Aru ringrazia il cross e riprende la bici da strada

17.01.2021
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Aru ringrazia e torna a casa. Dopo il ritiro con la nazionale di ciclocross e la gara di Variano di Basiliano, forse è venuto il momento di rimettere ogni cosa nella giusta prospettiva. La gara di oggi è stata dura e sfortunata, il passivo di 5’53” dal vincitore è impietoso. Fra due giorni inizierà il ritiro spagnolo del Team Qhubeka-Assos. Nonostante quel che si è detto, Fabio ha avuto la possibilità di andare in ritiro e correre quest’ultima prova. Dal tono di voce appare tutto chiaro.

«Il terreno era ghiacciato – dice mentre in sottofondo l’autostrada parla del ritorno a casa – sono partito benino, mi pare settimo. Ma la prima curva era scivolosa e sono caduto. Da quel momento è andato tutto storto, compresi i pedali che non agganciavano bene. Caliamo un velo…».

Una buona partenza per il corridore sardo, in 7ª posizione, che alla prima curva però avrà qualche problema (foto Billiani)
Una buona partenza per il corridore sardo (foto Billiani)
E’ arrivato il momento delle analisi, di tirare una riga e fare il punto della situazione.

Il ritiro di Ardea è andato molto bene. Ho trovato un gruppo eccezionale, alcuni li conoscevo, altri li ho scoperti. Ci siamo allenati tanto, abbiamo fatto un bel blocco di lavoro. Sono stati giorni molto costruttivi.

Contento dell’accoglienza?

E’ stata speciale. Ho trovato persone contente di vedermi e anche io sono stato molto contento di essere in mezzo a loro. Sarei stato libero di restarmene a casa, invece ho noleggiato un furgone e mi sono messo in gioco. Ho voluto dare un taglio alla negatività degli ultimi mesi, in mezzo alle persone che mi conoscevano da prima che diventassi Aru.

Ora si volta pagina?

Intanto vado a casa. Poi via, si vola a scoprire la nuova squadra. Il primo ritiro è importante per conoscersi.

Pensi di essere riuscito a prepararti bene anche per la strada?

In questi giorni ho parlato molto con i ragazzi della nazionale, ero curioso. Anche loro utilizzano la bici da strada, ma in questo periodo non devono fare chissà quali distanze. Io invece fra una gara e l’altra ho comunque fatto uscite da 3 a 5 ore. Di fatto ho corso nel cross con una preparazione per la strada. Per cui sto bene e non vedo l’ora di cominciare.

Al traguardo per Aru un passivo di quasi 6 minuti, ma un altro grande allenamento (foto Billiani)
Al traguardo per Aru un passivo di quasi 6 minuti (foto Billiani)
Sembra di capire che se la parentesi del cross finisse adesso, non sarebbe un dramma…

Assolutamente no. Dovevo fare un paio di gare e ne sono venute fuori sei. Ho lavorato e mi sono divertito parecchio. Se dovessi tirare ora una riga, direi che l’ho vissuta giorno per giorno e così continuerò a fare. Ma non dimentico che la ma priorità resta la strada.

Il cross ti è stato utile?

E’ venuto tutto a favore. Non correvo da tante settimane e aver gareggiato mentre le prime corse su strada sono state annullate avrà certamente una ricaduta positiva. Dal ritiro, la testa sarà sulla stagione della strada, il cui inizio è ormai imminente. Aspetto che sia la squadra ad annunciare il calendario, ma credo che inizialmente farò una serie di gare brevi.

Quindi basta ciclocross?

Sono tornato nella realtà e gareggiare mi ha fatto molto bene. Sono gare vere, molto esigenti. Si corre a ritmo alto, vanno davvero forte. Il mondiale sarebbe molto più esigente, in mezzo a dei mostri che mangiano pane e ciclocross. Staremo a vedere, per ora voglio stare un po’ a casa e poi pensare al nuovo anno. A breve avrò il mio programma e inizieremo ad allenarci, sul mare vicino Girona. Non c’è niente da dimostrare in allenamento, i veri segnali dovrò darli in corsa. E davvero non vedo l’ora.

Assos

Sbirciamo con Assos nel guardaroba di Nizzolo e Aru

11.01.2021
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Fra le novità più rilevanti della nuova stagione, c’è sicuramente il cambio di nome e di sponsor della squadra di Pozzovivo, Nizzolo e del nuovo arrivato Fabio Aru. L’ex NTT Pro Cycling ora si chiama Qhubeka- Assos. Il marchio di abbigliamento svizzero è entrato direttamente come sponsor, sposando la filosofia della fondazione Qhubeka che vuole diffondere l’uso della bicicletta in Africa. Per capire meglio quali materiali saranno forniti ai corridori abbiamo parlato con Mauro Grespan, Titolare di Extreme Racing, distributore di Assos per l’Italia.

Stessi materiali

Il marchio elvetico è conosciuto per la grande qualità dei suoi capi, che lo rende fra i più ambiti fra i ciclisti di tutto il mondo. Ci siamo chiesti come si ponga nei confronti dei corridori professionisti.
«La politica di Assos rispetto ai professionisti è che vengono forniti gli stessi capi che sono in collezione – esordisce Mauro Grespan – non si usano materiali particolari, ma sono quelli che ogni amatore può comprare nei negozi. L’unica personalizzazione riguarda le misure per gli atleti di punta o per quelli che hanno delle misure particolari».

