Le emozioni di papà Franco: il primo tifoso della figlia Giorgia

06.11.2024
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Il sorriso che Giorgia Pellizotti ha strappato a suo padre Franco attraversa potente anche il telefono ed è come se lo avessimo davanti agli occhi. L’incredulità della giovane azzurra che è tornata dalla sua prima spedizione continentale con due medaglie in altrettante gare ve l’abbiamo raccontata. Ora tocca a Franco Pellizotti, suo padre e primo tifoso. La famiglia intera ha seguito Giorgia fino a Pontevedra, in Spagna, per la gara continentale.

«Noi siamo partiti da Venezia sabato mattina – racconta Franco – per atterrare a Madrid e prendere la macchina e arrivare fino al campo di gara. Giorgia, invece, ha viaggiato con la nazionale e sono volati prima a La Coruna e poi si sono spostati a Pontevedra. Lei e la figlia di Bramati hanno viaggiato insieme, noi l’abbiamo recuperata solamente ieri a casa del “Brama”. Nell’ora di macchina per tornare a casa, Giorgia non ha fatto altro che parlare dei giorni passati con la nazionale».

Qual è stato il primo argomento toccato?

Il gruppo. Per lei era tutto nuovo e la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la felicità che ha provato nello stare con il team azzurro. Sia con le ragazze che con i ragazzi. Sinceramente sentirla parlare così era la cosa cui tenevo di più. I risultati sono stati sorprendenti, non me li aspettavo. Ma da genitore sono ancora più contento di averla sentita felice e divertita dall’esperienza. 

Davvero non ti aspettavi queste medaglie?

A essere onesto dal team relay credevo sarebbero usciti con un podio, ma battere la Francia la vedevo complicata. Era la squadra più forte a mio modo di vedere, c’erano Célia Gery, Aubin Sparfel… Insomma tutte le prime linee. L’Italia aveva una squadra forte, ma mancava la Casasola. Invece hanno dimostrato di essere i più forti di tutti. 

Franco Pellizotti insieme agli altri due figli: Giacomo e Mia
Franco Pellizotti insieme agli altri due figli: Giacomo e Mia
Nella gara di domenica?

Non nascondo che da tempo la vedevo andare forte, ma scontrarsi in un contesto internazionale con ragazze di un anno più grandi non è facile. La prima corsa fatta nel 2024 è stata in Svizzera a fine settembre e lì c’era Anja Grossman, che poi ha vinto anche il titolo europeo. In quell’occasione Giorgia da lei aveva pagato più di un minuto, ma in un mese l’ho vista crescere tanto. Quando parlavamo dell’europeo sapevamo che fosse un appuntamento difficile, ma credevo in lei. Sapevo che non l’avrebbero staccata. 

Invece non era partita benissimo.

Nel primo giro e mezzo ha pagato una decina di secondi dal gruppo di testa, lì ci ero rimasto un attimo. Ho pensato: «Cavolo, siamo già fuori dai giochi». Giorgia al contrario non si è demoralizzata, è rimasta fredda ed ha avuto la grande capacità di tornare in corsa e giocarsi la medaglia. Con un atteggiamento più cattivo, in senso agonistico, magari sarebbe rimasta più fresca nel finale. E’ vero che la cattiveria agonistica ti viene anche dalla consapevolezza che acquisisci in questi contesti. 

Giorgia si scioglie nell’abbraccio del fratello Giacomo dopo la vittoria nel team relay
Giorgia si scioglie nell’abbraccio del fratello Giacomo dopo la vittoria nel team relay
Dove ti ha sorpreso?

Nella gestione della corsa. E’ sempre rimasta lucida e non si è mai fatta prendere dal panico. Sono arrivate due medaglie che erano distanti da quanto ci saremmo aspettati, diciamo che è riuscita a salire un bel gradino. 

Sei stato più genitore o tifoso?

Sono uno abbastanza silenzioso, di solito cerco di appartarmi e guardare la corsa da solo. Sapete se sto in mezzo alla folla poi la gente arriva, ti chiede. Preferisco mettermi in un punto tattico e isolato dove vedere bene la gara in più passaggi. Sto lì e incito Giorgia, senza darle consigli. Da questo punto di vista me ne guardo bene, c’è chi fa il suo lavoro e sa farlo: il cittì Pontoni e tutto lo staff, anche quello del team. Quando siamo via con la squadra, do una mano come qualsiasi genitore, lavo le bici, e me no sto in disparte. A Giorgia pensano i suoi tecnici. 

Pronti, via! La più piccola dei fratelli Pellizotti, Mia, pronta a sostenere sua sorella Giorgia
Pronti, via! La più piccola dei fratelli Pellizotti, Mia, pronta a sostenere sua sorella Giorgia
Com’è stato vivere quei due giorni di gara? 

Innanzitutto è stato bello perché siamo stati tutti insieme. Un anno fa abbiamo fatto la scelta di comprare un camper per seguire Giorgia nelle varie gare. Il mio off season è il ciclocross e mi piace davvero molto. Le nostre ferie sono condite dal fango dei tracciati. E’ davvero un’esperienza bellissima, che viviamo con molta serenità. Riusciamo anche a fare i turisti. Coincidenza vuole che sia stato a Pontevedra anche in un giorno di riposo della Vuelta quest’estate, solo che non ero riuscito a vederla. Nei giorni scorsi la sera siamo andati a visitare la cittadina, abbiamo mangiato fuori. Insomma, ci siamo divertiti.

Ripensa a quando avete preso il camper per seguire Giorgia ad ora, come rivivi questo anno?

E’ stata fantastico. A dicembre del 2023, come le avevo promesso, siamo andati a fare dieci giorni in Belgio, nella terra del ciclocross. Ha disputato due gare e poi siamo stati a vedere la corsa in notturna a Diegem. Sono state delle ferie atipiche, ma davvero molto belle per tutti noi. A gennaio eravamo andati anche a vedere i mondiali di Tabor, durante le premiazioni Giorgia mi ha detto: «Chissà se un giorno salirò su un podio così». 

Un anno dopo lo ha fatto…

Per due volte! E in una di queste ha anche sentito l’inno di Mameli. Mi ha confessato che è stata la prima volta in cui ha pianto per una vittoria. Il gruppo è stato incredibile, con un legame davvero forte. Ogni volta che qualcuno di loro saliva sul podio, gli altri erano sotto a festeggiare. Da genitore, ma anche da diesse, quella del gruppo è la soddisfazione più grande che mi porto a casa, senza ombra di dubbio.

