Proteine naturali, in polvere o compresse?

17.04.2023
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Pianeta proteine. Questo nutriente ricade a pieno titolo nell’alimentazione dei ciclisti, sia per quel che riguarda il recupero che per il nutrimento vero e proprio. I corridori vi prestano grande attenzione e sono molto attenti a ciò che prendono e come lo prendono.

Laura Martinelli, nutrizionista della Jayco-AlUla, ci accompagna dunque nel mondo delle proteine, illustrando una panoramica che ci aiuta a capire innanzi tutto quali tipologie ci sono. Spesso nelle nostre interviste c’è chi dice di prendere le proteine in polvere, chi quelle solide, chi gli aminoacidi.

Nel 2021 Laura Martinelli ha lavorato per il Team Novo Nordisk, da quest’anno è alla Bike Exchange
Laura Martinelli è la nutrizionista della Jayco-AlUla
Nel 2021 Laura Martinelli ha lavorato per il Team Novo Nordisk, da quest’anno è alla Bike Exchange
Laura Martinelli è la nutrizionista della Jayco-AlUla
Laura, dunque, partiamo dal tipo di proteine: quante e quali sono?

Il discorso è vastissimo, ma semplificando le cose possiamo dire che ce ne sono di due macro-categorie: le proteine naturali e le proteine sintetiche.

Partiamo da quella naturali…

Si dividono in proteine animali, come carne, pesce, latte, uova, latticini… e proteine vegetali, che sono contenute sostanzialmente nei legumi, ma anche nei cereali, cosa che spesso si tende a dimenticare. Quando noi diamo la pasta, per dire, ai nostri atleti ne teniamo conto di questa parte proteica, anche se è bassa.

Le proteine di sintesi invece?

Possono essere di varie forme, ma quelle che riguardano il nostro mondo sono in polvere (disciolte in latte o acqua) o solide (sotto forma di barrette). Appartengono a questa categoria anche gli aminoacidi. Questi si assumono in compresse o in polvere. Ma più spesso in compresse, in quanto in polvere il loro gusto è terrificante. Ed è terrificante in quanto sanno di qualcosa che va in putrefazione ed è proprio la scomposizione della catena proteica che si va ad assumere… esattamente come la carne che va a male. Per questo si preferiscono le compresse che sono da deglutire, altrimenti sono fortemente edulcorati o aromatizzati.

Le proteine in polvere sono più complete e da considerarsi come alimento e non solo come integratore
Le proteine in polvere sono più complete e da considerarsi come alimento e non solo come integratore
Quindi gli aminoacidi sono delle proteine?

Gli aminoacidi essenziali sono quelli che il nostro corpo non produce. Tra questi i più importanti sono quelli ramificati, i famosi BCAA (acronimo inglese di branched-chain amino acid, appunto aminoacidi a catena ramificata, ndr) che sono: leucina, isoleucina e valina. E il più importante di questi tre è la leucina.

Spiegaci meglio…

La leucina ha la capacità di stimolare direttamente la sintesi proteica nei muscoli e infatti più questo suo valore, questa sua presenza, è elevata e più favorisce la crescita muscolare. Di contro rallenta un po’ la capacità di recupero degli aminoacidi stessi. Se ci fate caso, infatti, quando si acquistano gli aminoacidi BCAA c’è sempre un numero vicino a questa scritta e quel numero indica il rapporto (la quantità) di leucina rispetto agli altri due. Se per esempio troviamo “8:1:1” significa che ci sono otto parti di leucina, una di isoleucina e una di valina. Ma in commercio i prodotti sono tantissimi.

E quindi cosa varia?

Nel nostro caso più che altro si cambia il rapporto in base al periodo. Se è inverno per esempio e ho interesse a far crescere i miei muscoli preferisco un aminoacido più ricco di leucina, un 8:1:1. E poco importa se recupero con più lentezza. Ma se sono nel bel mezzo della stagione o ancora di più in una corsa a tappe, preferirò un aminoacido con meno leucina, un 2:1:1, per recuperare più in fretta. Questo aspetto della periodizzazione in Jayco-AluLa lo curiamo molto assieme allo staff medico, anche per quel che riguarda l’alimentazione standard, non solo per la parte sintetica. In ognuno dei tre pasti principali della giornata (colazione, pranzo, cena) c’è sempre una base di proteine naturali. E teniamo molto in considerazione le quantità.

Una confezione di aminoacidi, si nota il rapporto 2:1:1, quindi ideale per il recupero
Una confezione di aminoacidi, si nota il rapporto 2:1:1, quindi ideale per il recupero
E perché?

Perché ci sono dei limiti di assunzione in un solo pasto. Mediamente sono 30 grammi a volta. E trenta grammi di proteine sono raccolti in 120 grammi di petto di pollo, per dire… non molto. Poi a queste quantità, a seconda dei periodi appunto, associamo altre proteine: polveri, barrette…

Perché varia solo la leucina in quei rapporti simbolici che hai detto prima? Magari se si deve recuperare di più non si può aumentare la dose degli altri due?

No, perché è la leucina che comanda, puoi limare quella ma non gli altri.

Oggi si prendono ancora da soli gli aminoacidi?

Tendenzialmente si tende a preferire la polvere del latte che contiene già gli aminoacidi ramificati e non avrebbe senso aggiungerne altri, tipo con le compresse. Discorso diverso se prendo delle polveri vegetali che ne hanno molto pochi e serve un’aggiunta di aminoacidi ramificati.

Che vantaggi danno dunque le polveri rispetto agli aminoacidi da soli?

Non è un discorso di vantaggio, ma alimentare nel suo insieme. Le proteine, anche in polvere, hanno un apporto calorico, sono un prodotto più completo. L’aminoacido è una supplementazione più chirurgica se vogliamo… non ha calorie. Nel post gara o un duro allenamento, quando è importante il recupero anche energetico, le proteine in polvere sono più strutturate e tutto è più facile.

Pizza, lo sgarro preferito da corridori… e nutrizionisti

24.03.2023
4 min
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Non solo robot: i corridori sono umani, anche in questo ciclismo super tecnologico. E ci si rende conto che lo sono quando, specie al termine di avvenimenti importanti, una delle prime cose che cercano è quella della soddisfazione del palato. E questa soddisfazione passa spesso attraverso una calda e fumante pizza. 

Spesso sentiamo dire: «Stasera, mi concedo una pizza». Lo scorso anno a Verona, già prima della cronometro finale del Giro d’Italia, chi non doveva spingere a tutta girava tra i bus addentando una margherita. Di questo particolare… sgarro parliamo con Nicola Moschetti, nutrizionista della Bahrain-Victorious.

