Da Corropoli a Crotone, l’AIR (turistica) che si è fatta

27.09.2023
6 min
Salva

Storia di un insolito viaggio da Corropoli, in Abruzzo, a Crotone, in Calabria. I più attenti già avranno capito che queste due località sarebbero dovute essere la sede di partenza e di arrivo dell’Adriatica Ionica Race, la corsa che non c’è mai stata e annullata a poche ore dal via.

Quello però che si sapeva meno è che parallelamente alla gara dei pro’ era in programma un percorso cicloturistico, a forte impatto enogastronomico, che ricalcava per alcuni tratti il tracciato dei corridori. O comunque quelle zone. 

Si parte comunque

E questa Adriatica Ionica Race parallela di fatto c’è stata. Rivista, modificata, ampliata in alcuni aspetti, ridotta in altri… ma c’è stata. L’organizzazione ha passato la palla ad Alex Kornfeind, esperto di cicloturismo, che si è fatto carico di un manipolo di giornalisti arrivati persino dall’Australia! Ma anche da Germania, Olanda, Inghilterra.

Partenza da Corropoli, nella piazza era attesa la corsa e invece i cittadini si sono ritrovati questo drappello di giornalisti. La guida, Silvio Cappelli, accortosi dai social dell’annullamento del programma, si era offerto di guidarci comunque nelle sue zone, esaltando l’accoglienza dell’Abruzzo, che tanto aveva creduto in questo evento. Corropoli in primis.

E così eccoci partire alla volta della Val Vibrata. Da Corropoli a Torricella sul Tronto: 46 chilometri, 800 metri di dislivello e tante, ma proprio tante, cose da visitare.

Le ciclabili e le strade bianche scorrono lente sotto le nostre ruote. Chiese millenarie, basiliche, borghi abbandonati una volta fucina di ricchezza, paesaggi che vanno dal Gran Sasso al mare Adriatico si susseguono come in un’altalena. Silvio è un fiume in piena e vorrebbe raccontare ogni centimetro e ogni scampolo della sua terra.

Lo ascoltiamo e intanto lo seguiamo. Fino ad un pranzo che è un trionfo d’Abruzzo: “ceppe” una pasta fatta con i ferri delle maglie, tipica proprio di Torricella, e gli immancabili arrosticini.

Poi di corsa tutti dentro al pullmino Ford alla volta di Vasto, ma con la Puglia nel mirino.

In Puglia…

I trasferimenti dell’Adriatica Ionica Race in effetti erano mastodontici, ma questo ci ha consentito di unire territori e culture molto diverse tra loro.

La Puglia avrebbe visto una frazione non troppo dura, tuttavia le alture di Alberobello, sede lo scorso anno del tricolore vinto da Zana, un po’ d’impegno lo richiedevano. 

Ma a noi questo aspetto proprio non ha interessato. I muretti a secco, le strade incredibilmente pulite di Locorotondo e quelle più caotiche dei trulli ci hanno condotto ad Alberobello, la perla della nostra seconda tappa e simbolo, forse, di un intera regione.

Vigneti, uliveti e queste casine tonde, bianche col tetto a punta nero… Abbiamo scoperto Alberobello mischiati tra i tanti turisti che a metà settembre ancora girovagavano per le sue stradine.

Il tutto chiaramente dopo aver assaporato burrata ed orecchiette alle cime di rapa.

Di nuovo tutti sul pullmino. Stavolta il viaggio è lungo. Da Alberobello alla zona di Crotone i chilometri sono quasi 250 e di autostrada non c’è neanche un metro. Un po’ come se fossimo stati in sella, ma questo ci ha fatto godere il Metaponto. Il Mar Ionio alla nostra sinistra e le alture della Lucania alla nostra destra, fra calanchi e lo splendido Pollino, che faceva il prezioso nascondendosi fra le nuvole.

Calabria, la meta

Una volta in Calabria ecco però le prime difficoltà logistiche. Senza la corsa dei pro’ a fare da spina dorsale, era tutto nelle mani del buon Alex, che non si è mai perso d’animo. 

L’avventura in Calabria inizia con un tuffo al mare, per recuperare le fatiche del lungo viaggio dalla Puglia. Poi tutti alla scoperta di questa porzione davvero poco conosciuta ai ciclisti: il crotonese.

Michele, la guida per l’occasione, ci ha portato al Museo della Liquirizia, uno dei più antichi e importanti del mondo. Al Castello di Corigliano, la cui veduta è qualcosa di unico, e spaziava dal Pollino da una parte, alla Sila d’altra e di fonte al Salento, visibile nei giorni più puliti al di là dello Ionio. E per finire una visita all’antica Rossano.

Restava poi Crotone, meta finale della corsa dei pro’ e, in parte, del nostro viaggio. Crotone vecchia capitale. Nessuno direbbe che questa città ai tempi della Magna Grecia potesse contare due milioni di abitanti. Fu, ed è, una patria di cultura e di vino.

Poco più a Nord, nel frattempo ci siamo spostati a Cirò Marina, eccoci entrare di nuovo nella storia. La storia del vino. Quello più vero, più antico. Il Gaglioppo è un vitigno che da oltre 2.000 anni regala lo stesso pregiato vino.

Ammirare questi appezzamenti, dormirci nel mezzo presso Le Cantine De Mare, è stata un’esperienza unica. Così come la cena e la degustazione di vini che ancora devono essere imbottigliati, di ostriche, di formaggi locali, di paccheri al pesto. E’ la magia della Calabria, del Sud e del cicloturismo.

Portare avanti questa esperienza è stato davvero importante. E chissà che non ne possa nascere qualcosa di bello. Veramente bello.

Puglia in sella, alla scoperta della Daunia

08.09.2023
5 min
Salva

Una regione in grado di incantare ogni turista attraverso le sue magnifiche coste, la cultura millenaria, la gastronomia conosciuta in tutto il mondo e un popolo che ha fatto dell’ospitalità uno dei suoi tratti distintivi. Inizia il nostro viaggio in Puglia: otto appuntamenti per scoprire il tacco dello stivale a suon di pedalate in questa nuova “bike destination”. Proprio così, perché la bici da queste parti trova il suo terreno ideale, per scoprire un territorio lentamente attraverso luoghi ed emozioni. 

Il cicloturista che decide di approdare in Puglia avrà a disposizione ciclovie, itinerari che vi faremo scoprire e un clima mediterraneo ideale per quasi tutto l’anno. Dal Gargano, al Salento, passando per il Tavoliere, la Costa Imperiale, la Murgia, la Valle d’Itria e tante altre chicche da scovare. Partiamo dalla Daunia, un luogo magico che comprende pianura, monti e tanto altro.

