«Per il Lombardia Pogacar ci sarà», parola di Hauptman

16.09.2023
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Nonostante la forma non sia ancora al meglio, è arrivato terzo alla Coppa Sabatini, Tadej Pogacar non si smentisce. Ventiquattro ore prima aveva corso al Giro di Toscana ed erano questi i primi appuntamenti dopo il mondiale di Glasgow. Lo sloveno ha deciso d’iniziare il suo fine stagione dall’Italia. Anzi, è probabile che correrà solo nel Belpaese. Con Andrej Hauptman, uno dei direttori sportivi della UAE Emirates, facciamo il punto della situazione sul giovane campione.

A Peccioli il ciuffo fuori dal casco ancora non era ben visibile, ma il diesse sloveno fa intendere che presto il suo connazionale tornerà a sfoggiarlo. Un simbolo che ormai è un po’ come la bandana del Pirata.

L’umore è buono, anche se quello in apparenza non è mai venuto meno. Il podio iridato, agguantato in quelle condizioni, è davvero un perla. Una perla da cui ripartire.

Hauptamn e Pogacar, entrambi sloveni, quest’inverno
Hauptamn e Pogacar, entrambi sloveni, quest’inverno

Riecco Tadej

Con Hauptman partiamo dalle gare recenti. Lo avevamo lasciato nel post gara di Glasgow, dove avevamo visto un Pogacar davvero stanco, provato… tanto da avere anche un mancamento prima delle interviste di rito. E lo ritroviamo sorridente sulle strade della Toscana.

«Sicuramente – spiega Hauptman – è stato un anno particolare per Tadej. Nella preparazione frenetica per il Tour de France ha speso molto, ma adesso è di nuovo motivato, pronto e con la sua voglia di correre.

«Vero, dopo il mondiale era stanco, ma veniva da un Tour tiratissimo, dalla rincorsa alla maglia gialla nei mesi precedenti, dalla sua voglia di essere sempre davanti… alla fine il corpo dice no, dice basta. A Glasgow Tadej era stanco fisicamente, ma io credo che fosse stanco anche mentalmente. Come ho detto lui vuole sempre fare bene, vincere… ma non è così. Per radio tante volte lo dobbiamo frenare, dobbiamo dirgli di aspettare!».

Un bagno di folla e un grande calore per Tadej in queste prime uscite toscane
Un bagno di folla e un grande calore per Tadej in queste prime uscite toscane

Calendario in itinere

Hauptman dice che dopo il mondiale tutti quanti insieme hanno concertato un periodo di recupero per Pogacar. Era necessario, poi hanno valutato il suo stato e solo allora Tadej ha ripreso a correre. Durante la prima settimana post-Glasgow Pogacar non ha toccato la bici: riposo assoluto. Poi è ripartito con molta, molta calma. In questa fase non ha fatto altura.

«Piano, piano sta andando meglio – spiega Hauptman – queste prime corse italiane servono per capire come sta. Sono gare di avvicinamento ad ottobre, al Giro di Lombardia che è il primo obiettivo. Non conosco ancora il suo calendario di preciso, perché appunto volevamo vedere queste due prime gare. Il Giro dell’Emilia? E’ un’opzione certo».

Pogacar terzo a Peccioli. Il giorno prima era rientrato in gara al Giro di Toscana, 33 giorni dopo la prova a crono di Glasgow
Tadej terzo a Peccioli. Il giorno prima era rientrato in gara al Giro di Toscana, 33 giorni dopo la prova a crono di Glasgow

Obiettivo Lombardia

Ricapitolando: Pogacar s’infortuna alla Liegi (fine aprile), salta un bel pezzo di maggio poi inizia la sua rincorsa frenetica verso il Tour. I programmi perfetti chiaramente sono saltati e nel ciclismo di oggi e con avversari come quelli della Jumbo-Visma non puoi permetterti certe variazioni neanche se ti chiami Pogacar.

Questa sua stanchezza estiva ha nome e cognome: infortunio della Liegi.

«Osservare il periodo di stacco quando si sta bene è certamente meglio che farlo quando si è stanchi – dice il diesse sloveno – ma c’erano degli appuntamenti importanti come Tour e mondiale e non ci si poteva fermare prima chiaramente. Dovevamo fare i conti con la situazione. Io sono convinto che Tadej abbia pagato tanto e sia arrivato così stanco ad agosto a causa l’infortunio di aprile. Il problema nasce tutto da lì».

Però ora lo sloveno sta bene. Alla Coppa Sabatini si è mostrato in ripresa. Era già diverso dal Giro di Toscana di appena 24 ore prima. Durante lo stop non ha fatto grandi lavori. Sono queste gare i suoi “primi fuorigiri”.

«L’obiettivo – conclude Hauptman – come detto è il Lombardia. E state tranquilli che per quel giorno Tadej ci sarà».

Tadej accusa il colpo, ma non si arrende

18.07.2023
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COMBLOUX – «Non è andato piano Tadej, è andato forte Vingegaard», è questa la sintesi di quanto raccolto nel clan della UAE Emirates pochi minuti dopo la cronometro individuale Passy-Combloux. Lo sloveno subisce forse la più importante sconfitta della sua carriera. Le altre (poche) volte in cui era stato battuto era stato lui a non essere al top, ma stavolta no.

Jonas Vingegaard gli rifila 1’38” e Tadej Pogacar a sua volta ne dà 1’14” a Wout Van Aert. Nessuno ipotizzava distacchi simili. Ieri Malori ci aveva parlato di circa 1” al chilometro, semmai il danese avesse guadagnato. E di una ventina di secondi ci aveva detto anche Contador questa mattina. Ma questo è davvero uno shock.

Ore 10:13, Tadej Pogacar arriva in zona bus per la ricognizione. Un breve salto sul bus e poi parte
Ore 10:13, Tadej Pogacar arriva in zona bus per la ricognizione. Un breve salto sul bus e poi parte

Preoccupazione caldo 

Tadej ormai lo abbiamo imparato a conoscere: se cade il mondo lui fa un passo di lato. Supera tutto con facilità, ma è sempre più probabile che c’è una cosa che turba la sua proverbiale serenità. E questa cosa si chiama caldo.