Nicola Moschetti è il nutrizionista della Bahrain Victorious


Nicola Moschetti è il nutrizionista della Bahrain Victorious
Nicola, in questo ciclismo sempre più perfetto come viene inserita, ammesso che venga inserita, la pizza nella dieta del corridore?

Noi di solito la pizza la inseriamo come pasto libero ogni due settimane. E il pasto libero si cerca di farlo quando i corridori sono a casa, lontani dalle gare, in maniera tale da staccare anche mentalmente nel giorno di sgarro. Ma utilizziamo la pizza anche come recupero post gara, per esempio dopo l’ultima tappa di un grande Giro. Solitamente ci organizziamo con i massaggiatori e diciamo loro di comprare delle pizze margherita per i corridori. Di carboidrati ne hanno bruciati in quei giorni… Ma questo avviene anche dopo una Tirreno o un Catalunya, magari in questo caso non ne mangiano una intera.

E’ dunque anche uno stacco mentale…

Esatto, durante le gare a tappe, il menu fatto da noi nutrizionisti ovviamente non prevede pizza o altri sgarri, ma a volte capita che gli si preparino delle pizze particolari. Magari la sera prima del giorno di riposo, inseriamo la pizza fatta dal nostro chef. Una pizza fatta con ingredienti selezionati, con farine integrali o ai cinque cereali, o senza glutine. Alla fine è un modo di proporre carboidrati sotto una forma diversa. E poi non gli diamo certo la pizza con le patatine o le salsicce. Teniamo bassi i grassi.

Si va di margherita insomma.

Sì, quella o una pizza con delle verdure, con una fetta di prosciutto o grana e bresaola…

Nicola, ci confermi che la pizza è uno degli sgarri che più cercano i corridori durante la stagione? E perché?

Sì, sì confermo… E la cercano perché tutto sommato c’è la consapevolezza che tra i tanti sgarri, non è il peggiore. Alla fine gli ingredienti che contiene sono: farina, acqua, un po’ di olio extravergine d’oliva, mozzarella. Non si tratta di una frittura o del sushi per dire…

Al termine della crono di Verona al Giro 2022, VdP si è avventato su una pizza fumante prima ancora di cambiarsi (foto Instagram)
Al termine della crono di Verona al Giro 2022, VdP si è avventato su una pizza fumante prima ancora di cambiarsi (foto Instagram)
Stiamo entrando nel pieno della stagione. Sanremo alle spalle, ecco le classiche del Belgio: in quel caso chi punta a fare bene al Nord se la concede una pizza?

In quel caso il corridore è consapevole che se punta non la mangia. O se la mangia, dopo una Sanremo ne prende due o tre spicchi, non di più. E’ anche vero che dopo una gara i corridori hanno una porzione di carboidrati da dover ingerire, una porzione che solitamente va dagli 80 ai 100 grammi in base alla tappa, al tipo di corridore, al dispendio energetico… Pertanto ci potrebbe anche stare che al posto del riso o della pasta in bianco prenda un paio di tranci di pizza.

E allora perché la pizza è considerata uno sgarro?

Il discorso è legato molto alla sua preparazione. Già se viene fatta con il lievito madre cambia molto. Ha una digeribilità migliore rispetto ad una pizza acquistata nella prima pizzeria che capita. Una pizza, specie se di scarsa qualità, tende a gonfiare, a trattenere più liquidi, anche in virtù del sale e non solo dei suoi tanti carboidrati. Quindi il giorno dopo l’atleta rischia di aumentare un po’ il suo peso

I tuoi ragazzi te la chiedono mai?

Beh, in ritiro capita. E infatti a inizio stagione dopo la prima settimana e mezza di ritiro la prevediamo. Aiuta. E la stessa cosa vale per l’hamburger. Un panino fatto dal nostro chef, quindi con le verdure scelte, col pane giusto, con l’hamburger cotto in un certo modo e le patatine fritte con la friggitrice ad aria è una buona alternativa. Un’alternativa che fa bene anche agli occhi e inganna la mente, che è più tollerante verso le fatiche e le rinunce successive.

La settimana fra due corse: l’agenda tecnica di Verre

24.02.2023
5 min
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Ora che il calendario si infittisce curiosiamo un po’ nell’allenamento dei corridori. Lo facciamo con Alessandro Verre, al suo secondo anno alla Arkea Samsic (foto Instagram in apertura). Il giovane scalatore della Basilicata ha corso il Tour des Alpes Maritimes et du Var (concluso il 19 febbraio) e domenica sarà di nuovo in corsa alla Faune Drome Classic

L’ultima corsa fatta da Verre è stato il Tour des Alpes Maritimes et du Var, la prossima la Drome Classic
L’ultima corsa fatta da Verre è stato il Tour des Alpes Maritimes et du Var, la prossima la Drome Classic

La settimana in bici

Fra le due corse c’è dunque una settimana esatta. In che modo si è gestito Verre? Come si è allenato? In quale maniera ha lavorato alla sua condizione? Glielo abbiamo chiesto.

«Quando sono a casa – racconta Verre – mi piace mantenere la sveglia intorno alle 8,30. Non dico che mi piace dormire, ma anche se vado a letto presto, intorno alle 22,30, sento di averne bisogno. Quest’orario di sveglia è anche quello che abbiamo in corsa, anzi se va bene a volte è più tardi. Quindi mi trovo meglio a mantenere le stesse abitudini che ho in gara. Un’altra cosa: adesso è inverno, uscire presto non è nemmeno così conveniente».

Hai finito di correre domenica, come hai gestito il giorno di riposo?

In questo caso siamo tornati dalla Francia domenica sera, quindi il lunedì mi sono svegliato a casa. Ho fatto una giornata di riposo assoluto, preferisco fare così per recuperare bene, anche perché arrivavo da tre giorni di corsa intensi. 

Il martedì?

Ho ripreso la bici, ma giusto per fare una passeggiata a bassa intensità della durata di un’ora, un’ora e mezza. Il pomeriggio mi sono allenato a corpo libero per mantenere stabile il core: quindi addominali, lombari e plank. 

Il giorno dopo la corsa riposo assoluto per il lucano (foto Instagram)
Il giorno dopo la corsa riposo assoluto per il lucano (foto Instagram)
Quando sei tornato ad alzare l’intensità?

