EDITORIALE / Cara UCI, le regole non sono a senso unico

23.09.2024
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ZURIGO (Svizzera) – Funziona tutto così bene, che ti stupisci davanti alle imperfezioni immotivate. Abbiamo vinto lo scetticismo tutto italiano circa l’impiego dei mezzi pubblici per spostarci dall’hotel alle sedi di gara. In realtà non ci sono grandi alternative. L’UCI ha stabilito che alla stampa non spettino contrassegni per le auto e che le navette in partenza dalla sala stampa siano riservate soltanto ai fotografi. Perciò è bastato fare di conto e realizzare che avere i trasporti gratuiti (grazie a un bollino sull’accredito) è un bel passo avanti rispetto ai parcheggi del centro che costano 8-9 euro l’ora. Gli autobus e i treni d’altra parte arrivano e partono con precisione… svizzera. La bicicletta è usata spesso in ogni sua formulazione, incluse le cargo bike per il trasporto dei bambini. Per andare a scuola o al parco. Funziona tutto. Per questo stupiscono alcuni dettagli dell’organizzazione iridata su cui l’UCI ha chiuso apparentemente gli occhi.

Zurigo ha accolto i mondiali con temperature ancora miti e una buona partecipazione
Zurigo ha accolto i mondiali con temperature ancora miti e una buona partecipazione

La verifica delle bici

Ieri alla partenza della crono donne elite da Gossau e anche in queste ore per gli under 23 e per il paraciclismo, il parcheggio dei team si trovava a un chilometro e mezzo dal punto di verifica delle biciclette. Il parcheggio si trova in alto, la verifica in basso vicino alla rampa di partenza. In mezzo una bella salita, che i meccanici hanno percorso spingendo le bici e i tandem. Se una cosa del genere fosse stata semplicemente proposta al Giro d’Italia o qualsiasi altra gara in Italia, è certo che gli organizzatori avrebbero ricevuto il warning degli ispettori dell’UCI.

E a proposito di misure, tra le novità tecniche dell’anno, che ha costretto i meccanici azzurri a metter mano alla bici di Vittoria Guazzini, c’è che i computerini rientrano nella misura dell’inclinazione delle appendici. Se le appendici sono a posto, ma il computerino – su cui è impossibile appoggiarsi – sporge di mezzo centimetro, la bici non è a posto.

La discesa sul lago

Si va avanti con le cronometro e ieri abbiamo visto e sentito dei rischi che si sono corsi lungo l’ultima discesa. In quel tratto in cui si sfiorano i 100 all’ora, la strada si stringe all’improvviso, il fondo stradale è parecchio irregolare, la pendenza è a doppia cifra e in fondo ci si infila sotto un arco di pietra.

Marco Velo si era accorto che il tratto fosse pericoloso sin da quando venne con gli altri tecnici azzurri a visionare il percorso della crono, ma nulla nel frattempo è cambiato. E quando i tecnici azzurri nella riunione tecnica hanno fatto presenti le loro perplessità, si sono sentiti rispondere da Laurent Bezault, ex corridore e ora UCI Road Master, che nessuno prima di loro avesse sollevato la questione. Ha però aggiunto che avrebbe posizionato sul percorso degli addetti alla sicurezza, incaricati di raccomandare ai corridori di rallentare. Suggerire di rallentare in una gara che si gioca sui secondi, in cui si parte forte e si arriva a tutta?

E’ insolito. Come è insolito che debbano essere le squadre a segnalare la pericolosità di un passaggio e non sia la commissione tecnica che approva i percorsi a valutare l’anomalia. In ogni caso, i corridori in coro hanno ribadito lo stesso punto di vista, senza che questo abbia lasciato apparentemente traccia nelle valutazioni ufficiali.

Andreoli e Totò al traguardo. Il cittì Addesi si è raccomandato di affrontare quel tratto con prudenza (foto FCI)
Andreoli e Totò al traguardo. Il cittì Addesi si è raccomandato di affrontare quel tratto con prudenza (foto FCI)

I mondiali per tutti

Nell’intervista pubblicata ieri a Vittorio Podestà, il campione di paraciclismo ritirato nel 2021 ha rilevato un dettaglio niente affatto trascurabile. «L’organizzazione di un così grande evento aperto ad atleti con prestazioni così diverse – ha detto ad Alberto Dolfin – è portata a scegliere percorsi non completamente a fuoco per alcune categorie. Nei campionati del mondo esclusivamente per il paraciclismo non accade».

Su quella stessa discesa a ben vedere stanno correndo anche i tandem, che hanno davanti un atleta normodotato e dietro un non vedente, che subisce le asperità della strada. Nel tandem frena uno solo, ma il peso è doppio. Anche loro hanno la posteriore lenticolare e l’anteriore ad alto profilo. Visto il percorso, il cittì azzurro Addesi si è raccomandato di correre in sicurezza, pensando soprattutto alla prova su strada. Va bene essere costretti a disegnare percorsi non completamente a fuoco, ma siamo certi che far passare i tandem su quel tratto di strada (su cui oggi pende anche l’incognita della pioggia) fosse inevitabile?

Il mondiale di Zurigo va avanti con le prove contro il tempo. Finora lo spettacolo è stato di altissimo livello. Gli organizzatori hanno fatto un lavoro impeccabile e magari quelli appena spiegati saranno i soli due scivoloni di dieci giorni al top.

Ci può stare, nessuno è perfetto: per questo ci sono quelli deputati a controllare, ma questa volta gli uomini dell’UCI sono restati immobili. Quella discesa andava tolta, allo stesso modo in cui dai percorsi di tante gare in passato sono stati eliminati passaggi pericolosi. Il perché non sia accaduto cercheremo di capirlo stasera, tornando in treno verso il nostro albergo.

Abbiamo provato il percorso del Gravel World Championships 2024

22.06.2024
6 min
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LEUVEN (Belgio) – Dopo l’esordio in Italia nelle prime due edizioni, il 5 e 6 ottobre di quest’anno il mondiale gravel si sposterà in un’altra storica patria del ciclismo, il Belgio. Più precisamente nelle Fiandre, più precisamente ancora nel Brabante Fiammingo, la provincia che circonda Bruxelles.

Il percorso del UCI Gravel World Championships 2024 – questo il nome completo – partirà dalla cittadina di Halle e arriverà a Leuven, la capitale della provincia fiamminga, che nel 2021 ospitò i mondiali strada. Qualche settimana fa abbiamo avuto la fortuna di essere invitati da Cycling in Flanders per andare a provare l’ultima parte del tracciato.

La città di arrivo del mondiale gravel sarà Leuven, che ospitò i mondiali su strada nel 2021 (depositphotos.com)
La città di arrivo del mondiale gravel sarà Leuven, che ospitò i mondiali su strada nel 2021 (depositphotos.com)

Lunghezza del percorso

Iniziamo col dare alcuni dati generali. L’ufficialità sui dettagli del percorso verrà data solo ad inizio settembre, ma da quello che abbiamo potuto capire, il grosso dovrebbe già essere delineato come segue.

Il tracciato si articola in una prima parte in linea di 87 km da Halle a Leuven, da cui inizierà il circuito finale di 47 km, per un totale di 134 km. Questo sarà il percorso che affronteranno le donne, sabato 5 ottobre. 