Pellizotti, un oro, un bronzo e quel sorriso strappato al padre

05.11.2024
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La fantastica spedizione azzurra a Pontevedra, culminata con l’inedito primato nel medagliere degli europei di ciclocross, ha avuto anche la protagonista che non ti aspetti. Giorgia Pellizotti è tornata a casa con un oro nel team relay e il bronzo nella prova individuale junior e forse è proprio questa la medaglia più inattesa dell’intera spedizione azzurra. L’andamento della stagione aveva indicato la punta azzurra in Elisa Ferri (alla fine onorevole quinta), invece la figlia d’arte ha tirato fuori il classico coniglio dal cilindro.

Il podio finale con la Pellizotti al fianco della Bukovska e della vincitrice Grossmann
Il podio finale con la Pellizotti al fianco della Bukovska e della vincitrice Grossmann

Tornata a casa, Giorgia si è subito reimmersa nella routine quotidiana fatta di studio e allenamenti: «Il primo giorno ho preferito però saltare la scuola per rimettermi in pari con lo studio avendo saltato qualche giorno, e poi non nascondo che lì in Spagna ci si svegliava sempre molto presto e tra stanchezza ed emozioni ero veramente spossata».

Ti aspettavi risultati simili?

Decisamente no, quest’anno non avevo mai corso all’estero salvo l’esordio in Svizzera. Non sapevo che cosa attendermi, mi dicevo che anche una Top 10 sarebbe stata un buon risultato per me che sono primo anno.

Un pezzo del percorso, affrontato dall’azzurra anche nel team relay, una prova fondamentale
Un pezzo del percorso, affrontato dall’azzurra anche nel team relay, una prova fondamentale
Tu eri stata scelta per il Team Relay del sabato, quanto è stato utile partecipare in funzione della gara domenicale?

Tantissimo, direi che è stato fondamentale per molti aspetti. Intanto ho potuto provare il percorso ad alte velocità, il che non è la stessa cosa che farlo per allenamento. Vedi le traiettorie anche in base alla fatica, alla spinta che dai alla bici. Poi la vittoria ha dato a tutti una carica enorme, direi che ha fatto davvero la differenza.

C’è un segreto, qualcosa che ti ha dato la spinta giusta per il podio?

Io direi la lucidità nell’affrontare ogni frangente di una gara difficile. Soprattutto nei momenti iniziali, nei quali non ero messa benissimo. Ho avuto anche aiuto dalla fortuna, trovandomi al posto giusto nel momento giusto, ad esempio quando ho seguito l’azione di svizzera e ceka che alla fine si è rivelata decisiva.

Lo sprint di Giorgia, battuta di un’incollatura dalla ceka Bukovska, sfuggitale sull’ultima curva (Photopress.be)
Lo sprint di Giorgia, battuta di un’incollatura dalla ceka Bukovska, sfuggitale sull’ultima curva (Photopress.be)
Eppure in un primo momento eri anche un po’ rammaricata per il secondo posto sfuggito…

Ero felicissima, sia chiaro, però quando ho visto che avevamo fatto il buco mi sono leggermente rilassata ed è stato un errore perché non ho lottato sul rettilineo finale come avrei dovuto, ma la Bukowska era ormai sfuggita e sul rettilineo finale non potevo più rimontarla. Sarebbe stato importante rimanerle incollata.

Tu sei entrata nel team azzurro lo scorso anno pur essendo ancora allieva. Quanto è servito anticipare i tempi?

Moltissimo perché si è formato un gruppo coeso, anche con lo staff, c’era già una conoscenza consolidata. Diciamo che non siamo partiti da zero quest’anno, eravamo tutti pronti ad affrontare la trasferta nel bene come nel male. Io credo che sia stato importante, infatti non mi sono sentita come una novizia in un evento pur così importante.

Titolo junior all’elvetica Anja Grossmann, già titolata nella mountain bike
Titolo junior all’elvetica Anja Grossmann, già titolata nella mountain bike
La svizzera Grossmann era davvero imbattibile?

Io l’avevo affrontata già alla prima prova stagionale e mi ero accorta della sua superiorità, ma la conosco bene. Negli ultimi due anni è stata campionessa europea di mtb nella categoria allieve. Poi ha un fisico completamente diverso dal mio, infatti a dir la verità su un percorso come quello iberico non mi aspettavo di arrivarle così vicino.

Che cosa ti ha detto tuo padre all’arrivo?

Papà non è un uomo di tante parole. Io poi ero con la nazionale, ci siamo potuti vedere poco, ma si vedeva che era contento, molto contento. Avremo modo di confrontarci e di parlarne, una cosa però me l’ha detta: di pensare subito alle prossime gare e non cullarmi sugli allori perché l’appuntamento che conta è sempre davanti a noi. Io punto alle maglie nelle categorie superiori, quando conterà davvero. Questa è una tappa importante, ma pur sempre una tappa.

Con l’oro della staffetta insieme alla famiglia e a papà Franco, diesse della Bahrain Victorious
Con l’oro della staffetta insieme alla famiglia e a papà Franco, diesse della Bahrain Victorious
Sei sempre convinta a non seguire le sue orme e quindi dedicarti all’offroad?

Sì, la mountain bike resta la mia opzione per l’estate mentre il ciclocross è sempre la disciplina che preferisco. Non nascondo poi che l’idea che questa disciplina possa entrare nel programma olimpico mi esalta moltissimo e mi fa prendere questa attività con un altro spirito. Infatti ora che sono a casa già non vedo l’ora che arrivi il fine settimana con le nuove prove internazionali, tra il Giro delle Regioni a Cantoira e la prova di Torino.

Premiata ditta Agostinacchio, padrona degli europei di ciclocross

04.11.2024
5 min
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Sveglia al mattino presto per raggiungere l’aeroporto e tornare a casa, con la valigia un po’ più pesante. Di notte si è dormito poco, con l’adrenalina accumulata nella splendida due giorni di Pontevedra dove l’Italia ha clamorosamente conquistato il primo posto nel medagliere. Una prima assoluta per l’Italia del ciclocross agli europei. Un contributo fondamentale è arrivato grazie alla “premiata ditta” Agostinacchio, che oltre a vincere un oro con Mattia fra gli juniores e l’argento di Filippo fra gli Under 23 ha dato un contributo decisivo alla vittoria nel Team Relay. E’ vero, con sole 4 squadre al via, ma in fin dei conti sono gli assenti ad avere torto…

Nel parlare con i due fratelli, direttamente all’aeroporto in mezzo a valigie e bici da imbarcare, si sente come ancora l’emozione sia padrona del loro animo, per un weekend che probabilmente ha cambiato completamente la loro parabola sportiva. I due si rimpallano spesso il telefono, trasmettendo all’interlocutore tutta la loro gioia.