I borghi storici visitabili sui Monti Dauni sono tutti da scoprire (foto visitmontidauni.it)
I borghi storici visitabili sui Monti Dauni sono tutti da scoprire (foto visitmontidauni.it)

Dal mare ai monti

La Daunia è quell’area geografica che comprende il Tavoliere delle Puglie, il Gargano e il Subappennino Dauno che è situato nella parte nord-orientale della regione, al confine con il Molise e con la Campania. Qui la natura regna sovrana ed è in armonia con l’uomo. Si viene accolti dalla costa con insenature e grotte spettacolari, spiagge dorate e mare cristallino, per poi addentrarsi nei boschi e le foreste del Parco Nazionale del Gargano, con un cuore antico mille anni, e la Foresta Umbra (cuore verde del Parco Nazionale del Gargano che racchiude la Faggeta Vetusta Patrimonio naturale Unesco dal 2017) da percorrere in bici. 

Allontanandosi dal mare pugliese si incontra il Subappennino Dauno che alterna zone collinari a foreste formate prevalentemente da faggi e da querce. L’area abbonda di piccoli corsi d’acqua e di laghi naturali, tra cui il Lago Pescara. I Monti Dauni sono una caratteristica unica da visitare e apprezzare in sella. Qui si può infatti incontrare il Bosco Faeto che si estende per circa 6.500 ettari e ha nel Monte Cornacchia la vetta più alta di tutta la Puglia, grazie ai suoi 1.100 metri. Tra zone boschive e praterie è possibile ammirare delle vere e proprie distese di orchidee. La fauna vede la presenza di varie specie, come lupi, picchi, barbagianni e allocchi che permettono di immergersi in luoghi unici e mai visti in sella alla propria bici da corsa, gravel o MTB che sia.

La natura regna sovrana e in armonia con l’uomo e la bici
La natura regna sovrana e in armonia con l’uomo e la bici

Daunia in bici

La Puglia ha fatto del suo turismo marittimo la vetrina che l’ha resa una delle Regioni più ambite ogni estate. Il territorio della Daunia ha però tanto da far scoprire e la bici è il mezzo ideale per esplorare pedalata dopo pedalata, all’ombra di querce millenarie, ulivi monumentali, nel rispetto dell’ambiente godendoselo a ritmo lento. 

Chi su queste strade ha consumato chilometri e sudore è Giuseppe Muraglia, ex pro’ che in veste di ciclista pugliese doc ci aiuterà nella scoperta della Puglia da pedalare. «Questo è il contesto ideale per il ciclista. La Puglia è una piccola Spagna. Ci sono salite di tre o quattro chilometri dove si possono venire ad allenare atleti e professionisti anche nel periodo autunnale e primaverile. La temperatura è sempre sui 15/20 gradi, tranne per gennaio e febbraio dove comunque è più caldo rispetto al resto dello stivale. I cicloturisti trovano il clima e le strade perfette per vivere una vacanza in bici».

Il mare cristallino che accompagna tutta la Puglia è un tratto inconfondibile del Gargano (foto Vanda Biffani)
Il mare cristallino che accompagna tutta la Puglia è un tratto inconfondibile del Gargano (foto Vanda Biffani)

L’unicità del Gargano

Conosciuto come lo “sperone d’Italia”, il Gargano è un promontorio montuoso che si estende nella parte più settentrionale della Puglia, in quei territori che un tempo erano noti come “antica Daunia”. Un luogo davvero unico e speciale che si presta come la destinazione ideale per un viaggio all’insegna di natura, storia e relax.

Nel Gargano la devozione affonda le radici nei luoghi di Padre Pio a San Giovanni Rotondo e nel Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo, Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. Circondati dal silenzio mistico delle pietre qui le biciclette trovano strade disegnate per loro. Ai boschi rigogliosi si alternano giardini e frutteti profumati e in tavola si servono i sapori di una gastronomia autentica. Nei prossimi appuntamenti ne apprezzeremo gli itinerari che si immergono nel Parco nazionale e si specchiano nel Mar Adriatico più cristallino. 

Anche a tavola, i Monti Dauni hanno dei punti di forza da prima classe (foto La Tiella)
Anche a tavola, i Monti Dauni hanno dei punti di forza da prima classe (foto La Tiella)

Monti Dauni e Tavoliere

Il Subappennino Dauno è la prima catena montuosa più importante della Puglia. Qui, chi vuole misurarsi con salite e discese tecniche, ma comunque pedalabili e affrontabili da tutti, troverà pane per i suoi denti. Quest’angolo pugliese si sta ritagliando uno spazio sempre più consistente nel panorama turistico, imponendosi nell’immaginario come un’area ricca di paesaggi e di luoghi pieni di storia che incantano e stupiscono ogni turista. Tanti itinerari tra boschi, pascoli, sorgenti d’acqua e dolci colline, da percorrere in bici ma anche a piedi e a cavallo, ma anche centri abitati che regalano scorci su antichi borghi, edifici storici e monumenti religiosi.

Le infinite pianure del Tavoliere sono una tavolozza di colori che prende le tonalità delle stagioni (foto imondonauti.it)
Le infinite pianure del Tavoliere sono una tavolozza di colori che prende le tonalità delle stagioni (foto imondonauti.it)

Prima di pedalare verso sud in direzione delle altre mete pugliesi per le due ruote, la Daunia si mostra in pianure sconfinate e piatte, famose al mondo come Tavoliere delle Puglie. E’ ritenuta la più vasta pianura dell’Italia Centro-Meridionale, anche se in realtà è un territorio pianeggiante che presenta cinque differenti aspetti: colline, ripiani, la pianura interna e la pianura costiera ed una zona litoranea. Considerato “il granaio d’Italia” per le sconfinate coltivazioni di grano e frumento di alta qualità. Luoghi che impareremo a conoscere con itinerari e percorsi cuciti su misura per vacanze ed esperienze in sella. Non resta che rimanere aggiornati e farsi accompagnare in questo viaggio in terra pugliese.

viaggiareinpuglia.it

Carpazi: una vera sorpresa dalla Polonia

14.08.2023
5 min
Salva

Se avete minimamente presente le alture delle Ardenne in Belgio, allora potete immaginare facilmente anche i Carpazi Occidentali, vale a dire la parte polacca di quella che è la seconda catena montuosa più lunga d’Europa, dopo quella scandinava. Chi mastica ciclismo, grazie alla Freccia Vallone e alla Liegi-Bastogne-Liegi soprattutto di certo ha un’idea ben precisa delle Ardenne: colline a perdita d’occhio, boschi verdissimi e case col tetto a punta.

