CMFG Arena, Sigirino, Ticino, velodromo

Il Ticino ha la sua pista coperta, a due passi dall’Italia

06.03.2026
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Mentre il ciclismo su strada si avventura sugli sterrati di Siena e la cancellazione di un volo Qatar Airways ha impedito alla nazionale italiana di andare in Australia per la Coppa del mondo su pista, in Ticino già da qualche tempo si gira nel nuovo velodromo di Sigirino. L’hanno montato nella CMFG Arena, a 15 chilometri dal confine di Laveno Ponte Tresa, l’annunciato svincolo dell’autostrada lo renderà ancora più vicino all’Italia.

Loris Palà è il direttore della CMFG Arena. Nei giorni delle Olimpiadi l'impianto ha ospitato la nazionale femminile finlandese di hockey su ghiaccio
Loris Palà è il direttore della CMFG Arena. Nei giorni delle Olimpiadi l’impianto ha ospitato la nazionale femminile finlandese di hockey su ghiaccio
Loris Palà è il direttore della CMFG Arena. Nei giorni delle Olimpiadi l'impianto ha ospitato la nazionale femminile finlandese di hockey su ghiaccio
Loris Palà è il direttore della CMFG Arena. Nei giorni delle Olimpiadi l’impianto ha ospitato la nazionale femminile finlandese di hockey su ghiaccio

Pista da 166 metri

La struttura è attiva dal 2 gennaio, il velodromo dal 12 esclusivamente per i ragazzi ticinesi, mentre l’UCI ha rilasciato l’omologazione il 26 gennaio. Da febbraio la pista è aperta anche al pubblico.

La parte inferiore dell’anello misura 166 metri, la pendenza delle curve è di 48 gradi. Oltre al ciclismo, l’arena ospita le più disparate discipline sportive. Dal ciclismo all’atletica, lo sci nordico e alpino, i trampolini elastici e il curling, sala giochi con 4 piste da bowling, un’accademia per pattinatori di alto rendimento e anche gli sport di squadra fra cui l’hockey su ghiaccio cui è dedicato un terreno di gioco condiviso e polivalente.

«Non è stata costruita su segnalazione della Federazione di Ciclismo – spiega Loris Palà, direttore dell’impianto – ma perché abbiamo capito che vi era carenza di una struttura coperta per la preparazione a sud delle Alpi, che potesse essere interessante anche per la vicina Lombardia. La pista è stata costruita sul modello di quella di Ginevra, perché si sposava perfettamente con le dimensioni della nostra struttura».

La pista è stata aperta al pubblico dai primi di febbraio. L'UCI l'ha omologata il 26 gennaio
La pista è stata aperta al pubblico dai primi di febbraio. L’UCI l’ha omologata il 26 gennaio
La pista è stata aperta al pubblico dai primi di febbraio. L'UCI l'ha omologata il 26 gennaio
La pista è stata aperta al pubblico dai primi di febbraio. L’UCI l’ha omologata il 26 gennaio

Aperta tutto l’anno

Nella pista si alleneranno gli atleti di elite e gireranno giovani e amatori, ciascuno ha la sua fascia oraria: la prenotazione avviene tramite il sito internet dell’Arena.

Il prezzo per girare in pista è di 20 franchi svizzeri per ora (circa 22 euro). Ovviamente è possibile anche sottoscrivere abbonamenti annuali al costo di 850 franchi (935 euro) o semestrali al costo di 550 franchi (607 euro). Da poco sono stati previsti abbonamenti mensili a 90 franchi.

«E’ difficile dire quanti ciclisti la frequenteranno – prosegue Palà – senza avere uno storico. Riteniamo però che vi sia un particolare interesse per la pista anche da noi ed è questo il motivo per cui pensiamo di tenerla aperta per 12 mesi all’anno».

L'Arena di Sigirino mette a disposizione anche equipaggiamento completo: bici, scarpe, caschi e pedali
L’Arena di Sigirino mette a disposizione anche equipaggiamento completo: bici, scarpe, caschi e pedali
L'Arena di Sigirino mette a disposizione anche equipaggiamento completo: bici, scarpe, caschi e pedali
L’Arena di Sigirino mette a disposizione anche equipaggiamento completo: bici, scarpe, caschi e pedali

Bici a noleggio

Per entrare nel velodromo con la bici da pista, la direzione dell’Arena raccomanda la partecipazione a un corso base di introduzione. Per il resto, si può entrare con bici proprie oppure prenderle a noleggio.

Le biciclette in dotazione all’Arena montano pedali MICHE MT4 e sono ovviamente compatibili con le scarpe a noleggio del velodromo, ma nulla vieta di portare le proprie scarpe e i propri pedali.

Il noleggio di bici, casco e scarpe per abbonati costa 20 franchi svizzeri, per i non abbonati sale a 40. E’ chiaro che se la permanenza in pista dura più di un’ora, il canone della bicicletta si paga una sola volta. Per cui se non sono abbonato, giro per due ore e per farlo prendo la bici a noleggio, pagherò 20+20 franchi per la pista e 40 franchi per la bici.

Foresteria e ristorazione

La CMFG Arena non ha barriera architettoniche ed è un concentrato di comfort e modernità. Offre agli atleti la possibilità di soggiornare in 44 stanze per un totale di 176 posti letto, 88 dei quali pensati per persone con disabilità.

Nell’estate è prevista l’apertura di una clinica sportiva mentre sono già in piena attività i punti di ristoro. Il Ciossa Restaurant & Lounge, aperto a pranzo e nei weekend anche a cena, l’Arena Bar Sport aperta tutto il giorno con cucina sempre disponibile.

La prima gettata di cemento porta la data di novembre 2023, due anni prima dell’apertura. Pensando alle lungaggini di Spresiano, viene da alzare gli occhi al cielo. Chissà che la pista di Sigirino, soprattutto quando sarà realizzato lo svincolo autostradale sulla A2 Chiasso-San Gottardo, non diventi attraente per i corridori di Lombardia e Piemonte la cui alternativa per ora è andare a Montichiari. Proprio in questi giorni, per far capire quanto il nuovo impianto faccia gola, sono rientrati da Sigirino i ragazzi del Comitato regionale toscano

I ragazzi del Comitato regionale toscano sono appena rientrati dopo uno stage a Sigirino
I ragazzi del Comitato regionale toscano sono appena rientrati dopo uno stage a Sigirino
I ragazzi del Comitato regionale toscano sono appena rientrati dopo uno stage a Sigirino
I ragazzi del Comitato regionale toscano sono appena rientrati dopo uno stage a Sigirino

Dei costi della pista Loris Palà non ci ha parlato, dicendo che il costo totale dell’opera discende dalla somma di tanti costi differenti. Tuttavia osservando la CMFG Arena si ha la sensazione che razionalizzando il processo e con le idee chiare, è possibile costruire una vera città dello sport a vantaggio di campioni e cittadini. Non una cattedrale nel deserto, ma qualcosa di cui andare giustamente fieri.

Wout Van Aert

E Wout Van Aert riparte dall’Italia per tornare a graffiare

06.03.2026
5 min
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Wout Van Aert è rientrato in gara lo scorso 3 marzo all’Ename Samyn Classic, considerata la “piccola Roubaix” per i suoi settori in pavé. Certo, non è stato un esordio da ricordare: anche la sfortuna ci ha messo (di nuovo) lo zampino. Ma per il leader della Visma-Lease a Bike era importante ripartire.

Da come si erano messe le cose dopo l’incidente alla caviglia destra nel cross di Mol (slogatura e una piccola frattura), la situazione sembrava potersi complicare per lui… ancora una volta. Di nuovo una primavera in salita. Invece, tutto sommato, Van Aert l’ha ripresa piuttosto bene. Anche se resta un interrogativo, senza un avvicinamento ottimale: come farà a contrastare Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel?

Wout Van Aert
Van Aert (classe 1994) in ricognizione sugli sterrati senesi (immagine Instagram)
Wout Van Aert
Van Aert (classe 1994) in ricognizione sugli sterrati senesi (immagine Instagram)

Schegge di vetro e sospetti

A Le Samyn, Van Aert ha forato una gomma a circa dieci chilometri dal traguardo. E’ passato rapidamente alla bici di Pietro Mattio, ma era già notevolmente indietro. Poco dopo ha cambiato di nuovo bici, questa volta con quella di scorta dell’ammiraglia. A quel punto la corsa era ormai andata.

«Quando ha forato nel finale eravamo un minuto e mezzo dietro di lui – ha detto il direttore sportivo Grischa Niermann a VTM Nieuws dopo la gara – prima Wout ha fatto lo scambio di bici con un compagno di squadra e poi di nuovo con noi. A quel punto, ovviamente, era troppo tardi per tornare sui primi. In certi momenti e in certe gare il caos è tanto».