Ma con quale grafica si presenteranno i ragazzi della Qhubeka-Assos? «Al momento non ci sono ancora arrivate le grafiche per il 2021, però sappiamo quali capi useranno».

Maglia Assos Equipe RS S9
La parte posteriore della maglia Equipe RS Aero
Maglia Assos Equipe RS Aero
La parte posteriore della maglia Equipe RS Aero

I pro’ come tester

Il marchio svizzero è molto attento a ricerca e sviluppo e in quest’ottica i professionisti svolgono un ruolo fondamentale.
«I corridori vengono usati come tester per testare nuovi capi che poi andranno in collezione – ci spiega Mauro Grespan – solitamente si parte dal reparto ricerca e sviluppo che fa provare ai professionisti dei prototipi. E’ anche capitato che da alcune richieste dei ragazzi siano nati dei capi che poi sono stati sviluppati e inseriti in gamma».

Questo procedimento che vede i professionisti al centro dello sviluppo porta ad avere dei capi molto tecnici e di qualità elevata anche per gli amatori.

Body o due pezzi

Entrando più nello specifico su cosa verrà fornito ai corridori della Qhubeka-Assos, Mauro Grespan ci ha spiegato che alcuni corridori come Nizzolo adorano il body, mentre altri come Pozzovivo preferiscono la maglia e il pantaloncino separati.
«Alcuni useranno il body che è un fiore all’occhiello di Assos – spiega – perché a differenza degli altri ha una sola zip verticale a tre cursori e non ha la cerniera orizzontale all’altezza della vita. Questo permette al body di rimanere più compatto, più aderente al corpo e anche più stabile».

Pantaloncino Equipe RS S9
Il pantaloncino top di gamma di Assos: Equipe RS S9
Pantaloncino Equipe RS S9
Pantaloncino top di gamma Assos: Equipe RS S9

E per chi invece preferisce maglia e pantaloncino cosa ci sarà? «Certamente come maglia ci sarà la Equipe RS Aero Jersey che è dotata di tessuti altamente traspiranti nella zona frontale. Questi tessuti sono talmente leggeri che la zip viene incollata e non cucita, proprio per evitare che si danneggi. Per la parte della schiena viene usato un mesh con elasticità solo orizzontale e non verticale per impedire alla maglia di allungarsi quando le tasche sono piene».

Nero Assos

Per quanto riguarda il pantaloncino, Grespan ci spiega perché Assos lo faccia sempre e solo nero.

«Per realizzare i nostri pantaloni Equipe RS S9 – dice – usiamo dei materiali che di base hanno solo del polipropilene. Assos non utilizza il poliestere, che permetterebbe di avere più colori, ma dopo molti lavaggi molla. E’ per questo motivo che non viene utilizzato e i pantaloncini sono sempre neri con al massimo una stampa bianca inserita sopra».

Gli accessori

E poi ci sono gli accessori come i calzini, i guanti, i copriscarpe, i manicotti e i gambali che verranno forniti sempre standard con una leggera personalizzazione grafica che richiama il nome della squadra. Questo sempre perché i tessuti utilizzati da Assos non permettono troppe varianti grafiche, come spiegato per i pantaloncini.

Fabio Aru ciclocross
Fabio Aru impegnato nel ciclocross con abbigliamento Assos
Fabio Aru ciclocross
Fabio Aru impegnato nel ciclocross con abbigliamento Assos

Assos Xc per Aru

Infine, abbiamo chiesto cosa stia usando Fabio Aru nelle sue uscite di ciclocross.
«Fabio – spiega – sta usando dei capi che sono della collezione Xc Cross Country, con la grafica della linea off road. Ovviamente non sarà la grafica della squadra. Anche in questo caso tutti i capi sono identici a quelli che si trovano in negozio».

Fabio Aru, prova tricolori Lecce 2021

Perché alla Qhubeka non vogliono Aru nel cross?

09.01.2021
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Fausto Scotti è diviso fra l’orgoglio e il fastidio: l’orgoglio per aver salutato la presenza di Fabio Aru nella già bellissima stagione del cross; il fastidio perché sembra che questo non stia bene a tutti, soprattutto a chi (a suo dire) dovrebbe pensare al bene del campione sardo.

Ai campionati italiani di Lecce, il commissario tecnico azzurro è il riferimento di squadre e atleti, con cui si relaziona come una sorta di saggio fratello maggiore.

Cosa succede, Fausto?

Sono in contatto con Fabio da 15 anni. Possibile che nessuno abbia voluto stargli vicino? Qui si sta divertendo, ha ritrovato il gusto di andare in bici e fare fatica. In questi anni lo hanno sfondato in allenamento pensando soltanto alle gare a tappe, senza nemmeno considerare che sia un fuoriclasse anche per le corse di un giorno. Gliel’ho detto che secondo me dovrebbe mettere nel mirino la Strade Bianche e le corse di aprile.

Perché pensi che nessuno gli stia vicino?

Fabio ha bisogno di gente che gli parli in faccia, non di persone che gli dicono una cosa e poi alle spalle organizzano il contrario. Ha bisogno di serenità e se lo avete visto, vi sarete certamente accorti che è una persona completamente diversa. Ha 16 giornali ogni giorno che parlano di lui. In Olanda stanno facendo i sondaggi circa la sua presenza ai mondiali e il 76% dei tifosi lo vorrebbe al via.

