Rudy Project Wingdream, l’esordio del nuovo casco da crono

04.03.2024
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Rudy Project, con i suoi 40 anni di esperienza e una costante ricerca dell’eccellenza, oggi è pronto a stupire nuovamente. Si alza il velo su Wingdream: il nuovo casco da crono che farà il suo esordio alla Tirreno-Adriatico e alla Parigi-Nizza. Un prodigio tecnico che ha ottenuto risultati sorprendenti in galleria del vento e sarà indossato in anteprima dagli atleti del Team Bahrain Victorious sulle strade italiane e francesi in versione camouflage.

Seppur in forma mascherata oggi il Wingdream farà il suo esordio
Seppur in forma mascherata oggi il Wingdream farà il suo esordio

Esordio mascherato

Wingdream è il frutto di oltre due anni di ricerca e sviluppo, condotti in stretta collaborazione con il Team Bahrain Victorious, di cui Rudy Project è sin dalla fondazione fornitore tecnico. Il casco avrebbe dovuto debuttare a maggio al Giro d’Italia, dove in effetti per la prima volta sarà visibile con i colori ufficiali. Grazie ai dati raccolti in galleria del vento e ai test effettuati su strada, il Team Bahrain Victorious ha espresso però la volontà di indossarlo già nell’avvio stagionale. 

Nello specifico, come detto, saranno due i primi test in gara: la cronometro di Lido di Camaiore che apre la Tirreno-Adriatico e nuovamente la cronosquadre di Auxerre, terza tappa della Parigi-Nizza che si correrà domani. La livrea camuffata, visibile nelle foto, maschera ancora i dettagli del design finale che verrà mostrato alla presentazione ufficiale di maggio.

Rudy Project è sponsor tecnico del Team Bahrain Victorious sin dai suoi esordi come Bahrain-Merida
Rudy Project è sponsor tecnico del Team Bahrain Victorious sin dai suoi esordi come Bahrain-Merida

Risparmio energetico

Rudy Project ha dedicato notevolil energie ad approfondire gli studi aereodinamici, credendo fermamente nell’utilità della galleria del vento per tradurre in dati concreti il lavoro di ricerca e sviluppo. Il processo infatti ha affrontato vari step, sfruttando sensori di avanzata tecnologia con cui analizzare la geometria della superficie del casco in relazione alla posizione del ciclista sulla bici, seguite da test in galleria del vento. Il wind tunnel è, per l’azienda di Treviso, un mezzo fondamentale attraverso cui migliorare le performance degli atleti e quelle dei consumatori che acquisteranno il prodotto.

Il nuovo casco ambisce a ridefinire gli standard di efficienza, grazie a prestazioni aerodinamiche che hanno dato risultati importanti nei test interni dell’azienda. Con un risparmio energetico di 15,7 watt (alla velocità di 45 km/h) il nuovo casco ha vinto il confronto con diversi altri prodotti, presi a riferimento come benchmark. Un miglioramento significativo anche rispetto al già performante casco The Wing, che lo ha preceduto nel catalogo di Rudy Project e nelle forniture ai professionisti della bici da strada di cui la marca è partner. Il Wingdream sarà disponibile al pubblico per l’acquisto entro fine 2024.

RudyProject

Remco e Wout, crono al lumicino sulla via di Parigi

20.02.2024
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In Belgio si fa un gran ragionare sulla cronometro di Parigi, per la quale gli uomini hanno qualificato due atleti come l’Italia. I due nomi sulla bocca di tutti sono ovviamente quelli di Remco Evenepoel e Wout Van Aert, che hanno iniziato la stagione ad andature differenti ed entrambi convergeranno sull’obiettivo olimpico seguendo percorsi diversi.

Ben strana specialità la cronometro individuale: forse l’unica fra quelle che assegnano medaglie a non avere un calendario internazionale dedicato. Ci si accontenta di correrle nell’ambito delle corse a tappe, così che non esista un vero ranking e tantomeno la possibilità di avere il confronto diretto fra gli specialisti. Questo accade in occasione di europei e mondiali, quando in palio c’è già qualcosa di molto grosso.

Evenepoel ha stravinto il primo confronto diretto nella crono di Albufeira
Evenepoel ha stravinto il primo confronto diretto nella crono di Albufeira

Calendari al minimo

Il primo scontro fra i due belgi s’è consumato alla Volta ao Algarve e ha visto il prevalere netto di Evenepoel, con Van Aert che sta ricostruendo la condizione dopo la stagione del cross e si sta concentrano prevalentemente sulle classiche.

Sfogliando il calendario, Evenepoel disputerà 4 crono prima di Parigi: quella dei Paesi Baschi (Irun, 10 chilometri), poi al Delfinato (Neulisse, 34,4 chilometri) e le due crono del Tour (Gevrey Chambertin di 25 chilometri e Nizza di 34). Il totale per Remco è di 103,4 chilometri contro il tempo prima delle Olimpiadi.

Molto meno per Van Aert, che nel suo avvicinamento al Giro non ha previsto gare dotate della crono, avendo scelto di non passare per la Tirreno-Adriatico. Per cui le prove saranno appena 2: quelle del Giro. Quindi la crono di Perugia (37,2 chilometri) e quella di Desenzano del Garda (31 chilometri). Il totale per Wout è di 68,2 chilometri.

Per entrambi si potrebbe aggiungere il campionato nazionale di Binche, i cui dettagli non sono però ancora noti.

Van Aert ha sollevato la presa sulle appendici: obiettivo comfort e penetrazione
Van Aert ha sollevato la presa sulle appendici: obiettivo comfort e penetrazione

Le mani di Van Aert

Nonostante i pochi test in gara, i clan di entrambi i campioni sono al lavoro per trovare possibili risparmi di tempo e di watt. Non è sfuggito infatti che proprio in Algarve, la posizione di Wout van Aert è parsa leggermente cambiata rispetto alle apparizioni 2023. Si nota a occhio nudo che le appendici del manubrio sono state ruotate in senso orario, in modo che il belga possa tenere le mani più sollevate

«Abbiamo svolto dei test nella pista di Zolder – ha spiegato il diesse Marc Reef a Het Nieuwsblad – e Wout ha provato la soluzione proprio ad Albufeira. Con questa nuova posizione delle mani, dovrebbe sentirsi un po’ più a suo agio, essere più aerodinamico ed essere in grado di trasferire meglio la sua potenza alla bici».