La gara degli uomini, il giorno successivo, dopo la parte in linea prevederà invece due giri del circuito di Leuven, per 181 km complessivi. In tutto ciò, la percentuale di strada non asfaltata che troveranno i corridori sarà vicina o poco superiore al 50 per cento.

Altimetria da classica fiamminga

L’altimetria dichiarata per la gara femminile è di 1.080 metri di dislivello, per gli uomini dovrebbe essere sui 1.500. Sia dai chilometri che abbiamo percorso in prima persona, sia dalla traccia generale che ci hanno fornito, possiamo dire che salite vere non ce ne sono, nemmeno qualcosa di simile all’Oude Kwaremont del Fiandre

Non si superano mai i 150 metri sul livello del mare e dalle informazioni in nostro possesso, la Cima Coppi risulta essere una collina nei pressi di Waterloo, coi suoi 136 metri di altitudine. Salite vere non ce ne sono, ma guardando l’altimetria si nota che non c’è mai nemmeno vera pianura, tranne forse una manciata di chilometri scarsi entrando a Leuven, prima di un breve muro in pavé che termina a circa due chilometri dall’arrivo, posto nella piazza antistante la stazione.

Com’era forse prevedibile per un mondiale gravel organizzato nelle Fiandre, l’altimetria è un susseguirsi ininterrotto di saliscendi, mangia e bevi, strappi e strappetti che da un lato potrebbero rendere la gara troppo poco dura per passisti scalatori, dall’altra alla lunga potrebbero risultare indigesti per i corridori troppo pesanti.  

Planimetria da gara di cross

E poi c’è la planimetria, tutt’altro che semplice da interpretare. Il tratto rettilineo più lungo saranno i circa 6 chilometri all’interno del Parco Nazionale Brabantse Wouden, a sud di Leuven, chilometri però completamente immersi nel bosco e sterrati. Per il resto sarà un continuo cambio di direzione con conseguenti rilanci che renderanno la gara – parere personale – molto più simile ad una prova di ciclocross che ad una su strada

A proposito di ciclocross, durante la nostra ricognizione abbiamo messo le ruote sopra praticamente ogni tipo possibile di superficie. Da ampie strade forestali a single track tra campi di grano e papaveri, da muri in pavé a sassose strade di campagna, fino a passaggi su radici, terra e fango. Il finale si snoderà nel centro cittadino su strade strette in selciato e asfalto, con l’ultima curva posta a un chilometro dall’arrivo che come già detto sarà posto a Martelarenplein, la piazza antistante la stazione centrale.

Tutto questo per dire che quello di Leuven sarà un mondiale gravel tosto, esigente per i mezzi meccanici come per i corridori, in cui probabilmente vedremo bici con coperture generose e passaggi molto tecnici in cui gli atleti dovranno giocoforza passare in fila indiana. Tutti ottimi ingredienti per un grande spettacolo.

Possibili favoriti (secondo noi)

E’ ancora presto per sapere quali corridori saranno al via del prossimo mondiale gravel, che ripetiamo è in programma il 5 e 6 di ottobre, una settimana prima del Giro di Lombardia. Detto questo, proviamo lo stesso a dire qualche grande nome che potrebbe trovarsi a proprio agio in un percorso del genere.

Facilmente ci sarà il campione uscente Matej Mohoric, che potrebbe dire la sua considerando le sue capacità di guida e l’altimetria non esagerata. Lo stesso vale per Thomas Pidcock, abituato a ben altre asperità nella mtb, come anche per Mads Pedersen, molto più pesante ma sempre protagonista nella campagna del Nord.  

Un altro nome che, se fosse presente, potrebbe fare bene dopo quanto dimostrato alle ultime Parigi-Roubaix è Jasper Philipsen, che inoltre risulterebbe quasi imbattibile in un possibile arrivo in volata. Ma poi, come sempre in questo genere di gare, si finisce sempre a parlare di quei due, Van der Poel e Van Aert.

Per l’olandese sarebbe la terza maglia iridata in altrettante discipline, e il percorso sembra davvero disegnato sulle sue caratteristiche. Per il belga invece sarebbe una grande occasione di diventare finalmente profeta in patria, dopo che allo scorso mondiale gravel in Veneto ha fatto segnare il miglior tempo, ma ha dovuto ancora una volta lasciare ad altri la vittoria a causa di un problema meccanico.

Non mancherà certo il pubblico: questo è quel che accadde nel 2021 per i mondiali strada
Non mancherà certo il pubblico: questo è quel che accadde nel 2021 per i mondiali strada

Considerazioni finali 

Quello che possiamo dire dopo aver provato in anteprima gli ultimi chilometri dell’UCI Gravel World Championships 2024 è che definire “gravel” quei chilometri è riduttivo.

Il primo fine settimana di ottobre nelle Fiandre vedremo una specie di enciclopedia di tutto quello che può fare una bicicletta lontana dall’asfalto. E non poteva che essere così: siamo in Belgio, dove il ciclismo non ha confini.

Primi passi di SafeR: cartellini gialli e radio nel mirino

13.06.2024
7 min
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Dopo un meeting che si è tenuto ad Aigle dal 10 al 12 giugno, in Svizzera, il Comitato Direttivo dell’UCI ha preso diverse decisioni per rafforzare la sicurezza dei corridori nelle corse su strada (in apertura la foto UCI del gruppo riunito, con il presidente Lappartient al centro). Esse si fondano sulle raccomandazioni elaborate all’interno di SafeR, la nuova struttura dedicata alla sicurezza, composta da rappresentanti di tutte le componenti del ciclismo professionistico.

Le principali misure adottate sono: l’introduzione del sistema del cartellino giallo, la possibile restrizione dell’uso degli auricolari nelle gare, la modifica della cosiddetta regola dei “3 chilometri”, la semplificazione del metodo di calcolo dei distacchi nelle tappe con arrivo in volata di gruppo.

    L’aumento delle cadute in tratti senza protezioni ha dettato la necessità di intervenire
    L’aumento delle cadute in tratti senza protezioni ha dettato la necessità di intervenire

    Tour 2023: nasce SafeR

    Facciamo un passo indietro, alla partenza del Tour 2023 a Bilbao, quando vede la luce SafeR (SafeRoadcycling). Creata con il contributo di UCI, organizzatori, associazione dei gruppi sportivi maschili e femminili e associazioni dei corridori di ambo i sessi, SafeR serve per migliorare la sicurezza delle competizioni maschili e femminili del calendario internazionale dell’UCI.

    Visto l’aumento degli incidenti, si è convenuto sulla necessità di un approccio più strutturato e sistematico per garantire la sicurezza. La collaborazione è stata ritenuta essenziale per raggiungere questo obiettivo e consentire a tutte le parti di contribuire al miglioramento della situazione. Poco importa che esistessero già una Commissione strada in ogni Federazione nazionale e che ogni percorso debba essere verificato dall’UCI prima di ricevere l’approvazione. Dato che (evidentemente) chi già c’era lavorava male o non lavorava affatto, anziché sostituirlo, si è deciso di sovrapporgli un’altra struttura che chiaramente ha dei costi.

