Bardiani, forza, torque, Strade Bianche

Torque e cadenza: altre riflessioni col dottor Giorgi

08.03.2026
6 min
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In queste ultime settimane più volte abbiamo parlato della forza, ormai detta torque, quando si va in bici, e della cadenza, come quel giorno in cui vinse Del Toro a Jebel Hafeet all’UAE Tour. E su questa relazione fra cadenza e torque mancava qualche passaggio.

A chiarirci le idee è Andrea Giorgi, dottore e preparatore della Bardiani-CSF. Giorgi fra l’altro è uno dei dottori che più fa ricerca scientifica. Quello che abbiamo notato noi, in modo molto generico, è che forse in generale le rpm, la cadenza appunto, sono scese un po’. Ma l’argomento è ben più vasto.

Andrea Giorgi, medico e preparatore della Bardiani-CSF, torque
Andrea Giorgi, medico e preparatore della Bardiani-CSF, ci ha aiutato in questa analisi estremamente tecnica
Andrea Giorgi, medico e preparatore della Bardiani-CSF, torque
Andrea Giorgi, medico e preparatore della Bardiani-CSF, ci ha aiutato in questa analisi estremamente tecnica
Torque e cadenza, dottor Giorgi, qual è la relazione? Portaci nell’argomento…

La potenza viene espressa attraverso due componenti meccanicistiche che sono il torque, quindi la forza di spinta sul pedale, e la rotazione della pedivella: questo permette di calcolare la potenza. Se andiamo a scomporre la potenza sul piano meccanicistico, ci sta valutare il torque e la cadenza e queste due variabili, grazie ai nuovi strumenti applicati sulle biciclette, possiamo misurarle entrambe. Negli ultimi anni si è iniziato a valutare questi due componenti.

E cosa è successo?

Il muscolo presenta una capacità di produzione di forza in base al tipo di fibre muscolari e le stesse fibre muscolari sono differenti nei vari tipi di muscoli, in questo caso della coscia, della gamba e anche delle pelvi e del tronco che permettono tutti insieme di produrre la pedalata. Ogni muscolo presenta delle fibre muscolari che variano in lunghezza in base al movimento stesso del muscolo. Quindi le proprietà meccaniche muscolari sono determinanti per la produzione di forza e di cadenza. Già diversi anni fa siamo andati a fare uno studio con un gruppo di ragazzi spagnoli per vedere il torque nelle categorie del ciclismo. Noi sappiamo che la potenza è un determinante della prestazione nella classificazione del tipo di ciclista, quindi uno più bravo è più potente e ha più power di un altro, questo è ovvio. Quel che abbiamo fatto noi è stato scomporre la potenza in cadenza e forza in base alle categorie e sono emerse differenze nel torque.

Ricordiamo brevissimamente cos’è il torque?

Il torque è sostanzialmente la forza applicata sul pedale, la spinta.

Strade Bianche 2026, torque
All’arrivo di Siena tutti gli atleti sono arrivati con cadenze molto basse… anche i primi (magari loro spingevano qualche dente in più)
Strade Bianche 2026, torque
All’arrivo di Siena tutti gli atleti sono arrivati con cadenze molto basse… anche i primi (magari loro spingevano qualche dente in più)
Cosa avete fatto in quello studio?

Abbiamo preso degli under 23 e dei professionisti, a loro volta suddivisi fra chi correva nelle Professional e chi nel WorldTour. Fra queste diverse categorie si è visto che i ciclisti più performanti, quindi quelli del WorldTour, hanno una forza maggiore, un torque maggiore. Pertanto, a parità di potenza, i più prestanti hanno una spinta maggiore. Dopo questa osservazione, ci siamo chiesti se all’interno di una stessa categoria di ciclisti, come meccanicisticamente era determinata la potenza, analizzando le componenti di torque e cadenza, sia in condizioni di riposo che dopo lo svolgimento di un allenamento simulante una gara.

Come avete effettuato questi test?

Abbiamo valutato torque e cadenza. Il torque massimo, cadenza massima e ottimale con uno sprint test, che è il test cadenza-potenza che si fa sul cicloergometro, ma noi l’abbiamo fatto sul campo. E poi siamo andati a vedere cosa succedeva alla cadenza e al torque dopo una sorta di crono di 3 minuti e una di 12 minuti. Tutto questo è stato fatto due volte: una a fresco, subito dopo il riscaldamento, e una dopo uno sforzo simulante una gara. E poi abbiamo detto a questi ragazzi: fate 30”, 60” e 90” a tutta con un rapporto duro senza cambiare. Dopo queste sessioni, tramite un particolare algoritmo, abbiamo valutato il torque e la cadenza.

Ed è emerso che?

Ovviamente nelle prove in condizioni di fatica, la potenza, il torque e la cadenza diminuivano, ma le tre componenti variavano in condizioni differenti. Ciclisti con una alta cadenza massimale e ottimale riducevano maggiormente la loro cadenza in condizioni di fatica, perché hanno una maggior componente di fibre muscolari veloci, più facilmente esauribili, caratteristica dei ciclisti “scattanti”. Inoltre, i ciclisti utilizzavano circa il 60 per cento del loro torque massimo nel produrre la potenza nelle crono dei 3 e 12 minuti sia a fresco che in condizioni di fatica. Mentre la cadenza si riduceva. Come se preservassero la loro capacità di spingere, per evitare un affaticamento muscolare periferico, sfruttando la cadenza attraverso i rapporti.

Più si scende con il rapporto e più il torque viene chiamato in causa, assieme alle fibre più lente
Più si scende con il rapporto e più il torque viene chiamato in causa, assieme alle fibre più lente
Cosa che su pista non è possibile: a questo vuoi arrivare?

Esatto. Su strada il ciclista, grazie al cambio, modula la cadenza in modo da sviluppare il torque ottimale per lui in quel momento, in base alla cadenza preferita. Però se io devo mantenere una certa potenza o limitare il decadimento della potenza, dovrò limitare la cadenza a parità di torque. Quindi in condizioni di fatica cosa fa? Spinge uguale, però tende ad abbassare la cadenza. La cadenza influisce maggiormente sul dispendio energetico, quindi per risparmiare energia riduco la cadenza, mantengo il torque costante, però vado a ridurre la pedalata, giocando con i rapporti.

Il discorso dell’ingerire tanti carbo per avere sempre una pedalata fresca, agile, c’entra qualcosa con questo discorso?

Io posso anche ridurre il rapporto e fare più pedalate per mantenere quella velocità, ma riduco lo sviluppo metrico e aumento il dispendio energetico, utilizzando in maggior percentuale le fibre muscolari veloci, quindi un adeguato intake energetico è essenziale. Mentre, mantenendo un rapporto più lungo e sfruttando una cadenza più bassa preservo la mia energia e sfrutto un meccanismo energetico meno dispendioso, utilizzando le fibre muscolari lente, meno veloci, ma più resistenti nel tempo. Così facendo, in base alla strategia di gara e alla tipologia di ciclista, posso preservare le energie per i momenti più importanti della gara, come per attaccare a un determinato punto della corsa.

Il classico tema dell’agilità che preserva la gamba. Però se uno va un filo più duro non è più un dramma: è così?

Ognuno ha la sua pedalata ideale. Dipende dal tipo di ciclista. Però attenzione, perché la forza si può fare anche andando “agili”. Su una salita due ciclisti possono andare entrambi a 85-90 pedalate, ma uno spinge il 39×25 e l’altro il 39×19… va da sé che il secondo svilupperà più distanza con ogni pedalata.

