NEGRAR DI VALPOLICELLA (VR) – Nella nostra intervista con il cittì della nazionale under 23 Marino Amadori, lo stesso tecnico ha sottolineato l’importanza che hanno avuto due corse a tappe come Giro di Sardegna e Coppi e Bartali nella crescita e nella costruzione della condizione per i ragazzi delle continental. Una serie di giorni di gara che hanno portato i corridori di queste squadre a lottare ad armi pari anche contro i devo team.
Le stesse squadre continental durante l’inizio di stagione sono riuscite a valorizzare i propri ragazzi, in modi diversi a seconda del metodo di lavoro e della programmazione. Pensiamo a Lorello, terzo nella tappa di Valdobbiadene alla Coppi e Bartali, ma anche a D’Aiuto vincitore di tappa a Massalengo.
Coppi e Bartali: Filippo D’aiuto vince a Massalengo, è stata la prima delle due vittorie targate continentalDe Cassan ha corso al Giro di Sardegna conquistando una top 10 finale Coppi e Bartali: Filippo D’aiuto vince a Massalengo, è stata la prima delle due vittorie targate continentalDe Cassan ha ammesso di dover lavorare parecchio sul cambio di ritmo secco
Il primo con cui abbiamo parlato è Daniele Calosso, diesse della formazione veronese.
«Abbiamo voluto programmare la stagione – ci racconta – proprio con l’obiettivo di arrivare alle gare internazionali under 23 con dei giorni importanti di gara alle spalle. Ci eravamo resi conto che i ragazzi faticavano a essere competitivi con poche corse alle spalle, soprattutto di un certo livello. Per questo abbiamo investito su questo tipo di attività con Giro di Sardegna e Coppi e Bartali».
«E’ cambiato anche il metodo di lavoro – continua – infatti abbiamo strutturato il mese di gennaio con un ritiro di tre settimane in Spagna proprio per arrivare pronti a fine febbraio. In questo modo gli elite sono arrivati pronti per competere contro i professionisti, e allo stesso tempo gli under 23 hanno potuto macinare chilometri».
Le corse di inizio stagione sono state utili anche per gli under 23 dei team continental, qui Remelli alla prima tappa del Giro di SardegnaLe corse di inizio stagione sono state utili anche per gli under 23 dei team continental, qui Remelli alla prima tappa del Giro di Sardegna
Struttura diversa
La programmazione è la base dalla quale partire se si vuole fare un certo tipo di attività, considerando la potenza e la forza che i devo team possono mettere in campo. Una strategia poco meno inferiore, o addirittura pari a quella delle formazioni WorldTour di riferimento.
«Con queste due gare a inizio stagione – spiega ancora Calosso – è cambiata la struttura, perché abbiamo una programmazione a lunghissima data. Già a novembre sapevamo come e dove andare a correre, un aspetto che ha permesso ai nostri preparatori e allo staff di lavorare al meglio. Di fatto ci siamo avvicinati molto al lavoro di una squadra development».
«Un approccio che ci ha permesso – conclude – di poter lavorare bene anche con gli elite, come D’Aiuto e De Cassan. Quest’ultimo andrà anche a correre il Tour of the Alps con la nazionale (sarà l’unico elite dei sette corridori selezionati da Amadori, ndr)».
La risposta avuta dalle continental nelle gare internazionali U23 è stata positiva, qui Travella in azione al Trofeo Piva (foto Pederiva)Michele Bicelli al Palio del Recioto corso ieri ha colto un ottimo quarto posto (foto Camilla Santaromita)La risposta avuta dalle continental nelle gare internazionali U23 è stata positiva, qui Travella in azione al Trofeo Piva (foto Pederiva)Michele Bicelli al Palio del Recioto corso ieri ha colto un ottimo quarto posto (foto Camilla Santaromita)
Il lavoro della Biesse
Di fatto per le continental quel gap che sembrava incolmabile ora è diventato un gradino, e grazie anche all’aiuto della nazionale si può lavorare in maniera programmata. Come conferma Marco Milesi, diesse della Biesse-Carrera-Premac.
«Sicuramente i ragazzi hanno fatto un bel volume di lavoro – conferma – anche se abbiamo cambiato leggermente il metodo di lavoro per arrivare poi alle corse internazionali under 23 in forma. Come ho detto anche ai miei corridori queste gare ci saranno utili in ottica Giro Next Gen, dove negli anni passati tutti dicevano che le squadre italiane arrivavano con poche gare a tappe nelle gambe. Adesso grazie anche al supporto della nazionale al Tour of the Alps alcuni arrivano al Giro Next Gen con due o tre gare a tappe alle spalle».
Le corse a tappe come Sardegna e Coppi e Bartali sono state utili anche per gli elite, che hanno avuto modo di mettersi in mostraLe corse a tappe come Sardegna e Coppi e Bartali sono state utili anche per gli elite, che hanno avuto modo di mettersi in mostra
Competitivi
Marco Milesi nonostante i devo team siano arrivati spesso al successo e si siano imposti nelle principali corse under 23 è fiducioso e dice che nonostante tutto la Biesse-Carrera le sue soddisfazioni se le è tolte.
«Così come le altre squadre – continua – perché Lorello ha vinto al Piva, Bambagioni si è piazzato sul podio allo stesso Piva e poi al Belvedere. Insomma, io credo che con le formazioni di sviluppo del WorldTour si possa competere. Anche i nostri Vesco e Bicelli si sono fatti vedere, tra l’altro saranno anche con la nazionale al Tour of the Alps».
«Al contrario in ottica Giro Next Gen – dice Milesi – non cambieremo il metodo di lavoro, negli anni abbiamo visto che funziona bene e siamo stati in grado di farci trovare sempre pronti. Credo che l’abbinamento tra corse a tappe e altura possa darci qualcosa in più ancora».
Milesi era il ds del tricolore Conca da U23. Lo ha sempre stimato, ma a suo dire fu sbagliata la scelta della Lotto. «Dategli un capitano e vi farà vedere»
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Il ciclismo sta riscrivendo le sue regole, o per meglio dire il percorso intrapreso dal ciclismo sta riscrivendo le regole di questo sport e degli attori che lo vivono e interpretano. Abbiamo visto diversi aspetti, partendo dall’evoluzione italiana a quella data dalla continua ricerca dei talenti. Tutte situazioni che in qualche modo costringono tutti a prendere delle decisioni e a cambiare strada. Tra tutte le realtà quelle maggiormente coinvolte sembrano essere le continental, un tempo terreno di approdo dei giovani talenti e che ora invece devono ricalibrare tutto. I devo team portano via le risorse migliori e per restare in piedi serve trovare nuovo equilibrio.
Il maggior numero di gare professionistiche a livello nazionale ha permesso alle continental di confrontarsi con squadre di maggior spessoreIl maggior numero di gare professionistiche a livello nazionale ha permesso alle continental di confrontarsi con squadre di maggior spessore
Come i pro’
La General Store-Essegibi-F.lli Curia è una delle squadre che nel tempo si è adattata e ha cambiato pelle. Dopo un anno di esperienza nella continental bresciana, e tanti altri con la Rime Drali, Daniele Calosso sembra aver trovato una via da percorrere.
