Il cittì femminile Marco Velo è anche direttore nelle gare RCS Sport

Velo, taccuino aperto per le junior e per ciò che dirà il Giro Women

04.05.2026
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Ha appena finito di seguire da vicino le juniores appuntandosi note sul suo taccuino, dopodiché ha riempito e chiuso la sua capiente valigia per la lunga campagna che lo attende tra Giro d’Italia e Giro Women fino a domenica 7 giugno. Il cittì femminile Marco Velo per entrambe le gare di RCS Sport è un direttore di corsa e nel prossimo periodo si dividerà tra i due ruoli.

Prendendo spunto dall’editoriale di quindici giorni fa sullo stato delle italiane in contumacia Longo Borghini, abbiamo chiesto al tecnico bresciano di tracciare un bilancio alla fine delle classiche con la Vuelta Feminina appena iniziata. Le prime considerazioni di Velo tuttavia riguardano l’attività delle più giovani viste sul campo.

Purtroppo per Velo e la stessa junior Campana, anche quest'anno i percorsi di mondiali e europei non sono adatti alle velociste (foto Ossola)
Purtroppo per Velo e la stessa junior Campana, anche quest’anno i percorsi di mondiali e europei non sono adatti alle velociste (foto Ossola)
Purtroppo per Velo e la stessa junior Campana, anche quest'anno i percorsi di mondiali e europei non sono adatti alle velociste (foto Ossola)
Purtroppo per Velo e la stessa junior Campana, anche quest’anno i percorsi di mondiali e europei non sono adatti alle velociste (foto Ossola)

Full immersion juniores

Dopo la Sanremo Women, Marco Velo ha dedicato tutto aprile alle juniores, una categoria che offre sempre un grande potenziale e per la quale sta arricchendo le proprie informazioni.

«Credo valga la pena – ci racconta il cittì femminile – parlare anche di loro, specie per ciò che ho visto. Sto conoscendo sempre di più queste ragazze, tutte, sia quelle nel giro azzurro che quelle le altre, comprese quelle del primo anno. In alcune gare ho chiesto di andare su una moto dell’organizzazione per stare nel vivo ed osservare le atlete da vicino. Nelle fasi più intense, magari quelle in salita, ho suggerito alle ragazze di alleggerire o indurire il rapporto. Consigli anche per far capire che stavo attento a come si muovevano.

«Il livello – prosegue Velo – delle nostre juniores è molto buono e in campo internazionale ci siamo comportati molto bene. Rossignoli ha vinto alla grande il Piccolo Trofeo Binda, mentre Campana ha vinto una tappa alla EPZ Omloop Van Borsele e altre tre gare in Italia. Ecco ad Agata ho già detto che purtroppo quest’anno non potrò chiamarla perché i percorsi di mondiali e europei sono troppo duri per lei che è velocista pura. E’ un vero peccato. La ritengo un patrimonio, al pari di tante altre, come Azzurra Ballan, che ha vinto tre gare in pochi giorni».

Amstel Gold Race donne, Letizia Paternoster, volata per il quarto posto
Il quarto posto di Paternoster all’Amstel è un bel segnale per il cittì Velo per il movimento italiano
Amstel Gold Race donne, Letizia Paternoster, volata per il quarto posto
Il quarto posto di Paternoster all’Amstel è un bel segnale per il cittì Velo per il movimento italiano
La primavera delle pro’ invece alla fine è stata un po’ più difficile del previsto. Sei d’accordo?

Abbiamo capito purtroppo che ancora oggi siamo Longo Borghini dipendenti. Avercene di atlete come lei, però è anche vero che la sua assenza ha dato la possibilità a molte altre ragazze di mettersi più in mostra. Ad esempio, il quarto posto di Paternoster all’Amstel è un gran bel segnale se guardiamo il podio. E’ mancata finora la ciliegina sulla torta, ma tutte stanno lavorando molto bene e sento che arriverà presto una bella vittoria pesante o di prestigio.

Stai già pensando alle prossime convocazioni?

Per come sono cresciuto, attraverso i miei diesse e soprattutto gli ex cittì come Martini e Ballerini, ho sempre pensato che per le atlete sia utile sapere già in anticipo se correranno mondiali o europei. E’ in quelle occasioni che devono andare forte e arrivarci in condizione, non spremersi prima psicofisicamente per guadagnarsi la convocazione. Poi è ovvio che valuto ogni situazione e contesto e mi adatto. Personalmente valuto tanto anche la sincerità delle ragazze. Sono loro che mi devono dire se stanno bene o meno, discorso che vale anche per le juniores o U23.

Percorsi alla mano di mondiali e europei, potrebbero essere scelte obbligate?

Temo di sì in un certo senso. Ad esempio per Balsamo vale il concetto espresso per Campana. Ho fatto il sopralluogo in Slovenia per l’europeo e c’è un tracciato selettivo, con una salita di due chilometri all’8/9 per cento medio. Peccato perché Elisa l’ho vista bene, ma purtroppo è troppo duro e non potrò schierarla. Concretizzerà presto la sua crescita verso i suoi standard, però non voglio che si snaturi per diventare un’altra corridore. Potrei chiamarla per un altro evento.

In agosto Balsamo potrebbe essere la punta azzurra ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ma c'è il Tour of Britain in concomitanza
In agosto Balsamo potrebbe essere la punta azzurra ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ma c’è il Tour of Britain in concomitanza
In agosto Balsamo potrebbe essere la punta azzurra ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ma c'è il Tour of Britain in concomitanza
In agosto Balsamo potrebbe essere la punta azzurra ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ma c’è il Tour of Britain in concomitanza
A quale ti riferisci?

A Taranto ci saranno i Giochi del Mediterraneo, ma in concomitanza delle prove femminili c’è anche il Tour of Britain (dal 19 al 23 agosto, ndr) che è una gara WorldTour. Sto facendo tante telefonate con tante ragazze e ho capito che molte di loro correranno con la propria squadra di club. So che le squadre ci tengono alla corsa britannica e non mi va di fare un braccio di ferro. Balsamo magari potrebbe partecipare, così come Consonni, però sto già pensando alle altre ruote veloci visto che il percorso sarà adatto alle sprinter.

La lista delle papabili a questo punto si amplierebbe?

La formula delle convocazioni è uguale a quella dell’Olimpiade. Possiamo portare quattro atlete, di cui due possono fare la crono. Di nomi ne ho tanti: Venturelli, Guazzini, le Fidanza, Barbieri e la stessa Guarischi che vinse l’oro in linea nel 2022. Dovrò comunicare al CONI una “long list” di 25 nomi e poi da lì scegliere in base a tante circostanze. Ho tempo per farlo, però non è semplice nemmeno questo evento da gestire.

Ciabocco sta correndo la Vuelta e per Velo può essere una protagonista al Giro Women dopo l'infortunio primaverile
Ciabocco sta correndo la Vuelta e per Velo può essere una protagonista al Giro Women dopo l’infortunio primaverile
Ciabocco sta correndo la Vuelta e per Velo può essere una protagonista al Giro Women dopo l'infortunio primaverile
Ciabocco sta correndo la Vuelta e per Velo può essere una protagonista al Giro Women dopo l’infortunio primaverile
Di certo Marco Velo al Giro Women avrà modo di farsi un’idea più completa in generale delle azzurre?

Assolutamente sì, e se mi permettete vorrei chiarire una polemica che mi è stata sollevata più volte anche da gente che è nel ciclismo da tempo. Al Giro Women avrò una doppia veste, però il mio ruolo di direttore di corsa non va a trascurare quello di cittì. Anzi, penso che lo possa valorizzare perché potrò vedere tutte, italiane e straniere, da vicinissimo, sia prima, durante che dopo la tappa. Più di così, dovrei solo correre con loro per essere ancora più dentro la corsa. E’ un compito lavorativo, ma anche un privilegio che oltretutto non costa nulla alla Federazione.

Ti aspetti qualche segnale dal Giro Women da parte di qualcuno?

E’ sempre difficile fare nomi. Da alcune vorrei conferme nelle loro specialità, però ne cito due che sono mancate per indisponibilità. Longo Borghini arriverà ben preparata e penso che non sia stato un male che abbia risparmiato tante energie psicofisiche. Mentre confido che Ciabocco (che disputando la Vuelta Feminina, ndr) farà una gran corsa perché so che sarebbe stata una sicura protagonista in primavera. Onestamente vedo il bicchiere mezzo pieno perché sono un ottimista di natura e soprattutto perché vedo le ragazze concentrate a lavorare bene.