Questa mattina quando è arrivato in partenza per la ricognizione aveva detto ai suoi che nel pomeriggio non si sarebbe voluto scaldare sotto la tenda del bus. Aveva tirato su gli occhi, aveva visto dove avrebbe girato il sole e chiesto di fare i rulli da un’altra parte.

Il meccanico, Claudio Bosio tra i più saggi, aveva proposto il motorhome dei meccanici stessi. «Il nostro camion è tranquillo, c’è l’aria condizionata e lo abbiamo già liberato». A quel punto Andrej Hauptman, qui il primo diesse, aveva dato l’okay.

E in effetti il caldo c’è, ma non tanto per le temperature alte, quanto piuttosto per l’umidità.

Tadej parte. E va forte. «Ha siglato una delle sue prestazioni migliori di sempre», ci confida Matxin dopo l’arrivo. E forse questo è ancora più grave in ottica futura. Cosa può pensare il corridore? Fosse stato in giornata no, okay… ma così è difficile trovare appigli.

Hauptman ha parlato con noi. Ha allargato le braccia, ma senza nulla da rimproverare al suo atleta
Hauptman ha parlato con noi. Ha allargato le braccia, ma senza nulla da rimproverare al suo atleta

Onore a Vingegaard

«Incredibile – ha detto Hauptman – Jonas oggi ha fatto qualcosa di fantastico, ha anche guidato benissimo. Non possiamo non congratularci con lui. Il cambio bici? Non credo gli sia costato troppo o che abbia perso la crono lì. E comunque prima di fare certe scelte noi facciamo i nostri calcoli e avevamo visto che sulla bici da strada in salita Tadej riusciva ad esprimere più watt. Credo anche che abbiamo cambiato nel punto giusto, un punto ripido così da perdere meno tempo perché lì si va più piano».

«Cosa dire: domani è un altro giorno, ci aspetta una tappa molto dura. E lo stesso nella tappa venti. Da parte nostra continueremo a lottare per la maglia gialla. Intanto pensiamo a vincere la tappa».

Sentire un esponente del clan UAE Emirates che parla di tappa fa capire tante cose. E’ vero che sono parole raccolte a caldissimo, ma forse hanno visto che su certi valori proprio non ci sono, almeno se questo è il vero Vingegaard. Meglio dunque raccogliere quel che si può. Anche perché quando dicono di voler vincere la tappa bisogna considerare che Adam Yates è salito in terza posizione.

Pogacar ha già reagito una volta in questo Tour de France. E la speranza è che non si arrenda. La differenza però è che l’altra volta sui Pirenei era stato lui ad andare più piano. «Può starci che si demoralizzi, ma è un campione e saprà reagire», aggiunge Hauptman.

All’arrivo Tadej era stanco, ma non stremato. Forse era frastornato dalla prestazione di Vingegaard
All’arrivo Tadej era stanco, ma non stremato. Forse era frastornato dalla prestazione di Vingegaard

Ma quale resa…

«Un po’ sono deluso – ha detto Pogacar – se devo essere onesto non mi sono sentito al meglio nella seconda parte della crono, anche se comunque sono andato abbastanza bene. Ora però c’è un grande divario, speravo in un gap minore. Anzi, speravo di essere in giallo oggi. Spero oggi sia stata una tappa come quella del Marie Blanque e che domani possa avere gambe buone».

Tadej ha affrontato una crono difficile anche dal punto di vista del morale. Era prima felice per il vantaggio su Van Aert e poi ha saputo di perdere nei confronti di Vingegaard.

«E’ stato un piccolo shock – dice lo sloveno – ho cercato di limitare i danni e dare tutto».

Ma poi ecco le parole più belle: «Se domani piove posso promettervi che sarà una giornata interessante. Ci sono altre due tappe davvero difficili da affrontare. Può accadere qualsiasi cosa e chiunque può avere un passaggio a vuoto. Guadagnare due minuti non è facile, ma noi ci proviamo».

Sul podio per la maglia bianca il sorriso di Tadej non era il solito…
Sul podio per la maglia bianca il sorriso di Tadej non era il solito…

Questione di materiali?

Stasera riordineranno le idee, questo è certo. E tra coloro che avranno un bel da fare c’è Marco Marcato. Il direttore sportivo non era certo il volto della felicità, ma la sua disanima è stata più che mai lucida.

«Questo sicuramente era un test importante. Vingegaard è stato un gradino sopra agli altri oggi, ma ci sono ancora le tappe di domani e di sabato. Il ciclismo non è matematica. Nulla è scontato. Anche Vingegaard potrebbe pagare gli sforzi. Oggi tutti sono andati a tutta».

Con Marcato si parla anche di materiali. Sappiamo quanto ci lavorino in Jumbo-Visma. «Magari – spiega Marcato – delle differenze possono anche esserci, ma semmai ci fossero sarebbero nell’ordine dei secondi. Qui parliamo di quasi 1’40” in 22 chilometri e Pogacar stesso è andato più forte di molti di loro».

Lo sloveno ha siglato un’ottima prova, è il danese che è letteralmente volato. Ora in classifica ha un ritardo di 1’48”
Lo sloveno ha siglato un’ottima prova, è il danese che è letteralmente volato. Ora in classifica ha un ritardo di 1’48”

Non finisce qui

Marcato è stato un corridore e lo è stato fino a pochi anni fa. Certe sensazioni le ha ancora fresche e conosce questo ciclismo. Con lui si parla anche dell’aspetto psicologico.

Nelle tappe precedenti avevamo visto che ad un certo punto Tadej scattava e Jonas, seppur di poco, si staccava. L’ultima volta invece il danese non ha perso un centimetro e anzi ha rilanciato. Visto che sono sul filo certi dettagli possono fare la differenza? Possono insinuare qualche tarlo nella testa del corridore? Di Pogacar in questo caso…

«Probabilmente qualcosina avrà anche influito tutto ciò e un tarlo glielo avrà messo, però Tadej si è sempre rialzato. E’ un campione e secondo me ha ancora qualcosa da dare e da dire in questo Tour de France. Ne sono sicuro».

