Italia, Orlen Nations Grand Prix 2025

Amadori: i devo team, il nuovo ruolo del cittì e il dubbio sull’Avenir…

14.01.2026
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La categoria under 23 sta subendo continui rimescolamenti e decisioni che danno sempre più l’impressione della sua marginalità all’interno del ciclismo. Anche l’UCI ha dato un colpo abbastanza deciso eliminando la Nations Cup, una serie di corse a tappe che davano punti grazie ai quali si delineava una classifica delle nazionali. Questa serviva poi per decidere quanti corridori ogni Paese potesse portare ai vari impegni, tra cui il mondiale. L’Italia nelle ultime stagioni è stata ai vertici di questa classifica grazie al lavoro svolto da Marino Amadori, il cittì, e dai suoi ragazzi. 

Inoltre l’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) ha escluso le squadre professional dalle corse internazionali under 23. Una scelta che ha portato all’annullamento del progetto giovani dei Reverberi e che ha dato qualche problema alla MBH Bank, diventata professional proprio nel 2026 e che sulle gare internazionali under 23 puntava per far crescere i giovani (Nespoli, Bracalente, Cipollini e Chesini). 

Orlen Nations Grand Prix 2025
La Nations Cup permetteva alle federazioni nazionali di fare correre i propri atleti in prove di calibro internazionale
Orlen Nations Grand Prix 2025
La Nations Cup permetteva alle federazioni nazionali di fare correre i propri atleti in prove di calibro internazionale

Nuovi equilibri

In questo inizio di stagione Marino Amadori si trova nella posizione di dover pensare e progettare un 2026 diverso, con nuovi equilibri da trovare e un lavoro che cambia. Il suo ruolo rimarrà centrale per i ragazzi under 23, ma è evidente che nel tempo si è andato modificando. Basti pensare che lo scorso anno per la prima volta la nazionale non ha effettuato il classico ritiro a Sestriere per preparare il Tour de l’Avenir

«Siamo comunque pronti a iniziare – dice Amadori con il solito spirito – ci sono da capire alcuni meccanismi interni alla Federazione ma i macro obiettivi sono decisi. Avremo come sempre mondiali ed europei come focus della stagione, a questi si aggiungono i Giochi del Mediterraneo che si correranno in Italia (a Taranto, in Puglia, ndr)».

«Aver tolto la Nations Cup (della quale faceva parte anche il Tour de l’Avenir, ndr) – riprende il cittì – fa capire come i devo team siano ormai centrali nella crescita dei corridori. Noi come Federazione dovremo dare supporto ai ragazzi delle squadre continental e di club».

Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Alessandro Borgo, PSimone Gualdi, Pietro Mattio, gesto dell'arco come Lorenzo Finn
Amadori ha costruito i suoi successi basandosi sulla forza del gruppo, il mondiale di Kigali ne è un esempio
Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Alessandro Borgo, PSimone Gualdi, Pietro Mattio, gesto dell'arco come Lorenzo Finn
Amadori ha costruito i suoi successi basandosi sulla forza del gruppo, il mondiale di Kigali ne è un esempio
Cosa vuol dire non avere più la Nations Cup?

Dal mio punto di vista vuol dire non avere più degli appuntamenti fondamentali per poi costruire un gruppo coeso e forte che possa arrivare pronto a mondiali ed europei. Erano delle gare importanti, io arrivo dalla scuola di Alfredo Martini dove la squadra è tutto. Non avere il riferimento della Nations Cup fa la differenza, vedremo nelle prossime settimane di trovare un equilibrio insieme alla Federazione.

Quali saranno gli obiettivi ora?

Quello primario sarà fare qualche corsa a tappe in più per dare la possibilità ai ragazzi che non sono nei devo team di poter comunque avere un calendario importante, che permetta loro di crescere e fare esperienze di un certo livello.

Nel 2025 Amadori ha rinunciato al ritiro a Sestriere per preparare l’Avenir, i devo team hanno lavorato in autonomia
Nel 2025 Amadori ha rinunciato al ritiro a Sestriere per preparare l’Avenir, i devo team hanno lavorato in autonomia
Come cambia il calendario per la nazionale under 23?

Per questo dovremo parlare con la Federazione, ma la mia idea sarebbe di provare a fare qualche gara a tappe con una rappresentativa nazionale. Ad esempio cercheremo di capire quali squadre saranno escluse dal Giro Next Gen e con le gare all’estero trovare un modo di garantire comunque un’attività internazionale ai ragazzi di formazioni continental e club. 

Hai già individuato quale corsa?

Nel 2026 le gare che prima erano di Nations Cup e alle quali abbiamo sempre preso parte, come Orlen Nations Grand Prix, in Polonia e Corsa della Pace, in Repubblica Ceca, rimangono nel calendario come gare 2.2U (gare a tappe per under 23,ndr). Terranno aperte le iscrizioni alle nazionali e ai team. 

Amadori dovrà lavorare ancora di più con le formazioni continental e di club per creare una rete di supporto ai ragazzi
Amadori dovrà lavorare ancora di più con le formazioni continental e di club per creare una rete di supporto ai ragazzi
I devo team hanno spinto per avere sempre più controllo e infatti nel 2025 già si parlava di un Tour de l’Avenir a squadre…

Quest’anno il Tour de l’Avenir sarà misto: riservato alle squadre e alle selezioni nazionali. I migliori ragazzi del nostro Paese andranno con i team (Lorenzo Finn dovrebbe correre con la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, ndr). E’ chiaro che con i migliori atleti impegnati con i devo team per noi sarà difficile competere, per questo con grande probabilità non ci saremo come nazionale.

Nemmeno con qualche ragazzo di formazioni continental o di club?

Non avrebbe senso, con loro mi piacerebbe fare un percorso di crescita che possa passare da gare a tappe di buon livello ma dove c’è margine per provare a fare qualcosa. Individueremo un gruppo di una decina di corridori con i quali costruire un percorso di avvicinamento al professionismo. 

Il tuo ruolo rischia di diventare quello di selezionatore più che di cittì?

Sì, si avvicina molto a quello che fa il cittì dei professionisti (Roberto Amadio, ndr) dove in base al lavoro dei vari team ti trovi a dover fare delle scelte in base a programmi e obiettivi scelti da altri.