Ecco, i Carpazi che ci hanno stregato al Tour de Pologne ricordano moltissimo il paesaggio belga, solo che queste sono montagne e non colline. Sono più a punta e sono più grandi. Si arriva ben al di sopra dei 1.500 metri e ci sono persino gli impianti di risalita. 

Verde potente

In particolare abbiamo avuto modo di scoprire i Carpazi nel corso della seconda frazione, che poi si è rivelata decisiva con la vittoria di Mohoric. Dalla pianura del Nord man mano iniziano delle dolcissime e basse colline. Poi le strade tendono a stringersi un po’. E a regalare curve ampie in successione.

In estate il giallo degli immensi campi di grano lascia spazio a zone verdissime. Quasi sempre c’è un corso d’acqua che scorre parallelo alle strade stesse. Sono come dei rami che dal monte scendono verso valle. Noi però le abbiamo risalite.

Le strade sono perfette e super pulite. Si fa difficoltà persino a trovare delle cicche di sigaretta. L’asfalto è un biliardo nel 99 per cento dei casi in Polonia, quindi non si dovrebbe avere questo genere di problemi. Gli alberi molto spesso creano un arco la cui volta copre l’intera carreggiata, almeno nelle parti più basse. Poi diventano abetaie. Sembra una fiaba.

Le salite tendenzialmente sono dolci, ma non mancano dei piccoli muri, come il finale della tappa di Karpacz
Le salite tendenzialmente sono dolci, ma non mancano dei piccoli muri, come il finale della tappa di Karpacz

Salite dolci e strappi

Ripercorrendo la parte finale della seconda frazione del Tour de Pologne si arriva a Karpacz, che da quanto abbiamo capito è un po’ una Cortina d’Ampezzo di questa Nazione. Qui il turismo è forte, anche d’inverno. Ci sono resort a cinque stelle, villaggi, hotel e piste da discesa e per lo sci di fondo.

La salita inganna non poco. Nel senso che dalla pianura si prende quota quasi in modo impercettibile. Ed è così per molti chilometri. Uno, due, tre per cento… a volte anche meno. Poi all’improvviso ecco delle rampe. Scalini di un chilometro che salgono decisi.

E’ su queste strade che si è anche tenuta la granfondo collaterale al Tour de Pologne. In 2.500 hanno aggredito questo muro, che qualche ora dopo ha visto come protagonisti i pro’. E incontrando la coda di questo evento amatoriale non è mancato chi saliva facendo zig zag! Però non sono strappi impossibili. Al massimo si tocca il 15 per cento. Con dei buoni rapporti e una buona dose di “senza fretta” che non fa andare le gambe in acido lattico si superano benone.

Da Swierzawa, ripercorrendo gli ultimi 75 chilometri di questa seconda frazione, in pratica si fa un anello nel cuore dei Carpazi polacchi, “guardiani” della Bassa Slesia. E che separano la Polonia dalla Repubblica Ceca. Si toccano le località di Przelec e Sosnowka, altre due perle di questa zona.

I Carpazi polacchi in autunno, una vera esplosione di colori. Ma bisogna ben coprirsi
I Carpazi polacchi in autunno, una vera esplosione di colori. Ma bisogna ben coprirsi

Verso il confine

Una volta arrivati in cima a Karpacz, siamo a 792 metri di quota, si può scendere verso il “Lake Hill” a Nord, un lago artificiale ormai divenuto attrazione turistica, o continuare a salire in direzione Sud-Est verso il confine con la Repubblica Ceca. Qui si hanno più alternative, specie se si dispone di una gravel bike o, meglio ancora di una Mtb, che da queste parti è diffusissima. Ci sono molti sentieri e vengono organizzate anche diverse gare.

Con la bici da strada si può proseguire verso il passo che sovrasta Kowary. Siamo sul filo fra Polonia e Repubblica Ceca appunto. In mtb bastano meno di dieci chilometri, con la bici da strada invece i chilometri sono una ventina. Ci si deve immettere dapprima sulla DW 366, poi 367 e infine 368, la strada che appunto porta al confine e ai 1.100 metri del valico che separa le due Nazioni.

E’ qui che siamo all’ombra dello Skalny Stol (1.281 metri), mentre la vetta maggiore della zona è il Monte Sniezka (1.602 metri). Tutte vette, e zone, che fanno parte del Parco Nazionale Karkonosze.

E una volta tornati a valle ecco che ci attende un piatto di Pierogi, una sorta di ravioli, acqua e farina, riempiti solitamente con carne, ma si trovano anche con spinaci o formaggio.

Stando nell’Est Europa vanno assaggiate anche le zuppe. Non solo, in Polonia sono buone le salse, su tutte la senape o quella al mirtillo. Se si ha la fortuna di non imbattersi in locali troppo commerciali, queste salse hanno un sapore molto più dolce e inteso al tempo stesso. Ottime sulle carne ovviamente!

In bici sul Danubio tra storia, arte e cultura

05.08.2023
3 min
Salva

Una crociera sul Danubio, con al centro la bicicletta, com’è possibile? Basta chiedere a FunActive Tours. La realtà altoatesina che da ormai più di vent’anni è specializzata nel cicloturismo e nelle escursioni in bicicletta. Un nuovo modo di viaggiare alla scoperta del secondo fiume più lungo d’Europa ed il primo per portata, il che lo rende il fiume navigabile più grande del Vecchio Continente. 

La ciclabile del Danubio è una delle rotte più suggestive proposte da FunActive Tours di Freddy Mair
La ciclabile del Danubio è una delle rotte più suggestive proposte da FunActive Tours

Otto giorni

Una vacanza itinerante con partenza da Passavia, cittadina tedesca situata al confine nord dell’Austria, in Baviera, ed arrivo a Vienna. Si salpa a bordo della motonave Ms Swiss Crown, un autentico “hotel galleggiante” e si percorre uno dei tratti più suggestivi del Danubio.

Durante la traversata ci sarà spazio per delle soste ed escursioni, che porteranno i partecipanti a scoprire il territorio e la cultura dell’Alta e della bassa Austria. Il tutto, rigorosamente, in sella alle proprie biciclette. Un tour, andata e ritorno, grazie al quale sarà possibile visitare città d’arte, castelli medievali e, infine, Vienna, una della capitali più suggestive e ricca di storia d’Europa. 