Isaac Del Toro
A Jebel Hafeet Del Toro ha spinto (forte) un rapporto lunghissimo, mostrando un torque davvero elevato
Isaac Del Toro
A Jebel Hafeet Del Toro ha spinto (forte) un rapporto lunghissimo, mostrando un torque davvero elevato
Qualche giorno fa abbiamo parlato di Del Toro, che di certo non era agile verso Jebel Haffet. Come ti spieghi quella scelta? È stata una questione tattica, una questione di stanchezza, di allenamento specifico per spingere certi rapporti…

Sicuramente i tecnici della UAE Emirates hanno fatto le loro valutazioni. Hanno visto che questo ragazzo, tenendo una pedalata a così bassa cadenza, con un rapporto così duro, riusciva a mantenere un bel torque non affaticandosi a livello sistemico. E soprattutto quando aveva bisogno di fare lo sprint, aveva le riserve di glicogeno ancora pronte per sviluppare la potenza necessaria per fare l’attacco. Io non conosco né i dati di Del Toro, né di Tiberi in questo caso. Magari è stata una strategia scelta dalla squadra quella di scattargli secco e potente per poter aprire un gap. Loro conoscono bene gli atleti e la dimostrazione è che anche al primo giorno ha fatto la volata con gli sprinter su quell’arrivo che tirava.

Quindi non era una questione di stanchezza, era proprio qualcosa di ponderato?

Credo proprio di sì. Se Del Toro fosse stato stanco, avrebbe ridotto i rapporti. Perché a un certo punto, quando sei stanco, la potenza si riduce e di conseguenza anche il torque e la cadenza, così vai più agile, ma più piano. Avviene un esaurimento delle fibre muscolari. E qui in qualche modo torniamo al discorso di prima, fra rapporti e pista. Sul parquet, quando inizi a essere stanco, non puoi cambiare, non hai il cambio. Di certo Bragato ne saprà qualcosa! Per i pistard il discorso torque e cadenza è pane quotidiano.

MatxinUAE Emirates e Decathlon che tirano alla Strade Bianche, Matxin

Matxin fa i complimenti ai suoi ragazzi. E su Seixas…

08.03.2026
5 min
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SIENA – Impossibile non tornare sulla gara di ieri. La Strade Bianche ha il potere di infuocare gli animi e di gettarti definitivamente dentro la stagione dei grandi duelli, delle grandi corse e dei grandi campioni. Il poker di Tadej Pogacar è riuscito ad emozionarci ancora… la sua vittoria solo apparentemente potrebbe essere un “copia e incolla” di quella del 2024.

Lo zampino di Paul Seixas e Isaac Del Toro si è fatto sentire eccome. Tutto secondo programma, ma non proprio, insomma. E di questi aspetti abbiamo parlato ieri a botta calda con Joxean Fernandez Matxin, sport manager della UAE Emirates.

Matxin
Matxin abbraccia i i ragazzi man mano che arrivano al bus. Ieri ne hanno piazzati ben tre nei primi dieci
Matxin abbraccia i i ragazzi man mano che arrivano al bus. Ieri ne hanno piazzati ben tre nei primi dieci

Meno facile del previsto

Matxin era appena sceso dall’ammiraglia. Stava giusto mangiando qualcosa perché durante la corsa non aveva avuto il tempo di mandare giù neanche un boccone.

«Dire che è andato tutto secondo programma è troppo facile – racconta Matxin – ma si parte sempre per vincere, soprattutto quando hai corridori di questa qualità. Credo che la squadra sia stata perfetta in ogni momento. Non solo Tadej che ha definito il lavoro di tutti. Si è fatto quasi 80 chilometri da solo, ha controllato chi era dietro… ed è stato impressionante questo aspetto. Perché lo inseguivano corridori fortissimi.

«E lo stesso i compagni. Kevin Vamaercke è stato impressionante. Anche lui ha tenuto sempre la fuga del mattino a un minuto… anche troppo vicino! E l’ha controllata da solo. Questo significa che abbiamo speso un solo uomo in vista della parte più selettiva. Poi Felix Grosschartner ha fatto la parte più complicata. Cioè le discese e gli ingressi prima degli sterrati. Lui doveva portare avanti Tadej e il team, in una fase in cui tutti vogliono stare davanti. Doveva andare forte ma senza allungare eccessivamente il gruppo lasciando spazi. Florian Vermeersch: è stato brutale. Jan Christen ha fatto la selezione. E lui ha lanciato l’attacco. Quando è partito Pogacar erano rimasti in sette. Capite? Sette corridori e con il livello che c’era è qualcosa d’incredibile. E chiude sesto».

Qualità, forza, talento… Sono gli aggettivi che usa Matxin per i suoi. Nella lista degli elogi non manca Del Toro che definisce come «Classe pura in bici».

Matxin
Matxin spiega come dall’Algarve, grazie soprattutto al fresco ex Ayuso e ad Almeida, siano arrivati dati interessanti e attendibili su Seixas
Matxin
Matxin spiega come dall’Algarve, grazie soprattutto al fresco ex Ayuso e ad Almeida, siano arrivati dati interessanti e attendibili su Seixas

Occhio a Seixas

Tuttavia, se l’azione della UAE Emirates ha funzionato alla grande, c’è chi come Paul Seixas ci ha messo lo zampino, rischiando per qualche istante se non proprio di mandare tutto all’aria, di rimescolare le carte della partita di Pogacar e compagni.

«Questo ragazzino francese?», lo incalziamo. «E’ forte. E’ veramente forte – replica lo spagnolo scandendo bene la parola forte – Seixas non bisogna considerarlo come il futuro, ma come il presente. Se è uno stimolo a fare meglio? Certo, ma va anche controllato. Era alla sua prima partecipazione alla Strade Bianche e guardate come si è difeso. Ha tenuto la ruota di Tadej a lungo».

E qui si aprono diversi quesiti. Seixas ha tenuto più del previsto? E i team come si controllano tra loro? La risposta di Matxin è decisamente tecnica.

«Non direi che ha tenuto più del previsto – spiega Matxin – secondo noi, secondo i nostri dati, sapevamo che poteva tenere in quel modo. Con quello che ha dimostrato in Algarve al fianco di Juan Ayuso, che conosciamo bene e sappiamo i suoi valori, sapevamo cosa potesse fare Seixas. Non solo. Ma altre info le avevamo tramite Joao Almeida, anche lui era lì… Dunque ci aspettavamo un livello molto alto da parte sua.

«Seixas è davvero un buon corridore. Guida bene la bici, è sveglio, ha una grande sparata. E’ un corridore giovane e un campione. Anzi, togliete la parola giovane: è un campione».

Dunque in quel lungo pedalare fianco a fianco fra Seixas e Del Toro, gli UAE ieri hanno acquisito altri dati importantissimi. E certamente li studieranno ancora… Oggi il ciclismo è anche questo.

Strade Bianche 2026 Del Toro e Seixas
Da domani Del Toro, qui a ruota di Seixas, sarà leader della UAE Emirates alla Tirreno
Strade Bianche 2026 Del Toro e Seixas
Da domani Del Toro, qui a ruota di Seixas, sarà leader della UAE Emirates alla Tirreno

E ora Tirreno

Intanto gli atleti arrivano al bus. Matxin interrompe per qualche istante la nostra chiacchierata e va ad abbracciarli e a congratularsi con loro. La forza di un team passa anche da questi gesti.

«E’ difficile migliorare quando si vince, ma è uno stimolo e vincere non stanca mai. E’ una sensazione bella e alla fine tutti lavoriamo per questo. Tadej non correva dal Lombardia e quando vedi i tuoi compagni gareggiare, quando vedi le corse in tv hai una voglia pazzesca e quando arriva il momento vuoi dare il meglio. Da ottobre a qui ha solo lavorato e ci sta che avesse voglia».

Quest’ultimo aspetto lo ha ribadito anche lo stesso Pogi in conferenza stampa. «Nella prima corsa sei sempre un po’ nervoso perché non sai come andranno le cose dopo tanto lavoro».

Ora però si volta pagina con Matxin, anche perché se è vero che meno di 24 ore fa era ancora Strade Bianche, domani sarà già Tirreno-Adriatico e senza Pogacar il leader sarà Del Toro. Ieri il messicano non è apparso troppo contrariato di essersi fatto staccare per quei pochi secondi da Seixas a Monte Sante Marie. Nel finale invece era già in modalità risparmio energetico in vista della Corsa dei Due Mari.

«Alla Tirreno – conclude Matxin – ci aspettiamo un Del Toro in grande forma. Ha una situazione buona. La squadra correrà per lui. Siamo fiduciosi, ma consapevoli anche che ci saranno tanti altri corridori forti. Avete visto come va Antonio Tiberi e altri corridori importanti. Non sottovalutiamo mai nessuno».