Lokomotiv Manas, Officine Mattio

In Kirghizistan si pedala su Officine Mattio

05.01.2026
4 min
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Fino ad oggi il mondo del ciclismo professionistico ha conosciuto il brand Officine Mattio grazie alla sponsorizzazione tecnica del team femminile BePink-Imatra-Bongioanni. Le ragazze dirette in ammiraglia da Walter Zini negli ultimi due anni hanno infatti gareggiato in sella a modelli top di gamma firmati Officine Mattio

Oggi il brand, che ha il suo cuore pulsante a Cuneo, fa un ulteriore step nella sua crescita internazionale. E’ di pochi giorni fa l’ufficializzazione della partnership tecnica con il team Lokomotiv Manas, nuova formazione continental e under 23 del Kirghizistan. Parliamo di un Paese dell’Asia centrale che sorge lungo la Via della Seta, l’antica via carovaniera tra la Cina e il Mediterraneo.

Lokomotiv Manas, Officine Mattio
Il team Lokomotiv Manas nasce con l’intento di ispirare e avvicinare i giovani del Kirghizistan al ciclismo
Lokomotiv Manas, Officine Mattio
Il team Lokomotiv Manas nasce con l’intento di ispirare e avvicinare i giovani del Kirghizistan al ciclismo

Radici profonde

Il team nasce con una forte identità simbolica e culturale. Nelle intenzioni dei suoi fondatori il nome Lokomotiv richiama infatti la locomotiva come forza trainante per le giovani generazioni. Manas, leggendario guerriero e condottiero dei canti kirghisi, è venerato come saggio e coraggioso, simbolo di identità e unità.

Alla base del progetto Lokomotiv Manas c’è la volontà di ispirare i giovani kirghisi, offrendo loro un punto di riferimento positivo che trasmetta i valori fondamentali dello sport: disciplina, passione, sacrificio e crescita personale. Un progetto che guarda al futuro, ma con solide radici nella storia e nella cultura del Paese.

La squadra ha già ottenuto la licenza continental e prevede di gareggiare in gare prestigiose in Italia e Spagna durante la stagione 2026. Il roster include atleti provenienti da Kirghizistan e Russia. 

Lokomotiv Manas, Officine Mattio
Officine Mattio fornirà al team sia l’abbigliamento che le biciclette
Lokomotiv Manas, Officine Mattio
Officine Mattio fornirà al team sia l’abbigliamento che le biciclette

In sella a Officine Mattio

Come anticipato, partner tecnico della Lokomotiv Manas sarà Officine Mattio. L’azienda di Cuneo fornirà la bicicletta ufficiale della squadra e la divisa tecnica, frutto di ricerca, design e artigianalità italiana di alto livello. Una collaborazione che unisce innovazione e identità sportiva, contribuendo a dare al team Lokomotiv Manas un’immagine distintiva all’altezza delle competizioni internazionali che andrà ad affrontare.

La presentazione ufficiale della squadra si è svolta lo scorso 19 dicembre presso la sede di Officine Mattio. Durante la presentazione, Giovanni Monge Roffarello, amministratore e fondatore di Officine Mattio, si è espresso con queste parole in merito alla nuova collaborazione tecnica che vede coinvolta la sua azienda: «Officine Mattio è orgogliosa di appoggiare un progetto sportivo in uno Stato come il Kirghizistan. Auguriamo alla nuova squadra, tramite questo progetto, di ottenere ottimi risultati e contribuire allo sviluppo del movimento ciclistico nell’area euroasiatica».

Nel corso della presentazione è intervenuto anche Ricardo Pichetta, responsabile vendite Officine Mattio nell’area euroasiatica, che ha sottolineato l’impatto strategico dell’iniziativa: «Con Lokomotiv Manas abbiamo puntato a promuovere il nostro brand e i nostri servizi nell’area euroasiatica. Questo progetto permetterà di sviluppare un nuovo mercato, attraverso la nostra rete vendita, sia per le biciclette Officine Mattio sia per i viaggi cicloturistici in Italia. Siamo certi che creerà nuove opportunità e connessioni».

Lokomotiv Manas, Officine Mattio
I ragazzi e i dirigenti del team Lokomotiv Manas davanti alla sede di Officine Mattio durante la presentazione ufficiale, avvenuta lo scorso 19 dicembre
Lokomotiv Manas, Officine Mattio
I ragazzi e i dirigenti del team Lokomotiv Manas davanti alla sede di Officine Mattio durante la presentazione ufficiale, avvenuta lo scorso 19 dicembre

Obiettivi ambiziosi

Alla presentazione del team era presente Vladimir Lasenko, presidente della Federazione Ciclistica del Kirghizistan, che ha spiegato gli obiettivi ambiziosi alla base della partnership con Officine Mattio: «Abbiamo siglato un accordo triennale con Officine Mattio con l’ambizioso obiettivo di diventare una squadra professional. Questo ci garantirà di partecipare alle più grandi gare del calendario internazionale UCI».

Nel corso della presentazione del team il presidente Vladimir Lasenko ha precisato che la Federazione Ciclistica Nazionale kirghisa è stata fondata due anni fa. Attualmente alcuni ciclisti e tecnici provengono dai Paesi limitrofi, dato che il livello del ciclismo locale è ancora in fase di sviluppo. La scelta di Lasenko di avviare una collaborazione con Officine Mattio nasce sia dal suo coinvolgimento imprenditoriale nel settore delle biciclette, sia dalla profonda ammirazione per il brand, riconosciuto per l’eccellenza del design, la cura dei dettagli e un’identità distintiva capace di unire performance e stile.

L’estetica e la cultura ciclistica italiana rappresentano una forte fonte di ispirazione per molti ragazzi e ragazze kirghisi, che vedono in questo modello un ideale di professionalità e ambizione. In questo contesto, Officine Mattio non è soltanto un partner tecnico, ma una vera e propria finestra sull’Europa, in grado di aprire nuove prospettive sportive, culturali e professionali per le giovani generazioni del ciclismo kirghiso.

La nascita di Lokomotiv Manas rappresenta così non solo l’avvio di una nuova squadra ciclistica, ma l’inizio di un percorso che unisce sport, cultura e visione internazionale. 

Officine Mattio

General Store-Essegibi-F.lli Curia, Trofeo Laigueglia 2025

Le continental si reinventano: l’esperienza della General Store

24.12.2025
5 min
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Il ciclismo sta riscrivendo le sue regole, o per meglio dire il percorso intrapreso dal ciclismo sta riscrivendo le regole di questo sport e degli attori che lo vivono e interpretano. Abbiamo visto diversi aspetti, partendo dall’evoluzione italiana a quella data dalla continua ricerca dei talenti. Tutte situazioni che in qualche modo costringono tutti a prendere delle decisioni e a cambiare strada. Tra tutte le realtà quelle maggiormente coinvolte sembrano essere le continental, un tempo terreno di approdo dei giovani talenti e che ora invece devono ricalibrare tutto. I devo team portano via le risorse migliori e per restare in piedi serve trovare nuovo equilibrio. 