Ci si chiede che cosa venga a fare al mondiale…

Dicono che non abbia senso venire a farsi staccare. Però intanto gente come Boom e Stybar gli mandano messaggi dicendo che fa bene e che così si accende la luce sul cross. Van der Poel e il suo manager sono contenti che potrebbe fare la prova di Coppa del mondo e il mondiale. E per quando mi riguarda, penso sia bello e utile recuperare un ragazzo che voleva smettere. Mi ha detto: «Con quello che ho guadagnato, apro un’attività con mio fratello». Gli ho detto che gli anni più belli sono quelli fino ai 35, perché conosci il tuo corpo e ti godi davvero il ciclismo.

Ryder Douglas
Ryder Douglas, team manager della Qhubeka-Assos, ha aderito di slancio all’idea di Aru nel cross
Ryder Douglas
Douglas, manager della Qhubeka, ha sposato l’idea del cross
Recuperare è una parola importante.

Non puoi lasciarlo in un momento così. Non lo devi lisciare, ma devi parlarci chiaramente. Gli ho detto: «Perché sei tanto deluso del tuo Tour? Ti avevano fatto credere che eri la più bella di tutte? Non era vero. Ti hanno detto che dovevi fare il gregario? Nessun problema, magari provi a infilarti in un paio di fughe e vinci una tappa. A fine anno corri i mondiali, perché tanto Cassani ti porta e magari fai anche una bella corsa, perché sono arrivati davanti quelli forti in salita. E la Uae non si sogna di lasciarti andare». E gli ho detto un’altra cosa: «Prendi carta e penna e scrivi due righe all’operatore che hai mandato a quel paese il giorno che ti sei ritirato. Perché quello sta lì per 50 euro al giorno e ha un capo che gli ha detto di stare su di te. Perché quelle immagini facevano grossi ascolti.

E lui?

E’ stato zitto un secondo e poi ha detto che scriverà quel biglietto. Questi ragazzi vivono nella loro dimensione, non sono nel sociale come noi e nessuno gli dà consigli. Gli ho anche suggerito di tornare indietro. Prendere la famiglia e andare a Villacidro. Cosa diamine ci fa a Lugano? Deve uscire di casa e sentire il saluto del vecchietto davanti al bar, quello dei bambini. Deve tornare a casa dopo un allenamento come Rocky, con la gente che gli corre dietro. Sapete cosa ha detto a Porto Sant’Elpidio?

Fausto Scotti
Fausto Scotti, tecnico della nazionale di cross, ha mostrato grande interesse per Aru
Fausto Scotti
Scotti ha mostrato grande interesse per Aru
Cosa?

Ha detto che quando è andato a prendere i 45 euro del montepremi era emozionato. Ha detto che quei soldi li metterà in cornice. Capito come la sta vivendo? Gli ho detto subito che qua non ci sono docce e di chiamare Cevenini perché gli portasse l’acqua calda per lavarsi in mezzo a un campo. Non c’è dubbio che al centro di tutto ci sia Fabio, più di Aru. Invece l’altro giorno mi ha chiamato Missaglia, il suo direttore sportivo alla Qhubeka-Assos.

Per parlare di cosa?

Mi ha detto: «Parliamoci chiaro, lo stai facendo perché ti serve visibilità!». E io l’ho mandato a quel paese. Lui ha alzato la voce, dicendo che se il discorso doveva andare così… Ma l’ho fermato, gli ho detto che mi aveva cercato lui e mi aveva fatto quell’attacco. Gli ho detto che vivo nella città più bella del mondo e faccio il commissario tecnico da 16 anni, che pubblicità devo farmi? 

Perché lo fai?

Sono stato nascosto per due mesi, confidandomi solo con pochi giornalisti amici. Voi e qualcuno alla Gazzetta. Volevo che parlaste di lui, non di me. Invece paradossalmente gli si sta creando attorno una situazione non bella. Per me da domani Fabio è in ritiro con la nazionale di ciclocross ad Ardea. Gli ho fatto vedere il programma, si è esaltato. Poi correrà la gara di Pontoni in Friuli e a fine mese viene al mondiale. Ma qualcuno glielo vuole impedire. Il suo team manager alla Qhubeka-Assos è una bella persona, alcuni suoi tecnici forse no. Sapete a cosa serve la presenza di Fabio? Al fatto che ci sono dei professionisti che mi chiamano per provare. Gli ho detto che se ne riparla l’anno prossimo, sempre se sarò confermato tecnico.

Jakob Dorigoni, San Fior 2020

Dorigoni sicuro: «Ho visto Aru bello tirato»

02.01.2021
4 min
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Si avvicina la settimana più importante per il ciclocross italiano, con la chiusura del Giro d’Italia il 6 gennaio a Sant’Elpidio e i tricolori del weekend successivo a Lecce, ma nell’ambiente ancora si parla della gara di San Fior, vinta da Dorigoni lo scorso 30 dicembre, e soprattutto della nuova uscita di Fabio Aru. Questa esperienza sui prati sta restituendogli il piacere di pedalare e questa è già una bellissima notizia, tanto che il sardo pensa di gareggiare anche alla rassegna tricolore pugliese, dopo l’inatteso debutto di Ancona. Tecnicamente però, queste sue prime uscite che cosa dicono? 

Fabio Aru, San Fior 2020
Per Fabio Aru, a San Fior, nessun problema nei tratti pedalati (foto Billiani)
Fabio Aru, San Fior 2020
Per Aru, nessun problema nei tratti pedalati (foto Billiani)

Un’opinione di peso può averla chi gli ha “pedalato contro”, chi ha condiviso con il neoacquisto della Qhubeka-Assos fango e sudore. In primis Jakob Dorigoni, che la gara trevigiana appunto l’ha vinta.