Wout Van Aert ha raccontato così l’episodio ai media belgi: «Improvvisamente c’erano un sacco di schegge di vetro. Era ovviamente una situazione davvero positiva per noi come squadra. Strand Hagenes era davanti ed era fortissimo. Il piano B era che se io fossi stato davanti negli ultimi 10 chilometri ci saremmo giocati la corsa con un mio sprint. Ma poi ho forato e mi sono ritrovato rapidamente in una terra di nessuno.

«In effetti – ha aggiunto sibillino Wout – è piuttosto insolito su un percorso che abbiamo già affrontato cinque o sei volte, trovare del vetro. Non può essere finito lì per caso». Van Aert era alquanto amareggiato e certe insinuazioni di sabotaggio non sono piaciute agli stessi organizzatori. Ma si sa: il ciclismo si fa su strada e le variabili sono mille.

Wout Van Aert
Wout Van Aert sul pavè della sua gara d’esordio. Il belga sta cercando la condizione… anche dribblando le sfortune
Wout Van Aert
Wout Van Aert sul pavè della sua gara d’esordio. Il belga sta cercando la condizione… anche dribblando le sfortune

Anche buone sensazioni

Al netto delle schegge di vetro, va detto che per Van Aert la sfortuna non si è fermata lì. L’asso di Herentals doveva esordire alla Omloop Het Nieuwsblad, ma è arrivata l’influenza. Tuttavia lo sguardo è già rivolto in avanti, come è giusto che sia. Van Aert viene comunque da un lungo blocco di lavoro, tra cui l’altura in Spagna e per questa stagione promette di tornare a livelli alti. I suoi livelli.

Ancora Niermann: «Un buon ritiro di allenamento in altura non significa che all’improvviso supererai Tadej Pogacar. Significa solo che sei in buona forma. Dovremo aspettare e vedere cosa saprà fare Wout alla Strade Bianche sabato, ma il vero picco ovviamente arriverà più tardi».

Van Aert archivia comunque con un segno positivo il suo esordio. Ha parlato di buone sensazioni e di passi avanti. «Mi sentivo bene, ma non riuscivo a darmi risposte concrete perché ho saltato il finale. In ogni caso partire da qui è stata la scelta giusta. L’obiettivo era tornare a correre il più velocemente possibile ed è esattamente ciò di cui ho bisogno ora. Di certo qui a Les Samyn sono riuscito a fare un passo avanti, ed è questo ciò che conta».

Wout, amatissimo in Italia, in qualche modo è il “campione uscente” di Piazza del Campo, anche se non della Strade Bianche. Il riferimento è chiaramente al successo ottenuto al Giro d’Italia dello scorso anno, quando conquistò la tappa con arrivo a Siena. Il belga infatti non disputa questa classica dal 2021, quando fu quarto. Mentre nel 2020 la vinse.

Wout Van Aert
Van Aert vince la nona tappa del Giro 2026 a Siena. Qui aveva già trionfato, ma alla Strade Bianche nel 2020
Wout Van Aert
Van Aert vince la nona tappa del Giro 2026 a Siena. Qui aveva già trionfato, ma alla Strade Bianche nel 2020

Wout e l’Italia

Ieri il belga è stato avvistato in ricognizione sugli sterrati toscani. Il passo e la condizione sono sembrati buoni, ma un conto è l’allenamento e un altro la gara.

«Non vedo l’ora di correre di nuovo in Italia – ha detto Wout – il team e io avevamo deciso di saltare questa gara per alcune stagioni, ma quest’anno è tornata in calendario su mia richiesta. La combinazione di Strade Bianche e Tirreno-Adriatico sembra una buona preparazione per i nostri altri obiettivi più avanti in primavera.

«Certo – ha poi aggiunto un filo sconsolato – arriverò alla partenza di Siena con più domande di quante ne avrei volute. Avevo indicato la Strade Bianche come primo grande obiettivo stagionale, ma vedremo come mi sentirò sabato. In ogni caso sono molto motivato a dimostrare cosa so fare. Abbiamo una squadra forte. Matteo Jorgenson ha già mostrato una buona forma nelle gare primaverili francesi. Possiamo sicuramente puntare a un risultato di alto livello».

Il calendario italiano di Wout ora prevede, appunto, la Strade Bianche, poi la Tirreno-Adriatico e la Milano-Sanremo. A seguire ci saranno le grandi classiche del Nord, Fiandre e Roubaix, mentre non sembra debba prendere parte ad altre gare nel mezzo. Ma è tutto da vedere: magari avrà necessità di inserire qualche corsa per affinare la condizione.

Giaimi promosso in prima squadra. Tra gioia e rammarico…

Giaimi promosso in prima squadra. Tra gioia e rammarico…

06.03.2026
5 min
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La notizia gli è arrivata quasi improvvisa, cambiando non solo la sua giornata, ma tutto il suo destino di corridore. Dal 27 febbraio scorso, Luca Giaimi è entrato a far parte ufficialmente della UAE Team Emirates. Non più Gen Z, non più devo team, ma porte aperte per lo squadrone che domina il ranking, alla corte del vincitutto Pogacar e del suo apprendista Del Toro. Con il compito di lavorare per i capitani ma anche con l’ambizione, corroborata da chi quel team lo dirige, di trovarsi i suoi spazi, di cogliere le occasioni che si presenteranno perché alla UAE tutti hanno in mente un solo obiettivo: vincere.

Il corridore di Pietra Ligure è rimasto senza parole: «Ero alla Volta ao Algarve, sono venuti da me Gianetti e Matxin e mi hanno detto che ero promosso alla prima squadra. Secondo loro – prosegue – sono pronto per il passaggio immediato, pensando alle classiche soprattutto. Quindi hanno deciso che fosse ora di fare il cambio senza aspettare un altro anno. Non mi hanno detto se si era liberato un posto, mi hanno semplicemente comunicato il cambiamento. Io non stavo nella pelle…».

La notizia della sua promozione, Giaimi l'ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l’ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l'ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l’ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
Come ci sei arrivato?

Partiamo intanto dall’inverno: è cambiato lo staff che ho avuto attorno, in particolare il nutrizionista. Inoltre ho lavorato molto con un mental coach per concentrarmi sul focus su cui volevamo migliorare, su avere tutto più studiato, più preciso, così sono riuscito a viverlo più serenamente. Sono arrivato subito a gennaio con una buona condizione e sono andato subito al Tour of Sharjah con un bel podio nella prova a cronometro. Poi il Portogallo e la bella notizia.

Che sensazioni ti ha dato?

Ne sono davvero felice. In squadra volevano farmi passare subito, ma poi nel corso del 2025 avevano detto che avrei dovuto fare un altro anno nella categoria, ma l’obiettivo mio e del team era comunque di prolungare la mia permanenza facendo il salto, per fortuna è arrivato prima di quanto mi aspettassi. Significa che il mio lavoro, il lavoro della squadra è andato come volevamo.

Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire...
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire…
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire...
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire…
Cosa cambia adesso per te, considerando la tua doppia attività di stradista e pistard?

Cambierà poco nell’immediato, principalmente avrò questo mese e mezzo dedicato completamente alla strada, dato che il calendario del mese di marzo e dei primi di aprile sarà abbastanza stretto e poi vedremo dopo il periodo delle classiche del Belgio cosa riserverà il resto della stagione.

Ma ti lasciano comunque la porta aperta per la tua attività su pista e per le tue prospettive di qui a qualche anno?

Non se n’è parlato chiaramente, ma comunque credo di sì, perché il mondiale su pista è a fine stagione e non è che ci sono tanti altri appuntamenti a cui posso partecipare. Facendo solamente inseguimento e quartetto, gli eventi sono quelli che assegnano i titoli.

Tu poi comunque su strada hai anche un doppio binario che è quello di partecipare ai lavori della squadra, ma poi anche il discorso relativo alle cronometro…

Sì, quello sicuramente sarà uno dei punti su cui continueremo a lavorare e sul quale stiamo investendo tanto anche con la squadra e i risultati già negli Emirati si sono visti. Giustamente la prima cosa è lavorare bene per le corse su strada, le classiche, per migliorare quelle che sono le mie caratteristiche, come passista o semivelocista, poi le cronometro. Ma altra cosa importante sarà fare anche un buon lavoro per la squadra, considerato che ha grandi campioni per le classifiche generali delle prove a tappe e dovremo riuscire a supportare loro.

Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest'anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest’anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest'anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest’anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Potrai nutrire tue ambizioni, soprattutto in certe corse?