Lafay splendido a San Sebastian. E le tattiche dei big?

02.07.2023
6 min
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SAN SEBASTIAN – Sembra quasi che il Tour de France dello scorso anno non sia finito. Sembra che quello di quest’anno sia il secondo capitolo di un libro iniziato undici mesi fa. Tadej Pogacar che attacca nella prima parte e Jonas Vingegaard dietro che rincorre con tutta la squadra.

Per carità, è bello, bellissimo. E’ il top del ciclismo e magari tutti i giorni fosse così, ma da un punto di vista tecnico viene da chiedersi se non ci sia qualche errore. Il dubbio è legittimo. Pensiamo a quel che è successo oggi verso la splendida San Sebastian o Donostia come la chiamano qui nei Paesi Baschi.

La Jumbo-Visma con una squadra fortissima, in superiorità numerica e al termine di un super lavoro è riuscita a perdere una corsa “vinta”. Mentre Pogacar e la UAE Emirates stanno spendendo molto. Cosa che lo scorso anno lo sloveno pagò nella seconda metà di Tour.

Pogacar tira dritto dopo l’Alto de Jaizkibel e Vingegaard non lo molla di un centimetro
Pogacar tira dritto dopo l’Alto de Jaizkibel e Vingegaard non lo molla di un centimetro

UAE, nessun errore 

I ragazzi di Andrej Hauptman – il direttore sportivo di Pogacar e compagni – stanno benissimo. Come ci ha detto Moreno Moser pochi giorni fa, forse in salita sono persino più forti dei Jumbo e vederli correre è un piacere. Poco dopo l’arrivo abbiamo scambiato qualche battuta proprio con il direttore sportivo sloveno.

Andrej, i tuoi ragazzi hanno un grande gamba…

Anche oggi è andata bene. Abbiamo controllato la corsa e per noi è stato un bene che non sia andata via una fuga troppo numerosa. Abbiamo preso l’abbuono e tenuto la maglia.

ll forcing sullo Jaizkibel dunque era per i secondi di abbuono?

Più che altro volevamo la corsa chiusa fino alla cima e poi, sì, se possibile prendere i secondi con Tadej. Otto secondi…

Però poi Pogacar ha continuato?

No, non ha continuato. E’ solo sceso con un passo normale e ha atteso il gruppo.

Si è detto spesso che l’anno scorso avete sprecato molto nella prima parte, non state commettendo lo stesso errore?

Non penso che sia un errore. Quando sei in maglia, devi onorarla e noi lo abbiamo fatto.

Yates sembra davvero in palla. E’ davvero un secondo capitano?

Adam ha già dimostrato che è un campione. E per noi è molto importante avere due corridori di questo livello da un punto di vista tattico.

Dopo ieri, anche oggi Vingegaard non ha dato il cambio a Pogacar: che idea ti sei fatto? E’ un segno di “debolezza” da parte del danese?

Ogni squadra fa la sua corsa e la sua strategia. E poi dietro aveva Van Aert che poteva vincere la tappa. Ognuno guarda ai suoi interessi.

In casa UAE Emirates sembrano tranquilli e certi della tattica che stanno portando avanti. Anche Alberto Contador ci ha detto la sua in merito: «Anche io non penso che Pogacar stia sprecando troppo. O almeno non sta sprecando più di Vingegaard… Solo che lui ha già guadagnato dei secondi di abbuono».

Ancora una cornice di pubblico pazzesca nei Paesi Baschi. Ma c’erano anche tanti francesi. Il confine è vicino
Ancora una cornice di pubblico pazzesca nei Paesi Baschi. Ma c’erano anche tanti francesi. Il confine è vicino

Beffa Van Aert

Alberto, che è acclamato a gran voce dalla folla ancora numerosa alle transenne, passa poi ad analizzare la volata di San Sebastian. Semmai è stato più colpito da questo di “errore”, ammesso che di errore si possa parlare, che non da quello presunto della UAE.

«Alla fine stiamo parlando del Tour – ha spiegato il grande campione – Lafay ha colto una vittoria che può cambiare la sua vita ed è stato bravissimo. Anche ieri è stato forte e non è un caso che sia arrivato davanti oggi.

«Se lo sono fatto scappare, bueno, però è facile parlare a corsa finita. Ieri è stata una giornata dura. Oggi anche. E le gambe erano al limite per tutti (il riferimento è alla “non chiusura” su Lafay nell’ultimo chilometro, ndr). Certo è che se si fa di nuovo la corsa… il finale è diverso. Ma questo è il ciclismo e questa sua imprevedibilità è il bello».

Che confusione

Dopo l’arrivo, in direzione dei bus, il primo in assoluto a passare è stato proprio Wout Van Aert, il battuto di giornata. Era nero in volto. Ormai è un po’ che il “vecchio Wout” perde. E’ sempre lì, ma non riesce a mettere il sigillo. E non si può certo dire che vada piano.

Davanti al bus del team giallonero tanti tifosi, ma anche tanto silenzio. Anche loro devono riordinare le idee.

«Eravamo solo Kelderman e io a tirare – ha detto Tiesj Benoot alla stampa olandese Pidcock ha un po’ mescolato le carte, quando mi sono spostato e c’era lui. Io stavo mollando ma ho dovuto riprendere, altrimenti Wout sarebbe rimasto scoperto». 

Alle sue parole si sono aggiunte quelle del direttore sportivo dei Jumbo-Visma, Frans Maassen: «Forse Vingegaard (che non ha tirato, ndr) poteva fare di più. E forse anche Wout poteva partire prima, ma ha visto che a ruota aveva Pogacar e avrebbe fatto vincere lui».