Chicche tecniche dalla Strade Bianche 2026 tra vincitori e vinti

Chicche tecniche dalla Strade Bianche tra vincitori e vinti

08.03.2026
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SIENA – La Strade Bianche aggiunge un nuovo tassello al suo essere mito, una gara unica nel suo genere, affascinante anche per quello che concerne le scelte tecniche dei corridori. Vediamo cosa abbiamo sbirciato, tra conferme, sorprese e novità non ancora ufficiali, ma che probabilmente vedremo a breve.

Le due bici che hanno vinto

Buona parte delle donne con trasmissione Shimano hanno utilizzato 54-36 per l’anteriore e 11-34 per i pignoni, così la nostra Longo Borghini e la vincitrice, la svizzera Chabbey. Pogacar ha utilizzato la sua Y1Rs con le Enve 6.7 ed una scala rapporti 11-34 posteriore, 55 denti per la corona grande. La corona più piccola è la 38 (Carbon-Ti), dentatura molto apprezzata dal corridore sloveno, realizzata per lui e già usata in altre occasioni.

Le novità Bontrager

Le nuove ruote Bontrager con i cerchi dal profilo differenziato, una sorta di unofficial e unbranding. Prima notate sulla Trek Madone di Sobrero, cerchio più alto all’anteriore (forse da 43-45) e con profilo ridotto per la posteriore (potrebbe essere un 37-38 millimetri). Raggi in carbonio e nuovo mozzo RSL con design rinnovato rispetto alla precedente versione e livrea argento.

In aggiunta abbiamo visto quello che potrebbe essere stato l’unico corridore alla Strade Bianche con la trasmissione 1×13. Ovvero il giovane (appena 20 anni) Albert Whitten Philipsen con il pacchetto Sram Red AXS XPLR, configurazione che verrà utilizzata molto durante la campagna belga. Per tutti i corridori Lidl-Trek tubeless Pirelli PZero Race TLR RS da 30.

Ruote DT Swiss GRC per le BMC della Tudor

Per tutti gli atleti del team svizzero bici BMC Teamachine SLR 01 R (quella più aero della famiglia Teammachine) e ruote GRC 1100 originariamente sviluppate per il gravel race. Per tutti i tubeless Schwalbe Pro One TLR da 30 millimetri.

Infine sempre in ambito Tudor ci ha colpito la scelta del corridore Fabian Weiss, che usa la sella da crono Selle Italia Watt anche sulla bici per le corse in linea.

Tanti pedali Favero Assioma

E’ l’ultima versione aggiornata con il misuratore integrato, Favero Assioma. Li abbiamo notati sulla Orbea Orca Aero (montati su un paio di bici) del Team Lotto-Intermarché, che dovrebbe utilizzare (ufficialmente) il power meter Shimano Dura Ace. Resta la piattaforma di aggancio per le tacchette Shimano.

Gli stessi pedali dell’azienda italiana erano montati sulle De Rosa del Team Bardiani CSF-7Saber. Quindi non il misuratore Campagnolo (la trasmissione è Campagnolo 2×13 Super Record di ultima generazione), bensì i pedali con power meter integrato.

Nuovi tubeless Specialized Turbo Cotton

Li abbiamo notati da prima sulle S-Works del team femminile SD Works e poi sulle SL8 del Team Red Bull-Bora. Per tutti i nuovi TLR Turbo Cotton da 32 millimetri di larghezza, montati sulle Roval con i raggi in carbonio.

Il team più acclamato di inizio 2026

Il Team Rockets, impattante per colori e anche per una serie di corridori di primissimo piano. Alla Strade Bianche gli atleti del team avevano in dotazione la Rose Shave con le ruote Vision RS 45. Scelte differenti per quanto concerne i tubeless, tra Vittoria Pro da 30 e Pro Control. Crediamo una scelta più conservativa e votata a minimizzare il rischio di forature per i Pro Control, per una maggiore scorrevolezza invece quella dei TLR Pro.

Restando in ambito Vittoria, gli unici tubeless con sezione da 28 che abbiamo notato, quelli montati sulle Pinarello Dogma di scorta del Team Pinarello-Q36.5.

Aggiornamento ruote Reserve

I corridori del Team Visma-Lease a Bike hanno scelto il modello Turbulent Aero, aggiornato nei mozzi. Sempre DT Swiss, ma non più di base Spline, ma con design e meccanica Dicut. Gli atleti del team Giallo-nero si sono spartiti le scelte tra i modelli 42/49 e 34/37.

Paul Seixas

Seixas lo ha messo nel mirino. A Siena un giorno storico?

07.03.2026
7 min
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SIENA – Alla fine la notizia di questa Strade Bianche è stata la risposta senza troppe riverenze di Paul Seixas a Tadej Pogacar nel momento dell’attacco a Monte Sante Marie. Quell’attacco del campione del mondo ha fatto male. Ha fatto esplodere il gruppo. Ma rispetto ad altre volte non è rimasto subito solo. E il merito di questa attesa suspense è tutto del giovane asso della Decathlon-CMA.

Noi eravamo a bordo strada a Monte Sante Marie (e anche in un altro settore precedente), e guarda caso proprio in uno dei mezzi di supporto della squadra di Seixas. Pronti con borracce, gel e ruote di scorta. La polvere è stata qualcosa di inimmaginabile. E da questa abbiamo visto spuntare prima Pogacar e poco dopo questo giovanissimo atleta.

Paul Seixas
Secondo ma contento, Seixas entra in Piazza del Campo esultando (il giusto)
Paul Seixas
Secondo ma contento, Seixas entra in Piazza del Campo esultando (il giusto)

Seixas senza paura

Tutto avviene in pochi secondi. Pogacar affonda il colpo, dietro si perdono e Seixas che non solo risponde, ma riduce il gap, sale così forte tanto da perdersi Del Toro. Quando poi sembra fatta per il congiungimento, il campione del mondo ne ha ancora e… apriti cielo. Ma certo vedere un Pogacar così serio, così impegnato e soprattutto voltarsi più volte non era mai successo.

Le attese che davano Seixas così vicino a Pogacar non erano dunque errate. Illusioni? Forse. Alla fine tutto questo momento di cui stiamo parlando, questo “testa a testa”, è durato neanche due minuti. Ma è un punto di partenza per una messa in discussione dei valori tanto attesa. Una speranza concreta che potrà dare ancora più gusto a questo ciclismo.

«E’ un secondo posto meraviglioso – ha detto Seixas – la gara è stata a tratti caotica e ho dovuto fare uno sforzo extra che mi è costato un po’ di energie. Questo è ciò che mi è mancato per riprendere Pogacar quando ha attaccato. Ho dato tutto fino alla fine per ottenere questo secondo posto. Sono molto contento, è fantastico».

A bordo strada

Noi, per raggiungere i due punti indicati dal team per il rifornimento a bordo strada, abbiamo avuto l’onore di percorrere gran parte della Strade Bianche, cogliendo tutta la bellezza del paesaggio patrimonio UNESCO, ma anche la quantità pazzesca di gente a bordo strada e la difficoltà di settori e curve su sterrato. Il tutto in un polverone da non credere.

Per i rifornimenti bisognava cercare sempre dei tratti in salita o leggera salita, altrimenti era davvero impossibile che i corridori riuscissero a prendere la borraccia.
Quando verso l’uscita di Monte Sante Marie, con il ragazzo della squadra pronto a passargli la borraccia, Seixas ci è passato accanto, è parso super concentrato. Spingeva un rapporto lungo. Era dal lato opposto della carreggiata, con Del Toro a ruota, e non ha pensato neanche un secondo a prenderla.

La sua pedalata era potente. Piena. Ci ha dato l’idea di un uomo che sapeva esattamente dove fosse e cosa stesse facendo. E lo stesso nel settore di Lucignano d’Asso, quando la UAE Emirates era tutta schierata davanti: lui pedalava guardingo, a bocca chiusa, appena qualche posizione dietro, anche lui con qualche uomo vicino. Una padronanza che non ci aspettavamo. E più passavano i chilometri e più queste nostre sensazioni prendevano corpo.