Sì, credo di sì. In Algarve ho avuto l’opportunità sia di lavorare che di imparare come muovermi all’interno del gruppo WorldTour che non è certo la stessa cosa di una corsa normale. Adesso avrò la Tirreno-Adriatico dove ancora non so che compiti avrò. Si lavorerà per Del Toro e McNulty, poi vediamo cosa si deciderà di tappa in tappa.

Che cosa prevede il tuo programma dopo la Tirreno?

Andrò in Belgio a correre alcune classiche, di preciso ancora non so quali corse. Tutto dipenderà da come esco dalla Tirreno e dai corridori che saremo su in Belgio. Chi avrà la miglior condizione credo sarà colui che parteciperà a determinate corse.

Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Che emozioni e speranze ti dà andare a correre lì, nella patria del ciclismo, in questa nuova veste?

Io sono sempre molto contento di andare a correre in Belgio, sono le corse che più mi emozionano durante la stagione. Sono un po’ rammaricato che quest’anno le corse under 23 come Roubaix o Gand-Wevelgem non le potrò fare, ma del resto potrò partecipare alle grandi corse World Tour e giustamente non vedo l’ora di andare a correre là e iniziare a fare le mie esperienze.

Ora la categoria puoi guardarla dal di fuori: che cosa pensi del fatto che per i corridori WorldTour, anche se under 23, sono chiuse le porte delle prove titolate?

E’ una bella domanda. Adesso che sono di qua dico che è penalizzante per chi ha la mia età, ma fino a che ero di là dicevo: «Com’è possibile che i corridori WorldTour alla fine fanno calendario WorldTour, dove la crescita è un po’ diversa, e poi vengono a correre con noi under?». Dipende sempre da quale punto di vista vedi la questione. Ora lo vedo un po’ una perdita, perché avevo lavorato sodo anche per le cronometro e uno dei miei obiettivi iniziali della stagione era quello di partecipare alle prove titolate contro il tempo. Ma ce ne saranno altri, indietro non si torna…

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026

Maestri e un viaggio nel talento di Belletta, ancora da svezzare

05.03.2026
6 min
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Mirco Maestri sta contando i giorni che mancano alla Milano-Sanremo come un innamorato sfoglia i petali delle margherite. In mezzo ci sarà la Tirreno-Adriatico, che scatterà da Camaiore lunedì 9 marzo: «La più difficile delle corse a tappe che abbia mai fatto», così la descrive il corridore della Polti VisitMalta. Si tratta di lavorare sodo, recuperare bene, correre mettendocela tutta e ripetere. Così fino al Giro d’Italia, poi si tira il fiato e sarà il tempo di bilanci. Maestri è uno dei più esperti all’interno del team di Ivan Basso, i diesse e lo staff ne riconoscono il valore e i giovani lo seguono

«La squadra gira bene – racconta Mirco Maestri da casa – abbiamo raccolto qualche buon risultato. Ogni anno è peggio, la caccia ai punti è spietata e non si può sbagliare nulla. Si deve partire con la mentalità giusta, vincere o almeno andarci vicino è l’obiettivo in ogni gara. Però sono contento, siamo riusciti a ingranare bene. I giovani si sono subito ambientati e anche i più esperti stanno dando il loro contributo. Di solito mi piace essere autocritico, ma se il buongiorno si vede dal mattino…».

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, Giro di Sardegna 2026
Mirco Maestri dopo le fatiche, utili, del Giro di Sardegna prepara Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo
Mirco Maestri, Polti VisitMalta, Giro di Sardegna 2026
Mirco Maestri dopo le fatiche, utili, del Giro di Sardegna prepara Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo

Rifinitura

La settimana di Maestri trascorre tra il recupero post Giro di Sardegna e la preparazione alla Tirreno-Adriatico. Solita routine, ci dice, con allenamenti di qualità e non di quantità. Dietro moto e intensità alta, con il mirino puntato sulla Corsa dei Due Mari. 

«Aver fatto una corsa a tappe di cinque giorni già a inizio stagione – ci dice Maestri – vuol dire aver messo nelle gambe un bel blocco di lavoro. Ora si tratta di mantenere alta la condizione. Adesso si chiama supercompensazione, quando ho iniziato ad andare in bici si diceva “tenere allenata la gamba”. Non cambia il succo del discorso, voglio arrivare pronto alla Tirreno e poi alla Sanremo. Sono due gare che amo molto, mi piacerebbe ritagliarmi il mio spazio».

«L’anno scorso a Trasacco – ricorda – sono andato davvero vicino alla vittoria. Peccato perché arrivo sempre al 99 per cento, manca sempre quell’uno. Dicono che provandoci e riprovandoci prima o poi arrivi, ma le stagioni passano (ride, ndr)».

Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, stagione 2026
Dario Igor Belletta arriva dall’esperienza al devo team Visma e l’anno in Solme Olmo ed è uno dei volti nuovi delle Polti Visit Malta
Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, stagione 2026
Dario Igor Belletta arriva dall’esperienza al devo team Visma e l’anno in Solme Olmo ed è uno dei volti nuovi delle Polti Visit Malta
A proposito di giovani, durante una delle prime interviste della stagione Giovanni Ellena ha detto di aver visto in Dario Igor Belletta qualcosa di speciale…

Ha dei numeri pazzeschi e non intendo in termini di watt o di watt per chilo, ma in un senso generale, come si muove in gruppo e il modo in cui corre. Nella prima gara si è fatto trovare subito pronto. Si deve fidare di più di noi, arriva da un contesto diverso, da un devo team e ora è in una professional. Qui siamo una famiglia, c’è un gruppo affiatato che è anche la nostra forza. 

Sono passati pochi mesi, si deve ancora ambientare?

Sicuramente e, da questo punto di vista, spetta a noi farlo entrare ancora di più nei meccanismi, dobbiamo essere un esempio. Quando sono passato professionista il mio primo “vecchio” è stato Sonny (Colbrelli, ndr), da lui ho imparato tantissimo. Mi ha insegnato come si corre e cosa vuol dire fare questo lavoro. Ora tocca a me con i giovani, è un ruolo che mi piace parecchio. 

Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli, dimostrando di saperci fare in certe situazioni di gara
Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli, dimostrando di saperci fare in certe situazioni di gara
Da cosa dici che Belletta è sul pezzo?

Il modo in cui si muove in gara. Abbiamo anche Dario Giuliano, francese classe 2005, pure lui è uno che sa cosa fare. Li vedi che limano, corrono nelle prime posizioni del gruppo, si mettono a disposizione. 

Si vede che un ragazzo come Belletta è cresciuto in un devo team?

Sì, gli hanno insegnato tanto dal punto di vista tattico. A Valencia, nella prima gara, ci sono stati dei ventagli e lui era tra i primi. Questo vuol dire avere gambe, ma anche testa. Si vede che non dorme. Si capisce che arriva da una squadra dove si pretendevano già certe cose.

Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026
Mirco Maestri è una figura di grande importanza all’interno del team di Basso, un anello di congiunzione tra giovani, corridori esperti e staff
Mirco Maestri, Polti VisitMalta, stagione 2026
Mirco Maestri è una figura di grande importanza all’interno del team di Basso, un anello di congiunzione tra giovani, corridori esperti e staff
E’ più avanti di altri…

Era abituato a certe dinamiche: preparatore, nutrizionista, cuoco. Quando parliamo di ciclismo e allenamento vedi che ne sa. Forse si potrebbe dire che è quasi esagerato.

In che senso?

Non lui, ma l’approccio che hanno i devo team. Ti insegnano tanto ma poi ognuno ci deve mettere del suo, altrimenti c’è il rischio di vedere tanti piccoli robot. A mio avviso entrare da giovane in certi meccanismi alza il rischio di sentirsi soli. Invece nel ciclismo il fattore squadra conta tanto, soprattutto a 18 o 19 anni. 

Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, Trofeo Laigueglia 2026
Al momento il calendario di Belletta è proporzionato alla sua condizione e preparazione, qui in azione al Trofeo Laigueglia corso ieri
Dario Igor Belletta, Polti VisitMalta, Trofeo Laigueglia 2026
Al momento il calendario di Belletta è proporzionato alla sua condizione e preparazione, qui in azione al Trofeo Laigueglia corso ieri
Esistono anche i caratteri.

Vero, però se già da giovane ti abitui a vedere i tuoi compagni di squadra in ritiro e poi quando corri è difficile creare la giusta alchimia. Questo in Belletta, ma anche in altri ragazzi passati dai devo team, lo vedo, devono imparare a fidarsi. E’ giusto che un devo team ragioni in un certo modo, ma si deve anche capire cosa e quanto prendere. 

Ad esempio?