La grinta di Lafay, a 100 metri sente “i bestioni” che rimontano. Ma lui ha ancora forza e fa velocità. Un colpo da manuale del ciclismo
La grinta di Lafay, a 100 metri sente “i bestioni” che rimontano. Ma lui ha ancora forza e fa velocità. Un colpo da manuale del ciclismo

Lafay, il finisseur

E allora è giusto anche rendere onore a Victor Lafay. Il francese della Cofidis ha messo a segno non un colpo, ma “il colpo” da finisseur: uno scatto, uno, secco, vincente, potentissimo. Ai 950 metri si è lanciato come se l’arrivo fosse lì a 150 metri. Invece a 150 metri c’era la svolta di 90 gradi a sinistra. Ci è entrato a “cannone” e poi ha spinto come un forsennato.

Dietro, vuoi per la gamba al limite come dice Contador, vuoi perché forse avranno pensato che calasse o semplicemente perché hanno pensato troppo, quando sono partiti era troppo tardi. Merita un applauso per un gesto tecnico da manuale. 

«Il mio attacco non era programmato – racconta Lafay, col volto che è il ritratto della felicità – è stato un colpo d’istinto, di follia. Mi sono trovato lì. L’unica cosa che ho pensato, ma non tanto in quel momento, è che non sarei arrivato in volata con quei corridori».

E’ il pallonetto del giocatore che vede il portiere fuori dai pali. Il tiro da tre punti allo scadere. E’ Tchmil che vince la Sanremo del 1999. Chapeau.

«Sullo Jaizkibel stavo bene. Ho faticato, mi sono sfilato quel tanto da non perdere terreno e restare coperto e sono riuscito ad arrivare bene alla fine. Quando sono partito non pensavo alla vittoria. Spingevo e guardavo il computerino: 500 metri, 400 metri… solo alla fine ci ho creduto».

Dopo la vittoria al Giro d’Italia del 2022, un altro grande colpo per questo ragazzo di Lione. E fanno sorridere le parole rubate al suo diesse, Thierry Marichal, a fine corsa: «Per una volta che non facciamo proclami, che non diciamo di provare a vincere questa tappa o quella maglia, abbiamo conquistato un successo inaspettato e bellissimo».

Fenomeno olandese e vento nemico, la resa di Pogacar

18.03.2023
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Al bus della UAE Emirates un anno dopo. E stavolta Tadej Pogacar non ha il consueto sorriso sulla bocca. Stavolta il campione sloveno ci è rimasto più male di quel che vuol far credere. Aveva fatto una corsa (semi) perfetta, ma alla fine quel contropiede di quell’altro fenomeno che è Mathieu Van der Poel ha chiuso i giochi.

Nel clan UAE Emirates ci sono però sorrisi compiaciuti. Ed è giusto. Ci hanno provato fino in fondo. Le parole di Matxin sono il riassunto preciso della giornata: «Pazienza. Ci abbiamo provato. Cosa dovevamo fare? Non sempre si vince».

Tadej fila sul bus. Una doccia, mille pensieri, ma presto tornerà disponibile
Tadej fila sul bus. Una doccia, mille pensieri, ma presto tornerà disponibile

La grinta non basta

Tadej cerca un po’ d’acqua mentre sfila con la sua bici dopo la linea del traguardo. Poi arriva al bus, apre la tendina e senza troppi sorrisi o convenevoli s’infila dentro. Pochi secondi dopo già si sente la doccia che va. 

Andrej Hauptman, il direttore sportivo che lo ha guidato in corsa – ha giusto il tempo di dargli una pacca sulle spalle.

«Una grande grinta, una grande voglia, ma non è bastato – dice allargando le braccia il diesse sloveno – Ma abbiamo fatto tutto per fare la corsa dura fino al punto in cui è partito Tadej. Però oggi Van der Poel, Van Art e Ganna sono stati veramente forti e l’hanno battuto».

«Noi dall’ammiraglia quando è partito gli abbiamo detto di andare a tutta fino in cima. Era la sua unica arma. Nessuna comunicazione».

Il diesse Hauptman (a sinistra) con Zhao Haoyang, uno degli addetti stampa della UAE Emirates
Il diesse Hauptman (a sinistra) con Zhao Haoyang, uno degli addetti stampa della UAE Emirates

Vento galeotto?

La chiave della corsa è stata tutta nell’insistenza di Pogacar sul Poggio. E’ il destino beffardo di chi è il più forte e meno veloce. Ti aspettano al varco e ti lasciano l’onere della corsa. «Sapete – va avanti  Hauptman – Pogacar non è un velocista e lì ha dovuto giocarsi tutto».

Però forse un mezzo cambio Pogacar se lo aspettava ed è questo che probabilmente lo lascia con un po’ di amaro in bocca.

In fin dei conti era lo “scricciolo” in mezzo ai giganti. In mezzo a gente che pesa 15 o 20 chili di più. E nonostante tutto era lui a tirare. Cimolai, dopo l’arrivo, ci ha detto che il vento tendenzialmente era a favore, ma anche laterale. E a ruota si stava “bene”. Questo non è dettaglio da poco. Questo significa che se stavi a ruota, come VdP, o comunque pedalavi nel lato coperto, risparmiavi molto di più. E Tadej non è stato a ruota di nessuno…

«Erano rimasti in quattro e ognuno ha fatto la sua corsa – ribatte Hauptman – Noi abbiamo guardato i nostri interessi e gli altri ai loro. In quel momento, noi abbiamo detto a Tadej: regolare fino a cima, poi vediamo». 

Grosschartner a tutta sulla Cipressa. Il forcing della UAE è stato però un po’ tardivo e forse meno intenso di quel ci si poteva attendere
Grosschartner a tutta sulla Cipressa. Il forcing della UAE è stato però un po’ tardivo e forse meno intenso di quel ci si poteva attendere

Cipressa, che guaio

«La nostra gara è andata come volevamo… più o meno – prosegue Hauptman – Non è stato tutto perfetto. Sulla Cipressa volevamo fare un’andatura più forte, però non tutto va come si vuole per filo e per segno. Sul Poggio sì, sulla Cipressa no».