Il campione tricolore non si tira indietro. Appena terminato il quotidiano allenamento, esprime il suo parere sottolineando un punto a suo dire importante.

«Prima ancora che dal punto di vista tecnico – dice Dorigoni – la cosa che mi ha più colpito era la sua espressione. L’ho visto rilassato ma felice, come se avesse ritrovato il calore di una famiglia. Il ciclocross è così, ci dividono le squadre, ma per il resto siamo un gruppo unico e ora Aru ne fa parte. Si vede che il ciclocross per lui non è una cosa nuova, è chiaro però che 8 anni di lontananza si fanno sentire. Gli può mancare un po’ di pratica, come se fosse necessario levare la ruggine da certi meccanismi, ma è solo questione di tempo».

Jakob Dorigoni, San Fior 2020
Dorigoni, sul podio di San Fior, un altro passo avanti verso il tricolore di Lecce (foto Billiani)
Jakob Dorigoni, San Fior 2020
Dorigoni, un altro passo verso Lecce (foto Billiani)
Hai avuto possibilità di vederlo all’opera, pur essendo tu davanti a tutti?

Certamente, mi sembra che migliori gara dopo gara. Non va dimenticato che, quando gareggiava negli anni giovanili, era anche molto bravo e non puoi certo dimenticare come si va in bicicletta… Sono convinto che gli servano solo tranquillità e tempo per ritrovare se stesso, anche nel ciclocross.

Fisicamente come lo hai visto?

Magro come sempre, nella parte superiore del corpo estremamente tirato e anche con qualche filo di muscolo in evidenza. Le gambe sono asciutte come quelle di chi ha già messo chilometri in cascina. Certamente c’è ancora molto da lavorare, ma la strada è quella giusta, almeno secondo me.

Fa bene a mettere i campionati Italiani nel mirino?

Fa benissimo, deve continuare a gareggiare, perché ogni occasione lo farà andare più forte, fa parte della crescita. Nel suo caso il risultato finale non sarà fondamentale, esserci invece sì.

Fabio Aru, San Fior 2020
Ma questo Aru, che ritrova la condizione e la coordinazione, inizia a diventare interessante (foto Billiani)
Fabio Aru, San Fior 2020
Per Aru segnali di risveglio tecnico nel cross (foto Billiani)
Parliamo di Dorigoni: a che punto sei?

Mi sembra di star bene, di essere in crescita esattamente nella maniera che volevo, piano piano per essere al top quando servirà, a fine gennaio per i mondiali. So che è iniziato un mese importante e non sto lasciando nulla al caso.

Guardando le gare internazionali del periodo delle feste, ti è mancato avere l’occasione di qualche confronto diretto?

Sinceramente sì, mi avrebbe dato quel qualcosa in più, soprattutto come percezione del mio livello, mi avrebbe dato quel pizzico in più per arrivare al 100 per cento. Credo ormai che non ci sarà più occasione, conviene continuare sulla strada intrapresa, considerando anche le difficoltà negli spostamenti, e concentrare tutto sulla gara iridata.

Proviamo a esprimere un sogno: che tipo di clima e di percorso vorresti ai mondiali?

Fango o terreno secco non importa, ho solo un desiderio: che non sia freddo…

Fabio Aru, ciclocross Ancona 2020

Otto anni dopo, Aru rientra nel cross ed è quarto

27.12.2020
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L’ultima volta, prima di oggi ad Ancona, fu il 15 gennaio del 2012 a Solbiate Olona: da allora Fabio Aru, diventato nel frattempo professionista, non era più sceso in una gara di cross. Il cittì azzurro Scotti ce lo aveva sussurrato a ottobre, incontrando qualche scetticismo che non abbiamo problemi ad ammettere. Ci disse che avremmo rivisto il sardo correre nel fango come ai vecchi tempi, così quando ieri è arrivata la conferma della sua presenza nel Cross di Ancona-Trofeo Le Velò, la prima cosa è stata chiamarli entrambi.

Fabio si stava dirigendo a Malpensa, dove si sarebbe incontrato con un suo ex compagno di squadra, Maurizio Anzalone, che ora fa il meccanico di bici a Lugano. Avrebbero noleggiato un van, caricato bici e idropulitrici, e assieme sarebbero scesi nelle Marche. Scotti invece era a casa, per il primo Santo Stefano senza cross della sua vita, pronto a partire a sua volta per Ancona.

Fabio Aru, ciclocross Ancona 2020
Quarto all’arrivo, difficile immaginare per Aru un così bel ritorno nel cross (foto Passarini)
Fabio Aru, ciclocross Ancona 2020
Quarto all’arrivo: Aru è sfinito (foto Passarini)

«Mamma mia – dice Fabio, ritratto in apertura nella foto di Lanfranco Passarini – nel fuoristrada si fa fatica. Dura un’ora, ma quell’ora… Se vi dico i battiti medi che ho tenuto, non mi credete. Un fango mai visto. Poche volte ho corso con così tanta melma. Fino a ieri ha piovuto, oggi no. Per terra c’era argilla, buona per fare i mattoni. Ma mi sono divertito. L’accoglienza è stata super».

