazioni, oppure se la persona da assistere sia affetta da specifiche patologie/allergie o se sia solita portare con sé medicinali utili».

merida-bikes.com/it-it

Sanremo e tecnica: sempre più un banco di prova

18.03.2023
5 min
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La Milano-Sanremo è diventata a tutti gli effetti una corsa dove mettere in mostra delle chicche tecniche e delle scelte (non usuali) dei corridori.

Dal telescopico di Mohoric visto e vittorioso nel 2022, alla monocorona di Van Aert vista durante la presentazione ufficiale, ma in mezzo ci sono altre curiosità. Ne vediamo alcune.

La Cervélo S5 di Van Aert con il monocorona
La Cervélo S5 di Van Aert con il monocorona

Monocorona alla Sanremo

Che venga utilizzata per l’intero tracciato, oppure solo per un tratto, che sia all’inizio o al termine della competizione, anche l’edizione della Milano Sanremo 2023 entra nella storia della tecnica, proprio come quella del 2022. Quest’anno tocca a Van Aert con il suo monocorona da 52 denti.

Mohoric, ancora il telescopico

Sono la sua prima bici, ovvero la Merida Reacto che l’atleta sloveno predilige, ma c’è pronta anche la Scultura con il telescopico (con un travel di 5 centimetri), la bicicletta vittoriosa alla Sanremo 2022. Mohoric si è riservato di decidere all’ultimo istante con quale bici correrà. Da notare anche il plateau “bello grande” con una combinazione 56/42.

Su entrambe le biciclette ci sono le nuove Vision SL60, con mozzi e cerchi completamente rinnovati. Lo shape del cerchio è particolarmente panciuto ai lati e arrotondato nella parte centrale. Nel complesso è studiato per interfacciarsi con i tubeless da 28 e 30. Tutto nuovo è anche il mozzo con il suo meccanismo interno.

Tubeless più veloci

Sono quelle che stanno testando i corridori del Team Tudor Cycling, tubeless che si presentano con una vistosa banda blu vicino al tallone. Reigo Rosenberg, giovane meccanico del team ci ha spiegato:«il concept del Pro One di Schwalbe, noi usiamo esclusivamente la versione tubeless, non cambia, così come la forma ed il design del battistrada.

Rispetto al modello Pro One convezionale, questo blu è più veloce per via di una mescola differente. I nostri corridori inoltre, utilizzano la combinazione tra una sezione da 28 posteriore e 25 anteriore, con pressioni comprese tra le 5 e 5,5 bar».

Il manubrio Pro Vibe Evo
Il manubrio Pro Vibe Evo

Pro Vibe Evo alla Bora

E’ quello scelto dall’irlandese Ryan Mullen ed è un modello full carbon integrato. E’ il Pro Vibe Evo, presentato nel 2021 al pari dell’ultimo Shimano Dura-Ace a 12 rapporti.

Si tratta di un manubrio particolarmente ergonomico, versatile e rigidissimo, ma anche squadrato nelle forme con diverse zone grippanti per agevolare anche l’appoggio dei polsi.

Svettamento enorme

E’ quello di Nils Politt, che vede sulla bici anche un attacco manubrio da 140 millimetri. Di sicuro il corridore tedesco dalla Bora-Hansgrohe non ha problemi di schiena e di elasticità

Inoltre proprio nel giorno che anticipa la corsa più lunga tra le classiche, Politt ha chiesto di alzare ulteriormente la sella di 2 millimetri.

Merida Italy distribuirà le e-mtb Whyte

24.02.2023
4 min
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L’iconico brand di biciclette britannico Whyte, un vero e proprio oggetto di culto tra gli appassionati dell’offroad, approda commercialmente anche in Italia: ad occuparsi della distribuzione sarà Merida Italy. Una selezionata scelta di e-mtb votate alla performance. Caratterizzate dalla presenza di telai realizzati in lega di alluminio, dalla ricercata geometria e dall’abbinamento a motorizzazioni Bosch, le Mtb Whyte punteranno a soddisfare l’utente italiano, notoriamente esigente e molto attento ai dettagli tecnici…

Sin dalla fondazione, Whyte ha messo al centro della propria ricerca e sviluppo aziendale il miglioramento continuo della telaistica, sia sotto il profilo dei materiali sia del disegno delle geometrie. Ed è proprio per queste ultime che le e-mtb di St. Leonards on Sea (località a sud di Londra) sono diventate famose nel mondo gravity: grazie ad un disegno del telaio che prevede il baricentro più basso della media a tutto favore della stabilità e della fluidità di guida.