«In pratica abbiamo preso la Cipressa un po’ troppo indietro, soprattutto Felix (Grosschartner, il più scalatore, colui che doveva fare il lavoro maggiore su quella collina, ndr) ed ha speso tante energie per arrivare nelle prime posizioni e ci è arrivato dopo un chilometro e mezzo di salita». E lì, gli UAE Emirates hanno perso un po’ di tempo e di watt per fare la corsa ancora più dura.

Grande sportività. Pogacar si è complimentato subito con Van der Poel
Grande sportività. Pogacar si è complimentato subito con Van der Poel

Spunta Tadej

Dopo un po’ ecco Pogacar riaffacciarsi come un anno fa dal bus. Lo sloveno è un campione anche in questo: ci mette sempre la faccia, bisogna dirlo. Dice di non avere rimpianti… 

«No, nessun rimpianto – dice Pogacar – Avevo un obiettivo oggi ed era quello di attaccare una volta che la squadra aveva terminato il suo lavoro. Ed oggi ha svolto un grande lavoro. Devo ringraziarli per aver organizzato un attacco così.

«Stavolta ho fatto un solo grande attacco. Lo scorso anno ne avevo fatti quattro. Magari l’anno prossimo farò qualcos’altro. E poi Mathieu è stato molto forte. E’ andato via e ha fatto il vuoto. Io ero in testa ed ero già al limite. E anche in discesa è stato più bravo di noi. Uscendo dalle curve lo vedevamo che scappava via e che rilanciava».

«Ripeto, io non ero abbastanza forte per andare via da solo ma. Sapevo che sarebbe stato difficile, ma continuo ad avere grandi speranze per questa gara negli anni a venire. E ora? Ora il Fiandre e vincerà il migliore anche li!».

Sul caso Hauptman, ci scrive il presidente della Federazione

16.08.2021
3 min
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una mail dal presidente della Federazione slovena, Pavel Mardonovic, a proposito delle dimissioni di Andrei Hauptman e della sua elezione avvenuta il 23 giugno.

«Il secondo mandato di Tomaz Grm – scrive Mardonovic – era già finito a dicembre 2020. Il corrente statuto non permette più di due mandati consecutivi, così a gennaio Grm ha cercato di modificarlo, ma ha fallito. Sebbene non fosse più il legittimo presidente, ha continuato a guidare la federazione, rimandando l’assemblea per ragioni che solo lui conosceva».

«In ogni caso, in marzo, il segretario generale si è dimesso, così che è stata nominata provvisoriamente un’altra persona».

Tomaz Grm è stato per due mandati presidente del ciclismo sloveno (immagine Youtube)
Tomaz Grm è stato per due mandati presidente del ciclismo sloveno (immagine Youtube)

«Finalmente il 23 giugno 2021, la Federazione ciclistica slovena ha svolto la sua assemblea, nella quale si sono tenute le elezioni. Grm ha corso per la presidenza, così che la sua candidatura è stata posta contro lo statuto. In ogni caso ha avuto 78 voti, mentre io ne ho ricevuti 99 (su un totale di 205 voti). Non c’è stata battaglia legale, ma finalmente la federazione dopo sei mesi ha avuto una guida legittima, eletta in modo democratico e con correttezza».

Primo passaggio di Roglic nell’autodromo olimpico: si va per l’oro (immagine twitter KZS)
Primo passaggio di Roglic nell’autodromo olimpico: si va per l’oro (immagine twitter KZS)

«Hauptman aveva annunciato la sua intenzione di non prolungare il contratto già lo scorso anno, ma ha deciso di estenderlo fino alle Olimpiadi di quest’anno. Le ragioni che ha dato sono state le seguenti: troppi obblighi alla UAE, un possibile conflitto di interessi dato che è anche direttore sportivo del team e ragioni private. Non ho potuto risolvere il problema prima o trovare soluzioni alternative, perché sono diventato presidente soltanto nel giugno 2021, durante il Tour de France e subito prima delle Olimpiadi. Quando Hauptman è tornato da Tokyo, abbiamo iniziato a parlare circa la prosecuzione della collaborazione. La Federazione Slovena sta sostenendo a pieno Hauptman per un ruolo di selezionatore e vorrebbe mantenere la collaborazione, ma in fondo la decisione è sua».

Il 23 giugno con un tweet, l’annuncio delle elezioni di Mardonovic
Il 23 giugno con un tweet, l’annuncio delle elezioni di Mardonovic

«In ogni caso, assieme a tutti i nostri grandi corridori, l’intera la squadra nazionale sta guardando avanti verso i Campionati europei e i Campionati del mondo».

Distinti saluti

Pavel Mardonovic

Presidente

EDITORIALE / Non sono tutti come Nibali e Valverde

16.08.2021
5 min
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Messi in lacrime lascia il Barcellona che, a causa del salary cap imposto dalla Liga spagnola, non ha potuto registrare il suo nuovo contratto. Certo, è lavoro. E quindi nel nome del profitto sta bene che Messi vada al Paris Saint Germain che gli verserà 80 milioni di euro in due anni, ricorrendo anche alla partecipazione di tutti i suoi tifosi. Si potrebbe opinare che nel nome dei sentimenti l’argentino avrebbe potuto ridursi ulteriormente l’ingaggio, ma perché? Messi e il Barcellona si sono attenuti alle norme vigenti, la storia è andata avanti e le lacrime si sono presto asciugate.

Messi non è rimasto al Barcellona per le regole finanziarie del calcio spagnolo (foto PSG)
Messi non è rimasto al Barcellona per le regole finanziarie del calcio spagnolo (foto PSG)

Draft NBA

Nel ciclismo non ci sono regole in questo senso, anche se sarebbe auspicabile la creazione di un draft di ispirazione americana, per impedire che le squadre più ricche facciano incetta di tutti i talenti. Quello che preoccupa piuttosto e che è difficilmente controllabile, è l’aumento scriteriato delle pressioni a carico degli atleti, che di colpo si ritrovano svuotati o alle prese con crolli psicologici inattesi. Quelli capaci di farsi scivolare tutto addosso riescono ad avere una carriera ancora lunga – vedi Valverde e Nibali – altri rischiano il burnout.

