In questo ultimo Tour de France abbiamo assistito a molte cose inedite. Solo per citarne alcune: l’Alpe d’Huez due giorni di fila, Del Toro che porta il Messico sul podio, Seixas il più giovane di sempre nella top 5, Pogacar il più giovane a raggiungere quota cinque Tour.
Ma abbiamo anche visto, per la prima volta, l’intera squadra della maglia gialla correre l’ultima tappa con una bicicletta verniciata per l’occasione. Un onore che era sempre stato tributato solo al vincitore, quest’anno è diventato un orgoglio da condividere con tutti i compagni. Com’è giusto che sia, probabilmente.


Le Colnago 1Rs in livrea speciale, montate da Alberto Chiesa
Le foto delle Colnago 1Rs in edizione speciale gialla (più quella bianca dedicata a Del Toro) hanno fatto il giro del mondo, ancora prima che scendessero in strada a Parigi. Oltre alla colorazione in omaggio alla maglia più ambita del ciclismo mondiale, il telaio racchiudeva anche molte altre chicche. Sul tubo orizzontale comparivano i nomi di tutti i corridori della squadra. Sui foderi posteriori era riportato il profilo altimetrico completo della Grande Boucle, da Barcellona a Parigi. Ogni bici era poi personalizzata con il nome del proprio atleta e la bandiera della sua nazionalità.
C’era poi un altro dettaglio, forse il principale, ma celato in modo molto elegante. Ruotando il manubrio, nella zona dello sterzo compariva una mano aperta con le date dei cinque Tour vinti, dal 2020 fino a questo del 2026. A montarle una ad una a Magnago, nel quartier generale della UAE Emirates, è stato Alberto Chiesa, il capo meccanico della formazione di Pogacar. Quindi l’abbiamo contattato, per farci raccontare qualcosa di più di questa assoluta novità nella storia delle celebrazioni del Tour de France.


Alberto, confermi che si tratta davvero di una novità assoluta?
Sì, è stata la prima volta che tutta la squadra ha corso con la bici gialla. In passato era capitato di vedere una bici speciale, come quella bianca di Del Toro, ma mai che tutti i corridori avessero lo stesso allestimento celebrativo. Abbiamo pensato che cinque Tour meritassero un festeggiamento speciale.
Era un’idea che avevate già prima dell’inizio del Tour oppure è nata strada facendo?
E’ venuta durante il Tour, man mano che si andava avanti e la vittoria finale diventava più concreta. Ci ha messo del suo anche Pogacar, che ci tiene molto al fatto che tutti i compagni abbiano a disposizione gli stessi materiali.
Di chi è stata l’idea?
E’ stata un po’ un’idea di tutta la squadra, ne abbiamo parlato con Colnago e loro sono stati subito d’accordo. Poi hanno coinvolto me nella realizzazione e abbiamo lavorato su tutti i dettagli grafici, comprese le decalcomanie delle ruote. Tadej normalmente utilizza quelle dedicate alla maglia iridata, mentre per questa occasione abbiamo realizzato una grafica speciale con il richiamo alla Slovenia.


Abbiamo visto tutti i dettagli particolari sul telaio realizzati per l’occasione. C’è qualche altro dettaglio che è sfuggito agli occhi dei più?
Già sulle bici da cronometro avevamo montato per tutti i movimenti centrali dorati e i perni passanti dorati. Io già immaginavo di fare qualcosa di speciale per l’ultima tappa quindi ho pensato di riprenderli anche nelle bici per Parigi. Sono dettagli, che però poi fanno la differenza.
Quanto tempo vi è servito per prepararle?
I telai ci sono arrivati mercoledì. Giovedì e venerdì li ho montati e sabato sono partito per Parigi. In pratica il lavoro di montaggio è durato circa un giorno e mezzo, se togli la mezza giornata in cui abbiamo fatto le foto.
Per il resto erano montate normalmente?
Sì abbiamo seguito la nostra procedura standard di assemblaggio. Stesso equipaggiamento utilizzato normalmente, con la guarnitura 55-38, e qualcuno con la monocorona. Le ruote erano le Enve SES 6.7 Pro con i tubeless da 30 millimetri. E ovviamente con le misure personalizzate di ogni corridore.


Quando le avete consegnate ai corridori?
Direttamente domenica mattina in hotel, poco prima della partenza. A parte Tadej, i corridori non sapevano nulla fino a un paio di minuti prima.
Quindi Tadej era l’unico informato?
Sì, lui era stato coinvolto perché l’idea era proprio quella di fare una sorpresa ai suoi compagni di squadra. Voleva che fosse chiaro il messaggio che quella vittoria non era soltanto sua, ma di tutto il team.
Come hanno reagito quando hanno visto le biciclette?
Direi che tutti molto contenti. E’ stato un momento molto bello e credo che gesti come questo contribuiscano a rafforzare lo spirito di una squadra. Anche così si costruisce un gruppo vincente.