Giro dell'Appennino 2026, Silvia Persico, vittoria, UAE Team ADQ

Il punto di Velo: tra certezze, il nuovo che avanza e forze ritrovate

23.03.2026
5 min
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Con la Sanremo Women si è archiviato un primo periodo di classiche e di corse importanti, che hanno permesso al cittì Marco Velo di avere uno sguardo d’insieme di quella che è la condizione e lo stato di forma delle sue ragazze. Ora il calendario propone un momento di transizione, con le corse che si spostano verso il Nord: inizia la stagione del pavé. Anche per Marco Velo, al secondo anno nel ruolo di cittì della nazionale femminile, è il momento di fermarsi e ragionare. Mettendo insieme i pezzi del puzzle. 

«Fermarsi non proprio – dice scherzando Velo – anche perché da domani sarò di nuovo in giro, andrò anche a vedere i percorsi per i campionati italiani donne elite e juniores. 

«La stagione delle azzurre era già partita bene al UAE Tour – riprende subito – con una doppietta nella tappa decisiva: prima Elisa Longo Borghini e seconda Monica Trinca Colonel. Poi ci sono state le prime classiche con Strade Bianche, Cittiglio e Sanremo. Il bilancio è positivo, abbiamo visto ottime prestazioni da parte di molte delle ragazze».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Andiamo a ritroso, cosa ti ha detto la Sanremo?

Purtroppo Elisa (Longo Borghini, ndr) ha dovuto rinunciare due giorni prima, ed è stato un peccato. Tuttavia le sue compagne hanno colto al volo l’occasione, sono molto felice sia per Eleonora Gasparrini che per Silvia Persico. Non è facile prendersi delle responsabilità quando si è abituate a fare un certo tipo di lavoro, invece loro si sono fatte trovare pronte. 

Quello di Gasparrini è un podio importante, quanto?

Molto, perché in una corsa difficile e impegnativa ha dimostrato di avere una grande condizione. Ha fatto vedere di poter essere molto vicina alle prime, tenere sul Poggio e fare terza in quella volata non era scontato.

Hai detto anche di Persico, che il giorno dopo ha vinto al Giro dell’Appennino…

Ritrovare la vittoria a coronamento di un bel periodo di forma. A mio avviso Persico non ha mai avuto un calo, semplicemente l’arrivo di Elisa Longo Borghini ha cambiato un po’ i ruoli e le dinamiche nel team. Rimane un’atleta molto forte, la vittoria di ieri al Giro dell’Appennino lo dimostra e spero possa essere quel boost a livello morale che le serve per arrivare arrivare al nord ancora più pronta.

Quali sono stati gli altri bei segnali in queste prime gare?

Eleonora Ciabocco aveva corso davvero bene al UAE Tour, poi però la caduta del Binda l’ha messa fuori dai giochi per un po’. Le auguro una pronta guarigione, l’ho sentito e scherzando mi ha detto che tornerà al picco di forma per le gare con la nazionale. Ha un bel carattere, molto positivo e spero possa continuare a crescere e lavorare in questo modo

Abbiamo rivisto anche le velociste, con Balsamo e Consonni…

Rivedere Elisa Balsamo davanti mi ha fatto tanto piacere, spero che il 2026 possa essere un anno tranquillo e senza la sfortuna che ci mette lo zampino. La Sanremo di Chiara Consonni mi ha stupito, perché dopo aver perso contatto sulla Cipressa ha tenuto duro rientrando in gruppo. Sul Poggio è rimasta nel gruppo alle spalle delle prime e ha chiuso con un buon decimo posto.

Come arrivano le azzurre alle Classiche del Nord?

Direi bene, i nomi che ho fatto sono quelli che spero di vedere davanti nelle prossime settimane. Penso che Elisa Balsamo possa fare bene, così come Consonni e Martina Fidanza. Nei prossimi giorni sentirò anche Longo Borghini per capire come sta, ma non credo che questo breve stop possa intaccare la sua preparazione.

Rimane lei il faro della nazionale?

Assolutamente, ma vedere le altre ragazze sempre più protagoniste mi fa ben sperare. Elisa (Longo Borghini, ndr) è un esempio per tutte e mi piacerebbe averla per ancora diversi anni, ha un qualcosa che si vede in pochi atleti al mondo. Una dedizione, meticolosità e uno spirito che sono impareggiabili. 

Cosa manca alle altre per riuscire a imporsi contro le prime della classe?

Credo sia un discorso a due vie: di crescita fisica ma anche mentale. Mi piace citare Velasco (il cittì della nazionale di pallavolo, ndr) lui dice che quando ti alleni su una cosa in maniera continuativa e alla fine ti riesce scatta un “click” mentale. Ed è vero, penso che molte delle nostre abbiano le qualità per arrivare in alto, serve un po’ di fiducia in più. Credo e spero che in vista di Fiandre e Roubaix le nostre possano raccogliere risultati che diano loro quella consapevolezza.

Matilde Rossignoli è considerata la "capitana" delle junior secondo anno. Nel 2025 ha corso l'europeo (foto Frantz Piva)

Rossignoli guida la carica delle juniores di secondo anno

22.01.2026
6 min
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Chi parte per confermarsi, chi per raccogliere i frutti della crescita e chi per esplodere definitivamente. Il movimento delle juniores di secondo anno è piuttosto eterogeneo: sullo sfondo c’è il passaggio alla categoria elite o, nel migliore dei casi, il salto nel WorldTour.

La giovane Italia arriva dal 2025 portandosi in dote un discreto peso di metalli conquistati con la maglia azzurra tra strada e pista, fra i quali spicca il prezioso argento mondiale di Pegolo a Kigali, un podio che mancava alle juniores dal 2017 a Bergen. Se in pista le carte si mischiano un po’ di più, andando a ritroso negli ultimi dodici anni solo in quattro occasioni le nostre atlete del primo anno hanno saputo mettersi al collo una medaglia tra strada e crono nelle rassegne continentali e iridate, a riprova che sono quelle più grandi a sobbarcarsi oneri ed onori nei confronti internazionali.

Pertanto abbiamo chiesto a Marta Bastianelli, braccio destro del cittì Marco Velo, chi in questa stagione sia pronta a raccogliere tale eredità con doti da leader o di donne squadre, tenendo conto di un calendario italiano che potrebbe offrire qualche corsa qualitativamente più probante.

Marta Bastianelli (qui con Magnaldi) è la vice del cittì femminile Marco Velo e segue con attenzione le juniores
Marta Bastianelli (qui con Magnaldi) è la vice del cittì femminile Marco Velo e segue con attenzione le juniores
Come siamo messi con le juniores del secondo anno?

Stiamo parlando di una categoria la cui rosa delle più grandi va sempre ricostruita quasi da zero, così come per le ragazze del primo anno. L’anno scorso al mondiale e all’europeo erano tutte ragazze del secondo anno, a parte due del primo in Francia. Quest’anno potrebbe essere altrettanto, abbiamo profili di atlete molto interessanti che hanno già fatto una bella esperienza nel 2025. Poi stanno arrivando anchegrandi soddisfazioni dalle atlete del cross che possono fare altrettanto bene su strada. Con Marco (Velo, ndr) dobbiamo ancora sentirci con calma per decidere bene il programma delle juniores, ma direi che abbiamo una buona base delle secondo anno da cui partire.

Proviamo noi allora ad anticipare quel momento facendo qualche nome. Qual è la ragazza che può essere la capitana?

Non posso non iniziare da Matilde Rossignoli per diversi motivi. Innanzitutto perché è la campionessa italiana juniores in carica, un titolo non vinto per caso. Poi perché è quella che abbiamo avuto modo di conoscere di più avendola avuta nei ritiri della nazionale, dove ha lavorato ed è cresciuta accanto alle più grandi. Ha corso l’europeo in linea (in apertura foto Frantz Piva). Ha vinto tanto anche in pista, dove ha già ricominciato ad allenarsi. E’ veloce e tiene su percorsi misti, però crediamo e speriamo che possa migliorare ancora tanto.

Campana è stata la plurivittoriosa nel 2025 tra le juniores. Bastianelli si rivede in lei e si aspetta una conferma (foto Ossola)
Campana è stata la plurivittoriosa nel 2025 tra le juniores. Bastianelli si rivede in lei e si aspetta una conferma (foto Ossola)
Agata Campana con sei vittorie è stata quella che ha vinto di più l’anno scorso nell’intera categoria juniores. Cosa puoi dirci di lei?

Quello di Agata è forse l’altro nome che avrei fatto subito tra le ragazze che nel 2026 sono del secondo anno, se non altro proprio per quella statistica che non può essere trascurata. E’ campionessa del mondo in pista nella velocità a squadre. Agata ha dimostrato di essere pronta fin da subito, riuscendo a battere in volata ragazze più esperte di lei. E’ molto veloce e si difende sugli strappi. Devo dire che mi rivedo molto in lei.