Numero uno

Lo hanno fatto partire con il numero uno: la gente del cross riconosce quelli con lo stesso sangue, anche se nel frattempo si sono allontanati. Al via c’erano corridori di peso, tanto che alla fine la vittoria è andata a Gioele Bertolini su Luca Pescarmona, suo compagno al Team Bramati, e su Stefano Capponi, a lungo nel mirino proprio di Aru, che ha dovuto accontentarsi del quarto posto. Risultato se vogliamo sbalorditivo, considerando che Fabio ha ricevuto le bici una settimana fa e le ha usate due volte. E che non ha fatto alcuna preparazione specifica, se non lunghe camminate nei boschi, percorsi con le ciaspole e uscite sulla gravel.

Come è andata?

Sono partito davanti – sorride – ma avendo tutto materiale nuovo, ho sbagliato ad agganciare il pedale e mi sono ritrovato subito in 15ª posizione. Il percorso era abbastanza tecnico per il rientro, però all’arrivo stavo quasi riprendendo il terzo. Mi sono divertito, è andata meglio del previsto. Alla fine, dopo tanti anni, pensavo peggio.

Lorenzo Masciarelli, ciclocross Ancona
Vittoria ad Ancona anche per Lorenzo Masciarelli fra gli juniores (foto Passarini)
Lorenzo Masciarelli, ciclocross Ancona
Fra gli juniores, vittoria di Masciarelli (foto Passarini)
Cambiava qualcosa senza il fango?

Sarebbe stato sicuramente meglio. Vedremo martedì a San Fior. Non conta il percorso, ma il tempo. Pare ci sarà nevischio. Oggi cambiavo bici due volte a giro. Per Anzalone era la prima volta da meccanico in una gara di cross, anche se da corridore qualcuna l’ha fatta anche lui.

Anzalone, varesino classe 1985, entra nella stanza per fare il punto sulle bici, mentre Fabio ha le gambe infilate nei due grossi tubi neri del pressomassaggio con cui cerca di recuperare.

«E’ stata dura anche per me – dice Anzalone – non ero abituato. Meglio correrlo il cross. Ho il fango fino ai capelli». 

Tutti per lui

Il programma prevede che restino insieme fino alla gara di San Fior. Per stasera dormiranno ad Ancona. E visto che domani qua il tempo mette bello, usciranno insieme in bici prima di fare rotta sul Veneto.

«C’erano tutti i miei mentori – sorride – c’era Cevenini da cui ho vissuto i primi tempi a Bologna. C’era Fausto Scotti e c’era pure Billo (Luigi Bielli, braccio destro di Scotti ed ex pistard azzurro, ndr). E’ venuto anche Olivano Locatelli». Quando gli diciamo che mancava soltanto Martinelli, aggiunge che in realtà Martino gli ha mandato un messaggio su Instagram. Attorno a questo ragazzo, ormai padre di famiglia, si respira tanto affetto.

Correrai altri cross?

Di sicuro San Fior e poi forse il Città di Cremona, il 2 gennaio. E’ vicino casa, vado in giornata. E poi a fine gennaio ci sarà il ritiro con la squadra, per cui magari ci sarà il tempo per altre gare. Avrei voluto iniziare il 20, ma non c’è stato il tempo. Mi è mancato qualcosa in fase di organizzazione e per avere il via libera dalle due squadre.

Ciclocross Ancona, Gioele Bertolini, Fabio Aru
Ai piedi del podio, Aru con il 1° Bertolini, il 2° Pescarmona e il 3° Capponi (foto Passarini)
Ciclocross Ancona, Gioele Bertolini, Fabio Aru
Ai piedi del podio, Aru con il 1° Bertolini (foto Passarini)
La Uae sarà stata contenta di vederti con quella maglia, che era sparita dal ritiro del Tour…

Non lo so, ma mi scocciava finire il mio percorso in squadra con quel Tour, l’ho fatto anche per questo. 

Soddisfatto di come è andata?

E’ una bella disciplina. Tutta la stagione sarebbe troppo in vista della strada, ma 6-7 gare sarebbero utili. Per come mi sono divertito oggi, ne farei ancora. Se così non fosse, non sarei andato via da casa, lasciando Valentina e Ginevra. Mi serviva qualcosa di diverso per ripartire. La routine è noiosa. Sono andato sulle ciaspole fino a pochi giorni fa, mi sono anche allenato su strada. Se oggi fosse stato troppo duro, non continuerei. Ho sempre avuto un’importante capacità di stare a tutta. E’ quella la fase in cui si fa la differenza. Queste gare sono importanti anche per certi fuorigiri.

Domenico Pozzovivo, Giro d'Italia 2020

Il viaggio del Pozzo verso un’altra ripartenza

11.12.2020
4 min
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Dopo aver partecipato al mondiale su rullo vinto da Osborne, il Pozzo si è messo nella macchina di sua moglie Valentina e da Lugano ha fatto rotta su Cosenza. Obiettivo: il caldo. In Svizzera nevicava da giorni e prima di andare sul Teide, qualche giorno in famiglia con tiepidi panorami italiani è quello che serviva. Gli interventi sono finiti. Gli antibiotici hanno portato via l’ultima infezione. C’è ancora tanta fisioterapia da fare per il braccio sinistro, ma la stagione può finalmente iniziare con un’impronta di normalità.

«Il fatto di recuperare il braccio al 100 per cento – sorride – è da dimenticare. Sono già fortunato ad averlo ancora qui con me. Ogni tanto mi accorgo di qualcosa che non riesco a fare o che sarebbe meglio fare con il destro, come sollevare una cassa d’acqua. Ma va bene così. In più la squadra si è salvata, anche se per l’impegno che ci stavano mettendo, speravo ce la facessero. Mi piaceva restare nel progetto di Qhubeka Charity. Mi ero mosso per cercare qualcosa, quando però era già tardi per cercare. Restare nel WorldTour era importante».

