L’evoluzione dell’altezza di sella, parola al biomeccanico

02.12.2021
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In questi anni abbiamo assistito ad un’evoluzione di tutto: alimentazione, materiali, posizioni. E su quest’ultimo fronte la variazione più significativa riguarda l’altezza di sella. Ad un primo impatto sembra che tale misura si sia accorciata, cioè che i pro’ pedalino più bassi rispetto a dieci o venti anni fa.

Tra i primi a mostrarci in modo marcato il suo pedalare basso fu Alberto Contador: da certe immagini era davvero palese. Lo spagnolo fu tra i primi a mulinare rapporti cortissimi, ad andare agile da una parte e ad avere la sparata col rapportone dall’altra. Si vedeva che era frutto di un nuovo ciclismo, riferendoci a quegli anni chiaramente.

E allora come è cambiata l’altezza della sella? Cerchiamo di capirlo con l’aiuto di Alessandro Mariano, uno dei biomeccanici a più a stretto contatto con i professionisti del gruppo.

Michal Kwiatkowski è tra coloro che pedalano più bassi. E come lui il suo compagno Carapaz
Michal Kwiatkowski è tra coloro che pedalano più bassi. E come lui il suo compagno Carapaz

Cambiamento in generale

«Selle abbassate? Direi “ni” – esordisce Mariano – dipende dai punti di vista. Rispetto al passato se si confrontano l’apparato muscolo-scheletrico dei corridori non sempre si tende ad abbassarla. Alcuni soggetti addirittura l’hanno alzata. In linea di massima però è vero: un po’ ci si è abbassati. Parliamo di millimetri e non centimetri. Potrei dire sui 4-5 millimetri mediamente, ma c’è anche chi è arrivato a 6 e chi invece si è fermato a 3».

Mariano porta subito il discorso a livelli più elevati. E presto scopriamo che il tema è a dir poco vasto.

«Facciamo un confronto con i corridori degli anni 2000-2010: da quel periodo sono cambiati allenamenti e alimentazione e di conseguenza anche morfologicamente l’atleta è molto diverso. Se guardiamo ai corridori di quel periodo sembrano degli amatori. Anzi, oggi un amatore è più tirato. Anche il lavoro muscolare e i muscoli stessi cambiano. Cambiano le cadenze e inevitabilmente anche l’altezza di sella ne risente».

Alessandro Mariano Fisioradi
Alessandro Mariano lavora anche nel centro Fisioradi di Pesaro
Alessandro Mariano Fisioradi
Alessandro Mariano lavora anche nel centro Fisioradi di Pesaro

Non c’è una regola fissa

Per Mariano tutto è collegato. Impossibile analizzare la sola distanza fra il centro del movimento centrale e la parte superiore della sella. Almeno per lui e per il suo modo di “operare”.

«Sono cambiati gli angoli di spinta. Ma se non fosse cambiato l’aspetto muscolare, l’altezza sarebbe rimasta la stessa. In tutta questa evoluzione c’è chi l’ha abbassata, ma c’è anche qualcuno (pochi) che l’ha alzata.

«Non c’è una tipologia di corridore che alza e una che abbassa. Non è che un velocista la alza e uno scalatore l’abbassa, ecco. Dipende sempre dal soggetto. Dico questo perché io uso l’elettromiografo per capire la posizione col miglior rendimento. Si tratta di mettere tutti i distretti in condizione di lavorare al meglio tra loro».

Oggi le selle sono cambiate e sempre più corridori utilizzano quelle più corte
Oggi le selle sono cambiate e sempre più corridori utilizzano quelle più corte

Rapporti e selle

Come detto sono molti i fattori che influenzano tale quota. Per noi uno dei più importanti è legato ai rapporti, ma per Mariano nessun fattore è distaccato dagli altri o incide di più. 

«Oggi si usano rapporti più corti – dice Mariano – quindici anni fa era impensabile che un po’ utilizzasse un 34×28. Di conseguenza sono cambiate le tabelle di allenamento e le cadenze, più elevate. Quanto incidono quindi i rapporti? Non più di altri fattori. Sì, può variare un po’ da soggetto a soggetto: magari per un atleta l’allenamento incide il 30 per cento e i rapporti il 40 per cento, per un altro contano entrambi il 3%… Più o meno il peso è uguale per ogni fattore.

«E poi sono cambiate le selle. Senza tornare indietro alla preistoria, fino a qualche anno fa le selle si allungavano indietro e di conseguenza si allargavano nella parte posteriore. Adesso invece si allargano prima, si ha un limite meccanico (un punto di appoggio, ndr). Quando dico si allargano intendo il famoso centro anatomico, anche se io preferisco chiamarlo il punto dove si ferma il bacino. 

«Questa misura mediamente viene individuata a 72 millimetri, ma dai vari test che ho fatto per qualcuno avanza un po’ (68 millimetri) e per altri arretra (73-74 millimetri). Dipende dal bacino».

Tutto ciò porta a pedalare, in teoria, più avanzati e già questo basterebbe a ridurre, seppur di poco l’altezza di sella. Ma poi come dice Mariano è l’insieme che conta. E’ importante collegare tutti i distretti. Stare più avanti di sella magari implica un cambio anche della posizione sul manubrio (per lunghezza e altezza). E a catena tutto il resto.

