Il Brabante di Godon e ora l’Amstel per Cosnefroy

15.04.2023
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«L’anno scorso sono finito nella famosa caduta della Liegi con Alaphilippe – racconta Godon, dopo aver vinto la Freccia del Brabante – e mi sono rotto la clavicola. Ho dovuto operarmi e poi, prima del Tour, ho preso un virus. Per due mesi non sono riuscito a respirare. Dovevo andare alla Vuelta per vincere una tappa, ma ho fatto un tampone ad Amsterdam mentre andavamo alla partenza di Utrecht e avevo il Covid. Ho chiuso la pagina e mi sono rassegnato…».

La vittoria alla Freccia del Brabante è stata la prima per Godon fuori dalla Francia
La vittoria alla Freccia del Brabante è stata la prima per Godon fuori dalla Francia

Alle spalle dei fenomeni

La nuova stagione ha portato qualche interessante piazzamento fra il Tour Down Under e il Catalunya, fino alla vittoria nell’ultima classica dei muri, fase di raccordo fra quelle fiamminghe e la settimana delle Ardenne che si aprirà domani con l’Amstel Gold Race. Certo il Brabante non è il Fiandre e nemmeno la Roubaix, perciò quando fra 50 anni il francese di Lione, 1,90 per 73 chili, siederà davanti al camino per racontarla ai nipoti, dovrà fare una bella premessa.

Nel momento in cui le grandi classiche sono appannaggio di pochissimi fenomeni, anche nelle più piccole si muovono campioni come Laporte e Philipsen, Hayter e De Lie che sono capaci di fare razzie. Per questo la vittoria di Overijse assume per il corridore della Ag2R-Citroen un’importanza non banale. Per lui e la sua squadra.

Healy ha portato in Belgio la buona condizione mostrata in Italia fra Coppi e Bartali e Larciano
Healy ha portato in Belgio la buona condizione mostrata in Italia fra Coppi e Bartali e Larciano

La pioggia e la rabbia

A Overijse mercoledì ha piovuto e fatto freddo per tutto il tempo. Il gruppo si era radunato a Louvain, indimenticata sede dei mondiali delle Fiandre, che per buona parte del circuito lungo fuori città avevano percorso proprio i muri della Freccia del Brabante.

«Quelle condizioni di pioggia e freddo – ha raccontato Godon – mi stanno sempre bene. Volevo attaccare, essere davanti. E’ il ciclismo che amo e che spesso mi riesce meglio. Sono uscito a una cinquantina di chilometri dal traguardo e alla fine mi sono ritrovato con Ben Healy, che in questo periodo va molto forte. Ma a me non piace essere secondo, questa volta meno che mai. Ero fiducioso nella mia esplosività in volata, negli sprint a due di solito me la cavo. E il fatto che Healy alla fine non abbia collaborato mi ha fatto arrabbiare ancora di più».

Il forcing di Godon ha piegato l’irlandese della Ef Education, poi battuto allo sprint
Il forcing di Godon ha piegato l’irlandese della Ef Education, poi battuto allo sprint

Un cavallo pazzo

Le sue vittorie fino al giorno di Overijse erano rimaste tutte sul suolo francese. Nessuna corsa di immenso prestigio. Due volte la Parigi-Camambert, il Tour du Doubs, due tappe alla Boucles de la Mayenne, fra cui una crono nel 2018 in cui si lasciò alle spalle per 9 secondi l’ancora poco noto (su strada) Mathieu Van der Poel. Eppure secondo i compagni Godon è una forza della natura: quel che fa spesso difetto è la… centralina.

«E’ estremamente forte – ha raccontato dopo l’arrivo il compagno Naesen, ridendo – in termini di potenza pura, è il primo della squadra. Però non ha un master in tattica e visione di corsa. Non sa quanto sia forte, non è mai posizionato correttamente: può andare in fuga, ma non sa limare. Nel Brabante si è salvato perché è stato davanti per i primi 120 chilometri, ma tatticamente a volte fa cose molto strane. Al Tour una volta faceva parte di una fuga di quindici uomini non coperta dalle ammiraglie e ha chiesto se poteva farsi riprendere dal gruppo per prendere una bottiglia di acqua gasata. Era il nostro unico uomo davanti. Se lo avesse fatto, lo avrei ucciso…».

La corsa della vita

Godon in qualche misura ha ammesso che i compagni hanno ragione o quantomeno ha riconosciuto che le occasioni sprecate son più di quelle in cui ha fatto centro.

«Non vinco spesso – ha sorriso – ma so come si fa. Nel ciclismo non vivo sempre bei momenti, ma credo nelle mie capacità. Il mio allenatore mi ha detto che, sulla base dei test che avevo, sarei stato uno dei primi della squadra a vincere, me ne sono ricordato all’arrivo. Ma sin dal via ero fiducioso e pensavo solo a vincere. Nel WorldTour sono spesso gli stessi ad alzare le braccia, perciò è stato bello aver potuto cogliere la mia occasione. In quell’ultimo rettilineo ho fatto la corsa della vita e ho colto la mia più grande vittoria».

Il suo programma prosegue ora con l’Amstel, la Freccia e la Liegi, in cui probabilmente lavorerà per Cosnefroy, che a Overijse sarebbe dovuto essere il capitano e ha chiuso invece al terzo posto. Nella squadra francese ci sarà anche Greg Van Avermaet, che nelle ultime settimane sta masticando amaro, portando a fatica il peso degli anni e la frustrazione per gambe che non spingono come vorrebbe.