General Store-Essegibi-F.lli Curia, Giro d'Abruzzo 2025
Il maggior numero di gare professionistiche a livello nazionale ha permesso alle continental di confrontarsi con squadre di maggior spessore
General Store-Essegibi-F.lli Curia, Giro d'Abruzzo 2025
Il maggior numero di gare professionistiche a livello nazionale ha permesso alle continental di confrontarsi con squadre di maggior spessore

Come i pro’

La General Store-Essegibi-F.lli Curia è una delle squadre che nel tempo si è adattata e ha cambiato pelle. Dopo un anno di esperienza nella continental bresciana, e tanti altri con la Rime Drali, Daniele Calosso sembra aver trovato una via da percorrere

Le vacanze di Natale sono un modo per staccare e godersi le feste in famiglia, un respiro tra il primo ritiro di stagione e il secondo che arriverà a gennaio. 

«Quest’anno abbiamo deciso di fare un blocco di lavoro unico a gennaio – spiega Calosso – per avere i ragazzi pronti e in modo di lavorare tutti insieme. Siamo stati, e torneremo, a Benidorm in un hotel nuovo che ha trovato nel ciclismo un mercato florido per occupare la stagione invernale. In Spagna tante strutture stanno facendo così. Il nostro team manager è stato da loro a settembre e ha detto di quali servizi avremmo avuto bisogno e loro ce li hanno fatti trovare: bike room, postazioni per il lavaggio e tanto altro».

Per la General Store le gare internazionali under 23 e quelle nazionali sono utili per far crescere i giovani
Per la General Store le gare internazionali under 23 e quelle nazionali sono utili per far crescere i giovani
La stagione quando parte?

A metà febbraio con la Coppa San Geo, poi andremo in Sardegna a fare una delle prime gare che la Lega Ciclismo Professionistico ha inserito a calendario. Il lavoro fatto è davvero incredibile e utile per realtà come la nostra. Avremo modo, come continental, di aumentare le corse di livello professionistico alle quali partecipare, questo si traduce in un impegno diverso e una possibilità in più per i nostri ragazzi. 

Che fine faranno le gare nazionali?

Ne faremo meno, una quindicina direi e saranno utili per i corridori più giovani. Così da fare esperienza e correre con continuità. A mio avviso una continental ora è chiamata a fare questo, diversificare. La direzione deve essere quella dell’inizio e poi mai concretizzata di portare i ragazzi a fare esperienze di alto livello e farli crescere. 

Dennis Lock, General Store-Essegibi-Fratelli Curia (Photors.it)
Gli elite, in foto Dennis Lock, possono essere una risorsa importante per le formazioni continental (Photors.it)
Gli elite, in foto Dennis Lock, possono essere una risorsa importante per le formazioni continental (Photors.it)
Le continental come possono tornare appetibili?

Lo si può fare con il tipo di attività, un calendario importante. Ora c’è tanta richiesta da parte degli organizzatori esteri e di gare professionistiche di avere squadre continental, lo abbiamo visto con i nostri occhi. Delle 240 mail inviate per chiedere di partecipare a corse sono arrivate 60 risposte, con una quarantina di inviti già certi. 

Come è cambiato il vostro ruolo con l’arrivo dei devo team?

Non è da nascondere che le squadre di sviluppo delle formazioni WorldTour portano via tanti ragazzi, ma non riescono a intercettarli tutti (molti U23 e tanti juniores rimangono liberi e faticano a trovare squadra, ndr). Inoltre ci sono tutti i corridori esperti che escono dal giro dei devo team o del professionismo, gli elite.

Gran Premio Capodarco 2025, Tommaso Bosio, General Store, in azione sul muro (photors.it)
Si deve trovare il giusto equilibrio tra under 23 e professionisti, la General Store ha lavorato in quest’ottica, in foto Bosio classe 2006 (photors.it)
Gran Premio Capodarco 2025, Tommaso Bosio, General Store, in azione sul muro (photors.it)
Si deve trovare il giusto equilibrio tra under 23 e professionisti, la General Store ha lavorato in quest’ottica, in foto Bosio classe 2006 (photors.it)
Voi ne avete integrati tanti in rosa, l’ultimo è De Cassan. 

Per noi avere un corridore del genere in squadra è importante e anche motivo di orgoglio. Così come lo è stato avere Dennis Lock. Una continental può essere motivo di rilancio, concreto, per ragazzi del genere. Perché grazie a questo nuovo calendario (complici anche le nuove corse inserite nel programma italiano, ndr) arriviamo a garantire un programma da sessanta gare all’anno, e tutte con i professionisti. 

Le stesse messe insieme dallo stesso De Cassan lo scorso anno alla Polti-VisitMalta…

Non mancano le possibilità, questo è da sottolineare. Inoltre con il discorso del ranking UCI, secondo il quale se si esce dalle prime trenta squadre al mondo non si possono ottenere le wild card per i Grandi Giri, la differenza tra una continental e una professional si assottiglia

Le corse all'estero sono una fonte di esperienza che permette di arricchire il calendario, qui la General Store alla Fleche du Sud (foto Instagram)
Le corse all’estero sono una fonte di esperienza per le continental, qui la General Store alla Fleche du Sud (foto Instagram)
Le corse all'estero sono una fonte di esperienza che permette di arricchire il calendario, qui la General Store alla Fleche du Sud (foto Instagram)
Le corse all’estero sono una fonte di esperienza per le continental, qui la General Store alla Fleche du Sud (foto Instagram)
Anche la regola UCI che non permette alle squadre professional di correre le gare internazionali under 23 vi ha dato una mano?

Direi proprio di sì, perché in qualche modo i ragazzi vengono sempre attratti dai devo team ma noi arriviamo in seconda battuta. Il nostro lavoro sugli under 23 è partito un anno fa con un investimento sui primi anni che ha portato una base solida. Ora abbiamo un decina di under e il resto è composto da elite. 

Avete paura che un devo team li possa portare via?

C’è sempre quel “timore”, ma abbiamo visto che i ragazzi arrivano a capire che non è sempre un bene. Quelle squadre funzionano se sei uno davvero forte, un campione. Ma già chi ha buone qualità rischia di restare nell’ombra. Da noi questo stesso ragazzo, invece, può giocarsi le sue chance e diventare un riferimento per il team. 