Purito (Rodriguez) impegnato nella crono finale del Giro 2012. La sua posizione fu stravolta prima del via da Mariano
Rodriguez nella crono finale del Giro 2012. La sua posizione fu stravolta prima del via da Mariano

E a crono?

«Contro il tempo il discorso cambia un po’- riprende Mariano – a livello di utilizzo muscolare potrei dire che è un altro sport. Tuttavia l’incidenza dei fattori citati in precedenza (alimentazione, allenamenti, muscolatura, selle) più o meno è la stessa. Con un cronoman puro puoi ottimizzare al massimo e osare anche posizioni più estreme. Con un uomo di classifica che invece deve andare forte anche il giorno dopo, devi trovare un buon compromesso, altrimenti nella tappa successiva paga. Se invece è l’ultima frazione allora puoi estremizzare anche con l’uomo di classifica. E lo mando forte…

«Se mi è successo? Sì e più di qualche volta. Con Joaquim Rodriguez, per esempio. Nell’ultima tappa del Giro d’Italia che vinse Hejsedal per soli 12” su di lui. Quella volta stravolgemmo la posizione prima della crono finale e Purito fece la crono della vita, ma non bastò. Diciamo che quell’anno fu sfortunato perché fu l’unica volta in cui tolsero gli abbuoni in salita, altrimenti avrebbe vinto quel Giro con un bel distacco».

Biomeccanica, con Bramati fra strada e ciclocross

01.12.2021
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Biomeccanica, bikefitting e la posizione in sella, tante definizioni che riprendono un argomento sempre molto dibattuto: ovvero quello di essere efficienti quando si pedala e di stare “bene” sulla bicicletta. Abbiamo fatto una chiacchierata con Luca Bramati, oggi tecnico della FAS Airport Services nel ciclocross, che anche grazie all’attrezzatura di valutazione del suo Bramati Point di Canonica d’Adda, è un punto di riferimento in fatto di biomeccanica e posizionamento in sella, anche per pro. Non solo: gli abbiamo chiesto dei consigli in fatto di “posizione corretta”, per chi usa la bici da strada e quella da ciclocross.

La tecnologia e le moderne strumentazioni aiutano, ma l’occhio del biomeccanico è fondamentale ai fini del risultato migliore (foto Bramati)
La tecnologia e le moderne strumentazioni aiutano, ma l’occhio del biomeccanico è fondamentale (foto Bramati)

Un controllo ogni due anni

Partiamo dal presupposto che un controllo della messa in sella dovrebbe essere una buona abitudine. Lo è per chi in bicicletta “lavora”, dovrebbe esserlo per chi monta in sella per diletto. Il consiglio di Luca Bramati è quello di fare un controllo almeno ogni due anni, al netto di incidenti, infortuni e/o problemi fisici.

Valutare il “punto di spinta”: un fattore soggettivo e tra più importanti in sede di bikefitting (foto Bramati)
Valutare il “punto di spinta”: un fattore tra più importanti in sede di bikefitting (foto Bramati)
Luca, consideriamo la valutazione biomeccanica ed il posizionamento ottimale di un atleta. Ci sono delle differenze tra l’inizio e il clou della stagione?

E’ fondamentale fare delle distinzioni, tra gli atleti pro’ e gli amatori. Nel primo caso, ci troviamo di fronte a corridori che, al giorno d’oggi, sono “tirati” ad ogni stagione. Durante l’inverno aumentano di un paio di chilogrammi, o poco più. La posizione in sella non subisce variazioni particolari, perché la “pancetta” non c’è, oppure è irrisoria. Per quanto riguarda gli amatori, il discorso è differente. Spesso il momento della valutazione biomeccanica coincide con la ripresa vera e propria dell’attività in bici. Non di rado c’è stato un aumento di peso considerevole.

Il peso condiziona la posizione?

Influisce in modo esponenziale sulla pedalata e su come si è in sella. Man mano che si perde peso, il corpo fa meno fatica ad allungarsi e si ricerca, anche, una posizione più ribassata. In questi casi è necessario rivedere la posizione per sfruttare correttamente l’avantreno della bicicletta. L’angolo di spinta in sella invece, non subisce variazioni.

Van der Poel e Van Aert (ai quali è necessario aggiungere Pidcock): tre esempi di versatilità sulla bicicletta
Van der Poel e Van Aert (ai quali è necessario aggiungere Pidcock): tre esempi di versatilità sulla bicicletta
Si possono verificare dei cambiamenti importanti di messa in sella nel corso di una stagione?

Se la valutazione biomeccanica iniziale è corretta, non ci sono stravolgimenti: magari è questione di qualche millimetro. Ma anche in questo caso è necessario fare una considerazione e voglio fare un esempio. Non di rado sottovalutiamo la differenza che deriva dall’utilizzo dell’abbigliamento invernale, che è più spesso rispetto a quello estivo. Sono pochi millimetri, ma capaci di cambiare la posizione sulla sella e di variare la nostra percezione del gesto.

In caso di infortunio e relativo stop dell’attività fisica, prima della ripresa è consigliabile una valutazione biomeccanica?