    Delfinato, tappa neutralizzata per una caduta di gruppo su strada bagnata
    Delfinato, tappa neutralizzata per una caduta di gruppo su strada bagnata

    Nasce il SafeR Analyst

    Parallelamente alle misure sopra citate, nasce la figura dei SafeR Safety Analyst. Saranno nominati da ciascuna delle parti interessate e dovranno rivedere le misure di sicurezza messe in atto dagli organizzatori, in particolare per quanto riguarda le sezioni problematiche dei percorsi di gara. Questo comprenderà raccomandazioni sui tracciati e gli interventi necessari, nonché la formazione sulle migliori pratiche da adottare. Inoltre gli analisti esamineranno le abitudini e le politiche all’interno dei team, per garantire che gli stessi si assumano la responsabilità della sicurezza dei propri atleti, sia in gara che in allenamento.

    Gli analisti inoltre accederanno al database degli incidenti di gara dell’UCI, per garantire una raccolta dei fattori che contribuiscono agli incidenti e agli incidenti di gara. Questo li porterà a proporre misure correttive basate su fatti e dati oggettivi.

    Questo il casco Giro della Visma, approvato dall’UCI e poi messo sotto osservazione: SafeR si occuperà anche di materiali
    Questo il casco Giro della Visma, approvato dall’UCI e poi messo sotto osservazione: SafeR si occuperà anche di materiali

    Valutazione dei materiali

    Altro caso di apparente sovrapposizione: SafeR lavorerà con partner riconosciuti per la loro competenza scientifica per effettuare studi su vari pezzi di attrezzatura. Questo ruolo, come già spiegato in un precedente articolo, viene già svolto dalla WFSGI, l’organizzazione mondiale che si occupa dei rapporti tra UCI e aziende in tema di nuovi materiali, ma evidentemente l’interazione è ritenuta insufficiente. SafeR lavorerà per definire quali misure potrebbero essere utili sul fronte dei materiali per ridurre il rischio di incidenti e cadute.

    I risultati di questi studi potrebbero portare a nuove normative e alla revisione delle specifiche delle attrezzature usate in competizione o all’introduzione di specifiche per altre attualmente non regolamentate. E al rafforzamento delle procedure di autorizzazione (a pagamento) prima dell’approvazione dell’utilizzo in competizione.

    La caduta provocata da Maciejuk al Fiandre del 2023 fece invocare l’adozione dei cartellini gialli
    La caduta provocata da Maciejuk al Fiandre del 2023 fece invocare l’adozione dei cartellini gialli

    Il sistema dei cartellini gialli

    Dal primo agosto e fino al 31 dicembre sarà introdotto un sistema di “cartellini gialli” nelle gare professionistiche maschili e femminili. Essi rappresenteranno una sanzione, ma non esisteranno fisicamente: saranno elencati nel comunicato ufficiale pubblicato dopo l’arrivo.

    L’idea è che generino un effetto dissuasivo nei confronti di chiunque faccia parte del convoglio di gara (corridori, direttori sportivi, medici, altri conduttori e motociclisti) e che tenga comportamenti che mettono a repentaglio la sicurezza della manifestazione. Inoltre, il sistema mirerà a responsabilizzare le persone del seguito. Verrà infatti introdotto il monitoraggio dei comportamenti scorretti nel tempo, incoraggiando di conseguenza comportamenti rispettosi.

    La casistica dei comportamenti pericolosi è già compresa nell’articolo 2.12.007 del Regolamento UCI (da pagina 104). In futuro sarà possibile imporre il cartellino giallo sia in aggiunta alle altre sanzioni sia come sanzione autonoma. E’ già prevista anche la possibilità di squalificare un corridore: essa rimarrà anche quando entrerà in vigore la nuova normativa.

    Hansen, presidente del CPA (qui nella neve di Livigno con Salvato), ha espresso soddisfazione
    Hansen, presidente del CPA (qui nella neve di Livigno con Salvato), ha espresso soddisfazione

    In vigore dal 1° gennaio

    Durante il periodo riservato al test, i cartellini gialli non determineranno alcuna sanzione, anche se la loro… distribuzione evidenzierà ugualmente le abitudini dei soggetti che li avranno ricevuti. Per tutto il 2024 continueranno ad essere applicate le sanzioni già esistenti, fra cui multe, sottrazioni di punti UCI, retrocessioni e squalifiche. Alla fine della stagione 2024, SafeR effettuerà una valutazione completa del sistema del cartellino giallo prima di presentarlo al Consiglio del ciclismo professionistico e poi al Comitato di gestione dell’UCI.

    Dal primo gennaio, il sistema sarà esteso agli eventi UCI ProSeries, alle Olimpiadi, ai campionati del mondo UCI e ai campionati continentali. L’UCI manterrà una banca dati dei cartellini gialli emessi: il loro accumulo in un periodo definito comporterà le sanzioni indicate nella tabella che segue.

    Ecco la tabella delle infrazioni e delle pene che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2025
    Ecco la tabella delle infrazioni e delle pene che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2025

    Auricolari in gara

    Si parla di sicurezza anche nella decisione presa riguardo l’uso degli auricolari in gara, dato che a detta di molti alcune cadute sono causate dall’impossibilità di concentrarsi a causa delle continue comunicazioni.

    L’UCI ha deciso di testare gli effetti di una restrizione del loro uso in alcune gare di un giorno e a tappe ancora da definire. Oltre a essere causa di distrazione, SafeR si è soffermata sul rischio costituito dall’oggetto collocato sulla schiena in caso di caduta e sulle conseguenze delle continue chiamate di tutte le squadre affinché i loro uomini si spingano in testa alla corsa. 

    I report delle parti coinvolte verranno raccolti e analizzati per studiare gli effetti di questa limitazione, valutando anche misure intermedie, come ad esempio la limitazione nel loro uso a due corridori per squadra o la collocazione della radio stessa al di sotto della sella (dove già viene collocato il transponder).

    Nelle volate stesso tempo per tutti se il distacco dal corridore che precede è inferiore ai 3 secondi
    Nelle volate stesso tempo per tutti se il distacco dal corridore che precede è inferiore ai 3 secondi

    Volate e distacchi

    Tra le nuove misure di sicurezza ci sono infine quella legata alla cosiddetta regola dei “3 chilometri” in caso di arrivo di gruppo e al calcolo dei distacchi negli arrivi di gruppo compatto.

    La regola dei tre chilometri fu introdotta nel 2005 e sembrò una salvezza rispetto a quando la neutralizzazione dei finali avveniva solo nell’ultimo chilometro. Essa prevede che in caso di caduta, problema meccanico o foratura negli ultimi tre chilometri, il corridore venga classificato con il tempo del gruppo nel quale si trovava al momento dell’incidente. La novità prevede che in caso di necessità dovuta a particolari condizioni ambientali, concordando la variazione prima dell’inizio della gara, si possa portare questa distanza fino a 5 chilometri. In teoria questo ridurrà la pressione sui corridori nelle fasi che precedono lo sprint.

    Per lo stesso motivo potrebbe cambiare il metodo di calcolo dei distacchi negli arrivi di gruppo. La regola attuale, varata nel 2018, prevede che i corridori vengano tutti classificati con lo stesso tempo, a meno che fra due atleti non ci sia un distacco superiore a un secondo. In tal caso, i corridori alle spalle del secondo corridore saranno classificati con quel ritardo. Per casi eccezionali e su richiesta dell’organizzatore, era tuttavia possibile aumentare quel gap a 3 secondi. SafeR ha chiesto di aumentare tale distacco (3 secondi) per tutti gli arrivi di gruppo. In questo modo durante la stessa volata, i corridori ad essa estranei non saranno costretti a restare incollati alla ruota che li precede, riducendo i fattori di rischio.