Merida distribuirà in Italia le e-mtb di White Bikes
Merida distribuirà in Italia le e-mtb di White Bikes

Un brand di valore

Come anticipato, l’azienda fondata da Jon Whyte, ex ingegnere progettista di Formula 1, verrà adesso distribuita nel nostro Paese, e presso una rete di rivenditori autorizzati, da Merida Italy. 

«Quando ci è stata offerta la possibilità di distribuire Whyte – ha commentato Paolo Fornaciari, il presidente e CEO di Merida Italy – abbiamo ritenuto da subito l’opportunità come uno spunto da cogliere. Chi opera in questo mercato conosce il valore del brand e delle sue biciclette, per veri intenditori, e siamo convinti che il mercato italiano saprà cogliere la qualità di una serie di e-bike studiate nei dettagli e posizionate nella fascia alta del mercato. In questi due decenni, la produzione Whyte si è diversificata, arrivando ad includere anche modelli gravel e commuter: ma il nostro accordo commerciale prevede, almeno in questa prima fase di lancio, la distribuzione unicamente di modelli e-mtb top di gamma». 

Whyte è cresciuta molto negli anni migliorando il design costruttivo e la scelta dei materiali
Whyte è cresciuta molto negli anni migliorando il design costruttivo e la scelta dei materiali

Bruno Zanchi testimonial

La storia di questo brand britannico inizia nel 1994, anno di fondazione del Whyte Design Team guidato da Jon Whyte, ex ingegnere progettista Benetton Formula 1, e sei anni più tardi nasce ufficialmente il marchio che ne porta il nome. Nelle stagioni a seguire, l’azienda metterà a segno numerosi successi che accresceranno il “know-how” costruttivo, tra scelte di materiali e geometrie ricercate. Nel 2022 la nomina del manager di lungo corso Ed Culley nel ruolo di CEO con il compito di traghettare il brand sui mercati internazionali, e questo anche grazie alla partnership strategica con Cairngorm Capital.

Il testimonial racing e commerciale del brand in Italia sarà l’esperto bergamasco Bruno Zanchi, che cavalcherà Whyte nelle personali competizioni e-enduro. Ex “discesista” di fama mondiale (titolo iridato ed europeo da Juniores nel 1991, una tappa di Coppa del Mondo e un altro europeo nel 1988) Zanchi può considerarsi un testimonial perfettamente in linea con il DNA dell’azienda, dal momento che Whyte ha un background race di primo livello: pensate, nel 1997 fua la prima biammortizzata nella storia a vincere una gara di Coppa del Mondo UCI di cross country…

White Bikes

Gaia Tormena entra nelle grande famiglia di Merida

27.01.2023
3 min
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Gaia Tormena ha ufficialmente fatto il proprio ingresso nel riservato “pool” di atleti sponsorizzati e supportati da Merida. La biker valdostana, che da anni letteralmente domina la scena a livello mondiale nella disciplina delle prove eliminator, ha scelto Merida per le proprie competizioni “off-road”: dalle sfide ad eliminazione, il suo “pane”, fino alle gare enduro.

Classe 2002, nata e cresciuta ad Aosta, Gaia sin da bambina ha praticato diverse discipline sportive, ma solo quando è salita in sella ad una mountain bike ha davvero trovato la propria dimensione. Oggi, Gaia Tormena vanta un palmares ricco di ben tre titoli mondiali nelle prove XCE: la disciplina eliminator, dove quattro biker per batteria si sfidano in un tabellone in stile tennistico fino a comporre la finale con il quartetto dei più forti. E anche nell’ultima competizione iridata svoltasi a Barcellona, sul finire del 2022, la valdostana si è laureata per la terza volta campionessa mondiale, dopo le maglie arcobaleno indossate nel 2021 a Graz, in Austria, e nel 2019 a Waregem in Belgio.

Tormena potrà pedalare su modelli top di gamma, come la Ninety Six 7000
Tormena potrà pedalare su modelli top di gamma, come la Ninety Six 7000

Mountain bike a 360 gradi

Con già alle spalle questo importante curriculum sportivo, Gaia Tormena entra dunque nella scuderia Merida, il bike brand taiwanese che l’affiancherà in occasione delle prossime competizioni, che non si limiteranno solo ed esclusivamente alle prove XCE.