Hai altre atlete da inserire in questo lotto?

Ce ne sono tante che ho notato e che mi sono appuntata. Penso ad Alessia Orsi che sta venendo su bene, ha già vinto nel 2025 ed è stata medagliata col quartetto al mondiale juniores. C’è Elisa Bianchi, che ora sta facendo risultati nel cross. L’anno scorso si è vista poco su strada, ma anche lei è nel giro azzurro della pista con cui ha conquistato un paio di argenti nell’inseguimento a squadre. Ha numeri per farsi notare. Poi abbiamo anche ragazze che stanno curando la crono.

Nel 2025 Rossignoli nei Paesi Baschi ha vinto tappa e generale. Un grande risultato per una "primo anno" (foto Bizkaikoloreak)
Nel 2025 Rossignoli nei Paesi Baschi ha vinto tappa e generale. Un grande risultato per una “primo anno” (foto Bizkaikoloreak)
Nel 2025 Rossignoli nei Paesi Baschi ha vinto tappa e generale. Un grande risultato per una "primo anno" (foto Bizkaikoloreak)
Nel 2025 Rossignoli nei Paesi Baschi ha vinto tappa e generale. Un grande risultato per una “primo anno” (foto Bizkaikoloreak)
A chi ti riferisci?

Tra le tante farei luce su due ragazze che abbiamo visto più da vicino. Maria Acuti, che ha disputato la crono europea l’anno scorso, è un’altra da cui ci aspettiamo un bel salto nelle prove contro il tempo. Ed anche lei potrebbe essere una risorsa in pista per il quartetto e inseguimento individuale. Poi c’è Linda Rapporti che ha mostrato buone doti ed è anche stata argento europeo nell’inseguimento individuale juniores.

Ci sarebbero anche due figlie d’arte che promettono un ulteriore step. Come le vedi?

Credo che entrambe abbiano un grande talento. Azzurra Ballan (figlia di Alessandro, ndr) ha corso un ottimo campionato italiano chiudendo sesta e quest’anno saprà sfruttare i propri margini di miglioramento. Giorgia Pellizotti (figlia di Franco, ndr) adesso sta andando fortissimo nel ciclocross, vincendo in Coppa del Mondo a Benidorm e prima ancora la internazionale di Zonhoven. So che suo padre vorrebbe farla correre di più su strada dove ha già vinto e noi siamo felici. La lista in generale comunque è lunga e siamo contenti.

Rapporti vince davanti a Delle Fontane nel vicentino. Per Bastianelli entrambe nel 2026 possono raccogliere tanto (foto italiaciclismo.net)
Rapporti vince davanti a Delle Fontane nel vicentino. Per Bastianelli entrambe nel 2026 possono raccogliere tanto (foto italiaciclismo.net)
Rapporti vince davanti a Delle Fontane nel vicentino. Per Bastianelli entrambe nel 2026 possono raccogliere tanto (foto italiaciclismo.net)
Rapporti vince davanti a Delle Fontane nel vicentino. Per Bastianelli entrambe nel 2026 possono raccogliere tanto (foto italiaciclismo.net)
Tutte le juniores di secondo anno saranno tenute sotto osservazione?

E’ un lavoro grande e complesso, ma lo facciamo volentieri, quantomeno per i verdetti che emetterà la strada, anche a livello tattico. Quest’anno potrebbero esserci ragazze capaci di mettersi n proprio, diciamo così, dopo tanto lavoro oscuro. Ad esempio Sofia Delle Fontane nel 2025 non si è vista molto in azione in prima persona, però ha sempre lavorato per le compagne di squadra. Lei potrebbe raccogliere qualcosa di buono. E come lei ce ne sono tante che seguiamo in questo processo di crescita.

Avete già pensato a come impostare la stagione?

Come dicevo prima, dobbiamo ancora discutere a fondo con Marco. Bisogna valutare se fare trasferte nelle gare internazionali oppure se puntare come nel 2025 ad un buon ritiro a Livigno che ha portato ad ottimi risultati. Piuttosto mi sento di chiedere una cortesia.

Prego, spiegaci pure.

Anche quest’anno sappiamo che avremo il mondiale in Canada ed europeo in Slovenia ancora con percorsi duri. Nella prima parte di stagione, complice anche il periodo della scuola, le gare in circuito daranno alcuni riferimenti, ma per quelle due rassegne dovremo inventarci nuovamente qualcosa. Quindi ci piacerebbe che gli organizzatori delle gare della seconda parte di stagione potessero tenere in considerazione questi aspetti tecnici e magari pensare a tracciati altimetricamente più impegnativi.

Giorgia Pellizotti, Guerciotti, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross, donne junior
Giorgia Pellizotti trionfa a Benidorm nella Coppa del Mondo di cross. Per Bastianelli ha talento per fare risultati anche su strada (foto UCI)
Giorgia Pellizotti, Guerciotti, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross, donne junior
Giorgia Pellizotti trionfa a Benidorm nella Coppa del Mondo di cross. Per Bastianelli ha talento per fare risultati anche su strada (foto UCI)
Vi aiuterebbe nelle convocazioni?

Per noi diventerebbero gare molto indicative per avere dei riscontri più attendibili. Non è una lamentela verso gli organizzatori che già fanno tantissimo, sia chiaro, quanto più un appello per poter aprire un dialogo per un’eventuale modifica dei loro percorsi. Un po’ come capita col campionato italiano quando l’organizzatore si consulta con il cittì di categoria. Sempre laddove sia possibile, perché piuttosto che perdere una gara per una strada che può stravolgere tutto, allora meglio lasciare come sono le cose.

Marta Bastianelli cosa vuole dire alle juniores?

Nulla di particolare a dire il vero. Qualche ragazza mi ha conosciuto un po’ nel finale della scorsa stagione dopo la gravidanza. Cercherò di essere a disposizione di tutte per una chiacchierata. Spero nella mia semplicità di dare buoni consigli alle ragazze, senza voler scavalcare il ruolo di nessuno. Io però sono convinta che faremo un buon lavoro.

Il cittì femminile Marco Velo e il presidente FCI Cordiano Dagnoni assieme alle juniores del mondiale Silo, De Laurentiis e Pegolo

Il bilancio positivo del cittì Velo, tra il Rwanda e l’Ardeche

10.10.2025
6 min
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Il battesimo era stato all’Avenir Femmes, ma i compiti più ardui e stimolanti da cittì sul campo Marco Velo li ha avuti nell’arco di quindici giorni tra mondiale ed europeo. Tre nazionali femminili – juniores, U23 ed elite – da seguire e gestire in modo differente per ottenerne il meglio.

Anche lui stesso era desideroso di mettersi alla prova nelle tre categorie in cui è entrato in punta di piedi pur avendole conosciute bene da tecnico delle crono. A parlarci del suo personale resoconto è lo stesso Velo, che ripercorre le due rassegne riconoscendo meriti delle proprie atlete e delle avversarie, prendendosi le proprie responsabilità e restando (giustamente) ottimista per il futuro.

Elite, U23 e juniores. Sia ai mondiali che all'europeo, il cittì Velo si è diviso tra le tre categorie in 15 giorni (foto instagram)
Elite, U23 e juniores. Sia ai mondiali che all’europeo, il cittì Velo si è diviso tra le tre categorie in 15 giorni (foto instagram)
Elite, U23 e juniores. Sia ai mondiali che all'europeo, il cittì Velo si è diviso tra le tre categorie in 15 giorni (foto instagram)
Elite, U23 e juniores. Sia ai mondiali che all’europeo, il cittì Velo si è diviso tra le tre categorie in 15 giorni (foto instagram)
Marco come giudichi complessivamente le due spedizioni?

Devo dire che per me il bilancio è più che positivo. Mettendo da parte un attimo il discorso sulle elite, sono molto contento delle prove e dei risultati forniti da juniores e U23. Con loro abbiamo svolto un ottimo lavoro di preparazione ed avvicinamento di due settimane a Livigno. Ad esempio con le juniores non arrivavano medaglie iridate dal 2017 (oro di Pirrone e bronzo di Paternoster a Bergen, ndr). Pegolo dopo l’argento mondiale, si è presa pure il bronzo europeo. Silo ha fatto quinta in Rwanda, ma oltre a loro due sono davvero felice per come sono andate le altre nelle rispettive manifestazioni. Sono state bravissime.

Molto buono anche il bilancio delle U23, giusto?

