L’europeo dell’altro Mads, cronoman convertito al gravel

24.09.2025
4 min
Salva

AVEZZANO – Dei campionati europei gravel e della vittoria di Erica Magnaldi abbiamo detto già domenica e ieri ne abbiamo riparlato con il cittì Pontoni. Qualche parola di approfondimento merita però anche Mads Wurz Schmidt, l’atleta che ha conquistato il titolo elite, nella gara che ha visto a lungo Gaffuri fra i protagonisti e poi finire al quinto posto.

Non c’è solo Pedersen: il nome Mads evidentemente ben si sposa ai ciclisti che vanno forte. Il danese, che è stato professionista dal 2017 al 2024, vivendo il passaggio della licenza e degli uomini dalla Katusha alla Israel-Premiertech, ha un palmares di tutto rispetto. Una tappa alla Tirreno-Adriatico e prima il doppio mondiale a crono: da junior nel 2011 a Copenhagen e poi da U23 nel 2015 a Richmond. Un metro e 76 per 70 chili, quando non ha più trovato posto su strada, si è convertito al gravel. E la sua azione di Avezzano, con due giri da solo, ha messo in risalto le doti che fecero di lui un grande talento contro il tempo. Quest’anno ha già vinto quattro tappe della UCI World Series cui ha aggiunto anche The Traka 200, gara spagnola di immenso fascino.

Lo abbiamo incontrato dopo l’arrivo degli europei. Dopo aver sollevato la bici al cielo, se ne stava fermo sul lato dell’arrivo guardando un punto fisso all’infinito. Aspettando forse qualche compagno di squadra o semplicemente mettendo in ordine i pensieri.

Si può dire che sia stata come una lunga cronometro?

Sì, volevo aspettare un po’, ma Gaffuri stava tenendo un ritmo sostenuto. Per un po’ l’ho seguito e poi in un tratto di discesa ho attaccato. Su questo percorso si faceva più velocità andando da soli. E’ dura, ma se hai le gambe vai meglio da solo. Così ho deciso di provarci e  per fortuna sono stato abbastanza forte da tenere il ritmo alto.

Hai trovato un percorso che ti si addiceva?

Era un percorso perfetto per me. La salita era dura, ma ho avuto abbastanza potenza per fare ugualmente velocità. Mi si addiceva molto. Le discese erano tecniche e io non sono il corridore con la tecnica migliore, ma non sono nemmeno il peggiore. Quindi si trattava di sopravvivere e continuare a spingere per tutto il giorno. Sapevo dalle gare precedenti che quando attacco da solo, posso tenere il passo e resistere fino alla fine. Quindi sono partito, ho dovuto credere in me stesso e sono felice che abbia funzionato.

Hai vinto gare importanti su strada quando eri più giovane. Cosa significa questa vittoria oggi?

E’ importante. Sono super orgoglioso di me stesso, vincere questo campionato europeo significa molto ed essere stato campione europeo sarà qualcosa che varrà la pena ricordare. Come vincere The Traka e fare bene nella Unbound, è difficile da descrivere a parole. Sono davvero orgoglioso del percorso che sto seguendo da inizio luglio.

Il mondiale di ottobre è uno dei prossimi obiettivi.

Certamente. Ho lavorato duramente per essere al top della forma in questo momento, con il supporto della mia squadra, della mia famiglia e del mio allenatore. E’ stato un percorso molto bello e sono felice di poter ripagare loro e me stesso con un buon risultato.

record vittorie 86, UAE Emirates, Tour de France, Tadej Pogacar

La UAE e le 86 vittorie. Con Gianetti nei retroscena del record

24.09.2025
6 min
Salva

Era il 21 settembre, per molti un giorno non troppo felice in quanto segna la fine dell’estate, ma non era così per la UAE Emirates. Al Tour de Luxembourg Brandon McNulty faceva la storia. Vinceva la classifica generale e regalava alla sua squadra l’ottantaseiesima vittoria stagionale: un record assoluto. E lo faceva mentre tutti i componenti della UAE erano davanti al televisore, con il telefono in mano pronti a far partire il messaggio di gioia tanto atteso.

A raccontarci questo record delle 86 vittorie è il patron della UAE Emirates, Mauro Gianetti, team manager e CEO della formazione emiratina. La sua squadra ha superato il limite delle 85 vittorie stagionali che siglò la Team Columbia-HTC nel 2009. In quell’anno il solo Mark Cavendish ne portò 25, altre 20 André Greipel e 14 Edvald Boasson Hagen. Con tre corridori 59 successi. In casa UAE il discorso è ben diverso, come vedremo, e parte da quella “fame” tanto ammirata anche da Moreno Moser pochi giorni fa.

Mauro, prima di tutto complimenti, 86 vittorie! Sono davvero tante. Ve lo aspettavate?

Essendoci andati vicino lo scorso anno, quando ci fermammo a 81 successi, l’acquolina in bocca ci era venuta. Sapevamo che sarebbe stato complicato e che quel numero di vittorie sarebbe stato difficile da raggiungere perché spesso è legato alle squadre dei velocisti, degli sprinter, coloro che raccolgono più successi. Prendiamo la Soudal Quick-Step che con Merlier ne ha raccolte oltre 10 da solo e lo stesso la Visma-Lease a Bike con Kooij e Brennan. Noi di sprinter puro abbiamo solo Molano, e non sempre è schierato.

Avendo ben altro tipo di corridori, si fa più fatica a trovare spazio per lo sprint e tanto più a creare un treno dedicato.

La cosa bella è che, pur sapendo che era un numero gigantesco di vittorie da raggiungere, alla fine è stato un percorso condiviso da tutti. I corridori hanno sentito loro questo obiettivo e man mano che il traguardo si avvicinava erano sempre più partecipi. C’era la voglia. Ci siamo stimolati a vicenda. Il countdown è partito da lontano: «Dai ragazzi, ne mancano 15, 14…».

Insomma c’era consapevolezza…

Sì, il buon inizio di stagione ci ha messo subito sulla buona strada. Penso alle vittorie di Morgado, Del Toro, Ayuso, Narváez… Abbiamo iniziato a crederci davvero già nelle prime fasi dell’estate e devo ammettere poi che le sette tappe vinte alla Vuelta ci hanno fatto fare un bel salto. Vi dico che domenica scorsa, nella tappa finale dello Skoda Tour of Luxembourg, eravamo tutti davanti alla tv in attesa del successo di McNulty. Tutti ad aspettare questa vittoria numero 86, col telefono in mano per scrivere nella chat interna. E quando dico tutti intendo non solo i corridori, ma anche meccanici, allenatori, massaggiatori. Questo per me è stato, ed è, straordinario.