«Sì è vero – ha dichiarato Gaia Tormena in occasione di una sua recente visita al quartier generale Merida Italy di Reggio Emilia – mi piace molto pedalare anche in altre discipline offroad, come ad esempio l’enduro, dove sono campionessa italiana in carica, e il cross country olimpico, e questo perché entrambi gli ambiti rappresentano terreni di gara estremamente attraenti e divertenti».

L’atleta valdostana, classe 2002 ha dominato la disciplina eliminator negli ultimi anni
L’atleta valdostana, classe 2002 ha dominato la disciplina eliminator negli ultimi anni

«Diamo un caloroso benvenuto a Gaia nella nostra famiglia – ha aggiunto Dario Aquaroli, il marketing manager di Merida Italy – con lei abbiamo trovato da subito una grande sintonia e siamo estremamente orgogliosi di poterle dare le nostre mountain bike per tutte le discipline che vorrà praticare. Una dotazione composta da ben tre modelli Merida: la BigNine, per le competizioni eliminator, nelle quali cercherà di confermarsi leader mondiale, la Ninety-Six bi-ammortizzata come alternativa nelle prove di cross country olimpico, e, infine, la One Sixty, il modello di punta della proposta Merida per quanto riguarda l’enduro».

Merida

Merida Scultura Endurance: lo Shimano 105 Di2 incontra il comfort

13.01.2023
3 min
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Per chi è alla ricerca di una bici che valorizzi il comfort che non teme superfici stradali accidentate o lunghe distanze, Merida ha la soluzione. Si chiama Scultura Endurance 6000. Con il nuovo allestimento Shimano 105 Di2, affidabilità e precisione sono garantite. Il tutto senza rinunciare ad uno stile elegante e pulito grazie alla totale integrazione dei cavi. 

Questo modello vanta il leggero telaio CF3 con una geometria orientata alla comodità. Con lo spazio per gli pneumatici che arriva fino a 35 mm, ogni urto e sconnessione vengono assorbiti senza impedimenti. La Scultura Endurance è la scelta perfetta per i ciclisti che vogliono godersi lunghe ore in sella stando rilassati sulla bici.

Pulita ed efficace

Merida ha progettato le cover che consentono a tutti i cavi di controllo di entrare nel telaio attraverso la serie sterzo, creando un aspetto pulito e ordinato, senza apportare modifiche strutturali. I cavi passano completamente all’interno e sotto lo stelo. Il 105 Di2 elettronico è il valore aggiunto e la novità di questa Scultura Endurance. Con la sua tecnologia e la reattività, rende questo modello un concentrato di affidabilità. Il gruppo è completo di freni a disco, che ne assicurano la sicurezza in strada senza rinunciare a performance elevate.

L’’efficacia passa anche per il profilo dei pendenti e del fodero orizzontale e il programma di lay-up del carbonio: essi creano un sistema che permette di funzionare come una molla a balestra piatta, assorbendo gli urti della superficie e riducendo le vibrazioni. Il tubo sterzo X-Tapered regala lo spazio per il montaggio di una forcella conica offrendo rigidità e precisione eccezionali e uno sterzo che ispira fiducia.

Dettagli curati e misurabili

Per proteggere l’integrità dei telai in carbonio, le fibre sono legate insieme a una resina epossidica con l’aggiunta di nanoparticelle che ne aumentano la resistenza agli urti fino al 40%. Per creare questi singoli elementi in carbonio, è stata utilizzata una camera d’aria gonfiabile, a garanzia che non vi siano grinze all’interno del tubo, che aggiungerebbero peso creando debolezza. Ciò si traduce in un telaio più leggero, più rigido e resistente.

Come una Formula 1, i dettagli apparentemente anonimi possono far risparmiare frazioni di secondo. Il bloccaggio integrato del reggisella riduce al minimo la turbolenza sul tubo orizzontale. I cerchi sono Merida Expert SL Tubeless ready per una guida fluida e dinamica. Le coperture sono Maxxis Detonator 700×32 per una maggiore stabilità e comfort. Le taglie vanno incontro a tutti gli utilizzatori con ben sei taglie da XXS a XL. Il prezzo riportato sul sito per la Scultura Endurance 6000 nel nuovo allestimento con il 105 Di2 è di 3.590 euro.

Merida