L’abbraccio di Mattia Agostinacchio con Fabbro, anche lui protagonista nella gara junior
L’abbraccio di Mattia Agostinacchio con Fabbro, anche lui protagonista nella gara junior

Battuta una vecchia conoscenza

Il primo a prendere la parola è Mattia, che torna a casa con due medaglie d’oro al collo: «La seconda è stata molto più difficile da portare a casa. In fin dei conti, a prescindere dalla starting list, nella staffetta la responsabilità è condivisa, nella gara individuale è tutto sulle tue spalle. Io però ero concentratissimo verso l’obiettivo per il quale ho lavorato tutte queste settimane.

«Un aiuto sicuramente l’ho avuto conoscendo gli avversari, in particolare l’austriaco Hofer che ha disputato alcune prove internazionali in Italia. Sapevo che erano lui e il belga Vandereynde i riferimenti della gara e quando ho visto che tenevo il loro passo ho capito che potevo giocarmi qualcosa d’importante».

Cambio fra la Baroni e Filippo Agostinacchio. Oro con loro anche per Mattia e per Ceolin, Pellizotti e Bramati
Cambio fra la Baroni e Filippo Agostinacchio. Oro con loro anche per Mattia e per Ceolin, Pellizotti e Bramati

Le raccomandazioni di Pontoni

Per Mattia i prodromi di questo oro sono arrivati nel corso di tutto l’avvio di stagione, con le vittorie al Giro delle Regioni e nelle altre prove internazionali: «Avevo detto che era importante accumulare più punti possibile per partire davanti, infatti alla fine sono riuscito a salire al 2° posto nel ranking e quindi scattare dalla prima fila ed è stato fondamentale. Pontoni si era raccomandato di partire forte considerando la curva di 90° subito dopo lo start e infatti in tanti sono caduti lì, io ho evitato il problema».

La gara poi come si è sviluppata? «Siamo rimasti davanti in un gruppetto di 5-6 corridori (tra cui anche l’altro azzurro Fabbro, alla fine 6°, ndr), che si spezzava spesso in base a errori e scivolate, anche io a dir la verità ci ho messo del mio. Ma sono riuscito a rimanere davanti fino al penultimo giro, quando ho rotto gli indugi e sono andato via».

L’arrivo nel team relay di Filippo Agostinacchio, dopo aver superato il francese prima dell’ultima curva
L’arrivo nel team relay di Filippo Agostinacchio, dopo aver superato il francese prima dell’ultima curva

«Dopo la curva, attacca…»

E nella staffetta? «Lì io ho fatto la seconda frazione, tutti noi dobbiamo dire grazie a Filippo che nel giro finale ha fatto la differenza». Il telefono passa al fratello, che racconta quel giro conclusivo con l’ordine impartito da Pontoni all’ultimo passaggio ai box: «Daniele mi ha avvertito che da dietro lo spagnolo stava risalendo velocemente, mi ha detto che era il momento di attaccare il francese, infatti appena superata la curva ho spinto al massimo passandolo di botto e andando verso il traguardo, sapevo che non poteva più prendermi».

Il suo argento nella gara U23 è stato per molti versi più sorprendente dell’acuto del giovane fratello: «Io a dir la verità non me l’aspettavo, alla vigilia avrei firmato per una Top 5, ma sapevo di stare veramente molto bene, di essere arrivato al massimo della condizione. A guardare bene la gara, posso anche dire che forse si poteva anche provare qualcosina di più, perché in partenza e lungo il percorso qualche errore l’ho fatto, in particolare dopo una curva ho faticato a rilanciare e si è creato un buco che mi ha richiesto tempo ed energie per ricucire, energie che nel finale mi sarebbero state utili».

Bellissimo bronzo per Giorgia Pellizotti fra le junior, con titolo alla svizzera Grossmann. Quinta Elisa Ferri (Photopress.be)
Bellissimo bronzo per Giorgia Pellizotti fra le junior, con titolo alla svizzera Grossmann. Quinta Elisa Ferri (Photopress.be)

Il peso di una stagione persa

Filippo ha chiuso a 3” dal belga Jente Michels, riconfermatosi sul trono continentale: «Era comunque più forte al di là dei 3” di margine. Quando rilanciava dopo ogni curva era davvero difficile tenerlo. Sapeva di essere il favorito e ha fatto una gara tutta di testa. Nulla da eccepire sull’esito della corsa».

Un podio che lo riporta in auge: «La mia parabola è stata più difficile rispetto a quella che sta vivendo Mattia. Io sono all’ultimo anno da U23, ma a me è mancata quasi completamente la seconda stagione da junior a causa del covid e sappiamo benissimo come sia fondamentale nella crescita di un corridore, anche nella costruzione della sua immagine. Da allora non ho fatto altro che inseguire, il vero salto di qualità l’ho fatto dalla scorsa stagione a oggi».

Unica amarezza della spedizione iberica il 4° posto pur notevole di Sara Casasola fra le elite
Unica amarezza della spedizione iberica il 4° posto pur notevole di Sara Casasola fra le elite

Già si pensa al mondiale

Ma chi ha iniziato prima fra i due? Risponde Mattia: «Credo che sia stato lui, io ero troppo piccolo, ma questa disciplina la amiamo allo stesso modo come amiamo la strada. Infatti entrambi nel 2025 ci dedicheremo ad essa in maniera compiuta, mettendo da parte la mountain bike». «Io però una porticina aperta al gravel la lascio – afferma Filippo che era stato convocato anche per i mondiali di specialità – ma è chiaro che ora ambisco alle prove su strada con la Biesse-Carrera per fare bene».