Gianetti con Pogacar. Tadej è il plurivittorioso stagionale con (sin qui) 16 successi. Seguono Del Toro con 13 e Almeida con 10
Gianetti con Pogacar. Tadej è il plurivittorioso stagionale con (sin qui) 16 successi. Seguono Del Toro con 13 e Almeida con 10
Chiaro che il Tour de France di Pogacar è la “ciliegiona” sulla torta, ma c’è una vittoria meno importante che ti ha colpito particolarmente?

Ogni vittoria ha la sua emozione e un suo valore. Come avete detto, il Tour ovviamente è stato importante e qualcosa di intenso. Però mi è piaciuta tantissimo la vittoria di Filippo Baroncini in Belgio, la vittoria di un ragazzo fortissimo che si è sempre messo a disposizione. Per di più è stata anche la sua prima vittoria in una corsa a tappe. Ero sinceramente felice per lui. Oppure mi viene in mente la tappa di Wellens al Tour o quella di Soler conquistata coi denti alla Vuelta. E quasi dimenticavo quelle di Del Toro al Giro d’Italia. Sono tutte vittorie durissime da raggiungere ma che rappresentano realisticamente la nostra squadra: un gruppo in cui tutti lavorano e hanno un obiettivo.

Cosa vuoi dire?

Da noi hanno alzato le braccia 20 corridori. E questo è un aspetto importante. Non solo, ma di questi atleti quasi tutti sono giovani, ragazzi che abbiamo cresciuto in casa o presi da giovanissimi. Togliamo Adam Yates, Politt e Wellens che sono arrivati da noi già ben formati, ma gli altri come Christen, Ayuso, McNulty… sono cresciuti con ambizioni di vittoria e di gruppo. Mi piace che abbiano preso questa identità. Vanno alle gare con serenità, con la voglia di poter vincere e non con l’ansia di dover vincere.

Gianetti ha espresso grande emozione per la vittoria di Baroncini al Baloise Belgium Tour
Gianetti ha espresso grande emozione per la vittoria di Baroncini al Baloise Belgium Tour
Mauro, nella UAE ci sono corridori fortissimi. Pogacar, giustamente, quando è in gara calamita l’attenzione e il lavoro. Ma magari, da parte dei tuoi ragazzi, c’è anche l’ambizione di mettersi in mostra quando hanno quelle poche possibilità personali? Pensiamo a Covi, per esempio, che come ha avuto l’occasione ha vinto o ci è andato vicino…

Covi è un ragazzo d’oro a cui sono affezionato e gli auguro il meglio anche ora che andrà via. Ha fatto altre scelte, ma sarò felice di vederlo vincere comunque. Io però farei il discorso contrario. Nel nostro gruppo la mentalità è che il collettivo è forte e il corridore stesso vuole sentirsi forte, vuole essere rassicurato dal suo gruppo e al tempo stesso essere consapevole che può vincere perché fa parte della UAE Emirates. Da noi chi vince ha un aiuto di altissimo livello, e lui stesso diventa di altissimo livello quando dà il proprio supporto. E credetemi quando dico che i nostri ragazzi sono amici. Ci tengo molto a questo spirito, perché secondo me fa la differenza.

Invece c’è una vittoria sfumata che ti è mancata?

Quando vai vicino a corse importanti ci ripensi un po’, ma è difficile vincere sempre. Penso alla Milano-Sanremo o alla Parigi-Roubaix di Pogacar, però parlare di dispiacere vero e proprio forse è troppo. Serve anche il rispetto verso chi quel giorno è stato più forte. Se poi riavvolgo il nastro della stagione non posso non citare il Giro d’Italia perso alla fine in due minuti. Perché è stato un momento: un blackout generale di 120 secondi. Due minuti in cui Simon Yates ne ha guadagnato uno.

Non solo gioie, in questo percorso c’è stata anche qualche sconfitta che ha bruciato, come quella del Giro, svanito in pochi attimi sul Finestre
Non solo gioie, in questo percorso c’è stata anche qualche sconfitta che ha bruciato, come quella del Giro, svanito in pochi attimi sul Finestre
Chiaro…

Mi è dispiaciuto per il ragazzo che aveva dimostrato di essere il più forte, di aver staccato sempre tutti in salita. Quel blackout ci è costato il Giro. Abbiamo analizzato, capito, fatto valutazioni. Avevamo dato un po’ troppo per scontato Yates che fino a lì si era sempre staccato, pensando solo a Carapaz, e in un attimo è finito tutto. Ma anche in questo caso bisogna dare atto alla Visma-Lease a Bike per come ha giocato le proprie carte. Sono stati bravissimi. Hanno studiato bene la situazione tattica. Noi invece dobbiamo imparare la lezione e andare avanti.

Un’ultima domanda, Mauro: è impossibile arrivare a 100 vittorie? Ci pensate sotto, sotto?

No, non esageriamo! Non è un traguardo che sia mai stato nominato né preso in considerazione. Per di più alla fine della stagione mancano poche gare. Quello però che possiamo fare è aggiungere qualche altra vittoria per rendere la vita più difficile a chi, prima o poi, batterà questo record. Ormai si va verso squadre sempre più specializzate e qualche formazione di sprinter potrà superarci. Noi cercheremo di rendergli la vita più complicata!

Nicolò Buratti, Team Bahrain Victorious, Vuelta 2025

Buratti e il primo Grande Giro: una Vuelta movimentata

23.09.2025
5 min
Salva

Nicolò Buratti si è messo alle spalle il suo primo Grande Giro: La Vuelta, tre settimane di corsa intense che sono partite in Italia per arrivare fino alle porte di Madrid. Le manifestazioni ProPal hanno costretto l’organizzazione a cancellare la tappa conclusiva e a rimodellare altre due frazioni, quella di Bilbao e quella di Mos. Castro de Herville

Una Vuelta movimentata anche per quello che ha detto la strada, visto che la Bahrain Victorious ha visto il ritiro di Damiano Caruso avvenuto ancora prima della partenza da Torino. Mentre qualche giorno dopo è stato il capitano Antonio Tiberi ad alzare bandiera bianca uscendo di classifica. Ma non ci sono state solo note negative. Infatti Torstein Traen ha tenuto la maglia rossa per tre giorni, ceduta poi a Jonas Vingegaard. Il norvegese è riuscito a conquistare poi un top 10 finale.

«Per essere il mio primo Grande Giro – racconta Buratti – sono felice, sia per me che per l’ambiente in squadra. L’avventura non era iniziata nel migliore dei modi vista la caduta di Caruso che lo ha costretto a non partire. Quando Tiberi è andato in difficoltà non è stato semplice, per fortuna c’è stata la buona notizia di Traen che ha portato la maglia rossa. In questo ciclismo, se non corri nel UAE Team Emirates o alla Visma, non capita spesso di avere il capitano in maglia di leader».