Sì, assolutamente. Mi sento di dire che con Ciabocco ci stava una medaglia al mondiale, dove ha corso da sola, e quella più importante all’europeo. In Francia Eleonora è stata sfortunata, ma ha fatto una gara pazzesca considerando il problema meccanico che l’ha fortemente rallentata. Ha dovuto cambiare bici, prendendo quella di scorta che aveva rapporti diversi. Il suo argento è arrivato grazie soprattutto a Venturelli che l’ha riportata nel gruppo di testa quando avevano due minuti di svantaggio. Ha vinto Blasi con un allungo, che al mondiale aveva superato Eleonora allo sprint per il bronzo.

Si festeggia l'oro europeo a crono di Venturelli, che è stata preziosa per conquistare l'argento di Ciabocco nelle U23 (foto instagram)
Si festeggia l’oro europeo a crono di Venturelli, che è stata preziosa per conquistare l’argento di Ciabocco nelle U23 (foto instagram)
Si festeggia l'oro europeo a crono di Venturelli, che è stata preziosa per conquistare l'argento di Ciabocco nelle U23 (foto instagram)
Si festeggia l’oro europeo a crono di Venturelli, che è stata preziosa per conquistare l’argento di Ciabocco nelle U23 (foto instagram)
Avendo già guidato le U23 all’Avenir Femmes, avevi qualche riferimento in più?

Intanto devo dire che tutte le altre ragazze in gara si sono comportate molto bene. Abbiamo avuto grandi soddisfazioni dall’Avenir Femmes in poi per ciò che abbiamo fatto grazie al team performance della nazionale. Anzi, abbiamo dovuto tenere a bada la voglia di fare delle ragazze. E c’è un aneddoto che rende bene l’idea.

Prego, spiegaci pure.

Eravamo a Livigno e quasi tutti i giorni le ragazze, sia juniores che U23, mi chiedevano perché non facevamo le salite lunghe lì attorno. Se lo chiedevano perché tutti dicevano che sia al mondiale che all’europeo c’era tanta salita. Io invece le facevo allenare su ripetute o strappi da 5/10 minuti. Ho spiegato loro che dovevamo simulare un modello di gara. I dislivelli erano dati da salite corte da fare più volte. Alla fine i risultati ci sono stati.

Quei risultati che non sono arrivati dalle elite. C’è molta delusione?

Sicuramente speravamo tutti che le cose andassero diversamente, anzi meglio. Ed anche perché ci si sofferma sempre sulle elite ad ogni manifestazione. Al mondiale ne è uscita una corsa sbagliata per tutte perché tutte le più forti o leader si sono annullate. Non perché è la nostra capitana, ma l’unica delle big che ha provato a fare qualcosa animando la gara è stata Elisa (Longo Borghini, ndr). Forse avendolo fatto a tre giri dalla fine, le altre hanno visto che era superiore e non hanno collaborato per rientrare sulla testa della corsa.

Velo e le juniores durante l'altura dove ha simulato il modello gara escludendo le lunghe salite (foto Alpen Resort Bivio Livigno)
Velo e le juniores durante l’altura dove ha simulato il modello gara escludendo le lunghe salite (foto Alpen Resort Bivio Livigno)
Velo e le juniores durante l'altura dove ha simulato il modello gara escludendo le lunghe salite (foto Alpen Resort Bivio Livigno)
Velo e le juniores durante l’altura dove ha simulato il modello gara escludendo le lunghe salite (foto Alpen Resort Bivio Livigno)
A parte Malcotti, ti aspettavi qualcosa di più dalle altre?

Barbara è andata molto forte, però purtroppo non è riuscita a rendere il mondiale migliore per noi. Non è una sua colpa, sia chiaro perché lei era davanti e sola, così come dietro Elisa era sola. Forse il resto della squadra ha voluto chiudere in massa quando c’era la prima fuga e molte si sono bruciate. Così facendo Elisa e Barbara sono rimaste sole troppo presto. Non sono scuse perché gli errori ci sono, però noi dobbiamo fidarci delle tattiche che facciamo la sera prima, sperando che certe cose vadano in un certo senso. Anche perché senza poter comunicare alle ragazze tutto si complica.

Senza contare le radioline, è stato difficile dare riferimenti alle ragazze al mondiale?

Oltre ad alcuni del nostro staff dislocati sul percorso, tenete conto che tra un box e l’altro c’erano sette chilometri. E’ stato difficile fornire indicazioni perché c’era molto caos e con le lavagnette non riuscivamo a farci capire o capire se le ragazze avevano visto. E poi in sette chilometri su un circuito del genere le cose potevano cambiare rapidamente. Dovevamo anche fare affidamento sulle iniziative delle nostre ragazze. Comunque non siamo stati gli unici ad avere questi problemi.

La soluzione sarebbe correre con le radioline come si fa tutto l’anno.

Ho già detto che non è una scusa perché è uguale per tutti. Dico solo che senza radio il cittì si sente inutile. Siamo l’unico sport in cui, in competizioni importanti di questo tipo, noi tecnici non possiamo comunicare con le atlete. Non abbiamo contatto né audio né visivo. Se paragoniamo l’allenatore di una squadra di calcio, pallavolo o basket al nostro ruolo, noi siamo molto penalizzati. E non penso che sia giusto. E’ una considerazione che faccio da sempre.

Sia mondiale che europeo non sono andati come si sperava. Velo non rimprovera nulla a Longo Borghini e ammette qualche errore generale
Sia mondiale che europeo non sono andati come si sperava. Velo non rimprovera nulla a Longo Borghini e ammette qualche errore generale
Sia mondiale che europeo non sono andati come si sperava. Velo non rimprovera nulla a Longo Borghini e ammette qualche errore generale
Sia mondiale che europeo non sono andati come si sperava. Velo non rimprovera nulla a Longo Borghini e ammette qualche errore generale
Dell’europeo invece cosa puoi dirci?

In Ardeche dobbiamo solo inchinarci all’Olanda. Loro hanno fatto una corsa perfetta e non possiamo dire nulla. Elisa ha fatto bene a rispondere a Vollering perché era lì a giocarsi la vittoria. E’ nella sua natura non tirarsi mai indietro. Però ho provato ad ipotizzare che forse non aveva le gambe o forse quando ha visto che le altre non si staccavano, si è un po’ demoralizzata per tenere duro. Non è stata una settimana semplice per lei, ma io a lei non posso davvero rimproverare nulla. Non sono queste due prove che cambiano il suo valore.

In generale mondiale ed europeo che indicazioni hanno dato al cittì Marco Velo?

Col senno di poi siamo tutti capaci di vincere le gare o gestirle meglio. Sappiamo che certe cose vanno così e bisogna saperle accettare. Quello che importa è che queste due manifestazioni mi hanno detto che abbiamo un ciclismo giovanile che sta crescendo molto bene. E’ pronto un ricambio generazionale che si può integrare perfettamente con molte delle attuali elite. Questo fa ben sperare per il futuro ed è un aspetto fondamentale.

Campionati del mondo, Kigali 2025, Elisa Longo Borghini, Ursk Zigart si scambiano la maglia nello stesso hotel

Sabato gli europei, Elisa prova a cancellare l’amarezza

28.09.2025
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KIGALI (Rwanda) – Di tutto e di niente. Dopo un brutto giorno come quello di Elisa Longo Borghini ai mondiali, sarebbe comprensibile se non avesse voglia di parlarne. La corsa è andata. La cena è finita da poco. E durante il brindisi per l’argento di Chantal Pegolo, lo sguardo di Elisa era mogio. Forse aveva sognato di essere lì anche lei, davanti a tutti, con una bottiglia da aprire e i ringraziamenti da fare. Un motivo per sorridere gliel’ha offerto Urska Zigart, cui la Longo ha proposto uno scambio di maglie.

«Mi piace il colore di quella slovena – dice mentre aspetta la signora Pogacar – non ce ne sono tante di questo colore, anzi direi che è unica nel gruppo».

Campionati del mondo, Kigali 2025, Elisa Longo Borghini, Ursk Zigart si scambiano la maglia nello stesso hotel
Scambio di maglia con reciproco autografo: la maglia di Urska Zigart sarà il solo souvenir di Elisa Longo Borghini dal Rwanda
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Scambio di maglia con reciproco autografo: la maglia di Urska Zigart sarà il solo souvenir di Elisa Longo Borghini dal Rwanda

L’obiettivo europeo

Quando Urska arriva, le due iniziano a parlare fitto, probabilmente della gara. La slovena è arrivata poco indietro rispetto all’azzurra, in quella corsa da mal di testa in cui a un certo punto è diventato difficile persino capire la composizione dei gruppi. Noi intanto ragioniamo fra colleghi: se la Longo era il capitano, perché a Malcotti non è stato chiesto di fermarsi e aspettarla? Hanno detto tutti che non si capisse nulla, Velo ha cercato di passare con l’ammiraglia. E’ un peccato: la trentina non aveva possibilità di risultato, aiutare Elisa avrebbe tenuto mezza porta aperta. Quando le due si salutano, il divano diventa il luogo giusto per mettere ordine nei pensieri o almeno provarci. Il mondiale è andato, gli europei bussano alla porta. 