Le continental possono riacquistare importanza?

L’hanno sempre avuta, ora però c’è una demarcazione maggiore delle varie attività e dei ruoli. Una cosa non da poco che permette di lavorare a progetti sempre più concreti.

Lorenzo Finn, Bora Hansgrohe Rookies (Photors.it)

Gli sgambetti che rallentano la rincorsa del ciclismo italiano

18.12.2025
5 min
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Lo stato di salute del nostro ciclismo cambia a seconda della prospettiva dal quale lo si guarda. Chi ha nel mirino d’azione i professionisti dice che manca qualcosa per competere con i più grandi del movimento mondiale, e in effetti così è. Tuttavia se si pensa ai giovani in rampa di lancio, o a chi ha già preso l’abbrivio per spiccare il volo, la temperatura si abbassa e lo stato di salute sembra più solido. Giulio Pellizzari guida la rivalsa dei giovani che avanzano, accanto a lui c’è Davide Piganzoli e dietro tanti altri ragazzi dai quali ci si aspetta molto (a ragione o meno). 

Dalle categorie giovanili emerge il dato lampante che porta a pensare al fatto che i talenti non manchino. Molti di loro proprio quest’anno passeranno da under 23 a professionisti e saranno chiamati alla prova del WorldTour. Alessandro Borgo è forse il nome di maggior spicco tra tutti, lo seguono Pietro Mattio, Mattia Agostinacchio e Matteo Milan. Se si guarda alle spalle di questi atleti si vedono arrivare profili ancora più giovani, come quello di Lorenzo Finn, campione del mondo in carica under 23 (in apertura vittorioso a San Daniele del Friuli, Photors.it) o di Roberto Capello.

Pellizzari
Il ciclismo italiano sta aspettando la completa maturazione dei suoi migliori prospetti, quest’anno Pellizzari è chiamato a un ulteriore passo
Pellizzari
Il ciclismo italiano sta aspettando la completa maturazione dei suoi migliori prospetti, quest’anno Pellizzari è chiamato a un ulteriore passo

Basi poco solide

Tuttavia più si scava e maggiori sono le crepe che emergono alla base di una struttura non più così solida. La categoria under 23 si trova probabilmente nel suo momento di maggior difficoltà, le squadre hanno iniziato a chiudere anni fa e il problema ora si sta riversando sulla categoria juniores. Matteo Berti, diesse del Team Vangi, ci ha detto di aver avuto maggiori difficoltà rispetto agli anni scorsi nel trovare squadra ai suoi ragazzi. Il problema è che la ricerca del talento ha spostato la lente di ingrandimento sul movimento giovanile, dove per andare avanti e far emergere i propri ragazzi non bastano più gli sforzi fatti in passato. Per questo alcune formazioni hanno chiuso, come il Team Fratelli Giorgi e l’Aspiratori Otelli

Altri hanno cercato di unire le forze, Il Team Coratti era andato a bussare alle porte della Borgo Molino con l’obiettivo di allargare la propria attività internazionale. Il bacino d’utenza del ciclismo mondiale si sta allargando e se qualche anno fa le nostre squadre erano capaci di dettare legge ora la subiscono senza possibilità di replica. 

Il cortocircuito delle continental

L’effetto a catena è partito con la realizzazione dei team continental, cosa fortemente voluta dall’UCI. Avrebbero dovuto essere delle formazioni di transizione nelle quali dare la possibilità ai dilettanti, o under 23, di mettersi alla prova con i professionisti con l’obiettivo di avvicinarsi e chiudere il divario tra le due categorie. In Italia questi progetti si sono trasformati presto in un modo per raccogliere vittorie e consensi degli sponsor, fatto sta che molti team continental (non tutti ma una grande maggioranza) non hanno mai proposto un’attività internazionale volta a far crescere i ragazzi. Inoltre, l’accentramento di risorse e talenti in una manciata di squadre ha portato alla chiusura di diverse formazioni under 23

L’arrivo dei devo team, formazioni continental che di fatto sono dei satelliti delle squadre WorldTour, ha portato il tutto a livello superiore. Ora queste realtà rappresentano il vero cuscinetto tra le categorie giovanili e il professionismo, con attività di rilievo internazionale e budget praticamente infiniti. Per le nostre realtà andare a competere con questi team è diventato difficile se non impossibile. Alcune di queste hanno gettato la spugna cessando l’attività (come la Zalf Euromobil) altre invece si sono dovute reinventare (come la MBH Bank che dal 2026 sarà professional). 

La rincorsa al talento ha abbassato l’età media, ora è la categoria juniores al centro di tutto (foto Instagram)
La rincorsa al talento ha abbassato l’età media, ora è la categoria juniores al centro di tutto (foto Instagram)

L’età si abbassa

Quello che sta accadendo a livello juniores è esattamente lo stesso che abbiamo visto tra gli under 23. La rincorsa al giovane talento richiede risorse sempre più grandi e investimenti difficili da portare avanti per singoli imprenditori o realtà locali. Chi può va avanti, forte del suo potere economico. Gli altri invece sono costretti a unire le forze, e se per caso questo non dovesse avvenire si va avanti da soli fino a quando si riesce. 

E’ evidente che la potenza economica dei team WorldTour ha asfissiato il movimento giovanile e allora la domanda sorge spontanea. Perché non immettere quei soldi nel ciclismo giovanile creando partnership solide con diversi team? In questo modo si potrebbe ampliare la sfera di influenza e permettere alle squadre giovanili di fare il loro lavoro. Se ognuna delle squadre WorldTour avesse modo di sostenere una o più formazioni continental si avrebbe un ritorno evidente sul movimento, con un dialogo costante i tecnici potrebbero formare nuove figure e permettere a queste realtà di progredire. 

Davide De Cassan, Polti VisitMalta 2025

De Cassan: la strada per il rilancio passa dalla General Store

12.12.2025
4 min
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Due stagioni con la Polti VisitMalta, assaporando e imparando a muoversi nel mondo dei professionisti. Al termine di questi due anni però per Davide De Cassan di spazio nel team di Ivan Basso non ce n’era più, allora tocca rimboccarsi le maniche e ripartire. I colori questa volta sono quelli della General Store-Essegibi-F.lli Curia di Daniele Calosso, che lavora insieme a Paolo Rosola e gli altri membri dello staff. 