Tante emozioni in tre settimane…

E’ stato un primo Grande Giro intenso ma che mi è piaciuto molto, è stato parecchio lungo e me ne sono accorto nei giorni in cui stavamo per arrivare a Madrid. A un certo punto mi sono fermato a pensare alla tappa di Torino e mi sembrava lontanissima nel tempo. Allo stesso modo sono settimane frenetiche che passano rapidamente, e questo anche grazie all’atmosfera positiva all’interno del team. 

Nonostante le difficoltà riscontrate con il ritiro di Caruso e le difficoltà di Tiberi?

Sì. Mi è dispiaciuto molto non avere Caruso al nostro fianco. Sarebbe stata una figura di riferimento per tutti, anche per me. E’ un corridore esperto che ha sempre la parola giusta per ogni momento. Inoltre eravamo partiti a lavorare insieme dal Pordoi. So la fatica che ha fatto, è un peccato quando tanti mesi di lavoro svaniscono così. Con Tiberi ho condiviso la stanza, l’ho visto tranquillo e concentrato. Era svanita la classifica ma è stato bravo a cambiare mentalità e correre per le ultime tappe andando in fuga.

Nicolò Buratti, Bahrain Vicotorious, Vuelta 2025
Dopo tre settimane di corsa Buratti ha avvertito un po’ di stanchezza
Nicolò Buratti, Bahrain Vicotorious, Vuelta 2025
Dopo tre settimane di corsa Buratti ha avvertito un po’ di stanchezza
Come ti sei trovato in questa nuova esperienza?

Sono uscito bene dalla Vuelta, già dai primi allenamenti fatti a casa ho capito di aver assorbito bene le fatiche di quelle tre settimane di gara. Il grande dubbio che avevo era su come avrei reagito dopo il primo giorno di riposo, una volta messo alle spalle sono andato avanti giorno per giorno. 

C’è stato un momento più difficile?

La seconda settimana è stata dura, con un percorso impegnativo e sei tappe davvero molto toste. La terza e ultima settimana di gara è andata via più tranquilla, sicuramente hanno aiutato l’umore e la mentalità, eravamo stanchi ma mi è sembrata quasi semplice gestirla. Sapevamo di essere alla fine.

Nicolò Buratti, Bahrain Vicotorious, Vuelta 2025
Buratti è uscito dalla Vuelta con una buona condizione che vuole sfruttare per questo finale di stagione
Nicolò Buratti, Bahrain Vicotorious, Vuelta 2025
Buratti è uscito dalla Vuelta con una buona condizione che vuole sfruttare per questo finale di stagione
Una tappa che ti è rimasta impressa? 

Quella dell’Angliru mi è rimasta nel cuore, non solo per aver scalato una salita storica del ciclismo ma anche per il calore del pubblico. C’era un calore e un’emozione unica, poi io non l’ho fatta con intenti di classifica, magari me la sono goduta di più.

Pubblico che ha avuto anche un ruolo con le numerose proteste ProPal…

Credo che questa Vuelta entrerà nella storia anche per questo aspetto. Sinceramente mi è dispiaciuto non arrivare fino a Madrid, dopo tante fatiche sarebbe stato un motivo di orgoglio e di coronare il tutto con quell’atmosfera che ti fa dire: «Ce l’ho fatta».

Vuelta Espana 2025, gruppo protesta Gernika Palestina (foto EFE)
Vuelta Espana 2025, gruppo protesta Gernika Palestina (foto EFE)
Com’è stato viverlo dall’interno del gruppo? Ne avete parlato?

Ogni mattina non si capiva come sarebbe andata avanti la corsa, fino all’ultima tappa ogni giorno era un punto di domanda. Protestare è un diritto, chi era a bordo strada ha fatto quello che era nelle sue facoltà. L’unica cosa che mi sento di dire è che non deve andarci di mezzo la sicurezza dei corridori, in gruppo c’era la sensazione di dover restare sempre all’erta.

Ora in che modo concludi la stagione, con quali ambizioni?

Sto bene, sarò al via del Giro dell’Emilia, della Coppa Bernocchi, Tre Valli e Gran Piemonte. Sono motivato per fare bene, voglio fare del mio meglio. So che il percorso della Bernocchi e della Tre Valli di solito si sposa bene con le mie caratteristiche, vedremo. Mi farò trovare pronto.

Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia Gaffuri controlla l'inclinazione della sella

Gaffuri, l’emozione del debutto e il viaggio che continua

23.09.2025
4 min
Salva

AVEZZANO – Un post su Instagram nella serata del 10 settembre. «Giro di Toscana – scrive Mattia Gaffuri – prima vera corsa fra i big, un’emozione pazzesca. 15esimo posto con una startlist di un livello che qualche mese fa potevo solo sognarmi o guardare in tv, in una giornata resa ancora più tosta dalla pioggia. Grazie Team Polti VisitMalta ❤️ e grazie a tutti per il tifo».

Gaffuri ha corso il campionato europeo gravel, chiudendo al quinto posto. Alla fine la sua chance di fare il professionista l’ha trovata grazie a Ivan Basso, che gli ha offerto una maglia e una bici per questo scorcio di stagione. Ha corso il GP Kranj, il Toscana e il Matteotti e ancora ne ha altre da fare. E non si è certo fatto pregare.

Le ha provate tutte, dai vari concorsi su Zwift all’acclamazione popolare, e ha diviso la platea. Da una parte i detrattori delle nuove vie di accesso al professionismo, dall’altra i possibilisti: quelli che partendo dall’esperienza di Vine e Vergallito si sono chiesti a lungo perché non potesse provare anche Gaffuri. Sembrava strano che un atleta capace di andare così forte non interessasse ad alcun team. Nel frattempo Mattia ha continuato a occuparsi di allenamento per sé e per gli altri. E alla fine, complice la grande prestazione ai campionati italiani e la necessità di punti, il Team Polti gli ha dato la chance che cercava.

Trofeo Maatteotti 2025, Mattia Gaffuri pedala in salita
Il debutto tra i professionisti glielo ha offerto il Team Polti Visit Malta. Qui Gaffuri in azione al Matteotti
Trofeo Maatteotti 2025, Mattia Gaffuri pedala in salita
Il debutto tra i professionisti glielo ha offerto il Team Polti Visit Malta. Qui Gaffuri in azione al Matteotti
Partiamo da quel post…

Sicuramente è stata un’emozione forte. Non voglio vederlo come un punto d’arrivo, più come un punto di partenza. Il mio obiettivo è cercare di fare bene anche di là. Sicuramente ci saranno un po’ di step da fare, però nelle prime gare ho visto che ho un buon livello. Quando si fa la corsa, riesco a stare davanti e questa è la cosa più importante, poi ci vorrà un po’ di esperienza.

Quanto è stata faticosa questa tua rincorsa al professionismo?

