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Villella al punto di svolta: stavolta serve il coltello tra i denti

10.11.2021
5 min
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Si può dire abbastanza serenamente che per Davide Villella la prossima stagione con la Cofidis sarà un punto di svolta. Magari presto per parlare di ultima spiaggia, ma in qualche modo questo dovrà essere il suo spirito. Il bergamasco lo sa. E al netto di anni lasciati passare e di qualche tifoso che sui social lo copre di insulti per il semplice gusto di ferire, sembra mentalizzato per raccogliere la sfida e l’occasione. Il finale con la Movistar è stato un mix fra occasioni quasi concretizzate e gran lavoro di squadra, che magari passa inosservato ma rientra fra i compiti di chi il ciclismo l’ha scelto per lavoro.

«Nell’ultima tappa del Giro di Sicilia – dice – è venuto Rojas a dirmi che Valverde aveva i crampi e quindi avrebbero corso tutti per me. Sul momento mi è preso un colpo, però ho pensato che fosse una bella occasione. Invece al traguardo volante con gli abbuoni Alejandro era bello pimpante e quando siamo arrivati all’attacco dell’ultima salita, era due posizioni dietro di me e mi sono rimesso a lavorare per lui. Nibali è arrivato da solo, noi tutti nel gruppo alle sue spalle».

Dopo il 2021 a sprazzi (qui in fuga al Romandia), Villella si è accasato alla Cofidis
Dopo il 2021 a sprazzi (qui in fuga al Romandia), Villella si è accasato alla Cofidis

Da lui ci si aspettava il grosso risultato. Bella carriera fra gli U23, il terzo posto al Giro dell’Emilia ancora da stagista nel 2013 e il quinto al Lombardia del 2016 lasciavano sperare che, fatta la convergenza fra preparazione e motivazioni, il risultato non sarebbe tardato ad arrivare.

Invece?

Invece un po’ la sfortuna, un po’ ci ho messo sicuramente del mio e le cose sono andate così. Però sono sempre qua, correrò ancora in una WorldTour e avrò i miei spazi. So che è un’occasione importante e anche, come dice Damiani, che vincere è difficile, ma è difficile anche arrivare secondi. Quello che chiederò sarà solo di correre con continuità.

Alla Movistar non era così?

Non proprio. Vorrei continuità di condizione e gare. C’è chi sta bene a fare una corsa al mese, io ho bisogno di correre. Poi è chiaro che non posso fare i conti con le attese della gente, ma è certo che ho sempre fatto il corridore al 100 per cento. Quando feci quinto al Lombardia e poi vinsi la Japan Cup sembrava che tutto avesse preso la direzione giusta. Invece all’inizio dell’anno dopo mi ritrovai a tirare ancora.

Quest’anno qualche lampo a fine stagione si è visto…

Dopo il Giro, soprattutto nelle corse in cui c’era Sciandri in ammiraglia, a me e Cataldo è stato lasciato un po’ di spazio. Si sapeva che non ci avrebbero tenuto ed è servito per farsi vedere un po’.

Difficile che funzioni, se per anni non ci hai mai provato…

A furia di aiutare gli altri, parti per le corse con un’altra mentalità. Sai di dover tenere duro fino a un certo punto e poi basta. Ho perso lo smalto, ma credo che si possa ritrovare. Alla fine, la grinta c’è. Quando non avrò più voglia di fare fatica sulla bici, per come mi conosco e come mi conoscete, la metterò via di corsa.

Rossella Di Leo, che ti ha cresciuto alla Colpack, dice che se avessi la grinta di Masnada, saresti molto più forte di lui…

Me lo dice ogni volta che ci troviamo, so cosa dice. Intanto diciamo che vedere Fausto che va forte mi rende felice, pensando che neanche volevano farlo passare. Forse in quello che dice c’è del vero, anche se secondo lei non mi impegno abbastanza e io su questo non sono d’accordo.

Se non è l’impegno, è il carattere…

Può darsi anche che mi serva qualcuno che mi prenda… a calci. Domani incontrerò per la prima volta Damiani, mi dicono che lui sia uno tosto che ti fa correre per vincere. Vediamo, magari ho bisogno proprio di questo.

La prossima sarà una stagione speciale, farai anche un inverno diverso per essere pronto?

Credo che l’inverno sarà sempre lo stesso. Sono stato per un mese senza bici e fra poco si ricomincia. La mia preparazione la segue Leonardo Piepoli, comincerò con la palestra, le camminate in montagna e la bici. Non avevo mai fatto uno stacco così grande, mi serviva per resettare e ricominciare col passo giusto.

Si diceva che d’inverno tendessi a prendere peso, troppo peso…

Sono fasi superate. Ho sempre pensato che quando si stacca, si stacca davvero. Finché parliamo di 4-5 chili, credo che vada anche bene, perché basta rimettersi a pedalare e a fare la vita e li butti giù. Da qualche parte dobbiamo recuperare…

Chiederai di fare un programma in particolare?

Mi piacerebbe provarmi di più nelle corse di un giorno. E poi di fare Giro e Vuelta come si faceva in Cannondale, ma sono aperto a tutto quello che mi proporranno. L’anno prossimo saranno 31, so che quest’occasione me la voglio giocare bene.