BH svela la sua gamma di biciclette GravelX, pensate e progettate per i lunghi viaggi e per il divertimento offroad. La prima parola d’ordine per la serie GravelX è versatilità. La seconda invece è divertimento. Queste bici sono ideali per soddisfare tutte le esigenze. Comode compagne di viaggio, ma anche aggressive e scattanti quando il terreno si fa difficile.
La GravelX è adatta per affrontare anche lunghi viaggi bikepacking La GravelX è adatta per affrontare anche lunghi viaggi bikepacking
Versatile e stabile
La bici GravelX è progettata per essere usata anche per molte ore di seguito, le caratteristiche fondamentali per ottenere ciò sono comodità e stabilità di guida. Il tubo sterzo è alto, così da fornire un maggior controllo sulla parte anteriore della bici, soprattutto in frenata ed in curva. L’angolo di direzione è ampio – 71-72 gradi – e permette una guida agile ed allo stesso tempo estremamente stabile.
Un’altra caratteristica che si sposa con la comodità dei lunghi viaggi offroad è la dimensione del copertone, portata a 42 millimetri. Un buon compromesso tra tenuta di strada su ghiaia o strade bianche e percorrenza su asfalto. I perni passanti da 12 millimetri forniscono più sicurezza e rigidità.
La tecnologia di assemblaggio HCMI del telaio nella GravelX permette un notevole risparmio di peso L’assemblaggio HCMI del telaio nella GravelX permette un notevole risparmio di peso
Tecnologia e leggerezza
Per far sì che il peso della GravelX sia contenuto BH ha utilizzato la stessa tecnologia di assemblaggio dei tubi che usa per i telai da strada: la HCIM. Una lavorazione effettuata combinando le lamine in fibra di carbonio Toray: T-800, T-500 ed una speciale resina. Nel corso della lavorazione si applica una pressione elevata così da creare un materiale compatto privo di imperfezioni e bolle d’aria.
Ricordiamo come anche la rigidità sia un elemento chiave per ottenere una bici performate. Per questo BH inserisce nel modello GravelX una pedaliera speciale: la BB386EVO che aumenta la larghezza del movimento centrale a 86,5 millimetri, senza tuttavia, influenzare il peso del telaio.
La GravelX utilizza la tecnologia dei freni Flat Mount di Shimano La GravelX utilizza la tecnologia dei freni Flat Mount di Shimano
Asimmetria e performance
Il carro posteriore è asimmetrico nella parte del fodero, una soluzione che permette di utilizzare al meglio i rapporti corti allineando in maniera ottimale la catena. I freni della GravelX usano la tecnologia Flat Mount di Shimano che permette di usare pinze più piccole risparmiando peso senza perdere in efficacia nella frenata.
Shimano Italia, la filiale diretta del colosso industriale giapponese attiva e operativa nel nostro paese, ha ultimato il trasferimento nella nuova sede
Sportful e il Gravel, ovvero la storia di un rapporto “importante” che quest’anno si declinerà anche attraverso la titolazione di un grande evento:Sportful Dolomiti Gravel. Una manifestazione unica che anticiperà di una settimana la ventisettesima edizione della Sportful Dolomiti Race.
Questo è il logo della neonata Sportful Dolomiti Gravel Il logo della neonata Sportful Dolomiti Gravel
Feltre fa rima con… ciclismo
Per ben tre weekend consecutivi, e questo grazie all’impegno e alla passione immensa del Pedale Feltrino coordinato da Ivan Piol, la cittadina di Feltre (Belluno) vivrà il ciclismo a 360 gradi. Si partirà l’11 e il 12 giugno con la nuova Sportful Dolomiti Gravel. Si proseguirà poi il giorno 18 con la Mini Gran Fondo Sportful – Franco Ballerini riservata ai giovanissimi in età compresa dai 5 ai 12 anni. Domenica 19 giugno si correrà la prova “Regina”, la Gran Fondo Sportful Dolomiti Race “caratterizzata” dai due percorsi rispettivamente di 120 chilometri (3.050 metri di dislivello) e il “lungo” di 204 con i suoi 4.900 metri di dislivello: senza alcun dubbio una delle Gran Fondo più importanti, conosciute e… dure d’Europa!
Il fine settimana successivo, quello del 24 e 25 giugno, il centro storico di Feltre si trasformerà invece in una vera e propria arena. Sarà, infatti protagonista la Castelli24h, i partecipanti verranno accolti lungo il percorso chiuso al traffico di 1.850 metri attorno alle mura cittadine. L’iconico evento a squadre che nel tempo ha saputo andare oltre il concetto di semplice manifestazione sportiva.
Ivan Piol, lo storico organizzatore della Sportful Dolomiti Race Ivan Piol, lo storico organizzatore della Sportful Dolomiti Race
Promozione del territorio
La Sportful Dolomiti Gravel è stata lanciata via social proprio nella giornata di Natale, al termine di una sorta di “calendario dell’Avvento dei ciclisti”, pubblicato per tutto il mese di dicembre, nel corso del quale lo stesso comitato organizzatore ha ripercorso alcune delle tappe più significative della storia della Gran Fondo feltrina.
«Devo confessarlo – ha dichiarato Ivan Piol, storico presidente del Pedale Feltrino nonché uno dei massimi esperti italiani in tema Gran Fondo – noi crediamo moltissimo nel movimento e nel più generale fermento che si sta sviluppando attorno al mondo gravel. L’aspetto che più ci ha spinto ad organizzare questo nuovo evento dedicato al gravel è stato quello di voler far scoprire il nostro bellissimo territorio. Con particolare attenzione alla Valbelluna, collegando idealmente Feltre a Belluno (il percorso “lungo” misurerà 160 chilometri per 2.800 metri di dislivello…). Siamo partiti da una sinergia importante con Fulcio Miari Fulcis che sta già lavorando con grande competenza, curiosità ed entusiasmo al suo Gran Anello Bellunese.
«Ci è piaciuto il suo progetto e il suo spirito: lo stesso che ritroviamo nel nostro operare. Lavorare con lui è stato facile fin da subito… e siamo solo all’inizio: insieme, sono sicuro, creeremo un evento davvero memorabile».