Vanno bene i dati, il nutrizionista, il preparatore, il cuoco, ma non devi farti inghiottire da questo mondo. Anche lasciare giù il telefono e non concentrarsi sempre sulla bici e l’analisi dei numeri è importante. Il rischio è di entrare in un confronto diretto e costante, dove si mette in dubbio quello che si sta facendo. Per questo per i giovani è sempre più importante avere un sostegno psicologico, noi compagni possiamo dare una mano ma non sempre basta. 

Quanto pensi che Belletta sia più avanti rispetto ai suoi coetanei?

Tanto, ma non dobbiamo farci ingannare. E’ giusto che faccia ancora esperienze intermedie, come fatto fino ad adesso. Magari poi farà comunque esperienze in corse importanti, ma sempre con i giusti passi e compiti.

Due chiacchiere con Elisa e Jacopo, parlando del Lombardia

La Sanremo c’è, dov’è il Lombardia? A ruota libera con Elisa e Jacopo

05.03.2026
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Lo scorso anno ha preso finalmente la luce la Milano-Sanremo femminile, seguendo la scia della Roubaix, inserita nel calendario solo qualche stagione prima e di Fiandre e Liegi, le uniche classiche monumento che hanno una versione femminile già da molto tempo. Resta quindi fuori solo il Giro di Lombardia e quest’assenza dal calendario appare sempre più anacronistica. Se ne era parlato già qualche anno fa e RCS Sport aveva chiaramente detto come il progetto sia in cantiere, ma la sua realizzazione sia molto più complicata rispetto alla Classicissima.

Qualche giorno fa, alla vigilia dell’Omloop Nieuwsblad poi conquistata al termine di uno sprint a due, era stata Demi Vollering a farsi sentire, rivolgendosi direttamente all’UCI dopo una lunga seduta di 6 ore di allenamento svolta sulle stesse strade del Lombardia, comprese le mitiche ascese del Ghisallo e di Sormano, affermando che è tempo di regalare anche alle ragazze la “classica delle foglie morte”.

Demi Vollering vittoriosa all'Omloop. L'olandese ha chiesto direttamente all'UCI di farsi carico dell'inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering all’Omloop Nieuwsblad. L’olandese ha chiesto all’UCI di farsi carico dell’inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering vittoriosa all'Omloop. L'olandese ha chiesto direttamente all'UCI di farsi carico dell'inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering all’Omloop Nieuwsblad. L’olandese ha chiesto all’UCI di farsi carico dell’inserimento del Lombardia in calendario

Una richiesta che parte da più lontano

Da queste dichiarazioni abbiamo preso spunto per trattare l’argomento con una coppia davvero speciale. Con Elisa Longo Borghini che non è solo una delle più acclamate e vincenti front woman del movimento, ma anche atleta le cui caratteristiche si sposano alla perfezione con quelle del Lombardia. E con suo marito Jacopo Mosca, che il Lombardia l’ha corso per 3 volte e ha sperimentato sulle sue gambe l’asprezza della classica di fine stagione.

La prima a prendere la parola, prendendo l’argomento di petto com’è abituata a fare nelle sue tante imprese su strada è Elisa: «La Vollering non è stata la prima persona a chiedere un Giro di Lombardia. Tantissime ragazze italiane si sono spese negli anni dicendo che sarebbe stato molto bello avere anche per noi questa classica. Chiaramente Demi fa molta più eco perché sui social è sempre molto attiva ed è una ciclista molto seguita. Personalmente credo che il Lombardia sia un vero “buco” nel nostro calendario che non ha ragion d’essere, sarebbe fantastico poter avere una gara di quel calibro anche nel nostro programma».

Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020

Il problema del traffico

C’è però da fare i conti con la ritrosia di RCS Sport, dettata dalle difficoltà organizzative: «E’ chiaro che si va in zone estremamente urbanizzate, con una densità di popolazione molto alta e una difficile gestione delle strade – riprende la Longo Borghini – ci sono centomila strade da tener chiuse e il problema potrebbe essere quello. Non credo che RCS sia contraria a un evento del genere, ma tener chiusa la strada per un giorno intero in Lombardia, con un sacco di strade e con anche tantissime automobili è complicato, soprattutto considerando due corse nello stesso giorno come avviene in altre Monumento».

Jacopo affronta l’argomento da una visuale diversa, quella di chi l’ha vissuto direttamente ed è convinto che il Lombardia sia ormai pienamente adattabile anche alle ragazze, fatte salve quelle differenze di chilometraggio che si vedono anche nelle altre corse.

«Per me parliamo di un problema che non dovrebbe esistere – dice – nel senso che dico da tempo che il Lombardia dovrebbe essere inserito nel calendario femminile. Chiaramente sarebbe bello poterlo vedere, come abbiamo visto essere bellissima la Milano-Sanremo e sono affascinanti tutte le altre prove del loro programma. Quando arriverà il Lombardia femminile spero che sia organizzato su un bel percorso e che possa ricalcare buona parte del nostro».

Mosca e Longo Borghini: questi due quando sono insieme non smettono mai di sorridere!
Mosca e Longo Borghini: questi due quando sono insieme non smettono mai di sorridere!

Fine stagione? Non è un problema…

La difficoltà del Giro di Lombardia è data più dalla sua altimetria, dal suo disegno o anche dal fatto che è proprio a fine stagione, quando le energie cominciano a non esserci più? «In un ciclismo come quello attuale, dove tutto è programmato, il fatto che arrivi a fine stagione fa poca differenza – ribatte Mosca – conta più la motivazione che uno ha. Chi si presenta alla partenza, avendolo posto come obiettivo, è difficile che non ci arrivi pronto, quindi influenza poco la collocazione in calendario. La parte più difficile sono i 4.000 e passa metri di dislivello che devi affrontare».

A chi sarebbe adatto un percorso come quello della corsa lombarda? Qui Elisa si fa sentire: «Chi conosce un po’ il ciclismo, sa che il Giro di Lombardia al femminile potrebbe essere molto adatto a me, esattamente tanto quanto lo sarebbe per Demi, anzi ne uscirebbe fuori una sfida bellissima, con lei come con le altre top rider che si giocano i Grandi Giri. Credo che Demi abbia parlato più che altro per il movimento e non per se stessa».

La coraggiosa e sfortunata fuga della Longo Borghini nel finale della Sanremo. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga di Longo Borghini nel finale della Sanremo 2025. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga della Longo Borghini nel finale della Sanremo. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga di Longo Borghini nel finale della Sanremo 2025. Il Lombardia le sarebbe ideale

«La corsa ideale per me…»

Longo Borghini ha vinto Fiandre e Roubaix, ha sfiorato più volte il colpo alla Liegi (che è sempre tra i suoi obiettivi), lo scorso anno è stata commovente protagonista alla prima Sanremo, ripresa a un passo dal traguardo, ma il Lombardia avrebbe un sapore particolare, calzando sulle sue caratteristiche come un vestito su misura.

«Penso di essere un’atleta polivalente – dice – e negli anni l’ho dimostrato. Credo che potrebbe essere una corsa dove potrei fare molto bene. Considerando un tracciato simile a quello maschile, quindi non avendo un’idea di che chilometraggio avrebbe e come verrebbe strutturato, si valuterebbe come correrlo, perché si sa bene che il tracciato cambia ogni anno, se si arriva a Bergamo oppure a Como».

Che consigli darebbe il marito alla moglie? «Io il Lombardia lo faccio, ma sempre solo inseguendo, tirando e quindi facendo una gran fatica – afferma ridendo – Elisa lo farebbe sicuramente con un altro approccio, sarebbe lì a giocarsi la corsa, quindi non so che grandi consigli possa dargli. Sicuramente la differenza maggiore verrebbe da quale percorso sceglierebbero e quali sarebbero i punti critici della gara.

«Chiaramente se arriva a Bergamo, c’è un percorso e quindi Bergamo Alta potrebbe essere il momento decisivo. Se invece si arriva a Como e affrontano il Muro di Sormano, mi viene da pensare che in qualsiasi momento della gara venga posto, quello sarebbe il momento critico. Non è come la Sanremo che è sempre quella e ha sempre lo stesso copione».

Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l'ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l’ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l'ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l’ha sofferto nelle sue vittorie

Gara selettiva dove contano le gambe

Quel che è certo è che la selezione sarebbe certa: «Contando tutte le salite che ci sono – conferma Mosca – è chiaro che non arriverà mai un gruppo di più di 3-4 corridori insieme per giocarsi la corsa. Non vedo un altro scenario che una gara molto selettiva dove arrivi con le energie contate e la differenza la fanno le gambe. Questo avviene per gli uomini e avverrebbe anche per loro».