Era quasi più la gente, i miei tifosi e più in generale il pubblico del ciclismo, che pensava che avessi questo sogno, cioè l’obiettivo finale di passare professionista. In realtà per me è sempre stato cercare di migliorare e di fare il massimo possibile a tutti i livelli in cui ho corso. Alla fine è arrivata un po’ da sé, nel senso che quest’anno come Swatt Club abbiamo corso finalmente a livello UCI e quindi sono riuscito ad avere questa opportunità. Ora cercherò di mantenere la stessa traiettoria.

All’europeo gravel corso domenica ad Avezzano, il quinto posto finale è parso una beffa
Trofeo Maatteotti 2025, Mattia Gaffuri pedala in salita
All’europeo gravel corso domenica ad Avezzano, il quinto posto finale è parso una beffa
Il campionato italiano vinto da Conca e il tuo quinto posto possono aver influito?

Sì, anche mentalmente quel risultato è stato una bella svolta. Finalmente abbiamo visto che potevamo dire la nostra in un gruppo di professionisti e anche dall’esterno ci siamo guadagnati un po’ di rispetto. Nelle gare successive ci hanno accolto diversamente.

Di Gaffuri si dice che sia anche un ottimo preparatore. Come convivono le due figure?

Direi che è complicato, ma si impara tanto, sia a livello professionale da preparatore sia come atleta. Sei sempre in connessione con quello che senti. A volte è un po’ stressante, ma anche molto formativo.

Hai vinto l’italiano gravel, ma ora si apre la porta della strada. Che cosa ha rappresentato per te questa specialità?

Direi che per me è stata fondamentale. All’inizio era nata come piano B, poi però è stato fondamentale per migliorare a livello tecnico. Quindi vorrei mantenerla il più possibile e integrare le due cose. Il gravel e la strada. Chiaramente se l’anno prossimo dovessi fare un’attività da professionista, non ci sarebbe molto spazio per le gare gravel. Però è una cosa che in futuro vorrei tenere, anche perché è un mondo che ha più margini di crescita rispetto alla strada che vive nella sua bolla.

Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia Gaffuri posa con dei tifosi per una fotografia
Lo Swatt Club ha ormai grande popolarità e Gaffuri ne è la bandiera. Diversi tifosi gli hanno chiesto di fare una foto
Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia Gaffuri posa con dei tifosi per una fotografia
Lo Swatt Club ha ormai grande popolarità e Gaffuri ne è la bandiera. Diversi tifosi gli hanno chiesto di fare una foto
Prossime gare?

Per ora so che andrò alla CRO Race a tappe, poi la Tre Valli Varesine e il Gran Piemonte.

Colpisce l’attenzione dei tifosi, anche in quest’angolo d’Abruzzo. Gli chiedono di fare la foto insieme e lo incitano a darci dentro. Anche i social avranno la loro parte, ma certo vederlo arrivare davanti è la conferma che hanno fatto bene a battersi per lui. Gaffuri ringrazia, non è uno sbruffone e davanti a tanto interesse è quasi in imbarazzo. Al di là delle fazioni e dei partiti che ha smosso, è semplicemente un corridore alle prime armi che vuole farsi strada e sa che il solo modo per riuscirsi è andare forte.

Letizia Borghesi è nata il 16 ottobre 1998 a Cles. Vanta una vittoria al Giro Donne 2019 a Carate Brianza

Borghesi, ultimi mesi con la EF poi entrerà nel motore della Soudal

23.09.2025
4 min
Salva

C’è ancora un finale di stagione da portare a termine ed onorare con la EF Education-Oatly, poi Letizia Borghesi inizierà a pensare alla AG Insurance-Soudal, formazione con cui ha firmato un contratto per il prossimo biennio.

Tecnicamente per la 26enne trentina sarà un ritorno nel WorldTour visto che negli ultimi due anni la sua squadra statunitense aveva perso lo status per problemi finanziari legati agli sponsor (ora è un ProTeam), svolgendo tuttavia un calendario di altissimo livello. Quindi per Borghesi cambierà poco sotto quel punto di vista, ma col gruppo belga si troverà a gestire molte più corse con gradi da capitana. Mentre era in Abruzzo per l’europeo gravel – dove ha chiuso al quinto posto nel giorno del trionfo di Magnaldi – ne abbiamo approfittato per sentire da Letizia cosa si aspetta dalla nuova avventura. L’obiettivo appare quello di finalizzare la propria crescita ed aggiustare la mira nei grandi appuntamenti.

Sul percorso di Avezzano, Borghesi ha ottenuto una quinta piazza all'europeo gravel (foto UEC)
Sul percorso di Avezzano, Borghesi ha ottenuto una quinta piazza all’europeo gravel (foto UEC)
Sul percorso di Avezzano, Borghesi ha ottenuto una quinta piazza all'europeo gravel (foto UEC)
Sul percorso di Avezzano, Borghesi ha ottenuto una quinta piazza all’europeo gravel (foto UEC)
Quando è nata la trattativa con la AG Insurance?

I primi contatti sono iniziati nella campagna delle classiche. Proprio in quel periodo sono riuscita a mettermi in luce con belle prestazioni e dati di potenza molto interessanti che hanno richiamato l’attenzione di tante squadre. Il sesto posto al Fiandre e il secondo alla Roubaix mi hanno dato sicuramente risalto e sono stati la concretizzazione del mio valore.

Avevi avuto quindi l’interessamento di altri club?

Sì, ho avuto la possibilità di confrontarmi con diverse grandi squadre ed è stato interessante vedere i diversi sistemi di lavoro, filosofia e mentalità. Con la AG Insurance Soudal c’è stato fin da subito un bel feeling. Ho molto apprezzato la loro professionalità e le grandi ambizioni, unite anche ad un ambiente familiare, dove c’è molta attenzione anche all’atleta intesa come persona. La sensazione è stata che la parte scientifica sia ben bilanciata con la componente umana.

Borghesi lascerà la EF dopo 4 stagioni e bei risultati. Alla Soudal avrà più possibilità di giocarsi le proprie carte
Borghesi lascerà la EF dopo 4 stagioni e bei risultati. Alla Soudal avrà più possibilità di giocarsi le proprie carte
Borghesi lascerà la EF dopo 4 stagioni e bei risultati. Alla Soudal avrà più possibilità di giocarsi le proprie carte
Borghesi lascerà la EF dopo 4 stagioni e bei risultati. Alla Soudal avrà più possibilità di giocarsi le proprie carte
Con chi ti sei relazionata principalmente?

Ho avuto il piacere di parlare con Jolien D’Hoore, attuale diesse e grande sprinter fino a qualche anno fa. Per il mio futuro e per quello della squadra ha grandi progetti. Mi sono sentita subito molto valorizzata e di conseguenza mi sento molto entusiasta per questo. Sono sicura che avere una persona di grande esperienza come Jolien mi farà migliorare ulteriormente.