Sì, io la consiglio ed è fondamentale considerare la tipologia di infortunio che ha subìto l’atleta. Il primo step è fare una visita e un approfondimento dall’osteopata. Questo passaggio è importante e sancisce (oppure no) se il corpo ha il giusto assetto strutturale. Solo in un secondo momento si può fare una visita biomeccanica e il seguente bikefitting. Mi è capitato di interrompere delle valutazioni, perché il ciclista aveva dei problemi posturali dettati da un’asimmetria del corpo, causata per esempio da un incidente. Sono aspetti da non sottovalutare, molto importanti ai fini della salute anche nel medio e lungo termine.

Il giusto assetto in sella è il risultato di più variabili che devono collimare, tra queste anche la posizione delle tacchette (foto Bramati)
Fra le variabili devono collimare, anche la posizione delle tacchette (foto Bramati)
Bici da strada e quella da cx. Cosa è importante sottolineare?

Quello che mi preme dire è che nel ciclocross non serve estremizzare l’aspetto dell’aerodinamica. Abbassare in modo eccessivo il manubrio non serve. Anzi, è controproducente. Più si è schiacciati sull’avantreno e verso il basso, più il carico del corpo si sposta e appesantisce l’anteriore, che di conseguenza sprofonda nel fango. E’ fondamentale distribuire bene i carichi sulla bici. Poi c’é l’altezza sella…

In che misura si determina?

E’ necessario valutare la tipologia di scarpe e i pedali. Generalizzando: rispetto alla bici road, la cx dovrebbe avere un’altezza sella più bassa di 3 o 4 millimetri. Invece, se valutiamo l’orizzontale, la linea della bicicletta da ciclocross si accorcia tra gli 0,5 millimetri e 1 centimetro, rispetto a quella da strada. Ma è sempre necessario fare una valutazione biomeccanica approfondita e specifica.

Gioele Bertolini in azione ad Osoppo nel 2021
Gioele Bertolini in azione ad Osoppo nel 2021
Ci puoi fare alcuni esempi di atleti pro’ che valuti sotto il profilo biomeccanico?

Ad esempio Gioele Bertolini, che usa la bici road per allenarsi, adotta una posizione del manubrio più bassa di 1,5 centimetri, rispetto alla bicicletta da cx. Inoltre utilizza le due tipologie di calzature, strada e offroad, con gli aggiustamenti che ne conseguono in fatto di altezza-sella. Lui è un corridore molto preparato anche sotto il profilo tecnico e sente parecchio i diversi cambi di posizione. E poi ci sono altri due esempi…

Di chi parli?

Una è mia figlia Lucia, che utilizza le scarpe offroad anche per la bici da strada. Questo fattore le permette di tenere la stessa altezza di sella su ogni bicicletta. Katarzina Sosna invece, lituana tra le più forti al mondo nelle Mtb Marathon, è un caso a sé, atleta molto completa che pratica anche la disciplina della cronometro, dove per altro eccelle. Anche in questo caso mi confronto con un’atleta preparata sotto il profilo tecnico, competente e sensibile in fatto di setting sulla bici. In questa stagione non ha fatto cx, ma di solito arriva con quattro biciclette (crono, strada, cx e mtb) e su ognuna viene posta un’attenzione particolare in sede di valutazione biomeccanica. Lei utilizza le diverse tipologie di scarpa, road e mtb, quindi anche le altezze del mezzo cambiano.

Bernal, il mal di schiena e il ballo degli spessori

05.05.2021
7 min
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Davvero una strana storia quella di Bernal, degli spessori sotto la scarpa destra e della sua schiena, che di colpo all’ultimo Tour ha iniziato a fargli male. Si è ritirato alla 17ª tappa, ha lasciato che il dolore passasse, poi lo hanno portato in Germania dallo stesso biomeccanico che si occupava di Froome. Sembrerebbe tutto risolto, ma della sua schiena si continua a parlare. Perciò siamo andati un po’ a ritroso nella sua storia, cominciando dalle parole di Paolo Alberati, mentre studiavamo insieme proprio il profilo Strava del colombiano per capire in che modo si stesse allenando per il Giro. Però intanto guardate la foto di apertura e il dettaglio a seguire: visto che spessore?

«Circa la sua schiena – le parole di Alberati – m’è venuto un ricordo. Anzi, è venuto a Giovanni Stefanìa che al passaggio da junior a professionista, si accorse di un problemino di postura e gli mise uno spessorino sotto la scarpa. Non vorrei che glielo avessero tolto e da lì sia partito il mal di schiena. Sarebbe strano, perché una volta che hai un atleta in equilibrio, non ha senso rimetterlo in ballo. Ma se fosse successo questo, la cura è stata rimetterci quello spessore…».

Tirreno-Adriatico 2021, il rialzo è evidentissimo: circa un centimetro
Tirreno-Adriatico 2021, il rialzo è evidentissimo: circa un centimetro

Il primo spessore

Insomma, la cosa si fa interessante. Perciò la prima cosa da fare è sentire Giovanni Stefanìa, toscanissimo di genitori pugliesi, biomeccanico molto bravo e collaboratore fra gli altri di Bartoli nel centro di Lunata. Ragione per cui, nel periodo in cui Michele seguì la preparazione di Bernal, anche a Giovanni capitò di averci a che fare.