Parallelamente risulta che Giro, nuovo sponsor per i caschi, sta mettendo a punto un prototipo proprio per Van Aert. Inoltre, pare che il team disporrà di ruote nuove e più veloci. Il tutto dovrebbe essere disponibile per il campione belga a partire dal mese prossimo.

Evenepoel si è sottoposto a due sedute in galleria del vento: a Morgan Hill e a Milano (foto Castelli)
Evenepoel si è sottoposto a due sedute in galleria del vento: a Morgan Hill e a Milano (foto Castelli)

I dettagli di Remco

Come abbiamo già raccontato, nel corso dell’inverno Evenepoel ha fatto ricorso per due volte alla galleria del vento. Prima in California, nell’impianto di Morgan Hill, di proprietà Specialized. Poi a Milano con Castelli per mettere a punto il body migliore e individuare i tessuti più veloci.

«Il suo abbigliamento è stato aggiornato – ha detto l’allenatore Koen Pelgrim – e ha potuto utilizzarlo in Algarve, perché non è dovuto partire con la maglia di leader della montagna. Anche la posizione di Remco è leggermente cambiata, ma si tratta di piccole cose. Certamente però non rimarremo fermi fino all’estate. Siamo sempre alla ricerca di innovazioni. Non guadagneremo un minuto sui 40 chilometri, ma sono i dettagli che tutti cercano. Rispetto alle cronometro di vent’anni fa, c’è un’enorme differenza. Questa grande evoluzione è il risultato dei piccoli dettagli che sono cambiati. Se guardiamo ai mondiali, la differenza con Ganna è stata inferiore all’uno per cento».

Sul fronte della preparazione, Tom Steels esclude la possibilità che dopo il Tour il campione del mondo faccia un ritiro specifico. «L’allenamento a cronometro – dice – è una parte standard dei programmi di allenamento di Remco, tutto l’anno, con qualche lavoro extra specifico qua e là».

Una foto del 2022 ritrae Van Aert con il manichino su cui si effettuano le simulazioni al TUE di Eindhoven
Una foto del 2022 ritrae Van Aert con il manichino su cui si effettuano le simulazioni al TUE di Eindhoven

Il manichino di Wout

A parlare invece di ritiro è l’entourage di Van Aert, che fra i due è certamente quello che più deve investire sul lavoro e la dedizione, dovendo fare i conti (come Ganna) con una mole e un’aerodinamica peggiore rispetto a Remco. Come detto, la crono portoghese è servita per provare le variazioni tecniche messe a punto nei mesi invernali.

«Durante le ultime settimane – ha spiegato il suo allenatore Mathieu HeijboerWout ha pensato alle classiche e non ha ancora lavorato sulla cronometro. Dopo le classiche ci dedicherà ancora un po’ di tempo in vista del Giro. Si prenderà poi qualche settimana di riposo e poi preparando Parigi farà uno stage in quota. In quell’occasione presterà molta attenzione alla sua bici da cronometro. Naturalmente si tratterà di perfezionare i dettagli. A quel punto sarà troppo tardi per fare grandi cambiamenti, ma ovviamente per provare soluzioni più importanti abbiamo sempre il manichino di Wout».

Corsa PRO Speed, pura velocità per sfidare il tempo

09.02.2024
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Pura velocità al servizio dell’atleta che ha come unico avversario il cronometro. Vittoria presenta Corsa PRO Speed, lo pneumatico progettato specificamente per le prove a cronometro e triathlon. Il risultato di ricerca e sviluppo avvenuto in tre stagioni di analisi in gara ora è disponibile per tutti. Una garanzia di velocità, aderenza e controllo in curva che già ha dimostrato la sua eccellenza con le vittoria di Jonas Vingegaard nella cronometro della tappa numero 16 del Tour de France 2023.

Già vincente

La realizzazione di questo modello deriva da studi approfonditi sul campo. I progettisti Vittoria hanno infatti collaborato con atleti e squadre per creare il miglior prodotto possibile in queste specialità. Tra i tester su Corsa PRO Speed che hanno raccolto fin da subito successi ci sono stati, come detto in apertura, Jonas Vingegaard, Wout van Aert con la vittoria del campionato nazionale a cronometro e Jos van Emden vincitore del campionato nazionale olandese sempre a crono.

«Lo pneumatico Corsa PRO Speed – ha affermato Vanessa ten Hoff, Chief Marketing & Innovation Officer di Vittoria – rappresenta una svolta nel mondo delle gare a cronometro. Comprendiamo le esigenze e le sfide affrontate dagli atleti in questo campo e abbiamo creato uno pneumatico che può davvero migliorare le loro prestazioni. Siamo orgogliosi di lanciare questo prodotto e crediamo che supererà le aspettative dei nostri clienti».

Carcassa in cotone Corespun 320 TPI, leggera e flessibile
Carcassa in cotone Corespun 320 TPI, leggera e flessibile

Ancora più veloce

L’aspetto esterno di questo Corsa PRO Speed nasconde agli occhi tutta la complessità e l’accuratezza ingegneristica che c’è dietro la sua costruzione. Come si può vedere nella sezione della foto precedente, lo pneumatico si presenta come un componente unico che combina la mescola Graphene + Silica, la carcassa in cotone ultra flessibile e un nuovo disegno del battistrada. Il tutto viene vulcanizzato elettricamente per ridurre al minimo la resistenza al rotolamento. Parlando infatti con i numeri alla mano, i test mostrano un miglioramento delle prestazioni di rotolamento del 5%, con un risparmio di peso del 2%.

Ovviamente anche il disegno del battistrada offre soluzioni tecniche studiate per le massime efficienza e stabilità. La distribuzione delle scanalature è stata ottimizzata rispetto a Corsa Speed, con un’area slick centrale più ampia e righe più vicine che garantiscono morbidezza e appoggio sicuro in curva. La carcassa in cotone Corespun 320 TPI, è notevolmente leggera e garantisce flessibilità, velocità e una migliore presa nei cambi di direzione. Il prezzo consultabile sul sito è di 94,95 euro. 

Vittoria

Cronosquadre: un allenamento, mille benefici. A lezione da Pinotti

22.01.2024
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Proprio in questi giorni, specie nella settimana che si è appena conclusa, i team hanno lavorato molto sulla cronosquadre. Perché? In fin dei conti in programma, al momento ce ne sono solo due: quella della Parigi-Nizza e quella della Coppi e Bartali (che neanche è WorldTour). 