Le vacanze di Natale sono un modo per staccare e godersi le feste in famiglia, un respiro tra il primo ritiro di stagione e il secondo che arriverà a gennaio.
«Quest’anno abbiamo deciso di fare un blocco di lavoro unico a gennaio – spiega Calosso – per avere i ragazzi pronti e in modo di lavorare tutti insieme. Siamo stati, e torneremo, a Benidorm in un hotel nuovo che ha trovato nel ciclismo un mercato florido per occupare la stagione invernale. In Spagna tante strutture stanno facendo così. Il nostro team manager è stato da loro a settembre e ha detto di quali servizi avremmo avuto bisogno e loro ce li hanno fatti trovare: bike room, postazioni per il lavaggio e tanto altro».
Per la General Store le gare internazionali under 23 e quelle nazionali sono utili per far crescere i giovaniPer la General Store le gare internazionali under 23 e quelle nazionali sono utili per far crescere i giovani
La stagione quando parte?
A metà febbraio con la Coppa San Geo, poi andremo in Sardegna a fare una delle prime gare che la Lega Ciclismo Professionistico ha inserito a calendario. Il lavoro fatto è davvero incredibile e utile per realtà come la nostra. Avremo modo, come continental, di aumentare le corse di livello professionistico alle quali partecipare, questo si traduce in un impegno diverso e una possibilità in più per i nostri ragazzi.
Che fine faranno le gare nazionali?
Ne faremo meno, una quindicina direi e saranno utili per i corridori più giovani. Così da fare esperienza e correre con continuità. A mio avviso una continental ora è chiamata a fare questo, diversificare. La direzione deve essere quella dell’inizio e poi mai concretizzata di portare i ragazzi a fare esperienze di alto livello e farli crescere.
Gli elite, in foto Dennis Lock, possono essere una risorsa importante per le formazioni continental (Photors.it)Gli elite, in foto Dennis Lock, possono essere una risorsa importante per le formazioni continental (Photors.it)
Le continental come possono tornare appetibili?
Lo si può fare con il tipo di attività, un calendario importante. Ora c’è tanta richiesta da parte degli organizzatori esteri e di gare professionistiche di avere squadre continental, lo abbiamo visto con i nostri occhi. Delle 240 mail inviate per chiedere di partecipare a corse sono arrivate 60 risposte, con una quarantina di inviti già certi.
Come è cambiato il vostro ruolo con l’arrivo dei devo team?
Non è da nascondere che le squadre di sviluppo delle formazioni WorldTour portano via tanti ragazzi, ma non riescono a intercettarli tutti (molti U23 e tanti juniores rimangono liberi e faticano a trovare squadra, ndr). Inoltre ci sono tutti i corridori esperti che escono dal giro dei devo team o del professionismo, gli elite.
Si deve trovare il giusto equilibrio tra under 23 e professionisti, la General Store ha lavorato in quest’ottica, in foto Bosio classe 2006 (photors.it)Si deve trovare il giusto equilibrio tra under 23 e professionisti, la General Store ha lavorato in quest’ottica, in foto Bosio classe 2006 (photors.it)
Voi ne avete integrati tanti in rosa, l’ultimo è De Cassan.
Per noi avere un corridore del genere in squadra è importante e anche motivo di orgoglio. Così come lo è stato avere Dennis Lock. Una continental può essere motivo di rilancio, concreto, per ragazzi del genere. Perché grazie a questo nuovo calendario (complici anche le nuove corse inserite nel programma italiano, ndr) arriviamo a garantire un programma da sessanta gare all’anno, e tutte con i professionisti.
Le stesse messe insieme dallo stesso De Cassan lo scorso anno alla Polti-VisitMalta…
Non mancano le possibilità, questo è da sottolineare. Inoltre con il discorso del ranking UCI, secondo il quale se si esce dalle prime trenta squadre al mondo non si possono ottenere le wild card per i Grandi Giri, la differenza tra una continental e una professional si assottiglia.
Le corse all’estero sono una fonte di esperienza per le continental, qui la General Store alla Fleche du Sud (foto Instagram)Le corse all’estero sono una fonte di esperienza per le continental, qui la General Store alla Fleche du Sud (foto Instagram)
Anche la regola UCI che non permette alle squadre professional di correre le gare internazionali under 23 vi ha dato una mano?
Direi proprio di sì, perché in qualche modo i ragazzi vengono sempre attratti dai devo team ma noi arriviamo in seconda battuta. Il nostro lavoro sugli under 23 è partito un anno fa con un investimento sui primi anni che ha portato una base solida. Ora abbiamo un decina di under e il resto è composto da elite.
Avete paura che un devo team li possa portare via?
C’è sempre quel “timore”, ma abbiamo visto che i ragazzi arrivano a capire che non è sempre un bene. Quelle squadre funzionano se sei uno davvero forte, un campione. Ma già chi ha buone qualità rischia di restare nell’ombra. Da noi questo stesso ragazzo, invece, può giocarsi le sue chance e diventare un riferimento per il team.
Le continental possono riacquistare importanza?
L’hanno sempre avuta, ora però c’è una demarcazione maggiore delle varie attività e dei ruoli. Una cosa non da poco che permette di lavorare a progetti sempre più concreti.
Due stagioni con la Polti VisitMalta, assaporando e imparando a muoversi nel mondo dei professionisti. Al termine di questi due anni però per Davide De Cassan di spazio nel team di Ivan Basso non ce n’era più, allora tocca rimboccarsi le maniche e ripartire. I colori questa volta sono quelli della General Store-Essegibi-F.lli Curia di Daniele Calosso, che lavora insieme a Paolo Rosola e gli altri membri dello staff.
«E’ da un mese o poco meno – racconta Davide De Cassan – che ho ripreso ad allenarmi in maniera seria. Dopo aver chiuso la stagione con la Veneto Classic, il 19 ottobre scorso, mi sono fermato per due settimane. Po ho ripreso con calma a fare movimento, ma nulla di che: camminate e un po’ di mountain bike. Dalle mie parti, a Cavaion Veronese, c’è il Monte Moscal che ha diversi percorsi adatti al fuoristrada o alle camminate. Niente di impegnativo, ma un’oretta o due di pedalata vengono sempre fuori».
Davide De Cassan al termine della stagione si è concesso un po’ di riposo con delle camminate in montagna (foto Instagram)Davide De Cassan al termine della stagione si è concesso un po’ di riposo con delle camminate in montagna (foto Instagram)
Distrarsi
Davide De Cassan racconta, i due anni con la Polti VisitMalta sono passati velocemente e la notizia del mancato rinnovo non è arrivata direttamente dal team. Il veneto, piano piano, ha capito di essere sempre più a margine dei progetti della formazione professional. L’ultima stagione, iniziata a fine gennaio scorso in Spagna, è stata lunga e impegnativa.
«Fare qualcosa di diverso dal solito andare in bici – ci dice ancora De Cassan – mi ha aiutato a sgomberare la mente. Il 2025 è stato un anno impegnativo, con tante gare, e il dispendio di energie fisiche e mentali si è fatto sentire. Inoltre ho dovuto cercare un’altra squadra, diciamo che avevo bisogno di resettare tutto».