Il Lombardia imporrebbe una preparazione calibrata per provare a vincerlo? «Durante l’anno lavoriamo per avere alcuni picchi di forma – conclude Longo Borghini – puoi arrivare al Giro di Lombardia con la condizione post mondiale. Non avrebbe senso ossessionarsi con quella corsa, ma andarci consapevole di essere in una buona condizione fisica e pronta per affrontarla con ambizioni».

Strade Bianche

Nei dettagli (e nei tranelli) della Strade Bianche con Bennati

05.03.2026
5 min
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Archiviato anche il Trofeo Laigueglia è già altissima la febbre per la Strade Bianche. Il grande appuntamento di inizio stagione, quella che è ritenuta, non a torto, il “sesto Monumento”. L’esordio di Tadej Pogacar, gli sterrati, le colline toscane, la polvere e le derapate fino a Piazza del Campo: lo spettacolo è già cominciato.

Per entrare ancora più a fondo nei meandri della corsa senese abbiamo sentito Daniele Bennati. Toscano, che la Strade Bianche l’ha disputata più volte in carriera, arrivando anche undicesimo pur essendo un velocista puro. Ma quando la gamba gira, con coraggio e abilità di guida, anche uno sprinter può togliersi soddisfazioni.

Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Daniele, eccoci alla Strade Bianche: quest’anno 14 settori. Oltre a Colle Pinzuto e Monte Sante Marie, i settori più noti, quali possono essere i tranelli inattesi?

Tranelli… il percorso della Strade Bianche è abbastanza conosciuto ormai. Monte Sante Marie è sempre il tratto che può risultare quasi decisivo, ma non è detto che lo sia in modo definitivo. Anche prima, per esempio, c’è il settore di Lucignano d’Asso, lungo più di 10 chilometri. Lì spesso c’è vento laterale e non sono rare le cadute.

E come dimenticare quella di Alaphilippe?

Non è un tratto difficile dal punto di vista tecnico, ma quando la strada scende con vento laterale è completamente esposta. In quelle condizioni diventa molto pericoloso e bisogna stare davanti. Quando tutti vogliono le prime posizioni la velocità aumenta, la corsa si accende e il rischio di cadute cresce. Non solo, ma usciti da questo settore ci sono circa 800 metri di asfalto, poi si gira a sinistra e si attacca subito Pieve a Salti.

Un tratto che presenta anche begli strappi

Esatto. Poi si va verso Asciano, c’è il rifornimento e subito dopo inizia San Martino in Grania, il settore che precede Monte Sante Marie. Ed è un punto chiave della corsa.

Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Perché, cosa accade a San Martino in Grania?

Qui spesso le squadre più forti, come la UAE Emirates, che ultimamente sta dominando, prendono in mano la situazione. E’ un tratto, anche piuttosto lungo (9,4 chilometri, ndr) in cui si può fare grande selezione per arrivare a Sante Marie e mettere fatica già nelle gambe degli avversari.

Si parla sempre degli sterrati, Daniele, ma c’è anche qualche tratto asfaltato che può incidere?

No, non mi vengono in mente punti particolarmente complicati su asfalto. Forse la discesa di Montalcino prima di imboccare lo sterrato di Lucignano d’Asso. Ma in generale sono strade belle, larghe, veloci. Parliamo di zone patrimonio UNESCO, quindi l’asfalto è buono. Tra l’altro la discesa di Montalcino è stata sistemata di recente.

Prima hai accennato al fatto che tutti vogliono stare davanti e aumenta la bagarre. Ma è così fondamentale stare sempre davanti anche alla Strade Bianche? In fin dei conti non sono le stradine di un Fiandre o di una Roubaix…

Stare davanti è importante, ma certamente si può stare più coperti rispetto al Fiandre o alla Roubaix. Nella prima metà di gara soprattutto, tra uno sterrato e l’altro, si può correre anche più tranquilli. E’ chiaro che dentro i settori tutti vogliono le prime posizioni, ma nella prima parte non è obbligatorio stare sempre a limare. Anche in caso di foratura si riesce a rientrare senza grossi problemi insomma.

Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Tolto Pogacar, che può vincere come vuole: qual è il tratto più decisivo secondo te?

Spesso è sottovalutato il segmento tra l’uscita delle Sante Marie e prima dello sterrato di Monteaperti. Dopo Sante Marie, quando si va verso Castelnuovo Berardenga, c’è spesso una fase di assestamento. Se davanti manca l’accordo qualcuno può rientrare e partire in contropiede.

E Santa Caterina, l’ultima impennata sul basolato di Siena? E’ davvero così tagliagambe?

Sì, perché sei nel finale e molte edizioni si sono decise lì. Pogacar a parte, che è sempre arrivato da solo, ricordo vittorie costruite proprio su quella rampa, come nel caso di Stybar o Cancellara.

E la volata? Bisogna entrare davanti nella curva ai 270-250 metri?

Spesso chi scollina Santa Caterina in testa resta davanti. Non c’è spazio per superare: mancano circa 400 metri, è tutto un destra-sinistra e sorpassare è difficilissimo. Chi passa per primo lì di solito ha più gambe e difficilmente si fa rimontare. Un corridore sveglio non si fa passare.

Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
La Strade Bianche è più selettiva con l’asciutto o con il bagnato?

Quest’anno dovrebbe essere piuttosto asciutta, con temperature intorno ai 20 gradi. Con il bagnato il terreno è più morbido, la bici scorre meno perché affonda un po’, ma in alcuni tratti tiene meglio. Alla fine diventa più selettiva con l’asciutto e la polvere, perché le velocità sono più alte e chi ha più gambe fa la differenza. Con la pioggia aumenta l’imprevisto, tra forature e freddo. Se piove tutto il giorno cambiano le dinamiche, ma più per le condizioni meteo che per il tracciato in sé.

C’è una curva che ricordi in modo particolare? Noi pensiamo, per esempio, a quella in fondo allo “sciacquone” di Monte Sante Marie, dove inizia la salita finale di quel segmento. Non a caso lì Pidcock fece bei numeri…

Ce ne sono diverse di pericolose, soprattutto quelle in discesa percorse ad alta velocità, perché si tratta di una tenuta sempre meno stabile rispetto all’asfalto. Molto dipende anche da come vengono sistemate le strade: quanta ghiaia c’è, quanta ne viene smossa. Spesso sistemano questi sterrati: aggiungono terra e o ghiaia e il fondo resta più “morbido”. Bisogna conoscere quelle sensazioni e avere certe attitudini.

Rispetto ai tuoi tempi è cambiato anche il materiale?

Sì. Oggi si corre almeno con coperture da 30 millimetri, molti usano il 32. Io la prima volta montavo il 25, tubolare. E’ cambiato tanto, ma questi ragazzi sono bravissimi a guidare.

Gianmarco e Matteo Ballerini, biciclette Colnago, 2026

Casa Ballerini: il cammino dei figli alla riscoperta del padre

05.03.2026
7 min
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Sarà che Franco vinse l’Het Volk nel 1995 e poi subito la Roubaix. Sarà che c’eravamo anche noi e ci parve gigantesco. E sarà anche che in questi giorni che annunciano le sfide del Nord non si può fare a meno di pensare a lui. Sia quel che sia, ritrovarsi davanti ai figli di Ballerini e parlare con loro di ciclismo e del padre un po’ scalda il cuore e un po’ mette un groppo in gola.

Ci ha messo lo zampino Stefano Santerini, massaggiatore che nel 2022 con Bennati approdò in nazionale. Quando si ritrovò a massaggiare Matteo Ballerini, capì che il ragazzo della storia del padre non sapesse proprio tutto. In seguito ebbe modo di frequentare Gianmarco, il più grande. Così nella sua testa prese forma l’idea che il 22 luglio scorso portò alla nascita della ASD Franco Ballerini e poco dopo alla progettazione del weekend di ciclismo che dal 12 al 14 giugno riempirà nuovamente Casalguidi, il loro paese, di biciclette (in apertura i due fratelli con le bici recentemente donate loro da Colnago e dietro quella dell’ultima Roubaix di Franco).

«La prima volta non gli dissi nulla – racconta – perché per noi è stato un campione che se ne è andato troppo presto, ma per loro era il babbo e si capiva la fatica nel parlarne. Poi piano piano ho iniziato a dirgli qualcosa. Siamo andati insieme in RAI durante il Giro d’Italia, ma ancora si parlava di niente. Ci siamo visti con il presidente Dagnoni e alla fine è nato il progetto della gran fondo La Franco Ballerini».

Matteo, Gianmarco e Santerini: la ASD Franco Ballerini è nata da loro
Matteo e Gianmarco Ballerini accanto a Stefano Santerini: la ASD Franco Ballerini è nata da loro
Matteo, Gianmarco e Santerini: la ASD Franco Ballerini è nata da loro
Matteo e Gianmarco Ballerini accanto a Stefano Santerini: la ASD Franco Ballerini è nata da loro

«Babbo Rubé!»