Il fatto che le squadre ci abbiano lavorato tutte e per di più negli stessi giorni ci ha incuriosito e per questo abbiamo chiamato in causa Marco Pinotti, tecnico della  Jayco-AlUla. Il grande ex cronoman italiano era in Spagna al seguito dei suoi ragazzi, almeno per la prima di queste sessioni di cronosquadre.

Marco Pinotti (classe 1976) è uno dei tecnici della Jayco-AluLa
Marco Pinotti (classe 1976) è uno dei tecnici della Jayco-AluLa
Marco, dunque, perché si lavora sulla cronosquadre se poi questa disciplina è praticamente assente dai calendari? 

La spiegazione è semplice: si lavora sulla cronosquadre perché questi sono gli unici momenti dell’anno in cui si hanno a disposizione tutti, o quasi, i ragazzi insieme. Secondo motivo: le strade della Costa Valenciana consentono di svolgere questo lavoro con una certa sicurezza ed efficienza.

Però di cronosquadre ce ne sono talmente poche che si potrebbe pensare di farla fare solo a coloro che eventualmente saranno chiamati in causa, no?

Dobbiamo però pensare che è un esercizio che va comunque curato. Un professionista deve saperlo fare. E poi, e questo è un aspetto centrale, è molto utile ai fini della preparazione. Puoi fare doppia fila, lavorare a velocità più alte, far fare certi ritmi anche ai corridori da grandi Giri… E’ un lavoro tecnico che ha i suoi benefici.

Come stare in sella appunto su una bici da crono…

Esatto. Spendi del tempo su questa bici in modo, se vogliamo, anche più allegro. Una cronosquadre deve essere nell’arsenale di un corridore, anche se in stagione ce ne saranno solo due. Forse tre, se dovesse disputarsi quella della Delfinato.

Girmay approfitta dei compagni per simulare “dietro motore” a pochi giorni dalla partenza per il Down Under (foto Instagram)
Girmay approfitta dei compagni per simulare “dietro motore” a pochi giorni dalla partenza per il Down Under (foto Instagram)
Tu in passato ci lavoravi, però all’epoca c’era anche il mondiale per squadre…

E infatti ai tempi in cui ero nella Bmc, questi lavori si facevano sin da dicembre. Il mondiale chiaramente portava una motivazione diversa per lavorare su questa disciplina. Un velocista difficilmente andrebbe sulla bici da crono da solo e invece può essere utile anche per le sue caratteristiche fisiologiche. Pensiamoci un attimo: la sua volata dura 15”-20”, ebbene passa in testa a tirare per 20”-30” poi recupera e di nuovo torna in testa a prendere aria. La stessa cosa vale per lo scalatore, non tanto per lo sforzo, ma perché si abitua a sviluppare certe velocità. Per lui è un po’ come simulare il dietro motore, ma con un lavoro di miglior qualità ed efficienza.

Lavorare per la cronosquadre significa anche sviluppare i materiali?

No, quello si fa individualmente e in altro modo. E’ utile, specie per i neopro’ e i più giovani, per sviluppare le loro posizioni e il feeling con i materiali. Un conto è uscire da soli con la bici da crono: ad andare a 50 all’ora, dopo un po’ fai fatica. Con i compagni invece viaggi costantemente a 55 e più. Quindi prendi un certo feeling con la bici a determinate velocità, senti e capisci il comportamento delle ruote…

Perché quelle sono da gara?

Sì, quelle sì. Se non ci sono condizioni particolari si utilizza un setup da gara, almeno per la bici. Magari non si hanno il body e il casco aero. Siamo sempre su strada con traffico aperto e alcuni modelli hanno le orecchie coperte, non ti fanno sentire bene determinati rumori, clacson…

Come si svolge un allenamento per la cronosquadre?

Di solito, prima di partire, si dà una spiegazione del percorso che si andrà a fare e come. Poi c’è una macchina davanti e una dietro. Ormai nella zona di Calpe abbiamo un percorso collaudato e lì andiamo. Il primo giro non lo si fa a tutta e diventa una sorta di ricognizione, utile soprattutto ai nuovi arrivati. 

Un’auto davanti e una dietro, così Pinotti “blinda i suoi ragazzi. Lo stesso fanno comunque anche gli altri team
Un’auto davanti e una dietro, così Pinotti “blinda i suoi ragazzi. Lo stesso fanno comunque anche gli altri team
I ragazzi hanno la radio?

Non tutti, giusto un paio che fanno da referenti. Parli con loro per dirgli di stare attenti alla rotatoria, al bivio, all’ostacolo… Darla a tutti sarebbe complicato.

Quali dati si ottengono, Marco?

Dipende dagli esercizi che si vanno a fare. Sono principalmente dati soggettivi: dopo la sessione parlo con i ragazzi e ascolto i loro feedback, osservo molto il loro linguaggio non verbale. Posso fare dei confronti con gli anni precedenti magari riguardo alle velocità, le frequenze cardiache, ma poi dipende molto dal vento che c’è, se girano in otto o in cinque… Le variabili sono parecchie. Semmai, appunto parlando con i ragazzi, si prendono dei feedback che poi verifichiamo in pista e la settimana successiva li riportiamo poi anche su strada.

Gruppi diversi: come li fai?

Eh, volete sapere troppe cose! Questo è un aspetto molto importante, che può incidere sulla prestazione…

796 Monoblade RS: una freccia alla caccia del tempo

04.10.2023
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Look è pronta a sorprendere con la nuova 796 Monoblade RS: la bici da cronometro nata per dare la caccia al tempo. Realizzata in maniera precisa e funzionale, la Monoblade RS va alla conquista di ogni singolo istante, per ciò è stata costruita con tanta precisione e meticolosità. Un’aerodinamica senza compromessi, modellata in ogni tubo e angolo per tagliare l’aria, grazie agli studi in galleria del vento. 

La 796 Monoblade RS sarà la nuova bici per le prove contro il tempo del Team Cofidis
La 796 Monoblade RS sarà la nuova bici per le prove contro il tempo del Team Cofidis

Precisa al secondo

La 796 Monoblade RS ha un rapporto peso/rigidità estremo, talmente elevato da risultare davvero efficace in ogni situazione. Si tratta di una bici che è in grado di dominare in maniera importante la velocità. Look ha utilizzato una composizione di carbonio appositamente creata grazie a test sui materiali, così da fornire il miglior design. 

L’azienda francese ha fatto ricorso alle fibre Ultra High Modulus: leggere ma allo stesso tempo molto rigide. Queste, combinate con altre fibre ad alta resistenza poste nelle aree chiave come movimento centrale, tubo sterzo e tubo sella, garantiscono il perfetto equilibrio tra reattività e leggerezza. Il risultato è una bicicletta completa che pesa meno di 9 chili (taglia M), capace di velocità mozzafiato e accelerazioni potenti su tutti i tipi di terreno.