«E’ da un mese o poco meno – racconta Davide De Cassan – che ho ripreso ad allenarmi in maniera seria. Dopo aver chiuso la stagione con la Veneto Classic, il 19 ottobre scorso, mi sono fermato per due settimane. Po ho ripreso con calma a fare movimento, ma nulla di che: camminate e un po’ di mountain bike. Dalle mie parti, a Cavaion Veronese, c’è il Monte Moscal che ha diversi percorsi adatti al fuoristrada o alle camminate. Niente di impegnativo, ma un’oretta o due di pedalata vengono sempre fuori».

Davide De Cassan, camminate, montagna
Davide De Cassan al termine della stagione si è concesso un po’ di riposo con delle camminate in montagna (foto Instagram)
Davide De Cassan, camminate, montagna
Davide De Cassan al termine della stagione si è concesso un po’ di riposo con delle camminate in montagna (foto Instagram)

Distrarsi

Davide De Cassan racconta, i due anni con la Polti VisitMalta sono passati velocemente e la notizia del mancato rinnovo non è arrivata direttamente dal team. Il veneto, piano piano, ha capito di essere sempre più a margine dei progetti della formazione professional. L’ultima stagione, iniziata a fine gennaio scorso in Spagna, è stata lunga e impegnativa.  

«Fare qualcosa di diverso dal solito andare in bici – ci dice ancora De Cassan – mi ha aiutato a sgomberare la mente. Il 2025 è stato un anno impegnativo, con tante gare, e il dispendio di energie fisiche e mentali si è fatto sentire. Inoltre ho dovuto cercare un’altra squadra, diciamo che avevo bisogno di resettare tutto».

Davide De Cassan, Polti VisitMalta 2025
De Cassan ha corso per due stagioni con la Polti VisitMalta, dopo essere stato stagista nel 2023
Davide De Cassan, Polti VisitMalta 2025
De Cassan ha corso per due stagioni con la Polti VisitMalta, dopo essere stato stagista nel 2023
Cosa ha reso questa stagione così impegnativa?

La caccia ai punti ha messo un’ansia collettiva a tutto il gruppo. E’ un aspetto che nel primo anno non avevo riscontrato, complice il fatto di essere partiti davvero bene. Mentre nel 2025 la frenesia è aumentata parecchio, questo si è tradotto in scelte più ponderate e pesate da parte del team una volta in corsa.

Pensi questo abbia condizionato il tuo percorso di crescita?

No. Penso sia stato un pensiero più legato ai diesse e allo scegliere i corridori giusti per ogni gara. 

Quando è arrivata l’accordo con la General Store-Essegibi-F.lli Curia?

Una volta appresa la notizia che non avrei proseguito con la Polti-VisitMalta, ho iniziato a cercare una sistemazione per il nuovo anno. La voglia non è mai mancata, tanto che mi sono allenato anche nelle due settimane in cui non avevo un contratto in mano. E’ stato un fine stagione strano, perché molti team hanno chiuso, altri si sono trasformati o uniti, quindi di corridori senza certezze per il prossimo anno ce n’erano tanti. Nel cercare ho guardato anche alle continental e ho trovato la General Store, che tra l’altro è dietro casa.

Davide De Cassan, Polti VisitMalta 2025
In questi due anni De Cassan ha messo insieme 112 giorni di corsa
Davide De Cassan, Polti VisitMalta 2025
In questi due anni De Cassan ha messo insieme 112 giorni di corsa
Hai detto di non aver perso la voglia, cosa ti spinge a ripartire?

Desidero fare un anno nel quale provare a rilanciarmi. Sono comunque giovane, a gennaio farò ventiquattro anni. Certo, non ho l’età dei fenomeni che escono ora dalla categoria under 23, ma a livello complessivo ho tanto da dare. La cosa bella è che in General Store mi hanno accolto benissimo, conosco già molta gente che fa parte dello staff. Lo stesso Paolo Rosola lo conosco da tanti anni. E’ una squadra che sta crescendo tanto, sia per struttura ma anche nel calendario. 

Essere al secondo anno elite ti spaventa?

No, ho fiducia che lavorando al meglio si possa arrivare a buoni livello. Certo tra una continental e una professional ci sono delle differenze, ma credo nel lavoro dei singoli e sono pronto a dimostrare che se un atleta lavora bene può fare tutto. E’ una scommessa mia ma anche del team. 

Davide De Cassan, Polti VisitMalta, Il Lombardia 2025
Il veneto ha corso per due volte Il Lombardia e la Strade Bianche
Davide De Cassan, Polti VisitMalta, Il Lombardia 2025
Il veneto ha corso per due volte Il Lombardia e la Strade Bianche
Cosa ti rimane dei due anni in Polti?

Tanta esperienza e una crescita importante, ho corso in gare come la Strade Bianche e Il Lombardia. Non ci sono solo le corse, ma anche un mondo che gira intorno alla prestazione: viaggi, organizzazione, logistica. L’obiettivo è tornare in quel mondo, da oggi fino al 22 dicembre sarò al primo ritiro con la General Store, in Spagna. Poi torneremo anche a gennaio per altre due settimane di lavoro. Mi aspetta un anno decisivo e voglio farmi trovare pronto.

Foto 1 - Vittoria Lorenzo Annibali al Memorial Vincenzo Mantovani : Foto facebook Sissio Team

Nalini vestirà la Solme Olmo nel suo debutto continental

18.11.2025
3 min
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Solo pochi giorni fa Gian Pietro Forcolin, presidente della Solme Olmo, ci raccontava dei programmi e delle aspettative del suo team in vista della nuova stagione, soprattutto alla luce del passaggio alla categoria continental

Proprio in questi giorni la formazione trevigiana è tornata a incontrarsi. Un’occasione per far integrare al meglio volti vecchi e nuovi dei ragazzi che daranno vita al roster 2026.

In un certo senso possiamo tranquillamente affermare che la nuova stagione della formazione veneta sia già iniziata, grazie all’arrivo di un nuovo partner tecnico di assoluto prestigio. Stiamo parlando di Nalini. Sarà infatti il brand mantovano a vestire la Solme Olmo nel suo debutto ufficiale nella categoria continental.

Photors.it : Visita Solme Olmo alla sede Moa Sport
Visita del team Solme Olmo alla sede Moa Sport, azienda proprietaria del marchio Nalini (Photors.it)

A casa Nalini

Per conoscere meglio chi li vestirà il prossimo anno, nei giorni scorsi i ragazzi della Solme Olmo hanno fatto visita in quel di Castel d’Ario alla sede produttiva di Moa Sport, azienda proprietaria del marchio Nalini. Ad accoglierli hanno trovato Giuseppe Bovo, Direttore Generale dell’azienda mantovana. Si è trattato di un momento di conoscenza reciproca. Gli atleti della rosa 2026 hanno inoltre avuto l’opportunità di provare in anteprima i nuovi capi che indosseranno il prossimo anno e conoscere più a fondo i tessuti e le tecnologie applicate nella loro realizzazione. 