Dopo il Tour vinto nel 2019, la storia di Bernal è cambiata. E non in meglio
Dopo il Tour vinto nel 2019, la storia di Bernal è cambiata. E non in meglio

Quali pressioni?

Ci chiediamo tutti quanto dureranno tutti questi giovani fenomeni – da Pogacar a Van der Poel, passando per Evenepoel e Bernal – senza chiederci se il problema sia legato soltanto alle preparazioni asfissianti e non piuttosto all’ambiente che in alcuni gruppi sportivi gli si è costruito attorno.

Sarà possibile che alcuni fra i più grandi del gruppo, da Bernal a Sagan, arrivino al punto di non riuscire ad andare avanti perché hanno perso il divertimento nello sport? E’ possibile che prima Dumoulin e poi Aru pensino che la cosa migliore sia mollare? E soprattutto, dove nascono queste pressioni?

Peter Sagan, Vuelta San Juan 2020
La vita del corridore non è soltanto correre: Sagan lo spiega benissimo nel pezzo a lui dedicato pochi giorni fa
Peter Sagan, Vuelta San Juan 2020
La vita del corridore non è soltanto correre: Sagan lo spiega nel pezzo a lui dedicato pochi giorni fa

Il riposo di Sagan

C’è un episodio, già raccontato e risalente al secondo riposo del Tour de France 2019. Avevamo preso appuntamento con Sagan per un’intervista. Il suo addetto stampa, Gabriele Uboldi, aveva fissato l’orario che poi di volta in volta aveva preso a spostare verso il pomeriggio, finendo per cancellare l’incontro con mille scuse e la necessaria spiegazione. Era successo che subito dopo la sveglia, Peter si era allenato blandamente portando con sé ospiti dello sponsor tedesco. Poi nel pomeriggio, salvi i minuti dei massaggi, si era dovuto concedere ad altri sponsor, chiudendo in quel modo la sola giornata dedicata al riposo. Leggere oggi le parole di Peter e quelle di Oss fa capire che il sistema sarà magari redditizio, ma produce guasti.

Al via del tricolore di Imola, Nibali e Aru parlano dell’Astana, per entrambi un ambiente più… italiano
Al via del tricolore di Imola, Nibali e Aru parlano dell’Astana, per entrambi un ambiente più… italiano

Tanti media

Se la tutela dei talenti non parte dalle varie federazioni, perché non nasce almeno all’interno delle squadre? Quanta disponibilità è lecito concedere agli sponsor per gratificarli? 

Ad ora il primo sbarramento riguarda i media, tenuti sempre più lontani. Ma siamo sicuri che siamo noi la causa del disagio? Di sicuro rispetto a qualche anno fa e per l’avvento del web, i media si sono moltiplicati e sarebbe nel nostro stesso interesse restringere la facilità con cui si può ottenere un accredito. Ma non sarà piuttosto l’alzare in continuazione l’asticella delle prestazioni per vincere e avere più risorse a sottrarre linfa vitale ai campioni?

Dumoulin non è riuscito a resistere al top e ha ritro
Dumoulin vincitore del Giro 2017, poi un continuo calare

Team italiano cercasi

Forse una volta si poteva pensare che spento un talento se ne sarebbe acceso un altro. Oggi quell’abbondanza non c’è più. Aru che si perde e si ritira per il ciclismo italiano è un danno clamoroso. Il Uae Team Emirates si è presto consolato con Pogacar e l’ingrosso dei talenti. Invece il Team Ineos, non più la sola grande potenza in campo, ha capito che forse vale la pena prendersi cura di Bernal, perché intorno di campioni capaci di simili prestazioni non ce ne sono più molti. E il solo che fa la differenza non è in vendita, perché è tra le mani degli arabi che lo hanno blindato fino alla pensione.

Abbiamo tutti gli ingredienti perché sia perfetto. La storia del quartetto azzurro a Tokyo è la somma di talento, competenza, passione, lavoro, tecnologia e studio e tutto Made in Italy. Che bello sarebbe avere anche un team in cui applicare tutto questo con il saper vivere italiano? Forse i campioni si sentirebbero davvero a casa.

Vacilla anche l’ammiraglia slovena: si è dimesso Hauptman

16.08.2021
4 min
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Se non ce lo avessero fatto notare degli amici friulani, avvezzi a correre oltre confine, probabilmente non ce ne saremmo accorti fino agli europei di Trento. La notizia è importante e ha per protagonista il tecnico della nazionale slovena, che a Tokyo ha vinto l’oro della crono con Roglic e il bronzo su strada con Pogacar.

Andrei Hauptman si è dimesso, per cui la Nazione che ai mondiali dovrebbe avere Mohoric capitano, si ritrova al momento senza una guida tecnica. E se per prudenza si aspettavano conferme ufficiali, le parole di Matej Mohoric al Tour de Pologne (per conferma aprire il video qui sotto) hanno fugato i dubbi.

Dimissioni Hauptman

L’ex corridore sloveno avrebbe troppo da fare con il Uae Team Emirates di cui è uno dei direttori sportivi e avrebbe rinunciato all’incarico. La stranezza è che lo abbia fatto a un mese dagli europei. Qualsiasi tecnico sa che così facendo si lasciano i corridori completamente esposti (in sintesi si tratta del motivo per cui alla fine anche il presidente Dagnoni ha deciso di mantenere fede all’impegno preso con Cassani). Inoltre quando parlammo con Hauptman alla vigilia delle Olimpiadi e lui ci spiegò la divisione dei leader fra Tokyo e i mondiali, nell’annunciare il ruolo che avrebbe assegnato a Mohoric non sembrava un tecnico intenzionato a mollare.