Domenico Pozzovivo, Jakob Fuglsang, Vincenzo Nibali, Etna, Giro d'Italia 2020
Sull’Etna, Pozzo con Fuglsang e Nibali: era una tappa alla sua portata
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Sull’Etna, Pozzo con Fuglsang e Nibali: poteva vincere
Cambierà tanto con l’assenza di Riis?

Mi aveva voluto lui e mi aveva spinto a credere in me, sentirò la sua mancanza. Nei suoi confronti la mia stima è massima. La squadra è cambiata tanto. Alcuni se ne sono andati per scelta, altri non sono stati confermati.

Ti aspettavi di tornare così forte?

Avrei scommesso di tornare, ma a un certo punto qualche dubbio era venuto anche a me. Diciamo che cominciava ad affiorare. Quando i dottori mi dicevano che ero avviato verso un buon recupero e che avrei avuto una vita normale, io nella mia testa pensavo a quanto mi mancasse per tornare al Giro d’Italia.

Quanto è importante il gruppo di Lugano?

Tanto, soprattutto per chi come Vincenzo (Nibali, ndr) e me fa sacrifici da tanti anni. Avere stimoli nuovi ci aiuta. La fatica passa meglio, anche il tempo passa meglio. E quando non avresti voglia, il fatto che vengano a chiamarti e ti trascinino fuori è fondamentale. Ti fa superare i momenti difficili. Poi ci si trova anche al di fuori, ovviamente.

Sei contento dell’arrivo di Aru?

Sono contento innanzitutto per lui. Trova la situazione ideale per potersi rilanciare. Non avevamo tanti uomini di classifica al di fuori del sottoscritto, quindi avremo tutto lo spazio.

Non c’è rischio che vi pestiate i piedi?

Non siamo la Ineos o la Jumbo-Visma che porta cinque leader in ogni corsa a tappe, penso ci converrà dividerci per coprire tutto il calendario. Fabio è uno del gruppo di Lugano, si va d’accordo. Il gruppo in realtà è diviso fra quelli che vivono in centro come Vincenzo, Diego ed io e quelli più spostati verso il Mendrisiotto, come Fabio e Cataldo. Si parte ognuno da casa sua e ci si trova dopo una ventina di chilometri.

Domenico Pozzovivo, Uae Tour 2020
Allo Uae Tour di inizio stagione, per Pozzo seconda corsa dopo l’incidente
Domenico Pozzovivo, Uae Tour 2020
Allo Uae Tour, seconda gara del 2020 per Pozzo
Che cosa ti ha lasciato il Giro?

Grandissima soddisfazione, perché era esattamente quello che volevo. Non stavo lavorando per una vita normale, volevo di nuovo il vento in faccia e il fatto di essere lì in mezzo a lottare. Devo dire che al di là del piazzamento, è stato uno dei Giri che mi ha dato le soddisfazioni maggiori. Facendo la tara, potevo stare nei primi dieci e se a Sestriere non avessi avuto problemi meccanici, magari ci sarei riuscito. Considerando che, nei tempi normali, il Giro non avrei dovuto neanche farlo…

Vincere una tappa?

Per come si era messa alla fine, era abbastanza irrealistico. Forse sull’Etna, dove la condizione era già buona, ma la fuga ormai era imprendibile. Non ho rammarichi.

Come arrivi alla ripresa?

Lanciato e motivato. Spero non ci siano intoppi. Dopo questi giorni a Cosenza, andrò sul Teide, da solo o con i compagni fa lo stesso. Lo sai che sto bene anche da solo. E per il resto, dita incrociate e fiducia. Non mi sento vecchio, non avrei mai voluto smettere per un incidente…

Rulli Wahoo, Industry 2020

Wahoo Fitness e Alé BTC Ljubliana, accordo fatto

09.12.2020
2 min
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Wahoo Fitness rafforza la propria presenza ai vertici del ciclismo. E’ stato infatti firmato un accordo triennale con il team Alé BTC Ljublijana, l’unica formazione italiana nel World Tour femminile.

Nel segno della tecnologia

La collaborazione con il con il team Alé BTC Ljublijana riguarderà in particolare i marchi Wahoo e Speedplay. Speedplay fornirà i pedali, mentre Wahoo fornirà ciclocomputer GPS, cardiofrequenzimetri e gli strumenti per lo smart training. 

Gli strumenti messi a disposizione del team saranno i seguenti: Wahoo ROAM GPS Computer, Wahoo TICKR Heart Rate Monitor e Wahoo KICKR Smart Trainer.

Zona riscaldamento, Wahoo
Una Warm Up Zone, come per Ineos, che sarà allestita per il Team Alé BTC Ljubljana Cipollini
Zona riscaldamento, Wahoo
Anche il Team Alé avrà la sua Warm Up Zone

Warm Up Zone dedicata

Esperienze positive sono state già sperimentate tra i professionisti con i team Ineos Grenadiers e Bora-Hansgrohe. Dal 2021, il team Alé BTC Ljubljana Cipollini sarà la prima formazione WorldTour femminile per cui Wahoo allestirà, alla partenza delle gare, una Warm Up Zone. Un’area protetta, dove le atlete potranno allenarsi e riscaldarsi in totale sicurezza con gli strumenti di smart training dati in dotazione al team dall’azienda americana. 