Sai già quale sarà il tuo ruolo in squadra?

Ne abbiamo parlato ovviamente. Mi concentrerò essenzialmente sulle classiche, dove dovrei avere un ruolo da leader/co-leader. La squadra quest’anno ha dimostrato di valere tanto ed è cresciuta ancora di più. Per una amante delle gare del Nord come me, entrare a far parte del famoso “Wolfpack” è sicuramente qualcosa di speciale. Sono convinta che nella AG Insurance potrò esprimere appieno le mie potenzialità.

Dopo un'estate difficile tra bronchite e cadute, Borghesi a Stoccarda è ritornata davanti chiudendo al sesto posto
Dopo un’estate difficile tra bronchite e cadute, Borghesi a Stoccarda è ritornata davanti chiudendo al sesto posto
Dopo un'estate difficile tra bronchite e cadute, Borghesi a Stoccarda è ritornata davanti chiudendo al sesto posto
Dopo un’estate difficile tra bronchite e cadute, Borghesi a Stoccarda è ritornata davanti chiudendo al sesto posto
Lascerai dopo tanto tempo il gruppo EF. Che cosa ti porterai appresso di questa esperienza con loro?

I quattro anni in “rosa” con la EF sono stati importanti per la mia formazione di atleta e persona. Non era facile per me immaginarmi con altri colori. Qui ho avuto la possibilità di confrontarmi con ragazze non europee con una mentalità e un modo di vivere il ciclismo diversamente da me. Sono arrivata che non parlavo inglese e me ne vado che sogno in inglese (dice sorridendo, ndr). Ho conosciuto compagne e staff che sono stati una seconda famiglia per me. Abbiamo vissuto assieme sia bei momenti sia delusioni che hanno creato un profondo legame dal quale non sarà facile separarsi.

Letizia Borghesi che tipo di atleta è diventata in queste ultime stagioni?

Credo di essere migliorata ogni anno di più. La mia è stata una crescita costante, mai forzata o senza bruciare le tappe. Ho lavorato sempre con dedizione e concentrazione. Il 2025 mi ha portato grandi risultati, ma so che posso valere molto di più. L’estate è stata sfortunata tra bronchite e caduta al Tour Femmes. Sono sicura che questo fosse il momento giusto per cambiare e trovare nuovi stimoli in un ambiente che mi darà ulteriori possibilità di giocarmi le mie carte.

La scelta americana degli Agostinacchio. Non solo nel cross

23.09.2025
5 min
Salva

Mentre suo fratello Mattia è già in Rwanda alle prese con i mondiali su strada, Filippo Agostinacchio è di ritorno dal Giro di Slovacchia, una delle ultime prove della sua stagione su strada nelle file della Biesse Carrera. Il suo futuro è già segnato e passa, come quello del fratello, per l’approdo all’EF Education EasyPost, team WorldTour, ma i contorni del trasferimento sono ancora da definire.

Filippo e Mattia insieme. Nel cross continuerà il loro sodalizio, ma ora potrebbero ritrovarsi anche su strada
Filippo e Mattia insieme. Nel cross continuerà il loro sodalizio, ma ora potrebbero ritrovarsi anche su strada

Nel cross insieme, forse anche su strada

I due fratelli entreranno nella squadra americana già fra poche settimane, andando a costituire, insieme a un corridore lussemburghese, il nocciolo del nascente team di ciclocross. Dovrebbe essere questo il preludio al loro approdo anche al team su strada, ma su questo aspetto non c’è ancora l’ufficialità né è chiaro in quali termini, se nel devo team o nella squadra maggiore e questo è importante, anche per capire come i due potranno affrontare la stagione invernale.

Tante cose su cui riflettere e Filippo, rintracciato in aeroporto, si presta volentieri ai ragionamenti: «Gli americani si erano interessati a mio fratello questo inverno, già dopo la conquista del titolo europeo e poi sono andati avanti i contatti e si è sviluppato un po’ tutto. I miei risultati su strada quest’anno hanno interessato i dirigenti che hanno deciso di costruire una struttura intorno a noi per il cross. La squadra è nata solo per motivi burocratici, perché noi non avendo licenza in altre squadre nel 2025 non potevamo gareggiare con la loro maglia fino al tesseramento di gennaio. Ma volevano che facessimo l’intera stagione di cross con loro e quindi il nuovo team permette di farlo attraverso la formula del prestito temporaneo».

Intorno ai fratelli Agostinacchio la EF Education EasyPost ha costruito un team dedicato al ciclocross (foto Instagram)
Intorno ai fratelli Agostinacchio la EF Education EasyPost ha costruito un team dedicato al ciclocross (foto Instagram)
Vi hanno garantito tutto il supporto necessario, considerando che il ciclocross è una disciplina completamente nuova per loro?

Sì, il supporto è completo anche se ci sono alcuni dettagli ancora da definire e sui quali stanno lavorando. Per quanto concerne l’attività successiva, quella su strada, ancora non c’è l’ufficialità, sarà il team che penserà a fare l’annuncio e a spiegare i termini.

Voi seguirete tutta la stagione di ciclocross?

Mattia sì, la segue tutta. Appena tornato dal Rwanda inizierà subito con le prime prove italiane. Io invece finisco la stagione su strada il 19 con la Veneto Classic e poi vado in vacanza un paio di settimane e rientrerò a dicembre nel cross. Quest’anno faccio una stagione un po’ ridotta, rinunciando anche agli europei.

Filippo Agostinacchio all’ultimo Giro di Slovacchia. Quest’anno ha vinto 2 gare, con ben 11 top 10
Filippo Agostinacchio all’ultimo Giro di Slovacchia. Quest’anno ha vinto 2 gare, con ben 11 top 10
Farete una stagione più improntata al discorso internazionale?

Immagino di sì, Mattia comunque fino all’europeo farà gare in Italia, perché è al primo anno nella nuova categoria e deve recuperare un po’ di punti UCI per partire davanti nella prova continentale. Io che ho qualche punto UCI dell’anno scorso posso permettermi di andare fino a dicembre senza gareggiare. Ma da dicembre saranno solo gare internazionali, praticamente in Italia facciamo solo la Coppa del mondo che c’è in Sardegna e il campionato italiano a gennaio.

Il grande salto di qualità su strada che avete fatto quest’anno è dipeso anche da quello che avete fatto nel ciclocross?

Sicuramente e siamo d’accordo anche con il management del team per continuare. La squadra è sulla nostra lunghezza d’onda, ci fa mantenere il cross soprattutto per sviluppare le nostre attitudini su strada. Soprattutto pensando a mio fratello che sta diventando sempre più corridore da gare di un giorno e classiche. Si è visto negli ultimi anni come le due discipline si possono conciliare senza problemi, basta solo sapersi programmare.