E ora? «Ora ci godiamo queste medaglie ma si riparte subito verso i prossimi appuntamenti internazionali – risponde Mattia – perché la stagione è solo agli inizi. E’ chiaro che questi europei cambiano un po’ le prospettive, adesso ho la convinzione di poter dire la mia al massimo livello». E chissà che quella maglia iridata oggi vacante dopo la vittoria di Viezzi a gennaio non resti in casa italiana…

Ferri, toscana d’attacco con l’offroad nel sangue

28.10.2024
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O prima o seconda. La stagione italiana di ciclocross, se parliamo di juniores femminili, non sfugge a questa regola e le attrici di questo balletto sono Giorgia Pellizotti ed Elisa Ferri. Se la prima, per via del cognome decisamente importante nel mondo delle due ruote è già abbastanza conosciuta, la seconda è meno famosa, anche se parliamo di una ragazza che vanta già ben 8 maglie tricolori nelle categorie giovanili, fra ciclocross e mountain bike.

A Osoppo la sua unica vittoria nel Giro delle Regioni, gareggiando con le Elite (foto Billiani)
A Osoppo la sua unica vittoria nel Giro delle Regioni, gareggiando con le Elite (foto Billiani)

Invogliata seguendo papà

D’altronde per Elisa l’offroad è sempre stata la sua passione, ci è praticamente nata, per “colpa” di suo padre: «Lo seguivo nelle sue gare perché era un corridore di downhill e la sua passione per la velocità mi ha subito contagiato. Io però ho cercato altro, infatti la mia più grande passione è il cross country di mtb, amo la guida, la tecnica, le capacità di scelta delle traiettorie e di valutazione del terreno, caratteristiche che poi sono utili anche nel ciclocross».

Elisa, nata a Montevarchi nel 2007 affronta questa sua passione con grande professionalità senza assolutamente trascurare la scuola, al punto da dare appuntamento per l’intervista telefonica alle 7,15 di mattina, prima di entrare. Se non è disponibilità questa…: «Sono una delle tante ragazze che amano il ciclismo a 360°, faccio anche gare su strada, ma l’attività in superleggera l’interpreto soprattutto come preparazione per i miei impegni offroad. Che cosa sceglierò in futuro è difficile a dirsi, è troppo presto e so bene che la strada schiude possibilità che le altre discipline non danno, ma per ora non voglio pensarci, ho già la testa piena…».

Giorgia Pellizotti in azione, anche lei protagonista con 3 successi stagionali (foto Billiani)
Giorgia Pellizotti in azione, anche lei protagonista con 3 successi stagionali (foto Billiani)

Una sfida finora alla pari

La stagione come detto ha visto finora la toscana battagliare spesso con la Pellizotti. Nelle prove del Giro delle Regioni (dove la portacolori della Fas Airport Service Guerciotti ha saltato il primo appuntamento a Corridonia) il conteggio è 1-1, considerando però che si corre insieme alle categorie più grandi e questo dà alle più giovani anche l’opportunità di acquisire maggiore esperienza. Nell’ultimo fine settimana, si è invece gareggiato in prove a sé stanti e la Ferri ha portato a casa il prestigioso successo di Brugherio.

«E’ stata una grande soddisfazione anche perché si gareggiava su un tracciato molto tecnico come piace a me – racconta Elisa – dove le curve hanno avuto un grande peso per il rilancio, facendo alla fine la differenza. Sin dall’inizio mi sono trovata con Giorgia, poi nel secondo giro ho provato ad andar via sfruttando i punti più tecnici e dove serviva il “manico”, alla fine ho accumulato un buon distacco che ho mantenuto fino alla fine».

La Ferri ha preso parte agli europei 2023, finendo 21esima, ma centrando la Top 10 in World Cup a Benidorm
La Ferri ha preso parte agli europei 2023, finendo 21esima, ma centrando la Top 10 in World Cup a Benidorm

Le ambizioni europee

37” secondi per la precisione, il giorno dopo a Salvirola la figlia d’arte ha però restituito pan per focaccia con 1’32” di vantaggio, pari e patta anche in questo caso e questo dimostra come la lotta fra le due sarà uno dei leif motiv della stagione: «Fra noi ragazze c’è molta competitività in gara e non nascondo che qualche volta ne nasce anche qualche piccola discussione, ma appena tagliato il traguardo è tutto dimenticato. Ci conosciamo tutte, facciamo gruppo e questo aiuterà quando saremo in nazionale».

L’appuntamento europeo si avvicina, nel prossimo fine settimana ci si confronterà per la prima volta con le migliori ragazze della categoria e la toscana non nasconde le sue ambizioni: «Abbiamo lavorato tanto per quest’appuntamento e le gare sono servite non solo per acquisire la condizione, ma anche per guadagnare punti nel ranking e permettermi di poter partire dalla prima fila. Io sono convinta che in questa maniera potrò giocarmela ad armi pari, senza paura di nessuna».

I percorsi più tecnici e fangosi sono molto graditi dalla toscana, 4 volte tricolore nel ciclocross (foto Billiani)
I percorsi più tecnici e fangosi sono molto graditi dalla toscana, 4 volte tricolore nel ciclocross (foto Billiani)

Conciliare sport e studio

La Ferri è al suo secondo anno nel team Guerciotti e il militare nel team di riferimento del ciclocross italiano ha un suo peso: «E’ molto professionale, danno un supporto importante non solo in gara o in allenamento ma in tutta la mia attività. Ad esempio tengono molto al mio rendimento scolastico, pur nella consapevolezza che l’attività dei fine settimana richiede dei sacrifici nello studio. E’ la scelta giusta per progredire».

Bertolini continua a collezionare successi: doppietta fra Brugherio e Salvirola (foto Billiani)
Bertolini continua a collezionare successi: doppietta fra Brugherio e Salvirola (foto Billiani)

Il weekend dei soliti noti

Per il resto il weekend delle gare internazionali italiane ha confermato Gioele Bertolini e Carlotta Borello come i riferimenti assoluti fra gli open. Il Bullo ha dominato a Brugherio mentre a Salvirola ha trovato molta più resistenza in Folcarelli, 2° a 11” e a un ritrovato Viezzi in decisa crescita a 21”, ma che non farà il suo esordio internazionale nella nuova categoria U23 agli europei. Per la Borello due prove quasi fotocopia, con un deciso vantaggio sulle avversarie fra cui si inizia a distinguere Beatrice Fontana, ormai qualcosa di più che una semplice U23.

Giorgia Pellizotti vince in Belgio: buon sangue non mente…

31.12.2023
5 min
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Parlando con la giovanissima Giorgia Pellizotti è quasi automatico che la mente vada indietro nel tempo, alle imprese di suo papà Franco. Per certi versi Giorgia ne è la conseguenza, perché dalle sue parole si percepisce forte una feroce determinazione, quella stessa che permise a Franco di vincere la maglia a pois al Tour, di diventare un personaggio fra i pro’ italiani pur senza essere un capitano e di essere un apprezzato e importante diesse alla Bahrain Victorious.