    Vittoria e UCI pedalano insieme su BMX e gravel 

    10.05.2024
    3 min
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    Sono passate solo poche settimane da quando UCI e Vittoria hanno ufficializzato la loro partnership legata ai campionati del mondo di mountain Bbke che ha visto l’azienda di Brembate “promossa” nel ruolo di Main Partner dell’Union Cycliste Internationale. Si tratta di un accordo di assoluto prestigio che nei giorni scorsi si è arricchito di un nuovo capitolo che ha interessato due nuove discipline come il BMX Racing e il gravel. L’azienda di Brembate diventerà infatti Partner Ufficiale degli UCI BMX Racing World Championships e degli UCI Gravel World Championships per il biennio 2024-2025.

    Vittoria sarà partner dei mondiali gravel per il biennio 2024-2025
    Vittoria sarà partner dei mondiali gravel per il biennio 2024-2025

    Fuoristrada al centro

    L’estensione della partnership di Vittoria con l’UCI rappresenta un ulteriore investimento da parte di Vittoria all’interno della comunità del ciclismo fuoristrada. Quello dell’offroad è un settore, e di conseguenza un mercato, al quale Vittoria ha sempre guardato con grande interesse e che proprio di recente ha visto l’azienda bergamasca lanciare diversi prodotti come il Peyote, una copertura ideale per il cross country, grazie ad un nuovo disegno del battistrada, e il rinnovato Mezcal. Ultimo arrivato, il Mostro: una copertura dedicata agli appassionati di Enduro, presentata in occasione del recente Bike Festival di Riva del Garda.

    Mostro è l’ultima copertura arrivata ed è dedicata agli amanti dell’enduro
    Mostro è l’ultima copertura arrivata ed è dedicata agli amanti dell’enduro

    Voce ai protagonisti

    Il presidente dell’UCI David Lappartient si è così espresso in merito alla rinnovata collaborazione con Vittoria: «Siamo lieti del rafforzamento dell’impegno di Vittoria nelle nostre discipline fuoristrada. Già apprezzato partner di mountain bike negli ultimi tre anni, il produttore italiano ora supporterà anche le gare di BMX e gravel nei rispettivi Campionati del mondo UCI. Oltre a portare benefici a questi due eventi, questa estensione dimostra anche l’attrattiva globale delle due discipline, la prima inserita nel programma dei Giochi Olimpici e la seconda in forte espansione».

    Il presidente e amministratore delegato di Vittoria Stijn Vriends da parte sua ha dichiarato: «Siamo molto lieti di estendere la nostra partnership a lungo termine con UCI ai segmenti BMX e Gravel. Siamo entusiasti di portare prestazioni ed entusiasmo alle gare e di supportare i ciclisti con la nostra tecnologia avanzata per gli pneumatici per biciclette!».

    I prossimi Campionati del mondo UCI BMX Racing si terranno a Rock Hill (Carolina del Sud), USA, dal 12 al 18 maggio, mentre i Campionati del mondo Gravel UCI 2024 si svolgeranno nella provincia del Brabante fiammingo, in Belgio, il 5 e 6 ottobre.

    Vittoria

    Santini, UCI e Decathlon: sinergia in virtù di stile e performance

    22.04.2024
    5 min
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    Dopo il successo della linea Santini per UCI distribuita negli store Decathlon di diversi Paesi europei, la collaborazione continua nel 2024 con una nuova collezione, disponibile esclusivamente negli store italiani. La prima linea è la Santini UCI che include la replica della maglia di Campione del Mondo UCI, e le novità nei colori delle maglie più i pantaloncini e una varietà di accessori. La seconda invece, è la linea Santini Premium composta da due maglie slim fit con design caratterizzato da tre bande orizzontali sul petto, due pantaloncini con bretelle e una gamma di accessori coordinati.

    Colorazioni per lui e per lei con uno stile classico
    Colorazioni per lui e per lei con uno stile classico

    Un accordo di successo

    Una sinergia nata nel 2021 che ha portato alla distribuzione globale nel 2022. Oggi entrambi i marchi sono pienamente soddisfatti della loro partnership che esalta stile e performance firmati dal brand bergamasco. «Siamo entusiasti di proseguire la nostra collaborazione di successo con Decathlon anche nel 2024 – commenta Monica Santini, Amministratore Delegato di Santini Cycling – la partnership è stata una fonte di successo in questi anni, e siamo determinati a portarla avanti con ancora maggiore slancio. Le due linee proposte nei negozi italiani siamo sicuri che colpiranno i gusti e le esigenze dei tanti amatori italiani».

    «Per il quarto anno consecutivo – commenta Rosario Cozzolino, Category Manager MTB e Road Cycling Sport di Decathlon Italia – continua la partnership tra Santini e Decathlon Italia, una partnership di successo che vede per questo 2024 il completo aggiornamento dell’offerta, con la linea UCI Rainbow classica, ma con colori nuovi, e un upgrade tecnico sulla gamma Premium. Mentre la linea UCI Rainbow sarà presente nella maggioranza dei negozi italiani, la linea Premium, oltre che online, potrà essere acquistata solo nei TOP negozi italiani sul Ciclismo, tra i quali citiamo Modena, Treviso, Villafranca, Bolzano, Torri di Quartesolo, Grugliasco, Udine e Lissone».

    Linea UCI

    Le novità della linea UCI firmata Santini sono tre maglie a manica corta, due da uomo e una da donna, in tre colorazioni differenti: salvia e cappuccino per la versione maschile e lilla per quella femminile. Le maglie sono realizzate in un leggero tessuto con un effetto mélange e maniche in lycra. Il taglio slim assicura un comfort totale, mentre il silicone interno all’altezza della vita mantiene la maglia in posizione. Le maniche sono tagliate al vivo per un effetto aerodinamico. 

    Le strisce iride sono stampate su un elegante termoplastico frontale. Sul retro delle maglie è presente una tripla tasca dotata di un ulteriore taschino con zip a vista, per aumentare lo spazio per riporre ciò che è necessario per le uscite in bici. Il prezzo presso i punti vendita Decathlon è di 69,99 euro per l’uomo e 64,99 per la versione da donna.

    Nella linea Santini UCI sono stati aggiunti calzini e guanti da poter coordinare con la maglia color salvia. Il prezzo è di 24,99 euro. Rimangono dalla collezione precedente i due pantaloncini con bretelle a 89,99 euro per l’uomo e 79,99 per la versione donna. Sempre presenti le due maglie intime e gli accessori: calzini, guanti, scaldacollo e borracce. 

    Linea Premium

    Santini ha introdotto due nuove maglie nella linea Premium caratterizzate da tre bande orizzontali al centro della maglia. Una presenta tonalità grigio chiaro con due strisce grigio scuro e una centrale verde petrolio. L’altra è bianca con due fasce nere e una centrale arancio fluorescente. La maglia presenta un elastico nero in silicone in vita per mantenere la maglia sempre in posizione durante la pedalata. Caratterizzata da una vestibilità slim con maniche tagliate al vivo e silicone interno. La tripla tasca posteriore della maglia, dotata di una tasca laterale con zip a vista, è ideale per gli oggetti personali. Una linguetta rifrangente posizionata sotto alla tasca aumenta la sicurezza e la visibilità in strada. Il prezzo presso i punti vendita Decathlon è di 99,99 euro.