Dal mercoledì. Le ore sono aumentate e sono diventate tre, con dei lavori specifici di soglia in salita. In totale ho fatto quattro ripetute da 5 minuti l’una. Il resto del tempo, da casa fino alla salita e ritorno, a un ritmo medio. 

Scegli sempre la solita salita o ti piace cambiare?

Dipende più dal tempo dei lavori che dal piacere della salita stessa. Se ho venti minuti totali di lavoro ne scelgo una che mi permetta di allenarmi senza problemi. 

In che giorno della settimana inserisci il lungo?

Ieri (giovedì, ndr). Una distanza tranquilla che però non è misurata in chilometri ma in base al tempo. Cinque ore, massimo cinque ore e mezza. Nessun lavoro specifico, ho fatto il classico allenamento di endurance, in zona 2. Magari spingendo qualcosina in più in salita, però mai oltre il medio

Verre preferisce alimentarsi in allenamento come in corsa, per non perdere l’abitudine (foto Instagram)
Verre preferisce alimentarsi in allenamento come in corsa, per non perdere l’abitudine (foto Instagram)
Nei giorni che ti portano alla corsa che fai?

Venerdì, quindi oggi, un’altra sgambata di poche ore a bassi ritmi, anche perché domani (sabato) si viaggia. 

E domani andrai in bici?

Sì, il giorno prima della corsa, una volta arrivato in hotel, nel pomeriggio, mi piace fare un’oretta e mezza di attivazione muscolare. Più intensità e brevi tratti a ritmo gara. 

rice cake
Le rice cake sono il suo alimento preferito in sella, ne ha provate di tutti i gusti
Le rice cake sono il suo alimento preferito in sella, ne ha provate di tutti i gusti

La parte alimentare

Come coordina la settimana di allenamento con la parte alimentare Alessandro Verre? Quali sono le sue abitudini? Ce le racconta.

«La squadra ha il nutrizionista – spiega – ma non ci ho mai lavorato troppo insieme, preferisco gestirmi da me. Ovviamente seguendo delle linee guida. Generalmente vario la parte alimentare in base all’allenamento. Una cosa è certa, appena sveglio mi peso, lo faccio tutte le mattine». 

A colazione cosa mangi?

Le solite cose: pane e marmellata o burro d’arachidi. Oppure uno yogurt greco. Non mi piace partire a pancia piena. 

Preferisci mangiare in bici?

Sì, anche per allenarmi a mangiare mentre pedalo e non perdere l’abitudine. 

Il giorno prima della gara una sgambata con qualche accelerazione ed un ritmo più sostenuto per “sbloccare” le gambe (foto Instagram)
Il giorno prima della gara una sgambata con qualche accelerazione ed un ritmo più sostenuto per “sbloccare” le gambe (foto Instagram)
Cosa mangi in bici?

Le solite cose più o meno. Gel e barrette, anche se, devo ammettere, non sono un grande amante delle barrette. Preferisco le rice cake, nel tempo ho provato anche a dilettarmi nel trovare nuovi gusti: Philadelphia, Philadelphia e Nutella, cocco o anche avocado e sciroppo d’agave.

In borraccia cosa metti?

Maltodestrine, cercando di consumarne una ogni ora, come in corsa. 

Una volta a tavola come gestisci i macronutrienti?

Dipende dall’allenamento. Mercoledì, quando ho fatto intensità, sentivo di aver bisogno di recuperare e ho mangiato carboidrati a pranzo e cena. Dopo il lungo ho assunto la dose di carboidrati a pranzo, mentre la sera ho mangiato la porzione di proteine e grassi. La sera prima della corsa mangio la solita quantità di carboidrati per immagazzinare energia prima della corsa.

Allenamento low carb, con Moschetti attraverso segreti e rischi

18.02.2023
4 min
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Obiettivo essere magri e possibilmente esserlo sin dall’inizio della stagione. E per dimagrire, uno dei metodi più gettonati attualmente risponde al nome di allenamento low carb, cioè a basso (o nullo) apporto di carboidrati. Ne abbiamo parlato con Nicola Moschetti, nutrizionista in forza alla Bahrain Victorious.

Pochi giorni fa, la sua collega Laura Martinelli ci aveva detto che probabilmente oggi un atleta che si presenta al via della stagione anche solo in leggero sovrappeso non è schierato dal team. Moschetti indirettamente conferma questa tesi.

Eliud Kipchoge, primatista mondiale della maratona: alcune sue strategie di allenamento derivano dal ciclismo
Eliud Kipchoge, primatista mondiale della maratona: alcune sue strategie di allenamento derivano dal ciclismo

L’atleta al centro

Il tema del peso resta centrale nel mondo del ciclismo… e non solo. Se ne parla in relazione ai materiali e al corridore. Ma visto che oggi riguardo ai materiali con la regola dei 6,8 chili questo limite si è ormai raggiunto e s’insiste molto sull’aerodinamica, ecco che ci si concentra sull’atleta.

L’allenamento low carb, se ben strutturato, apporta dei vantaggi fisici e metabolici. Su tutti: stimola l’organismo ad usare meglio i grassi, tanto che è molto usato anche dai podisti. Eliud Kipchoge, per esempio, primatista mondiale e campione olimpico della maratona – tra l’altro supportato da Ineos – ne ha fatto un perno della sua preparazione.

Nicola Moschetti, giovane nutrizionista della Bahrain Victorious
Nicola Moschetti, giovane nutrizionista della Bahrain Victorious

Parla Moschetti

«L’allenamento low carb – spiega Moschetti – serve a migliorare la composizione corporea, quindi ad eliminare la massa grassa (o massa passiva). Si pedala con uno scarso apporto di carboidrati. Ha una durata medio-lunga: 4-5 ore. E’ un allenamento che si fa a bassa o bassissima intensità, quindi Z1, Z2 al massimo. E si fa così perché tagliando i carboidrati automaticamente si riduce la qualità della prestazione.

«Fare dei lavori intensi senza carboidrati è rischioso per i muscoli. Si rischia di danneggiarli. In pratica se si esagera con l’intensità, quella che richiede più zuccheri, si finisce col “mangiarsi” i muscoli. E a fine allenamento magari ho perso mezzo chilo, ma è mezzo chilo quasi totalmente di muscoli. E non va bene».

Nel ciclismo attuale gli atleti sono monitorati costantemente
Nel ciclismo attuale gli atleti sono monitorati costantemente

Obiettivo dimagrire

Dicevamo che si ricorre a questa tipologia di allenamento per dimagrire, ma è anche vero che è un tipo di allenamento che va preso con le molle per più motivi. Non ultimi quelli psicofisici.