«Gli feci una visita posturale – ricorda – e confermo che gli misi uno spessorino. Tra noi biomeccanici, chi ricorre a certe soluzioni è un… delinquente (sorride, ndr). In Toscana si dice che gli spessori si mettono sotto ai piedi del tavolo, quando dondola. Si mette solo se c’è una dismetria vera, che magari si verifica per infortuni. Egan aveva un problema di questo tipo e come prima cosa gli diedi da fare degli esercizi posturali, i cui effetti ovviamente vanno verificati nel tempo. Lo spessorino che misi sarà stato di 2-3 millimetri con cui andò a posto. Ricordo che quando vinse il Tour si continuò a sentirlo e non ha avuto alcun problema. Da quel che ho capito il dolore è venuto fuori dopo, nell’inverno successivo. Si sarà davvero allenato troppo? Il corpo fino a 25 anni cresce, carichi di lavoro troppo pesanti non gli fanno bene. Spero però che quello spessore non sia stato tolto. I corridori che stanno comodi non vanno toccati. Mi viene in mente quando provarono a raddrizzare Sagan e ottennero il solo risultato che non andava più avanti».

Un messaggio da Genova

A questo punto, invitiamo nel discorso un nostro affezionato lettore: Davide Podestà di Genova. Ex corridore, laurea in Scienze Motorie, massaggiatore… Uno molto attento, insomma. Che nel leggere i nostri pezzi dalla Strade Bianche, un giorno mandò una foto mettendo in evidenza lo scarpino destro di Bernal. «C’è uno spessore lì sotto – scrisse nel messaggio – sarebbe curioso sapere se Bernal ha risolto così».

In realtà lo spessore c’è e non è così sottile. Dalla squadra non dicono molto sul precedente, ma quello messo ora è alto quasi un centimetro. La domanda semmai è come mai la dismetria fra le gambe di Bernal, che inizialmente non sembrava così marcata, ora sarebbe arrivata a 17 millimetri, come detto lo scorso anno dal bollettino della squadra?

Il caso Pantani

Ci rifacciamo di passaggio a un caso ben noto che riguarda un altro vincitore di Tour, che in realtà il Tour lo vinse dopo il terribile incidente per il quale la sua gamba sinistra rimase più corta della destra di 8 millimetri: Marco Pantani. La sua rieducazione fu seguita da Fabrizio Borra, lo stesso che di recente ha realizzato il tutore per il polso di Nibali. Parlando di altre rieducazioni, qualche settimana fa ci raccontò nuovamente del lavoro in acqua fatto con Marco per dare al corpo i necessari equilibri e sottolineò che non si raggiunse la perfezione soltanto perché la gamba era rimasta più corta.

«Avevamo studiato diverse soluzioni – ricorda – ma alla fine lavorando di frequente sulle capacità di compenso del corpo, non utilizzammo nessun spessore. Il mio lavoro quando andavo a seguirlo alle gare era proprio su gestire queste cose…».

Non c’è una regola

A questo punto però cresce la curiosità sulla gamba di Bernal e sul perché si sia deciso di aumentare l’altezza dello spessore.

«Quei 17 millimetri sono tanti – dice ancora Borra – e non c’è una regola ben precisa… L’errore che fanno tanti è mettere spessori senza però valutare bene le capacità di compenso del corpo. Prima si lavora sul potenziale massimo di adattamento fisiologico e poi si vede quanto manca. In questi casi è fondamentale che il Posturologo, l’Osteopata ed il Biomeccanico lavorino tutti insieme sulle risposte dell’atleta».

Non esageriamo

Mentre il prossimo step sarà cercare di capire che tipo di lavoro ci sia stato prima di quello spessore così alto, cioè se Bernal stia anche seguendo un programma di lavoro posturale che permetta al suo corpo di convivere con quella grave asimmetria, da altre informazioni raccolte risalta che l’uso dello spessore non sia la soluzione finale. E soprattutto che non si va mai a correggere l’intera differenza. Se si parla di 17 millimetri, visto che nel ciclismo la gamba non arriva mai a completa distensione e si può contare anche sul gioco della caviglia, lo spessore può essere ben inferiore (come i 3-4 millimetri di partenza) dato che la differenza sarà spalmata su tutta la lunghezza della gamba.

«Quei pochi millimetri – dice Paolo Alberati – sono un “segnale” per la struttura biomeccanica dell’atleta e servono a compensare anche differenze maggiori. Esperienza e scienza dicono questo».

Equilibrio a rischio

Come dire, facendo la somma delle voci raccolte e dei cambiamenti, che andare a compensare così tanto a 24 anni con degli spessori, dopo che per tutto questo tempo l’atleta ha costruito equilibri e compensazioni, potrebbe mandare in confusione la sua biomeccanica.

Nel 2017 ha usato lo spessore di Stefanìa, idem nel 2018. L’anno dopo, il 2019, senza spessore. Nel 2020 con un piccolo spessore, che sembra un cuneo. Nel 2021 con uno spessore molto alto. Avrà davvero risolto così, come ha chiesto Podestà?