Il 9 aprile del 1995 Gianmarco aveva due anni. Dopo la vittoria della Roubaix, stavamo accompagnando Franco all’aeroporto di Bruxelles e lui ci raccontò che il bimbo al telefono gli avesse appena detto: «Babbo, Rubé! Babbo, Rubé!». In seguito, gli raccontiamo, per suo padre fosse diventato motivo di vanto mostrarci la foto di una sua coscia mentre stava per calciare il pallone, per far vedere quanto fosse diventato forte il suo figliolo. Gianmarco ride di gusto.

«E’ cominciato tutto grazie agli acciacchi di Matteo – racconta – quando venne qui dal Santero e dopo due o tre sedute hanno preso sempre più confidenza. Fu allora che Stefano gli parlò del babbo e di come fosse considerato tutt’oggi in nazionale e gli ha buttato lì questa questa provocazione, per poi parlarne anche con me. E alla fine è nata l’ASD Franco Ballerini. Ci sono grandi progetti, grande energia, grande voglia e ci stiamo impegnando per fare un bel lavoro, per risollevare anche un po’ il ciclismo giovanile e nel nostro piccolo seguire le orme del babbo».

Dopo essere stato un grandissimo campione, Ballerini ha vinto 4 mondiali e un’Olimpiade come cittì della nazionale. Qui con il suo maestro Alfredo Martini
Dopo essere stato un grandissimo campione, Ballerini ha vinto 4 mondiali e un’Olimpiade come cittì della nazionale. Qui con il suo maestro Alfredo Martini

L’Harley Davidson

Matteo ascolta e ha il volto teso. La memoria va a una chiacchierata di quattro anni fa, quando sua madre Sabrina ci raccontò che il piccolo, che oggi ha 26 anni, avesse ancora difficoltà a parlare di Franco. Al punto che una volta a scuola finì dal preside perché in una giustificazione serviva la firma del padre e lui non voleva dire che fosse morto.

«Quando il babbo se ne è andato – racconta con la voce che trema – avevo dieci anni, ero un bambino. Insieme facevamo le classiche attività tra padre e figlio. Mi portava a pescare, mi portava in moto, mi portava a funghi. Io ero molto legato alla sua Harley Davidson, la prima volta che mi mise là sopra avevo sei anni e dissi che sarebbe stata per sempre mia.

«Quando andavo con lui a fare dei giri lunghi, magari si stava fuori un’oretta, tornavo e mi addormentavo da quanto quella moto mi rilassava. Che poi faceva anche rumore, però quel suo suono – pom pom pom pom pom – mi rilassava, mi addormentavo e lui era contento e rideva. Così appena ho preso la patente, l’ho fatta mia».

La prima volta in bici

Gianmarco lo ascolta e pensa che tante cose tutte insieme Matteo non le avesse ancora raccontate e si affretta lui per primo a dire che quella moto a un certo punto si era pensato di venderla, ma loro si sono opposti perché è un ricordo troppo vivo.

«Un ricordo mio del babbo – sorride – è la prima volta che sono andato in bici insieme a lui, io che ho sempre giocato a calcio. Mi sembrava un supereroe, non perché non gli stessi dietro, ma perché mi sembrava qualcosa di diverso da quello che vivevo quotidianamente. Io il ciclismo non lo seguivo neanche come cicloamatore. Ogni tanto andavo a fare delle belle passeggiate, tutto vestito per bene, tutto serio. Facevo le mie girate e tornavo a casa, però adesso la passione sta crescendo. Anche perché con il calcio ho chiuso, non ho più le ginocchia adatte a quello sport».

Il groppo si scioglie

Matteo e la bicicletta sono stati a lungo stanze non comunicanti. Anche lui si era buttato sul pallone e probabilmente grazie al pallone questa storia ha avuto inizio.

«Parlare del babbo – dice – per me è sempre stato un tabù. Dai miei dieci anni quando è morto e fino ai venti, non lo abbiamo mai fatto. Anche il nome Franco mi metteva in soggezione. Avevo un compagno di squadra, quando giocavo a Casal Guidi, che si chiamava Franco. Ogni volta che dovevo chiamarlo, mi prendeva male. Finché con il Covid siamo stati chiusi per tre mesi e abbiamo iniziato a parlare un po’ del babbo e degli aneddoti divertenti.

«Quando ho iniziato a lavorare con persone più grandi di me, anche 40 anni di più, ho scoperto che tutti sapevano chi fosse il babbo. E da lì, piano piano mi sto sbloccando – dice con la voce che trema e questa volta sembra dalla gioia – e poi con il Santero, con questa nuova associazione, mi sto sbloccando quasi del tutto. E con la bici, ora vado a fare anche io delle belle girate».

Al Giro del 2025 si iniziò a parlare al microfono di Unberto Martini della Associazione che sarebbe nata di lì a poco
Al Giro del 2025 si iniziò a parlare al microfono di Unberto Martini della Associazione che sarebbe nata di lì a poco
Al Giro del 2025 si iniziò a parlare al microfono di Unberto Martini della Associazione che sarebbe nata di lì a poco
Al Giro del 2025 si iniziò a parlare al microfono di Unberto Martini della Associazione che sarebbe nata di lì a poco

La gran fondo di giugno

La Franco Ballerini si svolgerà dal 12 al 14 giugno a Casalguidi, il loro paese in provincia di Pistoia. I due fratelli sono coinvolti al 100 per cento, ma l’organizzazione è stata data in mano alla Larcianese, gli stessi che organizzano la gara dei professionisti (questo il link per le iscrizioni al costo di 50 euro).

«Loro senza di noi non farebbero niente – sorride Gianmarco – e noi senza di loro non si farebbe ugualmente niente. Da una decina di giorni abbiamo aperto le iscrizioni e più gente verrà e più saremo contenti. E’ bene partire con calma, ma ci piace l’idea far vedere davvero quello che vogliamo fare, perché sicuramente negli anni faremo qualcosa di bello. E secondo me sono stati bravi a disegnare il percorso, con qualche chilometro di sterrato e un tratto di pavè».

Racconta Santerini che il prossimo passo sarà andare a Siena per la Strade Bianche e soprattutto il giorno dopo alla gran fondo, per prendere appunti. I tre hanno comunicazioni fittissime in una chat. Racconta che l’Associazione Amici di Franco Ballerini ha chiuso per lasciare spazio alla loro e che alcuni sono passati alla nuova realtà e continuano ad aiutare. La cosa sta prendendo tanto e sono tutti felici. Ci diamo appuntamento per un caffè a Siena, un motivo in più per andare alla Strade Bianche.

Giro della Sardegna 2026, Ignazio Cireddu

La storia di Cireddu, l’unico sardo al Giro della Sardegna

04.03.2026
6 min
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OLBIA (SS) – Di tutti i figli d’arte presenti al Giro della Sardegna, soltanto due avevano il papà in corsa. Non c’erano Ivan Basso (per Santiago), Oscar Freire (Carlos), Simone Masciarelli (Lorenzo e Stefano).
C’erano invece Marco Milesi (ds della Biesse-Carrera-Premac dove corre il figlio Alessandro) e soprattutto Roberto Cireddu, che certo come corridore è stato meno importante (un normale dilettante, bravo anche nel fuoristrada) ma che ha invece avuto un’enorme importanza per suo figlio Ignazio.

Classe 2004, nato il 21 settembre come Tadej Pogacar, Ignazio Cireddu ha trovato nel negozio di papà, a San Vito (poi a Villasimius e a Cagliari) la bici per poter correre già da giovanissimo. Roberto è il punto di riferimento per gli appassionati di ciclismo del Sarrabus (il territorio nel Sud Est della Sardegna) e ha avuto anche la società ciclistica nella quale, da junior di primo anno, Ignazio ha ricominciato a correre dopo qualche anno di stop. Un passaggio alla Crazy Wheels con Luca Massa, dirigente oristanese, ponte tra l’Isola e Treviso, poi il salto da under 23 con la Trevigiani, dove è rimasto nel 2023 e 2024, prima di approdare all’AreaZero UM Tools Caffé Mokambo.

Finché, nello scorso autunno, è venuta la firma con la Continental austriaca Vorarlberg. Nel frattempo Ignazio, che di sicuro non è un gigante, è maturato fisicamente e si è messo in tasca un diploma tecnico (indirizzo turistico), anche se è sicuro che il suo futuro sarà nell’azienda di famiglia.