    Abbinati alle maglie della linea Premium, sono disponibili due colorazioni di pantaloncini in tessuto a effetto compressivo con bretelle e rete traspirante. Presentano un taglio al vivo e un grip in silicone sul fondo gamba. Ogni gamba è dotata di una linguetta rifrangente sul retro per migliorare la visibilità durante le ore più buie. I pantaloncini sono dotati del fondello C3, lo stesso usato dai professionisti, ideale per lunghe ore in sella che garantisce massima protezione dagli shock, incredibile leggerezza e traspirabilità. Inoltre, gli inserti in gel nella zona di appoggio delle ossa ischiatiche permettono la neutralizzazione delle vibrazioni quando il fondello è sotto stress. Il prezzo è di 149,99 euro. La linea Santini Premium è completata da accessori come calzini a 11,99 euro e i guantini a 24,99 euro.

    Santini

    Decathlon

    Vittoria è Main Partner dei Campionati del mondo MTB

    20.04.2024
    3 min
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    Nei giorni scorsi Vittoria ha ufficializzato una nuova partnership con l’Union Cycliste Internationale (UCI, ndr). Per il biennio 2024-2025, quindi a partire già da quest’anno, l’azienda di Brembate sarà Main Partner dell’UCI per quel che concerne i Campionati del Mondo di Mountain Bike. Si tratta di un accordo di assoluto prestigio, un ulteriore tassello nella collaborazione fra l’UCI e Vittoria che negli ultimi tre anni ha visto l’azienda italiana partner della Coppa del Mondo di Mountain Bike.

    Vittoria ha una forte tradizione anche nel campo della mountain bike
    Vittoria ha una forte tradizione anche nel campo della mountain bike

    Un investimento importante

    Questa nuova collaborazione con l’UCI rappresenta per Vittoria un investimento significativo finalizzato ad affermare il marchio e i prodotti all’interno della community della mountain bike mondiale. Ricordiamo che i Campionati del mondo rappresentano il principale evento annuale di mountain bike dell’UCI. Quest’anno la rassegna iridata si svolgerà a Pal Arinsal, Andorra, dal 28 agosto all’1 settembre. Per l’occasione Vittoria sarà presente con un suo stand, il suo personale e atleti per intrattenere tifosi e appassionati, mostrando loro le ultime novità di prodotto per il mondo off road.

    Il presidente Lappartient ha salutato ovviamente con favore la collaborazione che porterà all’UCI nuove risorse
    Il presidente Lappartient ha salutato ovviamente con favore la collaborazione che porterà all’UCI nuove risorse

    Partner prezioso

    Il presidente dell’UCI David Lappartient si è espresso con queste parole in merito alla nuova partnership: «Vittoria è un partner prezioso dell’UCI e della disciplina della mountain bike. Sono lieto che intensifichi il suo sostegno come partner principale dei Campionati del mondo di mountain bike UCI per i prossimi due anni. La presenza dell’azienda italiana fornirà un valore aggiunto a questo prestigioso evento che unisce i migliori atleti di mountain bike del mondo».

    Alle parole di Lappartient hanno fatto seguito quelle di Stijn Vriends, presidente e amministratore delegato di Vittoria: «Siamo molto lieti di intensificare la nostra partnership con l’UCI per la disciplina mountain bike. Lavoriamo da molti anni fianco a fianco con l’UCI per supportare i corridori di varie discipline e continueremo a farlo con entusiasmo!».

    La partnership con l’UCI sarà valida per il biennio 2024-2025
    La partnership con l’UCI sarà valida per il biennio 2024-2025

    Ecco le squadre

    Vittoria è da diversi anni una presenza costante nel mondo off road, come testimonia il lungo elenco  dei team sponsorizzati. Tra questi meritano di essere segnalati i seguenti: Wilier-Vittoria Factory Team XCO, Santa Cruz Rockshox Pro Team, KMC Ridley MTB Racing Team, Caloi Henrique Avancini Racing, CS Carabinieri – Cicli Olympia, Berria-Polimedical MTB Racing Team, Pump for Peace Racing Team nell’XCO, XCC e XCM, Commençal ICStudio nella categoria DH, e i team Abetone Ancillotti Vittoria Factory Team, We Ride e Cube Mavic Collective nella categoria EDR ed E-EDR. Tutti questi team garantiscono a Vittoria una presenza in tutte le principali discipline della Coppa del Mondo di Mountain Bike.

    Vittoria

    EDITORIALE / L’UCI punta ai soldi, il ciclismo viene dopo

    02.04.2024
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    Vogliamo tornare sul tema del calendario frammentato e i campioni che si scontrano meno da un paio di anni, stando attenti che non sembri una battaglia di nostalgici contro il nuovo ciclismo che già c’è. Le considerazioni di Moreno Moser hanno scavato il solco. E’ un fatto, come dice il trentino, che i confronti diretti fra i grandi campioni siano sempre meno frequenti. Nelle corse a tappe (il Giro dei Paesi Baschi iniziato ieri è un’eccezione, con Roglic, Vingegaard ed Evenepoel, foto di apertura) e nelle classiche. Nell’ambiente pochi hanno potuto controbattere, perché le differenti scelte e le programmazioni mai precise come quest’anno sono sotto gli occhi di tutti.

    La spaccatura invece si è registrata come spesso accade nel mondo dei social, in cui si sono isolati due partiti. Da un lato quelli che va bene così, perché ognuno sceglie il programma che gli pare e non possono farle tutte. Dall’altro quelli che li vorrebbero vedere più spesso come accade nel tennis, in cui i primi del ranking si incrociano svariate volte all’anno, vincendo e perdendo a seconda del periodo di condizione.

    Lombardia 2004, Bettini conquista la terza Coppa del mondo davanti a Rebellin e Freire
    Lombardia 2004, Bettini conquista la terza Coppa del mondo davanti a Rebellin e Freire

    La Coppa e gli scarti

    Un richiamo fatto da Moser ha tenuto accesa la fiamma sotto la pentola: il ricordo della Coppa del mondo che fino al 2004 proponeva dieci prove, con i corridori che potevano scartarne al massimo due. Dato che due erano quelle in Canada e non tutti amavano il viaggio o dato che non tutti amavano la Roubaix, la scelta era pressoché fatta.

    Il risultato era che nelle grandi corse c’erano tutti o quasi. Non sempre al top, ovviamente, ma eri certo che corridori con caratteristiche simili si sarebbero sfidati nelle corse a loro più adatte. Andate a guardarvi gli ordini di arrivo e capirete di cosa si sta parlando. C’era in quel ciclismo una voglia di esserci superiore all’attuale. Il campione era consapevole che la sua presenza, ancorché non al top, dava consistenza alle vittorie degli altri. E poi quale vittoria era più bella di quella più insperata, venuta apparentemente per caso?

    Premiazione UCI ProTour del 2005: Adorni premia Di Luca, primo vincitore
    Premiazione UCI ProTour del 2005: Adorni premia Di Luca, primo vincitore

    2005, nasce il ProTour

    Il 2005 è stato l’anno della svolta nel ciclismo: chi c’era lo ricorda bene. L’UCI introdusse il ProTour, con uno slogan sottoscrivibile in qualsiasi momento: i migliori corridori nelle corse più grandi. Via la Coppa del mondo, largo al nuovo, che però non ha mai funzionato e negli ultimi anni sta funzionando sempre meno. Si passò dalle 10 gare di Coppa alle 28 del ProTour, con l’impossibilità evidente di prendere parte a tutte. Negli anni sono cambiati la formula, il nome che ora è WorldTour e il numero di prove, salite a 35. Come si fa a riconoscere in questa frammentazione quel primo slogan? I migliori corridori nelle corse più grandi è ormai un dire privo di senso, dato che non è mai stato imposto un vincolo di partecipazione.