Una sinergia completa

«Siamo molto contenti della nostra partnership con Alé BTC Ljubljana Cipollini – ha detto Mike Saturnia, CEO di Wahoo Fitness – per il 2021 siamo entusiasti di incrementare il nostro supporto. La scelta della squadra di utilizzare il nostro ecosistema completo di prodotti indoor e outdoor ci permetterà di lavorare in sinergia con le ragazze e con i tecnici sullo sviluppo delle prestazioni».

Alessia Piccolo, presidente di Alé BTC Ljubljana Cipollini sottolinea: «L’attività e i risultati del nostro team hanno sempre più rilevanza internazionale. Lavoriamo giorno dopo giorno per essere al top del nostro movimento. Ed è per noi motivo di orgoglio che dei brand americani di così grande prestigio abbiano scelto di sostenerci. Sono sicura che grazie al loro supporto, otterremo benefici sia dal punto di vista delle prestazioni e sia dal punto di vista dell’immagine. Non vediamo l’ora di iniziare insieme questa nuova avventura». 

Wahoo Fitness è distribuita in Italia da SUMMIT Sports http://summitsports.it/

Ruote Hunt, Qhubeka Assos 2020, Industry

Saranno HUNT le ruote del Team Qhubeka-Assos

08.12.2020
2 min
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Questa notizia segna il primo e importante passo nel ristretto e ambito novero delle squadre WorldTour per HUNT. E’ ufficiale! Il brand inglese produttore di ruote di grandissima qualità (in vendita esclusivamente online) si schiera accanto al Team Qhubeka-Assos.

Saranno dunque queste le ruote in carbonio che verranno utilizzate dal nuovo team di Fabio Aru, Domenico Pozzovivo e del campione italiano ed europeo Giacomo Nizzolo.

Qhubeka Assos 2020, Industry
Le biciclette cambiano le vite: è lo slogan di Qhubeka-Assos, team WorldTour 2021
Qhubeka Assos 2020, Industry
Le bici cambiano le vite: lo slogan di Qhubeka-Assos

Aria di sfida

«A nome del nostro gruppo di lavoro – ha dichiarato Ollie Grey, il Brand Manager dei prodotti strada/corsa di HUNT – siamo davvero onorati di fornire un supporto tecnico così delicato ma al tempo stesso gratificante ad un team vincente come Qhubeka-Assos. La nostra azienda, che si chiama The Rider Firm, è composta da ciclisti appassionati e pertanto in modo particolare in questi giorni si respira un aria davvero entusiasmante. Con questa decisione abbiamo accettato una importante e stimolante sfida. Ossia quella di offrire il massimo livello di tecnicità e professionalità al servizio dello sport che così tanto amiamo».

Ruote veloci

«Sono davvero entusiasta di questa nostra nuova partnership con HUNT – ha dichiarato Douglas Ryder, il Team Principal Qhubeka Assos – nel loro esordio nel WorldTour. Le loro ruote hanno ricevuto ottime recensioni. E come azienda fanno tutto il possibile per cercare i migliori prodotti (date un’occhiata al modello 54 UD per disco con raggi in carbonio, per intenderci, ndr) con l’obiettivo di darci la migliore esperienza di guida possibile».

Luisa Grappone, Hunt, Industry 2020
Luisa Grappone, veneta, Engineering & Product Manager di Hunt
Luisa Grappone, Hunt, Industry 2020
Luisa Grappone, Engineering & Product Manager di Hunt

Cuore italiano

Vale la pena ricordare che nella sede centrale di The Rider Firm, nel Sussex in Inghilterra, batte anche un cuore italiano. Luisa Grappone, ingegnere (ex 3T e Campagnolo), campana e… ciclista come del resto tutto il giovane gruppo dirigente dell’azienda, ricopre oramai da qualche anno l’importante carica di Engineering & Product Manager HUNT. Complimenti!

www.huntbikewheels.com

Aru, 10 ore nella neve e oggi bici con Nibali e Ulissi

06.12.2020
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«Sulla strada ci sono cumuli di neve come in montagna – dice Aru – non ne ho mai vista tanta insieme. Anche Gasparotto che è qui da quasi dieci anni mi ha detto che così è la prima volta».

 

Felice e leggero come un bimbo per la firma con la Qhubeka-Assos, Fabio è rientrato da una ciaspolata di dieci ore. Dietro casa c’è un monte di 1.500 metri e assieme a Davide Orrico ha provato a raggiungere la vetta. Si sono arresi poco prima per le cattive condizioni del meteo e questo non gli è andato giù. Certe volte in montagna è bene non scherzare.

Fabio Aru, Diego Ulissi, campionati italiani 2017
Con Ulissi (e dietro Nocentini) sul podio campionati italiani 2017
Fabio Aru, Diego Ulissi, campionati italiani 2017
Con Ulissi ai campionati italiani 2017

Le parole di Scinto

Mentre l’accordo era ormai in dirittura di arrivo, saputo della sua voglia di riscatto, hanno provato a conquistarlo Scinto, che per primo ha avuto l’idea, poi Reverberi e Savio. Uno con la sua storia vale l’investimento, perché poi si racconti quello che s’è fatto per rilanciarlo. La sensazione però è che Fabio non abbia mai voluto ripartire da una professional.