Da quest'anno Cireddu, classe 2004, corre con la continental austriaca Team Voralberg in cui corre anche l'altro italiano Ballabio
Da quest’anno Cireddu, classe 2004, corre con la continental austriaca Team Voralberg assieme all’altro italiano Ballabio
Da quest'anno Cireddu, classe 2004, corre con la continental austriaca Team Voralberg in cui corre anche l'altro italiano Ballabio
Da quest’anno Cireddu, classe 2004, corre con la continental austriaca Team Voralberg assieme all’altro italiano Ballabio

Terza tappa, la fuga di Tortolì

Ciclisticamente parlando, Cireddu è diventato famoso a febbraio, quando si è saputo che sarebbe stato l’unico corridore sardo al Giro della Sardegna (ed è già tanto che ce ne fosse uno!), tornato in calendario dopo 15 anni. Il sospetto che dietro l’invito delle maglie giallo-fucsia ci sia anche la sua presenza è fondato: d’altra parte la Regione ha sborsato due milioni per riportare la corsa in calendario e una piccola richiesta alla Lega Professionisti e al Gs Emilia avrebbe potuto anche avanzarla.

La notizia è stata accolta con scetticismo nell’ambiente sardo. Sinché, nella terza tappa, anche i detrattori si sono dovuti ricredere. Non i suoi tifosi, che l’hanno aspettato, con la segreta speranza di individuarlo nella pancia del gruppo, alle porte del paese e se lo sono visti passare in testa assieme a Ivan Taccone (a proposito di figli o nipoti d’arte), bensì di chi ha acceso la tv. Sul teleschermo c’era proprio lui, Ignazio Cireddu: il ragazzino timido e umile che, pian piano, si sta mettendo in scia a quel gruppetto di corridori sardi che hanno raggiunto il professionismo.

Terza tappa al Giro della Sardegna, Cireddu riconosce il tratto giusto e va all'attacco
Terza tappa al Giro della Sardegna, Cireddu riconosce il tratto giusto e va all’attacco
Terza tappa al Giro della Sardegna, Cireddu riconosce il tratto giusto e va all'attacco
Terza tappa al Giro della Sardegna, Cireddu riconosce il tratto giusto e va all’attacco

Le tappe della carriera (finora)

Ci sono alcuni momenti di rilievo, nella sua carriera, che hanno preceduto il Giro della Sardegna, poi concluso nelle posizioni di rincalzo della classifica, ma comunque portato a termine. Il primo è il sesto posto al Gran Premio La Torre, il 25 febbraio (come la partenza del Giro della Sardegna) ma di due anni fa. Il suo nome comparve in un ordine d’arrivo con alcuni dei migliori italiani.

Dopo quel risultato, però, la squadra non gli diede modo di correre con continuità, cosa che lo avrebbe portato a cambiare casacca. Gli altri sono la partecipazione ad alcune corse assieme ai pro’: «Ho corso al Trofeo Matteotti e al Memorial Pantani nel 2024 – racconta – ma senza finirle. La prima proprio male male, nella seconda ero riuscito anche a stare davanti ed ero durato un po’ più di 160 chilometri».

Quale è la corsa di livello più alto che hai corso?

Come livello questo Giro della Sardegna è stato il più alto che ho sperimentato in carriera, perché comunque le altre corse erano under 23.

Come è stato l’impatto?

Nelle prime due tappe mi sentivo molto inferiore agli altri. Dalla terza però, ho cominciato a stare meglio. Ho fatto tante ore di allenamento ma sempre da solo, in Sardegna, per tutto l’inverno. Perciò mi mancavano i fuori giri. Poi, nella terza, quarta e quinta ho retto. Certo, il giorno in cui mi sono sentito meglio è stato quello della fuga, forse ero in uno stato di esaltazione.

Si potrebbe pensare che il gruppo abbia lasciato spazio all’enfant du pays…

Sapevo come funzionano le gare. Intanto va detto che, prima che io uscissi dal gruppo, ci sono stati 30 chilometri di tentativi e ho visto che poi si fermano, rallentano e fanno quasi un “muro” davanti. Ma io conosco le strade, in un tratto in salita tra Geremeas e Torre delle Stelle, c’è un cordolo su cui si riesce a passare: mi sono infilato e sono andato. Poi è chiaro che se avessero voluto prendermi lo avrebbero fatto.

Ci racconti quella fuga?

Sono stato per un po’ da solo, ma so che dietro c’era Eenkhoorn della Soudal. Però è chiaro che non stava forzando, perché sulla salita di Solanas ho aumentato il vantaggio e su di lui è arrivato Taccone. E dopo Villasimius l’ho aspettato. Io e lui eravamo compagni l’anno scorso.

Nella fuga del terzo giorno, Cireddu è stato raggiunto e aiutato da Ivan Taccone, suo compagno nel 2025
Nella fuga del terzo giorno, Cireddu è stato raggiunto e aiutato da Ivan Taccone, suo compagno nel 2025
Nella fuga del terzo giorno, Cireddu è stato raggiunto e aiutato da Ivan Taccone, suo compagno nel 2025
Nella fuga del terzo giorno, Cireddu è stato raggiunto e aiutato da Ivan Taccone, suo compagno nel 2025
Hai pensato di potercela fare?

No. Sapevo che era scritto che mi avrebbero ripreso, ma mi faceva piacere passare in testa davanti a casa. Comunque abbiamo fatto anche due gpm, che ci siamo divisi. Ma era impossibile arrivare. Avrei voluto anche riprovarci con Perani, nell’ultima tappa, però comunque anche lui è stato ripreso.

Magari se ti fossi allenato in gruppo anziché da solo…

Forse si poteva arrivare già alla prima tappa con le gambe del terzo giorno, ma poco sarebbe cambiato. Rimpianti non ne ho, la stagione è appena iniziata.

Il Giro della Sardegna e quella fuga ti hanno dato prospettive nuove?

La vedo come una stagione diversa, poi la squadra è stata contenta, ho fatto vedere la maglia in tv. Mi stanno dando fiducia per provare qualche tentativo e poi naturalmente per aiutare gli altri.

Chiamato sul palco di Olbia a fine Giro della Sardegna, Cureddu è con Chiappucci, Bugno, Pella e Fabio Aru
Chiamato sul palco di Nuoro al via dell’ultima tappa, Cireddu è con Chiappucci, Bugno, Pella e Fabio Aru
Sul podio finale di Olbia, per. Cireddu una foto con Fabio Aru, l'ultimo grande sardo del ciclismo
Sul palco di Nuoro al via dell’ultima tappa, per Cireddu una foto con Aru, l’ultimo grande sardo del ciclismo
Programmi?

Non del tutto definiti. Dopo due corse in Croazia, faremo il circuito delle Ardenne, a inizio aprile, ed è una corsa importante, l’anno scorso ci ha vinto Widar. Poi non so ancora. La squadra correrà il Tour of the Alps, ma è ancora troppo per me. Vivo questa esperienza con tranquillità. Vediamo come continua la stagione.

Tuo padre che ruolo aveva in squadra durante la corsa?

Era incaricato di fare l’ultimo rifornimento. Nella terza tappa sono arrivato da lui che ero ancora in fuga. Una bella scena.

I primi applausi veri della carriera sono arrivati per Ignazio, nome molto diffuso in Sardegna. Quelli del ds Paul Ranger («Mi ha detto di godermela, ma era contento»), quelli di mamma Rosella e di Camilla, la sorella che ha 5 anni più di lui. La strada tracciata da sardi come Giovanni Garau, Ignazio Aru, Emiliano Murtas, Alberto Loddo e, naturalmente Fabio Aru (testimonial del Giro che si è molto complimentato con lui) è lunga e tutta in salita, ma Cireddu ora sa che, in quel ristretto club di sardi che hanno corso con i pro’. Adesso c’è anche lui. E ci vuole restare.

Giorgio Brambilla e Michele Rabaglia (al centro) assieme allo staff che curerà il Progetto Alfabici rivolto a 16 allievi

“Progetto Alfabici”, un piano gratuito per 16 allievi di tutta Italia

04.03.2026
7 min
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PARMA – Un’idea moderna per provare a svecchiare alcune teorie del ciclismo giovanile con l’intento di guardare a medio-lungo termine. Il “Progetto Alfabici” è un piano nato quest’anno che guarda esclusivamente alla crescita della categoria allievi, attraverso diverse figure professionali che solitamente non vengono impiegate in maniera massiccia per ragazzi di quella età.

Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo approfondito il discorso con Michele Rabaglia, titolare del centro sportivo Alpe Training di Parma, e Giorgio Brambilla, preparatore atletico e diesse dello Swatt Club. Entrambi hanno messo assieme le proprie conoscenze e competenze per allestire uno staff molto profondo.