Hauptman è diventato tecnico della nazionale slovena nel 2017
Hauptman è diventato tecnico della nazionale slovena nel 2017

Battaglia legale

La storia, leggendo le cronache slovene, è piuttosto intricata e contiamo presto di chiedere il parere del tecnico che però al momento evita di rispondere a chiamate e messaggi. Ad ora, quello che risulta è che, scaduto il quadriennio olimpico, anche in Slovenia ci siano state le elezioni federali e il nuovo presidente si chiama Pavel Mardonovic. Tuttavia l’insediamento non è stato affatto pacifico, mentre i successi di Pogacar, Roglic e Mohoric degli ultimi tre mesi distoglievano l’attenzione del pubblico.

Inizialmente infatti la carica è stata assunta da Tomaz Grm, già presidente in carica e direttore generale di Butan Plin, società che distribuisce gas nel Paese. Tuttavia a seguito di una battaglia legale il posto è andato a Mardonovic, presidente della filiale slovena di Lafarge Cement, azienda francese leader nel mondo. E Grm è andato a casa dopo due quadrienni alla guida della Kolesarska Zvesa Slovenije, la federazione ciclistica.

Pogacar è una delle stelle del ciclismo sloveno: due Tour vinti e il bronzo a Tokyo
Pogacar è una delle stelle del ciclismo sloveno: due Tour vinti e il bronzo a Tokyo

Dimissioni a catena

In seguito al cambio della guida nella federazione slovena, si è dimesso il segretario generale e ha mollato anche il responsabile delle pubbliche relazioni. Cambiamenti dettati da nuovo corso o scelte dovute al dissenso? Difficile dirlo, da qui e in così breve tempo. La stessa scelta di Hauptman si presta a diverse interpretazioni. Le parole del presidente federale dipingono un quadro meno turbolento.

«Stanno cercando di coinvolgermi in questa storia – ha detto Mardonovic – ma Hauptman aveva annunciato che avrebbe mollato dopo le Olimpiadi se i giochi si fossero svolti nel 2020 secondo il piano originale. Lo sapeva anche l’ex dirigenza della federazione. Ci ha pensato perché ha sempre più obblighi con la squadra degli Emirati Arabi Uniti e ha anche tirato in ballo alcuni motivi personali che comprendo perfettamente».

Da indicazioni di Hauptman, Mohoric sarà leader a Leuven 2021
Da indicazioni di Hauptman, Mohoric sarà leader a Leuven 2021

Scontro al vertice

Se le cose stanno così, non è da escludersi che la federazione possa convincere Hauptman a mantenere il suo impegno, anche se alcune sfumature nelle parole del presidente fanno pensare che tutto sommato non insisteranno troppo. 

«Non sappiamo ancora con certezza chi guiderà la nazionale agli europei e ai mondiali – ha confermato Mardonovic al magazine sloveno Delo – la decisione verrà presa entro 14 giorni. Stiamo negoziando con l’intero team, incluso Hauptman, che è una parte importante della storia dei nostri successi. Tuttavia, cercheremo di non far dipendere tutto da una persona. Abbiamo altri buoni esperti di ciclismo in Slovenia, ognuno decide come vuole».

Questa storia rievoca scenari che in Italia sono stati gestiti in extremis con maturità. Vedremo che cosa accadrà oltre confine e sentiremo cosa ci dirà Hauptman. Ma se davvero è tutto così lineare e tutto era già stato programmato, perché tanto stupore? E perché, sapendolo da almeno un anno, non si è già trovata la soluzione?

Da Roglic a Pogacar, il momento d’oro del ciclismo sloveno

28.07.2021
3 min
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Brillano gli occhi di Andrej Hauptman e sotto la mascherina si può immaginare un sorriso a trentadue denti. E’ l’età dell’oro per il ciclismo sloveno che, non contento di dominare in lungo e in largo i grandi Giri (2 Vuelta di Spagna con Roglic e 2 Tour de France con Pogacar) dall’autunno 2019 ad oggi, ora fa incetta anche di prove di un giorno. Oltre alle due Liegi-Bastogne-Liegi conquistate uno dopo l’altro (prima Roglic a ottobre 2020, poi Pogacar ad aprile 2021), i due funamboli sloveni ora vantano una medaglia olimpica a testa: al bronzo in volata di Tadej nella prova in linea di sabato scorso ha fatto seguito la cavalcata d’oro di Primoz nella cronometro odierna. Nessun’altra nazione è riuscita ad andare a bersaglio in entrambe le prove maschili: e pensare che annoverano soltanto due milioni di abitanti.

Lo sloveno è stato sempre in testa e ha marcato la differenza in salita
Lo sloveno è stato sempre in testa e ha marcato la differenza in salita
Dopo la caduta al Tour de France, ti aspettavi di vedere Primoz sul gradino più alto del podio all’Olimpiade?

Perché no? Quando si è ritirato dal Tour, gli ho lasciato qualche giorno perché aveva bisogno di sbollire la rabbia, visto che era andato lì per vincerlo e aveva dovuto rinunciare alle sue ambizioni per una caduta. Era deluso, poi quando ci siamo sentiti mi ha detto: «Vediamo come sto». Poi, se un corridore come lui dice che fa l’Olimpiade, vuol dire che è a posto.

Perché non schierare Pogacar nella crono?

La decisione finale l’abbiamo presa perché avevamo solo un posto e non abbiamo cambiato idea.

Dove Primoz ha fatto la differenza?

Difficile dirlo, è andato forte in tutta la crono. Lui è stato regolare per tutta la gara, mentre altri hanno avuto più alti e bassi.

E’ l’epoca d’oro della Slovenia?

Viviamo un sogno ciclistico. Godiamocelo finché dura così.

Il momento d’oro sloveno continua. A Tokyo anche il bronzo di Pogacar
Il momento d’oro sloveno continua. A Tokyo anche il bronzo di Pogacar
Un momento che è cominciato con te…

No, ben prima. Dai primi pro’ che c’erano in Italia: Cerin, Paulic, Bonca. Ognuno di loro ha messo un sassolino nel mosaico, anche io nel mio piccolo. Voglio ringraziare anche la Federazione italiana perché con i nostri ragazzi delle categorie esordienti, allievi, juniores e under 23 possiamo correre gare nazionali in Italia. Da quell’accordo, il ciclismo sloveno è cresciuto e adesso siamo qua.