De Cassan ha corso per due stagioni con la Polti VisitMalta, dopo essere stato stagista nel 2023De Cassan ha corso per due stagioni con la Polti VisitMalta, dopo essere stato stagista nel 2023
Cosa ha reso questa stagione così impegnativa?
La caccia ai punti ha messo un’ansia collettiva a tutto il gruppo. E’ un aspetto che nel primo anno non avevo riscontrato, complice il fatto di essere partiti davvero bene. Mentre nel 2025 la frenesia è aumentata parecchio, questo si è tradotto in scelte più ponderate e pesate da parte del team una volta in corsa.
Pensi questo abbia condizionato il tuo percorso di crescita?
No. Penso sia stato un pensiero più legato ai diesse e allo scegliere i corridori giusti per ogni gara.
Una volta appresa la notizia che non avrei proseguito con la Polti-VisitMalta, ho iniziato a cercare una sistemazione per il nuovo anno. La voglia non è mai mancata, tanto che mi sono allenato anche nelle due settimane in cui non avevo un contratto in mano. E’ stato un fine stagione strano, perché molti team hanno chiuso, altri si sono trasformati o uniti, quindi di corridori senza certezze per il prossimo anno ce n’erano tanti. Nel cercare ho guardato anche alle continental e ho trovato la General Store, che tra l’altro è dietro casa.
In questi due anni De Cassan ha messo insieme 112 giorni di corsaIn questi due anni De Cassan ha messo insieme 112 giorni di corsa
Hai detto di non aver perso la voglia, cosa ti spinge a ripartire?
Desidero fare un anno nel quale provare a rilanciarmi. Sono comunque giovane, a gennaio farò ventiquattro anni. Certo, non ho l’età dei fenomeni che escono ora dalla categoria under 23, ma a livello complessivo ho tanto da dare. La cosa bella è che in General Store mi hanno accolto benissimo, conosco già molta gente che fa parte dello staff. Lo stesso Paolo Rosola lo conosco da tanti anni. E’ una squadra che sta crescendo tanto, sia per struttura ma anche nel calendario.
Essere al secondo anno elite ti spaventa?
No, ho fiducia che lavorando al meglio si possa arrivare a buoni livello. Certo tra una continental e una professional ci sono delle differenze, ma credo nel lavoro dei singoli e sono pronto a dimostrare che se un atleta lavora bene può fare tutto. E’ una scommessa mia ma anche del team.
Il veneto ha corso per due volte Il Lombardia e la Strade BiancheIl veneto ha corso per due volte Il Lombardia e la Strade Bianche
Cosa ti rimane dei due anni in Polti?
Tanta esperienza e una crescita importante, ho corso in gare come la Strade Bianche e Il Lombardia. Non ci sono solo le corse, ma anche un mondo che gira intorno alla prestazione: viaggi, organizzazione, logistica. L’obiettivo è tornare in quel mondo, da oggi fino al 22 dicembre sarò al primo ritiro con la General Store, in Spagna. Poi torneremo anche a gennaio per altre due settimane di lavoro. Mi aspetta un anno decisivo e voglio farmi trovare pronto.
Le continental straniere cercano i corridori in Italia. Ottima scelta per entrambe le parti. Ma perché il gap in termini di attività? Forse per troppe tasse
E’ notizia di questi giorni il passaggio di Andrea Cobalchini dalla Gottardo Giochi Caneva alla General Store. Di lui ci aveva parlato Ivan Ravaioli, raccontando il viaggio della sua squadra alla Philippe Gilbert Juniors. In quel momento sembrava che il giovane veneto classe 2007 dovesse approdare direttamente alla MBH Ballan. Ma le cose in questa fase dell’anno cambiano come le nuvole quando c’è vento. Nel team di Valoti e Bevilacqua sono arrivati Buratti e Zoccarato, l’UCI ha cambiato i regolamenti per i pro’ U23 e così l’approdo nella continental veronese è parso il passo giusto (in apertura la vittoria nella cronoscalata di Palù di Giovo a fine settembre / photors.it).
Leggere il suo nome ha acceso un ricordo di tanti anni fa, di quando un altro Cobalchini – suo padre Carlo – era uno dei dilettanti più in evidenza. Un podio nella cronosquadre ai mondiali militari, una ventina di vittorie. Incrociò le ruote con giovani talentuosi come Simoni, di cui fu compagno di squadra ed è ancora amico, Pantani e quelli che nei primi anni Novanta si giocavano i traguardi migliori. Poi decise con coraggio di scendere da quel treno che andava troppo forte. Smise circa dieci anni prima che nascesse suo figlio e tutti i cimeli – le bici, i caschi, gli album fotografici e i nastri VHS – li lasciò nella casa di famiglia. Fu andando da suo nonno infatti, che Andrea iniziò a incuriosirsi vedendo quel materiale nel garage.
Andrea Cobalchini, classe 2007 – 60 chili per 178 – ha corso con la Gottardo Giochi CanevaAndrea Cobalchini, classe 2007 – 60 chili per 178 – ha corso con la Gottardo Giochi Caneva
Testa a testa con Rosato
Dopo un ottimo 2025 con tre vittorie e sei podi, il ragazzo ha ricominciato ad allenarsi da poco, ma in modo ancora blando. Quest’anno oltre alla prima stagione da U23 lo aspetta la maturità in un Istituto Tecnico Economico con indirizzo internazionale, per cui studia economia aziendale più tre lingue: spagnolo, tedesco e inglese. Dice sorridendo che in certe materie fa più fatica che in altre e che di base preferisce pedalare. A volte lo fa anche con suo padre, che un paio di uscite a settimana se le concede ancora. Ricorda che la prima volta che riuscì a batterlo fu da giovanissimo, quando lo precedette in volata. Poi si ferma, ci pensa, sorride e conclude che probabilmente Carlo lo lasciò vincere.
«Sono molto contento della stagione che ho fatto – dice – soprattutto della mia crescita. Anno dopo anno sono riuscito a migliorare e a raggiungere un livello molto alto. Sono quasi più contento delle prestazioni che dei risultati. Ho fatto anche tanti secondi posti dopo aver dettato il ritmo in salita. Poi purtroppo, non essendo abbastanza veloce, sono stato battuto. Me la sono giocata spesso con Rosato, un cliente parecchio scomodo. Negli anni scorsi non riuscivo proprio a stargli a ruota, quest’anno sono riuscito anche a batterlo. Sono contento di essere riuscito ad arrivare al suo livello. Ora per fare la differenza devo cercare di crescere ancora un po’ in salita. Siamo amici, è una bella rivalità, ma la vedo dura di poterlo battere in volata, perché ancora sono abbastanza fermo».
I progressi dell’ultima stagione hanno visto Cobalchini fare spesso il ritmo in salita, pagando semmai allo sprint (foto Bolgan)Alla Sandrigo-Monte Corno arriva infatti con 6″ di ritardo da Rosato (photors.it)A Montecampione, rimonta quasi perfetta dopo il salto di catena: preceduto da Proietti e RosatoI progressi dell’ultima stagione hanno visto Cobalchini fare spesso il ritmo in salita, pagando semmai allo sprint (foto Bolgan)Alla Sandrigo-Monte Corno arriva infatti con 6″ di ritardo da Rosato (photors.it)A Montecampione, rimonta quasi perfetta dopo il salto di catena: preceduto da Proietti e Rosato
Impegno, disciplina e poca pressione
Basta uno sguardo per rendersi conto che il suo fisico ha ancora tanto da sviluppare e di conseguenza i margini potrebbero essere notevoli. Sessanta chili per 178 centimetri, le vittorie e i risultati migliori sono venuti negli arrivi in salita più impegnativi. Sul Monte Grappa, come pure a Sestriere e a Monte Campione. Quel giorno gli è caduta la catena a inizio salita e ha perso parecchio tempo per rimetterla a posto. La rimonta è stata potentissima, ma alla fine gli sono sfuggiti soltanto Rosato e Proietti, che ha vinto.