Il manubrio permette una regolazione al millimetro della posizione in sella
Il manubrio permette una regolazione al millimetro della posizione in sella

Ergonomica

La nuova bici da cronometro di Look offre il giusto equilibrio tra prestazioni e semplicità, senza dimenticare la posizione in sella. Il manubrio Aergo e il reggisella W3T offrono tante opzioni di regolazione, eliminando così la necessità di sostituire parti o, addirittura, scollegare cavi. 

Un elemento essenziale nella 796 Monoblade RS è il manubrio integrato in carbonio, il quale combina una basebar/attacco manubrio larga 40 centimetri. Le estensioni sono regolabili in tutte le direzioni: larghezza, lunghezza, altezza, inclinazione e rotazione, compresi anche gli appoggi per i gomiti. Questo livello di precisione consente di regolare e ottimizzare la posizione al millimetro, ottenendo un comfort e prestazioni senza precedenti. 

Veloce

La 796 Monoblade RS è stata progettata per ottenere i migliori risultati possibili in ogni gara contro il tempo, che sia un prologo o una Ironman. Tutto è stato posizionato per non influenzare negativamente la prestazione e perdere preziosi watt. Così il portaborracce è posizionato sul telaio per migliorare aerodinamica e accessibilità. 

Compatibile con trasmissioni a ingranaggi singoli o doppi, la 796 MONOBLADE RS offre la precisione e l’efficienza di una bici da corsa tradizionale unita a prestazioni aerodinamiche eccezionali.

Il telaio è in vendita al prezzo di 6.990 euro.

Look

Alla Ineos c’è già l’erede di Ganna: si chiama Tarling

30.09.2023
8 min
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Alla vigilia dei mondiali di Stirling, la città alle porte di Glasgow in cui si sono corse le crono, Dario Cioni venne a dirci che avrebbe seguito Tarling e di guardarlo con attenzione. Bastò aspettare poche ore per applaudirlo sul terzo gradino del podio, con tanto di investitura da parte di Ganna. Filippo disse infatti di non essere particolarmente stupito del risultato e che quando il giovane avrà perso quei 4-5 chili di troppo, diventerà davvero un brutto cliente.

Tarling è quel ragazzino di Aberareon, sulla costa occidentale del Galles, che lo scorso anno a Wollongong vinse il mondiale crono degli juniores e poi fu fatto passare alla Ineos Grenadiers. A distanza di 40 giorni dal podio scozzese, il giovane britannico (ha compiuto 19 anni il 15 febbraio) ha vinto il campionato europeo della cronometro, con il passaggio intermedio della vittoria al Renewi Tour. A questo punto Cioni è diventato un interlocutore obbligato. Che cosa sapeva già quel giorno di agosto? Glielo abbiamo chiesto, anche perché giusto due giorni fa di Tarling aveva parlato anche Elia Viviani, indicandolo come uno dei giovani che più ama imparare dall’esperienza dei grandi.

Lo scorso anno a Wollongong, Tarling ha vinto il mondiale juniores della crono. Classe 2004, è alto 1,94 per 78 chili
Lo scorso anno a Wollongong, Tarling ha vinto il mondiale juniores crono. Classe 2004, è alto 1,94 per 78 chili
E’ davvero così attento?

Su alcune cose sì, su altre c’è un po’ più da lavorare, tipo la disciplina in allenamento. Però al momento, su tutto quello che riguarda la cronometro è una spugna.

Si era visto subito che potesse già essere vincente nei pro’?

Sì, avendo notato che durante l’anno è anche migliorato. Nella crono di Besseges, la prima gara da professionista, ha fatto secondo dietro Pedersen. In pratica ha confermato subito non solo la sua predisposizione, ma il fatto che potesse essere competitivo. E poi comunque ha vinto il campionato nazionale, la crono al Renewi Tour e ha vinto l’europeo. Ha fatto secondo dietro Ganna al Vallonia… Insomma, è tanta roba, perché ha fatto anche terzo al mondiale. E’ entrato subito nell’elite dei cronometristi. Io pensavo che sarebbe arrivato al livello dei migliori entro un paio d’anni, che avrebbe potuto vincere in qualche gara minore, ma ad esempio che non fosse ancora in grado di ben figurare nello scontro diretto con Kung. Invece al mondiale è arrivato terzo alla presenza di tutti i più forti, mentre all’europeo ha vinto. Mancavano Remco, Roglic e Ganna, però c’erano diversi specialisti, quindi penso che si sia guadagnato subito un posto fra i primi 5-6 al mondo.

Quando una squadra come la vostra prende un ragazzo così giovane, in che modo lo gestisce, non avendo un devo team?

Il suo caso forse è particolare, perché a inizio stagione ha corso un pochino più rispetto ai programmi. Ad esempio ha fatto la Parigi-Nizza che non era prevista. Ha fatto il UAE Tour che non era previsto, però per l’inizio di stagione andava bene. Si sono aperte un paio di porte per partecipare a queste corse, per fargli fare l’esperienza, ovviamente senza mettere nessuna pressione. Però poi, per esempio, dopo la Parigi-Nizza è stato alle classiche con la squadra per tutto il tempo, ma ha fatto solo un paio di gare e poi ha avuto un periodo più tranquillo.

A Sluis, seconda tappa del Renewi Tour, Tarling ha vinto la crono
A Sluis, seconda tappa del Renewi Tour, Tarling ha vinto la crono
Comunque un calendario importante.

Ma non troppo intenso. Si è cercato di dargli un mix fra gare in cui poteva fare esperienza e gare in cui magari provare a fare risultato, come il Renewi Tour, dove eravamo andati proprio con l’intenzione di vincere la crono. Idem al Vallonia, ma lì era difficile vincere perché c’era Filippo. Anche i campionati nazionali erano un obiettivo prestazionale legato alla crono. E’ una specialità in cui si sente a suo agio, invece non è mai stato messo un obiettivo relativo a una corsa a tappe.

Ha dovuto lavorare tanto per la posizione oppure gli viene naturale?