«Ho ascoltato tutti – dice – e le parole di Scinto mi sono piaciute. Ci sono stati amici che hanno provato a convincermi per altre soluzioni, ma l’accordo con l’attuale Ntt è arrivato prima che uscisse la notizia. Sono stati tanto in difficoltà. Lo sponsor li ha mollati senza preavviso. Tanti corridori sono stati lasciati liberi, il prossimo sarà un anno di ripartenza. Il primo step sarà l’incontro con i preparatori su Zoom. Faremo il ritiro a gennaio, ma qui in Ticino siamo un bel gruppetto, con Nizzolo, Pozzo e Simon Clarke. E l’opera di Qhubeka Charity è stata decisiva. Sono stato alcune volte in Madagascar, ho toccato con mano certi problemi e capire cosa ci sia dietro questa squadra mi rende orgoglioso».

Dieci ore in montagna con la neve al ginocchio
Dieci ore con la neve al ginocchio

Solo un anno

Il suo contratto ha durata di un anno e di più forse neppure sarebbe stato possibile, vista la situazione della squadra e tutto quello che Fabio dovrà dimostrare.

«Mi sta bene così – dice Aru – non è un fatto di soldi e credo che non avrei firmato per tre anni, dopo l’esperienza con la Uae. Non sai mai come ti trovi per un periodo così lungo e se va male liberarsi non è facile. Mi hanno convinto le parole di Douglas Ryder. Non quelle prima che firmassi, ma quelle dopo. Zero castelli in aria, ma grande entusiasmo per il progetto. Non lo conoscevo, sembra una persona davvero a modo. Mi ha anche detto che se volessi, sarei liberissimo di fare anche qualche gara di ciclocross. Michieletto da Scorzè mi ha già invitato. E la cosa onestamente mi stuzzica. Sarebbe un bel modo per ripartire su strada avendo già addosso qualche bello sforzo. Delle bici Bmc mi hanno detto tutti benissimo, soprattutto Pozzovivo con cui capita spesso di allenarsi. Assos ha ottimo materiale. Credo di aver fatto la scelta giusta».

Fabio Aru, Tour de France 2017, maglia gialla
Dopo i tre anni nerissimi alla Uae, si ripartirà dal fantastico 2017?
Fabio Aru, Tour de France 2017, maglia gialla
Dopo i 3 anni in Uae, si ritornerà al super 2017?

Natale a casa

Fra una parola e l’altra sul ciclismo, entrano anche le battute sulla famiglia e presto si capisce il motivo per cui parli così piano.

«La bimba sta dormendo – dice Aru – stiamo cercando di darle degli orari più giusti, perché in certi giorni ci fa impazzire. Adesso si è addormentata, per questo parlo piano. Adesso c’è anche da capire cosa fare per Natale. Non riesco a scendere in Sardegna e nemmeno a Torino dai genitori di Valentina. Dovremmo andare prima del 20 dicembre e tornare dopo il 7 gennaio, ma mi sembra troppo. Spero che qua non continui a nevicare per tutto il tempo. Le strade sono pulite, ma per allenarmi ho anche la gravel. Non potrà andare avanti tanto a lungo, no? E per la palestra ho fatto un investimento. Ho quattro macchine in casa, riesco a fare tutto bene…».

Aru con Davide Orrico fin quasi alla cima del monte
Con Davide Orrico quasi fino alla cime

Stima per Matxin

Non hai avuto paura di doverti accontentare? Il fatto di firmare così tardi può essere stato uno stress, certo minore tuttavia avendo la solidità economica per aspettare. Fabio ha spesso ribadito la seccatura verso chi in questo periodo gli ha fatto i conti in tasca, ma il fattore va comunque tenuto in considerazione.

«Non ho mai avuto questa paura – ribadisce Aru – anche se capisco che dicembre sia parecchio avanti. Avevo zero pensieri, perché sono stato vicino anche ad altre realtà. Lo avete visto, c’era anche l’Astana e prendo atto della nuova politica sui giovani. Per quello che so, Martinelli e anche altri sarebbero stati contenti di riavermi. Ma sono cambiate parecchie cose e va bene così. Quel che mi premeva era voltare pagina.

«Parlando della Uae Team Emirates, non posso usare la parola finalmente. E’ vero che sul piano delle prestazioni sono stati degli anni orribili, ma non ho avuto soltanto esperienza negative. Certo ho sbagliato alcuni passaggi, ma non l’ho fatto da solo. Già sono sardo, quindi chiuso. Capire di essermi fidato delle persone sbagliate, ha lasciato delle cicatrici. Per fortuna però ho incontrato anche degli uomini in gamba. Un nome su tutti è quello di Matxin, davvero una brava persona, che con me è stato eccezionale.

«Il primo anno fu un disastro per tante cose, ma rispetto ad allora l’ambiente della squadra è migliorato tanto. Da arrivare quinto al Tour con una tappa vinta e la maglia tricolore, a una stagione così brutta, qualcosa evidentemente non andava. E le ultime uscite dopo il mio ritiro dal Tour hanno confermato che non tutto è ancora ben chiaro. Perché Saronni ha usato quelle parole, che hanno messo in dubbio tutta la gestione tecnica e la scelta di portarmi al Tour?».

 

E’ parso anche a noi il modo di colpire altri, di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Segno di un equilibrio interno che ancora in certi momenti vacilla.

Un’ultima cosa, prima di lasciare voi alla domenica e Fabio e la sua gravel all’allenamento con Ulissi e Nibali. Stasera vedrete Aru nuovamente in diretta Instagram con Lello Ferrara. A modo suo, anche quel novello Pulcinella ha avuto un ruolo in questa storia.