«Visto come si allenano e come sono seguiti tanti miei coetanei – ragiona – penso di avere ancora margini. Ho iniziato da G1 e sin dagli esordienti ero un po’ indietro come maturazione fisica. I miei hanno voluto che facessi sport perché da ragazzino ero un po’ sovrappeso e avevo bisogno di fare attività. Ancora adesso mi manca una fisicità da uomo fatto, per questo con il mio vecchio preparatore Dario Giovine abbiamo sempre lavorato in prospettiva futura, anche se ormai devi dimostrare tutto il tuo valore da junior, altrimenti fai fatica a trovare una squadra per continuare a correre in bici. Io ho sempre cercato di viverla con passione, con impegno, con costanza e disciplina, dandomi però gli spazi giusti. Perché magari dai il meglio da junior e più avanti ti perdi».
A Sestriere il 24 agosto una delle vittorie più belle di CobalchiniA Sestriere il 24 agosto una delle vittorie più belle di Cobalchini
La famiglia di Caneva
A Caneva c’è arrivato nel 2025, dopo aver fatto il primo anno nel Team Tiepolo di Udine. E probabilmente l’incontro con Ivan Ravaioli è stato decisivo per il salto di qualità.
«Ivan è stato un riferimento – dice – perché sa tenere tutto a bada. Se c’erano dei problemi, delle insicurezze o anche dei punti su cui magari avevamo idee diverse, anche solo per le gare da fare, cercava sempre di darmi la sua motivazione. Però ascoltava anche quello che gli dicevo e alla fine ha sempre cercato di venirmi incontro. Mi ha dato sempre una grande mano anche su cose banali, come vestirmi per la gara, cosa mangiare. Era sempre pronto ad aiutarmi, è stato veramente un gran direttore sportivo. Abbiamo creato una bella famiglia, tra tutti i compagni non ci sono mai stati momenti di conflitto, è stato un bell’anno».
Il posizionamento in sella è una delle differenze più evidente fra il ciclismo di Andrea e quello di Carlo Cobalchini (foto Bolgan)Il posizionamento in sella è una delle differenze più evidente fra il ciclismo di Andrea e quello di Carlo Cobalchini (foto Bolgan)
I consigli di papà Carlo
Che cosa significa avere un padre corridore, sia pure di un’epoca lontana e soprattutto tanto diversa? Di cosa parlano quando ragionano di ciclismo? E quali consigli ha dato Carlo Cobalchini a questo figlio così promettente?
«Nel nostro scoprire entrambi come si sta evolvendo il ciclismo – racconta – mio padre cerca di aggiornarsi, però racconta spesso come funzionava nei suoi anni. I dilettanti di prima e seconda serie, il servizio militare. E poi mi racconta che al tempo dovevi fare almeno 3-4 anni da dilettante prima di passare professionista, mentre qua se non passi subito, sei già da buttare. Ogni tanto mi fa notare come sia cambiato il ciclismo, sotto tutti i punti di vista. Mi parla spesso delle gare o anche semplicemente delle bici, di come venivano messi in sella: un’altra cosa che adesso è cambiata molto. Ha cercato di farmi vivere il ciclismo come se non fosse l’unica soluzione, anche se mi ha sempre appoggiato perché sa che è la strada che voglio provare a intraprendere. Mi è stato vicino con i fatti più che con le parole, dandomi tutti i mezzi possibili per riuscire a emergere. E’ sempre stato un mio sostenitore».
La General Store gli è piaciuta al primo sguardo. Finora ha avuto a che fare con il team manager Beghini, con il diesse Calosso e con il nuovo preparatore che gli ha dato le basi per ripartire. Ha notato la grande organizzazione e preso nota dei prossimi appuntamenti. Nel weekend sarà in ritiro con la squadra per un team building, in cui avrà modo di conoscere tutto il resto dello staff. A dicembre andranno in ritiro a Benidorm. E’ un altro passo verso il grande gruppo, con la sensazione che in futuro sentiremo parlare di lui.
Tommaso Bosio ha 18 anni e dopo i due da junior alla Trevigliese, la prima stagione da under 23 l’ha corsa con la General Store. Di lui ha parlato alcuni giorni fa Marino Amadori dopo averlo visto arrivare davanti alla Coppa San Daniele e da quel momento, andando a ritroso nella stagione, alcuni piazzamenti in gare di salita hanno richiamato ulteriormente l’attenzione. L’ottavo posto alla Bassano-Montegrappa, come il sesto alla Zanè-Monte Cengio. L’ottimo comportamento alla Fleche Ardennaise e anche sul traguardo di Oropa alle spalle dei professionisti. Segnali che meritano uno sguardo più attento e la conferma che anche al di fuori dei devo team si possano coltivare talento e voglia di fare.
Ieri Bosio ha chiuso al tredicesimo posto i 151 chilometri della Serenissima Gravel, uno dei pochi ad averla finita. E mentre tornava verso casa, abbiamo provato a conoscerlo un po’ meglio, mentre la stagione è ormai alle ultime mosse e poi si potrà staccare e cominciare a pianificare la prossima.
«Devo dire che non posso lamentarmi più di tanto – dice facendo un primo bilancio – sono abbastanza soddisfatto di com’è andata la stagione finora. Credo di essere stato soprattutto molto costante. Sono mancati magari un paio di acuti eclatanti, però secondo me dove contava ho fatto vedere quello che valgo. Ho dimostrato di arrivare sempre a ridosso delle prime posizioni anche in gare di livello assoluto, quindi sono contento. Secondo me non bisogna vedere i devo team come qualcosa di appartenente ad un altro mondo. Bisogna lavorare in maniera ineccepibile e cercare di fare le cose nella migliore maniera possibile. Ovviamente è fondamentale avere una squadra che ti supporti in una certa maniera e io sono fortunato. Alla General Store ho un supporto di buon livello e poi lavorando nel modo giusto, anche a livello personale, si riesce a fare un buon lavoro. Non bisogna temere il confronto».
Nella General Store, la sua presenza ricorda quella del primo Francesco Busatto, con margini notevoliNella General Store, la sua presenza ricorda quella del primo Francesco Busatto, con margini notevoli
Quali sono i punti in cui il supporto della squadra è decisivo?
Sicuramente sui materiali, perché i devo team hanno gli stessi delle squadre WorldTour, quindi sicuramente questo può essere considerato il gap maggiore. E poi in termini di preparazione e gestione generale della squadra, a partire dal calendario. Aspetti che in generale, al giorno d’oggi, devono essere curati al meglio. Nelle devo lo sono, nelle altre squadre c’è chi prova a lavorare allo stesso modo. Si cerca sempre di fare il meglio.