Questa posizione è il frutto di un lavoro fatto l’anno scorso da junior in vista dei mondiali. Lo avevamo guidato sia da un punto di vista biomeccanico sia aerodinamico. Quest’anno il primo intervento l’abbiamo fatto la settimana prima degli europei, ma proprio aggiustamenti minimali in galleria del vento. Qualcosina è cambiato, ma pochi dettagli, tant’è che si è adattato subito alla nuova posizione. E’ uno che trova facilmente la posizione, perché fin da allievo la sua passione è sempre stata la cronometro. In Inghilterra c’è la cultura dei ritrovi che organizzano la domenica, in cui fanno gare a cronometro sulle 10 miglia, 20 miglia, 30 miglia e 40 miglia. E lui ha partecipato spesso.

Che cosa intendevi parlando di disciplina in allenamento?

Ha un grosso margine di miglioramento da quel punto di vista, per questo stupisce la sua prestazione a cronometro. Secondo me questo margine è maggiore su strada che a cronometro, perché essendo lo sforzo più breve ma intenso, va bene per il suo modo attuale di allenarsi. Non fa volume, uno degli obiettivi per l’anno prossimo è aumentare. Al momento è nella fascia super bassa di volume rispetto ai compagni di squadra, però non lo vedo come un male, anzi.

Tarling ha vinto l’europeo dei professionisti a 19 anni, dopo il bronzo ai mondiali
Tarling ha vinto l’europeo dei professionisti a 19 anni, dopo il bronzo ai mondiali
Una scelta dettata dai 19 anni?

Non necessariamente. Trovi il giovane che vuole fare 5-6 ore, lui invece no. E’ più facile che faccia qualcosa in meno che qualcosa di più. Bisogna lavorare anche sulla struttura degli allenamenti perché ancora non è precisissimo nell’esecuzione. E poi c’è il discorso del peso, un’altra di quelle cose per cui dico che ha margine.

Dove vive Tarling?

Ad Andorra, infatti seguirlo in allenamento è la parte più complicata. Tendenzialmente per vederlo cerco di andare alle gare dove corre anche lui, anche se ad Andorra abbiamo un altro coach che può seguirlo in certi allenamenti. Però bisogna che impari un po’ anche lui, perché l’allenamento è per il loro bene, non per il mio. E questo è un altro dei miglioramenti che vogliamo ottenere l’anno prossimo da lui.

Quando è con Ganna cerca di rubargli il mestiere?

Fra i due non c’è una grossa differenza di età. Pippo dice che è il suo corridore preferito, quindi secondo me se ci passa tempo insieme e lui guarda quello che fa Filippo, impara tanto. Però non è neanche che ti sfinisca di domande.

E’ vero secondo te che Tarling diventerà una minaccia per Ganna?

Secondo me fra qualche anno saranno pari. Poi starà a chi si adatta meglio alle novità tecniche, a chi sarà più bravo. Entrambi hanno margine, mettiamola così. Sulla crono Tarling è già okay, ai massimi livelli. Se fosse allo stesso livello su strada, avrebbe molto meno margine. Invece nella crono è già molto spinto, perché comunque la posizione è buona, il materiale è buono, l’esecuzione è buona. Capisce molto bene anche tutta la strategia di pacing. E’ molto preciso anche lui nelle ricognizioni, una cosa che ha in comune con Filippo. A cronometro ha molto meno margine rispetto alla strada.

Il 2024 di Tarling sarà ancora prevalentemente incentrato sulla crono?

Siccome sarà l’anno olimpico, la crono per lui può essere un grosso obiettivo, quindi sarà una priorità. La squadra è d’accordo con questa scelta e comunque questo non esclude un certo miglioramento su tutto il resto. Però dal punto di vista della performance, il lavoro sarà concentrato sulla cronometro. E alla luce di questo dovremo valutare il calendario e qui il discorso è strano.

Perché strano?

Perché quest’anno c’è stata una prima parte di stagione dove si faceva fatica a trovare le crono. Poi nella parte finale, quasi tutte le gare ne avevano una, anche un po’ a sorpresa. Ci sono state corse che storicamente non hanno mai avuto una crono, che invece l’hanno inserita. Per me è un bene, sono favorevole alla crono in una corsa di 5 giorni.

Al Renewi Tour, Tarling ha vinto la crono, ma sul Muur ha pagato con 9’47” di ritardo
Al Renewi Tour, Tarling ha vinto la crono, ma sul Muur ha pagato con 9’47” di ritardo
Può diventare un corridore da classiche come Ganna oppure ha altri sviluppi davanti a sé?

E’ più leggero di Pippo (78 chili, contro gli 83 di Ganna, ndr), ma può scendere ancora. Per cui se mi diceste che fra 5-6 anni si proverà a fare classifica in una corsa a tappe, anche un grande Giro ma con il percorso giusto, non mi stupirei, anche se dobbiamo ancora vedere come recupera nelle corse a tappe. Una Tirreno fra qualche anno secondo me potrebbe essere alla sua portata. Mentre Filippo ha dimostrato di essere più veloce. Anche a Joshua piacciono le classiche, però non so se diventerà uno specialista.

Forse è troppo giovane perché si possa dirlo?

Probabilmente. Se uno pensa dov’erano Wiggins e Thomas alla sua età, è più facile fare un percorso simile al loro con Joshua che con Filippo. Lo vedrei tenere bene sulle salite fino al 7-8 per cento. Quest’anno, per esempio, al UAE Tour non è andato male. Ha fatto il suo lavoro di supporto, però nella prima tappa di salita, che era pedalabile, si è difeso bene.

Cosa farà nel prossimo inverno?

La stagione finirà ora in Croazia e poi farà la Crono delle Nazioni, perché potrà partecipare assieme al fratello minore, che corre anche lui. Ci sarà tutta la famiglia, che è molto presente, quindi sarà un obiettivo, ma anche una festa. Poi probabilmente dovrebbe staccare subito. Quello che si sta considerando è il discorso della pista. Nelle categorie giovanili l’aveva praticata, quest’anno invece l’aveva lasciata da parte con il cambio di categoria. Però ha partecipato agli europei U23 e ha fatto terzo nell’inseguimento individuale e hanno vinto quello a squadre. Ora si sta valutando di reinserirla e se questo va in porto, comincerà al Tour Down Under, in modo poi da partecipare alla Coppa del mondo in Australia.

Alla CRO Race, Tarling ha festeggiato la vittoria di Viviani
Alla CRO Race, Tarling ha festeggiato la vittoria di Viviani
Avendo l’obiettivo olimpico?