Giorgia sta crescendo in fretta. Il suo trainer Paludetti aveva spiegato come la ragazza stia maturando e candidandosi come uno dei principali prospetti del ciclocross azzurro con la particolarità, rispetto a tanti altri, di voler puntare con forza proprio sulla disciplina dei prati, quella che spesso è il “vaso di coccio” nella multidisciplina che caratterizza le nuove generazioni.

Paludetti aveva anche detto che Franco, come regalo di Natale aveva previsto una lunga trasferta in Belgio, per portare Giorgia a competere nella patria del ciclocross e sua figlia lo ha ripagato come meglio non poteva, aggiudicandosi la sua prima gara a Beernem. «E’ stato il più bel regalo che mi potesse fare – racconta Giorgia – sapeva bene quanto ci tenessi a mettermi alla prova in un contesto così diverso».

Alla sua prima gara a Beernem la Pellizotti ha subito centrato la vittoria (foto S Photography)
Alla sua prima gara a Beernem la Pellizotti ha subito centrato la vittoria (foto S Photography)
Perché era così importante per te?

Le gare italiane ormai le conosco quasi tutte e volevo provare qualcosa di diverso. Tracciati meno scontati, avversarie nuove perché quelle italiane ormai le conosco tutte, ci confrontiamo sempre fra le stesse. Inoltre gareggiare qui impone nuove tecniche, per affrontare il fango e la sabbia.

Avevi già avuto modo di gareggiare su questi elementi?

Nel fango sì, ma qui è tutto diverso. E’ davvero la patria del ciclocross, devi metterti alla prova al 100 per cento. E’ faticoso, ma bello. C’è tanto da spingere. E’ un modo di correre tutto nuovo per me. Oltretutto iniziare con una vittoria è stato il massimo, anche perché era una gara con tante atlete locali ma anche altre straniere oltre me, cicliste canadesi e francesi ad esempio.

Il podio di Beernem. Nell’occasione vittoria italiana anche fra i pari età con Tommaso Cingolani
Il podio di Beernem. Nell’occasione vittoria italiana anche fra i pari età con Tommaso Cingolani
Che cosa ha detto tuo padre della tua vittoria?

Non siamo partiti con tante pretese, avremmo preso qualsiasi cosa fosse arrivata, l’importante era fare esperienza a prescindere dal risultato. Lui non si esprime mai con particolare entusiasmo, ma sento sempre la sua presenza.

Hai avuto modo di vedere le sue gare?

Sono stata ad alcune corse quand’ero molto piccola, ma non ricordo molto. Ho però visto tutto quello che potevo su Youtube e le cassette. Il suo esempio ha influito su di me in maniera fortissima e so quant’è stato importante e quanta esperienza ha. Quando ho bisogno di un consiglio, chiedo innanzitutto al mio tecnico, ma anche a lui che cosa ne pensa, anche quando è lontano per lavoro.

Giorgia e suo padre Franco in Belgio, una trasferta che durerà per tutte le feste con molte gare
Giorgia e suo padre Franco in Belgio, una trasferta che durerà per tutte le feste con molte gare
Vedendo le sue gare, noti tanta differenza con il ciclismo che vivi tu?

Enorme, ma non tanto dal punto di vista tecnico, quanto proprio sul modo di interpretare le corse. Ai suoi tempi c’era spazio per l’inventiva, per la strategia personale, era un ciclismo fatto sì di muscoli e agilità, ma anche d’intelligenza personale. Oggi contano tantissimo i diesse e la squadra, è quasi tutto prestabilito e i cambiamenti in corso d’opera sono corali. La squadra è importante, ma si vede meno l’individuo e questo a me non piace tanto.

Franco ha provato a influenzarti per privilegiare la strada, sapendo anche che, in alternativa al ciclocross, preferisci la mountain bike?

Papà non mi ha mai influenzato in tal senso, mi lascia completamente libera. Quando ero piccola a dir la verità non era neanche troppo felice che facessi ciclismo, non voleva che affrontassi la stessa fatica che ha fatto lui per anni. Per lui quel che conta è che io sia felice e faccia liberamente le mie scelte.

La friulana ha già vinto quest’anno il Master Cross e punta a confermarsi tricolore (foto S Photography)
La friulana ha già vinto quest’anno il Master Cross e punta a confermarsi tricolore (foto S Photography)
Quest’anno stai rapidamente bruciando le tappe, secondo te da che cosa dipende?

Non saprei dirlo neanch’io, dipende sia dalla crescita fisica che da quella di esperienze. Io penso di essere migliorata soprattutto nella visione delle gare, nel capire come muovermi e nell’interpretare le prove delle avversarie a mio vantaggio. Ma è chiaramente un percorso in divenire.

Una curiosità che era emersa parlando con il tuo tecnico Paludetti è legata al vostro (tuo e dei tuoi coetanei del team) rapporto con i cellulari e i social. Marco dice che quando siete in gruppo chiede di non sostare sugli smartphone, tu che ne pensi?

A me non cambia molto perché per mia natura cerco di non usare moltissimo il telefono per messaggi o Instagram. Vedo però che molti miei compagni hanno più difficoltà a staccarsi, d’altronde è comune alla nostra generazione. Quando siamo insieme e non utilizziamo il telefono, ci accorgiamo che c’è un mondo al di là di quello schermo, un altro modo per comunicare e socializzare, infatti quando parliamo alla fine non ci ricordiamo più del telefono…

Il momento del riscaldamento. Quel che colpisce di Giorgia è la sua estrema professionalità
Il momento del riscaldamento. Quel che colpisce di Giorgia è la sua estrema professionalità
Ora che cosa ti proponi?

Innanzitutto vorrei riconfermare il titolo italiano di categoria e poi avere altre occasioni per vestire l’azzurro, magari in Coppa del mondo: so che significherebbe bruciare le tappe, ma io guardo sempre più avanti. Forse perché ho una natura competitiva in tutto e questo mi aiuta anche con la scuola. Voglio emergere anche lì…

Paludetti e il cross dei giovani, non sempre rose e fiori

29.12.2023
5 min
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Per capire quale sia lo stato di salute del ciclocross italiano, bisogna dare uno sguardo al movimento giovanile. Facendo una premessa: abbiamo scelto una prospettiva che non guarda tanto ai numeri di partecipazione né alla qualità, ai vertici delle categorie, quanto a come si lavora, a come i ragazzi guardano alla specialità. La nostra guida è nell’occasione Marco Paludetti, tecnico della Sanfiorese, che dopo una notevole carriera proprio nelle categorie giovanili, ha trovato nella crescita dei giovani talenti la sua dimensione tecnica.