Dornstein è una piccola cittadina che si affaccia sulle sponde del Danubio
Dornstein è una piccola cittadina che si affaccia sulle sponde del Danubio

Senza dimenticare la bici

La bicicletta sarà, appena scesi dalla motonave Ms Swiss Crown, il mezzo principale di spostamento. “Motore” di un itinerario che vuol far riscoprire ed assaporare il gusto di viaggiare in maniera lenta e divertente. Arte, storia ma anche gusto, non mancheranno gli itinerari enogastronomici, il tutto percorrendo la ciclabile del Danubio. Una pista d’eccellenza per i pedali, da percorrere ed apprezzare per i suoi colori e paesaggi. 

Tappa dopo tappa i viaggiatori avranno modo di immergersi in realtà sempre diverse ed affascinanti. Panorami mozzafiato, come la Schlogene Schlinge, la famosa ansa disegnata dal Danubio, in Alta Austria. Non mancheranno le colline austriache, come quelle della valle di Wachau. Paesini unici, come Baumgartenberg e Klosterneuburg e città d’arte, come Linz e Vienna.

La realtà FunActive

Le vacanze itineranti stanno prendendo sempre più piede, ma un’occasione così unica e particolare merita di essere spiegata da chi l’ha ideata e portata a termine.

«Operiamo in questo campo da 20 anni – ci spiega Freddy Mair, fondatore di FunActive – proponiamo il cicloturismo come stile di viaggio. Ci piace provare e far conoscere ai nostri clienti cose sempre nuove e caratteristiche. Questa crociera sul Danubio è un mix perfetto tra una pedalata e la visita, tra sport e cultura. L’idea è quella di avere l’hotel che ti segue: infatti la motonave lascia i clienti la mattina e li segue fino alle sera, aspettandoli nel porto di riferimento. Diventa un “cicloturismo itinerante” dove si ha modo di scoprire territori sempre nuovi, ogni giorno».

FunActive

Sulle strade del Valle d’Aosta. Paradiso Clavalité, meta da fiaba

31.07.2023
5 min
Salva

Da una parte all’altra della Valle d’Aosta. Continua il nostro viaggio senza fretta sulle strade del Giro della Valle d’Aosta. Dopo Pré de Pascal e Bionaz, è la volta di un altro luogo incredibile, forse il più selvaggio in assoluto mai toccato dalla corsa: la Val Clavalité.

La quarta frazione dell’ultimo VdA andava da Verrayes appunto a Clavalité e quindi da una parte all’altra della Dora Baltea. Si passava dal versante al sole, il bellissimo altopiano di Verrayes, paradiso dello sci di fondo, a quello detto “enevers” (ad ombra) alla selvaggia valle che sovrasta Fenis e che è quasi dirimpettaia del punto di partenza.

Da Nus a Fenis

La quarta frazione nella sua interezza ripercorreva una grossa fetta della parte orientale della Valle d’Aosta ed era molto lunga: 172 chilometri. Noi però ci mettiamo in sella per una quarantina di chilometri. Da Nus, paese natale di Federico Pellegrino, campione dello sci di fondo, saliamo verso Verrayes.

Non è una scalata impossibile, ma è pur sempre impegnativa. In 15 chilometri si acquistano circa 600 metri di dislivello, ma si va su a gradoni, come spesso accade su questo versante della Valle d’Aosta. La vista da lassù è magnifica. Ma è bello guardare lungo lo stesso versante e vedere i campanili affiorare tra gli alberi e tra le case col tetto a spiovente.

Da Verrayes scendiamo verso Fenis, nota per il suo castello medievale. Si tratta ormai di un simbolo della Valle. Una visita qui è assolutamente d’obbligo. 

Rafferty, Brenner e Meris sulle dure rampe di Clavalité. Da Fenis in 11 chilometri si sale di 900 metri (il Gpm è più alto dell’arrivo)
Rafferty, Brenner e Meris sulle dure rampe di Clavalité. Da Fenis in 11 chilometri si sale di 900 metri (il Gpm è più alto dell’arrivo)

Adesso si sale

Da qui, inizia appunto l’incredibile scalata di Clavalité. Questa località è davvero particolare, quasi remota se vogliamo. Pensate neanche tutti i valligiani la conoscono. Inizialmente sembra una stradina di montagna come ce ne sono tantissime in Valle d’Aosta. Poi il discorso cambia.

All’uscita di Fenis una curva immette su una strada più stretta che subito si arrampica al 10 per cento. Per alcuni chilometri si pedala con una pendenza arcigna sotto le ruote, e lecci e pioppi ai lati. La fitta vegetazione non lascia vedere un granché.

A metà salita c’è una bella spianata, un paio di chilometri, forse più, che sono una vera manna per recuperare. Ed è con questo più dolce che si va dentro le montagne. Verso Sud.

La vegetazione cambia. Ecco abeti e larici. La strada riprende a salire. Uno zig-zag a sinistra con una staccionata di legno, indica il punto più duro dell’intera scalata: sarà al 20 per cento o giù di lì. Poi le pendenza diventano più gentili, ma sempre in doppia cifra.

E’ qui che Sergio Meris si è sbarazzato di Rafferty e Brenner ed è andato a vincere il tappone del Valle d’Aosta. Ancora un paio di chilometri e si arriva ad uno slargo ricavato nel bosco. Quello è il “Gpm” il punto più alto dell’arrampicata (ufficiale) da Fenis.

Il paradiso

L’asfalto svanisce. La strada però continua. Con una svolta a sinistra s’infila nel bosco. E’ quasi buio per quanto è fitto. Ma il fondo nonostante non ci sia l’asfalto è buono: è un chilometro di saliscendi, con i funghi e le rocce di granito ai lati. Poi all’improvviso, la strada inizia a scendere con decisione. Una curva verso sinistra e… si resta senza fiato. 

Tutto si apre. Il tornante che scende verso sinistra è un balcone sulla Clavalité.

La Clavalité è un pianoro a 1.515 metri di quota. Prati verdi, cime innevate sullo sfondo, un laghetto, malghe ristrutturate secondo i vecchi dettami e i materiali della natura… Nessun traliccio, nessun segnale telefonico. Qui si è scelto per questo tipo di sviluppo. C’è solo una lingua di strada sterrata e il gorgoglio del torrente Clavalité. Unico.

Il bivacco Borroz a quota 2.150 metri. Chi ama l’avventura, qui può lasciare la bici e inforcare gli scarponi
Il bivacco Borroz a quota 2.150 metri. Chi ama l’avventura qui può lasciare la bici e inforcare gli scarponi

Oltre i 2.000 metri

E’ davvero incredibile. Sembra di tornare indietro nel tempo. Questo luogo “remoto” è ancora una volta il connubio perfetto per quello che è ormai noto come turismo slow.