Avete lavorato tanto con le scuole?

Molto, ma c’è ancora tanto da fare perché non abbiamo tanti ciclisti. Ci sono regioni in Slovenia, come Capo d’Istria, in cui non abbiamo un movimento al top, però adesso si sono trovati questi Mohoric, Tratnik, Polanc che veramente vanno forte.

La squadra c’è, poche storie. E Pogacar la difende

16.07.2021
5 min
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Questa cosa che la squadra non lo assiste ormai sembra un ritornello stonato. Anche perché l’unica che al momento sembra superiore alle altre, il Team Ineos, manca in maniera evidente di un solista e il coro da sé può fare poco se non c’è quello che ne finalizza il lavoro. E poi ieri avere accanto una roccia come Majka ha permesso alla maglia gialla di stare coperto fino al momento in cui ha deciso di dare uno scossone alla corsa.

Difesa (non) d’ufficio

Pogacar ai suoi compagni ci tiene e non ne fa mistero. Lo scorso anno passò la tesi per cui avesse vinto da solo, restando nascosto fino al momento in cui affondò Roglic, ma non andò esattamente così. Facendo scorrere di nuovo il film della corsa, semplicemente con una ricerca per nome nel sontuoso archivio di BettiniPhoto, si nota che richiamando i loro nomi assieme, in tutti gli arrivi di salita i due sloveni sono sempre gomito a gomito.

Uomini come MvNulty, Majka e Rui Costa sono tre pilastri super affidabili
Uomini come MvNulty, Majka e Rui Costa sono tre pilastri super affidabili

«Voglio dimostrare che non è stata una mossa unica – ha detto lunedì nel giorno di riposo – in ogni corsa da allora, che sia la Liegi o la Tirreno-Adriatico, parto per dimostrare quanto valgo e che quella vittoria non è stata un caso. Se qualcuno mette in dubbio quello che faccio o quello che dico, in qualsiasi ambito, cerco sempre di dimostrargli che ha torto».

Forse per questo non sta lasciando niente a nessuno, anche se forse ieri un regalo a Vingegaard lo avrebbe forse fatto. Quando al mattino va a schierarsi con le altre maglie davanti a tutti, l’unico con cui parla è il giovane danese. Altrimenti Pogacar è un ragazzo riservato e preferisce stare con la squadra.

«So cosa fa per me ogni giorno ciascuno dei ragazzi – dice – e anche l’anno scorso non sono stato isolato come spesso sento dire».

Alla partenza, Pogacar parla volentieri con Vingegaard, meno con gli altri
Alla partenza, Pogacar parla volentieri con Vingegaard, meno con gli altri

Come da bambino

Una delle domande più esilaranti cui ha risposto ieri dopo l’arrivo è se si stia divertendo. Chi gliel’ha posta non si è reso conto che in effetti nella sua traiettoria, lo sloveno sta seguendo da anni lo stesso copione.

«Corro come un bambino a cui piace correre – ha risposto con quel suo sorriso – sono venuto al Tour per godermelo e mi rendo conto ogni giorno di quello che il mio allenatore e direttore sportivo Andrej Hauptman mi ha sempre detto di fare: divertirmi (la vera differenza fra lui e Roglic, a ben vedere, è che il secondo ha fatto del Tour quasi un’ossessione, ndr). Per me il ciclismo è un gioco. Quando sono in un finale come gli ultimi, se ho le gambe provo ad andare».

Formolo, vicino di casa a Monaco e amico di Pogacar, è stato un gigante in salita
Formolo, vicino di casa a Monaco e amico di Pogacar, è stato un gigante in salita

Per completare il discorso sulla sua coerenza… stilistica, vale la pena ricordare che anche quando da junior vinse il Lunigiana, la squadra slovena non fosse tra le più forti, ma Tadej seppe farsi valere rimboccandosi le maniche. Arrivò secondo il primo giorno a Bocca di Magra dietro Kazanov. Il secondo giorno a Fosdinovo vinse Pronsky su Battistella, ma Tadej conquistò la testa della classifica. Il terzo giorno, con il primato indosso, vinse la tappa e consacrò la maglia.

Hauptman ricorda

Il suo tecnico di nazionale Andrej Hauptman, oggi anche suo direttore sportivo al Uae Team Emirates, sta lavorando anche in prospettiva Tokyo e intanto ha ricordi e idee chiare, sin da quando lo vide vincere la prima corsa a 13 anni lasciando il gruppo e semplicemente andando al traguardo.

La squadra, rinforzata per il Tour, lo ha tenuto bene al coperto nelle fasi più calde
La squadra, rinforzata per il Tour, lo ha tenuto bene al coperto nelle fasi più calde

«Tadej è uno con gli attributi – dice – che osa e ci prova sempre. Però, non lo fa in maniera scriteriata e sa quando muoversi perché ha una grande capacità di leggere la corsa. E’ una caratteristica innata, che ha sempre avuto. Del resto da bambino era uno dei più piccoli e per tenere testa agli altri ha dovuto imparare a cavarsela con l’intelligenza. Ha sempre provato colpi da solista e questo gli ha permesso di sviluppare un ottimo senso della gara. Poi, va bene con tutte le condizioni e non patisce particolarmente il freddo».

In realtà le ultime tappe hanno dimostrato che lo sloveno in giallo se la cava meglio con il freddo che con il grande caldo, ma anche in questo caso è tutto relativo. Fatto salvo il Vingegaard del Ventoux, nell’unico giorno in cui Pogacar ha ammesso di aver raggiunto il suo limite, tutti gli altri sono stati peggio di lui. Sia col bello sia col brutto. La classifica ne è il riflesso diretto. I paragoni col passato non aggiungono molto alla sua storia. Vedremo come finirà domani la crono, poi inizieremo a raccontare la seconda vittoria di Pogacar al Tour.