Ecco le prime parole del presidente della Solme Olmo Gian Pietro Forcolin in merito a questa nuova partnership tecnica: «Per noi sarà un onore poter vestire i capi griffati da Nalini che è una delle eccellenze italiane applicate al ciclismo. Il 2026 segnerà per la nostra società un ulteriore step di crescita e in questo contesto, poter contare su di un partner prestigioso e di grande esperienza come Nalini, sarà certamente un valore aggiunto».

Foto 2 - Vittoria Lorenzo Annibali al Memorial Vincenzo Mantovani : Foto facebook Sissio Team
La vittoria di Lorenzo Annibali al Memorial Vincenzo Mantovani
Foto 2 - Vittoria Lorenzo Annibali al Memorial Vincenzo Mantovani : Foto facebook Sissio Team
La vittoria di Lorenzo Annibali al Memorial Vincenzo Mantovani

Destino già scritto?

Che le strade della Some Olmo e di Nalini si dovessero presto incontrare era forse già scritto nel destino. Fra i successi ottenuti quest’anno dal team veneto spicca infatti il Memorial Vincenzo Mantovani, vinto da Lorenzo Annibali. Si tratta di una gara che ha un significato davvero speciale per Claudio Mantovani, oggi alla guida dell’azienda di famiglia. E’ stata infatti pensata per ricordare suo fratello Vincenzo, che negli anni sessanta, al termine della sua carriera da ciclista, aveva creato la Moa Sport.

A ricordare il successo della Solme Olmo nella gara di casa e in un certo senso a “benedire” il nuovo accordo è lo stesso Claudio Mantovani: «Seguo e conosco da anni la Solme Olmo che quest’anno, proprio qui, sulle strade di Castel d’Ario si è aggiudicata anche il Memorial Vincenzo Mantovani che la nostra azienda sostiene nel ricordo di mio fratello. Gian Pietro Forcolin ha fatto le cose per bene, facendo crescere gradualmente questo team e portandolo a livello internazionale in vista della prossima stagione. Siamo felici di essere al loro fianco, certi che sapranno regalarci grandi soddisfazioni».

La collaborazione tra Moa Sport e la Solme Olmo permetterà agli atleti del team trevigiano di avere a disposizione i capi d’abbigliamento più comodi e performanti tra quelli disponibili sul mercato. Allo stesso tempo gli stessi atleti potranno fornire i propri feedback al Nalini Lab per lo sviluppo di nuovi prodotti.

Nalini

Alla scoperta del miglior team Continental. E’ in Cechia…

Alla scoperta della miglior Continental. E’ in Repubblica Ceca

15.11.2025
5 min
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Finita la stagione è tempo di consuntivi e analizzando il ranking Uci emerge un’autentica sorpresa. Si parla sempre delle squadre del WorldTour, ma qual è la continental più in alta nella classifica? La vetta va all’ATT Investments, capace di chiudere al 32° posto, appena dietro alle nostre Professional VF Group Bardiani e Solution Tech-Vini Fantini e beffando gli italo-giapponesi del Team Ukyo a dispetto delle loro tante vittorie.

Otakar Fiala, a capo dello staff di direttori sportivi dell'ATT Investments
Otakar Fiala, a capo dello staff di direttori sportivi dell’ATT Investments
Otakar Fiala, a capo dello staff di direttori sportivi dell'ATT Investments
Otakar Fiala, a capo dello staff di direttori sportivi dell’ATT Investments

Un riferimento per l’Est europeo

Un successo che ha destato molta curiosità intorno al team di riferimento del ciclismo ceco, ma guardando il suo roster si scopre innanzitutto che la formazione fa un po’ da calamita per molti ciclisti di spessore di tutto l’Est europeo, quelli che per una ragione o per l’altra non sono riusciti a trovare spazio fra i professionisti o ne sono usciti. Un esempio? Barnabas Peak, l’ungherese che ha ritrovato l’attività nel finale di stagione grazie a loro e il prossimo anno rafforzerà la MBH Bank nel suo approdo fra le Professional.

Qual è la storia dell’ATT Investments? A raccontarla è il suo diesse Otakar Fiala: «La nostra squadra è stata fondata una decina di anni fa per supportare i giovani talenti della Repubblica Ceca e, nel tempo, anche dei Paesi limitrofi. A noi interessa riuscire a dare spazio ai giovani talenti per consentirgli di accumulare esperienza e approcciarsi nella maniera migliore alle categorie maggiori. Vogliamo lanciare la loro carriera, per questo li facciamo gareggiare in tutta Europa, per confrontarsi con quelli che un domani potranno essere i loro compagni di squadra».

La squadra boema ha iniziato la sua attività nel 2014 ed è Continental dal 2020
La squadra boema ha iniziato la sua attività nel 2014 ed è continental dal 2020
La squadra boema ha iniziato la sua attività nel 2014 ed è Continental dal 2020
La squadra boema ha iniziato la sua attività nel 2014 ed è continental dal 2020
Vi aspettavate di diventare la migliore squadra continental della stagione? Era questo il vostro obiettivo?

Il nostro obiettivo principale era vincere lo Europe Tour. Il fatto che siamo riusciti a concludere la stagione come prima squadra Continental in assoluto è un grande riconoscimento del nostro lavoro in prospettiva. Noi siamo approdati a questa categoria nel 2020, è stato un passo importante che conferma come sin dall’inizio abbiamo sempre lavorato con obiettivi a lungo termine. Per noi questo primato è la conferma che ci stiamo muovendo nella giusta direzione.

Il vostro roster è composto esclusivamente da corridori dell’Europa orientale: è stata una decisione intenzionale?

Sì, fa proprio parte del DNA del nostro team. I nostri corridori provengono in principal modo dalla Repubblica Ceca e dai Paesi limitrofi, dove nel corso degli anni abbiamo costruito una solida rete di contatti e una profonda conoscenza del contesto locale. E’ importante per noi, come spiegato, essere un trampolino versi i grandi team, possibilmente del WorldTour. Diciamo che possiamo essere una valida alternativa ai devo team, a maggior ragione ora con il prestigio derivante dai nostri risultati.