«L’allenamento low carb – prosegue Moschetti – è stressante (comunque si pedala senza la migliore benzina, ndr) e per questo si fa soprattutto nel periodo di ripresa, nell’approssimarsi al primo ritiro stagionale proprio per farsi trovare abbastanza pronti per il training camp. Difficile e controproducente farlo nel pieno della stagione. Se può essere visto come “richiamo di emergenza” prima della gara? Sì, può starci, ma è davvero difficile che ciò accada.

«Oggi i corridori sono controllati giornalmente proprio per evitare questi imprevisti (proprio come diceva la Martinelli, ndr). E anche per l’offseason, il momento più rischioso dal punto di vista del peso, ai corridori viene dato un range di chili che è possibile su, solitamente il 5% del proprio peso forma. In questo modo hanno tutto il tempo per farsi trovare pronti al debutto stagionale ed eliminare i chili di troppo senza stress e senza fare danni».

Per gli allenamenti low carb si prediligono le barrette proteiche (foto @charlylopezph)
Per gli allenamenti low carb si prediligono le barrette proteiche (foto @charlylopezph)

Stop carbo 

Ma come ci si “prepara” a questo allenamento? E’ previsto uno scarico di carboidrati anche a monte? Moschetti indica due modalità: una più soft, una più hard.

«Ci sono vari mezzi: posso togliere i carboidrati solo in allenamento o a colazione e in allenamento. Ma in alcuni casi posso toglierli anche dalla cena precedente. Ma certo diventa un bello stress ed anche per questo è una tipologia di allenamento che va fatta non più di una volta a settimana e sotto controllo di specialisti. Questo è un messaggio importante.

«Durante la seduta anziché ingerire le canoniche quantità di carboidrati (tra i 60 e i 120 grammi, l’ora), si prediligono barrette proteiche o addirittura le proteine in polvere sciolte nella borraccia. Questo è importante per un senso di “sazietà” e soprattutto perché in qualche modo si dà qualcosa da “mangiare” al muscolo.

«Anche il recupero è variabile. Nel post allenamento in alcuni casi, ma solo quelli più drastici, i carbo vengono tolti anche nel post seduta, ma è davvero raro. Altrimenti si reintegra con i classici 150-180 grammi di carboidrati, tra riso o pasta, pane e frutta. In ogni caso non bisogna abusarne, ma fare un pasto normale».

Ritorno al freddo: il delicato rientro dalle corse calde

02.02.2023
5 min
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Dal caldo al freddo, tanto più che è arrivata una parvenza d’inverno anche al Centro-Sud. I corridori sono tornati da Australia e Argentina e alcuni tra poco torneranno dall’Arabia Saudita e dall’Africa. Altri ancora sono in procinto di partire in senso opposto (in apertura foto Pirelli). 

Con questi sbalzi di temperatura i medici dei team hanno un bel da fare per evitare i malanni di stagione e ottimizzare le prestazioni. In tutto ciò i più coinvolti sono i nutrizionisti. Noi abbiamo chiamato in causa Giacomo Garabello, nutrizionista appunto, in forza all’Astana Qazaqstan.

Giacomo Garabello (classe 1996) è il nutrizionista dell’Astana Qazaqstan (foto Astana)
Giacomo Garabello (classe 1996) è il nutrizionista dell’Astana Qazaqstan (foto Astana)

L’esperienza insegna

Qualche anno fa, ben prima del Covid, quando in Australia ci fu una prima super ondata di caldo con 43°-45°, al rientro in Europa mezzo gruppo prese la bronchite. Si passò dal Down Under alle prime sgroppate in Belgio e nel mezzo allenamenti a tutta. Risultato: si ebbe il picco di malanni fra Tirreno e Parig-Nizza, che per di più furono anche abbastanza nevose, tanto che ci fu una protesta dei corridori. Queste due gare videro decine e decine di ritirati. In tanti implicarono tutto ciò al forte sbalzo termico.

Magari all’epoca, una ventina di anni fa o poco meno, non si dava così tanta importanza a questi aspetti, ma oggi le cose sono cambiate, merito anche di quelle stesse esperienze.

I materiali sempre più hi-tech aiutano moltissimo gli atleti e le atlete (ormai il discorso caldo/freddo riguarda anche le donne)
I materiali sempre più hi-tech aiutano moltissimo gli atleti e le atlete (ormai il discorso caldo/freddo riguarda anche le donne)

“Piccole” accortezze

Oggi alcune accortezze per “attutire” lo sbalzo termico sono abbastanza note. Una di queste è senza dubbio quella di modificare l’orario dell’uscita, almeno nelle prime due o tre sedute. I corridori quindi si allenano nelle ore più calde, anche se questo significa finire un po’ più tardi. E poi non spingono subito forte.

Coprire bene mani e piedi in primis, ma anche il collo. E se proprio dovesse essere super freddo meglio allungare lo “scaldacollo” fin sulla bocca, per “scaldare l’aria che si va a respirare. Ma questa operazione va fatta solo nei primissimi minuti. Appena il motore si è “temprato” bisogna riabbassarla. Senza un’espirazione efficiente infatti, il livello di anidride carbonica sale velocemente e non va bene.

Passare da temperature superiori ai 30° a quelle intorno (o inferiori) ai 10° non è così scontato, tanto più per fisici parecchio al limite
Passare da 35° a 10° non è così scontato, tanto più per fisici parecchio al limite

Il viaggio incide

Ma non c’è solo l’aspetto tecnico-pratico da considerare. Uno dei punti salienti di questo nuovo adattamento riguarda l’alimentazione ed è qui che entra in gioco Garabello.

«Il primo aspetto da considerare – spiega il nutrizionista dell’Astana – sicuramente è il viaggio, perché ci si sposta da un continente all’altro. Quindi bisogna in primis concentrarsi su questa fase. Noi, per esempio, abbiamo Harold Tejada che dalla Colombia è andato in Argentina. Dall’Argentina è tornato a casa in Colombia e da qui andrà in Oman.

«Il tema dei viaggi pertanto è ancora più importante del discorso degli allenamenti, perché poi in tutto questo bisogna cercare di mantenere la condizione ottimale, ma con nel mezzo una fase, appunto il trasferimento, che è piuttosto stressante». 

Gestire alimentazione e idratazione durante il viaggio è il primo passo per attutire lo shock termico (e non solo)
Gestire alimentazione e idratazione durante il viaggio è il primo passo per attutire lo shock termico (e non solo)

Idratazione in primis

E nei viaggi Garabello punta forte sull’idratazione.