Alla luce di questo, hai capito quali saranno i punti su cui lavorare perché il prossimo anno sia migliore di questo?
Credo di essere cresciuto molto nel corso dell’anno e i numeri migliori della stagione li ho fatti nella seconda parte. In generale la crescita è stata molto costante quest’anno e di questo sono contento. Sicuramente un aspetto su cui devo lavorare è l’esplosività. Quest’anno ho perso la possibilità di fare tanti piazzamenti nei primi 10 in corse internazionali proprio perché arrivavo in un gruppetto che si giocava ad esempio la quinta posizione e io chiudevo alle spalle di chi faceva il piazzamento. Questo sicuramente può fare una grossa differenza in termini di risultati. Un altro aspetto su cui mi piacerebbe lavorare in ottica del prossimo anno sono gli sforzi molto lunghi in salita. Alle fine è il mio terreno e per puntare alla classifica in gare come Giro Next Gen o il Giro della Valle d’Aosta serve essere performanti su quel tipo di prestazioni. Vorrei concentrarmi ancora di più su questo, che già è uno dei miei punti di forza.
Tommaso Bosio, tortonese classe 2006. Qui in azione sul muro di Capodarco: la classica marchigiana del 16 agosto chiusa in 13ª posizione (photors.it)Tommaso Bosio, tortonese classe 2006. Qui in azione sul muro di Capodarco: la classica marchigiana del 16 agosto chiusa in 13ª posizione (photors.it)
A proposito di salite, abbiamo notato un bel piazzamento a Oropa, la scorsa settimana, alle spalle di WorldTour e professional.
Diciamo che quando si corre con i professionisti e, guardando la classifica, se si vede un corridore continental che arriva davanti, a mio avviso vale tanto. Bisogna considerare le dinamiche che si vivono in gruppo. Le squadre WorldTour per diritto stanno schierate nella prima parte, poi via con le squadre professional e in ultimo le continental. A Oropa ad esempio, sotto questo punto di vista è stata una cosa eclatante. Eravamo due o tre continental ed eravamo tutti costretti a stare nelle ultime 30 posizioni del gruppo. Il percorso era molto nervoso con tante curve secche e rilanci praticamente da fermi, per cui abbiamo preso una quantità incredibile di frustrate. Mi ricordo un rettilineo in cui si rientrava sulla strada principale, dopo un tratto con tante curve strette.
Che cosa è successo?
Noi eravamo in fondo al gruppo e rilanciavamo a tutta per tenere le ruote di quelli davanti e quando ci siamo riaccodati, abbiamo visto quelli delle squadre WorldTour che ripartivano dopo essersi fermati per fare pipì. Questo per far capire quanto fossimo svantaggiati. Per cui secondo me la prestazione finale ha un valore anche superiore. Poi è ovvio che quando si corre con certi corridori, bisogna fare i conti anche col livello della corsa. Però sono fiducioso che con la crescita e il miglioramento, anno per anno si possa arrivare a competere anche a quei livelli.
Bosio e il ciclocross: qui agli europei di Namur al primo anno da juniorFino allo scorso anno, nella stagione di Bosio c’è stata anche la MTB con buoni risultati (immagine Instagram)Bosio e il ciclocross: qui agli europei di Namur al primo anno da juniorFino allo scorso anno, nella stagione di Bosio c’è stata anche la MTB con buoni risultati (immagine Instagram)
Continui ancora con il cross e la mountain bike?
Ho sempre fatto diverse specialità, poi negli anni ho seguito sempre di più l’attività su strada. Da quest’anno ho deciso di concentrarmici al 100 per cento, puramente per una questione di opportunità per il futuro. Nella passata stagione ho ottenuto tanti bei risultati nel mondo della mountain bike, ma le possibilità lavorative sono molto ridotte rispetto al mondo della strada, quindi ho voluto fare questa scelta. Forse un po’ anche audace, ma per ora sono contento di averla fatta e non ho grossi rimpianti.
Chi è il tuo allenatore?
Alla General Store abbiamo un preparatore comune a tutti i ragazzi. E’ Riccardo Bernabè, che io ritengo davvero molto bravo. Per questo dicevo di aver avuto una crescita importante nel corso dell’anno e sicuramente una grossa parte si deve anche a lui. Continuando a lavorare, spero di poter mettere fra gli obiettivi del prossimo anno il passaggio al professionismo, che è il principale per tutti quelli che fanno questo sport. Ma sul calendario ho adocchiato alcune gare su cui metterò dei cerchietti rossi. Corse che mi piacciono, vicine alle mie caratteristiche in cui spero di fare il meglio possibile. Voglio cercare di fare ancora un salto di qualità e secondo me nella prossima stagione si può fare davvero bene.
Il secondo posto nell’Eroica Juniores del 2024 è stato uno dei passaggi che ha fatto propendere Bosio verso la stradaIl secondo posto nell’Eroica Juniores del 2024 è stato uno dei passaggi che ha fatto propendere Bosio verso la strada
Cosa si può dire di Tommaso Bosio per chi non lo conosce?
Sono un ragazzo molto inquadrato, nel senso che mi piace concentrarmi su quello che faccio e ora nella mia vita il ciclismo viene prima di tutto il resto. Attualmente ho iniziato a fare la triennale in Scienze Motorie all’università, con l’idea di fare la magistrale in Scienza della nutrizione umana. Ho scelto questo percorso perché era l’unico, tra quelli che mi interessavano, che si potesse conciliare con l’attività ciclistica. La nutrizione è un aspetto fondamentale che riguarda tutti gli sportivi in generale e mi appassiona parecchio. Un domani potrebbe essere anche il piano di riserva o il modo di porre le basi per attività future. Per il resto ho interessi comuni, nel senso che esco ogni tanto con gli amici, anche se raramente.
Cosa pensano i tuoi coetanei di tanta dedizione?
Ho sempre la sensazione di essere parte di un altro mondo. Nel senso che ci sono le amicizie di sempre, però io sono comunque parte del mondo del ciclismo e gli altri non riescono a capirlo sino in fondo. Però devo dire che nella mia cerchia di amicizie questo non è un problema, non vengo tagliato fuori perché magari sono più impegnato di altri e questo dipende dagli amici che si hanno e io per questo sono fortunato. Poi ovviamente tanti amici li ho anche nel mondo del ciclismo, perché siamo via tantissimi giorni all’anno e alla fine le persone che vedo di più sono quelle che fanno la mia stessa vita.
La Fleche Ardennaise ha visto Tommaso Bosio difendersi molto bene in mezzo ai più forti devo team d’Euoropa (immagine Instagram)La Fleche Ardennaise ha visto Tommaso Bosio difendersi molto bene in mezzo ai più forti devo team d’Euoropa (immagine Instagram)
La bicicletta è anche un oggetto divertente oppure solo uno strumento di lavoro?
Attualmente l’unica bici di proprietà che ho è una mountain bike. Purtroppo nel corso della stagione non riesco ad utilizzarla spesso, però in inverno cercherò di uscirci di più, magari nella casa al mare in Liguria, dove c’è più varietà per quanto riguarda i percorsi. Tra l’altro a breve, appena finita la stagione, partirò per un piccolo bikepacking in Costa Azzurra con la gravel. Quindi direi che il ciclismo non è solo un lavoro, ma anche passione e un divertimento. Saremo un bel gruppo di amici, fra alcuni ragazzi che corrono e altri che sono amatori. Come gli amici: non tanti, ma buoni.