«Il 29 settembre, domattina arrivo in Italia alle 5,50 – spiega Elisa – e il 2 ottobre parto in macchina per andare agli europei in Ardeche. Per me questa delusione diventa di sicuro una grande rabbia. Adesso mi ci vuole una bella dormita, domani farò una sgambata e poi mi passerà. Anche perché, in fin nei conti, è una corsa di bici. Una corsa importante, chiaro, su cui ho investito parecchio ed è sfumata così. Non sono mancate le gambe, non mi hanno staccato in cento. E’ stata una corsa strana, però bisogna guardare avanti perché indietro non si può tornare e ho davanti un altro grande obiettivo. Penso che l’europeo sarà una bella corsa. Le condizioni meteo saranno diverse, saranno quelle che piacciono a me. E sarà anche un’altra gara, perché sarà dura in maniera diversa».

Campionati del mondo, Kigali 2025, Elisa Longo Borghini, BArbara Malcotti con i media dopo l'arrivo
Longo Borghini e Malcotti hanno fatto corsa individuale nel finale: Elisa era il capitano, si poteva fare diversamente?
Campionati del mondo, Kigali 2025, Elisa Longo Borghini, BArbara Malcotti con i media dopo l'arrivo
Longo Borghini e Malcotti hanno fatto corsa individuale nel finale: Elisa era il capitano, si poteva fare diversamente?

Le lavagne di tedeschi e svizzeri

La hall dell’hotel ha quattro angoli, con divani e piccoli tavoli su cui già da qualche giorno i più giovani giocano a carte. Stasera ci sono da una parte gli under 23 con Finn mezzo disteso con le carte in mano. Accanto, su altri divani, le ragazze della squadra elite parlano con Chantal Pegolo, che hanno adottato. I discorsi arrivano ovattati, mentre Longo Borghini va avanti nel ragionamento.

«Mi sono adattata abbastanza in fretta al clima – dice Elisa – perché arrivavo dal Teide dove c’era un clima molto simile. Non riesco a dare nessun’altra spiegazione alla corsa di oggi, se non l’estremo tatticismo. Sappiamo tutti che si corre senza radio, ce ne siamo fatti una ragione ed è inutile lamentarsi. Però dico che oggi le radio sarebbero state molto importanti. Non si trattava nemmeno di preparare meglio o peggio la corsa a tavolino, perché onestamente è stata la gara più strana di tutta la mia carriera. Ancora più strana delle Olimpiadi di Tokyo 2021. Per capire la situazione, mi affidavo tanto alla lavagnetta della nazionale tedesca e a quella della Svizzera. Cercavo di leggere un po’ anche i riferimenti che davano alle olandesi, ma non mettevano i distacchi. E’ stata veramente una corsa senza logica, strana. Veramente in tutta la mia carriera non ho mai fatto una corsa così strana».

Campionati del mondo, Kigali 2025, Marco Velo commenta la corsa suito dopo l'arrivo
Velo ha tenuto a fare il debriefing con le azzurre, prima di dare la sua opinione sul mondiale
Campionati del mondo, Kigali 2025, Marco Velo commenta la corsa suito dopo l'arrivo
Velo ha tenuto a fare il debriefing con le azzurre, prima di dare la sua opinione sul mondiale

L’umiltà di Velo

Con la maglia verde di Urska Zigart nelle mani, il ragionamento inizia a virare verso gli europei di sabato prossimo. La squadra sarà praticamente simile a quella di Kigali. Velo ne aveva parlato prima delle convocazioni: su due percorsi così simili, la possibilità di scelta è limitata, per cui ad alcune delle ragazze di qui sarà richiesto il doppio impegno.

«Marco deve ancora darci la conferma – conferma Elisa – ma la squadra per l’Ardeche sarà molto simile. Tranne un paio, saremo le stesse. Con il nuovo cittì mi sto trovando bene. C’è sempre un buon dialogo, un costante scambio di opinioni, con messaggi e anche telefonare. Mi è piaciuto molto il fatto che dopo la corsa ci siamo seduti, ci siamo messi a discutere tutti insieme su cosa è andato bene e cosa è andato male. E’ una cosa che normalmente succede nella squadra di club, mentre nelle nazionali non è all’ordine del giorno. E sono anche contenta che oggi nel briefing ci abbia detto che ha bisogno di noi, perché questo per lui è un mondo un po’ nuovo, dato che arriva dalle cronometro. Ha detto che è bello poterci parlare e avere la nostra opinione, perché deve imparare tanto. Non è una cosa scontata da un commissario tecnico e questa cosa gli fa onore».

Si guarda intorno. Voglia di giocare a carte o stare in compagnia ne ha poca. Si alza, si scusa, ma ha sonno e vuole andare a dormire. Jacopo Mosca, suo marito, ha provato a tirarla su, ma da corridore e conoscendola, si è limitato a dirle che può capitare e ad offrirle un obiettivo. Sabato si corre, per fortuna non c’è tanto da aspettare. Non resta che tornare a casa per ricaricare le batterie, poi guidare fino in Francia.

Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite, Magdeleine Vallieres, Niamh FIsher Black

Longo Borghini severa (forse troppo): «Ho rovinato tutto io»

27.09.2025
7 min
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KIGALI (Rwanda) – «Penso che dovrò andare in camera a riflettere su quello che ho combinato oggi, perché forse è stata la peggior gara della mia vita». Elisa Longo Borghini non cerca scusanti né alibi. Il mondiale si è concluso da neanche dieci minuti e non è facile avere la lucidità per raccontare l’insuccesso nella gara che sembrava disegnata per la vittoria. Il quindicesimo posto e il distacco di quasi due minuti fanno pensare che a un certo punto là dietro abbiano rinunciato a giocarsela. Veder passare Longo e Ferrand Prevot appaiate, il Giro e il Tour accomunati nella sconfitta, fa capire che le più attese non sono mai state della partita.

«Sono rimasta impigliata nel gioco degli scatti sciocchi – prosegue la piemontese, ora attesa dagli europei – di quelle che sulla carta dovevano essere chiamate le big rider, che oggi secondo me hanno fatto una brutta figura. E purtroppo io sono tra queste. Siamo rimaste lì a guardarci, mentre chi ha fatto una mossa coraggiosa ha ottenuto un ottimo risultato. Secondo me Vallieres merita di essere la campionessa del mondo (la canadese nella foto di apertura, ndr). Perché ci ha creduto, si è mossa al momento giusto e ha vinto di gambe perché alla fine è andata così».

Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite, Elisa Longo orghini, PAuline Ferrand Prevot
Longo Borghini e Ferrand Prevot, il Giro e il Tour, sconsolate e appaiate sul traguardo
Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite, Elisa Longo orghini, PAuline Ferrand Prevot
Longo Borghini e Ferrand Prevot, il Giro e il Tour, sconsolate e appaiate sul traguardo

Malcotti e la lavagna

A un certo punto anche davanti ai monitor si è smesso capirci qualcosa. Le sovraimpressioni della diretta davano distacchi che cambiavano repentinamente e con scarti poco convincenti. Più grave, tuttavia, è che anche le ragazze in corsa non avessero la minima idea di come la corsa si stesse sviluppando. Passi l’assenza delle radio, tema dibattuto al mondiale e sempre da chi lo perde. Ma proprio a causa di questa assenza, chi deve aggiornare i corridori deve saperlo fare.

«Forse con le radio sarebbe uscita una gara diversa – riflette Barbara Malcotti, miglior italiana del Tour e oggi a lungo in fuga – anche perché io non avevo idea della situazione di corsa. Anche con la tabella dei distacchi non si capiva letteralmente nulla. Quando Marlene (Reusser, ndr) è rientrata su di me, non capivamo chi fosse a 30 secondi e chi a 1’45”. Non si capiva letteralmente nulla. In più, questo era un percorso che creava caos già in partenza e senza radio è stato ancor peggio. Il piano era che io avrei dovuto tirare dall’inizio e cercare di seguire gli attacchi, quindi penso di aver fatto una delle migliori gare della mia carriera. Ma è stato letteralmente un caos.