«I ragazzi devono cercare di bere – prosegue Garabello – di mantenersi idratati, perché il rischio è che con l’aria rarefatta della cabina dell’aereo si “asciughino” senza accorgersene. Quindi devono bere spesso, ma non esageratamente». 

«In secondo luogo bisogna cercare di tarare i macronutrienti nella maniera ottimale, pensando sia agli impegni di corsa che al tipo di allenamento all’arrivo del viaggio.

«Tornando all’esempio di Tejada, dalla Colombia all’Oman ci sono circa 30 ore di viaggio. Harold dovrà fare piccoli pasti ogni due o tre ore, dando importanza a bilanciare i macronutrienti, specialmente carboidrati e proteine. All’interno di questa “periodizzazione”, se così vogliamo chiamarla, macronoutrienti e idratazione sono due aspetti primari».

Frutta e verdura di stagione forniscono i micronutrienti necessari
Frutta e verdura di stagione forniscono i micronutrienti necessari

Più carboidrati

Parlando di macronutrienti il focus si sposta del tutto sull’alimentazione. Come regolarsi dunque nel passaggio dal caldo al freddo? Bisogna imbottirsi di verdure di stagione? Bere le “vecchie” spremute d’arancia?

«Da nutrizionista – spiega Garabello – resto sui macronutrienti più che sui singoli cibi. Col freddo, ed è provato scientificamente, l’ossidazione dei carboidrati che, ricordiamo sono il macronutriente fondamentale per per l’energia, aumenta. Così come in caso di grande caldo. Pertanto i carboidrati vanno tarati. Faccio un esempio: se per uno stesso allenamento prima mangiavo 100 grammi di pasta, adesso al ritorno al freddo ne mangerò 120».

«Chiaramente poi le verdure di stagione, così come la frutta, vanno preferite. Sono fondamentali per i micronutrienti che contengono. Micronutrienti che sono altrettanto importanti dei macro, perché abbiamo bisogno delle sostanze (vitamine, potassio, omega-3 in caso di frutta con guscio, ndr) che derivano dalle verdure e dalla frutta».

«Per il resto poi lo sbalzo di temperatura, ai fini dell’allenamento vero e proprio, non fa tutta questa differenza. Sì, forse un po’ il cambio di aria che si lega al discorso degli elettroliti e della sudorazione, ma questa è una sfera fisiologica piuttosto soggettiva».

A tavola da velocisti, fra watt e chili: Malucelli racconta

24.01.2023
6 min
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Velocisti e salita, una coperta molto corta. Con queste parole giorni fa Marco Benfatto ci aveva guidato nel mondo degli uomini veloci: quelli… condannati dal fisico a un certo tipo di prestazioni e ad attenzioni maniacali per tenere a bada il peso. Fra i casi portati ad esempio, il tecnico padovano aveva citato Matteo Malucelli (immagine photonews in apertura).

«Matteo è molto bravo – le sue parole – perché avendo studiato Ingegneria, è molto matematico nei ragionamenti. Calcola le calorie e si alimenta in base a quello che consuma. Ormai è tutto calcolato e tutto studiato, non scappa niente».

Da quest’anno Malucelli corre nella belga Bingoal. E’ pro’ dal 2017 (photonews)
Da quest’anno Malucelli corre nella belga Bingoal. E’ pro’ dal 2017 (photonews)

Squadra nuova, bici nuova

Il riferimento ci è parso interessante e con uno di quei giochi che la tecnologia rende possibile, abbiamo chiamato il velocista romagnolo. Lui in partenza dalla Spagna verso casa, prima di volare al Saudi Tour. Chi scrive dall’hotel di San Juan, in attesa dell’inizio della corsa argentina.

«Sono pronto per cominciare – ha detto Malucelli dall’aeroporto – era ora. Dopo quello che abbiamo passato con la Gazprom, ci voleva un periodo di normalità e lavoro fatto bene. Le gambe ci sono. Anche la bici è a posto. Chiaro che in allenamento con la squadra non vedi differenze, perché siamo tutti alla pari, quindi si dovrà aspettare di essere in mezzo al gruppo. Però la bici De Rosa mi piace e le nuove ruote Ursus sembrano davvero veloci».

La Bingoal correrà quest’anno con bici De Rosa e con le nuove ruote Ursus (photonews)
La Bingoal correrà quest’anno con bici De Rosa e con le nuove ruote Ursus (photonews)
Parliamo di alimentazione e velocisti?

Negli anni ci sono più attenzione e consapevolezza di quello che si mangia. Al primo da pro’, col peso era proprio una guerra e un po’ lo è ancora. Ma non è vero, come dicono, che per un velocista avere un chilo in più non cambia nulla. Già in salita facciamo fatica, se siamo anche pesanti, addio…

Benfatto parla di grande attenzione da parte tua.

Una volta ero più maniacale, ho avuto periodi in cui pesavo tutto. Invece adesso ho imparato a regolarmi e mangio in base a quello che ho fatto e che devo fare. Devi sapere cosa metti nel piatto. Ad esempio che le patate non sono verdura, ma carboidrati. Che ci sono carni più grasse di altri. Che i legumi sono proteine. E poi le quantità. Se devi allenarti forte, magari fai una colazione più robusta. Se hai scarico, puoi permetterti di farne una con pochi zuccheri. Diciamo che con gli anni ho maturato una discreta conoscenza alimentare.

Questa vittoria al Giro di Sicilia 2022 è l’emblema del riscatto di Malucelli dopo la chiusura della Gazprom
Questa vittoria al Giro di Sicilia 2022 è l’emblema del riscatto di Malucelli dopo la chiusura della Gazprom
In cosa consiste il tuo essere attento?

Cerco di guardare tutto, soprattutto in allenamento. Se devo fare un lavoro intenso, faccio il calcolo dei carboidrati che ci sono nelle barrette e in quello che porto, sapendo quanti dovrò consumarne. Ma giù dalla bici non sono uno che non mangia e che, se capita, va via di testa.

Stessa cosa quando non sei a casa?

Se vado in hotel, non ho la bilancia e non so mai come vengono cotti i cibi che mi arrivano nel piatto o prendo dal buffet. Per cui compongo i piatti tenendo conto dei principali macronutrienti.

Fra le cose da sapere, c’è che le patate sono molto ricche di carboidrati (foto ricetta.it)
Fra le cose da sapere, c’è che le patate sono molto ricche di carboidrati (foto ricetta.it)
Vale a dire?