La macchina organizzativa
Ad organizzare la nuova Sportful Dolomiti Gravel saranno dunque le stesse persone che in 27 anni di storia sono riuscite a portare in una piccola città come Feltre oltre 100.000 ciclisti provenienti da tutto il mondo: facendoli faticare, divertire, ed emozionare ammirando le maestose Dolomiti Bellunesi. Il comitato organizzatore si sta muovendo pensando ad ogni singolo dettaglio… facendo massima attenzione a conservare lo spirito libero che caratterizza il mondo gravel. Non a caso, il logo – che riprende quello della Gran Fondo – ha nel proprio centro un orso su un campo di sfondo verde acqua per ricordare il meraviglioso colore smeraldo dei laghi di montagna, molto comuni ini questa zona.
«In questa nostra nuova avventura – ha poi aggiunto Piol – abbiamo pensato di coinvolgere anche un campione feltrino e un amico del “Pedale”: Davide Malacarne. Campione iridato ciclocross nel 2005 e corridore professionista fino al 2016 con Quick Step, Europcar e Astana. E l’apporto di Davide si sta già rivelando molto più che prezioso».
E' Gieira la linea gravel di Regola Bikes: il bello è che non ci sono dettami, ognuno è libero di creare il proprio modello a seconda di gusti e utilizzp
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Il bike brand italiano Titici ha compiuto sessant’anni. Ad essere più precisi, è la data del 22 dicembre 1961 quella a cui si fa risalire la primogenitura del marchio, che soprattutto negli ultimi anni, ha saputo coniugare molto bene la tecnica con la qualità costruttiva. Combinando l’originalità con il più assoluto rispetto dei dettami del vero Made in Italy…
Modello Titici Vento pensata per celebrare i 60 anni dell’azienda Modello Titici Vento pensata per celebrare i 60 anni dell’azienda
Alberto Pedrazzani, il fondatore
Quella di Titici è un’avventura tutta italiana, una storia di artigianato e di innovazione, di coraggio, di passione e di caparbietà. Il 22 dicembre 1961 Alberto Pedrazzani, il fondatore, con il saldatore ancora in mano ha osservato il suo primo telaio – un triciclo per bambini – senza minimamente immaginare che da quel preciso momento, a qualche ora dal Natale, sarebbe nata un’azienda vera…
In Italia gli anni 60 sono quelli del boom economico e Alberto Pedrazzani – classe 1937 – lavora come apprendista in un’officina meccanica a Castelnuovo d’Asola, in provincia di Mantova.
«Un’azienda milanese produttrice di biciclette – ci ha confidato Pedrazzani – cercava qualcuno che saldasse il manubrio dei propri tricicli. Quando ne sentii parlare, li scovai alla fiera di Milano e proprio con loro feci un patto: che dai manubri saremmo passati ai telai integrali. E fu così che iniziai a creare i miei primi tricicli e successivamente le mie prime biciclette per bambini».
Esposizione di uno showroom Titici Esposizione di uno showroom Titici
In anticipo sui tempi
Appassionato di lavorazione dei metalli e specializzato nella saldobrasatura, Pedrazzani ha una mente aperta, curiosa ed eclettica. Questa sua peculiarità lo porta ad anticipare i tempi cercando nuove soluzioni. E’ inevitabile che la spinta verso il futuro, la volontà di proporre prodotti innovativi e rivoluzionari, diventino rapidamente i “tratti caratteriali” anche della sua nuova creatura che chiamerà appunto Titici.
«Ho preso prima il brevetto di operatore cinematografico – racconta – successivamente ho frequentato corsi di specializzazione sui metalli e corsi di aerotecnica per capire eliche e motori elettrici. Ho frequentato fiere internazionali, sempre alla ricerca delle ultime novità… Nel 1964 ho scoperto la saldatura elettrica e l’ho subito introdotta nella mia azienda per aumentare la qualità e la robustezza dei telai.
«Ho studiato i modelli di altri marchi, non per copiarli, ma per sviluppare telai migliori e unici da lanciare sul mercato. L’obiettivo è sempre stato quello di vincere la concorrenza, soprattutto dei Paesi asiatici, attraverso l’alta qualità italiana e l’innovazione costante. Senza nascondere poi che la forte motivazione al mio lavoro mi era anche data dalla necessità di sostenere i miei cinque figli!».
Matteo, la seconda generazione
E fu proprio grazie al sostegno di tutta la famiglia che l’azienda Tecno Telai Ciclo (Titici) crebbe negli anni moltiplicando i propri affari. Negli anni ’80, la saldatura robotizzata aumentò la produttività, mentre nei primi anni ’90 l’azienda raggiunge la produzione di un milione di telai all’anno. Affermandosi tra i maggiori produttori europei di telai per biciclette. La crescita è alimentata dalla forte domanda di biciclette Bmx e di mountain bike, un settore nel quale Titici è ancora oggi una vera icona.
Telaio Titici disegnato per Luna Rossa e firmato da Massimiliano “Max” Sirena Skipper del team Telaio Titici disegnato per Luna Rossa e firmato da Massimiliano “Max” Sirena
«Tuttavia – ci confessa Alberto Pedrazzani – il telaio di cui sono più orgoglioso è ilFuego. Si tratta di un modello brevettato nei primi anni ’80 con un sistema di sospensione a balestra assolutamente innovativo per l’epoca. Per realizzarlo mi sono addirittura ispirato alle sospensioni dei carri agricoli. L’idea alla base è che si possa ottenere un maggiore comfort di guida sfruttando la deformazione dei materiali. Un concetto che è stato approfondito negli ultimi anni da mio figlio Matteo e che ha poi portato alla creazione del sistema PAT. Il tubo orizzontale piatto e ultrasottile divenuto oramai una vera e propria firma di ogni telaio Titici».
COn Trerè Innovation nel mondo
E col passare del tempo è proprio lo stesso Matteo Pedrazzani, insieme ai suoi fratelli, a traghettare Titici negli anni 2000. Un passaggio importante, che dalla grande produzione seriale di telai per biciclette giunge alla produzione artigianale di telai in fibra di carbonio rigorosamente su misura per il cliente: e questo senza mai dimenticare gli insegnamenti di papà Alberto.