Il finale è stato da vero campione. Anzi da campioni. Chi scappava dal drappello degli inseguitori? Giusto Del Toro e Seixas. Tenevano gli altri dapprima a 15” e poi li staccavano del tutto. E nel finale quando tutti si aspettavano il contrattacco del messicano, più fresco a ruota, ecco che Seixas dava ancora un lampo della sua forza e della sua classe.

Gioia Decathlon

Al bus della Decathlon è (quasi) festa. Di certo c’è gioia. Il diesse Julien Jurdie abbraccia i suoi man mano che arrivano.
E intanto spiega e racconta: «E’ un podio stupendo. L’obiettivo sin da ieri era quello di salire sui gradini del podio e ci siamo riusciti. E lo abbiamo fatto con un ragazzo di cui ancora non conosciamo i limiti. Sì, abbiamo visto che Pogacar è stato ancora più forte di lui. Però è stato impressionante il suo finale. Era solo con Del Toro che non gli ha mai dato un cambio. Ero certo finisse terzo, ma ha trovato altre energie. Semplicemente eccezionale.

«Oggi – aggiunge con orgoglio Jordie – però non c’è stato solo Seixas. Abbiamo avuto un buon collettivo. Ci tengo a ricordarlo. E’ stata una bella “vittoria”, abbiamo corso bene. Fino al sesto settore la squadra era tutta con Paul. Lapeira è stato a lungo con lui. Labrosse è stato attivissimo a metà gara e nel finale era ancora presente. Questo secondo posto dietro a Pogacar è quasi una vittoria per tutti noi: dallo staff ai corridori».

Jurdie è sfinito quando scende dalla macchina. Tra tensioni, polvere, sterrato, buche e curve la Strade Bianche è dura per tutti, anche per chi è in ammiraglia. Lo incalziamo dicendogli che forse oggi è stato anche un giorno storico. Forse è davvero si è palesato al mondo il rivale di Tadej Pogacar.

«Eh – sorride Jurdie – abbiamo capito che Paul ha la capacità fisica di rivaleggiare con Pogacar. L’abbiamo visto nel settore numero sette (Sante Marie, ndr). Non solo ha tenuto Pogi abbastanza a lungo, ma ad un certo punto è riuscito a prendergli la ruota. Poi ha sbagliato a insistere troppo. Ma ci sta. Non dobbiamo dimenticare che ha 19 anni. Ed è straordinario, a questa età, realizzare una performance simile. Incredibile».

Paul Seixas
La forza di Paul è anche in questa foto. Del Toro lo ha marcato, ma lui non si è innervosito e nonostante la spesa maggiore è riuscito a staccarlo a Santa Caterina
Paul Seixas
La forza di Paul è anche in questa foto. Del Toro lo ha marcato, ma lui non si è innervosito e nonostante la spesa maggiore è riuscito a staccarlo a Santa Caterina

Un giorno storico?

Insomma qualcosa è cambiato per davvero? Sarà il tempo a dirlo. Cosa certa è che d’ora in poi il francese sarà tenuto d’occhio in altro modo. Intanto ci prendiamo i fatti di oggi. E questi dicono che un corridore della Decathlon si è interposto nello strapotere UAE Emirates. Non li ha fatti tremare, ma… Qualcuno nel clan Decathlon ci ha detto che se Del Toro avesse avuto un’altra maglia non sarebbe finita così.

Con Jurdie proviamo anche a parlare più in generale di Paul Seixas. Del carattere, della pressione. A Siena ieri sera, tanto più dopo le prestazioni alla Faun-Ardèche Classic, dove in salita aveva ripetuto al secondo i tempi di Pogacar stabiliti all’Europeo, questo duello era lanciatissimo. E Paul ci si è trovato nel mezzo. Dalle chiacchiere alla realtà.

«Ieri sera Paul era rilassato – riprende Jordie – non aveva nessuno stress. E’ un ragazzo sicuro di sé. Quando abbiamo fatto la riunione e gli ho presentato l’obiettivo del podio, non è stato sorpreso. Anzi ha detto che lo avrebbe fatto! Ha una maturità fisica e mentale straordinaria, forse più grande di quanto non sia realmente».

Chiudiamo questa chiacchierata con il direttore sportivo francese chiedendogli qualcosa del programma di Seixas. Si vocifera molto circa una sua presenza o meno al Tour de France. E allora perché non ipotizzare per lui un meno stressante Giro d’Italia? La pressione mediatica ovviamente sarebbe minore rispetto a quella che può avere un leader francese al Tour.

«Non credo – conclude Jurdie – il programma di Paul è stabilito fino alla Liegi-Bastogne-Liegi. Ci concentreremo sulle prossime corse, che saranno i Paesi Baschi, la Freccia Vallone e appunto la Liegi. Poi discuteremo del resto».

Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar, Siena,

Pogacar, poker stellare. Ma sul percorso ha qualcosa da dire…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scende le scale e intanto chiede all’ispettore dell’antidoping se la sala sia sempre la stessa. Quando quello annuisce e gli fa la battuta che dopo quattro vittorie conosce bene la strada, Pogacar si mette a ridere. E’ di buon umore, non potrebbe essere altrimenti, ma ha freddo e così Luke Maguire si sfila lo smanicato e glielo porge. Meglio che prenda freddo l’addetto stampa che il campione, però intanto Luke si premura di chiederci se stamattina siamo riusciti a parlare con Gianetti.

La giornata è finita come meglio non potevano augurarsi. Anzi, a voler cercare il pelo nell’uovo, ci si poteva aspettare il secondo posto di Del Toro. Invece Seixas se l’è tolto di ruota sullo strappo di Santa Caterina e un minuto dopo l’arrivo di Tadej ha conquistato il piazzamento di rincalzo.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora

La prima gara dell’anno

Per vincere la quarta Strade Bianche – dice di non averne una prediletta – Pogacar ha attaccato a 78 chilometri dall’arrivo e ai meno 73 aveva già un minuto di vantaggio. Potrebbe sembrare che sia stato facile e a guardarlo in faccia magari lo è stato, ma questa volta il campione del mondo è stato visto muovere le spalle più del solito: forse perché la minaccia di Seixas alle sue spalle è stata più incisiva di quanto possiamo aver pensato.

«Nella prima gara dell’anno – spiega Pogacar, che per due volte ha vinto la Strade Bianche al debutto stagionale – ti trovi in un territorio un po’ sconosciuto. Lavori duramente tutto l’inverno e ogni anno è la stessa cosa. Nella prima gara sei sempre un po’ nervoso, ma anche quest’anno ricominciare la stagione e vincere la Strade Bianche è stato una sensazione fantastica. Ma riuscirci è stato complicato, su questo non c’è dubbio».

Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla

I lunghi attacchi? Una necessità

Il momento in cui ha attaccato è stato quello in cui ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: ci risiamo! Non è perché si tifi contro, ma perché con il suo livello indiscutibile, Pogacar sta rendendo difficile anche il racconto. Quindi ci stupisce quando, con il suo solito spirito ti dice che, se fosse per lui, di certi attacchi così lunghi farebbe volentieri a meno.

«Chiariamo una cosa – dice – questi attacchi così lunghi non mi piacciono. E’ solo il modo in cui progettano il percorso, aggiungendo 30 chilometri alla fine. E’ inutile. Prima la parte migliore della gara, la più difficile, veniva a 50 chilometri dall’arrivo, ora ne mancano 80. Se vuoi fare la differenza devi attaccare nei punti più duri ed ecco spiegato il perché di questi attacchi a lunga gittata.

«Possiamo parlarne e lamentarci quanto vogliamo, ma alla fine non spetta a noi decidere il percorso, che comunque è bellissimo. E’ una gara bellissima, ma se la vogliono così, se vogliono avere piccoli gruppi dopo appena 80 chilometri e ciclisti da soli nelle ultime due ore, noi non possiamo lamentarci. Soprattutto quando vinciamo».

Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro

La minaccia di Seixas

E’ la conferma del suo modo di correre e avere ragione della concorrenza semplicemente stroncandola con la forza: quello che non sempre gli riesce alla Sanremo e che per pochissimi istanti ha temuto di non poter fare oggi con Seixas.