Alcuni ragazzi del team per il 2026 durante il primo raduno svolto la scorsa settimana con passeggiate nei boschi
Alcuni ragazzi del team per il 2026 durante il primo raduno svolto la scorsa settimana con passeggiate nei boschi
Alcuni ragazzi del team per il 2026 durante il primo raduno svolto la scorsa settimana
Alcuni ragazzi del team per il 2026 durante il primo raduno svolto la scorsa settimana con passeggiate nei boschi
Quanto è importante il vostro lavoro per lo sviluppo del ciclismo ceco e qual è il vostro rapporto con la federazione nazionale?

Siamo un importante ponte tra le categorie juniores ed élite. Un punto focale della nostra attività è dare ai giovani ciclisti l’opportunità di continuare a crescere rimanendo nel loro ambiente di origine pur uscendo dalla loro “comfort zone” attraverso un’attività internazionale di alto livello. Collaboriamo con la Federazione Ciclistica Ceca principalmente attraverso progetti per le squadre nazionali.

Quali sono stati i momenti salienti della vostra stagione?

E’ stata una stagione esaltante, nella quale abbiamo portato a casa qualcosa come 26 vittorie nel calendario UCI, non solo nell’Est europeo visto che abbiamo avuto due successi di Marcin Budzinsky in Grecia e due di Marceli Boguslawski al Tour du Loir et Cher. In generale il fiore all’occhiello è stato però il successo nello Europe Tour e la conquista del Campionato Nazionale Ceco nella gara a cronometro con Jan Bittner, erano due obiettivi che ci eravamo posti a inizio stagione.

Il polacco Marceli Boguslawski, vincitore della Course Cycliste de Solidarnosc nel suo Paese
Il polacco Marceli Boguslawski, vincitore della Course Cycliste de Solidarnosc nel suo Paese
Il polacco Marceli Boguslawski, vincitore della Course Cycliste de Solidarnosc nel suo Paese
Il polacco Marceli Boguslawski, vincitore della Course Cycliste de Solidarnosc nel suo Paese
Avete un team junior o di sviluppo a cui siete collegati?

Non ancora. Tuttavia, non escludiamo di crearne uno in futuro: un passo del genere però comporta dei cambiamenti e dei profondi investimenti. Noi lavoriamo sul lungo periodo, una scelta del genere dipenderebbe naturalmente da un potenziale passaggio del nostro team alla categoria Professional.

Quali dei vostri corridori ha il potenziale per raggiungere livelli più alti?

Abbiamo diversi corridori con i parametri giusti per raggiungere il livello superiore e mi tengo basso non citando il WT, ma bisogna sempre considerare che lo sviluppo di ogni atleta è individuale. Non vorrei nominare qualcuno in particolare. In generale, se un corridore lavora con sistematicità, il successo arriverà prima o poi, e qualcuno se ne accorgerà, questa è sempre stata una nostra convinzione.

Marcin Budzinski ha raccolto successi in Grecia, Slovenia (il GP Brda-Collio) e Austria
Marcin Budzinsky ha raccolto successi in Grecia, Slovenia e Austria. Nel 2026 sarà all’MBH Bank
Marcin Budzinski ha raccolto successi in Grecia, Slovenia (il GP Brda-Collio) e Austria
Marcin Budzinsky ha raccolto successi in Grecia, Slovenia e Austria. Nel 2026 sarà all’MBH Bank
State pianificando di salire di categoria con i vostri sponsor?

La possibilità di passare alla categoria ProTeam rimane aperta per il futuro, ma devono essere soddisfatte alcune condizioni, principalmente la stabilità finanziaria e un livello di qualità sportiva sufficiente tra i nostri corridori. Noi intanto ci strutturiamo per essere pronti, abbiamo uno staff con 4 diesse al mio fianco fra cui anche Juraj Sagan, che ha una grande esperienza diretta nel WorldTour, personale e tramite il fratello.

Quali obiettivi vi siete prefissati per il 2026?

A questo punto non possiamo tirarci indietro: confermarsi è sempre più difficile della prima volta, quindi vogliamo difendere il nostro titolo di miglior squadra Continental e vincere nuovamente il campionato nazionale ceco, magari nella corsa su strada. Ma vedere qualche nostro atleta approdare in un grande team sarebbe anch’esso una grande vittoria.

1174 grammi e raggi in carbonio. Le nuove DT Swiss da 38

1.174 grammi e raggi in carbonio. Le nuove DT Swiss da 38

13.11.2025
5 min
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DT Swiss mostra i muscoli ancora una volta. Le nuove ARC 1100 Spline 38 CS (acronimo di Carbon Cpokes) diventano la coppia di ruote aero concept con il profilo medio più leggere del mercato.

Una coppia di ruote alte 38 millimetri con sviluppo aero? Sì, perché sono due i fattori da considerare. Il primo è legato alla collaborazione con Swiss Side, il secondo è l’appartenenza alla categoria Aero+ di DT Swiss. Entriamo nel dettaglio delle nuove ruote dell’azienda svizzera.

1174 grammi e raggi in carbonio. Le nuove DT Swiss da 38
Forme e soluzioni di design sviluppate a braccetto con Swiss Side
1174 grammi e raggi in carbonio. Le nuove DT Swiss da 38
Forme e soluzioni di design sviluppate a braccetto con Swiss Side

Le soluzioni tecniche

Partiamo dal cerchio. Le nuove ARC 1100 Spline 38 CS mutuano in toto il cerchio full carbon dell’attuale versione ARC 1100 Dicut 38. E’ un full carbon da 38 millimetri di altezza, con un canale interno da 20 e l’uncino per l’ingaggio degli pneumatici (tubeless ready e non hookless). Il canale prevede l’utilizzo del tape tubeless. Rispetto alla versione già esistente la prima grande differenza è legata alla presenza di una sorta di nipplo (uno per ogni raggio) che emerge dal cerchio. DT Swiss ci ha abituato nel corso degli anni a nascondere completamente i nipples ed il sistema di aggancio dei raggi all’interno del cerchio.

Si tratta di una variazione tecnica importante per DT Swiss, una via obbligata per dare maggiore forza alla testa dei raggi in carbonio, assecondare le differenti tensioni (rispetto ai profilati in acciaio) e facilitare eventuali operazioni di manutenzione. Ma è tutto il sistema raggio/mozzo ad essere diverso. I raggi in carbonio sono 18 per la ruota davanti, con una soluzione mista tra radiali ed incrocio in seconda. Per la ruota posteriore sono 24 totali e con incrocio in seconda da ambo i lati. Gli stessi raggi non sono un prodotto che esce dal quartier generale DT Swiss, ma sono realizzati da Vonoa su specifiche dell’azienda Svizzera. Tutti i nipples sono in alluminio.