Ispirato dalla propria passione per il prodotto, e dalla sempre più forte voglia di sperimentare, Matteo trasforma il punto vendita di Castelnuovo d’Asola in un esclusivo laboratorio di biciclette. Nel 2007 Titici lancia per la prima volta in Italia la storica FieltyNine, la prima Mtb 29″, mentre dal 2017 il marchio fa parte del gruppo mantovano Trerè Innovation che contribuisce alla espansione del brand nel mondo, garantendo continuità al processo d’innovazione.
Vento, un ponte col passato
Per celebrare i propri (primi) sessant’anni di attività, Titici ha realizzato nel 2021 il modello Vento: un’edizione speciale caratterizzata da una affascinante colorazione verde con cromature: un vero e proprio collegamento ideale agli anni ’60… mentre nella storica sede di Asola è attualmente in fase di completamento un nuovo show-room di ben 1000 metri quadri. Sarà così possibile esporre l’intera collezione, oltre ad un’offerta professionale di servizi di bikefitting che affiancano il cliente nella definizione del modello ideale, delle geometrie più calzanti e dei colori più adatti alle sue specifiche aspettative.
Assos Mille GTC, una linea di capi tecnici sviluppata appositamente per gli amanti del gravel e per chi ama stare molte ore in sella. La salopette ha tante tasche ed un fondello che aumenta la qualità del comfort, la jersey sembra un capo casual dal taglio morbido.
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Spada Bike punta sull’affidabilità e la performance con le Tivan 38 disc. Icerchi in carbonio sono polivalenti e sicuri tanto da poter essere utilizzati come ruota da tutti i giorni per bici da corsa, gravel leggero e ciclocross. Le ruote sono leggere e prestazioniali, ideali anche per chi le vuole utilizzare in gara. Il profilo di 38 mm e i raggi sono studiati per un’areodinamica filante e allo stesso tempo per non soffrire nelle giornate ventose. I prodotti Spada sono nati e testati tra Mortirolo, Gavia e Stelvio a testimoniare il made in Italy più genuino.
Il profilo di 38 mm permette di avere una linea aerodinamica e versatileIl profilo di 38 mm permette di avere una linea aerodinamica e versatile
Adatte alle scalate
Le Tivan godono di grande leggerezza, al pari di un basso profilo, che le rendono tuttavia ruote con un ottimo rendimento anche in salita. Il peso si attesta a 1.220 grammi. I bloccaggi rapidi inclusi pesano 58 grammi e sono con leva forgiata e perno cavo. Non sono inclusi nella versione perni passanti, perché sono parte integrante del telaio e forcella con filetti e forme variabili dei costruttori.
Lo scorrimento a due soli cuscinetti favorisce la scorrevolezza e ottimizza la rigidità laterale, grazie alla base molto larga dei cuscinetti. I mozzi Spada oltre ad offrire prestazioni eccellenti sono pensati per eseguire la manutenzione in modo facile e veloce grazie ai fori per la lubrificazione esterni.
Il cerchio Full carbon dispone di nipples in Ergal a 24 raggiIl cerchio Full carbon dispone di nipples in Ergal a 24 raggi
Versatilità e bilanciamento
I cerchi Tivan hanno un ottimo bilanciamento dei raggi grazie al profilo asimmetrico del cerchio. Sia all’anteriore che al posteriore i raggi sono 24 con nipples in Ergal. Il canale enorme di 22 mm unito ad un profilo hookless permette la compatibilità con ogni tipo di copertone. É disponibile anche la versione hooked con un peso di .1250 grammi.
Il profilo asimmetrico permette un ottimo bilanciamento del cerchio
Il sistema interno a due cuscinetti permette un minore attrito
Il profilo asimmetrico permette un ottimo bilanciamento del cerchio
Il sistema interno a due cuscinetti permette un minore attrito
Le ruote vengono fornite con nastro tubeless paranipples ultralight già installato. Ultra versatili dispongono di un uncino migliorato per accogliere ogni tipo di gomma senza limitazioni. Le misure supportate sono: 23 mm (5.5 atm), 25 mm (4.5 atm), 28 mm (3.8 atm).
Veloplus pensa al gravel con il completo che riprende il nome della specialità. La maglia è realizzata con tessuti 100% made in Italy: poliestere ed elastomero
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Il gravel è una disciplina che sta portando linfa nuova nel ciclismo in genere, per quanto concerne la tecnica dei mezzi e dei componenti, ma anche nell’abbigliamento. Inoltre, proprio il segmento gravel torna a dare un po’ di “morbidezza” ad un ciclismo che tanto piace, ma che talvolta vive di estremizzazioni.
Proprio i capi tecnici sono un esempio, perché non di rado i “gravelisti”, quelli veri, preferiscono utilizzare una tipologia di abbigliamento più comodo, meno aderente e facile da utilizzare anche una volta scesi dalla bicicletta. Abbiamo utilizzato e provato i capi di GSG della categoria Gravel e le nostre attenzioni si concentrano sul giubbino Grinder e sui bibshort Trailer.
La comodità dei capi gravel non esclude la performance, ma anche il piacere di indossarli una volta scesi di sellaLa comodità dei capi gravel non esclude la performance
Protezione e taglio casual
Si tratta di un giubbino molto versatile. Ha un taglio che lo mette al pari di una giacca casual, ma con una fattura e un pool di tessuti tecnici che lo rendono comodo e sfruttabile durante l’attività outdoor sulla bicicletta. Ha il collo particolarmente alto, protettivo e combinato con un cappuccio, entrambi regolabili nel fit grazie agli elastici. Grinder ha una membrana antipioggia e antivento, è traspirante ed ha un carré sulla schiena che agevola la fuoriuscita del calore in eccesso e del vapore.