Le convocazioni non sono state ancora ufficializzate, però per il discorso delle quote limitate, avere corridori che fanno molte discipline può essere utile. Bisognerà solo valutare il suo livello rispetto agli altri. Per il resto, io ho sempre sostenuto l’utilità della pista anche in proiezione della strada. Lui si era un po’ allontanato, probabilmente ora si sente un po’ più a suo agio. E intanto la Federazione inglese osserva. Visto però che avevo ragione e valeva la pena seguirlo?

Venturelli e La Bella, la festa dopo l’oro di Federica

20.09.2023
5 min
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Ci sono vittorie che fanno particolarmente bene al morale, a tutto il gruppo. Quella di Federica Venturelli nella crono degli europei, la gara junior che ha inaugurato la rassegna continentale in programma fino a domenica è fra queste e lo si coglie da un semplice episodio. Al pomeriggio avevamo già preso un appuntamento telefonico con Eleonora La Bella, anche lei in gara nella crono per parlare di tutta la settimana di avvicinamento alla rassegna, ma ecco che dall’altra parte del telefono si palesano entrambe: compagne di nazionale e grandi amiche, per condividere ogni singolo passo del post medaglia d’oro.

L’arrivo della Venturelli, prima con 24″ su Kagevi (SWE) e 33″ su Kunz (GER). Toniolli ottava, La bella 15esima
L’arrivo della Venturelli, prima con 24″ su Kagevi (SWE) e 33″ su Kunz (GER). Toniolli ottava, La bella 15esima

L’importanza dell’amicizia

Lo spiega bene la stessa La Bella, anche lei capace di un’ottima prestazione nella sfida contro il tempo a Emmen, quindicesima a 2’13 dalla vincitrice/amica: «Quando c’è un rapporto stretto come si è formato fra noi, ne benefici anche in gara. Noi portiamo la nostra amicizia sulla strada, significa darsi una mano, sostenersi, mentre fuori basta una battuta, la parola al momento giusto per stemperare la tensione».

La voce delle due ragazze è squillante, si sente che l’adrenalina circola ancora nelle vene: «E’ una medaglia d’oro speciale – afferma la Venturelli – io ne avevo vinte tante su pista, ma su strada ha un sapore speciale perché nel velodromo hai più possibilità. Se va male una gara, ne hai subito un’altra per rifarti. Su strada le occasioni non sono poi così tante e io ne ho vista sfuggire qualcuna di troppo. A questa ci tenevo particolarmente».

Eleonora La Bella in gara. Al suo primo anno l’atleta di Anagni sta progredendo a vista d’occhio
Eleonora La Bella in gara. Al suo primo anno l’atleta di Anagni sta progredendo a vista d’occhio

Diverso da Glasgow

Il percorso ha esaltato le sue caratteristiche: «Non era certamente facile. La distanza di 20 chilometri non è abituale per noi, ma essendo il percorso lo stesso delle Under 23 sapevamo che i valori potevano cambiare. Io l’ho interpretata in maniera diversa rispetto ai mondiali, lì nel finale avevo pagato lo sforzo. Questa volta sapevo che la parte finale era la più dura, anche per il vento, quindi mi sono gestita, infatti ho ottenuto il miglior parziale in ogni settore».

Torniamo però al sodalizio fra le due ragazze. Sangalli aveva fatto alla vigilia una scelta precisa, formare un gruppo unito da cementarsi alla Watersley Ladies Challenge, la gara a tappe in Olanda valida per la Nations Cup disputata proprio sul finire della scorsa settimana.

«Erano tre tappe – spiega la La Bella – un prologo da 2,8 chilometri a cronometro e poi due tappe in linea con qualche strappetto e soprattutto il vento che metteva molto in difficoltà. Lì abbiamo lavorato molto di squadra con risultati che definire confortanti è poco».

Il gruppo azzurro in Olanda, con le due anche Bulegato, Grassi, Milesi e Pavesi (foto Instagram)
Il gruppo azzurro in Olanda, con le due anche Bulegato, Grassi, Milesi e Pavesi (foto Instagram)

Un sestetto di leader

Infatti Venturelli, già prima nel cronoprologo, ha conquistato anche la seconda tappa. «Lo ha fatto in volata, quasi non ci credevamo– afferma ridendo la compagna di squadra – poi nella terza dovevamo solo amministrare, ma stando attente alla seconda in classifica. Se avesse vinto, infatti, poteva ribaltare la classifica. Noi abbiamo corso per lei, a me è dispiaciuto solo non riuscire a conquistare la classifica di miglior scalatore, essendo finita terza».

A questo proposito Federica ha qualcosa da dire e per certi versi è sorprendente: «Abbiamo trovato davvero la giusta amalgama, si è formato il team giusto per esaltare ognuna di noi. Loro hanno lavorato per me, ma in questa nazionale ci possono essere occasioni per tutte. Infatti domenica vedremo come si mette la gara, ma io sono convinta che ognuna di noi, io ed Eleonora ma anche Bulegato, Grassi, Milesi, Pavesi potrà avere la sua chance. Dobbiamo essere tutte leader, poi la corsa deciderà chi lo sarà veramente».

Al Watersley Junior Challenge Federica ha vinto le prime due tappe ed è stata seconda nell’ultima (foto Instagram)
Al Watersley Junior Challenge Federica ha vinto le prime due tappe ed è stata seconda nell’ultima (foto Instagram)

Il dolce come premio…

«E’ comunque un percorso per lei – ribatte la La Bella – ha uno strappo finale non lungo, di 250 metri sul quale Federica può sfruttare la sua esplosività scaturita dal ciclocross. O almeno così ci hanno detto, già perché noi dovendoci concentrare sulla crono non abbiamo ancora potuto vedere il percorso della gara in linea…».

Ora è tempo di festeggiare: «Magari si potesse, qui le gare sono una dietro l’altra – afferma Venturelli – però a pranzo un dolcettino ce lo siamo concesso… La cosa che mi dispiace di più? Che non ci hanno messo nella stessa camera, ma tanto siamo sempre insieme lo stesso».

«E’ vero – ribatte la La Bella, che corre per la Vo2 Team Pink – anche perché lo stare insieme permette di imparare tanto. Io sono al primo anno e certe volte penso a quanto in pochi mesi ho imparato, proprio stando a contatto con campionesse come Federica».

La fatica della crono era tanta: 20,8 chilometri non sono usuali fra le junior
La fatica della crono era tanta: 20,8 chilometri non sono usuali fra le junior

E ora il team relay

D’altronde le ragazze hanno ragione, domani già si torna a gareggiare, c’è il team relay per la prima volta con la gara junior affiancata a quella degli elite.