Egan ha lavorato tanto sottoponendosi nuovamente a carichi importanti, come vi abbiamo raccontato. Durante il Giro, il confronto con gli avversari fornirà tutte le risposte. Noi a questo punto seguiremo il suo percorso con un motivo di attenzione in più.

Tacchette, così nascoste, così importanti…

02.03.2021
5 min
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La giusta posizione delle tacchette per un corridore è importantissima. Si tratta di una questione millimetrica che se mal gestita o sottovalutata può causare anche spiacevoli inconvenienti, per questo sono fondamentali la precisione e soprattutto una persona competente che conosca bene la materia. Ne avevamo già parlato con Aldo Vedovati, questa volta invece ci siamo rivolti ad Alessandro Mariano, esperto biomeccanico, noto per aver posizionato in bici molti campioni come Alberto Bettiol e Davide Formolo.

Quanto è importante per un corridore avere le tacchette ben posizionate?

E’ la base di tutto, bisogna dedicarsi a quest’aspetto con molta attenzione e precisione.

Perché?

Perché stiamo parlando della parte del corpo verso la quale scarichiamo la potenza, quindi è necessario trovare il giusto punto in cui imprimerla.

Il posizionamento passa attraverso un’attenta serie di misurazioni
Il posizionamento passa attraverso un’attenta serie di misurazioni
Come si montano le tacchette? Ci sono strumenti che possono aiutare?

Io utilizzo una pedana baropodometrica e stabilometrica in modo tale che riesco a vedere bene la morfologia del piede così da individuarne il punto di forza.

Come funzionano questi strumenti? Esistono anche altri modi?

Questi strumenti nascono per la medicina, vengono utilizzati dagli ortopedici. Per me sono molto utili perché forniscono dati affidabili. Ti faccio un esempio: la pedana baropodometrica misura la pressione che il piede esercita sulla suola, è un dato importantissimo.

Una volta individuata la posizione delle tacchette è facile riportarla ad esempio su un paio di scarpini nuovi?

Potrebbe esserlo solo se parliamo di due paia di scarpini dello stesso modello. Se così non fosse bisogna affidarsi a un biomeccanico.

Cosa consiglieresti a un corridore che deve scegliere tra tacchette mobili o fisse?

Io preferisco quelle mobili senza ombra di dubbio. Il piede non può essere costretto a rimanere fermo, ha bisogno di muoversi, non siamo nati per essere bloccati.

L’analisi della pressione dei piedi permette di valutare bene il punto di partenza
L’analisi della pressione dei piedi è un passaggio fondamentale
Questa differenza influisce sulla prestazione?

Parecchio, c’è una falsa credenza secondo cui le tacchette mobili fanno perdere la potenza. Io dico che è il contrario e non solo, se non lasci un margine di movimento al piede è la volta buona che insorgono problemi.

Ad esempio?

Problemi con le ginocchia e i corridori sanno bene quanto sia poco simpatico imbattersi in tendiniti e infiammazioni varie. Se il piede lo blocchi stai pur sicuro che scarica altrove la tensione.

Ti ricordi qualche caso di atleti con problemi simili?

Ce ne sono molti, in linea di massima ti dico che si infiammano le ginocchia, in alcuni casi anche il tendine d’Achille.

A chi consigli invece le tacchette fisse?

Ai corridori che hanno una costituzione fisica perfetta. Si può iniziare con un periodo di prova, poi si fanno le dovute considerazioni.

Si dice che un velocista ne ha più bisogno di uno scalatore: è vero? Il velocista può avere vantaggi, usando la tacchetta fissa?

Se facciamo un discorso inerente ai pistard vi dico di sì, ma se parliamo delle corse su strada scordatevelo! Quando facciamo prove di resistenza è rischioso obbligare le articolazioni a un solo movimento. Non è la loro struttura fisiologica, i velocisti a mio avviso devono usare le tacchette mobili.

Tanti i modelli in commercio, ciascuno con le sue prerogative
Tanti i modelli in commercio, ciascuno con le sue prerogative
Per i corridori che hanno subito traumi articolari, muscolari o rotazioni del bacino a seguito di una caduta, si può intervenire anche sulle tacchette?

No, in tal caso io consiglio esclusivamente un osteopata o un fisioterapista. Se un atleta ha il bacino ruotato e tu monti le tacchette di conseguenza, succede che inizialmente ha delle buone sensazioni, ma nel lungo periodo si crea un casino. Credetemi, è meglio evitare.

Che tipo di problemi si creano? Qui si entra nel campo delle compensazioni che il fisico mette in atto ed è molto interessante.

Le compensazioni nascono quando il problema non si è risolto in tempo, allora in questo caso si corregge l’errore lentamente, ammesso che ce ne sia bisogno. Comunque è preferibile far crescere la pianta dritta, in caso contrario bisogna sempre rincorrere qualcosa.

Insomma qui non si può sgarrare di un millimetro…

Considera che se hai la sella più bassa o più alta di due millimetri, la correggi senza compromettere nulla. Se invece hai le tacchette spostate anche di un solo millimetro è troppo e non te lo puoi permettere, per questo consiglio le tacchette Time, sono veramente affidabili sotto ogni punto di vista, e naturalmente consiglio soprattutto un bravo biomeccanico.