«Su Monte Sante Marie – spiega – a un certo punto mi sono voltato in un pezzo più pianeggiante. Oddio, non è così pianeggiante, ma la salita molla un po’ e c’è lo spazio per respirare. Mi sono voltato e Seixas non era così lontano: era molto vicino e io stavo spingendo forte. Così mi sono detto che nella successiva sezione ripida avrei dovuto dare tutto per cercare di aumentare il vantaggio e per fortuna ci sono riuscito. Altrimenti penso che mi avrebbe preso, aveva una bella spinta, quindi sarebbe arrivato a ruota e saremmo andati avanti insieme per parecchio. Perciò sono contento di come è andata a finire».

Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo

L’incognita della Sanremo

Sarà diverso alla Sanremo? Qualche tempo fa, analizzando il suo modo di correre, Nibali ci fece notare che negli assalti alla Sanremo fatti finora, Pogacar ha sbagliato cercando di staccare tutti con la forza e non cercando soluzioni più scaltre. E in qualche modo le parole di Tadej confermano che la Sanremo, la prossima corsa cui prenderà parte, ha ancora qualche punto che gli sfugge e lo rende meno sicuro.

«La Sanremo – dice – è davvero diversa rispetto alla Strade Bianche oppure alla Liegi o al Fiandre. Quando arrivi sulla costa, non è più una gara dura, in compenso però inizia a essere nervosa. Ci sono un sacco di città, un sacco di curve a destra e a sinistra, tanti su e giù e le velocità sono incredibilmente alte. In più, i corridori della Sanremo sono un po’ più grossi rispetto a quelli che trovo nelle altre gare che mi piacciono (sorride, ndr). Corridori da classiche, anche velocisti, e questo significa anche che le velocità sono più elevate anche in pianura. Quindi, in un certo senso, è davvero spaventoso partecipare a quella gara, soprattutto per arrivare alla Cipressa.

«Lì devi essere non al 100, ma al 110 per cento e anche in quel caso è tutta una questione di posizionamento. Non più dietro della seconda posizione, sarebbe un rischio, meglio essere in pole position. E le salite sono velocissime, andiamo a 40 all’ora quindi devi guidare con attenzione e capisci che è difficile fare la differenza. La Sanremo non è solo la salita del Poggio, ma bisogna fare i conti anche con la discesa perché poi non c’è più molto. E’ una gara davvero particolare, in un certo senso davvero bella e molto interessante da correre».

Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto pèarla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro

La solutidine e la folla

L’ultimo pensiero di questo sabato che sembra domenica per l’atmosfera di festa che si respira nelle strade di Siena, Tadej Pogacar lo dedica alla sua solitudine nelle due ore di attacco, quando i soli suoni sono il baccano della gente e il rombo delle moto dei fotografi che si alternano davanti a lui scattando foto.

«All’inizio, quando ho attaccato – spiega – ho pensato che il vantaggio fosse buono, ma che dovevo migliorarlo e farlo crescere il più velocemente possibile. Non sapevo quanto distacco avessi. Poi ho iniziato a chiedermi dove potesse essere Isaac (Del Toro, ndr) e cose del genere. Quello che succedeva dietro. E poi, una volta ottenute queste informazioni, ho iniziato a pensare alla strada da percorrere e mi sono goduto la folla. Ho pensato anche a gestire lo sforzo, mangiare e bere, arrivare bene al traguardo. E a volte, penso anche: ho i miei pensieri personali».

Una solitudine beata, con la sensazione di volare su una nuvola al di sopra delle fatiche degli altri. Quando è salito sul podio per la premiazione c’erano ancora tanti corridori sul percorso. Il fuoriclasse è questo, non può fare altro che vincere, e gli altri alle sue spalle danno profondità alla scena e sono anche loro preziosi. Come i compagni di squadra più invisibili che ha ringraziato citandoli uno a uno: Christen, Grosschartner, Novak, Vermaerke e Vermeersch. Quelli che fanno il lavoro sporco, ma prezioso. Lo seguiamo finche non sparisce all’interno dell’antidoping, con la certezza di aver vissuto un’altra magia e la sensazione che questa volta non sia stato facile come potrebbe esserci sembrato.

Strade Bianche Donne 2026, Siena, Elisa Longo Borghini, Kasia Niewiadoma, Elise Chabbey

Longo generosa, Chabbey tenace e la Strade se ne va…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scena degna d’un palio quella della penultima curva di questa Strade Bianche. Longo Borghini ha attaccato nuovamente sulla salita di Santa Caterina: rapporto lungo e tutte le forze nei pedali, con Niewiadoma e Chabbey a ruota. La piemontese ha scollinato e voltato a destra, rilanciando l’andatura. Le altre sono rimaste un passo indietro e quando sono arrivate alla curva a sinistra che spalanca la traiettoria su Piazza Il Campo, la trappola è scattata.

Koch ha cercato di passarla sulla destra ed Elisa si è spostata verso di lei trovando la traiettoria strozzata. Contemporaneamente Niewiadoma ha provato a infilarsi nel varco al centro e le due spalle si sono toccate. Elise Chabbey che fino a quel momento era sempre rimasta a ruota ne ha approfittato e ha attaccato. Sarebbe bastato che Elisa allargasse il gomito, ma non ha avuto la prontezza oppure ha preferito giocare pulito e con le prime tre ha visto sfuggirle il podio della Strade Bianche, nonostante sia stata lei quella che ha fatto la corsa.

«Se devo dire la verità – sorride Chabbey – non ricordo bene come sia andata, ho seguito l’istinto. L’unica cosa che sapevo è che se passi per primo l’ultima curva, hai buone possibilità di vincere. Quando Francesca (lei chiama così la compagna Franziska Koch, ndr) è passata a destra, Longo e Kasia si sono spostate un po’ a sinistra. Io ho trovato un varco e ho provato a passare e poi sono andata a tutta fino al traguardo e l’ho passato per prima».

Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva

Applausi alla Longo

Dopo la vittoria al UAE Tour, Elisa Longo Borghini voleva vincere la Strade Bianche e farlo con chiarezza, di forza e possibilmente da lontano, senza trovarsi invischiata in una lotta a spallate all’ultima curva. Dopo l’arrivo si è seduta per terra, col torace che si gonfiava per recuperare il respiro. Ha le gambe sporche di terra, gli occhiali specchiati con gocce di polvere e il tono di voce che torna fermo.

«Se non si prova a vincere – dice – le corse non si vinceranno mai. Io ho provato a farlo, ma a volte rischi anche di perderla. Credo che sia molto meglio così. Ho fatto diversi attacchi, mi sono sentita bene. E’ stata una bella battaglia fino alla fine, l’ho rischiata e penso che sia meglio rischiare che perdere da perdenti. A un certo punto mi sembrava che Niewiadoma, sparendo dalla mia vista, avesse mollato, invece mi ha infilato bene. E’ stata brava. Forse avrei dovuto allargare i gomiti, però è sempre meglio non farlo».

Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso
Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso

L’errore di percorso

E’ stata la Strade Bianche in cui tutto il gruppo inseguitore a un certo punto ha sbagliato strada, seguendo un motociclista. Quando se ne è accorto, ha voltato la moto ed è ripartito, lasciando le ragazze su una strada di campagna a lottare contro il tempo per recuperare la via maestra. Senza che le atlete davanti ne sapessero nulla.

«Sono veramente frustrata – dice fra le lacrime Letizia Borghesi – perché mi sentivo davvero bene. Ero nel primo gruppo e ho forato prima delle Tolfe, è stata dura, ma sono rientrata con l’aiuto di Kim (Lecourt Pienaar, ndr). Mi sentivo davvero forte, ma poi quando sono arrivata sulla testa del gruppo, la motocicletta ha sbagliato e io l’ho seguita. Quando vai così forte in discesa, non puoi che fidarti e seguirle. Poi è tornata indietro e non mi ha aspettato, quindi ero da sola nel mezzo del nulla.

«Alla radio non dicevano nulla. E’ tanto frustrante, perché la Strade Bianche è una delle gare più grandi e questo ha rovinato completamente non solo la mia prova, ma quella della nostra squadra. Non sono più rientrata, ho finito la gara, però dalla rabbia volevo quasi fermarmi».

Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch

L’abbraccio di Vollering

L’errore di percorso ha spalancato la porta per Elise Chabbey, che si è ritrovata da gregaria in fuga a unica carta rimasta alla FDJ Suez per giocarsi la gara. Era stanca e poco convinta di riuscire a combattere sino in fondo ed è stata proprio Franziska Koch a darle coraggio.

«Avevamo un piano – racconta Chabbey – per vincere con Demi Vollering e prevedeva che io entrassi in fuga e cercassi di mettere pressione alle altre squadre. Poi però Demi ha avuto un problema e sapevamo che non sarebbe riuscita a recuperare. Perciò mi sono ritrovata da sola con Francesca e insieme abbiamo cercato di unire le forze e fare del nostro meglio. Ci siamo incitate e questa voglia di fare bene è stata la chiave per vincere, perché tutte le atlete erano molto forti. Il livello della squadra oggi è stato fantastico, abbiamo tenuto duro anche per ripagare il lavoro di ragazze come Lea e Amber (Curinier e Krach, ndr), che hanno fatto un ottimo lavoro per tutto il giorno.

«Non avrei mai pensato di poter vincere la Strade Bianche fino a quando ho passato il traguardo. E quando Demi è venuta ad abbracciarmi, ho pensato che fosse contenta per me, perché l’anno scorso ho lavorato tanto per lei. La cosa speciale di questa squadra è che siamo tutti così uniti. Oggi è toccato a me, la prossima volta ci sarà un’altra».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey

Due storie dal finale diverso

Elisa Longo Borghini si avvia verso il podio, con il senso di aver dato tutto e un quarto posto che non ha sapore. Si ferma per abbracciare Kasia Niewiadoma. La gente della Strade Bianche l’ha eletta a sua beniamina e ad ogni attacco – a Colle Pinzuto, sulle Tolfe e sulla salita finale – il pubblico è esploso. Ieri, camminando al suo fianco dalla presentazione al pullman, abbiamo avuto la chiara sensazione della popolarità e assieme della disponibilità con cui si è lasciata avvicinare per una firma e una foto.

Elise Chabbey invece lascia la conferenza stampa ancora incredula. Il massaggiatore le stampa un bacio sulla guancia. Fa in tempo a dire di essersi messa a disposizione della compagna Koch per aiutarla a vincere e che l’altra le abbia risposto di non pensarci nemmeno e di dare tutto, perché anche le altre erano stanche.

Ce ne andiamo a scrivere con la consapevolezza che questo movimento sia cresciuto davvero a dismisura. Fino a qualche anno fa, le ragazze stramazzavano sul selciato della piazza e impiegavano dei lunghissimi minuti per prendere fiato. Ora arrivano, si siedono, bevono, commentano e in breve sono già pronte per parlare. Forse è davvero arrivato il momento di allungare le distanze di gara.

Il Giro delle Fiandre e MAuro Da Dalto inq uel 2009. Ancora oggi il veneto porta gruppi di turisti a veere la corsa fiamminga

A proposito di muri, ricordate la prima del Giro a Ca’ del Poggio?

07.03.2026
6 min
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La prima volta che il Giro d’Italia scalò il Muro di Ca’ del Poggio fu l’11 maggio del 2009 e lungo l’asfalto che si arrampicava sulla collina non si leggevano che scritte per Mauro Da Dalto (cerchiato nell’immagine di apertura). Lui correva con la Lampre dopo tre stagioni alla Liquigas, in cui sarebbe tornato dal 2011. E siccome era nato e cresciuto da quelle stesse parti, tutti i suoi tifosi si erano assiepati su quel muro da poco asfaltato, piuttosto che andare al traguardo di Valdobbiadene.

Era la terza tappa del Giro partito dal Lido di Venezia con la cronosquadre vinta dal Team Columbia, mentre il giorno successivo a Trieste si era imposto Petacchi in volata. Era il Giro della prima volta di Armstrong, tornato quattro anni dopo il ritiro senza sapere di aver appena iniziato a scavarsi la fossa. Un Giro dallo strano sapore e di certo nessuno conosceva quel muro che precedeva di una ventina di chilometri l’arrivo di Valdobbiadene.

«Quando ho cominciato a correre io – ricorda Da Dalto, 44 anni, uno degli ultimi veri gregari del ciclismo – Ca’ del Poggio era uno strappo di un chilometro che non si faceva neanche tante volte. Io abito lì vicino, saranno 7-8 chilometri, però anche in allenamento non si faceva mai. Parlo di giovanili, fino agli juniores. Poi hanno cominciato a farlo nel Gran Premio Industria e Commercio di San Vendemiano negli under 23 e da lì ho iniziato a inserirlo nel solito giro. Si usava per fare determinati lavori di SFR e anche le squadre dei dintorni iniziarono a passarci per questo motivo».

Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l'8 aprile 1981. E' stato professionista dal 2006 al 2013
Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l’8 aprile 1981. E’ stato professionista dal 2006 al 2013
Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l'8 aprile 1981. E' stato professionista dal 2006 al 2013
Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l’8 aprile 1981. E’ stato professionista dal 2006 al 2013

Dalla sella alla vigna

Da Dalto ha smesso di correre nel 2013 e ha appena concluso la giornata in vigna, che ad oggi è la sua occupazione principale. Ha i vigneti di casa e poi gestisce la manutenzione di una cinquantina di ettari nella zona. La bicicletta c’è ancora, per qualche viaggio con gruppi di cicloturisti, ma ammette di usarla sempre meno.

«Lavoro in mezzo alla natura – spiega – ma riesco a sganciarmi difficilmente dalla campagna. Mi tengo qualche viaggio, perché ormai da qualche anno porto al Nord un gruppettino di venti amatori che vogliono vedere il Fiandre. Così il sabato facciamo la gran fondo e alla domenica gli faccio vedere la corsa, andandoci a mettere sui punti più belli del percorso».

Un muro di tifosi

Il mito di Ca’ del Poggio, dice confermando quanto abbiamo raccontato qualche tempo fa, nasce grazie ad Alberto Stocco che è stato bravo a unire il nome del ristorante a quello della salita. Praticamente l’ha inventato lui, sorride Da Dalto.

«Nel 2009 passammo per la prima volta con il Giro e l’anno dopo abbiamo fatto anche i campionati italiani che vinse Visconti. E anche quella è stata una bella esperienza per quanto mi riguarda, perché il giorno prima avevo dichiarato che sarebbe arrivata una fuga e così è stato, quindi doppia emozione. Però effettivamente quella volta del Giro sul Muro c’erano tutti i miei tifosi.

«Qua in zona anche, voglio dire tra Conegliano e Valdobbiadene, ci conoscevamo in tanti e quindi c’era un bel gruppettino di tifosi, per me, ma anche per Pellizotti e Dall’Antonia. Avevamo tanta gente che ci conosceva, quindi ci supportavano ed è stato bello».

Petacchi non si staccava

La tappa di Valdobbiadene la vinse Petacchi, che quell’anno volava. Il Muro di Ca’ del Poggio fu una bolgia infernale di suoni, colori, voci e profumi della festa. I corridori passarono sulla strada ridotta a un budello, ma pochi chilometri dopo lo scollinamento il gruppo tornò compatto.

«Non ci fu selezione – ricorda Da Dalto – in proporzione fece più danni il Combai. Alla fine sapevamo che sarebbe stata una tappa ondulata, però in quei tempi là Petacchi non lo staccavi su salite così brevi. Non so se quest’anno, con l’arrivo a Pieve di Soligo, possa venir fuori qualcosa di diverso. Non credo che sarà facile staccare uno come Milan, ma se qualcuno vuole fare la differenza e partire da Ca’ del Poggio per provare a vincere, deve fare il forcing da sotto a sopra. Perché la parte più difficoltosa non è neanche il Muro in sé, ma quando in cima si gira a destra con la strada che continua a salire».

Oggi Ca' del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte
Oggi Ca’ del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte, un leone rosa
Oggi Ca' del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte
Oggi Ca’ del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte, un leone rosa

Il falsopiano sulla cima

Dalla cima all’arrivo mancheranno 8 chilometri, mentre nel 2009 furono circa 23 ed era obiettivamente impossibile immaginare che, con le squadre dei velocisti ancora compatte, qualcuno potesse prendere il largo da Ca’ del Poggio sperando di vincere.