«Chi va forte in salita, va forte anche a crono», parole di Ivan Basso che a sua volta le aveva riprese da Bjarne Riis. Alcuni giorni fa avevamo avuto il […]
Dennis Lock a Collecchio ha colto la sua prima vittoria in maglia General Store. Un successo inseguito per diverso tempo e fortemente voluto, il ragazzo danese che in Italia è diventato grande ha finalmente raccolto i primi frutti del suo lavoro (in apertura Photors.it).
«Sono molto felice del risultato di domenica scorsa a Collecchio – dice Dennis Lock, danese classe 2002 – anche perché è la seconda vittoria, vuol dire che la prima non è arrivata per caso. Questa prima stagione da elite mi ha insegnato molte cose, dopo il brutto infortunio in Lussemburgo sono tornato più forte di prima. Sinceramente non mi aspettavo di avere tanta forza. Ho lavorato e sto lavorando ancora molto per passare professionista, il 2025 è l’ultima occasione che mi concedo. Sono passati tre anni da quando sono arrivato in Italia, vivere lontano da casa non è semplice.
Dennis Lock quest’anno è passato alla General Store-Essegibi-Fratelli Curia dopo la chiusura della Zalf (Photors.it)Dennis Lock quest’anno è passato alla General Store-Essegibi-Fratelli Curia dopo la chiusura della Zalf (Photors.it)
Parola a Rosola
Al suo fianco ha lavorato e sta ancora lavorando lo staff del team General Store-Essegibi-Fratelli Curia. Tra questi c’è la figura di Paolo Rosola, diesse della formazione continental e che ha lavorato insieme a Lock per riuscire a far emergere le sue qualità.
«Quello di Lock – racconta Paolo Rosola – è stato un cammino progressivo di crescita che ha portato a questa bella vittoria. Il merito è da dividere tra tutti, il ragazzo ma anche lo staff e la squadra. Ognuno di noi è stato bravo, a partire dal preparatore e dal nutrizionista, figure ormai di riferimento nel ciclismo moderno. Noi diesse siamo il riscontro di come lavora la squadra».
Al primo anno elite Lock è riuscito a togliersi diverse soddisfazioni, tra cui due vittorie (Photors.it)Al primo anno elite Lock è riuscito a togliersi diverse soddisfazioni, tra cui due vittorie (Photors.it)
Ampi margini
La storia di Dennis Lock è quella di un ragazzo partito dalla Danimarca con l’obiettivo di venire a correre in Italia per crescere e migliorare. Il suo cammino lo ha portato prima alla Carnovali Rime nel 2022 e nel 2023. La stagione scorsa è arrivata la chiamata della Zalf-Euromobil, con la chiusura della formazione guidata da Faresin il futuro di Lock ha preso le tinte dei colori della General Store.
«Lock è al primo anno elite – continua a raccontare Rosola – è arrivato a noi dopo che la Zalf ha cessato l’attività. Lo avevamo già visto ed eravamo interessati perché pensiamo sia un corridore capace di fare ottime cose. I numeri c’erano e ci sono, aveva bisogno di persone che lo portassero a esprimersi al meglio. Ha ancora margini di crescita, ne sono convinto, anche se il fatto di essere un elite non aiuta. Ormai in pochi guardano a questa categoria, si punta a prendere atleti di secondo o terzo anno e il rischio per gli altri è di cadere in questo limbo».
Il danese (il secondo da destra) ha corso anche tra i professionisti, qui alla Settimana Coppi e BartaliIl danese (a destra) ha corso anche tra i professionisti, qui alla Settimana Coppi e Bartali
Provarci ancora
Il primo anno da elite rischia di essere una tagliola dalla quale si fa fatica ad uscirne interi, invece Lock grazie al supporto di Paolo Rosola e di tutta la General Store-Essegibi-Fratelli Curia ha trovato il modo di emergere e farsi notare.
«Lock voleva giocarsi ancora le sue carte – conclude il diesse – un’altra occasione per riuscire a passare professionista. Si meritava questa chance e ha ottenuto dei bei risultati, peccato perché in alcune situazioni non ha raccolto il massimo. Un esempio è al Giro d’Abruzzo, dove il freddo lo ha costretto al ritiro. Da questo punto di vista aveva bisogno di alcuni consigli su come affrontare certe situazioni di gara, devo dire che durante l’anno ha imparato tanto. Il futuro è ancora incerto, spero possa trovare una squadra e una sistemazione adeguata alle sue qualità. Credo che possa stare tra i professionisti, glielo auguro, ma sa anche che le porte da noi saranno sempre aperte».
Un secondo anno da junior che gli è valso tre vittorie, tra le quali spunta la semitappa del Giro della Lunigiana 2024 con arrivo sul muro di Bolano. Risultati che gli sono valsi anche la convocazione, da parte del cittì Dino Salvoldi, al mondiale di Zurigo vinto poi da Lorenzo Finn. Stiamo parlando di Cristian Remelli, ragazzo veneto al primo anno nella categoria under 23. Un salto fatto insieme al team General Store-Essegibi-Fratelli Curia. Alla prima gara del calendario nazionale, la Coppa San Geo, è arrivato un secondo posto alle spalle del più esperto Matteo Ambrosini.
Cristian Remelli alla prima gara della stagione, la Coppa San Geo, ha colto un buon secondo posto Cristian Remelli alla prima gara della stagione, la Coppa San Geo, ha colto un buon secondo posto
Sulle orme della sorella
Cristian Remelli non si è fatto mancare nulla in questa prima parte del 2025, nella quale ha trovato l’esordio tra i professionisti alla Coppi e Bartali. Oggi sulle strade del Giro d’Abruzzo arriva la seconda esperienza nel ciclismo che conta. Il veneto classe 2006 ha fatto passi piccoli e decisi, ma negli ultimi sei mesi ha preso lo slancio giusto che lo ha portato a mostrare le sue qualità.
«La vittoria al Giro della Lunigiana – ci racconta – mi ha dato tanta fiducia nei miei mezzi. Ho capito che posso competere anche a quei livelli. Il mio è un percorso che è iniziato fin da piccolo, dalla categoria giovanissimi. In famiglia non ci sono ciclisti, è stata mia sorella Eleonora la prima a pedalare e io qualche anno dopo l’ho seguita. Non sono mai stato un vincente, penso di aver vinto qualcosa da giovanissimo e basta. Poi la scorsa stagione mi sono sbloccato, ma negli anni precedenti vedevo dei miglioramenti e tuttora li vedo».
Il contatto con la General Store è nato nell’estate del 2024, dopo la prima vittoria tra gli junioresIl contatto con la General Store è nato nell’estate del 2024, dopo la prima vittoria tra gli juniores
Sbloccato a livello di prestazione o mentalmente?