Pensi sia giusto abbinare il posizionamento in sella con quello delle tacchette?

In bici il movimento è omogeneo, si deve fare questo tipo di abbinamento. Io consiglio sempre di considerare questo aspetto nella sua generalità. Un corridore sulla bici lo si posiziona trovando il giusto equilibrio tra i punti fondamentali quali l’altezza della sella, la distanza tra manubrio e sella, la giusta posizione delle tacchette e cosi via.

Non c’è niente di banale in quelle tacchette sotto gli scarpini
Non c’è niente di banale in quelle tacchette sotto gli scarpini
Pensi che la posizione delle tacchette possa variare a seconda della condizione fisica dell’atleta?

No, non sono favorevole, è una buona idea intervenire sulla posizione in bici, ma non sulle tacchette.

Ritieni giusto che i corridori si facciano montare le tacchette dai meccanici della squadra prima della corsa?

Ci può stare, i meccanici hanno una mano esperta. Certo devono avere le misure giuste e soprattutto il cambio può avvenire tra lo stesso modello di scarpini, altrimenti conviene che sia il biomeccanico ad intervenire tra due modelli di scarpini diversi.

Nel mondo di Vedovati, il mago della posizione

17.02.2021
5 min
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Nell’era in cui tutto è super tecnologico, proprio laddove si presuppone la tecnologia la faccia da padrona c’è chi invece si affida ad occhio ed esperienza. E’ Aldo Vedovati, vero guru della biomeccanica.

Attenzione però, Vedovati a macchinari, millimetri e dime ci ricorre eccome, ma come vedremo l’occhio dell’esperienza ha la meglio. E se tanti, ma proprio tanti professionisti vanno e tornano nel suo laboratorio, un motivo ci deve essere.

Lo storico gruppo della Colpack fa riferimento a Vedovati (in foto) da molti anni
La Colpack fa riferimento a Vedovati (in foto) da molti anni

Da Zandegù al laboratorio

La storia di Vedovati comincia oltre 30 anni fa. Iniziò a lavorare nel negozio di bici, Cicli Vedovati, che aprì suo padre.

«Poi – racconta lui stesso – feci il meccanico nella squadra di Zandegù nei primi anni 80, ma già dal 1984 lasciai le corse per il negozio e il posizionamento. Dal 2008 invece seguo solo il reparto di biomeccanica nel mio studio al Albino, Bergamo. Il negozio l’ho ceduto.

«Seguo il posizionamento dalla A alla Z. Ho tantissimi corridori (alcuni non può dirli per ovvie questioni di sponsor, ndr). Per esempio uno dei tanti che è passato da me è stato Paolo Savoldelli che è delle mie zone, ma anche Ivan Basso, e poi oggi seguo Nizzolo, Ciccone, Colbrelli, Villella… ne ho una trentina buona».

Le tre fasi di Vedovati

Fino a qualche tempo fa la “biomeccanica” era semplice: “stai più lungo e stai più basso”. 

«Oggi – spiega Vedovati – è cambiato tanto, anche perché sono cambiati i componenti. Ma prima di tutto va detto che c’è chi cerca la posizione per lavoro, il professionista, e chi quella per divertirsi, l’amatore. Dal pro’ devi cercare di tirare fuori la miglior resa possibile da quella posizione. Quello che per me è importante è vederlo su strada, in azione. E’ la prima cosa. Esco in bici con i corridori prima e dopo il test. Ho preso una bici con pedalata assistita per seguirli, specie quando andiamo in salita. Ho un lungo rettilineo con scarsissimo traffico dove li porto. Lì, li osservo, li studio.

«La seconda “tappa” della mia visita passa poi per le scarpe. Analizzo bene la posizione del piede e della scarpa, come spinge quando pedala. Per me è importantissimo perché i piedi sono le fondamenta della posizione. Terza fase, passo alla sella: arretramento, inclinazione, altezza. Da lì sistemo poi anche la parte del manubrio, ma è una conseguenza».

Per Ciccone posizione sul manubrio bassa ma non eccessivamente lunga
Per Ciccone posizione bassa ma non eccessivamente lunga

Basso e lungo…

«Stare bassi e lunghi, come si diceva fino a qualche anno fa, oggi non vale più. Bassi magari sì, l’aerodinamica resta importante, ma non c’è questa ricerca estrema come prima. E lo stesso vale per gli attacchi manubrio: una volta si vedevano i 130, 140 e anche 150 millimetri. Adesso invece si sono accorciati perché si sono allungati gli orizzontali. E per me è meglio, la bici è più stabile. Anche se per esempio Basso fino alla fine non ne ha voluto sapere ed è rimasto con i suoi attacchi lunghi.

«Stando meno schiacciati i corridori respirano meglio e questa regola ormai vale anche a crono, lì ne guadagna anche la guidabilità. Respirando meglio va da sé che il corridore renda di più. Bisogna sempre trovare il giusto compromesso con l’aerodinamica».

E la sella?

L’esperienza conta, specie per Vedovati che quasi non utilizza i computer.