«Quello di allora era un arrivo per velocisti – sintetizza Da Dalto – il prossimo sarebbe stato un arrivo per Gilbert. Uno che attacca forte e dopo è difficile andare a prenderlo. Bisogna vedere se la squadra riesce a tenere, se ai piedi del Muro ci saranno ancora tutti i compagni.

«Avete presente cosa succede sul Muro d’Huy, nei primi due giri, quando la differenza sulla cima riesce a chi ha gambe per tirare il rapporto? Ecco, è la stessa cosa. Là in cima la salita è al 2-3 per cento e c’è chi ha ancora gambe e chi le gambe non le ha più. Quindi Ca’ del Poggio sarà un momento cruciale, perché dopo fino a Pieve di Soligo sarà tutta discesa».

La Lampre in cui correva non aveva portato il velocista in quel Giro, ma aveva Cunego e Bruseghin come capitani alla pari. Per questo su Ca’ del Poggio Da Dalto si ritrovò senza incarichi specifici, salvo tenere i due leader fuori dai pericoli. Anche per questo gli riuscì di riconoscere le facce e le scritte di chi era venuto sulla strada per salutarlo all’inizio del viaggio rosa che era appena all’inizio. Per qualcuno sarà così anche il 28 maggio, forse per gli ultimi. Perché il ciclismo è cambiato e siamo certi che qualcuno, dotato di gambe o ispirazione particolare, farà di tutto per combinare un bello scherzetto.

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Le Samyn 2026

Mattio è già un riferimento per Brennan e Van Aert

07.03.2026
5 min
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L’esordio sulle pietre nel WorldTour per Pietro Mattio è stato anticipato di ventiquattro ore rispetto al piano iniziale. La febbre che ha stoppato Wout Van Aert ha portato il ragazzo piemontese a correre alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Kuurne-Brussel-Kuurne. In principio il programma prevedeva solamente la seconda delle due gare dell’Opening Weekend. 

L’altra novità per Pietro Mattio arriva invece con la convocazione alla Strade Bianche e che partirà tra poche ore, anche in questo caso a causa del forfait di un compagno di squadra. Insomma, nemmeno tre mesi nel WorldTour e sono già iniziati gli straordinari. 

«E’ un bene – dice con una risata quando lo abbiamo raggiunto al telefono mentre era in viaggio verso Siena – perché vuol dire che il team ha fiducia in me, inoltre credo che più esperienze si facciano e meglio sia. Mettere insieme tutte queste corse già al primo anno tra i professionisti vuol dire portarsi avanti».

Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), in azione durante la Omloop Nieuwsblad
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), in azione durante la Omloop Nieuwsblad
E così ti sei fatto tutte e due le corse dell’Opening Weekend, che esperienza è stata?

Fantastica, davvero bella ed emozionante, per i belgi penso sia il fine settimana più importante dell’anno, dopo quello del Giro delle Fiandre ovviamente. Però è il primo della stagione, riparte tutto e l’atmosfera che si respira sulle strade e i settori di pavé è unica. 

Partiamo dalla Omloop Nieuwsblad, dove sei stato chiamato in causa per sostituire Van Aert…

Solo numericamente (ride, ndr). Mi hanno chiamato a una settimana dalla gara dicendomi che sarei dovuto partire un giorno prima del previsto per andare in Belgio e correre. Alla fine non è stato un grande cambiamento di piani. 

Che esordio è stato?

Prima di partire sapevo che si sarebbe andati forte e così è stato, forse mi sarei aspettato di trovare ritmi ancora più alti. Invece sono riuscito a svolgere al meglio il mio lavoro ed essere competitivo, nonostante una preparazione non ottimale. Arrivavo dal Tour Down Under e dal UAE Tour, non il percorso di avvicinamento perfetto alle pietre del nord. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Alla Kuurne-Brussel-Kuurne Brennan ha concretizzato il grande lavoro fatto dai compagni, elogiando personalmente quanto fatto da Mattio
Qual era il tuo compito?

Stare vicino ai capitani. Alla Omloop Nieuwsblad la corsa era in mano alla Alpecin, con noi e gli altri team pronti a giocare di rimessa. Mentre alla Kuurne-Brussel-Kuurne siamo stati noi della Visma Lease a Bike a tenere in mano il pallino del gioco fin da subito, per arrivare in volata con Brennan. Abbiamo lavorato alla grande, tenendo sempre alto il ritmo e facendo staccare tutti gli altri velocisti. Lo sprint finale è stata quasi una formalità. 

Anche se Brennan a un certo punto è andato in difficoltà e sei stato tu a riportarlo sotto…

Non si è capito se per un momento abbia avuto un calo di concentrazione o se abbia tirato il freno per paura di cadere, come successo il giorno prima. Però ci ho messo una pezza e l’ho riportato sotto (tanto che Brennan nell’intervista post gara ha ringraziato pubblicamente Mattio per il lavoro fatto, ndr). 

Ti riferivi a questo quando hai detto di aver avuto ottime sensazioni?

Sicuramente è stato un bel segnale, riuscire a fare ciò che il team mi ha richiesto è un ottima cosa. Vedere un problema, risolverlo e poi arrivare alla vittoria. Non male direi. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio ha fatto il suo esordio alla Omloop Nieuwsblad, assaggiando anche il pavé dei muri
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio ha fatto il suo esordio alla Omloop Nieuwsblad, assaggiando anche il pavé dei muri
Gli anni nel devo team quanto sono stati importanti per conoscere certi meccanismi?

Molto. Essere cresciuto con questa mentalità e imparare a mettersi a disposizione dei compagni mi ha aiutato per farmi trovare nel posto giusto e al momento giusto

Hai corso anche a Le Samyn, passando da Brennan a Van Aert…

Non avrei mai detto di riuscire a correre con Van Aert, invece c’è stata questa occasione e ne sono felice. Rientrava dallo stop per febbre, quindi in corsa eravamo più liberi. Tanto che sono entrato nella fuga insieme a un mio compagno. 

Poi nel finale eri di nuovo accanto al capitano, passando la bici a Van Aert quando ha forato…

Una volta ripreso dopo la fuga ero abbastanza al limite e mi trovavo in fondo al gruppo. L’ho visto con la ruota a terra e mi è venuto istintivo dargli la mia bici (i due hanno corporatura simile, ndr) anche perché le ammiraglie erano molto più indietro. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Partenza della Kuurne-Brussel-Kuurne: Mattio insieme a Borgo, due degli arcieri iridati di Kigali di nuovo uno accanto all’altro
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Partenza della Kuurne-Brussel-Kuurne: Mattio insieme a Borgo, due degli arcieri iridati di Kigali di nuovo uno accanto all’altro
Come ti sei trovato sui muri del Nord?

La Omloop Nieuwsblad è stata parecchio impegnativa, mentre alla Kuurne mi sentivo meglio. I percorsi erano abbastanza diversi, con il secondo decisamente più semplice. Aver già corso sulle pietre da under 23 mi ha dato sicuramente una mano nel prendere dimestichezza. La grande differenza con il WorldTour sta nel ritmo, anche da under si fa forte, ma qui negli ultimi 80 chilometri si accelera ulteriormente

Sai già quali saranno i prossimi impegni?

Finita la Strade Bianche ho una settimana di pausa, poi correrò ancora in Belgio. Da lì vedremo, per il periodo delle Classiche sono inserito come riserva in diverse corse e sono nella long list per la Roubaix.

Strade Bianche 2026, Tadej POgacar

Strade Bianche, la strategia alimentare di Pogacar e la UAE

06.03.2026
6 min
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Domani si corre e non c’è occhio che non sia puntato sulla maglia iridata che giusto ieri ha scoperto il cippo con cui gli è stato intitolato il tratto di Colle Pinzuto. La quarta Strade Bianche non l’ha vinta mai nessuno, anche Cancellara è fermo quota tre, e ci si chiede se qualcuno riuscirà a mettersi di traverso per impedire a Pogacar di abbattere anche questo primato.