La vittoria di Filippo al Giro della Valle d’Aosta. Le sue imprese hanno convinto la EF a investire su di lui (foto organizzatori)
La vittoria di Filippo al Giro della Valle d’Aosta. Le sue imprese hanno convinto la EF a investire su di lui (foto organizzatori)
E per te invece che cosa ti ha detto questa stagione?

Su strada ho fatto sicuramente ulteriori miglioramenti, infatti sono riuscito a vincere le mie prime gare, sia al Giro Next Gen che al Valle d’Aosta. Adesso io non so ancora bene che tipo di corridore diventerò, però ho già una consapevolezza maggiore rispetto all’anno scorso.

Questo salto di qualità in che cosa l’hai visto particolarmente?

Soprattutto a livello mentale, perché l’anno scorso a fine stagione già avevo visto che potevo stare là davanti con i migliori. Quest’anno con la Biesse ho cambiato anche calendario, sono riuscito a andare a fare più esperienze internazionali, gare che non avevo mai fatto e ho dimostrato che posso esserci, che sono a quel livello.

Mattia Agostinacchio, attualmente in Rwanda, passa U23 dopo i titoli europeo e mondiale juniores
Mattia Agostinacchio, attualmente in Rwanda, passa U23 dopo i titoli europeo e mondiale juniores
Il fatto che tu e tuo fratello continuiate la vostra attività insieme quanto è importante?

Beh, sicuramente è una bella cosa. Poi Mattia è giovane, quindi penso che qualche anno di guida gliela potrò fare ancora, almeno a livello di supporto morale. Penso che sia più importante per lui, ma anche per me è bello averlo in squadra. Ogni tanto gli dico qualcosa, ma soprattutto nel cross, qualche piccola accortezza tattica, qualche cosa che sbaglia ancora, ma fa tutto parte del processo di apprendimento. E’ comunque un under primo anno, quindi le esperienze le deve fare, deve anche sbagliare. Ma ha una capacità innata di leggere la corsa che io per esempio non avevo.

Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Daniele POntoni, Elena Cecchini

Pontoni, l’agenda è piena: il bello inizia adesso

23.09.2025
4 min
Salva

AVEZZANO – Il titolo europeo gravel con Erica Magnaldi e alcuni segnali molto interessanti nella gara maschile hanno dato la carica a Pontoni. L’inizio delle gare conclude la fase forse più faticosa di programmazione e dei complicati incastri con le squadre. Per questo vedere il tecnico della nazionale di gravel e cross correre come un folletto da un punto all’altro del percorso ha fatto capire che finalmente per Daniele è arrivata la parte bella dell’incarico. Fra tre settimane i mondiali di Maastricht chiuderanno la stagione del gravel e lanceranno quella del cross e poi il calendario non concederà più respiro.

Le convocazioni per gli europei gravel di Avezzano hanno avuto qualche defezione e qualche sorpresa dell’ultima ora. Le squadre della strada sono impegnate con la rincorsa ai punti e alcune non hanno concesso i loro atleti, al punto che forse varrebbe la pena assegnare punti anche per la semplice convocazione. Che è titolo di merito, ma distoglie il corridore dalle gare con la propria squadra. E’ giusto che la chiamata in nazionale sia vissuta come una penalizzazione?

Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Erica Magnaldi sul podio con la maglia e la medaglia
La vittoria di Erica Magnaldi ha dato a Pontoni la conferma che il metodo di selezione funziona
Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Erica Magnaldi sul podio con la maglia e la medaglia
La vittoria di Erica Magnaldi ha dato a Pontoni la conferma che il metodo di selezione funziona
Gli europei sono andati bene, adesso si va verso un mondiale più veloce e meno tecnico. Così almeno si dice…

In realtà non ci hanno ancora mandato il programma e siamo qui che lo stiamo aspettando. Abbiamo sollecitato più volte l’UCI, ma ancora non ci sono novità. Mi serve saperlo anche per capire le convocazioni da fare, per atleti e staff. Sapere quante feed zone ci sono, che tipo di percorso sia. Le uniche informazioni le abbiamo avute da Elena Cecchini (i due sono insieme nella foto di apertura, ndr), perché la Wiebes l’ha provato e le ha raccontato qualcosa…

E’ cominciata la tua stagione?

No, la mia stagione non finisce mai. Anzi, adesso che ci sono le gare, inizia il momento più soft. E’ tutto più bello, più facile, più semplice. Ma la testa ad esempio è anche sul cross. Fino a dicembre è già tutto programmato, quindi poi avremo da gestire l’ultimo mese, ma non abbiamo grossi problemi. Adesso dobbiamo capire bene come gestire la situazione di Agostinacchio, cosa farà realmente. Quindi se salta la categoria under 23 o meno.

Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Daniele POntoni, Gianmarco Garofoli alla partenza
La convocazione di Garofoli è stata voluta dal corridore e anche da Bramati: qui è con Pontoni alla partenza
Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Daniele POntoni, Gianmarco Garofoli alla partenza
La convocazione di Garofoli è stata voluta dal corridore e anche da Bramati: qui è con Pontoni alla partenza
E’ stato facile fare le convocazioni per gli europei?

E’ stato un po’ uno slalom, però alla fine abbiamo fatto una bella nazionale, sia in campo maschile che in campo femminile. Abbiamo avuto due defezioni dell’ultimo momento, perché Bertizzolo e Barbieri si sono fatte male. Tra l’altro Rachele era anche indirizzata al mondiale e quindi la perderemo anche per quello, perché è difficile che possa recuperare. Aspettiamo ancora, abbiamo tre settimane.

Si parla con le squadre o con gli atleti?

Un po’ con le squadre, un po’ con gli atleti. Alcuni di loro hanno voluto esserci e sono stati bravi a spingere. Garofoli può essere sembrato una sorpresa, ma lo abbiamo concordato con Davide Bramati. Gianmarco aveva la volontà di provare e io sono stato ben felice di accoglierlo, anche perché è un atleta di alto livello.

Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia De Marchi, azione di gara
Mattia De Marchi porta nella nazionale di Pontoni l’anima più libera del gravel
Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia De Marchi, azione di gara
Mattia De Marchi porta nella nazionale di Pontoni l’anima più libera del gravel
L’obiettivo di un cittì di solito è crearsi un gruppo con cui lavorare, mentre la sensazione è che la tua rosa cambi spesso.

I ragazzi e le ragazze si mettono a disposizione e, anche se sono nuovi o nuove, si integrano subito. Un compito importante del cittì è farli sentire partecipi del gruppo, che ci siano stati per venti volte o che sia la prima. Ho sempre detto che il nostro oro è il gruppo di lavoro, meccanici, massaggiatori e quelli che fanno il lavoro sporco. Gli atleti vanno e vengono, ma il gruppo di lavoro deve essere uno zoccolo duro di cui hai fiducia e cui delegare perché devi poterti fidare a occhi chiusi. E io dei miei ragazzi mi fido al 100 per cento.