«Anche la fuga non è stata nemmeno un vero tentativo di fuga. Ci siamo solo trovate tutte lì e dietro si sono guardate. Si sono studiate tutto il giorno, penso che le migliori oggi abbiano voluto perdere la corsa. Anche quando mi hanno ripreso, mi sono solo messa davanti svolgendo il mio ruolo e ho provato ad avvicinarmi il più possibile alle atlete in fuga. Poi a un certo punto mi sono voltata e ho visto che alla mia ruota non c’era più nessuno. Evidentemente a nessuno interessava più giocarsi il piazzamento».

Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite, Barbara Malcotti in azione in salita
Dopo essere stata migliore italiana al Tour, Malcotti ha corso un ottimo mondiale
Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite, Barbara Malcotti in azione in salita
Dopo essere stata migliore italiana al Tour, Malcotti ha corso un ottimo mondiale

Longo Borghini, parole dure

Longo Borghini non si è mai nascosta e ascoltandola ci rendiamo conto che non inizierà a farlo proprio adesso. Un atteggiamento che le fa onore, ma fa passare sotto silenzio il fatto che nel gruppetto con le olandesi e le francesi, lei fosse l’unica italiana.

«Non darò mai la colpa alle mie compagne – dice – perché si sono sacrificate per me al 100 per cento. Oggi Barbara (Malcotti, ndr) ha fatto qualcosa di incredibile, è andata fortissimo. Tutte le altre ragazze mi hanno sempre tenuto davanti e devo dire grazie a loro perché ci hanno creduto. Sono stata soltanto io oggi quella che ha rovinato tutto. Quindi la responsabilità è sulle mie spalle: quando ce l’hai, la devi prendere sia nel bene che nel male. E oggi devo farmi un bell’esame di coscienza perché ho corso veramente come un’esordiente. Le mie gambe stavano molto bene, mi sono sentita bene e semplicemente sono rimasta impigliata a guardarmi con le altre, ma veramente in maniera molto sciocca. Stavo bene, se avessi avuto anche il cervello, avrei vinto il mondiale. Però non l’ho vinto, per cui non posso neanche dire di aver avuto le gambe migliori».

Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite, riunione azzurre, Marco Velo
Ieri sera, subito prima del brindisi per Finn, Marco Velo ha fatto la riunione con le azzurre

Velo non si sbilancia

L’assunzione di responsabilità è un bel gesto, ma in apparenza non convince del tutto Velo. Per il suo primo mondiale elite dall’ammiraglia, il bresciano si aspettava certo qualcosa di più ed è comprensibile la sua frustrazione nel non poter intervenire nelle situazioni di corsa.

«Bisogna cambiare qualcosa – dice il tecnico azzurro – ci devono dare la possibilità di usare le radio perché ti senti totalmente impotente. Avendole, poteva sicuramente cambiare molto. Abbiamo provato a chiedere alla giuria di passare per fermare la Malcotti quando Elisa era indietro di 40 secondi, ma ci hanno detto di no. Li capisco perché i regolamenti li conosco, sono un direttore di corsa. Ma a volte magari bisogna chiudere un occhio capendo il fatto che non c’è proprio possibilità di parlare con le ragazze. Sinceramente non pensavo che le big si sarebbero ostacolate a quel modo. Nessuna ha voluto controllare la corsa, gli unici siamo stati noi. Per il resto, preferirei non entrare nei casi personali. I debriefing si fanno a battiti bassi e non a battiti alti, perché con il nervosismo puoi dire delle cose che magari non pensi. Quindi stasera prima di cena faremo una riunione per capire».

Nel dopo corsa, Longo Borghini si è assunta tutte le responsabilità dell’insuccesso
Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite, Elisa Longo Borghini, intrerviste dopo la corsa
Nel dopo corsa, Longo Borghini si è assunta tutte le responsabilità dell’insuccesso

La melina degli sconfitti

Elisa raggiunge il box dell’Italia e allarga le braccia. Oltre a prendersela con se stessa, se la prenderebbe con qualche collega che – si intuisce – a forza di bluffare s’è tagliata le gambe da sé. Scherza sul peso della bici che sarebbe risultata più pesante di quanto credesse. E nel suo annunciare che tornerà in hotel pedalando, in modo da sbollire la delusione, c’è tutto il non detto di questa giornata di brutto ciclismo azzurro.

«Si sbaglia e si continuerà a sbagliare – dice prima di andare via – perché siamo umani e si sbaglierà sempre. Credo che sia anche giusto ammettere i propri errori senza nascondersi dietro un dito. Oggi ho fatto una gara schifosa. Finché alla fine mi sono resa conto che non c’era più niente da fare. Se chiedi a qualche altro corridore di attaccare insieme e ti risponde di no, che deve aspettare questa o quella che sta ancora bene… Vabbè, okay, allora ci vediamo all’arrivo. Il livello è stato molto alto e col fatto di non riuscire a staccarci, è iniziata la classica melina di aspettare che a tirare fosse l’altra. Alla fine Vollering sosteneva di essere morta. Chi sembrava averne di più poteva essere Ferrand Prevot, ma non riusciva a fare la differenza. Niewiadoma neanche. E’ stato un percorso esigente, una corsa dura, ma abbiamo sbagliato tutte a leggerla. E così le seconde linee, che sono forti, hanno preso vantaggio e sono andate all’arrivo».

Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite,  Magdeleine Valliers taglia il traguardo a braccia alzate
Incredula e felice fino alle lacrime, Magdeleine Valliers diventa campionessa del mondo a 24 anni
Campionati del mondo Kigali 2025, prova su strada donne elite,  Magdeleine Valliers taglia il traguardo a braccia alzate
Incredula e felice fino alle lacrime, Magdeleine Valliers diventa campionessa del mondo a 24 anni

Una carriera che sboccia?

Magdeleine Vallieres, canadese di 24 anni, è la nuova campionessa del mondo donne elite. Corre con la Ef Education-Oatly, contratto fino al 2027. Il campionato del mondo è la sola vittoria di una stagione in cui il miglior risultato è stato il sesto posto al campionato nazionale. La sua unica vittoria da elite risale al 2024, il Trofeo Palma. Come ha detto Elisa Longo Borghini, ha vinto bene e ha vinto di gambe. Nei prossimi giorni vi racconteremo la sua storia. Per ora annotiamo che nell’anomalia di questa giornata di punte spuntate, la canadese ha pescato il jolly della vita. Le auguriamo di cuore che si trasformi nella nota d’inizio di una grande carriera.

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova su strada donne junior, Chantal Pegolo, Giad Silo, abbraccio dopo l'arrivo

Ostiz implacabile, Pegolo argento: le “azzurrine” ci sono

27.09.2025
6 min
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KIGALI (Rwanda) – Le azzurrine si sono fatte spazio a spallate tra la vittoria di Finn e la partenza delle elite. Chantal Pegolo ha vinto l’argento, Giada Silo è arrivata quinta. Quando si sono ritrovate in due nel gruppetto di cinque, la fatica ha presentato il conto e l’azione dell’una per l’altra non è stata incisiva come si poteva sperare. Così quando la spagnola Ostiz, che ricorda la prima Bronzini, ha lanciato il suo sprint da una velocità non troppo alta, il cambio di ritmo è stato micidiale. Pegolo ha attinto alle sue doti da pistard e ha accelerato da seduta, mentre l’altra ha attaccato in piedi e con un rapporto più duro.

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova su strada donne junior, Elena De Laurentiis
Si va alla partenza: Elena De Laurentiis affida il badge a Saul Barzaghi, fisio della nazionale
Campionati del mondo, Kigali 2025, prova su strada donne junior, Elena De Laurentiis
Si va alla partenza: Elena De Laurentiis affida il badge a Saul Barzaghi, fisio della nazionale

Senza riferimenti al mondo

Sarebbe stata una corsa senza grandi certezze. Le nostre non hanno grande esperienza internazionale, al punto che per correre al Tour du Gevaudan Occitanie di Nations Cup, Giada Silo si è infilata in una mista con l’olandese Flying Freelancers. Lo stesso cittì Velo prima della partenza non sapeva come collocarle nel panorama del mondiale. Ma le corse non seguono sempre copioni prevedibili. E anche se alla fine ha vinto la più forte di tutta la stagione, l’andamento tattico della prova in linea delle donne junior ha permesso alle ragazze di arrivare all’attacco del muro finale di Kimihurura con un gruppo ancora numeroso.