Come sempre, in queste avventure in Valle, la gravel è il mezzo migliore. Una volta giunti sul pianoro, la tappa del Giro VdA si fermava 700 metri dopo la curva che si affacciava sulla conca, ma volendo si può andare ancora avanti.

Ci sono infatti altri 7 chilometri per raggiungere il bivacco Borroz a quota 2.150 metri ai piedi del Monte Glacier e, più a Ovest, del Monte Tersive che con i suoi 3.500 metri domina la Val Clavalité.

Raggiungere questa Valle è una vera esperienza. Riconcilia con la natura. Fa strano non vedere infrastrutture. Ci si ritrova in un paesaggio immacolato che vale la pena di essere scoperto e vissuto in bici. 

Paesi Baschi: Atlantico, vini, muri e campioni

09.07.2023
5 min
Salva

E’ bastato tornare nei Paesi Baschi alcuni giorni in occasione del Tour de France per ricordarci quanto questa terra respiri ciclismo.

Tanta gente in sella, tantissimo pubblico sulle strade e un grandissimo orgoglio delle proprie gare: dal Giro dei Paesi Baschi alla Clasica de San Sebastian, fino alle più piccole, vedi il Circuito de Getxo, gara di un giorno di cui vanno veramente pazzi (in apertura foto Instagram).

Il gruppo sulle alture a ridosso dell’Atlantico, pedalare qui è un sogno
Il gruppo sulle alture a ridosso dell’Atlantico, pedalare qui è un sogno

Passione Euskadi

Una delle cose che più ci ha colpito è stato vedere tanti ragazzini sulle strade attraversate dalla Grande Boucle nei giorni precedenti. Con le loro bici sgambettavano sugli strappi, quasi tutti in squadra e quando incontravano dei “rivali” si salutavano come veterani. 

E ancora: abbiamo chiesto loro chi fossero i loro idoli e tolti Pello Bilbao e Mikel Landa, ci hanno detto dei nomi totalmente inaspettati e tutti della Euskaltel-Euskadi: Mikel Bizkarra o Xabier Mikel Azparren… per dire quanto siano esperti e al tempo stesso anche attaccati ai loro colori.

Tanti i percorsi, anche per mountain bike
Tanti i percorsi, anche per mountain bike

Tre grandi aree

Nella loro particolare posizione, a Nord Ovest della Spagna, i paesi Baschi si affacciano sull’Atlantico, ma le montagne alle spalle ne fanno una regione a sé stante, una sorta di “Svizzera” nella Penisola Iberica, per clima e in spesso anche per paesaggio: mucche, prati verdi e case col tetto spiovente.

La parte costiera è fresca, piovosa e verdissima. Quella più interna è lo stesso verde, ma somiglia già più alla Spagna che conosciamo, quindi un po’ più brulla. E’ così, per esempio, la zona della capitale basca, Vitoria Gasteiz.

Diciamo questo non per dare un compendio geografico, ma per far capire in quali contesti si pedala.

Quello che manca sia nella zona interna che in quella costiera è la pianura, pressoché un miraggio nei Paesi Baschi. Quando c’è, è davvero di breve durata e si trova soprattuto nella zona che ruota appunto attorno agli altopiani di Vitoria-Gasteiz. Siamo a circa 500-550 metri di quota. O in quella più meridionale verso i fiumi, su tutti l’Ebro, che scorrono in direzione della Spagna centrale.

La porzione centrale dei Baschi è quella più montagnosa. Le vette arrivano a 1.500 metri, ma più spesso ci si ferma sul filo dei 1.000 metri di quota. Sono monti verdissimi, colline che se non fosse per la punta ricordano molto quelle delle Ardenne – tanto per restare in temi ciclistici – anche per la tipologia delle strade.

Infine la parte più a Nord, quella atlantica, è la più verde, la più umida. Non è raro imbattersi in nebbie ed acquazzoni anche d’estate. Questa è anche la più ricca di strappi. Lo abbiamo visto anche nelle recenti tappe del Tour de France. 

Una caratteristica di questi “puertos”, come chiamano i valichi in Spagna, è che molto spesso dalla vetta si aprono vedute uniche sull’Oceano. Ed è un vero spettacolo. Uno dei passi simbolo in tal senso è lo Jaizkibel, meta di molti ciclisti. Tanti vi arrivano dalla vicina Francia.

Terreno collinare, vigneti e strappi si susseguono
Terreno collinare, vigneti e strappi si susseguono

Porta dei Pirenei

Quando si arriva all’aeroporto di Bilbao si vedono due grandi tipologie di viaggiatori sportivi: i ciclisti e i surfisti!

Per quanto riguarda i percorsi, la scelta è pressoché infinita. Non c’è una meta precisa o un tracciato definitivo. Ogni Tour operator propone i suoi. Ma se si viaggia da soli ci sono poi piattaforme come quella di Komoot che ne sottolinea ben 20.

Noi vi qui proponiamo anche la mappa ufficiale dell’ente turistico basco.

Senza contare che i Paesi Baschi, sono anche una delle porte per iniziare la cavalcata dei Pirenei, ad Irun, in direzione orientale. E sono un passaggio per il Cammino di Santiago de Compostela.

I baschi ci hanno suggerito due mete in particolare, due mete che davvero aprono le porte e la conoscenza di questa terra. E sono Gaztelugatxe e la Roja de Alavesa.

Gaztelugatxe è un isolotto sulla costa che si raggiunge attraverso un ponte nella zona Bermeo. C’è un eremo che si raggiunge dopo 241 scalini. In cima vi è una campana che, secondo la tradizione, va suonata tre volte. Solo allora si può esprimere un desiderio. Una curiosità per gli amanti delle serie tv: qui vi sono state girate molte scene del Trono di Spade.

La Rioja Alavesa, nel Sud dei Paesi Baschi, è la terra dei vini. Qui ogni strada è un percorso ciclabile naturale. Tanti vigneti, colline e borghi rurali… per certi versi una sorta di “Toscana”, ma senza cipressi!

Regione bike friendly

Noi però un paio di tracce per realizzare dei percorsi tematici ve le diamo lo stesso. La prima: seguire le zone toccate dalla Clasica de San Sebastian. In questo modo si assaporerà la costa e si pedalerà lungo le strade dei campioni. Il che è sempre un’emozione. Toccare gli stessi punti dei pro’ e poi alla tv rivedere quelle strade e dire: “le ho fatte anche io!”. 

La seconda traccia è quella più facile e rivolta anche alle famiglie, vale a dire seguire il corso del Bidasoa, il fiume basco per eccellenza. Qui si può percorrere la Arditurri Greenway e se non si farà troppa confusione di potranno ammirare delle specie di uccelli migratori bellissime.