Coupe France 2021

Coupe de France: Damiani, dicci come funziona…

20.10.2021
4 min
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Elia Viviani ha raggiunto Roubaix direttamente dalla Francia, da Morbihan dove domenica ha concluso la Coupe de France mancando la vittoria finale della challenge per soli 16 punti, pur essendo fra tutti il corridore che ha vinto più gare, tre nel corso di un torneo comprensivo di 16 tappe, rivoluzionate nel calendario vista la situazione pandemica dei primi mesi.

Non è un risultato di poco conto: bisogna considerare il valore che la Coupe de France ha dall’altra parte delle Alpi, dove da 30 anni è una colonna portante dell’intera attività transalpina. Per capirne un po’ di più abbiamo sentito Roberto Damiani, diesse della Cofidis, il team dell’olimpionico veronese scoprendo che non è un impegno molto semplice da seguire: «La Coupe de France è molto sentita oltralpe, è un po’ il cardine dell’attività. Tutti i team nazionali sono obbligati a partecipare e questo non è sempre un bene».

Roberto Damiani, diesse della Cofidis dal 2019 dopo esperienze in tutto il mondo
Roberto Damiani, diesse della Cofidis dal 2019 dopo esperienze in tutto il mondo
Spiegaci il perché…

Il numero delle gare è consistente, si comincia già a gennaio con La Marsellaise e si finisce a ottobre inoltrato. Spesso le gare sono in concomitanza con altre prove, magari direttamente inserite nel World Tour e quindi si è costretti a fare delle scelte, ma non si può prescindere dalla partecipazione quindi ci ritroviamo in alcuni casi con problemi di organico.

Si tratta di prove, quelle della challenge, tutte inserite nel calendario Uci?

Sì, devono essere almeno di classe 1. Io dico sempre che la partecipazione alla Coupe de France dà onori e oneri ed è spesso difficile quantificare gli uni e gli altri…

Si può fare un paragone fra la Coupe de France e la Coppa Italia?

Questo è un tema interessante, perché ci sono forti differenze. Io sono convinto che il circuito interno dia un’immagine chiara dello stato di salute di un movimento: in Francia la Coupe è molto sentita e ha una partecipazione folta, considerando che ogni organizzatore deve invitare tutte le squadre francesi e altre a sua scelta. In Italia il problema è molto più complesso: quando hai solo 3 team professional come da noi, puoi fare ben poco.

Dewulf Aulne 2021
L’arrivo solitario del belga Stan Dewulf alla Boucles de l’Aulne, che ha chiuso la Coupe
Dewulf Aulne 2021
L’arrivo solitario del belga Stan Dewulf alla Boucles de l’Aulne, che ha chiuso la Coupe
Una volta la Coppa Italia dava alla squadra vincitrice l’iscrizione automatica al successivo Giro d’Italia. Sei favorevole a questa soluzione?

No, credo che la Rcs come qualsiasi altro organizzatore debba essere libero di gestire gli inviti come crede. Il problema della Coppa Italia non è nei premi, ma nella partecipazione, non avendo grandi numeri, non avendo molti team non si può pretendere che riscuota grande successo. In Francia, fra World Tour e Professional, ci sono 10 squadre e il Tour ha sempre gestito autonomamente i suoi inviti senza guardare alla Coupe de France.

Viviani si è ritrovato in testa alla classifica e ha seguito il suo sviluppo fino alla fine. Era un obiettivo d’inizio stagione?

Era un obiettivo della squadra, non suo personale ma poi gli obiettivi cambiano in corso d’opera non solo in base allo sviluppo della challenge. In primavera, ad esempio, la Gand-Wevelgem era su un percorso che ritenevamo fosse stato reso troppo duro per le sue caratteristiche e lo dirottammo sulla Cholet-Pay de l’Oire che Elia vinse salendo al comando della classifica. Poi ha conquistato anche le prove di Fourmies e Isbergues.

Godon 2021
Dorian Godon, primo in classifica con 16 punti su Viviani e 53 su Madouas (Groupama-FDJ)
Godon 2021
Dorian Godon, primo in classifica con 16 punti su Viviani e 53 su Madouas (Groupama-FDJ)
Alla fine ha chiuso secondo, dietro Dorian Godon che aveva una vittoria in meno ma ha mostrato più costanza…

E’ come nelle gare a tappe, spesso vince proprio chi è più costante, magari non conquistando neanche una frazione. L’unica differenza è che qui vince chi fa più punti e Godon ne ha conquistati 16 in più, bravo lui.

Voi avete chiuso terzi dietro i vincitori dell’AG2R Citroen e l’Arkea Samsic. Vi ritenete soddisfatti?

Con 3 vittorie di tappa non potrebbe essere che così, come detto seguire lo sviluppo della Coupe non è per nulla facile per un team del World Tour. Vincere fa sempre piacere, questo è chiaro, è l’essenza della nostra attività, ma questo non significa che fosse in cima ai nostri pensieri. Sicuramente però una challenge come la Coupe è lo specchio della salute di un movimento: quello francese in questo momento sta davvero bene, non si può dire altrettanto del nostro…