La membrana Windtex è utilizzata per offrire protezione dal vento
Collo alto e morbido, oltre al cappuccio, due dettagli che permettono di usare il giubbino GSG anche al di fuori della bici
La membrana Windtex è utilizzata per offrire protezione dal vento
Collo alto e morbido, per usarlo anche giù dalla bici
Nulla è lasciato al caso
Ha una zip frontale lunga, sotto la quale è presente una pattina che ha il compito di aumentare la protezione dal vento. Ha tre tasche, anch’esse chiusa con le zip e sono due laterali basse e una superiore, dal lato sinistro. Il giro vita è customizzabile, grazie ad un inserto elastico che funge come una sorta di orlo.
Un altro vantaggio è dato dal doppio polsino, con la parte superiore che protegge e quella inferiore, con l’asola per il pollice, che rende la manica stabile sul braccio. Il suo taglio comodo e la qualità dei tessuti, rendono questo capo ampiamente sfruttabile in diverse situazioni e con un range di temperatura piuttosto ampio. Può essere utilizzato abbinati ad un intimo tecnico, come schermo protettivo, oppure come vera e propria giacca per la stagione fredda, combinata con una maglia felpata.
L’elastico in vita, utile e comodo
Il doppio polsino e il velcro per regolare il fitting
Patella interna alla cerniera, per riparare dall’aria e tasca laterale superiore
Anche la maglia felpata è curata, con una ribattitura impermeabile sul fondo schiena
L’elastico in vita, utile e comodo
Il doppio polsino e il velcro per regolare il fitting
Patella interna alla cerniera, per riparare dall’aria e tasca laterale superiore
Anche la maglia felpata che parte della linea gravel è curata, con una ribattitura impermeabile sul fondo schiena
La salopette Trailer
E’ un pantaloncino invernale con le bretelle, realizzato con un particolare tessuto che adotta la nanotecnologia. E’ caldo e garantisce al tempo stesso il massimo comfort, grazie alla sua morbidezza e a quel concept protettivo che è tanto apprezzato anche nelle giornate piovose e umide. Infatti, proprio la qualità del tessuto rende il Trailer immune dall’azione di acqua, sporco e fango. Ha le bretelle a taglio vivo e capaci di garantire supporto anche nelle condizioni off-road, inoltre la pannellatura sulla schiena ha delle asole che non bloccano la sudorazione.
Il fondello è molto più che un valore aggiunto
Le tasche laterali, utili per tanti motivi e non solo per il gravel
Il fondello è molto più che un valore aggiunto
Le tasche laterali, utili per tanti motivi e non solo per il gravel
Il fondello dei pro’
Un grosso plus è dato dal pad interno Zenith Gold Edition, un vero e proprio top di gamma. È l’ultimo nato in casa GSG, con un fit anatomico è il risultato di anni di sviluppo dei fondelli e dei materiali, anche grazie alle collaborazioni con gli atleti professionisti. Adotta delle spugne ad elevata densità ed è adatto anche per le lunghe distanze. Tornando al pantaloncino, questo ha il taglio vivo nel fondo gamba e sulle cosce presenta due tasche a rete. Sono elastiche e sono molto comode.
Cicli Drali Milano si immerge nel gravel con due modelli: Ghiaia Vintage e Ghiaia New. Stessa tecnologia, telai in acciaio saldati a tig, look differenti
Cannondale SuperSix Evo CX e SE, lo stesso frame-kit, ma con un allestimento differente, il primo con indirizzo crossisitico, il secondo gravel. Abbiamo messo a confronto i due modelli
Il gravel ed il ciclocross sono due universi paralleli, tecnicamente molto vicini e diametralmente opposti in fatto di approccio. Ma molto sta cambiando anche in questo senso. Gravel e ciclocross: si tratta di andare sullo sterrato con una bicicletta che, concettualmente, sembra da strada. Quest’ultima considerazione, se pur banale, permette di comprendere l’accostamento tecnico dei due segmenti ed è facile capire che gli stessi possono convivere.
A Vermiglio abbiamo visto biciclette che nascono per gravel e cross. La Specialized Crux ne è un esempioLa Specialized Crux è un esempio di bici per il doppio impiego
Differenze e dettagli da valutare
Il presupposto èla storia delle due discipline. Da una parte il ciclocross, sport antico e ancorato alle tradizioni (lo è stato per tanti anni), anche per quanto concerne la tecnica della bicicletta. Dall’altra il gravel, con un’interpretazione più moderna e aperta. Come mettere a confronto la strada e la Mtb.
Nel gravel sono confluiti un po’ tutti: dagli stradisti ai crossisti, dai biker agli enduristi, agonisti e semplici appassionati, fino ad arrivare ai neofiti. Ognuno di loro ha portato idee e contaminazioni, più o meno valide, necessarie e talvolta inutili.
La X-Master Strada di Ktm nasce come gravel. In configurazione gara pesa 8,3 chili, la bici usata dal team dei SamparisiLa X-Master Strada di Ktm nasce come gravel. In configurazione gara pesa 8,3 chili, la bici usata dal team dei Samparisi
Focalizziamoci sulla bicicletta, sulle geometrie e sulle chiavi di lettura che interessano il mezzo meccanico. Ed ecco la prima differenza che è necessario considerare: qual è l’obiettivo? L’agonismo e le competizioni, oppure il viaggio e l’experience?
Non è raro trovare la trasmissione Shimano GRX Di2 anche in ambito Ciclocross
Lachlan Morton è un atleta versatile: amante del gravel, qui con una Topstone di Cannondale (foto peterofthespoon)
Non è raro trovare la trasmissione Shimano GRX Di2 anche in ambito Ciclocross
Lachlan Morton è un atleta versatile: amante del gravel, qui con una Topstone di Cannondale (foto peterofthespoon)
Road endurance e gravel
Volendo fare un accostamento, il gravel (quello originale, quello delle tante ore in sella dove è meglio essere autosufficienti) ed il bikepacking occupano la stessa posizione delle bici road endurance. Il focus principale sono il comfort e il piacere di stare sulla bicicletta. Protagonisti sono laguida rilassata, l’experience ed il viaggio.