    Alla base non c’è solo la voglia di allargare il ciclismo ed esportarlo in angoli remoti del mondo: non sono le due corse australiane di gennaio e quella cinese di ottobre a giustificare l’esplosione del calendario. Alla base c’è soprattutto la voglia di fare cassa. Una corsa di un giorno che voglia essere ammessa nel WorldTour, deve sborsare quasi 100 mila euro: 10 mila euro a fondo perduto per fare la richiesta, quindi avrà una tassa di calendario per 32 mila, contributo alla lotta al doping per il 24,73 per cento del montepremi e il montepremi di 40 mila+11,82 per cento. Ben altro regime rispetto a una gara 1.1 dello Europe Tour in cui si pagano 4 mila euro di safety manager, 1.500 di corso per 2 persone, 16 mila euro montepremi e il contributo per la lotta al doping ancora in percentuale rispetto al montepremi.

    Stando così le cose, è credibile che l’UCI riduca le prove del calendario per favorire i confronti sportivi fra grandi atleti?

    Sul podio del Fiandre, Van der Poel con un grande Mozzato e con Politt. Nel 2023 c’erano Pogacar e Van Aert
    Sul podio del Fiandre, Van der Poel con un grande Mozzato e con Politt. Nel 2023 c’erano Pogacar e Van Aert

    Non si torna indietro

    Non si tornerà mai indietro, questo è chiaro. Allo stesso modo in cui difficilmente il campionato di serie A tornerà ad essere giocato soltanto la domenica. Finché c’è una produzione televisiva che copre di soldi federazioni e squadre per avere spettacolo ogni giorno, è chiaro che le partite si vedranno lungo tutta la settimana, con buona pace per la programmazione e la preparazione.

    E’ lo sport professionistico 3.0, quello in cui i soldi hanno definitivamente preso il sopravvento sugli atleti. E gli atleti, che stupidi non sono, si tutelano come meglio credono con il sostegno di manager che intendono proteggerne l’integrità allargando a dismisura gli organici per arrivare dove si deve. Sapete se e quando ci sarà la svolta? Quando una produzione televisiva inizierà a coprire di soldi le federazioni e le squadre per avere i corridori più forti nelle gare più grandi, che nel frattempo non sono più soltanto 10. A quel punto, poveri corridori, non avranno più scampo. E andranno alle corse perché costretti e non perché nel frattempo sarà stato creato un ciclismo che li rispetti e rispetti i punti fermi di questo sport.

    La rivolta di Moser: «A chi piace il ciclismo senza scontri?»

    31.03.2024
    7 min
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    Moreno Moser è ormai a un passo dalla laurea in Design della Comunicazione all’Istituto Europeo di Design. Nel frattempo segue l’area social delle corse RCS e commenta su Eurosport: la prossima volta sarà alla Roubaix. E siccome Moreno non le ha mai mandate a dire, già da un pezzetto insiste sul fatto che servirebbe una regola che obblighi i corridori più forti a scontrarsi nelle corse più belle. Altrimenti succede come alla Strade Bianche, al Catalunya e alla Tirreno, in cui uno solo stritola gli altri senza avere troppo contraddittorio. E allora che ciclismo è?

    Oggi si corre il Fiandre, che per vari motivi dovrà fare a meno di Pidcock, Van Aert, Stuyven e Pogacar. Come vedremo alla fine dell’interessante confronto con il trentino, la regola di far correre i migliori sempre insieme c’era ben prima che si inventasse il WorldTour. Poi sono arrivati i soldi e un certo modo di fare ciclismo rischia di andare in malora. Ma non mettiamo il carro davanti ai buoi, auguriamo a tutti Buona Pasqua e procediamo con ordine.

    Moreno Moser, classe 1990, è stato pro’ dal 2012 al 2019, si sta laureando allo IED di Milano (foto Instagram)
    Moreno Moser, classe 1990, è stato pro’ dal 2012 al 2019, si sta laureando allo IED di Milano (foto Instagram)
    Qualche giorno fa hai detto per l’ennesima volta che servirebbe una regola…

    Sto dicendo queste cose da un pezzo e secondo me è la prima cosa cui dovrebbe pensare l’UCI in questo momento. Non esiste nessun altro sport dove i campioni si schivano, si evitano e vincono le corse per conto loro. Uno guarda la MotoGP e ogni domenica li vede che si scontrano. La Formula 1 e li vede che si scontrano. Nel ciclismo è diverso, perché ci sono caratteristiche tecniche diverse, per cui alcuni corridori fanno sport diversi fra loro. Vingegaard e Van Aert fanno due sport diversi, ma perlomeno quelli che hanno le stesse caratteristiche non è possibile che non si scontrino mai.

    Hai usato il verbo “schivare”.

    Non penso che lo facciano apposta, non sono così complottista. Però ovviamente, potendo scegliere, ognuno si fa il calendario che gli conviene e va a finire che alla fine si schivano. Mi fa un po’ strano vedere alla Strade Bianche Pogacar così solo. L’anno scorso non l’ha fatta per scelta e c’era solo Pidcock. Due anni fa l’ha dominata allo stesso modo di quest’anno. Ma io alla Strade Bianche vorrei vedere Van Aert, Van der Poel e anche Remco e Vingegaard. Come Van Aert avrei voluto vederlo alla Gand e ad Harelbeke. E alla Liegi, oltre Pogacar e Remco, mi piacerebbe che ci fosse Vingegaard.

    Le programmazioni sono così sofisticate da risultare cervellotiche e se poi cadi…

    Sono certo che Van Aert avrebbe fatto un grande Fiandre, ma certe programmazioni sono rischiose, il ciclismo è uno sport rischioso. Perché se poi cadi e ti fai male, perdi tutto. Magari hanno ragione loro, se il risultato è andare così forte, però la mia sensazione è un’altra e si è visto l’altro giorno dopo Waregem.

    Gli attacchi di Kung poi quello vincente di Jorgenson a Waregem sono stati allunghi più che scatti
    Gli attacchi di Kung poi quello vincente di Jorgenson a Waregem sono stati allunghi più che scatti
    Che cosa si è visto?

    Si parla tanto del ciclismo che sta cambiando, di questi che arrivano e vanno subito forte, ma è una cosa che riguarda veramente pochi corridori. Riguarda quei 5-6 che fanno una differenza abissale, mentre sotto il livellamento è lo stesso di 15 anni fa in cui nessuno riesce a fare la differenza. Dopo la caduta di Van Aert, Stuyven e Pedersen, mi è sembrato di rivedere le corse che vedevamo 15 anni fa. Nessuno riusciva veramente a fare uno scatto, nessuno ha fatto la differenza.

    Secondo Pozzato è così perché vanno tutti fortissimo alla stessa maniera e nessuno, tranne quei pochi, può andare di più.