«Marco Velo ci aveva detto che dovevamo aiutarci – spiega Pegolo – perché l’Italia è una squadra, anzi è una famiglia. Con Giada (Silo, ndr) ci siamo parlate. Mi ha detto che poteva provare a fare la differenza nel pavé, quando si scollinava. Ma c’è stato controllo e così intorno agli ultimi 500 metri, dato che ho più sprint di lei, si è messa davanti a tirare e per questo la voglio ringraziare. Solo che la Ostiz ne aveva molta di più. Quando è partita negli ultimi metri di salita, ho visto indietreggiare la svizzera. Ho guardato in basso, perché non riuscivo più a spingere. Mi sono seduta, avevo l’acido lattico nelle gambe. Però mi sono costretta a ripartire, dovevo arrivare perché mancavano 10 secondi di sforzo. Ho tenuto duro, poi ho alzato lo sguardo e ho visto l’arrivo a due metri».

Implacabile Ostiz 

Paula Ostiz è del 2007 e da quest’anno e per i prossimi tre correrà con il Team Movistar. Nel 2025 ha vinto otto corse, fra cui il Giro delle Fiandre. Nella crono pochi giorni fa è arrivata seconda dietro Megan Arens. Su questi arrivi non perdona e lo sapevano bene le altre ragazze, che forse nel finale hanno rinunciato a fare qualsiasi forma di forcing, per non servirle la volata più facile. La sua vittoria ha una storia profonda e risale al secondo posto del 2024 a Zurigo, quando Cat Ferguson riuscì a batterla nella volata a tre.

«E’ un sogno che si avvera – ha detto la spagnola – non riesco a trovare le parole. La mia famiglia mi sta guardando, anche la mia squadra e il mio Paese e devo ringraziarli tutti. Dopo aver visto tutte le altre gare, sapevo che dovevo risparmiarmi fino alla fine. Ho avuto un po’ di crampi, ma alla fine è andata bene e non riesco ancora a crederci».

Alle sue spalle e a quelle di Chantal Pegolo, si è piazzata la svizzera Anja Grossman, che dopo l’arrivo è scoppiata in lacrime, dedicando la sua medaglia a Muriel Furrer, la ragazza scomparsa lo scorso anno durante la gara delle donne junior. Il momento è stato davvero toccante, anche grazie alle sue parole uscite a fatica.

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova su strada donne junior, Giada Silo
Giada Silo è caduta, ha speso tanto per rientrare e si è fatta trovare nel finale accanto a Pegolo
Campionati del mondo, Kigali 2025, prova su strada donne junior, Giada Silo
Giada Silo è caduta, ha speso tanto per rientrare e si è fatta trovare nel finale accanto a Pegolo

Chantal arriva da Pasiano di Pordenone, tra il Veneto e il Friuli. Racconta di essersi appassionata al ciclismo quando era bambina, per il desiderio di alzare le braccia come Manlio Moro. Ora frequenta il liceo scientifico sportivo online, ha in programma di iscriversi a Scienze Motorie a Ferrara e dal 2027 sarà con la Lidl-Trek, avendo già firmato il contratto. Mentre lei sbriga tutte le formalità, dalle premiazioni all’antidoping passando per la conferenza stampa, al box azzurro Giada Silo ed Elena De Laurentiis si sono cambiate sotto il portellone aperto del furgone. Ha iniziato a piovere e sotto il gazebo bianco c’erano le elite per cambiarsi.

Il lavoro di Giada Silo

Silo ha il fianco sinistro tutto grattato, per la caduta del primo giro che davvero non ci voleva. Il dottor Corsetti le versa acqua sulle ferite e poi l’aiuta a infilare il giubbino, dandole indicazioni su cosa fare una volta arrivata in hotel. Le due azzurre torneranno in bici, accompagnate da Mattio, Gualdi e Borgo, che dopo aver vinto l’oro con Finn, sono venuti alla partenza per fare una sgambata in tuta e scarpe da ginnastica.

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova su strada donne junior, podio con Paula Ostiz, Chantal Pegolo e Anja Grossmann
Paula Ostiz, classe 2007, nel 2025 ha vinto 8 corse fra cui il Fiandre. Sul podio anche la svizzera Grossman
Paula Ostiz, classe 2007, nel 2025 ha vinto 8 corse fra cui il Fiandre. Sul podio anche la svizzera Grossman

«Mi sono trovata per terra al primo giro – dice Giada Silo – quindi mi sono agitata e sono ripartita subito a tutta, sprecando un po’ di energia per rientrare. Potevo prenderla con più calma, ma è andata così. Alla fine siamo arrivati in volata, che non è molto il pane per i miei denti. Speravo in una corsa più dura. Ai 400 metri, mi sono messa davanti a Chantal e ho tirato per lei, almeno per quanto ne avevo. Questi mondiali sono stati un’esperienza indimenticabile, perché è tutto diverso da casa. Siamo stati qua una settimana, abbiamo potuto adattarci e uscire tutti i giorni in bici. Abbiamo visto nuovi territori, è un’esperienza di vita che mi porto a casa assieme al quinto posto di oggi, che è un buon risultato».

Con Chantal Pegolo è arrivata la terza medaglia azzurra, dopo quella di Venturelli e quella di Finn. Le donne elite sono già in gara, poi domani toccherà ai professionisti. Ieri sera le grandi hanno riempito di consigli le sorelline che avrebbero corso prima di loro e qualcosa di giusto devono avergli detto se sono state capaci di cavarsela così bene contro le più forti del mondo. Il concetto di famiglia su cui i tecnici azzurri insistono da sempre non manca di dare buoni frutti.

Campionati del mondo Kigali 2025, strada donne U23, Eleonora Ciabocco

Ciabocco, la rabbia è giusta: questo quarto posto ci va stretto

25.09.2025
4 min
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KIGALI (Rwanda) – Eleonora Ciabocco arriva nella zona mista e non toglie gli occhiali. Ha pianto e avrebbe voglia di farlo ancora. Non come si piange quando hai perso un giocattolo, ma per la rabbia di aver visto sfumare una medaglia che era alla sua portata. Da sola contro le altre. Messa in mezzo dalle due francesi. Eppure fredda al punto di aspettare e giocarsi la medaglia nel finale. La frase più bella la dirà quando avrà raggiunto Marco Velo sotto al box vuoto dell’Italia.

«Pensavo di aver vinto la volata – ha detto la marchigiana, grande protagonista al Tour de l’Avenir – un metro dopo l’altro e invece l’ho vista spuntare. Sarei una bugiarda se dicessi che non mi girano le scatole. Se non mi muovevo io, il podio era bello che andato. Invece mi sono mossa, ho rischiato ed è andata male. Cavoli se mi girano le scatole…».

Non sono le scatole, ma non sta bene scrivere sempre tutto. Soprattutto a capo di una corsa che ha visto la sola azzurra in gara scaltra e protagonista. E’ anche riuscita a rientrare dopo un passaggio a vuoto e ha fatto quello che si era detta con Marco Velo prima della partenza: «Oggi per fare bene, bisogna rischiare. Oppure ce la giochiamo in volata».

Bunel nel mirino

Parla Eleonora e racconta. L’avevamo intercettata al mattino, piena di ottimismo e voglia di menare le mani. Per andare a scaldarsi, era uscita dall’area recintata e un militare non voleva farla rientrare. Nonostante avesse il numero e il chip sulla bici, non aveva preso il pass. Glielo ha dovuto mandare Velo con whatsapp, altrimenti la corsa sarebbe partita e lei sarebbe ancora là cercando di spiegare il suo diritto di passare.

«Ho pianto perché mi dispiace – spiega l’atleta del Team PicNic PostNL – perché si stava mettendo nel modo giusto. All’inizio non mi sentivo benissimo, poi quando la gara è diventata più dura, ho iniziato a stare meglio. Ho visto la Ferguson saltare abbastanza presto, nonostante pensassi che fosse imbattibile. Penso che un podio me lo sarei meritato. Negli ultimi metri sono andata a tutta, sapevo che era un rischio, ma l’ho voluto prendere perché ho visto il podio vicino. Se ci avessi pensato, non avremmo ripreso la Bunel. Ci siamo riuscite solo alla fine. Mi rompe perché ogni volta sembra che la ruota giri solo per le altre e non per me. Tutti dicono che ci saranno altre occasioni, ma a me questa cosa inizia a dare sui nervi».

Il quarto posto brucia

Uno scricciolo di nervi e muscoli, con lo stesso accento di quel Pellizzari che alla fine ha dovuto fare forfait, sostituito però da Garofoli da cui lo divide il confine provinciale: uno di Macerata, l’altro di Ancona. La presenza di una donna U23 al mondiale suona come uno sforzo economico della Federazione e insieme (forse) come una beffa. Magari nessuna sarebbe arrivata in finale con Ciabocco, ma ne siamo sicuri?