Ma il consiglio forse più bello, e che sempre vorremmo dare, non è tanto questo o quel percorso, ma il poter dire che ci troviamo una terra bike friendly. Il ciclista è tutelato e, come in tutta la Spagna, la legge del metro e mezzo di distanza è osservata piuttosto bene.

Turismo Paesi Baschi

Alte Marche: 200 chilometri immersi fra storia e natura

02.07.2023
7 min
Salva

GOLE DEL FURLO – C’è un angolo delle Marche poco conosciuto, si trova a Nord Ovest della regione, nell’entroterra dell’Appennino umbro-marchigiano. Strade nascoste ai più, alle pendici del Monte Catria, Nerone e Petrano. Le avevamo in parte raccontate in relazione alla rinascita dopo il terremoto del 2016, ma oggi il focus è un altro. Nomi di borghi come Apecchio, Piobbico, Frontone… che potranno non dirvi nulla perché fuori dalle rotte tradizionali, piccoli centri collegati da stradine, dove incontrare un’auto spesso è un’impresa. Quale miglior zona, allora, per creare un anello ciclabile che li abbraccia tutti?

La Ciclo Appenninica Alte Marche è realtà: 200 chilometri che lambiscono anche il territorio umbro
La Ciclo Appenninica Alte Marche è realtà: 200 chilometri che lambiscono anche il territorio umbro

Come in Nord Europa

Il progetto ora c’è, è realtà e si chiama Ciclo Appenninica Alte Marche (CAAM, questo il sito web), una ciclovia di 200 chilometri che vede come Ente capofila l’Unione Montana di Catria e Nerone e che gira intorno ai tre monti sopracitati, lambendo il confine con l’Umbria.

Il percorso è interamente tabellato ad ogni bivio e in ognuno dei nove comuni toccati dall’anello ci sono delle piccole quanto comode “bike station”. Vi si possono ricaricare le e-bike (previa registrazione al sito), consultare cartelli con altimetrie e planimetrie ed usufruire di attrezzi per la manutenzione d’emergenza delle vostre bici. Una chicca che richiama gli standard nordeuropei e che strizza l’occhio al ciclista esigente tanto quanto alla famiglia che si accinge ad intraprendere la sua prima vacanza a pedali.

La Bike Station di Acqualagna permette di eseguire la manutenzione e, iscrivendosi, la ricarica per e-Bike
La Bike Station di Acqualagna permette di eseguire la manutenzione e, iscrivendosi, la ricarica per e-Bike

Le Gole del Furlo

La tappa di partenza del nostro tour, che percorreremo in due frazioni, è fissata in una delle località più suggestive della zona, ovvero nelle Gole del Furlo, un gioiello che la natura si è divertita a creare grazie alla forza erosiva del fiume Candigliano.

Proprio allo storico Bar Furlo ci attende il nostro compagno di viaggi, un testimonial d’eccezione che risponde al nome di Giacomo Pieri, detto “Zico” per i suoi trascorsi calcistici. Giacomo è un cosiddetto “ultracycler”, che vanta diversi “Everesting”. Sarà per questo che siamo rincuorati quando scopriamo che a pedalare, almeno per il primo giorno, ci sarà anche sua moglie Emanuela…

Il tempo di un caffè e siamo già in bici, lasciandoci alle spalle le gole ed una pittoresca galleria scavata nella roccia dai romani intorno al 70 d.C.

Arte e tartufi

La prima tappa è Acqualagna che, oltre ad aver dato i natali ad Enrico Mattei, visionario presidente dell’Eni, lega indissolubilmente il suo nome al tartufo bianco. Infatti sussiste un percorso dedicato che unisce la visita al Museo con quella in azienda fino alla degustazione dell’oro bianco nei vari ristoranti, per un’esperienza totalmente gratificante sia dal punto di vista visivo, olfattivo e gustativo.

Ci dirigiamo verso sud e in una decina di chilometri raggiungiamo Cagli che è proprio la località dove vivono Zico ed Emanuela. Qualche loro compaesano li saluta e fa sempre piacere raggiungere i piccoli centri urbani come questo in bicicletta, proprio per respirare una dimensione più spiccia della socialità.

«Questa è la piazza del teatro», dice Zico mentre ci concediamo una sosta sugli scalini antistanti l’edificio. Ma ciò che ci colpisce è il Torrione Martiniano del 1481, oggi centro di scultura contemporanea. Un giro in bici attorno al Torrione ci lancia verso la prossima tappa, assaggiando la prima salita di giornata che ci porta a pedalare intorno ai 600 metri di quota, lasciando l’ambito collinare per uno più decisamente montano.

Il paese dei brutti

Le strade si fanno più isolate e secondarie, si incuneano talvolta in delle valli strette (siamo alle pendici del Monte Nerone, la cui vetta supera i 1.500 metri) che ricordano un altro scenario marchigiano, quello dei Sibillini, lasciando trasparire il potenziale cicloturistico di questa CAAM.

Dopo il valico nei pressi di Rocca Leonella, una discesa mediamente tecnica ci porta a Piobbico, conosciuto come il “paese dei brutti” (sic!) a causa di un’associazione nata nel 1879 col preciso scopo di trovare marito alle “zitelle” del paese. Il borgo è dominato dall’alto dal Castello Brancaleoni, che sarebbe meglio definire un palazzo date le 135 stanze che contiene al suo interno. Noi riempiamo le borracce in una fontanella accanto al ponte in pietra che supera il Fiume Candigliano e proseguiamo il nostro giro in bici verso Apecchio.

Il valico di Acquapartita

E proprio ad Apecchio ci attende una sosta molto… golosa. Assaggiamo difatti un dolce della tradizione: il Bostrengo di Apecchio, il dolce del ciclista, a base di pane raffermo, noci, fichi, mela… tanto che la ricetta la si può leggere stampata sulla t-shirt che indossa il cameriere del locale dove ci fermiamo. Un energetico favoloso per chi va in bici! Un sorso di fresca birra artigianale del posto è quello che ci vuole per affrontare la “Cima Coppi” della ciclovia, il valico di Acquapartita posto a 860 metri di quota che raggiungiamo dopo 8 chilometri al 5 per cento di pendenza.

Più arcigna la successiva salita, sebbene più corta, quella che porta a Mòria, una serie di tornanti in 2 chilometri e mezzo al 10 per cento di pendenza media chiudono la prima tappa del nostro tour nelle Alte Marche. Fin qui è stata una vera scoperta e non vediamo l’ora che sorga di nuovo il sole per la seconda parte del nostro viaggio!