Non si tratta di biciclette di second’ordine, semplicemente non hanno l’agonismo come obiettivo primario. Tecnicamente queste bici hanno il rake delle forcelle proteso in avanti (tra 4,5 e 6 centimetri, in base al marchio e alla taglia) e angoli dello sterzo più aperti (per gli amanti dei numeri, una media tra 69,5 e 70°).La stessa tubazione dello sterzo è più alta (aumenta lo stack, ovvero la quota verticale misurata tra la battuta superiore dello sterzo ed il movimento centrale), in modo da non obbligare a schiacciarsi eccessivamente verso il basso.
Una delle caratteristiche delle biciclette gravel è il carro posteriore più lungo e un passo totale maggiorato. Però queste biciclette si possono usare in modo gratificante anche nelle gare più lunghe ed esigenti. Lachlan Morton insegna.
Una delle caratteristiche comune a molte gravel è il fodero drive-side curvato verso il basso
La Wilier Rave che ha vinto la prima edizione della Serenissima Gravel, un’altro bell’esempio di quanto il gravel sia “sfruttabile” a 360°
Una delle caratteristiche comune a molte gravel è il fodero drive-side curvato verso il basso
La Wilier Rave che ha vinto la prima edizione della Serenissima Gravel
Ciclocross e gravel racing
Ma come spesso capita, l’agonismo e le competizioni, quel DNA racing che è insito nel ciclismo diventano una sorta di spartiacque. Ad esempio per lo sviluppo dei “progetti bici”. Sempre più aziende intraprendono questa strada, perché, al di là delle opportunità ed esigenze di mercato, lesoluzioni mutuate dall’una e dall’altra parte (le contaminazioni per l’appunto) sono utili ad entrambe le categorie.
Si tratta di biciclette che talvolta utilizzano il medesimo frame-kit e la grossa variabile è l’allestimento.
Rispetto alle gravel originali hanno uno stack ridotto; significa che obbligano ad una guida più bassa e aggressiva.
Hanno un reach inferiore, perché sono più compatte; ovvero sono più agili, rapide e briose.
Nel complesso si tratta di bici con geometrie compatte e una ciclistica race oriented.
Hanno un’altezza da terra che potremmo quantificare con una media di 28 centimetri (più o meno, con la variabile del brand e della taglia), quindi simili ad una bici cx di vecchio stampo. Certamente utile a saltare gli ostacoli senza il pericolo di impattare con il movimento centrale.
Hanno un angolo delle sterzo più chiuso e un rake della forcella aperto, a favore di guidabilità e stabilità.
E poi agevolano il passaggio degli pneumatici “ciccioni” fino a 40/45, talvolta 47c. Impensabile per una bici da ciclocross delle generazioni precedenti.
Cannondale SuperSix Evo, nelle versioni CX ed SE, uguali nel design e nelle geometrie, differenti nell’allestimento.
Cannondale SuperSix Evo SE
Cannondale SuperSix Evo, nelle versioni CX ed SE, uguali nel design e nelle geometrie, differenti nell’allestimento.
Cannondale SuperSix Evo SE
Verso il futuro della bicicletta
Specialized con la nuova Crux, Cannondale con l’ultima SuperSix EVO CX e SE, ma anche Wilier con la Rave SLR, ci offrono una sguardo anticipato di quello che vedremo in un futuro prossimo, nel gravel race e nel ciclocross, ma anche in quel settore road. Perché le immagini della Serenissima Gravel sono ancora fresche e nitide. Se è vero che prima di tutto contano le gambe, il cuore e i polmoni, ma anche la testa, è pur vero che abbiamo imparato che il mezzo meccanico può fare la differenza, considerazione che è stata proprietà della mtb per troppi anni. Il gravel ha portato delle nuove soluzioni e il ciclocross le ha fatte proprie, ma pure il segmento stradale non è stato a guardare.
Dopo il terzo posto di Tabor e i risultati fra le allieve, andiamo con prudenza a scoprire chi sia Federica Venturelli. Predestinata? Calma, ha 16 anni
Dopo le parole di Ulissi sulla determinazione degli italiani, Trentin propone una chiave di lettura sulla loro attività. Tante domande in cerca di risposte
Finita la programmazione, la stagione del fuoristrada entra nel vivo e il cittì Pontoni si frega le mani. Dagli europei gravel, si va ora verso i mondiali
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«Andiamo in bici perchè pensiamo sia abbastanza per sentirci appagati». E’ questo il manifesto alla base del progetto di Mattia De Marchi. La squadra o per meglio dire collettivo, come vogliono essere chiamati loro, si chiama Enough Cycling. Nata a marzo, è l’insieme di intenti di nove atleti che vogliono vivere la bicicletta per essere felici. Chi in modo agonistico, chi per divertimento, chi entrambe le cose. Con Mattia abbiamo voluto approfondire la sua visione per il gravel in Italia e all’estero.
Il veneto alle spalle ha un’esperienza da stradista con uno stage da professionista allaAndroni Giocattoli-Sidermec. Dopodiché ha deciso di reinventarsi e di affrontare la bici con un’altra filosofia. Non solo gare ma condivisione e agonismo come si legge sempre nella mission.
«Esploriamo e gareggiamo – dice – ci divertiamo e soffriamo. Ci spingiamo oltre ai nostri limiti e ce la prendiamo comoda. Pensiamo che il ciclismo non sia molto, ma sia già abbastanza per sentirsi vivi e in pace con se stessi».
Nelle corse di ultracycling i momenti di riposo sono pochi e spesso brevi (foto di Chiara Redaschi)Nelle corse di ultracycling i momenti di riposo sono pochi e spesso brevi (foto di Chiara Redaschi)
Come ti sei avvicinato al gravel?
Ho fatto lo stagista in Androni e poi mi sono messo a fare altro. Inizialmente le gare erano negli Stati Uniti e per me e per chi si approccia a questo mondo l’oltreoceano era irraggiungibile dal punto di vista economico. Così mi sono buttato sul gravel, ma in modo diverso, andando a fare corse molto lunghe. Tipo in Marocco, la Atlas Mountain Race o l’Italy Divide. Dall’anno scorso ho cominciato a metterci un po’ più la testa anche sulle gare più corte.
Siamo agli sgoccioli di questo 2021 di Enough Cycling, ma da dove è iniziato tutto?