    Infatti Van der Poel ci riesce e tira delle fucilate impossibili per tutti gli altri. Quelli di Kung e Jorgenson a Waregem non erano attacchi, dietro si staccavano perché erano finiti. Per cui secondo me, se non ci fossero davanti quei 4-5 così superiori, il ciclismo sarebbe identico a quello di qualche anno fa. E se questi qua non si scontrano, vedi corse con un dominatore e dietro un gruppo rassegnato. Intendiamoci, non è colpa dei corridori. Non li puoi accusare perché non possono fare tutte le corse, sono troppe. Forse si dovrebbero creare delle gare che siano più WorldTour delle altre, ma vi rendete conto di che casino sia ormai il ciclismo? Quando mi metto a spiegarlo a gente che non l’ha mai visto, mi rendo conto anche io che è troppo complesso. Ci sono corse che nessuno quasi conosce…

    In realtà quello di cui parli esisteva già: si chiamava Coppa del mondo e funzionava molto bene…

    Infatti quando ne abbiamo parlato in diretta, sia Bettini sia Bartoli mi hanno detto: «Guarda che quando c’era la Coppa del mondo, non potevi saltarne più di due». Quindi alla fine a tutte queste cose ci avevano già pensato. Non stiamo dicendo cose nuove, c’erano già vent’anni fa.

    La Coppa del mondo si è svolta dal 1989 al 2004: era composta da 10 prove, con possibilità di 2 scarti. Bettini ha vinto le ultime 3 edizioni
    La Coppa del mondo si è svolta dal 1989 al 2004: era composta da 10 prove, con possibilità di 2 scarti. Bettini ha vinto le ultime 3
    Prima che capissero di poter guadagnare facendo pagare l’inserimento delle corse nel WorldTour, esatto!

    Quello che rovina lo sport è che certe cose non sono fatte nell’interesse di avere un ciclismo più bello. Se davvero ci fosse la voglia di fare un ciclismo interessante, bisognerebbe strutturarlo in maniera totalmente diversa.

    Facciamo una cosa che non si dovrebbe fare: se fossi oggi corridore, ti troveresti a tuo agio con certi programmi così diversi da quelli di quando correvi?

    Non lo so, è difficile ragionare e immaginare le cose col senno di poi, ma c’è una riflessione che sto facendo in questi giorni con tutta l’umiltà possibile. Non voglio essere quello che dice che se corresse oggi, vincerebbe di più. Ho sentito già troppe volte certi discorsi in bocca a gente che ha smesso 40 anni fa. Li lascio parlare e penso che probabilmente gli è andata bene ad aver smesso 40 anni fa. Però penso anche, vedendo come è stata la mia carriera e quali erano le mie caratteristiche, cioè il fatto che andavo forte a inizio stagione, che avrei preferito un approccio come l’attuale, in cui si corre molto più sulla freschezza che sullo sfinimento. Ho vinto Laigueglia, che era la seconda corsa. Ho vinto Strade Bianche, che era la seconda corsa. Ero uno che saliva in bici e andava forte dopo due settimane di preparazione.

    Oggi freschezza e prima sfinimento?

    In tanti momenti, quando andavo piano, mi ritrovavo a correre a oltranza e andavo sempre più piano. Quindi sicuramente questo tipo di approccio probabilmente in qualche modo mi avrebbe giovato. Al contempo mi rendo conto anche che il ciclismo sia molto più intenso, più impegnativo e molto più stressante. Quindi non so come sarebbe andata. Circa i programmi, non so quanto conti la volontà del corridore. A Van Aert piace correre, fa il cross, non si tira indietro. Mi chiedo anche io se lui preferisca l’approccio di quest’anno o se l’abbiano deciso in squadra. O se ancora considerino anche il fatto che correre poco vuol dire rischiare meno anche di cadere.

    La Visma-Lease a Bike sa che nelle corse a tappe si corrono meno rischi, controllando la corsa dalla testa
    La Visma-Lease a Bike sa che nelle corse a tappe si corrono meno rischi, controllando il gruppo dalla testa
    Pensi sia possibile?

    Sicuramente su Vingegaard lo tengono in considerazione. Secondo me non lo mandano alla Strade Bianche proprio perché non vogliono metterlo in corse così stressanti. Sanno che nelle corse a tappe prendono in mano la corsa e rischiano molto meno, perché sono sempre davanti. Invece nella gara di un giorno c’è più caos e sono tutti più aggressivi. Vingegaard sa limare, perché lo vediamo sempre lì davanti. Però magari non gli viene facile come per esempio a Pogacar, penso che farlo gli costi molto stress. Mi dà l’idea di una persona che quando ha un obiettivo in testa, riesce anche a rimanere super concentrato. Ma sono anche convinto che quelle cinque ore a tutta gli costino più che ad altri. Proprio un fatto di consumo mentale.

    Chi vince il Fiandre?

    Anch’io dico che vince per forza Van der Poel, non vedo chi possa batterlo. Peccato che Pedersen abbia perso mezza squadra, perché anche lui potrebbe essere un bel nome. Le gare per fortuna sono sempre imprevedibili, stiamo a vedere. Semmai ci risentiamo lunedì e capiamo se ci abbiamo preso. E per ora, Buona Pasqua a tutti!

    Le leve girate, l’UCI, le aziende: il punto della situazione

    15.02.2024
    8 min
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    «Prendiamo il caso della norma sulle leve dei freni ruotate – dice Marra per spiegare il concetto – il modo migliore per fare il controllo lo abbiamo creato noi aziende. La maggior parte delle lamentele arrivava dai corridori, era un discorso di guidabilità e sicurezza, per cui abbiamo affrontato il problema. Finalmente abbiamo creato un buon rapporto e tutti gli sviluppi vengono fatti insieme all’UCI. In base al tipo di prodotto facciamo dei gruppi di lavoro e andiamo avanti…».

    Cosa succede quando l’UCI mette mano al regolamento tecnico sulle bici e promulga nuove regole? Qual è l’iter delle riforme che costringono i corridori, ad esempio, a raddrizzare le leve dei freni (in apertura l’esempio di Evenepoel e Segaert all’ultimo campionato belga) o a cambiare la posizione sulla bici da crono? Ne abbiamo parlato con Claudio Marra, numero uno di FSA che, come tutti i produttori di manubri e ruote, è fra i primi a scontare direttamente gli effetti di simili modifiche.

    Alberto Bettiol, Claudio Marra, FSA 2019
    Ogni anno FSA premia il suo atleta più rappresentativo: qui Marra nel 2019 con Bettiol, re del Fiandre
    Alberto Bettiol, Claudio Marra, FSA 2019
    Ogni anno FSA premia il suo atleta più rappresentativo: qui Marra nel 2019 con Bettiol, re del Fiandre
    Che rapporto c’è fra l’UCI e le aziende?

    E’ cambiato tanto. Ai tempi in cui il presidente dell’UCI era Hein Verbruggen (olandese al comando del ciclismo mondiale dal 1991 al 2005, ndr), l’omologazione dei prodotti veniva gestita in Belgio, dove viveva Jean Vauthier, che era stato incaricato del compito. Per avere l’omologazione delle ruote ad esempio, dovevi mandargliele e fare un test che costava fra i 1.500 e i 1.800 euro per coppia. Loro le distruggevano in ogni caso e poi ti dicevano se andassero bene oppure no. Quindi sapevi già che l’omologazione ti sarebbe costata il prezzo delle ruote, del trasporto e il costo del test, senza neppure vedere il risultato.

    Tutti d’accordo e nessuna obiezione?