È sempre stata una crescita andata di pari passo. I piazzamenti sono sempre arrivati, ero lì per giocarmela. Mi mancava quel passo per raggiungere la vittoria che finalmente è giunto. Ho una grande passione per il ciclismo, mi piace vedere tutte le corse quando sono a casa. Questo mi ha aiutato a tenere duro e anche se i risultati stentavano ad arrivare io ero felice perché vedevo dei miglioramenti. Poi da junior, grazie al misuratore di potenza, queste sensazioni sono diventate concrete anche nei numeri.
La General Store ti sta già mettendo alla prova con un bel calendario…
Credono molto in me e questo mi dà tanta fiducia. Sto prendendo parte alle gare più importanti e la squadra non mi mette pressioni. Correre con i professionisti aiuta a far crescere il motore, le corse a tappe di questo calibro (il Giro d’Abruzzo iniziato oggi, ndr) sono impegnative ma riuscire a finirle è un buon segnale.
Che riscontro hai avuto da queste prima gare con i professionisti?
Al Trofeo Laigueglia, dove il livello era davvero altissimo, ho capito che se nei momenti cruciali non corri davanti sei tagliato fuori. Il gruppo non ti aspetta! Alla Settimana Coppi e Bartali è andata meglio, tanto che nella terza tappa sono rimasto nel secondo gruppo. Ora per il Giro d’Abruzzo punto a qualche fuga ma non sarà facile.
Remelli, a sinistra, sta correndo il Giro d’Abruzzo. Si tratta della sua seconda corsa a tappe con i pro’Remelli, a sinistra, sta correndo il Giro d’Abruzzo. Si tratta della sua seconda corsa a tappe con i pro’
Ora sei al Giro d’Abruzzo, corsa che l’anno scorso hai fatto nella categoria juniores, che effetto ti fa?
Vero! Ne parlavo ieri in ammiraglia. E’ passato un anno esatto, il 14 aprile 2024 stavo correndo l’ultima tappa al Giro d’Abruzzo Juniores. Una coincidenza che mi ha fatto un po’ sorridere, ma è così e sono contento.
Senti che concretamente si sta avvicinando il tuo sogno di diventare professionista?
La strada è ancora lunga e c’è molto da lavorare, quindi bisogna farlo bene sperando di essere fortunati. Sono convinto che se continuerò a lavorare come fatto fino ad adesso ce la farò.
La crescita del veneto classe 2006 è stata costante, ora si aspetta altri passi in avantiLa crescita del veneto classe 2006 è stata costante, ora si aspetta altri passi in avanti
Hai detto di avere una grande passione per il ciclismo cosa ti piace?
Nel guardarlo direi che sono stregato dai fenomeni che abbiamo il piacere di ammirare oggi. Se penso al mio ciclismo vi rispondo che è bello allenarsi con gli amici e passare il tempo insieme a qualcuno con cui mi trovo bene. Anche fare una lunga salita tranquilli e chiacchierare è piacevole. Ho anche un ristretto gruppo di persone che quando riesce viene a vedermi alle gare.
Con con la scuola tu stai stai riuscendo un po’ a coordinare il tutto?
Da quest’anno sono entrato nel progetto studente-atleta e quando sono alle gare ho le assenze giustificate. Per il resto basta restare al passo con le verifiche e le interrogazioni. L’anno più impegnativo da questo punto di vista è stato il 2024, quando ero junior. Non avevo le assenze giustificate e quindi non potevo saltare troppe ore di lezione. Il problema è che già in quella categoria si deve viaggiare parecchio e ci si allena ad alti livelli. Ora riesco a coordinare meglio il tutto.
Spesso ci si lamenta della situazione del ciclismo giovanile nel Sud e delle difficoltà che i ragazzi hanno per emergere. Ma siamo sicuri che al Nord sia tanto diverso il discorso? Il tema è tornato d’attualità grazie alla vittoria di Domenico Cirlincione al Gran Premio San Giuseppe. Il portacolori della General Store viene da Cuneo e conosce bene la realtà piemontese, che certamente non è così semplice come si penserebbe considerando che, per i personaggi che ha saputo regalare alla storia delle due ruote, ci si aspetterebbe ben altro.
Cirlincione è ciclista per tradizione famigliare: «Corro in bici fin da quando ne ho memoria – racconta all’indomani del suo successo – mio padre però rispecchia esattamente quel profilo di corridore del sud che si trasferiva al nord per correre, lui viene dalla Sicilia. Poi ha trovato lavoro a Cuneo ed è rimasto quando ha messo da parte la bici. Mi ha portato alla Sc Vigor Piasco dov’era diesse fra i giovanissimi, poi mi ha passato a Fabio Rinaldi e Mattia Pozzo fra gli juniores. Da questo punto di vista sono stato fortunato…».
La vittoria di forza a Montecassiano, precedendo Bruno e il compagno di team Bortoluzzi (Photors)La vittoria di forza a Montecassiano, precedendo Bruno e il compagno di team Bortoluzzi (Photors)
Perché?
Perché mi sono ritrovato in una squadra dove regnava la tranquillità, non c’erano particolari aspettative. Questo mi è servito per crescere, poi da U23 ho continuato a evolvermi, due anni con la Gallina Ecotek e dallo scorso anno alla General Store.
Come mai hai cambiato a metà della tua permanenza nella categoria?
Non mi trovavo male nel team di Turchetti, i primi due anni sono stati utili, ma a un certo punto si è deciso che il club lasciava la Continental e io invece volevo quella dimensione per mantenere un calendario adeguato. Ci siamo lasciati in buoni rapporti, con la General Store ho trovato esattamente la risposta alle mie aspettative. Il primo anno però è stato difficile perché nelle prime gare sono caduto più volte e ho perso così molto tempo per raggiungere la forma migliore. Mi si era abbassata l’autostima e nel finale ormai, quando mi sono ripreso, era un po’ tardi.
Cirlincione ha corso in Piemonte fino agli juniores, poi due anni alla Gallina e due alla General Store (foto Instagram)Cirlincione ha corso in Piemonte fino agli juniores, poi due anni alla Gallina e due alla General Store (foto Instagram)
Il 2025 è iniziato con ben altro piglio…
Quest’anno sono partito con più calma, guardando alle classiche primaverili internazionali, ma forse proprio questo disincanto mi ha reso più leggero e quindi efficiente per le prime corse della stagione fino alla vittoria a Civitanova Marche. Facendo il paragone fra i due team, entrambi sono curati nell’appoggio ai propri corridori, il fatto è che il calendario è più ricco.
Parliamo della tua realtà geografica: com’è correre e cercare di emergere venendo da Cuneo, c’è attività dalle tue parti?
E’ un tema interessante. Qui le società ci sono, vedi Mattio e poi dalle mie parti sono emersi corridori anche nelle ultime stagioni, ad esempio Oioli e Bozzola. Forse il problema è che da queste parti non ci sono grandi team nell’ambito juniores e credo che questo derivi molto dall’impostazione culturale che diamo all’attività. Qui si punta soprattutto al divertimento, a lasciare i ragazzi (e ci metto anche gli allievi) liberi di trarre il meglio dall’attività, di rimanere in questo mondo, senza pesare troppo sui risultati. E’ chiaro però che ci si diverte soprattutto se si va forte e i risultati vengono di conseguenza.
Cirlincione si definisce uno scalatore più aerobico, non scattista ma capace negli arrivi ristretti (Photors)Cirlincione si definisce uno scalatore più aerobico, non scattista ma capace negli arrivi ristretti (Photors)
Che cosa significa ciò?