E’ nata una squadra attorno aotto ragazzi con lo stesso intento. Anche se non ci piace chiamarla squadra ma collettivo. Dall’anno prossimo saremo in nove ciclisti che vivono la bici in tanti modi. C’è chi non ha mai fatto una gara. Chi fa solo gare lunghe. Io per esempio ho un passato da pro’. Un ragazzo viene dall’atletica. Un altro dallo sci. Però ci siamo resi conto che abbiamo una cosa in comune. Andare in bici ci fa stare bene. Noi portiamo avanti questo motto. “La bici è abbastanza per essere felici”.
Per il 2022 Mattia sta pensando a un calendario ibrido tra ultracycling e gare gravel più brevi (foto di Chiara Redaschi)
Il passaggio davanti al Colosseo durante l’Italy Divide (foto di Chiara Redaschi)
Per il 2022 Mattia sta pensando a un calendario ibrido tra ultracycling e gare gravel più brevi (foto di Chiara Redaschi)
Il passaggio davanti al Colosseo durante l’Italy Divide (foto di Chiara Redaschi)
Che situazione vedi per il gravel in Europa?
Siamo un po’ indietro è vero, però c’è da dire che il gravel è nato in America. Loro hanno spazi molto più vasti, sono un po’ più lungimiranti di noi. Pian piano si sta arrivando anche qua. Per come la vedo io non bisogna soffermarsi troppo su quello che sarà il calendario UCI. Anche perché ad oggi non si sa ancora nulla. E’ un’ipotesi.
Pensi che il calendario UCI possa dare il giusto spazio a questa disciplina?
Per quanto mi riguarda, non mi sono basato su quello. Voglio continuare a fare le gare di ultracycling. Dove mi metto alla prova su distanze da 700/1.000 chilometri. Ma non voglio nemmeno privarmi dal provare ad andare in America e misurarmi su distanze più corte nella patria del gravel. Voglio continuare a fare quello che ho sempre fatto. Attualmente ho lavorato per un calendario e non ho tenuto conto di quello. Se ci si guarda in giro, di eventi ce ne sono sempre di più. E a parer mio non ci si deve basare solo sulla competitività. L’errore che faranno in tanti sarà soffermarsi solo sugli eventi che sono gara. Invece il gravel è un contenitore molto grande dove ci sono tanti modi di viverlo.
E’ un ambiente che sta crescendo molto?
Sì, assolutamente. Sia in termini di eventi sia di persone che si stanno avvicinando a questo mondo. Bisogna stare attenti in Europa. Moltissime persone si sono avvicinate per cercare una condivisione più che per la gara in sé. Dobbiamo essere bravi a non snaturare come è nato il movimento. Gli Stati Uniti ci insegnano anche su questo. Lì c’è la gara che è competizione pura. Però la parte di condivisione del prima e dopo c’è. Il rischio di avere una direzione solo incline alla competizione da parte dell’UCI è reale ma ci si può confrontare perché questo non avvenga.
Il partner tecnico per le bici è 3T (foto di Chiara Redaschi)
Lo stretto necessario durante i viaggi in bikepacking (foto di Chiara Redaschi)
Il partner tecnico per le bici è 3T (foto di Chiara Redaschi)
Lo stretto necessario durante i viaggi in bikepacking (foto di Chiara Redaschi)
Come si sostiene un progetto come il tuo?
Io ci ho messo tre anni. Mi sono licenziato un mese fa. Sono partito da zero. La prima bici l’ho chiesta ad un negoziante. Ero rimasto a piedi senza contratto e non avevo altro. Dal cognome il collegamento a mio cugino (Alessandro De Marchi, il rosso di Buja, ndr) potrebbe far pensare che le cose siano venute da sé. Invece no, le porte me le sono volute aprire da solo. Ho acquistato credibilità e gli sponsor poco alla volta hanno iniziato a credere nel mio progetto. La mia figura funzionerebbe anche da sola, come quasi tutti gli ex professionisti che si avvicinano a questo mondo. Però funziona tutto meglio con Enough. Questo progetto è nato in maniera più strutturata per fare arrivare alle persone il messaggio. Poi all’interno ci sono tante sfaccettature e obbiettivi, dalla parte competitiva al solo viaggio.
Spiegaci meglio…
Alle aziende inizia a non bastare più solo la vittoria. Avere una storia da raccontare può essere efficace anche quando il risultato non c’è. Per noil’obbiettivo è il racconto. Quando andiamo ad un evento pensiamo sempre a come trasmetterlo a chi ci segue. Come per esempio il video dell’Italy Divide. Non nascondo che ho preso delle infamate perché mi facevo seguire da due operatori. Ma a me interessava raccontare le emozioni che provavo e trasmetterle a più persone.
Che futuro vedi per il tuo progetto?
Spero in una crescita costante. Vorremmo cominciare ad organizzare qualche evento in Italia. Le idee sono molte, dobbiamo riordinarle e fare in modo di realizzarle per come è il nostro modo di pensare. La seconda è essere sempre più inclusivi. Diventare una A.S.D. per permettere a tutti di iscriversi e indossare la nostra maglia e condividere il messaggio. Poi sinceramente non lo sappiamo bene neanche noi dove potremmo arrivare. Una cosa è certa, non perderemo mai la nostra identità.
Il messaggio è bellissimo, ma lo è anche vincere…
Io la vena agonistica non potrò mai sopprimerla. Ci nasci. Non la nasconderò mai, mi metterò sempre alla prova. Sono il primo a dire che le ride mi piacciono, ma anche che ioho bisogno della gara. E se è sana non ci vedo niente di male, quindi sono il primo che vuole entrambe le cose. Continuerò come ho fatto in questi anni a fare un po’ di tutto.
De Marchi in settembre ha vinto in Spagna la Badlands (foto di Chiara Redaschi)De Marchi in settembre ha vinto in Spagna la Badlands (foto di Chiara Redaschi)
Sempre senza dare però troppa importanza al risultato?