La scintilla del progetto

Qualcuno dice che nello sport in generale, nel ciclismo nello specifico, non bisogna inventare nulla, però finché nessuno ci prova non si potranno mai avere risposte. Michele Rabaglia gestisce il suo centro sportivo dal 2022 prevalentemente indicato per ciclisti e triathleti. Per lui il suo lavoro è una missione che non necessariamente deve sempre portare un profitto, quanto meno nell’immediato. Ed ecco che scatta una molla, una lampadina che si accende.

«Quando ho aperto Alpe Training – spiega – ho sempre avuto la volontà di poter lavorare con i giovani ciclisti della zona. Però io, pur essendo un appassionato ciclista, non provengo da quel mondo e quindi non conoscevo certe dinamiche, metodi o mentalità. Poi a fine 2024 stavo stavo seguendo una puntata di GCN Italia nella quale Alan e Giorgio (rispettivamente Marangoni e Brambilla, ndr) parlavano dei problemi del ciclismo nel preparare a dovere categorie come esordienti e allievi. Nelle loro considerazioni ho ritrovato certe difficoltà che avevo percepito io.

«A quel punto – va avanti Rabaglia – mi sono messo in contatto con Giorgio e gli ho illustrato una bozza dell’attuale progetto che avevo in mente. Ne abbiamo discusso assieme per capire se era fattibile e se lui sarebbe fosse disposto a collaborare. Lo dico senza problemi, io non sono nessuno nel ciclismo però mi sono sempre reputato una persona che ha delle idee e che vuole provare a metterle in pratica. Credo in “Alfabici”, su cui sto investendo tempo e risorse a titolo gratuito, come del resto Giorgio e tutti gli altri nostri collaboratori».

Dopo un periodo di promozione, tutte le società italiane potevano candidare i loro allievi per il Progetto Alfabici
Dopo un periodo di promozione, tutte le società italiane potevano candidare i loro allievi per il Progetto Alfabici
Dopo un periodo di promozione, tutte le società italiane potevano candidare i loro allievi per il Progetto Alfabici
Dopo un periodo di promozione, tutte le società italiane potevano candidare i loro allievi per il Progetto Alfabici

Candidature degli allievi

La linea guida del progetto è semplice, anche se articolata tenendo conto che per come sta andando il ciclismo adesso gli allievi saranno un’anticamera del professionismo. Brambilla ha accettato di diventarne “uomo immagine” portando la propria esperienza, pur sapendo che per loro questo sarà un “anno zero” dal quale comprendere cosa ci sarà da migliorare e cosa invece sarà andato bene.

«La nostra idea – dice l’ex pro’ lombardo – è stata quella di voler seguire gratuitamente alcuni allievi senza doverli scegliere mettendo a loro disposizione una serie di figure professionali. Negli ultimi mesi del 2025 abbiamo iniziato a pubblicizzare “Alfabici”, spiegandone la finalità e chiedendo a tutte le squadre di allievi, se interessate, di candidare i loro ragazzi. In sostanza una società poteva segnalarci un suo allievo da preparare a livello fisico, psicologico e nutrizionale.

«Anche se io sono già piuttosto impegnato – prosegue Brambilla – ho voluto dare il mio contributo perché mi è piaciuta l’idea. Voglio bene al ciclismo giovanile italiano e mi dispiace quando vedo che non si provano diverse soluzioni per cambiare qualcosa. Ora come ora non abbiamo capito quanto sia precoce il ciclismo e quanto prima bisogna iniziare a performare. Io ho sempre ritenuto che i migliori preparatori atletici al mondo debbano lavorare su esordienti e allievi e non su U23 o pro’».

Il Progetto Alfabici (presentato a Parma) prevede anche incontri formativi on line con nutrizionisti e psicologi aperti a tutti
Il Progetto Alfabici (presentato a Parma) prevede anche incontri formativi on line con nutrizionisti e psicologi aperti a tutti
Il Progetto Alfabici (presentato a Parma) prevede anche incontri formativi on line con nutrizionisti e psicologi aperti a tutti
Il Progetto Alfabici (presentato a Parma) prevede anche incontri formativi on line con nutrizionisti e psicologi aperti a tutti

Staff e comitato tecnico

Le fondamenta del “Progetto Alfabici” si basano sulle figure professionali che già lavorano per Alpe Training che hanno bisogno di persone che le coordinino in modo ancor più mirato.

«Lo staff dedicato al nostro progetto – riattacca Rabaglia – è composto da due psicologi, due nutrizionisti e tre preparatori atletici, cinque dei quali sono sempre presenti nel mio centro sportivo. Abbiamo anche fisioterapisti e biomeccanici, che però sono figure che non possono lavorare a distanza con i nostri allievi. Alle spalle di questi collaboratori abbiamo un comitato tecnico che opera nel ciclismo più importante, WorldTour e non, come abbiamo riportato sulla nostra pagina instagram, e che supervisiona i programmi per i ragazzi.

«La preparazione ad hoc – sottolinea – sarà sempre in stretto accordo con la rispettiva società dell’allievo. Il dialogo tra noi, squadra, diesse e genitori dell’atleta sarà sempre alla base di tutto. Il ragazzo con il preparatore avrà un contatto praticamente quotidiano, mentre con nutrizionisti e psicologi solo in funzione delle esigenze e delle circostanze».

Fanno parte del progetto anche tre allieve trentine del Veloce Club Borgo
Fanno parte del progetto anche tre allieve trentine del Veloce Club Borgo
Fanno parte del progetto anche tre allieve trentine del Veloce Club Borgo
Fanno parte del progetto anche tre allieve trentine del Veloce Club Borgo

Sedici allievi e scetticismo da vincere

Per questo progetto sia Brambilla che Rabaglia hanno dovuto fronteggiare quel tipico scetticismo di un ambiente che spesso tende ad autoreferenziarsi o isolarsi perché “è sempre stato così” senza cercare o riprovare soluzioni diverse. Tuttavia hanno avuto un discreto riscontro riuscendo a raggruppare sedici allievi da Nord a Sud.

«Abbiamo sedici atleti, di cui tre ragazze – riprende Giorgio Brambilla – che arrivano da Trentino, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna, Toscana e Sicilia e per questo ringraziamo i loro diesse che si sono affidati a noi. Mi aspettavo un interesse maggiore dalle squadre che fanno gli allievi ed è un aspetto significativo, forse non è cambiato tanto da quando ero allievo io. Con qualcuno abbiamo vinto la sua diffidenza, con tantissimi altri no, ma quando può ricapitare che uno staff di professionisti come quello che abbiamo allestito ti prepari gratuitamente un ragazzo?

«Naturalmente – puntualizza – non ci andiamo a sostituire al diesse per ciò che riguarda le tattiche di gara. Non guardiamo al risultato, anche perché in corsa ci sono troppe variabili e il ragazzo si deve attenere a ciò che gli viene detto dal suo tecnico. L’obiettivo con gli allievi che seguiamo è quello di farli crescere rispetto ai loro parametri di partenza e valutarli nel tempo. Come dicevo prima, capiremo meglio tutto strada facendo».

Nel Progetto Alfabici rientrano 16 allievi che provengono da Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Romagna, Toscana e Sicilia
Nel Progetto Alfabici rientrano 16 allievi che provengono da Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Romagna, Toscana e Sicilia
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Nel Progetto Alfabici rientrano 16 allievi che provengono da Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Romagna, Toscana e Sicilia

Metodo, formazione e finalità

Ad ora il “Progetto Alfabici” è in esclusiva per sedici allievi, ma nel corso della stagione un altro obiettivo è quello di fornire informazioni ulteriori ad un pubblico più ampio, pensando già ad un 2027 con più ragazzi da seguire.

«Abbiamo già stilato un programma – illustra Michele Rabaglia – di varie serate formative on line con i nostri nutrizionisti e psicologi aperte a tutti. Andremo in diretta sul nostro canale YouTube, dove resteranno tutte le puntate, dando la possibilità a chiunque di fare domande. Con questo nostro piano, vogliamo anche insegnare un metodo ai ragazzi, anche se non passeranno tutti professionisti, sperando che possa tornare utile a loro nel corso della vita quando intraprenderanno un’altra strada.

«Ad esempio – conclude – far comprendere loro che andare dallo psicologo non è una debolezza o non significa avere una malattia mentale, quanto invece ricercare un potenziamento di se stessi per lavorare meglio per diventare un corridore o un medico. In ogni caso abbiamo anche pensato per l’anno prossimo di mettere a disposizione due posti nel “Progetto Alfabici” al miglior esordiente di secondo anno e al miglior allievo di primo anno che usciranno dalla prossima Sei Giorni delle Rose di Fiorenzuola. Speriamo che il nostro modo di lavorare possa interessare alla Federciclismo o a chi vuole investire nel ciclismo giovanile».