Il lavoro di Paludetti, vista la giovane età dei suoi ragazzi, prescinde inizialmente dal lavoro prettamente tecnico, perché un allenatore è prima di tutto un riferimento umano per chi è in piena fase di crescita.

«I tempi rispetto alla nostra generazione – spiega – sono cambiati profondamente: allora non c’erano distrazioni, non avevamo telefonini e Internet, si era quasi “forzati” alla comunicazione e questo era un bene. Oggi dobbiamo affrontare questo gap generazionale, lavorando su ragazzini per far loro capire che c’è una vita oltre quei piccoli schermi».

I ragazzi della Sanfiorese in azione: nel 2023 hanno vinto il titolo giovanile di società (foto Instagram)
I ragazzi della Sanfiorese in azione: nel 2023 hanno vinto il titolo giovanile di società (foto Instagram)
Con quanti ragazzi lavori?

Abbiamo una ventina di elementi, fra esordienti e allievi. Con loro mi accorgo di come noi, e parlo della mia generazione, siamo diretti responsabili della loro crescita. Siamo abituati a dar loro tutto, a spianare la strada, ma non facciamo il loro bene. Me ne accorgo dal rapporto con i genitori, ma poi penso che sono genitore anch’io e tante volte incorro nello stesso errore. I ragazzi vogliono sempre di più, ma stando con loro vedo che il ciclocross diventa un elemento di distrazione, un richiamo superiore a quello di ambienti pericolosi, tanto che quando mio figlio va ad allenarsi, sono tranquillo.

Quand’è che sei davvero soddisfatto?

Molti penserebbero dopo una particolare vittoria, ma non è così: la soddisfazione ce l’abbiamo ogni giorno, vedendo che i ragazzi crescono divertendosi e che si fidano sempre di più. Per molti di loro più che un tecnico sono un confidente, che li guarda ognuno per quello che realmente è. Li ascolto, sono presente. Poi ci sono anche i risultati, i talenti, ma vengono dopo.

Ilaria Tambosco, 16 anni, è già nel giro della nazionale e ha esordito in Coppa del mondo (foto Instagram)
Ilaria Tambosco, 16 anni, è già nel giro della nazionale e ha esordito in Coppa del mondo (foto Instagram)
E’ anche vero che questa è la generazione della multidisciplina, che sta cambiando un po’ la nostra cultura ciclistica…

Verissimo e questo si traduce in numeri di partecipazione enormi in ogni specialità. Faccio un esempio: una volta al campionato veneto fra gli allievi erano al massimo una trentina, ora gareggiano almeno in 100 e questo è già un risultato enorme. I ragazzi non si fermano più alla strada, sanno che quella è la disciplina più amata, più remunerativa, ma vogliono provare tutto. Sono pervasi da un’inesauribile curiosità. Noi spingiamo molto sull’idea di mettersi alla prova, guardarsi dentro e capire piano piano quale sarà la disciplina più adatta. Sempre all’insegna del divertimento, ma la cosa particolare è la loro capacità di apprendimento.

Perché?

Sono enormemente avanti a noi, alla nostra generazione. Già da G5 sono perfettamente in grado di saltare gli ostacoli stando sempre in sella, anzi. Poco tempo fa un bambino aveva appena preso in mano la bici, eppure era già capace di saltare gli ostacoli, faceva cose incredibili. Questo accade perché i ragazzini di oggi hanno un’altra mentalità, la voglia di giocare con la bici e io sono sempre stato favorevole a questa impostazione.

Riccardo Da Rios ha vinto il titolo esordienti, ma ora è dedito solo alla strada (foto Instagram)
Riccardo Da Rios ha vinto il titolo esordienti, ma ora è dedito solo alla strada (foto Instagram)
Per tua esperienza, i ragazzi poi scelgono di continuare con il ciclocross, a prescindere dalle altre loro scelte?

Dipende. Ad esempio mi è spiaciuto molto aver perso Riccardo Da Rios, grande talento vincitore del titolo italiano allievi e di due Giri d’Italia CX, ma ha detto di volersi concentrare sulla strada. Il suo team junior lo ha convinto di questa scelta, gli ho detto che per me è un errore perché si perde tutta l’attività internazionale e grandi prospettive, ma tant’è… Cettolin ha fatto lo stesso, ma nel suo caso si vedeva come il suo talento avesse bisogno della strada per esprimersi appieno. Il ciclocross però gli è servito per migliorare la sua guida, suo padre stesso mi ha confidato che dopo la stagione invernale ha avuto l’anno migliore. Attenzione però, le varie discipline vanno affrontate con giudizio, dando tempo per il riposo e ricordandoci che parliamo di ragazzini, che hanno comunque in primis l’impegno scolastico.

Quest’anno nel tuo gruppo sta emergendo in maniera prepotente Giorgia Pellizotti, la figlia di Franco che si è aggiudicata il Master Cross…

E’ impressionante la sua mentalità, è una professionista in erba. Attentissima a tutto, dal riscaldamento alla preparazione del materiale. Sta crescendo in maniera clamorosa e poi a me impressiona per come ricorda Franco. La vedo in sella e rivedo suo padre. Eppure lui le è vicinissimo, l’accompagna, ma non s’intromette minimamente, si fida ciecamente di me. Giorgia mi raccontava della sua prima esperienza in nazionale, con il gruppo di Pontoni al ritiro in Puglia, era al settimo cielo e mi ha detto che finalmente comincia a capire che cosa faceva il padre. Che da parte sua per il periodo delle Feste le ha promesso il viaggio in Belgio per gareggiare nelle gare di categoria, lei era strafelice…

Giorgia in azione, la grinta è di famiglia, la posizione ricorda il padre (foto Alessandro Billiani)
Giorgia in azione, la grinta è di famiglia, la posizione ricorda il padre (foto Alessandro Billiani)
Ciclocross a parte, pensi che seguirà le orme del padre?