Ciclo Appenninica Alte Marche

Basilicata ciclabile per natura. Un “sistema” in fermento

28.06.2023
6 min
Salva

Basilicata ciclabile per natura. Potrebbe essere uno slogan, in realtà è la pura verità. E’ bastato metterci le ruote, anche solo quelle dell’auto (pur sempre con un ciclista alla guida) per rendersi conto di quale paradiso fosse questa regione per chi pedala regolarmente.

Una scarsità importante di traffico, paesaggi variegati e selvaggi non sono solo lo scenario in cui pedalare, ma anche la struttura portante del cicloturismo in Basilicata. Il tutto su fondi il più delle volte anche in buone condizioni.

Dal Metaponto a Sud (in foto il suo parco archeologico), alle alture del Volturno a Nord, oltre 10.000 km quadrati di paesaggi differenti
Dal Metaponto a Sud (in foto il suo parco archeologico), alle alture del Volturno a Nord, oltre 10.000 km quadrati di paesaggi differenti

Effetto Giro

E gli operatori del territorio iniziano a capirlo. Iniziano a comprendere quale potenziale abbia questa regione. Non è un caso che il Giro d’Italia, vi abbia fatto più volte tappa negli ultimi anni. Dallo start di Matera nel 2020 (foto di apertura), all’arrivo di Potenza del 2021, fino a quello di Melfi di quest’anno, dove ha vinto Michael Matthews.

«Il Giro d’Italia – ha detto con orgoglio alla vigilia della Pollino Marathon, il presidente dell’Apt Basilicata, Antonio Nicoletti – per noi è stata una vetrina eccezionale. Un veicolo di promozione turistica molto importante».

«Ricordo le parole di Alessandro Ballan che, pedalando sulle nostre strade, ha detto che la Basilicata era come un pista ciclabile naturale. L’ex iridato era rimasto colpito dalla scarsità dei veicoli e aveva fatto il paragone con le sue zone, dove spesso doveva sgomitare».

La tappa di Potenza del Giro dello scorso anno, nel cuore della Basilicata
La tappa di Potenza del Giro dello scorso anno, nel cuore della Basilicata

Una regione, tante regioni

Come spesso accade in Italia, qui ci sono città d’arte e mare. Montagna e siti naturalistici. Spiagge e impianti di risalita e tanta, tanta campagna. Il livello di antropizzazione è ancora, per fortuna, basso. Tolti alcuni fondovalle e i tre centri industriali maggiori, Potenza, Matera e Melfi, è una rigenerazione anche per l’occhio vedere tanto verde e poche infrastrutture. Ormai siamo abituati a vedere costruzioni senza quasi soluzione di continuità: questa peculiarità della Basilicata diventa un valore aggiunto. Un valore da tutelare.

E poi c’è la strada che è il filo che unisce le perle. In una regione, si trovano “tante regioni” : Le Dolomiti Lucane o il Pollino, Matera o la Costa Jonica, la Valle dell’Agri o Maratea, Potenza o il Melfese… Ed è qui che entra in gioco la bici. E’ qui che la bici può esaltare il tutto, il viaggio e noi stessi, i ciclisti.

Qualcosa si muove

Si sente spesso parlare delle difficoltà del Sud e di un tipico immobilismo italiano, ma non è così dappertutto.

L’Apt Basilicata ha redatto un’ottima guida sia su strada che offroad, che offre 19 macro percorsi su asfalto e 6 su sterrato. Ma ci sono altre guide private altrettanto valide, come la collana Basilicata Bikeways, di CiclOstile. Tutti segni che c’è interesse, che qualcosa d’importante si muove.

Parlando di eventi concreti, i ragazzi di CiclOstile Potenza, unendo i loro percorsi hanno previsto il Basilicata Bike Trail, in programma per il 6 ottobre. Evento per gravel e Mtb. E poi ci sono i tour operator specializzati come Ferula Viaggi, per esempio, riconosciuto dall’Apt Basilicata stessa. O la Pollino Bike che, dopo la Pollino Marathon (evento storico della Mtb al Sud) sta lavorando ad un progetto cicloturistico innovativo anche su strada.

L’incontro fra autorità, media e organizzatori della Pollino Mx a Terranova di Pollino. Nicoletti al microfono (foto Antonio Caggiano)
L’incontro fra autorità, media e organizzatori della Pollino Mx a Terranova di Pollino. Nicoletti al microfono (foto Antonio Caggiano)

Un’Apt attiva

Con Antonio Nicoletti, ricordiamo presidente dell’Apt Basilicata, entriamo nel merito di questi progetti e del grande lavoro che c’è dietro.

Presidente Nicoletti, ciclismo e Basilicata.

Il ciclismo è una delle passioni che stiamo valorizzando per scoprire con lentezza la Basilicata e il suo interno soprattutto. Dico interno perché il Metapontino, Matera e Maratea tutto sommato hanno già una buona base turistica. La Basilicata è una regione da scoprire tutta e la bici è il mezzo migliore. E il perché è semplice: per la sua cultura, per i suoi paesaggi variegati. Dietro una curva passi dai calanchi, al mare, da un borgo alla montagna, e poi per la sua gastronomia, i suoi dialetti… Pensate che è la regione italiana che ne ha di più.

E questo è un indice importante che ci dice della varietà culturale…

Ogni borgo, ogni paesino arroccato in montagna o in collina ha sviluppato una sua varietà culturale e la bici, appunto con la sua lentezza, consente di scoprire tutto ciò, di entrarci in contatto con tutti e cinque i sensi. Io dico sempre che la bici è l’unico mezzo che ti consente di avere esperienze sensoriali forti.

Quali progetti ci sono in ballo?

Nell’insieme dei nostri progetti per ampliare l’offerta turistica ne stiamo sviluppando uno nuovo che si chiama Turismo delle Passioni. Ognuno di noi ha una o più passioni e queste sono forti motivazioni per intraprendere un viaggio. E un viaggio simile solitamente lascia grandi soddisfazioni, resta ben impresso nella memoria. E l’offerta della bici è una delle più forti in questo contesto. Fosse solo perché la Basilicata ha un’accoglienza naturale verso i ciclisti e il cicloturismo. 

E lo abbiamo visto, strade uniche…

Un altro concetto chiave è che non c’è passione senza appassionati. Quindi dall’altra parte ci sono delle associazioni, delle persone che accolgono, che in qualche modo parlano la stessa lingua di chi viene. E noi stiamo cercando di coinvolgerle.

Questa risposta si lega bene alla domanda successiva: la consapevolezza. Come si fa, in una terra che non ha una vocazione ciclistica storica, a rendere strutture ricettive e organi turistici consapevoli che il cicloturismo e il ciclista sono delle risorse? Che bisogna fare sistema, dall’albergatore alla segnaletica specifica?