«Se sai correre – dice – riesci a muoverti anche da sola. Anzi, proprio per questo, quando c’erano degli attacchi, dicevo che non potevo tirare un metro. Ieri ho chiesto a tutte le elite quello che avrei potuto fare e come. Però mi dispiace, perché prima ho fatto un grande sforzo per rientrare quando avevo perso qualche metro sullo strappo. E poi perdere così è proprio brutto. Perché ho fatto la volata da seduta e Paula Blasi in piedi? Non è che non avessi le gambe. Lei mi è rimasta a ruota e io invece sono andata semplicemente a tutta. Lei ha fatto bene, ma nessuno ha voluto muoversi. E mi sono detta: meglio che proviamo a prendere la Bunel, piuttosto che non fare nulla. Sono andata benissimo, non posso lamentarmi, ho fatto una bella stagione. Però penso che il quarto posto sia il peggior piazzamento che uno possa fare».

Sembrerà una frase fatta, ma la sostanza è tanta e la grande occasione arriverà. Ciabocco si asciuga, infila una maglietta pulita e all’albergo ci torna in bicicletta. Avrà tutto il tempo di rivedere la volata e sbollire la rabbia e la delusione. Nonostante qualcuno dica che gli italiani perdono le corse ma non il sorriso, oggi abbiamo visto un’atleta nata per lasciare il segno. La ruota gira ed è bello che lei per prima sia stufa di sentirselo dire.

Rwanda Kigali 2025, crono mondiale, Remco evenepoel

Kigali, un sorpasso storico. Remco distrugge Pogacar a crono

21.09.2025
6 min
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Incredibile. Impensabile. Impronosticabile. Storico. E chi lo avrebbe mai detto che Tadej Pogacar venisse ripreso e staccato in una cronometro? Perché questo è quel che ha fatto Remco Evenepoel. Qualcosa che va oltre il miglior copione fantasy. E questo finisce quasi per mettere in secondo piano la notizia che il belga ha conquistato il suo terzo titolo iridato a cronometro.

Uno shock per il ciclismo, una goduria enorme per Remco. Uno smacco per Tadej. La giornata delle crono élite termina dunque con questo scossone. Qualcosa di così clamoroso che la memoria torna indietro alla crisi di Merckx sulle Tre Cime di Lavaredo nel 1968. A Indurain staccato da Pantani sul Mortirolo nel 1994. Cose che appunto avvengono ogni 30 anni. Chissà, forse questo momento sarà ricordato come il “sorpasso di Kigali”.

In mattinata era stata la svizzera Marlene Reusser a vincere il titolo. Un trionfo che per l’elvetica significa tanto, visto che spesso era stata favorita e poi aveva fatto cilecca.

Ecco l’immagine, storica e impensabile, che sta girando sui social. Il sorpasso di Remco ai danni di Pogacar quando mancavano 2 km all’arrivo
Ecco l’immagine, storica e impensabile, che sta girando sui social. Il sorpasso di Remco ai danni di Pogacar quando mancavano 2 km all’arrivo

Velo: senza parole

E dire che Pogacar è partito con grande determinazione. E’ uscito dallo stadio con un paio di curve tirate al limite, mentre Remco è stato ben più guardingo. Ma al primo intermedio, dopo 8,3 chilometri, di fatto la crono di Kigali era finita: 45″ di ritardo per lo sloveno dal belga. Crono finita sì, ma da qui a immaginare il sorpasso. Marco Velo, oggi tecnico della nazionale donne, ma fino al 2024 cittì delle crono azzurre, commenta così.

«Sinceramente – attacca Velo – pensavo che Remco stesse bene e che si potesse giocare la vittoria. E farlo anche con 20”-30” su Pogacar non sarebbe stato poco, ma così…», Velo fa silenzio per qualche istante. «Così non ho parole. Quello che ha fatto Evenepoel è qualcosa di fenomenale. Eccezionale sarebbe riduttivo.

«Pogacar – continua Velo – magari oggi non era al top. Non era quello d’inizio Tour de France. Anche in Canada è andato forte, però dopo lo scatto si sedeva, non continuava l’azione col rapporto. E certo che adesso le cose cambiano anche in vista di domenica».

Una prestazione che spariglia gli equilibri attesi per la prova in linea. Ma di questo ne parleremo più avanti. «Ora Pogacar e il suo staff analizzeranno la prova. Magari non ha avuto sin da subito le sensazioni migliori e ha deciso di non spingere a tutta, ma queste cose le sa solo lui».

Percorso complicato

Velo ha seguito dalla macchina prima Soraya Paladin, poi Matteo Sobrero e ribadisce la durezza del tracciato e la difficoltà anche tecnica nell’interpretarlo. Era un percorso da cronoman, quindi da specialisti, ma serviva tanta gamba.

«Anche nella scelta tecnica – riprende Velo – non era facile. Bisognava sia gestirsi che spingere forte. Dopo il primo intermedio, come tanti qui, anch’io ho pensato che Remco fosse partito troppo forte e invece… Era tosta perché bisognava spingere duro e recuperare nel breve tempo delle discese, le quali erano sì veloci ma richiedevano di pedalare. Era importante anche la scelta giusta dei rapporti».

E qui Velo fa un’analisi totale, specie quando gli facciamo notare che tra i primi cinque ci sono due Soudal-Quick Step e tre UAE Team Emirates. Vedere Van Wilder sul podio la dice lunga sull’interpretazione tecnico-tattica della crono. Per carità è bravo, ma chi se lo aspettava così in alto? Di contro gli uomini UAE, sempre schiacciassassi contro il tempo, sono apparsi “duri” nella cadenza.

«In UAE tutti fanno sempre a tutta le crono -dice Velo – e non stupisce vederli così avanti. Per quanto riguarda la scelta dei rapporti, ho notato che in tanti, anche tra le donne, avevano la monocorona, ma a mio avviso non era questo il percorso per usarla. Okay che nel finale c’era lo strappo in pavé, ma si cambiava prima dello sconnesso e poi con salti così ampi degli ingranaggi posteriori era facile piantarsi (o non trovare il rapporto, ndr). Un conto è fare le prove quando sei fresco e un conto arrivare sotto al muro dopo 40 o 50 chilometri. Io, da ex cronoman, non avrei mai montato una monocorona su un percorso simile».

I due azzurri impegnati oggi. Cattaneo (a sinistra) ha chiuso 15° e Sobrero 13°
I due azzurri impegnati oggi. Cattaneo (a sinistra) ha chiuso 15° e Sobrero 13°

Casa Italia

A Kigali, dice Velo, si sta bene: 26 gradi, umidità giusta e, aggiungiamo noi, anche una buona cornice di pubblico. Mentre Remco si gode il suo titolo e forse ancora più la sua prestazione, che sa di rivincita dopo Peyragudes quando a sorpassarlo fu Jonas Vingegaard, c’è spazio per un pensiero anche sui nostri.

«Alla fine i ragazzi e le ragazze – spiega Velo – hanno fatto la crono che ci si aspettava. Sì, forse dagli uomini ci si attendeva una top 10 ma siamo lì. Non possiamo dire che stiano male. E lo stesso vale per le ragazze. Paladin rientrava dopo la frattura della clavicola e non le si poteva chiedere troppo di più. Il suo sforzo è stato funzionale soprattutto in vista della staffetta mista e per la prova di domenica in supporto a Elisa Longo Borghini. Monica Trinca Colonel invece è partita un po’ in sordina, poi ha detto di stare meglio. Bisogna considerare che le nostre non sono poi così abituate a crono di tale livello e lunghezza. Sono esperienze che servono».

I dubbi di Tadej

A Kigali suona l’inno belga, ma a rimbombare è il sorpasso subito da Pogacar. Una batosta simile cambia tutto e inevitabilmente il pensiero scivola alla prova in linea.

«Pogacar è un fuoriclasse e magari questa batosta l’ha già superata – dice Velo – ma è indubbio che sia un po’ destabilizzante. E lo è perché non è stato battuto da uno specialista che non c’entra niente con la corsa in linea, ma da uno dei rivali più accreditati che adesso diventa ancora più favorito. Uno che fa una crono del genere non sta bene: sta a mille, e su queste salite un Pogacar così non lo stacca. Poi magari domenica mi smentirà… ma la sensazione è questa. Diciamo che Tadej una bottarella l’ha presa. Ma una cosa è certa, non dovranno lasciargli neanche 30″, altrimenti si rischia un Australia bis con Remco che scappa e vince il titolo».

Non si può dire che Pogacar ricorderà al meglio il giorno del suo ventisettesimo compleanno. Però è anche vero che l’ultima volta che ha preso una batosta, seppur molto più piccola come al Delfinato di questa estate, poi si è vendicato con ferocia inaudita. Insomma, guai a stuzzicare la belva ferita. Ma questo lo scopriremo strada facendo. Per il momento, onore assoluto al mostruoso Remco Evenepoel.