Che cresciamo con la voglia di allenarci prendendo l’attività sempre come un gioco. Io dico che il sistema da questo punto di vista funziona, chiaramente poi si arriva al punto di trovare spazio oltre i nostri confini regionali per continuare a crescere e fare di questo gioco qualcosa di più.
Questo però comporta anche che ci sia un peso specifico diverso con altre regioni del nord…
Effettivamente tante squadre soprattutto lombarde vengono da queste parti a fare ciclomercato. I ragazzi sono stimolati ad accettare perché gli danno tutto, compresa la bici, nelle società di qui invece c’è una mentalità diversa. Io ad esempio ho avuto e ho usato la mia bici finché non sono passato under 23. Non dimentichiamo poi che la tradizione di queste zone è molto legata all’offroad.
Il piemontese era già stato vincitore lo scorso anno al GP Rovescalesi e nel 2023, nella Gallina, al GP Chianti (foto Fruzzetti)Il piemontese era già stato vincitore lo scorso anno al GP Rovescalesi e nel 2023, nella Gallina, al GP Chianti (foto Fruzzetti)
Ora che cosa ti aspetta?
Sono alla Coppi e Bartali ma so che troverò un livello molto alto, vado non per fare risultato quanto per preparare le classiche della categoria, tra le quali non vedo l’ora di correre il Recioto con il quale ho un rapporto di amore/odio, perché lo reputo la corsa più adatta a me ma per una ragione o per l’altra non riesco mai ad arrivarci nella forma giusta. Speriamo che questo sia l’anno giusto, lì mi voglio proprio divertire…
Per Kevin Pezzo Rosola quella di domenica è stata una giornata importante, forse decisiva. Il figlio d’arte non aveva ancora assaggiato il dolce sapore della vittoria da quando era passato nel ciclismo che conta, prima alla Tirol e poi, dallo scorso anno, alla General Store. Lo ha fatto in una gara importante del calendario italiano, la Coppa della Pace e chissà, ora quel successo potrebbe anche cambiare le prospettive.
Il giovane veronese ne è cosciente e infatti racconta la sua vittoria con dovizia di particolari, quasi a volerla rivivere passo dopo passo: «Erano tre anni che correvo questa gara, la conosco ormai molto bene. All’inizio sono entrato nella fuga di 14 corridori che è andata avanti per gran parte della gara. C’era molta collaborazione, poi su uno strappo che andava ripetuto 8 volte, man mano il gruppetto si è assottigliato. Siamo rimasti in 7 e ho visto subito che Zamperini era l’uomo forte».
Il podio della Coppa della Pace a Sant’Ermete con Pezzo Rosola fra il sudafricano Stedman e PeschiIl podio della Coppa della Pace a Sant’Ermete con Pezzo Rosola fra il sudafricano Stedman e Peschi
Ti sei messo alle sue calcagna?
Sì, sentivo che la gamba era buona e potevo giocarmi qualcosa d’importante. Lui ci ha provato una prima volta all’ultimo giro in salita ma l’ho tenuto, poi in discesa ci sono venuti a prendere. Io intanto ho rifiatato ed è stata la scelta giusta. Anche perché avevo con me Peschi che mi ha aiutato. Così a 600 metri ho provato il colpo di mano e mi è andata bene, infatti ho vinto con un paio di secondi (foto di apertura Rodella).
Finora eri passato per un perfetto uomo squadra, non per un finalizzatore…
Lo so e questo è dovuto all’evoluzione degli ultimi anni della mia carriera. Il primo anno da junior ero andato bene, poi sono iniziati i problemi, soprattutto negli ultimi due anni. Non trovavo mai la condizione giusta, a quel punto era giusto lavorare per gli altri. Nel team però mi sono trovato subito bene, ho visto che apprezzavano il mio lavoro, ma intanto mi accorgevo anche che raggiungevo numeri mai fatti in precedenza. Devo dire grazie ai miei preparatori di quest’anno, Luca Zenti e Riccardo Bernabé che hanno cambiato molto nel mio modo di allenarmi, ma anche a chi mi è stato psicologicamente vicino, dalla mia famiglia alla mia fidanzata Sabrina.
Papà Paolo è sempre prodigo di consigli, ora è il diesse di Kevin alla General StorePapà Paolo è sempre prodigo di consigli, ora è il diesse di Kevin alla General Store
Tuo padre raccontava di come invece tu sia vicino a tuo fratello Patrick, riesci a farti ascoltare molto più di lui…
Abbiamo un bel rapporto. Io cerco semplicemente di metterlo di fronte alla realtà. Il ciclismo è già cambiato rispetto a quando avevo la sua età, io ci sono passato e so quanto quelli che sta vivendo lui siano anni importanti, nei quali già ci si gioca tutto. Ora le grandi squadre guardano agli juniores, a chi è appena passato Under 23 ma già il tempo passa e diventa sempre più difficile trovare spazio. Bisogna cogliere l’attimo, io cerco di responsabilizzarlo in tal senso.
Che cosa hanno detto a casa della tua vittoria?
Erano quasi più sorpresi di me, non ci sono molto abituati… Erano davvero contenti, come da tempo non li vedevo.
Per il veronese quella di Sant’Ermete è stata la prima vittoria da Under 23Per il veronese quella di Sant’Ermete è stata la prima vittoria da Under 23
Una buona candidatura per un posto al Giro Next Gen…
Infatti sono selezionato nel team, dopo la corsa rosa si vedrà come impostare la seconda parte di stagione. Per me partecipare è importantissimo anche per mettere una pietra sopra a quel che è successo lo scorso anno. Per me quella corsa (contraddistinta dalla squalifica sua e di tanti altri corridori per traino, ndr) è stata un punto di svolta. Ho capito che dovevo cambiare io per primo, nel mio approccio a questo mestiere. Quest’anno deve essere diverso, voglio riscattare la mia immagine.
Ti è pesato tutto quel che è successo, soprattutto le polemiche che ne sono seguite?
Moltissimo, è stata una brutta pagina di ciclismo, oggi ne ho la consapevolezza. Quel giorno ho capito tanto, è stato uno sbaglio che almeno mi ha insegnato qualcosa. Non è un caso se tanti di quelli che sono stati squalificati come me oggi sono tra i migliori U23. Ora lavorano duro, nessuno di noi cerca più scuse o sotterfugi.
Il veneto con i compagni di squadra: questa volta hanno corso tutti per luiIl veneto con i compagni di squadra: questa volta hanno corso tutti per lui
Con che aspirazioni andate alla corsa rosa?
Non abbiamo un leader che punta alla classifica, vedremo di valutare giorno dopo giorno, Noi cerchiamo soprattutto le tappe, di sfruttare i percorsi vallonati che offrono molte occasioni.
Sarà anche un confronto con i team stranieri, i devo team del WorldTour. Ci sono ancora le differenze viste nel 2023?
Io credo che il gap sia stato ridotto. Abbiamo avuto occasione di gareggiare in Belgio, a casa loro per così dire e abbiamo visto che non è più come lo scorso anno. Ci saranno tanti protagonisti di quelle cose, noi partiamo con la consapevolezza che ce la possiamo giocare.