«E’ una grande opportunità – sottolinea Venturelli che sarà in gara nella sua frazione proprio con La Bella e Toniolli, finita alle porte della Top 10 nella gara individuale – mi piace questa formula perché non tutte le Nazioni hanno egualmente un forte team al maschile e al femminile. Noi ce l’abbiamo e faremo di tutto per sfruttare la situazione». La sensazione è che ci sia ancora tanta voglia di far festa, magari unendo due medaglie uguali e poco importa se non si sarà nella stessa camera…

Gli equilibri in un grande Giro: Pinotti spiega come si fa

20.09.2023
4 min
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Il ciclismo gioca su equilibri estremamente sottili, tutto si può vincere o perdere per un dettaglio. Nelle grandi corse a tappe tutto questo si amplifica: si passa dalla pianura alle montagne, fino ad arrivare alle cronometro. Chi vuole vincere deve unire prestazioni di alto livello in ognuno di questi settori. Ma come si trova l’equilibrio giusto? Pinotti ci aiuta a capirlo, prendendo spunto da diversi esempi. 

«Ci sono delle affinità – spiega il preparatore della Jayco AlUlatra una cronometro a lunga percorrenza e una salita da un’ora. Prendiamo l’esempio di Evenpoel, che ha pagato 27 minuti nel giorno del Tourmalet: secondo me è dovuto ad altri fattori».

Lo sforzo per conquistare la maglia iridata a Glasgow è costato a Evenepoel in termini di preparazione per la Vuelta
Lo sforzo per conquistare la maglia iridata a Glasgow è costato a Evenepoel in termini di preparazione per la Vuelta
Quali?

Lui è stato l’unico uomo di classifica a fare il mondiale, sia strada che cronometro. Quella decisione specifica può averlo penalizzato, perché tra il viaggio e le corse ha perso tra la settimana e i dieci giorni di allenamento. In quel periodo avrebbe potuto lavorare di più in altura e curare meglio la preparazione della Vuelta.

Come si trova il giusto equilibrio nella preparazione tra strada e cronometro?

Si basa tutto sul tipo di percorso. Al Giro di quest’anno le cronometro erano tre: due per specialisti e una cronoscalata. Le prime due erano anche posizionate presto, alla prima e decima tappa. Mentre alla Vuelta la sfida contro il tempo, individuale, era solo una.

Quindi ci si poteva anche concentrare meno sulla preparazione?

E’ chiaro che ci devi sempre dedicare del tempo. Ma tutto va in base agli obiettivi, alla fine devi essere in grado di esprimere la stessa potenza su una bici diversa e in modo più aerodinamico. 

I giorni successivi alla crisi del Tourmalet il belga ha fatto vedere grandi cose, a testimonianza che la gamba c’era
I giorni successivi alla crisi del Tourmalet il belga ha fatto vedere grandi cose, a testimonianza che la gamba c’era
Quante ore si dedicano alla cronometro nel preparare una Vuelta come quella appena conclusa?

Il corridore e i preparatori decidono insieme, ma si passa dalle due ore a settimana ad un massimo del 5 o 10 per cento delle ore di allenamento. Non è importante l’aerodinamica, ma lo sviluppo della potenza. 

Facci un esempio…

Kuss. Lui ha sempre affrontato le cronometro come un giorno di riposo, ma nel momento in cui è stato chiamato a fare la gara, ha tirato fuori una discreta prestazione (13° a 1’26” da Ganna, ndr). Non aveva una posizione super aerodinamica, ma era efficace. Secondo me Kuss ha vinto la Vuelta in quel momento specifico. 

Quanto conta la posizione aerodinamica per un uomo di classifica?

Meno del previsto. Alla fine, come dicevo prima, si tratta di un fatto di potenza e percezione della fatica. In preparazione a una gara a tappe la cronometro si cura sulla prestazione. All’atleta viene chiesto di esprimere una determinata potenza, diciamo 300 watt, per un determinato intervallo di tempo. Su una bici da strada a 300 watt hai una percezione della fatica di 7, mentre sulla bici da cronometro è 10. Allora in quel caso si cambia la posizione cercando una comodità maggiore. 

Kuss nella cronometro si è difeso molto bene nonostante una posizione poco aerodinamica
Kuss nella cronometro si è difeso molto bene nonostante una posizione poco aerodinamica
Evenepoel ha il vantaggio di avere una posizione quasi perfetta…

Lui e Ganna sono quelli che hanno un angolo tra coscia e busto praticamente nullo. Evenepoel potrebbe curare meno la cronometro in vista di un grande Giro proprio per questo. Ha talmente tanto vantaggio in termine di posizione e di aerodinamica che comunque porta a casa qualcosa. Abbiamo visto che a cronometro andrà sempre bene: ha vinto al Giro, poi il mondiale e ha fatto secondo nella crono della Vuelta.

Ma quindi è vero che allenarsi a cronometro aiuta a mantenere le prestazioni alte anche in salita?

Sì, dal punto di vista della potenza aerobica assolutamente. Si tratta di fare lo stesso lavoro di soglia o fuori soglia. Anzi in salita dovrebbe essere più semplice, perché sei meno estremo nella posizione, quindi respiri meglio e usi più muscoli. Vi faccio un altro esempio.

Per Evenepoel è arrivata la maglia di miglior scalatore, una magra consolazione per un corridore del suo spessore
Per Evenepoel è arrivata la maglia di miglior scalatore, una magra consolazione per un corridore del suo spessore
Prego…

I numeri che Evenepoel ha fatto vedere nelle tappe successive al Tourmalet fanno capire che stava bene. Non vinci il giorno dopo se non sei a posto, il “passaggio a vuoto” me lo aspettavo anche da lui. E’ arrivato nel giorno peggiore. 

Perché te lo aspettavi?

Ripeto, quel mondiale gli è costato tanto in termini di allenamento e di preparazione. Avrebbe potuto allenarsi di più in altura e reggere meglio ad una tappa del genere, giocandosi la Vuelta fino in fondo. 

Valladolid chiama, Remco risponde. Ma i Pirenei fanno paura

05.09.2023
5 min
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E’ certo che Ganna correrà la crono con il coltello fra i denti, ma Evenepoel non sarà da meno. Il campione del mondo correrà per la vittoria di tappa e per mettere quanto più tempo possibile fra sé e gli altri uomini di classifica. Pippo partirà alle 15,09, Remco alle 16,56 e questa volta l’ordine di partenza è dettato dalla classifica e non da tattiche o sorteggi.