Se faccio tanto, metà del piatto sarà riempito con la pasta, quindi carboidrati, mentre l’altra metà divisa fra proteine e verdure. Se non devo fare tanto, il rapporto si inverte. Nella mia testa vado a comparti e soprattutto evito il secondo giro al buffet. Mangio, mi alzo e vado via.

Perché dicevi che il chilo in più si sente, eccome?

Noi velocisti abbiamo la fortuna di essere molto muscolosi, quindi abbiamo il metabolismo basale più alto e di conseguenza bruciamo di più. Ma rispetto a uno scalatore abbiamo meno watt. Per cui facendo il rapporto potenza/peso, il nostro viene più basso. Se aggiungi un chilo, va giù di brutto. Diverso se aggiungi un chilo a chi ha molti più watt. In proporzione, quel chilo incide diversamente. Devi essere magro, altrimenti porti con te una zavorra, ma devi anche essere forte.

I legumi sono una preziosa fonte di proteine (foto Tutto fa brodo)
I legumi sono una preziosa fonte di proteine (foto Tutto fa brodo)
In gruppo lo capiscono?

A volte provo a farlo capire ai miei compagni scalatori che pesano 10 chili in meno e hanno gli stessi watt. E gli dico: già pesare più di voi e avere meno watt, significa fare la stessa salita con una cassa d’acqua sulle spalle. Se aggiungo un chilo, quindi una bottiglia, cambia qualcosa? Quel chilo in più per me equivale circa all’uno per cento in più, sono dati importanti. Vuol dire che può fare la differenza. In questo vedo il mio approccio da ingegnere, so dare un valore a numeri cui spesso non si pensa.

In che modo è cambiato il tuo rapporto con il peso?

Quando ero alla Caja Rural, ne avevo perso parecchio e non andavo. Il mio obiettivo è vincere, non essere magro. Quindi è meglio arrivare a una volata in meno, se in mezzo c’è tanta salita, ma essere capace di vincere quando ci arrivo bene.

Malucelli ha eliminato dal suo menù le carni più grasse, fra cui quella di maiale
Malucelli ha eliminato dal suo menù le carni più grasse, fra cui quella di maiale
Hai eliminato degli alimenti?

Mangio tutto, tranne quando voglio dimagrire e allora elimino gli alimenti con più calorie. Non mangio salame né carne di maiale, preferisco un petto di pollo, ma se c’è una grigliata capita che una salsiccia la mangi. Evito le carni grasse e i formaggi, anche se mi piacciono molto. La carne rossa fatico a digerirla, quindi la mangio una o due volte alla settimana.

Con gli alcolici come ti regoli?

Per fortuna non sono un amante. Fra una birra e un gelato, scelgo il gelato. Mi limito perché so che l’alcol non aiuta l’atleta, ma a tavola un bicchiere di vino ci sta spesso bene.

Un gelato a fine allenamento non incide troppo sul bilancio calorico
Un gelato a fine allenamento non incide troppo sul bilancio calorico
E il gelato?

Non smetterei di mangiarlo. Anche lì, dipende dai gusti. Pare che quelli cremosi siano i più calorici, ma se ne mangi uno al rientro dalla bici, non fa grossa differenza. E poi tanto fanno le abitudini, come per l’alcol. Se bevi una birra ogni tanto, non cambia nulla. Se la bevi tutti i giorni, allora è diverso. La coperta è davvero corta, Benfatto ha detto bene. Trovare il giusto compromesso non è facile, ma nemmeno impossibile.

Alimentazione invernale e i rimedi di una volta

22.11.2022
6 min
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Una volta quando arrivava l’inverno i vecchi adagi suggerivano di prendere una spremuta d’arancia. O mangiare verdure di stagione. O ancora di mandare giù un cucchiaino di pappa reale. Erano i “rimedi della nonna”, soluzioni empiriche, soluzioni di chi non aveva altro, mettiamola come ci pare, ma che un fondamento lo avevano eccome. Ci si chiede se nel ciclismo tecnologico attuale tutto ciò ha ancora senso?

Erica Lombardi, dietista dell’Astana Qazaqstan e di molti altri atleti, ci accompagna in questo viaggio che come vedremo è molto meno scontato di quel che possa sembrare. Dietro i rimedi della nonna c’è una sapienza enorme ancora molto valida.

L’Astana in allenamento. D’inverno i corridori bruciano di più. Un po’ di carboidrati non dovrebbero mai mancare nei loro muscoli
L’Astana in allenamento. D’inverno i corridori bruciano di più. Un po’ di carboidrati non dovrebbero mai mancare nei loro muscoli

Costruire la base

«Prima di dire se la spremuta d’arancio sia ancora valida – inizia la Lombardi – è necessario fare un preambolo. E cioè che siamo in inverno e l’inverno è la fase della costruzione, della base.

«Dopo l’off-season c’è chi ha mollato anche a tavola e sente il bisogno di tornare ad avere un’alimentazione funzionale. Magari è anche ingrassato un po’ e vuole dimagrire e farlo velocemente. Così pensa a chissà quali diete particolari, vuol bruciare le tappe».

Sono molti i corridori, di tutte le età, che fanno richieste particolari. Ecco dunque delle diete sbilanciate, diete che in primis vanno a ridurre drasticamente i carboidrati.

«Io spesso faccio fare dei diari alimentari in cui si annota tutto, ma proprio tutto, ciò che si mangia durante il giorno, comprese la calorie vuote (bevande gasate, lo zucchero in quei due-tre caffè…), e noto che in tanti pensano: “Non corro, non mi servono i carboidrati”. Non è così.

«Adesso quando in bici 3 ore è come se ne facessero 5 d’estate, sono meno allenati e hanno anche un’altra capacità lipidica e glicolitica. Il fisico brucia di più. Sì, si può anche prendere energia dai grassi e dalle proteine, ma è un processo lungo e non sempre fruttuoso. In questo caso soprattutto i carboidrati hanno una funzione anche anabolica naturale».

«Quindi okay alle diete, ma fatte con intelligenza e nel rispetto dei tempi. Ricordandoci, come ho detto all’inizio, che questo è il periodo della costruzione».

Bresaola e limone: il connubio perfetto per assumere ferro in modo naturale
Bresaola e limone: il connubio perfetto per assumere ferro in modo naturale

Semplicità della natura

I rimedi della nonna in tal senso sono utili per più motivi: primo perché si rifanno a cibi semplici e in teoria più sani e poi perché sono facili da reperire ed eventualmente da preparare.