Forse la vera squadra è proprio quella?

Esattamente così. Quando mi hanno fatto la proposta per diventare commissario tecnico, ho subito chiamato un responsabile dello staff e ho detto che se ci fosse stato lui, allora ci sarei stato anche io. Quindi ho voluto un vice come Billo (Luigi Bielli, ndr), che arrivava già da un’esperienza lunga 16 anni. Poi abbiamo il resto, dal team manager, al presidente, dal segretario ai nostri consiglieri che ci mettono nel migliore condizioni per fare questo lavoro.

Rinasce il Velodromo a Roma? Progetto definito, ora al lavoro

22.09.2025
6 min
Salva

E se la pista italiana ripartisse da Roma? E’ vero, il movimento ha a Montichiari una sede fondamentale, in piena attività e dove continuano a nascere i grandi successi del movimento italico, ma è pur sempre un impianto che non può essere utilizzato per competizioni. Quello di Spresiano è in perenne via di completamento e appare difficile districarsi nelle sue pastoie burocratiche per capire quando potrà essere pronto. A Roma il Velodromo è stato uno dei principali teatri delle leggendarie Olimpiadi del 1960, poi è andato progressivamente in rovina, utilizzato più come uffici (per anni è stato la sede della Primavera Ciclistica, organizzatrice del GP Liberazione) fino ad essere abbattuto nel 2008. Ma ora potrebbe rinascere come l’araba fenice…

Il vecchio velodromo olimpico, andato in rovina dopo i Giochi del 1960 e abbattuto nel 2008
Il vecchio velodromo olimpico, andato in rovina dopo i Giochi del 1960 e abbattuto nel 2008

Un’idea nata dagli appassionati

L’idea gira nell’ambiente da un po’ di tempo ed è frutto dell’iniziativa privata, portata avanti dal Comitato E.O.S. (EurOmniSport) di Marco Muro Pes che ha redatto un vero e proprio progetto, relativo a un impianto coperto utile sia per il ciclismo che per l’atletica (altra disciplina che da anni lamenta la mancanza di una struttura per l’attività indoor che risponda alle esigenze internazionali), ma che potrebbe benissimo essere utilizzato per una vasta gamma di iniziative, sportive e non solo.

Muro Pes tiene innanzitutto a sottolineare la primogenitura del progetto in questione: «Io ho approntato un’iniziativa che possa risolvere un doppio atavico problema, accogliendo le istanze sia ciclistiche che atletiche: due sport che amo molto. Quando il Velodromo è stato abbattuto, subito nell’ambiente si è sentita la sua mancanza, la voglia di costruirne uno nuovo, più moderno, che rispondesse alle esigenze del tempo. Forse l’atletica più del ciclismo ha fatto sentire la sua voce, ma in Europa impianti con la doppia funzione abbondano, perché non farne uno anche qui? Un impianto del genere non esiste in Italia e l’Italia non può per questo allestire eventi internazionali né per l’atletica né per il ciclismo. Nel primo caso ci sono Ancona e Padova che non hanno la capienza utile, nel secondo c’è Montichiari che ugualmente non può ospitare eventi non avendo spazio per il pubblico».

Marco Muro Pes, presidente del Comitato E.O.S. realizzatore del progetto
Marco Muro Pes, presidente del Comitato E.O.S. realizzatore del progetto

Ciclismo e atletica convivono

L’impianto sarebbe quindi pienamente a norma: «Certamente, è pensato perché risponda alle esigenze internazionali ma non solo. Correre su una pista da 250 metri che ha le curve paraboliche che sono più strette, che ha tutta un’altra struttura è fondamentale per crescere per tanti ragazzi. Noi abbiamo pensato a un impianto da 250 metri con curve paraboliche inclinate a 45 gradi. Per certi versi, lo dico da appassionato di atletica che segue anche il ciclismo, è incredibile come con una tale carenza di impianti abbiamo così tanti campioni».

Voi che zona avete identificato? «Rimarremmo all’Eur, esattamente dov’era posto il vecchio impianto che per posizione era ideale. Oltretutto non andremmo a toccare ulteriori spazi se non marginalmente. Il Velodromo demolito è una ferita aperta per ogni romano, dal punto di vista sia dello sport che del quartiere stesso. La memoria olimpica c’è, l’area è storicamente destinata a quello, abbiamo riscontrato anche un cambio di sensibilità da parte della nuova dirigenza politica e sportiva verso l’idea, mentre prima c’era molta più renitenza.

«Il problema è che quell’area nel tempo ha cambiato destinazione, diventando residenziale, commerciale, per uffici. Insomma di sportivo non c’era più nulla. Quindi noi ci siamo attivati per innanzitutto modificare la destinazione, farla ritornare per uso pubblico e uso sportivo proponendo un impianto di livello internazionale».

Una pista “dentro” la pista

Come si fanno convivere una pista di atletica e una di ciclismo che hanno sviluppi diversi, 200 metri per la prima e 250 per le due ruote? «Quella di ciclismo è sostanzialmente fissa, anche se su una parte di rettilineo può essere allestita una tribuna aggiuntiva. La pista dell’atletica sta dentro il parterre di quella del ciclismo, con le curve che per l’atletica sono ugualmente sopraelevate, ma meno che nel ciclismo. Queste curve paraboliche sono realizzate con degli impianti oleodinamici che consentono di abbassarsi. Quindi quando non si fanno gare di atletica e si fa ciclismo o si fa qualsiasi altro sport, si possono abbassare le curve e il parterre è totalmente piano, per questo possono essere realizzate delle tribune aggiuntive. Ciò ci consente di avere un impianto molto flessibile, che consente l’adattamento sia per le discipline sportive che si possono realizzare, sia per quanto riguarda la capienza di pubblico».

Avete già idea dei costi? «Diciamo che il progetto tende a ottimizzarli. Noi abbiamo preso il Palalottomatica come esempio, ha costi di gestione enormi per cui o viene riempito o va subito in perdita e questo ha pesato tanto sul suo utilizzo, ad esempio per il basket. Il Pala Tiziano è piccolo, manca qualcosa in mezzo che sia più flessibile. Inoltre entrambi hanno un difetto nella conformazione del parterre, a pianta rotonda per il Palazzo dello Sport, leggermente rettangolare per il Pala Tiziano. Quello dell’eventuale Velodromo e della pista atletica, essendo un anello allungato consente di fare tutti gli sport».

Un impianto da utilizzare anche per allenamenti? «Certo, noi vogliamo che abbia un uso quotidiano, stabilito su turni per accontentare sia chi corre che chi pedala. La flessibilità per l’organizzazione può passare dai 5 mila posti ai 12 mila per un evento internazionale».