Chissà, per ora sembra più portata per l’offroad, ciclocross d’inverno e mtb d’estate, ma sa che lì deve ancora imparare tanto. E’ stata quinta ai campionati italiani di quest’anno, ma serve tanto “manico”. Lei comunque vuole fare la professionista di ciclocross e la testa ce l’ha. Il bello è che un paio d’anni fa voleva mollare tutto, era sfiduciata: io le ho detto di fare una stagione con me, poi avrebbe deciso. I risultati sono questi…

Pellizotti, un ex pro’ alle prese con la figlia ciclista

15.01.2023
5 min
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Nella famiglia Pellizotti il ciclismo è qualcosa che ogni componente ha nel sangue ed è curioso pensare come tutto sia nato direttamente con Franco, ex pro’ di lungo corso che nella sua attività via via ha coinvolto tutti, fino a sua figlia Giorgia che abbiamo visto essere una delle più giovani portacolori della Ss Sanfiorese

Per seguire le gesta della figlia (quando è libero dai suoi impegni di diesse alla Bahrain Victorious) Pellizotti ha anche affittato un camper con cui ha girato nei weekend insieme alla famiglia: «Dico la verità, non ho mai amato i camper quando correvo, ma devo ammettere che sono una comodità: Giorgia può farsi la doccia appena conclusa la gara, ha tutti in comfort anche nel ritorno verso casa. Credo che ne acquisteremo uno…».

Pellizotti con Mosca, il tecnico della Bahrain-Victorious è al quinto anno nel team WorldTour
Pellizotti con Mosca, il tecnico della Bahrain-Victorious è al secondo anno nel team WorldTour
Com’è il suo rapporto con la bici?

Si diverte come una matta, è uno spettacolo. Io la seguo quasi sempre, durante le gare invernali, se sono fuori per lavoro vanno mia moglie e mio figlio. Cerco però di essere presente il più possibile perché ogni sua gara è per me una grande emozione.

Lei ha vissuto la tua attività professionistica?

Gli ultimi 2-3 anni era abbastanza grande, si ricorda bene le trasferte con mia moglie per venirmi a vedere. La portava sempre, è venuta anche all’ultimo Tour de France che ho disputato. Giorgia è una ragazza molto sportiva, le piacciono tutte le attività, segue molto, mi fa piacere chiaramente che segua un po’ le mie gesta, ma la bici è stata la sua passione sin da quando era piccola.

Giorgia in gara a Ovindoli (Giro d’Italia) dove ha chiuso quarta fra le allieve (foto Paletti)
Giorgia in gara a Ovindoli (Giro d’Italia) dove ha chiuso quarta fra le allieve (foto Paletti)
Tu come vivi la sua attività?

Sono contento, penso che per lei sia importante. A me il ciclismo ha dato tanto, non solo come soddisfazioni sportive. Ha contribuito enormemente alla mia crescita e spero che per lei sia lo stesso. Ammetto che in passato pensavo che il ciclismo non fosse uno sport prettamente femminile, ma mi sono ricreduto. Lo vedo importante nella sua crescita.

In che termini?

Lo sport insegna che nella vita ci sono regole da seguire e rispettare, che se vuoi ottenere un obiettivo devi essere pronto a sacrificarti, senza se e senza ma. Ci tenevo molto che Giorgia facesse sport, che non finisse come tanti della sua età davanti alla Tv oppure ai videogiochi. La cosa importante è che, nell’età in cui è, continui a vedere questa attività come un divertimento, poi se vorrà insistere avrà tutto il nostro supporto ma le cose si faranno più serie.

Per la giovanissima figlia d’arte un futuro fra ciclocross e mtb. Per ora niente strada
Per la giovanissima figlia d’arte un futuro fra ciclocross e mtb. Per ora niente strada
Il fatto che faccia ciclismo è anche fonte di preoccupazione, visti i tanti incidenti sulle strade?

Il pensiero c’è, non posso negarlo e il fatto che si dedichi al ciclocross, quindi in un’area delimitata e in piena sicurezza mi rende davvero molto felice. Devo dire che il team, quando i ragazzi si allenano su strada, li segue con grandissima attenzione, ma il patema d’animo resta. Giorgia mi ha detto che dopo il ciclocross vuole fare mtb e questo mi consola, sa che su strada i pericoli sono dietro l’angolo e per ora non se la sente. Lei comunque deve seguire le sue sensazioni, fare quello che si sente, costringerla non sarebbe giusto. Quando esce per allenarsi da sola mi preoccupo, anche se fa sempre strade secondarie con poco traffico e quando posso la seguo.

Quanto è cambiato il modo di approcciarsi al ciclismo rispetto a quando avevi la sua età?

Tantissimo. Io ad esempio non avevo nessuno che mi portava alle gare o che seguiva le corse con me in Tv. Ora invece siamo una famiglia unita che va a seguire le gare. Tante volte Giorgia viene con me, sale sul bus della squadra, conosce tutti i ragazzi, si confronta con loro. Questo le serve anche per capire qual è il mio lavoro e per socializzare, anche approfondire la sua conoscenza delle lingue. Un concetto che le ho sempre espresso è che il ciclismo mi ha consentito di conoscere persone di ogni parte del mondo, di apprendere culture diverse, di allargare i miei orizzonti.

Giorgia insieme a Marco Paludetti, l’ex azzurro oggi responsabile CX per la Sanfiorese
Giorgia insieme a Marco Paludetti, l’ex azzurro oggi responsabile CX per la Sanfiorese
Ora che la stagione su strada inizia avrai meno tempo per seguirla…

E’ vero, ma con il team abbiamo approntato un programma che consente anche a noi diesse di avere tempo per essere a casa e mantenere un certo equilibrio.

Hai detto che per ora resta un gioco: hai l’impressione che andrà avanti su questa strada?

Conoscendo la sua caparbietà sì. Già oggi è attentissima a tutto quel che concerne la sua attività, dallo stretching fino all’alimentazione, quando viene con la squadra controlla tutto quello che si fa, chiede incuriosita. Poi è chiaro che è in un’età dive le cose cambiano dall’oggi al domani, arrivano i primi amori e perde interesse. Io comunque la lascio fare, mi fido molto della sua società e di come è seguita e guardo da fuori con l’amore di un genitore, senza dare consigli. Tanto sa che se serve ci sono…

Pianeta Sanfiorese: un po’ come l’Atalanta del cross

08.01.2023
5 min
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E’ un anno importante per la SS Sanfiorese. I preparativi per la rassegna tricolore giovanile dell’ultimo weekend di gennaio vanno avanti, sarà una prima assoluta per la rassegna scorporata dalle gare assolute e amatoriali e quindi tutti i fari dell’attenzione sono puntati addosso, ma il sodalizio trevigiano ci arriva sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria nel campionato italiano di società e in casa del team c’è molta voglia di fare.