Esatto, non è la nostra priorità. Anche se per le aziende è molto importante. Rimarremo sempre con la libertà di fare una notte in bivacco. Non ci fisseremo mai su un obiettivo unico. In Spagna alla Badlands non ho dormito due notti e tutti mi chiedono come abbia fatto. La verità è che non avevo il tempo di dormire, non ne sentivo il bisogno. Erano tutti percorsi in salita, discesa, single track, di giorno, di notte. Paesaggi bellissimi.
Hai dei consigli per chi si vuole avvicinare a questo mondo?
Il mio consiglio è di non fissarsi con le gare. Bisogna pensare che è un mondo nuovo in evoluzione. Fare un semplice bikepacking e spostarsi da un posto ad un altro in sella alla propria bicicletta e raccontare il viaggio. Si diventa forse più genuini che ad affrontare un calendario di sole gare e portare lo stress del risultato in questo ambito. E questo le aziende che stanno al passo lo notano e c’è un ritorno naturale. Ognuno deve trovare la sua dimensione. E io credo di averla trovata e che sia abbastanza.
Se siete degli amanti del gravel allora il nuovo prodotto di CST Tires fa al caso vostro: il copertone Convoy.
CST Tires è un marchio taiwanese ed uno dei più importanti per la produzione di copertoni legati al mondo bike. La distribuzione in Italia è curata da B.I.S. Srl. Negli anni il marchio ha legato al suo nome al mondo dello sport aprendo diverse sponsorizzazioni con diverse squadre. Nel mondo del ciclismo nel recente passato hanno collaborato a stretto contatto con il team Bardiani CSF.
Nel catalogo CST è presente un altro copertone gravel: il Pika Nel catalogo CST è presente un altro copertone gravel: il Pika
Copertone Convoy
Il nuovo prodotto di CST è sviluppato e studiato per utilizzare la tecnologia tubeless ready. Un must have per coloro che si avventurano per gli sterrati e che non vogliono incappare in scomode forature. Essendo un copertone adatto al gravel anche la scorrevolezza gioca la sua parte. La distanza tra i vari tasselli permette infatti al copertone di performare su tutti i terreni. Per garantire la giusta scorrevolezza anche su asfalto i tasselli sono stati posti in maniera equidistante per avere uguali punti di pressione.
Il marchio taiwanese è distribuito in oltre 170 Paesi in tutto il mondo Il marchio taiwanese è distribuito in oltre 170 Paesi in tutto il mondo
Meno forature con il sistema EPS
Per ridurre il numero di forature è stato aggiunto l’innovativo sistema EPS. Uno strato di poliestere che viene inserito tra il copertone ed il cerchio. La sua trama fitta, sottile e resistente non consente a corpi estranei, come schegge o spine, di raggiungere e penetrare la carcassa garantendo così una notevole sicurezza su qualsiasi tipo di terreno, anche i più accidentati.
La misura del copertone è di 38 millimetri, mentre il peso è di 510 grammi per la coppia di copertoni.
Il telefono squilla, Viel risponde. E’ in Sud Africa, a Johannesburg, città della sua compagna. Mattia si è fermato qui per staccare dal freddo di Torino e per ragionare sul suo futuro. Attualmente è senza squadra per il 2022, ma le idee e i progetti non mancano. Il pensiero di fondo è di rimanere su strada e proseguire l’esperienza tra i professionisti, tuttavia al giorno d’oggi in un mondo pieno di opportunità, il torinese sta guardando anche ad altre possibilità. Il gravel e la pista sono discipline che lo affascinano e che lo interessano a tal punto da intravedere un possibile futuro. «Pronto, Mattia!».
Finita la stagione ha deciso di proseguire gli allenamenti in Sud Africa (foto Instagram)Finita la stagione ha deciso di proseguire gli allenamenti in Sud Africa (foto Instagram)
Come va, sei in off season?
Sono in Sud Africa dalla mia ragazza che presto si trasferirà a Torino insieme a me. Sono venuto diretto dal Criterium del Giro d’Italia a Dubai e poi sono rimasto perché visto l’inverno rigido di Torino e la temperatura che c’è qua, ho preferito rimanere per allenarmi al meglio e ricaricare le pile.
Com’è la situazione Covid in Sud Africa, la nuova variante spaventa?
La situazione qua è molto più tranquilla rispetto all’Europa. E’ estate, quindi tutti gli eventi e la vita di tutti i giorni è vissuta all’aperto e quello aiuta. La variante Omicron ha sicuramente aumentato i contagi, ma il pericolo è che venga in Europa, perché qua sia io che la mia ragazza non abbiamo limitazioni nel quotidiano, salvo la mascherina e il coprifuoco da mezzanotte alle quattro del mattino.
Parliamo di te, sei senza squadra al momento per il 2022…
Non ho avuto proposte che potessero convincermi per il prossimo anno, dopo che ho fatto 3 anni e mezzo in Androni Giocattoli-Sidermec. Sono rimasto qua in attesa che qualcosa si muovesse. Nel frattempo porto avanti insieme alla mia compagna Carla Patrocinio l’attività online BikeKinetic.
Hai già ricevuto delle offerte?
Sì, sto valutando un po’ di cose. Perché quelle che ho avuto fino ad ora per una ragione o per l’altra non mi hanno convinto. Ma senza un fatto di pretese, più che altro è un mix di organizzazione e responsabilità. Attualmente c’è si la situazione Covid che ha dato una mazzata ai budget di tante squadre. Ma alcune con la scusa degli Evenepoel e Pogacar, che sono fenomeni, fanno il progetto giovane, ma sanno tutti che di Remco e Tadej ce ne sono pochi. Con i soldi che si darebbero a un corridore esperto si prendono tre o quattro giovani.
In Sud Africa è piena estate, ideale per fare un ritiro pre stagionale e schiarirsi le idee (foto Instagram)In Sud Africa è piena estate, ideale per schiarirsi le idee (foto Instagram)
Stanno investendo solo sui giovani quindi?
No, c’è sicuramente un discorso di scouting, però c’è da dire che conviene a livello economico. In italia ci sono tre professional: Androni Giocattoli-Sidermec, Bardiani-CSF-Faizanéed Eolo-Kometa. Con l’Androni sono fortunato di avere avuto il contratto, mentre la Bardiani ha fatto un mercato super giovane. Ha preso molti corridori U23. Tant’è vero che ci sono buonissimi corridori appiedati come Andrea Garosio.