Il giorno di riposo è ormai alle spalle, ma è servito per fare qualche domanda più approfondita al belga che per disposizione della squadra in queste occasioni incontra i media unicamente attraverso conferenze stampa virtuali. Il Covid ha spalancato le porte a questa possibilità e tanti hanno pensato bene di farne una tradizione.

L’incontro con Evenepoel nel giorno di riposo è stato ancora una volta virtuale
L’incontro con Evenepoel nel giorno di riposo è stato ancora una volta virtuale
Ciao Remco, come stai?

Sto bene. Le sensazioni rispetto alla vigilia della crono dei mondiali sono diverse, perché abbiamo avuto nove giorni di tappe difficili, quindi in tutti c’è un po’ di stanchezza. Penso che sia un approccio diverso, ma comunque è un giorno che mi piace.

L’anno scorso ad Alicante rifilasti 48 secondi a Roglic, cosa possiamo aspettarci da Valladolid?

Non ho fatto ricognizioni, prima di tutto perché il percorso non sembra essere molto tecnico, in secondo luogo perché era piuttosto difficile arrivarci. Dovevi prima volare a Madrid e poi prendere un volo o guidare fin qui. Mi sono fatto un’idea. I primi 5 chilometri sono in città, poi c’è una piccola salita di 6-700 metri, quindi una discesa e poi andremo su e giù quasi sempre sulla stessa strada nazionale verso il traguardo. Sarà una crono veloce, che ha bisogno di ritmo perché durerà circa mezz’ora, 27-28 minuti. Penso che possano esserci alcune differenze interessanti. Non è previsto vento, mi aspetto che vinca uno specialista.

Sulle salite brevi, quelle fino a 30 minuti, Evenepoel è andato forte: come andrà sui Pirenei?
Sulle salite brevi, quelle fino a 30 minuti, Evenepoel è andato forte: come andrà sui Pirenei?
Per te sarà la tappa più importante?

Non necessariamente, ma mi piacerebbe vincere, soprattutto in maglia iridata. E’ una tappa che abbiamo preparato bene e non vediamo l’ora di fare. Non penso che il risultato sarà cruciale per le tre settimane, ma resta una giornata molto importante per la classifica generale. 

Pensi che Kuss possa restare un rivale per la classifica?

E’ considerato uno dei migliori scalatori al mondo e se riesce a fare una buona crono, sarà un cliente piuttosto difficile e decisamente importante. Però lo abbiamo già visto in lieve difficoltà nelle ultime due tappe di montagna, quindi lo considero un outsider, soprattutto visti gli altri leader del Team Jumbo-Visma. Ovviamente non è facile correre contro tre scalatori così forti. Non è facile escogitare sempre dei piani diversi, soprattutto se lavorano bene insieme come hanno fatto sinora.

Vittoria e caduta: ad Arnisal Remco vince la tappa e poi cade dopo l’arrivo. Solo spavento, nessun danno
Vittoria e caduta: ad Arnisal Remco vince la tappa e poi cade dopo l’arrivo. Solo spavento, nessun danno
Nella classifica ci sono ancora nomi di outsider: cosa ti pare ad esempio di Lenny Martinez?

Penso che per lui e gli altri giovani sia una delle prime volte che fanno una gara di 9 giorni consecutivi. Ora hanno approfittato del riposo, ma se ne annunciano altri 5-6 veramente duri. E’ giusto che provino a scoprire i loro limiti. Lenny ha preso la maglia rossa e per poco non vinceva una tappa, sembra che sappia davvero cosa fare. Ma la Vuelta dura tre settimane, bisognerà vedere come recupererà giorno dopo giorno fino alla 21ª tappa.

E’ prevedibile che farai fronte comune con Ayuso e Mas per contrastare i corridori della Jumbo?

Di sicuro possono diventare molto importanti nelle prossime due settimane, perché è sempre un po’ più facile lavorare insieme che risolvere tutti i problemi da solo. La Jumbo ha ancora tre punte, quindi dobbiamo trovare un modo per lavorare contro di loro. Dovremo vedere giorno per giorno e poi vedere come sarà la classifica dopo la crono e soprattutto dopo le tappe 13 e 14 (arrivi pirenaici sul Tourmalet e Belagua, ndr).

Martinez secondo Remco sta facendo un’ottima Vuelta, ma mancano due settimane: come recupererà?
Martinez secondo Remco sta facendo un’ottima Vuelta, ma mancano due settimane: come recupererà?
Si può fare un paragone fra la tua forma del Giro e qui alla Vuelta?

E’ molto difficile, perché sono momenti diversi della stagione. Però penso che la forma sia più o meno la stessa. Prima del Giro stavo benissimo e ho vinto la Liegi. Questa volta ho vinto il mondiale della cronometro. Sto bene, sono nella forma che volevo.

Nella tappa di domenica Cattaneo ti ha tenuto davanti nella fase dei ventagli e poi in salita. Che cosa pensi di lui?

Mattia è una persona molto importante per me. Può andare molto forte in pianura e ha una grande potenza in salita. Nelle ultime due tappe ha messo sotto pressione e portato al limite tutti gli altri scalatori. Sono super felice che abbia prolungato il contratto, lo vorrei avere con me per tutta la mia carriera.

Cattaneo è uno dei suoi uomini di fiducia: lo vorrebbe sempre con sé
Cattaneo è uno dei suoi uomini di fiducia: lo vorrebbe sempre con sé
Il Covid ti ha impedito di finire il Giro e di provarti su salite lunghe. Che cosa ti aspetti dalle tappe sui Pirenei?

Le montagne molto lunghe sono ancora un punto interrogativo. Penso che la settimana scorsa ho dimostrato di andare bene nelle salite di 30 minuti. Nella tappa in cui ho perso un po’ di tempo, all’Observatorio Astrofísico de Javalambre, ho espresso un’ottima potenza, ma ho avuto 5 minuti in cui non riuscivo a fare velocità, nel momento in cui Roglic ha attaccato. Nelle ultime due tappe di montagna, ci sono state salite di circa 15-20 minuti e sono andato abbastanza bene. Il prossimo test sarà su salite di 45 minuti-un’ora.

Che cosa ti aspetti?

Normalmente sono sforzi cui dovrei adattarmi abbastanza bene, perché ad esempio il campionato del mondo crono è durato 55 minuti e ho espresso un’ottima potenza. Ad Andorra durante l’ultimo ritiro ci ho lavorato, ma la corsa è un’altra cosa. Rimane la domanda su come risponderò quando le montagne saranno una dietro l’altra. Non resta che aspettare e vedere…