«Utilizzo poco il computer, ma ho i miei strumenti e le mie dime, che mi sono fatto fare appositamente su miei disegni. Oggi si tende a stare più avanti e per me in alcuni casi si esagera anche un po’. Spesso si vede la rotula superare la verticale sull’asse del pedale quando questo è orizzontale. Il che può anche andare bene per una crono, per una brevissima tappa di salita o per qualche corsetta amatoriale… ma non per sforzi prolungati perché in quel modo il quadricipite, il muscolo più importante, è chiamato ad uno sforzo enorme. Per me quindi okay la posizione aggressiva, ma non troppo.

«Sempre per lo stesso motivo non do mai l’altezza di sella massima consentita dal cavallo, perché dopo parecchio tempo la pressione si fa sentire e il muscolo si accorcia. Il risultato? Il corridore inizia a basculare. Mediamente mi tengo più basso di un paio di millimetri, il che non guasta neanche per la guida».

Vedovati dedica moltissima attenzione al “reparto piedi”: pedali, tacchette, suole, scarpe
Grande attenzione al “reparto piedi”: pedali, tacchette, suole, scarpe

Ancora sui piedi

Prima di congedarci Vedovati, richiama l’attenzione sui pedali. Per lui il “reparto piedi” è davvero il più importante. Il biomeccanico bergamasco dedica moltissimo tempo alle scarpe. Ogni corridore gli lascia un “clone” del suo modello con le tacchette da lui posizionate e così quando deve cambiare scarpe nel corso della stagione Vedovati sa già come le deve fissare, tanto che alcune aziende inviano le scarpe direttamente nel suo laboratorio e non all’atleta.

«Il piede – conclude Vedovati – deve essere il più possibile vicino all’asse del pedale, laddove c’è il punto di spinta. Per questo faccio utilizzare suole basse. La scarpa, credetemi, è davvero importante. Io analizzo il tutto al podoscopio e valuto se poi c’è bisogno del plantare. In quel caso li mando da un ortopedico, non uno qualsiasi, ma uno che abbia esperienza con i ciclisti. Non serve un plantare per camminare, ma per pedalare.

«Le tacchette? Quelle fisse vanno bene solo per chi davvero non ha problemi, altrimenti un minimo di mobilità serve sempre. Anche per la posizione dei piedi preferisco vedere gli atleti su strada e non sui rulli. Sui rulli viene meno la componente dell’equilibrio che riguarda principalmente proprio i piedi».

Alessandro Mariano Fisioradi

Fisioradi accoglie il re dei biomeccanici

02.01.2021
2 min
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“Scienza e Salute del ciclista”, si chiama così l’esclusivo programma ad altissima specializzazione proposto da Fisioradi Center a beneficio di tutti i ciclisti che vogliono prepararsi al meglio.

La visione di Radi

Il Poliambulatorio e centro di riabilitazione multifunzionale pesarese coordinato da Maurizio Radi rappresenta un vero e proprio punto di riferimento nazionale per ciclisti, sia amatoriali che professionisti. Questo grazie all’offerta di un metodo esclusivo di allenamento, di valutazione, di alimentazione e di trattamenti e programmi costruiti su misura per ogni singolo atleta.

Presso Fisioradi Center è possibile trovare servizi molto specifici. Si parte dalla semplice visita di idoneità sportiva fino alla valutazione e alla preparazione atletica attraverso vari test. Si possono effettuare: il test Conconi, l’incrementale con lattato, il test di Mader, il Wingate Anaerobic test, il Critical Power 10”, il test potenza/cadenza e la plicometria finalizzata ad estrapolare la percentuale di grasso corporeo del ciclista.

Mariano e i pro’

Si valutano e si predispongono tabelle d’allenamento personalizzate e si dà grandissimo valore alla biomeccanica e al corretto posizionamento in bici. E’ possibile su appuntamento e in collaborazione con Alessandro Mariano, esperto collaboratore di tantissimi corridori professionisti farsi mettere bene in sella. Non mancano poi l’aspetto fondamentale legato all’alimentazione e all’integrazione. E’ possibile avere la consulenza di un nutrizionista. Inoltre, si può fare dell’Indoor Cycling, con lavori specifici di ritmo e resistenza per pedalare insieme ad altre persone alla ricerca di una sana competizione e del divertimento.

Alessandro Mariano mentre lavora sulla bici di Bettiol
Alessandro Mariano mentre mette a punto la posizione di Bettiol

Arriva la nuova sede

Fisioradi consta di un Poliambulatorio e un centro di riabilitazione multifunzionale con ben nove divisioni specialistiche diverse. Un vero e proprio polo di eccellenza, che in primavera inaugurerà una nuova ed avveniristica sede. Da Fisioradi Center la sensibilità per il ciclismo è altissima. Questo grazie principalmente al valore delle professionalità sia mediche che scientifiche (sono oltre 40 e selezionati da tutta Italia) che qui hanno la possibilità di ben svolgere il proprio lavoro.

fisioradi.it

posizioni aerodinamiche

Telai standard e posizione ideale: sfida delicata

03.12.2020
4 min
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Come ci ha detto anche Dario Cataldo oggi siamo nel ciclismo dei dettagli. Tutto è ponderato al millimetro, specie nell’argomento che trattiamo in questo articolo! Parliamo infatti di posizione in bici, di biomeccanica, di materiali.