Mozzo DT Swiss Spline 180

A dire la verità, il nuovo mozzo assomiglia molto più all’ultima versione del Dicut 180. Da quest’ultimo mutua la livrea nero lucida e le finiture cromate (specchiate) e le flange che sembrano fare parte in modo maggiore del disegno Dicut.

Il mozzo della ruota davanti è parecchio scaricato dal lato senza disco e presenta la flangia rialzata dalla parte della pinza. Quello posteriore è flangiato da entrambe le parti, con una lavorazione molto particolare che tende ad irrobustire, proteggere ed irrigidire i punti di ancoraggio dei raggi. La meccanica della ruota libera è di matrice DT Swiss Rachet System EXP con ruote dentate da 36 denti.

Cosa significa Aero+

Abbiamo davanti una ruota che nasce con un importante concetto aerodinamico alla base, che non ha senso esclusivamente ragionando di cerchi dai 50 millimetri di altezza in avanti. Anche un profilo da 38 millimetri può avere alle spalle un’analisi approfondita dei dati dell’aerodinamica e le ARC 38 ne sono un esempio.

Significa che il disegno, la forma ed il volume del sistema ruota/pneumatico sono sviluppati per ridurre al minimo la resistenza, sfruttare a proprio vantaggio l’effetto vela e non pesare sulla sezione dello sterzo. Una ARC 38 Aero+ di nuova generazione potrà non essere veloce come una 55 o una 65, ma presenterà una resistenza al rotolamento ridotta rispetto alla media della categoria.

Altri dettagli da considerare

Le nuove ARC 1100 Spline 38 CS sono dichiarate a 1.174 grammi di peso senza pneumatici, a 1.781 grammi con il sistema pneumatici Continental/Swiss Side. Davanti il modello Aero111 da 26, tubeless ready e montato con la camera in TPU, dietro un classico GP5000s TR da 28 millimetri, sempre tubeless ready e montato con camera in TPU. Il prezzo di listino è di 3.199 euro.

DT Swiss

Robert Carrara, Presidente Drali Milano, e Roy Hegreberg, general manager Drali-Repsol

Dall’Italia alla Norvegia, nasce il team Drali-Repsol

08.11.2025
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La notizia è freschissima e merita di essere rilanciata, vista la sua importanza. Dal prossimo anno Drali Milano sarà title sponsor dell’attuale Team Coop-Repsol, formazione norvegese che dal 2026 assumerà il nome di Drali-Repsol. Il team, attivo dal 2004, milita nella categoria Continental (nella foto di apertura Robert Carrara, Presidente del brand, e Roy Hegreberg, general manager del team).

L’accordo appena sottoscritto permetterà a Drali Milano di rafforzare la propria presenza nel grande ciclismo, in particolare nel nord Europa dove la squadra norvegese è molto conosciuta.

Drali si è fatta un regalo per festeggiare i suoi 100 anni di attività
Drali si è fatta un regalo per festeggiare i suoi 100 anni di attività

Regalo per i 100 anni

A partire dal 2026 e per la durata di tre anni gli atleti della nuova Drali-Repsol correranno su bici Drali. Si tratta di un importante accordo che arriva a coronamento di un anno davvero speciale per il brand lombardo, anzi milanese. Nel 2025 Drali ha infatti festeggiato i suoi “primi” 100 anni di vita. Un anniversario celebrato con una serata speciale nel cuore della sua città, la Milano dove il marchio è nato e cresciuto. In questo primo secolo di vita sono stati tanti i campioni hanno trionfato su bici firmate Drali. Possiamo sicuramente citare i due più famosi: Costante Girardengo e Fausto Coppi. 

la firma che decreta la nascita del team Drali-Repsol, 2025
La firma che decreta la nascita del team Drali-Repsol
la firma che decreta la nascita del team Drali-Repsol, 2025
La firma che decreta la nascita del team Drali-Repsol

Un progetto ambizioso

La nuova Drali-Repsol rappresenta un nuovo step nel cammino di rilancio del marchio milanese avvenuto dopo l’ingresso della nuova proprietà formata da Andrea Camerana, Robert Carrara e Gianluca Pozzi. A confermarlo sono le parole dello stesso Robert Carrara, presidente di Drali Milano.

«Per noi rappresenta un’ottima opportunità di crescita – ha detto Carrara – sostenere un progetto ambizioso è l’occasione ideale per valorizzare entrambe le realtà. La squadra è ben strutturata e siamo orgogliosi di poter iniziare una collaborazione con un team innovativo, con cui condividiamo gli stessi valori e la stessa passione». 

La firma della partnership è arrivata dopo lunghi mesi incerti e difficili per il team norvegese che ora grazie a Drali Milano potrà finalmente continuare la sua avventura nel ciclismo professionistico con nuove certezze. A confermarlo è Roy Hegreberg, general manager del team norvegese.

«Nei prossimi tre anni – ha dichiarato Hegreberg – potremo continuare a supportare la crescita dei giovani corridori norvegesi ed aiutarli a trovare la loro strada nel mondo professionistico. Non vediamo l’ora di iniziare la stagione 2026 quando correremo su bici Drali».

Alexander Kristoff, Uno-X
Alexander Kristoff dopo aver chiuso la sua carriera su strada sarà una figura di riferimento del team
Alexander Kristoff, Uno-X
Alexander Kristoff dopo aver chiuso la sua carriera su strada sarà una figura di riferimento del team

C’è anche Kristoff

Il nuovo Team Drali-Repsol potrà contare sul supporto concreto di un grande campione del ciclismo che solo poche settimane fa ha concluso la sua carriera. Stiamo parlando di Alexander Kristoff che lo scorso ottobre in Malesia ha messo fine alla sua carriera come atleta professionista. Il campione europeo di Herning 2017, vincitore di una Milano Sanremo e di un Giro delle Fiandre, a partire dal 2026 sarà co-proprietario del team e diventerà un grande punto di riferimento per tutta la squadra.

Ecco le sue prime parole da dirigente: «Sono felice di continuare a far parte della comunità del ciclismo e credo che sia importante per la Norvegia avere una squadra come il Team Drali-Repsol che aiuta i giovani talenti. Con la mia esperienza spero di aiutare gli atleti e il team mettendo a frutto tutto ciò che ho imparato negli anni su allenamento, gare e attrezzatura». 

Drali Milano