    Tutte le aziende del mondo dovevano seguire questa procedura, almeno fino a quando ci accorgemmo che una sola non passava per lo stesso canale e a quel punto decidemmo di opporci. I regolamenti erano abbastanza aleatori, scritti solo in francese con postille piccolissime e quasi nessuno li seguiva. Finché decisero di mettere mano seriamente alla regolamentazione dei manubri da crono e ci comunicarono che i 3/4 di quelli che stavamo utilizzando erano illegali. Fu un colpo, c’era bisogno di almeno un anno per metterci a posto.

    Come la gestiste?

    Cambiare subito avrebbe significato buttare tutto quello che c’era nei magazzini, così capimmo di dover avere una voce in capitolo per parlarne con l’UCI e assieme a Phil White, fondatore di Cervélo, creammo il GOCEM (Global Organisation of Cycling Equipment Manufacturers), l’associazione dei costruttori di biciclette e parti.

    Come venne accolto?

    L’idea non era di creare caos, ma di far ragionare tutte le parti, dato che l’UCI andava per la sua strada e c’erano altri costruttori fuori regola. Parlammo chiaramente, come abbiamo fatto anche di recente. L’industria sostiene il ciclismo. Avevamo valutato ai tempi, era intorno al 2010, che tra sponsorizzazione, telai, biciclette davamo al sistema un contributo di circa 100 milioni all’anno. Pertanto sarebbe stato meglio parlarne insieme: che ci dessero il tempo di metterci a posto e poi si potevano stabilire regole condivise e valide per tutti.

    Tutto risolto, quindi?

    No, perché anche il fronte delle aziende era spaccato. Ricordo che Scott trovava tutto interessante, ma non voleva farne parte, finché per fortuna si fece avanti la WFSGI (World Federation of the Sporting Goods Industry, ndr). E’ l’associazione mondiale delle aziende che, messe insieme, dialogavano con le varie federazioni. Erano già molto forti nei rapporti con la FIFA, con il nuoto e altri sport maggiori e alla fine venne a farmi visita Frank Dassler, il fondatore di Adidas che è scomparso nel 2020 e ne era il presidente.

    Motivo della visita?

    Ci chiesero di far confluire il GOCEM nella loro federazione e accettammo volentieri, dato che il nostro lavoro è produrre e non fare politica. E così dal 2018 è la WFSGI che dialoga con le aziende, raccoglie indicazioni, crea gruppi di lavoro e si interfaccia ufficialmente con l’UCI.

    Questo è Andrea Piccolo al Tour Colombia: la leva resta inclinata, ma c’è un limite
    Questo è Andrea Piccolo al Tour Colombia: la leva resta inclinata, ma c’è un limite
    Però qualche frizione a volte si coglie ancora…

    Negli anni ci sono stati vari passaggi, perché ogni nuovo presidente UCI si porta dietro i suoi uomini e ogni volta bisogna ricucire il rapporto, fargli capire che siamo importanti, anche perché loro arrivano spesso con una certa arroganza. Poi si rendono conto che non possono fare da soli, capiscono che l’industria ha i suoi i suoi tempi e i suoi bisogni, di conseguenza devono per forza scendere a compromessi. E finalmente si rendono conto che siamo un grosso valore aggiunto, per cui ci accolgono e collaboriamo.

    Adesso come va?

    Negli ultimi due anni è arrivato Michael Rogers, che ha cominciato anche lui da capo. Piano piano abbiamo costruito il rapporto con WFSGI, a spiegargli le cose e fortunatamente adesso abbiamo una buona collaborazione. Infatti ad esempio le ultime disposizioni riguardo l’inclinazione delle leve sono figlie di un accordo fatto con noi. Abbiamo dato noi le istruzioni per capire come arrivare a un controllo semplice ed efficace. E la fine insieme a loro abbiamo promulgato questo tipo di discorso.

    E’ così per tutto?

    Se ad esempio parliamo di ruote, mettiamo assieme 4-5 aziende, generalmente le più interessate al prodotto, e si portano avanti gli studi, si fanno i test e le proposte per poi arrivare a raggiungere il massimo possibile. L’obiettivo è avere la sicurezza al numero uno. Seconda cosa, l’affidabilità. Terza, l’accessibilità che è importante per l’UCI: quello che è a disposizione degli atleti, deve essere disponibile nel mercato per tutti, per dare a tutti le stesse soluzioni. Il concetto di base è questo.

    Tornando per un attimo alle leve girate?

    I corridori si sono lamentati per la sicurezza. Sono andati dall’UCI chiedendo di intervenire, per vietare questo tipo di discorso. Tanti hanno visto che in certe fasi, avendo le leve così ruotate, c’erano problemi di frenata e prontezza di reazione. Avevano paura che questo potesse creare delle cadute. L’UCI non poteva essere sorda al richiamo dei corridori, quindi si è rivolta a noi chiedendo cosa potessimo fare insieme. E noi abbiamo fatto delle simulazioni e degli studi, stabilendo il limite secondo noi di questa rotazione, senza il rischio di compromettere la sicurezza. Una volta che l’UCI ha ricevuto gli strumenti per arrivare a una conclusione, ha ufficialmente varato le nuove regole. E’ frutto di un lavoro di equipe che ora si sta occupando anche di altri componenti.

    Ma visto che i corridori ruotavano le leve per essere aerodinamici, l’industria sta lavorando a manubri che gli permettano di esserlo stando nelle regole?

    Certamente. Infatti si cominciano a vedere manubri che in qualche modo gli permettono, sia pure minimamente, di tenere la stessa posizione. Da anni sono tutti matti per i marginal gain, andando a risparmiare un watt qua e un watt là, per cui è giusto assecondarli.

    Il fatto invece che sia stato imposto un limite alla larghezza dei manubri comporta qualcosa per voi aziende?

    Dal punto di vista della produzione, non ancora. A livello commerciale invece si dovrà valutarne l’impatto. Se ci avete fatto caso, quasi tutti i corridori usano telai di una misura più piccola, con attacchi da 150-160 e manubri molto stretti, da 38 a un massimo di 40 centro/centro. Dovremo capire se l’utente finale vorrà imitarli oppure rimanere fedele al manubrio dal 42 con cui guida meglio e sta più comodo. Invece per la fornitura alle squadre, dato che ormai si è ristretto tutto di una o due misure, va fatto il riassortimento in base alle esigenze dei corridori. Oggi si usano il 38 e 40, non di più.

    E’ stata più impattante questa riforma o quella di due anni fa con cui sono stati rivisti i manubri da crono?

    Quella, non c’è il minimo dubbio. Sono anni che continuiamo a fare sempre continuamente nuove estensioni per i manubri e loro a cambiare le regole. Che poi non è solo il manubrio. Magari il costruttore parte dalla regola in vigore, realizza la bici nuova e noi facciamo l’estensione di conseguenza. Poi l’UCI cambia le regole ed è un vero bagno di sangue. Ogni anno siamo in ballo, specialmente con le squadre più importanti.

    Rogers adesso si è ammorbidito?

    Ha fatto esperienza. Inizialmente aveva la pressione dei grandi capi che volevano imporre le loro regole. Ma essendo una persona ragionevole, gli spieghi le cose, si rende conto che abbiamo bisogno gli uni degli altri, e quindi collaborare con noi è vantaggioso. Non dimentichiamoci che i soldi che gli arrivano dall’omologazione dei prodotti sono tanti.