Lui sta facendo il suo e negli ultimi giorni assieme ai compagni sta dando consistenza al carico di carboidrati per presentarsi al via con le scorte di glicogeno belle piene. Se è vero che l’alimentazione è la frontiera che più si è spinta in avanti nel determinare le performance degli atleti, l’attenzione del UAE Team Emirates su questo aspetto è davvero capillare (in apertura, Pogacar sta bevendo il Magic Cherry post corsa, ndr). Se altri usano varie app per la distribuzione dei nutrienti nell’arco della giornata, loro ne hanno messa a punto una in esclusiva. Parlando con Gorka Prieto, responsabile della nutrizione per Pogacar e la sua band, si capisce come nulla sia lasciato al caso.

Tadej Pogacar, Fabian Cancellara, inaugurazione cippo Colle PInzuto
Avendo vinto tre Strade Bianche, ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: a Cancellara fu dedicato Monte Sante Marie
Avendo vinto tre Strade Bianche, da ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: qui con Cancellara, cui fu dedicato quello di Monte Sante Marie
Avendo vinto tre Strade Bianche, ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: a Cancellara fu dedicato Monte Sante Marie
Che tipo di corsa è la Strade Bianche per quello che riguarda il tuo lavoro?

Alla fine è una corsa come un’altra, variano le distanze, ma il cibo si gestisce più o meno come in una grande classica. Alla fine noi definiamo il feed plan che sia una classica, una tappa di montagna o una tappa piatta e la Strade Bianche la trattiamo come una classica.

Il fatto che siano frequenti passaggi da asfalto a sterrato rende più complicato agli atleti il compito di mangiare?

Loro sono bravissimi per quello. La squadra ha questo approccio con la nutrizione da 6-7 anni e i corridori sanno che se non mangiano la quantità precisa nel punto preciso, possono ritrovarsi in una crisi di fame dopo due ore di corsa. Quindi stanno attenti e anche il direttore sportivo è bravo a ricordarglielo alla radio.

Quando comincia il feed plan di una classica come la Strade Bianche?

Dall’inizio della settimana. Ogni corridore ha il programma determinato dal suo allenatore e, sulla base di quello, bisogna fare per ognuno un piano di nutrizione. Quantità diverse l’uno dall’altro, in base ai watt che fa e all’obiettivo che abbiamo per ciascuno dei corridori in gara. Negli ultimi due giorni hanno iniziato a fare il carico di glicogeno, quindi in questi ultimi due giorni hanno avuto un cibo più ricco di carboidrati.

Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, che deve imparare a mettere in atto
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, alla Strade Bianche come in qualsiasi altra corsa, cui deve attenersi
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, che deve imparare a mettere in atto
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, alla Strade Bianche come in qualsiasi altra corsa, cui deve attenersi
Sarà personalizzata anche la colazione del giorno di gara?

Ognuno ha il suo piano, anche Tadej, non posso dire quello che prendono perché lo scelgono loro. Io indico il target di macronutrienti che devono rispettare: a qualcuno faccio io il menù mentre altri preferiscono farlo da sé, attenendosi a quello che c’è scritto sull’app. Quel che faccio per tutti è indicare la quantità che bisogna prima, durante e dopo la corsa. Quanti carboidrati per ora nella gara, come pure la quantità di sodio, ma la scelta degli alimenti viene lasciata al corridore. E anche il recupero è personale: dipende dai watt che hanno fatto, dal tempo e da tutti i fattori della corsa.

Quindi la mattina quando il massaggiatore gli mette le borracce sulla bicicletta, ognuno ha la sua scelta, non è tutto uguale per tutti?

Come sapete, abbiamo prodotti di Enervit che sono uguali per tutti. Tuttavia la quantità delle cose che mangiano per ora varia per ogni corridore. Dipende dal fisico e anche dal suo ruolo. Ad esempio la colazione non sarà uguale per Tadej e per Florian (Vermeersch, iridato nel gravel, ndr), perché se guardiamo il peso ci sono tanti chili di differenza (Pogacar pesa 66 chili, mentre il belga arriva a 85, ndr). Uno più grande mangia di più di uno più piccolo (Gorka ride, ndr).

In base al ruolo in corsa anche l’alimentazione sarà sbilanciata?

Chi deve tirare da subito, mangerà di più a colazione, prima della gara e anche in gara. Non deve perdere la sua energia, per questo anche l’alimentazione del giorno precedente è diversa. Guardiamo sempre al peso di un corridore. Se pesi di più, visto che sono tutti magri, è perché hai più muscoli, no? Quindi più muscolo e maggiore riserva di glicogeno, per cui possono mangiare di più. Ecco perché è diverso fra un corridore di 80 chili, che in corsa esprimerà una potenza complessiva superiore rispetto a uno che che pesa 60 chili. Per questo sono capaci e hanno bisogno di mangiare di più anche in gara.

Enervit, Tadej Pogacar
La UAE Emirates di serve di prodotti Enervit in gara e fuori gara. La Strade Bianche viene pianificata come le altre grandi classiche
Enervit, Tadej Pogacar
La UAE Emirates di serve di prodotti Enervit in gara e fuori gara. La Strade Bianche viene pianificata come le altre grandi classiche
Uno come Tadej, che deve fare il finale, sbilancerà l’alimentazione nella seconda parte di gara oppure l’apporto di carboidrati per ora deve rimanere costante?

Rimangono più o meno fissi. Alla fine quello che cambia è che forse in finale prenderà un gel alla caffeina, perché gli dà l’effetto di essere più sveglio. Fra i prodotti Enervit, abbiamo il gel con la caffeina, con il sodio, ma anche senza caffeina, quindi dipende dal punto in cui dovrà attaccare, ma la quantità dei carboidrati che prende fra gel e borracce più o meno è la stessa dall’inizio alla fine.

Invece per il discorso del sodio, quanto cambia con la temperatura?

E’ un discorso molto particolare e soggettivo, si deve fare un test per vedere quanto perde ogni corridore. A parità di temperatura e umidità, uno può perdere un grammo di sodio ogni ora, un altro solo 300 mg. Non si può dire una cifra generale, ma nelle indicazioni che mandiamo ai massaggiatori, dividiamo le giornate in calde, fredde e quelle che chiamiamo warm, cioè che non sono calde e nemmeno fredde. Come domani alla Strade Bianche, che sarà fra i 13 e i 18 gradi.

I rifornimenti alla Strade Bianche si prendono dalla macchina o sempre dalla strada?

Ci sono tanti punti proprio per non andare alla macchina e dovrebbero bastare. Forse a qualche gregario sarà chiesto di andare alla macchina, ma stiamo parlando di una gara particolare, non è facile andare indietro e poi tornare avanti, per quello ci sono tanti punti per i rifornimenti.

La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei tempi più delicati
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei temi più delicati. Domani la Strade Bianche si correrà fra 13 e 18 gradi
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei tempi più delicati
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei temi più delicati. Domani la Strade Bianche si correrà fra 13 e 18 gradi
Sul manubrio hanno indicato solo quello che devono mangiare o anche i punti in cui lo troveranno?

Soprattutto quello che devono prendere e i punti in cui trovano i rifornimenti. Ai GPM, quando finisce la salita. Le quantità sono stabilite prima e anche se io non sono in corsa e un direttore sportivo ha qualche dubbio, mi chiama e tramite l’app io riesco a vedere quel che stanno facendo. E tutte queste informazioni poi diventano preziose anche per gestire il recupero. Quello che devono mangiare subito dopo la tappa e anche a cena. Il fatto di avere gli chef più bravi del WorldTour aiuta molto. Già da dicembre abbiamo lavorato per le ricette che piacciono ai corridori e il resto abbiamo smesso di portarlo.

Hai detto che per la Strade Bianche si ragiona come per una classica, ma ad esempio è più corta del Fiandre: che cosa cambia?

Cambia sicuramente che l’energia consumata sarà più bassa rispetto al Fiandre. Quello che cambia alla fine non solo è la quantità, ma anche il timing di quando si mangia e di quando inizia la digestione prima della gara. Si tiene conto di tutto, anche di quello che mangeranno in bici. A questi livelli non può davvero sfuggire niente.