Per un atleta nella tua situazione non ci sono tante alternative?
In Italia è difficile al momento. O uno vince ed è un talento cristallino e quindi entra nel circuito delle squadre WorldTour. Oppure bisogna saltare da una professional all’altra o scendere in continental.
Stai valutando questa possibilità?
Non ho detto che voglio rimanere per forza in professional. Sicuramente ho delle ambizioni, ma sono convinto di poterle raggiungere anche in una squadra continental ben organizzata. Il problema che sorge, è che come le professional soffrono, anche le continental fanno fatica a garantire uno stipendio minimo, visto che sono sollevate dalla regola del salario minimo a differenza delle categorie superiori. E alla fine, un corridore della mia età che va per i 27 anni ed ha investito in casa e attività, certi compromessi non può più permetterseli .
Quindi la continental è più che una possibilità?
Il problema delle continental è che ci possono essere massimo due fuori quota ex professionisti. Io ho avuto dei contatti con squadre che l’appoggio economico me lo avrebbero dato, ma purtroppo gli slot erano pieni. A livello federale sono bloccate. Anche perché ci sono delle continental, come per esempio Work Service, con un calendario che non ha niente da invidiare alle professional, tolto il Giro e un paio di classiche.
Al Tour Poitou-Charentes ha vinto la classifica degli sprint intermedi (foto Instagram)Al Tour Poitou-Charentes ha vinto la classifica degli sprint intermedi (foto Instagram)
Ti sei dato una spiegazione per il fatto di non avere una squadra per il 2022?
Credo che nel ciclismo moderno o vinci e sei un fenomeno o ti devi ritagliare uno spazio. Quando ho visto che un fenomeno non lo ero, ho iniziato a fare l’uomo squadra e ad andare sempre all’attacco. Sono andato in fuga al campionato italiano, alla Milano-Sanremo, alTour Poitou-Charentes, dove ho vinto la classifica degli sprint intermedi. Pensavo fosse un modo per farsi vedere, ma forse questo contava anni fa. Nel ciclismo di oggi, o vinci o sei un giovane. Questo è lo specchio crudele del ciclismo attuale.
La parola “ritiro” ti è passata per la testa?
No qualche contatto in evoluzione ce l’ho. Penso di poter dare ancora qualcosa al ciclismo.
Hai altri progetti in mente?
Ho studiato lingue, mi piace molto il marketing e la pubblicità dei brand. Infatti ho un progetto per il 2022, proprio per non pensare al ritiro. Di continuare nel mondo della gravel, prendendo spunto in Italia da Mattia De Marchi o all’estero da Ian Boswell che è stato un corridore che ha corso in Sky e Katusha, o ancora Peter Stetina che viene da esperienze in BMC e Trek-Segafredo. Un altro nome è Nathan Haas che ha corso in Cofidis e adesso si è buttato in questo mondo. Potrei essere un apripista in Italia, visto che qua non è ancora esplosa la cosa. Sto già contattando qualche sponsor per il mio chiamiamolo “Gravel Project” per il 2022 che in caso non arrivasse qualche proposta convincente, potrebbe essere una possibilità concreta altrettanto allettante.
Faresti una stagione ibrida?
Attualmente se non arriva nulla dalla strada che possa convincermi, farei solo gravel. Il discorso ha tanto potenziale visto che questa disciplina potrebbe diventare UCI. Con la scusa del gravel, una squadra WorldTour, continental o professional, potrebbe in accordo con il produttore della bici, Pinarello, Wilier, Bottecchia e molte altre, essere interessata a lanciare il modello gravel.
Viel è stato in fuga a inizio anno alla Milano-SanremoViel è stato in fuga a inizio anno alla Milano-Sanremo
In Europa si vendono gravel ma di gare ce ne sono poche…
E’ una situazione difficile, in Europa non si è ancora capito il potenziale del mondo gravel. Forse l’unico input è il calendario UCI. Negli Stati Uniti si è passati da zero corse a un calendario di 268 gare. Confermato da gravelcyclist.com. In Europa ci aggiriamo su una trentina di competitive. Un aspetto da non sottovalutare è che ci sono poche corse ma gli eventi in questo ambito stanno crescendo e stanno nascendo moltissime Gran Fondo per questa disciplina.
Potresti diventare oltre che atleta, un ambassador e tester?
Si potrei dare feedback dei materiali e partecipare allo sviluppo delle varie tecnologie. Alla fine stiamo parlando di una nuova specialità dove c’è tanto da testare. Sono tutte cose che con l’esperienza e la sensibilità del professionista, alle aziende potrebbero fare comodo. Una cosa importante è che non è un progetto che farei come ripiego. E’ una cosa che mi appassiona, ci sono messaggi importanti. Avvicinare persone al ciclismo che magari hanno paura della strada. Ho fatto due volte la Strade Bianche, e i paesaggi del fuoristrada sono straordinari.
L’ultima volta che ti abbiamo incontrato ci hai detto che avresti voluto rilanciarti anche sulla pista…
Se dovessi ritirarmi con la strada e dovessi iniziare con il gravel, di sicuro potrei affiancare la pista. Per esempio Ashton Lambie, il campione del mondo di inseguimento individuale, fa anche corse su gravel. E’ un ambiente che sta performando visto che molti ex professionisti si sono buttati a capofitto. Se mi guardo indietro è iniziato tutto con il campionato italiano dove ho battuto Ganna. Si certo eravamo ancora allievi è vero, ma è nel mio dna. Ho tante idee e non voglio chiudere ancora le porte al futuro e alle possibilità che si possono presentare. Si stanno pian piano concretizzando, vediamo quale sarà quella che mi permetterà di essere soddisfatto e di farlo come lavoro al 100 per cento.
Una raccolta di pensieri di Giovanni Visconti, dopo aver portato a termine la Sicily Divide. Tre giorni nel silenzio. Le parole. I sapori. I colori. La vita