Oggi rispetto ad una volta i telai su misura sono praticamente spariti. Anche ai professionisti arrivano i telai con misure standard, centimetri e soprattutto angoli sono quelli per tutti ed è il corridore che vi si deve adattare. Alessandro Mariano, posturologo di Fisioradi da oltre 30 anni al seguito dei pro’, ci aiuta a capire.

Come si fa oggi a trovare la giusta posizione? E’ l’atleta che deve adattarsi alla bici?

E’ tutto più difficile per chi svolge il mio lavoro. Una volta c’era il progetto del telaio e l’atleta ci montava sopra. Oggi ci si arriva con i componenti. Si riesce comunque a raggiungere un buon equilibrio con le giuste compensazioni (attacchi, spessori, arretramento). Si parte da una base fissa, il telaio, e da lì si cerca il giusto equilibrio muscolare e osteo-articolare. L’intento però era, e resta, quello di non sovraccaricare muscoli e articolazioni. Noi per ovviare a questo rischio abbiamo anche fatto dei test con l’elettromiografo sotto forzo, anche su strada.

Elettromiografia
Elettromiografia: i sensori sulla schiena di Purito Rodriguez
Elettromiografia
Elettromiografia: i sensori sulla schiena di Purito Rodriguez
E cosa si vede?

Quali distretti muscolari sono maggiormente attivati se la sella è troppo avanti o troppo arretrata. Se lavora troppo il bicipite femorale o il quadricipite, se il polpaccio lavora troppo o è quasi del tutto “tagliato fuori”. In ogni caso il segreto è svincolare il più possibile la schiena. Questa deve essere scarica il più possibile, perché poi in salita o in uno sprint è chiamata a spingere e vengono coinvolti molto i lombari.

Insomma la parola d’ordine è equilibrio…

Esatto. Alla fine gli angoli, anche con i telai di oggi, riesci a riprodurli. L’apparato scheletrico non cambia, mentre il muscolo sì. Si modifica nel corso degli anni e persino durante una corsa a tappe. Andrebbe cambiata la posizione durante un grande Giro. Poi non lo si fa per tante altre questioni, ma in teoria tanti giorni di carico su determinati muscoli portano ad un affaticamento tale per cui si potrebbe coinvolgerne anche altri. Poi, sia chiaro, parliamo di pochi millimetri. La posizione della vita, anche per gli amatori, non esiste. Vi faccio un esempio.

Prego…

Avevo due atleti identici per statura e misure degli arti: Gotti e Abdujaparov: se avessi tenuto conto solo dell’aspetto scheletrico avrebbero potuto scambiarsi la bici, ma la muscolatura era diversa. Gotti aveva un telaio “seduto” a 71,5° e Abdu un telaio dritto a 76°. Oggi i triatleti a parità di statura con i ciclisti hanno posizioni differenti, in quanto hanno muscolature differenti. La loro posizione va pensata anche in base alla parte del nuoto e a quella della corsa.

I manubri integrati complicano le cose?

A livello di posizione no, alla fine attacchi e larghezze delle pieghe hanno misure diverse e si riescono a riprodurre le proprie quote. 

Tacchette non più in punta: la tendenza è quella?

Io le ho sempre messe un po’ più indietro rispetto alla media. Ho sempre fatto un’analisi del piede e del suo punto di forza che non corrisponde alla testa metatarsale, ma un po’ più indietro. Condivido pertanto questa tendenza.

telaio BMC
Un telaio (BMC) moderno: con le misure standard imposte soprattutto dai monoscocca
telaio BMC
Un telaio (BMC) moderno: con le misure standard imposte soprattutto dai monoscocca
Anche le pedivelle tendono ad “accorciarsi”…

Vero. Noi facciamo un esame che è un po’ come individuare la “coppia massima” della pedalata. Alla fine ne emerge che chi solitamente va agile dovrebbe usare la pedivella più corta e viceversa se va più duro. L’esempio estremo è Froome. Ha leve molto lunghe, ma va molto agile. Una volta gli avrebbero fatto usare pedivelle da 180 millimetri. La pedivella più corta, scelta in base alle proprie caratteristiche, ottimizza il consumo energetico.

Le selle 3D influiscono sulla posizione?

Conta più la larghezza. Oltre un certo limite il tuo bacino non va più indietro. Di solito la misura indicata, il famoso punto anatomico, corrisponde a 7,2 centimetri di larghezza. Però attenzione, è un dato statistico che va bene per tutti e per nessuno. In generale però più che i materiali io credo che le posizioni siano cambiate perché sono cambiate le preparazioni e di conseguenza le strutture degli atleti.

Un aspetto interessante. Spiegaci meglio…

Sono diversi morfologicamente. In generale i corridori sono più magri, più elastici e questo consente di estremizzare le posizioni. Basta guardarli giù dalla bici. Il peso incide molto e modella tutta la struttura. Tra i tanti che ho seguito, c’è stato Mario Scirea (corridore longilineo per antonomasia, ndr), oggi sarebbe un atleta grasso.