Responsabile tecnico del team veneto è Marco Paludetti. Molti lo ricordano corridore, due volte ai mondiali dov’era compagno di stanza di Franzoi, poi ha iniziato a trasmettere la sua conoscenza ai ragazzi più giovani e ha creato un vero gioiello.

«Non ero di certo un vincente – racconta – ma ho imparato tanto. Io dico sempre che noi siamo come l’Atalanta, una squadra piccola ma vincente. Creiamo giovani talenti che poi si affermano in altri team perché è questo il nostro compito».

Marco Paludetti durante la sua attività. Due volte azzurro ai mondiali, è stato 5° ai tricolori 2003
Marco Paludetti durante la sua attività. Due volte azzurro ai mondiali, è stato 5° ai tricolori 2003
Quanti ragazzini avete nel vostro team?

Prima del covid avevamo addirittura 31 atleti da seguire: era un impegno improbo, ma molto gratificante. Alcuni con il lockdown si sono fermati senza più riprendere ed è un peccato, oggi ne gestiamo una ventina con l’aggiunta di 2 juniores. Non abbiamo Open per scelta, non è quello il nostro compito e il fatto di avere vinto il titolo italiano solo con le categorie giovanili è un ulteriore titolo di merito. Le altre società ci chiedevano come avevamo fatto ad abbattere il predominio di formazioni storiche come la DP66

D’altronde la vittoria non è stata qualcosa di estemporaneo…

Direi proprio di no. Abbiamo accumulato in quest’annata un bel numero di vittorie, basti pensare a Deon al Giro d’Italia oppure ai campionati veneti, con ben 5 maglie piovute in casa. Che dire poi della Coppa Italia dove nel team relay la squadra veneta era per metà composta da nostri ragazzi? Ma i risultati per noi non dicono tutto, anzi. Il nostro intento è innanzitutto spingere i ragazzi a correre divertendosi e facendo gruppo, sentendosi parte di un tutt’uno. Nel nostro gruppo ad esempio c’è la figlia di Franco Pellizotti e quando il papà è venuto a vederla ha apprezzato proprio lo spirito che anima il gruppo.

Lo staff della Ss Sanfiorese in trionfo a Torino, dopo la conquista del titolo tricolore di società (foto Billiani)
Lo staff della Ss Sanfiorese in trionfo a Torino, dopo la conquista del titolo tricolore di società (foto Billiani)
Come si lavora con i ragazzini?

Non è certamente facile, bisogna operare col bilancino e mettere tutti nella condizione di far bene, magari essendo qualche volta severi e qualche altra volta più accondiscendenti. Per noi ad esempio la scuola è qualcosa che viene prima di tutto, i ragazzi devono avere chiaro che lo sport è sì importante, ma viene dopo. Dall’altro però vogliamo anche che le loro esperienze siano gratificanti, ad esempio a settembre li abbiamo portati a gareggiare in Svizzera, proprio come un team professionistico ed è stata una grande e bella avventura, molto istruttiva.

Quali differenze ci sono rispetto a quando tu gareggiavi alla loro età?

Non c’è neanche da fare il paragone… E’ un’altra generazione. Ora hanno le bici in carbonio, i freni a disco e sono molto attenti su tutto quel che riguarda il mezzo. Noi pedalavamo su quel che avevamo… Lo stesso dicasi per l’abbigliamento, sono molto curati e attenti. Dall’altra parte però noi eravamo abituati a socializzare molto di più, questa invece è la generazione dei telefonini, dove si parla solo con la faccia piantata su quel piccolo schermo. I ragazzi sono più distratti e viziati. Noi ad ogni trasferta sequestriamo i telefonini appena si sale nel furgone perché devono imparare a vivere la realtà, non attraverso un cellulare.

Riccardo Da Rios quest’anno ha vinto anche in Svizzera, nell’internazionale di Illnau
Riccardo Da Rios quest’anno ha vinto anche in Svizzera, nell’internazionale di Illnau
Secondo te questa continua ossessione per i social incide?

Molto. Si perde una quantità enorme di energie mentali, di concentrazione, i ragazzi stessi notano la differenza. Bisogna che lo stimolo a stare in compagnia, a vivere l’esperienza fino in fondo sia sempre presente. Bisogna fare gruppo perché questo si rifletterà anche in gara. I telefonini li hanno a disposizione per un’ora in hotel e questa scelta vediamo che viene premiata e apprezzata anche dai ragazzi stessi.

Chi è passato da voi e si è affermato?

Il caso più evidente e recente è quello di Filippo Fontana, che con noi vinse il titolo da allievo. Poi abbiamo ora molti elementi che possono seguire le sue orme, da Pietro Deon vincitore del titolo tricolore da esordiente e allievo primo anno, oppure Riccardo Da Rios che ha iniziato con noi da piccolissimo e ha vinto il titolo italiano da esordiente. Fra le ragazze spiccano Ilaria Tambosco tricolore nel team relay e Giorgia Pellizzotti, già arrivata al secondo posto tricolore allieve.

Ilaria Tambosco e Giorgia Pellizotti, due talenti presto a caccia del titolo italiano sui prati di casa
Ilaria Tambosco e Giorgia Pellizotti, due talenti presto a caccia del titolo italiano sui prati di casa
Il vostro team è molto ampio e strutturato come si vede dal sito, coprite tutte le discipline ciclistiche.

Siamo tra le poche società che lo fanno. I ciclocrossisti per la maggior parte si dedicano poi alla mtb, con buoni risultati ma l’attività invernale è quella che qualitativamente premia di più. Chiaramente studiamo con grande attenzione l’attività di ognuno prevedendo anche le necessarie pause. Non devono arrivare spremuti ai cambi di categoria, in questa età deve rimanere un divertimento.

Ora vi aspetta la rassegna tricolore di casa…

E sarà un grande spettacolo, ci aspettiamo una grande affluenza di pubblico. E’ chiaro che come team ci aspettiamo anche che arrivi qualche buon risultato, magari anche qualche maglia tricolore, ma sarebbe un di più. L’importante è che sia un bel fine settimana per tutti.