«Ripetibili, semplici ed efficaci: queste sono le direttrici degli alimenti per l’inverno. La spremuta d’arancio contiene vitamina C. Questa in formato sintetico (l’integratore) potrebbe anche essere più assorbibile, però anche in un periodo tranquillo ci si ritrova ad ingerire cose industrialmente elaborate. E si contribuisce alla cultura della pastiglia».

 

«Idem per l’assunzione del ferro. C’è una dieta, la “Tredici-Jacoponi-Arcelli”, che per l’assunzione del ferro punta molto sui cibi che ne contengono in quantità come la bresaola, il polpo… associati agli agrumi. Anche a delle spremute. In questo modo se ne assume molto di più e in modo del tutto naturale. Ed è una dieta scientificamente dimostrata».

La frutta secca è preziosa in inverno. Una volta addirittura veniva usata per le farine, su tutte quella di castagna
La frutta secca è preziosa in inverno. Una volta addirittura veniva usata per le farine, su tutte quella di castagna

Prevenzione

Alimentarsi in questo modo, assicura la Lombardi è anche un ottimo viatico nel segno della prevenzione dai malanni di stagione. «La natura – afferma la dietista – ci dà ciò che ci serve in quel momento. 

«La frutta contiene enzimi che agiscono a livello metabolico e aiutano il sistema immunitario. Cibi come gli agrumi, la melagrana ad esempio sono antiossidanti eccezionali e contengono molta vitamina C».

C’è poi tutta la parte relativa alla frutta di stagione. Anche questi erano alimenti preziosi in passato.

«Le castagne o i kaki per esempio li definisco carboidrati dall’albero – dice la Lombardi – analizzando la loro composizione, soprattutto le castagne ne contengono moltissimi. Varia molto come vengono mangiate: bollite, fresche, sul fuoco… più si asciugano e più la quantità di carboidrati aumenta in percentuale. Cento grammi di castagne fresche contengono circa 35 grammi di carbo, se invece sono secche ne contengono 62. In pratica come un piatto di pasta. Pertanto bisogna stare attenti.

«E qui torna il discorso del diario, su cui annotare tutto. Questo strumento che dà consapevolezza di ciò che si mangia».

La melagrana fornisce tanta vitamina C ed è un super antiossidante
La melagrana fornisce tanta vitamina C ed è un super antiossidante

Proteine e grassi

Ma d’inverno non servono solo vitamine o carboidrati. Magari è il periodo della palestra e quindi anche la parte proteica ha il suo peso. Come detto siamo in costruzione e per costruire le fondamenta servono un po’ tutti i “materiali”.

«Un altro dei rimedi vecchio stile è lo zabaione – va avanti la dietista – L’uovo fa parte delle proteine nobili. Magari anziché fare lo zabaione con lo zucchero meglio metterci della stevia o del succo d’agave.

«Le proteine possono essere assunte anche con lo yogurt o con del kefir che contribuiscono all’equilibrio gastrico e immunitario».

«Se si fa la pasta va bene anche un piatto con la ricotta e la noce moscata (le spezie, vedi noce moscata e curcuma sono ideali per il sistema immunitario). Con la ricotta si va a sostituire il Parmigiano che viene mangiato tutto l’anno».

Per quanto riguarda i grassi (ma non solo quelli) ci sono poi le noci, uno dei frutti simbolo della stagione autunnale-invernale.

«Contengono grassi, ma sono sempre “dall’albero”. Tuttavia bisogna stare attenti. Fanno bene perché hanno tanti nutrienti preziosi come gli omega-3, per esempio, ma hanno anche parecchie calorie».

Prepararsi le barrette in casa con cereali e frutta secca può essere un sano passatempo
Prepararsi le barrette in casa con cereali e frutta secca può essere un sano passatempo

Fai da te

Erica Lombardi da sempre ci ha parlato di equilibrio e di un’alimentazione il più naturale possibile. E anche in questo caso mantiene la sua linea. I vecchi rimedi pertanto in questa fase vanno benissimo anche per i corridori, purché ben calibrati nelle quantità e nell’arco della giornata. Puntare su cibi facilmente reperibili è importante, per la qualità della propria alimentazione. 

Prepararsi i cibi da soli (biscotti per la colazione, barrette…) è un ottimo rimedio per prendere consapevolezza di ciò che si mangia e anche per ammazzare il tempo che spesso è il primo traditore. Stando a casa si ha più tempo libero ed è più facile cadere in tentazione. Cucinare il più possibile consente di mangiare cibi più genuini, scevri da trattamenti industriali-sintetici.

Nel ciclismo al top, scegliamo l’olio giusto

15.11.2022
5 min
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Alimentazione e marginal gains: torniamo in qualche modo a parlare del ciclismo dei dettagli. Quello perfezionistico e “millimetrico” dei nostri tempi. Estremo per certi punti di vista, ma anche affascinante perché apre porte della conoscenza che si riverberano su aspetti della vita quotidiana. Questa volta l’argomento è l’olio.

Siamo in piena stagione di raccolta: dalla Sabina al Salento, dall’Umbria alla Liguria (ma un po’ in tutta la Penisola) si raccolgono le olive per l’oro verde. Ma si sa che l’olio è un grasso e va “maneggiato con cura”. Per questo motivo chiamiamo in causa l’ormai nota ed esperta Laura Martinelli, nutrizionista della  BikeExchange-Jayco.

Extravergine in pole

«Quello dell’olio è un argomento molto specifico – dice la Martinelli – le tipologie sono diverse, ma quelle usate dai corridori, almeno i nostri, sono sostanzialmente due: l’olio extravergine d’oliva e quello di semi di lino».

«Noi privilegiamo l’olio extravergine: è la base. E infatti lo mettiamo sulla tavola dei corridori affinché lo utilizzino a freddo, a crudo. In questo modo non perde le sue proprietà».

I corridori, non solo italiani, dunque preferiscono il “nostro” olio. Oltre alle sue proprietà in quanto a vitamine o ai non meno importanti polifenoli, l’olio è miglior sostituto del burro, ben più usato nel resto del mondo: Nord Europa e Nord America soprattutto.

«L’olio nuovo rispetto ad uno più datato ha diverse caratteristiche. Ci sono infatti delle sostanze volatili e benefiche che col tempo si perdono e sono proprio i polifenoli. E’ un po’ come la spremuta d’arancio, che andrebbe bevuta subito in quanto alcuni composti si deteriorano in tempi molto rapidi».