L’impianto di Apeldoorn, sede degli ultimi europei, ospita anche la pista da atletica
L’impianto di Apeldoorn, sede degli ultimi europei, ospita anche la pista da atletica

Un cammino che è solo agli inizi

Quale iter bisogna seguire adesso? «Il primo passo è convincere la proprietà dell’area che è EUR SPA a orientarsi su una proposta del genere. I contatti finora lasciano spazio all’ottimismo. E’ una proprietà privata, ma a totale capitale pubblico al 10 per cento di Roma capitale, al 90 del MEF. E’ da fare anche un ragionamento economico sugli introiti che potrebbe avere un impianto del genere. Bisogna trovare le convergenze giuste dal punto di vista della proprietà e dell’amministrazione capitolina, perché bisogna fare una variante al piano regolatore per farlo ritornare all’uso sportivo.

«E serve l’interessamento del Governo e del Parlamento – prosegue Muro Pes – perché un impianto del genere difficilmente potrebbe essere gestito solo da un ente pubblico o privato che sia. Ma serve il riconoscimento dell’interesse nazionale e da parte comunale della pubblica utilità. E’ un cammino articolato, che dovrà passare anche per la Finanziaria. Per ora stiamo solo esponendo un’idea, chiaramente stiamo lavorando con tutte le figure istituzionali, politiche, sportive, imprenditoriali che possono essere interessate per capire se c’è interesse e mi sembra di capire che dal punto di vista politico comunque ci sia abbastanza convergenza tra le varie parti».

Eva Lechner e Milena Cavani si sono conosciute tanti anni fa durante un mondiale. Saranno le diesse dell'Ale Colnago Team

Con l’Ale Colnago Team inizia la nuova vita della diesse Lechner

22.09.2025
5 min
Salva

FORMIGINE – La sua esperienza non andrà sprecata, la sua esperienza sarà al servizio degli atleti che dirigerà nella imminente stagione di ciclocross. Eva Lechner resta nel suo habitat naturale come diesse dell’Ale Colnago Team, formazione modenese con ambizioni di ritagliarsi spazio e risultati in ambito nazionale ed internazionale.

Tra le poltroncine dell’Auditorium Spira Mirabilis di Formigine ci siamo presi un momento per sentire le parole della 40enne altoatesina e capire come si appresta a ricoprire il ruolo di tecnico. Lechner appare pronta ed entusiasta di vivere il ciclocross da un altro punto di vista.

Juniores, U23 e elite. Il roster dell’Ale Colnago Team dove spicca il tricolore di Gioele Bertolini (foto ufficio stampa)
Eva inizia ufficialmente la tua nuova esperienza. Prime impressioni?

Si è aperta questa opportunità visto che nelle ultime due stagioni avevo corso con questa squadra. Mi hanno chiesto se fossi disponibile a dare una mano una volta scesa di bici. Mi ero trovata bene e così ho accettato subito la proposta, mettendomi subito al lavoro. Abbiamo cercato anche nuovi sponsor tecnici e sono contenta di aver portato di nuovo Colnago in squadra con me.

Com’è andato questo contatto?

Sono stata io il gancio (sorride, ndr) visto che avevo mantenuto buoni rapporti. Ho corso con questo marchio per dodici anni e ho bei ricordi perché le mie corse migliori le ho vinte su bici Colnago. Credo che sia un bel ritorno perché adesso Colnago è associata a Pogacar e penso che per noi sia un bell’innesto, anche stimolante.

Che tipo di squadra avete?

Siamo riusciti ad allestire atleti di tutte le categorie internazionali. In totale abbiamo dieci ragazzi, tra cui spicca il campione italiano Gioele Bertolini. Pensiamo di avere una bella squadra, per la quale c’è stato tanto lavoro dietro e siamo molto contenti dei nostri atleti. Poi abbiamo anche esordienti e allievi.

Il tuo ruolo come si svolgerà?

Mi dividerò i compiti con Milena Cavani, con cui ho un’amicizia di vecchia data nata ad un mondiale. Il suo ultimo anno da atleta è coinciso col mio primo anno. Lei seguirà principalmente le categorie giovanili. Io dovrei fare soprattutto la parte delle gare all’estero, mentre quelle in Italia le faremo assieme.

Che tipo di diesse sarai?

Non saprei, sicuramente non mi sento spaventata. Sono cambiate un po’ di cose negli ultimi mesi e non vedo l’ora di buttarmi in questo mio nuovo ruolo, che sono curiosa di conoscere meglio. Non mi ispiro a nessuno in particolare per il momento, però so già che mi piace aiutare i ragazzi, sperando di trasmettergli la mia esperienza. Infatti mi sono fatta dare una bici anch’io per fare le prove percorso assieme ai ragazzi e dare qualche consiglio, perché è quello che serve sul campo-gara.

Ti sei posta qualche obiettivo in generale?

Nessuno in particolare. Dobbiamo cercare di strutturare tutto bene. Credo che abbiamo alzato il livello rispetto agli ultimi anni, ma tante cose le dobbiamo scoprire. Seguire i giovani sarà uno dei compiti principali, visto che i nostri atleti più grandi ed esperti sono ovviamente più autonomi. Assieme a Milena ed il resto dello staff cercheremo di dare il massimo supporto a tutti, in special modo parlando con loro.

Eva Lechner e Milena Cavani si sono conosciute tanti anni fa durante un mondiale. Saranno le diesse dell'Ale Colnago Team
Eva Lechner e Milena Cavani si sono conosciute tanti anni fa durante un mondiale. Saranno le diesse dell’Ale Colnago Team
Eva Lechner e Milena Cavani si sono conosciute tanti anni fa durante un mondiale. Saranno le diesse dell'Ale Colnago Team
Eva Lechner e Milena Cavani si sono conosciute tanti anni fa durante un mondiale. Saranno le diesse dell’Ale Colnago Team
Qualche obiettivo con gli atleti invece?

L’intento di tutte le squadre è sempre quello di portare più ragazzi possibili in nazionale. Non solo per Elisa Bianchi come ha detto a voi qualche settimana fa, ma anche per tutti gli altri. Dipende tuttavia da come andranno i nostri ragazzi e gli avversari durante la stagione. Posso solo dire che il nostro lavoro sarà quello di portarli a fare il massimo e raccogliere i migliori risultati possibili. Lavorare sulla loro crescita è già un bell’obiettivo, poi vedremo come faremo.

Eva Lechner si sente più carica per la prima gara da diesse che farà o per la prima che fece da atleta?

E’ trascorso un po’ di tempo (sorride, ndr), ma si sa che prima o poi un’atleta deve smettere di correre. Quindi nascono obiettivi e punti di vista diversi. Adesso mi sto godendo molto di più la vita, nel senso che quando vedo quanta fatica fanno gli atleti sono contenta di non doverlo più fare anch’io. Ora devo dare loro solo supporto e motivarli a dovere.