Serve un grande lavoro. Da due anni e mezzo abbiamo lanciato un’App (Basilicata Free to Move, scaricabile qui, ndr) con 21 itinerari e 1.729 chilometri attraverso 81 paesi. Questa App aiuta a programmare il viaggio e dà info sul percorso, sulle officine, sulle attrazioni che s’incontrano lungo la via. Riguardo alla segnaletica specifica, qui ci si scontra a volte con la lentezza delle istituzioni amministrative. Noi stiamo spronando le province di Potenza e Matera affinché se ne facciano carico. Le stiamo sensibilizzando, anche semplicemente dicendo loro di installare delle colonnine di ricarica per e-bike.

Un lavoro importante e lungo, forse il più difficile: “far cambiare idea”…

Ma siamo in contatto con le strutture. Le stiamo sensibilizzando, se non altro presentando loro l’utilità di avvicinare un settore in crescita come il cicloturismo.

Gravel in the Land of Venice, sempre più nel vivo…

31.05.2023
5 min
Salva

Gravel in the Land of Venice, un sogno a cinque sensi. Un viaggio concreto, tangibile. Qualche tempo fa vi avevamo spiegato di cosa si trattasse (cliccando qui potrete scoprire tutto). A distanza di qualche mese abbiamo ascoltato di nuovo il patron di questo progetto, Massimo Panighel.

Il Veneto è una regione totale dal punto di vista del territorio. Si va dalle città d’arte ai piccoli borghi agricoli. Dal mare alle montagne, dalle colline ai grande centri urbani della pianura. Sono le sconfinate terre di Venezia che dai tempi del doge hanno reso forte e centrale queste zone. Territori che proprio in virtù di quanto detto sono il palcoscenico perfetto per pedalare.

Massimo Panighel, ideatore di Gravel in the Land of the Venice, è stato anche nel comitato che ha organizzato la recente tappa delle Tre Cime al Giro
Massimo Panighel, ideatore di Gravel in the Land of the Venice, è stato anche nel comitato che ha organizzato la recente tappa delle Tre Cime al Giro

Mappatura (quasi) totale

Il viaggio, la scoperta, la cultura, la tecnica, la fatica, le tradizioni… e un pizzico di “competizione” con sé stessi. Competizione con due virgolette grosse così. Sarebbe meglio dire: voglia di mettersi in gioco. In base all’impegno profuso si possono cogliere diversi livelli di brevetti.

«Il progetto Gravel in the Land of Venice – spiega Massimo Panighel – va avanti a gonfie vele. Sono stati caricati 60 percorsi degli 80 previsti e adesso stiamo completando la capillare offerta territoriale con le ultime province. Tutto è pronto, manca giusto la fase di upload dei percorsi mancanti, per arrivare al meglio in vista dell’epilogo con le Terre Nobili, evento (non competitivo) che è in programma il 16 e 17 di giugno».

Ma tutto questo grande progetto va anche promosso, messo sul piatto e sfruttato nel concreto.

«Questo – va avanti Panighel – spetterà al consorzio di promozione turistica locale e ai vari enti sul territorio. La Regione Veneto, in primis, per fare in modo che un portale edito da appassionati possa diventare un prodotto del territorio legato al cicloturismo».

E in quanto a promozione e territorio c’è un aspetto molto importante da sottolineare. È grazie alla rete d’impresa Cycling in the Venice Garden, che è stato possibile far entrare nel portale istituzionale della Regione (veneto.eu) il progetto Gravel in the Land of Venice. In questo modo diventa un progetto ufficiale, patrocinato da una regione che nel ciclismo crede moltissimo. Basta vedere il recente arrivo del Giro sulle Tre Cime di Lavaredo.

Il territorio al centro 

Territorio e bici, molto spesso sono legati da una terza parola: passione. Elemento fondamentale non solo per portare avanti un progetto di ampio respiro come questo, ma anche solo per pensarlo. E questa passione si traduce nel concreto con la creazione dei percorsi, con la ricerca delle strade più adatte e dei loro collegamenti… almeno per chi appunto lo organizza. Mentre gli altri se lo devono godere.

«L’idea dei percorsi è nata da me – spiega Panighel – perché ho collegato il percorso ad un nome che a sua volta lo rimanda al territorio. L’esempio di Dolomiti: ovviamente si pensa alle strade che sono vicino a Cortina. Se parlo del Mandorlato ti fa capire di essere nel veronese. Si è voluto giocare su questo abbinamento».

«All’interno dei vari percorsi si è cercato di non di utilizzare come base le ciclabili già esistenti – e ce ne sono circa 2.000 chilometri mappati dalla Regione Veneto – ma di sfruttarle tuttavia come spina dorsale per creare questi percorsi del gravel che escono dagli itinerari tradizionali. In questo modo siamo arrivati ad avere 6.000 chilometri dedicati al gravel su 80 percorsi. Insomma è un collage all’interno delle varie province che valorizza le tipicità legate all’arte, alla storia, alla cultura, all’enogastronomia e quindi dà così un senso in più al percorso».

L’evento non competitivo Terre Nobili, è un’occasione per pedalare in compagnia e mettere un tassello al proprio brevetto Gravel in the Lands of Venice
L’evento Terre Nobili è un’occasione per pedalare in compagnia e mettere un tassello al proprio brevetto Gravel in the Lands of Venice

Flussi e brevetto

Ora che la bella stagione sta arrivando, ci s’interroga sui flussi. In pratica quante persone pedaleranno su questi 80 itinerari?

«Principalmente chi pedala sui sentieri di Gravel in the Land of Venice è un ciclista di vicinanza, come si suol dire, cioè prevalentemente veneti, lombardi, friulani… Ma la volontà sarebbe quella di riuscire a creare un format che possa essere un invito anche per gente da fuori.

«E’ un format nuovo che non esiste in Italia. Mi sono confrontato anche con dei ragazzi della Toscana che stanno cercando di capire come promuovere progetti simili dalle loro parti. La domanda di base è: se domani torno da queste parti cosa faccio? Ecco, Gravel in the Land of Venice con i suoi 80 percorsi ti dà la possibilità di girare il Veneto».

Per quest’anno il brevetto rimarrà ancora nella formula di 12 itinerari liberi. Il prossimo anno invece dovranno essere affrontati almeno uno per provincia e i cinque restanti (le province in Veneto sono sette) si possono invece fare liberamente. E per chi ci riesce: ecco pronta una medaglia di finisher. Qui tutte le regole del brevetto.

Gravel in the Land of Venice