Specie per i piatti freddi un buon olio a crudo fa la differenza anche rispetto al gusto
Specie per i piatti freddi un buon olio a crudo fa la differenza anche rispetto al gusto

Olio o burro?

Entrambi sono due grassi ma hanno una consistenza ben diversa chiaramente, se non altro perché uno è un solido e un altro è un liquido! Ma ai fini della cucina si comportano allo “stesso modo”.

«Si usa l’olio per sostituire il burro che, in quanto grasso animale, contiene più grassi saturi insaturi, mentre l’extravergine essendo di origine vegetale ne ha più insaturi. La differenza è questa. I grassi saturi sono più incriminati perché portano più malattie. Ma ai fini delle calorie sono identici. In quanto grassi contengono 9 calorie per grammo ciascuno. 

«Il motivo per cui spesso in cucina si preferisce il burro, specie per i dolci, è prettamente “tecnico”. Il burro è più indicato per la riuscita del dolce, è più facile da utilizzare».

A Verona Matteo Sobrero fu attentissimo sotto ogni aspetto, anche quello dei condimenti pre-gara
A Verona Matteo Sobrero fu attentissimo sotto ogni aspetto, anche quello dei condimenti pre-gara

Al cucchiaio…

Ma nel ciclismo in cui certe volte si cambia persino la tipologia di acqua in base alle tappe da affrontare e alle temperature, per l’olio come ci si pone?

«La scelta dell’olio extravergine – prosegue la dottoressa – è indipendente dal caldo o dal freddo, o se c’è da affrontare una corsa lunga come la Sanremo o una breve cronometro. Semmai varia la quantità, ma perché varia l’alimentazione».

Per esempio la Martinelli ci parlò dell’alimentazione “chirurgica” di Matteo Sobrero prima della crono di Verona all’ultimo Giro d’Italia. In quell’occasione contarono persino i bicchieri d’acqua. Come ci si pone con l’olio pertanto?

«In questo caso -spiega la Martinelli – c’è una differenza, ma sempre nelle quantità. Noi per dosare le quantità di olio ci basiamo sui cucchiai, pertanto l’alimento esce dalla cottura senza olio. Siamo noi o il corridore che lo dosiamo con precisione, specie nel caso di una cronometro che richiede uno sforzo intenso, breve e particolare. E si cerca il “millimetro”».

«Mentre nelle altre occasioni non c’è un dosaggio così preciso. Si danno margini più ampi. Sempre riferendoci ai 10 grammi per cucchiaio, il corridore sa che il suo consumo giornaliero va dai 30 ai 50 grammi, quindi 3-5 cucchiai al giorno e li dosa in base ai pasti».

L’olio di semi di lino è più indicato per il recupero. Non a caso, può condire i piatti del post gara che gli atleti consumano sul bus
L’olio di semi di lino è più indicato per il recupero. Non a caso, può condire i piatti del post gara che gli atleti consumano sul bus

Semi di lino

«Un’alternativa – dice la Martinelli – all’olio extravergine è l’olio di semi di lino. Questo però si usa soprattutto in fase di cottura e non si mette a tavola perché prevede una conservazione più attenta: all’asciutto, al buio, ad un certa temperatura e meno si manipola e meglio è.

«Quando si usa? Siccome ha un sapore particolare è più a discrezione dello chef che non del nutrizionista in quanto non si sposa con tutti i gusti. Non è come l’olio di oliva che lega ed esalta i sapori. La caratteristica principale dell’olio di semi di lino è che ha più omega-3 degli altri. Gli omega-3 (i più importanti) sono in rapporto maggiore rispetto agli omega-6 e omega-9».

A questo punto viene da chiedersi a cosa servano gli omega-3. 

«Gli omega-3 hanno un importante effetto anti-infiammatorio. Agevolano il recupero. Quando ci si allena si fa uno sforzo che produce un infiammazione che poi l’organismo ripara. E va avanti così, giorno dopo giorno, al fine di accrescere la propria forma. Un antinfiammatorio in teoria andrebbe a contrastare gli effetti di questa infiammazione, dell’allenamento, diminuendone l’efficacia. Ebbene, l’olio pur contrastando l’infiammazione muscolare non rovina o riduce l’effetto dell’allenamento».

Dunque quale olio scegliere? «Più che una marca, l’importante è la qualità. Noi in BikeExchange ci orientiamo sempre su cibi di qualità, meno raffinati, e questo vale anche per l’olio. Quando si è scelto un ottimo extravergine di oliva questo va bene per tutto». 

In lotta contro i crampi? Ci pensa NAMEDSPORT

13.11.2022
2 min
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I crampi sono uno dei più grandi fastidi quando si pedala: una “morsa” secca al muscolo e non si va più avanti. Prevenirli, o meglio, curare l’integrazione in modo da evitarli, è la soluzione per continuare ad allenarsi e gareggiare con intensità. NAMEDSPORT arriva in soccorso dei ciclisti con un nuovo prodotto: Magnesium Blend of 2 sources. 

Ricerca e soluzione

NAMEDSPORT ha condotto una ricerca dove emerge che i crampi muscolari si presentano con maggior frequenza in soggetti con carenza di magnesio. Durante attività prolungate viene stimata una perdita pari al 10-20% di magnesio, una percentuale che può essere compensata con l’integrazione di circa 240 mg.

L’aspetto fondamentale non è rincorrere i crampi ma prevenirli, è quindi consigliato un’assunzione continua del prodotto durante tutta l’attività. Calibrando bene tra durata ed intensità. 

Ogni bustina di Magnesium Blend of 2 sources contiene 3,5 grammi di prodotto
Ogni bustina di Magnesium Blend of 2 sources contiene 3,5 grammi di prodotto

Ingredienti

Una bustina di Magnesium Blend of 2 sources contiene due fonti pregiate di magnesio per un grande biodisponibilità. Sono stati inseriti il magnesio glicerofosfato ed il magnesio pidolato, entrambi migliorano l’assorbimento del minerale con un’elevata tollerabilità a livello intestinale. Oltre a contrastare stanchezza e affaticamento il Magnesium Blend of 2 sources aiuta la sintesi proteica ed è ottimo per il funzionamento del sistema nervoso.

NAMEDSPORT consiglia di assumere 1 bustina al giorno da sciogliere in 200 ml di acqua. Il prezzo al pubblico per un box da 20 bustine monodose è di 14,99 euro.

NAMEDSPORT